L’immigrazione sempre più in aumento! Altro che diminuire!

La “preferenza indigena light” è una ciofeca! E intanto comincia il lavaggio del cervello

Si può girarla e pirlarla come si vuole, ma per sventare l’invasione abbiamo una sola possibilità: votare SI’ all’iniziativa per disdire la devastante libera circolazione delle persone! 

Ma tu guarda i casi della vita! Nell’anno di disgrazia 2018 il saldo migratorio in  Svizzera è ancora aumentato. A dirlo sono i burocrati federali della Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Per saldo migratorio s’intende il numero degli arrivi meno quello delle partenze. Il saldo è dunque stato nel 2018 di circa 55 mila persone, in crescita di quasi il 3% rispetto all’anno precedente. A queste 55mila persone vanno poi aggiunti i finti rifugiati. Di questi ne sono arrivati circa 15mila. Quindi siamo già ad un totale di 70mila persone in più:l’equivalente della città di Lugano, ed in un solo anno. Questo quando in Svizzera siamo già qui in troppi, con tutti i problemi che ne derivano. Anche in ambito di tutela dell’ambiente e di pianificazione territoriale. Ma naturalmente a tal proposito i verdi-anguria (verdi fuori ma rossi – e quindi spalancatori di frontiere – dentro) non hanno nulla da dire.

Una ciofeca

Inoltre, l’immigrazione è aumentata malgrado la messa in vigore di quella ciofeca denominata “Preferenza indigena light”con cui la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio. Ecco dunque la conferma che la preferenza indigena light non serve assolutamente ad un tubo, e non limita l’immigrazione nemmeno di un’unità. I cittadini svizzeri, quindi il Sovrano, hanno deciso che vogliono meno immigrazione. Ma i politicanti del triciclo gliene propinano di più.

2 milioni di stranieri

Si dà inoltre il caso che in Svizzera ci siano attualmente oltre 2 milioni di stranieri, ovvero un quarto della popolazione (e poi qualche tamberla ha ancora il coraggio di accusare gli svizzeri di razzismo e di chiusura? Mavadaviaiciapp!). In Ticino la percentuale è addirittura di un terzo.  Senza contare, poi, i beneficiari di naturalizzazioni faciliche, una volta resi svizzeri, spariscono dalle statistiche degli stranieri. E a suon di 50mila naturalizzazioni all’anno, si fa presto a taroccare le cifre.

Ricordiamo che in Giappone gli stranieri sono il 2% della popolazione. E, nel paese del Sol Levante, nessuno si sogna di propinare la fregnaccia che l’immigrazione sarebbe “indispensabile” per contrastare l’invecchiamento demografico.

Il lavaggio del cervello

Appare poi in tutta evidenza che i balivi della Segreteria di Stato della migrazione e la stampa di regime hanno già iniziato il lavaggio del cervellocontro l’iniziativa popolare che chiede la disdetta della devastante libera circolazione delle persone.

L’iniziativa, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega, come noto è riuscita alla grande. Ha raccolto 120mila sottoscrizioni in 6 mesi, quando ne sarebbero bastate 100mila da raccogliere in un anno e mezzo. Evidentemente, davanti ad un simile risultato trionfale, ai camerieri bernesi di Bruxelles sta già diventato fredda la camicia al pensiero della votazione popolare. Sicché passano all’attacco: l’immigrazione aumenta (+3% rispetto al 2017)  ma i burocrati della SEM vengono invece a raccontarci che è diminuita… rispetto al 2008! Quando si dice la faccia di lamiera!

Altro che 10mila all’anno…

Ma il disegno è chiaro: da qui alla votazione sulla disdetta della devastante libera circolazione delle persone l’establishment – ovvero la partitocrazia, i burocrati bernesi, la stampa di regime, gli intellettualini da tre e una cicca, i soldatini delle associazioni economiche e sindacali, e compagnia cantante – tenterà di praticare al popolazzo il lavaggio del cervello, ripentendo a mo’ di mantra che l’immigrazione  starebbe diminuendo, quando invece aumenta!  

Già: perché l’equivalente, ogni anno, di una città di Lugano in più, malgrado sia in vigore la preferenza indigena light, la partitocrazia vorrebbe spacciarla per “diminuzione”.   E naturalmente la casta spalancatrice di frontiere ben si guarderà dal ricordare che nel 2002 (quindi non nell’alto medioevo) il Consiglio federale promise che, con la libera circolazione delle persone, il saldo migratorio sarebbe stato di 10mila persone all’anno al massimo. Certo, come no! E’ sette volte superiore, ma nessuno fa un cip!

Per contro, il triciclo – con slinguazzante stampa di regime al seguito  – si sciacquerà ad oltranza la bocca con la favoletta dell’economia elvetica che avrebbe bisogno dell’immigrazione incontrollata e blablabla. Altra svergognata fandonia! Infatti solo una minoranza, e meglio il 48% degli immigrati, arriva in Svizzera per lavorare. Lo dice la SEM. Non il Mattino populista e razzista.

Sì all’iniziativa

Non solo: il triciclo vorrebbe addirittura sottoscrivere il demenzialepatto ONU sulla migrazione (ennesima perla del liblab (ex) doppiopassaporto KrankenCassis!)  i cui obiettivi sono: introdurre la libera circolazione a livello mondiale, equiparare i migranti economici ai profughi e creare un diritto – anzi, ancora di più: un diritto umano! – all’immigrazione.

Questo andazzo deleterio va bloccato: tanto per cominciare, col piffero che si sottoscrive il patto ONU sulla migrazione; e se la partitocrazia alle Camere federali dovesse avere la malaugurata idea di decidere per la firma… referendum garantito!

E poi: votare Sì alla disdetta della libera circolazione!

Lorenzo Quadri

Altro che balle populiste! E’ ora di chiudere le frontiere

Terrorismo islamico, l’allarme dall’Italia: “rischiate un esercito di kamikaze”

 

Ma come: non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece la scorsa settimana, sul sito online del quotidiano italiano Repubblica (con posizioni di $inistra e non certo vicine alla Lega) faceva bella mostra di sé un articolo sui soldati della Jihad che immigrano clandestinamente nel Belpaese, sotto le mentite spoglie di migranti economici.

Il titolo è assai eloquente: “Terrorismo, pentito della Jihad fa scattare il blitz: 8 fermi. “Rischiate un esercito di kamikaze in Italia”.

Il testo ben evidenzia il nesso tra scafisti e terroristi. E rinfresca la memoria pure su un’altra questioncella: la Tunisia (e non solo) ha svuotato le carceri invitando i delinquenti ivi detenuti a smammare. Magari verso l’Europa. Naturalmente anch’essi si mischiano ai migranti economici. Gli ex galeotti, per farsi trasportare in Europa, pagavano agli scafisti tariffa doppia: circa 3000 euro, invece dei 1500 che vengono chiesti ai “normali” clandestini.

Apperò. E dove li trovano tutti questi soldoni i finti rifugiati con lo smartphone?

Un paio di domande

A questo punto alcune domandine facili-facili ci nascono spontanee. Ad esempio: quanti soldati della jihad sono già arrivati in Svizzera travestiti da finti rifugiati?  E quanti di loro si trovano ancora sul nostro territorio grazie (elenco non esaustivo)

  • Ai buonisti-coglionisti;
  • All’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per gli asilanti;
  • All’assistenza “facile” ai migranti economici;
  • Al rifiuto di prendere misure efficaci contro la radicalizzazione perché non si può (“sa po’ mia!”) discriminare;
  • Ai legulei che sentenziano – con i politicanti della gauche-caviar a dare man forte – che non si può (di nuovo: “sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se questi si troverebbero in pericolo di vita nel paese d’origine?

Ma si può essere più masochisti di così?

La spesa esplode

A proposito del punto 2: giova ricordare che – ma tu guarda i casi della vita – i costi dell’avvocato “gratuito” per i finti rifugiati sono già schizzati verso l’alto. Questo perché le tariffe forfettarie degli avvocati d’ufficio, invece di ammontare in media a 1360 Fr per caso come era stato annunciato, si aggirano attorno ai 2000 franchetti! Il che si traduce in una spesa annua di 12 milioni di Fr in piùalla voce “finti rifugiati” (poi però i politicanti vanno in giro a starnazzare che non ci sono i soldi per l’AVS).

Ciò significa che per l’ennesima volta la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga (adesso sciaguratamente insediata al Dipartimento dei Trasporti dove lancerà la guerra santa contro gli automobilisti, in nome dell’ideologia ro$$overde) ha raccontato fregnacce alla popolazione!

Paese del Bengodi

Per quanto attiene invece al punto 3, l’allarme (da parte di esperti di terrorismo islamico, non di beceri leghisti) è stato lanciato già da anni. In Svizzera i migranti ottengono troppo facilmente prestazioni assistenziali. Questo attira jihadisti a frotte, che arrivano qui per attaccarsi alla mammella elvetica e, nel mentre che si fanno mantenere (e non lavorano) trascorrono il loro tempo radicalizzando. Il che, sommato all’assenza di misure efficaci di lotta al terrorismo, assenza dettata dal buonismo-coglionismo e dal terrore delle accuse di “discriminare”, costituisce un cocktail esplosivo. Morale: quando anche in casa nostra cominceranno ad esplodere le bombe, sapremo chi ringraziare. Vero kompagna Simonetta? Vero burocrati ro$$i ed islamofili del Dipartimento federale di giustizia? Vero triciclo PLR-PPD-P$$?

Il punto

Essendo ormai certificato anche dalla stampa (italica) della gauche-caviar che assieme ai migranti economici arrivano anche i jihadisti, ed essendo accertato che costoro trovano in Svizzera il paese del Bengodi, il punto è: cosa aspettiamo a chiudere le frontiere?

Lorenzo Quadri

 

Festival dei diritti umani o dell’ immigrazione clandestina?

Le istituzioni non possono sponsorizzare un evento di propaganda politica e di votazione

 

E a pontificare a sostegno delle frontiere spalancate arriva pure l’ex presidente della Camera italiana Laura Boldrini: evidentemente siamo l’Eldorado per trombati/e della $inistra italica di cui in patria non ne vogliono più sapere. Quante scolaresche sono state costrette a partecipare al festival?

Sul sedicente Film festival dei diritti umani, che si è tenuto la scorsa settimana a Lugano, abbiamo già avuto modo di scrivere domenica. L’obiettivo del festival è manifestamente quello di strumentalizzare i diritti umani per sdoganare l’immigrazione clandestina, tramite il solito ricatto morale. “Combattete l’immigrazione clandestina? Allora siete degli spregevoli nemici dei diritti umani! Dei fascisti e razzisti!”.Il trucco è vecchio.

Si dà però il caso che l’immigrazione clandestina sia una cosa, ed i diritti umani un’altra e molto diversa. Perché immigrare illegalmente nella socialità di Stati esteri, senza essere affatto minacciati in casa propria, non è nemmeno un diritto. Figuriamoci se è un diritto umano.

