La CASTA radical-chic si parla addosso contro i “populismi”

A margine della recente visita del presidente tedesco Steinmeier (Steinmeier chi?)

 

La recente visita in Svizzera del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier (nemmeno in Germania l’hanno mai sentito nominare), esponente degli ormai asfaltati $D, ha dimostrato ancora una volta l’asservimento della Svizzera.

Il cameriere dell’UE kompagno Berset ha infatti pensato bene di slinguazzare il suo ospite blaterando di presunte love story (?) tra la Svizzera e la Germania.

Certo, un amore così incontenibile che la Baviera, impipandosene dei fallimentari accordi di Schengen, ha già minacciato a più riprese di chiudere le frontiere con la Svizzera, perché troppi finti rifugiati con lo smartphone le attraversano. A sentire le bestialità di Berset sull’amore tra Svizzera e Germania, non si può  non pensare al recente commento di Blocher su KrankenCassis: “Con Cassis nel 1939 ci saremmo uniti al Terzo Reich”. Evidentemente non solo con lui. Se invece del kompagno “Frank-Walter” fosse arrivato Mattarella, ci saremmo dovuti sorbire boiate fantozziane sugli splendidi rapporti che intercorrono tra Svizzera ed Italia, la quale ci frega in ogni occasione?

Il festival delle fregnacce

Il colmo è che l’ospite germanico, servito, riverito e rimpinzato in “cene di gala” stile Versailles (e nüm a pagum), oltre a non contare un tubo nemmeno in casa propria (la sua carica è poco più che onorifica) è venuto a raccontarci un sacco di fregnacce. In sostanza ha fatto l’ambasciatore dell’élite spalancatrice di frontiere. Quella che vuole farci sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale che, secondo KrankenCassis, sarebbe in dirittura d’arrivo.

E’ evidente che la casta ci sta facendo il lavaggio del cervello per farci digerire i suoi Diktat. Il che implica, è chiaro, la sistematica denigrazione di chi, a questo establishment da tre e una cicca, mette i bastoni tra le ruote: in particolare gli spregevoli populisti. Infatti la visita del soprammobile (politicamente parlando) tedesco si è orientata su due filoni:

  • Propaganda smaccata all’ accordo quadro istituzionale: quello che permetterebbe agli eurobalivi, con la complicità dei loro camerieri bernesi, di comandare in casa nostra; e
  • Demonizzazione degli odiati “populismi” tramite dibattito farlocco organizzato ad hoc per Steinmeier: di fatto uno stucchevole convegno di $inistrati che si parlano addosso tra loro (da Berset al Frank-Walter ad altri partecipanti alla tavola rotonda: tutti della stessa area gauche-caviar). Quali sono le tesi sostenute senza pudore dalla casta? Facile: che nel mondo starebbero prendendo piede “inquietanti” (sic) populismi, i quali sarebbero veleno per la democrazia. Perché poi i populismi sarebbero “inquietanti”, lor$ignori mica lo spiegano. Lo sono per definizione. Perché così ha deciso la casta spalancatrice di frontiere e multikulti.

I nemici della democrazia

Ma questi mangiapane a ufo chi credono di prendere per i fondelli? Gli odiati “populisti” sarebbero i nemici della democrazia? E’ il colmo!

Il pericolo per la democrazia non sono i populisti, ma è la CASTA.

– Quella che vuole togliere potere al popolo per farsi i propri comodi. Ed in particolare per portare avanti immigrazione scriteriata e multikulti.

– Quella che vuole rifilarci l’accordo quadro istituzionale per, appunto, tagliare fuori il popolazzo. E naturalmente l’osceno accordo  vuole rifilarcelo previo lavaggio del cervello ad opera della stampa di regime.

– Quella che, tramite i suoi soldatini, vuole farci credere che la devastante libera circolazione delle persone non sfascia il mercato del lavoro, ma quando mai: sono solo “percezioni”.

– Quella che viene a raccontarci che l’esercizio dei diritti di iniziativa popolare e referendum va reso più difficile, perché i cittadini non devono poter ostacolare i disegni della casta!

Ecco chi sono i nemici della democrazia. Gli Steinmeier, gli eurobalivi ed i loro camerieri: politici e mediatici. Altro che montare in cattedra a blaterare contro i “populismi inquietanti”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

Il ministro tedesco Seehofer: “bisogna chiudere le frontiere”

Mentre noi svizzerotti spendiamo sempre di più per i fallimentari accordi di Schengen

 

Il neo-ministro degli esteri tedesco Horst Seehofer, leader della CSU bavarese, comincia a starci decisamente simpatico. In poco tempo è infatti riuscito a dire due sacrosante verità che hanno fatto rizzare i capelli in testa alla Frau Merkel. La quale porta una grossa responsabilità nell’invasione non solo della Germania, ma dell’Europa da parte di milioni di finti rifugiati con lo smartphone che non scappano da nessuna guerra.

Sull’islam

Dichiarazione numero uno: “l’islam non fa parte della Germania”. Giusto. Non solo della Germania. Non fa parte dell’Europa in generale, le cui radici sono giudaico-cristiane.  Per restare in casa nostra: la Svizzera è un paese cristiano da 1500 anni. Con la politica delle frontiere spalancate e del “devono entrare tutti” l’Europa si è tirata in casa un numero spropositato di migranti economici islamici non integrati né integrabili, con tutte le conseguenze del caso (vedi delinquenza, fatti di Colonia, e compagnia brutta). Ma col cavolo che siamo disposti a negare le nostre origini e tradizioni per fare spazio a quelle di immigrati in arrivo da “altre culture” come vorrebbero i $inistrati con proposte fuori di melone, vedi l’abolizione delle feste religiose. Col cavolo che siamo disposti a sposare  la ridicola balla partorita dalla Merkel secondo cui  l’islam sarebbe parte della Germania (o dell’Europa, o della Svizzera). Chi vuole vivere secondo i dettami islamici, va a stare in un paese musulmano. Non viene da noi. E’ ora di avere il coraggio di dire che, per i milioni di finti rifugiati che si trovano in Europa senza avere diritto all’asilo, la parola d’ordine non può essere integrare. Perché costoro non devono essere integrati. Devono essere rimpatriati.

