Tassare i soldi inviati all’ estero dagli immigrati

Gli italiani hanno pronta una proposta governativa: perché non la riprendiamo anche noi?

Ma pensa te! Il governo italiano vorrebbe tassare i flussi di denaro che gli immigrati regolari inviano nei rispettivi paesi d’origine, tramite un emendamento proposto dalla Lega.

Un affare per le casse pubbliche

La tassa si applicherebbe agli immigrati extracomunitari. Secondo stime effettuate nel Belpaese, infatti, nel primo semestre del 2018 sarebbero stati spediti all’estero 2.71 miliardi di euro. Ciò significa che la cifra annuale è di 5.5 miliardi. L’80% di questo flusso avrebbe come destinazione dei paesi extraeuropei. L’idea dei vicini a Sud è quella di prelevare da questo 80% un 1.5%, ciò che porterebbe nelle casse pubbliche italiche  62 milioni di euro all’anno. Non proprio noccioline.

Tutti avranno a questo punto capito dove vogliamo andare a parare. Perché una tassa del genere non la pensiamo anche noi? Se i vicini a sud “possono”, perché noi non potremmo?

Se avanzano soldi…

In Svizzera ogni anno gli immigrati spedirebbero all’estero in totale circa 17 miliardi di Fr (si tratta di una stima; c’è chi indica cifre diverse, anche superiori). Su questi miliardi si sa molto poco. In particolare, non si conosce la loro provenienza. E’ reddito da lavoro? Oppure si tratta di prestazioni assistenziali che vengono mandate al natìo paesello dai beneficiari? Se così fosse, ci sarebbe un problema. In effetti, tali prestazioni servono al sostentamento di chi risiede da noi. Se invece avanzano soldi da inviare all’estero, questo significa che vengono versati sussidi in esubero. Quindi si impongono delle decurtazioni alle rendite.

Vederci più chiaro

Dal momento che stiamo parlando di svariati miliardi che ogni anno partono per “altri lidi”, non sembra certo fuori posto pretendere di vederci un po’ più chiaro in questo vero e proprio tesoro. Tanto più che al solito sfigato contribuente reo di possedere  “qualcosa” (ad esempio una casetta o appartamento) lo Stato fa  i conti in tasca non fino all’ultimo centesimo, ma ancora di più. Di recente i valori di stima sono stati pompati dal DFE targato PLR per fare cassetta ai danni di chi vive in un’abitazione di proprietà.

Occhi chiusi?

Inutile dire che invece sui miliardi inviati all’estero da immigrati i camerieri bernesi dell’UE preferiscono chiudere gli occhi. Dicono che indagare sarebbe troppo complicato. Sul fatto che sarebbe complicato, non ci piove. Che lo sarebbe “troppo”, a fronte dell’involarsi di somme miliardarie, è una tesi piuttosto azzardata. Il sospetto – per la serie: a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre – è che i motivi del “disinteresse” siano ben altri e legati al solito politikamente korretto.

Se gli italici “possono”…

Visto dunque che su questi soldi non si vuole svolgere alcun approfondimento, allora tanto vale copiare la misura pensata dai vicini a sud. Ovvero, inventarsi un bel balzello sulle somme che gli immigrati trasferiscono all’estero, da usare poi per finanziare lo Stato sociale. I costi della socialità sono infatti esplosi a causa dell’immigrazione scriteriata. Idem dicasi per quelli della sicurezza. E allora, è sensato immaginare di compensare trattenendo qualcosa sui soldi che i migranti hanno guadagnato o comunque incassato in Svizzera, e che però non verranno immessi nel circuito economico elvetico bensì in quello dei paesi d’origine.

E se lo fa l’Italia – che è pure Stato membro UE – non si vede perché non dovremmo poter fare anche noi la stessa cosa.

Lorenzo Quadri

 

Sempre meglio! Finti rifugiati vendono i permessi sui social

Il tedesco “Der Spiegel” denuncia lo scandalo. Poco ma sicuro che anche in Svizzera…

Nelle scorse settimane, si è appreso della decisione della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) di rivedere lo status di circa 3200 finti rifugiati eritrei. Ciò avviene a seguito di una sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) dell’agosto dello scorso anno. Il tribunale ha certificato che gli eritrei, ma guarda un po’, non corrono il rischio di subire trattamenti “disumani” in patria. Ah beh, dopo averne mangiate cinquanta fette, anche al TAF si accorgono che era polenta! E’ chiaro che i finti rifugiati eritrei, mantenuti in Svizzera, non sono perseguitati in patria, visto che tanti di loro ci ritornano per le vacanze, perché “lì è più bello”.

