E gli annunci per frontalieri?

L’inutile Commissione blatera sulle offerte di lavoro riservate agli svizzeri

 

Qui si sta davvero toccando il fondo! Una ditta (privata) del Canton Berna ha pubblicato un annuncio di lavoro per la ricerca di un addetto allo sgombero neve, precisando che “verranno presi in considerazione solo cittadini svizzeri”. Sulla vicenda qualcuno ha avuto la brillante idea di montare un caso, facendo balenare l’ipotesi che l’inserzione in questione possa costituire un atto di “razzismo”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Capito il livello di ipocrisia raggiunto dai censori politikamente korretti e spalancatori di frontiere, nonché dai fautori dell’invasione e conseguente rottamazione della Svizzera? Pubblicare, nel nostro paese, un annuncio di lavoro riservato ai titolari di passaporto rosso sarebbe un atto razzista.

Sulla vicenda si mobilita anche la Commissione federale contro il razzismo, monumento all’inutilità ed alla censura di regime (naturalmente finanziato alla grande con i soldi del contribuente), con la sua leguleia di turno che discetta: “L’inserzione presenta una discriminazione non motivabile da considerazioni oggettive”. Aggiungendo, bontà sua, che non sussiste tuttavia una violazione della norma antirazzismo, dal momento che questa sarebbe data solo nel caso in cui determinati gruppi venissero espressamente esclusi a causa della loro etnia, religione o del colore della pelle. “Tüt a posct”, dunque? “Tüt a posct” un bel niente. Infatti:

  • “Discriminazione non motivabile da considerazioni oggettive”? Come direbbe Totò: ma ci faccia il piacere! In Svizzera il 40% delle persone è straniera o con passato migratorio. In Ticino, addirittura, la maggioranza dei lavoratori non è svizzera, ed i 65’500 frontalieri sono in continuo aumento. Queste sono motivazioni più che oggettive ed abbondantemente bastanti per pubblicare annunci di lavoro in cui si preveda la cittadinanza elvetica quale requisito d’assunzione. Non serve nessun altro argomento.
  • Come mai l’inutile Commissione contro il razzismo ha il buon tempo di prendere posizione bacchettando gli annunci di ricerca collaboratori che prevedono la cittadinanza svizzera ma non fa un cip sulla pletora di sconce inserzioni di lavoro riservate a soli frontalieri, che con bella (si fa per dire) regolarità compaiono sugli appositi portali di questo sempre meno ridente Cantone? Eh già: discriminare gli stranieri è azione turpe e spregevole; discriminare i ticinesi in Ticino è invece politikamente korretto.
  • Gli uccellini cinguettano che occasione della prossima sessione delle Camere federali potrebbe arrivare un atto parlamentare che chieda la chiusura della Commissione federale contro il razzismo, visto a quel che serve… Almeno si risparmia.

Lorenzo Quadri

“Prima i nostri”: da Berna giunge un altro Sì

Intanto in Ticino frontalierato ed assistenza continuano ad esplodere 

Adesso vogliamo vedere gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ arrampicarsi sui vetri di Palazzo delle Orsoline per ottenere l’affossamento parlamentare della volontà dei ticinesi

Bene, bene. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale propone di accordare la garanzia della Confederazione all’iniziativa “Prima i nostri” plebiscitata dai ticinesi il 26 settembre del 2016 contro la volontà della partitocrazia.

A decidere sul tema dovrà essere il plenum parlamentare. Ma è evidente che la garanzia federale va concessa. Per il semplice fatto che la norma ticinese coincide con l’articolo 121 a della Costituzione federale.

Al massimo nel dibattito plenario si assisterà alla solita squallida sceneggiata degli spalancatori di frontiere multikulti con i piedi al caldo che starnazzano contro i ticinesi “chiusi e gretti”. Va da sé che attendiamo di ascoltare gli interventi, ma soprattutto di vedere i voti, dei deputati ticinesi a Berna esponenti del triciclo PLR-PPD-P$. Per verificare se si comporteranno da rappresentanti della maggioranza dei ticinesi o da soldatini dei rispettivi partiti.

Le mani in avanti

Nell’annunciare la concessione (ovviamente controvoglia ed obbligata) della garanzia federale a “Prima i nostri”, partitocrazia e stampa di regime sono subito corse a relativizzare:  il margine di manovra è assai limitato, il Sì federale è condizionato (?) e blablabla. Balle di fra’ Luca! L’ “establishment” sta semplicemente mettendo le mani in avanti: il triciclo PLR-PPD-P$ punta infatti all’affossamento di “Prima i nostri” nel parlamento cantonale.

Tanto per cominciare, il Sì condizionato non esiste. O è Sì, o è No. E in questo caso, con grande scorno dei camerieri dell’UE, è Sì. La storiella del margine d’applicazione molto limitato (?) è  poi tutta da dimostrare: la preferenza indigena è contenuta nella Costituzione federale, la quale prevale su accordi internazionali del piffero. Quanto alla legge federale di (non) applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio: è una legge anticostituzionale, e quindi non può essere invocata come argomento contro “Prima i nostri”. E’ il compromesso-ciofeca partorito dai camerieri bernesi dell’UE ad essere incompatibile con il diritto superiore; non certo “Prima i nostri”!

Partitocrazia: attendiamo al varco

Adesso che l’iniziativa per  la reintroduzione della preferenza indigena sul mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone ha incassato un altro Sì da Berna, vogliamo vederli gli esponenti della partitocrazia stracciarsi le vesti a Palazzo delle Orsoline affinché quanto deciso dalla maggioranza del popolo ticinese non venga applicato e l’invasione da sud continui indisturbata!

Tanto più che la scorsa settimana abbiamo appreso che il numero dei frontalieri in Ticino continua ad esplodere soprattutto nel terziario (dove soppiantano i ticinesi). E abbiamo è pure “scoperto” che in questo sempre meno ridente Cantone ci sono ormai più lavoratori stranieri che svizzeri. Dunque siamo già in minoranza in casa nostra e, se non ci diamo una svegliata, finiremo davvero nelle riserve come gli indiani d’America! Il vecchio manifesto della Lega era purtroppo assai lungimirante.

Ieri abbiamo invece avuto il piacere (si fa per dire) di leggere che nel mese di agosto 2017 il numero delle persone in assistenza in Ticino è aumentato del 4.5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ma naturalmente la libera circolazione non c’entra nulla, nevvero? “Sono solo percezioni”!

Iniziativa popolare

Avanti quindi con la preferenza indigena, che va intesa come una tappa intermedia. Nel senso che l’obiettivo finale è l’abolizione della libera circolazione delle persone.  Attendiamo con ansia di firmare l’iniziativa popolare promessa dall’Udc nazionale per disdire questo deleterio accordo bilaterale! La Lega ha già annunciato che raccoglierà le firme in Ticino.

Lorenzo Quadri

 

 

Ma il triciclo PLR-PPD-P$ vuole affossare “Prima i nostri”!

Prosegue l’esplosione del frontalierato: nel terzo trimestre, +5% rispetto al 2016

E avanti con le agevolazioni fiscali alle aziende “virtuose” che assumono ticinesi

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Invasione da sud, soppiantamento di ticinesi con frontalieri, dumping salariale e tutte le altre distorsioni del mercato del lavoro che la partitocrazia spalancatrice ci ha regalato: non erano solo “percezioni”? Parola di IRE e di ricercatore frontaliere che fa le indagini sui frontalieri…

Nuovi “rumors”

Ed intanto, ma per ora siamo solo a livello di “rumors”,  arriva una nuova new entry, ossia la storia di responsabili del personale che assumerebbero frontalieri facendosi anche pagare un pizzo di un paio di mensilità in cambio del contratto di lavoro. Si tratterebbe, se confermato, di caporalato della peggiore specie. E, chissà perché, c’è come il sospetto che a praticarlo non siano dei patrizi di Corticiasca.

Come la cassa malati

Tornando a bomba: nei giorni scorsi è arrivata la solita notizia, ormai diventata non notizia, dei frontalieri  che sono ancora aumentati. Nello specifico, nel terzo trimestre del 2017 la crescita è stata del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2016. Ohibò, come i premi di cassa malati: avanti a colpi di aumenti del 5% all’anno, e si finisce nella palta profonda. E questo vale sia per il mercato del lavoro che per l’assicurazione malattia. Tanto più che le statistiche federali non sono certo fatte per ingigantire il fenomeno del frontalierato; semmai per minimizzarlo pro-sacoccia bilaterali. Essendo infatti ormai certo il lancio dell’iniziativa contro la scellerata libera circolazione, è chiaro che l’establishment spalancatore di frontiere si trova nella necessità di puntellarla con rinnovata energia. Ed infatti l’UST parla di 65’200 frontalieri in Ticino quando già nell’estate altre statistiche riportavano la cifra di 65’500.  Si potrebbe dire che sono dettagli, ma comunque…

Adesso vogliamo sentirli, i soldatini della libera circolazione  che vengono a raccontarci che i frontalieri “sono indispensabili all’economia ticinese”.  Uella signori, guardate che in Ticino ci sono in totale più lavoratori stranieri che svizzeri! Per colpa vostra!

Quadruplicati nel terziario

Se di per sé l’aumento dei frontalieri è diventato, purtroppo, una non notizia (e per questo sappiamo chi ringraziare), decisamente più significativa l’indicazione a proposito dei settori professionali in cui il numero dei frontalieri è cresciuto. Infatti, l’aumento maggiore si registra nel terziario, ovvero negli uffici, dove la crescita è stata del 7.1% rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso: i frontalieri hanno raggiunto quota 41’200.

Ebbene, si dà il caso che nel 2000 i frontalieri nel terziario fossero 10mila, quindi il loro numero è più che quadruplicato! Sicché, altro che necessità dell’economia: il numero dei frontalieri è esploso proprio in quegli ambiti professionali dove non c’è affatto bisogno di attingere a manodopera estera per rispondere alle richieste dell’economia ticinese. La conseguenza è che questi “nuovi frontalieri” hanno preso il posto dei lavoratori residenti, ovvero li hanno soppiantati. Però il buon Rico Maggi e compagnia cantante ci propinano gli studi farlocchi secondo i quali il soppiantamento “è solo una percezione”!

Per contro, nel settore secondario i frontalieri sono aumentati “solo” dell’1,4% a circa 23’500 addetti, mentre nel primario sono calati del 3.3% a 509.

Frontalierato nocivo

Quindi, nei settori dove i frontalieri erano presenti anche prima della devastante libera circolazione perché effettivamente la  loro presenza colmava una lacuna, c’è una crescita moderata (quando non una diminuzione). La libera circolazione, e le cifre lo dimostrano, ha invece spalancato le porte al frontalierato nocivo: quello che non colma nessun ammanco ma, semplicemente, porta via il lavoro ai ticinesi.

Per questo ribadiamo che 30-35mila frontalieri – ossia quelli presenti quando la preferenza indigena era in vigore –  sono un quantitativo di frontalieri sostenibile per il Ticino. I 65’500 attuali, invece, non lo sono assolutamente!

Li aspettiamo al varco

Eppure, davanti a simili elementari evidenze, il triciclo PLR-PPD-P$, dopo aver rottamato a Berna il “maledetto voto” del 9 febbraio, si appresta a fare lo stesso in Ticino con la preferenza indigena prevista da “Prima i nostri”!

E’ chiaro che lorsignori li aspettiamo al varco.  Vogliamo vederli mettere fuori la faccia davanti alla popolazione per spiegare che, malgrado la situazione di emergenza sia di un’evidenza solare (65’500 frontalieri, e il numero continua a crescere) bisogna andare avanti senza fare nulla, accampando scuse miserevoli come la fandonia della presunta illegalità dell’applicazione di “Prima i nostri”! Ma quale illegalità, quando la preferenza indigena è contemplata sia nella Costituzione federale che in quella cantonale?