Su Schengen

Dichiarazione numero due di Seehofer: bisogna sospendere Schengen poiché “il controllo dei nostri confini deve essere mantenuto finché l’UE non sarà in grado di proteggere i suoi confini esterni; e questo è qualcosa che non possiamo intravedere nel prossimo futuro (…) non si tratta solo di respingere l’immigrazione illegale, le frontiere hanno un importante ruolo di protezione”.

Queste sono frasi da incorniciare. Frasi che, purtroppo, mai sentiremo pronunciare dai calatori di braghe del Consiglio federale. I quali anzi, davanti ad analoghi propositi, inorridiscono scandalizzati: “Bisogna aprirsi!”.

21 milioni in più

Mentre il ministro dell’interno tedesco parla infatti di chiudere le frontiere, gli svizzerotti fessi, grazie ai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$, si apprestano a pagare 21 milioni di Fr in più per i fallimentari accordi di Schengen. 21 milioni  gettati nel water. Per colpa di Schengen, spendiamo sempre di più per rinunciare alla nostra sicurezza e per farci “schiacciare gli ordini” da Bruxelles: il diktat contro le armi in possesso dei cittadini onesti, ad esempio, è un sviluppo di Schengen. 21 milioni di spesa in più quando per Schengen di milioni già ne sperperiamo almeno 200 all’anno. E dire che la partitocrazia, prima della votazione popolare sul tema (2005) aveva promesso che la fattura sarebbe stata di al massimo di 7 milioni all’anno.

Che poi l’UE, come dice Seehofer, non sappia o non voglia difendere le frontiere esterne, è manifesto. Quelli che le difendono davvero, vedi l’Ungheria con il sacrosanto muro sul confine, invece di venire appoggiati, vengono infamati da Bruxelles come razzisti e fascisti.

E se davvero la Germania…

Inoltre: cosa succederebbe nel caso in cui il buon Seehofer dovesse giustamente decidere di chiudere davvero le frontiere della Germania, incluse quindi quelle con la Svizzera? Ricordiamo che già in passato dalla Baviera era giunta al nostro indirizzo la rampogna di avere i confini a colabrodo, che lasciavano filtrare verso nord troppi finti rifugiati.

Succederebbe questo: gli svizzerotti fessi le frontiere con il Belpaese mica le chiuderebbero. Perché oltreramina i politicanti si metterebbero a starnazzare, e perché la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, piagnucolerebbe che “bisogna aiutare l’Italia”. Così i finti rifugiati continuerebbero ad entrare allegramente in Svizzera dalla Penisola. Magari con l’aiuto di passatrici che siedono in Gran consiglio per il P$.

Con le frontiere tedesche chiuse, i migranti che entrano in Svizzera dalla vicina Repubblica e diretti a nord non potrebbero, almeno quelli che desiderano farlo, procedere verso la Germania. Quindi ce li terremmo tutti noi. E questo per voler essere più papisti del Papa e più europeisti degli Stati UE.

Poi ci chiediamo come mai siamo messi sempre peggio!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Schengen: la lezione tedesca

Il ministro degli interni Seehofer: “i confini nazionali devono essere sorvegliati”

 

Il nuovo ministro degli interni tedesco Horst Seehofer (CSU) comincia a starci molto simpatico. Dopo aver detto, giustamente, che l’islam non fa parte della Germania (affermazione che ha fatto rizzare i capelli in testa alla Cancelliera spalancatrice di frontiere e multikulti “Anghela” Merkel) il ministro ha dichiarato che i fallimentari accordi di Schengen vanno sospesi. Questo perché la sicurezza dei confini esterni dello spazio Schengen è ben lungi dall’essere data e, in ogni caso, la difesa delle frontiere nazionali è importante.

Evidentemente il buon Seehofer se ne impipa delle smentite all’insegna del  politikamente korretto con cui  l’ “Anghela” replica alle sue dichiarazioni, e prosegue dritto per la propria strada.

I nostri camerieri dell’UE…

Inutile dire che noi, con i camerieri dell’UE che ci ritroviamo in Consiglio federale, la sospensione di Schengen ce la possiamo scordare. Anzi: di recente il Consiglio federale ha commissionato uno dei suoi studi farlocchi proprio su questi trattati; con l’obiettivo di farsi dire che uscire da Schengen “sa po’ mia”: perché avrebbe costi spropositati. Naturalmente sono le solite balle di fra’ Luca! Un po’ come quelle che ci raccontavano 25 anni fa prima della votazione sull’adesione allo SEE.

Se poi vogliamo restare nel campo delle spese spropositate, allora è semmai il caso di parlare di quanto ci costa restare nello spazio Schengen. Chissà come mai, su questo spinoso tema il silenzio dei camerieri bernesi dell’UE è a dir poco assordante. Infatti il costo di Schengen che grava sugli svizzerotti rimane avvolto nel più fitto mistero. Ma di certo è vicino, se non superiore, ai 200 milioni di franchetti all’anno. Questo quando ci avevano promesso che non ne avremmo pagati più di sette o otto!

Certo che pagare un conto, peraltro salatissimo, per accordi che riducono la nostra sicurezza e sovranità e che spalancano le porte ai criminali stranieri, è davvero il massimo.

Ciliegina sulla torta: grazie all’ultima balorda decisione della partitocrazia alle Camere federali, la fattura di Schengen è destinata a lievitare di altri 21 milioni annui. Naturalmente senza che ciò porti ad un qualsivoglia beneficio concreto per la nostra sicurezza. E nümm a pagum.

