I $inistrati santificano Carola Intanto il caso Bosia Mirra…

P$ sempre pro-immigrazione clandestina. E su Schengen aleggia un orrendo sospetto

 

La $inistra immigrazionista, anche alle nostre latitudini, ha trovato la sua nuova eroina del momento: la delinquente gauche-caviar Carola Rackete, ovvero la capitana della Seawatch.

La Carola, ennesima kompagnuzza con i piedi al caldo grazie ai soldi di papà, è stata prontamente scarcerata dalla “toga rossa” di turno. Ovvero uno (una) di quei magistrati che applicano le leggi ai “nemici”, mentre per gli amici le interpretano. Atteggiamento peraltro tipico della $inistra, che si sciacqua la bocca con la legalità (come pure con la morale, con il rispetto, eccetera) esclusivamente a senso unico. Le regole valgono solo per gli “altri”. Per i “loro”, invece

Tutto per visibilità

E’ evidente che la Carola tutto è fuorché un’eroina. Per ottenere visibilità mediatica, ha messo in pericolo, oltre agli uomini della Guardia di finanza italiana tramite speronamento di una motovedetta, anche i passeggeri della sua nave. Nei 16 giorni in cui la Seawatch è rimasta attraccata al largo di Lampedusa, di “porti sicuri” ne avrebbe trovati a bizzeffe. Invece se ne è stata lì, evidentemente aspettando di fare l’exploit.

I responsabili morali

Lo abbiamo già scritto a più riprese: a mettere in pericolo la vita dei migranti sono quelli che – in un modo o nell’altro – li incitano a partire per l’Europa, affrontando pericolosi viaggi in mare. Sostenere l’immigrazione clandestina significa fare il gioco di scafisti, passatori e trafficanti di esseri umani.

Cagnara sul bunker

La $inistra, ormai ridotta a partito degli stranieri (altro che preoccuparsi dei ticinesi, altro che pensare ai lavoratori) fa cagnara immigrazionista a fini elettorali. Naturalmente ben supportata dalla radioTV di sedicente servizio pubblico, finanziata col canone più caro d’Europa.

Lo dimostra il grottesco caso montato ad arte attorno al famoso centro asilanti – “bunker” di Camorino. Che è poi un centro della protezione civile. Quindi una struttura che va bene per i militi svizzeri ma che, secondo gli spalancatori di frontiere, non è sufficientemente chic per dei finti rifugiati. Magari lorsignori volevano la spa e la vista lago.

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha smontato le fake news sul presunto sciopero della fame degli ospiti dello “spaventevole bunker” (vedi articolo a pagina 9) messe in giro dal sedicente collettivo R-esistiamo, il quale è collegato con un certo avvocato luganese.

Si scopre così che il tanto drammatizzato “sciopero della fame” dei migranti economici di Camorino è durato… un pasto. In sostanza, gli asilanti hanno saltato un pranzo. E si scopre pure che i giovanotti con lo smartphone ed il bluetooth sono insorti contro l’imposizione di lasciare il centro durante il giorno perché fuori non avrebbero più avuto il wifi gratuito.

Intendiamoci: noi siamo favorevoli alla chiusura del bunker. A patto che gli attuali occupanti vengano immediatamente rimpatriati. E sia chiaro che non si spende nemmeno un centesimo del contribuente per nuovi (e lussuosi) centri d’accoglienza per finti rifugiati.

Ticinesi sempre più poveri

Questa panna montata pro-finti rifugiati ha l’unico scopo di dare visibilità in chiave elettorale all’ammucchiata di $inistra.

Chiaro: mentre i ticinesi diventano sempre più poveri e precari, mentre il mercato del lavoro è a ramengo a seguito della devastante libera circolazione delle persone, mentre i politicanti della casta riducono la Svizzera ad una colonia dell’UE, mentre i premi di cassa malati continuano ad aumentare, mentre le casse dell’AVS languono, eccetera eccetera, i $inistrati, famelici di cadreghe, s’immaginano di turlupinare il popolazzo denunciando il presunto razzismo (?) contro i finti rifugiati e sciacquandosi la bocca con il  populismo climatico. E intanto, a manina con gli odiati “padroni”, svendono la Svizzera all’UE.

Caso Bosia Mirra: imboscato?

La vicenda della Carola richiama alla mente il caso dell’ex parlamentare P$ Lisa Bosia Mirra, condannata (ma la sentenza è ancora sub judice) per aver fatto entrare illegalmente in Svizzera dei finti rifugiati che si trovavano a Como.

Il decreto d’accusa emesso dalla Procuratrice pubblica Margherita Lanzillo nei confronti di Bosia Mirra è stato impugnato; il processo in Pretura penale (giudice Siro Quadri) l’ha confermato nel settembre del 2017. Nuovo ricorso. E adesso, a quasi due anni di distanza, l’incarto giace tranquillamente imboscato nei cassetti della Corte d’appello e di revisione penale (CARP). Ohibò. Se si tratta di condannare esponenti leghisti per un post sui social, ecco che la Magistratura si muove fulminea, in barba al presunto “sovraccarico di lavoro”. Qui invece… Giustizia a due velocità?

Schengen: il sospetto

E non è finita. Gli uccellini cinguettano che un illustre esponente della CARP avrebbe dichiarato che il  fallimentare accordo di Schengen permetterebbe ad un finto rifugiato di spostarsi liberamente da un paese firmatario all’altro, in barba alle leggi dei singoli Stati. E’ il massimo. Se la CARP dovesse uscirsene davvero con una simile “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), che non trova peraltro riscontro in nessun altro Stato, le urgenze sarebbero due:

  • Lasciare subito a casa i giudici che emettono sentenze del genere;
  • Disdire all’istante gli accordi di Schengen! Altro che “bisogna salvare Schengen”, come strillava istericamente la partitocrazia PLR-PPD-P$$ per giustificare la calata di braghe davanti al Diktat disarmista dell’UE!

Lorenzo Quadri

Grazie, frontiere spalancate!

Monteggio, nuova rapina. Però triciclo e burocrati federali vogliono i valichi aperti

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Venerdì mattina in quel di Monteggio, in prossimità di un valico incustodito con il Belpaese, è stata messa a segno l’ennesima rapina. Questa volta con tanto di sequestro. Bersaglio: un furgone portavalori. La persona legata e sequestrata è l’autista del mezzo. I criminali, almeno quattro ed armati, sono arrivati in auto attraverso la dogana spalancata. Sempre attraverso la medesima si sono dati alla fuga.

Com’era già la fregnaccia dei burocrati federali secondo cui chiudere i valichi non aumenterebbe la sicurezza?

Chiudere e presidiare

L’ennesima rapina in cui una dogana incustodita viene utilizzata da criminali stranieri, pericolosi ed armati, come facile (addirittura puerile) porta d’accesso alla Svizzera, conferma che i valichi secondari vanno chiusi di notte e presidiati di giorno. (I soldi per farlo ci sono: basta tagliare sui regali miliardari all’estero). E se questa fosse una violazione dei fallimentari accordi di Schengen, semplicemente si sospende Schengen, come hanno fatto numerosi Stati membri dell’UE.

E sia chiaro che per compiere un passo del genere non dobbiamo chiedere niente a nessuno. Se, come amano ripetere i $inistrati spalancatori di frontiere, “è giusto infrangere leggi ingiuste” noi infrangiamo delle norme ingiuste (quelle di Schengen) che mettono in pericolo i ticinesi. Oppure le leggi ingiuste si possono infrangere solo nell’interesse dei finti rifugiati con smartphone e bluetooth, mentre quando ad andarci di mezzo sono dei ticinesi…?

Buoni rapporti?

I burocrati federali, come sappiamo, rifiutano di applicare la mozione Pantani e di chiudere i valichi secondari di notte. Questo non certo perché la misura sia inutile, anche un bambino dell’asilo è in grado di rendersi conto che una giustificazione del genere non sta in piedi, ma perché infastidisce il Belpaese. Un pugno di burocrati federali del flauto traverso getta nel water la sicurezza del Ticino e dei ticinesi in nome di presunti buoni rapporti con il Belpaese, ma soprattutto per la fifa blu di venire rampognati dai loro padroni di Bruxelles.

Giù le braghe!

“Grazie” a Schengen, ossia a quell’accordo che, secondo la partitocrazia eurolecchina PLR-PPD-P$$, bisognava “assolutamente salvare” e quindi giù le braghedavanti al Diktat disarmista, il Ticino è diventato un self service per criminali in arrivo dal Belpaese.

“Grazie” alla direttiva disarmista dell’UE, che è uno sviluppo di Schengen, i malviventi continuano a girare armati (vedi la rapina di venerdì) mentre i cittadini onesti vengono disarmati per la gioia dei criminali. Applausi a scena aperta per il triciclo sovranofobo e per i suoi politicanti-soldatini!

Il tirapiedi

Vale la pena ricordare che a Berna a starnazzare contro la chiusura notturna dei valichi secondari c’era l’allora tirapiedi dell’ex ministra del 5% Jacques De Watteville. Costui pretendeva addirittura che il Ticino rinunciasse alla richiesta del casellario giudiziale. Mentre adesso, da pensionato d’oro con i nostri soldi, De Watteville è in giro a fare propaganda a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale, blaterando che “bisogna firmare subito”.

Che a comandare a Berna siano burocrati di questa risma, fautori dell’adesione della Svizzera all’UE e svenduti alla medesima, ma strapagati con i soldi del disprezzato contribuente svizzerotto (“chiuso e gretto”) per calpestarne le decisioni democratiche, è scandaloso. Serve un repulisti generale!

Come criminali

A proposito dei presunti buoni rapporti con il Belpaese: ai fatti ormai arcinoti (fiscalità dei frontalieri, accesso al mercato finanziario, opere di interesse italo-svizzero non eseguite, liste grigie illegali, eccetera) si aggiunge un ulteriore elemento. Nei giorni scorsi sul Sole 24 oreè stato pubblicato un interessante articolo in cui si illustra il modo in cui oltreramina vengono trattate le banche estere, e svizzere in particolare.

Si leggono frasi quali “messe sotto torchio dalla procura di Milano”, “tenere sotto scacco le banche straniere in Italia”,eccetera. E questo, secondo i politicanti calabraghisti, sarebbe buon vicinato?

E nümm a pagum

E intanto, anche quest’anno, i ticinesotti hanno versato 80 e rotti milioni di ristorni al Belpaese. Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio di Stato! Sì, il triciclo: perché i due “ministri” leghisti sono sempre stati, sono tuttora e saranno anche in futuro, favorevoli al BLOCCO dei ristorni.

Il governicchio ha proceduto solo al microblocco relativo ai debiti di Campione d’Italia (che intanto continuano a crescere in conseguenza dei servizi erogati “per solidarietà”). I vicini a sud possono giusto ridersela a bocca larga dei ticinesotti e leccarsi i gomiti. Eppure una sconosciuta deputata PD ha pensato bene di mettersi a starnazzare alla procedura illegale… uhhh, che pagüüüraaa!

