Gli “haters” si combattono a 360 gradi, sennò è ipocrisia

Segnalazione al ministero pubblico di commenti sul decesso di una giovane eritrea

Che i “social” siano diventati degli sfogatoi dove c’è chi si lascia andare senza remore ai più bassi istinti è innegabile. Questo non vale solo per il solito facebook. Vale anche per certi blog che i portali accodano alle notizie immaginando di incrementare le visualizzazioni (più click uguale maggiore spendibilità sul mercato pubblicitario).

Di recente è partita la segnalazione al ministero pubblico, sottoscritta pare da quaranta persone, per alcuni commenti improponibili pubblicati su facebook a seguito della notizia della tragica morte di una giovane mamma eritrea “caduta” dal balcone a Bellinzona.

Intenti poco lineari

Se gli scritti hanno rilevanza penale è giusto che intervenga il ministero pubblico: è il suo lavoro.

Assai meno lineari appaiono tuttavia gli intenti dei denuncianti, così come indicati nelle loro dichiarazioni. Ed ai quali, ma guarda un po’, la R$I ha dato ampio spazio già domenica scorsa. Un’amplificazione che puzza di bruciato.

Infatti tutto ruota non già attorno agli “haters” – i quali non hanno colore politico, o meglio sono equamente distribuiti in tutte le aree politiche – bensì al solito trito ritornello “xeonfobia discriminazione razzismo”. Come dire: ogni sbroccata è lecita; noi (denuncianti e dintorni) ci indigniamo solo quando ciò è funzionale al lancio di accuse di razzismo. Ed infatti i cosiddetti antirazzisti sono poi i primi a riversare insulti ed odio su chi osa pensarla diversamente da loro a proposito di immigrazione. Ma, per qualche strano motivo, le campagne d’odio della $inistra non turbano alcun benpensante.

Si tenta l’autocensura

Inoltre e soprattutto: “Avevamo il desiderio di dare un messaggio forte non solo agli autori dei commenti, ma anche ai politici che devono abbassare i toni, altrimenti tutti si sentono legittimati a dire qualsiasi cosa”. Così argomentano gli anonimi (sic!) denuncianti. Questa motivazione fa acqua da tutte le parti. Ma ben chiarisce sia la provenienza della denuncia – ambienti spalancatori di frontiere multikulti – che  la sua finalità: criminalizzare non solo le esternazioni che costituiscono effettivamente reato, e che quindi vanno giustamente sanzionate, ma anche quelle affermazioni legittime (dei politici) che non piacciono alla gauche caviar. Il trucchetto è sempre il solito: si punta sul ricatto morale per imporre l’autocensura delle posizioni  contrarie alle frontiere spalancate e al multikulti. Perché certe cose scomode non si possono dire. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Vige il regime del pensiero unico!

Chi dovrebbe “abbassare i toni”?

E’ infatti evidente che i politici che, secondo i promotori della segnalazione al Ministero pubblico, dovrebbero “abbassare i toni”, non sono mica quelli che strillano al “devono entrare tutti”, che insultano e denigrano chi ha posizioni diverse,  che manifestano contro le Guardie di confine. Nossignori. Del resto, contro gli “haters” di $inistra, i moralisti a senso unico di denuncie non si sognano di presentarne.

A dover abbassare i toni è sempre una parte sola. La solita. L’odiata “destra”.   

Tramite segnalazioni alla magistratura si vorrebbe indurre al silenzio chi (ad esempio) sottolinea che il tasso di delinquenza tra gli asilanti è un multiplo di quello dei residenti; chi rileva che i giovanotti con lo smartphone che premono ai nostri confini non sono affatto profughi bisognosi di protezione secondo la legge sull’asilo, bensì immigrati clandestini e magari pure aderenti all’islam radicale; chi fa notare che oltre l’80% degli asilanti ammessi in Svizzera è a carico dell’assistenza; chi osserva che essi ricevono, dallo Stato sociale elvetico, più di tanti anziani con la sola AVS . Eccetera eccetera.

Chi ha voluto e tollerato situazioni di questo tipo, perché “devono entrare tutti”, porta anche la responsabilità per le reazioni di rifiuto che esse provocano nella popolazione.

Responsabilità indivuale

Inoltre, anche se a $inistra ci sono un po’ di difficoltà nell’assimilare certi concetti, nel nostro paese esiste ancora la responsabilità individuale. Questo vuol dire che ciascuno – e non degli indefiniti “politici” – porta personalmente la responsabilità per i commenti che pubblica in rete.

La libertà d’espressione, cari signori e signore denuncianti, vale per tutte le posizioni. Non solo per le vostre o per quelle che piacciono a voi. E vale nei limiti posti dalla legge. Non in quelli che i moralisti a senso unico vorrebbero inventarsi a proprio vantaggio. Prendetene finalmente atto.

RSI fuori posto

Del tutto fuori posto, poi, l’intervista anonima del radiogiornale RSI ad una promotrice della denuncia. L’anonimato è stato  giustificato con motivi di sicurezza personale; neanche si trattasse di una pentita della ‘ndrangheta!

Qui qualcuno sta perdendo la bussola. Che la RSI si presti a  simili giochetti, il cui unico obiettivo è veicolare il messaggio, falso, che i ticinesi sarebbero non solo razzisti, ma pure pericolosi nei confronti di chi afferma di combattere il razzismo, è l’ennesima violazione del mandato di servizio pubblico ad opera dell’emittente di regime. Un motivo in più per votare l’iniziativa No Billag.

Care signore e signori denuncianti, combattere gli “haters” e le “affermazioni ignobili” è cosa buona e giusta. Ma va fatto a 360 gradi. Altrimenti è solo ipocrisia.

Lorenzo Quadri

Il terrorismo islamico mette radici anche in Svizzera

Grazie, spalancatori di frontiere! Grazie, cricca del “devono entrare tutti”!

 

Bene (si fa per dire): come volevasi dimostrare, il terrorismo islamico diventa realtà anche in Svizzera. Nei giorni scorsi tre presunti jihadisti sono stati arrestati nel Canton Vaud. Non è stata  resa nota la nazionalità (patrizi di Corticiasca?), ma il procuratore generale vodese ha dichiarato che “potevano passare all’azione in modo relativamente rapido”. Quindi si tratta di terroristi pericolosi.

Evento “totalmente isolato”?

I tre fermi, sempre secondo il procuratore generale del Canton Vaud, sarebbero un “evento totalmente isolato” ed inoltre “dal punto di vista geografico (?) non è opportuno parlare di cellula”. Sarà anche vero che le cose stanno così, ma magari no. Anche se l’articolo pubblicato dal Corriere del Ticino sulle presunte istruzioni date dal governo tedesco a proposito della gestione dell’informazione nei casi di terrorismo si è poi dimostrato farlocco, non ci vuole una grande fantasia per immaginare che l’andazzo sia proprio quello di nascondere e di minimizzare.  Del resto la stessa cosa succede anche in altri ambiti. Infatti, anche in materia stranieri che delinquono (delinquenza comune) o che sono a carico dello Stato sociale, si fa di tutto e di più per scopare il problema sotto il tappeto. Ad esempio, evitando di indicare in modo sistematico la nazionalità di chi commette reati. E naturalmente omettendo di precisare, nel caso in cui a delinquere fossero dei cittadini elvetici, se essi hanno “trascorsi migratori” come si usa dire adesso per indicare con un’espressione politikamente correttissima chi ha il passaporto rosso ancora fresco di stampa. Dunque, non ci sarebbe certo da stupirsi se anche in campo di terrorismo islamico si abbellissero le informazioni.

Un caso?

Sarà infatti certamente un caso, come no, che lo spettacolare  arresto di jihadisti sia avvenuto nel ro$$i$$imo e multikulti Canton Vaud. Non sarà mica che a furia di accogliere indiscriminatamente, perché “devono entrare tutti”, si sono accolti anche terroristi musulmani? E non sarà mica che, a furia di permettere a chiunque di farsi i propri comodi in casa nostra senza integrarsi (se non magari nello Stato sociale attingendo a prestazioni) abbiamo permesso alle cellule terroristiche di proliferare? Non sarà che ha ragione chi, come il recentemente scomparso prof Giovanni Sartori, sottolinea che l’islam non è integrabile e che in 1500 anni l’integrazione di musulmani in società non islamiche è sempre fallita?

Vivaio jihadista

Nei giorni scorsi, l’esperto di terrorismo Paul Roullier ha dichiarato che in Svizzera si sta creando un vivaio jihadista. Questo significa che ci sono dei militanti della guerra santa islamica che sono cresciuti nel nostro Paese. Queste persone dunque, pur vivendo da noi, non si sono mai integrate. A conferma di quanto osservato dal prof. Sartori a proposito dell’impossibilità di integrare l’Islam. Questo vivaio jihadista, è ovvio, viene alimentato dai nuovi acquisti. Ovvero migranti economici, che, se non sono già radicalizzati, sono facilmente radicalizzabili. Essi non hanno alcuna prospettiva economica né sociale nel nostro paese dove, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, di lavoro non ce n’è più nemmeno per i residenti. E’ chiaro che i jihadisti del “vivaio” non faranno troppa fatica a trovare seguaci in questo humus.

“Terza generazione”

Ma l’osservazione dell’esperto di terrorismo sui jihadisti cresciuti in Svizzera (fenomeno che si osserva anche in altri paesi europei) è interessante anche per un altro motivo: l’entrata in vigore delle naturalizzazioni (quasi) automatiche dei giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione”. Ed è proprio tra questa categoria che, come ha spiegato Rouiller, si moltiplicano i seguaci dello Stato islamico. Anche nel nostro paese. Però gli  svizzerotti in nome del politikamente korretto concedono il passaporto rosso alla leggera (poiché fare diversamente comporterebbe le consuete accuse di razzismo, temute evidentemente più del terrorismo). Ben sapendo che la cittadinanza elvetica, una volta concessa, di fatto non può più venire revocata.

Senza contare che la Svizzera, nella lotta al terrorismo islamico, rimane il fanalino di coda, non disponendo i servizi d’intelligence di strumenti adeguati. E che il tribunale federale emette sentenze buoniste-coglioniste sui seguaci dell’Isis, che spesso e volentieri non vengono nemmeno espulsi.

In queste condizioni, si capirà che per la Svizzera il passo tra isola felice al riparo dal terrorismo islamico e paese del bengodi per jihadisti si fa breve. Pericolosamente breve.

Lorenzo Quadri

I lecchini sbroccano: “il dumping salariale non esiste!”

AvenirSuisse al servizio degli spalancatori di frontiere partorisce un nuovo studio

Era un po’ che i soldatini di Avenir Suisse non ci deliziavano con le loro impareggiabili fetecchiate, ed in effetti cominciavamo a preoccuparci. Non avranno mica chiuso bottega? Non saranno mica stati acquisiti dal circo Barnum? Invece, ad inizio settimana, abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo: non ci hanno abbandonati, ci sono ancora.

Ma, prima di tutto, cos’è Avenir Suisse? Trattasi (autodefinizione) di un “Think tank” ovvero un “serbatoio di pensiero” vicino all’economia. C’è da chiedersi, visti i risultati, se il “serbatoio” in questione sia pieno di pensiero o piuttosto di qualche superalcolico. Che entusiasmerebbe il presidente non astemio della Commissione UE Jean Claude “Grappino” Juncker almeno al pari delle allucinate teorie di Avenir Suisse.

Le perle

Nella sua presa di posizione divulgata una decina di giorni fa, il “serbatoio di pensiero” diletta la nazione con elucubrazioni sul mercato del lavoro in regime di devastante libera circolazione delle persone e sulle misure accompagnatorie.