Ed il diritto dei cittadini svizzeri a non vedere i soldi della propria socialità saccheggiati da migranti economici, non conta nulla? Per la gauche (in senso lato: non si tratta solo del P$) “caviar, huîtres et champagne”, evidentemente, no.

Comitati a go-go

Del resto, nella pletora di comitati del Film festival (più promotori che spettatori) troviamo gli stessi personaggi che hanno lanciato la delirante petizione per conferire la bandiera svizzera all’Aquarius (il famigerato taxi marittimo per finti rifugiati con lo smartphone a cui Salvini ha giustamente chiuso i porti del Belpaese). Tra parentesi, la conseguenza di tale bestialità sarebbe che gli svizzerotti dovrebbero accogliere e mantenere i passeggeri dell’Aquarius, per la gioia dei $inistrati che si ingrassano con il business ro$$o dell’asilo.

Addirittura, uno di questi supporters dell’Aquarius ha distribuito i formulari della petizione durante il festival.

Sempre nella pletora di comitati troviamo gli ideatori e distributori di finti giornali farciti di denigrazioni personali nei confronti di esponenti di Lega ed Udc. Oltre a faziosi giornalisti di sinistra ed a vari personaggi schierati tutti dalla stessa parte. Manca solo la deputata-passatrice, poi il quadretto è completo.

Anche la Boldrini

Per il finale col botto (?) gli organizzatori hanno pensato bene di invitare nientepopodimeno che l’ex presidenta della Camera italiana Laura Boldrini (PD).

Ancora una volta, dunque, i trombati dell’ormai moribonda sinistra italica arrivano in Ticino a sproloquiare. Di questi signori e signore, i loro concittadini non ne vogliono più sapere. A ragione. Da noi invece siffatti personaggi, ormai caduti in disuso, vengono accolti con tutti gli onori (tappeti rossi, squilli di trombe, rullo di tamburi, tripla riverenza). E naturalmente, ma questo era scontato, beneficiano di ampie interviste in ginocchionell’edizione principale del TG dell’emittente di regime: generosi spazi d’antenna da cui portare il loro messaggio ai ticinesi “chiusi e gretti”. Messaggio che – guarda caso – è lo stesso che la RSI si impegna a diffondere con i soldi del canone più caro d’Europa: “devono entrare tutti”, accoglienza scriteriata, frontiere spalancate, eccetera.

Scolaresche precettate

Nel suo Film festival, la gauche-caviar non si  limita a strumentalizzare i diritti umani per sdoganare  l’immigrazione clandestina. Fa anche propaganda politica in generale. Addirittura campagna di votazione.  Segnatamente, fa campagna contro l’iniziativa per l’autodeterminazione su cui voteremo il prossimo 25 novembre.

Di conseguenza,non è accettabile che:
1) la manifestazione continui a beneficiare del sostegno istituzionale di Confederazione, Cantone e Città di Lugano;
2) gli allievi di taluni ordini di scuola vengano di fatto costretti a partecipare, pagando l’ingresso e perdendo mezza giornata di lezioni (e per i minorenni non si chiede nemmeno l’autorizzazione dei genitori).

Via le sponsorizzazioni

Visto che fare propaganda politica e di votazione durante le lezioni è vietato, allo stesso modo non va bene che la scuola porti gli alunni in posti dove si fa propaganda politica e di votazione.
Anche perché, si fosse trattato di un evento a favore della sovranità nazionale (ad esempio un Film festival dei diritti popolari) e con ospiti che sostengono tesi opposte a quelle di soggetti quali la Boldrini, col cavolo che ci avrebbero portato le scolaresche. E col cavolo che Confederella, Cantone e Città di Lugano avrebbero accordato sostegni e sponsorizzazioni. E’ quindi evidente che queste sponsorizzazioni sono fuori posto e vanno ritirate.

Lorenzo Quadri

 

Svizzera Paese del Bengodi per gli estremisti islamici

Partitocrazia allo sbando: sicurezza interna nel water per non passare per “xenofobi”

Nei giorni scorsi, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno strillato il proprio Njet al divieto di burqa a livello nazionale. Sul tema, come noto, è pendente un’iniziativa popolare. Sicché gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi. Il Mago Otelma prevede che i multikulti politikamente korretti nonché buonisti-coglionisti pro-burqa verranno nuovamente asfaltati dalle urne.

La radicalizzazione avanza

La legge antiburqa è uno dei tasselli della lotta contro il dilagare dell’estremismo islamico in casa nostra. Estremismo che sta clamorosamente prendendo piede grazie da un lato all’assistenza sociale “facile” agli immigrati nello Stato sociale (tra i quali abbondano gli estremisti islamici); e, dall’altro, alla totale inattività della partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti nel combattere l’estremismo islamico.

Il piano federale contro la radicalizzazione, infatti, è una barzelletta. E non può essere diversamente. Quando la priorità è “in nessun caso ci dobbiamo esporre ad accuse di “discriminare”, piuttosto mandiamo in palta la sicurezza interna” il risultato non può che essere una ciofeca. O, per dirla col compianto Fantozzi, “una cagata pazzesca”.

Evidentemente per la partitocrazia, per la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e per la maggioranza del Consiglio federale, i diritti degli islamisti vengono prima di quelli dei cittadini svizzeri.

E questo in Svizzera.

Ed infatti la partitocrazia rifiuta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Sempre in base al mantra del “non bisogna discriminare”. Così fiumi di denaro in arrivo dai paesi dove vige l’estremismo islamico arrivano in Svizzera, per foraggiare la radicalizzazione in casa nostra. E i politicanti cosa fanno? Si girano dall’altra parte! Fingono di non vedere! Va tutto bene, purché non si “discrimini”! Cosa dire di più, se non che il triciclo è manifestamente bollito e senza speranza?

Anche i legulei…

Visto che i politicanti non bastavano a fare disastri, ci si mettono anche i legulei dei  tribunali. Il Tribunale penale federale di Bellinzona ha assolto i due islamisti del CCIS, Consiglio centrale islamico della Svizzera, Nicolas Blancho e Qaasim Illi (il marito di Nora Illi, la “donna in burqa” che viene a fare le sue sceneggiate in Ticino) dall’accusa di propaganda jihadista.

L’assoluzione sarebbe imputabile a “dimenticanze nell’atto d’accusa”. Questo vuol forse dire che, per colpa di errori del Ministero pubblico della Confederella (quello che ha appunto stilato l’atto d’accusa) in Svizzera si può tranquillamente fare propaganda jihadista?

E quando non è il Ministero pubblico della Confederazione a toppare gli atti d’accusa, ci pensa qualche giudice soldatino della partitocrazia a mandare i jihadisti esenti da pena, rispettivamente a pronunciare condanne “sospese condizionalmente”: che è poi la stessa cosa. La giustizia elvetica, lo abbiamo capito da un pezzo, è inflessibile solo nei confronti degli sfigati automobilisti incappati nei rigori di Via Sicura.

Intanto il cittadino paga il conto, salato, di questi processi-farsa che si trasformano in assist micidiali agli estremisti musulmani. I quali infatti fuori dal TPF di Bellinzona, dopo la sentenza di assoluzione di Blancho ed Illi, esultavano scompostamente, con alte grida di “Allah Akbar”. Qui c’è un bel po’ di gente “non patrizia” – magari pure a carico del nostro stato sociale? – da rimandare per direttissima al natìo paesello.

Se a questo si aggiungiamo che, per qualche misterioso motivo, il Tribunale penale federale ha addirittura sospeso per varie settimane  la comunicazione della sentenza sugli islamisti del CCIS a causa del Ramadan (da quando in qua il Ramadan sarebbe una festività svizzera?) il bel quadretto è completo.  Qualcuno dovrà tirare le somme di un tale scempio. Senza dimenticare che questo processo-farsa è costato un bel po’ di soldi al solito sfigato contribuente.

Messaggio chiaro

Il messaggio che viene trasmesso agli islamisti dal triciclo multikulti è infatti chiaro: via libera ai finanziamenti esteri alle moschee, sì al burqa, islamisti assolti e benedetti in sede giudiziaria… insomma: la Svizzera è il Paese del Bengodi per i radicalizzatori!

Non a caso a Sciaffusa, con lo scellerato benestare dei politicanti locali, sorgerà la “grande moschea turca”: con imam nominati dal governo turco, finanziamenti in arrivo da Ankara, e con tanto di asilo per poter radicalizzare anche i bambini, all’insegna del “prima si comincia con il lavaggio del cervello, meglio è”. Tutto questo in casa nostra.

Intanto in Austria – Paese in cui è in vigore il divieto di finanziamenti esteri alle moschee –  il governo ha chiuso sette moschee ed ha già espulso, rispettivamente si appresta ad espellere, decine di imam. Il confronto tra i camerieri di Bruxelles incadregati in Consiglio federale (senza alcun merito personale, ma unicamente in seguito ad inciuci parlamentari) e governanti attenti alle priorità ed alla sovranità dei rispettivi paesi si fa sempre più devastante.

Lorenzo Quadri

 

 

Accoglienza di finti rifugiati: resteremo gli unici merli?

Nei paesi attorno a noi il vento sta cambiando. Alle nostre latitudini invece…

 

In vari paesi UE il vento in materia di finti rifugiati con lo smartphone sta cambiando. Le posizioni del gruppo Visegrad sono note ed esplicite. I premier dei paesi Visegrad si sono pure espressi esplicitamente contro l’immigrazione islamica, visto il pericolo di radicalizzazione. Da noi invece ci si muove nella direzione contraria: nessun ostacolo agli islamisti, nessun impedimento ai finanziamenti esteri alle moschee, Nicolas Blancho e compari assolti – e dunque legittimati – dal Tribunale penale federale, e avanti di questo passo.

La casta sbrocca

Il nuovo corso in materia di finti rifugiati sta facendo sbroccare l’establishment. Alle nostre latitudini, ad esempio, il kompagno Manuele “la scuola che NON verrà” Bertoli ha affidato a faccialibro (facebook) la propria indignazione. Come osano beceri populisti quali il neo ministro degli interni italico Matteo Salvini, il suo omologo tedesco Horst Seehofer (quello che sta facendo vedere i sordi verdi all’ “Anghela” Merkel: bravo!) o lo spregevole fascista (?) ungherese Viktor Orban chiudere i porti alle navi delle OGN e innalzare barriere sui confini, impedendo così ai migranti economici di “entrare tutti” come vuole il Credo gauche-caviar, e soprattutto togliendo introiti ai kompagni attivi nel business dell’accoglienza dei clandestini, che con i finti rifugiati si fanno gli zebedej di platino?

Populisti “lebbrosi”?