Morale della favola: che nessun burocrate o politicante o tirapiedi si azzardi a cianciare di valichi che devono restare aperti in nome di “buoni rapporti di vicinato” che esistono solo nelle fantasie di qualcuno! Chiudere le frontiere!

Lorenzo Quadri

 

Confini: la lotta continua!

Le ONG e quelli che le foraggiano non vogliono salvare vite, ma sabotare politiche

 

Dopo la Sea Watch 3 anche un’altra nave di proprietà di una ONG, la Alex, ha forzato il blocco attraccando a Lampedusa.

Queste navi potrebbero benissimo, e più agevolmente, fare rotta verso altri porti. Ma scelgono Lampedusa per il gusto della provocazione. E della visibilità mediatica. L’obiettivo è farla all’odiato leghista Salvini. Il disegno politico dei danarosi spalancatori di frontiere che foraggiano il business degli sbarchi è chiaro. Altro che salvare delle vite. Questi vogliono sabotare delle politiche. Le politiche di chi difende i propri confini. I migranti diventano solo uno strumento. Il mezzo per infangare moralmente i “sovranisti”. E’ chiaro: difendere i propri confini è reato!

I funzionarietti delle organizzazioni sovranazionali al soldo dei miliardari multikulti, gli intellettualini rossi da tre e una cicca e la stampa di regime proseguono con il loro disegno.

I responsabili delle morti in mare

A questi moralisti da strapazzo, che fanno politica sui morti in mare, è il caso di ricordare che la responsabilità di queste morti non è di chi chiude i porti. Nossignori. La responsabilità è di chi aizza le partenze. Quindi dell’ establishment immigrazionista e delle ONG. Sono loro i complici di scafisti e passatori.

Se poi pensiamo che nei giorni scorsi è scoppiato, nel Belpaese, l’ennesimo scandalo di organizzazioni non governative che “stuccavano” milioni e milioni di euro… Altro che continuare a sciacquarsi ipocritamente la bocca con la contrapposizione ONG buone / sovranisti cattivi! Vero, pennivendoli gauche-caviar?

Il patto ONU

Ed al proposito, è bene non dimenticarsi del demenziale Patto ONU sulla migrazione, che i radikalchic chiamano Global Compact. Questo ennesimo trattato internazionale capestro vuole trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto umano.

Sotto le cupole federali, del Patto ONU al momento non parla più nessuno. Il perché è chiaro: ci sono in ballo le elezioni. Quando saranno alle spalle, la partitocrazia si affretterà a calare le braghe sottoscrivendo anche questa oscena boiata. Magari raccontando la storiella che il patto non sarebbe vincolante. Balla madornale! Il patto sarà vincolante eccome. Ed infatti, a Bruxelles già si moltiplicano gli studi giuridici con l’obiettivo di renderlo tale per gli Stati membri dell’UE. Sia che questi abbiano sottoscritto il patto ONU, sia che non l’abbiano fatto. Ed anche il Gigi di Viganello ha ormai capito che quel che è vincolante per gli Stati UE lo diventa in tempo di record anche per gli svizzerotti.

La battaglia per la difesa dei confini deve continuare ad oltranza!

Lorenzo Quadri

 

SECO: “La libera circolazione? Non è poi così importante”

Dopo anni di propaganda pro-frontiere spalancate, la verità comincia a venire a galla?

 

Scusate ma ci scappa da ridere!

Sembra che i burocrati della SECO, Segreteria di Stato dell’economia,  abbiano cambiato idea sulla devastante libera circolazione delle persone. Da un documento riservato (?) anticipato dal Blick emerge infatti che adesso la SECO considera il famigerato accordo bilaterale “non più così importante per il paese”. Accipicchia! Pare davvero di stare in una commedia dell’assurdo.

Proprio i soldatini della SECO, che per anni ed anni hanno fatto il lavaggio del cervello agli svizzerotti con la fregnaccia della “libera circolazione indispensabile senza la quale arriva l’Apocalisse”; proprio i soldatini della SECO, che a getto continuo propinano statistiche taroccate sulla disoccupazione illudendosi di convincere in questo modo il popolazzo che l’invasione di frontalieri non genera né sostituzione dei lavoratori residenti, né dumping salariale (“sono solo percezioni”); proprio loro, adesso fanno il salto della quaglia!

Contrordine compagni

Fino a ieri, a chi osava mettere in dubbio il sacro dogma delle frontiere spalancate, la SECO replicava con il mantra della “libera circolazione indispensabile”. Ora arriva, improvviso, il contrordine compagni.

Cos’è successo? Ma è chiaro: prima a capo del dipartimento federale dell’economia c’era il liblab Johann “Leider” Ammann. Visto che il PLR vuole le frontiere spalancate e vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ecco che la SECO dovevafare propaganda di regime alla posizione del PLR (il partito che si fa schiacciare gli ordini dai manager stranieri delle multinazionali rappresentati da Economiesuisse). Adesso che a capo del Dipartimento federale dell’economia c’è l’UDC Guy Parmelin, si può anche raccontarla giusta – o comunque: più giusta – sulla reale importanza della libera circolazione.

Non è ineluttabile

Su queste colonne lo ripetiamo da anni: la libera circolazione delle persone non è affatto una necessità ineluttabile. E’ solo una paturnia ideologica che la casta impone a suon di lavaggio del cervello, terrorismo e fake news. Una paturnia della $inistra multikulti, che però fa anche l’interesse monetario della grande economia. Ecco dunque i kompagni andare a manina con gli odiati “padroni”, in una “santa alleanza” che puzza di bruciato a chilometri di distanza!

Stop fregnacce

Sta di fatto che si possono benissimo concludere accordi commerciali internazionali senza alcun bisogno di ficcarci dentro la libera circolazione delle persone. Del resto i più recenti trattati (con il Canada, con paesi dell’estremo oriente) mica la prevedono.

E’ ora di piantarla di considerare la libera circolazione come una vacca sacra, perché non lo è.  La libera circolazione è un errore della storia. Come tale, può e deve essere disdetta. Certo con qualche conseguenza. Ma il prezzo del suo mantenimento ed addirittura estensione (vedi la direttiva UE sulla cittadinanza, conseguenza dello sconcio accordo quadro istituzionale) sarebbe infinitamente più alto. E la storiella che con la libera circolazione delle persone verrebbero a cadere tutti gli accordi bilaterali è tutta da dimostrare. L’applicazione della clausola ghigliottina, che comunque riguarda solo i 7 accordi del pacchetto dei Bilaterali 1, è una questione di volontà politica. Altro che automatismi.

I bilaterali non sono un’elemosina dei balivi di Bruxelles alla Svizzera. L’UE di regali non ce ne ha mai fatti! Che l’UE, specie quella uscita dall’avanzata sovranista, vorrà buttare all’aria accordi commerciali da cui ci guadagna nel caso in cui la libera circolazione delle persone con la Svizzera dovesse venire limitata o abolita, è ancora tutto da dimostrare.

Non tutti rinsaviscono

Purtroppo, se la SECO dà segni di rinsavimento (vediamo quanto dura…), altri non ci pensano proprio. Nel Dipartimento federale di giustizia diretto dalla liblab Karin Keller Sutter (KKS) la propaganda di regime pro-UE prosegue al massimo dei giri. Ed infatti, in totale contraddizione con la “nuova” linea della SECO, la buona KKS, prendendo posizione sull’iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata”, ovvero l’iniziativa che chiede la fine della libera circolazione delle persone, si lancia nelle consuete fregnacce retoriche sull’ “immigrazione uguale ricchezza”. Boiate che non si possono proprio sentire! Ad esempio questa: “il nostro benessere è dovuto in larga parte alla libera circolazione delle persone che consente alle imprese di assoldare forza lavoro estera in maniera poco burocratica”.

O KKS, ma ci sei o ci fai? Secondo la ministra PLR, dunque, il benessere (?) del Ticino sarebbe dovuto al fatto che le aziende sono libere di assumere frontalieri a basso costo e di lasciare a casa  ticinesi, senza che nessuno possa emettere un cip! Ma è il colmo! Eccoli qua, i grandi statisti dell’ex partitone!

Sì alla Swissexit!

Se poi, come dichiara con intenti terroristici la KKS, un Sì all’iniziativa “Per un’immigrazione moderata” equivarrebbe ad una Brexit svizzera: questo è solo un argomento a sostegno dell’iniziativa.

Perché è ora di scegliere: per la Svizzera vogliamo un futuro di libertà e di indipendenza, o uno di sempre più opprimente ed umiliante sudditanza dai balivi di Bruxelles?

Lorenzo Quadri

Basta con le menate: di notte le frontiere vanno CHIUSE!

Ennesimo colpo con esplosione ad un bancomat a Stabio: aspettiamo che ci scappi il morto?

E ricordiamoci che, se i valichi sono spalancati 24 ore su 24, la colpa è del tanto magnificato accordo di Schengen!

Lo scorso sabato, alle quattro del mattino, i soliti malviventi, evidentemente entrati in Ticino dal Belpaese, ancora una volta hanno fatto saltare per aria un bancomat della Raiffeisen. I vicini raccontano di aver sentito un botto assordante e di aver visto del fumo come quello di un fungo atomico. Si vede che i delinquenti non hanno lesinato sugli esplosivi.

Self service per delinquenti

Anche il Gigi di Viganello ha capito che questa foffa è entrata in Svizzera attraverso un valico incustodito. Chiaro: le frontiere sono da tempo spalancate, e le zone di confine ticinesi (non solo nel Mendrisiotto!) sono diventate un vero e proprio self service per delinquenti! I quali attraversano i valichi con ingenti quantitativi di esplosivo. Quindi non proprio delle sostanze innocue. Non osiamo immaginare cosa accadrebbe nel caso di una manipolazione errata. Siamo di fronte ad un pericolo pubblico, ma naturalmente gli spalancatori di frontiere ro$$overdi – quelli che (tanto per dirne una) blaterano sulle microplastiche – tacciono omertosi.

E’ chiaro che dobbiamo chiudere le frontiere.  E che nessuno venga a raccontarci la fregnaccia che i delinquenti entrerebbero comunque dal confine verde. Dal confine verde non si entra in macchina con un carico di esplosivo; e ancora meno si scappa in auto con la refurtiva!

Decisione già presa

Come ben sappiamo, a Berna le Camere federali, in un (sempre più raro) sprazzo di lucidità, hanno deciso che i valichi secondari vanno chiusi di notte, approvando la mozione Pantani.  Ma cosa hanno fatto i burocrati bernesi? Si sono inventati la chiusura farlocca di soli tre valichi, ed oltretutto in prova per sei mesi. In altre parole: hanno disatteso sfacciatamente la decisione del parlamento. Il quale ha stabilito la chiusura notturna di tutti i valichi secondari. E in modo definitivo; non per sei mesi.

