Le frontiere spalancate sono istigazione al femminicidio?

Altro che gli obbrobriosi manifesti di Plein! Ecco la domanda da porre al CdS

 

Allora: i cartelloni utilizzati da Philippe Plein per pubblicizzare il “black friday”, che rappresentano donne assassinate dai “prezzi killer”, sono una schifezza. Una provocazione di bassa tacca per suscitare scandalo e quindi far parlare e quindi (nella speranza dei promotori) aumentare le vendite. Niente di nuovo sotto il sole del mercato pubblicitario, che funziona così da tempo immemore. Solo che l’asticella della decenza viene spostata sempre più in là. Fa anche specie che uno stilista, che come tale dovrebbe creare cose belle, abbia poi bisogno di simili obbrobri per venderle.

Sul fatto che i manifesti di Plein siano aberranti non ci piove. Ma poi certuni moralisti (soprattutto moraliste) a senso unico hanno voluto montare la panna ad oltranza, a fini politici, partendo completamente per la tangente.

La panna montata

Così un gruppo di politicanti di $inistra e dintorni ha pensato bene di interrogare il Consiglio di Stato sui turpi manifesti chiedendo se “non ci siano gli estremi per istigazione al femminicidio”.

Capiamo l’esigenza di certi politicanti di mettere fuori la faccia ad ogni costo, specie con l’avvicinarsi di aprile; ma non è perché una cosa fa schifo che diventa automaticamente criminale. Se poi si pensa che a sottoscrivere una simile ciofeca di atto parlamentare ci sono anche deputati che fanno gli avvocati, uno si chiede se la laurea costoro l’abbiano conseguita ad un’università serale del Burundi (con tutto il rispetto per il Burundi).

Sorvolando sul fatto che il “femminicidio” non esiste da nessuna parte del codice penale (allora, per questioni di parità di genere, dovrebbe esistere anche il “maschicidio”); tutte le rappresentazioni di persone uccise sono istigazioni all’omicidio? In galera tutti gli scrittori e sceneggiatori di gialli e thriller? Processo postumo per Agatha Christie e Alfred Hitchcock? Quanti quadri ed affreschi, anche di grandi maestri, dobbiamo bruciare rispettivamente intonacare? Al rogo le tele di Artemisia Gentileschi che rappresentano Giuditta che decapita Oloferne (istigazione al maschicidio?) con una verve “splatter” in confronto alla quale i manifesti di Plein sono robetta da scuola d’infanzia?

Il problema è l’immigrazione

E’ poi imbarazzante che le politicanti ro$$e che si riempiono la bocca con la violenza sulle donne per un manifesto obbrobrioso (ma se invece di donne, Plein avesse messo uomini uccisi, sarebbe stato tutto a posto? Il problema è di violenza o, come si usa dire oggi, di “genere”?) tacciano sulla vera causa dell’aumento della violenza domestica alle nostre latitudini: ovvero l’immigrazione scriteriata, che loro però difendono a spada tratta. E sì: ancora una volta, i numeri parlano chiaro. In Svizzera la metà dei casi di violenza domestica è commessa da stranieri. Che però sono un quarto della popolazione. Questo significa che in proporzione gli uomini stranieri delinquono il doppio.Per cui, se avessero un minimo di onestà intellettuale, i residuati bellici del femminismo gauche-caviar ammetterebbero che la violenza domestica è un problema non di uomini in generale, ma di uomini stranieri. A maggior ragione se in arrivo da “altre culture”. Di recente in Francia un finto rifugiato del  Bangladesh, stupratore recidivo, è stato lasciato libero poiché, secondo i giudici, non aveva i “codici culturali” (?) per capire il reato: per lui, per la sua “cultura”, le donne occidentali, ree di vestirsi e di comportarsi in un certo modo, sono tutte prostitute.

Naturalmente su questo caso, assai più grave di un cartellone pubblicitario, silenzio tombale delle femministe ro$$e paladine del “devono entrare tutti”!

La vera domanda

A mettere in pericolo le donne non sono i cartelloni di Plein, che costituiscono semmai un attentato al buon senso ed al buon gusto, ma non certo alla sicurezza. A mettere in pericolo le donne è l’immigrazione scriteriata; la politica del “far entrare tutti” i finti rifugiati in arrivo da “altre culture”, incompatibili con la nostra. “Culture” secondo le quali una donna che non gira avvolta in un pastrano lungo fino ai piedi e con in faccia lo straccio dei piatti è una prostituta a disposizione di tutti. Lo ha dichiarato senza mezzi termini perfino la giornalista italiana di sinistra Lucia Annunziata: “le donne sono in pericolo a causa dell’immigrazione”. Altro che Plein!

Per cui, chiedere al governicchio se i manifesti di Plein costituiscano “istigazione al femminicidio” fa ridere i polli. La domanda da porre sarebbe: “le frontiere spalancate costituiscono istigazione al femminicidio?”. Ma naturalmente le kompagne non si sognano di formularla. Chissà come mai, eh?

Lorenzo Quadri

Lavori solo se sei frontaliere

Lavoratori “Over 50”? Ticinesi in assistenza, permessi G RADDOPPIATI in otto anni!

Scusate ma qui ci siamo veramente ridotti a Repubblica dell’iperbole! Da una risposta del Consiglio di Stato ad un’interrogazione apprendiamo, ma tu guarda i casi della vita, che in Ticino il numero dei lavoratori frontalieri ultracinquantenni è letteralmente esploso negli ultimi otto anni, passando da 9000 ad oltre 17mila. Praticamente un raddoppio!

Come se non bastasse, il settore più toccato da questa impennata è il settore terziario, dove i permessi G “over 50” tra il  2010 e la fine 2017 sono passati da 7000 ad oltre 10’200. E stiamo parlando di quel settore economico in cui non c’è alcuna lacuna di manodopera residente. Ma ciononostante, a seguito della devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, il numero di frontalieri è quadruplicato, passando da 10mila a 40mila. Se la preferenza indigena fosse rimasta in vigore, staremmo ancora veleggiando in zona 10mila. Chiaro il messaggio, partitocrazia spalancatrice di frontiere

Situazione allucinante

La notizia su frontalieri “over 50” non è  una sorpresa, stante l’invasione da sud in corso che il triciclo rifiuta ostinatamente di contrastare recitando il mantra del “sa po’ mia”. Ma rimane allucinante. Ai cittadini ticinesi che perdono il lavoro a 50 anni (magari proprio perché al loro posto vengono assunti due permessi G) si dice che devono rassegnarsi. Che “sa po’ fa nagott”. Che molto difficilmente troveranno un altro impiego. Perché sono vecchi (?); perché “costano troppo”. Per questo motivo e per quello. E quindi dovranno farsene una ragione. All’esaurimento del termine quadro dovranno andare in assistenza, se non saranno in età per prepensionarsi. Il cammino è segnato. Però i frontalieri ultracinquentenni il lavoro in Ticino lo trovano eccome! Al punto che il loro numero è addirittura raddoppiato nel giro di appena otto anni! Ed evidentemente non solo perché anche i frontalieri invecchiano. Le cifre parlano chiaro. Altro che “sono solo percezioni”!

Ma guarda un po’: sicché il lavoro in questo sfigatissimo Cantone lo puoi trovare anche se hai più di 50 anni. Ma solo se sei frontaliere. Se invece sei ticinese, nisba!

Ulteriore dimostrazione di come la devastante libera circolazione delle persone discrimina gli svizzeri in casa propria. Ma su questi aspetti, naturalmente, la stampa di regime passa all’acqua bassa. E la partitocrazia? Citus mutus! Chissà come mai, eh?

Lorenzo Quadri

Accoglienza di finti rifugiati: resteremo gli unici merli?

Nei paesi attorno a noi il vento sta cambiando. Alle nostre latitudini invece…

 

In vari paesi UE il vento in materia di finti rifugiati con lo smartphone sta cambiando. Le posizioni del gruppo Visegrad sono note ed esplicite. I premier dei paesi Visegrad si sono pure espressi esplicitamente contro l’immigrazione islamica, visto il pericolo di radicalizzazione. Da noi invece ci si muove nella direzione contraria: nessun ostacolo agli islamisti, nessun impedimento ai finanziamenti esteri alle moschee, Nicolas Blancho e compari assolti – e dunque legittimati – dal Tribunale penale federale, e avanti di questo passo.

La casta sbrocca

Il nuovo corso in materia di finti rifugiati sta facendo sbroccare l’establishment. Alle nostre latitudini, ad esempio, il kompagno Manuele “la scuola che NON verrà” Bertoli ha affidato a faccialibro (facebook) la propria indignazione. Come osano beceri populisti quali il neo ministro degli interni italico Matteo Salvini, il suo omologo tedesco Horst Seehofer (quello che sta facendo vedere i sordi verdi all’ “Anghela” Merkel: bravo!) o lo spregevole fascista (?) ungherese Viktor Orban chiudere i porti alle navi delle OGN e innalzare barriere sui confini, impedendo così ai migranti economici di “entrare tutti” come vuole il Credo gauche-caviar, e soprattutto togliendo introiti ai kompagni attivi nel business dell’accoglienza dei clandestini, che con i finti rifugiati si fanno gli zebedej di platino?

Populisti “lebbrosi”?

Ma naturalmente ad aver perso completamente la testa sono in molti. Tra essi anche il burattino della casta Emmanuel Macron, che ha paragonato il populismo alla “lebbra”. Hai capito questi boriosi politicanti al soldo dell’establishment spalancatore di frontiere? Mica si chiedono come mai gli odiati populisti vincono le elezioni. Macché: si limitano ad insultarli; loro ed i loro elettori. Autocritica zero! Intanto però la Francia da un lato sbraita contro i paesi che non vogliono finti rifugiati, dall’altro chiude la frontiera a Ventimiglia…

Le navi delle ONG

Sulle ONG che fanno da taxi ai finti rifugiati e li prelevano in mare per portarli in occidente è ora di cambiare passo. La scorsa settimana ad esempio una di queste navi, battente bandiera olandese, è intervenuta di forza, contravvenendo agli ordini della guardia costiera libica, per caricare gli occupanti di un gommone che si trovava in acque libiche. Poi ha spento le apparecchiature per rendersi “invisibile”, mettendo così in pericolo la sicurezza di passeggeri ed equipaggio, per fare rotta verso l’Europa.