Tra tante fregnacce, una più paradossale dell’altra, è difficile stabilire una graduatoria. Eccone alcune:

  • “La paura della pressione sui salari si è dimostrata ampiamente infondata”;
  • “Stando a numerose ricerche (sic!) l’immigrazione si è rivelata favorevole per l’occupazione locale”;
  • “Le misure accompagnatorie presentano grossi svantaggi”
  • “Va soppressa l’estensione facilitata del campo d’applicazione dei contratti collettivi di lavoro (CCL)”.

Quali studi?

Cosa dire davanti ad un tale profluvio di boiate?

Mancano solo un paio di frasi sugli asini che volano, sulla terra piatta che gira attorno al sole, e sugli unicorni che passeggiano per i giardinetti pubblici.

Sarebbe poi interessante capire quali sono le “numerose ricerche” attestanti che l’immigrazione si sarebbe rivelata “favorevole per l’occupazione locale”. Le indagini dell’IRE sul frontalierato, realizzate da ricercatori frontalieri? Gli studi farlocchi della SECO? I libri di Lewis Carroll? Quelli di Carlo Collodi? Le pubblicità del Mulino Bianco?

Tempistica sospetta

“Immigrazione uguale ricchezza”, si ostinano dunque a strillare i soldatini di Avenir Suisse al servizio dei padroni della grande economia, quella che vuole le frontiere spalancate per poter disporre di quantitativi illimitati di manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i lavoratori svizzeri per massimizzare i propri profitti. E la $inistra internazionalista e multikulti, con questi padroni ci va a manina; altro che difendere i lavoratori.

Non è certo un caso che il nuovo rapporto dei soldatini di Avenir Suisse sia uscito ad un paio di settimane di distanza all’annuncio del lancio di un’iniziativa contro la libera circolazione delle persone (che va sostenuta ad ogni costo: avanti con la Swissexit!). L’obiettivo dei soldatini è infatti quello di ripetere in modo ossessivo, come un mantra, che la devastante libera circolazione è una benedizione. Quando per la maggioranza degli svizzeri è, invece, proprio il contrario. Ma è allarmante che, in un autoproclamato “serbatoio di pensiero”, non si “pensi” che continuando a pappagallare fregnacce avulse dalla realtà si ottengono solo due risultati: 1) esacerbare ulteriormente gli animi e 2) dimostrare che ormai i fautori delle frontiere spalancate sono alla frutta: smentiti tutti gli argomenti realistici, sono costretti a ricorrere a favolette da acido lisergico.

La situazione ticinese

Non stiamo a ripetere tutti i dati ticinesi a conferma che quanto scritto dal “serbatoio di pensiero” è un accumulo di scandalose balle. Dall’esplosione del numero di frontalieri in Ticino a quella, contemporanea, dei casi di assistenza, dei working poor  e dei sottoccupati. Dal fatto che i frontalieri (sempre in Ticino) con la libera circolazione sono quadruplicati proprio nel terziario (ossia in quel settore in cui vanno a soppiantare la forza lavoro residente), al continuo aumento del divario salariale tra il Ticino e la Svizzera interna. Dal degrado delle condizioni di lavoro in questo sempre meno ridente Cantone (le peggiori della Svizzera, secondo un recente studio Transfair) al tasso di disoccupazione ILO che nel terzo trimestre 2016 era addirittura superiore di quello della Lombardia. E cosa dire dell’ultimo studio dell’Ufficio federale di statistica da cui emerge che il Ticino è il cantone più povero della Svizzera, con un tasso di povertà reddituale del 17%, ossia 10 punti in più del dato complessivo a livello nazionale? 

Non ancora contenti, i sedicenti “studiosi” al servizio dei padroni mettono la ciliegina sulla torta e  si scagliano contro i contratti collettivi di lavoro.

Contro i diritti popolari

Riassumendo: limitazione della libera circolazione NO, misure accompagnatorie NO, contratti collettivi di lavoro NO, frontiere spalancate SI’: il Think Tank vuole semplicemente svendere la Svizzera all’estero.

Per fortuna che a sputtanare le fregnacce di Avenir Suisse ci pensano personaggi del calibro dell’ex vicepresidente della Banca nazionale svizzera Jean-Pierre Danthine il quale ha affermato che la libera circolazione incontrollata nuoce all’economia. Oppure del professor Reinhard Eichenberger dell’Università di Friburgo, che ha detto la stessa cosa, aggiungendo che i bilaterali non sono indispensabili per la Svizzera e che è opportuno introdurre una  tassa d’entrata per i frontalieri.

Tanto per chiarire ulteriormente il livello dei signori di Avenir Suisse: sono quelli che hanno pure proposto di rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari d’ iniziativa e di referendum, perché “il popolo becero vota sbagliato”.

Una benedizione

D’altra parte, le esternazioni di questo sedicente “gruppo di riflessione” (al servizio dei padroni) che si autoerotizza cerebralmente con la globalizzazione spinta, a modo loro sono una benedizione: ogni volta che i galoppini di Avenir Suisse aprono bocca, i consensi per la futura iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone salgono. Per cui, prepariamoci ad una battaglia storica per il futuro del paese!

Lorenzo Quadri

Aumento massiccio di tasse e balzelli? Ma col piffero!

Criminalizzazione degli automobilisti: le “perle” dell’ ex funzionario cantonale

Ma guarda un po’! Nei giorni scorsi sul portale Tio sono apparse le corbellerie del per fortuna ex ex ex capo della Sezione della protezione dell’aria Mario Camani. Il quale, a quanto ci consta, non è più funzionario dirigente del Cantone da oltre un decennio. E, leggendo l’intervista su Tio, c’è davvero motivo per rallegrarsene. L’ex ex ex regala (?) infatti ai lettori tutta un’infilata di “perle” tipiche del talebanismo verde, all’insegna della criminalizzazione dell’automobilista. Del tipo:

  • Bisogna introdurre subito il limite fisso di 80 km all’ora in autostrada ovunque;
  • Bisogna alzare massicciamente il costo della benzina e le tasse di circolazione;
  • Il nostro inquinamento lo produciamo noi, inutile dare la colpa alla Lombardia;
  • Il Ticino è tutto inquinato, bisogna parlarne ancora di più, bisogna gridarlo.

Posizioni “istruttive”

Che dire? Veramente istruttive le posizioni di questo signore! Avanti con la criminalizzazione ad oltranza degli automobilisti responsabili di tutti i mali ambientali, come se le macchine fossero l’unica fonte d’inquinamento! E naturalmente solo le macchine targate Ticino.

Forse l’ex ex ex  alto funzionario ha trascorso gli ultimi  15 anni  sul pianeta Marte e non si è accorto che nel frattempo, “grazie” alla libera circolazione delle persone, il nostro Cantone è quotidianamente invaso da 65mila frontalieri (dichiarati; più quelli in nero) nonché da migliaia e migliaia di padroncini (dichiarati; più quelli in nero). E tutta questa gente, ma guarda un po’, entra in Ticino uno per macchina!  E allora, Camani, cosa facciamo? Tartassiamo il solito sfigato automobilista con targa rossoblù che ha bisogno del veicolo per andare a lavorare  facendo esplodere  le tasse di circolazione ed il costo della benzina, ed invece chiudiamo gli occhi sull’invasione da sud? Cosa pensa che esca dai tubi di scappamento frontalieri, l’ex ex ex? Vapore acqueo? Viks Vapo Rub? Essenze di eucalipto? Lo sa quanti frontalieri hanno l’auto diesel?

E come la mettiamo con l’accordo bilaterale sui trasporti terrestri, sottoscritto dall’ex ministro P$ Moritz “Implenia” Leuenberger,  che ha trasformato il Ticino in un corridoio per TIR UE in transito parassitario?

E le frontiere?

Se davvero volesse tutelare l’aria,  il granitico ex ex ex funzionario dovrebbe anche proporre di chiudere le frontiere! Invece, a questo proposito, non un cip! Anzi: difende pure la Lombardia! Sono solo i ticinesotti che vanno martellati: noi tutti costretti ad andare in bicicletta o a piedi o a dorso di mulo (ah no, il mulo emette gas serra dal posteriore) perché, secondo l’illuminata visione di Camani, l’automobile deve tornare ad essere un lusso per i “borsoni” che si possono permettere di pagare le tasse ed i balzelli stratosferici che a suo dire andrebbero introdotti subito. Frontalieri e padroncini, invece, tranquillamente in giro uno per macchina ad intasare le strade ticinesi, che diventerebbero, di fatto, di loro uso quasi esclusivo. Naturalmente per i residenti in Italia nessun balzello aggiuntivo, perché altrimenti oltreramina starnazzano!

E sostenere poi che tutte le fabbriche della fascia di confine non avrebbero influenza sulla qualità dell’aria ticinese…

Urgono repulisti?

Ovviamente, non possiamo che essere lieti che uno che pretende di bastonare ad oltranza gli automobilisti ticinesi non lavori più per l’amministrazione pubblica da oltre un decennio. Come si dice nel Belpaese: ciaone!

A preoccupare è che, profumatamente pagati con i nostri soldi, potrebbero esserci tutt’oggi altri funzionari con le medesime idee e progetti. Se così fosse, urgono repulisti.

Lorenzo Quadri

 

I 7 scienziati: “non sappiamo e non vogliamo sapere”

Stranieri e frontalieri nelle ex regie federali? Il Consiglio federale se ne impipa!

 

E’ evidente che, sull’assunzione di frontalieri e di stranieri da parte delle ex regie federali, la voglia di trasparenza del governo, e soprattutto la voglia di applicare la preferenza indigena (che, piaccia o non piaccia, è iscritta nella Costituzione federale, nel famigerato articolo 121 a), è pari a zero. Probabilmente ancora inferiore.

In effetti, per quel che riguarda i dipendenti stranieri delle ex regie,  il CF – a cui chi scrive ha chiesto ulteriori informazioni – si limita a ripetere le cifre già indicate rispondendo all’interpellanza del Consigliere agli Stati Minder. Però il governo procede ad un’operazione cosmetico-illusionistica: un po’ come i prezzi a 9.95. Così questa volta, invece di indicare quanti dipendenti stranieri hanno FFS, Swisscom, Posta e Ruag, il CF indica la percentuale di svizzeri. Che sono rispettivamente 85,4%, 82%, 84% e 90%. Forse si immagina che girate così le cifre presentino meglio. Ma, pur rivoltate, le percentuali indicano sempre che i dipendenti stranieri sono il 14,6% per le FFS, il 18% per la Swisscom, il  16% per la posta e il 10% per la Ruag. In questi termini, le percentuali hanno un impatto diverso. Chissà se nei paesi a noi vicini si trovano “quote estere” analoghe? Qualche dubbio nasce.

Un quinto di stranieri

Fatto sta che la Swisscom ha quasi un quinto di dipendenti stranieri, e la Posta segue a ruota. Scusate se è poco. Per creare ulteriori fumogeni, il governo ben si guarda dal precisare lo statuto di questi stranieri: quanti di essi sono titolari di permessi C? Quanti hanno un permesso B? Quanti sono frontalieri? Quanti stranieri hanno “staccato” il loro permesso al momento dell’assunzione presso le ex regie? Quanti, invece, erano già presenti sul mercato del lavoro elvetico? La risposta a tutte queste domande, non proprio irrilevanti, manca. Manca rumorosamente.

Un paio di cose però sono chiare:

La prima l’abbiamo evidenziata nelle scorse settimane, ossia: questo 18% di dipendenti stranieri della Swisscom, questo 16% di stranieri alla Posta, chi sono? Che qualifiche hanno? Tutti profili “che non si trovano in Ticino”, come il torinese al centro di dialettologia? Visti i campi d’attività delle aziende che ai tempi felici componevano le gloriose PTT, un argomento del genere non regge granché; siamo al livello delle Beltragiustificazioni per il mandato all’Argo1. In effetti, la Posta e la Swisscom non devono dimostrare l’esistenza del Bosone di Higgs. E non devono nemmeno mandare razzi su Marte. Che non trovano in Svizzera il personale con i requisiti richiesti, lo vanno a raccontare a qualcun altro.

