Naturalizzare stranieri che sono usciti da poco dall’assistenza? Frena, Ugo! Il passaporto può attendere

 

Ohibò. In alcuni Cantoni a proposito delle naturalizzazioni facili sta suonando la sveglia. E sta suonando su un punto di particolare importanza: quello della non dipendenza degli aspiranti cittadini svizzeri dall’assistenza.

L’integrazione deve infatti anche avvenire nel tessuto economico. In caso contrario, il sospetto che si tratti di naturalizzazione di comodo, per evitare un possibile allontanamento dalla Svizzera, prende corpo.

 Da tre a dieci anni

Ora, in base alle nuove regole entrate in vigore ad inizio anno, per acquisire il passaporto rosso bisogna dimostrare di non essere stati a carico dell’assistenza per almeno gli ultimi tre anni. Un lasso di tempo decisamente troppo breve. Alcuni Cantoni vogliono infatti già portarlo a 10 anni. Sul tema si discute ad esempio nei Grigioni, a Berna e Zurigo. C’è anche chi vorrebbe apportare dei correttivi direttamente a livello nazionale. Il che sarebbe la soluzione migliore, visto che la cittadinanza acquisita in un Cantone vale in tutto il Paese. Tuttavia le chance di spuntarla sotto le cupole federali sono poche, per non dire nulle. Per un’operazione di questo tipo, le maggioranze non si trovano. Grazie partitocrazia!

L’altra via

Quindi bisogna percorrere l’altra strada. Ovvero fare sì che un numero crescente di Cantoni adotti quale criterio per le naturalizzazioni il requisito dei 10 anni senza assistenza sociale. Inutile dire che ce ne sarebbe bisogno anche alle nostre latitudini. Esempio recente: nella sua ultima seduta, la maggioranza del consiglio comunale di Lugano è riuscita a naturalizzare, contro il preavviso del municipio (!), una candidata che aveva cumulato un debito di mezzo milione nei confronti dello stato sociale. Ora, non sta né in cielo né in terra che un immigrato che non è in grado di mantenersi da solo venga premiato con l’ottenimento della cittadinanza. Non succede da nessuna parte. E poi qualcuno ha ancora il coraggio di blaterare agli svizzeri razzisti e xenofobi?

Integrazione economica

Portare il numero di anni in cui l’aspirante svizzero non è stato a carico dell’assistenza da 3 a 10 è doveroso. Il passaporto non è il punto di partenza del processo d’integrazione, bensì il punto d’arrivo. Sancisce quindi l’avvenuta integrazione, anche sotto il profilo dell’indipendenza economica. Nel caso di chi è in assistenza, o vi è uscito da poco, tale integrazione non può considerarsi data. Chiedere all’aspirante svizzero che è stato in assistenza di aspettare più a lungo per ottenere il passaporto rosso non è di certo né scandaloso né “razzista”. Del resto, al candidato che non viene naturalizzato perché in tempi troppo recenti è stato a carico dello stato sociale, mica viene imposto di lasciare il paese!

Lorenzo Quadri