Queste ONG che sostengono fattivamente l’immigrazione clandestina ricevono finanziamenti pubblici in abbondanza. Anche dalla Svizzera. Nei mesi scorsi nel Belpaese era scoppiata la polemica proprio perché si era scoperto che una nave che trasportava migranti illegali in Italia apparteneva ad una Organizzazione finanziata dal contribuente elvetico. Con tanto di accuse sulla stampa: “La Svizzera finanzia l’ONG che ci riempie di migranti”.

E’ evidente che qui bisogna chiudere i rubinetti. Chissà se il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, tra un evento mondano e l’altro, intende occuparsi della questione? Oppure i finanziamenti continueranno alla grande?

Altro che invettive…

Se l’Italia chiude i porti all’immigrazione clandestina, fa un regalo anche a noi. Quindi dovremmo ringraziarla. Altro che invettive! Anche se capiamo che la kompagna Simonetta (che almeno, diversamente da Bertoli, ha avuto il buon gusto di non uscirsene con dichiarazioni a vanvera contro il nuovo governo italico) non sia contenta. Se gli sbarchi di clandestini diminuiscono in modo massiccio, rischia di non poter più “aiutare l’Italia” facendo entrare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano. Ma che vanno ad alimentare il business rosso dell’asilo. E  permettono a tanti moralisti a senso unico di lavarsi la coscienza. Costoro fingono di non sapere che la presenza delle navi delle ONG fanno la fortuna dei trafficanti di esseri umani che gestiscono i barconi. I migranti infatti si imbarcano sui gommoni per farsi portare al largo con l’intenzione di farsi raccogliere da tali navi.

La Peppa Tencia

Anche in Ticino il tema dei migranti economici tiene banco. I cittadini di Losone, ma guarda un po’, a larga maggioranza hanno asfaltato il balordo progetto del Dipartimento Sommaruga di riaprire per tre anni l’ex caserma come centro per finti rifugiati. Adesso la Peppa Tencia rischia finire sul groppone del Mendrisiotto con il centro “Pasture”. Del resto la nuova legge sull’asilo consente al Dipartimento Sommaruga di aprire nuovi centri asilanti “provvisori” in stabili della Confederella senza chiedere niente a nessuno

Decidano i cittadini

Su questo fronte si segnala l’iniziativa costituzionale lanciata dal deputato leghista Boris Bignasca che chiede che su ogni nuovo centro asilanti gli abitanti del comune interessato debbano obbligatoriamente votare. “Decidano i cittadini, non Sommaruga”: questo il motto dell’atto parlamentare. E’ proprio quello che i burocrati bernesi non vogliono. In votazione popolare i centri asilanti vengono bocciati perfino in quei Comuni con municipi a maggioranza di $inistra: perché, è chiaro, la gauche-caviar vuole i finti rifugiati, ma mica in prossimità delle sue ville…

L’iniziativa è quindi decisamente meritevole di sostegno.

Lorenzo Quadri

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri

 

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Criminali stranieri: altro che espulsioni! Restano tutti qui!

Ci avevano promesso 4000 allontanamenti ogni anno: nel 2017 ne hanno fatti 400!

 

Per l’ennesima volta, gli svizzerotti sono stati presi per i fondelli dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$. E pure dai giudici buonisti-coglionisti, esponenti del medesimo triciclo.  A che proposito? A proposito dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Espulsione che, alla faccia della volontà popolare, avviene solo in una sparuta minoranza dei casi. In pratica, solo il 10% dei criminali stranieri lascia effettivamente la Svizzera. Gli altri? Ce li teniamo in casa!

Ricordiamo ad esempio la vicenda scandalosa del picchiatore 27enne tedesco che, secondo i legulei del tribunale cantonale zurighese, non potrebbe venire rimandato al suo paese, e questo a causa della devastante libera circolazione delle persone.

Hai capito come funzionano le cose? Il popolo vota una disposizione costituzionale – l’espulsione dei delinquenti stranieri – ed i giudici esponenti della casta si rifiutano, di proposito, di applicarla!

Popolo sabotato

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne accettata in votazione popolare nell’ormai lontano autunno del 2010. Preso atto che sotto le cupole federali la partitocrazia era chiaramente intenzionata a sabotare la volontà popolare sgradita, l’UDC nazionale lanciò la cosiddetta iniziativa d’attuazione, in cui veniva elencato con precisione in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato sbattuto fuori dal Paese. L’iniziativa venne sottoposta al voto popolare nel febbraio 2016. L’élite spalancatrice di frontiere la combatté con una campagna dai toni apocalittici: seconda, per isterismo, solo a quella condotta contro il No Billag. E l’iniziativa d’attuazione venne respinta dalle urne.

Campagna isterica

La propaganda di regime contro l’iniziativa d’attuazione non fu solo isterica. Fu anche infarcita di svergognate fake news – o balle di fra’ Luca che dir si voglia. Si raccontò ad esempio che, con le nuove regole che il parlamenticchio federale stava elaborando, ci sarebbero state addirittura 4000 espulsioni all’anno, e quindi non c’era affatto bisogno dell’iniziativa d’attuazione. La nuova legge sugli stranieri è entrata in vigore nell’ottobre 2016. E che ne è stato delle 4000 espulsioni annuali promesse? Facile: passata la festa, gabbato lo santo! Infatti nell’anno di disgrazia 2017 i decreti d’espulsione pronunciati sono stati la miseria di 832. E, come se non bastasse, solo la metà di questi è stata messa in atto. Traduzione: altro che 4000 espulsioni! Ce ne sono state 400! Ovvero, UN DECIMO di quanto era stato promesso ai cittadini nella campagna di votazione!

Si è dunque ripetuto quanto successo ai tempi della votazione sui bilaterali. Allora i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale raccontarono che, con la libera circolazione delle persone, in Svizzera sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Nella realtà ne arrivano otto volte di più.

O ancora: ai tempi della votazione sul bidone-Schengen, sempre i bernesi promisero che i costi sarebbero ammontanti a 7-8 milioni all’anno. Ed invece siamo in zona 200 milioni!

Clausola truffaldina

Il popolo ha votato l’espulsione dei delinquenti stranieri. I delinquenti stranieri, però, NON vengono espulsi. Perché? Perché a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, ancora una volta, hanno preso i votanti per i fondelli. Come l’hanno fatto?  Inventandosi la “clausola di rigore”, secondo cui “i giudici potranno eccezionalmente rinunciare all’espulsione se la misura dovesse porre il condannato in una situazione grave, e l’interesse pubblico non dovesse prevalere su quelli del diretto interessato a rimanere in Svizzera. Si dovrà anche tener conto del caso particolare di una persona nata e cresciuta nella Confederazione”.

Anche il Gigi di Viganello era in grado di prevedere che l’eccezione sarebbe diventata la regola. Così è stato. Morale: delinquenti stranieri non vengono rimandati a casa loro. Rimangono in Svizzera a recidivare. Spesso e volentieri, tanto per non farsi mancare nulla, a spese del solito sfigato contribuente. Che paga pure l’assistenza giudiziaria gratuita. Grazie partitocrazia!  Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

 

Migranti e invecchiamento della popolazione: basta balle!

Denatalità: le frontiere spalancate non sono la soluzione, ma parte del problema

Non solo il multikulti, ma anche la multietnicità è evitabile: in Giappone gli stranieri sono il 2%!

Il Pensiero unico avanza. Perfino tra quanti non sono per forza degli adepti del fallimentare multikulti, ed anzi lo considerano “una minaccia per la democrazia”, si dà invece per acquisito che la multietnicità sia un bene. O alla peggio un elemento neutro. Immigrazione uguale ricchezza!

Nei giorni scorsi sul Corriere della sera l’editorialista Angelo Panebianco ha pubblicato un importante intervento contro il multikulti. Vi si possono leggere alcuni passaggi decisamente apprezzabili. Ed applicabili alla realtà occidentale in generale, quindi anche a quella elvetica. Come questo: “Non è difficile ritrovarsi in un «incubo multiculturale». È sufficiente che nei vari luoghi — dagli ospedali alle scuole agli uffici pubblici e privati — le domande di trattamenti speciali, in deroga, da parte delle minoranze culturali vengano accolte, un giorno qua e il giorno dopo là: il trattamento speciale, una volta concesso, diventerebbe, dal punto di vista della minoranza, un diritto, e i tentativi di revocarlo incontrerebbero dure resistenze. Nascerebbero controversie giudiziarie e non è impossibile che esse sfocino in sentenze volte a riconoscere il suddetto diritto. Ed ecco la società multiculturale, la frantumazione della cittadinanza, la fine dell’uguaglianza formale di fronte alla legge, l’affermazione di diritti speciali e diversità di trattamento a seconda del gruppo culturale di appartenenza”. 

Partiti islamici

Segue una riflessione, giustamente preoccupata, sul partito islamico che in Belgio si presenterà alla prossime elezioni, e che punta ad introdurre la sharia nel paese. E’ chiaro che anche dalle nostre parti, prima o poi, si farà avanti un attore politico con le stesse mire. Magari inizialmente velate, per fare fessi gli svizzerotti. In seguito, una volta ottenute le cadreghe… E naturalmente i $inistrati, quelli dell’ “islam religione ufficiale in Svizzera e chi non ci sta è uno spregevole razzista, fascista ed islamofobo” applaudiranno giulivi. Almeno fino a quando non verrà detto alle loro madri, mogli, sorelle e figlie che, certo, non sono obbligate a portare solo pantaloni larghi e gonne lunghe e a girare con uno strofinaccio in testa, ci mancherebbe, ognuno/a si veste come vuole; però se non lo fanno poi non si lamentino se vengono molestate o stuprate da migranti in arrivo da altre (in)culture, dove donna non nascosta sotto una palandrana = zoccola.

Multietnicità inevitabile?

Peccato però che poi anche il pur brillante Panebianco, dopo i sacrosanti enunciati sull’ “incubo multiculturale”, scivoli nel luogo comune politikamente korrettissimo, usato ed abusato da anni ed annorum per convincere il popolazzo “chiuso e gretto” a far entrare tutti. Ovvero l’ineluttabilità, anzi la necessità, della “società multietnica”: “La multietnicità non è in linea di principio incompatibile con la democrazia.Guidata nel modo giusto può anche infonderle vitalità mettendo i suoi cittadini a contatto con esperienze che in precedenza non conoscevano. In ogni caso, gli ostili alla multietnicità devono darsi pace: una società che ha scelto di non fare più figli non ha altri canali per alimentare la propria forza-lavoro o per mantenere la sua crescente popolazione anziana”.

