Formare imam per asilanti? Ma nemmeno per sogno!

Nuovo trucchetto della kompagna Simonetta per rendere l’islam religione di Stato 

 

E ti pareva! Nei giorni scorsi la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM), che fa parte del Dipartimento della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, se ne è uscita con la “lieta novella”. Dice infatti la SEM: un progetto pilota nel centro per finti rifugiati di Zurigo, che prevede di fornire a questi ultimi assistenza spirituale islamica, funziona! E naturalmente, prosegue la SEM, questo presunto strepitoso successo va esteso a livello nazionale, e finanziato con i soldi del solito sfigato contribuente (quello costretto a mantenere tutti i finti rifugiati non integrabili, compresi gli estremisti islamici, e a beccarsi pure del razzista).

Sperimentazione farlocca

La domanda, a questo punto, nasce spontanea. Fino a quando la kompagna Sommaruga ed i suoi reggicoda intendono prenderci per i fondelli? L’andazzo lo ha capito anche il Gigi di Viganello. Quella compiuta a Zurigo è l’ennesima sperimentazione farlocca. Il suo obiettivo è dire che il progetto deciso su base ideologica – che prevede di rendere la Svizzera sempre più accogliente per i migranti economici, anche tramite islamizzazione – è uno strepitoso successo e quindi va generalizzato!

Soldi del contribuente

Ma poiché alla faccia di lamiera di certi personaggi non c’è davvero limite, non solo si dice che gli imam per asilanti funzionano a meraviglia, ma si fa candidamente notare che, per estendere questa splendida pensata, serve una base legale; e soprattutto, servono i soldi del contribuente per formare le guide spirituali musulmane. Dove la ministra del “devono entrare tutti” intenda andare a parare è fin troppo evidente: l’obiettivo è l’introduzione di imam di Stato pagati con i nostri soldi. Ed evidentemente, se ci sono gli imam di Stato, l’islam deve logicamente venire riconosciuto religione ufficiale in Svizzera.

Come viene sdoganata la truffaldina operazione? La parolina magica è sempre la stessa: sarebbe necessaria (?) per l’ “integrazione”! E chi sarà mai, pensano la ministra del “devono entrare tutti” ed i suoi strapagati burocrati da tre e una cicca, quel becero populista e razzista che oserà mettersi per traverso davanti ad una misura che serve (dicono loro!) all’integrazione?

Ebbene cara kompagna Simonetta, questa ennesima boiata multikulti farai meglio a levartela subito dalla testa!

La Svizzera è cristiana

Tanto per cominciare, che gli imam per asilanti servano all’integrazione è l’ennesima fetecchiata, visto che è assai più probabile che producano l’effetto contrario, ossia la radicalizzazione. I pochi veri profughi che giungono in Svizzera continueranno a ricevere, se del caso, assistenza spirituale cristiana; perché questo è un Paese cristiano. Solo così potranno integrarsi. E, se non sono contenti, andranno a chiedere asilo ad uno Stato musulmano, visto che ce ne sono di estremamente ricchi!  Per contro per i migranti economici, che sono la grande maggioranza degli asilanti, il problema dell’integrazione non si pone nemmeno. Perché queste persone non vanno integrate, bensì rimandate a casa loro.

Invece la kompagna Simonetta vorrebbe tenerli tutti qui e fornire – oltre alle prestazioni sociali facili – anche gli imam pagati dalla collettività. In questo modo avrà la scusa per mettersi a formare ufficialmente in Svizzera degli imam. Così l’islam viene statalizzato e le radici cristiane della Svizzera rottamate in nome del fallimentare multikulti!

Ma davvero i burocrati del Dipartimento Sommaruga e la Sommaruga stessa credono che la gente sia così fessa da non vedere questi giochetti?

Di formare imam per gli asilanti non se ne parla neanche. Men che meno a nostre spese. Col fischio che siamo d’accordo di creare le condizioni per diventare sempre più attrattivi per finti rifugiati non integrati e non integrabili. Mentre i paesi dell’Europa dell’Est dicono chiaramente di non volere forti comunità musulmane in casa loro, noi, grazie alla Simonetta e compagnia cantante, andiamo nella direzione esattamente opposta!

