Svizzera – UE: quando “sa po’ mia” vuol dire “a vörum mia”

Horizon 2020: storia di uno squallido ricatto e di un’immediata calata di braghe

 

La fallita Unione europea, per ricattare la Svizzera su un voto popolare (quello sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa) l’ha arbitrariamente legato alla partecipazione al programma di ricerca Horizon 2020.

I trombati (definizione usata da Carlo De Benedetti) di Bruxelles hanno come noto dichiarato che il nostro Paese sarebbe stato parzialmente escluso dal programma in questione se non avesse accettato di estendere la libera circolazione delle persone alla Croazia. L’estensione comporta tuttavia la flagrante violazione del “nuovo” articolo costituzionale 121 a “Contro l’immigrazione di massa”.

Ma Horizon 2020 non c’entra un tubo con la libera circolazione delle persone: infatti vi partecipano anche paesi non UE (ad esempio Israele).  La “démarche” della DisUnione europea nei confronti della Svizzera altro non è, dunque, che l’ennesimo e squallido ricatto. Al quale, inutile sottolinearlo, la partitocrazia cameriera dell’UE si è immediatamente inchinata. Perché per costoro, e ben lo si è visto con il compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio, la volontà popolare non conta un tubo, mentre ogni cip che arriva da Bruxelles…

Un altro “caso Erasmus”?

Davanti al ricatto blu stellato, la casta degli intellettualini spalancatori di frontiere, ben spalleggiata dalla stampa di regime e dai cosiddetti “poteri forti” (quelli che rifiutano ogni limitazione dell’immigrazione perché bramosi di manodopera straniera a basso costo) si è  affrettata a sfoderare il solito arsenale catastrofista.  “Bisogna” (?) violare la Costituzione e calare le braghe davanti a Bruxelles, altrimenti ne andrà di mezzo la nostra ricerca! E chi sarà mai il bifolco che oserà mettere in pericolo una vacca sacra del politicamente korretto come la ricerca? Naturalmente non viene mai detto che la Svizzera partecipa ad Horizon 2020 con la bellezza di 4.4 miliardi di Fr. Quanti ne ricava in finanziamenti ai suoi progetti? Boh! Vuoi vedere che ci troviamo davanti all’ennesima operazione in perdita? Vedi ad esempio il caso analogo dei programmi Erasmus, che costano uno sproposito ma hanno tassi di partecipazione infima. E anche lì, quando – sempre a seguito del “maledetto voto” – la Svizzera venne penalizzata dall’UE, la casta degli intellettualini si mise a strillare, rimediando una figura barbina o marrone che dir si voglia quando vennero rese pubbliche le disastrate cifre di Erasmus.

Parola di ex CEO

A proposito di Horizon 2020, sul numero di ottobre del periodico dell’ASNI (Associazione per una Svizzera neutrale ed indipendente) è pubblicato un interessante contributo del Dott. Pedro Reiser, ex CEO di Novartis Pharma a Tokio. Dunque uno  che di ricerca qualcosa ne dovrebbe capire.

Reiser in sostanza conferma quello che il Mattino, per non saper né leggere né scrivere, ha ribadito in più occasioni.

A parte lo squallore del ricatto europeo nei nostri confronti, che ben ci dà la misura del livello dei trombati (De Benedetti dixit) di Bruxelles, i quali andrebbero sistematicamente mandati “a scopare il mare” ogni volta che formulano una pretesa all’indirizzo della Svizzera, l’ex CEO ribadisce che le eccellenze in ambito di ricerca non si trovano affatto nell’UE, bensì al suo esterno. Oppure in Gran Bretagna, anch’essa in fase di uscita dalla DisUnione. E’ con questi centri d’eccellenza che bisogna collaborare. Non certo con le università rumene o bulgare o italiane.

I principali enti di ricerca in Svizzera, ovvero i due politecnici, si trovano peraltro, nelle classifiche internazionali, ad un livello assai superiore rispetto alle Università UE. Oltretutto, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, dopo il “maledetto voto” del 9 febbraio il ranking delle Università elvetiche è ulteriormente migliorato. Ma come: non ci avevano detto che sarebbe accaduto proprio il contrario?

E la neutralità?

Nel suo scritto, Reiser porta un ulteriore elemento di riflessione. In luglio UE e NATO hanno deciso una stretta cooperazione nell’ambito della ricerca. Però la neutralità della Svizzera non è compatibile con la partecipazione a programmi  in cui la NATO è presente in modo massiccio. Forse che qualcuno a Berna si pone il problema? Macché! I camerieri dell’UE che siedono in Consiglio federale della neutralità se ne impipano; così come della sovranità nazionale e della democrazia diretta.

Grattare la superficie

Che l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia costituisca una violazione della Costituzione federale, lo ha ammesso perfino Simonetta Sommaruga all’indomani del voto sul 9 febbraio. Ma il triciclo ex partitone – PPDog – P$$, invece di sostenere la volontà popolare, ha assecondato, e con la massima goduria, il ricatto dell’UE sulla ricerca. Ricatto che le élite spalancatrici di frontiere e gli intellettualini della “gauche caviar”, sempre famelici di argomenti con cui minacciare gli svizzerotti per costringerli a far entrare tutti, hanno subito fatto proprio.

Vogliamo davvero continuare a seguire una partitocrazia che ha fatto della calata di braghe davanti  all’UE e dello stupro della democrazia l’abituale “modus operandi”? Basta grattare un po’ la superficie del mantra del “sa po’ mia” che viene sistematicamente opposto a qualsiasi richiesta di ripristino della sovranità nazionale scelleratamente svenduta, per scoprire cosa esso nasconde. Ci si accorge che quel “sa po’ mia” è in realtà un “a vörum mia”!

Lorenzo Quadri