Lorenzo Quadri

 

 

 

E intanto la Germania rinvia in Svizzera i finti rifugiati

Grazie kompagna Sommaruga! Avanti con la politica del “devono entrare tutti”!

 

La Svizzera continua a riempirsi di finti rifugiati con lo smartphone. Ringraziamo in coro polifonico a cappella la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga: quella che difende pure l’islamizzazione della Svizzera perché (parole sue) non si può (sa po’ mia!) mettere l’Islam “sotto sospetto generale”.

Che il nostro paese continui a riempiersi di finti rifugiati grazie al Dipartimento Sommaruga e dintorni è di per sé una non-notizia: l’andazzo è noto da tempo.

Però a conferma ulteriore di questo andazzo, nel giro di un paio di giorni sono giunte tre notizie molto concrete. Naturalmente ignorate o minimizzate dai media di regime.

Notizia numero 1

La stampa d’Oltreconfine esulta. Il Belpaese ha cominciato a ricollocare asilanti. Se a fine dicembre 2016 i ricollocamenti avvenuti erano 2655, il 26 settembre scorso la cifra era salita a  13’622.  I ricollocamenti si fanno sulla base delle disposizioni degli eurobalivi, ma anche di accordi tra i vari Stati.

Chi si è preso gli asilanti sbolognati dall’Italia? In cima alla classifica troviamo la Germania, con 3641 casi. Una cifra senz’altro importante ma che ci può anche stare, viste le dimensioni del paese. E chi troviamo al secondo posto, con 829 collocamenti? Esatto: la Svizzera!  Ma bene!

La Francia da parte sua di asilanti “di provenienza italiana” ne ha accolti solo 376, l’Austria appena 15, il Belgio 399. Tanto per citare un paio di esempi. Ora, anche a voler essere altrettanto “generosa” della Germania, la Svizzera avrebbe dovuto riprendersi al massimo 360 migranti, essendo 10 volte più piccola della vicina a Nord. La cifra reale è invece di quasi due volte e mezzo superiore. Evidentemente la Simonetta nella sua ultima scampagnata nel Belpaese si è fatta infinocchiare ben benino dal ministro dell’interno italico Domenico Luca Minniti detto Marco (sic!). E adesso, ecco che ci ritroviamo, ancora una volta, a fare i primi della classe nell’accogliere (ed ovviamente mantenere) sul nostro territorio finti rifugiati che non ci spettano affatto. Senza peraltro avere alcun obbligo in tal senso. Perché gli svizzerotti “devono” dare l’esempio! A proposito: quanti tra questi migranti sono musulmani radicalizzati?

Con simili premesse, è proprio una goduria vedere come i politicanti d’Oltreramina ci mostrino la propria riconoscenza non perdendo occasione per mettersi a starnazzare contro gli “svizzeri razzisti”.

Notizia numero due

Nel provocare il caos asilo in Europa l’Anghela Merkel, con i suoi scellerati inviti ai migranti economici a raggiungere la Germania, ci ha messo del suo. Parecchio del suo. Naturalmente da Berlino è ben presto partito il contrordine compagni: i finti rifugiati non li vogliamo più, e quelli che arrivano li espelliamo. Detto, fatto: la Germania ha intensificato gli sforzi per allontanare i richiedenti l’asilo che non hanno diritto a rimanere nel paese. E dove vengono mandati questi finti rifugiati? Ma naturalmente, per ovvi motivi geografici, una grossa parte di essi viene rispedita in Svizzera, da dove proveniva. La NZZ am Sonntag ci informa che da inizio di gennaio 2017 la Svizzera ha ricevuto dalla Germania 1875 richieste di riammissione di asilanti, con una progressione dell’80% rispetto ai primi otto mesi dell’anno precedente. Il numero delle espulsioni effettivamente attuate verso la Svizzera è aumentato in un anno addirittura del 185%: da 90 a 255.

Capita l’antifona? La Germania dopo aver provocato il disastro chiude i rubinetti. Gli svizzerotti hanno permesso ai finti rifugiati di attraversare il paese, invece di fermarli al confine a sud; e adesso se li devono riprendere. Grazie Dipartimento Sommaruga! E i giri di vite alla nostra politica d’asilo quando arrivano? Ah già: noi dobbiamo aiutare tutti, dobbiamo aprirci, srotolare tappeti rossi, costruire nuovi centri d’accoglienza, spendere miliardi in prestazioni sociali. Dobbiamo perfino integrare finti rifugiati nel nostro mercato del lavoro a scapito degli svizzeri, invece di “reintegrarli” nel paese d’origine…

Notizia numero tre

Grazie ai legulei del Tribunale amministrativo federale, la Svizzera rinuncia a rinviare gli asilanti in Ungheria poiché lì le condizioni d’accesso alla procedura d’asilo sarebbero troppo severe. Ah ecco: adesso quindi non si possono rispedire i migranti economici in un paese UE, in ottemperanza agli Accordi di Schengen/Dublino. Visto che questi accordi sono diventati carta straccia, è evidente che vanno mandati al macero. Invece qui c’è qualche buontempone che pretende di farci tenere le frontiere  spalancate; quando si tratta però di rinviare i migranti in base agli accordi di Dublino, ecco che i legulei cominciano con il festival delle eccezioni e dei “sa po’ mia”. Quindi: la parte di accordi che ci obbliga lasciare i confini sguarniti, la applichiamo pedissequamente. Quella che ci autorizza a rimandare indietro i finti rifugiati, invece, vale solo a corrente alternata. Ma stiamo  scherzando? Mandare Schengen al macero e chiudere le frontiere!

Grazie Dipartimento Sommaruga! Svizzera sempre più paese del Bengodi per migranti economici. Ma in Ticino i kompagnuzzi non sono ancora contenti e per il 14 ottobre annunciano una nuova manifestazione-flop a Bellinzona a sostegno del “devono entrare tutti”. Proprio vero che al peggio non c’è mai fine. A proposito: quanti asilanti ospitano in casa propria i manifestanti?