Ma naturalmente ad aver perso completamente la testa sono in molti. Tra essi anche il burattino della casta Emmanuel Macron, che ha paragonato il populismo alla “lebbra”. Hai capito questi boriosi politicanti al soldo dell’establishment spalancatore di frontiere? Mica si chiedono come mai gli odiati populisti vincono le elezioni. Macché: si limitano ad insultarli; loro ed i loro elettori. Autocritica zero! Intanto però la Francia da un lato sbraita contro i paesi che non vogliono finti rifugiati, dall’altro chiude la frontiera a Ventimiglia…

Le navi delle ONG

Sulle ONG che fanno da taxi ai finti rifugiati e li prelevano in mare per portarli in occidente è ora di cambiare passo. La scorsa settimana ad esempio una di queste navi, battente bandiera olandese, è intervenuta di forza, contravvenendo agli ordini della guardia costiera libica, per caricare gli occupanti di un gommone che si trovava in acque libiche. Poi ha spento le apparecchiature per rendersi “invisibile”, mettendo così in pericolo la sicurezza di passeggeri ed equipaggio, per fare rotta verso l’Europa.

Queste ONG che sostengono fattivamente l’immigrazione clandestina ricevono finanziamenti pubblici in abbondanza. Anche dalla Svizzera. Nei mesi scorsi nel Belpaese era scoppiata la polemica proprio perché si era scoperto che una nave che trasportava migranti illegali in Italia apparteneva ad una Organizzazione finanziata dal contribuente elvetico. Con tanto di accuse sulla stampa: “La Svizzera finanzia l’ONG che ci riempie di migranti”.

E’ evidente che qui bisogna chiudere i rubinetti. Chissà se il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, tra un evento mondano e l’altro, intende occuparsi della questione? Oppure i finanziamenti continueranno alla grande?

Altro che invettive…

Se l’Italia chiude i porti all’immigrazione clandestina, fa un regalo anche a noi. Quindi dovremmo ringraziarla. Altro che invettive! Anche se capiamo che la kompagna Simonetta (che almeno, diversamente da Bertoli, ha avuto il buon gusto di non uscirsene con dichiarazioni a vanvera contro il nuovo governo italico) non sia contenta. Se gli sbarchi di clandestini diminuiscono in modo massiccio, rischia di non poter più “aiutare l’Italia” facendo entrare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano. Ma che vanno ad alimentare il business rosso dell’asilo. E  permettono a tanti moralisti a senso unico di lavarsi la coscienza. Costoro fingono di non sapere che la presenza delle navi delle ONG fanno la fortuna dei trafficanti di esseri umani che gestiscono i barconi. I migranti infatti si imbarcano sui gommoni per farsi portare al largo con l’intenzione di farsi raccogliere da tali navi.

La Peppa Tencia

Anche in Ticino il tema dei migranti economici tiene banco. I cittadini di Losone, ma guarda un po’, a larga maggioranza hanno asfaltato il balordo progetto del Dipartimento Sommaruga di riaprire per tre anni l’ex caserma come centro per finti rifugiati. Adesso la Peppa Tencia rischia finire sul groppone del Mendrisiotto con il centro “Pasture”. Del resto la nuova legge sull’asilo consente al Dipartimento Sommaruga di aprire nuovi centri asilanti “provvisori” in stabili della Confederella senza chiedere niente a nessuno

Decidano i cittadini

Su questo fronte si segnala l’iniziativa costituzionale lanciata dal deputato leghista Boris Bignasca che chiede che su ogni nuovo centro asilanti gli abitanti del comune interessato debbano obbligatoriamente votare. “Decidano i cittadini, non Sommaruga”: questo il motto dell’atto parlamentare. E’ proprio quello che i burocrati bernesi non vogliono. In votazione popolare i centri asilanti vengono bocciati perfino in quei Comuni con municipi a maggioranza di $inistra: perché, è chiaro, la gauche-caviar vuole i finti rifugiati, ma mica in prossimità delle sue ville…

L’iniziativa è quindi decisamente meritevole di sostegno.

Lorenzo Quadri

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Non fermano l’immigrazione clandestina, la “spalmano”

La vergogna degli eurofalliti che vogliono la “riforma  degli accordi di Dublino”

La fallita DisUnione europea continua a dimostrarsi del tutto incapace di gestire il caos asilo provocato dai buonisti-coglionisti multikulti al suo interno, a cominciare dall’Anghela Merkel.

Come pensa Bruxelles di risolvere il disastro causato dalla costante immigrazione incontrollata di milioni di giovanotti africani non integrati né integrabili? Finti rifugiati con lo smartphone che non scappano da nessuna guerra, e tra i quali si moltiplicano i delinquenti, gli estremisti islamici ed addirittura gli jihadisti? Migranti economici che importano, oltre alla criminalità, anche razzismo, sessismo ed antisemitismo?

Forse sigillando le frontiere esterne dell’UE? Forse ammettendo che l’unica soluzione per garantire la sicurezza degli stati membri è il ritorno sistematico dei controlli sul confine?

Ma nemmeno per idea: la casta vuole andare avanti con il caos asilo; finanzia addirittura le Ong che appoggiano l’immigrazione clandestina. La preoccupazione non è certo quella di evitare che i migranti economici arrivino in Europa. La preoccupazione è solo  come sbolognarli ai quei paesi che  giustamente non ne vogliono sapere di questa immigrazione clandestina.

Gli eurofalliti vorrebbero infatti rivedere gli accordi di Dublino per ammorbidire, vedi rottamare, il principio che i finti rifugiati se li tiene lo Stato firmatario in cui è stata depositata la prima domanda d’asilo. Il senso è chiaro: invece di impedire l’immigrazione clandestina la si spalma, riempiendosi la bocca con la “solidarietà tra Stati”.Un’aberrazione duramente combattuta dai paesi del blocco Visegrad, in prima linea Ungheria e Polonia, che dicono njet ai “trasferimenti” di migranti economici. Da tempo hanno comunicato che non ne accetteranno. E fanno benissimo.

Rischi per la Svizzera

La rottamazione di Dublino – e quindi dei rimpatri–Dublino – è pericolosa anche per la Svizzera. La Confederazione rischia di venire costretta a farsi carico di asilanti che non le spettano affatto. Costretta per modo dire. Perché la  ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, va in brodo di giuggiole davanti ad una tale prospettiva. La kompagna Simonetta sta infatti “lavorando” affinché i migranti economici rimangano definitivamente in Svizzera invece di venire rinviati al loro paese. Vuole infatti spendere ulteriori 132 milioni di Fr – soldi nostri, è chiaro – per integrare professionalmente (?) i finti rifugiati. Non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che questa integrazione è destinata a fallire. Otterrà solo due risultati, e cioè 1) permetterà ai finti rifugiati di rimanere in Svizzera in via definitiva e 2) ingrasserà ulteriormente i kompagni che nel business dell’asilo ci tettano dentro alla grande.

Sperperare altri milioni

E’ poi scandaloso che la ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga, P$,  voglia sperperare altri 132 milioni di Fr del contribuente per i finti rifugiati (che già ci costano svariati miliardi ogni anno) ma se ne sbatta altamente dell’integrazione professionale degli svizzeri rimasti senza un’occupazione. E’ il mondo che gira al contrario! Le priorità sono ben altre e cioè: 1) integrare gli svizzeri nel mercato del lavoro; 2) far saltare la libera circolazione delle persone; 3) dimezzare il numero dei frontalieri; 4) rimpatriare i migranti economici; 5) far saltare gli accordi di Schengen e chiudere le frontiere.

Impantanati?

I lavori frenetici (?) per la revisione degli accordi di Dublino in modo da far proseguire il caos asilo e da costringere gli Stati firmatari ad accogliere un numero crescente di finti rifugiati sono però impantanati. Gli spalancatori di frontiere sono nel panico: a luglio infatti la presidenza del Consiglio europeo passerà all’Austria. Ma Vienna è poco incline a prestarsi ai giochetti dei fautori dell’invasione dell’Europa. E la revisione di Dublino rischia di venire rimandata di due anni. I vituperati paesi del “blocco Visegrad” potrebbero dunque di spuntarla.

Via Schengen!

La questione è  di per sé molto semplice. Non sono gli accordi di Dublino che devono essere rivisti. Sono quelli di Schengen che devono saltareed ogni nazione deve tornare ad esercitare la sovranità sui propri confini. L’ideologia delle frontiere spalancate, imposta col ricatto morale (chi non ci sta viene infamato come fascista e razzista) ha fallito su tutta la linea. Quindi va mandata al macero.

Ma è chiaro che, finché la Svizzera non si libererà (politicamente, beninteso) delle “Simonette” la priorità non sarà mai quella di impedire l’arrivo dei finti rifugiati. Al contrario, sarà sempre quella di  farli rimanere, e addirittura di integrarli professionalmente (o di fingere di farlo) a scapito degli svizzeri.

E non stiamo qui a ripetere le conseguenze del caos asilo sia dal profilo economico che da quello della sicurezza (delinquenza, estremismo islamico, molestie sessuali e chi più ne ha più ne metta). Ma questo è ciò che vuole l’élite multikulti che “qualcuno” continua a votare.

Lorenzo Quadri

 

Multikulti allo sbaraglio E da noi non è meglio…

Francia: algerina non dà la mano ai funzionari che la stavano naturalizzando

 

Evviva il multikulti (si fa per dire, ovviamente!).  E’ notizia di questi giorni che la Francia ha negato la naturalizzazione ad una donna algerina. Costei si era rifiutata di stringere la mano ai funzionari maschi che le stavano conferendo la cittadinanza. Ci sarebbe anche mancato che le cose fossero andate diversamente. La domanda da porsi è come la signora in questione, che evidentemente l’ “integrazione” nemmeno sa dove stia di casa, sia potuta arrivare ad un passo dall’ottenimento del passaporto di un paese UE. Se inoltre la donna fosse stata più furba – molti suoi correligionari lo sono – e per quell’unica occasione avesse fatto uno strappo alla regola e avesse dato la mano agli uomini, oggi l’UE si ritroverebbe con un’estremista islamica in più dotata di passaporto comunitario. Con tutte le conseguenze del caso.

Dalle nostre parti…

Inutile dire che se la vicenda si fosse verificata alle nostre latitudini, qualcuno – i soliti noti – si sarebbe immediatamente erto a difesa dell’aspirante cittadina elvetica. Perché si sa che da certe $inistre parti, ogni straniero ha diritto alla naturalizzazione, e “il solo fatto che presenti richiesta dimostra che è sufficientemente integrato”(la bestialità testé riportata non è frutto di fantasia: è stata pronunciata negli anni scorsi davanti al Gran Consiglio ticinese da un deputato P$).

Del resto, in una scuola della Svizzera interna, la direttrice gauche-caviar ha tollerato che degli alunni musulmani non dessero la mano all’insegnante, in quanto donna.

Che bella prospettiva!