Non si è però  capito come mai la SEM voglia rivedere lo statuto di soli 3200 migranti economici eritrei, quando in Svizzera ce ne sono circa 9400: e tutti gli altri?

Niente accordi di riammissione

Nei giorni scorsi anche il console onorario svizzero in Eritrea, Toni Locher, ha dichiarato alla stampa d’Oltralpe che il 99% degli eritrei presenti in Svizzera sono migranti economici. Eppure, secondo la kompagna Sommaruga ed accoliti, “devono entrare tutti”, e devono pure restare. Già, perché i 3200 finti rifugiati eritrei di cui si starebbe rivedendo lo statuto, ammesso e non concesso che si giunga ad un suo ritiro, non è mica sicuro che lascerebbero la Svizzera. Questo perché l’Eritrea non ha sottoscritto alcun accordo di riammissione con la Confederella, ed accetta solo rientri su base volontaria (si può immaginare quanti siano: si contano sulle dita di una mano).  Intanto il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis è in giro per la Svizzera a fare il prezzemolino ad ogni sorta di sagre e sfilate che non c’entrano un tubo con il suo lavoro.

I gruppi su facebook

E dalla Germania è arrivata una nuova puntata della saga dei finti rifugiati. Lo “Spiegel” Online ha infatti pubblicato un interessante approfondimento che racconta come dei migranti economici che hanno ottenuto uno statuto di rifugiato in caso di rientro (definitivo o temporaneo) al loro paese vendono i documenti d’identità rilasciati dallo Stato tedesco. Questo vuol dire che ad arrivare in Germania con questi documenti è poi un’altra persona, sotto mentite spoglie. Fantascienza? Non tanto, perché il commercio è fiorente. Come spiega lo  Spiegel, ci sono degli appositi gruppi su facebook (non a caso i finti rifugiati hanno tutti lo smartphone). E il periodico tedesco racconta anche un caso concreto, di un asilante siriano che ha deciso di rimpatriare e per fargli raggiungere la destinazione i passatori gli hanno chiesto di cedere a loro i suoi documenti.

Altri migranti invece, che sono intenzionati a rientrare in Germania, vendono i loro permessi in patria. Poi annunciano al consolato tedesco di averli persi, e ne chiedono la sostituzione.

Il colmo è che le autorità germaniche sono a conoscenza del traffico illecito: lo Spiegel cita un’analisi confidenziale della polizia federale, dove si legge che: “sui social media sono offerti in vendita soprattutto documenti d’asilo tedeschi”.

Arrivano terroristi islamici

Il pericolo di questa pratica è evidente. Non solo immigrazione illegale, ma anche molto peggio. Chi arriva in Occidente con i documenti di un’altra persona? “Solo” clandestini o anche e soprattutto terroristi? Chi gestisce i gruppi facebook dove si organizza la compravendita? Forse affiliati alla jihad? L’aspetto più inquietante è che il sistema, per quanto incredibile possa sembrare,  funziona. Come afferma allo Spiegel un alto funzionario: “Se si riesce a riprendere completamente l’identità di un’altra persona, vale a dire se si possiedono tutti i suoi documenti rilevanti, solo di rado si viene scoperti”. Allegria!

Chissà perché, c’è come il vago sospetto che non siano solo i documenti d’asilo tedeschi ad essere oggetto di mercimonio. Poco ma sicuro che lo sono anche quelli svizzeri! Vuoi vedere che i finti rifugiati accolti dalla Confederella che tornano al loro paese per le vacanze  ne approfittano anche per portare a termine operazioni di compravendita di permessi come quelle denunciate dallo Spiegel?

Da Berna, naturalmente, giunge il consueto silenzio assordante.

Lorenzo Quadri

Accoltellamento a Lugano: la musica deve cambiare!

