E nümm a pagum anche per i vandalismi dei “no borders”

La manifestazione di Chiasso a sostegno dei clandestini  è costata quasi 70mila Fr

Ma i teppisti italiani con precedenti penali potranno continuare ad arrivare in Svizzera perché – Sommaruga dixit – non hanno compiuto reati di una gravità tale da giustificare il divieto d’accesso al paese. Intanto però  il questore di Como…

Nel settore dell’asilo,  la Confederazione prevede  un raddoppio dei costi a carico del contribuente dal 2015 al 2018. Già lo scorso  marzo, Berna preventivava un’escalation della spesa a 2,4 miliardi di franchetti per il 2018, contro gli 1,2 del 2015. Se pensiamo che nel mese di agosto in questo ridente Cantone abbiamo avuto punte di 3000 arrivi clandestini, probabilmente le previsioni di marzo non sono più così attendibili.

Ma oltre ai costi generati dai migranti economici con lo smartphone (giovanotti che non scappano da alcuna guerra) e che se per caso ottengono di  rimanere in Svizzera come ammessi  provvisoriamente fanno esplodere la spesa sociale  –  perché non solo vanno in assistenza ma “naturalmente” vengono seguiti individualmente da una pletora di operatori sociali di ogni ordine e grado – c’è anche la fattura per le gesta di  taluni imbecilli. Vale a dire, dei cosiddetti “no borders” che oltre un mese fa hanno pensato bene di organizzare un corteo a Chiasso a sostegno dell’immigrazione clandestina: questo perché – come direbbero anche i kompagni del P$ – gli svizzeri “chiusi e gretti” devono far entrare tutti.

Altro che “manifestazione pacifica”

Spacciato per manifestazione assolutamente pacifica, il corteo a Chiasso si è ben presto rivelato qualcosa di assai diverso. Ovvero un festival dell’insulto e della minaccia all’indirizzo della polizia e delle Guardie di confine, condito con  danneggiamenti a go-go. Il tutto “arricchito” dalla presenza di vandali col volto nascosto da un passamontagna. Chissà se costoro saranno stati multati anche per la violazione della nuova legge contro la dissimulazione del viso?

Il conto di queste prodezze lo paga ancora una volta il contribuente. Se si pensa che a “manifestare” e a vandalizzare Chiasso c’era anche un nutrito distaccamento di no-borders italiani, a noi populisti e razzisti girano oltremodo le scatole.

Fattura da 66mila Fr

Il deputato leghista Massimiliano Robbiani ha interrogato il Consiglio di Stato per avere qualche doverosa informazione su quanto è costata al contribuente ticinese la manifestazione dei “no borders” a Chiasso. Si scopre così che essa ha reso necessario l’intervento di 54 agenti, 49 della polizia cantonale e 5 della comunale, per un costo di 55mila Fr. Intanto noi non solo paghiamo il conto ma, evidentemente, gli agenti incaricati di tenere a bada i no borders non potevano essere impiegati altrove.

Al totale mancano i costi dell’impiego delle guardie di confine, visto che lì la cassa non l’ha il Cantone bensì  la Confederazione. Ma sempre di soldi pubblici si tratta.

A ciò si aggiungono gli imbrattamenti: ne sono stati censiti 34 per un danno totale di circa 11mila Fr.  La fattura del “corteo” di Chiasso sale così a 66mila Fr. E nümm a pagum. Cosa che non ci sta bene proprio per niente.

Sappiamo che il Municipio di Chiasso ha sporto denuncia contro ignoti per gli atti vandalici commessi su proprietà comunale: speriamo che le denunce abbiano portato ad indentificare qualche responsabile.

Porte spalancate

Non si sa quanti dei “no borders”  di Chiasso fossero italiani poiché, come precisa il governo nella sua risposta, non è stato possibile controllare tutti i partecipanti – circa 400 – alla manifestazione. Si sa però che sono stati identificati 31 cittadini italiani di cui tre posti in arresto per sommossa. Alcuni di loro avevano precedenti penali in Italia. Ma naturalmente gli svizzerotti – e qui arriva il secondo punto della questione – non vogliono proibire ai vandali italici l’ingresso al Paese. “Sa po’ mia” limitare la libera circolazione dei delinquenti, ha dichiarato in consiglio nazionale la ministra di giustizia, kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. Ohibò,  e perché “sa po’ mia”? Risposta: perché i reati commessi dai vandali “no borders” non sono sufficientemente gravi per giustificare una misura di questo tipo.

Intanto  Como…

Non ci pare che quello di “sommossa” sia propriamente un reato-bagattella. Se poi si aggiunge che i responsabili hanno pure precedenti penali in Italia, la risposta della Simonetta  risulta  ancora più scalcagnata. Sembra quasi un invito ai vandali d’Oltreconfine: venite pure in Svizzera  a minacciare, insultare e imbrattare a sostegno della violazione della legge (immigrazione clandestina); non solo vi spalanchiamo le porte, ma vi stendiamo pure il tappeto rosso.

E tuttavia a Como per la stessa fattispecie (uella) hanno utilizzato un metro assai diverso. Lì il questore ha infatti consegnato  il foglio di via ad 11 no borders, tra i quali 4 svizzeri. Costoro  non potranno entrare nel capoluogo lariano per un periodo compreso tra uno e tre anni. Ma allora gli unici a garantire senza un cip la libera circolazione ai vandali stranieri  sono, ancora una volta, gli svizzerotti?

Lorenzo Quadri

 

 

Gli eurofunzionarietti boriosi stanno giocando col fuoco

Rapporti Svizzera-UE: ve lo diamo noi lo “sviluppo degli accordi bilaterali”!

 

I trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles, quando si tratta di dare delle risposte alla Confederella, evidentemente non si scaldano le urine.

Dopo oltre tre mesi, lor$ignori hanno preso posizione sulla lettera con cui Berna li informava della decisione del parlamento elvetico di ritirare la domanda d’adesione all’UE presentata nel 1992 (per la serie: meglio tardi che mai). Secondo voci di corridoio poi confermate dal ministro degli Esteri Didier Burkhaltèèèèr davanti al Consiglio nazionale, a Bruxelles lo scritto contenente la domanda d’adesione sarebbe addirittura andato perso.

Non si capisce come mai per tanti anni la maggioranza politica abbia rifiutato di ritirare la domanda d’adesione manifestamente in urto con la volontà popolare, respingendo con ostinazione degna di miglior causa tutte le richieste in tal senso. O meglio: lo si capisce fin troppo bene. Perché sotto sotto la partitocrazia sperava che…

Risposte confuse

La risposta dei trombati di Bruxelles (De Benedetti dixit) al ritiro della richiesta d’adesione è quanto mai confusa: costoro si rallegrano delle intenzioni del presidente della Confederazione, il PLR Johann  “Leider” Ammann, di “proseguire e sviluppare (?) la collaborazione della Svizzera con l’UE attraverso la via degli accordi bilaterali”. Frena Ugo! O meglio, frena Giuànn!

Cosa intendano i funzionarietti per “sviluppare la collaborazione” non si fa fatica ad immaginarlo: trattasi del famoso accordo quadro istituzionale che ci imporrebbe di riprendere in casa nostra le leggi UE e di sottostare ai giudici comunitari. Sarebbe la fine dei nostri diritti popolari e della nostra sovranità nazionale; ma sappiamo che al ministro degli esteri PLR Burkhaltèèèèr l’ipotesi andrebbe oltremodo a genio.

Provocazioni

Il colmo è che a Bruxelles – forse perché sono un po’ duri di comprendonio, o forse perché sono abituati, quando trattano con la Svizzera, ad avere a che fare con camerieri dell’UE – insistono nel voler ignorare le nostre decisioni popolari.

Infatti nei giorni scorsi sono perfino riusciti a sentenziare che il compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio votato dal Consiglio nazionale potrebbe (?) ledere la libera circolazione delle persone.

Si tratta evidentemente di una provocazione. Forse a Bruxelles i trombati (De Benedetti dixit) non sono in grado di capire che “limitare l’immigrazione” vuol dire, appunto, limitare l’immigrazione – e non solo fingere di farlo.

Rifare i conti?

Se gli eurofunzionarietti rifiutano di trattare sulla libera circolazione delle persone, vuol dire che quest’ultima salterà. Se a Bruxelles immaginano che gli svizzerotti “non oseranno” compiere lo strappo, gli conviene rifare un po’ di conti. Alla storiella dei “bilaterali indispensabili” non ci crede più nessuno. Il monito vale anche per taluni politicanti italioti di nostra conoscenza. Costoro infatti, invece di mettersi a strillare come aquile contro “Prima i nostri” e blaterare di richieste di sanzioni europee alla Svizzera (uhhhh, che pagüüüüraaaa!), il tutto ovviamente solo per farsi campagna elettorale e per ottenere un po’ di visibilità, farebbero bene, se proprio vogliono andare a parlare del nostro Paese con i funzionarietti di Bruxelles, a convincerli a mostrare maggiore elasticità. In effetti, se salta la libera circolazione, poi li vogliamo vedere i politicanti italici a giustificare la nuova situazione al loro elettorato.

Invece di rendersi conto che i tempi sono cambiati e di scendere a più miti consigli si preferisce irrigidirsi, per motivi ideologici, sulla devastante libera circolazione delle persone senza limiti? Il gioco potrebbe essere rischioso. Perché, appunto, potrebbe saltare tutto. In Svizzera se ne stanno accorgendo anche i “poteri forti”. Tant’è che Economiesuisse, l’associazione mantello delle imprese, ha scaricato i suoi soldatini PLR al Consiglio nazionale, bocciando il compromesso-ciofeca  sul 9 febbraio da essi “architettato”, in quanto lesivo della volontà popolare.

Nell’UE si discrimina eccome…

Dopo il voto sulla Brexit la Gran Bretagna, ben lungi dall’essere andata in malora, sta meglio di prima. La Germania ha deciso di discriminare i cittadini UE nell’accesso allo Stato sociale: per gli immigrati dall’eurozona, niente rendite di disoccupazione né sussidi sociali per almeno cinque anni. Naturalmente nessuno a Bruxelles dice niente. E queste cose i cittadini svizzeri le sanno.

I paesi UE discriminano e limitano mentre noi, che non siamo nemmeno un paese membro, non potremmo applicare la preferenza indigena e dovremmo continuare a tollerare l’invasione? Non ci siamo proprio.

L’atteggiamento dei trombati (De Benedetti) nei confronti della Svizzera è dovuto al fatto che i camerieri dell’UE insediati a Berna hanno sempre calato le braghe davanti ai desiderata comunitari? Signori, la festa è finita.

Lorenzo Quadri

 

Frontalieri: rimettere la chiesa al centro del villaggio

Torniamo a bloccare i ristorni. E non ci facciamo minacciare da chi ci deve tutto

 

Si torna a parlare di accordi sulla fiscalità dei frontalieri. Lo ha fatto il Mattino due settimane fa. E lo ha fatto anche il Corriere del Ticino nell’editoriale di lunedì. Ce n’è ben donde. Infatti, anche se la notizia è passata quasi inosservata, i ristorni dei frontalieri italiani ammontano ormai a 77,2 milioni di Fr all’anno. Si tratta della somma totale, quindi comprensiva anche di quei (pochi) frontalieri che lavorano nei Grigioni e nel Vallese.

Del resto l’equazione è semplice: più frontalieri = più ristorni.

Due punti fermi

Sicché, mentre la politica si accapiglia per strapuntini da tre e una cicca come quelli dell’ente LAC, qui ci sono paccate di milioni che transitano inosservate dalle casse pubbliche ticinesi a quelle italiche. Ogni anno; non una tantum.

Occorre dunque partire da un paio di punti fermi.

Il primo: i ristorni nacquero, oltre 40 anni fa, come un pizzo all’Italia. I termini erano questi: noi italiani non vi rompiamo i cosiddetti sul segreto bancario, ma voi in cambio ci passate una quota delle imposte alla fonte dei frontalieri.

Il secondo: i ristorni erano legati al rientro quotidiano dei frontalieri al domicilio. E lo dimostra il fatto che, quando una decina di anni dopo si scoprì che una piccola parte di frontalieri non rientrava tutte le sere al paesello, la percentuale di ristorno venne abbassata: dal 40% al 38.8% attuale.