La seconda: è palese che da parte del Consiglio federale non c’è alcuna intenzione di imporre alle ex regie federali di applicare la preferenza indigena. Le fumogene dichiarazioni governative servono solo a tutelare lo statu quo. Che dà piena libertà alle aziende di assumere stranieri. Questa infatti la pomposa dichiarazione: “Il Consiglio federale si aspetta che le aziende pratichino una politica del personale progressista e responsabile socialmente, e che offrano condizioni di assunzione che assicurino la loro concorrenzialità. Questo include anche un’alta sensibilità per il mercato del lavoro svizzero”. Insomma, il festival del burocratese. Ma alla domanda più importante, ossia: perché il Consiglio federale non dà chiare disposizioni alle aziende controllate dalla Confederazione affinché applichino la preferenza indigena?, la risposta è il silenzio. Citus mutus! E qui sta il punto. Il governo non indica né prospetta alcun cambiamento. Si va avanti come se  l’articolo 121 a non esistesse. Tutto come prima del “maledetto voto”. Il governo rifiuta schifato di applicare la preferenza indigena. Anche dove potrebbe benissimo farlo.

Frontalieri? Mistero!

Menefreghismo ancora maggiore trasuda dalla risposta sui frontalieri nelle ex regie federali. Quanti sono? L’informazione dovrebbe essere reperibile in pochi minuti, tramite qualche click. Invece, nisba. Non è possibile sapere quanti frontalieri lavorano alle ex regie federali! Ma come, burocrati bernesi: prima vi riempite la bocca con l’alta sensibilità per il mercato del lavoro svizzero e poi nemmeno siete in grado di dire quanti frontalieri hanno assunto le ex regie, controllate dalla Confederella? E allora, spiegate come cavolo fare a verificare se la richiesta (?) alta sensibilità è una realtà oppure l’ennesima fregnaccia! Qui siamo a livello di repubblica bananiera. Ma il governo è lapidario: l’informazione sui frontalieri non viene rilevata, non si trova nei sistemi, ogni azienda lavora in modo diverso. Anche utilizzando l’imposta alla fonte si otterrebbero dati incompleti, poiché non tutti i Cantoni hanno accordi di doppia imposizione con le nazioni vicine. Evviva!

Come prima

In più, ancora una volta, manca la risposta alla domanda centrale: c’è almeno l’intenzione di rilevare in futuro l’informazione sui dipendenti frontalieri delle ex regie? A tal proposito, il governo non dice nulla. Questo significa, evidentemente, che non intende intervenire.

E’ assurdo che in Ticino, con in vigore l’articolo costituzionale 121 a, con in vigore Prima i nostri, con un mercato dal lavoro devastato dall’invasione da sud provocata dalla libera circolazione, non sia possibile sapere se le ex regie federali si comportano effettivamente – nei fatti, non nei blabla – da datore di lavoro con responsabilità sociale ed attento al territorio, o se invece assumono frontalieri al posto dei ticinesi.

Contano gli utili

L’andazzo governativo appare chiaro. No alla preferenza indigena, l’importante è che Posta, Swisscom e compagnia cantante massimizzino i profitti. Così nelle capienti casse della Confederella entrano tanti bei soldoni che l’Esecutivo può utilizzare liberamente, senza alcun vincolo. Ad esempio, li può impiegare per foraggiare finti rifugiati con lo smartphone e per mandare miliardi all’estero. Capita l’antifona?

Lorenzo Quadri

In Ticino nuova impennata!

Esplode ancora il numero dei frontalieri: ma come, non erano solo “percezioni”?

 

Ma come, non erano solo “percezioni”? Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, il numero di frontalieri è di nuovo esploso in Ticino. E solo in Ticino. Le cifre parlano chiaro. E, per l’ennesima volta, asfaltano l’IRE, Rico Maggi e gli studi farlocchi realizzati da ricercatori frontalieri (che sicuramente dispongono di “profili” che da noi non si trovano, come no).

Ennesimo record

Come abbiamo letto nei giorni scorsi, è stato infranto un nuovo record negativo: l’ennesimo. A fine marzo 2017 i frontalieri attivi in questo sempre meno ridente Cantone erano 64’670: siamo quindi a quota 65mila. L’aumento è stato dello 0,5% rispetto alla fine del 2016 e addirittura del 3.6% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso.

Su base nazionale, invece, da gennaio a marzo i frontalieri sono calati dello 0,2%. Mentre rispetto al primo trimestre del 2016 l’aumento a livello svizzero è stato “solo” del 2.8% – quindi chiaramente inferiore a quello in Ticino. Ma naturalmente a sud delle Alpi non esiste né sostituzione né dumping salariale: sono solo balle populiste e razziste.

Va da sé che i 65mila frontalieri sono solo quelli dichiarati, ufficiali. In tale cifra, per quanto enorme, non figura, ovviamente, chi lavora in nero. E non facciamo finta di credere che il problema non esista. Rendiamo “grazie” alla politica delle frontiere spalancate ed alla conseguente perdita di controllo sul territorio!

Terziario devastato

Ancora una volta, il boom di frontalieri si registra in prima linea nel settore terziario, dove si è passati dai 38’122 del primo trimestre 2016 ai 40’206 del primo trimestre 2017. 2100 in più: quindi un aumento di oltre il 5.5%. Del resto i frontalieri nel terziario sono quadruplicati con la devastante libera circolazione delle persone. Sicché l’impennata procede allegramente proprio in quelle professioni dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese. Questo ha, evidentemente, delle conseguenze disastrose sul mercato del lavoro.

Ingegneri e architetti

Da notare che tra le professioni in cui il numero dei frontalieri  è maggiormente aumentato nell’ultimo anno ci sono quelle di ingegnere ed architetto. Ed è proprio in quest’ambito che ad inizio marzo si è appreso dell’ennesimo scandalo provocato dalla libera circolazione: architetti pagati 6 fr all’ora, ovvero circa 1000 Fr al mese. Chi sono i datori di lavoro che in Ticino praticano condizioni salariali del genere? Naturalmente, i soliti furbetti dell’italico quartierino che hanno trovato nel nostro Cantone “ul signur indurmentàa”. Ma tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente.

Altro ramo che ha conosciuto un’impennata: informazione e comunicazione. Uella, vuoi vedere che la facoltà di scienze della comunicazione serve a formare in Ticino studenti frontalieri che poi diventeranno lavoratori frontalieri?

E poi hanno ancora il coraggio, al di là della ramina, di accusare i ticinesi di razzismo nei confronti degli italiani? Se razzismo ci fosse, i frontalieri dovrebbero semmai diminuire. Invece crescono a ritmo esponenziale. I moralisti a senso unico non hanno nulla da dire sul tema?

I sabotatori

Il colmo è che, davanti a cifre – dell’Ufficio federale di statistica, non della Lega populista e razzista! – che si fanno sempre più allucinanti, i partiti $torici hanno ancora il coraggio di sabotare “Prima i nostri”. I kompagni spalancatori di frontiere, ad esempio, proprio in occasione del primo maggio hanno di nuovo strillato il proprio scandalizzato “no” alla preferenza indigena: perché in Ticino “devono entrare tutti”. $inistruccia e grande capitale a manina nel difendere a spada tratta la devastante libera circolazione delle persone!

E lo statuto speciale?

Le statistiche sui frontalieri divulgate nei giorni scorsi provengono dall’Ufficio federale di statistica. Si tratta quindi di numeri della Confederella. Domanda da un milione: come mai l’autorità federale, davanti a cifre allarmanti pubblicate dai suoi stessi servizi, non prevede delle misure speciali per tutelare il mercato del lavoro ticinese? Ah già: i vicini a sud non sarebbero contenti, visto che il Ticino è diventato terra di conquista per tutto lo stivale (mica solo per le fasce di confine). Inoltre qualcuno potrebbe starnazzare al “proibizionismo”. E, si sa, la priorità assoluta dei sette scienziati e della diplomazia eurolecchina è “andare d’accordo”.

Lorenzo Quadri

 

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri

“Una mozione per chiedere misure di ritorsione”

La annuncia il deputato leghista Quadri per la sessione speciale

Lorenzo Quadri, cosa pensa dell’agitazione italiana a proposito della chiusura dei tre valichi secondari?

Che oltreconfine l’unica ad aver capito il senso del provvedimento svizzero è la Lega Nord. Gli altri o non hanno capito, o fanno finta di non capire, per poter sparare scempiaggini  sui “ticinesi razzisti”. E, naturalmente, per denigrare la Lega Nord con la ridicola accusa di essere “asservita” alla Lega dei Ticinesi. Il che è un nonsenso completo. Per quale motivo dovrebbe essere “asservita”? Cosa gliene verrebbe in tasca? E per fortuna che i populisti dovrebbero essere i leghisti…

Cosa dovrebbe fare la Svizzera davanti alla reazione italiana?

Ad esempio, potrebbe fare ciò che chiederò tramite mozione nella prossima sessione del Consiglio nazionale, quella “speciale” di inizio maggio. Ossia: mantenere la chiusura, estenderla a tutti i valichi secondari, e prendere misure di ritorsione nei confronti del Belpaese. Il Canton Ticino è uno dei principali datori di lavoro per i cittadini italiani. Non è assolutamente tollerabile che la Svizzera venga criminalizzata per un provvedimento modesto, a tutela della sicurezza, e  che rientra pienamente nella sovranità nazionale. I vicini a sud pensano di poter comandare in casa nostra, di trattarci come un loro feudo con la scusa della libera circolazione. Vanno rimessi con decisione al proprio posto. E che a Berna nessuno si sogni di calare le braghe.

A Roma dicono che la chiusura è contraria agli accordi di Schengen.

La chiusura è stata approvata dal Consiglio federale. Il CF, timorato come nessun altro di ogni organismo internazionale, violerebbe gli accordi di Schengen? Non facciamo ridere i polli…

L’ambasciatore di Svizzera a Roma è  però stato convocato d’urgenza alla Farnesina.

Con questa mossa, le istituzioni italiane si screditano da sole. Finché a fare cagnara è qualche parlamentare o sindaco in fregola di visibilità mediatica, vabbè,  fa parte del gioco. Ma che ci si metta anche il Ministero degli esteri, è preoccupante. Mi auguro almeno che l’accaduto serva ad aprire un po’ gli occhi al Consiglio federale, e alla nostra diplomazia, sulla sfacciata malafede degli interlocutori italiani.

Probabilmente però a questo punto l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri va considerato decaduto…

Ma lo era anche prima. L’Italia non ha alcuna intenzione di sottoscriverlo. Questi giorni di agitazione isterica delle forze politiche della vicina Penisola, con la sola lodevole eccezione della Lega Nord,  lo dimostrano: tutti vogliono vendersi come i protettori dei frontalieri. E’ quindi evidente che nessun partito accetterà di aumentare in modo massiccio il carico fiscale di questi ultimi, come prevedono invece i nuovi accordi. Visto che questi trattati mai vedranno la luce, il Consiglio di Stato deve a mio parere decidere subito di bloccare il pagamento dei ristorni. Anche per dare una lezione ai sindaci di quei comuni della fascia italiana di confine, che di ristorni ci vivono, ma che si sono permessi di trattarci da delinquenti. Così almeno protesteranno per qualcosa.

MDD

Tra tanti Stati-canaglia, ecco lo Stato-coniglio

Caos asilo: solo gli svizzerotti ubbidiscono imperterriti ai Diktat di Bruxelles

E’ iniziato formalmente nei giorni scorsi il divorzio della Gran Bretagna dalla  (dis)unione europea. Divorzio che sancirà la rottamazione dell’UE. Infatti dimostrerà che fuori dal carrozzone si sta meglio che dentro.