A parte che già si presuppone che la “multietnicità vada guidata nel mondo giusto”. Il che significa: i singoli Stati decidono chi entra e chi no. Il che è a sua volta in contrasto con l’attuale andazzo elvetico (grazie partitocrazia!). La storiella dei  migranti che fanno figli quale unico rimedio all’invecchiamento della popolazione va rispedita con decisione al mittente. Prima di tutto bisogna chiamare le cose con il loro nome. Il processo appena indicato ne ha uno ben preciso: sostituzione etnica. Lo diceva già Gheddhafi: l’islam  conquisterà l’occidente con la demografia.

Ridare prospettive

Anche la fetecchiata della “società (europea) che ha scelto di non fare figli”, non la si può più sentire. Il fatto è che i cittadini elvetici prima di mettere al mondo bambini magari fanno due calcoli e vedono se sono in grado di mantenerli e di – per quanto possibile – garantir loro un futuro. In considerazione del precariato, del soppiantamento dei residenti con frontalieri, eccetera, provocati dall’immigrazione scriteriata, c’è chi rinuncia. Non si tratta di vera “scelta”. Si tratta di imposizione degli spalancatori di frontiere! Si ridiano delle prospettive agli svizzeri ed ai ticinesi, e si vedrà che anche la quota di natalità salirà.

Ci sono invece migranti economici, in arrivo da “altre culture”, che il problema di cui sopra nemmeno se lo pongono: sfornano pargoli a ripetizione, tanto qualcuno – cioè gli svizzerotti fessi – provvederà a mantenere l’intera famiglia con i soldi delle proprie imposte.

Non ci facciamo abbindolare

E’ poi ora di piantarla anche con la fandonia degli immigrati che pagano le pensioni agli svizzeri. Gli immigrati non si pagano nemmeno le loro, di pensioni: una parte crescente di essi non lavora. Inoltre: se la balla di cui sopra fosse vera, come mai, malgrado l’immigrazione sia esplosa, il buco nelle casse dell’AVS si allarga sempre più? Al punto che adesso il Consiglio federale vorrebbe colmarlo tramite aumento dell’età di pensionamento, due punti percentuali di IVA in più, ed analoghe amenità?

Anche il Giappone ha un problema di invecchiamento della popolazione. Però la percentuale di stranieri è del 2%.E non si sogna certo di cambiare impostazione. Nessuno nell’arcipelago del Sol Levante blatera di “far entrare tutti” raccontando la fregnaccia che bisogna ripopolare il paese. Le frontiere spalancate non sono la soluzione alla denatalità, sono parte del problema. Quindi, col piffero che ci beviamo le panzane di chi pretende di convincerci che l’immigrazione scriteriata è “ineluttabile per alimentare la forza lavoro” e per “mantenere le persone anziane”!

Lorenzo Quadri

 

Novazzano: ancora effrazioni! Ma le frontiere restano aperte

Frontalieri del crimine sempre all’opera: i media tacciono ed i balivi ronfano

 

Intanto gli uccellini bernesi cinguettano che il Consiglio federale, nell’ennesimo atto di servile sottomissione all’UE, vorrebbe lasciare i  valichi secondari spalancati ed incustoditi, e lavarsi la coscienza aumentando l’illuminazione! Se questa non è una presa per i fondelli!

La presa per i fondelli continua ad oltranza! Nelle scorse notti a Novazzano una carrozzeria ed un’altra azienda sono state prese di mira dagli scassinatori. I malviventi, arrivati dal Belpaese, hanno devastato gli spazi amministrativi provocando danni ingenti. Poi hanno usato l’estintore nel tentativo di cancellare le proprie tracce, si sono impossessati di tutto quello che hanno potuto ed hanno rubato l’auto di un cliente. Essendo la vettura dotata di Gps, si è potuto accertare che gli ennesimi delinquenti stranieri sono scappati attraversando indisturbati il valico incustodito di Ronago, per poi abbandonare la macchina nei pressi di Milano. Su questo episodio, ma guarda un po’, gli organi d’informazione non hanno scritto né detto un cip. E chissà quanti fatti analoghi avvengono senza che la notizia diventi pubblica, malgrado questo Cantone pulluli di media cartacei e soprattutto elettronici (portali online come se piovesse).

Ma come: i frontalieri del crimine che entrano ed escono dal Ticino grazie alle frontiere spalancate ed incustodite con l’Italia, non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?

Sono passati 13 mesi…

Era il primo aprile del 2017, è dunque passato ormai oltre un anno ed un mese, quando – dando seguito alla mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, approvata dal Parlamento – Berna decise la chiusura notturna in prova per sei mesi, dalle 23 alle 5,  di tre valichi secondari con la Penisola: Pedrinate, Novazzano Marcetto e Ponte Cremenaga. Si trattava di un’applicazione parziale di quanto deciso dalle Camere federali. Le quali avevano infatti approvato la chiusura notturna di tutti i valichi secondari con il Belpaese, ed in via definitiva.La storiella della sperimentazione è l’ennesima presa per i fondelli ideata dai camerieri dell’UE in Consiglio federale. Il principio è lo stesso che verrebbe applicato alla “scuola che (non) verrà” di Bertoli, però al contrario. Nel senso che il governicchio federale sperimenta le chiusure dei valichi per poi farsi redigere il rapporto farlocco secondo cui il provvedimento sarebbe inutile. Il DECS, invece, sperimenta la scuola ro$$a per farsi scodellare il rapporto farlocco che certifica che la riforma $ocialista è una figata pazzesca.

Sette mesi di silenzio

La sperimentazione della chiusura notturna dei tre valichi secondari si è conclusa in ottobre, quando Berna li ha scioccamente riaperti; oltretutto senza nemmeno degnarsi di informare preventivamente  il Cantone! E da allora? Citus mutus! Di mesi ne sono passati ben sette. Eppure ancora nulla si sa del fantomatico rapporto sulla sperimentazione: evidentemente i burocrati bernesi non sanno cosa inventarsi per taroccarloaffinché ne risulti che la chiusura non serve! Lo scopo dell’esercizio, evidentemente, è quello di calare le braghe davanti all’UE ed in particolare davanti ai vicini a sud. Si ricorderà infatti che, all’inizio della sperimentazione, i politicanti italici in fregola di visibilità, accompagnati dalla loro stampa di servizio, si misero a starnazzare a pieni polmoni agli “svizzeri razzisti” e alla “violazione di Schengen”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Il delirio

Addirittura gli uccellini bernesi cinguettano che il Consiglio federale, per far contenti i suoi padroni di Bruxelles, starebbe meditando la seguente idiozia: lasciare le frontiere spalancate ma migliorare la sicurezza (?) aumentando l’illuminazione!Questi strapagati burocrati ci stanno evidentemente prendendo per i fondelli!  Ve le diamo noi le lampadine extra in dogana invece delle chiusure! I valichi secondari con il Belpaese vanno chiusi di notte: tutti, subito, ed anche in una fascia oraria più estesa di quella “sperimentata”!La necessità di farlo c’è eccome. Quanto accaduto nei giorni scorsi a Novazzano – nel silenzio tombale della stampa di regime: chissà come mai? – lo dimostra. Con le frontiere chiuse di notte, i criminali in arrivo dall’Italia non possono allegramente entrare, mettere a segno i loro colpi e poi scappare varcando il confine in macchina!

Che pena!

E’ veramente penoso constatare che, mentre perfino il ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer, oltretutto esponente del partito dell’ “Anghela” Merkel, dichiara pubblicamente che i fallimentari accordi di Schengen vanno sospesi, i camerieri bernesi dell’UE non hanno neppure il coraggio di applicare una decisione parlamentare presa da tempo.

Sveglia! Avanti subito con la chiusura notturna dei valichi secondai! E magari, già che ci siamo, anche diurna!

Lorenzo Quadri

 

 

Il lavaggio del cervello per ingerlarci l’accordo quadro

Altro che firmare nuovi trattati con Bruxelles: bisogna disdire quelli attuali!

 

Come volevasi dimostrare il neo-ministro degli Esteri KrankenCassis, doppio passaporto fino a “cinque minuti” prima dell’elezione in Consiglio federale, insiste con la ciofeca dell’accordo quadro istituzionale con l’UE. Il quale accordo comporta che, negli ambiti da esso regolati, in casa nostra comandano i balivi di Bruxelles. Non i cittadini svizzeri. Il meccanismo è ben visibile con i fallimentari accordi di Schengen e con la direttiva UE per disarmare i cittadini onesti. Con il pretesto che questa direttiva fa parte dell’acquis Schengen, tale ciofeca viene imposta anche alla Svizzera, in quanto Stato firmatario. E questo malgrado sia contraria alle  nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. Non si capisce come mai, però, la Repubblica Ceca – che è un Paese membro UE – possa invece tranquillamente rifiutare le modifiche al proprio diritto sulle armi che i balivi UE vorrebbero imporre. Sono solo gli svizzerotti fessi a venire “minacciati” con la disdetta degli accordi di Schengen nel caso di rifiuto del nuovo Diktat UE?  Minaccia per modo di dire, dato che la fine del regime-Schengen sarebbe per noi una benedizione; ma questo è un altro discorso.

L’interesse della Svizzera…

Il buon KrankenCassis è stato membro della Pro Tell, associazione che si batte per un diritto liberale delle armi, per accattarsi qualche voto parlamentare. Ne è però uscito dopo un battito di ciglia per poi schierarsi sul fronte opposto.

il neo ministro degli esteri non ha difeso in alcun modo l’autonomia degli Svizzeri dagli eurobalivi che pretendono di imporci il loro diritto delle armi. La stessa cosa accadrà, poco ma sicuro, nell’ambito dello sconcio accordo quadro istituzionale. Di cui il ministro degli Esteri continua, tra l’altro, a parlare. Chiaro tentativo di lavaggio del cervello. Secondo l’ultima versione, le trattative a livello tecnico con Bruxelles si potrebbero concludere entro l’estate. Ma anche no! E questa sarebbe una bella notizia? E’ inutile che KrankenCassis continui ad imbonirci con la storiella che si sottoscriveranno solo accordi nell’interesse della Svizzera. L’interesse della Svizzera imporrebbe di non sottoscrivere nessun nuovo accordo con l’UE, ed anzi disdirne qualcuno degli esistenti.Vedi libera circolazione delle persone, vedi Schengen, tanto per citare un paio di esempi. E’ chiaro che KrankenCassis l’accordo quadro lo vuole eccome, proprio come il suo predecessore Burkhaltèèèr. E questo in barba agli interessi della Svizzera. La musica non è affatto cambiata. Faremo bene a rendercene conto.