Qui ci sono migliaia e migliaia di posti di lavoro che spettavano a residenti e che invece sono andati a persone in arrivo da oltreconfine, le quali tra l’altro in Ticino non lasciano nemmeno un franco. Per fare, in nome delle sciagurate aperture, da valvola di sfogo  per lo sfacelo occupazionale della vicina Penisola, ci siamo messi nella palta noi. E dovremmo andare avanti a tollerarlo all’infinito?

Aziende virtuose

E’ poi evidente che l’esplosione del frontalierato pone con urgenza il tema della promozione dell’assunzione di residenti anche tramite le agevolazioni fiscali alle imprese virtuose: ossia quelle che assumono ticinesi (vedi l’ intervista a pag 15).

Lorenzo Quadri

 

Rapine a go-go, frontalieri-spacciatori, gang straniere…

In poche ore sono suonati ben tre campanelli d’allarme: cosa aspettiamo a svegliarci?

 

Ma guarda un po’, “sempre la solita notizia” direbbe qualcuno!  Venerdì sera ennesima rapina  con coltello ai danni di un distributore di Benzina a Novazzano. Dopo poche ore però l’autore è stato bloccato e consegnato alla polizia. E di chi si tratta? Forse di un residente e patrizio della Valle di Muggio? Certo che no: il rapinatore è infatti un 61enne della Provincia di Como! Ormai vicende di questo genere non fanno nemmeno più notizia. Grazie alle frontiere spalancate, i malviventi entrano in Ticino dal Belpaese, svolgono il “lavoretto” e poi si danno alla macchia riattraversando la frontiera! Praticamente siamo diventati un self service per la delinquenza d’oltreconfine! Però i moralisti a senso unico, invece di preoccuparsi della sicurezza del nostro territorio, si sono messi a starnazzare quando il Mattino pubblicò il fotomontaggio con la Banda Bassotti che tenta di entrare in Ticino dall’Italia.

Regolamento di conti

Come se non bastasse, nel giro di poche ore si sono moltiplicate le conferme che siamo invasi dalla delinquenza in arrivo dalla Penisola. Ma naturalmente dirlo è “populismo e razzismo” mentre chiudere le frontiere, come stanno giustamente facendo sempre più paesi europei e non solo – compresi quelli che, contrariamente a noi, non sono affatto invasi da migranti di vario genere – “sa po’ mia”! Ma andate a Baggio a suonare l’organo…

Stando infatti a quanto pubblicato sabato sul Corriere del Ticino, le ultime indagini confermano che l’accoltellamento di due settimane fa in centro Lugano è stato proprio un regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri, basate oltreconfine, che scelgono il Ticino come “territorio neutro” per le loro guerriglie urbane.
Ma bene, avanti così! “Apriamoci”! Diventiamo “attrattivi” come campo di battaglia per tutta la feccia estera!
Invece di chiudere le discoteche, come vorrebbe qualcuno, cominciamo a chiudere le frontiere. Via subito Schengen e reintroduzione dei controlli sistematici sul confine!

Poi, tanto per essere “populisti e razzisti” fino in fondo, sarebbe anche interessante sapere quanto ci costano in spese ospedaliere questi delinquenti stranieri che vengono in Ticino ad accoltellarsi. Già, perché il conto dei ricoveri lo paghiamo ancora noi. Oltre al danno, la beffa!

E’ evidente che la sicurezza del territorio è una priorità e che non tollereremo che Lugano, o il Ticino in generale, si trasformi in un Bronx perché “bisogna aprirsi” alle gang in arrivo dalla vicina Penisola per regolare i propri conti all’arma bianca.

Il che significa, tanto per cominciare, meno multe ai parcheggi e più controlli di polizia sul terreno. Compensare l’eventuale minor introito da multe di posteggio è peraltro facilissimo: basta piazzare regolarmente un bel radar dopo la dogana di Gandria, così non solo si compensa, ma le casse cittadine ci guadagnano pure!

E i valichi secondari?

Ci piacerebbe poi sapere cosa sta succedendo sul fronte della famosa chiusura notturna dei valichi secondari dopo i sei mesi di prova. Non è che qualche cameriere dell’UE in Consiglio federale sta pensando di fare il gioco delle tre carte, vero? Le notizie di cronaca confermano a cadenza pressoché quotidiana che i valichi secondari di notte vanno chiusi tutti (mica solo tre!) e magari anche su un arco temporale più lungo di quanto effettuato in prova! Anzi, è il caso di chiudere anche i valichi non secondari!

Frontalieri spacciatori

Sempre di ieri, poi, la notizia di una operazione antidroga di vaste proporzioni svolta dai carabinieri di Menaggio nelle prime ore della giornata di sabato nelle Province di Como e Milano, che ha portato a ben 11 arresti. L’operazione era volta a “disarticolare lo spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio dell’Alto lago ed in particolare nei paesi delle Valli ascendenti”. E come mai si è svolta proprio di sabato mattina? Risposta: “Perché molte delle persone coinvolte sono frontalieri”.

Hai capito l’antifona? Spacciatori in Italia che poi fanno i frontalieri in questo sempre meno ridente Cantone (e probabilmente spacciano anche qui)! Però in Consiglio di Stato il triciclo PLR-PPD-P$ cala le braghe sulla richiesta del casellario giudiziale prima della concessione o del rinnovo di un permesso G o B!

Cosa stiamo aspettando?

Qui qualcuno non ha ancora capito che stiamo diventando, anzi purtroppo lo siamo già diventati, il paese del Bengodi per frotte di malintenzionati stranieri. E naturalmente sappiamo chi dobbiamo ringraziare: gli spalancatori di frontiere.

E’ urgentissimo tornare ad avere il controllo di chi entra nel nostro territorio. E soprattutto è urgentissimo tornare ad essere nella condizione di respingere, rispettivamente di espellere in modo certo e sistematico, personaggi indesiderabili (per usare un eufemismo). Altrimenti ce li troviamo tutti qui!

Non sono ancora suonati sufficienti campanelli d’allarme? Cosa aspettiamo per svegliarci?

Lorenzo Quadri

Ristorni dei frontalieri: da Berna ancora pesci in faccia!

“Non vi rimborsiamo neanche un centesimo”: Adesso il CdS prenda l’iniziativa!

 

Come da copione! I camerieri dell’UE  in Consiglio federale rispondono picche alla richiesta di risarcire il Ticino a causa della mancata firma, da parte del Belpaese, del famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Un accordo che, come sappiamo, non verrà mai sottoscritto, dal momento che l’Italia non lo vuole.

L’ipotesi del risarcimento era stata avanzata dal direttore del Centro competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe, che ne quantificava l’ammontare in “almeno 15 milioni all’anno”, e poi ripresa dal consigliere nazionale Udc Marco Chiesa.

Solita solfa

Non è certo una sorpresa che i sette non ne vogliano sapere di indennizzare il Ticino, il quale continua a mandare vagonate di milioni oltreconfine. Di fatto i costi della famosa convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri gravano integralmente sul nostro Cantone, malgrado essa sia stata conclusa nell’interesse di tutta la Svizzera. I ristorni costituivano infatti il pizzo al Belpaese in cambio del riconoscimento del segreto bancario.

Alle richieste di indennizzo per il Ticino, avantate nel recente passato anche dalla Lega, Berna ha sempre risposto quello che risponde ora: ossia che non se ne parla nemmeno perché, udite udite, manca la base legale. La solita storiella buona per ogni occasione. Un coperchio per tutte le pentole che non convince più nemmeno il Gigi di Viganello.

Le fandonie della ex

E’ forse il caso di ricordare che l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, già nell’estate del 2014 promise alla deputazione ticinese a Berna che, in caso di mancata sottoscrizione entro qualche mese dei nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri da parte italiana, avrebbe denunciato la convenzione del 1974. Ovvero: niente più ristorni. Inutile dire che la promessa farlocca non venne mantenuta.  Spieghi il Consiglio federale perché allora non la disdice adesso, la famigerata convenzione.

Intanto i ristorni dei frontalieri sono lievitati ad 80 milioni di franchetti, dimostrazione tangibile di come l’invasione da sud sia ormai andata completamente fuori controllo. E questi soldi li versa il Ticino ogni fine di giugno con masochistica puntualità elvetica. Solo un paio di anni fa il Consiglio di Stato aveva pubblicato un logorroico documento in cui spiegava che, malgrado ci fosse una lista di motivi per non versare i ristorni al Belpaese lunga come l’elenco del telefono, i ristorni in questione li pagava comunque.

Non è una boutade

Adesso per l’ennesima volta la Confederella rifiuta di assumersi le proprie responsabilità nei confronti del nostro Cantone. Per colpa dell’incapacità dei negoziatori bernesi – a partire dall’improponibile tirapiedi De Watteville – e dei loro superiori in Consiglio federale, l’erario ticinese perde milioni a vagonate. Però il CF non lo rimborsa perché “non c’è la base legale”. Da notare che l’ipotesi del risarcimento non è una sparata del leghista populista e razzista di turno. L’ha formulata uno stimato specialista, responsabile del centro di competenze tributarie della SUPSI. Uno che ha anche una reputazione accademica da difendere. E che quindi non può permettersi di sputtanarla a suon di boutade.

Due opzioni

Cosa dovrebbe fare il Consiglio di Stato davanti all’ennesimo immotivato njet dei camerieri bernesi dell’UE? Le possibilità sono due:

  • Variante top: bloccare integralmente i ristorni dei frontalieri.
  • Variante moderata: dedurre dai ristorni i famosi 15 milioni che il CF non ne vuol sapere di restituirci.

Poi, in entrambi i casi, sarà la Confederella a vedersela con Roma.

Non c’è alcun motivo plausibile per cui il CdS non dovrebbe adottare almeno la variante due. Ma se si pensa che il triciclo PLR-PPD-P$ nel governo cantonale ha calato le braghe perfino sul casellario giudiziale per ubbidire agli ordini in arrivo da Berna, c’è ben poco da stare allegri. Gli esponenti della partitocrazia in CdS spieghino dunque ai cittadini perché non ne vogliono sapere di dedurre dai ristorni, versati senza alcun motivo al Belpaese, almeno i 15 milioni testè citati; e ciononostante hanno ancora il coraggio di dire ai ticinesi devono tirare la cinghia perché i conti pubblici sono in rosso. Ribadiamo l’invito al direttore del DSS Paolo Beltraminelli, la cui cadrega scanchigna come non mai. Se vuole almeno tentare di recuperare una parte del sostegno popolare malamente perso, i ristorni dei frontalieri costituiscono un’occasione irrinunciabile. E se poi la Doris telefona? Basta risponderle che nell’aprile 2019 non sarà lei quella che dovrà mettere fuori la faccia davanti all’elettorato ticinese…

Lorenzo Quadri

Ristorni: ottanta milioni di prese per i fondelli!

Ma il Ticino continua imperterrito a versare: ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$!

 

Evviva, evviva! Queste notizie sì che sollevano il morale. Nei giorni scorsi si è tenuta a Luino l’annuale riunione bilaterale sull’imposizione fiscale dei frontalieri, per fare il punto (?) sui famosi accordi del 1974. Trattasi di riunioni assolutamente inutili. Delle vere prese per i fondelli, visto che l’atteggiamento del Belpaese è noto: incassare i ristorni che i ticinesotti fessi si ostinano a versare e  sbattersene alla grande degli impegni presi con la Confederella.  In prima linea proprio in ambito di frontalierato.