Basi legali

Quanto alle basi legali, stiamo aspettando, e da un pezzo, quelle per mettere fuori legge associazioni salafite quali “La vera religione”, che sono qui a radicalizzare. Ed aspettiamo anche quelle per rendere più difficile ai migranti economici l’accesso alle prestazioni sociali. Perché, nel caso i camerieri bernesi dell’UE non se ne fossero ancora accorti, la Svizzera sta diventando il paese del bengodi per jihadisti dal momento che questa foffa può venire qui e farsi allegramente mantenere dall’assistenza; e così ha disposizione tutto il proprio tempo per dedicarsi alla propaganda pro-Isis.

Se poi vogliamo parlare di finanziamenti: è urgente vietare quelli esteri a moschee e centri culturali islamici, poiché ce ne sono di sostenuti da associazioni e paesi stranieri che li foraggiano per diffondere l’islam radicale in Svizzera. Anche se la kompagna Simonetta, è chiaro, non ne vuole proprio sapere! E se fosse d-d-d-discriminatorio??

Lorenzo Quadri

Imam nell’esercito: il Consiglio federale lo brama!

Non contenti di svendere la Svizzera, i camerieri dell’UE la vogliono pure islamizzare

 

Di recente il Consiglio federale ha svuotato un po’ di cassetti ed ha risposto ad alcuni atti parlamentari. Tra questi atti parlamentari figurano anche due interpellanze – una di chi scrive e l’altra del consigliere nazionale Udc Beat Arnold – sull’imam nell’esercito. La delirante ipotesi, si ricorderà, era stata ventilata addirittura dal capo delle forze armate. Con i tempi che corrono, sarebbe decisamente auspicabile (eufemismo) che i vertici dell’esercito rossocrociato si occupassero di questioni di altro tipo: ad esempio l’impiego dei militari sui confini per fermare l’invasione dei finti rifugiati con lo smartphone; vedi quanto fatto dai nostri vicini austriaci al Brennero (e loro, contrariamente a noi, sono pure membri UE).

Lealtà inequivocabile?

Agli atti parlamentari sugli imam nell’esercito, il Consiglio federale risponde che “oggi mancano le condizioni per integrare religiosi musulmani nell’esercito. Sono necessari: una formazione teologica riconosciuta in Svizzera o negli Stati limitrofi, una lealtà inequivocabile nei confronti del nostro Paese e delle sue istituzioni, la disponibilità a sottostare alle strutture dell’esercito e ad assistere spiritualmente tutti i militari, indipendentemente dalla loro confessione”.

Ohibò, c’è un problemino: le condizioni citate non solo non ci sono oggi, ma non ci saranno mai. A partire dalla “lealtà inequivocabile” al Paese ed alle istituzioni. Peraltro sarebbe interessante capire come si intenderebbe verificarla, questa lealtà a tutta prova. Magari tramite qualche autocertificazione farlocca? Oppure chiedendo al Comune di domicilio? Forse è il caso di ricordare che a proposito del tristemente famoso imam di Nidau, un ex finto rifugiato che predicava l’odio malgrado fosse mantenuto dal nostro stato sociale al quale ha stuccato nel corso degli anni la bellezza di 600mila Fr (però poi i soldi per i nostri anziani non ci sono), nessuno sapeva nulla fino a quando il caso è scoppiato per indiscrezioni giornalistiche. Le autorità locali sono venute giù dal pero. Prima, per loro era “tüt a posct”. Tant’è che il signore in questione ha pure staccato il permesso C, malgrado non lavorasse. Vuoi vedere che un simile soggetto avrebbe ottenuto il certificato di “lealtà alle istituzioni”? E  per predicatori vicini ad organizzazioni quali la Lega dei Musulmani in Ticino, che pubblica su faccialibro (facebook) un video in cui si annuncia l’arrivo del califfato e a proposito dell’estremista islamico ex candidato PPD al Consiglio comunale di Lugano dichiara che è un bravo ragazzo? Lealtà garantita anche in questi casi?

Si sperava in ben altro…

Quello che ci si attendeva dal Consiglio federale a proposito di imam militare, non erano certo pippe mentali su “condizioni che attualmente non sono date”. Ci si attendeva, invece, che il governo dicesse forte e chiaro che non c’è alcuna intenzione di procedere all’ennesima boiata multikulti; e per di più all’interno dell’esercito. Perché l’islam, come ha detto il prof. Giovanni Sartori recentemente scomparso (quindi non un becero leghista populista e razzista, bensì uno dei massimi sociologi a livello internazionale) non è integrabile. Di conseguenza, la balorda ipotesi dell’imam militare va rottamata sul nascere.