A far perdere ulteriori pezzi agli eurofalliti ci pensa  anche il caos asilo. I paesi del blocco Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) hanno ribadito il proprio njet ai piani di ricollocamento UE dei migranti – e alle sanzioni per chi, a quei piani, non aderisce.

Nulla accade

In particolare l’Ungheria prosegue per la propria strada e, dopo il filo spinato, mette in detenzione preventiva i clandestini che arrivano sul suo territorio. Naturalmente gli spalancatori di frontiere protestano indignati a Bruxelles ma, altrettanto naturalmente, a Budapest non succede niente. Perché gli ungheresi non sono mica come gli svizzerotti calatori compulsivi di braghe. Insomma gli eurofunzionarietti sbraitano a vuoto. Solo a Berna i camerieri dell’UE rimangono convinti – e tentano di far credere al popolo becero – che ogni cip da Bruxelles sia gravido di chissà quali apocalittiche conseguenze. Ed invece…

La rivolta austriaca

La novità è che adesso pure l’Austria si chiama fuori dai piani di ricollocamento dei finti rifugiati in arrivo da Italia e Grecia. Dopo aver fissato dei tetti massimi di asilanti, dopo aver potenziato alla grande la sorveglianza sul confine con il Belpaese, dopo aver – sempre nei giorni scorsi – annunciato un nuovo giro di vite ai controlli sui treni, con anche la creazione di un nuovo binario apposito al Brennersee, Vienna compie dunque un nuovo passo verso il campo dei “membri riottosi” dell’UE. Quelli che non si chinano ai diktat di accoglienza buonista-coglionista imposti da Bruxelles.

Dunque le fila degli “Stati canaglia” di ingrossano. La Svizzera rimane invece lo “Stato coniglio” per eccellenza. Infatti la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ci fa aderire, senza che esista alcun obbligo, ai piani di ricollocamento UE.

Fateci capire: chi è (sarebbe) tenuto come Stato membro ad aderire si rifiuta, e non succede niente. Noi invece potremmo starcene tranquillamente fuori, in perfetta legalità. Però non solo la ministra del “devono entrare tutti” ci “tira dentro”, ma nei giorni scorsi ad un incontro con i ministri dell’interno dell’UE (?) ha pure ribadito ad oltranza la partecipazione elvetica ai piani di ridistribuzione di finti rifugiati. Formulando precisi impegni per il futuro. “La Svizzera manterrà le promesse fatte”, ripete ad oltranza la ministra del partito delle frontiere spalancate.

Avete capito?

Chiaro il messaggio, svizzerotti “chiusi e gretti”? Sempre più paesi UE – ultima in ordine di tempo proprio l’Austria – rifiutano i Diktat degli eurofunzionarietti sulla presa a carico dei migranti economici. La Svizzera invece, “grazie” alla compagna Simonetta, corre spontaneamente e servilmente ad aderire. “Certo padroni UE, subito padroni UE, gli svizzeri daranno l’esempio, padroni UE. Costruiremo sempre più centri d’accoglienza per finti rifugiati con lo smartphone per farvi contenti in questi tempi bui per voi così avari di soddisfazioni, padroni UE”.
E se i cittadini elvetici non fossero d’accordo? Chissenefrega, tanto a Berna mica comandano i cittadini; comandano i camerieri di Bruxelles.

La contropartita

E non è ancora finita. E’ interessante notare una particolarità: l’UE ha minacciato di tagliare i fondi comunitari agli Stati membri che rifiutano i programmi di ricollocamento di migranti economici. Non ti attieni alle regole? Niente fondi. Dare per ricevere, come si suol dire. Il ragionamento ha una logica evidente.

Peccato che poi la stessa UE pretenda dalla Svizzera il pagamento di un ulteriore miliardo di coesione, ma senza contropartita. Ed i due consiglieri federali liblab, Didier Burkhaltèèèr e “Leider” Ammann, sarebbero pronti a calare le braghe e a versarlo senza un cip! Non ancora contenta, l’UE pretende pure che la Svizzera firmi l’osceno accordo quadro istituzionale, che segnerà la fine della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari. Naturalmente senza contropartita. La Svizzera, per usare le parole di Sommaruga, “dà l’esempio” aderendo a titolo puramente volontario ai programmi di ricollocamento dei finti rifugiati; e Bruxelles, per tutto ringraziamento, torna a sventolare lo spauracchio di liste nere e grigie di presunti paradisi fiscali.

La domanda è sempre la stessa: quando ci decideremo a mandare “affanbrodo” questi eurobalivi che ormai raccolgono pernacchie da tutti, tranne che dagli svizzerotti – è proprio il caso di dirlo – fessi?

Lorenzo Quadri

 

Perché l’IRE non studia la tassa per i frontalieri?

Altro che indagini farlocche per puntellare la fallimentare libera circolazione!

 

Sono solo “percezioni”! Ormai, pur di fare propaganda di regime pro-libera circolazione, i camerieri dell’UE non arretrano nemmeno davanti alle più acrobatiche arrampicate sugli specchi. L’Istituto ricerche economiche (IRE) è riuscito ad auto-commissionarsi (con i soldi del solito sfigato contribuente) un nuovo studio per dimostrare che in Ticino la fallimentare libera circolazione delle persone è una figata pazzesca. Solo che i ticinesotti, essendo beceri, la “percepiscono” in modo sbagliato. I problemi sul mercato del lavoro? L’invasione di frontalieri e padroncini? Tutte balle della Lega populista e razzista!

Sicché l’istituto diretto dal buon Rico Maggi, invece di volteggiare tra le vette dell’eccellenza scientifica, s’impegola nel tentativo di dimostrare ciofeche del seguente tenore (tratta pari-pari dalle conclusioni dello studio): “coloro che leggono il Mattino, 20Minuti o seguono Ticinonline e Ticinonews (quindi testate, a parte ovviamente la prima, che certamente NON sono di orientamento leghista, ndr), hanno una maggiore probabilità di condividere affermazioni negative (sulla presenza dei frontalieri). Lo stesso vale per coloro che consultano un numero maggiore di media. Al contrario, coloro che leggono il Caffè hanno una minor probabilità di condividere affermazioni negative”.

Dove sia andato l’IRE a trovare degli interlocutori che leggono solo il Caffè è un mistero: si tratterà di frontalieri? Comunque tale risultato serve semmai a confermare che il Caffè è un settimanale contro il Ticino.

“Percezioni”

Non stiamo qui a ripetere di nuovo le cifre, nude e crude e soprattutto ufficiali, dell’invasione da sud in Ticino. Cifre che non sono “percezioni”. Cifre che descrivono un mercato del lavoro allo sfascio e  un’immigrazione andata interamente fuori controllo. Parlare, a tal proposito, di “percezioni” significa essere davvero all’ultima spiaggia. L’ultima spiaggia della propaganda di regime che è ormai giunta a negare l’evidenza.

Chiudere baracca

Fa “piacere” vedere l’IRE, ovvero un istituto universitario riccamente foraggiato con i soldi del contribuente, che invece di ricercare delle soluzioni per migliorare il mercato del lavoro ticinese sfasciato dalla libera circolazione, utilizza le proprie risorse  – ed i nostri franchetti – per fare propaganda POLITICA a sostegno della medesima.

Ma un centro di competenze (uella) quale l’IRE, è stato voluto per dare un contributo alla soluzione dei problemi di questo sempre meno ridente Cantone o per negarli, oltretutto utilizzando la solita trita fregnaccia della balla populista e razzista?

Come abbiamo già avuto modo di dire: se l’IRE, come del resto la SECO, serve a fare propaganda di regime a sostegno della libera circolazione delle persone, chiudiamo baracca che così si risparmia!

Qualcosa di concreto

Invece di arrampicarsi sui vetri per reggere la coda alla libera circolazione, l’IRE si potrebbe dedicare ad attività ben più costruttive. Ad esempio: il prof Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo ha pubblicamente dichiarato che introdurre una tassa d’entrata per frontalieri “sa pò”. Eichenberger, come docente universitario, ha una reputazione accademica da difendere e quindi, se dice che una tassa per frontalieri è fattibile, ci sono buoni motivi per ritenere che sia proprio così.

Ebbene, l’IRE potrebbe impegnarsi in uno studio che formuli delle proposte concrete  per realizzare la tassa per frontalieri ipotizzata dall’economista friburghese. Perché il Consiglio di Stato non gli dà questo mandato, così magari  Rico Maggi & Co produrranno finalmente qualcosa di utile? Oppure all’IRE farebbero obiezione di coscienza davanti ad una richiesta del genere, poiché ben riforniti di collaboratori con domicilio nel Belpaese?

Aggravante

Il problema degli studi farlocchi di Maggi & Co a sostegno delle frontiere spalancate non è solo l’utilizzo improprio di fondi pubblici per trattare i ticinesi (per lo meno quel 70% che ha plebiscitato il 9 febbraio) da psicolabili con percezioni alterate. Un problema ulteriore e anche più grave è il danno che arrecano al Cantone. Perché serve a tanto che i rappresentanti del Ticino a Berna (almeno alcuni) si sforzino di sensibilizzare la capitale federale sui disastri fatti in Ticino dalla libera circolazione delle persone e sulla necessità di porvi rimedio prima che salti per aria tutto, se poi arriva non già la solita SECO al soldo del ministro  PLR “Leider” Ammann – quello che, assieme al suo collega di partito e di governo Burkhaltèèèèr vorrebbe pagare senza un cip un ulteriore miliardo di coesione agli eurofalliti – ma l’IRE, con il crisma di istituto universitario ticinese a sostenere che sono tutte balle populiste e razziste e che in realtà l “l’è tüt a posct”. Ovvio che, ai camerieri bernesi di Bruxelles  alla ricerca spasmodica di pretesti per sbattersene dei problemi del Ticino, gli studi-fetecchia dell’IRE servonno un assist che vale oro. E il contribuente ticinese dovrebbe continuare a pagare per questo genere di prestazioni?

Lorenzo Quadri

Un primo passo, di certo non un punto d’arrivo!

Partita ieri la chiusura notturna in prova di tre valichi secondari con l’Italia

Ma guarda un po’, è finalmente partito, ed era anche ora, il cosiddetto progetto pilota sulla chiusura notturna di tre valichi secondari con il Belpaese. Si tratta nel concreto di quelli di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga.

“Finalmente” perché la relativa decisione è stata presa a Berna oltre due anni fa con l’approvazione della mozione della Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani da parte del Parlamento.

Niente scherzi

La chiusura è notturna ha avuto inizio ieri, sabato primo aprile. La data non è propriamente beneaugurante. Non vorremmo infatti che si stesse preparando lo scherzetto a danno dei ticinesi. E’ il caso di ricordare che il parlamento ha deciso la chiusura notturna (non: la chiusura notturna in prova) dei valichi secondari (non: di tre valichi secondari). Quindi, che nessuno pensi di fare il gioco delle tre carte inventandosi, alla fine del periodo di prova, delle scuse per tornare a spalancare le frontiere. Non solo tra sei mesi la chiusura dei tre valichi oggetto del “test” va resa definitiva,  senza se né ma, ma ad essa va aggiunta la chiusura anche delle altre piccole frontiere con l’Italia, che rimangono al momento aperte ed incustodite per 24 ore al giorno.

Cari vicini, volate basso…

Naturalmente oltreramina i politicanti protestano (uhhh, che pagüüüüraaa!) pensando di farsi belli presso l’elettorato frontaliere. E va da sé che, con la capacità tutta italica di montare la panna sul nulla, tentano di coinvolgere varie istituzioni di ogni ordine e grado. Che gli “sveltoni” bernesi non si sognino di dare retta alle fregnacce in arrivo da sud!