Accordi decaduti

Oggi nessuna di queste condizioni è più adempiuta. L’Italia come sappiamo ha infranto i patti inserendo la Svizzera, a causa del segreto bancario, su illegali liste nere, grigie, tigrate e chi più ne ha più ne metta; però ha continuato ad incassare il pizzo-ristorno come se “niente fudesse” (scemi noi che continuiamo a pagare). Inoltre, con la libera circolazione delle persone, l’obbligo di rientro quotidiano al domicilio per i frontalieri è venuto a cadere.

Non essendoci più i presupposti che stavano alla base della famigerata Convenzione del 1974, quest’ultima è da considerarsi decaduta. “Null und Nichtig”, come dicono a Berna. E allora la domanda è: di cosa cavolo stiamo discutendo con il Belpaese?  La Convenzione andava unilateralmente denunciata e i ristorni bloccati.

E l’utilizzo?

Oltretutto, visto che nella Penisola non si fanno le cose a metà, anche l’utilizzo concordato per i ristorni viene clamorosamente disatteso. Dovrebbero servire per opere infrastrutturali, ed in particolare per quelle di interesse transfrontaliero. Invece vanno a tappare i buchi di bilancio dei Comuni beneficiari. E le opere transfrontaliere restano impantanate. Vedi la grottesca telenovela del trenino Stabio-Arcisate. Vedi la cacca scaricata direttamente nel Ceresio perché non si fanno gli impianti di depurazione. Eccetera eccetera.

Proposta semplice

Essendo la Convenzione del 1974 di fatto decaduta, il Ticino giustamente si aspetta di incassare la totalità delle imposte alla fonte dei frontalieri, senza quindi doverne ristornare il 38.8% all’Italia. La proposta all’Italia è dunque semplice e lineare: i frontalieri vengono tassati come tutti gli altri cittadini italiani (non si capisce infatti perché dovrebbero continuare ad essere privilegiati nei confronti di coloro che vivono e lavorano in Italia;  ancora meno si capisce come mai, nel Belpaese, nessuno insorga contro questo ingiustificato trattamento di favore, che danneggia pesantemente le casse pubbliche). Dal totale dell’aliquota fiscale italiana, Ticino si prende la sua imposta alla fonte; tutto il resto lo incamera il fisco del Belpaese.

Se per il Ticino questa operazione comporterebbe un aumento del gettito di ca 65 milioni di Fr all’anno – e scusate se sono pochi! – per l’Italia si parla invece di un multiplo di questa cifra (c’è chi ha addirittura ipotizzato 600 milioni, ma è probabilmente un’esagerazione). E’ comunque assodato che l’affare più grosso lo fanno al di là della ramina. Ma ci va anche bene. Noi chiediamo il giusto. Non pretendiamo quello che non ci spetta.

Dove casca l’asino

La Svizzera, dunque, ha teso una mano all’Italia. Avrebbe potuto semplicemente disdire la “vecchia” convenzione sui ristorni e tanti saluti. Invece ha proposto una soluzione che permetterebbe al Belpaese di uscirsene con una paccata di milioni in più nelle casse pubbliche (che di certo ne hanno un grande bisogno). Il problema naturalmente è che la soluzione comporta un aggravio fiscale importante per i frontalieri. E qui casca l’asino. Come abbiamo ben potuto vedere dalle reazioni isteriche che hanno fatto seguito a “Prima i nostri”, sembra che i frontalieri, e le loro lobby a Montecitorio, tengano in scacco il paese.

Cosa ci abbiamo guadagnato?

L’Italia, grazie alle calate di braghe della catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, ha ottenuto dalla Svizzera quello che voleva, ossia lo scambio di informazioni bancarie (adesso su richiesta, dal 2018 automatico). Lo ha ottenuto senza dover dare nulla in cambio. Nel frattempo, gli svizzerotti fessi hanno, come detto, teso la mano sulla questione ristorni.

Cosa ci abbiamo guadagnato tendendo la mano? Sputi in faccia. Dalle negoziazioni, “magistralmente” condotte dai tirapiedi di Widmer Schlumpf (quelli che vanno a Roma a parlare in inglese), è uscita l’ennesima ciofeca: il Ticino secondo gli accordi sulla fiscalità dei frontalieri attualmente al vaglio del governo italiano, otterrebbe il 70% dei ristorni: quindi poco più di adesso, e assai meno del 100% che ci spetta. In più salterebbe il moltiplicatore cantonale al 100% per i frontalieri deciso dal Gran Consiglio nel 2014. Quindi l’esercizio finisce addirittura in perdita! In più l’Italia pretende pure che la non applicazione del 9 febbraio. E poi cosa ancora?

Ulteriore e pesante aggravante: la “poco edificante” (eufemismo) cronaca recente. Leggi gli insulti, i ricatti e le minacce giunti da Oltreconfine contro “Prima i nostri”.

Cambiare registro

Abbiamo davvero intenzione di continuare fare da punching ball? I politicanti d’Oltreramina pensano davvero di poterci trattare da beceri razzisti per le nostre decisioni democratiche? Di farneticare di denuncie alla Commissione UE (uhhhhh, che pagüüüüüraaaa!)? E si aspettano che noi tolleriamo tutto senza reagire? Che teniamo le frontiere spalancate? Quando ci sono 62’500 frontalieri e decine di migliaia di padroncini, più le relative famiglie, che portano in tavola la pagnotta solo grazie al Ticino?

Non è così che funziona ed è ora di farlo capire. Primo passo: decidere subito di bloccare i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. CdS, se ci sei…

Lorenzo Quadri

Siamo il paese del Bengodi per tutti, tranne che per noi

Per asilanti e dimoranti in assistenza i cordoni della borsa si allargano sempre di più 

Mentre la Germania decide di limitare l’immigrazione nello Stato sociale, alle nostre latitudini  sia il governo federale che quello ticinese fanno proprio il contrario. E il conto lo paga il contribuente!

Bene, avanti così! In Germania il governo ha deciso, senza tanti complimenti, di ridurre l’immigrazione nello stato sociale. Anche per i cittadini UE. Nei primi cinque anni  di residenza, gli stranieri non avranno diritto a prestazioni di sorta.

In Ticino per contro la maggioranza del Consiglio di Stato, cedendo alle pressioni ed ai ricatti morali, ha “cambiato prassi” in materia di espulsioni di stranieri in assistenza quando c’è di mezzo un nucleo familiare. Naturalmente ha cambiato in senso largheggiante. Primo risultato: una cittadina sudamericana, in Ticino dal 2011, che ha avuto una figlia con un neosvizzero (naturalizzato da qualche anno e anch’egli in assistenza), potrà rimanere ad oltranza nel nostro Cantone. Ciò malgrado abbia già incassato 59mila Fr di assistenza e 170mila di assegni familiari e di prima infanzia. Questo perché il nucleo familiare non può essere diviso. Ci sta: se il nucleo non può essere diviso, partono tutti (madre, figlia e compagno neosvizzero) per il Sudamerica. Già, perché non l’ha detto nessuno che i ricongiungimenti familiari devono sempre avvenire in Svizzera ed a spese del contribuente. O forse questo accade perché da nessun’altra parte al mondo gli ultimi arrivati possono attaccarsi ad oltranza alla mammella dello Stato sociale del Paese ospite come da noi? Solo noi siamo minchioni al punto da mantenere tutti, ed in più tolleriamo pure di essere infamati come razzisti e fascisti?

Altro che casse vuote!

Visto che la maggioranza del governo ha deciso di diventare ancora più permissiva in materia di immigrazione nello stato sociale, che non venga più a lamentarsi delle casse vuote, e soprattutto che non si azzardi a pretendere aumenti di tasse e balzelli. Se i soldi per mantenere dimoranti in assistenza ci sono, allora ci sono anche per tutto il resto. Perché a farci prendere impunemente per i fondelli non ci stiamo. E ci piacerebbe proprio sapere di quanto farà aumentare la spesa pubblica l’ennesima bella trovata politikamente korretta che avrà, è ovvio, funzione incentivante per chi  intende arrivare da noi da paesi stranieri vicini e lontani per farsi mantenere.

La statistica federale

Quasi in contemporanea con la nuova prassi  del CdS è uscita una statistica della SECO sui disoccupati stranieri. Sappiamo che la SECO non è certo sospetta di portare acqua al mulino della limitazione dell’immigrazione. Si tratta infatti di un organismo propagandistico il cui scopo è quello di magnificare la libera circolazione senza alcun limite. Ebbene, dall’ultima statistica della SECO risulta che il 45% dei senza lavoro nel nostro paese non ha il passaporto rosso. Ma come: immigrazione non era uguale ricchezza? E invece si importano disoccupati!

Asilanti: sempre più diritti

E visto che fare il paese del Bengodi  per dimoranti e disoccupati stranieri ancora non bastava, bisognava “allargare” anche sull’asilo. Ed infatti il Consiglio federale vorrebbe introdurre un nuovo statuto di protezione per dare agli asilanti ammessi provvisoriamente maggiori garanzie di rimanere in Svizzera in via definitiva, naturalmente a carico del contribuente, e di farsi pure raggiungere dai familiari.

E’ il colmo: oggi gli asilanti ammessi provvisoriamente, invece di tornare al loro paese appena possibile come prescrive il loro statuto, restano in Svizzera. E la stragrande maggioranza di loro (quasi il 90%) va in assistenza. La situazione, come ha dichiarato l’ex Mr Prezzi ed ex consigliere nazionale $ocialista Rudolph Strahm (non il Mattino razzista e fascista), è “esplosiva”. Sarebbe dunque urgente fare in modo che l’ammissione provvisoria torni ad essere tale. Invece no: con il nuovo statuto di protezione, che neppure distingue adeguatamente tra veri profughi e rifugiati economici, si istituzionalizza l’abuso. In questo modo, è chiaro, non si fa che aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. E di conseguenza la spesa dell’asilo. Che già esplode perché gli arrivi sono andati del tutto fuori controllo.

Il fatto che, tra tutti i partiti consultati sul nuovo statuto di protenzione, solo i kompagni – quelli  secondo cui “devono entrare tutti” – abbiano aderito entusiasti, la dice lunga!

Abbiamo perso la bussola

La situazione è desolante e scandalosa. Sia a livello federale che a livello cantonale la partitocrazia si impegna (?) per trasformare sempre più la Svizzera ed il Ticino nel Paese del Bengodi per finti rifugiati. Però poi ci si lamenta che i conti pubblici sono in rosso, sicché si taglia sulla socialità (quella per gli svizzeri: vedi aumenti dell’età di pensionamento) e si aumentano le tasse.

Qui qualcuno ha proprio perso la bussola!

Lorenzo Quadri

248 “permessi B” in assistenza sono 248 di troppo

Oltretutto parecchi aiuti sociali vengono dissimulati sotto altre etichette  

Attenzione, perché il contribuente comincia ad averne piene le scuffie di farsi tartassare per mantenere immigrati

L’immigrazione nello Stato sociale è tema di discussione in tutta Europa. Altro che la fetecchiata dell’ “immigrazione uguale ricchezza”: sempre più stranieri che arrivano in Svizzera non costituiscono affatto quella tanto declamata “manodopera altamente qualificata indispensabile per l’economia” con cui amano sciacquarsi la bocca gli spalancatori di frontiere. Sono invece persone che non lavorano e che si mettono a carico dello Stato sociale.

Statistiche federali

Per quel che riguarda la Svizzera, dalle stesse statistiche federali – poco sospette di essere manipolate a svantaggio della libera circolazione delle persone; semmai sono taroccate a suo supporto – emergono cifre allucinanti. Dal 2006 al 2014, la percentuale di stranieri a carico del contribuente svizzerotto (“chiuso e gretto” secondo i kompagni e gli intellettualini da tre e una cicca) per talune nazionalità è duplicato, triplicato, quadruplicato. In un caso c’è stato addirittura un aumento del 2’272% (sic!): maggiori informazioni sul tema le potrete leggere la prossima domenica su queste colonne.

In Ticino

A livello ticinese, il Consiglio di Stato ha di recente risposto ad un’interrogazione dei deputati leghisti Boris Bignasca e Massimiliano Robbiani sui permessi B in assistenza.

Ebbene, è emerso che in Ticino ci sono attualmente 248 dimoranti a beneficio di prestazioni assistenziali. Le prestazioni LAPS pagate nel 2015 dalle casse cantonali a titolari di un permesso B ammontavano a 12,6 milioni di Fr. Al proposito, il CdS rileva che sarebbe in atto una flessione (?) a seguito del rafforzamento dei controlli in sede di rilascio, di rinnovo e di revoca dei permessi di soggiorno. Peccato che ultimamente si siano invece avute notizie che vanno nel senso contrario: vedi la decisione di cambiamento di prassi della maggioranza governativa in materia di rinnovo di permessi di dimora a stranieri in assistenza con figli in Ticino  (come se l’avesse ordinato il medico che i ricongiungimenti familiari devono avvenire in Ticino a spese del contribuente); vedi le sentenze del Tribunale federale che istituzionalizzano l’immigrazione nello Stato sociale.