Gli esempi a questo proposito si sprecano. Vedi l’ultima visita a Lugano del ministro siculo Angelino Alfano. Il quale non ha perso l’occasione per raccontare un sacco di balle sulla “conclusione imminente” dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Naturalmente il Didier Burkhaltèèèr le balle in questione se le è bevute tutte, dalla prima all’ultima, per poi lanciarsi in accorati appelli all’amico Angelino. Nel giro di poche ore da Roma sono arrivate le smentite categoriche: il dossier frontalieri non è nemmeno sul tavolo del governo Gentiloni.

Ma per tornare all’inutile incontro annuale di Luino (aperitivi, “standing dinner”, degustazioni enogastronomiche), esso ci ha portato la lieta novella: i ristorni, che negli scorsi anni ammontavano a circa 60 milioni, sono lievitati ad 80.5 milioni. O gioia! O tripudio!

Fatto inspiegabile

La decisione del versamento come noto viene presa dal CdS ogni anno a fine giugno. Naturalmente gli svizzerotti corrono subito ad effettuare il pagamento. I vicini a sud intascano e ringraziano a suon di pesci siluro in faccia.

Rimane inspiegabile come si possa essere fessi al punto da perseverare nel versare i ristorni senza alcun motivo plausibile. Tanto più che la loro consistenza continua a lievitare. La cifra ci dà oltretutto una bella dimostrazione “plastica” delle proporzioni dell’invasione da sud.

Oltreconfine hanno capito

Qualche anno fa il Consiglio di Stato, prima di effettuare il versamento dei ristorni, aveva pubblicato una lunga presa di posizione in cui spiegava perché c’era tutta una sfilza di motivi per bloccare i ristorni ma ciononostante li pagava lo stesso. Dopodiché il versamento, per volontà del triciclo PLR-PPD-P$,  è sempre partito come una lettera alla posta. Figuriamoci: il citato triciclo cala le braghe perfino sul casellario giudiziale, che ha impedito a centinaia di delinquenti pericolosi di arrivare in Ticino. Credere che potrà avere gli attributi per  tornare a bloccare i ristorni è come credere a Babbo Natale. Eppure le vagonate di milioni in arrivo dal Ticino non vengono neppure impiegate dal Belpaese in modo conforme. Eppure, come ben si è visto, Roma ha fatto chiaramente capire che il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. E’ chiaro: Oltreconfine hanno ormai capito che gli svizzerotti si fanno sempre fare fessi, e se ne approfittano senza remore. D’altronde, perché dovrebbero averne, di remore? Tanto più che, dopo la calata di braghe del CdS  sul casellario giudiziale, avvenuta perché Bertoli, Beltra e Vitta hanno ubbidito agli ordini schiacciati da Berna,  i politicanti italici hanno la certezza di poter contare sull’appoggio dei camerieri dell’UE in Consiglio federale. Se il Ticino fa valere le proprie ragioni nei rapporti con lo Stivale, i sette si schierano puntualmente dalla parte dell’Italia. E non si creda che con KrankenCassis cambierà qualcosa nell’approccio bernese con i vicini a sud. La vicenda della Pro Tell, avvicinata dal neo consigliere federale italo-svizzero per opportunismo elettorale e scaricata in tempo di record alla prima critica, è un segnale chiaro.

Se i soldi non interessano…

Con 80,5 milioni di franchetti in più all’anno il Ticino un po’ di cose ne potrebbe fare. In particolare nell’ambito della promozione dell’occupazione dei residenti.

Del resto, il Belpaese non ne vuole sapere di firmare il famoso nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, da cui guadagnerebbe centinaia di milioni all’anno (c’è chi dice 300, chi addirittura 600). Visto dunque che i milioni non interessano, la Penisola può tranquillamente fare a meno anche dei ristorni.

Lorenzo Quadri

 

 

Allarme smog? Cominciamo a ridurre le auto dei frontalieri

Le polveri fini non si possono fermare in dogana, ma i veicoli con targa azzurra sì

 

A causa delle particolari condizioni meteo la qualità dell’aria in Ticino è, secondo le comunicazioni ufficiali, peggiorata in modo “acuto e repentino” da mercoledì pomeriggio, con importanti superamenti dei limiti di polveri fini nel Mendrisiotto. Sono dunque scattate le ormai note limitazioni di velocità ad 80 Km/h in autostrada. Con l’ aggiunta di un massimo per la temperatura negli edifici: non più di 20 °C.

Le immagini dal satellite hanno mostrato la cappa di inquinamento che grava su Lombardia e Piemonte. Lo smog è dunque d’importazione. Arriva dal Belpaese. Un motivo in più per non versare i ristorni dei frontalieri, il cui ammontare è salito alla stratosferica cifra di 80.5 milioni di franchetti, e di impiegarli a vantaggio del  nostro territorio.  Anche – perché no? – per provvedimenti ambientali, oltre che occupazionali.

Uno per macchina

E’ noto poi  che, mentre scatta l’allarme inquinamento, in questo sfigatissimo Cantone entrano ogni giorno 65’500 frontalieri uno per macchina, più svariate migliaia di padroncini sui relativi furgoni (che non sono certo elettrici).  In alcuni spiazzi costoro posteggiano gratis ed abusivamente, ad esempio presso la piscina di Mendrisio. Si ricorderà poi che alla chiusura dello sterrato della Gerra a Lugano, dove centinaia di targhe azzurre rimanevano parcheggiate tutto il giorno senza pagare un centesimo, qualche rappresentante dei frontalieri ebbe pure la bella idea di sbroccare: a queste condizioni tanto vale che restiamo a casa. Uhhh, che pagüüüraaa! Peccato poi che non uno abbia messo in atto la minaccia. Infatti, come da copione il numero dei frontalieri è sempre aumentato.

Benzina a peso d’oro?

E’ chiaro che il ruolo degli automobilisti nell’inquinamento atmosferico va relativizzato. Come abbiamo visto, gran parte dello smog che impesta il Ticino è importato dalla Lombardia. Tuttavia non ci sta neanche bene che vengano prese delle misure che colpiscono tutti gli automobilisti indiscriminatamente, quando abbiamo 65’500 frontalieri e svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina. Prima si interviene riducendo drasticamente questo flusso spropositato; poi se ne riparla. Il problema non sono tanto gli 80 Km/h in autostrada. Infatti c’è chi vorrebbe misure assai più drastiche, ad esempio un’impennata del prezzo della benzina giustificata con motivi ambientali. Un’operazione che trasformerebbe l’automobile in un lusso. Naturalmente solo in Svizzera. Ma che idea meravigliosa! Costringiamo i ticinesi a pagare la benzina a peso d’oro, obblighiamoli ad andare in giro a piedi o in bicicletta col pretesto ecologico. Intanto decine di migliaia di targhe azzurre scorrazzano libere ed indisturbate sulle nostre strade, che noi abbiamo pagato. Ovviamente senza dover affrontare eventuali balzelli ambientali sulla benzina, visto che il  pieno lo fanno oltreramina. E senza pagare neppure le imposte di circolazione.

Differenza sostanziale

Non ci sta bene nemmeno sentire storielle politikamente korrette del tipo “ma anche tanti ticinesi utilizzano l’auto inutilmente, riscaldano eccessivamente la casa, eccetera” magari condite con la frasetta preconfezionata  buona per qualsiasi occasione: “il problema va affrontato in modo globale”.

Eh no. La differenza è sostanziale. I ticinesi in Ticino sono a casa loro; i frontalieri no. Quindi non va bene che ticinesi e frontalieri siano trattati allo stesso modo. Non si possono alzare muri per impedire allo smog lombardo di raggiungere il nostro Cantone? Bene, allora cominciamo a trattenere i ristorni dei frontalieri come indennità per il danno ambientale subìto.

E se lo smog non si può fermare in dogana,  i veicoli dei frontalieri occupati da una sola persona si possono fermare eccome. Altro che “approccio globale” ossia misure uguali per tutti, frontalieri e residenti. Prima si comincia, per motivi ambientali e di salute pubblica, a limitare drasticamente l’accesso dei frontalieri motorizzati. O condividono l’auto, o usano il treno, oppure semplicemente non varcano il confine. Poi si vedrà. Perché ne abbiamo piene le scatole di dover sempre subire passivamente le conseguenze negative della contiguità con il Belpaese nello scellerato regime delle frontiere spalancate. E se qualcuno starnazza alla “discriminazione”? Chissenefrega!

Quanto alla cricca ro$$overde fustigatrice degli automobilisti, può solo stare zitta. Chi sostiene la libera circolazione, chi sabota la preferenza indigena, è direttamente responsabile dell’invasione da sud ed anche delle sue conseguenze ambientali e viarie.

Lorenzo Quadri

Il tamberla europeo: “fate di più per i finti rifugiati”

Il Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti. E Burkhaltèèèr scatta sull’attenti

 

Adesso ne abbiamo veramente piene le scuffie di sentire imbecillità da parte di organismi internazionali che contano come il due di briscola e che si accaniscono contro svizzerotti perché sono gli unici fessi che ancora gli danno corda!

L’ultima sortita del Consiglio d’Europa a proposito degli asilanti in Svizzera è semplicemente allucinante. Secondo tale commissario Nils Muiznieks (Nils chi?) l’approccio elvetico sarebbe troppo restrittivo (sic!). Ci vuole “più protezione per i migranti”. Cosa, cosa? Qui qualcuno deve avere preso un colpo di sole.

Mentre manteniamo tutti…

La Svizzera fa entrare e mantiene tutti. E’ al secondo posto (dopo la Germania, che però è un po’ più grande di noi) nel mettersi in casa – senza avere alcun obbligo! – finti rifugiati che spettano al Belpaese.

La Svizzera si riprende i migranti economici che la Germania rimanda indietro. Ma a sua volta, a seguito dell’ennesima sentenza buonista-coglionista del Tribunale federale amministrativo, rinuncia al proprio buon diritto, sancito dagli accordi di Dublino, di rispedire migranti economici in Ungheria perché il paese sarebbe troppo restrittivo nell’accesso alle procedure d’asilo. E vuoi vedere che presto, sempre dando retta alle sentenze buoniste-coglioniste, non potremo più rimandare finti rifugiati nemmeno all’Austria visto l’esito delle elezioni della scorsa domenica?

In più c’è la nuova legge sull’asilo. Quella dell’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati. Quella delle espropriazioni facili per creare nuovi alloggi per asilanti, aumentando così la “capacità ricettiva” e quindi l’attrattività della Svizzera. Quella che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ha venduto ai cittadini come restrittiva. Come no. Così restrittiva che infatti i tapini del Consiglio d’Europa la lodano senza riserve.

 

Anche il fratello dell’assassino

La Svizzera deve fare di più per i migranti, farnetica l’ennesimo eurofunzionarietto spalancatore di frontiere. E intanto nel centro asilanti di Chiasso c’erano pure il fratello del terrorista islamico pluriassassino di Marsiglia e gentil consorte, ritenuto da chi lo conosce ancora più pericoloso del congiunto. E se questo ennesimo criminale che abbiamo fatto entrare avesse avuto la bella idea di mettersi ad accoltellare donne gridando “Allah Akbar” alla stazione di Chiasso, seguendo le orme del fratello a Marsiglia, chi si sarebbe preso la responsabilità? La kompagna Sommaruga? I multikulti?

La Svizzera deve fare di più per i migranti, blatera il Consiglio d’Europa. Intanto a livello federale nel giro di 8 anni il numero degli asilanti eritrei in assistenza, quelli che  trascorrono le vacanze in patria perché lì è più bello, è aumentato del 2242%.  Mentre la spesa per l’asilo è raddoppiata. E nümm a pagum.