Non solo pene più severe ma anche giudici meno buonisti-coglionisti e più espulsioni 

E al Giudice Ermani ribadiamo che questo “sottobosco malavitoso” di “indigeno” non ha proprio nulla, dal momento che è composto da foffa d’importazione. E, se qualcuno di questi galantuomini ha pure il passaporto rosso, ringraziamo le naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia politikamente korretta!

Dopo l’accoltellamento dello scorso sabato mattina in centro Lugano tra gang rivali di criminali stranieri (ai quali naturalmente paghiamo pure le cure sanitarie, poi ci chiediamo come mai i premi di cassa malati esplodono) fa piacere che anche all’interno della Magistratura si levino voci che richiedono sanzioni più severe per chi commette reati violenti. Alla buon’ora! Nel concreto, ad esprimersi pubblicamente sul tema è il giudice Mauro Ermani ai microfoni di Teleticino.

Eh già, perché gli unici nei cui confronti la giustizia è inflessibile sono gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura. Per loro, nessuna giustificazione è ammessa. Per i delinquenti, invece, parte il festival delle attenuanti.

Le scusanti del piffero

E qui è opportuno ricordare che il codice penale è senz’altro una parte, anche importante, del problema. Ma non è l’unica. Un’altra componente è proprio quella dei magistrati che applicano la legge, e che spesso e volentieri trovano scusanti del piffero per mitigare le condanne dei delinquenti. Quando poi si tratta di stranieri – che sono la stragrande maggioranza dei criminali attivi in Ticino: lo dimostra l’occupazione della Stampa, il cui tasso di popolazione senza il passaporto rosso raggiunge anche all’80% – ecco che arrivano i giudici spalancatori di frontiere a stabilire che questa foffa non può essere espulsa perché “la libera circolazione prevale”. E’ accaduto ancora un paio di settimane fa: il tribunale cantonale zurighese ha annullato l’espulsione di un picchiatore tedesco di 27 anni decisa dal tribunale distrettuale di Winterthur. E questo in nome della libera circolazione. La quale prevarrebbe sul diritto svizzero ed in particolare sulla norma, votata dal popolo, che prevede l’espulsione dei delinquenti stranieri. Il bello è che, per stessa ammissione dei giudici di Zurigo, “il caso si presta a valutazioni giuridiche contrastanti”. E questi legulei del flauto barocco tra le “valutazioni contrastanti” quale ti vanno a scegliere? Ma naturalmente quella favorevole al “devono entrare tutti” e contraria alle decisioni popolari!

Quindi, oltre a sistemare il Codice penale, occorre anche cominciare a lasciare a casa quei giudici che si arrampicano sui vetri pur di permettere a delinquenti stranieri di continuare a vivere nel nostro paese (magari anche a carico del nostro Stato sociale).

Impedire l’arrivo

Altra componente è la prevenzione. Per evitare che gang straniere vengano ad accoltellarsi in centro Lugano, la prima cosa da fare è impedire che arrivino in Ticino. Quindi, ripristino dei controlli sistematici sul confine. Bye bye Schengen!

E per impedire poi che stranieri pregiudicati per reati violenti si stabiliscano nel nostro sempre meno ridente Cantone, è indispensabile mantenere in vigore la richiesta del casellario giudiziale. Altro che calare le braghe nella ridicola illusione di ottenere dal Belpaese la firma degli accordi sulla fiscalità dei frontalieri!

Mandare nelle patrie galere

Ulteriore ambito di intervento: la possibilità di far scontare la pena ai delinquenti stranieri nel paese d’origine. Ciò che oggi accade solo in casi rarissimi. Non sta né in cielo né in terra che Stati ai quali elargiamo a go-go inutili aiuti allo sviluppo o “contributi di coesione” – naturalmente a scapito dei cittadini svizzeri in difficoltà – abbiano ancora la faccia di tolla di rifiutarsi di sottoscrivere convenzioni sulla carcerazioni nelle loro galere dei loro concittadini che si trovano in Svizzera a commettere reati. Quanto ai criminali UE: i paesi dell’Unione possono mandarci tutta la foffa in nome della libera circolazione e noi, in nome sempre della libera circolazione, non possiamo rispedirgli i loro galeotti? Per citare il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

E’ evidente che la certezza di dover scontare la pena nelle patrie galere, che sono “appena un attimino” diverse dall’Hotel Stampa, già di per sé costituisce un potente deterrente per la criminalità d’importazione.

