L’eurobalivo sbrocca contro la Svizzera: mandiamolo affan…!

Il burocrate Hahn mette per iscritto le intenzioni di Bruxelles: comandare in casa nostra

I funzionarietti di Bruxelles si producono nell’ennesimo atto ostile nei confronti della Svizzera.

Nel caso concreto, a sbroccare in via epistolare, in una lettera indirizzata al diversamente sobrio Jean-Claude “Grappino” Juncker, è tale eurocommissario Johannes Hahn (Johannes chi?). Questo bieco burocrate austriaco si è già segnalato in passato per gli atteggiamenti antisvizzeri. Evidentemente costui si dimentica che, tempo qualche settimana, o al massimo qualche mese, si troverà con le ciapett sospese nel vuoto. Come tutti i suoi colleghi della Commissione europea del resto. Perché forse a Bruxelles qualche strapagato burocrate non si è reso conto che lo scorso maggio si sono tenute le elezioni europee.

Legnate agli svizzerotti

Eppure questo signore con la data di scadenza già trascorsa si permette di bombardare con arroganza la Svizzera, rea di non avere sottoscritto lo sconcio accordo quadro istituzionale. Il funzionarietto austriaco, a cui la boria non manca, auspica quindi una linea dura esemplare per bastonare il nostro paese. Soprattutto adesso che c’è in ballo la Brexit, teorizza il grande statista, non bisogna fare concessioni a nessuno. Bisogna tiranneggiare. Non sia mai che ad altri Stati membri UE vengano delle strane idee… sicché, prendiamocela con gli svizzerotti, che tanto si mettono sempre e comunque a 90 gradi, per mostrare a tutti cosa succede a star fuori dall’UE!

In altre parole: il tamberla austriaco sta minacciando il popolo svizzero! Uhhh, che pagüüüraaa!

Consigliamo al signor Hahn, che in tedesco vuol dire gallo, di abbassare la cresta, ma in fretta. Perché, se crede di poterci ricattare, ha fatto male i conti.

Lettera illuminante

Lo scritto dell’eurobalivo Hahn è illuminante, per vari motivi.

  • Dimostra, a chi non l’avesse ancora capito, che l’Unione europea non è affatto un’entità amica, come qualcuno a Berna si ostina a credere. I balivi di Bruxelles sono nemici della Svizzera. Questa foffa pretende di comandare in casa nostra. E non le sta bene che i cittadini elvetici si ostinino a voler decidere le proprie sorti.
  • Il funzionarietto austriaco sbrocca perché la Svizzera allo stato attuale – malgrado le costanti calate di braghe dei politicanti del triciclo: vedi l’ultima, plateale, sul Diktat disarmista – ancora non si adegua a sufficienza all’evoluzione del diritto UE. Gli eurobalivi confermano quindi che l’accordo quadro istituzionale serve all’UE per dettare legge in casa nostra.Quindi, la “ripresa dinamica del diritto comunitario” con cui i politicanti federali calabraghisti si riempiono la bocca è una farsa, come da mesi scriviamo su queste colonne. In regime di accordo quadro, la ripresa del diritto UE diventa I balivi di Bruxelles, non eletti da nessuno, comanderanno in Svizzera al posto del popolo sovrano e dei suoi rappresentanti democraticamente eletti. Svizzera ridotta ad una colonia. Ecco il bel futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ci prepara!
  • La parola chiave è istituzionale. Che è il contrario di “bilaterale”. Il popolo svizzero ha sempre rifiutato la sottomissione istituzionale agli eurobalivi, optando appunto per la via bilaterale (il Ticino, giustamente, ha sempre rifiutato anche quella). Con lo sconcio accordo quadro, la casta (governicchio federale, triciclo calabraghista PLR-PPD-P$$, stampa di regime, manager stranieri delle multinazionali, soldatini ed intellettualini da tre e una cicca) vuole contrabbandare la sottomissione istituzionale, spacciandola per la continuazione della via bilaterale. Quando invece sarebbe la sua fine!
  • Tra la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale e l’adesione all’UE c’è la stessa differenza che intercorre tra la zuppa ed il pan bagnato. La sbroccata epistolare di Hahn al proposito è chiarissima.
  • I funzionarietti dell’UE ci minacciano e ci ricattano per costringerci ad accettare di ridurci ad una loro colonia. E noi ancora paghiamo, grazie all’eurosenatore a vita Pippo Lombardi, la marchetta da 1.3 miliardi di Fr “per oliare”? Ma ci siamo bevuti il cervello? E’ evidente che il regalo va immediatamente cancellato e gli 1.3 miliardi versati nelle casse dell’AVS.
  • I soldatini della grande economia, ed in particolare i manager stranieri rappresentati da Economiesuisse, la piantino di fare il lavaggio del cervello pro-accordo quadro al popolazzo con la storiella delle esportazioni. Prima dei Bilaterali, le aziende svizzere esportavano più di oggi!
  • Adesso che, grazie al galletto austriaco Hahn, gli eurobalivi hanno messo nero su bianco le loro intenzioni ostili nei nostri confronti (peraltro già chiare da un pezzo; ma ora più nessuno può fingere di non vedere) cosa aspettiamo a mandare finalmente AFFAN… questa gentaglia? Altro sottoscrivere l’accordo quadro: SWISSEXIT!