I politikamente korretti e moralisti a senso unico, a suon di denigrazioni personali e di accuse di “razzismo e fascismo” a chi osa pensarla diversamente da loro, vogliono creare una società con regole differenziate. Ovvero: si fanno delle eccezioni alle nostre leggi per gli immigrati in arrivo “da altre culture”. Guai ad imporre ai migranti (spesso e volentieri migranti economici) di adeguarsi! Ognuno deve potersi fare i propri comodi in casa nostra. E arriverà il giorno in cui le regole altrui avranno il sopravvento sulle nostre.

In Belgio è stato creato il partito islamico, con il preciso obiettivo di introdurre la sharia nel paese. Anche da noi prima o poi vedranno la luce formazioni analoghe. Le quali, grazie alle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia multikulti, potranno fin da subito contare su un importante zoccolo duro di elettori neo-svizzeri non integrati. L’immigrazione scriteriata e la natalità faranno il resto.

Ecco il bel futuro che ci stanno preparando i politikamente koretti. E intanto le femministe $inistrate si indignano per il divieto di burqa, e sdoganano perfino l’oppressione della donna in nome del sacro dogma del multikulti e del “devono entrare tutti”.

Lorenzo Quadri

L’immigrazione scriteriata sta devastando la nostra socialità

I costi dello Stato sociale crescono a dismisura: fino a quando potremo pagarli?

 

Poi dicono che non è vero che la Svizzera è il paese del Bengodi per tutti gli immigrati “furbetti” che arrivano qui per farsi mantenere dal solito sfigato contribuente!

E infatti, chissà per quale strano motivo, da quando la casta ha spalancato le frontiere – per tornaconto e per ideologia internazionalista multikulti – la spesa sociale è letteralmente esplosa. Tra il 2003 ed il 2016, infatti, la somma che Cantoni e Comuni spendevano solo per l’assistenza sociale è cresciuta del 121%. E ancora mancano all’appello le cifre delle prestazioni complementari all’AI e all’AVS.

E speriamo che nessuno ci verrà a raccontare la fregnaccia che non c’è alcun nesso tra l’esplosione della spesa sociale e l’immigrazione scriteriata, che “sono solo percezioni”; perché gli ridiamo in faccia!

La resa dei conti

Chiaro: finché la Svizzera poteva decidere chi entra e chi no, l’assalto alla diligenza da parte di furbetti “in arrivo da paesi stranieri” era contenuto. Adesso che la partitocrazia triciclata ci costringe a far entrare (e a mantenere) tutti – mentre i legulei dei tribunali si arrampicano sui vetri per non espellere nessuno alla faccia della volontà popolare – è caccia aperta. Tutti vogliono mungere la grossa mammella rossocrociata! La socialità elvetica si è trasformata in una sorta di servisol a cui attingere senza remore. Il che vale in particolare per migranti economici (non necessariamente africani, anche targati UE) che non hanno mai versato un centesimo nelle casse pubbliche svizzere. Il risultato è quello che abbiamo visto sopra: i costi della socialità schizzano verso l’alto.

Ma la resa dei conti si avvicina. Resa dei conti vuol dire che – prima o poi, più prima che poi – arriverà il momento in cui la fattura del nostro Stato sociale sarà diventata così alta che non saremo più in grado di saldarla. E allora sapremo chi ringraziare. Vero spalancatori di frontiere?

Scendere dal pero

Del resto, già adesso cominciano a suonare alcuni campanelli d’allarme. Il deficit dell’AVS per l’anno 2017, ad esempio, ha superato il miliardo di franchetti. Però i camerieri dell’UE in Consiglio federale vorrebbero regalare 1.3 miliardi ai balivi di Bruxelles, naturalmente senza uno straccio di contropartita! Bravi, avanti così!

Ma c’è anche un altro elemento. Uno degli argomenti degli spalancatori di frontiere è proprio la seguente fregnaccia: “gli immigrati pagheranno le pensioni agli svizzeri, che diventano sempre più vecchi”. Certo, come no. Peccato che invece i migranti non si paghino nemmeno le loro, di pensioni. Ed infatti il buco dell’AVS cresce di anno in anno. Sicché il Consiglio federale, invece di  regalare miliardi su miliardi dei nostri soldi a paesi stranieri vicini e lontani, farebbe assai meglio ad utilizzarli a beneficio delle nostre assicurazioni sociali.

Soprattutto, è tempo di rendersi conto di una cosa: se non salta la libera circolazione, il nostro Stato sociale va a ramengo.

Lorenzo Quadri

Nuova boiata targata P$ (=Partito degli Stranieri)

I giovani $ocialisti vogliono abolire le feste cristiane (per introdurre quelle musulmane)

 

Nuova perla dei kompagnuzzi della JuSo, ossia i giovani $ocialisti, in questo caso della sezione del Canton Zurigo. Costoro propongono  di abolire le feste religiose cristiane: naturalmente in funzione del multikulti e dell’islamofilia di cui sono impregnati fino al midollo.

E’ sempre la solita (mefitica) zuppa. I migranti economici musulmani e i cittadini svizzeri cristiani, secondo questi JuSo del piffero, vanno messi sullo stesso piano. In nome del fallimentare multikulti e delle frontiere spalancate, che hanno portato in Europa i terroristi islamici, giovani del P$ (Partito degli Stranieri) pretendono di cancellare 1500 anni di identità cristiana. Distruggere le nostre radici per annullare la Svizzera: il disegno dei $inistrati è fin troppo chiaro. Curiosamente il P$ è poi lo stesso partito che da un lato vuole abolire le feste religiose cristiane, dall’altro vuole però rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Ultimo  passo dei kompagni in questa direzione: il tentativo di estendere a livello nazionale l’assistenza spirituale islamica ai finti rifugiati, introdotta in via sperimentale nel centro asilanti di Zurigo. Naturalmente con imam formati a nostre spese. Avanti con l’islamizzazione della Svizzera, e oltretutto – tanto per aggiungere la beffa al danno – pagata da noi!

 I lavoratori ringraziano

Sicuramente i lavoratori saranno entusiasti di sapere che i giovani $ocialisti vogliano cancellargli in blocco un bel po’ di giorni liberi: una proposta che nemmeno i più retrivi padroni delle ferriere avrebbero osato avanzare arriva oggi da quell’area che, in un passato molto  (ma molto) lontano, praticamente etrusco, difendeva i lavoratori. Adesso invece difende gli immigrati che non lavorano. A partire dai finti rifugiati e dai clandestini che la gauche-caviar  brama di regolarizzare in massa (“devono entrare tutti e devono restare tutti”). Così si creano clienti per il business della socialità ro$$a.

Del resto, non c’è nemmeno da stupirsi troppo: questi giovani (?) $inistrati della JuSo mica lavorano, ed inoltre per i kompagnuzzi, l’hanno ormai capito anche i paracarri, il multikulti ha la priorità assoluta su tutto. Se i socialisti di alcuni decenni orsono, quelli che si sono battuti per migliorare le condizioni dei lavoratori svizzeri, potessero sentire le bestialità in cui si producono i loro rappresentanti attuali, che i lavoratori li espongono alla devastante libera circolazione e li spremono come limoni per mantenere con i loro soldi frotte di finti rifugiati, jihadisti compresi, e per porre le condizioni per farne arrivare in Svizzera sempre di più, sai le scosse telluriche nei cimiteri. Quale sarà la prossima proposta dei giovani socialisti? L’abolizione del Primo maggio? Non sia mai che gli immigrati nel nostro stato sociale, che sono qui per farsi mantenere dagli svizzerotti fessi, si sentano offesi da una festa che celebra il lavoro ed i lavoratori.

E la sharia, dove la lasciamo?

Adesso sappiamo dunque che gli esagitati della JuSo vogliono abolire le feste cristiane per demolire la nostra identità e per fare spazio alle feste musulmane: perché mica si pretenderà che i migranti in arrivo da “altre culture” rinuncino alle loro, di feste! Sarebbe becero razzismo!

Strano che, già che c’erano, i kompagnuzzi non abbiano chiesto di introdurre anche la sharia in Svizzera. Già vogliono i giudici e le leggi degli eurobalivi (vedi lo sconcio accordo quadro istituzionale): perché non andare fino in fondo?

Sovversivi?

Qualcuno ha definito questi JuSo come “sovversivi”. In realtà con una simile etichetta gli si fa solo un favore. “Sovversivi”: è così che infatti questi $inistrati di belle speranze (?) vorrebbero essere percepiti. In realtà, sono semplicemente dei babbei che sparano castronerie a raffica. Basti pensare che la presidente nazionale della JuSo, la “diversamente nordica” Tamara Funiciello, è riuscita a proporre di sostituire il salmo svizzero con l’Internazionale. A dimostrazione di quanto l’abbondante signora “non patrizia” sia “integrata”. Ormai i kompagni, per avere uno straccio di visibilità, sono costretti a ripiegare sulle boiate a buon mercato. Costoro, comunque, non “sovvertono” proprio un bel niente, perché nell’establishment ci campano.
Stupisce anzi che questi $ocialisti del “devono entrare tutti” e del “tutti devono comandare in casa nostra”, in occasione della recente festa della donna non abbiano lanciato un’iniziativa “un giorno in burqa”: tanto per abituare le donne svizzere al futuro che stanno preparando per loro.

Lorenzo Quadri

 

 

Un altro delinquente straniero recidivo rimane in Svizzera!

Ennesima sentenza del Tribunale federale a favore della foffa d’importazione

Evviva! Il ciclo delle sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale in difesa della foffa d’importazione continua! Gli stranieri delinquenti ce li teniamo (quasi) tutti qua. E dire che il popolo ha votato proprio il contrario. Ma naturalmente la casta non ne vuole sapere. Le frontiere devono rimanere spalancate! “Devono entrare – e ovviamente: devono restare – tutti”!

 L’ultima perla

L’ultima perla riguarda un 37enne cittadino serbo residente in quel di Zurigo. Costui, giunto in Svizzera per ricongiungimento familiare nel 1995 all’età di 15 anni, quando ne aveva 22 è stato condannato a 30 mesi di carcere per infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, e meglio per traffico di cocaina. E per prendersi una condanna  a 30 mesi, stante la nostra giustizia e le nostre leggi  (inflessibili solo con gli sfigati automobilisti che incappano nei rigori di Via Sicura) bisogna già averla combinata bella grossa! Da notare che i fatti risalgono a quando il bravo giovane straniero perfettamente integrato aveva una ventina d’anni. Ma come, i giovani stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista  e razzista?

 Plurirecidivo

Ma il lupo perde il pelo ma non il vizio. Anzi, in questo caso probabilmente non perde nemmeno il pelo. Infatti nel 2012 il bel tomo, che evidentemente con l’avanzare dell’età non migliora, ricasca nella criminalità: altra condanna per ricettazione a 12 mesi di carcere. E non è ancora finita: nell’anno di grazia 2015 ecco che fioccano altri 8 mesi di galera “per aver aiutato un complice ad aprire una coltivazione di canapa indoor”. E tralasciamo le condanne per reati minori intervenute nel frattempo. Ad esempio i 30 giorni di prigione per aver guidato malgrado gli fosse stata ritirata la patente.