Visto poi che i giovani stranieri violenti nella maggior parte dei casi ricevano condanne ridicole ovvero sospese condizionalmente, sarebbe buona cosa – sia a titolo deterrente che di informazione della popolazione – che nome e fotografia di questi signori venissero pubblicati in una banca dati aperta al pubblico, consultabile liberamente via internet. Negli USA esistono soluzioni simili e funzionano.

“Sottobosco indigeno”?

Disturba infine l’affermazione conclusiva del giudice Ermani riportata dal portale Ticinonews, riferita sempre all’accoltellamento a Lugano: “Questi fatti fanno male. La Svizzera ha una tradizione di convivenza pacifica fra più culture e inclusione fra diverse sensibilità. Questa gente (i picchiatori stranieri, ndr) sempre più spesso nasce e cresce da noi, ha il passaporto, parla perfettamente italiano e ha le stesse possibilità degli altri. Un sottobosco malavitoso indigeno che non si può controllare”.

Eh no, Signor Giudice. Questo “sottobosco malavitoso” di indigeno non ha proprio nulla, visto che si tratta o di stranieri tout-court, o di stranieri che hanno beneficiato di naturalizzazioni facili. E’ tutta foffa importata. Si ammetta una buona volta che la scellerata politica delle frontiere spalancate e del multikulti, accoppiata con le leggi lassiste ed i tribunali buonisti-coglionisti, ci ha trasformati nel paese del Bengodi dei malviventi stranieri. E si ammetta che, grazie alla partitocrazia politikamente korretta, vengono naturalizzate “in scioltezza” persone non integrate e non integrabili. Lo si ammetta, e si cominci a comportarsi di conseguenza. A partire proprio dal potere giudiziario che lei rappresenta, Signor Giudice.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Basta mantenere immigrati nello Stato sociale!

Povertà: Ticino con le pezze al “lato B” e la spesa dell’assistenza esplode

 

In Ticino il tasso di povertà reddituale è del 17% mentre nel resto della Svizzera è del 7%, quindi dieci bei punti percentuali in meno. Lo ha detto nei giorni scorsi l’Ufficio federale di statistica. Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ma come, non c’erano fior di istituti di ricerca, dall’IRE (funesta) alle banche cantonali romande a dirci che siamo la quarta regione più dinamica d’Europa e che soppiantamento di residenti con frontalieri e dumping (in granconsigliese: dömping) sono solo “una percezione”?

Sulle allarmanti cifre dell’Ufficio federale di statistica si è espresso nei giorni scorsi sul portale LiberaTV il Beltradirettore del DSS, sollevando alcuni temi.

Tre questioni

La prima questione è quella degli asilanti che gravano sui conti dell’assistenza. “Molti rifugiati ammessi non hanno una formazione professionale per le esigenze svizzere e per tre quarti restano a carico della rete sociale”, dice il Consigliere di Stato. A parte l’arrotondamento al ribasso, perché la quota di asilanti in assistenza è superiore ai tre quarti (per talune etnie siamo anche sopra il 90%) , il punto è un altro. Ossia che molti di questi asilanti non dovrebbero nemmeno più essere in Svizzera.  Le ammissioni provvisorie devono tornare ad essere quello che il nome dice. Provvisorie appunto. L’asilante che non è individualmente minacciato ma che scappa dal suo paese perché è in guerra, una volta passata l’emergenza umanitaria deve rimpatriare. Invece questo adesso non avviene. Non ancora contento il Dipartimento della ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga vorrebbe dare ancora maggiori garanzie di permanenza. Ma gli asilanti non devono venire “integrati” nel mondo del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone dove, “grazie” all’invasione da sud, non c’è più spazio per nemmeno per i ticinesi. Devono venire rimpatriati.

Inoltre, visto che si ammette che i sedicenti rifugiati sono un problema per lo stato sociale, i Consiglieri di Stato responsabili della socialità – e questo vale per tutti i Cantoni – dovrebbero essere sulle barricate contro la politica del “devono entrare tutti”. Invece…

Seconda Beltraffermazione interessante: “insisto che finché una persona che ha diritto di risiedere (da noi) deve poter ricevere gli aiuti dell’assistenza perché non vogliamo che aumentino i furti e il degrado sociale”.  Occorre ribadire:

1) L’immigrato  nello stato sociale non deve poter ricevere aiuti.