Lo ripetiamo per l’ennesima volta: visto che nella fascia di confine della Penisola ci sono centinaia di migliaia di persone – frontalieri, padroncini e le loro famiglie – che hanno la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino, è ora che i rappresentanti italiani, quando si rapportano con le decisioni elvetiche, imparino a volare basso e a schivare i sassi. Tanto più che la Penisola nei nostri confronti è inadempiente su tutto. E da anni ci prende per i fondelli con l’accordo fiscale sui frontalieri (disperso nelle nebbie), con l’accesso al mercato italico per gli operatori finanziari svizzeri (che mai arriverà), con la reciprocità (che non esiste), con il trenino Stabio-Arcisate (campa cavallo), con la cacca scaricata direttamente nel Ceresio, e ultimamente anche con i sussidi di Stato al Casinò di Campione per compensare il cambio (concorrenza sleale a quelli di Lugano e Mendrisio). La finiamo qui per carità di patria.

Pericolo bernese

Sicché, che il Belpaese non si sogni di ficcare il naso in decisioni che rientrano nella nostra sovranità nazionale, ma soprattutto – perché questo è assai più pericoloso – che i camerieri dell’UE in Consiglio federale non si sognino di lasciarglielo ficcare perché “bisogna aprirsi”! I ticinesi ne hanno pieni i santissimi di dover sempre e sistematicamente pagare il prezzo del becero internazionalismo e delle fregole di apertura della partitocrazia e dei sette scienziati bernesi.

Certo: la chiusura notturna dei valichi secondari non risolverà tutti i problemi di sicurezza di questo sempre meno ridente Cantone, e nemmeno quelli del Mendrisiotto. Però permetterà di compiere un passo avanti. Un passo che evidentemente va inteso come un punto di partenza. Non certo come un punto d’arrivo.

Far saltare Schengen

Che ci sia un problema di sicurezza ai confini lo dimostrano le due rapine degli scorsi giorni ad altrettanti distributori del Mendrisiotto ad opera di malviventi arrivati dal Belpaese. Per questo diciamo che le dogane non bisogna chiuderle solo di notte ma anche di giorno.  La chiusura notturna è, appunto, un primo passo. L’obiettivo è far saltare i fallimentari accordi di Schengen e reintrodurre i controlli sistematici in dogana. Magari accompagnati dalla costruzione di qualche bel MURO sul confine come giustamente ci insegnano varie nazioni, e non solo gli USA e l’Ungheria.

Lorenzo Quadri

Ticino: entrate clandestine triplicate e sarà sempre peggio

Intanto il Consiglio nazionale vuole spendere sempre di più per formare gli asilanti

Ma come, il caos asilo non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Ed invece si è di recente appreso, ma tu guarda i casi della vita, che le entrate clandestine in Ticino sono triplicate da un anno all’altro: erano meno di 11mila nel 2015, contro le quasi 34mila nel 2016. Sicché la proposta di costruire un bel muro sul confine non è poi tanto campata in aria.

Eppure delle cifre in questione si prende semplicemente atto; come se fossero solo dei segni sulla carta e non avessero delle conseguenze assai concrete. Sia finanziarie che sotto il profilo della sicurezza. Intanto il Belpaese, ma tu guarda i casi della vita, è stato nuovamente rampognato in sede internazionale perché l’accoglienza dei migranti economici minorenni non sarebbe adeguata. Naturalmente si tratta in gran parte di presunti minorenni, visto che le dichiarazioni sull’età sono fantasiose e i documenti d’identità vengono gettati in mare.

“Persone in autostrada”

Il fatto che l’Italia non faccia i compiti in materia di accoglienza, aumenta la pressione sui paesi vicini (nel senso che sempre più migranti giunti nel Belpaese vista la situazione decidono di raggiungere altri lidi più accoglienti).  Questo lo hanno riconosciuto anche gli organismi internazionali di cui sopra. Va da sé che i primi  a scontare questa situazione sono proprio gli svizzerotti. E più precisamente il Ticino, per ovvi motivi geografici. C’è quindi da attendersi che gli ingressi clandestini in questo sempre meno ridente Cantone, già triplicati in un anno, siano destinati ad impennarsi ulteriormente. Con modalità sempre più fantasiose e rischiose. Vedi gli episodi di trainsurfing (viaggio clandestino sul tetto del treno) che hanno riempito la cronaca recente. Anche perché in  un caso l’esito è stato tragico. Ma da tempo decine di migranti entrano in Ticino a piedi camminando in autostrada. Pratica che non è di certo sicura. Chi credete che siano le “persone lungo l’autostrada” nel Mendrisiotto che i notiziari di Via Suisse annunciano con bella regolarità? Non sono mica turisti con la macchina in panne…

Troppo attrattivi

Chi istiga i migranti economici a tentare simili imprese rocambolesche, che possono anche costare la vita? Risposta: i fautori del “devono entrare tutti”. Quelli che si ostinano ad illudere gli asilanti che una volta raggiunto il nostro paese sono a posto: perché gli svizzerotti accolgono e mantengono tutti. Come ha detto il consigliere del presidente eritreo in visita a Berna, “il vostro (della Svizzera) problema è che siete troppo attrattivi”.

Svizzerotti pronti ad obbedire

E gli stessi organismi internazionali che bacchettano il Belpaese in materia di accoglienza di asilanti fanno – e ti pareva! –  appello all’UE e alle famose quote di ridistribuzione.  Il che significa, come di consueto, che i primi (se non gli unici) a seguire con la massima diligenza simili inviti, senza peraltro avere alcun obbligo al proposito, saranno proprio gli  svizzerotti. Come del resto hanno sempre fatto. Ringraziamo in coro la ministra del partito del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Ci troveremo quindi ad alloggiare sempre più sedicenti rifugiati che toccherebbero ad altri. Per questo la buona Simonetta ci vuole rifilare sempre più centri per asilanti.

La metà sparisce

E’ inoltre confermato che quasi la metà dei migranti spariscono nel nulla; questi, è evidente, sono tutti finti rifugiati, dal momento che dei veri perseguitati, una volta giunti in Svizzera, non avrebbero alcun motivo per far perdere le proprie tracce. Su questi clandestini nulla si sa – e nulla si continua a sapere. Il Consiglio federale, rispondendo a delle domande sul tema, ha ribadito che verosimilmente questi migranti non sono più in Svizzera e che comunque non risultano aumenti di reati che potrebbero essere riconducibili alla permanenza in clandestinità dei finti rifugiati “spariti” e blablabla. Ah beh, quando si dice “l’importanza del controllo sul territorio”!

Formazione

Intanto, sempre in tema di asilanti, il Consiglio nazionale è riuscito a prodursi nell’ennesima brillante pensata: ovvero accettare, per 108 voti contro 70, una mozione che chiede di spendere “parecchio di più”  nella formazione dei giovani rifugiati. E già, perché i giovanotti con lo smartphone non vanno solo accolti. Devono pure venire formati a spese del contribuente svizzerotto. Altrimenti – questa la brillante argomentazione dei mozionanti, naturalmente di $inistra – rimanendo in Svizzera saranno poi a carico dell’assistenza. Ma guarda un po’! Peccato che il punto sia un altro: ossia che questi signori non devono restare  definitivamente nel nostro paese, bensì rientrare nel loro il prima possibile. Le ammissioni provvisorie devono tornare ad essere quello che dice il nome: provvisorie, appunto. Invece la partitocrazia spalancatrice di frontiere, Dipartimento Sommaruga in prima fila, ha reso le ammissioni provvisorie, de facto, definitive.

Sdoganare

Sicché,  invece di intervenire al livello giusto, dove è effettivamente necessario intervenire, non solo si prosegue nell’irregolarità (e nümm a pagum) ma si pongono i presupposti per sdoganarla e perpetrarla. Si accetta come normale ciò che normale non è. Questo per ampliare sempre di più la spesa sociale provocata dai migranti economici. E naturalmente si ampliano di pari passo i diritti di questi ultimi (i doveri mai). Già, perché mica vorrete rimandare a casa un asilante che si è formato o che si sta formando, vero beceri razzisti?

Avanti, diventiamo sempre più accoglienti per i migranti economici! Quanto al conseguente caos asilo, semplicemente se ne nega l’esistenza (un po’ come accade con il dumping salariale ed il soppiantamento dei residenti con frontalieri). Ma fino a quando si pensa di prendere la gente per i fondelli?

Lorenzo Quadri

 

 

Ma quando si tratta di “portare a casa” viene infinocchiata

Avanti così! Caos asilo, la kompagna Sommaruga corre in soccorso dell’Italia

Ma guarda un po’, la kompagna Simonetta “Dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga insiste nel correre in soccorso del Belpaese in materia di caos asilo. Eh certo: la rotta del Mediterraneo rimane ben aperta, e la Svizzera non poteva (?) evitare di far sapere  a Roma che ci  va bene così. Non solo. Sommaruga ha pensato bene di sottolineare che il nostro Paese partecipa volontariamente ai programmi di ricollocazione dell’UE. E annuncia pure che si farà carico, senza alcuna base legale, di sempre più migranti economici che spetterebbero ad altri Stati. In particolare, appunto, all’Italia.

Ma dove lo trova la Penisola un altro vicino così fessacchiotto? Da nessun’altra parte, appunto. L’Austria e la Francia, tanto per dirne una, costruiscono le barriere sul confine.

Primi della classe

Certo che dalla fissazione di fare i primi della classe, per meglio slinguazzare i padroni di Bruxelles, i nostri camerieri dell’UE non guariscono proprio mai. Infatti Sommaruga non si fa alcun problema nel dichiarare che quanto fa la Svizzera “spontaneamente” dovrebbe essere un modello per l’Europa. Naturalmente la volontà “spontanea”  è quella di Sommaruga e soci spalancatori di frontiere; mica quella dei cittadini.

Ohibò, i paesi UE non ne vogliono sapere di fare i compiti in materia di finti rifugiati, e quindi deve arrivare la ministra bernese di turno ad ergersi ad esempio d’accoglienza. Non per nulla Sommaruga ha fatto passare una nuova legge sull’asilo che aumenta le capacità d’accoglienza, dando alla Confederazione la possibilità di creare nuovi centri per asilanti senza chiedere niente a nessuno. Sicché adesso ha gli strumenti per correre in soccorso degli amici italiani.

Ci sono invece membri UE, per i quali aderire ai programmi di ricollocamento di Bruxelles sarebbe obbligatorio, che tuttavia non si sognano di farlo.  E rifiutano di sottomettersi non solo per i costi, presenti e futuri. Sappiamo ad esempio che praticamente tutti i migranti economici che restano in Svizzera vanno a carico dello stato sociale: nel caso degli eritrei ad esempio l’aumento dei casi d’assistenza è stato di oltre il 2200% (!) in otto anni. Ma rifiutano anche perché vogliono evitare “la creazione di una forte comunità islamica sul loro territorio” (parole del premier ceco).

Estremismo in Svizzera

Un tema, quest’ultimo,  che dovrebbe essere d’attualità anche dalle nostre parti, dal momento che nelle moschee svizzere ne succedono di tutti i colori, come dimostrano i vari casi di estremisti venuti alla luce in tempi recenti. Ed evidentemente nessuno è in grado di distinguere con certezza i migranti economici dai seguaci dell’Isis. A ciò si aggiunge che il Ministero pubblico della Confederazione, scendendo finalmente dal pero, ha deciso di mettere in stato d’accusa i vertici del sedicente Consiglio centrale islamico svizzero, leggi il presidente Nicholas Blancho ed il responsabile della comunicazione Qaasim Illi, per propaganda a favore dell’Isis. Intanto però i due insopportabili personaggi si sono fatti pubblicità in lungo ed in largo, grazie anche al concreto contributo dell’emittente di cosiddetto servizio pubblico SSR, che non ha mancato di dare loro spazio e visibilità. Chi sono i destinatari della propaganda jihadista dei Blancho e degli Illi? Forse i migranti musulmani?