L’amara conclusione

L’amara conclusione è la seguente. Abbiamo un Consiglio federale che non vuole vietare i finanziamenti esteri (da paesi estremisti) alle moschee, che non vuole imporre l’obbligo agli imam di predicare nella lingua locale, che viene a raccontare che proibire la distribuzione per strada del Corano a fini di proselitismo islamista “sa po’ mia”, che addirittura dichiara pubblicamente ed ufficialmente che non si possono (di nuovo: “sa po’ mia”) espellere dalla Svizzera i jihadisti se questi si troverebbero in pericolo nel loro paese d’origine, e l’elenco delle fetecchiate potrebbe continuare, che adesso mette la ciliegina sulla torta venendo a dirci di voler inserire gli imam nell’esercito. Perché questo è ovviamente il senso della risposta agli atti parlamentari sul tema. Il CF non crea l’imam militare perché “non ci sono le condizioni”; mica perché ritiene  che inventarsi una figura del genere sarebbe l’ennesima clamorosa cappellata. Oltre che un ulteriore passo sulla strada, già ben battuta dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere, dell’islamizzazione della Svizzera.

Previsione facile

Oltretutto non ci vuole il mago Otelma per prevedere come andrà a finire. Gli scienziati bernesi in nome del multikulti – o con l’imam militare, o con altri mezzi – faranno dilagare il radicalismo islamico anche nell’esercito. Poi verranno dire che, causa il rischio terrorismo, “bisogna” ritirare l’arma d’ordinanza ai militi (ovviamente a tutti, mica solo a quelli musulmani: sarebbe spregevole razzismo!) oltre che tutte le altre armi detenute legalmente dai cittadini onesti. Così, al posto di rottamare, come sarebbe doveroso, la politica dell’immigrazione scriteriata, si criminalizzano e si rottamano le tradizioni elvetiche. Vergogna!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Non diventiamo il paese del Bengodi per l’islam radicale!

Imam nell’esercito, tentativi di organizzare raduni di estremisti musulmani,…

 

Ma guarda un po’. Il grande raduno degli islamici radicali organizzato dal sedicente Consiglio centrale islamico svizzero, che si sarebbe dovuto tenere a Zurigo nei giorni scorsi, è traslocato ad Istambul. Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio. Gli interrogativi sorgono. Infatti, la “delocalizzazione” è  avvenuta perché i proprietari dell’immobile dove si sarebbe dovuto tenere l’ “evento”, dopo aver capito con chi avevano a che fare, hanno ritirato il proprio consenso. Se ne deduce quindi che, senza tale opposizione (a scoppio ritardato) il raduno ci sarebbe stato eccome. Sicché la domanda nasce spontanea. Come mai la città di Zurigo o il Cantone non hanno messo subito un veto ad una simile aberrante manifestazione? “Bisogna aprirsi” ai musulmani estremisti?

Associazione da proibire

Il sedicente Consiglio centrale islamico svizzero avrà anche un nome pomposo ed istituzionale. Di fatto è un’associazione salafita, finanziata con soldi in arrivo dai paesi del golfo persico. La missione? Diffondere l’estremismo islamico in Svizzera. Nei confronti dei responsabili di questa associazione, il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto un procedimento penale. Tali vertici sono il presidente Nicolas Blancho, colui che ebbe a dire che picchiare le donne è un diritto, e Qaasim Illi, responsabile della comunicazione. Questi altri non è che il marito di Nora Illi. Ossia la donna  che arriva in Ticino con la faccia nascosta dietro uno straccio nero ad inscenare penosi teatrini contro il divieto di burqa votato dal popolo.

Non concediamo spazi

E’ evidente che a questo sedicente Consiglio centrale islamico non bisogna concedere alcuno spazio.  In effetti, visti i precedenti, ancora prima della manifestazione bisognerebbe proibire i suoi promotori, ossia il CCIS stesso. Si ricorderà che la Germania, tanto per non andare nemmeno troppo lontano, non ci mette molto a vietare i gruppi islamici pericolosi. Lo ha fatto con l’associazione “La vera religione” peraltro presente anche in Svizzera. Ma inutile dire che dalle nostre parti simili misure non vengono mica prese. Non sia mai. Si farfuglia di basi legali inesistenti. Così l’Islam radicale avanza, mentre i politikamente korretti spalancatori di frontiere starnazzano come germani reali contro gli “svizzeri razzisti”.

