La $inistra del “devono entrare tutti” la fa fuori dal vaso

Arriva comitato per costringere i ticinesotti a mantenere stranieri ad oltranza 

Proprio vero che questi kompagnuzzi spalancatori di frontiere, se non ci fossero, bisognerebbe inventarli. Per la Lega sono una vera manna dal cielo. Ogni volta che aprono bocca, il nostro Movimento guadagna consensi

Questa volta i talebani del “devono entrare tutti” e del “i ticinesotti, chiusi e gretti, devono mantenere tutti” hanno fatto le cose in grande (?) stile. O almeno, così immaginano loro. Ed infatti in 15 associazioni si sono riunite a Bellinzona (uella) nei giorni scorsi. Ed hanno proclamato “urbis et orbis”, con la prosa logorroica che li contraddistingue, la nascita di un pomposo “Comitato unitario per una nuova politica migratoria in Svizzera”. Acciderba, roba da far tremar le vene ai polsi, come si diceva una volta!

Dopo il terrificante spettacolo delle giovani $ocialiste svizzere che si mettono in topless per protestare contro il trumpismo e a favore dei finti rifugiati con lo smartphone, questo nuovo comitato unitario (?) proprio ci mancava.

Tra le 15 associazioni firmatarie fanno bella (?) mostra di sé  P$, Verdi ed MP$ (dimostrazione, sia detto per inciso, che i Verdi del Post Savoia sono tornati a fare la succursale dei kompagni, perfettamente in linea con la posizione, fallimentare, del partito nazionale); e naturalmente i $indakati ro$$i Unia e USS.

Illusione ottica

Il numero spropositato di associazioni firmatarie non deve trarre in inganno sulla reale portata del comitato. Le associazioni sono numerose, ma dietro ci sono sempre i soliti quattro gatti, che si presentano di volta in volta con cappelli diversi pensando di “fare numero”. Ma è una semplice illusione ottica.  Il modus operandi è tipico della $inistruccia.

L’appello costituisce un attacco frontale a Norman Gobbi e alle sue sacrosante politiche in materia di stranieri. Uhhh, che pagüüüraaaa! Immaginiamo che il direttore del Dipartimento delle istituzioni stia semmai gongolando: perché con nemici così, la rielezione è garantita ad oltranza. Oltretutto simili isterismi sono la dimostrazione che le politiche leghiste di Gobbi vanno nella direzione giusta: frontiere il più chiuse possibile (a quando un bel MURO “à la Trump”?), allontanamento di stranieri in assistenza o con la fedina penale sporca, e PRIMA I NOSTRI!

Nuovo?

Il comitato $inistro si chiama “per una nuova politica migratoria”. Ma ciò che propone, di “nuovo” non ha proprio nulla. Si tratta infatti del solito vecchio e putrescente ritornello delle frontiere spalancate. Del “dobbiamo far entrare tutti” (compresi i delinquenti, dal momento che il comitatuccio starnazza pure contro la richiesta del casellario giudiziale). Del dobbiamo mantenere tutti. Ed anche, ciliegina sulla torta, del dobbiamo naturalizzare tutti. I $inistri pretendono addirittura di vietare l’espulsione degli stranieri in assistenza! Avanti, venite tutti nella Svizzera paese del Bengodi, che vi mantiene ad oltranza! I soldi crescono sugli alberi!

Catalogo di boiate

Le rivendicazioni del nuovo comitato, oltre a costituire un incredibile catalogo di boiate (se non si sapesse che certi personaggi sono privi di qualsivoglia senso dell’umorismo, si potrebbe pensare ad un pesce d’aprile anticipato) sono un vero insulto al contribuente. Ecco alcune delle loro perle:
– Abolire il concetto di centro di interessi quale criterio per stabilire la legittimità di una persona di risiedere in Svizzera o di percepirne le prestazioni sociali. (Traduzione: bisogna mantenere tutti!)
– Rivendicare l’impossibilità di espulsione dalla Svizzera per i disoccupati e per coloro che stanno esaurendo il diritto all’indennità di disoccupazione e per chi è caduto nel bisogno. (Traduzione: idem come sopra!)
– Sostenere il diritto alla naturalizzazione secondo procedure standardizzate e non discriminatorie, valide per tutto il territorio svizzero, che prevedano criteri trasparenti e formalmente rappresentativi e che contemplino la possibilità per il richiedente di ricorrere contro la decisione. (Traduzione: i passaporti svizzeri vanno REGALATI come se fossero noccioline!)
– Assicurare il riconoscimento automatico delle lauree, dei diplomi e delle qualifiche professionali ottenuti all’estero. (Traduzione: parificare lauree estere, comprate e/o che non valgono una sverza, con quelle delle università svizzere che sono le migliori al mondo. Ovvero: svilire le università ed i laureati svizzeri. E come la mettiamo, esagitati kompagnuzzi, con la protezione del consumatore?).
– Chiedere la fine della chiusura delle frontiere (quando mai sono state chiuse?, ndr), la fine dei respingimenti, la fine delle politiche di controllo e persecuzione (?) dei richiedenti l’asilo. (Traduzione: tutti i finti rifugiati con lo smartphone devono poter non solo entrare in Svizzera, ma anche restarci per sempre, mantenuti dal contribuente. Anche in violazione della legge. Ma si sa che a $inistra rispettano solo le leggi che piacciono. Quelle che non piacciono ai kompagni, invece, è giusto violarle).