Poi cosa è successo? Terminato il periodo di prova, i camerieri dell’UE del Consiglio federale si sono presi altri sei mesi di tempo raccontando che occorreva stilare una valutazione dell’esperienza. In realtà non stavano valutando proprio un bel niente. La decisione era presa fin dall’inizio: la chiusura notturna dava fastidio ai vicini a sud, e dunque andava rottamata. Ecco così arrivare la storiella secondo cui la chiusura non servirebbe. E noi dovremmo bercela? Qui qualcuno è caduto dal seggiolone da piccolo!

La fregnaccia dell’inutilità

Del resto, a raccontare che le chiusure notturne “non servono”, sono gli stessi strapagati funzionari euroturbo che hanno tacciato di inutilità anche la richiesta del casellario giudiziale prima del rilascio o del rinnovo di un permesso B o G. Quando invece tale richiesta ha impedito a centinaia di delinquenti pericolosi di stabilirsi in Ticino (senza contare quelli che, sapendo del casellario, hanno rinunciato a chiedere un permesso). Quindi: “inutile” in burocratese significa “sgradito ai vicini a sud”.

La Lega torna alla carica

E’ dunque chiaro che adesso la Lega torna alla carica: come diciamo da anni, di notte le frontiere devono essere chiuse (anzi: dovrebbero esserlo anche di giorno). Non solo tre, ma tutte! Se poi i vicini a Sud non sono contenti, tanto peggio per loro. Il gruppo parlamentare leghista in Gran Consiglio ha presentato già ad inizio settimana una proposta di risoluzione cantonale all’indirizzo del Consiglio federale. Evidentemente anche i rappresentanti della Lega a Berna torneranno a pretendere il rispetto di quanto è già stato deciso dal Parlamento.

Politica Xerox

Inutile dire che come al solito c’è chi, nella partitocrazia, ha pensato bene di saltare sul carro (politica Xerox). Vedi i deputati uregiatti del Mendrisiotto: anche loro, ma guarda un po’, adesso chiedono la chiusura notturna dei valichi. Peccato che il PPD, assieme al PLR ed al P$$ (solita formazione triciclata) da settimane vada in giro a strillare che gli svizzerotti devono lasciarsi disarmare dai funzionarietti di Bruxelles perché “bisogna salvare Schengen”. A parte il fatto che, come abbiamo ripetuto ormai fino alla nausea, non è affatto vero che in caso di rifiuto del Diktat disarmista di Bruxelles la Svizzera verrebbe espulsa da Schengen; è forse il caso di ricordare agli amici uregiatti che è proprio per colpa di Schengen che dobbiamo tenere le frontiere spalancate.Ma allora, cari politicanti della partitocrazia, decidetevi: le frontiere le volete aperte o chiuse? La risposta la sappiamo. Il triciclo vuole le frontiere spalancate, giorno e notte: “bisogna salvare Schengen!”. Le dichiarazioni in senso contrario sono solo fumo negli occhi con cui lorsignori pensano di prendere la gente per il “lato B” in prossimità degli appuntamenti elettorali. Ma, come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

 

Onda verde = vittoria degli spalancatori di frontiere

Per fortuna il Ticino si è per ora risparmiato questo atto tafazziano. Speriamo continui

Con lo scopo evidente di demoralizzare l’elettorato leghista, la stampa di regime ha montato la panna ad oltranza sul cattivo risultato del nostro Movimento all’elezione del Gran Consiglio. E’ chiaro che la Lega dovrà fare autocritica senza cercare pretesti, se vuole  recuperare il terreno perso. Altrimenti si va a finire come gli uregiatti, che dal 1991 ad oggi hanno perso per strada  oltre la metà dei consensi. Però dopo ogni elezione se ne escono a dire che “non è vero che abbiamo perso, perché…”. Sicché, a furia di essere “diversamente vincenti”, poi ci si ritrova più che dimezzati. Magari a dire che è sempre meglio che finire ridotti ad un quarto, e quindi anche questa è una “vittoria”.

Dato positivo

Uno dei pochi dati positivi della scorsa domenica è che la cosiddetta “onda verde” non ha varcato il Gottardo. Questo malgrado sia stata – e continui ad essere! – pompata ad oltranza dalla stampa di regime. In particolare dalla radioTV di Stato, con i soliti obiettivi di propaganda politica in favore degli amichetti (altro che servizio pubblico!).

In Ticino le forze ecologiste sono dunque rimaste ferme al palo. E per i cittadini è senz’altro un bene. Per vari motivi.

Primo

Le vittorie verdi in Svizzera interna si sono trasformate in tempo di record in una pletora di ulteriori balzelli e vessazioni a danno dei soliti sfigati automobilisti, che sono poi la maggioranza dei cittadini. Un esempio su tutti: il nuovo piano (?) allo studio del Consiglio federale, ovvero del DATEC ahinoi passato alla kompagna Simonetta Sommaruga. Un piano grondante ideologia ro$$overde che, con il solito pretesto politikamente korrettissimo e buono in tutte le salse della “promozione dei mezzi pubblici”, prevede, allo scopo di mazzuolare gli “automobilisti cattivi”, delle “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che gridano vendetta. Come se la ciofeca Via Sicura, risultato della calata di braghe del tandem PLR-PPD davanti al populismo di $inistra, non fosse già sufficientemente persecutorio.

Secondo

In Svizzera come pure in Ticino, i Verdi sono come le angurie: verdi fuori, ro$$i dentro. Alle Camere federali, le volte in cui Verdi, Verdi liberali (?) e P$ non votano allo stesso modo, si contano sulle dita di una mano. In particolare, ro$$i e Verdi hanno immancabilmente la stessa posizione su temi quali:frontiere spalancate, piegamenti a 90 gradi davanti alla fallita UE, introduzione di nuove tasse, balzelli e divieti, naturalizzazioni facili, svendita del segreto bancario, multikulti, islamizzazione della Svizzera, accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati con lo smartphone, regali miliardari all’estero, rottamazione delle specificità elvetiche, eccetera eccetera.

Di conseguenza, una vittoria del populismo climatico comporta, in automatico,  una vittoria degli spalancatori di frontiere.

Terzo

Il populismo climatico è evidentemente pilotato da chi ne trae vantaggio per il proprio tornaconto.

Quarto

In questo sfigatissimo Cantone, i problemi d’inquinamento dell’aria, oltre che di collasso stradale, sono in gran parte imputabili ai 65mila frontalieri ed alle svariate migliaia di padroncini che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina. Ergo: chi vuole combattere l’inquinamento in casa nostra deve per prima cosa combattere la libera circolazione. Senza contare che avrebbe pure dovuto essere favorevole all’iniziativa Ecopop. Invece i sedicenti ambientalisti “de noartri” fanno tutto il contrario. Perché, appunto, sotto la vernice verde trovi il ro$$o profondo. Colmo dei colmi: il flash mob (uella!) tenutosi sabato scorso in Piazza Riforma a Lugano durante Autonassa, è stato organizzato dai no borders. Il bersaglio di costoro sono sempre e solo gli automobilisti ticinesi. Se questa non è una pagliacciata!

Quinto

I $inistrati da lunedì altro non fanno se non autoerotizzarsi cerebralmente su congiunzioni di liste e speranze di incrementare le proprie cadreghe a Berna. Perché in fondo è questa l’unica cosa che interessa a lor$ignori: le cadreghe. Altro che ambiente. Se il populismo climatico “à la page” portasse ad un rafforzamento, nella deputazionicchia ticinese a Berna, della casta spalancatrice di frontiere ed euroturbo, di cui gli ambientalisti fanno parte a pieno titolo, per il popolo ticinese sarebbe un disastro.

Sesto

La casta sostiene il populismo climatico proprio nella speranza che il fenomeno possa portare ad un rafforzamento del fronte spalancatore di frontiere contro gli odiati “sovranisti”.

Settimo

In Ticino il principale problema non sono di certo i cambiamenti climatici. L’emergenza è il LAVORO.  Ergo, seguire l’onda del populismo verde significa aggravare ancora di più l’unica vera emergenza del Ticino. Praticamente un atto tafazziano. Per fortuna, almeno questo autogoal la scorsa domenica ce lo siamo risparmiati. E’ importantissimo che anche alle elezioni federali di ottobre l’esito sia lo stesso.

Lorenzo Quadri

 

 

Le balle della partitocrazia per spalancare le frontiere

Migranti come rimedio alla denatalità? Stranieri che pagano le pensioni agli svizzeri?

 

Ohibò, le fregnacce che la partitocrazia multikulti e spalancatrice di frontiere ci racconta e reitera da anni, a mo’ di lavaggio del cervello, sui presunti benefici dell’immigrazione incontrollata, si sciolgono come neve al sole.

Di recente l’Ufficio federale di statistica ha divulgato le cifre sul movimento naturale della popolazione in Svizzera. Ne è emerso che, quanto a denatalità, il Ticino è il Cantone messo peggio in assoluto. Nell’anno di disgrazia 2018 si sono infatti registrati 3134 lutti e 2478 nascite, con un saldo negativodi 656. A livello nazionale la tendenza è inversa: 85’243 nuovi nati e 66’654 morti, quindi un saldo positivo di quasi 20mila unità.

Per non saper né leggere né scrivere, davanti a questi dati una qualche riflessione viene spontanea.

Punto primo

la casta spalancatrice di frontiere, con in testa il triciclo PLR-PPD-P$$, da anni ci ripete la fanfaluca che l’immigrazione sarebbe indispensabile per contrastare la denatalità, per pagare le pensioni agli svizzeri (certo, come no…) e via favoleggiando. Ora, in Ticino gli stranieri sono un terzo della popolazione (se poi conteggiamo i beneficiari di naturalizzazioni facili, arriviamo tranquillamente ad una maggioranza).  In Svizzera sono invece il 25%: quindi sempre troppi, ma parecchi di meno che in Ticino. Dunque: in questo sfigatissimo Cantone abbiamo una percentuale di stranieri ampiamente al di sopra della media nazionale, eppure il tasso di natalità è il più basso.Ecco dunque smentita la fake news che l’immigrazione sarebbe la panacea contro l’ invecchiamento della popolazione e la denatalità. Tali fenomeni vanno combattuti mettendo gli svizzeri in condizione di fondare famiglie e fare figli! Altro che “far entrare tutti”! 

Punto secondo

Non servono ponderosi studi sociologici per capire come mai i ticinesi non fanno più figli. Perché non hanno più prospettive. Il triciclo PLR-PPD-P$$, con la devastante libera circolazione delle persone, ha sfasciato il mercato del lavoro ticinese, provocando la ben nota invasione di frontalieri e padroncini.