Pericoloso e costoso

Lo scandalo quindi è che questo signore serbo non sia stato sbattuto fuori dalla Svizzera dopo la prima condanna a 30 mesi per traffico di droga. Errore capitale, ed infatti la sua storia personale dimostra che costui non si è mai integrato e men che meno si è corretto. Anzi, dopo il soggiorno in carcere ha continuato a commettere reati di varia gravità (si vede che la detenzione ha avuto un grande effetto deterrente, come no…). Ha cominciato a delinquere appena maggiorenne e su questa via è andato avanti imperterrito. Le continue recidive dimostrano che l’ennesimo delinquente straniero che ci siamo messi in casa costituisce una minaccia per l’ordine pubblico del nostro paese. Una minaccia e pure un costo mica da ridere, visto che un giorno di prigione nelle nostre carceri a 5 stelle costa sui 400 Fr. Sicché: föö di ball! E poi, non sarà che il bravo migrante perfettamente integrato è pure a carico del nostro Stato sociale?

Visto l’andazzo, l’Ufficio cantonale della migrazione (siamo come detto nel Canton Zurigo) aveva ritirato al serbo il permesso C nell’ottobre 2015, decisione poi confermata dal Consiglio di Stato e dal Tribunale amministrativo zurighese: tutti covi di beceri leghisti populisti e razzisti? Non risulta proprio! La naturale conclusione – espulsione dalla Svizzera – sarebbe dunque giunta, per quanto in clamoroso ritardo, se il pluricondannato serbo non fosse andato fino al Tribunale federale; “magari” con l’avvocato d’ufficio pagato dal solito sfigato contribuente.

Ed il TF, ancora una volta, ha ribaltato le carte in tavola. Lo ha fatto con una motivazione davvero allucinante: il permesso di domicilio non può essere revocato perché dalla pena detentiva di 30 mesi  comminata nel 2002 “è passato troppo tempo”. Dimostrazione che il delinquente andava sbattuto fuori molto prima! Ma il punto è un altro: dal 2002 saranno anche passati 15 anni; ma in questo periodo non è che il bravo giovane serbo si sia comportato da modello di virtù civiche. Infatti dopo la prima importante condanna ha continuato a commettere reati, anche gravi. Quindi, come detto, costituisce una minaccia per l’ordine pubblico e di conseguenza va allontanato dal Paese. Come del resto hanno deciso tutte le istanze di giudizio; tranne l’ultima. I legulei del TF ancora una volta, invece di dare la precedenza all’interesse pubblico della Svizzera, e delle persone oneste che ci vivono (elvetiche o straniere che siano), di liberarsi delle mele marce d’importazione – ciò che corrisponde anche alla volontà popolare; ma come ben sappiamo la casta della volontà del popolazzo se ne impipa – continuano a dare la priorità all’interesse dei delinquenti stranieri a rimanere nella Svizzera paese del Bengodi. La foffa d’importazione se la ride a bocca larga e sentitamente ringrazia gli svizzerotti fessi. Intanto le notizie si diffondono al di fuori dei nostri confini: ulteriore incentivo ai malintenzionati dei quattro angoli del globo a venire tutti qui.

Lorenzo Quadri

 

 

“Devono entrare tutti”, anche l’omicida straniero

Ennesima scandalosa sentenza del Tribunale federale: a Losanna urgono repulisti

 

I legulei buonisti-coglionisti del Tribunale federale ci regalano una nuova perla: un omicida con doppia cittadinanza macedone e kosovara potrà ottenere il permesso di domicilio (C)  per ricongiungimento familiare in Svizzera  con la moglie kosovara e la figlioletta.

Sicché, per i giudici spalancatori di frontiere, nel nostro paese deve entrare proprio tutta la foffa straniera: assassini compresi.

E le istanze precedenti?

Sulla nota stampa dell’ATS leggiamo che il macedone-kosovaro in questione aveva ucciso una persona al suo paese a 22 anni, nel 1994. Dopo aver passato alcuni mesi in carcerazione preventiva, venne rilasciato e si trasferì in Kosovo. Nel 2001 giunse in Svizzera a seguito del matrimonio con una kosovara residente nel nostro paese. Nel 2008 ottenne il permesso di domicilio. Nel 2009 venne arrestato su mandato di cattura internazionale (!) e nel 2011 fu estradato in Macedonia, dove venne condannato a 7 anni. Nel 2014 è uscito di prigione. Nel 2015 la moglie ha chiesto il ricongiungimento familiare essendo nel frattempo scaduto il permesso C dell’immacolato maritino. L’ufficio cantonale della migrazione (il Cantone in questione è Sciaffusa) ha risposto picche. Stessa cosa hanno fatto il Consiglio di Stato ed il Tribunale cantonale sciaffusano. Il Tribunale federale ha invece ribaltato queste decisioni: l’assassino macedone-kosovaro potrà ricongiungersi in Svizzera con la moglie connazionale.

Ennesima dimostrazione che al Tribunale federale urgono pulizie di primavera. Se infatti all’ufficio cantonale della migrazione, al consiglio di Stato di Sciaffusa, e soprattutto al Tribunale cantonale di Sciaffusa, hanno deciso che l’omicida straniero non poteva stabilirsi in Svizzera, vuol dire che a sostegno di questa scelta c’erano degli argomenti giuridici fondati. A meno che si voglia sostenere che tutte queste istanze siano composte da ignoranti. Il TF si  è invece arrampicato sui vetri alla ricerca di argomenti per rilasciare il permesso B al macedone.

Quindi a Losanna si fa politica per spalancare le frontiere. E la si fa tramite sentenze-ciofeca che però, ahinoi, creano giurisprudenza. Risultato: dentro tutti in Svizzera, assassini stranieri compresi!

Motivazioni deliranti

Le motivazioni della sentenza, così come riportate dagli organi d’informazione, sono prossime al delirio: certo, l’omicidio è un delitto grave ma in fondo “si è trattato di un atto unico, ormai datato e commesso in gioventù”. Che schifo! Pur di spalancare le porte all’ennesimo criminale straniero, anche l’omicidio viene derubricato a reato-bagattella. Come se il buon uomo avesse rubato le ciliegie al mercato rionale quando andava alle elementari! E poi, insomma, è stato “un atto unico”! Il bravo signore “non patrizio” ha ammazzato una sola persona, in seguito non ne ha più uccise altre! Per cui, mica lo vorremo criminalizzare per questo piccolo “sbaglio di gioventù”! Santo subito! Porte spalancate! Il ricongiungimento familiare in Svizzera con la moglie kosovara ha la priorità su tutto il resto!

Ricongiungimento? A casa loro!

A parte il fatto che l’omicida macedone-kosovaro non sembra essere poi tanto pentito dal momento che è stato arrestato su mandato internazionale quando si trovava nel nostro Paese dopo essersi sposato con una connazionale ivi residente, quindi a scontare la pena per il suo crimine non ci pensava proprio:

davanti alle teorie fuori di testa della suprema (?) corte federale, non si può che restare basiti. Ennesima  dimostrazione che la giustizia svizzera è inflessibile solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre con i criminali stranieri è l’apoteosi del buonismo-coglionismo.

E per favore non veniteci a raccontare la fregnaccia del ricongiungimento familiare. La famigliola si sarebbe benissimo potuta ricongiungere in Macedonia o in Kosovo, visto che la moglie oltretutto è kosovara.  Ma naturalmente si preferisce stare in Svizzera, paese del Bengodi per i delinquenti stranieri. Avanti di questo passo e, grazie ai legulei del Tribunale federale, regaleremo i permessi di domicilio anche ai serial killer stranieri.

A quando la naturalizzazione dell’omicida macedone-kosovaro siccome “perfettamente integrato”?

Lorenzo Quadri

 

Ma allora è vero che è “assalto alla diligenza”!

L’UST conferma: nel nostro Cantone i ticinesi sono ormai una minoranza

 

Certe notizie vanno sottolineate perché siamo stufi di farci prendere per i fondelli. In particolare siamo stufi di sentire stupidaggini sugli svizzeri chiusi e gretti che devono essere più aperti ed accoglienti.

Ed infatti, ma guarda un po’, dall’ultima indagine dell’Ufficio federale di statistica emerge che anche nel 2016 in Svizzera è cresciuta fortemente la popolazione “con un passato migratorio”. L’aumento è stato di 76mila persone. Già perché adesso, in nome del politikamente korretto  ad oltranza, non si può più nemmeno dire che una persona è straniera o di origine straniera. Bisogna inventarsi la fetecchiata del “passato migratorio”. Tra un po’ si parlerà di “diversamente svizzeri”. Chiaro: certe cose non bisogna dirle. Quindi si censurano anche le parole che servono a definirle. Così, oltre a non pronunciarle, non le si possono più nemmeno pensare. Secondo il pensiero unico multikulti politikamente korretto e spalancatore di frontiere la distinzione tra svizzeri e stranieri va cancellata. Dai giornali, dai vocabolari e soprattutto dai cervelli.

Fino al 64%

Sta di fatto che in Svizzera la popolazione “con un passato migratorio”, ossia i cittadini stranieri o naturalizzati, è del 37%,  con tassi che salgono addirittura al 64% nel caso di Ginevra. Al secondo posto troviamo, e ti pareva, il Ticino, Vaud e Basilea città che pascolano attorno al 50%. Quindi la metà della popolazione ticinese non è ticinese, essendo straniera o neo-svizzera. Sarebbe poi interessante sapere quanti stranieri al momento della naturalizzazione rinunciano al doppio passaporto. C’è come il vago sospetto che si tratti di percentuali infime. D’altronde, se ci sono perfino consiglieri federali che erano binazionali fino ad un paio di settimane dall’elezione, non si può certo pretendere…

Per contro in Cantoni come Obvaldo e nel Giura stranieri ed i naturalizzati sono attorno al 20%.

Il buonsenso non è reato

Per quel che riguarda il Ticino, poi, agli stranieri residenti bisogna aggiungere i 65’500 frontalieri. E le migliaia di padroncini. Ed i finti rifugiati.

E’ evidente che un paese dove oltre la metà degli abitanti  ha un “passato migratorio” non può essere razzista. Se il Ticino o la Svizzera fossero razzisti, il  numero degli stranieri dovrebbe semmai diminuire  e non certo aumentare.

Altrettanto evidente è che un paese dove la metà degli abitanti ha “un passato migratorio” ha un problema di immigrazione completamente fuori controllo, non più sostenibile. Quindi deve invertire la rotta. A tutto c’è un limite. Non si vede perché l’immigrazione dovrebbe essere l’unica cosa a non avercelo. Pretendere di riportarla in un quadro di sostenibilità è una cosa che non ha nulla a che fare con il razzismo. E’ una semplice questione di buonsenso. Gli spalancatori di frontiere pretendono di trasformare il buonsenso in vergognoso reato. Non ci stiamo:  i reati vergognosi sono qualcosa di completamente diverso.