Lorenzo Quadri

La Germania ci accusa: “avete i confini a colabrodo”

Mentre a Lugano compaiono volantini in arabo contro il rinvio di FINTI rifugiati

 

A Lugano nei giorni scorsi è comparso un volantino, scritto in arabo (!) ed in inglese, che insulta la Svizzera ed i suoi cittadini. Il titolo del manifesto è: “distruggiamo la precisione svizzera”. Il riferimento è alla politica d’asilo del nostro paese, ritenuta particolarmente restrittiva (?). Ed infatti il sottotitolo recita: “sabotiamo la macchina delle deportazioni”. Il volantino, si legge sul portale ticinonews, è scaricabile dal blog “Aus dem Herzen der Festung” (dal cuore della fortezza), definito come “una piattaforma in lingua tedesca che vuole diffondere azioni di protesta contro la politica migratoria europea”.

Si torna quindi a raccontare la storiella delle frontiere elvetiche chiuse, che però (purtroppo) non è vera. Questo malgrado a diffonderla ci sia anche la RSI, che il contribuente finanzia col canone più caro d’Europa per farsi fare il lavaggio del cervello all’insegna del “devono entrare tutti”.

Permessi da ritirare

Se tra gli autori/distributori del volantino ci sono degli stranieri domiciliati in Svizzera, è evidente che qui ci sono dei permessi da ritirare. E delle persone da perseguire penalmente. Queste cose non vanno prese alla leggera.  Tanto più che i finti rifugiati con lo smartphone non sono affatto dei profughi, bensì dei clandestini che tentano di abusare del diritto d’asilo. Sicché il termine “deportazioni” utilizzato nel manifesto è altamente calunnioso. Come mai un certo anziano lic iur non interviene? Ah già, ma il suo studio legale difende le presunte passatrici PS.

Accusa reiterata

Il bello è che, proprio il giorno prima del volantinaggio, la Germania ha nuovamente lanciato l’allarme. Già in agosto dai teutonici era arrivata l’accusa nei confronti della Svizzera di avere le frontiere bucate come il formaggio. Ma come, i $inistri non andavano in giro a raccontare che erano chiuse? Mettetevi poi d’accordo… Adesso Berlino torna alla carica: nel 2016 i clandestini entrati in Germania attraverso la Svizzera sono triplicati. E il tema – fa sapere il ministro degli esteri tedesco – “è scottante”.

Die Welt am Sonntag da parte sua scrive: “Mentre le frontiere italo-austriache e italo-francesi sono relativamente ben controllate, dalla scorsa estate i clandestini tentano di passare dalla Svizzera” (sottointeso: la quale non sorveglia in modo adeguato i confini con il Belpaese).

Colpa di chi?

Certo che questi politicanti tedeschi hanno già una bella tolla. A provocare l’arrivo in Occidente di milioni di giovanotti che non scappano da alcuna guerra, e che non saranno mai integrati – vedi “fatti di Colonia” – sono state le scellerate prese di posizione della Merkel all’insegna del “ce la possiamo fare ad accogliere tutti”. Sicché, prima di puntare il dito contro la Svizzera con i confini bucati, magari sarebbe opportuno fare un esame di coscienza. Verstanden?

Frontiera mediterranea

Detto questo: i finti rifugiati che vogliono raggiungere l’Europa centrale e settentrionale passano dall’Italia prima e dalla Svizzera poi perché la via balcanica è stata chiusa – o comunque pesantemente ostacolata con muri e recinti. L’Italia, invece, mantiene la frontiera mediterranea spalancata. Sicché, piuttosto di starnazzare per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte, nel Belpaese farebbero assai meglio a preoccuparsi della loro frontiera marittima. Ma naturalmente spacciarsi per paladini dei frontalieri, che con la chiusura notturna dei valichi non c’entrano un tubo, è più pagante elettoralmente. Inoltre  permette di metter fuori la faccia in TV. E ci sono politicanti d’oltreramina che, per una comparsata in video, venderebbero anche la nonna.

Non sta in piedi

Alla faccia dei volantini in arabo (?), la storiella delle “leggi svizzere molto severe” nel respingere i migranti economici – che come detto non sono profughi, bensì clandestini che tentano di abusare del diritto d’asilo – non sta in piedi. Ed infatti la ministra del “devono entrare tutti”, compagna Simonetta Sommaruga, ha varato una legge apposta per poter aprire nuovi centri asilanti bypassando i diritti di comuni, cantoni e cittadini, aumentando così la capacità d’accoglienza della Svizzera. E questi nuovi centri asilanti li sta infatti realizzando. Per non parlare della sua decisione di aderire volontariamente ai programmi di ridistribuzione dei migranti economici partoriti dai funzionarietti di Bruxelles, ai quali non aderiscono neppure gli Stati membri UE. Vedi i paesi del blocco Visegrad, vedi l’Austria che si è di recente chiamata fuori. La quale Austria, tra l’altro, potenzia i controlli sul Brennero, senza che italici politicanti in fregola di visibilità mediatica si mettano a starnazzare come accaduto con la famosa chiusura notturna dei tre valichi. Ma evidentemente il Ticino, diversamente dall’Austria, a sud è considerato terra di conquista.

Lorenzo Quadri

Caos asilo: in Germania arriva la censura di regime

 

Ecco che siamo arrivati all’ultimo stadio. L’élite spalancatrice di frontiere, responsabile del caos asilo, impone la censura di regime. Accade in Germania, dove il governo non vuole che i mass media riferiscano dei reati commessi da asilanti, magrebini, migranti islamici. In questi casi, la nuova regola politikamente korretta impone di indicare solo genericamente che si tratta di persone in arrivo da “paesi a sud” (anche la Svizzera è a sud della Germania…). Va da sé che la stampa di regime, perfettamente allineate sul fronte delle frontiere spalancate, è più che entusiasta di ottemperare al Diktat.