Non ancora contento, il medesimo triciclo ha azzoppato la piazza finanziaria per correre dietro alla scellerata calate di braghe dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf (nominata dal PPD e dal P$$) sul segreto bancario. Risultato: almeno 3000 impieghi ben remunerati in banche, fiduciarie, eccetera sono andati persi; senza peraltro che la partitocrazia facesse un cip.

Le prospettive occupazionali in questo Cantone, “grazie” al triciclo ed ai suoi addentellati, sono a ramengo.Come ci si può aspettare che, in queste condizioni, le giovani coppie ticinesi siano stimolate a mettere al mondo prole dato che non hanno più un minimo di sicurezza sul proprio futuro, e men che meno su quello dei nascituri,che con tutta probabilità andranno incontro ad un destino da emigranti come i nostri bis-bisnonni nell’Ottocento?

La partitocrazia spalancatrice di frontiere, provocando l’invasione da sud, ha rubato al nostro Cantone sia il presente che il futuro.

Come se non bastasse, il triciclo PLR-PPD-P$$ nemmeno si sogna di correggersi: telecomandato dai rispettivi partiti nazionali che del Ticino se ne impipano, ha gettato nel water la preferenza indigena votata dal popolo. Adesso vorrebbe pure sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale (vedi al quarto punto). E nel futuro prossimo niente di più facile che il triciclo cali le braghe pure davanti al demenziale patto ONU sulla migrazione; quello che mira ad introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale e a rendere legale l’immigrazione clandestina.

Punto terzo

La storiella secondo cui gli stranieri pagherebbero le pensioni agli svizzeri è una balla grande come il Casinò-ecomostro di Campione. Gli immigrati non pagano neppure le loro, di pensioni. Tanto più che, già oggi,i migranti che arrivano in Svizzera perché hanno un lavoro sono la minoranza.La maggioranza arriva a seguito di ricongiungimenti familiari (facili e non di rado farlocchi), oppure per immigrare nello Stato sociale, eccetera.  Senza dimenticare che anche gli stranieri che si stabiliscono da noi per lavorare andranno pure loro in pensione: quindi, prima o poi, graveranno sul nostro sistema pensionistico.

Inoltre: se gli stranieri pagassero le pensioni agli Svizzeri, come si spiega che malgrado il tasso spropositato di immigrati presenti nel nostro Paese, i conti dell’AVS siano in profondo rosso?E’ evidente che qualcosa non quadra.

Punto quarto

Se il triciclo PLR-PPD-P$$ dovesse approvare lo sconcio accordo quadro istituzionale a cui l’ex partitone è già corso a dare la propria approvazione, scodinzolante e servile davanti ai padroni di Bruxelles, gli svizzerotti sarebbero, tra le varie sconcezze, costretti ad accettare la direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Conseguenza: frotte di nuovi migranti economici UE a carico del nostro Stato sociale ed impossibilità di espellere  gli stranieri in assistenza (come pure quelli che delinquono) se essi sono cittadini comunitari.Altro che “immigrazione uguale ricchezza”; immigrazione uguale costi spropositati (oltre che criminalità)!

Punto quinto

Ricordiamoci che il Giappone, che non è certo un paese in rovina, ha il 2% di stranieri. E di sicuro non si sogna di spalancare le frontiere con la scusa che bisogna contrastare l’invecchiamento della popolazione. Ecco un modello da seguire!

Morale della favola

Altro che “far entrare tutti” per contrastare la denatalità; altro che “gli stranieri pagano le pensioni agli svizzeri”: sono tutte balle di Fra’ Luca!

Lorenzo Quadri

Altro che balle populiste! E’ ora di chiudere le frontiere

Terrorismo islamico, l’allarme dall’Italia: “rischiate un esercito di kamikaze”

 

Ma come: non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece la scorsa settimana, sul sito online del quotidiano italiano Repubblica (con posizioni di $inistra e non certo vicine alla Lega) faceva bella mostra di sé un articolo sui soldati della Jihad che immigrano clandestinamente nel Belpaese, sotto le mentite spoglie di migranti economici.

Il titolo è assai eloquente: “Terrorismo, pentito della Jihad fa scattare il blitz: 8 fermi. “Rischiate un esercito di kamikaze in Italia”.

Il testo ben evidenzia il nesso tra scafisti e terroristi. E rinfresca la memoria pure su un’altra questioncella: la Tunisia (e non solo) ha svuotato le carceri invitando i delinquenti ivi detenuti a smammare. Magari verso l’Europa. Naturalmente anch’essi si mischiano ai migranti economici. Gli ex galeotti, per farsi trasportare in Europa, pagavano agli scafisti tariffa doppia: circa 3000 euro, invece dei 1500 che vengono chiesti ai “normali” clandestini.

Apperò. E dove li trovano tutti questi soldoni i finti rifugiati con lo smartphone?

Un paio di domande

A questo punto alcune domandine facili-facili ci nascono spontanee. Ad esempio: quanti soldati della jihad sono già arrivati in Svizzera travestiti da finti rifugiati?  E quanti di loro si trovano ancora sul nostro territorio grazie (elenco non esaustivo)

  • Ai buonisti-coglionisti;
  • All’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per gli asilanti;
  • All’assistenza “facile” ai migranti economici;
  • Al rifiuto di prendere misure efficaci contro la radicalizzazione perché non si può (“sa po’ mia!”) discriminare;
  • Ai legulei che sentenziano – con i politicanti della gauche-caviar a dare man forte – che non si può (di nuovo: “sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se questi si troverebbero in pericolo di vita nel paese d’origine?

Ma si può essere più masochisti di così?

La spesa esplode

A proposito del punto 2: giova ricordare che – ma tu guarda i casi della vita – i costi dell’avvocato “gratuito” per i finti rifugiati sono già schizzati verso l’alto. Questo perché le tariffe forfettarie degli avvocati d’ufficio, invece di ammontare in media a 1360 Fr per caso come era stato annunciato, si aggirano attorno ai 2000 franchetti! Il che si traduce in una spesa annua di 12 milioni di Fr in piùalla voce “finti rifugiati” (poi però i politicanti vanno in giro a starnazzare che non ci sono i soldi per l’AVS).

Ciò significa che per l’ennesima volta la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga (adesso sciaguratamente insediata al Dipartimento dei Trasporti dove lancerà la guerra santa contro gli automobilisti, in nome dell’ideologia ro$$overde) ha raccontato fregnacce alla popolazione!

Paese del Bengodi

Per quanto attiene invece al punto 3, l’allarme (da parte di esperti di terrorismo islamico, non di beceri leghisti) è stato lanciato già da anni. In Svizzera i migranti ottengono troppo facilmente prestazioni assistenziali. Questo attira jihadisti a frotte, che arrivano qui per attaccarsi alla mammella elvetica e, nel mentre che si fanno mantenere (e non lavorano) trascorrono il loro tempo radicalizzando. Il che, sommato all’assenza di misure efficaci di lotta al terrorismo, assenza dettata dal buonismo-coglionismo e dal terrore delle accuse di “discriminare”, costituisce un cocktail esplosivo. Morale: quando anche in casa nostra cominceranno ad esplodere le bombe, sapremo chi ringraziare. Vero kompagna Simonetta? Vero burocrati ro$$i ed islamofili del Dipartimento federale di giustizia? Vero triciclo PLR-PPD-P$$?

Il punto

Essendo ormai certificato anche dalla stampa (italica) della gauche-caviar che assieme ai migranti economici arrivano anche i jihadisti, ed essendo accertato che costoro trovano in Svizzera il paese del Bengodi, il punto è: cosa aspettiamo a chiudere le frontiere?

Lorenzo Quadri

 

Burocrati recidivi: le frontiere devono restare spalancate

Malgrado l’epidemia di furti “con scoppio”, i valichi secondari non si chiudono

 

Come volevasi dimostrare, i burocrati federali non ne vogliono sapere di chiudere i valichi secondari di notte.  Malgrado le Camere federali, approvando la mozione Pantani, abbiano deciso la chiusura. Come sappiamo, tre valichi (Pedrinate, Novazzano-Marcetto, Ponte Cremenaga) il primo aprile del 2017 sono stati chiusi in prova per sei mesi, provocando starnazzamenti assortiti da parte dei vicini a sud. Trascorsi i sei mesi di prova, la misura è stata abrogata dai burocrati federali.

Furti con botto

Di recente nel Mendrisiotto è scoppiata un’epidemia di furti con botto (con esplosione) ai bancomat. Gli autori: criminali – presumibilmente in arrivo dall’Europa dell’Est – basati in Lombardia. E da dove entrano ed escono questi delinquenti stranieri? Evidentemente, dai valichi incustoditi. Oggi ci sono gli scassinatori di bancomat con esplosivo (e lo scoppio potrebbe anche degenerare in tragedia, sbagliare nel maneggiare esplosivi può avere gravi conseguenze… e non solo per chi maneggia). Domani potrebbe essere il turno dei rapinatori che aggrediscono le persone in casa. Al di là della ramina, purtroppo, questa è cronaca (nera) quotidiana (o quasi). E sappiamo che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha istericamente rifiutato, contrariamente a quanto accaduto in Italia, di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione.

Frontalierato del crimine

Il Consiglio federale – o piuttosto: i burocrati del Dipartimento federale delle finanze – rispondendo lunedì ad una domanda della deputata leghista Roberta Pantani (autrice della mozione sul tema) sulla chiusura dei valichi secondari, ha confermato che è consapevole che il Ticino, e soprattutto il Mendrisiotto, è esposto al frontalierato del crimine (ci sarebbe mancato che non ne fosse consapevole), che la sicurezza è importante, che… che… che; ma quando si tratta di venire al dunque – ovvero: ma ‘sti valichi si chiudono o no? – la risposta è njet. Quindi una esplicita decisione del Parlamento viene disattesa. Le motivazioni? Fanfaluche, con tutto il rispetto parlando.

Due argomenti

Argomento 1: la misura non servirebbe dal punto di vista della sicurezza. Cari burocrati bernesi, questa la andate a raccontare a qualcun altro. Che la chiusura notturna dei valichi secondari non risolverebbe da sola tutti i problemi di sicurezza del Ticino o del Mendrisiotto è evidente, e nessuno pretende che sia così. Però aiuterebbe. Perché è chiaro anche al Gigi di Viganello che, sotto il profilo della sicurezza, è meglio un cancello chiuso che un cancello aperto. Detto questo: a sostenere la storiella dell’inefficacia sono, ma tu guarda i casi della vita, gli stessi burocrati che volevano farci credere che anche la richiesta del casellario giudiziale, introdotta nel 2015 dal leghista Norman Gobbi, non serviva ad un tubo quando invece ha evitato l’arrivo in Ticino di centinaia di delinquenti pericolosi. Senza contare quelli che, sapendo della richiesta del casellario, hanno rinunciato a presentare la domanda: che naturalmente non possono essere quantificati.