“Inevitabile”?

Del resto, non ci si può nemmeno venire a raccontare la fregnaccia che l’immigrazione incontrollata è inevitabile o addirittura necessaria. Il Giappone ha una percentuale di popolazione straniera inferiore al 2%. In cifre ha più o meno lo stesso numero di stranieri della Svizzera; solo che ha quasi 130 milioni di abitanti. Se, come raccontano i moralisti a senso unico, “immigrazione uguale ricchezza” il Giappone dovrebbe essere poverissimo. Invece non è esattamente così. E nemmeno risulta che Tokyo venga in qualche modo sanzionata per la sua politica migratoria. Invece a noi, che facciamo entrare tutta la foffa, arriva il tamberla di turno del Consiglio d’Europa a dire che dobbiamo limitare i diritti popolari perché alcune iniziative, ed in particolare quella dei giudici stranieri che prevede la preminenza del diritto svizzero sui trattati internazionali sarebbero – udite udite! – addirittura lesive dei diritti umani.  Al tamberla in questione diciamo: ma vai a Baggio a suonare l’organo! I diritti popolari non si toccano!

Se il Giappone ha una percentuale di stranieri inferiore al 2%, vuol dire che è possibile applicare una politica migratoria restrittiva senza per questo essere dei criminali. Prendere nota e – finalmente – agire di conseguenza!

Lorenzo Quadri

 

Rapine a go-go, frontalieri-spacciatori, gang straniere…

In poche ore sono suonati ben tre campanelli d’allarme: cosa aspettiamo a svegliarci?

 

Ma guarda un po’, “sempre la solita notizia” direbbe qualcuno!  Venerdì sera ennesima rapina  con coltello ai danni di un distributore di Benzina a Novazzano. Dopo poche ore però l’autore è stato bloccato e consegnato alla polizia. E di chi si tratta? Forse di un residente e patrizio della Valle di Muggio? Certo che no: il rapinatore è infatti un 61enne della Provincia di Como! Ormai vicende di questo genere non fanno nemmeno più notizia. Grazie alle frontiere spalancate, i malviventi entrano in Ticino dal Belpaese, svolgono il “lavoretto” e poi si danno alla macchia riattraversando la frontiera! Praticamente siamo diventati un self service per la delinquenza d’oltreconfine! Però i moralisti a senso unico, invece di preoccuparsi della sicurezza del nostro territorio, si sono messi a starnazzare quando il Mattino pubblicò il fotomontaggio con la Banda Bassotti che tenta di entrare in Ticino dall’Italia.

Regolamento di conti

Come se non bastasse, nel giro di poche ore si sono moltiplicate le conferme che siamo invasi dalla delinquenza in arrivo dalla Penisola. Ma naturalmente dirlo è “populismo e razzismo” mentre chiudere le frontiere, come stanno giustamente facendo sempre più paesi europei e non solo – compresi quelli che, contrariamente a noi, non sono affatto invasi da migranti di vario genere – “sa po’ mia”! Ma andate a Baggio a suonare l’organo…

Stando infatti a quanto pubblicato sabato sul Corriere del Ticino, le ultime indagini confermano che l’accoltellamento di due settimane fa in centro Lugano è stato proprio un regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri, basate oltreconfine, che scelgono il Ticino come “territorio neutro” per le loro guerriglie urbane.
Ma bene, avanti così! “Apriamoci”! Diventiamo “attrattivi” come campo di battaglia per tutta la feccia estera!
Invece di chiudere le discoteche, come vorrebbe qualcuno, cominciamo a chiudere le frontiere. Via subito Schengen e reintroduzione dei controlli sistematici sul confine!

Poi, tanto per essere “populisti e razzisti” fino in fondo, sarebbe anche interessante sapere quanto ci costano in spese ospedaliere questi delinquenti stranieri che vengono in Ticino ad accoltellarsi. Già, perché il conto dei ricoveri lo paghiamo ancora noi. Oltre al danno, la beffa!

E’ evidente che la sicurezza del territorio è una priorità e che non tollereremo che Lugano, o il Ticino in generale, si trasformi in un Bronx perché “bisogna aprirsi” alle gang in arrivo dalla vicina Penisola per regolare i propri conti all’arma bianca.

Il che significa, tanto per cominciare, meno multe ai parcheggi e più controlli di polizia sul terreno. Compensare l’eventuale minor introito da multe di posteggio è peraltro facilissimo: basta piazzare regolarmente un bel radar dopo la dogana di Gandria, così non solo si compensa, ma le casse cittadine ci guadagnano pure!

E i valichi secondari?

Ci piacerebbe poi sapere cosa sta succedendo sul fronte della famosa chiusura notturna dei valichi secondari dopo i sei mesi di prova. Non è che qualche cameriere dell’UE in Consiglio federale sta pensando di fare il gioco delle tre carte, vero? Le notizie di cronaca confermano a cadenza pressoché quotidiana che i valichi secondari di notte vanno chiusi tutti (mica solo tre!) e magari anche su un arco temporale più lungo di quanto effettuato in prova! Anzi, è il caso di chiudere anche i valichi non secondari!

Frontalieri spacciatori

Sempre di ieri, poi, la notizia di una operazione antidroga di vaste proporzioni svolta dai carabinieri di Menaggio nelle prime ore della giornata di sabato nelle Province di Como e Milano, che ha portato a ben 11 arresti. L’operazione era volta a “disarticolare lo spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio dell’Alto lago ed in particolare nei paesi delle Valli ascendenti”. E come mai si è svolta proprio di sabato mattina? Risposta: “Perché molte delle persone coinvolte sono frontalieri”.

Hai capito l’antifona? Spacciatori in Italia che poi fanno i frontalieri in questo sempre meno ridente Cantone (e probabilmente spacciano anche qui)! Però in Consiglio di Stato il triciclo PLR-PPD-P$ cala le braghe sulla richiesta del casellario giudiziale prima della concessione o del rinnovo di un permesso G o B!

Cosa stiamo aspettando?

Qui qualcuno non ha ancora capito che stiamo diventando, anzi purtroppo lo siamo già diventati, il paese del Bengodi per frotte di malintenzionati stranieri. E naturalmente sappiamo chi dobbiamo ringraziare: gli spalancatori di frontiere.

E’ urgentissimo tornare ad avere il controllo di chi entra nel nostro territorio. E soprattutto è urgentissimo tornare ad essere nella condizione di respingere, rispettivamente di espellere in modo certo e sistematico, personaggi indesiderabili (per usare un eufemismo). Altrimenti ce li troviamo tutti qui!

Non sono ancora suonati sufficienti campanelli d’allarme? Cosa aspettiamo per svegliarci?

Lorenzo Quadri

Stop alla scellerata politica delle frontiere spalancate!

Finalmente pronta l’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone 

La Lega sarà in prima fila nel raccogliere le firme in Ticino

Finalmente! Il comitato centrale dell’UDC ha approvato venerdì  il testo dell’iniziativa “Per un’immigrazione moderata”. Si tratta della famosa iniziativa, di cui si parla da mesi, per disdire la devastante libera circolazione delle persone. Come già annunciato, la Lega sarà in prima fila nel raccogliere le firme in Ticino.

Questa volta il testo non lascia spazio ad ambiguità. Sicché, il triciclo iscariota PLR-PPD-P$$, in caso di riuscita dell’iniziativa e di sua approvazione in votazione popolare, non  potrà inventarsi compromessi-ciofeca ed “applicazioni light” per buggerare i cittadini ed inginocchiarsi davanti al padrone europeo. (Una volta si diceva “alto e potente signore”; adesso, con “Grappino” Juncker, al massimo si può dire “alticcio”).

Niente equivoci

Il testo che sarà sottoposto all’approvazione del popolo è chiarissimo: il Consiglio federale ha 12 mesi di tempo per negoziare con l’UE l’uscita della Svizzera dalla libera circolazione. Se le trattative falliscono, la Svizzera disdice unilateralmente l’accordo sulla libera circolazione delle persone entro altri 30 giorni.

Il testo si premura inoltra di precisare che non si possono concludere altri accordi che  garantiscono a cittadini stranieri la libera circolazione in Svizzera, e che gli accordi internazionali in essere vanno adattati di conseguenza. Questo evidentemente per evitare che ciò esce dalla porta venga poi fatto rientrare della finestra. Un atto di sfiducia, più che giustificata, nei confronti dei camerieri bernesi dell’UE.

Il Ticino attendeva da tempo

Il Ticino aspettava questa iniziativa dal dicembre del 2016. Ossia da quando è stato messo nero su bianco lo sconcio tradimento  del  triciclo PLR-PPD-P$$ che rifiuta di applicare la volontà popolare.  E per carità di patria non torniamo ad insistere sul ruolo giocato in questo golpe contro il popolo dal neo-consigliere federale italo-svizzero KrankenCassis, allora capogruppo liblab a Berna.

E l’iniziativa diventa ancora più importante considerando che in Ticino lo stesso triciclo PLR-PPD-P$ si appresta a rottamare anche la preferenza indigena contenuta in “Prima i nostri”.

Paturnia ideologica

L’immigrazione incontrollata, come scritto in più occasioni, non ha alcun rapporto con le necessità dell’economia svizzera. E’ semplicemente una paturnia ideologica degli spalancatori di frontiere multikulti. Una paturnia imposta e difesa a suon di denigrazione degli avversari (infamati e delegittimati come spregevoli razzisti) e di squallidi ricatti all’indirizzo del popolino “chiuso e gretto”. A ciò va naturalmente aggiunta un’inaudita sfilza di balle solenni. Come quella raccontata dall’allora presidente nazionale del PLR Fulvio Pelli secondo cui “con la libera circolazione i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano” (sic!).

Solo disastri

L’immigrazione incontrollata ha fatto solo disastri; del resto, la Lega ed il Mattino lo avevano ampiamente previsto. E i disastri li ha fatti in tutti gli ambiti: sul mercato del lavoro (ma come: non erano solo “percezioni”?), sulla sicurezza (ci siamo riempiti di delinquenti stranieri che poi giudici buonisti-coglionisti si rifiutano di espellere, perché “la libera circolazione prevale”), sui costi sociali e sanitari (e quindi anche sull’esplosione dei premi di cassa malati), sulla viabilità, sull’ambiente (65’500 frontalieri che circolano uno per macchina), sui costi dell’alloggio, su quelli delle infrastrutture, e via elencando.