Il piazzista tedesco

E’ poi evidente che l’UE vuole imporre l’accordo quadro alla Svizzera per comandare in casa nostra. Nei giorni scorsi è giunto a Berna il presidente tedesco, tale Frank-Walter Steinmeier, SD, uno che nemmeno in Germania sanno chi sia. Il quale ha pensato bene di venire a raccontare agli svizzerotti immonde fetecchiate del tipo: “L’Unione europea non è un nemico della Svizzera”. Di sicuro non è un amico. E’ un’entità che si fa gli affari propri a scapito nostro. E quindi, se continua a ripeterci che dobbiamo firmare l’accordo quadro istituzionale, è perché ciò rientra nel suo interesse; non certo nel nostro.

Cominciamo inoltre ad essere stufi di vedere che qualsiasi politicante straniero in visita nel nostro paese – compresi quelli, come il $inistrato Steinmeier, che nemmeno a casa loro contano un tubo – si crede nella posizione di calarci lezioni su come ci dobbiamo comportare con l’UE. Ma stiamo scherzando?

Starsene a casa

Oltretutto l’alto papavero germanico parla pure a vanvera. O meglio: il ghost writer pagato dal contribuente tedesco che gli prepara gli interventi scrive a vanvera. Infatti nello stesso discorso il kompagno “Frank-Walter” è riuscito ad elogiare la democrazia svizzera e a fare propaganda per l’accordo quadro. Il quale però con la democrazia non c’entra un tubo.  A volerlo fortissimamente è la casta,  con l’intenzione di togliere potere al popolazzo becero che “vota sbagliato”.  Il tedesco, dunque, ci racconta tutto e il contrario di tutto.

Altro che dare cene di gala in onore di Steinmeier. Lo sconosciuto signore avrebbe dovuto essere imbarcato sul primo volo in partenza per Berlino.

L’europeista Cassis si metta l’anima in pace: non vogliamo nessuno accordo quadro con l’UE, non vogliamo nessun Diktat di Bruxelles sulle armi, e qualsiasi piazzista europeo che avesse una mezza idea di arrivare da noi per tentare di sbolognarceli, è cordialmente invitato a starsene a casa propria.

Lorenzo Quadri

In Ticino entra di tutto… la sanità non fa eccezione

Grazie partitocrazia spalancatrice di frontiere! Apriamoci sempre di più!

Ennesima dimostrazione, nel caso ce ne fosse bisogno, che in questo sfigatissimo Cantone, grazie alla scellerata politica delle frontiere spalancate, arrivano tutti i furbetti dell’italico quartierino.

Dal deleterio trend non è immune la medicina. Questo significa che gli svizzerotti fessi, quelli che “si aprono” quando invece dovrebbero costruire muri sul confine e mandare a quel paese la libera circolazione delle persone, grazie a questi furbetti rischiano non solo di farsi “stuccare” dei bei soldoni, non solo di perdere il lavoro, ma anche danni alla salute.

Il chirurgo indagato

Risulta infatti che tale MC, chirurgo estetico 32enne  (sono in corso verifiche sulla sua laurea) indagato a Milano per omicidio colposo a seguito dalla morte, dopo mesi di agonia, di una paziente a cui aveva praticato una liposuzione, pubblicizzasse sul proprio sito, con la tipica magniloquenza d’Oltreconfine, la sua attività in pieno centro Lugano. Stranamente, da venerdì pomeriggio il sito del medico risulta bloccato con la pudibonda dicitura: “il sito è momentaneamente offline, ci scusiamo per il disagio”.

Per contro, risulta (o almeno, lo era fino a venerdì)  ancora aperto il profilo Instagram del chirurgo in questione: vi compare un suo primo piano “glamour” con espressione da schiaffi  e, sopra, in bella mostra, la dicitura “Lugano Switzerland”. Ohibò. Il capo dell’Ufficio della sanità del Beltradipartimento DSS ha dichiarato che 1) il dr MC non può lavorare in Ticino poiché non dispone del titolo di specialista FMH e 2) “a noi non risulta che lavorasse”. Se la prima affermazione certifica che la presenza del chirurgo indagato sul panorama sanitario ticinese è abusiva, la seconda solleva vari interrogativi. Infatti “a noi non risulta che lavorasse” è ben diverso che “non lavorava”. Significa infatti: magari lavorava (abusivamente), ma noi non lo sappiamo. Ah, siamo messi proprio bene! Ennesimo “caso isolato” o andazzo diffuso e sotto il naso del Beltradipartimento DSS?

“Dobbiamo aprirci”

Grazie alle frontiere spalancate in Ticino arriva di tutto e di più: “tanto gli elvetici (come ci chiamano oltreramina) sono fessi e non si accorgono di niente!”. Si capirà che quando questa migrazione di furbetti coinvolge il settore medico, la situazione si fa “spessa”. Per ironia della sorte, proprio lo stesso giorno in cui è stata divulgata la notizia del chirurgo, si è appreso che una pediatra italiana, attiva anche in Ticino, è stata radiata dall’albo dell’ordine dei medici di Milano.

Non è finita. Il Mattino è a conoscenza del caso di un dottore italico, che opera – od operava fino a poco tempo fa – nel Sopraceneri. Costui, pur avendo l’autorizzazione al libero esercizio in Ticino, non dispone di un numero di concordato e quindi non può fatturare le proprie prestazioni alla LAMal. Risulta però che lo facesse lo stesso grazie a qualche collega compiacente che “imprestava” il suo numero di concordato.

Qual è il problema?

La (desolante) conclusione è sempre la stessa. Le frontiere spalancate ci hanno portato in casa  il malandazzo italico, anche in campo medico, ed il nostro sistema non ha gli anticorpi per combatterlo. Ma naturalmente va tutto  bene. Il problema del Ticino non è che entra di tutto e di più. Il problema sono i ticinesotti “chiusi e gretti” che, come ebbe a dire l’ormai obliato ex ministro degli Esteri PLR Burkhaltèèèr in una sconcia allocuzione di Capodanno (era il primo gennaio 2014), “devono aprirsi all’UE”.

Lorenzo Quadri

Il ministro tedesco Seehofer: “bisogna chiudere le frontiere”

Mentre noi svizzerotti spendiamo sempre di più per i fallimentari accordi di Schengen

 

Il neo-ministro degli esteri tedesco Horst Seehofer, leader della CSU bavarese, comincia a starci decisamente simpatico. In poco tempo è infatti riuscito a dire due sacrosante verità che hanno fatto rizzare i capelli in testa alla Frau Merkel. La quale porta una grossa responsabilità nell’invasione non solo della Germania, ma dell’Europa da parte di milioni di finti rifugiati con lo smartphone che non scappano da nessuna guerra.

Sull’islam

Dichiarazione numero uno: “l’islam non fa parte della Germania”. Giusto. Non solo della Germania. Non fa parte dell’Europa in generale, le cui radici sono giudaico-cristiane.  Per restare in casa nostra: la Svizzera è un paese cristiano da 1500 anni. Con la politica delle frontiere spalancate e del “devono entrare tutti” l’Europa si è tirata in casa un numero spropositato di migranti economici islamici non integrati né integrabili, con tutte le conseguenze del caso (vedi delinquenza, fatti di Colonia, e compagnia brutta). Ma col cavolo che siamo disposti a negare le nostre origini e tradizioni per fare spazio a quelle di immigrati in arrivo da “altre culture” come vorrebbero i $inistrati con proposte fuori di melone, vedi l’abolizione delle feste religiose. Col cavolo che siamo disposti a sposare  la ridicola balla partorita dalla Merkel secondo cui  l’islam sarebbe parte della Germania (o dell’Europa, o della Svizzera). Chi vuole vivere secondo i dettami islamici, va a stare in un paese musulmano. Non viene da noi. E’ ora di avere il coraggio di dire che, per i milioni di finti rifugiati che si trovano in Europa senza avere diritto all’asilo, la parola d’ordine non può essere integrare. Perché costoro non devono essere integrati. Devono essere rimpatriati.

Su Schengen

Dichiarazione numero due di Seehofer: bisogna sospendere Schengen poiché “il controllo dei nostri confini deve essere mantenuto finché l’UE non sarà in grado di proteggere i suoi confini esterni; e questo è qualcosa che non possiamo intravedere nel prossimo futuro (…) non si tratta solo di respingere l’immigrazione illegale, le frontiere hanno un importante ruolo di protezione”.

Queste sono frasi da incorniciare. Frasi che, purtroppo, mai sentiremo pronunciare dai calatori di braghe del Consiglio federale. I quali anzi, davanti ad analoghi propositi, inorridiscono scandalizzati: “Bisogna aprirsi!”.

21 milioni in più

Mentre il ministro dell’interno tedesco parla infatti di chiudere le frontiere, gli svizzerotti fessi, grazie ai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$, si apprestano a pagare 21 milioni di Fr in più per i fallimentari accordi di Schengen. 21 milioni  gettati nel water. Per colpa di Schengen, spendiamo sempre di più per rinunciare alla nostra sicurezza e per farci “schiacciare gli ordini” da Bruxelles: il diktat contro le armi in possesso dei cittadini onesti, ad esempio, è un sviluppo di Schengen. 21 milioni di spesa in più quando per Schengen di milioni già ne sperperiamo almeno 200 all’anno. E dire che la partitocrazia, prima della votazione popolare sul tema (2005) aveva promesso che la fattura sarebbe stata di al massimo di 7 milioni all’anno.

Che poi l’UE, come dice Seehofer, non sappia o non voglia difendere le frontiere esterne, è manifesto. Quelli che le difendono davvero, vedi l’Ungheria con il sacrosanto muro sul confine, invece di venire appoggiati, vengono infamati da Bruxelles come razzisti e fascisti.

E se davvero la Germania…

Inoltre: cosa succederebbe nel caso in cui il buon Seehofer dovesse giustamente decidere di chiudere davvero le frontiere della Germania, incluse quindi quelle con la Svizzera? Ricordiamo che già in passato dalla Baviera era giunta al nostro indirizzo la rampogna di avere i confini a colabrodo, che lasciavano filtrare verso nord troppi finti rifugiati.