Ovviamente il conto delle prestazioni sociali ai troppi stranieri in assistenza che hanno trovato in Ticino il paese del Bengodi  lo pagano di tasca propria i membri del nuovo “comitato unitario”, nevvero?

L’insulto ai nostri anziani

Non ancora contenti, i kompagnuzzi coronano il loro florilegio di scempiaggini con una premessa oltraggiosa: “i lavoratori stranieri hanno costruito questo paese”. Ah certo. Ed i nostri anziani invece non hanno fatto nulla, vero? Passavano le giornate a grattarsi!

I kompagnuzzi con i piedi al caldo grazie al pubblico impiego garantito a vita, invece di autoerotizzarsi cerebralmente con l’ideologia internazionalista più ottusa e becera, chiedano scusa agli anziani svizzeri e ticinesi! Quelli che ancora sono tra noi e quelli che non lo sono più! Fondamentalisti xenofili, vergognatevi!

Avanti così

Comunque, gauche caviar, avanti così. Spiace solo che il vostro bel proclama non sia stato pubblicato in periodo di elezioni cantonali, perché la Lega avrebbe guadagnato come minimo il 5%. Ma siamo convinti che da qui al 2019 non ci farete mancare le iniziative a sostegno indiretto del nostro Movimento. Restando in trepidante attesa, ringraziamo commossi.

Lorenzo Quadri

Riforma III delle imprese: Bruxelles starnazza contro il NO

Adesso aspettiamo che la $inistra difenda il voto popolare dai suoi amichetti UE 

Gli eurobalivi si aspettano che, senza il “pacchetto” bocciato a livello nazionale (ma non in Ticino) la scorsa domenica, la Svizzera non abbandonerà i regimi fiscali privilegiati. Ed infatti è proprio così che dovremmo fare!

La $inistra europeista, invocando lo spettro delle “casse vuote”, è riuscita ad ottenere la trombatura della Riforma fiscale III delle imprese a livello nazionale. Non però in Ticino.

Peccato che a svuotare le casse pubbliche in Svizzera non siano mai stati gli sgravi fiscali. Basta guardare l’evoluzione del gettito per accorgersene.

A svuotare le casse sono invece:

  • L’immigrazione incontrollata nello Stato sociale e la spesa sociale generata da stranieri. Per citare solo due dati. Nel 2016 meno della metà degli immigrati dai paesi UE è arrivata in Svizzera per lavorare. E nel giro di 8 anni, dal 2006 al 2014, il numero di eritrei in assistenza presenti in Svizzera è aumentato del 2272%.
  • L’invasione di finti rifugiati: l’anno scorso in Ticino ci sono state 34mila entrate clandestine, il 70% del totale nazionale. In Spagna (!) nello stesso periodo sono entrati “solo” 15mila clandestini. Si prevede che nel 2017 per i migranti economici il contribuente elvetico (“razzista e xenofobo”) spenderà la spropositata somma di 2.5 miliardi. La riforma III delle imprese sarebbe invece costata 1,1 miliardi all’anno, versati dalla Confederazione ai Cantoni.
  • Le paccate di miliardi inviati all’estero senza che ciò abbia alcuna influenza positiva sul caos asilo.

A svuotare le casse dello Stato non sono dunque gli sgravi fiscali; sono invece le deleterie politiche di $inistra all’insegna  del “devono entrare tutti”. 

$inistra colta di sorpresa

Fatto sta che a livello nazionale la Riforma III è stata respinta. E adesso succede quello che mai la $inistruccia eurolecchina si sarebbe aspettata: i funzionarietti di Bruxelles starnazzano! E, per l’ennesima volta, si permettono di minacciare e di ricattare la Svizzera, e di mettere il becco nella nostra sovranità nazionale.