2) Non si tratta, quindi, di versare prestazioni assistenziali agli immigrati nello stato sociale per “evitare il degrado” (e nümm a pagum) diventando così sempre più attrattivi per chi vuole approfittare della generosa (ed anche un po’ fessacchiotta) socialità elvetica, ma di rendere rapide ed efficaci le espulsioni. Molto, come sappiamo, dipende dalle istanze giudiziarie.

3) L’andazzo odierno è noto: ricorsi su ricorsi dell’immigrato contro le decisioni di ritiro del permesso di dimora, naturalmente con avvocato finanziato dal contribuente. Ed intanto il diretto interessato rimane in Ticino a carico dell’assistenza. Proposta provocatoria, ma nemmeno poi tanto: si cominci a levare l’effetto sospensivo ai ricorsi contro le decisioni di non rinnovo del permesso. Così intanto la persona in questione comincia a partire (e quindi a non essere a carico del contribuente). Alla peggio, se il mancato rinnovo dovesse risultare ingiustificato, potrà rientrare. Ma intanto, per il tempo della procedura giudiziaria, rimane fuori. E visto che tali procedure durano anni, il risparmio è evidente!

Terza chicca: ovviamente il Beltraministro del PPD, partito fautore della libera circolazione delle persone e contrario a Prima i nostri, tenta di minimizzare gli effetti deleteri della libera circolazione. “Fatico a credere che chiudendo i vasi comunicanti (ossia: le frontiere) si aumenti il benessere”.  Ohibò, eppure è tanto semplice: se in Ticino entrano ogni giorno 65mila frontalieri, e di questi 40mila sono attivi nel terziario dove non colmano alcuna carenza di manodopera locale, è scontato che  poi non ci sia lavoro per i residenti. Questi ultimi, di conseguenza, cadono in situazioni di povertà. E’ quindi evidente che, se salta la libera circolazione, la musica cambia.

Lorenzo Quadri

Miliardi esportati all’estero: anche da aiuti sociali?

Al CF non interessa vederci chiaro sui soldi che gli immigrati inviano al paesello

Ohibò: sui soldi che gli immigrati trasmettono nei paesi d’origine è buio pesto. E naturalmente al Consiglio federale non interessa accendere la lampadina (e nemmeno una candela).

Ma procediamo con ordine. Nei mesi scorsi sulla stampa era emersa un’indicazione interessante, confermata dall’Amministrazione federale: i migranti inviano ogni anno 17 miliardi nei paesi d’origine. Evidentemente, se un immigrato lavora e guadagna, nulla gli impedisce di mandare dei soldi “a casa”. Il problema si pone se questi soldi non provengono da reddito da lavoro, bensì da aiuti sociali. E’ evidente che il contribuente svizzerotto non paga i costi dello Stato sociale per permettere ai beneficiari stranieri di mantenere il folto parentado rimasto al paesello.

Delle due l’una

E’ forse il caso di ricordare che i costi sociali stanno schizzando verso l’alto in direzione infinanziabilità.  Sicché, delle due l’una: o si taglia linearmente su tutti, inguaiando anche gli svizzeri in difficoltà, oppure si interviene seriamente sugli immigrati nello Stato sociale. Per i quali la festa deve finire ed in fretta.

Quanti provengono da sussidi?

Visto che stiamo parlando di 17 miliardi di franchetti mandati all’estero ogni anno e non di due spiccioli – e c’è chi parla di una cifra addirittura superiore, ovvero 24.4 miliardi – la politica dovrebbe essere interessata a capire meglio la provenienza di simili somme stratosferiche.

Se anche solo l’1% di questi 24.4 miliardi provenisse da aiuti sociali, si tratterebbe di quasi 250 milioni di sussidi in esubero a stranieri, che si potrebbero risparmiare. Ancora più grave sarebbe se questi soldi fossero inviati da asilanti. In tal caso infatti la possibilità che questi soldi vadano anche a finanziare  passatori è altissima.

E’ forse il caso di ricordare che i rifugiati (o presunti tali) ammessi provvisoriamente in Svizzera ricevono dallo Stato – quindi da noi – più dei nostri anziani con la sola AVS che hanno lavorato e pagato le tasse per tutta la vita.