Il rappresentante in Ticino…

Sempre a proposito di islamizzazione della Svizzera. Di recente si è parlato di Imam militari. Un’ipotesi che i vertici dell’esercito starebbero valutando. Anche se per ora non c’è nulla di concreto, il solo fatto che si prenda in considerazione una simile ipotesi è del tutto fuori posto. Ed infatti, ringalluzzito dall’insano proposito, il presidente della Lega (!) dei musulmani in Ticino nei giorni scorsi si è affrettato a dichiarare su un portale online che “l’imam militare è un diritto”. Ohibò, evidentemente qualcuno, in arrivo da “altre culture” è stato abituato a considerare ogni proprio desiderio come un diritto indiscutibile. Diritto che gli svizzerotti “chiusi e gretti” devono riconoscere, se non vogliono venire infamati come razzisti ed islamofobi.

Per non lasciare le cose a metà, il citato rappresentante dei musulmani ticinesi ha anche aggiunto che l’imam nell’esercito sarebbe un primo passo sulla strada del riconoscimento dell’Islam come religione ufficiale in Svizzera. Ah ecco. Poi vengono ancora a dirci che non è vero che si sta islamizzando la Svizzera con la tattica del salame (una fetta alla volta); sono tutte balle della Lega populista e razzista.

E’ dunque opportuno rimettere il campanile – nota bene: il campanile, non il minareto – al centro del villaggio puntualizzando un paio di semplici cosette.

Alcune precisazioni
1) Di riconoscere l’Islam come religione ufficiale in Svizzera non se ne parla nemmeno. L’Islam non ha nulla a che vedere con la Svizzera, con la sua storia, con le sue tradizioni, con la sua cultura.
2) Idem dicasi per l’imam militare. Di queste figure non si sa nulla; non si sa quanti sono e cosa predicano; circolano anche in Svizzera “guide spirituali” musulmane finanziate con soldi esteri per diffondere l’islam radicale. E noi vogliamo rischiare di introdurre qualche Imam “non moderato” nell’esercito, permettendogli così  di radicalizzare militi con passaporto rosso ma magari poco integrati (naturalizzazioni facili)?
3) L’Imam militare è evidentemente una tappa nel processo di islamizzazione della Svizzera con la tattica del salame (una fetta alla volta).

4) Immaginare l’istituzione dell’Imam militare non ha alcun senso nemmeno sotto il profilo dei numeri, e c’è da sperare che i responsabili del nostro esercito, dal consigliere federale in giù, abbiano altre e più sensate priorità.
Lorenzo Quadri

Imam nell’esercito? Stop all’ennesima boiata multikulti!

No all’islamizzazione della Svizzera con la tattica del salame (una fetta alla volta)! 

Ah beh, certo che questa ci mancava! Ecco arrivare – è notizia della scorsa settimana – la nuova geniale proposta all’insegna del masochismo politikamente korretto: l’imam nell’esercito.  A che stadio si trovi il balzano progetto, a questo punto diventa secondario. Anche il solo prendere in considerazione l’ipotesi degli imam militari è un segnale allarmante.

Manna per il radicalismo

L’esercito svizzero di milizia è una delle più importanti tradizioni del nostro paese. Una delle sue principali specificità. L’esercito è anche considerato un elemento di integrazione e di coesione nazionale.

L’islam politico, per contro, è la negazione della società occidentale. E’ l’antitesi dei nostri modi di vita, delle nostre leggi, della nostra democrazia. L’islam politico mira a conquistare e a sottomettere. E a farlo approfittandosi delle porte che la stessa Europa, stoltamente, gli spalanca. Eh già: “bisogna aprirsi”. Bisogna essere multikulti. Bisogna essere buonisti-coglionisti, e chi non ci sta à uno spregevole populista e razzista.

Simili atteggiamenti, all’insegna della genuflessione, sono una vera e propria manna per il radicalismo islamico.