Succederebbe questo: gli svizzerotti fessi le frontiere con il Belpaese mica le chiuderebbero. Perché oltreramina i politicanti si metterebbero a starnazzare, e perché la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, piagnucolerebbe che “bisogna aiutare l’Italia”. Così i finti rifugiati continuerebbero ad entrare allegramente in Svizzera dalla Penisola. Magari con l’aiuto di passatrici che siedono in Gran consiglio per il P$.

Con le frontiere tedesche chiuse, i migranti che entrano in Svizzera dalla vicina Repubblica e diretti a nord non potrebbero, almeno quelli che desiderano farlo, procedere verso la Germania. Quindi ce li terremmo tutti noi. E questo per voler essere più papisti del Papa e più europeisti degli Stati UE.

Poi ci chiediamo come mai siamo messi sempre peggio!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Mendrisiotto: più 87% di rapine E le frontiere rimangono aperte?

Ricorre oggi il primo anniversario della chiusura in prova dei valichi secondari

Ma guarda un po’! Nell’anno di (dis)grazia 2017, in Ticino il numero delle rapine, in generale, è sceso dell’11%. Si vede che il Dipartimento delle Istituzioni diretto dal leghista Norman Gobbi lavora bene. E c’è da ritenere che anche la richiesta del casellario abbia giocato un ruolo! Infatti grazie a questa richiesta è stato possibile sventare l’arrivo in Ticino di decine di delinquenti pericolosi, in particolare dal Belpaese (i permessi negati erano una settantina ad inizio dello scorso anno; oggi la cifra è certamente almeno raddoppiata).

Soldatini

E dire che i Consiglieri di Stato della partitocrazia triciclata PLR-PPD-P$$ erano pronti a calare le braghe sul casellario. Costoro, infatti, si fanno schiacciare gli ordini dai camerieri dell’UE in Consiglio federale, esponenti della medesima partitocrazia, i quali se ne sbattono del Ticino (della nostra sicurezza, del nostro mercato del lavoro, eccetera…). La loro priorità è andare d’accordo con il Belpaese e farsi belli con i padroni di Bruxelles. Bravi! I Consiglieri di Stato del triciclo, invece di fare gli interessi del Ticino, fanno i soldatini della partitocrazia federale.

Tornando ai dati sulle rapine: che esse siano diminuite dell’11% a livello cantonale è senz’altro positivo. Peccato che però nel Mendrisiotto le rapine siano invece aumentate dell’87%, ossia quasi raddoppiate. Come mai? Non sarà per colpa delle frontiere spalancate, nevvero?

Primo anniversario

Come ricordato la scorsa settimana: proprio oggi, primo aprile, ricorre il primo anniversario  della messa in vigore della chiusura notturna in prova dei tre valichi secondari (Pedrinate, Novazzano-Marcetto, Ponte Cremenaga) a seguito dell’approvazione da parte delle Camere federali della mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani.  La misura fu accompagnata da assordanti starnazzamenti da parte italica. I politicanti d’Oltreramina colsero al volo l’occasione per strillare ed ottenere visibilità. Ben supportati, in questo, dalla stampa del Belpaese. La quale del Ticino non capisce una mazza. E questo non vale solo per i media scandalistici, ma anche per quelli cosiddetti seri.

“valutare”… cosa?

Ribadiamo: la decisione parlamentare prevede la chiusura, tra le 23 alle 5, di tutti i valichi secondari. Tutti e non tre. Chiusura definitiva e non in prova. Quindi fin dall’inizio la Confederella non ha giocato molto pulito, per usare un eufemismo. Unica nota positiva: il buon Maurer se ne è sbattuto delle proteste italiche e ed ha tirato dritto sulla chiusura.

La sperimentazione, come sappiamo, è terminata in ottobre. Tra l’altro il Ticino non venne nemmeno avvisato (ultima ruota del carro?). E da allora? Silenzio. Citus mutus. “Dobbiamo valutare”, blaterano burocrati bernesi. Ah ecco. Ma come: i sei mesi di prova non erano “per valutare”? E invece non è stato fatto? E quanti mesi ci vogliono adesso “per valutare”?

Anche “quello che mena il gesso” a questo punto sente puzza di bruciato. Qualcuno immagina forse di mettere la chiusura notturna dei valichi secondari nel dimenticatoio? O vuoi vedere che le uniche decisioni che a Berna vengono rese immediatamente operative sono quelle che mirano a penalizzare il solito sfigato automobilista, vedi il bidone Via Sicura?

Siamo proprio “svelti”

Comunque, pare evidente che quell’aumento delle rapine dell’87%  nel Mendrisiotto a fronte di una diminuzione in generale, dipende dalle frontiere spalancate. E dimostra che è lì che bisogna intervenire; e nel modo più ampio possibile.

I rapinatori entrano in macchina dai valichi incustoditi, mettono a segno il colpo e poi si dileguano nel Belpaese. Dobbiamo dunque procedere con la chiusura notturna delle frontiere, questo è certo. Ma non solo. Perfino il Ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer ha detto che bisogna sospendere Schengen e reintrodurre i controlli sistematici sul confine. E intanto noi svizzerotti fessi, per paura di farci accusare di  “chiusura e razzismo” da qualche funzionarietto di Bruxelles o da qualche cadregaro d’Oltreramina, rinunciamo a difendere la nostra sicurezza?

Più 87% di rapine nel Mendrisiotto, una decisione del parlamento federale di chiudere i valichi secondari di notte, ma noi manteniamo le frontiere spalancate? Certo che siamo proprio dei grandi sveltoni!

Lorenzo Quadri

 

Nuovo regalo ai finti rifugiati

La partitocrazia insiste: costruire centri asilanti deve diventare sempre più facile

 

Ennesimo schiaffo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga, nonché della maggioranza del Consiglio nazionale, ai Comuni destinati ad ospitare i costruendi centri per finti rifugiati con lo smartphone. Ai Comuni e, ovviamente, ai loro abitanti.

Come sappiamo, la nuova legge sull’asilo rende la Svizzera sempre più attrattiva per i migranti economici (avvocato gratis). Una volta che costoro sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, la  kompagna Simonetta li vuole tenere tutti qui. Poi ci chiediamo come mai il numero di eritrei in assistenza è aumentato di oltre il 2282% nel giro di otto anni! Visto che ovviamente l’esplosione dei finti rifugiati in assistenza è un problema, qual è la geniale proposta del Dipartimento Sommaruga? Rimandarli a casa loro? Non sia mai! La ministra del “devono entrare tutti” vuole invece Integrarli nel mercato del lavoro svizzero, ovviamente a scapito dei residenti! Questa boiata è addirittura contenuta nell’ordinanza d’applicazione del compromesso-ciofeca che rottama il 9 febbraio.

Davvero non c’è limite alla tolla di certi politicanti. Il popolo ha votato per arginare l’immigrazione di massa. I camerieri bernesi dell’UE non solo cancellano la votazione popolare sgradita, ma inventano sotterfugi per tener qui i finti rifugiati invece di rimpatriarli.

Paletti rimossi

Evidentemente aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici significa farne arrivare ancora di più. Di conseguenza, bisogna creare nuovi centri asilanti. Il Dipartimento Sommaruga si premunisce: le nuove strutture le vuole costruire senza dover chiedere niente a nessuno. In particolare senza dove coinvolgere i Comuni, che tali centri sul loro territorio non li vogliono!

Nel dibattito sul Messaggio sugli immobili della Confederazione, la Commissione del Nazionale ha tentato a maggioranza di inserire qualche paletto, prescrivendo il coinvolgimento nelle procedure di Cantoni e Comuni ai quali verranno appioppati i nuovi centri. Ma la proposta, più che sensata, nei giorni scorsi è stata di nuovo stralciata nel plenum della Camera bassa. Responsabile: un inciucio uregiatto-ro$$o/verde, cui l’ex partitone è corso subito ad accodarsi!

Morale: mano libera alla ministra delle frontiere spalancate ed ai suoi tirapiedi per costruire centri per finti rifugiati a go-go. Alla faccia di chi con queste strutture si troverà poi a dover convivere!

Ringraziamo la partitocrazia per questo ennesimo regalo ai cittadini! Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

Rapine a go-go, frontalieri-spacciatori, gang straniere…

In poche ore sono suonati ben tre campanelli d’allarme: cosa aspettiamo a svegliarci?

 

Ma guarda un po’, “sempre la solita notizia” direbbe qualcuno!  Venerdì sera ennesima rapina  con coltello ai danni di un distributore di Benzina a Novazzano. Dopo poche ore però l’autore è stato bloccato e consegnato alla polizia. E di chi si tratta? Forse di un residente e patrizio della Valle di Muggio? Certo che no: il rapinatore è infatti un 61enne della Provincia di Como! Ormai vicende di questo genere non fanno nemmeno più notizia. Grazie alle frontiere spalancate, i malviventi entrano in Ticino dal Belpaese, svolgono il “lavoretto” e poi si danno alla macchia riattraversando la frontiera! Praticamente siamo diventati un self service per la delinquenza d’oltreconfine! Però i moralisti a senso unico, invece di preoccuparsi della sicurezza del nostro territorio, si sono messi a starnazzare quando il Mattino pubblicò il fotomontaggio con la Banda Bassotti che tenta di entrare in Ticino dall’Italia.

Regolamento di conti

Come se non bastasse, nel giro di poche ore si sono moltiplicate le conferme che siamo invasi dalla delinquenza in arrivo dalla Penisola. Ma naturalmente dirlo è “populismo e razzismo” mentre chiudere le frontiere, come stanno giustamente facendo sempre più paesi europei e non solo – compresi quelli che, contrariamente a noi, non sono affatto invasi da migranti di vario genere – “sa po’ mia”! Ma andate a Baggio a suonare l’organo…

Stando infatti a quanto pubblicato sabato sul Corriere del Ticino, le ultime indagini confermano che l’accoltellamento di due settimane fa in centro Lugano è stato proprio un regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri, basate oltreconfine, che scelgono il Ticino come “territorio neutro” per le loro guerriglie urbane.
Ma bene, avanti così! “Apriamoci”! Diventiamo “attrattivi” come campo di battaglia per tutta la feccia estera!
Invece di chiudere le discoteche, come vorrebbe qualcuno, cominciamo a chiudere le frontiere. Via subito Schengen e reintroduzione dei controlli sistematici sul confine!