“Non limitare”?

Secondo il commissario Nils Muiznieks la Svizzera “non deve limitare i diritti di chi non ottiene lo status di rifugiato per quanto riguarda l’assistenza sociale, la mobilità e la riunificazione familiare”. A Strasburgo la grappa deve avere una gradazione troppo elevata.

Sicché oltre a far entrare e mantenere tutti i finti rifugiati – perché chi non ottiene lo status  profugo, è un finto rifugiato – dovremmo far arrivare e mantenere anche tutti i loro familiari? Nils, e tu quanti asilanti ospiti a casa tua?

Approccio giapponese

Il colmo è che i camerieri dell’UE in  Consiglio federale, non appena un qualche organismo sovranazionale fa il proprio verso, sentono il bisogno compulsivo di scattare sull’attenti. Un po’ come i cani di Pavlov che salivavano al suono della campanella. Mai una volta che siano in grado di replicare con un meritato Vaffa.

Sicché, bontà sua, Didier Burkhaltèèèr, corre a garantire ai padroni spalancatori di frontiere del Consiglio d’Europa che “la Svizzera non ha un approccio restrittivo” in materia d’asilo. Ma va? Prendiamo nota. E prendano nota anche gli sfaccendati marciatori pro-finti rifugiati. Grazie Didier per aver confermato che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutti.

Per contro, non si sa cosa ne pensi della vicenda il successore di Burkhaltèèèr agli Esteri, Ignazio KrankenCassis. Pare che si stia già esercitando a slacciarsi la cintura.

Quello che pensiamo noi lo abbiamo invece già scritto. La Svizzera non deve avere un approccio restrittivo in materia di migranti economici. Deve avere un  approccio giapponese. Tokyo in sei mesi ha accolto tre asilanti su 8600 domande. Chiaro il messaggio, Nils?

Criminali tunisini

Il colmo è che la rampogna del tamberla del Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti “chiusi e razzisti” arriva proprio in contemporanea con un’altra notizia: tra i finti rifugiati che entrano illegalmente in Ticino dal Belpaese sono esplosi tunisini ed algerini. E questi giovanotti non sono solo migranti economici che non scappano da nessuna guerra. Tanti di loro sono pure dei delinquenti. Infatti la Tunisia ha pensato bene di svuotare le patrie galere, concedendo in poco tempo l’indulto ad un totale di quasi duemila detenuti. Questi galantuomini partono in direzione Belpaese e noi – che ci ostiniamo a mantenere le frontiere spalancate – ce li ritroviamo a Chiasso. Ai delinquenti comuni vanno poi aggiunti gli estremisti islamici travestiti da finti rifugiati. E il bello è che di recente dopo una visita in Tunisia la kompagna Sommaruga se ne usciva beatamente a dichiarare che i tunisini non chiedono più asilo in Europa.

Giudici stranieri

Non ancora contento delle fregnacce sull’asilo, il commissario del Consiglio d’Europa ha pensato bene di mettersi ad inveire anche contro i diritti popolari in Svizzera; in particolare, contro l’iniziativa anti-“giudici stranieri”. Ma a questa performance dedichiamo un articolo a sé.

Intanto il prossimo atto parlamentare a Berna è già pronto: la Svizzera esca dal Consiglio d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

I migranti economici ci sfruttano: parola di ambasciatore

Un diplomatico propone di introdurre le Green card USA: entri solo per lavorare

 

Asfaltati anche gli aiuti all’estero: “è illusorio pensare che dissuadano gli africani dal lasciare il loro continente”

Chi ha detto che in Svizzera c’è una marea di finti rifugiati eritrei perché costoro fanno venire i loro compatrioti raccontando quanto è bello il nostro Paese e quanto sono generose ed abbondanti le prestazioni sociali pagate dagli svizzerotti fessi?

Chi ha detto che eritrei e somali non arrivano in Svizzera per lavorare ma perché sanno che non verranno rispediti indietro, ed infatti in 8 anni il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282% (sic)?

Chi ha detto che i somali che stanno arrivando ora vanno respinti?

E chi ha detto che “è un’utopia credere che ampliando l’aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente”?

E’ forse stato un becero leghista populista e razzista? No. E’ stato nientemeno che un ex ambasciatore svizzero. Trattasi di Dominik Langenbacher, che si è espresso nei termini sopra citati in un’intervista rilasciata al Blick. E Langenbacher, quando dice che: “spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi” sa di cosa parla. Diversamente dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. La quale però, pur non sapendo, monta in cattedra con piglio da maestrina a calare sentenze. Ad esempio, quella secondo cui l’islam non può essere messo “sotto sospetto generale” malgrado sia manifestamente incompatibile con la società occidentale. Manca solo che Sommaruga aggiunga che l’islam deve diventare religione ufficiale in Svizzera. Poco ma sicuro che la sua posizione è quella!

Cosa ne pensa la Simonetta?

E chissà cosa pensa la ministra del “devono entrare tutti” delle affermazioni dell’ex ambasciatore Langenbacher che la sbugiardano (per usare un termine casto) in modo integrale. Lei e le sue politiche di accoglienza, tanto il conto lo paga il contribuente.

Del resto l’ex ambasciatore non è mica l’unico ad aver detto che le prestazioni sociali elvetiche, eccessivamente generose con i migranti economici, ci attirano in casa ogni sorta di foffa. La stessa cosa l’ha detta l’esperto di estremismo islamico Thomas Kessler, tra l’altro un ex parlamentare verde (quindi: uno di $inistra!) a proposito degli estremisti islamici. Costoro arrivano in Svizzera perché il nostro è uno dei paesi dove un furbetto straniero può attaccarsi alla mammella pubblica con la maggiore facilità. Senza dover compiere alcuno sforzo per integrarsi e per rendersi autosufficiente.

Green card

E chissà cosa pensa  la ministra del “devono entrare tutti” della proposta concreta avanzata dell’ex ambasciatore  Langenbacher, il quale suggerisce di modificare radicalmente il sistema dell’asilo, passando al modello americano delle Green Card. In sostanza,  secondo questa proposta, il migrante per entrare in Svizzera deve disporre di un importo di partenza di 20mila Fr. Dopodiché, avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro, durante i quali non potrà usufruire delle prestazioni sociali. Se non l’avrà trovato, dovrà lasciare la Svizzera. Più semplice di così!

Non osiamo immaginare la faccia che farebbe la kompagna Sommaruga, e non solo lei, davanti ad un’ipotesi di questo genere. Non c’è più religione se nemmeno gli ex ambasciatori osano asfaltare il sacro pensiero unico dell’accoglienza  indiscriminata, e  perorare l’introduzione di modelli fascisti e razzisti come le Greencard USA!

Noi, già che ci siamo, proponiamo di considerare anche il modello Giapponese: il paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno corrente ha riconosciuto 3 domande d’asilo  su 8560! E allora piantiamola di farci menare per il naso…

Asfaltati gli aiuti all’estero

Degna di nota anche l’affermazione di Langenbacher secondo cui non è continuando a scialacquare miliardi in aiuti allo sviluppo che si convincono gli africani a rimanere nel loro continente. Peccato che invece sia proprio questa  la scusa che da anni ed annorum viene propinata al popolino rossocrociato per giustificare come mai miliardi dei nostri soldi partono per lidi esotici invece di rimanere qui e venire spesi per le nostre necessità.  E’ quindi evidente che sugli aiuti all’estero bisogna tagliare, ma e alla grande, e allo stesso modo bisogna chiudere i rubinetti dello Stato sociale ai finti rifugiati. Se lo propone un ex ambasciatore…

E ripetiamo: il Giappone, che non è la Germania degli anni Quaranta, fa entrare tre asilanti in sei mesi; e noi dovremmo farci dei problemi a chiudere i rubinetti? Ma non sta né in cielo né in terra!

E intanto…

E il colmo è che, mentre si inviano miliardi all’estero con la scusa che questi prevengono il caos asilo quando sono tutte balle di fra’ Luca; mentre altri miliardi vengono bruciati per mantenere finti asilanti che arrivano per attaccarsi alla mammella pubblica, i sette camerieri dell’UE hanno il faccia di palta di venirci a dire che non ci sono i soldi per procedere al promesso potenziamento delle guardie di confine per aumentare la sicurezza del nostro territorio, ed in particolare delle regioni di frontiera!

Vergognoso. Evidentemente in quel di  Berna credono di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma ancora più vergognoso è che questo sia tollerato.

Lorenzo Quadri

Questa ci mancava: arriva il mensile per frontalieri

 La nuova pubblicazione spiegherà come meglio sfruttare gli svizzerotti fessi?

 

Dunque gli amici a sud si sono inventati un nuovo giornale gratuito, appositamente pensato per i frontalieri. Si tratta nel concreto di un mensile, intitolato “Il Frontaliere”. Il primo numero è stato distribuito negli scorsi giorni ai valichi. La tiratura è di 22mila copie: considerando che i frontalieri che entrano in Ticino sono 65’500 e che arrivano uno per macchina, forse ce ne volevano di più…

Titolo eloquente

Il direttore del periodico, intervistato dal Corriere di Como, precisa che il nuovo gratuito vuole fornire un sostegno normativo, fiscale e di costante aggiornamento informativo ai frontalieri. E aggiunge: “In alcuni casi poi, soprattutto in Svizzera, la categoria è sottoposta ad attacchi feroci da parte di alcune forze politiche, che ormai da anni hanno avviato campagne sistematiche contro i frontalieri”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Già da simili dichiarazioni non esattamente obiettive ed equanimi ben si capisce che si tratta di un foglio tendenzioso ed antisvizzero. La prima pagina del numero d’esordio è assai eloquente. Essa è infatti occupata dal seguente titolo: “Senza i frontalieri Ticino in difficoltà”.

E dàgli con ‘sta fetecchiata, ormai diventata il ritornello preferito degli spalancatori di frontiere! E perché non dimostrare maggiore onestà e dire invece: con 30mila frontalieri invece di 65’500 il Ticino starebbe molto, ma molto meglio di adesso?

Privilegi fiscali

E, se i responsabili del nuovo periodico volevano essere obiettivi (ma evidentemente non lo volevano), come mai non hanno titolato: “Senza il Ticino, per almeno 250mila persone della fascia di confine (frontalieri ed i loro familiari) niente pagnotta sul tavolo”?

E perché non ricordare, già che siamo in tema, che i frontalieri sono dei privilegiati fiscali rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia?

E dàgli con il casellario…

Indecente, poi, che si continui ad insistere sulla fregnaccia del casellario giudiziale accusato di costituire una “discriminazione”. Evidentemente il vocabolo “discriminazione” è trendy, sicché lo si piazza ovunque come il prezzemolo.

Vi sentite discriminati dalla richiesta del casellario? Non venite in Ticino. Fine della trasmissione.
Non si vede poi perché i frontalieri dovrebbero sentirsi discriminati dal casellario. Esso viene richiesto a tutti quanti domandano un permesso B o G in Ticino, non solo agli italiani e non solo ai frontalieri, e serve a tutelare la sicurezza del paese. Noi ticinesi dobbiamo presentarlo per candidarci ad un qualsiasi impiego. E perfino il Consolato d’Italia (!) chiede di esibirlo, unitamente al certificato dei carichi pendenti, a chi aspira a lavorare lì.

E nemmeno si vede perché i ticinesi  dovrebbero continuare a tollerare le prese per i fondelli dei governanti italici (ultimo esempio: l’inutile visita del ministro plurivoltamarsina Angelino Alfano) o le shitstorm (=tempeste di cacca) anti-elvetiche di politicanti della vicina Penisola in fregola perpetua di visibilità mediatica. Vedi la pantomima sulla chiusura notturna dei valichi secondari.