Cavilli giuridici

Va poi considerato che gli assegni familiari ed assegni di prima infanzia, che esistono praticamente solo in Ticino, non vengono nemmeno  conteggiati come aiuti sociali. E neppure i sussidi di cassa malati. Di conseguenza un titolare di permesso B può staccare centinaia di migliaia di Fr pubblici senza risultare, dal punto di vista giuridico, formalmente a carico della socialità ticinese! Ma, poiché presupposto per l’ottenimento di un permesso di dimora è l’autonomia finanziaria, ne abbiamo piene le tasche delle eccezioni e degli escamotage degli spalancatori di frontiere per relativizzare, ovvero spazzar via, questo sacrosanto requisito; e ciò in nome del “devono entrare tutti”!

Milioni di troppo

248 permessi B in assistenza sono 248 di troppo. 12,6 milioni di spesa sociale per permessi B sono 12.6 milioni di troppo. Vari paesi UE, non solo l’uscente Gran Bretagna ma anche la Germania, stanno prendendo misure anche drastiche per porre un freno all’immigrazione nello Stato sociale. Se noi svizzerotti non ci diamo una mossa, ma in fretta, saremo sempre più presi d’assalto. Non c’è bisogno di spiegare cosa accadrà in campo migratorio se la Svizzera continuerà a fare il paese del Bengodi per tutti, tranne che per i “suoi”. E forse qualcuno nelle stanze dei bottoni farebbe bene a rendersi conto che qui si sta tirando troppo la corda. Il contribuente ne ha piene le scuffie di farsi tartassare per mantenere immigrati e di sentirsi ripetere che 1) per limitare l’immigrazione “sa po’ fa nagott” e 2) solo osare avanzare una simile richiesta è dimostrazione di becero razzismo. Partitocrazia attenzione, perché la situazione potrebbe diventare esplosiva.

Lorenzo Quadri

C’è razzismo in Svizzera? Sì, quello degli immigrati

Facendo entrare tutti, i moralisti a senso unico importano razzisti e antisemiti

 

Alle Camere federali qualcuno, forse non avendo di meglio da fare, si sta inventando i gruppi parlamentari contro il razzismo. Milioni di migranti economici con lo smartphone (tutti giovani uomini) sono in marcia dall’Africa verso l’Occidente, dove non hanno alcuna possibilità di integrarsi. Però i politikamente korretti si preoccupano del “razzismo” degli Svizzeri. Non dell’immigrazione incontrollata e delle sue deleterie conseguenze.

Il bello è che la Svizzera è  il paese dove ci sono più stranieri in assoluto. Il tasso attuale è di circa il 25%; cifre simili non si ritrovano da nessun’altra parte. E questo malgrado si tenti di continuo di abbassarle artificialmente tramite le naturalizzazioni facili.

Naturalmente nella Svizzera “chiusa e xenofoba”, dove secondo alcuni sarebbe necessario inventarsi anche i gruppi parlamentari contro il razzismo, il tasso di popolazione straniera continua ad aumentare: il saldo migratorio è di 80mila persone all’anno provenienti dalla sola Unione europea, a cui vanno aggiunti gli arrivi extra UE – nonché i migranti economici.

Il codice penale

Montando la panna sul fenomeno del presunto razzismo si vuole, è ovvio, ricattare moralmente gli svizzerotti, affinché facciano entrare tutti: solo così potranno essere a posto con la coscienza; solo così potranno evitare di farsi infamare dai moralisti a senso unico e dalle élite spalancatrici di frontiere. Utilizzando il medesimo ricatto morale si è inserito un apposito articolo “contro la discriminazione razziale” nel codice penale: il famoso 261 bis. L’articolo serve, ovviamente, per mettere a tacere posizioni non allineate al buonismo multikulti. Anche se, nella realtà giuridica, il campo d’applicazione della norma penale è circoscritto,  essa viene continuamente agitata a mo’ di spauracchio. La sua sola esistenza si trasforma in un formidabile bavaglio. Sicché, per non rischiare denuncie, la stragrande maggioranza sceglie la via dell’autocensura.

Il razzismo d’importazione

Ma i moralisti a senso unico che hanno creato a tavolino, per i propri scopi (frontiere spalancate) un problema di razzismo in Svizzera – come detto la nazione con più stranieri – e che su questo leitmotiv continuano a montare la panna, non hanno calcolato, non si sa se per dabbenaggine o di proposito, l’altra faccia della medaglia: ossia il razzismo d’importazione. Al proposito, ciò che sta accadendo in Germania è esemplare. La Weltwoche ha di recente pubblicato un interessante articolo sul tema del professor Bassam Tibi, studioso di origine siriana, che per lungo tempo ha insegnato Rapporti internazionali alla Georg-August-Unversität di Göttingen.

Il caso della Germania

Il deleterio appello ad accogliere tutti dell’Anghela Merkel è tra le cause principali del caos asilo che non solo sta provocando sfracelli nell’Europa occidentale, ma sta anche spingendo milioni di migranti economici a rischiare la vita in viaggi verso eldoradi inesistenti.

Questo atteggiamento di scriteriata apertura, secondo molti, nasce dal senso di colpa tedesco per le atrocità commesse dal regime nazista; in particolare lo sterminio degli ebrei. Con l’accoglienza indiscriminata di finti rifugiati si pensa di poter in qualche modo compensare i crimini del passato. Si aspira a dimostrare – a se stessi e agli altri – che quell’innominabile passato non può ritornare. Invece succede proprio l’esatto contrario perché, come osserva il professor Tibi, in Germania sono arrivate e ancora arriveranno centinaia di migliaia di migranti che sono a maggioranza antisemiti.

Da un’inchiesta giornalistica condotta nel 2015, scrive l’accademico sulla Weltwoche, è emerso che il 50% dei siriani intervistati a Berlino ha dichiarato la propria simpatia per Hitler. Naturalmente i politikamente korretti hanno tentato di imboscare l’imbarazzante risultato.

E noi?

La Germania vorrebbe liberarsi del proprio fardello morale, e invece importa antisemitismo. E cosa fa per combattere l’antisemitismo importato? Nulla. Perché l’antisemitismo è per definizione tedesco.

In Svizzera succede la stessa cosa. Si monta la panna sul presunto razzismo dei cittadini svizzeri per costringerli a far entrare tutti. Così arrivano nel nostro paese migliaia di persone a cui il razzismo e l’odio verso gli ebrei sono stati inculcati nell’ambiente di provenienza fin dall’infanzia. Sicché,  paradossalmente ma nemmeno poi tanto, la Svizzera non diventa razzista chiudendo le frontiere: lo diventa spalancandole, perché il razzismo lo importa.

Lorenzo Quadri

Prima spalancano le frontiere e poi si lamentano?

I ro$$overdi hanno consegnato le firme per l’iniziativa contro nuove zone edificabili

 

Ma guarda un po’, i giovani Verdi hanno in questi giorni consegnato un’iniziativa popolare a livello federale. L’iniziativa, intitolata “contro la dispersione degli insediamenti”, ha raccolto 135mila firme ed è sostenuta – e ti pareva – anche dalla gioventù $ocialista.

Obiettivo è quello di impedire che vengano create nuove zone edificabili; bisogna invece “densificare” l’esistente. Gli iniziativisti dichiarano guerra in particolare alle case unifamiliari con giardino, che consumano troppo territorio.

Ohibò, kompagni ro$$overdi spalancatori di frontiere, non vi viene il sospetto che, se in Svizzera servono nuove zone edificabili, la colpa potrebbe essere della politica dell’immigrazione scriteriata da voi sempre voluta e sostenuta? Non si può pretendere di far entrare tutti (e ovviamente anche di mantenerli) facendo finta che questo non abbia delle conseguenze anche a livello di ecologia e di utilizzo del territorio.

80mila in più solo dall’UE

Cari kompagnuzzi, la Svizzera – che voi non perdete un’occasione che sia una per denigrare come “chiusa e gretta” – ha il tasso di stranieri più alto di tutta Europa, con l’unica eccezione del piccolo Lussemburgo. A seguito della libera circolazione senza limiti, ogni anni ci ritroviamo con un saldo migratorio (quindi considerando non solo gli stranieri che immigrano, ma anche gli svizzeri che emigrano) di 80mila persone all’anno. Quindi 80mila abitanti in più ogni anno solo a seguito dell’immigrazione dai paesi UE. A cui vanno ancora aggiunti gli asilanti. Da notare che, prima della votazione sui fallimentare accordi bilaterali, il Consiglio federale aveva dichiarato che, con la libera circolazione delle persone, dalla DisUnione europea sarebbero arrivate in Svizzera circa 10mila persone all’anno. La cifra reale è 8 volte superiore. Ad ennesima dimostrazione delle monumentali balle che la propaganda di regime ha propinato agli svizzerotti.

Da quale parte dovranno andare

Pare ovvio che da qualche parte queste 80mila persone in più che ogni anno arrivano in Svizzera “grazie” all’immigrazione fuori controllo, da qualche parte dovranno anche andare ad abitare. Inoltre avranno anche bisogno di spostarsi (più traffico), consumeranno energia, eccetera.

Per cui, che gli spalancatori di frontiere, quelli che non solo hanno voluto l’immigrazione scriteriata, ma che la difendono ad oltranza vomitando accuse di razzismo e fascismo su chi osa non pensarla come loro, vengano adesso a lamentarsi per il consumo di territorio, pretendendo il divieto di nuove zone edificabili e addirittura puntando il dito, come se fossero la fonte di tutti i mali, sulle case unifamiliari, non sta né in cielo né in terra.

Altro che case unifamiliari: il problema è l’immigrazione scriteriata. Siamo qui in troppi!

Come avete votato su Ecopop?

Cari kompagni ro$$overdi, come avete votato sull’iniziativa Ecopop, che sollevava proprio il problema degli eccessi migratori e dei conseguenti danni ambientali? L’avete forse sostenuta? Giammai! Come al solito, avete strillato al fascismo ed al razzismo. Perché voi volete far entrare tutti. E, pur di concretizzare tale scopo, non vi ponete quesiti di sorta: né sull’impatto sul mercato del lavoro, né su quello sulle casse dello Stato sociale, e men che meno su quello sull’ambiente.

E adesso pretendereste di abolire le case unifamiliari e di densificare, cioè ammucchiare, la popolazione mentre allo stesso tempo continuate a rifiutare con sdegno isterico qualsiasi limitazione dell’immigrazione? Ma chi credete di prendere per i fondelli?

Quando sarete d’accordo di chiudere le frontiere potrete venire a farci le vostre belle teorie sulle case unifamiliari e sugli insediamenti abitativi densificati, diluiti o liofilizzati. Prima…

Lorenzo Quadri

“Prima i nostri”: stanno già cominciando i giochetti?

Se la partitocrazia progetta di sabotare la volontà popolare, ha fatto male i conti

 

Ma guarda un po’, abbiamo come l’impressione che qualcuno – leggi partiti $torici – stia tentando di fare il furbo sull’applicazione di Prima i nostri! Chiaro: il triciclo ex partitone – PPD – P$ ha sabotato a Berna la volontà popolare sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Non ci si può certo aspettare che adotti un atteggiamento diverso con “Prima i nostri”, dato che alla fine, gira e rigira i temi sono i medesimi: si tratta di porre dei limiti alla libera circolazione delle persone che, lasciata allo stato brado, fa solo danni. E questo l’ha detto anche l’ex vicepresidente della BNS Jean Claude Danthine.

Il triciclo frena

Le reticenze del triciclo sopra citato si spiegano facilmente. Bisogna infatti ricordare che questi partiti hanno voluto la libera circolazione delle persone, e per anni sono andati avanti ad oltranza a negare i disastri da essa causati: erano tutte balle populiste e razziste. Da quando non possono più negare, hanno cominciato con il mantra del “sa po’ fa nagott”. Il giochetto è fin troppo prevedibile. Del resto, lo si è visto in svariate altre occasioni: si tratta di sabotare per impedire ai sostenitori di Prima i nostri, ossia Udc e Lega, di “portare a casa” i risultati che i ticinesi da troppo tempo attendono. Intanto chissenefrega di dumping salariale, sostituzione, eccetera: l’obiettivo è non permettere all’odiato nemico di segnare ulteriori punti. Altrimenti le cadreghe di PLR-PPD-P$ si riducono ancora di più.