E l’Ungheria?

Interessante notare come la kompagna Simonetta a Roma non abbia mancato di elogiare l’Italia sostenendo che “se le frontiere marittime non sono controllate, il problema è di tutta l’Europa”. Ma guarda un po’. Allo stesso modo allora la ministra $ocialista dovrebbe elogiare l’Ungheria che costruisce MURI sul confine. Perché anche Budapest in questo modo, difende tutta l’Europa. Stranamente però se ne guarda bene. Due pesi e due misure?

Rientro a mani vuote

Sarebbe poi interessante sapere se nelle sue “vacanze romane” la ministra di giustizia abbia sollevato anche  altre questioncelle. Tipo la permanenza del nostro paese su black list italiche illegali. O la totale mancanza di reciprocità nell’applicazione dei fallimentari accordi bilaterali. Ma vuoi vedere che, ancora una volta, la rappresentante svizzerotta si è offerta di contribuire a togliere le castagne migratorie dal fuoco ai vicini a sud (e nümm a pagum) ma, quando si tratta invece di portare a casa quello che ci spetta, è rimasta con il solito pugno di mosche, perché gli italici l’hanno fatta su davanti e di dietro? Il copione si ripete ormai da anni, con desolante regolarità.

Ma avanti così, continuiamo a correre in soccorso del Belpaese. Che poi, per tutto ringraziamento, si mette a starnazzare contro il 9 febbraio e contro Prima i nostri, con tanto di segnalazioni a Bruxelles (uhhhh, che pagüüüüraaaa!).  Ma la kompagna Simonetta e soci sono caduti dal seggiolone da piccoli?

Lorenzo Quadri

La Germania insiste: “avete le frontiere a colabrodo”

Berlino vuole potenziare ulteriormente i controlli sul confine sulla Svizzera

Ma guarda un po’! La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, assieme agli spalancatori di frontiere, vorrebbe farci credere che non c’è più un’emergenza asilo. L’è tüt a posct! Non solo: la kompagna Simonetta è corsa a Roma ad offrire – naturalmente di propria iniziativa – l’aiuto della Svizzera alla vicina Penisola. Grazie alla ministra d’(in)giustizia, dunque, gli svizzerotti dovranno prendersi ancora più finti rifugiati nell’ambito dei programmi di ricollocamento dell’UE. Quei programmi ai quali non saremmo neppure tenuti ad aderire. Però vi aderiamo lo stesso. Volontariamente. Per “dare l’esempio”. Quando si è tamburi… Intanto i vicini a sud se la ridono a bocca larga.

Cosa succede, invece, a nord? Succede che la Germania vuole ancora più controlli al confine con la Svizzera. Perché gli svizzerotti fanno passare troppi finti rifugiati. Al proposito il TagesAnzeiger (che di certo non è un giornale di destra) ha pubblicato un interessante articolo nei giorni scorsi.

Cosa avremmo dovuto fare?

Già  nel corso dell’estate gli amici tedeschi avevano rinfacciato al nostro paese di avere le frontiere a colabrodo. Di conseguenza, avevano potenziato massicciamente la sorveglianza sui nostri confini. Ma qual era il problema? La Germania ha dichiarato che nei mesi estivi le entrate clandestine dalla Svizzera sono state 1000 al mese. Qui ci scappa leggermente da ridere, perché solo nelle prime due settimane di agosto in Ticino sono entrati illegalmente dal Belpaese oltre 3000 finti rifugiati. Se in Germania, confrontati con un flusso sei volte inferiore, si potenziano massicciamente i controlli sul confine elvetico, cosa avrebbe dovuto fare la Svizzera alla frontiera con l’Italia? La risposta è facile: costruire un MURO.

Le pretese

Ma guarda che strane coincidenze: a noi vengono a dire che non c’è alcun caos asilo, che sono tutte balle populiste e razziste. In Germania invece, malgrado le misure già prese in estate, vogliono potenziare ancora di più i controlli sui nostri confini, perché passerebbero troppi clandestini. Nei confronti di Berna i tedeschi avanzano pure delle pretese concrete.

Prima pretesa: come noto, la metà dei migranti economici con lo smartphone che raggiunge la Svizzera, poi sparisce nel nulla. A dimostrazione che si tratta di finti rifugiati. Dei veri perseguitati che arrivano nel nostro paese non avrebbero alcun motivo per darsi alla macchia. Cosa facciano questi asilanti che scompaiono è, per ovvi motivi, un mistero. Parecchi di loro si dirigono a nord. E allora, ecco che arriva il diktat teutonico agli svizzeri: mettere i migranti economici in centri d’accoglienza “meno vicini” al confine tedesco, di modo che non possano varcarlo così facilmente. Il che magari significa tenerli in Ticino, tanto per essere sicuri? Così il (quasi) 50% dei finti rifugiati che spariscono rimarranno in questo sempre meno ridente Cantoni, magari dedicandosi alla micro o macro criminalità?

Seconda pretesa: la Svizzera si impegni di più sul confine nord (per impedire ai finti rifugiati di passare in Germania). Poiché la coperta è corta, concentrarsi sulle frontiere settentrionali vuol dire spostarvi delle risorse a scapito delle frontiere a sud. Traduzione: per fare contenti i tedeschi bisognerebbe dunque lasciare sguarnita la porta meridionale facendo entrare sempre più clandestini, che in prima linea sarà proprio il Ticino a smazzarsi.

Pronta ad accettare?

Visto che la kompagna Sommaruga è subito corsa a promettere all’Italia l’aiuto della Svizzera (chi l’ha autorizzata a compiere questo passo? I cittadini no di certo), non è fantascientifico immaginare che sia più che pronta ad aderire anche alle richieste della Germania potenziando i controlli in uscita da Nord a scapito di quelli in entrata da Sud. E chi saranno i primi ad andarci di mezzo? Forse i soliti ticinesi? Ma tanto, si sarà detta la Simonetta, sono dei beceri razzisti che votano il 9 febbraio e prima i nostri, quindi chissenefrega…

Lorenzo Quadri

Con la libera circolazione Ticino sempre più nella palta

Lo conferma l’indagine dell’Ustat sulla sottoccupazione, raddoppiata in dieci anni 

Ma intanto il direttore dell’IRE Rico Maggi continua a fare propaganda politica pro-“aperture”: proprio un bel servizio al Cantone!

Quando si dice la tempistica! In un’intervista pubblicata sul GdP di martedì, il buon Rico Maggi, direttore dell’IRE, se ne esce per l’ennesima volta a predicare la fetecchiata delle “aperture” e della “meravigliosa” libera circolazione delle persone. Ricordiamo che l’IRE, Istituto per le ricerche economiche, è riuscito nell’epica impresa di far realizzare uno studio sul frontalierato a due ricercatori frontalieri, nel quale –ma che caso! – si affermava giulivi che in Ticino l’invasione da sud non è un problema: non esiste né sostituzione né dumping salariale, sono tutte balle populiste e razziste. Certo: un terzo della forza lavoro in Ticino è ormai costituita da frontalieri, ma naturalmente ciò non rappresenta una grave distorsione, nevvero Maggi? Tout va bien, Madame la Marquise!

Un “bel” servizio

Finché a raccontare queste fregnacce sono gli scienziati della SECO che il Ticino l’hanno visto se va bene in fotografia, è un conto. Se a raccontarle è invece un istituto universitario con base in Ticino, e finanziato con soldi pubblici – che quindi la situazione occupazionale reale di questo sempre meno ridente Cantone dovrebbe conoscerla – è un altro. Perché in questo secondo caso le possibilità sono solo due. O chi dirige questo istituto vive in un mondo virtuale tutto suo, oppure compie di proposito un’operazione di sabotaggio con fini ideologici.  Sabotaggio perché offre ai burocrati bernesi una comoda foglia di fico per dare il menavia a chi tenta di far capire ai camerieri dell’UE quale situazione si è creata sul mercato del lavoro ticinese grazie alla libera circolazione delle persone da loro imposta. “Ma se lo dicono anche i vostri (?) istituti di ricerca che l’è tüt a posct…”. Complimenti, IRE e Maggi, proprio un bel servizio al Cantone! Applausi a scena aperta!

Tempistica toppata

Peccato che questa volta, come detto, la tempistica del buon Rico Maggi sia completamente sballata. Mentre infatti dalle colonne del GdP il direttore dell’IRE calava la consueta lezioncina  ai ticinesotti chiusi che si devono aprire e quindi guai a limitare la libera circolazione delle persone, la cronaca segnalava due studi che raccontano tutta un’altra storia. E non si tratta di studi realizzati da leghisti populisti e razzisti.

Il primo è quello del sindacato Transfair, dal quale risulta che in Ticino ci sarebbe il clima di lavoro peggiore di tutta la Svizzera. Preoccupazione per il futuro del proprio impiego, stress, stipendi non adeguati alle prestazioni richieste, eccetera. Ohibò, forse questo accade perché c’è sostituzione con frontalieri e dumping salariale, e ciò grazie alla libera circolazione delle persone e alle “aperture” che il buon Maggi & Co continuano imperterriti a predicare?

Il secondo invece è addirittura dell’Ustat, ossia l’ufficio cantonale di statistica. Da questa indagine emerge che in Ticino il numero di persone sottoccupate è più che raddoppiato in dieci anni. Si è passati dalle 8400 unità del 2004 alle 17’400 del 2015. Per sottoccupato si intende un lavoratore impiegato a tempo parziale non per scelta propria, ma perché costretto. Lui o lei vorrebbe lavorare di più, ma deve accontentarsi di quel che passa il convento.

Sottoccupazione

E questa è un’altra forma di distorsione del mercato del lavoro che non figura nelle statistiche farlocche che ci vengono propinate nel tentativo di dimostrare che con la libera circolazione delle persone  va tutto bene. Come non  figurano le persone in assistenza (il cui numero continua ad aumentare). Come non figurano quei disoccupati che sono stati scaricati sull’AI. Oppure quelli che sono stati mandati in pensione in anticipo. O ancora quanti hanno rinunciato a lavorare (ad esempio fanno la casalinga o il casalingo “per forza” e non compaiono nelle cifre dell’assistenza, perché il reddito del partner basta a mantenere entrambi; intanto il nucleo familiare perde entrate e quindi potere d’acquisto, e l’ente pubblico gettito fiscale). Oppure appunto chi lavora a tempo parziale per forza.  Perché non ha trovato altro. E magari deve integrare il reddito da lavoro con prestazioni sociali (paga il contribuente). Insomma, le statistiche farlocche dell’IRE e della SECO hanno più buchi delle famose forme di formaggio Emmental.

Per ironia della sorte, l’indagine dell’Ustat è stata divulgata proprio il giorno in cui il buon Maggi tornava a fare politica pro-libera circolazione (altro che studi scientifici) dalle colonne del GdP.

Ecco i bei risultati

Eccoli dunque qua i bei risultati dell’economia “aperta” che tanto piace agli internazionalisti di turno. Quelli secondo i quali sostituzione e dumping salariale sarebbero un’invenzione. Quelli che pretendono di venirci a raccontare che è normale che i frontalieri impiegati nel terziario – dove non c’è di certo lacuna, ma semmai sovrabbondanza di personale ticinese –  sono quasi quadruplicati dal 1999 (ad oggi.

La frase seguente è estratta da uno studio realizzato dall’Ustat nel 2013, sulla base dei dati del 2011, quindi non proprio recentissimo ma comunque indicativo: “i frontalieri sono sempre più simili, intermini di caratteristiche e di orientamento professionale, ai lavoratori residenti”. E questo, premiata ditta Maggi&Co, vuol dire solo una cosa: che la sostituzione è realtà! Sicché, per sventarla, i “muri” ci vogliono eccome. E la libera circolazione delle persone deve saltare.