Il fondato sospetto

Se questo è l’orientamento del nuovo foglio gratuito per frontalieri (vedremo quanto durerà…), comincia già col piede sbagliato.
E c’è anzi il fondato sospetto che servirà al massimo a spiegare ai frontalieri:
– come meglio approfittare del territorio ticinese (ovviamente: entrando in 65’500 al giorno uno per macchina) senza lasciarvi nemmeno un centesimo;
– come sfruttare a proprio vantaggio le leggi dei ticinesotti (che tanto “sono fessi e non si accorgono di niente”); e
– come ottimizzare fiscalmente.

“Feroci campagne”?

Se qualcuno crede poi che simili pubblicazioni serviranno a migliorare l’immagine e l’accettazione dei frontalieri in Ticino, forse ha fatto male i conti. Ma probabilmente l’obiettivo è ben diverso.
Quanto alla scempiaggine delle “feroci campagne” antifrontalieri (sottointeso: ad opera di formazioni politiche populiste e razziste):

1) se ogni giorno entrassero nel Comasco e nel Varesotto 65’500 lavoratori ticinesi di cui almeno la metà non risponde ad alcuna necessità dell’economia locale, il Belpaese avrebbe già mandato i carri armati al confine;

2) come si dice dalle parti dei promotori della nuova pubblicazione: “andate a Baggio a suonare l’organo”.

Lorenzo Quadri

Invece di tassare di più i frontalieri, li sgravano!

Ennesima boiata dei burocrati federali. E il costo? Lo pagheranno i ticinesotti!

 

Ancora brutte notizie in arrivo per il Ticino. Nei giorni scorsi è stata posta in consultazione la modifica di un’ordinanza federale sul tema della  tassazione dei quasi residenti. Dietro i termini tecnocratici si nasconde una fregatura. Di quelle belle grosse.

I burocrati bernesi, camerieri dell’UE, intendono infatti fare un regalo fiscale ai frontalieri. Ovvero, vogliono permettere a questi ultimi di beneficiare delle stesse deduzioni che vengono accordate ai ticinesi. I frontalieri verrebbero infatti trattati come “quasi residenti”. Ora, i frontalieri saranno anche “quasi residenti” però non devono affatto far fronte ai costi della vita in Svizzera. A partire, ad esempio, dai premi di cassa malati.  I permessi G non lasciano un centesimo sul nostro territorio, visto che si portano la “schiscetta” direttamente da casa. Il differenziale tra il costo della vita al di qua e al di là della ramina è proprio la prima causa del dumping salariale e del soppiantamento dei lavoratori residenti con frontalieri in regime di devastante libera circolazione delle persone!

Per compensare almeno in parte questo squilibrio, dalle conseguenze drammatiche per i ticinesi,  bisogna semmai tassare di più i frontalieri. Invece i burocrati bernesi li vogliono sgravare: proprio il contrario di quel che andrebbe fatto! Ed i costi dell’indecente ed immotivato regalo fiscale ai frontalieri vengono scaricati, ma guarda un po’, sul groppone del Ticino. Il nostro Cantone dovrà infatti assumere più tassatori per calcolare gli sgravi dei “quasi residenti”. Traduzione: più spese per meno entrate! Se questo non è masochismo allo stato puro…

Grazie, ex ministra del 5%!

Da notare che per il regalo fiscale ai frontalieri possiamo ringraziare la catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, dal momento che l’input  per la modifica dell’ordinanza federale viene da lei.

Ma chi c’è a monte di questa triste pantomima? Ancora una volta, i legulei del Tribunale federale. I quali hanno avuto la bella idea di stabilire che non accordare ai frontalieri le stesse deduzioni fiscali dei residenti costituirebbe una  “discriminazione”.

Qui qualcuno è fuori come un balcone!

A parte che il problema della discriminazione ce lo poniamo solo noi svizzerotti fessi, mentre nell’UE – ed in particolare nel Belpaese – fanno tutt’altro. Discriminazione significa trattare in modo diverso ciò che è uguale; ma significa anche trattare in modo uguale quel che è diverso! E la situazione dei frontalieri, per quel che riguarda i costi della vita, non ha assolutamente nulla a che vedere con quella dei residenti! Quindi la discriminazione sta semmai nel trattare i permessi G come i residenti. Morale: ancora una volta, per calare le braghe davanti agli eurobalivi, i burocrati bernesi sono pronti a discriminare i ticinesi.

Tutto al contrario

Un altro aspetto va sottolineato. La sentenza del Tribunale federale sulla tassazione dei quasi residenti data del febbraio 2017. Ha quindi più di sette anni e mezzo. Nel frattempo, però, non è successo proprio nulla. Nessuno si è lamentato. Quindi, non c’era alcun bisogno di partorire una modifica d’ordinanza sfacciatamente contraria agli interessi del nostro Cantone. Si poteva benissimo far finta di niente!

E’ il colmo: invece di darsi da fare affinché i frontalieri siano tassati di più, i camerieri dell’UE a Palazzo federale li tassano di meno. E il regalo fiscale ai frontalieri lo fanno pagare al Ticino. E noi ci facciamo andar bene anche questo?

Lorenzo Quadri

La tassa per frontalieri al vaglio del Consiglio nazionale

Settimana prossima la Camera bassa dovrebbe esprimersi sulla mozione di Lorenzo Quadri

 

La prossima settimana, all’ordine del giorno del Consiglio nazionale ci sarà la mozione del deputato leghista Lorenzo Quadri che chiede al Consiglio federale l’introduzione di una tassa d’entrata per i frontalieri.

Quadri, di cosa si tratta?

La mozione, come suggerisce il titolo, propone di introdurre una nuova tassa apposita per i frontalieri. L’idea è stata lanciata dal professor Reiner Eichenberger, dell’Università di Friburgo. Il quale ritiene che questa tassa sia fattibile e giustificata. Con l’obiettivo di tutelare il mercato del lavoro indigeno e compensare i costi generati dai frontalieri. Ora, se un docente universitario, che ha una reputazione accademica da difendere, sostiene che introdurre questo genere di tassa “sa pò”, c’è ragione di credere che sia così e che non si tratti di una semplice boutade.

Cosa ne pensa il Consiglio federale della sua mozione, e quindi della proposta Eichenberger?

Naturalmente è contrario. Peraltro senza fornire alcuna spiegazione. Si limita a ripetere il solito stantìo ritornello della “disparità di trattamento”. Sembra però che questo problema ce lo poniamo solo noi svizzerotti. Una delle concause dell’invasione di frontalieri è il differenziale tra il costo della vita in Ticino ed in Italia. Lo sappiamo tutti: un frontaliere può permettersi di vivere bene con una paga che nel nostro Cantone non basta nemmeno lontanamente ad arrivare a fine mese. Per usare i termini del politikamente korretto: le pari opportunità non sono per nulla date. I ticinesi sono discriminati in casa propria. E la partitocrazia cameriera dell’UE rifiuta di rimediare tramite preferenza indigena. La tassa d’accesso per frontalieri potrebbe calmierare parzialmente questa discriminazione dei residenti. E comunque: si trattasse anche solo di 500 Fr all’anno per frontaliere, avremmo un’entrata di 33 milioni di Fr annui, da investire per promuovere l’occupazione dei ticinesi.

Il Consiglio federale come risponde a queste osservazioni?

Non risponde proprio. Anzi, per l’ennesima volta dimostra un’inquietante ignoranza della situazione ticinese. Nella sua presa di posizione sulla mia mozione, non solo torna a remenarla con l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri con l’Italia, che non verrà mai concluso, ma addirittura tenta di spacciare per soluzione la modifica di legge che consentirà ai frontalieri di far valere le stesse deduzioni fiscali dei residenti. Un’autentica bestialità: una riforma del genere  va nel senso esattamente opposto alla mozione. Infatti provocherà al Ticino una perdita di gettito fiscale ed un aumento importante delle spese amministrative. Più costi per meno entrate! E questa per il Consiglio federale sarebbe una soluzione? Ma ci sono o ci fanno?

La particolare situazione del Ticino non merita delle soluzioni “personalizzate”?

In questi giorni abbiamo sentito parlare fino alla nausea delle particolarità regionali. A proposito dell’iniziativa No Billag, ad esempio, invocando il fatto che il Ticino riceve una quota superiore di canone rispetto a quella che paga. Oppure sulla questione della presunta necessità di eleggere un ticinese  in Consiglio federale. Ma solo uno del partito “giusto” e con le idee “giuste”. Che non sono quelle della maggioranza dei ticinesi. Tuttavia le specificità regionali vengono invocate solo quando fa comodo. Se infatti si tratta di tenerne conto in questioni che sono ben più importanti della SSR, ad esempio lo sfascio del mercato del lavoro ticinese a causa della libera circolazione delle persone, ecco che improvvisamente di “solidarietà regionale” e di soluzioni ad hoc non si parla più. Chiaro: la priorità è ubbidire ai padroni di Bruxelles.

Qual è la sua previsione sull’esito della votazione in Consiglio nazionale sulla sua mozione?

Non mi faccio evidentemente illusioni. La mozione verrà respinta. Tuttavia, alcuni colleghi non ticinesi e non appartenenti al “mio” gruppo, mi hanno manifestato il loro interesse per il tema, suggerendo di presentare un postulato. Ovvero un atto parlamentare che chiede al Consiglio federale di presentare un rapporto su un determinato argomento, in questo caso sull’introduzione della tassa per i frontalieri. Un suggerimento che penso di seguire. Tanto più che il CF ha respinto la mozione senza manifestamente svolgere alcun approfondimento.

MDD

Frontalieri intoccabili, svizzerotti infinocchiati

Tra accordi fiscali, residenze farlocche e notifiche che non vengono trasmesse

Johann “Leider” Ammann, PLR, ministro dell’economia, di recente si è di nuovo fatto infinocchiare dai vicini a sud. Dopo aver incontrato il suo omologo Carlo Calenda (Calenda chi?) se ne è uscito trionfante a dichiarare: nel giro di un paio di mesi gli accordi sui frontalieri saranno cosa fatta.

Ma si può essere più boccaloni di così? Anche il Gigi di Viganello ha capito che il nuovo accordo, in base al quale i frontalieri sarebbero più tassati di ora, non sarà mai sottoscritto. E questo perché i frontalieri nel Belpaese sembrano essere, anzi sono, una lobby intoccabile. Guai a chi osa mettere in discussione i loro privilegi fiscali (pagano molte meno imposte degli italiani che lavorano in Italia)! Subito i soliti politicanti lombardi in fregola di visibilità si mettono a strillare sui media compiacenti. Naturalmente spalando palta sugli “svizzeri razzisti”. Indecente.

I “finti” frontalieri

Più volte su queste colonne è stato scritto che dal nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri a guadagnarci di più – ma tanto di più! – dal profilo del gettito fiscale sarebbe la vicina Penisola. Ma evidentemente oltreramina questo non interessa. Chissenefrega delle casse pubbliche, e soprattutto chissenefrega dell’equità fiscale! L’importante è accaparrarsi i voti dei frontalieri,  e preferibilmente anche quelli dei loro familiari, in vista delle prossime elezioni.

Un nuovo esempio di tale andazzo lo fornisce la vicenda dei finti (fiscalmente parlando) frontalieri. Ossia quelli che fanno figurare una residenza fittizia entro i 20 km dalla fascia di confine. In questo modo, pagano le imposte alla fonte in Ticino (che poi ristorna il famoso 38% al Belpaese). I frontalieri che vivono al di fuori della fascia dei 20 km devono invece pagare le tasse in Italia, secondo le aliquote italiane. Che sono assai più elevate.  Sicché, a risiedere entro i famosi 20 km ci si guadagna. E parecchio.