Al di là dell’esito della votazione popolare sulla Riforma III (noi speravamo in un risultato diverso), agli eurobalivi bisogna dire, semplicemente, di farsi gli affari propri. Questi figuri sono ormai completamente allo sbando. La Brexit è solo l’inizio della fine. Sicché  lor$ignori fanno la voce grossa solo con gli svizzerotti, sapendo che sono ormai rimasti gli unici a calare le braghe?

Cosa state aspettando?

Ovviamente adesso vogliamo sentire la $inistruccia eurosguattera che, dopo aver combattuto la Riforma III, difende il voto popolare dall’ennesimo becero tentativo di interferenza esterna e manda gli eurofunzionarietti “affandidietro”. Allora, kompagnuzzi? Cosa state aspettando a difendere il voto che avete fortissimamente voluto dagli attacchi dai vostri amichetti di Bruxelles? Avanti. Siamo in attesa!

I motivi dell’agitazione

Ma perché a Bruxelles starnazzano? La ministra del 5% Widmer Schlumpf, quella che ha svenduto il segreto bancario senza contropartita provocando alla Svizzera la perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro, ha calato  le braghe anche sui regimi fiscali privilegiati, introdotti dai Cantoni, oggi giudicati non più “eurocompatibili” (echissenefrega, ndr). Per questo è arrivata la Riforma III: per compensare, con strumenti sui cui a Bruxelles non avrebbero avuto nulla da ridire (poiché esistono anche nell’UE) gli abolendi privilegi fiscali e conservare la competitività della piazza economica svizzera per le aziende. Questo dopo che la Consigliera federale non eletta si è impegnata a smantellarla; tradendo, ancora una volta, l’interesse nazionale.

La Riforma III è stata trombata. Però l’impegno a rottamare i regimi privilegiati rimane: grazie ministra del 5%! E allora perché a Bruxelles si agitano? Perché legano le due cose. Che però – di fatto – legate non sono. Gli eurofunzionarietti immaginano che, senza Riforma III, la Svizzera non abolirà i regimi fiscali contestati. Logica deduzione. Chiunque farebbe così.

Il “geniale” piano dei kompagni

Ma la $inistruccia, che ha trombato la Riforma III, non vuole affatto mantenere lo statu quo. Vuole conformarsi comunque ai Diktat dei suoi padroni di Bruxelles abolendo i regimi fiscali privilegiati: da anni i kompagnuzzi starnazzano con i consueti accenti uterini su questo tema.  Fine dei regimi fiscali privilegiati ma senza alcuna contropartita per mantenere sul territorio le aziende che attualmente ne beneficiano e gli impieghi che esse garantiscono: e nel solo Ticino si parla di 3000 posti di lavoro.

Ecco il “geniale” piano dei kompagni. Una posizione così masochista che nemmeno a Bruxelles la reputano possibile.  Malgrado l’autolesionismo degli svizzerotti lo conoscano molto bene.

Ci teniamo i “privilegi”

Domenica scorsa i votanti erano chiamati ad esprimersi solo sulla Riforma III. Non sull’abolizione dei regimi privilegiati, che è stata promessa all’UE dalla catastrofica ex ministra del 5%. Al proposito dei regimi “non eurocompatibili (?)”, il popolo svizzero non ha deciso proprio  nulla. E allora accogliamo volentieri il suggerimento (indiretto) giunto da Bruxelles. Ovvero: ci teniamo i regimi privilegiati. Gli eurobalivi e le loro liste nere, grigie, antracite, zebrate e a pois, li mandiamo semplicemente “a Baggio a suonare l’organo”. Piantiamola una buona volta di farci dettare legge da un’UE al capolinea, che a livello mondiale non conta più un tubo (specie con la nuova presidenza USA)!

Ma naturalmente sappiamo che le cose andranno in modo diverso…

Lorenzo Quadri

Un primo passo sulla via della preferenza indigena

Approvata l’iniziativa Rückert-Dadò: i sussidi pubblici vanno spesi in Ticino

Il neo-presidente USA Donald Trump nel suo discorso di insediamento ha detto: “assumere americano, comprare americano” (traduzione: Prima i nostri). In Ticino, grazie alla Lega e all’iniziativa parlamentare di Amanda Rückert (Lega) e Fiorenzo Dadò (PPD) è stato fatto un passo nella direzione giusta: chi beneficia di contributi pubblici sarà tenuto a spenderli in Ticino. Così ha votato martedì il parlamento ticinese a larga maggioranza. Per contributi pubblici non si intendono gli aiuti sociali ai cittadini, ma i sussidi per l’esecuzione di opere, la realizzazione di servizio o l’acquisto di determinati beni. Esempio “classico”: libri finanziati dal Cantone ma stampati oltreconfine.