In realtà, è chiaro che “inefficace” nel caso concreto significa una cosa assai diversa, ovvero: “sgradita al Belpaese”. Ed infatti ecco arrivare l’argomento 2 della risposta governativa: “la chiusura dei valichi secondari renderebbe più difficile la collaborazione con l’Italia”. Eccoci dunque al vero nocciolo della questione! Ancora una volta, Berna cala le braghe davanti al Belpaese nell’ illusione di ottenere non si sa bene quale collaborazione (certo non la ratifica del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, essendo quest’ultimo ormai morto, sepolto e mummificato).  O magari il terrore è che qualche rappresentante italico possa andare a piagnucolare a Bruxelles?

Quindi: per i burocrati federali i buoni rapporti con la vicina Penisola – che ringrazia facendoci fessi davanti e di dietro: ma i tapini non se ne rendono conto… – sono più importanti della sicurezza del Mendrisiotto e del Ticino in generale.

Lorenzo Quadri

 

Le frontiere spalancate sono istigazione al femminicidio?

Altro che gli obbrobriosi manifesti di Plein! Ecco la domanda da porre al CdS

 

Allora: i cartelloni utilizzati da Philippe Plein per pubblicizzare il “black friday”, che rappresentano donne assassinate dai “prezzi killer”, sono una schifezza. Una provocazione di bassa tacca per suscitare scandalo e quindi far parlare e quindi (nella speranza dei promotori) aumentare le vendite. Niente di nuovo sotto il sole del mercato pubblicitario, che funziona così da tempo immemore. Solo che l’asticella della decenza viene spostata sempre più in là. Fa anche specie che uno stilista, che come tale dovrebbe creare cose belle, abbia poi bisogno di simili obbrobri per venderle.

Sul fatto che i manifesti di Plein siano aberranti non ci piove. Ma poi certuni moralisti (soprattutto moraliste) a senso unico hanno voluto montare la panna ad oltranza, a fini politici, partendo completamente per la tangente.

La panna montata

Così un gruppo di politicanti di $inistra e dintorni ha pensato bene di interrogare il Consiglio di Stato sui turpi manifesti chiedendo se “non ci siano gli estremi per istigazione al femminicidio”.

Capiamo l’esigenza di certi politicanti di mettere fuori la faccia ad ogni costo, specie con l’avvicinarsi di aprile; ma non è perché una cosa fa schifo che diventa automaticamente criminale. Se poi si pensa che a sottoscrivere una simile ciofeca di atto parlamentare ci sono anche deputati che fanno gli avvocati, uno si chiede se la laurea costoro l’abbiano conseguita ad un’università serale del Burundi (con tutto il rispetto per il Burundi).

Sorvolando sul fatto che il “femminicidio” non esiste da nessuna parte del codice penale (allora, per questioni di parità di genere, dovrebbe esistere anche il “maschicidio”); tutte le rappresentazioni di persone uccise sono istigazioni all’omicidio? In galera tutti gli scrittori e sceneggiatori di gialli e thriller? Processo postumo per Agatha Christie e Alfred Hitchcock? Quanti quadri ed affreschi, anche di grandi maestri, dobbiamo bruciare rispettivamente intonacare? Al rogo le tele di Artemisia Gentileschi che rappresentano Giuditta che decapita Oloferne (istigazione al maschicidio?) con una verve “splatter” in confronto alla quale i manifesti di Plein sono robetta da scuola d’infanzia?

Il problema è l’immigrazione

E’ poi imbarazzante che le politicanti ro$$e che si riempiono la bocca con la violenza sulle donne per un manifesto obbrobrioso (ma se invece di donne, Plein avesse messo uomini uccisi, sarebbe stato tutto a posto? Il problema è di violenza o, come si usa dire oggi, di “genere”?) tacciano sulla vera causa dell’aumento della violenza domestica alle nostre latitudini: ovvero l’immigrazione scriteriata, che loro però difendono a spada tratta. E sì: ancora una volta, i numeri parlano chiaro. In Svizzera la metà dei casi di violenza domestica è commessa da stranieri. Che però sono un quarto della popolazione. Questo significa che in proporzione gli uomini stranieri delinquono il doppio.Per cui, se avessero un minimo di onestà intellettuale, i residuati bellici del femminismo gauche-caviar ammetterebbero che la violenza domestica è un problema non di uomini in generale, ma di uomini stranieri. A maggior ragione se in arrivo da “altre culture”. Di recente in Francia un finto rifugiato del  Bangladesh, stupratore recidivo, è stato lasciato libero poiché, secondo i giudici, non aveva i “codici culturali” (?) per capire il reato: per lui, per la sua “cultura”, le donne occidentali, ree di vestirsi e di comportarsi in un certo modo, sono tutte prostitute.

Naturalmente su questo caso, assai più grave di un cartellone pubblicitario, silenzio tombale delle femministe ro$$e paladine del “devono entrare tutti”!

La vera domanda

A mettere in pericolo le donne non sono i cartelloni di Plein, che costituiscono semmai un attentato al buon senso ed al buon gusto, ma non certo alla sicurezza. A mettere in pericolo le donne è l’immigrazione scriteriata; la politica del “far entrare tutti” i finti rifugiati in arrivo da “altre culture”, incompatibili con la nostra. “Culture” secondo le quali una donna che non gira avvolta in un pastrano lungo fino ai piedi e con in faccia lo straccio dei piatti è una prostituta a disposizione di tutti. Lo ha dichiarato senza mezzi termini perfino la giornalista italiana di sinistra Lucia Annunziata: “le donne sono in pericolo a causa dell’immigrazione”. Altro che Plein!

Per cui, chiedere al governicchio se i manifesti di Plein costituiscano “istigazione al femminicidio” fa ridere i polli. La domanda da porre sarebbe: “le frontiere spalancate costituiscono istigazione al femminicidio?”. Ma naturalmente le kompagne non si sognano di formularla. Chissà come mai, eh?

Lorenzo Quadri

Lavori solo se sei frontaliere

Lavoratori “Over 50”? Ticinesi in assistenza, permessi G RADDOPPIATI in otto anni!

Scusate ma qui ci siamo veramente ridotti a Repubblica dell’iperbole! Da una risposta del Consiglio di Stato ad un’interrogazione apprendiamo, ma tu guarda i casi della vita, che in Ticino il numero dei lavoratori frontalieri ultracinquantenni è letteralmente esploso negli ultimi otto anni, passando da 9000 ad oltre 17mila. Praticamente un raddoppio!

Come se non bastasse, il settore più toccato da questa impennata è il settore terziario, dove i permessi G “over 50” tra il  2010 e la fine 2017 sono passati da 7000 ad oltre 10’200. E stiamo parlando di quel settore economico in cui non c’è alcuna lacuna di manodopera residente. Ma ciononostante, a seguito della devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, il numero di frontalieri è quadruplicato, passando da 10mila a 40mila. Se la preferenza indigena fosse rimasta in vigore, staremmo ancora veleggiando in zona 10mila. Chiaro il messaggio, partitocrazia spalancatrice di frontiere

Situazione allucinante

La notizia su frontalieri “over 50” non è  una sorpresa, stante l’invasione da sud in corso che il triciclo rifiuta ostinatamente di contrastare recitando il mantra del “sa po’ mia”. Ma rimane allucinante. Ai cittadini ticinesi che perdono il lavoro a 50 anni (magari proprio perché al loro posto vengono assunti due permessi G) si dice che devono rassegnarsi. Che “sa po’ fa nagott”. Che molto difficilmente troveranno un altro impiego. Perché sono vecchi (?); perché “costano troppo”. Per questo motivo e per quello. E quindi dovranno farsene una ragione. All’esaurimento del termine quadro dovranno andare in assistenza, se non saranno in età per prepensionarsi. Il cammino è segnato. Però i frontalieri ultracinquentenni il lavoro in Ticino lo trovano eccome! Al punto che il loro numero è addirittura raddoppiato nel giro di appena otto anni! Ed evidentemente non solo perché anche i frontalieri invecchiano. Le cifre parlano chiaro. Altro che “sono solo percezioni”!

Ma guarda un po’: sicché il lavoro in questo sfigatissimo Cantone lo puoi trovare anche se hai più di 50 anni. Ma solo se sei frontaliere. Se invece sei ticinese, nisba!

Ulteriore dimostrazione di come la devastante libera circolazione delle persone discrimina gli svizzeri in casa propria. Ma su questi aspetti, naturalmente, la stampa di regime passa all’acqua bassa. E la partitocrazia? Citus mutus! Chissà come mai, eh?

Lorenzo Quadri

Accoglienza di finti rifugiati: resteremo gli unici merli?

Nei paesi attorno a noi il vento sta cambiando. Alle nostre latitudini invece…

 

In vari paesi UE il vento in materia di finti rifugiati con lo smartphone sta cambiando. Le posizioni del gruppo Visegrad sono note ed esplicite. I premier dei paesi Visegrad si sono pure espressi esplicitamente contro l’immigrazione islamica, visto il pericolo di radicalizzazione. Da noi invece ci si muove nella direzione contraria: nessun ostacolo agli islamisti, nessun impedimento ai finanziamenti esteri alle moschee, Nicolas Blancho e compari assolti – e dunque legittimati – dal Tribunale penale federale, e avanti di questo passo.

La casta sbrocca

Il nuovo corso in materia di finti rifugiati sta facendo sbroccare l’establishment. Alle nostre latitudini, ad esempio, il kompagno Manuele “la scuola che NON verrà” Bertoli ha affidato a faccialibro (facebook) la propria indignazione. Come osano beceri populisti quali il neo ministro degli interni italico Matteo Salvini, il suo omologo tedesco Horst Seehofer (quello che sta facendo vedere i sordi verdi all’ “Anghela” Merkel: bravo!) o lo spregevole fascista (?) ungherese Viktor Orban chiudere i porti alle navi delle OGN e innalzare barriere sui confini, impedendo così ai migranti economici di “entrare tutti” come vuole il Credo gauche-caviar, e soprattutto togliendo introiti ai kompagni attivi nel business dell’accoglienza dei clandestini, che con i finti rifugiati si fanno gli zebedej di platino?

Populisti “lebbrosi”?

Ma naturalmente ad aver perso completamente la testa sono in molti. Tra essi anche il burattino della casta Emmanuel Macron, che ha paragonato il populismo alla “lebbra”. Hai capito questi boriosi politicanti al soldo dell’establishment spalancatore di frontiere? Mica si chiedono come mai gli odiati populisti vincono le elezioni. Macché: si limitano ad insultarli; loro ed i loro elettori. Autocritica zero! Intanto però la Francia da un lato sbraita contro i paesi che non vogliono finti rifugiati, dall’altro chiude la frontiera a Ventimiglia…

Le navi delle ONG

Sulle ONG che fanno da taxi ai finti rifugiati e li prelevano in mare per portarli in occidente è ora di cambiare passo. La scorsa settimana ad esempio una di queste navi, battente bandiera olandese, è intervenuta di forza, contravvenendo agli ordini della guardia costiera libica, per caricare gli occupanti di un gommone che si trovava in acque libiche. Poi ha spento le apparecchiature per rendersi “invisibile”, mettendo così in pericolo la sicurezza di passeggeri ed equipaggio, per fare rotta verso l’Europa.