Questione non nuova

La questione non è certo nuova, ma è stata riportata in auge di recente dal responsabile del centro competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe in un’intervista sul GdP. A seguito dei frontalieri “furbetti” l’Italia perde cospicue entrate fiscali. Eppure non si sogna di intervenire. La famigerata Agenzia delle entrate se ne impipa: tüt a posct! Va bene così!

C’è chi propone che la Svizzera si attivi direttamente per permettere all’Italia di smascherare i  frontalieri “furbetti”. Il suggerimento appare vagamente autolesionistico. Non solo non ce ne viene in tasca nulla ma questi frontalieri, se smascherati, non pagherebbero più imposte alla fonte in Svizzera; sarebbero tassati solo nel Belpaese. Quindi meno entrate fiscali per noi. E di certo non lasceranno il posto di lavoro per questo…

Semmai, la situazione sopra descritta dovrebbe essere uno stimolo in più per il Belpaese per concludere il famoso accordo fiscale con la Svizzera e regolare in quell’ambito anche tale questione. Ma su questo fronte, come tutti (tranne Leider “Boccalone” Ammann) hanno capito, è buio pesto.

E le notifiche dei padroncini?

Molto più interessante per noi sarebbe trasmettere al Belpaese le notifiche dei padroncini che lavorano in Ticino. Questi le tasse non le pagano da nessuna parte, visto che evidentemente non dichiarano il reddito conseguito nel nostro paese al fisco tricolore. L’Italia dovrebbe essere la prima a reclamare l’elenco delle notifiche. E noi dovremmo essere ben felici di fornirglielo. Ciò costituirebbe infatti un potente deterrente; di certo permetterebbe di smorzare un po’ l’assalto alla diligenza ticinese da parte della concorrenza sleale d’oltreconfine, che mette in ginocchio artigiani e piccole imprese del nostro Cantone. Ma anche qui, nulla si muove. L’Italia non si sogna di chiedere le informazioni necessarie per chiamare alla cassa i padroncini. Del resto, costoro sono dei frontalieri “sui generis”. E i frontalieri, come si è visto, sono intoccabili.

Sommaruga: “sa pò mia”

E se fosse la Svizzera a farsi parte attiva nella questione? Se trasmettesse spontaneamente le liste all’Agenzia delle entrate italica, visto che ciò sarebbe chiaramente nell’interesse del Ticino? Non sia mai. La ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, insorge: “sa po’ mia! Manca la base legale!”. Ma come: non è proprio lei quella che va in giro a dire che “bisogna aiutare l’Italia”?

E i camerieri dell’UE in Consiglio federale vorrebbero ancora raccontare la storiella che con la vicina Repubblica i rapporti sono normali?

Lorenzo Quadri

 

Accordo sui frontalieri: Leider “Boccalone” Ammann!

Malgrado tutte le fregature, il ministro liblab ancora si beve le promesse italiche

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Il ministro liblab dell’economia, Johann “Leider” Ammann, dopo essersi fatto un giretto enogastronomico nel Belpaese, al rientro dichiara in toni trionfalistici: la firma del famigerato accordo sulla fiscalità dei frontalieri è  “questione di pochi mesi” (sic!) garantisco io! Me l’ha assicurato Carlo Calenda!

Calenda chi?

Ossignùr, “Leider” Ammann, Calenda chi? Chi sarebbe costui? Un ministro del governo Gentiloni, peraltro già in scadenza; un tizio che nessuno conosce – nemmeno nel Belpaese! E sarebbe questo il garante della firma? O Johann (Giuànn per gli amici): a parte il fatto che la ratifica deve passare dal parlamento italico che delle dichiarazioni del Calenda se ne impipa: com’è possibile che tu non abbia ancora capito l’antifona? Ogni volta l’interlocutore italico di turno, spesso e volentieri senza alcuna voce in capitolo, rabbonisce lo svizzerotto spergiurando che  “l’è tüt a posct”. E lo svizzerotto si fa  infinocchiare. Va da sé che le  promesse vengono puntualmente disattese. E come si giustifica l’interlocutore d’Oltreramina? “Ma non dipende da me, ma è un altro ministero, ma sono le Regioni, ma è il parlamento, ma è colpa della richiesta del casellario, delle tempeste astrali, del Gigi di Viganello, dei tatuaggi della Belen,…”.

Il teatrino si ripete

Quante volte abbiamo assistito a questo squallido teatrino? Cinque? Dieci? Venti? E a Berna non hanno ancora capito l’andazzo?

Il buon “Leider” Ammann, come ministro dell’economia, magari dovrebbe sapere che la vicina Penisola ha semplicemente gettato nel water la famosa road map, ed in particolare la possibilità per le banche svizzere di operare nel Belpaese. Se per lavorare con i clienti italiani le banche ticinesi dovranno spostare fisicamente gli uffici al di là della ramina, indovinate un po’ quale sarà la conseguenza? Esatto, ulteriori licenziamenti di massa sulla piazza finanziaria ticinese! Centinaia – o migliaia! – di disoccupati in più in Ticino! Mentre i vicini a sud continuano ad invaderci con frontalieri e padroncini e se la ridono a bocca larga!

La sveglia non suona mai?

Ma cosa deve ancora succedere perché qualche alto papavero bernese si accorga finalmente che il Belpaese non ha alcuna intenzione di far fronte ai propri impegni con la Svizzera? “Leider” Ammann crede veramente che in pieno clima elettorale i politicanti d’Oltreconfine decideranno di tassare di più i frontalieri, perdendone così i voti? Ma il Ministro liblab dell’economia mangia pane e volpe a colazione?

Da oltre tre anni…

La storiella della “firma imminente dell’accordo sui frontalieri” la sentiamo da ben oltre tre anni. Era infatti il giugno del 2014 quando l’ (allora) CF del 5% Widmer Schlumpf promise alla Deputazione ticinese a Berna la firma “nel giro di pochi mesi” . In caso contrario, disse a chiare lettere la ministra, ci sarebbero state “misure unilaterali” della Confederazione nei confronti dell’Italia. Certo, come no! Di firme neanche l’ombra e di “misure unilaterali” ancora meno. Del resto, solo un allocco poteva credere che un Consiglio federale che ha fatto della calata di braghe “sempre e comunque” il proprio modus operandi abituale avrebbe preso delle misure di ritorsione contro il Belpaese (o contro chicchessia). Altro che ritorsioni: togliamo addirittura le castagne dal fuoco alla vicina Repubblica in materia di caos asilo, facendoci carico di finti rifugiati che non ci spettano, perché “bisogna (?) aiutare l’Italia”.

Visti i precedenti, come “Leider” Ammann possa dichiarare, gongolante, che l’accordo sui frontalieri sarà cosa fatta nel giro di qualche mese (magari calcolato secondo l’anno di Plutone, che dura 248 anni terrestri?), e questo a seguito delle “rassicurazioni” ricevute da uno sconosciuto ministro in scadenza,  supera ogni umana comprensione.

Lorenzo Quadri

 

Cominciamo a bloccare ristorni!

Accordi dei frontalieri: Berna dovrebbe indennizzarci anche per gli ultimi 40 anni

 

Come non solo il Mago Otelma, ma anche “quello che mena il gesso” era in grado di prevedere, il 26 giugno è trascorso senza che il Belpaese abbia firmato uno straccio di accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Perché non ha alcun interesse a firmare. Stranamente, però, al proposito tutto tace! Fossero stati gli svizzerotti a tirare un bidone del genere agli italici…

Del resto, grazie all’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed al suo tirapiedi De Watteville, la Svizzera ha calato le braghe in tempo di record sullo scambio di informazioni bancarie, ovviamente senza uno straccio di contropartita (perché è così che i camerieri di Bruxelles difendono gli interessi nazionali):  il Belpaese ha portato a casa quello che gli interessava e quindi non ha né intenzione né necessità di fare concessioni alla Confederella. Tanto più che, oltre alla fiscalità dei frontalieri, c’è in ballo pure l’accesso degli operatori svizzeri alla piazza finanziaria italiana. Accesso che naturalmente la Penisola, che è protezionista, fa di tutto per ostacolare. Ma ai burocrati bernesi va bene così: l’importante è non venire accusati di razzismo e di discriminazione; il resto non conta un fico. E poi ad andarci di mezzo è principalmente il Ticino, per cui chissenefrega! Quantité négligeable!

Fregati ogni volta

A ciò si aggiunge che la Svizzera rimane pure iscritta, senza alcun motivo, sulle liste nere italiane illegali. Però la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, corre ossequiosa ad adulare gli italici – i quali se la ridono a bocca larga – e a promettere aiuto nella gestione del caos asilo, quando tutti gli altri paesi confinanti con la vicina Repubblica fanno proprio il contrario. Aiuti che la Svizzera fornisce, sia chiaro, non perché sia obbligata a farlo, ma per “dare l’esempio”. In che modo il Belpaese ringrazia, lo abbiamo ben visto: fregandoci davanti e di dietro ogni volta che se ne presenta l’occasione.

La proposta di Vorpe

Poiché è evidente che, malgrado l’autolesionistica calata di brage sul casellario giudiziale ad opera della triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, a Roma l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà MAI firmato, nei giorni scorsi il responsabile del Centro competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe in un’intervista al GdP ha lanciato, o meglio rilanciato, una proposta: quella del risarcimento al Ticino da parte della Confederazione. Essendo il nostro Cantone parte lesa, afferma Vorpe, Berna dovrebbe indennizzargli la differenza di entrate tra l’accordo precedente e quello in fase di stallo permanente, stimata in 15 milioni di Fr all’anno (se questa cifra sia realistica è ancora da vedere, perché il sospetto è che la differenza sia ben inferiore).

E gli ultimi 40 anni?

A dire il vero, la Confederazione dovrebbe indennizzare il Ticino anche per i ristorni già versati negli ultimi 40 e più anni, visto che questi sono stati pagati nell’ambito di un accordo che era nell’interesse di tutta la Svizzera, ma i cui costi ricadevano interamente sul Ticino. L’idea di Vorpe è anche sensata; peccato che i burocrati bernesi di risarcimenti al nostro Cantone non ne hanno mai voluto sentire parlare. Difficilmente cambieranno posizione ora.  Inoltre, non è nemmeno chiaro perché per i giochini dell’Italia – che ci prende sontuosamente per i fondelli – dovrebbe pagare il contribuente elvetico. Sicché, i famosi 15 milioni di differenza, li detraiamo semmai dai ristorni dei frontalieri. Anzi, i ristorni li blocchiamo integralmente, che si fa prima. E’ infatti inaudito che, malgrado le recenti e note vicissitudini, in Consiglio di Stato non si trovi una maggioranza per compiere questo necessario passo. Grazie, triciclo PLR-PPD-P$!

Lorenzo Quadri

Ministri del triciclo PLR-PPD-P$: sono allocchi o in malafede?

E’ chiaro che l’Italia non ha alcuna intenzione di ratificare l’accordo sui frontalieri

Davanti alla decisione dei Consiglieri di Stato del triciclo spalancatore di frontiere PLR-PPD-P$ – ovvero Vitta, Beltraminelli e Bertoli – di revocare, contro la volontà dei colleghi leghisti Gobbi e Zali, la richiesta del casellario giudiziale prima della concessione di un permesso B o G, ci si può solo incazzare. Delusione ed incazzatura sono  infatti i sentimenti che pervadono la grande maggioranza della popolazione ticinese. E ce n’è ben donde.