Anche il Gigi di Viganello è in grado di capire che la piccola Svizzera non può far fronte ad un saldo migratorio che oscilla tra le 60 e le 80mila persone all’anno dalla sola UE; tanto più che gli scienziati del Consiglio federale, “lungimiranti” come sempre, prima della votazione sui  bilaterali parlavano di un saldo di 10mila persone. Il Gigi di Viganello è in grado di capirlo, ma evidentemente la partitocrazia spalancatrice di frontiere, i camerieri dell’UE in Consiglio federale,  la stampa di regime (a cominciare dalla SSR) e gli intellettualini rossi da tre e una cicca non lo sono.

Al saldo migratorio di cui sopra si aggiunte l’invasione di frontalieri e di padroncini e quella di finti rifugiati con lo smartphone (quanti gli estremisti islamici? Quanti i galeotti che hanno beneficiato dei recenti indulti in Tunisia?). E gli svizzerotti fessi, naturalmente, mantengono tutti…

Correggere lo sconcio

E’ quindi chiaro che la libera circolazione delle persone è un esperimento completamente abortito. Uno sbaglio della storia, che come tale va corretto il prima possibile. La Svizzera deve tornare a decidere autonomamente sull’immigrazione, in base alle proprie esigenze e necessità. E tenendo conto del proprio mercato del lavoro e della sacrosanta preferenza indigena. Del resto, è quello che fanno tutti gli Stati sovrani. Compresi quelli dove – diversamente della Svizzera – non è in corso alcuna invasione. O dobbiamo ricordare che in Giappone la percentuale di popolazione straniera è inferiore al 2%?
Adesso invece centinaia di milioni di cittadini europei hanno il diritto di stabilirsi nel nostro Paese e gli svizzerotti “chiusi e razzisti” possono solo stare a guardare. Ulteriore aggravante: la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed i suoi esponenti nelle istituzioni non si sognano di difendere i propri concittadini: “bisogna aprirsi! Immigrazione uguale ricchezza!”. Cose del genere succedono, purtroppo, solo da noi.  E’ dunque ampiamente tempo di mettere fine a questo obbrobrio.

A proposito: quelli che, all’indomani del “maledetto voto” del 9 febbraio, ripetevano che bisognava rifare la votazione, e che comunque bisognava porre esplicitamente al popolo il quesito sulla libera circolazione, da svariati mesi non fanno più un cip. Chissà come mai? Forse perché si rendono conto che, in caso di votazione sulla libera circolazione, rischiano di venire asfaltati? Ul bel vedé…

Lorenzo Quadri

 

Siamo minoranza in casa nostra

Il 50% degli abitanti del Ticino ha “passato migratorio”. Aggiungiamo i frontalieri…

 

Ma chi l’avrebbe mai detto! L’Ufficio federale di statistica (UST) ci rende edotti che anche nel 2016 è “cresciuta fortemente” la popolazione svizzera “con passato migratorio”. A livello nazionale stiamo parlando del 37% degli abitanti nella Confederazione, percentuale che in Ticino esplode al 50%. Cifre analoghe si trovano a Basilea Città e Vaud. Il record spetta a Ginevra (64%), mentre Obvaldo, Giura e Uri sono sotto il 20% (bravi!).

L’anno scorso, dice sempre l’UST, la popolazione con “passato migratorio” è cresciuta di ulteriori 76mila unità.

Definizioni grottesche

“Persone con passato migratorio”: ecco l’ultima grottesca definizione politikamente korretta per indicare gli stranieri o i naturalizzati. A tal punto è arrivata la squallida censura del pensiero unico multikulti: la parola “straniero” non può più essere pronunciata e nemmeno pensata: è becero razzismo! Tra un po’ gli spalancatori di frontiere pretenderanno di sdoganare termini come “diversamente svizzeri” o “ svizzeri senza passaporto”!

Minoranza sempre più piccola

In Ticino, dunque, la metà della popolazione o è straniera o è naturalizzata; magari di fresco e magari senza essere integrata, perché vige il regime delle naturalizzazioni facili. E a questa quota dobbiamo aggiungere i 65’500 frontalieri e le migliaia di padroncini presenti quotidianamente sul territorio cantonale. E poi ci sono anche i finti rifugiati con lo smartphone.

E’ quindi evidente che i ticinesi in casa loro sono una minoranza, che diventa sempre più piccola. L’assalto alla diligenza svizzera in generale e ticinese in particolare è una realtà. Altro che “percezioni”! Altro che “balle populiste e razziste”! E poi qualche bambela ha ancora il coraggio di accusare i ticinesi di essere “chiusi e razzisti”?

Per fortuna c’è l’iniziativa…

In un paese razzista, lo capiscono anche i paracarri, il numero di stranieri dovrebbe diminuire e non certo aumentare. Il problema non è il razzismo dei ticinesi su cui i soliti multikulti montano la panna, tacendo omertosi sul razzismo dei migranti in arrivo da “altre culture” che disprezzano la nostra e che magari addirittura manteniamo con soldi pubblici. Il problema è l’invasione, andata completamente fuori controllo. Che questa possa provocare delle reazioni di autodifesa è scontato. Ma la colpa è di chi ha imposto l’invasione criminalizzando i contrari.

Farsi invadere non è né obbligatorio né inevitabile. Il Giappone ha meno del 2% di popolazione straniera. Paesi dove non è in corso alcun assalto alla diligenza controllano rigorosamente l’immigrazione; e nessuno si permette di strillare al “razzismo”. Per fortuna che a breve partirà l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. E’ la nostra ultima opportunità per salvare la Svizzera.

Lorenzo Quadri

Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

I migranti economici ci sfruttano: parola di ambasciatore

Un diplomatico propone di introdurre le Green card USA: entri solo per lavorare

 

Asfaltati anche gli aiuti all’estero: “è illusorio pensare che dissuadano gli africani dal lasciare il loro continente”

Chi ha detto che in Svizzera c’è una marea di finti rifugiati eritrei perché costoro fanno venire i loro compatrioti raccontando quanto è bello il nostro Paese e quanto sono generose ed abbondanti le prestazioni sociali pagate dagli svizzerotti fessi?

Chi ha detto che eritrei e somali non arrivano in Svizzera per lavorare ma perché sanno che non verranno rispediti indietro, ed infatti in 8 anni il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282% (sic)?

Chi ha detto che i somali che stanno arrivando ora vanno respinti?

E chi ha detto che “è un’utopia credere che ampliando l’aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente”?

E’ forse stato un becero leghista populista e razzista? No. E’ stato nientemeno che un ex ambasciatore svizzero. Trattasi di Dominik Langenbacher, che si è espresso nei termini sopra citati in un’intervista rilasciata al Blick. E Langenbacher, quando dice che: “spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi” sa di cosa parla. Diversamente dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. La quale però, pur non sapendo, monta in cattedra con piglio da maestrina a calare sentenze. Ad esempio, quella secondo cui l’islam non può essere messo “sotto sospetto generale” malgrado sia manifestamente incompatibile con la società occidentale. Manca solo che Sommaruga aggiunga che l’islam deve diventare religione ufficiale in Svizzera. Poco ma sicuro che la sua posizione è quella!

Cosa ne pensa la Simonetta?

E chissà cosa pensa la ministra del “devono entrare tutti” delle affermazioni dell’ex ambasciatore Langenbacher che la sbugiardano (per usare un termine casto) in modo integrale. Lei e le sue politiche di accoglienza, tanto il conto lo paga il contribuente.

Del resto l’ex ambasciatore non è mica l’unico ad aver detto che le prestazioni sociali elvetiche, eccessivamente generose con i migranti economici, ci attirano in casa ogni sorta di foffa. La stessa cosa l’ha detta l’esperto di estremismo islamico Thomas Kessler, tra l’altro un ex parlamentare verde (quindi: uno di $inistra!) a proposito degli estremisti islamici. Costoro arrivano in Svizzera perché il nostro è uno dei paesi dove un furbetto straniero può attaccarsi alla mammella pubblica con la maggiore facilità. Senza dover compiere alcuno sforzo per integrarsi e per rendersi autosufficiente.

Green card

E chissà cosa pensa  la ministra del “devono entrare tutti” della proposta concreta avanzata dell’ex ambasciatore  Langenbacher, il quale suggerisce di modificare radicalmente il sistema dell’asilo, passando al modello americano delle Green Card. In sostanza,  secondo questa proposta, il migrante per entrare in Svizzera deve disporre di un importo di partenza di 20mila Fr. Dopodiché, avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro, durante i quali non potrà usufruire delle prestazioni sociali. Se non l’avrà trovato, dovrà lasciare la Svizzera. Più semplice di così!

Non osiamo immaginare la faccia che farebbe la kompagna Sommaruga, e non solo lei, davanti ad un’ipotesi di questo genere. Non c’è più religione se nemmeno gli ex ambasciatori osano asfaltare il sacro pensiero unico dell’accoglienza  indiscriminata, e  perorare l’introduzione di modelli fascisti e razzisti come le Greencard USA!

Noi, già che ci siamo, proponiamo di considerare anche il modello Giapponese: il paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno corrente ha riconosciuto 3 domande d’asilo  su 8560! E allora piantiamola di farci menare per il naso…

Asfaltati gli aiuti all’estero

Degna di nota anche l’affermazione di Langenbacher secondo cui non è continuando a scialacquare miliardi in aiuti allo sviluppo che si convincono gli africani a rimanere nel loro continente. Peccato che invece sia proprio questa  la scusa che da anni ed annorum viene propinata al popolino rossocrociato per giustificare come mai miliardi dei nostri soldi partono per lidi esotici invece di rimanere qui e venire spesi per le nostre necessità.  E’ quindi evidente che sugli aiuti all’estero bisogna tagliare, ma e alla grande, e allo stesso modo bisogna chiudere i rubinetti dello Stato sociale ai finti rifugiati. Se lo propone un ex ambasciatore…

E ripetiamo: il Giappone, che non è la Germania degli anni Quaranta, fa entrare tre asilanti in sei mesi; e noi dovremmo farci dei problemi a chiudere i rubinetti? Ma non sta né in cielo né in terra!

E intanto…

E il colmo è che, mentre si inviano miliardi all’estero con la scusa che questi prevengono il caos asilo quando sono tutte balle di fra’ Luca; mentre altri miliardi vengono bruciati per mantenere finti asilanti che arrivano per attaccarsi alla mammella pubblica, i sette camerieri dell’UE hanno il faccia di palta di venirci a dire che non ci sono i soldi per procedere al promesso potenziamento delle guardie di confine per aumentare la sicurezza del nostro territorio, ed in particolare delle regioni di frontiera!

Vergognoso. Evidentemente in quel di  Berna credono di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma ancora più vergognoso è che questo sia tollerato.

Lorenzo Quadri

Gli svizzeri sono “ostili” o il problema è un altro?

Commissione federale contro il razzismo: e se per una volta la raccontassi giusta?