Poi, tanto per essere “populisti e razzisti” fino in fondo, sarebbe anche interessante sapere quanto ci costano in spese ospedaliere questi delinquenti stranieri che vengono in Ticino ad accoltellarsi. Già, perché il conto dei ricoveri lo paghiamo ancora noi. Oltre al danno, la beffa!

E’ evidente che la sicurezza del territorio è una priorità e che non tollereremo che Lugano, o il Ticino in generale, si trasformi in un Bronx perché “bisogna aprirsi” alle gang in arrivo dalla vicina Penisola per regolare i propri conti all’arma bianca.

Il che significa, tanto per cominciare, meno multe ai parcheggi e più controlli di polizia sul terreno. Compensare l’eventuale minor introito da multe di posteggio è peraltro facilissimo: basta piazzare regolarmente un bel radar dopo la dogana di Gandria, così non solo si compensa, ma le casse cittadine ci guadagnano pure!

E i valichi secondari?

Ci piacerebbe poi sapere cosa sta succedendo sul fronte della famosa chiusura notturna dei valichi secondari dopo i sei mesi di prova. Non è che qualche cameriere dell’UE in Consiglio federale sta pensando di fare il gioco delle tre carte, vero? Le notizie di cronaca confermano a cadenza pressoché quotidiana che i valichi secondari di notte vanno chiusi tutti (mica solo tre!) e magari anche su un arco temporale più lungo di quanto effettuato in prova! Anzi, è il caso di chiudere anche i valichi non secondari!

Frontalieri spacciatori

Sempre di ieri, poi, la notizia di una operazione antidroga di vaste proporzioni svolta dai carabinieri di Menaggio nelle prime ore della giornata di sabato nelle Province di Como e Milano, che ha portato a ben 11 arresti. L’operazione era volta a “disarticolare lo spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio dell’Alto lago ed in particolare nei paesi delle Valli ascendenti”. E come mai si è svolta proprio di sabato mattina? Risposta: “Perché molte delle persone coinvolte sono frontalieri”.

Hai capito l’antifona? Spacciatori in Italia che poi fanno i frontalieri in questo sempre meno ridente Cantone (e probabilmente spacciano anche qui)! Però in Consiglio di Stato il triciclo PLR-PPD-P$ cala le braghe sulla richiesta del casellario giudiziale prima della concessione o del rinnovo di un permesso G o B!

Cosa stiamo aspettando?

Qui qualcuno non ha ancora capito che stiamo diventando, anzi purtroppo lo siamo già diventati, il paese del Bengodi per frotte di malintenzionati stranieri. E naturalmente sappiamo chi dobbiamo ringraziare: gli spalancatori di frontiere.

E’ urgentissimo tornare ad avere il controllo di chi entra nel nostro territorio. E soprattutto è urgentissimo tornare ad essere nella condizione di respingere, rispettivamente di espellere in modo certo e sistematico, personaggi indesiderabili (per usare un eufemismo). Altrimenti ce li troviamo tutti qui!

Non sono ancora suonati sufficienti campanelli d’allarme? Cosa aspettiamo per svegliarci?

Lorenzo Quadri

Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

Il tamberla europeo: “fate di più per i finti rifugiati”

Il Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti. E Burkhaltèèèr scatta sull’attenti

 

Adesso ne abbiamo veramente piene le scuffie di sentire imbecillità da parte di organismi internazionali che contano come il due di briscola e che si accaniscono contro svizzerotti perché sono gli unici fessi che ancora gli danno corda!

L’ultima sortita del Consiglio d’Europa a proposito degli asilanti in Svizzera è semplicemente allucinante. Secondo tale commissario Nils Muiznieks (Nils chi?) l’approccio elvetico sarebbe troppo restrittivo (sic!). Ci vuole “più protezione per i migranti”. Cosa, cosa? Qui qualcuno deve avere preso un colpo di sole.

Mentre manteniamo tutti…

La Svizzera fa entrare e mantiene tutti. E’ al secondo posto (dopo la Germania, che però è un po’ più grande di noi) nel mettersi in casa – senza avere alcun obbligo! – finti rifugiati che spettano al Belpaese.

La Svizzera si riprende i migranti economici che la Germania rimanda indietro. Ma a sua volta, a seguito dell’ennesima sentenza buonista-coglionista del Tribunale federale amministrativo, rinuncia al proprio buon diritto, sancito dagli accordi di Dublino, di rispedire migranti economici in Ungheria perché il paese sarebbe troppo restrittivo nell’accesso alle procedure d’asilo. E vuoi vedere che presto, sempre dando retta alle sentenze buoniste-coglioniste, non potremo più rimandare finti rifugiati nemmeno all’Austria visto l’esito delle elezioni della scorsa domenica?

In più c’è la nuova legge sull’asilo. Quella dell’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati. Quella delle espropriazioni facili per creare nuovi alloggi per asilanti, aumentando così la “capacità ricettiva” e quindi l’attrattività della Svizzera. Quella che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ha venduto ai cittadini come restrittiva. Come no. Così restrittiva che infatti i tapini del Consiglio d’Europa la lodano senza riserve.

 

Anche il fratello dell’assassino

La Svizzera deve fare di più per i migranti, farnetica l’ennesimo eurofunzionarietto spalancatore di frontiere. E intanto nel centro asilanti di Chiasso c’erano pure il fratello del terrorista islamico pluriassassino di Marsiglia e gentil consorte, ritenuto da chi lo conosce ancora più pericoloso del congiunto. E se questo ennesimo criminale che abbiamo fatto entrare avesse avuto la bella idea di mettersi ad accoltellare donne gridando “Allah Akbar” alla stazione di Chiasso, seguendo le orme del fratello a Marsiglia, chi si sarebbe preso la responsabilità? La kompagna Sommaruga? I multikulti?

La Svizzera deve fare di più per i migranti, blatera il Consiglio d’Europa. Intanto a livello federale nel giro di 8 anni il numero degli asilanti eritrei in assistenza, quelli che  trascorrono le vacanze in patria perché lì è più bello, è aumentato del 2242%.  Mentre la spesa per l’asilo è raddoppiata. E nümm a pagum.

“Non limitare”?

Secondo il commissario Nils Muiznieks la Svizzera “non deve limitare i diritti di chi non ottiene lo status di rifugiato per quanto riguarda l’assistenza sociale, la mobilità e la riunificazione familiare”. A Strasburgo la grappa deve avere una gradazione troppo elevata.

Sicché oltre a far entrare e mantenere tutti i finti rifugiati – perché chi non ottiene lo status  profugo, è un finto rifugiato – dovremmo far arrivare e mantenere anche tutti i loro familiari? Nils, e tu quanti asilanti ospiti a casa tua?

Approccio giapponese

Il colmo è che i camerieri dell’UE in  Consiglio federale, non appena un qualche organismo sovranazionale fa il proprio verso, sentono il bisogno compulsivo di scattare sull’attenti. Un po’ come i cani di Pavlov che salivavano al suono della campanella. Mai una volta che siano in grado di replicare con un meritato Vaffa.

Sicché, bontà sua, Didier Burkhaltèèèr, corre a garantire ai padroni spalancatori di frontiere del Consiglio d’Europa che “la Svizzera non ha un approccio restrittivo” in materia d’asilo. Ma va? Prendiamo nota. E prendano nota anche gli sfaccendati marciatori pro-finti rifugiati. Grazie Didier per aver confermato che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutti.

Per contro, non si sa cosa ne pensi della vicenda il successore di Burkhaltèèèr agli Esteri, Ignazio KrankenCassis. Pare che si stia già esercitando a slacciarsi la cintura.

Quello che pensiamo noi lo abbiamo invece già scritto. La Svizzera non deve avere un approccio restrittivo in materia di migranti economici. Deve avere un  approccio giapponese. Tokyo in sei mesi ha accolto tre asilanti su 8600 domande. Chiaro il messaggio, Nils?

Criminali tunisini

Il colmo è che la rampogna del tamberla del Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti “chiusi e razzisti” arriva proprio in contemporanea con un’altra notizia: tra i finti rifugiati che entrano illegalmente in Ticino dal Belpaese sono esplosi tunisini ed algerini. E questi giovanotti non sono solo migranti economici che non scappano da nessuna guerra. Tanti di loro sono pure dei delinquenti. Infatti la Tunisia ha pensato bene di svuotare le patrie galere, concedendo in poco tempo l’indulto ad un totale di quasi duemila detenuti. Questi galantuomini partono in direzione Belpaese e noi – che ci ostiniamo a mantenere le frontiere spalancate – ce li ritroviamo a Chiasso. Ai delinquenti comuni vanno poi aggiunti gli estremisti islamici travestiti da finti rifugiati. E il bello è che di recente dopo una visita in Tunisia la kompagna Sommaruga se ne usciva beatamente a dichiarare che i tunisini non chiedono più asilo in Europa.

Giudici stranieri

Non ancora contento delle fregnacce sull’asilo, il commissario del Consiglio d’Europa ha pensato bene di mettersi ad inveire anche contro i diritti popolari in Svizzera; in particolare, contro l’iniziativa anti-“giudici stranieri”. Ma a questa performance dedichiamo un articolo a sé.

Intanto il prossimo atto parlamentare a Berna è già pronto: la Svizzera esca dal Consiglio d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

I migranti economici ci sfruttano: parola di ambasciatore

Un diplomatico propone di introdurre le Green card USA: entri solo per lavorare

 

Asfaltati anche gli aiuti all’estero: “è illusorio pensare che dissuadano gli africani dal lasciare il loro continente”

Chi ha detto che in Svizzera c’è una marea di finti rifugiati eritrei perché costoro fanno venire i loro compatrioti raccontando quanto è bello il nostro Paese e quanto sono generose ed abbondanti le prestazioni sociali pagate dagli svizzerotti fessi?

Chi ha detto che eritrei e somali non arrivano in Svizzera per lavorare ma perché sanno che non verranno rispediti indietro, ed infatti in 8 anni il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282% (sic)?

Chi ha detto che i somali che stanno arrivando ora vanno respinti?

E chi ha detto che “è un’utopia credere che ampliando l’aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente”?