Pretesti-fregnaccia

La revoca del casellario costituisce tradimento multiplo. Tradimento dei cittadini (il casellario è stato sostenuto da una petizione con oltre 12mila firme ed era universalmente approvato), del Gran consiglio (che a sostegno della misura ha inoltrato a Berna ben due iniziative cantonali) e anche della maggioranza della Deputazione ticinese a Berna, che ha sempre difeso con convinzione il casellario, ottenendo ampi consensi.

La richiesta del casellario è una misura ovvia, efficace e ragionevole di sicurezza interna, peraltro capita ed accettata anche dai frontalieri. Gli unici a contestarla sono i politicanti italici. E non per la misura in sé. Ma perché sono in cerca di pretesti-fregnaccia per non ratificare il nuovo accordo con la Svizzera che prevede importanti aggravi fiscali per i frontalieri (ovviamente non si sa da quando).

Il Belpaese non ratificherà mai

E’ chiaro che la rinuncia al casellario non porterà assolutamente a nulla. Dalla Penisola sono arrivati segnali chiarissimi in questo senso. I vicini a sud adesso dicono che l’eliminazione del casellario “non basta” e pretendono, per l’approvazione dei nuovi accordi sui frontalieri, nuove deliranti concessioni. E’ così dimostrato che il casellario era solo una scusa. Oramai l’ha capito anche quello che mena il gesso: l’Italia non ratificherà mai i nuovi accordi sui frontalieri. Né prima delle elezioni e nemmeno dopo. Ha sempre trovato pretesti per non fare i compiti; e sempre li troverà. I nostri polli li conosciamo da un pezzo.

Il precedente

La giustificazione addotta  dal terzetto governativo per lo scellerato tradimento, ossia “rottamando il casellario porteremo a casa l’accordo sui frontalieri”, è una barzelletta. Per partorire una scusa del genere bisogna essere o gnucchi o in malafede. La stessa fregnaccia della “conclusione imminente” l’abbiamo sentita esattamente tre anni fa. Allora il tema era la rinuncia al  blocco dei ristorni. L’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed il suo tirapiedi De Watteville promisero che, in cambio del regolare versamento dei ristorni, entro pochi mesi la nuova tassazione dei frontalieri sarebbe diventata realtà. E avevano pure promesso misure unilaterali (sic!) contro il Belpaese in caso di inadempienza! Naturalmente non si è visto nulla…

In simili condizioni, nemmeno il Gigi di Viganello può seriamente credere che la rinuncia al casellario porterà dei risultati. Già è poco plausibile che ad una favola del genere credano gli sveltoni bernesi, quelli che vanno a Roma a trattare in inglese e vengono sistematicamente infinocchiati. Ma che a bersela siano dei ministri ticinesi, che l’Italia dovrebbero conoscerla meglio degli altri, fa sorgere interrogativi allarmanti.

I camerieri dell’UE

A volere fortemente la fine del casellario sono i camerieri bernesi dell’UE. Vari Consiglieri federali – a partire dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga – hanno tentato a più riprese di esercitare pressioni sui deputati ticinesi affinché questi ultimi ottenessero la revoca del casellario. Le pressioni non sono mai andate a buon fine. Sicché i Consiglieri federali di PLR, PPD e P$$ hanno pensato bene di far andare i telefoni, chiamando direttamente i loro soldatini nel governicchio ticinese. E i soldatini, scandalosamente, hanno marciato.

Credibilità a ramengo

A ciò si aggiunge che l’indegno voltafaccia sul casellario sputtana il Ticino sia verso nord che verso sud.

Verso sud: si conferma la tesi che basta fare la voce grossa ed i ticinesotti fessi calano le braghe. La pressione su chi si dimostra debole è destinata ad aumentare. “Chi si fa pecora, il lupo lo mangia”: lo sapevano già i nostri vecchi.

Verso nord: è evidente che, con un simile precedente, quando il Ticino avanzerà specifiche richieste a Berna, nessuno vi darà più alcun peso: tanto poi arriverà il dietrofront.

Altro che gli odiati populisti: a demolire la credibilità del nostro Cantone a livello nazionale ed internazionale è il triciclo PLR-PPD-P$ con le sue giravolte. C’è da sperare che alle prossime elezioni i cittadini di questo sempre meno ridente Cantone sapranno “premiare” a dovere chi ci svende.

L’ultima chance

Poiché le reazioni italiane alla caduta del casellario dimostrano che essa non porterà affatto alla ratifica dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, la maggioranza del Consiglio di Stato ha un’ultima chance per rimediare all’immonda cappellata di mercoledì. La prossima seduta decida: 1) il ripristino immediato del casellario e 2) il blocco dei ristorni dei frontalieri.

Lorenzo Quadri

Il soppiantamento esiste, se ne accorgono anche all’USI

Frontalierato: i soldatini della libera circolazione tentano di sminuire, ma… 

Questa è la vera notizia che emerge dall’ultimo studio; non certo i giochetti su percentuali infinitesimali che si smontano da soli

Scusate ma ci scappa da ridere. I tentativi di lavaggio del cervello ad opera dei soldatini della libera circolazione proseguono. Ben lo dimostra l’enfasi mediatica data all’ultimo studio dell’USI secondo cui tra il 2014 ed il 2016 i frontalieri sarebbero cresciuti meno rispetto ai posti di lavoro creati in Ticino. Questa affermazione viene utilizzata per accreditare la solite tesi: ovvero che con le frontiere spalancate l’è “tüt a posct”, che la libera circolazione è una figata pazzesca, che immigrazione uguale ricchezza, che sostituzione e dumping salariale sono tutte balle della Lega populista e razzista, eccetera. Insomma, i soliti “fatti alternativi” con cui si tenta di convincere i ticinesotti (chiusi e gretti) che la loro esperienza quotidiana in materia di frontalierato è frutto di allucinazioni collettive. “Solo una percezione” come direbbe il buon Rico Maggi dell’IRE. IRE che, guarda caso, è parte dell’USI.

La tesi si smonta da sola

Ovviamente i soldatini della libera circolazione delle persone puntano sui titoli ad effetto. Del tipo: “Altro che frontalieri: nuovi impieghi per lo più a residenti” o “Nuovi impieghi, residenti in testa”.

Ma cosa dice lo studio USI? Dice che in questo sempre meno ridente Cantone da fine 2014 a fine 2016 i posti di lavoro sono nel complesso aumentati del 5.8% mentre i frontalieri solo (?) del 2%. Lo studio stesso però precisa: “è probabile che questo andamento sia dovuto all’incremento dei posti a tempo parziale così come pure a decisioni individuali dei frontalieri di trasferire il domicilio in Ticino”. Ciò che già basta a smontare i titoli ad effetto appena citati: ma ovviamente chi produce tali titoli punta poi sul fatto che i lettore si fermi a quelli e non vada a leggere il resto.

Sottoccupazione

Perché se l’obiettivo era di far credere che l’invasione da sud starebbe rallentando, che la situazione sarebbe insomma sotto controllo e quindi – perché è lì che si vuole andare a parare – la libera circolazione delle persone deve andare avanti ad oltranza e non ci deve essere alcuna “Swissexit”, tale obbiettivo è ampiamente mancato.

Infatti il numero dei frontalieri ha conosciuto una nuova impennata: l’Ufficio federale di statistica ha annunciato che i frontalieri a fine marzo 2017 in Ticino erano 65mila, circa 2000 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In contemporanea, il numero delle persone in assistenza è aumentato di 1000 unità.

C’è poi il dato sulla sottoccupazione, che è raddoppiata in un decennio. Il che ha, ovviamente, una relazione diretta con il lavoro a tempo parziale. Per molti residenti lavorare a tempo ridotto non è una scelta, lo fanno perché non hanno trovato altro. E non hanno trovato altro perché il mercato del lavoro ticinese è saturato da “targhe azzurre”.

Confermato il soppiantamento

Lo studio USI contiene anche un’altra constatazione interessante. Infatti riconosce  che la libera circolazione delle persone ha messo “in concorrenza i lavoratori indigeni con lavoratori frontalieri (meno pagati, ma spesso altrettanto qualificati) anche nei settori precedentemente considerati protetti”. Ohibò, quindi il soppiantamento esiste! Non che ciò equivalga a chissà quale scoperta, visto che se ne è accorto anche il Gigi di Viganello. Tuttavia, dal momento che l’IRE – come detto istituto dell’USI – sostiene invece che sono tutte balle populiste, ben venga che si rimetta il campanile al centro del villaggio.

Ecco, questa avrebbe dovuto semmai essere la notizia da mettere nel titolo. Ossia che anche l’USI si accorge che il soppiantamento di lavoratori residenti con frontalieri è una realtà. Non certo la storiella dei residenti in testa nei nuovi impieghi. Che si smonta da sola. Non soltanto per la questione dei tempi parziali, ma anche perché un certo numero di frontalieri sceglie di trasferirsi in Ticino e diventa così “residente”. Senza considerare poi i permessi B farlocchi,  ossia rilasciati a persone che in realtà vivono oltreconfine. Prassi, questa, particolarmente in voga sulla piazza finanziaria per far credere che la percentuale di addetti frontalieri sia minima. A ciò vanno ancora aggiunti i frontalieri in nero, che evidentemente non figurano in nessuna statistica.

Visto poi che la crisi economica del Belpaese prosegue, è evidente che la pressione sul mercato del lavoro ticinese continuerà ad aumentare.

Le grandi cifre

Ma forse bastano tre cifre per smontare il tentativo di utilizzo dell’ultimo studio dell’USI per puntellare la sempre più traballante tesi del “con la libera circolazione l’è tüt a posct”.

I soldatini delle frontiere spalancate si arrampicano sui vetri delle percentuali infinitesimali dimenticando che:

  • In Ticino i frontalieri sono quasi il 30% dei lavoratori
  • La media svizzera è del 6%
  • Quella della regione lemanica è del 12.3%.

Cos’altro serve per rendersi conto che la libera circolazione deve saltare?

Lorenzo Quadri

Nuovi accordi fiscali: l’Italia non li ratificherà mai

Il motivo è semplice: i frontalieri non vogliono pagare più tasse, ed i politicanti…

Arieccoli! Lo scorso mercoledì, i  Consigli sindacali interregionali Ticino-Lombardia-Piemonte e Lombardia-Grigioni hanno diramato un logorroico comunicato stampa congiunto sul tema della tassazione dei frontalieri. Un fiume di parole e di dichiarazioni fumogene in cui ancora si persevera nell’accusare la Svizzera in generale ed il Ticino in particolare di “discriminare” i frontalieri. Del resto, finché a Berna nessuno fa un cip mentre la Farnesina si permette di convocare d’urgenza (uhhh, che pagüüüraaa!) l’ambasciatore svizzero per i tre valichi secondari chiusi di notte, ovvio che la shistorm (=tempesta di cacca) contro la Svizzera prosegue. E’ mediaticamente pagante, come ben si è visto.

Discriminazione?

Infatti, è davvero molto plausibile che in un Cantone che “discrimina” i frontalieri ce ne siano 65mila, ossia quasi il 30% della forza lavoro, ed in continuo aumento.  Nella loro ardimentosa arrampicata sui vetri, i Consigli sindacali interregionali arrivano addirittura a dire che la chiusura notturna dei tre valichi secondari sarebbe una misura contro i frontalieri. Signori, ma ci si siete o ci fate? E allora come la mettiamo con la reintroduzione dei controlli sistematici ai confini da parte del Belpaese a seguito del G7? Questo provvedimento sì che ostacola i frontalieri…

Invece delle solite accuse…

Sarebbe anche bene sentire di tanto in tanto da queste associazioni che rappresentano i frontalieri, invece delle solite squallide recriminazioni contro il Ticino anti-italiano, una qualche parola di gratitudine. Perché senza il Ticino “chiuso e gretto”, i cittadini italiani da loro rappresentati non avrebbero la pagnotta da mettere sul tavolo. E, se aspettano le soluzioni dai politicanti azzurri in fregola di visibilità mediatica, quelli che per una comparsata in video venderebbero anche la nonna, fanno a tempo a morire d’inedia.