Nascondere il disastro

Evidentemente il governo Merkel tenta, male, di nascondere il disastro fatto non solo in Germania, ma in tutta Europa. A seguito degli sciagurati inviti dell’Anghela (“ce la possiamo fare”) si sono messi in marcia verso il vecchio continente interi popoli. Il risultato è l’arrivo in Europa di milioni di finti rifugiati musulmani con lo smartphone, che non sono né integrati né integrabili. Che disprezzano la nostra cultura. Che vogliono importare il loro modo di vita. Che non rispettano le donne. Al proposito, nei giorni scorsi la Basler Zeitung ha pubblicato un’interessante intervista ad uno psicologo che da anni lavora con i giovani migranti economici.

Nuova panzana

La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ha detto che “non c’è posto in Svizzera” per i finti rifugiati che “non rispettano le donne”. Si tratta, purtroppo, dell’ennesima panzana. Proprio questi migranti economici, la kompagna Sommaruga ed il $uo partito li vogliono fare entrare tutti.

E adesso in Germania l’élite spalancatrice di frontiere, ormai alla frutta, tenta la via della censura di regime. I reati commessi dagli asilanti devono essere taciuti dai media. La gente non deve sapere. Perché sennò si accorgerebbe che gli odiati e denigrati populisti hanno ragione. Che la politica delle frontiere spalancate è un disastro sotto tutti i punti di vista.

I paladini della libertà di stampa

E il bello è che a sostenere la censura di regime, e ad accodarsi  slinguazzanti alla medesima, sono gli organi d’informazione politikamente korretti. Proprio quelli che si riempiono la bocca con la libertà di stampa (ma solo per gli amici; solo quando fa comodo) adesso inneggiano alla censura della nazionalità dei delinquenti.  Per nascondere i disastri della politica che loro stessi hanno fattivamente sostenuto e promosso. Perché, come la morale, anche la libertà di stampa è a senso unico. Ne devono beneficiare solo le posizioni “giuste”. Per le altre, invece… museruola!

Del resto anche alle nostre latitudini polizia e magistratura fanno fatica, e tanta, ad indicare nelle comunicazioni ufficiali la nazionalità dei delinquenti. Invece si tratta di un’informazione che va fornita, sempre. Perché è ora di finirla di nascondere la realtà nel disperato tentativo – ormai siamo davvero alla frutta – di nascondere lo sfacelo della politica delle frontiere spalancate e del multikulti . Se qualcuno crede di fermare l’avanzata degli odiati “populisti”  con questi disperati mezzucci, forse ha sbagliato a fare i conti.

Lorenzo Quadri

I furbetti di Berlino fanno fessi gli svizzerotti

Immigrazione nello Stato sociale, vignetta autostradale solo per stranieri,… 

Alla faccia della “non discriminazione” in Germania si discrimina eccome. Mentre per gli svizzerotti è sempre il solito festival dei “sa po’ mia”

Ma guarda un po’! Alla fine – come brevemente anticipato  su queste colonne la scorsa domenica – gli amici tedeschi ce l’hanno fatta a trovare l’escamotage per far pagare la vignetta autostradale solo agli stranieri. O meglio, la vignetta la pagano tutti. Però poi ai tedeschi viene rimborsata. Poiché il rimborso “nudo e crudo” non risultava accettabile ai funzionarietti di Bruxelles, bisognava trovare alternative.

Certo, la Germania non solo propone, ma anche dispone. Essendo però gli eurobalivi non eletti da nessuno soliti riempire le proprie oziose – per quanto principescamente remunerate – giornate con il ritornello della “non discriminazione”, non si poteva metterla via come se “niente fudesse”. Nemmeno per venire incontro ai padroni tedeschi.

La differenza

E qui sta la differenza. Gli svizzerotti al primo “sa po’ mia” di Bruxelles sarebbero corsi tremanti e contriti a fare ammenda: “perdonateci signori padroni, mai più oseremo anche solo immaginare di essere ancora un po’ liberi di decidere in casa nostra!”. In Germania invece si messi a tavolino e hanno trovato l’escamotage “ecologico” per giungere al risultato voluto. O almeno così ha assicurato il ministro dei trasporti tedesco Alexander Dobrindt. Il quale ha dichiarato che, con il nuovo bollo, “per gli automobilisti tedeschi non ci saranno costi extra”.  Morale della favola: grazie a qualche operazione di ingegneria contabile, sdoganata sotto il cappello politikamente correttissimo dell’ecologia (e chi oserebbe mai contestare una proposta “eco qualcosa”?) pagheranno solo gli stranieri.

Mentre la Doris…

E invece quando anche a Berna si proponeva per finanziare il secondo tunnel del Gottardo di introdurre una vignetta speciale per stranieri, la risposta della ministra dei trasporti uregiatta Doris Leuthard è sempre stata “sa po’ mia”. Perché i paesi UE in un modo o nell’altro riescono a farsi gli affari propri (vedi anche i controlli sistematici ad alcune dogane interne della (dis)unione, alla faccia di Schengen) mentre gli svizzerotti non ci riescono mai? I responsabili di tale incresciosa situazione possono essere solo: 1) il servilismo dei politichetti camerieri dell’UE e 2) L’incapacità di trovare soluzioni da parte di un’amministrazione federale gonfiata come una rana, ma buona solo per disintegrare gli attributi dei cittadini.

Frontalieri alla cassa

E’ evidente che, come la Germania riesce ad introdurre il bollo autostradale facendo in modo tramite qualche “magheggio” che il conto per l’automobilista tedesco resti invariato, così la Svizzera in generale ed il Ticino in particolare deve trovare il mondo di chiamare alla cassa i 62mila frontalieri e le migliaia di padroncini che ogni giorno entrano nel nostro Cantone uno per macchina, intasando strade ed autostrade, devastando la qualità dell’aria, provocando colonne interminabili (quanto costano all’economia?) ed ingenti costi di manutenzione viaria. Se la memoria non ci inganna, una stima interna effettuata negli anni scorsi dal Dipartimento del territorio parlava di una spesa stradale di circa 30 milioni di Fr all’anno direttamente imputabile al traffico generato dai frontalieri.