Brutte sorprese?

Se qualcuno ha dunque in mente di giocare sporco, farà bene ricordarsi che siamo in Ticino e non a Berna. E che i ticinesi, sia il 9 febbraio che il 25 settembre, hanno votato in un determinato modo. La corda non si può tirare all’infinto. Altri schiaffi, come il compromesso-ciofeca sull’immigrazione di massa votato in Consiglio nazionale da PLR-PPD-P$, non saranno tollerati. E se qualcuno parte dal presupposto che “tanto i ticinesi non scendono in piazza” potrebbe anche avere una brutta sorpresa.

Tentavano di imbrogliare

Certamente la partitocrazia su “Prima i nostri” non è partita col piede giusto. Ed infatti ancora una volta chi ha perso la votazione del 25 settembre tenta di dettare le regole dell’applicazione, con l’obiettivo di insabbiare. Che non si riesca a decidere se per l’applicazione di Prima i nostri bisogna creare un gruppo di lavoro o una commissione parlamentare è grottesco. Ma come: prima della votazione popolare i partiti storici, che combattevano l’iniziativa, non avevano assicurato di volere anche loro la preferenza indigena? E adesso invece gettano fumogeni per ostacolarne la realizzazione? Ecco la dimostrazione che, per l’ennesima volta, la partitocrazia tentava di turlupinare i cittadini.

I compiti del CdS

Come ha ribadito il presidente del Gran Consiglio Fabio Badasci,  il Consiglio di Stato non si può permettere di fare melina approfittando delle beghe parlamentari. Infatti può e deve cominciare a modificare regolamenti e direttive interne secondo il criterio preferenza indigena. Una cosa che avrebbe peraltro già dovuto fare a partire dal 10 febbraio 2014. Ma adesso non ci sono proprio più scuse per non fare i compiti!

In Italia si agitano

La scomposta agitazione  che sta suscitando in Italia “Prima i nostri” dimostra che il voto popolare ticinese fa paura. Gli ultimi tentativi della TV spazzatura d’Oltreconfine di dipingerci come razzisti e fascisti sono illuminanti. Al di là della ramina faranno bene a ricordarsi che  in Lombardia ci sono 62’500 frontalieri, più decine di migliaia di padroncini, con le rispettive famiglie – per un totale di almeno 200mila persone – che portano a casa la pagnotta grazie al Ticino. Sicché, non  ci facciamo né ricattare né minacciare da politicanti italioti bravi solo a dare aria ai denti, ma del tutto incapaci di garantire ai loro cittadini il “diritto naturale” di trovare un lavoro a casa propria. Noi vogliamo che i nostri cittadini questo diritto tornino ad averlo. Il che significa arginare l’invasione da sud.  Le  pernacchie italiche, dunque,  servono solo a convincerci ulteriormente (semmai ce ne fosse ancora bisogno) che non si molla di un millimetro. “Prima i nostri”verrà applicata fino in fondo.

Lorenzo Quadri

 

Finti rifugiati: si danno alla macchia per fare cosa?

Statistica federale: i giovani nordafricani sono quelli che delinquono di più

Ma guarda un po’, il Consiglio federale ha confermato ufficialmente che in tre mesi sono scomparsi durante la procedura di registrazione 5400 migranti economici. Nelle scorse settimane il capo della sezione della migrazione Mario Gattiker (subito-sotto della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga) aveva ammesso che il 60% degli asilanti “sparisce nel nulla”. A dimostrazione che si tratta di finti rifugiati. Infatti nessun vero profugo giunto in Svizzera avrebbe motivo di darsi alla macchia. Ecco dunque la dimostrazione che, malgrado gli isterismi della $inistra  (naturalmente supportati dalla propaganda della radiotelevisione di regime finanziata con il canone più caro d’Europa) sulle presunte “frontiere chiuse” (magari!)  in Svizzera entrano troppi finti rifugiati: giovani uomini soli con vestiti alla moda e almeno uno smartphone ultimo modello che non scappano da alcuna guerra, e che hanno i soldi per pagarsi la traversata.

 Criminalità? Estremismo religioso?

Dove vanno a finire questi finti rifugiati che spariscono, ovviamente, non lo sa nessuno. Il Consiglio federale (e meglio la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga) sostiene che la maggioranza degli asilanti dispersi non sarebbe più in Svizzera. Ovviamente si tratta di un’assicurazione che lascia il tempo che trova. Non c’è alcuna garanzia che le cose stiano realmente così. E’ un po’ come con le statistiche del lavoro nero: se il lavoro è nero, per definizione non può essere quantificato.

Fatto è che un numero sconosciuto di questi finti rifugiati si trova ancora in Svizzera in clandestinità. Cosa fanno questi giovanotti? Si sono uniti ai ranghi della micro o macro criminalità? Sono entrati in qualche gruppo di estremisti islamici?

“No a una forte presenza islamica”

Qual è il credo politico-religioso di questi finti rifugiati è noto: sono quasi tutti musulmani. Quello che non si sa invece è quanti di costoro siano vicini all’estremismo islamico e quindi – per usare un termine alla moda – radicalizzabili, quando non già radicalizzati.

L’afflusso massiccio di musulmani provenienti da paesi in cui l’estremismo è ampiamente diffuso è evidentemente un pericolo, che i politikamente korretti spalancatori di frontiere rifiutano di vedere strillando che “bisogna aprirsi”!

Non a caso paesi dell’Europa dell’ Est come la Repubblica Ceca, che in queste cose sono molto più avanti di noi, hanno detto senza tanti giri di parole che non aderiranno ai programmi di ridistribuzione di asilanti decisi dall’UE. Uno dei motivi citati è il seguente: “non vogliamo che si crei una forte presenza islamica nei nostri paesi”.

In Svizzera entrano

Noi invece facciamo entrare migranti economici a go-go, con conseguente esplosione dei costi dell’asilo (così poi quando si tratta di aiutare gli svizzeri in difficoltà ci si viene a dire che mancano i soldi) e, per sovramercato, nemmeno vogliamo controllare quello che succede nelle moschee e nei luoghi di culto islamici, ad esempio vietando i finanziamenti esteri a queste strutture: il Consiglio federale strilla alla “massiccia violazione della libertà di religione”. Si tratta dell’ennesimo sproloquio politikamente korretto, perché non c’è alcun nesso tra libertà religiosa e finanziamenti esteri (da parte di Stati dove vige l’islam intransigente, che pagano perché vogliono che venga “importato” anche in Svizzera).

I finti rifugiati di Como…

Ad ulteriore dimostrazione che quelli che arrivano in Ticino dalla vicina Penisola sono finti rifugiati, il rifiuto da parte dei migranti economici accampati a Como di utilizzare gli alloggi prefabbricati realizzati appositamente per loro. E’ evidente che nessun profugo vero si comporterebbe in questo modo. Qui invece abbiamo a che fare con giovanotti che se ne sbattono delle regole del paese di cui sono ospiti. Loro mirano solo ad ottenere quello che vogliono, ossia installarsi in occidente e farsi mantenere.

E stranamente, ma tu guarda i casi della vita, dalla statistica federale sulla criminalità appena pubblicata risulta che  i giovani dell’Africa del Nord e dell’Ovest – quindi i finti rifugiati – sono quelli che delinquono di più, assieme ai dominicani.

Quindi, altro che moltiplicare le strutture d’accoglienza per migranti economici. Muro sul confine!

Lorenzo Quadri

Consiglio nazionale: PLR-PPD-P$$, con partitini di contorno, stuprano la Costituzione. Berna, ore 22.16: il tradimento del popolo è consumato

Tutto come da copione: il compromesso sul “maledetto voto” del 9 febbraio partorito (abortito) dalla maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale era una ciofeca prima del dibattito in plenum ed è rimasto una ciofeca anche dopo il dibattito. In effetti, non è cambiato praticamente nulla. Il pateracchio rimane anticostituzionale. La stampa di regime, nel vano tentativo di renderlo più potabile, sproloquia di “preferenza indigena light”. Ma di fatto non c’è un tubo. Niente di quel che avrebbe dovuto obbligatoriamente esserci. Né preferenza indigena, né tetti, né contingenti. Come  scritto in più occasioni, le misure proposte non hanno nulla a che vedere col nuovo articolo costituzionale 121 a. Si tratta di interventicchi di diritto interno. Oltretutto di bassissimo cabotaggio (non sono nemmeno state potenziate le misure di accompagnamento). Robetta che non necessitava certo di votazioni popolari per essere introdotta e, ulteriore aggravante, la cui applicazione è lasciata alla discrezione del Consiglio federale. Il quale, sulla base delle statistiche farlocche della SECO, dirà che  “l’è tüt a posct” e mai muoverà paglia, capiti quel che capiti.

La Costituzione è dunque stata svergognatamente calpestata da deputati che avevano giurato di rispettarla. In Svizzera, secondo costoro, devono comandare i balivi UE!

Quale violazione?

Il popolo ha deciso che la libera circolazione va limitata. Ma governo e Consiglio nazionale semplicemente si sono rifiutati di fare i compiti. Facendo ampio sfoggio della solita retorica catastrofista, la maggioranza sabotatrice del 9 febbraio ha sdoganato l’equazione: limitazione della libera circolazione uguale violazione degli accordi bilaterali in essere uguale denuncia dei bilaterali da parte degli eurofalliti. Uhhhh, che pagüüüraaaa!

Prima di tutto, l’UE non ha alcun interesse a cancellare dei trattati da cui trae vantaggio. Inoltre, limitando la devastante libera circolazione delle persone, la Svizzera non violerebbe un bel niente. Come ha infatti rilevato sulla stampa d’Oltralpe il professore zurighese Hans Giger (è forse un leghista populista e razzista?) il concordato di Vienna contiene appunto una clausola di salvaguardia in base alla quale è concesso ad uno Stato firmatario far valere cambiamenti importanti intervenuti dopo la sottoscrizione di un contratto internazionale, senza per questo diventare inadempiente e provocare sanzioni e disdette (peraltro tutte ipotetiche) da parte degli altri “partner”.

A seguito della devastante libera circolazione i frontalieri sono raddoppiati e soppiantano i lavoratori residenti invece di essere complementari; il dumping imperversa; i padroncini in nero pure; ed il numero dei ticinesi in assistenza esplode. Ci sarebbero dunque tutti i presupposti per far valere la clausola citata dal prof. Giger. Non fosse che a negare le evidenze appena descritte, giocando contro l’applicazione della clausola di salvaguardia, spuntano a tradimento gli studi (?) taroccati della SECO, secondo i quali “l’è tüt a posct”. Sicché i camerieri bernesi dell’UE hanno messo la Svizzera in un vicolo cieco. Perché l’hanno fatto? Le possibilità sono solo due.

  • Sono gonzi;
  • Rifiutano di proposito ogni limitazione della devastante libera circolazione con l’intenzione di mettere gli svizzerotti davanti all’aut aut: o frontiere spalancate, o fine dei Bilaterali. Questo ovviamente partendo dal presupposto che i cittadini si lascerebbero impressionare dalla propaganda di regime, ossia dalle minacce e dai ricatti su quello che accadrebbe nel caso gli sciagurati accordi con l’UE giungessero al capolinea. Ma i camerieri di Bruxelles non si sono accorti che il vecchio ritornello catastrofista non inganna più nessuno.

Un teatrino di 7 ore

Il dibattito al nazionale è stato di notevole squallore. 7 ore e 16 minuti di teatrino a beneficio esclusivo dell’ego e dei media (e poi il giorno dopo tutti all’affannosa ricerca dei giornali per vedere chi è stato citato, e come). Praticamente ogni votazione si concludeva sempre con lo stesso risultato: Udc e Lega contro tutti gli altri. I kompagnuzzi spalancatori di frontiere ridacchiavano e si producevano in stolti esercizi di infantile sarcasmo. Ecco la considerazione in cui questo partito, sempre contro la Svizzera e gli svizzeri, e che nel gran consiglio ticinese è rappresentato da una passatrice, tiene la volontà popolare. E all’indomani del tradimento parlamentare il $indakato UNIA –  quello che ha fatto campagna dura contro il 9 febbraio tappezzando il paese di cartelloni pagati con i soldi dei lavoratori – esultava per la mazzata inflitta alla volontà popolare. E certo: per i sindacati rossi più frontalieri uguale più affiliati, e quindi più soldi in cassa, per cui…

PLR inglorioso

La discussione (?) parlamentare ha inoltre confermato che l’architetto (per usare la definizione più volte sentita in aula) del compromesso-ciofeca è il buon Kurt Fluri, PLR sindaco di Soletta. A Berna dunque l’ex partitone affossa il 9 febbraio perché vuole la libera circolazione senza limiti con tutto quel che ne consegue: invasione da sud, sostituzione di residenti con frontalieri, dumping salariale, padroncini in nero, strade intasate, eccetera. E in Ticino fa esattamente la stessa cosa: infatti il presidente del PLR Rocco Cattaneo ancora negli scorsi giorni si è lanciato in un bilioso attacco, farcito di offese puerili, contro l’iniziativa Prima i nostri. Perché? Perché il PLR non vuole rispettare la volontà popolare e non vuole la preferenza indigena. E questo vale sia a Berna che a Bellinzona. Ed aggiungiamo pure che il gruppo parlamentare liblab alle Camere federali si appresta ad affossare nelle votazioni finali la legge antidumping voluta proprio dal Ticino. Avanti così!

