Niente contributi di coesione a chi non ferma l’immigrazione illegale

Il presidente del P$$, sabotatore del 9 febbraio, la fa fuori dal vaso e se la prende con l’Ungheria
Nuova performance del kompagno Levrat che si sta impegnando a fondo affinché i $ocialisti perdano le elezioni in Ticino. Avanti così!
Il presidente del P$$ Christian Levrat ce la sta mettendo tutta affinché in Ticino i kompagni, il 18 ottobre, portino a casa una nuova memorabile batosta. Dopo aver ripetuto più volte che bisogna rifare il voto del 9 febbraio, perché la devastante libera circolazione delle persone deve essere senza limiti, la scorsa settimana Levrat è giunto nel nostro Cantone a calare spocchiose lezioni ai ticinesotti chiusi e xenofobi.
Il presidente di un partito che non rispetta la volontà popolare, e che pretende di far rifare ad oltranza le votazioni che non gli piacciono fino a raggiungimento del risultato voluto, di certo non è nella condizione di calare lezioni a nessuno.
Il buon Levrat invece, pensando che i ticinesotti siano tutti fessi, viene a raccontarci che il suo partito sarebbe l’unico a fare delle proposte concrete per il nostro Cantone!
Levrat, giò dò dida, che carnevale è ancora lontano. Il tuo partito è sempre stato, ed è tuttora, in prima linea nello spalancare le frontiere all’invasione da sud. Quindi, è direttamente responsabile del soppiantamento dei lavoratori residenti e del dumping salariale. Il tuo partito è in prima linea negli squallidi tentativi di sabotare il contingentamento e la preferenza elvetica, che sono gli unici strumenti efficaci per tutelare il mercato del lavoro ticinese.
Le misure accompagnatorie, tanto magnificate dai kompagni, vanno sì sostenute perché sono sempre meglio che niente. Ma non risolvono certo il problema. Sono, invece, un mezzuccio degli spalancatori di frontiere per lavarsi la coscienza davanti il disastro commesso. Specialmente quando vengono respinte: sicché la loro portata reale, estremamente modesta, può essere gonfiata ad oltranza. Tanto non c’è la prova del contrario.
Il posto spetta a chi?
Non ancora contento, tanto per ribadire il proprio disprezzo per la democrazia elvetica – del resto il P$$ ha inserito nei suoi obiettivi l’adesione della Svizzera all’UE – Levrat in un’intervista al Blick ha dichiarato che, se la ministra del 5%, marionetta del partito $ocialista, non dovesse ripresentarsi, il suo posto non spetterebbe all’Udc, bensì ad un partito di centro. Eccolo qui il concetto di democrazia che regna in casa socialista: l’UDC ha più voti del P$$ ma deve avere la metà dei seggi in Consiglio federale. Perché per i kompagni – intolleranti, estremisti, e chiusi oltre ogni dire – chi ha posizioni diverse dalle loro non ha nemmeno il diritto di esistere. Cari $ocialisti, “dovete aprirvi”!
Comunque, Levrat, se ci tieni tanto a sostenere i partiti di centro, puoi sempre conceder loro uno dei due seggi P$: ad esempio quello della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga.
Sanzionare l’Ungheria?
Il presidente nazionale P$ non poteva però mancare di mettere la ciliegina sulla torta con l’ennesima brillante pensata: bloccare il versamento dei contributi di coesione all’Ungheria che osa costruire barriere al confine invece di spalancare le frontiere all’invasione dei rifugiati economici. In questo modo l’Ungheria, oltre che a se stessa, fa anche un favore agli altri Stati Schengen, tra cui malauguratamente figura anche la Svizzera.
Ma come, Levrat: i contributi di coesione li avete assolutamente voluti voi, venendoci oltretutto a raccontare la ridicola fanfaluca che avrebbero limitato l’immigrazione dai nuovi Stati membri verso l’Europa occidentale!
Ma come, Levrat: la Lega ha chiesto più volte di bloccare i contributi di coesione come risposta al mancato rispetto, da parte degli eurofalliti, della sovranità svizzera. E voi, sì proprio voi rossi, avete sempre strillato che bloccare i contributi di coesione “sa po’ mia”; che sono vaneggianti deliri populisti! E adesso cosa venite a proporre? Di bloccare il versamento dei ristorni all’Ungheria che osa costruire muri al confine. Ah, quindi i contributi di coesione si possono bloccare, ma solo se – e a chi – lo dice il P$! Ma bravi, avanti con il sistema dei due pesi e delle due misure; le proposte populiste e razziste diventano alta politica se pappagallate dalla $inistra. Ma chi si crede di prendere per il lato B?
Sanzioniamo invece chi…
Comunque, sul blocco dei contributi di coesione concordiamo senza problemi. Ma non all’Ungheria, bensì agli altri stati membri UE che non applicano gli accordi di Dublino, non difendono i propri confini qualora coincidano con quelli degli spazio Schengen e si prestano così a fare da corridoio di transito per l’immigrazione illegale che punta all’Europa occidentale.
Lorenzo Quadri