Libertà di voto?

Il principio che almeno i soldi pubblici vanno spesi in Ticino dovrebbe essere di per sé ovvio. A maggior ragione con l’articolo costituzionale “Prima i nostri” in vigore in quanto votato dal popolo. Ed invece a $inistra  ancora riescono a tergiversare. Infatti la parola d’ordine in Gran Consiglio è stata “libertà di voto”. Non si fa molta fatica ad immaginare che ai kompagni sarebbe piaciuto tanto, ma proprio tanto-tanto, dire di votare contro l’iniziativa Rückert-Dadò, perché “bisogna aprirsi”. Del resto, il P$ non è forse il partito del direttore del DECS, quello del “prima i torinesi al centro di dialettologia”?

Ma evidentemente qualche spiraglio di Realpolitik di tanto in tanto si fa strada anche tra le fila degli spalancatori di frontiere. E’ una necessità. Anche perché la credibilità del P$ (svizzero) è crollata ai minimi storici con la pubblicazione del volantino in ARABO a sostegno della naturalizzazione agevolata degli stranieri di terza generazione. (Ma questi kompagni sono uno spettacolo. Prima dicono che gli stranieri di terza generazione sono tutti perfettamente integrati. E poi si scopre che sono così integrati che se non gli si scrive in arabo non capiscono?)

Preoccupazione $inistra

Sicché i kompagni optano per la libertà di voto sull’iniziativa che prescrive di spendere i sussidi in Ticino, ma il loro capogruppo Durisch si dice “preoccupato di come nel nostro Cantone si guardi tutto con gli occhiali di prima i nostri”. Ohibò. Forse a qualcuno sfugge che Prima i nostri non è un vezzo di uno sparuto gruppetto di populisti e razzisti. Prima i nostri è, dallo scorso settembre, un principio costituzionale. E la Costituzione è la carta fondamentale di uno Stato. Malgrado siano contrari all’insegnamento della civica, questo dovrebbero saperlo anche a $inistra.

Quindi, che in Ticino su usino gli occhiali di “Prima i nostri” non solo è normale, ma è anche doveroso. Piaccia o non piaccia ai kompagni. Quello che deve semmai preoccupare, è che ci sia qualcuno che insiste nel minimizzare. Come dire: suvvia ragazzi, non vorrete mica prendere sul serio un voto del popolino becero e xenobo?

Da ricordare

Intanto ricordiamo ai kompagni questo passaggio del giornalista e scrittore americano Charles Hugh Smith sulla $inistra spalancatrice di frontiere:  “I socialdemocratici, nel momento in cui abbracciano l’idea dei “confini aperti”, istituzionalizzano l’apertura all’immigrazione; questa disintegra il valore della forza lavoro dato dalla sua scarsità  sul mercato interno, e permette di abbassarne il prezzo grazie al lavoro degli immigrati, a tutto vantaggio del desiderio del capitale di abbattere i costi”. Prendere su e portare a casa.

Primo passo

L’iniziativa Rückert-Dadò è anteriore al voto su Prima i nostri ma va, evidentemente, nella stessa direzione. Un primo passo concreto sulla via dell’introduzione di forme di preferenza indigena. Così come ha voluto, e votato, il cittadino. Ma si tratta appunto solo un primo passo. Altri ovviamente devono seguire.

Lorenzo Quadri

 

 

Via Sicura: un aborto del populismo di $inistra

E, a Berna, la correzione del programma-bidone è stata messa su un binario morto

Di recente il portale LiberaTV ha lanciato una campagna stampa (definizione usata dai giornalisti Marco Bazzi ed Andrea Leoni) contro le balordaggini di Via Sicura. L’iniziativa è lodevole ma non nuova. Nel senso che la Lega ed il Mattino fin dall’inizio hanno criticato energicamente il bidone Via Sicura. Le sue finalità di criminalizzazione dell’automobilista erano infatti fin troppo chiare. Ma tant’è.