Lorenzo Quadri

In 10 anni aumento del 44% – i più inclini a commettere reati sono i giovani africani. Ustat: in Svizzera esplode la criminalità straniera

 

Intanto la decisione del popolo, datata 2010, di espulsione degli immigrati delinquenti rimane lettera morta “grazie” ai magistrati politikamente korretti

Ma come, gli stranieri che delinquono non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Strano, perché l’ “invenzione” viene ora confermata nientemeno che dall’Ufficio federale di statistica. Il quale ha per la prima volta pubblicato i dati dei condannati in base alla nazionalità. L’Ufficio di Statistica fa  parte, ovviamente, di quella burocrazia federale cameriera dell’UE, i cui alti papaveri amano prodursi in dichiarazioni del tipo “immigrazione uguale ricchezza”. Adesso si trovano loro malgrado costretti ad indicare di che tipo di “ricchezza” si tratti.

+44% in 10 anni

I dati pubblicati dalla Confederazione, riportati dalla stampa con varie omissioni (chissà come mai? Mancanza di spazio?) contengono alcune indicazioni interessanti. La prima: che negli ultimi 10 anni il numero di stranieri condannati presenti in Svizzera è aumentato del 44% (del resto, se l’80% degli “ospiti” della Stampa è straniero, un qualche motivo ci sarà).  Apperò. Non risulta, tuttavia, che il numero delle espulsioni sia aumentato del 44% in 10 anni, anzi. Malgrado nel lontano 2010 il popolo abbia deciso che i delinquenti stranieri vanno allontanati dalla Svizzera senza tante storie, il numero di espulsioni rimane ridicolo: i magistrati politikamente korretti si fanno beffe del voto popolare.

Tempistica sospetta

Sicché la $inistruccia del “bisogna far entrare tutti” e gli intellettualini da tre una cicca sono serviti. Altro che “svizzeri razzisti”. La realtà è che abbiamo sempre più delinquenti stranieri, e ce li teniamo. Stranamente questo enorme incremento degli stranieri condannati (come detto +44% in 10 anni) viene esplicitato solo ora. Ci si è ben guardati – di certo senza alcuna intenzione, come no! – dal farlo prima del 25 febbraio scorso: ossia quando si votò sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Quell’iniziativa – che in sostanza chiedeva di dare finalmente consistenza ad una votazione popolare ormai vecchia di sei anni – su cui l’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere, e non certo la “società civile”, spalò tanta e tale palta, da farla bocciare in votazione popolare. Adesso sono i dati della Confederazione a confermare che quell’iniziativa era quanto mai necessaria.

 78 condanne su mille

Altro dato interessante. La maggiore propensione alla delinquenza in Svizzera ce l’hanno i giovani uomini dell’Africa occidentale. I quali sono riusciti a totalizzare, nell’anno 2014, una media di 78 condanne su mille persone. Per avere un piccolo termine di paragone: per i cittadini svizzeri la media è di 2.5 condanne su mille persone. Ovvero oltre trenta (!) volte di meno! E chi sono questi giovani uomini dell’africa occidentale? Sono forse asilanti? E noi, davanti a queste statistiche della Confederazione – non del Mattino populista e razzista! – dovremmo continuare ad accogliere migranti economici perché “devono entrare tutti”?

Al secondo posto della classifica delle condanne troviamo i dominicani, al terzo gli africani del nord.

Tra gli autori di reati con permesso C o B il gruppo più consistente è quello delle persone in arrivo dall’Albania e dall’ex Jugoslavia.

E i delinquenti naturalizzati?

Come al solito, e il discorso vale ovviamente anche per le persone a carico dello stato sociale, le percentuali relative ai delinquenti di nazionalità elvetica non dicono quanti di costoro sono in realtà dei naturalizzati di fresco. A saperlo, ci sarebbe da “divertirsi”. Ma naturalmente il dato in questione non viene rilevato. Tanto più che confermerebbe, ancora una volta, quello che dice la Lega populista e razzista. Cioè che in Svizzera vige un regime di naturalizzazioni facili: il passaporto rosso lo ottengono anche persone non integrate al punto da delinquere. Del resto, sono stati censiti 76 jihadisti con doppia nazionalità partiti per la “guerra santa” (quanti sono, invece, quelli ancora presenti sul nostro territorio?): questi signori qualcuno li ha naturalizzati.

La conferma

Le cifre della Confederazione con i dati della delinquenza suddivisi per nazionalità confermano dunque che bisogna fare ciò che da un pezzo la Lega predica, ossia:

  • Basta far entrare finti rifugiati con lo smartphone
  • Avanti con l’espulsione dei delinquenti stranieri, senza se né ma!

Lorenzo Quadri

Mentre da noi sempre più migranti economici tentano la via della frontiera verde. A Calais gli inglesi costruiscono il MURO

Mentre in questo sempre meno ridente Cantone una deputata P$ è inquisita come passatrice (ma per la morale a senso unico della $inistra ciò non rappresenta un problema perché, citiamo, “l’inchiesta penale è ancora in corso”),  a Calais hanno già iniziato la costruzione del famoso MURO contro i clandestini. Per quest’opera, che sarà pronta per fine anno, la Gran Bretagna pagherà 3.2 milioni di euro: senz’altro soldi ben spesi.

Anche nell’Europa occidentale, dunque, e non solo nella vituperata Ungheria, si costruiscono i muri per evitare il caos asilo.

Intanto, in un’intervista sulla stampa d’Oltralpe, Yemane Gebreab, consigliere del presidente dell’Eritrea, dopo aver dichiarato che i suoi connazionali sono finti rifugiati, non le ha certo mandate a dire agli svizzerotti: siete persi d’assalto dai migranti economici? Colpa vostra, siete troppo attrattivi. Non dimentichiamoci poi che gli amici tedeschi hanno rafforzato di recente la sorveglianza lungo i confini con la Svizzera perché, secondo la Germania, abbiamo le frontiere a colabrodo e facciamo passare troppi clandestini.

E noi?

Visto che a Calais in quattro e quattr’otto si tira su un MURO alto quattro metri e lungo un Km, e visto che Como sta diventando come Calais, c’è da chiedersi cosa intende fare la Svizzera. Nei giorni scorsi le guardie di confine hanno confermato che il 20% dei clandestini tenta di passare dalla frontiera  verde. Visto che i giovanotti accampati a Como tentano e ritentano più volte di entrare in Ticino,  modificando ogni volta nazionalità, identità, e soprattutto data di nascita (se al primo tentativo dichiarano 25 anni, al terzo ne hanno 17) è evidente che l’attraversamento della frontiera verde (specie in certi tratti) sarà una modalità sempre più gettonata. Ci vuole quindi un  bel recinto sul confine, in stile ungherese, unito ad un messaggio chiaro ai migranti economici: lasciate perdere, in Svizzera non si entra. Quindi, non mettetevi in pericolo con viaggi senza speranza.  Perché a guadagnarci sono solo i passatori, il business dell’asilo, ed i politicanti che tentano di autosantificarsi proclamando che bisogna fare entrare tutti.

Del resto, come annuncia la cronaca degli scorsi giorni, adesso i migranti economici oltre alla frontiera verde tentano di forzare anche quella blu: 17 finti rifugiati eritrei hanno cercato di entrare in Svizzera da Brissago salendo abusivamente su un battello.

Le guardie di confine stanno svolgendo un lavoro enorme nel proteggere la porta sud della Svizzera (e quindi l’intera Svizzera) dal caos asilo. Ma le guardie di confine da sole non possono fare miracoli. Servono muri e recinti.

Porte aperte ai No Borders

Intanto, per tutto ringraziamento, le guardie di confine da mesi vengono infamate dai kompagni spalancatori di frontiere.

E a proposito di chi denigra le forze dell’ordine. Chi scrive ha presentato, nell’ambito dell’ “Ora delle domande” del Consiglio nazionale, la seguente richiesta: il governo intende vietare l’accesso alla Svizzera ai “no borders” italiani responsabili dei vandalismi di Chiasso di due settimane fa?

Risposta della kompagna Sommaruga: assolutamente no, questi bravi giovani (e meno giovani) d’Oltreramina hanno commesso solo “reati non gravi”. Apperò. Peccato che lorsignori siano sotto inchiesta per sommossa. Reato che prevede fino a tre anni di carcere. Si tratta forse di una bagattella? Avanti così: porte spalancate a stranieri che minacciano ed infamano le forze dell’ordine svizzere, oltre a danneggiare la  proprietà pubblica e privata. Ecco come la ministra del P$ sostiene chi si fa ogni giorno il mazzo per la sicurezza del paese. Bene ha fatto il municipio di Chiasso a sporgere denuncia contro i No Borders.

Lorenzo Quadri

E l’iracheno fiancheggiatore dell’Isis viene rimesso in libertà

Il suo avvocato si bulla: “non potete espellerlo perché nel suo paese rischierebbe la vita”

Quadri: “le leggi attuali, buoniste e lassiste, non sono più adatte ai tempi. Urgono riforme, anche per impedire a giudici politicizzati di sabotare la volontà popolare in materia di espulsione di delinquenti stranieri”

Ma andiamo proprio bene! Ancora una volta, i legulei del Tribunale federale hanno fatto un “bel” regalo alla nazione: due settimane fa, uno dei tre iracheni arrestati come fiancheggiatori dell’Isis è stato rimesso in libertà. L’uomo, giunto in svizzera come asilante, era stato scarcerato anticipatamente  in luglio dal Tribunale penale federale di Bellinzona, con una decisione che ha suscitato, per usare un eufemismo, vivaci proteste. Per fortuna il Canton Argovia, luogo di residenza dell’iracheno, ne ha subito decretato  il ri-arresto in vista dell’espulsione, fissata per fine ottobre.

Ma il Tribunale federale si è messo per traverso. L’alta Corte ha stabilito che l’asilante deve tornare a piede libero. L’ avvocato difensore è pure andato in giro a bullarsi che il suo assistito non potrà (?) venire rinviato nel paese d’origine poiché, a suo dire, verrebbe a trovarsi in pericolo di vita.

Degno di nota il fatto che l’iracheno è arrivato in Svizzera come asilante. Ma come: secondo i politikamente korretti spalancatori di frontiere, gli asilanti fiancheggiatori dell’Isis non erano tutta una balla populista e razzista? I finti rifugiati mica non c’entravano nulla con il terrorismo, e chi sostiene il contrario è un becero fascista?

 

Queste cose non devono ripetersi

Contro la sentenza del TF è insorto il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che al proposito ha presentato un atto parlamentare al Consiglio federale.

Quando si parla di espulsione di delinquenti stranieri, a maggior ragione se si tratta di possibili terroristi, si punta  il dito contro governo e parlamento – osserva Quadri -; però ci  si dimentica sempre del terzo attore, altrettanto importante. Ossia il potere giudiziario. Cioè i tribunali. Trovo scandaloso che il popolo abbia votato, già nel 2010, l’espulsione dei delinquenti stranieri, rendendola un obbligo costituzionale. Poi però arrivano sentenze che mandano all’aria l’espulsione non già di un ladro di galline, bensì di un fiancheggiatore dell’ISIS. Ci sono quindi dei magistrati che fanno uso del proprio margine di apprezzamento per supportare una politica delle frontiere spalancate, e per contrastare la volontà popolare a loro sgradita”.