Poi magari questi “profughi” vanno a trascorrere le vacanze nel paese d’origine perché “lì è più bello”. E gli svizzerotti fessi non se ne accorgono. Perché per non farsi sgamare basta andare in treno al primo aeroporto estero e partire da lì.

Il solito Njet

Indagare sulla provenienza di questa valangata di miliardi che ogni anno viene spedita all’estero; capire se una parte di essa – e se sì, quale – è finanziata da aiuti sociali, è senz’altro complesso.  Ma è necessario. Anche perché di fare il paese del bengodi per ogni sorta di approfittatori stranieri (e di venire poi ancora accusati di razzismo!) ne abbiamo le scuffie sature. Da qui la richiesta al Consiglio federale di approfondire il tema, che il sottoscritto ha formulato tramite postulato. La risposta naturalmente è il solito Njet. Chi l’avrebbe mai detto! Tra parentesi, anche un senatore uregiatto del Canton Soletta ha sollevato (per conto suo) quesiti analoghi. Sicché, non sono tutte balle della Lega populista e razzista.

Un’altra questione

Visto che si parla di prestazioni sociali esportate, è il caso di ricordare che a tal proposito esiste anche un altro capitolo increscioso assai: cittadini “non patrizi” che ottengono rendite AI (magari per “mal di schiena” o “motivi psichici”) e poi si trasferiscono all’estero (spesso ritornano nel paese d’origine) dove con i soldi rossocrociati fanno la bella vita magari lavorando pure in nero.

Pare di ricordare (eufemismo) che un paio di anni fa, la ditta d’investigazioni incaricata dalla socialità zurighese di chiarire alcune di queste situazioni – perché c’era il fondato sospetto che cittadini balcanici al beneficio di AI rientrati al paese d’origine lavorassero appunto in nero e si costruissero le ville – dovette rinunciare al mandato a causa delle minacce ricevute. Ohibò.

Naturalmente la cosa finì lì. Se abuso c’era, c’è ancora adesso. E nümm a pagum.

Poi ci chiediamo come mai le prestazioni sociali sono diventate infinanziabili. E la partitocrazia politikamente korretta e spalancatrice di frontiere, invece di chiudere i rubinetti dell’immigrazione nella nostra socialità (che con taluni è generosa e alqunato fessa) e di intervenire sugli abusi, taglia linearmente a tutti.  Svizzeri compresi.  All’insegna del “devono entrare tutti” e del “devono farsi mantenere tutti”.

Lorenzo Quadri

 

“In Italia arrivi aumentati del 60%”. Ma Berna ronfa

Finti rifugiati: il parlamento grigionese chiede più controlli ai confini. E noi?

 

La pressione dei finti rifugiati sul Ticino è destinata a crescere. In Italia gli arrivi sono aumentati del 60% e questo avrà ripercussioni anche sulla Svizzera – e quindi in prima linea sul Ticino. A dirlo è il segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker. Non ci voleva di certo il mago Otelma per azzeccare una previsione del genere: il buon Mario ha avuto gioco facile. Dopo aver formulato il “gaudioso annuncio”, il Gattiker si lancia in disquisizioni sul ruolo della Libia, sui trafficanti di esseri umani, sulla coordinazione internazionale, eccetera. Tutto bello. Ma manca un pezzo. Come si pensa di tutelare i confini della Svizzera – ossia i confini ticinesi! – dall’assalto alla diligenza? “La Svizzera – dice ancora il Mario – applica in maniera rigorosa gli accordi di Dublino”.  Accipicchia, questa sì che è una dichiarazione rivoluzionaria! Ci sarebbe anche mancato che non li applicasse. Ma vabbè che con i tempi che corrono (vedi ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga a gestire il dossier asilo, vedi deputata con decreto d’accusa per favoreggiamento all’entrata illegale santificata dal $uo P$) è diventato necessario precisare che non si rispettano solo gli accordi internazionali che impongono di far entrare tutti, ma anche quelli che consentono di mandar via qualcuno. Perché c’è chi orgogliosamente propugna la legalità a senso unico. Ossia il rispetto delle leggi solo quando “piacciono”. Vero kompagnuzzi?