Immigrazione nello stato sociale

La discriminazione sul contrassegno autostradale è peraltro solo l’ultimo esempio di come la Germania, locomotiva UE, se ne impipa delle disposizioni comunitarie quando le torna comodo. Ed infatti i furbetti di Berlino nei mesi scorsi hanno stabilito, tranquilli come un tre lire, che gli immigrati europei in Germania per i primi cinque anni non avranno accesso all’assistenza sociale. Motivo del provvedimento? “Scoraggiare il turismo sociale”. Ora, in Germania ci sono 4 milioni di stranieri UE su una popolazione di 80 milioni. Nella Svizzera “chiusa e razzista”, invece, gli stranieri sono 2 milioni su una popolazione di 8 milioni. Fate un po’ voi le proporzioni.

Dei 4 milioni di stranieri UE presenti in Germania, solo lo 0.34% è a carico dello Stato sociale. Se pensiamo che in Ticino i dimoranti in assistenza – ovvero quelli che ottengono di trasferirsi da noi poiché dovrebbero essere economicamente autosufficienti, ed invece… – sono il 15% dei casi totali d’assistenza, è comprensibile che le scatole si mettano a girare come i bosoni di Higgs nell’acceleratore del CERN.

Il paese del Bengodi per gli stranieri che vogliono farsi mantenere non è la Germania. E’ la Svizzera. Però la Germania interviene sul fenomeno. Da noi invece si leva il solito coro stizzito dei “sa po’ mia” e dei  “vergogna” non appena qualche permesso B in assistenza viene rimandato al paesello, dopo aver attinto alle casse pubbliche cantonticinesi svariate centinaia di migliaia di franchi che – va da sé –  mai verranno restituiti. Avanti così che andremo molto lontani…

Lorenzo Quadri

Gli asilanti molestano e aggrediscono nel centro sociale

Lispia: i “molinari” locali si aprono ai migranti e ne succedono di tutti i colori

 

I finti rifugiati con lo smartphone sono incompatibili con la cultura e le libertà occidentali: gli autogestiti della Sassonia lo ammettono apertamente dopo averci sbattuto il muso. La nostra $inistruccia, invece…

In Germania gli spalancatori di frontiere del “devono entrare tutti” ci hanno sbattuto contro il muso. I fatti di Colonia, dove nel Capodanno 2016 centinaia di donne hanno subito molestie sessuali ad opera di finti rifugiati, non sono certo dei casi isolati.

Una recente edizione del quotidiano italiano radikal-chic la Repubblica (!) riporta infatti la disavventura, chiamiamola così, in cui si è imbattuto a Lispia il collettivo Conne Island – in sostanza i “molinari” locali. I responsabili del centro sociale, naturalmente fautori delle frontiere spalancate e dell’accoglienza indiscriminata ai migranti economici, hanno avuto la brillante idea di organizzare una serie di serate dedicate agli asilanti, con un biglietto d’entrata simbolico di 50 centesimi. E qual è stato il risultato? Un disastro, perché gli “ospiti” ne hanno combinate di tutti i colori: donne molestate ed insultate in modo pesante anche in branco; sbronze collettive finite in rissa; comportamenti razzisti ed antisemiti; e avanti così.

Razzismo importato

Sì, avete letto giusto: comportamenti razzisti ed antisemiti. Dalle nostre parti i moralisti a senso unico, a dimostrazione della propria pochezza, inveiscono contro gli svizzerotti che non sono d’accordo di far entrare tutti i finti rifugiati, accusandoli di essere “razzisti”. E rifiutano di vedere, o forse proprio non ci arrivano, che se in Svizzera c’è razzismo magari ad importarlo sono proprio gli stranieri. E sono sempre i migranti islamici a creare, anche nel nostro paese, pericolosi focolai di antisemitismo.

Ma la nostra $inistruccia politicamente korretta si inventa il reato di razzismo immaginando poi di abusare dello spauracchio della denuncia penale per zittire chi – senza per questo essere razzista – osa pensarla diversamente su temi quali immigrazione e multikulturalità. E nemmeno si accorge che sono  proprio le scriteriate politiche $inistreggianti, imposte a suon di ricatti morali, a spalancare le porte della  Svizzera a razzismo, antisemitismo e sessismo di matrice islamica.

Insomma, questi $ignori della gauche-caviar, quelli che si credono in diritto di montare in cattedra a calare lezioni a destra e a manca, non si stancano mai di fare autogol. Peccato che però ci vada di mezzo tutto il Paese. Mica solo loro.

“Miscuglio esplosivo”

Ma torniamo al Conne Island. Come riporta LaRepubblica, e non il Mattino razzista e fascista, il collettivo ha dovuto rinunciare all’organizzazione delle serate per asilanti dopo essere stato costretto a chiamare più volte la polizia per ristabilire l’ordine.  E ammette: “La socializzazione molto autoritaria e patriarcale tipica di alcuni paesi d’origine dei migranti e la liberalità della cultura occidentale possono creare un miscuglio esplosivo”.

Traduzione: i finti rifugiati con lo smartphone (tutti giovani uomini che non scappano da alcuna guerra) sono incompatibili con gli stili di vita occidentale e non sono integrabili.

Ma come, non bisognava far entrare tutti? Ma come, i discorsi sull’incompatibilità culturale non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece a Lipsia a fare questi riprovevoli discorsi fascisti non sono gli “estremisti di destra” (perché la destra, secondo la stampa di regime, è sempre estrema e va da sé razzista, mentre la $inistra è per definizione “progressista”) dell’Alternative für Deutschland. Sono gli autogestiti locali.