Queste ONG che sostengono fattivamente l’immigrazione clandestina ricevono finanziamenti pubblici in abbondanza. Anche dalla Svizzera. Nei mesi scorsi nel Belpaese era scoppiata la polemica proprio perché si era scoperto che una nave che trasportava migranti illegali in Italia apparteneva ad una Organizzazione finanziata dal contribuente elvetico. Con tanto di accuse sulla stampa: “La Svizzera finanzia l’ONG che ci riempie di migranti”.

E’ evidente che qui bisogna chiudere i rubinetti. Chissà se il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, tra un evento mondano e l’altro, intende occuparsi della questione? Oppure i finanziamenti continueranno alla grande?

Altro che invettive…

Se l’Italia chiude i porti all’immigrazione clandestina, fa un regalo anche a noi. Quindi dovremmo ringraziarla. Altro che invettive! Anche se capiamo che la kompagna Simonetta (che almeno, diversamente da Bertoli, ha avuto il buon gusto di non uscirsene con dichiarazioni a vanvera contro il nuovo governo italico) non sia contenta. Se gli sbarchi di clandestini diminuiscono in modo massiccio, rischia di non poter più “aiutare l’Italia” facendo entrare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano. Ma che vanno ad alimentare il business rosso dell’asilo. E  permettono a tanti moralisti a senso unico di lavarsi la coscienza. Costoro fingono di non sapere che la presenza delle navi delle ONG fanno la fortuna dei trafficanti di esseri umani che gestiscono i barconi. I migranti infatti si imbarcano sui gommoni per farsi portare al largo con l’intenzione di farsi raccogliere da tali navi.

La Peppa Tencia

Anche in Ticino il tema dei migranti economici tiene banco. I cittadini di Losone, ma guarda un po’, a larga maggioranza hanno asfaltato il balordo progetto del Dipartimento Sommaruga di riaprire per tre anni l’ex caserma come centro per finti rifugiati. Adesso la Peppa Tencia rischia finire sul groppone del Mendrisiotto con il centro “Pasture”. Del resto la nuova legge sull’asilo consente al Dipartimento Sommaruga di aprire nuovi centri asilanti “provvisori” in stabili della Confederella senza chiedere niente a nessuno

Decidano i cittadini

Su questo fronte si segnala l’iniziativa costituzionale lanciata dal deputato leghista Boris Bignasca che chiede che su ogni nuovo centro asilanti gli abitanti del comune interessato debbano obbligatoriamente votare. “Decidano i cittadini, non Sommaruga”: questo il motto dell’atto parlamentare. E’ proprio quello che i burocrati bernesi non vogliono. In votazione popolare i centri asilanti vengono bocciati perfino in quei Comuni con municipi a maggioranza di $inistra: perché, è chiaro, la gauche-caviar vuole i finti rifugiati, ma mica in prossimità delle sue ville…

L’iniziativa è quindi decisamente meritevole di sostegno.

Lorenzo Quadri

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri

 

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Criminali stranieri: altro che espulsioni! Restano tutti qui!

Ci avevano promesso 4000 allontanamenti ogni anno: nel 2017 ne hanno fatti 400!

 

Per l’ennesima volta, gli svizzerotti sono stati presi per i fondelli dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$. E pure dai giudici buonisti-coglionisti, esponenti del medesimo triciclo.  A che proposito? A proposito dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Espulsione che, alla faccia della volontà popolare, avviene solo in una sparuta minoranza dei casi. In pratica, solo il 10% dei criminali stranieri lascia effettivamente la Svizzera. Gli altri? Ce li teniamo in casa!

Ricordiamo ad esempio la vicenda scandalosa del picchiatore 27enne tedesco che, secondo i legulei del tribunale cantonale zurighese, non potrebbe venire rimandato al suo paese, e questo a causa della devastante libera circolazione delle persone.

Hai capito come funzionano le cose? Il popolo vota una disposizione costituzionale – l’espulsione dei delinquenti stranieri – ed i giudici esponenti della casta si rifiutano, di proposito, di applicarla!

Popolo sabotato

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne accettata in votazione popolare nell’ormai lontano autunno del 2010. Preso atto che sotto le cupole federali la partitocrazia era chiaramente intenzionata a sabotare la volontà popolare sgradita, l’UDC nazionale lanciò la cosiddetta iniziativa d’attuazione, in cui veniva elencato con precisione in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato sbattuto fuori dal Paese. L’iniziativa venne sottoposta al voto popolare nel febbraio 2016. L’élite spalancatrice di frontiere la combatté con una campagna dai toni apocalittici: seconda, per isterismo, solo a quella condotta contro il No Billag. E l’iniziativa d’attuazione venne respinta dalle urne.

Campagna isterica

La propaganda di regime contro l’iniziativa d’attuazione non fu solo isterica. Fu anche infarcita di svergognate fake news – o balle di fra’ Luca che dir si voglia. Si raccontò ad esempio che, con le nuove regole che il parlamenticchio federale stava elaborando, ci sarebbero state addirittura 4000 espulsioni all’anno, e quindi non c’era affatto bisogno dell’iniziativa d’attuazione. La nuova legge sugli stranieri è entrata in vigore nell’ottobre 2016. E che ne è stato delle 4000 espulsioni annuali promesse? Facile: passata la festa, gabbato lo santo! Infatti nell’anno di disgrazia 2017 i decreti d’espulsione pronunciati sono stati la miseria di 832. E, come se non bastasse, solo la metà di questi è stata messa in atto. Traduzione: altro che 4000 espulsioni! Ce ne sono state 400! Ovvero, UN DECIMO di quanto era stato promesso ai cittadini nella campagna di votazione!

Si è dunque ripetuto quanto successo ai tempi della votazione sui bilaterali. Allora i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale raccontarono che, con la libera circolazione delle persone, in Svizzera sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Nella realtà ne arrivano otto volte di più.

O ancora: ai tempi della votazione sul bidone-Schengen, sempre i bernesi promisero che i costi sarebbero ammontanti a 7-8 milioni all’anno. Ed invece siamo in zona 200 milioni!

Clausola truffaldina

Il popolo ha votato l’espulsione dei delinquenti stranieri. I delinquenti stranieri, però, NON vengono espulsi. Perché? Perché a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, ancora una volta, hanno preso i votanti per i fondelli. Come l’hanno fatto?  Inventandosi la “clausola di rigore”, secondo cui “i giudici potranno eccezionalmente rinunciare all’espulsione se la misura dovesse porre il condannato in una situazione grave, e l’interesse pubblico non dovesse prevalere su quelli del diretto interessato a rimanere in Svizzera. Si dovrà anche tener conto del caso particolare di una persona nata e cresciuta nella Confederazione”.

Anche il Gigi di Viganello era in grado di prevedere che l’eccezione sarebbe diventata la regola. Così è stato. Morale: delinquenti stranieri non vengono rimandati a casa loro. Rimangono in Svizzera a recidivare. Spesso e volentieri, tanto per non farsi mancare nulla, a spese del solito sfigato contribuente. Che paga pure l’assistenza giudiziaria gratuita. Grazie partitocrazia!  Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

 

Migranti e invecchiamento della popolazione: basta balle!

Denatalità: le frontiere spalancate non sono la soluzione, ma parte del problema

Non solo il multikulti, ma anche la multietnicità è evitabile: in Giappone gli stranieri sono il 2%!

Il Pensiero unico avanza. Perfino tra quanti non sono per forza degli adepti del fallimentare multikulti, ed anzi lo considerano “una minaccia per la democrazia”, si dà invece per acquisito che la multietnicità sia un bene. O alla peggio un elemento neutro. Immigrazione uguale ricchezza!

Nei giorni scorsi sul Corriere della sera l’editorialista Angelo Panebianco ha pubblicato un importante intervento contro il multikulti. Vi si possono leggere alcuni passaggi decisamente apprezzabili. Ed applicabili alla realtà occidentale in generale, quindi anche a quella elvetica. Come questo: “Non è difficile ritrovarsi in un «incubo multiculturale». È sufficiente che nei vari luoghi — dagli ospedali alle scuole agli uffici pubblici e privati — le domande di trattamenti speciali, in deroga, da parte delle minoranze culturali vengano accolte, un giorno qua e il giorno dopo là: il trattamento speciale, una volta concesso, diventerebbe, dal punto di vista della minoranza, un diritto, e i tentativi di revocarlo incontrerebbero dure resistenze. Nascerebbero controversie giudiziarie e non è impossibile che esse sfocino in sentenze volte a riconoscere il suddetto diritto. Ed ecco la società multiculturale, la frantumazione della cittadinanza, la fine dell’uguaglianza formale di fronte alla legge, l’affermazione di diritti speciali e diversità di trattamento a seconda del gruppo culturale di appartenenza”. 

Partiti islamici

Segue una riflessione, giustamente preoccupata, sul partito islamico che in Belgio si presenterà alla prossime elezioni, e che punta ad introdurre la sharia nel paese. E’ chiaro che anche dalle nostre parti, prima o poi, si farà avanti un attore politico con le stesse mire. Magari inizialmente velate, per fare fessi gli svizzerotti. In seguito, una volta ottenute le cadreghe… E naturalmente i $inistrati, quelli dell’ “islam religione ufficiale in Svizzera e chi non ci sta è uno spregevole razzista, fascista ed islamofobo” applaudiranno giulivi. Almeno fino a quando non verrà detto alle loro madri, mogli, sorelle e figlie che, certo, non sono obbligate a portare solo pantaloni larghi e gonne lunghe e a girare con uno strofinaccio in testa, ci mancherebbe, ognuno/a si veste come vuole; però se non lo fanno poi non si lamentino se vengono molestate o stuprate da migranti in arrivo da altre (in)culture, dove donna non nascosta sotto una palandrana = zoccola.

Multietnicità inevitabile?

Peccato però che poi anche il pur brillante Panebianco, dopo i sacrosanti enunciati sull’ “incubo multiculturale”, scivoli nel luogo comune politikamente korrettissimo, usato ed abusato da anni ed annorum per convincere il popolazzo “chiuso e gretto” a far entrare tutti. Ovvero l’ineluttabilità, anzi la necessità, della “società multietnica”: “La multietnicità non è in linea di principio incompatibile con la democrazia.Guidata nel modo giusto può anche infonderle vitalità mettendo i suoi cittadini a contatto con esperienze che in precedenza non conoscevano. In ogni caso, gli ostili alla multietnicità devono darsi pace: una società che ha scelto di non fare più figli non ha altri canali per alimentare la propria forza-lavoro o per mantenere la sua crescente popolazione anziana”.