Gandria: no al valico “cabriolet”

L’epidemia di rapine nel Mendrisiotto ben evidenzia le disastrose conseguenze dello smantellamento dei controlli alle frontiere, ormai diventate decisamente “permeabili”. La colpa non è delle guardie di confine, che fanno quello possono con gli strumenti a loro disposizione. La colpa è di tristemente noti accordi internazionali e di altrettanto nocive politiche di risparmio a livello federale. Nocive, ma anche del tutto ingiustificate. La Confederazione realizza utili miliardari, ma risparmia sulla sicurezza dei cittadini. Non lo si può tollerare. Quanto agli accordi internazionali: fa specie sentire le stesse forze politiche che questi accordi li hanno sempre sostenuti, ben sapendo che essi prevedevano lo smantellamento dei controlli doganali con tutto quel che ne discende, invocare ora il ripristino della sorveglianza integrale: ciò va in totale contraddizione con il loro precedente comportamento, ma risponde ad ovvie esigenze elettorali. Diffidate di tali giravolte che farebbero invidia a Nureyev!
Sta di fatto che non si possono lasciare i valichi incustoditi; a maggior ragione nell’attuale situazione internazionale che fa presagire, nelle prossime settimane, un importante flusso di clandestini in arrivo dal Nordafrica. Gli sbarchi a Lampedusa (4000 persone in tre giorni) devono impensierire anche noi. Non dimentichiamo che sui tristemente noti “barconi” si trovano anche criminali di ogni tipo, evasi dalle carceri tunisine. E non illudiamoci che si possa sostituire il controllo umano con quello meccanico dei “droni” ossia gli aeroplanini telecomandati “voyeur”. Essi sono solo un mezzo di supporto; non un’alternativa.
Quando si parla di sicurezza ai confini si pensa in prima linea al Mendrisiotto. Ed infatti l’epidemia di rapine ai distributori (adesso è il turno dei distributori; ed un domani?) si verifica lì. Ma è ovvio che  il problema dei valichi incustoditi non è solo del Mendrisiotto. Al contrario: tocca direttamente anche la città di Lugano. La quale ha, sul proprio territorio, la dogana di Gandria. Forse non tutti sanno che anche il valico di noi luganesi ha rischiato di rimanere “cabriolet”, nel senso di scoperto. Infatti, sul finire del 2010, si era appreso che, per l’anno successivo (ossia quello corrente) sarebbero state attuate misure di “ottimizzazione” – ma forse sarebbe più opportuno parlare, in questi casi, di “pessimizzazione”. Misure che avrebbero lasciato progressivamente sguarnito il valico nelle ore notturne.  L’esecutivo luganese, davanti ad una simile sconcertante prospettiva, anche a seguito degli “stimoli” ricevuti dai municipali leghisti, si era rapidamente attivato, chiedendo lumi al Comando delle Guardie di confine. Nelle scorse settimane è giunta la buona notizia: le previste misure di “ottimizzazione” non saranno attuate. I controlli, dunque, rimarranno. Certo, la polizia di frontiera da sola non basta a garantire la sicurezza del territorio. Ne è, tuttavia, un tassello imprescindibile.  Possiamo dunque mantenere sorvegliati i nostri valichi in barba a Schengen/Dublino e all’ottimizzazione/pessimizzazione? Yes we can, direbbe qualcuno.

Lorenzo Quadri