Lorenzo Quadri

Risparmiare sulla sicurezza dei confini? Ma diamo i numeri?

Di rinunciare al potenziamento delle guardie di confine non se ne parla proprio

 

Ma guarda un po’, adesso una parte dell’Udc svizzera ed il ministro delle finanze Ueli Maurer vorrebbero rinunciare al potenziamento del corpo guardie di confine per motivi finanziari. Poiché proteggere i nostri confini è una priorità – ne va di mezzo la sicurezza dei cittadini  – di fare retromarcia con argomenti di contabilità spicciola non se ne parla nemmeno. Tanto più che stiamo parlando di risparmi di 2.5 milioni di Fr!

E’ evidente che ad essere penalizzato dall’eventuale mancato potenziamento, che tra l’altro  venne deciso dal parlamento nel 2013, sarebbe il nostro sempre meno ridente Cantone.

Prima di tutto per il caos asilo, perché gli arrivi di finti rifugiati continuano. Anche se in queste settimane se ne parla un po’ meno. Oltretutto un numero sempre maggiore di migranti economici entra in Ticino fiancheggiando l’autostrada. La situazione, sul fronte dell’asilo, non è affatto normalizzata, anzi. L’emergenza potrebbe riesplodere in ogni momento. A maggior ragione sapendo che, mentre la via dell’est per i finti rifugiati è chiusa o quasi grazie all’impegno di quelle nazioni che hanno costruito MURI sul confine, la rotta del Mediterraneo rimane invece spalancata. Quindi il Ticino, ancora una volta, si trova nella palta a seguito della prossimità con il Belpaese.

Autogol per la Svizzera

Non difendere in modo adeguato per  questioni di “pallottoliere” la porta sud della Svizzera è evidentemente deleterio per il Ticino, ma è un autogol per tutta la Svizzera, dato che i finti rifugiati entrati da Chiasso vengono poi smistati in tutto il Paese.

Se non si riesce a frenare l’afflusso di migranti economici, i costi dell’asilo, già completamente fuori controllo, esploderanno ancora di più. Col risultato, scontato, di andare ad annullare i risparmi fatti con il mancato potenziamento del corpo delle guardie  di confine. Se poi si sparge la notizia – e si spargerà rapidamente visto che i migranti economici sono tutti dotati di almeno uno smartphone ultimo modello – che gli svizzerotti rinunciano a puntellare la difesa delle frontiere, si otterrà il brillante risultato di incitare i finti rifugiati a tentare l’entrata clandestina nel nostro paese.

Criminalità transfrontaliera

Ma potenziare la difesa delle frontiere non è indispensabile solo per il caos asilo. Il rafforzamento delle guardie di confine era stato deciso dal parlamento nel 2013, quando di caos asilo ancora non si parlava. Era stato voluto come misura per difenderci dalla criminalità transfrontaliera. Come sappiamo, “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone, nel nord Italia (spesso nei campi Rom) si è insediata la peggiore criminalità dell’Europa dell’Est. La cronaca della vicina Penisola, con l’impennata delle rapine in casa, insegna. Dal 2013 ad oggi la situazione su questo fronte non è certo cambiata in meglio, anzi. Non difendere adeguatamente, come detto per risparmiare qualche spicciolo sulla sicurezza dei cittadini, la porta sud del paese non costituirebbe solo l’ennesimo sgarbo al Ticino ed ai ticinesi. Sarebbe un danno per tutto il paese.

Miliardi per l’estero

La storiella del rigore finanziario, poi, fa ridere i polli. Ma come: la Svizzera sperpera 3.5 miliardi all’anno per aiuti allo sviluppo e risparmia sulle guardie di confine, specialmente nella situazione internazionale attuale? Si prevede che la Confederazione nel 2018 spenderà per l’asilo 2.4 miliardi, e non ci sono i soldi per rinforzare le guardie di confine?  Suvvia, non raccontiamo fanfaluche…

Continuare a spendere in Kosovo?

Come se non bastasse,  il Consiglio federale è intenzionato a proseguire ad oltranza (?) con la missione Swisscoy in Kosovo.

Nell’estate del 2014 le Camere federali avevano approvato la continuazione dell’impiego della missione in Kosovo fino alla fine del 2017. Questo impegno grava sulle casse pubbliche per 44 milioni all’anno. Uella, si dà il caso che la guerra in Kosovo sia finita nel 1999! E la Svizzera continua a mandare soldati e spendere milioni del contribuente? Ma stiamo scherzando? E poi qualcuno pensa di risparmiare sulla difesa delle nostre frontiere? La prima cosa da fare è chiudere a fine 2017 la missione in Kosovo e destinare le risorse così liberate alle guardie di confine. Perché, è evidente, la priorità della Svizzera non sono certo le missioni Swisscoy.

Lorenzo Quadri

Muri sul confine: lo scontato njet del Consiglio federale

Ma alcuni passaggi della risposta governativa meritano di essere sottolineati

 

Come da copione, il Consiglio federale ha risposto picche alla costruzione di una barriera sul confine con l’Italia contro l’afflusso di finti rifugiati. La richiesta era contenuta in un’interpellanza dell’Udc.

La risposta del Consiglio federale era scontata. Del resto stiamo parlando di un gremio di camerieri dell’UE. Mica di governanti con gli attributi che difendono il loro paese ed i loro concittadini, come se ne vede qualcuno nell’Europa dell’Est.

Ciò su cui si glissa

Naturalmente la “disinformazjia” di  regime si è limitata a mettere in risalto lo scontato njet governativo, che di fatto è una non-notizia. Avrebbe invece fatto meglio ad attirare l’attenzione su altri due passaggi contenuti nella risposta del Consiglio federale.

Il primo è questo: “mancano le basi legali per costruire delle barriere, inoltre il sistema Schengen non prevede ostacoli di questo genere per le frontiere interne”. Quindi ci troviamo davanti a consueto servilismo nei confronti di regole e sistemi fallimentari che siamo gli unici a rispettare.

Il secondo è il seguente: “se la situazione dovesse degenerare mettendo in pericolo la stabilità interna… sarebbe sempre possibile creare un’ordinanza ad hoc (per le barriere)”. Anche qui alcune riflessioni “nascono spontanee”. A parte il fatto che, per ovvi motivi, per il Dipartimento Sommaruga la stabilità interna non sarà mai in pericolo a causa dei finti rifugiati (a proposito: la kompagna Simonetta non aveva mica detto, dopo i fatti di Colonia, che gli asilanti molestatori sarebbero stati espulsi dalla Svizzera? Quanti asilanti-molestatori sono stati allontanati dal paese?), era questa semmai la notizia. Ossia, che il Consiglio federale in realtà non esclude di creare un’ordinanza ad hoc per erigere delle barriere sul confine con la Penisola. Ma come: non aveva appena detto che una tale iniziativa sarebbe incompatibile con i fallimentari accordi di Schengen? Ma insomma: sa pò mia o sa pò? Non si capisce un tubo!

In Austria

Intanto i muri sul confine, quelli che secondo i camerieri dell’UE sarebbero vietati da Schengen, qualcuno vicino a noi li fa. Qualcuno che è anche Stato membro UE. Vedi l’Austria, che ha disposto un’ulteriore barriera al valico di Passo Pramollo al confine con l’Italia. E che negli ultimi mesi ha respinto praticamente tutti i migranti economici che hanno tentato di raggiungere il paese passando dal Brennero.

Le fregnacce

Da parte sua il presidente della Commissione UE balivo Jean-Claude Juncker, davanti al fallimento della DisUnione europea se ne è uscito con l’ennesima panzana a sostegno delle frontiere spalancate e contro le barriere interne. Secondo il “non astemio” presidente della Commissione europea i controlli permanenti ai confini interni dell’UE costano 18 miliardi (?) e questi controlli “mettono in discussione il benessere in Europa e la libertà dei cittadini”.

Che fregnacce! E qualcuno dovrebbe bersele?

Sui 18 miliardi di costi. 1) Bisognerebbe sapere con quale pallottoliere si arriva a calcolare questa cifra e soprattutto 2) quanti miliardi costa, invece, l’invasione di finti rifugiati provocata dalla mancanza di barriere e di una politica dissuasiva nei confronti dei migranti economici? In Svizzera, ad esempio, la fattura per l’asilo è raddoppiata in pochi anni. E stiamo parlando di miliardi di franchetti che poi evidentemente mancano quando si tratta di aiutare gli svizzeri in difficoltà. A meno che non si vogliamo aumentare le tasse per mantenere migranti economici con lo smartphone (tutti  giovani uomini che non scappano da alcuna guerra).

Sul benessere in Europa. Come ha detto l’ex vicepresidente della Banca nazionale svizzera Jean-Pierre Danthine, la libera circolazione delle persone non serve all’economia, anzi: se non viene contenuta la danneggia. Le frontiere spalancate non portano alcun benessere alla popolazione, sono solo una pippa ideologica di $inistra. Gli unici a guadagnarci sono i globalizzatori.

Non è “uno qualunque”

Infine, quello che la stampa di regime si è ben guardata dal sottolineare è che l’interpellanza sulle barriere ai confini con l’Italia non l’ha presentata un qualche deputato che non sa nulla di asilanti tanto per fare una boutade e venire citato sui giornali. L’interpellante è infatti l’udc grigionese Heinz Brand, che per quasi 25 anni è stato il direttore dell’Ufficio di polizia del Canton Grigioni e che ha seduto in varie commissioni di esperti su  stranieri ed asilo. Quindi è uno che, in tema di finti rifugiati, quando si esprime lo fa con cognizione di causa.

Lorenzo Quadri

 

Partitocrazia: chi sta facendo melina su “Prima i nostri”?

Il popolo ticinese non tollererà sconci teatrini come quelli bernesi sul 9 febbraio

 

Qual è il principale problema di questo sempre meno ridente Cantone? Risposta: la libera circolazione delle persone ed i suoi effetti nefasti. Sia dal profilo occupazionale che per quel che riguarda l’immigrazione nello Stato sociale (con conseguente esplosione della spesa a carico del contribuente per mantenere gli “ultimi arrivati” che mai hanno partecipato al finanziamento del pubblico erario, dal quale però attingono a piene mani). E anche, ovviamente, per la questione della sicurezza.

Per l’introduzione della fallimentare libera circolazione delle persone senza limiti ci sono, è arcinoto, dei precisi responsabili politici: leggi la partitocrazia. Ma i Ticinesi, è bene ricordarlo, hanno sempre votato No a tutto ciò che emanasse putrido fetore di UE.

Statistiche farlocche

Per anni si è tentato di farci credere, a suon di statistiche  taroccate sull’occupazione, che la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca. Che anche in Ticino va tutto a meraviglia. Che la sostituzione sul mercato del lavoro di ticinesi con residenti non esiste, e nemmeno il dumping salariale: sono tutte  balle della Lega populista e razzista. Le statistiche taroccate servono, evidentemente, a prendere per i fondelli la gente. A convincerla a proseguire sulla strada che ci sta portando nel baratro.

Peccato che la tattica del “negare sempre, negare comunque, negare ad oltranza”, accompagnata al disprezzo dei cittadini (beceri e xenofobi), dei loro problemi e delle loro richieste, non porti lontano. Ed infatti anche l’ex ministra degli esteri Micheline Calmy Rey, P$$, assai poco sospetta di simpatie leghiste, ha detto che non si può continuare a chiudere gli occhi davanti all’evidenza. Ed ha aggiunto che, se c’è sempre più insofferenza nei confronti dei frontalieri, un motivo c’è.

E le conseguenze?

E’ chiaro: si sono volute spalancare le frontiere – “bisogna aprirsi!” – senza minimamente pensare alle conseguenze deleterie che ciò avrebbe comportato per i cittadini, ed in particolare per quelli delle zone di confine. I campanelli d’allarme sono stati snobbati e liquidati con spocchia come dimostrazioni di razzismo e xenofobia. E adesso l’élite spalancatrice di frontiere ne paga le conseguenze ad ogni votazione. E, soprattutto, ad ogni elezione.