Il discorso è semplice

I fiumi di parole, i fumogeni ed i discorsi roboanti delle associazioni dei frontalieri servono a mascherare una realtà molto semplice. Addirittura banale. Ovvero che i frontalieri rifiutano i nuovi accordi fiscali perché, se entrassero in vigore, dovrebbero pagare più tasse. Dovrebbero pagarle come i loro connazionali che lavorano in Italia. Ed invece, i frontalieri – comprensibilmente, dal loro punto di vista – vogliono mantenere l’attuale status di privilegiati fiscali (a scapito degli altri contribuenti). Essendo i politicanti d’Oltreramina famelici dei voti dei frontalieri e dei loro familiari, ne sostengono le richieste ad oltranza. Ecco perché il nuovo accordo sui frontalieri non entrerà mai in vigore. Il resto sono solo scuse per nascondere le vere motivazioni del “gran rifiuto”. Una volta è la richiesta del casellario, un’altra il voto su Prima i nostri, una terza la chiusura notturna dei tre valichi secondari… Balle solenni! Se un domani per delirio d’ipotesi – e speriamo che davvero di delirio si tratti – la parte elvetica dovesse aderire a tutte le svalvolate richieste in arrivo da oltreramina (che sono, né più né meno, degli attentati alla nostra sovranità  nazionale) nel Belpaese troverebbero sempre nuove scuse per non ratificare gli accordi.

Vale la pena?

La domanda è: ma questi nuovi accordi sono davvero così interessanti per il Ticino? In altre parole: Vale davvero la pena “scaldarsi l’urina” per averli? La risposta è no. Nell’erario del nostro sempre meno ridente cantone non entrerebbero molti soldi in più di ora. In quello del Belpaese, per contro, ne entrerebbero eccome. Eppure la vicina Repubblica questi soldi sembra non volerli. Per noi, il vantaggio del nuovo regime sarebbe che l’aumentata pressione fiscale potrebbe avere, quale effetto collaterale, una certa funzione calmierante sul dumping salariale. Forse.

Decisamente un po’ poco. In più, con i nuovi accordi, non ci sarebbero più i ristorni dei frontalieri. Quindi il Ticino non disporrebbe più del suo unico mezzo di pressione efficace, sia verso Berna che verso Roma.

E allora, dobbiamo davvero stracciarci le vesti per i nuovi accordi che l’Italia non vuole? Prendiamone atto e procediamo come segue:

  • conferma della richiesta del casellario giudiziale e della chiusura notturna di tutti i valichi secondari;
  • applicazione rigorosa di Prima i nostri;
  • avanti con l’abolizione della libera circolazione;
  • blocco dei ristorni.

 

Lorenzo Quadri

Le fregnacce del presidente

Esplosione dei frontalieri: ci dobbiamo sorbire anche le boiate da sud

 

I dati da poco pubblicati dall’Ufficio federale di statistica testimoniano l’ennesima impennata di frontalieri in questo sempre meno ridente Cantone. Naturalmente l’aumento maggiore riguarda, ancora una volta, il settore terziario, quello dove non c’è alcun bisogno di andare a reclutare frontalieri poiché la forza lavoro ticinese basta e avanza a coprire le esigenze del settore.

E davanti a questa brutta – per quanto prevedibile: e sappiamo chi ringraziare, ossia la libera circolazione e chi l’ha voluta e continua a volerla – notizia, dobbiamo pure sorbirci i commenti del piffero in arrivo da sud. Primo fra tutti quello di Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il quale non ha trovato di meglio che uscirsene con la seguente bestialità: “I frontalieri aumentano perché il Ticino ne ha bisogno”.

Cattaneo, ma non ti vergogni a raccontare simili balle solo per titillare l’ego dei tuoi elettori frontalieri?

Delle due l’una: o il presidente del Consiglio regionale della Lombardia è del tutto ignorante – colpevolmente ignorante! – della situazione in Ticino, oppure fa finta di esserlo.
Chiaro: per i politicanti del Belpaese è più facile raccontare la fregnaccia che in Ticino non si troverebbero residenti disposti a lavorare nel settore terziario (!) piuttosto che ammettere la propria incapacità di creare impieghi in Italia per gli italiani. La conseguenza di questa incapacità, in regime di devastante libera circolazione, è l’esplosione del frontalierato con le note conseguenze (soppiantamento e dumping salariale) che avvelenano i rapporti tra Ticino e Penisola. Giustamente avvelenano: perché se qualcuno pensa che siamo disposti ad assistere allo sfascio del nostro mercato del lavoro senza fare un cip, non ha capito da che parte sorge il sole.
E’ evidente che Cattaneo e soci sono parte del problema: invece di rendersi conto che le cose non funzionano, vanno in giro a raccontare la fandonia dell’economia ticinese che avrebbe bisogno di 65mila frontalieri, prendendoci per scemi. Ma cosa stiamo a discutere con simili integralisti della boiata? Chiudiamo i valichi anche di giorno che facciamo prima.
E avanti con Prima i nostri!

Lorenzo Quadri

I 7 scienziati: “non sappiamo e non vogliamo sapere”

Stranieri e frontalieri nelle ex regie federali? Il Consiglio federale se ne impipa!

 

E’ evidente che, sull’assunzione di frontalieri e di stranieri da parte delle ex regie federali, la voglia di trasparenza del governo, e soprattutto la voglia di applicare la preferenza indigena (che, piaccia o non piaccia, è iscritta nella Costituzione federale, nel famigerato articolo 121 a), è pari a zero. Probabilmente ancora inferiore.

In effetti, per quel che riguarda i dipendenti stranieri delle ex regie,  il CF – a cui chi scrive ha chiesto ulteriori informazioni – si limita a ripetere le cifre già indicate rispondendo all’interpellanza del Consigliere agli Stati Minder. Però il governo procede ad un’operazione cosmetico-illusionistica: un po’ come i prezzi a 9.95. Così questa volta, invece di indicare quanti dipendenti stranieri hanno FFS, Swisscom, Posta e Ruag, il CF indica la percentuale di svizzeri. Che sono rispettivamente 85,4%, 82%, 84% e 90%. Forse si immagina che girate così le cifre presentino meglio. Ma, pur rivoltate, le percentuali indicano sempre che i dipendenti stranieri sono il 14,6% per le FFS, il 18% per la Swisscom, il  16% per la posta e il 10% per la Ruag. In questi termini, le percentuali hanno un impatto diverso. Chissà se nei paesi a noi vicini si trovano “quote estere” analoghe? Qualche dubbio nasce.

Un quinto di stranieri

Fatto sta che la Swisscom ha quasi un quinto di dipendenti stranieri, e la Posta segue a ruota. Scusate se è poco. Per creare ulteriori fumogeni, il governo ben si guarda dal precisare lo statuto di questi stranieri: quanti di essi sono titolari di permessi C? Quanti hanno un permesso B? Quanti sono frontalieri? Quanti stranieri hanno “staccato” il loro permesso al momento dell’assunzione presso le ex regie? Quanti, invece, erano già presenti sul mercato del lavoro elvetico? La risposta a tutte queste domande, non proprio irrilevanti, manca. Manca rumorosamente.

Un paio di cose però sono chiare:

La prima l’abbiamo evidenziata nelle scorse settimane, ossia: questo 18% di dipendenti stranieri della Swisscom, questo 16% di stranieri alla Posta, chi sono? Che qualifiche hanno? Tutti profili “che non si trovano in Ticino”, come il torinese al centro di dialettologia? Visti i campi d’attività delle aziende che ai tempi felici componevano le gloriose PTT, un argomento del genere non regge granché; siamo al livello delle Beltragiustificazioni per il mandato all’Argo1. In effetti, la Posta e la Swisscom non devono dimostrare l’esistenza del Bosone di Higgs. E non devono nemmeno mandare razzi su Marte. Che non trovano in Svizzera il personale con i requisiti richiesti, lo vanno a raccontare a qualcun altro.

La seconda: è palese che da parte del Consiglio federale non c’è alcuna intenzione di imporre alle ex regie federali di applicare la preferenza indigena. Le fumogene dichiarazioni governative servono solo a tutelare lo statu quo. Che dà piena libertà alle aziende di assumere stranieri. Questa infatti la pomposa dichiarazione: “Il Consiglio federale si aspetta che le aziende pratichino una politica del personale progressista e responsabile socialmente, e che offrano condizioni di assunzione che assicurino la loro concorrenzialità. Questo include anche un’alta sensibilità per il mercato del lavoro svizzero”. Insomma, il festival del burocratese. Ma alla domanda più importante, ossia: perché il Consiglio federale non dà chiare disposizioni alle aziende controllate dalla Confederazione affinché applichino la preferenza indigena?, la risposta è il silenzio. Citus mutus! E qui sta il punto. Il governo non indica né prospetta alcun cambiamento. Si va avanti come se  l’articolo 121 a non esistesse. Tutto come prima del “maledetto voto”. Il governo rifiuta schifato di applicare la preferenza indigena. Anche dove potrebbe benissimo farlo.

Frontalieri? Mistero!

Menefreghismo ancora maggiore trasuda dalla risposta sui frontalieri nelle ex regie federali. Quanti sono? L’informazione dovrebbe essere reperibile in pochi minuti, tramite qualche click. Invece, nisba. Non è possibile sapere quanti frontalieri lavorano alle ex regie federali! Ma come, burocrati bernesi: prima vi riempite la bocca con l’alta sensibilità per il mercato del lavoro svizzero e poi nemmeno siete in grado di dire quanti frontalieri hanno assunto le ex regie, controllate dalla Confederella? E allora, spiegate come cavolo fare a verificare se la richiesta (?) alta sensibilità è una realtà oppure l’ennesima fregnaccia! Qui siamo a livello di repubblica bananiera. Ma il governo è lapidario: l’informazione sui frontalieri non viene rilevata, non si trova nei sistemi, ogni azienda lavora in modo diverso. Anche utilizzando l’imposta alla fonte si otterrebbero dati incompleti, poiché non tutti i Cantoni hanno accordi di doppia imposizione con le nazioni vicine. Evviva!

Come prima

In più, ancora una volta, manca la risposta alla domanda centrale: c’è almeno l’intenzione di rilevare in futuro l’informazione sui dipendenti frontalieri delle ex regie? A tal proposito, il governo non dice nulla. Questo significa, evidentemente, che non intende intervenire.

E’ assurdo che in Ticino, con in vigore l’articolo costituzionale 121 a, con in vigore Prima i nostri, con un mercato dal lavoro devastato dall’invasione da sud provocata dalla libera circolazione, non sia possibile sapere se le ex regie federali si comportano effettivamente – nei fatti, non nei blabla – da datore di lavoro con responsabilità sociale ed attento al territorio, o se invece assumono frontalieri al posto dei ticinesi.

Contano gli utili

L’andazzo governativo appare chiaro. No alla preferenza indigena, l’importante è che Posta, Swisscom e compagnia cantante massimizzino i profitti. Così nelle capienti casse della Confederella entrano tanti bei soldoni che l’Esecutivo può utilizzare liberamente, senza alcun vincolo. Ad esempio, li può impiegare per foraggiare finti rifugiati con lo smartphone e per mandare miliardi all’estero. Capita l’antifona?

Lorenzo Quadri