Suicidio economico e sociale

Ci sarebbe proprio da sorridere, se non ci fosse da piangere. Mai dalle nostre parti i politikamente   korretti ammetteranno che forse i “populisti e xenofobi” hanno ragione e che spalancare le frontiere ai finti rifugiati è un suicidio non solo economico, ma anche sociale.

Suicidio economico perché le spese per l’asilo sono andate completamente fuori controllo. I partiti $torici a Berna  se ne sono accorti di recente; la Commissione delle finanze del Consiglio nazionale ha rifiutato di iscrivere nel Preventivo 2017 della Confederella 400 milioni di spese extra per l’asilo, ma naturalmente senza decidere di chiudere le frontiere. Una presa per i fondelli: la conseguenza sarà che i soldi, per quanto “non iscritti a preventivo”, verranno spesi lo stesso.

Suicidio sociale perché questi migranti economici, in arrivo da altre culture che, per dirla con i “molinari” di Lipsia, a contatto con quella occidentale creano un “miscuglio esplosivo”, non saranno mai integrati. Anche perché quelli che rimangono in Svizzera vanno tutti in assistenza. Ad esempio gli eritrei a carico dello stato sociale elvetico tra il 2006 ed il 2014 sono aumentati del 2’272%!

Ma, come detto, dalle nostre parti mai gli spalancatori di frontiere ammetteranno di aver toppato grandiosamente. Continueranno invece a negare l’evidenza e a pretendere che “devono entrare tutti”, anche in violazione delle leggi (perché le leggi che non piacciono a $inistra sono immorali e quindi è giusto violarle). Avanti così.

Lorenzo Quadri

Speriamo che i cittadini tedeschi alle prossime elezioni riescano a mandarla a casa. L’ “Anghela” Merkel continua a fomentare il caos asilo

La CDU dell’ “Anghela” Merkel, una delle principali responsabili del caos asilo, è stata giustamente asfaltata nelle ultime elezioni regionali. Altre meritate batoste seguiranno. Perché la sciura, con il suo deleterio appello ad accogliere tutti, è riuscita nella brillante impresa di far credere a milioni di migranti economici africani con lo smartphone (a stragrande maggioranza giovani uomini, altro che famiglie) che l’Europa occidentale sia terra di conquista. Cosa che evidentemente non è: non c’è lavoro né prospettive nemmeno per gli “oriundi”, figuriamoci per i migranti economici.

Nuovi casotti

E l’”Anghela” Merkel continua a combinare casotti. Ultima dichiarazione (fatta ieri al vertice di Vienna): la Germania accoglierà ogni mese (?) centinaia (uella, che sforzo!) di sbarcati in Italia e in Grecia. Quindi avanti, continuiamo a mandare agli aspiranti finti rifugiati il messaggio che, in un modo o nell’altro, nei paesi dell’Europa centro-settentrionale, Svizzera compresa, ci si arriva!

Così, ancora una volta, l’Anghela fomenta le partenze dall’Africa, inguaiando non solo il proprio paese ed i propri concittadini – e soprattutto concittadine – ma anche quelli vicini: i “casi Colonia” non si verificano mica solo in Germania. E cosa dicono le ultime cifre dell’Ufficio federale di statistica? Che in Svizzera ad avere il tasso di criminalità più elevato sono i giovani africani dell’Ovest e del Nord. Ohibò, si tratta forse di asilanti?

Previsione facile

Non c’è bisogno del Mago Otelma per prevedere che la Confederella, tramite la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, correrà subito ad accodarsi a Merkel, dando la propria disponibilità ad accogliere ancora più migranti economici “ridistribuiti” dagli eurobalivi. Del resto, “grazie” alla buona Simonetta, il nostro paese ha già promesso ai funzionarietti di Bruxelles di farsi carico di migliaia di finti rifugiati che non gli spettano affatto. Ciò senza alcuna base legale ed in deroga agli accordi internazionali vigenti. Chiaro: per spalancare le frontiere i trattati internazionali si possono derogare; quando invece si tratta di limitare l’immigrazione… sa po’ fa nagott!

Ed intanto gli Stati dell’Europa dell’Est, che in queste cose sono molto più avanti di noi, hanno detto sul muso alla cancelliera teutonica e compagnia cantante che loro, ai programmi di ridistribuzione di migranti dell’UE, col piffero che aderiscono. Il premier della Repubblica Ceca (da notare che a Praga di asilante non se ne vede nemmeno uno) ha inoltre dichiarato che non desidera che nel suo paese si formi una forte comunità islamica. Ma naturalmente non ci illudiamo che i camerieri dell’UE insediati a Berna possano prendere esempio…

“Non portano il terrorismo”?

Certo che l’Anghela “dobbiamo accogliere tutti” Merkel non ne combina una giusta. Di recente è pure riuscita a dichiarare, in sprezzo del ridicolo, che i migranti economici non portano il terrorismo. Come no, chi potrebbe mai pensare il contrario! Solo dei leghisti razzisti e fascisti!

Ed infatti nei giorni scorsi in un centro asilanti di Colonia è stato arrestato un giovane finto rifugiato siriano che aveva ricevuto dall’Isis l’ordine di deporre una bomba in un cestino della spazzatura in un luogo affollato. Ma naturalmente si tratta del solito caso isolato, nevvero Anghela?

Speriamo che i tedeschi avranno il buon senso di mandare finalmente a casa colei che ha massicciamente contribuito a portare il caos asilo in Europa.

Lorenzo Quadri

La Germania dell’ “accogliamo tutti” fa i conti con le statistiche della delinquenza. Asilanti: esplode la criminalità

 

Ma come, non erano tutte balle populiste e razziste? Avanti con le frontiere BLINDATE!