Sono passati due mesi…

Da quasi due mesi la partitocrazia ticinese si trova confrontata con l’iniziativa “Prima i nostri” (preferenza indigena); un’iniziativa che ha tentato di affossare in ogni modo. Venendo, come da copione, clamorosamente bastonata dalle urne.

Eppure, invece di dimostrare di aver imparato la lezione, e quindi di prendere in mano con urgenza la concretizzazione di “Prima i nostri”, la partitocrazia gioca a scaricabarile tra governo e parlamento. L’obiettivo è fin troppo chiaro: inventarsi scuse per dire che applicare la volontà popolare “sa po’ mia”. Quando la realtà è ben diversa, ossia che non si vuole. Perché i voti popolari sgraditi vanno sabotati. Lo sconcio teatrino bernese contro il 9 febbraio messo in scena dal triciclo PLR-PPD-P$$ ha aperto gli occhi a tutti.

Lavarsi la coscienza?

La stessa maggioranza PLR-PPD-P$ del governo ticinese, quindi, non può pensare di sbolognare l’applicazione di “Prima i nostri” ad una commissione parlamentare ed illudersi di aver in questo modo fatto i compiti. Scaricare un tema fondamentale per il Ticino sul groppone di un gruppetto di parlamentari di milizia pretendendo che se la sfanghino loro è una presa per i fondelli di quel 60% di ticinesi che ha plebiscitato “Prima i nostri”. Serve ben altro, e servono anche altri interlocutori, non solo un pugno di deputati.

Chi fa melina?

Il ministro leghista Norman Gobbi ha giustamente dichiarato che  l’applicazione di “Prima i nostri” nel settore pubblico e parapubblico è di competenza governativa. Cosa è stato fatto al proposito? Nella maggioranza PLR-PPD-P$ c’è forse qualcuno che sta facendo melina? E dove sono gli interventi a Berna per promuovere la decisione del popolo ticinese (ben diversa dalla volontà della partitocrazia)?

Attenzione, perché far passare (intenzionalmente o per negligenza) tutti i treni e poi uscirsene con il bollito mantra del “sa po’ fa nagott” non inganna più nessuno. A maggior ragione nel contesto attuale dove i politicanti del “sa po’ fa nagott” per frenare l’immigrazione fuori controllo ed i suoi nefasti effetti, vengono spazzati via. E questo a livello internazionale. Trump e Brexit insegnano.

Lorenzo Quadri

 

Asilanti: i partiti $torici cominciano ad avere fifa

Togliere le spese extra dal preventivo è inutile, se non si chiudono le frontiere

 

La petizione lanciata dal granconsigliere leghista Massimiliano Robbiani contro la creazione di un nuovo centro asilanti a Rancate ha raccolto 2600 sottoscrizioni. Come ha rilevato il promotore, si tratta di un risultato soddisfacente, visto che le firme sono state raccolte contro una struttura nel frattempo già aperta ed operativa.

Adesso di asilanti si sente parlare meno, ma i problemi sono ben lungi dall’essere risolti, anzi.

Spuntano infatti alla chetichella in tutta la Svizzera i nuovi centri d’accoglienza  (ultimo annunciato, nei giorni scorsi,  quello ad Embrach nel Canton Zurigo, che avrà 120 posti). Spesso e volentieri vengono utilizzati, alla bisogna, stabili di proprietà della Confederazione. Ed il Dipartimento Sommaruga sottolinea “come se niente fudesse” che la nuova legge sull’asilo permette di riconvertire immobili della Confederazione in centri temporanei per asilanti senza chiedere niente a nessuno.

Gli obiettivi si chiariscono

Ecco dunque che cade la maschera. L’obiettivo della nuova legge sull’asilo – che i promotori  hanno venduto al popolo come “restrittiva” – è  in realtà di tutt’altro genere. Lo scopo era infatti quello di dare più diritti agli asilanti (avvocato gratis, ossia pagato dal solito sfigato contribuente, per tutti) e soprattutto di permettere alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga di creare nuovi centri d’accoglienza a go-go. In questo modo si aumenta da un lato l’attrattività del paese per i finti rifugiati con la smartphone (tutti giovani uomini che non scappano da alcuna guerra) e dall’altro si accresce la capacità d’accoglienza. Il disegno è dunque a suo modo coerente. E, sempre nella stessa linea di aumento dell’attrattività, il Dipartimento Sommaruga vorrebbe “rafforzare” i diritti degli asilanti ammessi provvisoriamente.

Ammissioni “provvisorie”?

Ma guarda un po’: gli asilanti ammessi provvisoriamente dovrebbero ritornare al loro paese non appena la situazione si è normalizzata (ad esempio fine del conflitto o dei disordini). Però restano tutti in Svizzera. E vanno tutti in assistenza. E cosa fa la kompagna Simonetta? Invece di far sì che l’ammissione provvisoria torni ad essere tale, vuole istituzionalizzare l’abuso. Ossia vuole trasformare ufficialmente le ammissioni provvisorie in definitive. E nümm a pagum!

Il No di facciata

Eh già, perché l’asilo ha dei costi miliardari, che stanno letteralmente esplodendo. E a Berna, dove la maggioranza se ne è impipata alla grande della fattura, all’insegna del “devono entrare tutti”, a qualcuno comincia a diventare fredda la camicia.

La maggioranza della Commissione delle finanze del Consiglio Nazionale (commissione presieduta dalla kompagna milionaria esentasse Kiener Nellen) ha rifiutato di iscrivere nel Oreventivo 2017 della Confederella 400 milioni di spese extra per l’asilo.

Ma guarda un po’. Giusto rifiutare di iscrivere le spese extra, ma si tratta di una foglia di fico. Visto che le spese ci saranno, qualcuno – il contribuente! – dovrà anche pagarle. Invece di rifiutarsi adesso di iscrivere gli extra (pura misura diversiva per gettare fumo negli occhi), i partiti $torici avrebbero dovuto darsi da fare per impedire che queste uscite si generassero. Ciò significa che avrebbero dovuto varare delle leggi restrittive nei confronti dei finti rifugiati con lo smartphone. Invece hanno voluto norme che spalancano le frontiere ai migranti economici. E poi – ooops! – si sono accorti che non ci sono i soldi per finanziare le loro scelte politiche scriteriate. Sicché adesso fingono “responsabilità”  stralciando i 400 milioni extra dal Preventivo: e credono, in questo modo, di potersi rifare una verginità. Una vera presa per i fondelli. Non basta, cari $ignori dei partiti $torici, tirare una riga su un numero. Bisogna chiudere le frontiere ai finti rifugiati!

Finti asilanti e finti minorenni

Argomento su cui i moralisti a senso unico del “devono entrare tutti” amano montare la panna sono gli asilanti minorenni. Al proposito nei giorni scorsi è giunta dall’Austria una interessante notiziola. 2200 migranti (naturalmente tutti uomini) sospettati di essersi dichiarati minorenni malgrado non lo fossero più da un pezzo, sono stati sottoposti ad analisi medica. Ne è emerso che la metà di essi sono maggiorenni.  E parecchi di loro sulla data di nascita non hanno mica barato di poco. Tra i sedicenti “minorenni” sono stati scoperti anche uomini di oltre 35 anni. Un poliziotto ha dichiarato alla stampa: “E’ assurdo, ci sono uomini con la barba folta e ciocche grigie tra i capelli che hanno detto di avere 17 anni”.

Evidentemente i finti rifugiati e finti minorenni ci prendono tutti per scemi. Il problema è che ogni esame medico per l’accertamento dell’età costa circa 1000 Fr. A carico del contribuente.

Lorenzo Quadri

Prima sloggiamo tutti i migranti economici, poi…

Carla Del Ponte monta in cattedra: “La ricca Svizzera deve accogliere più siriani!”

 

Certo che l’illuminata opinione dell’ex procuratrice Carla Del Ponte secondo cui la Svizzera deve spalancare le frontiere agli asilanti siriani mancava proprio. “La Svizzera e l’UE sono ricche e possono permettersi di accogliere un numero molto maggiore di siriani in fuga dalla guerra”, sentenzia l’ex procuratrice. Che, tanto per rincarare la dose, garantisce: “dopo la guerra i migranti siriani torneranno tutti in patria”. Ohibò, qui qualcosa non ci torna.

Punto primo: cominciamo ad averne piene le scatole di questi Soloni e “Solonesse” con i piedi bene al caldo che, tronfi come tacchini, montano in cattedra a moraleggiare, rimproverando al “popolino” chiusure e razzismi e tentando di inculcarci sensi di colpa perché “in Svizzera devono entrare tutti”.

Punto secondo: La Svizzera sul fronte dell’asilo, per rapporto al numero di abitanti, fa già molto di più di tanti altri paesi UE. E se cominciasse invece a fare di più per i propri concittadini in difficoltà? Se la smettesse di tartassare il ceto medio per finanziare la spesa della socialità andata fuori controllo anche per colpa dell’immigrazione nello stato sociale (vedi finti asilanti, vedi permessi B a carico dell’ente pubblico, vedi…)?

Punto terzo: la Svizzera sarà anche ricca (?); la Signora Del Ponte lo è di sicuro (tanto meglio per lei); ma la maggior parte dei cittadini elvetici non lo è. Quindi la Signora ex procuratrice ed ex ambasciatrice, oltre a calare sentenze (o meglio ancora: al posto di calare sentenze) può anche attivarsi in prima persona, attingendo dalla propria ampia disponibilità finanziaria.

Punto quarto: gli asilanti ammessi provvisoriamente non rientrano affatto in patria una volta che è tornata la pace, e questo lo sanno anche i paracarri. Al contrario, restano tutti qui. Ammissione provvisoria è diventato sinonimo di ammissione definitiva. La stessa kompagna Simonetta Sommaruga, davanti al parlamento, non lo ha nascosto: “passano gli anni, le persone si sposano (matrimoni di comodo?, ndr), fanno bambini che vanno a scuola qui e si sa come vanno queste cose…”.  Appunto, si sa esattamente come vanno queste cose. Rimangono tutti in Svizzera invece di rientrare nel paese d’origine. E non solo rimangono tutti qui, ma vanno tutti (quasi il 90%) in assistenza. Una situazione che perfino il già consigliere nazionale P$$ Rudolph Strahm, ex Mr Prezzi (quindi non il Mattino populista e razzista) ha definito “esplosiva”.

Punto quinto: invece di correggere la situazione di cui sopra, facendo in modo che le ammissioni provvisorie tornino ad essere effettivamente tali, il Consiglio federale ha appena  partorito un progetto che vuole garantire agli ammessi provvisoriamente la permanenza in Svizzera vita natural durante. Quindi proprio il contrario di quello che dovrebbe fare. Tra tutti i partiti, solo il P$$ ha approvato la proposta: non servono altri commenti.

Punto sesto: i siriani sono una piccola percentuale dei richiedenti l’asilo in Svizzera, attorno 10%. Vogliamo accogliere più siriani? Ci va anche bene. Però di migranti economici in arrivo dall’Eritrea, dal Magreb, eccetera, ossia i giovanotti con smartphone e vestiti alla moda, non ne facciamo più entrare nemmeno uno.

Punto settimo: come si fa a distinguere un vero profugo siriano da un terrorista dell’Isis sotto mentite spoglie? Attenzione inoltre che l’equazione siriani = tutta brava gente non è esattamente scontata. Ad esempio, il super-ricercato di Chemnitz era un siriano; nei giorni scorsi un quindicenne (!) siriano a Liezen (Austria) ha picchiato e violentato una prostituta. Eccetera.

Lorenzo Quadri