Il PLR manca all’appello

Al portale LiberaTV sono giunte, a seguito della sua iniziativa, alcune posizioni critiche, ovvero negative, su Via Sicura. Ad esprimerle, politici di Lega, UDC, PPD. Manca all’appello il PLR. L’ex partitone non solo non condanna un programma che è la negazione, in campo di mobilità, dei principi liberali, ma in parlamento federale l’ha votato a piene mani. Idem il PPD che, malgrado il rinsavimento di taluni esponenti, ha pure l’aggravante di essere il partito della Consigliera federale Leuthard. Ovvero la responsabile politica del bidone Via Sicura, che la Doris ha sdoganato raccontando una caterva di balle.

Altro che “pochi casi estremi”!

Via Sicura, lo abbiamo scritto svariate  volte su queste colonne, sanziona un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina, e talvolta anche più di uno stupro. Esso consiste  in un’accozzaglia legislativa fatta con i piedi (per non citare altre parti anatomiche) sotto il ricatto morale del populismo ro$$overde. “Con Via Sicura – questo il ritornello del dipartimento Leuthard – si vogliono sanzionare con severità i pochi casi estremi di pirateria della strada”. Mai panzana fu più smaccata. Altro che pochi casi estremi, altro che pirati della strada: è stata messa in piedi una macchina infernale che criminalizza in modo generale gli automobilisti con pene spropositate alle mancanze effettive e senza possibilità di apprezzamento per i giudici. Sicché, mentre i sostenitori della jihad, grazie a sentenze buoniste-coglioniste, restano a piede libero, i conducenti vanno in galera.

Due pesi e due misure

Il bello è che, quando si trattò di spalare palta sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri, l’élite spalancatrice di frontiere, guidata dalla gauche caviar, quale argomento principe utilizzò proprio il fatto che detta iniziativa prevedeva l’espulsione degli stranieri che delinquono senza se né ma, quindi senza apprezzamento del giudice. Ma lo stesso deplorato principio, la partitocrazia l’ha inserito, “come se niente fudesse”, in Via Sicura. Due pesi e due misure, come sempre!  Sicché, grazie alla maggioranza politikamente korretta, gli automobilisti svizzeri oggi sono trattati peggio dei criminali  stranieri.

Giovani stranieri

Ma qual è la “molla” che ha portato alla nascita di Via Sicura? L’obiettivo iniziale era – o avrebbe dovuto essere – “bastonare” i dementi che fanno le corse automobilistiche in autostrada. I quali, ma tu guarda i casi della vita, sono tutti giovani stranieri. Ed invece, i populisti di $inistra hanno colto la palla al balzo per estendere la criminalizzazione all’intera categoria degli automobilisti. E contro quanti hanno osato opporsi a questa aberrazione, i kompagni hanno azionato la consueta macchina del fango. I contrari sono stati messi alla gogna come spregevoli complici dei pirati della strada. Niente di nuovo sotto sole: è il modus operandi consueto della $inistra partito dell’odio.

Inutile dire che in consiglio nazionale gli unici a votare contro il bidone Via Sicura furono i deputati di Udc e Lega.

Grazie, partitocrazia!

Tanto per completare il leggiadro quadretto, la correzione dell’aborto Via Sicura non è certo dietro l’angolo. Le proposte in questo senso sono state messe sul binario morto. La scusa? Attendere il fantomatico rapporto complessivo su Via Sicura. Ma anche quello che mena il gesso ha capito che si tratterà del solito rapporto taroccato, secondo il quale “l’è tüt a posct”.

La partitocrazia, dunque,  ha messo nella palta gli automobilisti: chi per precisa volontà, chi calando pavidamente le braghe davanti al ricatto morale ro$$overde, chi bevendosi le panzane del Dipartimento Leuthard. Ma il risultato è uno ed univoco: automobilisti criminalizzati in nome del politikamente korretto. I quali, si spera, sapranno chi ringraziare alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

Gli isterici ricatti dei camerieri di Bruxelles

Iniziativa “diritto elvetico anziché giudici stranieri”: il CF la respinge schifato

I camerieri dell’UE in Consiglio federale ancora una volta prendono posizione contro i diritti popolari e contro la sovranità nazionale.  Che, evidentemente, vengono vissuti come degli ostacoli alla svendita del paese ai trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles.

Uhhh, cha pagüüüüraaaa!

Il Consiglio federale infatti respinge senza controprogetto l’iniziativa “Il diritto elvetico anziché giudici stranieri” lanciata dall’Udc svizzera. E naturalmente, dimostrando parecchie carenze in materia di fantasia, continua a fare uso dei soliti toni ed argomenti tra il catastrofistico e lo schifato. “Ci sarebbero gravi ripercussioni a livello economico! Si minaccerebbe la certezza del diritto!”. Per culminare nell’isterico ricatto morale: “sarebbe in pericolo il rispetto dei diritti umani”!