Muri sul confine

Oltre all’ovvietà di applicare gli accordi di Dublino, il Mario non dice come si pensa di impedire ai finti rifugiati con lo smartphone di varcare le nostre frontiere. Eppure è evidente che il tema è questo. Se a Como, come prevedono gli stessi italiani, tornerà a scoppiare il caos asilo, gli accordi di Dublino non basteranno di certo a tutelarci. Ci vogliono invece i muri sul confine. Come quello che l’Austria ha minacciato di erigere sul Brennero. Visto poi che Berlino ci accusa di avere le frontiere a colabrodo, che lasciano filtrare troppi migranti economici in Germania, per la costruzione del muro sul confine con il Belpaese possiamo tranquillamente chiedere una partecipazione finanziaria agli amici tedeschi.

Nei Grigioni…

Nel frattempo, a testimonianza della gravità della situazione, il Gran Consiglio grigionese (!) ha chiesto il potenziamento delle guardie di confine. Mercoledì il parlamento retico ha accettato due atti parlamentari in questo senso. E sì che i Grigioni non si trovano certo nella nostra situazione. Non sono incuneati nell’Italia.

Domandina facile-facile: se i grigionesi si preoccupano, cosa dovremmo fare noi? Ah già, ma dalle nostre parti chi aiuta dei clandestini ad entrare illegalmente viene medagliato dai moralisti a senso unico, anche quando si ritrova sul groppone i decreti d’accusa.

E noi?

Il parlamento grigionese si mobilita, e noi? Forse sarebbe il caso che anche il Ticino istituzionale pretendesse il potenziamento della sicurezza delle frontiere. Il controllo della porta sud del paese è in tutta evidenza un problema che riguarda la totalità della Svizzera. Oltregottardo faranno bene a prenderne atto. E’ troppo facile disinteressarsi lasciando il nostro Cantone nalla palta. Facile, ma controproducente. Perché poi i migranti economici vengono distribuiti in tutta la Confederella. Anche se i kompagni di UNIA, sempre contro il Ticino, vorrebbero che ce li tenessimo tutti noi ed i romandi. Secondo questi illuminati $indakalisti ro$$i, i finti rifugiati vanno piazzati in quei Cantoni di cui conoscono la lingua. E visto che i giovanotti magrebini se la cavano con il francese e l’italiano, ma ignorano il tedesco…

“Devono entrare tutti”

Intanto dalla vicina Penisola ci giungono a ripetizione notizie sulle prodezze dei sedicenti profughi. Ad esempio, la domenica di Pasqua una gang di una sessantina di migranti, tra i quali numerosi minorenni, ha imperversato sul treno regionale Ventimiglia-Torino, combinandone di tutti i colori e tenendo il convoglio in ostaggio per ore. Venerdì a Milano, nel piazzale davanti alla stazione centrale, un gruppo di finti rifugiati ubriachi ha aggredito i militari dell’operazione strade sicure. Questa è la “brava gente” che tenterà prossimamente di entrare in Svizzera. Altro che perseguitati. Ma naturalmente per gli spalancatori di frontiere “devono entrare tutti”.

Lorenzo Quadri

Svizzera: nel 2016 quasi 200mila nuovi immigrati!

Poi la partitocrazia pretende di raccontarci che bisogna far entrare tutti? 

Il nostro paese ha ormai 8.5 milioni di abitanti, un quarto dei quali sono stranieri. Come si diceva una volta, “la barca è piena”!

Ah, poi dicono che l’immigrazione non è fuori controllo, che sono tutte balle della Lega populista e razzista? Peccato che le ultime cifre, quelle del 2016 appena pubblicate dalla Confederazione, raccontino un’altra storia. Ed infatti raccontano che la Svizzera ha raggiunto quota 8 milioni e 500mila abitanti, in aumento di 90’600 persone. E a cosa si deve tale crescita? Ma naturalmente, e chi l’avrebbe mai detto, all’immigrazione! Ed infatti nel 2016 in Svizzera sono immigrate 192’700 persone, ovvero quasi 200mila! E poi i soliti moralisti a senso unico hanno il coraggio di venire a blaterare scempiaggini sulla Svizzera razzista e sulle frontiere chiuse? Se con 200mila immigrati all’anno a fronte di una popolazione di 8 milioni si è “xenofobi”, allora gli altri paesi europei sono in piena deriva nazifascista. Il problema naturalmente non sono tanto le fregnacce dei moralisti a senso unico, ma semmai che ci sia qualcuno pronto a prenderle per buone.