Ma se l’arresto deciso dal Canton Argovia non regge una verifica giudiziaria…

Questo arresto era stato confermato dal giudice unico del tribunale amministrativo cantonale. Quindi non era giuridicamente insostenibile. Questo per me vuol dire che era possibile trovare gli argomenti per mantenerlo. Ma si è preferito fare diversamente. Così ci troviamo in casa nostra, libero di muoversi e magari pure a carico del nostro stato sociale, un finto asilante iracheno che è in realtà un simpatizzante dei terroristi islamici. Poi ci si chiede come mai la gente ha sempre meno fiducia nelle istituzioni.

Se effettivamente l’iracheno non verrà espulso?

Si concretizzerebbe l’allucinante tesi della consigliera nazionale $ocialista Cesla Amarelle: “la Svizzera non ha il diritto di espellere un terrorista se questi rischia la vita nel paese d’origine”. E quindi ce lo teniamo, col rischio che commetta attentati in casa nostra? Per garantire la sicurezza di un terrorista islamico finto rifugiato, mettiamo in pericolo la vita di decine, se non di centinaia di cittadini svizzeri? E’ poi assurdo che il Consiglio federale vari un piano contro l’estremismo religioso (naturalmente evitando di dire che la matrice religiosa è una sola, quella islamica) e poi nei confronti dei fiancheggiatori dell’Isis vengono emesse sentenze-barzelletta. Così non si previene il terrorismo. Al contrario, si rende la Svizzera attrattiva per i jihadisti. Il messaggio che passa è chiaro: trasferitevi pure da noi, che tanto non vi succede niente. E non venite neppure espulsi.

E quindi?

Da qui la richiesta che ho presentato al Consiglio federale di federale di presentare delle modifiche legislative affinché si cambi registro. E’ evidente che la legislazione attuale, buonista e lassista, non è adatta a far fronte alla minaccia del terrorismo islamico. Idem dicasi per la giurisprudenza. E se ci sono dei giudici spalancatori di frontiere, bisogna impedire che simili impostazioni ideologiche, contrarie alla volontà popolare, portino a decisioni che mettono fuori gioco quest’ultima. Ribadisco infatti che il popolo svizzero ha deciso, già quasi 6 anni fa, l’espulsione dei delinquenti stranieri.  A maggior ragione se si tratta di potenziali terroristi islamici.

MDD

L’ex vicepresidente della BNS asfalta i camerieri dell’UE

“La libera circolazione delle persone è inutile per l’economia”, parola di Danthine

 

Ma come: la libera circolazione delle persone non doveva essere un’intoccabile vacca sacra? Non doveva essere una condizione fondamentale per l’esistenza stessa degli svizzerotti, come l’aria da respirare e l’acqua da bere, e guai a quei beceri populisti e razzisti che osano metterla in dubbio?

Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza, vedi quel che andava in giro a berciare il segretario di Stato del DFAE Yves Rossier, che fortunatamente ha da poco annunciato le dimissioni? (uno spalancatore di frontiere in meno nelle alte sfere dell’amministrazione federale è senz’altro una buona notizia).

Bisogna limitare

Invece, ma tu guarda i casi della vita, rompere le uova nel paniere ai supponenti camerieri dell’UE arriva un personaggio di “peso”. Uno che non è un politicante. Uno che di economia e di crescita economica qualcosa dovrebbe capire. Si tratta dell’ex vicepresidente della Banca nazionale svizzera Jean-Claude Danthine (non ne conosciamo l’estrazione politica, ma certamente non è leghista). Ebbene, cosa ha detto il buon Danthine? Ha espresso un concetto molto semplice, anzi tre concetti:

  • La libera circolazione delle persone è inutile per l’efficienza economica;
  • La libera circolazione va controllata altrimenti diventa nociva ;
  • La Svizzera e la Gran Bretagna sono i paesi che maggiormente soffrono degli eccessi migratori, mettervi un freno è buona cosa.

Il bello è che queste affermazioni, di per sé tutt’altro che rivoluzionarie, l’ex vicepresidente della BNS le ha fatte ai microfoni della ro$$i$$ima RTS, con l’intervistatore – kompagno militante che, chiaramente sconvolto, balbettava: “ma allora lei è d’accordo con l’Udc???”, con lo stesso tono con cui avrebbe chiesto: “Ma allora lei ha la peste bubbonica, il vaiolo, la scabbia e lo scorbuto???”.

Accordi non fondamentali

D’altra parte, ricordiamo che anche il professor Reiner Eichenberger, dell’Università di Friburgo, ha detto che gli Accordi bilaterali (nel loro complesso) non sono fondamentali per la Svizzera. In effetti, il nostro Paese non ha mica cominciato ad esportare con i bilaterali. Lo faceva anche prima. Il Prof. Eichenberger ha pure detto che introdurre una “tassa d’entrata” per i frontalieri “sa po’”. Ovviamente si tratterebbe di una tassa che si aggiunge alle imposte alla fonte già corrisposte. Va da sé che il Consiglio federale non ne vuole sapere. Ad ulteriore dimostrazione di quanto sosteniamo da tempo: non è vero che difendersi dall’invasione da sud “sa po’ mia”. E’ che non si vuole.

Fifa trasversale

Il concetto è semplice: per concludere dei trattati commerciali vantaggiosi per l’economia elvetica, non c’è affatto bisogno della libera circolazione delle persone. L’UE ha sottoscritto degli accordi di “Mutual Recognition Agreement” con Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda, Giappone. In nessuno di essi si parla di libera circolazione delle persone. Se l’UE la pretende dalla Svizzera, è solo perché sa benissimo di essere l’unica a guadagnarci. E sa anche che gli svizzerotti calano subite le braghe. Blocher, in relazione al compromesso-ciofeca sul 9 febbraio – e quindi ai rapporti con i funzionarietti di Bruxelles – ha detto che “il PLR è un partito di fifoni”. Ma forse la fifa è trasversale.

Cifre allucinanti

Da noi la situazione migratoria è diventata insostenibile. Non ci vogliono dottorati universitari per scoprirlo. Basta guardare un paio di semplici cifre. In Ticino abbiamo, secondo l’ultimo rilevamento, un tasso di stranieri del 27.6%. Più 62’500 frontalieri. Più decine di migliaia di padroncini.  Più le naturalizzazioni facili. E’ semplicemente allucinante.

Per dirla con Danthine, è evidente che l’immigrazione a simili livelli “è nociva” e va dunque limitata. Come? Sta scritto nella Costituzione federale: con contingenti e preferenza indigena. Per confermare questo indirizzo, che è l’unico possibile, i ticinesi devono votare massicciamente l’iniziativa “Prima i nostri” il prossimo 25 settembre.

 Tornare al 2004

Al proposito, che non ci si venga a raccontare la storiella della preferenza indigena impossibile da applicare. La preferenza indigena è stata in vigore fino al 1° giugno del 2004. Si tratta quindi di tornare alla situazione di 12 anni fa. Stiamo parlando del 2004, non del Medioevo. C’erano già internet e telefonini.

Limitare l’immigrazione si può e si deve: e se lo dice perfino un ex presidente della BNS…

Lorenzo Quadri

 

Come volevasi dimostrare, sono FINTI rifugiati

Migranti economici: addirittura il 60% sparisce dai centri d’accoglienza

 

Ma guarda un po’! Il segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker ha confermato: il 60% dei finti rifugiati che presentano domanda d’asilo in Svizzera, o che dicono di volerla presentare, spariscono dai centri d’accoglienza e diventano uccel di bosco. Il tema è stato sollevato nei giorni scorsi anche dal deputato leghista Boris Bignasca con un’interrogazione al Consiglio di Stato in cui si chiedono informazioni, oltre che sulla questione delle “sparizioni”, anche sull’evoluzione dei costi dell’asilo a carico del contribuente ticinese.

Paragoni scandalosi

Il fatto che ben il 60% dei migranti economici si “volatilizzi” convalida ciò che la Lega ed il Mattino dicono da parecchio tempo: che i giovanotti con smartphone e vestiti alla moda sono, appunto, migranti economici. Non scappano da nessuna guerra. Anche se a $inistra gli spalancatori di frontiere, non sapendo più cosa inventarsi per ricattare moralmente gli svizzerotti affinché facciano entrare tutti (così la ro$$a industria dell’asilo si gonfia) si sono addirittura inventati oltraggiosi accostamenti tra i migranti economici con lo smartphone e gli ebrei sterminati dai nazisti. Questi spalancatori di frontiere, che si credono tanto intelligenti ed akkulturati, dovrebbero cominciare ad imparare i primi rudimenti di storia.  Ed anche il rispetto nei confronti dei veri perseguitati.

Nessun profugo vero…

E’ chiaro che nessun profugo vero, nessuno che fugga da una guerra o da un genocidio, si darebbe alla macchia dopo essere arrivato in Svizzera. Perché dovrebbe? Chi sceglie di sparire non è arrivato nel nostro paese in quanto bisognoso di protezione, ma per ben altri motivi. Visto che a diventare uccel di bosco non è un’infima percentuale dei richiedenti ma addirittura il 60% dei sedicenti asilanti, è evidente che bisogna chiudere le frontiere. E magari costruire un bel MURO sul confine. Come sta facendo la Gran Bretagna a Calais.

Cosa fanno gli “scomparsi”?

Ci piacerebbe poi sapere cosa fanno questi finti rifugiati che spariscono dai “radar”: vanno all’estero (cosa che per noi sarebbe ovviamente auspicabile)? Rimangono in Svizzera in clandestinità, magari dandosi alla micro (o macro) criminalità? Ci sono forse delle organizzazioni, magari legate all’estremismo islamico, che li sostengono e se ne servono per i propri scopi?

E ci piacerebbe anche sapere chi sono questi “dispersi”: sono forse persone che erano già dedite all’illegalità nel paese d’origine (ricordiamoci che con la cosiddetta Primavera araba si sono svuotate le carceri)? Sono magari simpatizzanti dell’estremismo musulmano che poi vengono reclutati per commettere attentati? Tutto è possibile; ricordiamoci che l’Isis controlla i barconi.

Prevenzione solo quando fa comodo

La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, che è poi la capa del buon Gattiker, proprio in questi giorni ha lanciato un nuovo “piano nazionale contro l’estremismo religioso”; ovviamente evitando accuratamente di dire che la matrice religiosa è una sola: ISLAMICA. Vi si legge che “la prevenzione è il miglior strumento”. Appunto. Quindi a titolo preventivo chiudiamo le frontiere ai migranti economici; espelliamo i delinquenti stranieri senza se né ma; e ci diamo un taglio alle condanne barzelletta, emesse da giudici buonisti e multikulti, nei confronti di miliziani dell’ISIS. Sempre a titolo preventivo, vietiamo i finanziamenti esteri alle moschee e imponiamo di tenere le prediche nella lingua locale. Vero Simonetta?

E magari ricordiamo pure, visto che tanto siamo degli spregevoli razzisti e fascisti, che in Germania i giovani dell’AfD (Alternative für Deutschland) hanno proposto, proprio per “prevenire” gli attentati, di non accogliere più migranti islamici. La prevenzione ha molte facce, ma naturalmente i politikamente korretti vedono solo quelle che fanno comodo a loro.

Stiamo sempre aspettando

E intanto che i finti rifugiati, dimostrando così di NON essere profughi, spariscono dai centri d’accoglienza e si disperdono sul territorio non si sa a far cosa, ci sono le kompagne granconsigliere P$ e passatrici che si fanno beccare con le mani nella marmellata mentre favoreggiano entrate illegali. Si aspetta sempre una decisione del P$ al proposito. Ma è ovvio che si aspetterà un pezzo: perché i kompagni il rispetto della legalità lo pretendono solo dagli altri. Quando invece si tratta dei “loro”, la musica cambia. Altro che “per tutti, senza privilegi”!

Lorenzo Quadri

 

I cittadini sono sempre più armati? Fanno bene!

Il numero di licenze di porto d’armi cresce in Svizzera, ma anche in Germania ed in Italia

 

“Svizzeri sempre più armati”; “Armi: in Ticino è boom di autorizzazioni”; “Quelle super armate provincie di confine”; “Capisco se i tedeschi si armano”. Questi sono alcuni dei titoli comparsi, nelle ultime settimane, su media cartacei ed elettronici. Aggiungiamo alcune cifre:

  • In Svizzera le richieste di porto d’armi sono cresciute del 17.2% nel 2015 rispetto all’anno precedente, per un totale di 29’146 domande inoltrate;
  • In Ticino in meno di 10 anni le richieste d’acquisto di armi da fuoco sono passate da 583 a 1392;
  • In Lombardia sono in 165mila ad avere una licenza per il porto d’armi, le richieste sono aumentate del 5% nel 2016;
  • A Como le autorizzazioni sono 9051;
  • In Germania i piccoli porto d’armi, quelli per girare con scacciacani e spray urticanti, sono aumentati addirittura del 49% nella prima metà dell’anno corrente, arrivando a 402 mila.