E’ forse stato un becero leghista populista e razzista? No. E’ stato nientemeno che un ex ambasciatore svizzero. Trattasi di Dominik Langenbacher, che si è espresso nei termini sopra citati in un’intervista rilasciata al Blick. E Langenbacher, quando dice che: “spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi” sa di cosa parla. Diversamente dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. La quale però, pur non sapendo, monta in cattedra con piglio da maestrina a calare sentenze. Ad esempio, quella secondo cui l’islam non può essere messo “sotto sospetto generale” malgrado sia manifestamente incompatibile con la società occidentale. Manca solo che Sommaruga aggiunga che l’islam deve diventare religione ufficiale in Svizzera. Poco ma sicuro che la sua posizione è quella!

Cosa ne pensa la Simonetta?

E chissà cosa pensa la ministra del “devono entrare tutti” delle affermazioni dell’ex ambasciatore Langenbacher che la sbugiardano (per usare un termine casto) in modo integrale. Lei e le sue politiche di accoglienza, tanto il conto lo paga il contribuente.

Del resto l’ex ambasciatore non è mica l’unico ad aver detto che le prestazioni sociali elvetiche, eccessivamente generose con i migranti economici, ci attirano in casa ogni sorta di foffa. La stessa cosa l’ha detta l’esperto di estremismo islamico Thomas Kessler, tra l’altro un ex parlamentare verde (quindi: uno di $inistra!) a proposito degli estremisti islamici. Costoro arrivano in Svizzera perché il nostro è uno dei paesi dove un furbetto straniero può attaccarsi alla mammella pubblica con la maggiore facilità. Senza dover compiere alcuno sforzo per integrarsi e per rendersi autosufficiente.

Green card

E chissà cosa pensa  la ministra del “devono entrare tutti” della proposta concreta avanzata dell’ex ambasciatore  Langenbacher, il quale suggerisce di modificare radicalmente il sistema dell’asilo, passando al modello americano delle Green Card. In sostanza,  secondo questa proposta, il migrante per entrare in Svizzera deve disporre di un importo di partenza di 20mila Fr. Dopodiché, avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro, durante i quali non potrà usufruire delle prestazioni sociali. Se non l’avrà trovato, dovrà lasciare la Svizzera. Più semplice di così!

Non osiamo immaginare la faccia che farebbe la kompagna Sommaruga, e non solo lei, davanti ad un’ipotesi di questo genere. Non c’è più religione se nemmeno gli ex ambasciatori osano asfaltare il sacro pensiero unico dell’accoglienza  indiscriminata, e  perorare l’introduzione di modelli fascisti e razzisti come le Greencard USA!

Noi, già che ci siamo, proponiamo di considerare anche il modello Giapponese: il paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno corrente ha riconosciuto 3 domande d’asilo  su 8560! E allora piantiamola di farci menare per il naso…

Asfaltati gli aiuti all’estero

Degna di nota anche l’affermazione di Langenbacher secondo cui non è continuando a scialacquare miliardi in aiuti allo sviluppo che si convincono gli africani a rimanere nel loro continente. Peccato che invece sia proprio questa  la scusa che da anni ed annorum viene propinata al popolino rossocrociato per giustificare come mai miliardi dei nostri soldi partono per lidi esotici invece di rimanere qui e venire spesi per le nostre necessità.  E’ quindi evidente che sugli aiuti all’estero bisogna tagliare, ma e alla grande, e allo stesso modo bisogna chiudere i rubinetti dello Stato sociale ai finti rifugiati. Se lo propone un ex ambasciatore…

E ripetiamo: il Giappone, che non è la Germania degli anni Quaranta, fa entrare tre asilanti in sei mesi; e noi dovremmo farci dei problemi a chiudere i rubinetti? Ma non sta né in cielo né in terra!

E intanto…

E il colmo è che, mentre si inviano miliardi all’estero con la scusa che questi prevengono il caos asilo quando sono tutte balle di fra’ Luca; mentre altri miliardi vengono bruciati per mantenere finti asilanti che arrivano per attaccarsi alla mammella pubblica, i sette camerieri dell’UE hanno il faccia di palta di venirci a dire che non ci sono i soldi per procedere al promesso potenziamento delle guardie di confine per aumentare la sicurezza del nostro territorio, ed in particolare delle regioni di frontiera!

Vergognoso. Evidentemente in quel di  Berna credono di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma ancora più vergognoso è che questo sia tollerato.

Lorenzo Quadri

Gli “haters” si combattono a 360 gradi, sennò è ipocrisia

Segnalazione al ministero pubblico di commenti sul decesso di una giovane eritrea

Che i “social” siano diventati degli sfogatoi dove c’è chi si lascia andare senza remore ai più bassi istinti è innegabile. Questo non vale solo per il solito facebook. Vale anche per certi blog che i portali accodano alle notizie immaginando di incrementare le visualizzazioni (più click uguale maggiore spendibilità sul mercato pubblicitario).

Di recente è partita la segnalazione al ministero pubblico, sottoscritta pare da quaranta persone, per alcuni commenti improponibili pubblicati su facebook a seguito della notizia della tragica morte di una giovane mamma eritrea “caduta” dal balcone a Bellinzona.

Intenti poco lineari

Se gli scritti hanno rilevanza penale è giusto che intervenga il ministero pubblico: è il suo lavoro.

Assai meno lineari appaiono tuttavia gli intenti dei denuncianti, così come indicati nelle loro dichiarazioni. Ed ai quali, ma guarda un po’, la R$I ha dato ampio spazio già domenica scorsa. Un’amplificazione che puzza di bruciato.

Infatti tutto ruota non già attorno agli “haters” – i quali non hanno colore politico, o meglio sono equamente distribuiti in tutte le aree politiche – bensì al solito trito ritornello “xeonfobia discriminazione razzismo”. Come dire: ogni sbroccata è lecita; noi (denuncianti e dintorni) ci indigniamo solo quando ciò è funzionale al lancio di accuse di razzismo. Ed infatti i cosiddetti antirazzisti sono poi i primi a riversare insulti ed odio su chi osa pensarla diversamente da loro a proposito di immigrazione. Ma, per qualche strano motivo, le campagne d’odio della $inistra non turbano alcun benpensante.

Si tenta l’autocensura

Inoltre e soprattutto: “Avevamo il desiderio di dare un messaggio forte non solo agli autori dei commenti, ma anche ai politici che devono abbassare i toni, altrimenti tutti si sentono legittimati a dire qualsiasi cosa”. Così argomentano gli anonimi (sic!) denuncianti. Questa motivazione fa acqua da tutte le parti. Ma ben chiarisce sia la provenienza della denuncia – ambienti spalancatori di frontiere multikulti – che  la sua finalità: criminalizzare non solo le esternazioni che costituiscono effettivamente reato, e che quindi vanno giustamente sanzionate, ma anche quelle affermazioni legittime (dei politici) che non piacciono alla gauche caviar. Il trucchetto è sempre il solito: si punta sul ricatto morale per imporre l’autocensura delle posizioni  contrarie alle frontiere spalancate e al multikulti. Perché certe cose scomode non si possono dire. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Vige il regime del pensiero unico!

Chi dovrebbe “abbassare i toni”?

E’ infatti evidente che i politici che, secondo i promotori della segnalazione al Ministero pubblico, dovrebbero “abbassare i toni”, non sono mica quelli che strillano al “devono entrare tutti”, che insultano e denigrano chi ha posizioni diverse,  che manifestano contro le Guardie di confine. Nossignori. Del resto, contro gli “haters” di $inistra, i moralisti a senso unico di denuncie non si sognano di presentarne.

A dover abbassare i toni è sempre una parte sola. La solita. L’odiata “destra”.   

Tramite segnalazioni alla magistratura si vorrebbe indurre al silenzio chi (ad esempio) sottolinea che il tasso di delinquenza tra gli asilanti è un multiplo di quello dei residenti; chi rileva che i giovanotti con lo smartphone che premono ai nostri confini non sono affatto profughi bisognosi di protezione secondo la legge sull’asilo, bensì immigrati clandestini e magari pure aderenti all’islam radicale; chi fa notare che oltre l’80% degli asilanti ammessi in Svizzera è a carico dell’assistenza; chi osserva che essi ricevono, dallo Stato sociale elvetico, più di tanti anziani con la sola AVS . Eccetera eccetera.

Chi ha voluto e tollerato situazioni di questo tipo, perché “devono entrare tutti”, porta anche la responsabilità per le reazioni di rifiuto che esse provocano nella popolazione.

Responsabilità indivuale

Inoltre, anche se a $inistra ci sono un po’ di difficoltà nell’assimilare certi concetti, nel nostro paese esiste ancora la responsabilità individuale. Questo vuol dire che ciascuno – e non degli indefiniti “politici” – porta personalmente la responsabilità per i commenti che pubblica in rete.

La libertà d’espressione, cari signori e signore denuncianti, vale per tutte le posizioni. Non solo per le vostre o per quelle che piacciono a voi. E vale nei limiti posti dalla legge. Non in quelli che i moralisti a senso unico vorrebbero inventarsi a proprio vantaggio. Prendetene finalmente atto.

RSI fuori posto

Del tutto fuori posto, poi, l’intervista anonima del radiogiornale RSI ad una promotrice della denuncia. L’anonimato è stato  giustificato con motivi di sicurezza personale; neanche si trattasse di una pentita della ‘ndrangheta!

Qui qualcuno sta perdendo la bussola. Che la RSI si presti a  simili giochetti, il cui unico obiettivo è veicolare il messaggio, falso, che i ticinesi sarebbero non solo razzisti, ma pure pericolosi nei confronti di chi afferma di combattere il razzismo, è l’ennesima violazione del mandato di servizio pubblico ad opera dell’emittente di regime. Un motivo in più per votare l’iniziativa No Billag.

Care signore e signori denuncianti, combattere gli “haters” e le “affermazioni ignobili” è cosa buona e giusta. Ma va fatto a 360 gradi. Altrimenti è solo ipocrisia.

Lorenzo Quadri

Il terrorismo islamico mette radici anche in Svizzera

Grazie, spalancatori di frontiere! Grazie, cricca del “devono entrare tutti”!

 

Bene (si fa per dire): come volevasi dimostrare, il terrorismo islamico diventa realtà anche in Svizzera. Nei giorni scorsi tre presunti jihadisti sono stati arrestati nel Canton Vaud. Non è stata  resa nota la nazionalità (patrizi di Corticiasca?), ma il procuratore generale vodese ha dichiarato che “potevano passare all’azione in modo relativamente rapido”. Quindi si tratta di terroristi pericolosi.

Evento “totalmente isolato”?