Ma come, gli asilanti che delinquono non dovevano essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Invece, ma guarda un po’, dalla Germania arrivano cifre che raccontano tutta un’altra storia. Le cifre sono quelle delle statistiche criminali dell’anno di disgrazia 2015.

E visto che con la bella stagione i flussi migratori si intensificano, non ci vuole una fantasia particolarmente perversa per immaginare che nei primi sei mesi dell’anno in corso la situazione sia peggiorata assai.

Da notare che le statistiche in questione erano state allestite dall’Ufficio federale della criminalità per uso interno della polizia. Ma poi sono “misteriosamente filtrate” sulla Bild, diventando così di dominio pubblico (questo già nei mesi scorsi; ma alle nostre latitudini sono ancora “inedite”). Si fosse trattato di dati pensati per la pubblicazione, hai voglia le taroccature in stile “Studio della SECO sull’occupazione”…

Aumento dei delitti fino al 270%

Cosa dicono dunque le statistiche germaniche? Un paio di cosette interessanti. Ad esempio, che i crimini commessi dai migranti economici nel 2015 sono aumentati, a livello nazionale, del 79%. Il  numero dei delitti è infatti salito a 208’344, ossia 92mila in più dell’anno precedente. Ovviamente, se si va a vedere nelle regioni più toccate dal caos asilo provocato dalla scriteriata politica dell’ “Anghela” Merkel, i dati s’impennano. In Baviera, ad esempio, sempre nel 2015, gli interventi di polizia contro finti rifugiati sono stati 17’246. Rispetto al 2014, si registra un bell’aumento del 270%. E il ministro dell’interno bavarese ha pure aggiunto una precisazione eloquente: “la polizia ha raggiunto il limite nel tenere la situazione sotto controllo”. Sempre più spesso, ha poi detto il ministro, gli agenti sono bersaglio di aggressioni, “soprattutto le poliziotte”.

Il rapporto riferisce inoltre di 240 tentativi di omicidio commessi da migranti nel 2015, mentre nel 2014 erano 127, e di 27 migranti uccisi da altri asilanti. Eh già, perché proprio in Germania era venuta alla luce la triste vicenda dei rifugiati cristiani aggrediti nei centri d’accoglienza da migranti islamici che tentano di spacciarsi per “perseguitati”. E invece, come dimostrano simili comportamenti, sono tutt’altro.

“Si annoiano”

Interessante notare la tesi riportata dal capo della grande società tedesca che si occupa della sicurezza dei centri d’accoglienza, per spiegare il comportamento criminoso dei migranti: “dopo un po’ nei centri si annoiano”. Ah ecco! Quindi si giustificano le aggressioni, specie quelle a sfondo sessuale: devono pur passare il tempo, tutti questi giovanotti con gli ormoni in esubero. Colpa dei cittadini chiusi e razzisti che non mettono a disposizione degli immigrati parchi di divertimento, palestre, serate al cinema e piscine dedicate. Avanti, trasformiamo i centri asilanti in tanti bei club méd. Così gli ospiti non si annoiano e quindi (?) non delinquono.

Mancano i “fatti di Colonia”

E c’è anche un altro aspetto che va considerato. La statistica dei crimini commessi da migranti nel 2015 è incompleta per una parte importante. I famigerati “fatti di Colonia”, avvenuti a cavallo del 2016, non sono ancora considerati. Quindi l’impennata dei reati commessi è assai maggiore del già monumentale +79% che vi figura.

Né ovviamente, trattandosi di statistiche del 2015, esse possono considerare ciò di cui ha dato notizia la stampa tedesca nelle scorse settimane: ossia che il numero di molestie nelle piscine tedesche, ad opera di migranti, è “enormemente aumentato”  – e ci sono stati anche degli stupri.

Vuoi vedere che presto le donne non potranno più andare in piscina a causa della minacciosa presenza di finti rifugiati, magari ben carburati con bevande alcoliche? Ma guai a vietare a questi ultimi l’accesso ai lidi: i politikamente korretti strillano allo scandalo ed al fascismo. Perché, è chiaro, la sicurezza della popolazione residente – ed in particolare delle donne, ma non solo – non è una priorità. La priorità è “aprirsi”. Semmai si dirà alle bagnanti di indossare il costume intero o, perché no?, magari un bel “burqini”. Insisti a metterti il bikini – perché non ti sta bene che ti si prescriva cosa puoi indossare e cosa no in funzione degli immigrati clandestini – e vieni molestata (o peggio)? Colpa tua, svergognata: te la sei andata a cercare. Anzi, magari l’hai pure fatto di proposito. Non te l’ha mica ordinato il medico di girare mezza biotta. Ecco, questa è la mentalità degli autocertificati “progressisti” e detentori della morale.

Anche da noi…

Gli asilanti, ovviamente, non delinquono solo in Germania. Lo fanno anche da noi. E’ notizia degli scorsi giorni che il finto rifugiato eritreo, ospite del centro di Losone, condannato per stupro ai danni di una connazionale, è di nuovo uccel di bosco. Da notare che l’asilante-stupratore, che era stato condannato a 9 mesi di carcere e al pagamento di 3000 Fr per torto morale, ha impugnato la sentenza presso la Corte d’appello. E ne ha pure ottenuto l’annullamento. Motivo? Il suo interrogatorio in aula non era stato verbalizzato. Per cui, processo da rifare. Che però non si rifarà poiché il reo ne ha approfittato per rendersi latitante. Adesso ci piacerebbe proprio sapere quanto è costata al contribuente ticinese questa procedura giudiziaria (compreso l’avvocato d’ufficio del finto rifugiato) conclusa con un nulla di fatto (finita nella tazza del water, per i meno raffinati).

La morale è sempre la stessa. Visto che di migranti economici ne abbiamo troppi, con oltretutto il rischio terrorismo che questo comporta, è ora di blindare le frontiere. L’esempio della Germania ben ci mostra cosa succede ad “aprirsi”. E noi siamo già overbooked.

Lorenzo Quadri