Meno sicuri

Questi dati, piluccati e qua e là, devono far riflettere. La tendenza è evidente. I cittadini si armano. E perché lo fanno? La risposta è scontata: perché si sentono meno sicuri. E’ forse “colpa” della polizia? Ci sono stati smantellamenti tali nelle forze dell’ordine da  rendere necessarie simili contromisure da parte dei privati?

Per quel che riguarda la Svizzera ed il Ticino, certamente no. Ma probabilmente nemmeno per i paesi limitrofi.

Allora cosa ha fatto scattare il bisogno di autodifesa? La risposta può essere una sola: l’aumentata presenza di delinquenti, grandi o piccoli. Dallo scassinatore al terrorista islamico. E a cosa va ascritta questa aumentata presenza?

Immigrazione di massa

Di certo i ticinesi, gli svizzeri, i lombardi, i tedeschi non hanno aumentato improvvisamente, per qualche malefico influsso astrale,  il proprio tasso di criminalità. Sicché la spiegazione può essere una sola: se la delinquenza aumenta, possiamo ringraziare l’immigrazione di massa. A partire dal “caos asilo”. Che è poi un eufemismo politikamente korretto per indicare che è in atto una vera e propria invasione della “vecchia Europa” da parte di milioni di finti rifugiati con lo smartphone (giovani uomini che non scappano da alcuna guerra).

Se si guardano i dati della Germania, il collegamento è immediato. A fine 2015 sono infatti deflagrati i vari “casi Colonia”: perché, per i finti rifugiati in arrivo da “altre culture”, le donne europee sono “a disposizione”. Logica quindi l’impennata nella diffusione di spray urticanti e scacciacani.

Sapersi difendere

Il fatto che i cittadini si armino è negativo? No che non lo è. Malgrado le solite fregnacce dei politikamente korretti che, dopo aver spalancato le frontiere alla delinquenza d’importazione, vorrebbero pure impedire agli onesti cittadini di difendere se stessi, i propri familiari ed i propri beni. Il possesso di armi – che deve, è ovvio, andare di pari passo con l’istruzione al  loro corretto utilizzo a scopo difensivo – non va ostacolato. Levare le armi da fuoco agli onesti, come vorrebbero fare i moralisti a senso unico a suon di discorsi di pancia e di populismi di $inistra, significa lasciarne il monopolio ai delinquenti. I quali, è ovvio, pistole e fucili se li procureranno sempre sul mercato nero, sbattendosene di ogni regola o divieto: mica sono criminali per niente.

La polizia non è ubiqua

La polizia, per quanto efficiente, non avrà mai il dono dell’ubiquità. Ben difficilmente potrà arrivare sul posto nel momento in cui il delinquente sta per commettere un’aggressione ed impedirla. Al massimo potrà identificare il criminale a posteriori, e consegnarlo alla giustizia. Nel frattempo però il morto o ferito ci è già scappato.  Inasprire, con pretesti politikamente korretti, il diritto di possedere armi legali, colpisce il bersaglio sbagliato: fa il gioco della delinquenza.

Prede imbelli?

Inutile raccontarci storielle. Come detto, siamo nel bel mezzo del caos asilo. Soprattutto noi ticinesi. Ciò vuol dire che siamo nel bel mezzo di migrazioni di popoli. E tra questi immigrati illegali si nascondono delinquenti comuni, ma anche seguaci dell’Isis. I finti rifugiati, il terrorismo lo portano eccome. Malgrado la Merkel sostenga il contrario. Ma è ovvio: l’Anghela è ridotta a raccontare le più grottesche fregnacce nel vano tentativo di minimizzare la propria scellerata condotta. I suoi proclami d’apertura hanno messo nella palta tutta l’Europa.

Non è difficile capirlo: immigrazione illegale fuori controllo uguale delinquenza. In queste circostanze, il desiderio dei cittadini di non ridursi a prede imbelli in nome del buonismo-coglionismo, ma di mettersi in grado di difendersi è assolutamente legittimo, e va assecondato. Inoltre, aspetto non trascurabile, è anche un deterrente all’indirizzo dei criminali: che non credano di avere campo libero perché onesto uguale indifeso.

Lorenzo Quadri

 

Il Tram tutela il pregiudicato straniero in assistenza

Il Tribunale amministrativo annulla la decisione del CdS di non rinnovargli il permesso B 

Complimenti! Mentre ai ticinesi in difficoltà si fa tirare la cinghia perché lo Stato deve risparmiare, grazie alle istanze giudiziarie buoniste che usano il proprio margine d’azione per fare politica pro-frontiere spalancate per non espellere, continuiamo a tenerci in casa stranieri con pesanti precedenti penali. E li manteniamo pure!

Ma bene, sempre meglio! Il Tribunale amministrativo (Tram) è riuscito nella strabiliante impresa di dare ragione ad un dimorante che aveva ricorso contro la decisione del CdS di non rinnovargli il permesso e di assegnargli, di conseguenza, un termine per levare le tende dal Ticino.

Il signore in questione, un 48enne italiano con permesso B, non solo fa capo allo Stato sociale, quindi è mantenuto con i nostri soldi, ma può pure vantare (si fa per dire) un curricolo penale di tutto rispetto. Apprendiamo dai portali online che costui:

  • in Ticino era stato oggetto di diversi decreti d’accusa e multe: per vie di fatto, trascuranza degli obblighi di mantenimento e contravvenzione alla legge federale sull’AVS;
  • in Italia era coinvolto in indagini per associazione a delinquere, truffa e riciclaggio;
  • in Belgio il suo nome era comparso in un’inchiesta legata ad un assalto ad un portavalori che nel 2005 fruttò un bottino di 40 milioni di euro in titoli al portatore.

Apperò! Ma che bella gente che ci mettiamo in casa grazie alla devastante libera circolazione delle persone! Avanti così, “apriamoci”!

Mentre i ticinesi onesti tirano la cinghia…

Che il governo abbia deciso di non rinnovare il permesso B ad un simile soggetto, è sacrosanto. Una decisione diversa sarebbe stata vergognosa. Ma come: ai ticinesi in difficoltà si fa tirare la cinghia con manovrine, manovrone e manovricchie di rientro, perché le casse pubbliche piangono, però poi dobbiamo mantenere dimoranti in assistenza con fedine penali lunghe come l’elenco del telefono? Ma col fischio!

A dare scandalo è invece il Tram, il quale utilizza il proprio margine di manovra per NON espellere. E’ dunque opportuno fare presenti un paio di cosette.

  • Prima dello scorso 25 febbraio, data in cui si votò sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri, l’élite spalancatrice di frontiere promise, proprio per sabotare l’iniziativa in questione, che con la nuova legge sugli stranieri votata dal parlamento federale il numero delle espulsioni dei delinquenti d’importazione si sarebbe moltiplicato di otto volte (sic!), passando dalle attuali 500 a 4000 all’anno. I nuovi disposti legali entreranno in vigore il primo ottobre. Chissà perché, c’è come l’impressione che i cittadini verranno di nuovo presi per il lato B. Aspettiamo al varco: vogliamo vederle nella realtà, le 4000 espulsioni all’anno di delinquenti stranieri promesse dalla partitocrazia! O vuoi vedere che si trattava di promesse farlocche per uccellare gli svizzerotti?
  • Dato che il Tram riesce nella funambolica impresa di annullare l’espulsione di un titolare di permesso B pluripregiudicato ed a carico dello Stato sociale, non ci vuole il mago Otelma per prevedere che l’obbrobrioso malandazzo continuerà anche dopo il primo ottobre. Gli azzeccagarbugli dei tribunali, messi lì dalla partitocrazia, continueranno ad andare a caccia di cavilli non già per espellere delinquenti stranieri (a maggior ragione se in assistenza) e ciò in ossequio della volontà popolare, bensì per fare proprio il contrario. Altrimenti detto: ci sono tribunali dove si fa politica contro le espulsioni. Per tenere e mantenere tutta la foffa importata.  A dettare la linea non sono le decisioni democratiche dei cittadini. E’ la volontà dell’élite spalancatrice di frontiere. E questo non ci sta bene, ma proprio per niente!

La Germania ci bacchetta: “avete i confini a colabrodo”!

Ma come, secondo la $inistruccia la Svizzera non aveva chiuso le frontiere? 

Ma tu guarda questi tedeschi: per colpa dello scellerato invito della Merkel ad accogliere tutti, mezza Africa si è messa in marcia verso il Vecchio continente. E adesso Berlino blinda le frontiere con la Svizzera

Ma guarda un po’! Gli amici tedeschi stanno rafforzando massicciamente i controlli alla frontiera con la Svizzera. Diciamo che idealmente stanno costruendo un “muro sul confine” con il nostro paese. Motivo? L’aumento degli arrivi clandestini in Germania. Secondo i dati della polizia tedesca, infatti, nel 2016 sarebbero entrati illegalmente in Germania dal nostro paese circa 3300 migranti economici.

Scusate ma ci scappa da ridere. E per vari motivi.

  • Berlino sta rinfacciando esplicitamente alla Svizzera di lasciar passare troppi finti rifugiati in arrivo dal Belpaese. Sull’italico Corriere della Sera, il ministro degli interni tedesco De Maizière è stato molto esplicito al proposito. Ma come: secondo le storielle raccontate dalla $inistruccia nostrana, gli svizzeri “razzisti, gretti e disumani” non avevano chiuso le frontiere? Secondo i kompagni, come pure secondo improponibili politicanti del Belpaese, la Svizzera non dovrebbe “aprire le frontiere” ai finti rifugiati con lo smartphone? Pure la Pravda di Comano, finanziata col canone più caro d’Europa, non se ne è uscita a più riprese a dichiarare, facendo disinformazione, che la Svizzera “ha chiuso le frontiere” (sicché le “deve” riaprire). Invece adesso i tedeschi ci rinfacciano di avere i confini a colabrodo?
  • Ma tu guarda questi teutonici. L’Anghela Merkel ha inguaiato tutta l’Europa con il suo scellerato invito ai migranti ad andare in Germania. Per colpa della Merkel, mezza Africa si è messa in marcia verso il vecchio continente. Si ricorderà che, quando la rotta balcanica era ancora aperta, un sindaco bavarese caricò i migranti economici giunti nel suo comune su un torpedone e li fece recapitare a Berlino, davanti al palazzo della Cancelleria federale, con il seguente messaggio per l’Anghela: “li hai voluti? Allora tieniteli”. E adesso proprio la Germania, responsabile del disastro, dopo aver detto che accoglierà tutti, di fatto chiude le frontiere con la Svizzera, lasciando quindi noi nella palta?
  • Ma quali sono, in Germania, le stratosferiche cifre di entrate illegali dalla Svizzera che hanno spinto Berlino ad intensificare i controlli con il nostro paese “dai confini a colabrodo”? E’ indicato sopra: 3300 clandestini nel 2016, quindi in 8 mesi. Ebbene, a Chiasso c’è stato lo stesso numero di entrate illegali, ma in quindici giorni! Di conseguenza, per questioni di proporzionalità, la Svizzera dovrebbe blindare le frontiere con l’Italia, magari tramite un bel MURO SUL CONFINE, come il Mattino da mesi predica.
  • Ma soprattutto: la posizione della Germania sbugiarda in modo definitivo le panzane $inistrorse del “corridoio umanitario” per fare un favore agli amici a sud (che aiutiamo volentieri nell’immane catastrofe sismica che li ha colpiti nella Marche, ma non in campo di migranti economici). Altro che corridoio. Si tratterebbe di un cunicolo senza uscita. Dall’altro capo ci sarebbe un bel muro. Di conseguenza, i migranti economici fatti entrare non attraverserebbero la Svizzera. Una volta entrati, resterebbero. Ovviamente a spese del contribuente.

Va da sé che per mantenere i finti rifugiati si taglierà sugli svizzeri in difficoltà. Del resto, ricordiamo che il sindakato UNIA, invece di preoccuparsi degli svizzeri senza lavoro, è riuscito a presentare una petizione al Consiglio federale in cui chiede di accogliere 50mila asilanti subito.

  • Questi nuovi fatti, ed in particolare la posizione tedesca, confermano quanto da queste colonne ripetiamo da mesi: se non BLINDIAMO LE FRONTIERE il Ticino diventerà come Lampedusa. Ma sarà solo l’inizio. Poi verrà il turno delle altre città svizzere che si ridurranno come Como e Milano. Oltregottardo sono in chiaro?