Uhhhh, cha pagüüüraaa! Ma soprattutto, si tratta di clamorose balle di fra’ Luca!  La storiella della messa in pericolo dei diritti umani è particolarmente sconcia. Infatti i sette scienziati sottintendono con questo che gli svizzerotti sono dei razzisti e fascisti che aspettano solo di votare a piene mani proposte lesive dei diritti dell’uomo.

La realtà è che invece gli spalancatori di frontiere politikamente korretti tentano ossessivamente di far rientrare sotto la categoria “diritti umani” cose che con tali diritti non hanno nulla a che vedere, ma che sono invece delle semplici pretese, specie di tipo finanziario, da parte di immigrati nello Stato sociale.

Quanto alla “certezza del diritto invocata dall’esecutivo”, si tratta di una ulteriore fregnaccia. A mettere in pericolo la certezza del diritto sono semmai i tentativi di sabotaggio, da parte della partitocrazia, di decisioni popolari inserite nella Costituzione.

La realtà è invece che i camerieri dell’UE vogliono concludere accordi internazionali deleteri per il paese, all’insegna del “dobbiamo aprirci”, senza che nessuno possa fare cip. Così si boicotta la democrazia.

Il boicottaggio

Ma tu guarda questi  “grandi statisti” bernesi. Sulla scandalosa iniziativa del vicolo cieco, quella che vuole cancellare il voto popolare del 9 febbraio il cui esito è sgradito all’élite, entrano nel merito con la massima goduria, invece di respingerla senza se né ma. Quando si tratta  dell’iniziativa “il diritto svizzero anziché giudici stranieri”, invece, lor$ignori la rifiutano schifati. Così facendo, i camerieri dell’UE dimostrano di voler proseguire imperterriti sulla via del viscido boicottaggio della democrazia diretta. Il popolo non deve poter decidere. Va tagliato fuori tramite accordi internazionali.

Esautorare i cittadini

Sicché, proprio mentre monta la rivolta dei cittadini contro lo scippo della sovranità nazionale ad opera delle élite spalancatrici di frontiere e dei loro sguatteri politici – le elezioni negli USA, la Brexit come pure lo stesso 9 febbraio dovrebbero pur insegnare qualcosa – il Consiglio federale insiste nel voler esautorare i cittadini. Proprio acuti, questi camerieri dell’UE, non c’è che dire. Sempre “sul pezzo”.

Si ricorda inoltre che il ministro degli esteri PLR Didier Burkhaltèèèèr vorrebbe concludere il famigerato accordo quadro istituzionale con l’UE che ci imporrebbe le leggi ed i giudici dei balivi di Bruxelles.

Chi vuole farsi colonizzare…

E’ evidente, e la posizione del Consiglio federale di schifato rifiuto nei confronti dell’iniziativa  “il diritto svizzero anziché giudici stranieri” lo conferma, che il disegno è quello di continuare a smantellare la sovranità nazionale importando ed applicando (con la complicità di giudici spalancatori di frontiere) norme di diritto internazionale che non hanno uno straccio di legittimazione democratica.

In sostanza la conclusione è molte semplice. Chi vuole che gli svizzeri tornino ad essere padroni in casa propria, deve votare l’iniziativa per il diritto svizzero. Chi vuole farsi colonizzare dai balivi dell’UE, invece, vota contro.

A $inistra strillano

Il fatto che i verdi svizzeri (che sono come le angurie: verdi fuori ma ro$$i, anzi ro$$i$$imi, dentro) si siano messi a starnazzare contro l’iniziativa è indicativo. Chi vuole le frontiere spalancate e l’adesione all’UE farebbe carte false per impedire agli svizzerotti di decidere. Perché il popolo, secondo l’illuminata visione di costoro – che è la stessa del Consiglio federale – è un branco di beceri pecoroni razzisti e fascisti che vota “sbagliato”. Quindi non deve poter votare. Capito il concetto di democrazia della $inistra?

Inutile dire che la differenza tra i governanti veri, che si battono per applicare la volontà popolare (vedi Brexit) anche contro l’opposizione dei legulei dei tribunali, ed i nostri politichetti agli ordini della casta che invece si arrampicano sui vetri per impedire ai cittadini di decidere, si fa sempre più abissale ed umiliante.

Lorenzo Quadri