Non c’è controllo

Sugli imam non c’è alcun controllo. Ci sono sul nostro territorio fior di associazioni musulmane finanziate con fondi stranieri (ad esempio in arrivo dalla Turchia o dai paesi del Golfo) che hanno il preciso obiettivo di radicalizzare i musulmani presenti in Svizzera. Abbiamo visto il caso della moschea An’nur a Winterthur. Per non parlare delle svariate decine, forse centinaia, di “foreign fighters” partiti dalla Svizzera per combattere la jihad. Almeno una decina di questi, è notizia recente, proviene dal Ticino. Si tratta di giovani musulmani che qualcuno – magari foraggiato con fondi esteri – ha radicalizzato. Eppure il Consiglio federale rifiuta ostinatamente di vietare i finanziamenti stranieri alle moschee ed ai sedicenti centri culturali islamici; e rifiuta pure di imporre a questi ultimi di indicare la provenienza dei fondi di cui dispongono. Come al solito: pur di non dar ragione agli odiati populisti e razzisti – la mozione che chiedeva le misure di cui sopra, peraltro esistenti in altri paesi europei, era di chi scrive – si preferisce spararsi a raffica nei gioielli di famiglia.

Lavaggio del cervello?

Ora a questi predicatori (magari salafati), sui quali come detto non c’è alcun controllo, si vuole spalancare anche le porte dell’esercito,  nell’ennesimo incontrollato impeto di apertura buonista-coglionista. Ma bene: così imam malintenzionati potranno fare il lavaggio del cervello anche a giovani musulmani non integrati – ma che, grazie alle naturalizzazioni facili, hanno comunque il passaporto rosso – e che dispongono dell’arma d’ordinanza. Poi, una volta inseriti gli imam nell’esercito, arriverà la Simonetta “devono entrare tutti” Sommaruga di turno a dirci che bisogna ritirare l’arma d’ordinanza agli svizzeri, così come pretendono i balivi di Bruxelles, perché c’è un rischio terrorismo. Ah certo: prima si spalancano le frontiere a tutti, poi si promuove l’islamizzazione della Svizzera in nome del multikulti, e poi ancora si pensa di cancellare le tradizioni elvetiche che danno fastidio all’UE con la scusa del terrorismo? Il terrorismo in Occidente non dipende dalle armi in possesso dei cittadini onesti. Dipende da politiche migratorie scriteriate: quelle che tanto piacciono ai kompagnuzzi e agli intellettualini.

Tattica del salame

Non ci vogliono grandi studi per capire che spalancare le porte dell’esercito agli imam è una delle tappe sulla via dell’islamizzazione della Svizzera. Ecco un possibile programma in sette passi. E malauguratamente non  è nemmeno troppo fantasioso.

Primo passo: introduzione dell’imam nell’esercito.

Secondo passo: insegnamento dell’islam nelle scuole (per la serie: civica no, ma islam sì).

Terzo passo: rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (come da proposta fuori di zucca del presidente del PSS Christian Levrat).

Quarto passo: fare spazio a partiti di matrice islamica che vorranno sostituire le nostre leggi con altre ispirate (?) al Corano.

Quinto passo: via tutti i riferimenti alla nostra religione (a partire dalla croce dalla bandiera) per “non offendere” immigrati musulmani.

Sesto passo: introduzione della sharia.

Settimo passo: prescrizioni sull’abbigliamento.

Ottavo passo: ?

Questa è l’ islamizzazione della Svizzera tramite tattica del salame (una fetta alla volta) contro cui bisogna battersi. Anche a costo di beccarsi le solite etichette di populisti, razzisti, eccetera. Ed è preoccupante che a prestare il fianco, in un raptus di multikulti, sia nientemeno che l’esercito.

Lorenzo Quadri

Imam estremista all’inaugurazione del tunnel AlpTransit Gottardo: una vergogna. Peccato d’ingenuità? No, bisogna proprio essere scemi

AlpTransit non comincia di certo col piede giusto. Prima si “scopre” (in realtà lo si sapeva fin dall’inizio, visto che i nostri vicini a Sud un po’ li conosciamo) che i contribuenti svizzerotti devono finanziare con 280 milioni di Fr (e scusate se sono pochi) il cosiddetto corridoio di 4 metri in Italia. In sostanza si tratta di alzare il profilo delle gallerie ferroviarie italiane sugli accessi ad AlpTransit, altrimenti non si può effettuare il tanto agognato trasbordo delle merci dalla strada alla ferrovia, perché i tunnel sono troppo bassi per i vagoni che trasportano i container.