A parte che già si presuppone che la “multietnicità vada guidata nel mondo giusto”. Il che significa: i singoli Stati decidono chi entra e chi no. Il che è a sua volta in contrasto con l’attuale andazzo elvetico (grazie partitocrazia!). La storiella dei  migranti che fanno figli quale unico rimedio all’invecchiamento della popolazione va rispedita con decisione al mittente. Prima di tutto bisogna chiamare le cose con il loro nome. Il processo appena indicato ne ha uno ben preciso: sostituzione etnica. Lo diceva già Gheddhafi: l’islam  conquisterà l’occidente con la demografia.

Ridare prospettive

Anche la fetecchiata della “società (europea) che ha scelto di non fare figli”, non la si può più sentire. Il fatto è che i cittadini elvetici prima di mettere al mondo bambini magari fanno due calcoli e vedono se sono in grado di mantenerli e di – per quanto possibile – garantir loro un futuro. In considerazione del precariato, del soppiantamento dei residenti con frontalieri, eccetera, provocati dall’immigrazione scriteriata, c’è chi rinuncia. Non si tratta di vera “scelta”. Si tratta di imposizione degli spalancatori di frontiere! Si ridiano delle prospettive agli svizzeri ed ai ticinesi, e si vedrà che anche la quota di natalità salirà.

Ci sono invece migranti economici, in arrivo da “altre culture”, che il problema di cui sopra nemmeno se lo pongono: sfornano pargoli a ripetizione, tanto qualcuno – cioè gli svizzerotti fessi – provvederà a mantenere l’intera famiglia con i soldi delle proprie imposte.

Non ci facciamo abbindolare

E’ poi ora di piantarla anche con la fandonia degli immigrati che pagano le pensioni agli svizzeri. Gli immigrati non si pagano nemmeno le loro, di pensioni: una parte crescente di essi non lavora. Inoltre: se la balla di cui sopra fosse vera, come mai, malgrado l’immigrazione sia esplosa, il buco nelle casse dell’AVS si allarga sempre più? Al punto che adesso il Consiglio federale vorrebbe colmarlo tramite aumento dell’età di pensionamento, due punti percentuali di IVA in più, ed analoghe amenità?

Anche il Giappone ha un problema di invecchiamento della popolazione. Però la percentuale di stranieri è del 2%.E non si sogna certo di cambiare impostazione. Nessuno nell’arcipelago del Sol Levante blatera di “far entrare tutti” raccontando la fregnaccia che bisogna ripopolare il paese. Le frontiere spalancate non sono la soluzione alla denatalità, sono parte del problema. Quindi, col piffero che ci beviamo le panzane di chi pretende di convincerci che l’immigrazione scriteriata è “ineluttabile per alimentare la forza lavoro” e per “mantenere le persone anziane”!

Lorenzo Quadri

 

Novazzano: ancora effrazioni! Ma le frontiere restano aperte

Frontalieri del crimine sempre all’opera: i media tacciono ed i balivi ronfano

 

Intanto gli uccellini bernesi cinguettano che il Consiglio federale, nell’ennesimo atto di servile sottomissione all’UE, vorrebbe lasciare i  valichi secondari spalancati ed incustoditi, e lavarsi la coscienza aumentando l’illuminazione! Se questa non è una presa per i fondelli!

La presa per i fondelli continua ad oltranza! Nelle scorse notti a Novazzano una carrozzeria ed un’altra azienda sono state prese di mira dagli scassinatori. I malviventi, arrivati dal Belpaese, hanno devastato gli spazi amministrativi provocando danni ingenti. Poi hanno usato l’estintore nel tentativo di cancellare le proprie tracce, si sono impossessati di tutto quello che hanno potuto ed hanno rubato l’auto di un cliente. Essendo la vettura dotata di Gps, si è potuto accertare che gli ennesimi delinquenti stranieri sono scappati attraversando indisturbati il valico incustodito di Ronago, per poi abbandonare la macchina nei pressi di Milano. Su questo episodio, ma guarda un po’, gli organi d’informazione non hanno scritto né detto un cip. E chissà quanti fatti analoghi avvengono senza che la notizia diventi pubblica, malgrado questo Cantone pulluli di media cartacei e soprattutto elettronici (portali online come se piovesse).

Ma come: i frontalieri del crimine che entrano ed escono dal Ticino grazie alle frontiere spalancate ed incustodite con l’Italia, non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?

Sono passati 13 mesi…

Era il primo aprile del 2017, è dunque passato ormai oltre un anno ed un mese, quando – dando seguito alla mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, approvata dal Parlamento – Berna decise la chiusura notturna in prova per sei mesi, dalle 23 alle 5,  di tre valichi secondari con la Penisola: Pedrinate, Novazzano Marcetto e Ponte Cremenaga. Si trattava di un’applicazione parziale di quanto deciso dalle Camere federali. Le quali avevano infatti approvato la chiusura notturna di tutti i valichi secondari con il Belpaese, ed in via definitiva.La storiella della sperimentazione è l’ennesima presa per i fondelli ideata dai camerieri dell’UE in Consiglio federale. Il principio è lo stesso che verrebbe applicato alla “scuola che (non) verrà” di Bertoli, però al contrario. Nel senso che il governicchio federale sperimenta le chiusure dei valichi per poi farsi redigere il rapporto farlocco secondo cui il provvedimento sarebbe inutile. Il DECS, invece, sperimenta la scuola ro$$a per farsi scodellare il rapporto farlocco che certifica che la riforma $ocialista è una figata pazzesca.

Sette mesi di silenzio

La sperimentazione della chiusura notturna dei tre valichi secondari si è conclusa in ottobre, quando Berna li ha scioccamente riaperti; oltretutto senza nemmeno degnarsi di informare preventivamente  il Cantone! E da allora? Citus mutus! Di mesi ne sono passati ben sette. Eppure ancora nulla si sa del fantomatico rapporto sulla sperimentazione: evidentemente i burocrati bernesi non sanno cosa inventarsi per taroccarloaffinché ne risulti che la chiusura non serve! Lo scopo dell’esercizio, evidentemente, è quello di calare le braghe davanti all’UE ed in particolare davanti ai vicini a sud. Si ricorderà infatti che, all’inizio della sperimentazione, i politicanti italici in fregola di visibilità, accompagnati dalla loro stampa di servizio, si misero a starnazzare a pieni polmoni agli “svizzeri razzisti” e alla “violazione di Schengen”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Il delirio

Addirittura gli uccellini bernesi cinguettano che il Consiglio federale, per far contenti i suoi padroni di Bruxelles, starebbe meditando la seguente idiozia: lasciare le frontiere spalancate ma migliorare la sicurezza (?) aumentando l’illuminazione!Questi strapagati burocrati ci stanno evidentemente prendendo per i fondelli!  Ve le diamo noi le lampadine extra in dogana invece delle chiusure! I valichi secondari con il Belpaese vanno chiusi di notte: tutti, subito, ed anche in una fascia oraria più estesa di quella “sperimentata”!La necessità di farlo c’è eccome. Quanto accaduto nei giorni scorsi a Novazzano – nel silenzio tombale della stampa di regime: chissà come mai? – lo dimostra. Con le frontiere chiuse di notte, i criminali in arrivo dall’Italia non possono allegramente entrare, mettere a segno i loro colpi e poi scappare varcando il confine in macchina!

Che pena!

E’ veramente penoso constatare che, mentre perfino il ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer, oltretutto esponente del partito dell’ “Anghela” Merkel, dichiara pubblicamente che i fallimentari accordi di Schengen vanno sospesi, i camerieri bernesi dell’UE non hanno neppure il coraggio di applicare una decisione parlamentare presa da tempo.

Sveglia! Avanti subito con la chiusura notturna dei valichi secondai! E magari, già che ci siamo, anche diurna!

Lorenzo Quadri

 

 

Il lavaggio del cervello per ingerlarci l’accordo quadro

Altro che firmare nuovi trattati con Bruxelles: bisogna disdire quelli attuali!

 

Come volevasi dimostrare il neo-ministro degli Esteri KrankenCassis, doppio passaporto fino a “cinque minuti” prima dell’elezione in Consiglio federale, insiste con la ciofeca dell’accordo quadro istituzionale con l’UE. Il quale accordo comporta che, negli ambiti da esso regolati, in casa nostra comandano i balivi di Bruxelles. Non i cittadini svizzeri. Il meccanismo è ben visibile con i fallimentari accordi di Schengen e con la direttiva UE per disarmare i cittadini onesti. Con il pretesto che questa direttiva fa parte dell’acquis Schengen, tale ciofeca viene imposta anche alla Svizzera, in quanto Stato firmatario. E questo malgrado sia contraria alle  nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. Non si capisce come mai, però, la Repubblica Ceca – che è un Paese membro UE – possa invece tranquillamente rifiutare le modifiche al proprio diritto sulle armi che i balivi UE vorrebbero imporre. Sono solo gli svizzerotti fessi a venire “minacciati” con la disdetta degli accordi di Schengen nel caso di rifiuto del nuovo Diktat UE?  Minaccia per modo di dire, dato che la fine del regime-Schengen sarebbe per noi una benedizione; ma questo è un altro discorso.

L’interesse della Svizzera…

Il buon KrankenCassis è stato membro della Pro Tell, associazione che si batte per un diritto liberale delle armi, per accattarsi qualche voto parlamentare. Ne è però uscito dopo un battito di ciglia per poi schierarsi sul fronte opposto.

il neo ministro degli esteri non ha difeso in alcun modo l’autonomia degli Svizzeri dagli eurobalivi che pretendono di imporci il loro diritto delle armi. La stessa cosa accadrà, poco ma sicuro, nell’ambito dello sconcio accordo quadro istituzionale. Di cui il ministro degli Esteri continua, tra l’altro, a parlare. Chiaro tentativo di lavaggio del cervello. Secondo l’ultima versione, le trattative a livello tecnico con Bruxelles si potrebbero concludere entro l’estate. Ma anche no! E questa sarebbe una bella notizia? E’ inutile che KrankenCassis continui ad imbonirci con la storiella che si sottoscriveranno solo accordi nell’interesse della Svizzera. L’interesse della Svizzera imporrebbe di non sottoscrivere nessun nuovo accordo con l’UE, ed anzi disdirne qualcuno degli esistenti.Vedi libera circolazione delle persone, vedi Schengen, tanto per citare un paio di esempi. E’ chiaro che KrankenCassis l’accordo quadro lo vuole eccome, proprio come il suo predecessore Burkhaltèèèr. E questo in barba agli interessi della Svizzera. La musica non è affatto cambiata. Faremo bene a rendercene conto.