Saldo migratorio di 80mila

Intanto gli stranieri sono ormai il 25% degli abitanti del Paese, cifra che ovviamente non contempla i naturalizzati di fresco (ogni anno 40mila).

Inutile dire che le immigrazioni sono in continuo aumento. Nel 2016 sono cresciute del 2.2% rispetto al 2015.

Detto delle immigrazioni, ci sono anche le emigrazioni, che lo scorso anno sono state 117’200. Sicché il saldo (arrivi meno partenze) risulta essere di 75’400 persone. Anche il numero di quanti sono emigrati è cresciuto nel 2016, ma decisamente meno – sia in cifre assolute che in percentuale – rispetto agli immigrati: 0,5%. Traduzione: quelli che arrivano sono sempre di più, quelli che partono rimangono invece stabili.

Balle federali

Un saldo migratorio annuo di quasi 80mila persone non è certo poca cosa. Da notare che il Consiglio federale, prima della votazione sui fallimentari accordi bilaterali, aveva promesso che, con la libera circolazione, il saldo migratorio sarebbe stato di 10mila persone all’anno. Campa cavallo! E’ otto volte di più.  E ai quasi 80mila di cui sopra vanno ancora aggiunti i finti rifugiati con lo smartphone.

Pure degno di nota che solo il 47% degli stranieri arriva in Svizzera per lavorare. Meno della metà. Ecco dunque smentita la balla che sarebbe l’economia rossocrociata a necessitare delle frontiere spalancate.

Orecchie da mercante

80mila migranti in più all’anno, fanno 800mila in dieci anni. E’ dunque evidente che abbiamo un problema. Dalle parti del parlamento federale si direbbe che c’è “Handlungsbedarf”, necessità d’azione.

Non a caso oltre tre anni fa era stata votata una certa iniziativa popolare, denominata “Contro l’immigrazione di massa”, che serviva proprio a limitare l’immigrazione. In che modo ci si immagina che il compromesso-ciofeca, detto anche “preferenza indigena (?) superlight”, possa contribuire alla soluzione del problema? Evidentemente, il compromesso-ciofeca sono servirà proprio a nulla. Non a caso è stato subito benedetto dagli eurobalivi.

Ma è un dato di fatto che in un appartamento di due locali non ci si può abitare in otto. Come giustamente ricordava l’iniziativa Ecopop, le risorse del territorio sono limitate. Lo stesso vale per le infrastrutture, per i posti di lavoro e per i fondi dello Stato sociale. Eppure il triciclo PLR-PPD-P$$ rifiuta di dare una risposta al problema della sovrappopolazione. Anzi, lo acuisce sempre più: “bisogna aprirsi”!

Criminalità d’importazione

La questione della criminalità d’importazione meriterebbe poi un capitolo a parte. Le cifre ufficiali dimostrano che gli stranieri hanno un tasso di delinquenzialità che è un multiplo di quello dei cittadini elvetici.

In uno scritto pubblicato sul Mattinonline, partendo dalle statistiche della Confederazione, Mattia Corti si è premurato di fare un po’ di conti, “scoprendo” ad esempio che, tra i condannati per rissa, in proporzione gli stranieri sono  3.9 volte più rappresentati rispetto agli svizzeri, e gli asilanti 14.6 volte di più; per quel che riguarda la partecipazione ad aggressione, gli stranieri sono 3.2 volte di più degli svizzeri e gli asilanti 12.2 volte di più; nelle rapine, stranieri 4.4 volte più degli svizzeri ed asilanti 12 volte; nella violenza carnale, il rapporto tra autori svizzeri e stranieri è di 1 a 4.5 e quello svizzeri – asilanti di 1 a 12,6; nel caso degli omicidi, siamo a 3.3 per gli stranieri e 11 per gli asilanti. E così via. E come noto le statistiche della criminalità d’importazione risultano abbellite dal fatto che i delinquenti naturalizzati figurano sotto la categoria “svizzeri”.

Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

Lorenzo Quadri