 

Come a Versailles

Poi salta fuori che il prossimo inizio giugno, per l’inaugurazione del traforo AlpTransit Gottardo, si spenderanno 15 milioni di Fr, e paga pantalone. Paga per cosa? E’ evidente che la maggior parte della spesa servirà a finanziare il sollazzo dei 1100 vip o presunti tali invitati all’evento. Le signorie loro si strafogheranno coi famosi stuzzichini preparati dalla ditta di catering lucernese (in barba alla concorrente ticinese che aveva presentato un’offerta più conveniente ma che è stata scartata con motivazioni inconsistenti). La situazione mette a disagio. Ricorda da vicino la Versailles dell’Ancien régime: il popolo fa la fame per finanziare le feste di corte. Sappiamo tutti com’è andata a finire.

Che per dar lustro all’opera sia necessaria la presenza di personaggi quali il premier italiano non eletto Matteo Renzi, il bietolone Hollande destinato a sicura trombatura al prossimo appuntamento con le urne, o l’ “Anghela” Merkel che spalanca le porte dell’Europa all’invasione dei finti rifugiati, non sta scritto da nessuna parte. E’ la solita fetecchiata provincialista del “noi non valiamo niente, per fare bella figura dobbiamo rivolgerci all’estero”.

 

“Andate in bici”

Quale valore aggiunto porterà mai la festa per l’ “élite” pagata dal contribuente? Nessuno. E forse che Italia, Francia e Germania hanno partecipato ai costi della realizzazione di AlpTransit? Manco per sogno. Il conto pesa tutto sul groppone degli svizzerotti. Che, come visto, pagano anche lavori – e che lavori – in Italia. E il premier non eletto Renzi non sa nemmeno dove si trova il San Gottardo.

Naturalmente, a causa dell’inaugurazione “del secolo”, la Leventina resterà blindata, come da comunicato degli scorsi giorni. Gli abitanti sono stati invitati a “spostarsi in bicicletta” (sic!). Bene: così, grazie alle manie di grandeur, l’opera comincerà fin dall’inizio ad attirarsi le maledizioni della popolazione locale.

 

L’imam “non moderato”

Ma naturalmente non poteva mancare la cappellata somma, compiuta, ancora una volta, in nome del politikamente korretto: invitare un imam ai festeggiamenti, lasciando fuori il rappresentante della Chiesa protestante. In sostanza i geniali organizzatori hanno pensato bene di invitare un abate cattolico, un rabbino e un imam. E’ evidente l’intento squallidamente multikulti: mettere sullo stesso piano il religioso cristiano e quello musulmano. Solo che i due non sono per nulla sullo stesso piano, dal momento che questo è un paese cristiano da 1500 anni, costruito (come tutto l’Occidente) su valori giudaico-cristiani e non su precetti coranici. L’invito all’imam è dunque l’ennesima ottusa genuflessione ad una religione estranea al nostro paese ed ai nostri valori, che non ha alcun titolo per essere presente ad un evento quale l’inaugurazione di AlpTransit.

Non ancora contenti, i geniali organizzatori di sollazzi faraonici sono riusciti a chiamare un imam in odore di estremismo, tale Bekim Alimi. Un gruppo di deputati ticinesi in Gran Consiglio, capitanato da Fabio Schnellmann, tramite atto parlamentare ne ha evidenziato le improponibili frequentazioni con religiosi (?) che sostengono l’ISIS, rispettivamente con il presidente del Consiglio centrale islamico Svizzero, tale Nicolas Blancho: uno che va in giro a dire che bisogna introdurre la sharia e che è giusto picchiare le donne.

 

Bisogna essere scemi

L’ente pubblico continua a dare spazio e visibilità ad individui legati all’estremismo islamico e potenzialmente pericolosi. Lo fa la SSR foraggiata con il canone più caro d’Europa, che insiste nell’ invitare Blancho, dandogli così l’opportunità di diffondere i suoi deliranti messaggi con i nostri soldi. Adesso ecco che, tramite l’inaugurazione di AlpTransit, sempre l’ente pubblico regala un palcoscenico (e che palcoscenico!) ad un sospetto integralista islamico. Così facendo, si conferisce legittimità ed autorevolezza a chi nega i nostri valori e le nostre libertà: evidentemente, questi ultimi vanno rottamati; “bisogna aprirsi”, che diamine! Magari se si aprissero gli occhi prima di aprire le frontiere, questo paese sarebbe messo un po’ meglio.

Invitare un imam sospetto estremista all’inaugurazione di AlpTransit Gottardo non è nemmeno questione d’ingenuità. Bisogna proprio essere scemi. Viste le circostanze, l’inaugurazione meriterebbe una diserzione di massa. Tanto per far capire da che parte sorge il sole.

Lorenzo Quadri