 

La Commissione federale contro il razzismo (CFR) ci delizia con l’ennesimo rapporto secondo cui  in Svizzera crescerebbe l’ostilità nei confronti dei musulmani. E la colpa, secondo la CFR, sarebbe dei media. Ed in particolare dei social media che “facilitano la diffusione di contenuti ostili”.

Magari il problema sta invece da un’altra parte. Ad esempio nel fatto che gli attentati di terroristi islamici tengono purtroppo banco in Europa un giorno sì e l’altro pure. E se i terroristi sono islamici, la colpa non è dei media, e nemmeno dei social.  L’ostilità forse cresce anche perché, grazie al buonismo-coglionismo imperante, gli islamisti in Svizzera possono fare ciò che vogliono. Da noi infatti non si vieta la vendita del Corano a scopi di radicalizzazione. Non si proibisce alle moschee ed ai centri culturali islamici di beneficiare di finanziamenti esteri che hanno l’obiettivo di foraggiare chi diffonde il radicalismo in casa nostra. Non si distingue, insomma, tra l’islam moderato e quello radicale. Ed inoltre, come ha detto di recente un esperto (non il Mattino razzista e fascista) dalle nostre parti gli estremisti possono facilmente mettersi a carico dello stato sociale pagato dagli svizzerotti. Il quale versa cospicui vitalizi agli ultimi arrivati ad attaccarsi alla mammella pubblica, senza nemmeno pretendere che questi si integrino. Una vera pacchia! Il famigerato imam predicatore d’odio di Nidau si è fatto mantenere per anni ed annorum dal solito sfigato contribuente.  Non ha mai dovuto nemmeno fare lo sforzo di imparare una lingua nazionale: perché tanto a fine mese le prestazioni assistenziali entrano comunque. E  così il signore ha attinto a piene mani dalle casse pubbliche, e nel frattempo ringraziava radicalizzando. Quanti altri migranti economici fanno la stessa cosa (senza necessariamente essere imam)?

E poi ci si stupisce?

Di queste situazioni se ne scoprono con bella (bella si fa per dire) regolarità. E poi ci si stupisce se la gente ne ha piene le scatole e magari sviluppa atteggiamenti ostili? Ma la colpa non è né dei social (che sono solo un veicolo) e nemmeno degli svizzeri “chiusi e gretti”. La colpa è di chi ha tirato troppo la corda creando situazioni insostenibili perché “bisogna aprirsi” e perché “devono entrare tutti”.

Nella vicina Penisola si sono addirittura trovati con un mediatore culturale (sic!) coinvolto nello stupro di branco a Rimini. Costui allegramente dichiarava che lo stupro è brutto solo all’inizio; dopo per la donna diventa piacevole come un rapporto sessuale normale. Questa è la mentalità, la “cultura” di centinaia di migliaia di migranti economici che arrivano in massa in Europa. Sarà bene rendersene conto. E poi i soliti moralisti a senso unico, sempre pronti a strillare al razzismo, si meravigliano se cresce l’ostilità nei confronti dei musulmani?  E come la mettiamo con un altro bel regalo arrivato con l’immigrazione scriteriata da inculture straniere, ovvero il matrimonio forzato, odioso reato per cui cominciano a fioccare condanne anche in Svizzera?

Cosa vuol dire “ostili”?

E cosa intende poi la pregiata CFR per ostilità, o meglio, cosa bisognerebbe fare per non essere ostili? Permettere ai migranti islamici di mantenere  e diffondere in casa nostra usanze contrarie ai principi della nostra società, come vorrebbero fare gli spalancatori di frontiere? Lasciare che gli estremisti musulmani infiltrati in Svizzera obblighino le donne a girare in burqa? O magari rinunciare alle nostre tradizioni, usanze e libertà, piccole o grandi che siano, per adeguarci  alle pretese degli ultimi arrivati? Togliamo i riferimenti alla croce dalle opere liriche, come ha fatto un pirla di direttore artistico in quel di Barcellona, perché non bisogna urtare la sensibilità (?) di nessuno?  Ribattezziamo i “moretti” perché  il nome attuale è manifestamente (?) razzista e coloniale, come sostiene una squinternata ricercatrice specializzata in fastidi grassi?

E come la mettiamo con…

Magari, invece di cambiare le nostre abitudini e i nostri  stili di vita, invece di negare le nostre radici per “non offendere”, sarebbe ora di sbattere fuori da casa nostra, rispettivamente di non far entrare, chi odia e disprezza la nostra società ed arriva da noi solo perché siamo così fessi da mantenerlo. Gli svizzeri sono accoglienti, altro che ostili; ed i tassi di popolazione straniera presenti nel Paese, con percentuali che non hanno paragoni in Europa, lo dimostrano. Ma occorre selezionare tra chi merita ospitalità e chi deve invece trovare la porta sbarrata.

A proposito, Commissione federale contro il razzismo: come la mettiamo con il razzismo importato in Svizzera da immigrati xenofobi, antisemiti e misogini? A quando un bello studio su questo fenomeno? Oppure le accuse di razzismo vengono lanciate a geometria variabile? Vanno usate come armi di ricatto morale contro gli svizzeri per costringerli a far entrare tutti?

Lorenzo Quadri

Tra una pippa mentale e l’altra, l’immigrazione esplode

Giustamente asfaltata al Nazionale l’iniziativa del Vicolo cieco. Ma il problema resta

 

Il Consiglio nazionale, come c’era da sperare (ma non si sa mai…) ha asfaltato la famigerata iniziativa del vicolo cieco, detta anche RASA. Si tratta dell’iniziativa lanciata all’indomani del “maledetto voto” del 9 febbraio con l’intenzione di cancellarlo. Un’iniziativa scandalosa ed antisvizzera che non ha (per fortuna) precedenti (e speriamo che non avrà neppure emuli). Un’iniziativa della casta e degli intellettualini di regime: basta vedere la composizione del comitato promotore. Un’iniziativa finanziata da un miliardario residente negli USA; che evidentemente con i problemi della Svizzera (e del Ticino che ha plebiscitato il “maledetto voto”) in regime di devastante libera circolazione non ha nulla a che vedere. In nessun modo li vive sulla propria pelle.  Un’iniziativa dell’élite spalancatrice di frontiere contro il popolo becero che osa votare “sbagliato”. Un’iniziativa dell’establishment, che aborre i diritti popolari ma non ha remore nello sfruttarli in modo perverso, per cancellare l’esito delle votazioni sgradite.

Un comitato a sostegno di questa iniziativa è stato creato anche in Ticino, capeggiato da un certo avvocato luganese; quello che si è fatto beccare con le mani nella marmellata mentre distribuiva nottetempo falsi giornali; quello dei Consiglieri di Stato che sarebbero dei “pagliacci”; eccetera eccetera.

Inutile dire che il numero di firme raccolto nel nostro Cantone è stato ridicolo.

Non servono le firme

L’iniziativa è stata respinta dal Consiglio nazionale a larga maggioranza. Ci sarebbe mancato altro, visto che essa è diventata inutile. Infatti  in quel venerdì nero della democrazia in Svizzera, ossia il 16 dicembre 2016, il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali ha rottamato il maledetto voto del 9 febbraio. Si è così scoperto che per prendere a schiaffi i cittadini non c’è bisogno di raccogliere le firme: basta la partitocrazia iscariota. Stupisce quindi che i promotori dell’iniziativa del vicolo cieco non l’abbiano ritirata. Avrebbero fatto meglio a farlo. Se infatti l’iniziativa, come c’è da sperare, verrà asfaltata in votazione popolare, ciò equivarrà ad una riconferma del 9 febbraio.  Quindi, ad una bocciatura popolare del compromesso-ciofeca ufficialmente denominato, con un’epica faccia di tolla, “preferenza indigena light”. Malgrado con la preferenza indigena non abbia nulla a che vedere.

Controprogetti?

Vale anche la pena ricordare che il Consiglio federale inizialmente pensava di proporre un controprogetto diretto all’iniziativa RASA. Ma bravi, standing ovation per i camerieri dell’UE: invece di respingere al mittente un’iniziativa sconcia, erano disposti ad inventarsi i controprogetti pur di tenerla buona. Per l’iniziativa per salvare il segreto bancario degli svizzeri, invece, di controprogetti i sette scienziati non ne volevano: quello esistente lo ha elaborato  il parlamento. Idem per No Billag.

Controprogetti di matrice ro$$overde a RASA sono stati però presentati in Consiglio nazionale. Obiettivo: inserire di straforo nella Costituzione a) la libera circolazione (vergogna!) e b) la preminenza del diritto internazionale su quello costituzionale svizzero (doppia vergogna!). Queste proposte aberranti sono per fortuna state spazzate via dalla maggioranza dei deputati.

Il problema resta

Intanto però che i politicanti si fanno le pippe mentali sull’iniziava della casta, il problema dell’immigrazione incontrollata resta di prepotente e drammatica attualità.

I camerieri dell’UE continuano a reiterare la fregnaccia che senza la libera circolazione incontrollata la Svizzera non disporrebbe della forza lavoro di cui ha bisogno. Balle solenni! La libera circolazione senza limiti è in vigore dal 2004. Forse che prima l’economia elvetica non disponeva delle risorse estere che le servivano? Non prendiamo la gente per scema. Semplicemente, prima dei bilaterali il nostro paese poteva scegliere di far entrare gli immigrati di cui aveva bisogno. Adesso invece “devono entrare tutti”.

Esigenze dell’economia?

Ed inoltre, alla faccia delle “esigenze dell’economia”, la metà degli 800mila stranieri arrivati nel nostro Paese a seguito  della libera circolazione mica lavora! In compenso, provoca costi infrastrutturali, consuma servizi, intasa le strade, fa salire i prezzi degli alloggi, eccetera. Senza contare che nel 2015 gli immigrati hanno versato nelle casse della disoccupazione il 20% in meno di quanto hanno attinto. Da notare che questo dato figura sul rapporto del Consiglio federale sui 15 anni di Bilaterali. Che è un documento di propaganda pro-frontiere spalancate. Sullo stesso rapporto si dice pure che il 70% dei migranti proviene da paesi dove le paghe sono ben inferiori alle nostre. Quindi, si tratta di manodopera estera a basso costo, che mette sotto pressione i salari in Svizzera. E ancora: il  tasso di disoccupazione degli europei del sud presenti in Svizzera è del 9%; quello degli europei dell’est, del 12.4%. Contro una media nazionale del 3.7%.

E non stiamo a tirar fuori per l’ennesima volta l’invasione di frontalieri in Ticino con conseguente soppiantamento e dumping salariale.

Ma di tutto questo, è chiaro, l’élite spalancatrice di frontiere, i professorini, gli intellettualini  ed i miliardari residenti negli USA che stanno dietro l’iniziativa del vicolo cieco mica si preoccupano. Loro vogliono solo spalancare le frontiere e distruggere quel poco che resta della Svizzera: “devono entrare tutti!”.

Lorenzo Quadri