L’ex portaborse

Tanto per non farsi mancare nulla, nei giorni scorsi è sceso in campo anche il burocrate europeista Jacques De Watteville, l’ex tirapiedi dell’allora ministra del 5% Widmer Schlumpf, e già caponegoziatore svizzero presso l’UE.

Costui ha dichiarato che “bisogna urgentemente firmare l’accordo quadro istituzionale”. E ti pareva!

De Watteville era quello che pretendeva di fare pressioni sulla deputazione ticinese a Berna affinché  intervenisse contro la richiesta del casellario giudiziale, che infastidiva i vicini a sud.

Con la sua nuova sortita, l’euroturbo De Watteville ha confermato di essere al servizio di Bruxelles.

Costui, quando era caponegoziatore con l’Unione europea svendeva la Svizzera contro la volontà dei cittadini, profumatamente pagato con i nostri soldi. Sicché: 1) adesso De Watteville la pensione di platino se la faccia pagare dall’Unione europea, visto che lavorava per lei; 2) visto che De Watteville è in pensione, abbia almeno la decenza di tacere!

Lorenzo Quadri

 

Caliamo le braghe perché “bisogna andare d’accordo”

Le “strategie” del Consiglio federale nei rapporti con l’UE. Intanto in Gran Bretagna…

 

Il presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker ha di recente cenato con la premier inglese Theresa May. Tema dell’incontro, ovviamente, la Brexit. Secondo “Grappino” Juncker, il bilancio del colloquio è  negativo. E lui sarebbe “più pessimista”.

Ohibò: il lussemburghese con il calicetto in mano pensava forse di trattare con i suoi camerieri e lustrascarpe del consiglio federale, a cui deve semplicemente “schiacciare gli ordini” e quelli non solo eseguono, ma fanno ancora più di quanto richiesto perché – questa la loro illuminante visione (?) – “bisogna andare d’accordo”?

Eccola qua la geniale strategia (?) politica bernese: bisogna “andare d’accordo” con l’interlocutore . E quindi, per farlo contento, si calano sistematicamente le braghe.

Ambasciatore di chi?

Basti pensare alla scandalosa iniziativa dell’ambasciatore di Svizzera in Italia. Il diplomatico ha avuto il coraggio di chiedere al Consiglio di Stato di abolire il famoso casellario giudiziale. Motivo: non piace al Belpaese.

Come no: il Ticino è il più importante datore di lavoro di cittadini italiani, ma i loro politicanti tentano ancora di comandare in casa nostra. Naturalmente nei confronti della Svizzera in generale, e del Ticino in particolare, i vicini a sud sono inadempienti su tutto, ci prendono per i fondelli, si limitano ai blabla e poi trovano ogni scusa per non concludere. Vedi l’esempio dell’accesso degli operatori finanziari svizzeri al mercato della Penisola. Sono anni che se ne parla. Di recente gli italici hanno detto che “il tema è sul tavolo”: i negoziatori svizzerotti (quelli che vanno a Roma a parlare in inglese) si sono subito gonfiati come rane, credendo di aver ottenuto chissà che risultato. Non si rendono conto, i tapini, che avanti di questo passo non succederà nulla per i prossimi decenni!