Il piazzista tedesco

E’ poi evidente che l’UE vuole imporre l’accordo quadro alla Svizzera per comandare in casa nostra. Nei giorni scorsi è giunto a Berna il presidente tedesco, tale Frank-Walter Steinmeier, SD, uno che nemmeno in Germania sanno chi sia. Il quale ha pensato bene di venire a raccontare agli svizzerotti immonde fetecchiate del tipo: “L’Unione europea non è un nemico della Svizzera”. Di sicuro non è un amico. E’ un’entità che si fa gli affari propri a scapito nostro. E quindi, se continua a ripeterci che dobbiamo firmare l’accordo quadro istituzionale, è perché ciò rientra nel suo interesse; non certo nel nostro.

Cominciamo inoltre ad essere stufi di vedere che qualsiasi politicante straniero in visita nel nostro paese – compresi quelli, come il $inistrato Steinmeier, che nemmeno a casa loro contano un tubo – si crede nella posizione di calarci lezioni su come ci dobbiamo comportare con l’UE. Ma stiamo scherzando?

Starsene a casa

Oltretutto l’alto papavero germanico parla pure a vanvera. O meglio: il ghost writer pagato dal contribuente tedesco che gli prepara gli interventi scrive a vanvera. Infatti nello stesso discorso il kompagno “Frank-Walter” è riuscito ad elogiare la democrazia svizzera e a fare propaganda per l’accordo quadro. Il quale però con la democrazia non c’entra un tubo.  A volerlo fortissimamente è la casta,  con l’intenzione di togliere potere al popolazzo becero che “vota sbagliato”.  Il tedesco, dunque, ci racconta tutto e il contrario di tutto.

Altro che dare cene di gala in onore di Steinmeier. Lo sconosciuto signore avrebbe dovuto essere imbarcato sul primo volo in partenza per Berlino.

L’europeista Cassis si metta l’anima in pace: non vogliamo nessuno accordo quadro con l’UE, non vogliamo nessun Diktat di Bruxelles sulle armi, e qualsiasi piazzista europeo che avesse una mezza idea di arrivare da noi per tentare di sbolognarceli, è cordialmente invitato a starsene a casa propria.

Lorenzo Quadri

In Ticino entra di tutto… la sanità non fa eccezione

Grazie partitocrazia spalancatrice di frontiere! Apriamoci sempre di più!

Ennesima dimostrazione, nel caso ce ne fosse bisogno, che in questo sfigatissimo Cantone, grazie alla scellerata politica delle frontiere spalancate, arrivano tutti i furbetti dell’italico quartierino.

Dal deleterio trend non è immune la medicina. Questo significa che gli svizzerotti fessi, quelli che “si aprono” quando invece dovrebbero costruire muri sul confine e mandare a quel paese la libera circolazione delle persone, grazie a questi furbetti rischiano non solo di farsi “stuccare” dei bei soldoni, non solo di perdere il lavoro, ma anche danni alla salute.

Il chirurgo indagato

Risulta infatti che tale MC, chirurgo estetico 32enne  (sono in corso verifiche sulla sua laurea) indagato a Milano per omicidio colposo a seguito dalla morte, dopo mesi di agonia, di una paziente a cui aveva praticato una liposuzione, pubblicizzasse sul proprio sito, con la tipica magniloquenza d’Oltreconfine, la sua attività in pieno centro Lugano. Stranamente, da venerdì pomeriggio il sito del medico risulta bloccato con la pudibonda dicitura: “il sito è momentaneamente offline, ci scusiamo per il disagio”.

Per contro, risulta (o almeno, lo era fino a venerdì)  ancora aperto il profilo Instagram del chirurgo in questione: vi compare un suo primo piano “glamour” con espressione da schiaffi  e, sopra, in bella mostra, la dicitura “Lugano Switzerland”. Ohibò. Il capo dell’Ufficio della sanità del Beltradipartimento DSS ha dichiarato che 1) il dr MC non può lavorare in Ticino poiché non dispone del titolo di specialista FMH e 2) “a noi non risulta che lavorasse”. Se la prima affermazione certifica che la presenza del chirurgo indagato sul panorama sanitario ticinese è abusiva, la seconda solleva vari interrogativi. Infatti “a noi non risulta che lavorasse” è ben diverso che “non lavorava”. Significa infatti: magari lavorava (abusivamente), ma noi non lo sappiamo. Ah, siamo messi proprio bene! Ennesimo “caso isolato” o andazzo diffuso e sotto il naso del Beltradipartimento DSS?

“Dobbiamo aprirci”

Grazie alle frontiere spalancate in Ticino arriva di tutto e di più: “tanto gli elvetici (come ci chiamano oltreramina) sono fessi e non si accorgono di niente!”. Si capirà che quando questa migrazione di furbetti coinvolge il settore medico, la situazione si fa “spessa”. Per ironia della sorte, proprio lo stesso giorno in cui è stata divulgata la notizia del chirurgo, si è appreso che una pediatra italiana, attiva anche in Ticino, è stata radiata dall’albo dell’ordine dei medici di Milano.

Non è finita. Il Mattino è a conoscenza del caso di un dottore italico, che opera – od operava fino a poco tempo fa – nel Sopraceneri. Costui, pur avendo l’autorizzazione al libero esercizio in Ticino, non dispone di un numero di concordato e quindi non può fatturare le proprie prestazioni alla LAMal. Risulta però che lo facesse lo stesso grazie a qualche collega compiacente che “imprestava” il suo numero di concordato.

Qual è il problema?

La (desolante) conclusione è sempre la stessa. Le frontiere spalancate ci hanno portato in casa  il malandazzo italico, anche in campo medico, ed il nostro sistema non ha gli anticorpi per combatterlo. Ma naturalmente va tutto  bene. Il problema del Ticino non è che entra di tutto e di più. Il problema sono i ticinesotti “chiusi e gretti” che, come ebbe a dire l’ormai obliato ex ministro degli Esteri PLR Burkhaltèèèr in una sconcia allocuzione di Capodanno (era il primo gennaio 2014), “devono aprirsi all’UE”.

Lorenzo Quadri

Il ministro tedesco Seehofer: “bisogna chiudere le frontiere”

Mentre noi svizzerotti spendiamo sempre di più per i fallimentari accordi di Schengen

 

Il neo-ministro degli esteri tedesco Horst Seehofer, leader della CSU bavarese, comincia a starci decisamente simpatico. In poco tempo è infatti riuscito a dire due sacrosante verità che hanno fatto rizzare i capelli in testa alla Frau Merkel. La quale porta una grossa responsabilità nell’invasione non solo della Germania, ma dell’Europa da parte di milioni di finti rifugiati con lo smartphone che non scappano da nessuna guerra.

Sull’islam

Dichiarazione numero uno: “l’islam non fa parte della Germania”. Giusto. Non solo della Germania. Non fa parte dell’Europa in generale, le cui radici sono giudaico-cristiane.  Per restare in casa nostra: la Svizzera è un paese cristiano da 1500 anni. Con la politica delle frontiere spalancate e del “devono entrare tutti” l’Europa si è tirata in casa un numero spropositato di migranti economici islamici non integrati né integrabili, con tutte le conseguenze del caso (vedi delinquenza, fatti di Colonia, e compagnia brutta). Ma col cavolo che siamo disposti a negare le nostre origini e tradizioni per fare spazio a quelle di immigrati in arrivo da “altre culture” come vorrebbero i $inistrati con proposte fuori di melone, vedi l’abolizione delle feste religiose. Col cavolo che siamo disposti a sposare  la ridicola balla partorita dalla Merkel secondo cui  l’islam sarebbe parte della Germania (o dell’Europa, o della Svizzera). Chi vuole vivere secondo i dettami islamici, va a stare in un paese musulmano. Non viene da noi. E’ ora di avere il coraggio di dire che, per i milioni di finti rifugiati che si trovano in Europa senza avere diritto all’asilo, la parola d’ordine non può essere integrare. Perché costoro non devono essere integrati. Devono essere rimpatriati.

Su Schengen

Dichiarazione numero due di Seehofer: bisogna sospendere Schengen poiché “il controllo dei nostri confini deve essere mantenuto finché l’UE non sarà in grado di proteggere i suoi confini esterni; e questo è qualcosa che non possiamo intravedere nel prossimo futuro (…) non si tratta solo di respingere l’immigrazione illegale, le frontiere hanno un importante ruolo di protezione”.

Queste sono frasi da incorniciare. Frasi che, purtroppo, mai sentiremo pronunciare dai calatori di braghe del Consiglio federale. I quali anzi, davanti ad analoghi propositi, inorridiscono scandalizzati: “Bisogna aprirsi!”.

21 milioni in più

Mentre il ministro dell’interno tedesco parla infatti di chiudere le frontiere, gli svizzerotti fessi, grazie ai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$, si apprestano a pagare 21 milioni di Fr in più per i fallimentari accordi di Schengen. 21 milioni  gettati nel water. Per colpa di Schengen, spendiamo sempre di più per rinunciare alla nostra sicurezza e per farci “schiacciare gli ordini” da Bruxelles: il diktat contro le armi in possesso dei cittadini onesti, ad esempio, è un sviluppo di Schengen. 21 milioni di spesa in più quando per Schengen di milioni già ne sperperiamo almeno 200 all’anno. E dire che la partitocrazia, prima della votazione popolare sul tema (2005) aveva promesso che la fattura sarebbe stata di al massimo di 7 milioni all’anno.

Che poi l’UE, come dice Seehofer, non sappia o non voglia difendere le frontiere esterne, è manifesto. Quelli che le difendono davvero, vedi l’Ungheria con il sacrosanto muro sul confine, invece di venire appoggiati, vengono infamati da Bruxelles come razzisti e fascisti.

E se davvero la Germania…

Inoltre: cosa succederebbe nel caso in cui il buon Seehofer dovesse giustamente decidere di chiudere davvero le frontiere della Germania, incluse quindi quelle con la Svizzera? Ricordiamo che già in passato dalla Baviera era giunta al nostro indirizzo la rampogna di avere i confini a colabrodo, che lasciavano filtrare verso nord troppi finti rifugiati.

Succederebbe questo: gli svizzerotti fessi le frontiere con il Belpaese mica le chiuderebbero. Perché oltreramina i politicanti si metterebbero a starnazzare, e perché la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, piagnucolerebbe che “bisogna aiutare l’Italia”. Così i finti rifugiati continuerebbero ad entrare allegramente in Svizzera dalla Penisola. Magari con l’aiuto di passatrici che siedono in Gran consiglio per il P$.

Con le frontiere tedesche chiuse, i migranti che entrano in Svizzera dalla vicina Repubblica e diretti a nord non potrebbero, almeno quelli che desiderano farlo, procedere verso la Germania. Quindi ce li terremmo tutti noi. E questo per voler essere più papisti del Papa e più europeisti degli Stati UE.

Poi ci chiediamo come mai siamo messi sempre peggio!

Lorenzo Quadri