I tre fermi, sempre secondo il procuratore generale del Canton Vaud, sarebbero un “evento totalmente isolato” ed inoltre “dal punto di vista geografico (?) non è opportuno parlare di cellula”. Sarà anche vero che le cose stanno così, ma magari no. Anche se l’articolo pubblicato dal Corriere del Ticino sulle presunte istruzioni date dal governo tedesco a proposito della gestione dell’informazione nei casi di terrorismo si è poi dimostrato farlocco, non ci vuole una grande fantasia per immaginare che l’andazzo sia proprio quello di nascondere e di minimizzare.  Del resto la stessa cosa succede anche in altri ambiti. Infatti, anche in materia stranieri che delinquono (delinquenza comune) o che sono a carico dello Stato sociale, si fa di tutto e di più per scopare il problema sotto il tappeto. Ad esempio, evitando di indicare in modo sistematico la nazionalità di chi commette reati. E naturalmente omettendo di precisare, nel caso in cui a delinquere fossero dei cittadini elvetici, se essi hanno “trascorsi migratori” come si usa dire adesso per indicare con un’espressione politikamente correttissima chi ha il passaporto rosso ancora fresco di stampa. Dunque, non ci sarebbe certo da stupirsi se anche in campo di terrorismo islamico si abbellissero le informazioni.

Un caso?

Sarà infatti certamente un caso, come no, che lo spettacolare  arresto di jihadisti sia avvenuto nel ro$$i$$imo e multikulti Canton Vaud. Non sarà mica che a furia di accogliere indiscriminatamente, perché “devono entrare tutti”, si sono accolti anche terroristi musulmani? E non sarà mica che, a furia di permettere a chiunque di farsi i propri comodi in casa nostra senza integrarsi (se non magari nello Stato sociale attingendo a prestazioni) abbiamo permesso alle cellule terroristiche di proliferare? Non sarà che ha ragione chi, come il recentemente scomparso prof Giovanni Sartori, sottolinea che l’islam non è integrabile e che in 1500 anni l’integrazione di musulmani in società non islamiche è sempre fallita?

Vivaio jihadista

Nei giorni scorsi, l’esperto di terrorismo Paul Roullier ha dichiarato che in Svizzera si sta creando un vivaio jihadista. Questo significa che ci sono dei militanti della guerra santa islamica che sono cresciuti nel nostro Paese. Queste persone dunque, pur vivendo da noi, non si sono mai integrate. A conferma di quanto osservato dal prof. Sartori a proposito dell’impossibilità di integrare l’Islam. Questo vivaio jihadista, è ovvio, viene alimentato dai nuovi acquisti. Ovvero migranti economici, che, se non sono già radicalizzati, sono facilmente radicalizzabili. Essi non hanno alcuna prospettiva economica né sociale nel nostro paese dove, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, di lavoro non ce n’è più nemmeno per i residenti. E’ chiaro che i jihadisti del “vivaio” non faranno troppa fatica a trovare seguaci in questo humus.

“Terza generazione”

Ma l’osservazione dell’esperto di terrorismo sui jihadisti cresciuti in Svizzera (fenomeno che si osserva anche in altri paesi europei) è interessante anche per un altro motivo: l’entrata in vigore delle naturalizzazioni (quasi) automatiche dei giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione”. Ed è proprio tra questa categoria che, come ha spiegato Rouiller, si moltiplicano i seguaci dello Stato islamico. Anche nel nostro paese. Però gli  svizzerotti in nome del politikamente korretto concedono il passaporto rosso alla leggera (poiché fare diversamente comporterebbe le consuete accuse di razzismo, temute evidentemente più del terrorismo). Ben sapendo che la cittadinanza elvetica, una volta concessa, di fatto non può più venire revocata.

Senza contare che la Svizzera, nella lotta al terrorismo islamico, rimane il fanalino di coda, non disponendo i servizi d’intelligence di strumenti adeguati. E che il tribunale federale emette sentenze buoniste-coglioniste sui seguaci dell’Isis, che spesso e volentieri non vengono nemmeno espulsi.

In queste condizioni, si capirà che per la Svizzera il passo tra isola felice al riparo dal terrorismo islamico e paese del bengodi per jihadisti si fa breve. Pericolosamente breve.

Lorenzo Quadri

I lecchini sbroccano: “il dumping salariale non esiste!”

AvenirSuisse al servizio degli spalancatori di frontiere partorisce un nuovo studio

Era un po’ che i soldatini di Avenir Suisse non ci deliziavano con le loro impareggiabili fetecchiate, ed in effetti cominciavamo a preoccuparci. Non avranno mica chiuso bottega? Non saranno mica stati acquisiti dal circo Barnum? Invece, ad inizio settimana, abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo: non ci hanno abbandonati, ci sono ancora.

Ma, prima di tutto, cos’è Avenir Suisse? Trattasi (autodefinizione) di un “Think tank” ovvero un “serbatoio di pensiero” vicino all’economia. C’è da chiedersi, visti i risultati, se il “serbatoio” in questione sia pieno di pensiero o piuttosto di qualche superalcolico. Che entusiasmerebbe il presidente non astemio della Commissione UE Jean Claude “Grappino” Juncker almeno al pari delle allucinate teorie di Avenir Suisse.

Le perle

Nella sua presa di posizione divulgata una decina di giorni fa, il “serbatoio di pensiero” diletta la nazione con elucubrazioni sul mercato del lavoro in regime di devastante libera circolazione delle persone e sulle misure accompagnatorie.

Tra tante fregnacce, una più paradossale dell’altra, è difficile stabilire una graduatoria. Eccone alcune:

  • “La paura della pressione sui salari si è dimostrata ampiamente infondata”;
  • “Stando a numerose ricerche (sic!) l’immigrazione si è rivelata favorevole per l’occupazione locale”;
  • “Le misure accompagnatorie presentano grossi svantaggi”
  • “Va soppressa l’estensione facilitata del campo d’applicazione dei contratti collettivi di lavoro (CCL)”.

Quali studi?

Cosa dire davanti ad un tale profluvio di boiate?

Mancano solo un paio di frasi sugli asini che volano, sulla terra piatta che gira attorno al sole, e sugli unicorni che passeggiano per i giardinetti pubblici.

Sarebbe poi interessante capire quali sono le “numerose ricerche” attestanti che l’immigrazione si sarebbe rivelata “favorevole per l’occupazione locale”. Le indagini dell’IRE sul frontalierato, realizzate da ricercatori frontalieri? Gli studi farlocchi della SECO? I libri di Lewis Carroll? Quelli di Carlo Collodi? Le pubblicità del Mulino Bianco?

Tempistica sospetta

“Immigrazione uguale ricchezza”, si ostinano dunque a strillare i soldatini di Avenir Suisse al servizio dei padroni della grande economia, quella che vuole le frontiere spalancate per poter disporre di quantitativi illimitati di manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i lavoratori svizzeri per massimizzare i propri profitti. E la $inistra internazionalista e multikulti, con questi padroni ci va a manina; altro che difendere i lavoratori.

Non è certo un caso che il nuovo rapporto dei soldatini di Avenir Suisse sia uscito ad un paio di settimane di distanza all’annuncio del lancio di un’iniziativa contro la libera circolazione delle persone (che va sostenuta ad ogni costo: avanti con la Swissexit!). L’obiettivo dei soldatini è infatti quello di ripetere in modo ossessivo, come un mantra, che la devastante libera circolazione è una benedizione. Quando per la maggioranza degli svizzeri è, invece, proprio il contrario. Ma è allarmante che, in un autoproclamato “serbatoio di pensiero”, non si “pensi” che continuando a pappagallare fregnacce avulse dalla realtà si ottengono solo due risultati: 1) esacerbare ulteriormente gli animi e 2) dimostrare che ormai i fautori delle frontiere spalancate sono alla frutta: smentiti tutti gli argomenti realistici, sono costretti a ricorrere a favolette da acido lisergico.

La situazione ticinese

Non stiamo a ripetere tutti i dati ticinesi a conferma che quanto scritto dal “serbatoio di pensiero” è un accumulo di scandalose balle. Dall’esplosione del numero di frontalieri in Ticino a quella, contemporanea, dei casi di assistenza, dei working poor  e dei sottoccupati. Dal fatto che i frontalieri (sempre in Ticino) con la libera circolazione sono quadruplicati proprio nel terziario (ossia in quel settore in cui vanno a soppiantare la forza lavoro residente), al continuo aumento del divario salariale tra il Ticino e la Svizzera interna. Dal degrado delle condizioni di lavoro in questo sempre meno ridente Cantone (le peggiori della Svizzera, secondo un recente studio Transfair) al tasso di disoccupazione ILO che nel terzo trimestre 2016 era addirittura superiore di quello della Lombardia. E cosa dire dell’ultimo studio dell’Ufficio federale di statistica da cui emerge che il Ticino è il cantone più povero della Svizzera, con un tasso di povertà reddituale del 17%, ossia 10 punti in più del dato complessivo a livello nazionale? 

Non ancora contenti, i sedicenti “studiosi” al servizio dei padroni mettono la ciliegina sulla torta e  si scagliano contro i contratti collettivi di lavoro.

Contro i diritti popolari

Riassumendo: limitazione della libera circolazione NO, misure accompagnatorie NO, contratti collettivi di lavoro NO, frontiere spalancate SI’: il Think Tank vuole semplicemente svendere la Svizzera all’estero.

Per fortuna che a sputtanare le fregnacce di Avenir Suisse ci pensano personaggi del calibro dell’ex vicepresidente della Banca nazionale svizzera Jean-Pierre Danthine il quale ha affermato che la libera circolazione incontrollata nuoce all’economia. Oppure del professor Reinhard Eichenberger dell’Università di Friburgo, che ha detto la stessa cosa, aggiungendo che i bilaterali non sono indispensabili per la Svizzera e che è opportuno introdurre una  tassa d’entrata per i frontalieri.

Tanto per chiarire ulteriormente il livello dei signori di Avenir Suisse: sono quelli che hanno pure proposto di rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari d’ iniziativa e di referendum, perché “il popolo becero vota sbagliato”.

Una benedizione

D’altra parte, le esternazioni di questo sedicente “gruppo di riflessione” (al servizio dei padroni) che si autoerotizza cerebralmente con la globalizzazione spinta, a modo loro sono una benedizione: ogni volta che i galoppini di Avenir Suisse aprono bocca, i consensi per la futura iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone salgono. Per cui, prepariamoci ad una battaglia storica per il futuro del paese!

Lorenzo Quadri