Lorenzo Quadri

Divieto di burqa: quelli che tentano di saltare sul carro

Ma intanto il sedicente Consiglio centrale islamico invita a violare la legge ticinese

Ma come, il divieto di burqa non doveva essere una proibizione razzista e xenofoba? Non avrebbe dovuto, oltretutto, provocare un crollo dei pernottamenti turistici in Ticino? Il velo integrale non doveva costituire, per  sovrapprezzo, un “non problema”?

Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, adesso tutti (o quasi) salgono sul tanto denigrato carro antiburqa ticinese. Non solo nelle scorse settimane la SonntagsZeitung  ha elogiato il divieto votato nel nostro Cantone, dicendo che l’Europa – ma, aggiungiamo noi, prima ancora la Svizzera – dovrebbe prendere esempio. Anche altri hanno fatto lo stesso. Dalla Germania sono arrivate dimostrazioni di interesse. E addirittura, colmo dei colmi, il kompagno Consigliere di Stato zurighese Mario Fehr ha dichiarato che il velo integrale è contrario ai nostri valori (come il rifiuto della stretta di mano). Ohibò. Il buon Mario potrebbe cominciare a spiegare questo semplice concetto ai suoi compagni di partito. Quelli che a Berna hanno tentato di azzerare la volontà del 65% dei ticinesi favorevoli al divieto di burqa blaterando di violazione della libertà di religione – libertà che nulla ha a che vedere con il burqa – nel vano tentativo di opporsi alla concessione della garanzia federale alla modifica costituzionale ticinese. Si sarà notato che la $inistruccia elvetica utilizza gli stessi argomenti dei sostenitori dell’islam politico: chi fotocopia da chi?

E a fare eco ai kompagnuzzi pro-burqa non poteva mancare il solito Consiglio federale. Il governo, pur preavvisando favorevolmente la concessione della garanzia federale alla norma ticinese contro la dissimulazione del viso (a fronte di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che approvava il divieto di burqa non poteva fare diversamente) moraleggiava a senso unico contro il “divieto xenofobo”. Prendere nota:  il Consiglio federale è contrario alla difesa dei valori svizzeri.

Bastonare la volontà popolare

Naturalmente il sabotaggio del divieto di burqa perseguiva – e persegue – anche un altro fine. Quello di prendere a legnate la volontà popolare sgradita all’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere. Si tratta quindi di svilire i diritti popolari e la sovranità dei cittadini, creando il maggior numero possibile di precedenti in tal senso.

La $inistra multikulti ed i poteri forti (fautori delle frontiere spalancate perché vogliono manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i lavoratori elvetici) perseguono questo sordido progetto antisvizzero tenendosi a manina. Ricordiamo che non molto tempo fa il sedicente “serbatoio di pensiero” (think tank) dell’economia, Avenir Suisse, proponeva di limitare i diritti popolari. E stranamente nessun politikamente korretto è insorto: perché da quella parte ci si fa sentire solo per strillare al presunto “razzismo”. Sennò, silenzio. Citus mutus.

Emblematico notare al proposito che i kompagnuzzi, compresi quelli ticinesi, si mobilitano per i finti rifugiati a Como, pretendendo che la Svizzera gli spalanchi le frontiere. Capita l’antifona? Per i ticinesi in difficoltà – magari perché lasciati a casa e sostituiti da frontalieri grazie alla devastante libera circolazione delle persone – la $inistra non muove paglia. Al contrario: aziona la consueta macchina del fango su chiusura, grettezza, razzismo, e fregnacce assortite. Quando invece si tratta di sostenere i migranti economici, i $ocialisti vanno pure in trasferta oltreconfine. Intanto  si moltiplicano in Europa le notizie di asilanti arrestati perché coinvolti in atti terroristici (o nella loro pianificazione). Cosa ci vuole ancora perché si capisca che bisogna blindare le frontiere?

Istigano a violare la legge

Da una parte, dunque, si moltiplicano le prese di posizione a favore del divieto di burqa. Perfino, con azzardate giravolte carpiate, da parte di kompagni ed esponenti del turismo. C’è quindi da sperare che ciò si traduca in un massiccio sostegno all’iniziativa per introdurre tale divieto in tutta la Svizzera, attualmente in fase di raccolta di firme (per cui, se qualcuno non ha ancora sottoscritto…).

Dall’altra, c’è chi continua ad istigare alla violazione della nuova legge ticinese contro la dissimulazione del viso. Tale Abdel Azziz Qaasim Illi, responsabile delle pubbliche relazioni del sedicente Consiglio centrale islamico svizzero (?), ha infatti di recente invitato le donne musulmane ad andare in Ticino in burqa, con l’obiettivo preciso di infrangere la legge che, secondo costui, sarebbe “islamofoba ed immotivata”. Sì, islamofoba come la Mecca, dal momento che anche lì è proibito girare a volto coperto. Da notare che il signore in questione è il marito di Nora Illi, ovvero la donna in niqab che accompagnava lo pseudo imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue pagliacciate locarnesi.

La SSR dà spazio

Ecco dunque una nuova dimostrazione che questo sedicente consiglio centrale islamico (e non aggiungiamo “svizzero”, perché di svizzero non ha nulla) non diffonde l’integrazione, ma proprio il contrario. Istiga addirittura a violare la legge. Intanto però la televisione di presunto servizio pubblico, ossia la SSR, continua (in Svizzera interna) ad invitare gli esponenti di questa organizzazione ai suoi talk show. Perché li invita? Ovvio: perché costoro dicono che gli svizzerotti sono “xenofobi e razzisti”. Ed è esattamente quello che i kompagni della SSR bramano sentire. Soprattutto, è esattamente ciò che vogliono inculcare nel proprio pubblico. In questo modo, la SSR dà visibilità e legittimità ai fondamentalisti islamici insediati in casa nostra. E’ di certo per questo nobile scopo di pubblica utilità, nevvero, che paghiamo il canone radioTV più caro d’Europa…

Un paio di domandine

E’ chiaro, comunque, che a proposito di questo sedicente consiglio centrale islamico arriveranno anche alcune domandine (interpellanza) all’indirizzo del Consiglio federale, ed in particolare al Dipartimento federale di giustizia della kompagna Sommaruga.

Prima fra tutte: è intenzione del Consiglio federale intervenire nei confronti di simili organizzazioni che diffondono l’Islam politico e predicano la violazione di norme elvetiche addirittura di rango costituzionale?
Seconda domandina: da dove provengono i finanziamenti che permettono al consiglio centrale islamico di organizzare i propri numerosi eventi? Arrivano forse dall’estero? Da quali paesi? E se è così: perché il Consiglio federale si ostina a rifiutare, con pretesti risibili, di proibire i finanziamenti esteri per moschee ed organizzazioni musulmane?

Lorenzo Quadri

 

 

P$$: si mobilita per gli asilanti, se ne impipa dei ticinesi

I kompagni hanno pure organizzato le trasferte a Como per sostenere i finti rifugiati

 

Giusto per non farsi mancare niente, nella prima metà di agosto i kompagni sono riusciti in due mirabolanti  (si fa per dire) imprese.

  • Lanciare una campagna per rendere ancora più facili le naturalizzazioni facili, e questo proprio in occasione del Primo d’agosto. Eh già: le decine di jihadisti con passaporto rosso, esempio plateale di come persone che non sono minimamente integrate, ed anzi sono agli antipodi dell’integrazione, riescano – grazie alla dabbenaggine svizzerotta – a diventare cittadini elvetici, ancora non bastavano. Sicché, invece di inasprire le regole per le naturalizzazioni, i kompagnuzzi vogliono regalare passaporti rossocrociati come se piovesse. Trattasi, è evidente, di operazione pro-saccoccia: il P$$ s’immagina, in questo modo, di incrementare il proprio elettorato tramite i neo-svizzeri. Soprattutto va sottolineato che, perfino in occasione del Natale della Patria, i $ocialisti non trovano di meglio da fare che svenderla.
  • Organizzare varie trasferte a Como dove si ammassano i finti rifugiati che gli svizzeri “chiusi e gretti” giustamente respingono al confine. I rinvii al Belpaese avvengono nel pieno rispetto degli accordi internazionali. Tali trasferte di rappresentanti del P$$ sono, evidentemente, ben sponsorizzate dalla Pravda di Comano: quella RSI finanziata con il canone più caro d’Europa alla quale trovare un nuovo spunto per predicare – ovviamente con i soldi degli utenti – l’accoglienza di finti rifugiati (quanti i miliziani dell’Isis?) deve aver provocato il massimo godimento.

Rispolverano pure la Dreifuss

Certo che la $inistruccia svizzera è un vero spettacolo. Compresa, ovviamente, da quella del nostro sempre meno ridente Cantone. A sostegno dei migranti economici con vestiti alla moda ed almeno uno smartphone ultimo modello (secondo i kompagni si tratterebbe di un “bisogno essenziale”), organizza addirittura le trasferte a Como. E non si fa problemi a denigrare il difficile lavoro delle guardie di confine.

Per l’occasione, i $ocialisti hanno estratto dalla naftalina nientepopodimenodiché l’ex ministra Ruth Dreifuss. La quale ha dichiarato che la Svizzera dovrebbe aprire le frontiere agli asilanti per creare fantomatici “corridoi” verso il  nord Europa. Ed è stata subito smentita addirittura dalla kompagna Simonetta Sommaruga. La ministra di giustizia, a nome del Consiglio federale, ha infatti dichiarato che la Svizzera non si trasformerà in un corridoio. Anche perché, come giustamente fatto notare dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il “corridoio” non sarebbe affatto tale. Quella del corridoio è l’ennesima fanfaluca degli spalancatori di frontiere. Ciò che si vorrebbe creare è, invece, un vicolo cieco. I finti rifugiati non si limiterebbero ad attraversare la Svizzera: dall’altro lato del presunto corridoio  troverebbero  infatti le porte chiuse. Sicché, una volta entrati nel nostro paese, ci resterebbero. Naturalmente a carico del contribuente. Così l’industria sociale dei kompagni prospera. Ed il conto a carico del contribuente lievita.

Mobilitazione per i migranti economici

Apperò: quindi i kompagni del P$$ per i finti rifugiati si mobilitano. Per i ticinesi che si trovano in disoccupazione ed in assistenza per colpa della politica delle frontiere spalancate voluta in prima linea proprio dalla $inistra – che in questo va a manina con gli odiati “padroni delle ferriere”: di che porsi qualche domandina… – invece, ciccia! I ticinesi chiusi e gretti, che votano il 9 febbraio, si devono solo arrangiare! Anzi, che questi razzisti e xenofobi, invece di lamentarsi, aprano le porte ai finti rifugiati! Hai capito la $inistruccia?

A proposito: quanti asilanti alloggiano a casa propria – naturalmente a proprie spese e garantendo di persona per il comportamento corretto degli “ospiti” – i signori Bertoli, Dreifuss, Righini, Bosia Mirra, e compagnia cantante? E’ troppo facile, cari kompagni spalancatori di frontiere, pretendere l’accoglienza, ma a spese altrui.

Como come Calais?

Se Como e Milano diventano come Calais, la colpa non è affatto degli svizzeri razzisti che “hanno chiuso le frontiere”, come ha detto e reiterato la già citata R$I nell’ennesimo sussulto orgasmico di disinformazione. Gli svizzeri non hanno chiuso le frontiere. Gli svizzeri applicano gli accordi internazionali. Quelli che tanto piacciono ai kompagni spalancatori di frontiere.

Ma guarda un po’: per  i $inistri gli accordi internazionali sono sacri quando impongono di aprire le porte a tutti, e chi vuole fare diversamente è un becero populista, razzista, fascista, gretto e disumano.

Quando invece gli accordi internazionali permettono di respingere i finti rifugiati, allora vanno violati! Legalità a senso unico, come la morale?

Di chi è la colpa?

Se Como e Milano diventano come Calais, dunque, la colpa non è certo della Svizzera. La colpa è dell’Italia e dell’UE, che non chiudono la rotta mediterranea. Mantenendola aperta, oltretutto, permettono ai trafficanti di esseri umani di fare i propri sporchi affari e alimentano pericolose illusioni nei migranti economici. Illusioni che possono costare anche la vita. Questo tanto per chiarire chi porta la responsabilità morale per le morti in mare: gli spalancatori di frontiere. Mica chi chiede, a ragione, i muri sul confine.

Lorenzo Quadri