Lo psicodramma

E tralasciamo di citare nuovamente l’indegno psicodramma montato contro la famosa chiusura notturna dei tre valichi secondari da veline forzitaliche e tronfi kompagnuzzi del PD in cerca di visibilità mediatica. Una sconcia sceneggiata in cui questi politicanti d’oltreramina – ed i loro pennivendoli di servizio – hanno tra l’altro dimostrato una totale ignoranza in materia di rapporti transfrontalieri. Ed intanto la Germania si prepara a reintrodurre i controlli sistematici alle frontiere con la Svizzera, impipandosene degli accordi di Schengen, perché passano troppi finti rifugiati.

E nümm a pagum

Eppure gli svizzerotti non solo continuano a pagare all’Italia i ristorni dei frontalieri, ma arriva pure l’ambasciatore a Roma Giancarlo Kessler a dire che bisognerebbe rinunciare alla richiesta del casellario giudiziale. Questo oltretutto quando la stessa UE sa benissimo l’importanza di conoscere i precedenti penali degli immigrati (a maggior ragione in tempi di terrorismo islamico dilagante): ed infatti spuntano le banche dati con questa funzione. Ma i ticinesi dovrebbero rinunciare al casellario perché “bisogna andare d’accordo” con l’Italia. Qui abbiamo un ambasciatore di Svizzera che viene a dirci di gettare nel water la nostra sicurezza per “andare d’accordo” con i vicini. Consiglio al buon Kessler: il prossimo stipendio, andare a chiederlo direttamente alla Farnesina.

“Grappino” sotto shock

E’ certo comprensibile lo sbigottimento di “Grappino” Juncker dopo l’ultimo incontro con Theresa May, la quale ha dichiarato che la Gran Bretagna non si farà dettare la linea della Brexit dall’UE. Che abissale differenza con gli incontri con la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, o più recentemente con la Doris uregiatta! A Londra “Grappino” Juncker si è trovato davanti un’interlocutrice fermamente intenzionata a rispettare la decisione popolare sulla Brexit. Niente a che vedere con gli spalancatori di frontiere svizzerotti. Quelli che, all’indomani del 9 febbraio 2014, sono praticamente corsi a scusarsi con l’UE;  non hanno nemmeno tentato un negoziato; e, con il supporto fattivo della partitocrazia, hanno cancellato il “maledetto voto” (decisione parlamentare dello scorso dicembre). Il  giorno stesso dello scempio, il ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann, PLR, è corso tutto scodinzolante a telefonare al citato “Grappino”.  Naturale che, se i termini di paragone di Juncker sono questi, gli sembri – come ha dichiarato – che May “viva su un’altra galassia”.

La nuova fregatura

E intanto i camerieri e lustrascarpe bernesi si preparano a farsi imporre da Bruxelles anche l’accordo quadro istituzionale (pietra tombale sulla nostra sovranità) e a pagare il miliardo di coesione. Perché “bisogna andare d’accordo”. Questi sono solo i regali “principali” che ci stanno preparando gli eurofalliti. Ma  naturalmente ce ne sono anche altri. Ad esempio il progetto europeo di far pagare la disoccupazione dei frontalieri non allo stato di residenza come ora, bensì all’ultimo paese in cui hanno lavorato. Le conseguenze di un simile cambio di paradigma (uella!) per il Ticino e la Svizzera si possono facilmente immaginare. Cosa fa Berna? Risposta recente del Consiglio federale: “segue con attenzione l’evolversi della situazione”. Ovvero, sta a guardare. In attesa dell’ennesima supposta. Che naturalmente verrà accettata senza un cip. Perché “sa po’ fa nagott”. “Bisogna andare d’accordo”.

Lorenzo Quadri