Economia ticinese in crescita… ma per chi?

Proseguono le indagini farlocche per puntellare la devastante  libera circolazione

Proprio vero che l’establishment spalancatore di frontiere non sa più che fetecchiate inventarsi per fare il lavaggio del cervello al popolazzo e convincerlo che la devastante libera circolazione delle persone è una figata pazzesca, e quindi va mantenuta a tutti i costi!

Ultima tra le varie ricerche e studi farlocchi realizzati per far credere che “tout va bien, Madame la Marquise” (vedi le prodezze di SECO, IRE e compagnia cantante): l’indagine dell’Ustat (Ufficio cantonale di statistica) secondo cui l’economia ticinese sarebbe la più dinamica della Svizzera.Nientepopodimeno! E a cosa sarebbe dovuto cotanto favoloso dinamismo? Evidentemente – questo è il messaggio, nemmeno troppo subliminale, che si vuole trasmettere –  è dovuto ai “favolosi” accordi bilaterali, alla “sacra ed intoccabile” libera circolazione, all’ “immigrazione che porta ricchezza”! Certo, come no!

Chi ci guadagna?

Peccato che questi tentativi propagandistici travestiti da studi scientifici non se li beva più nemmeno il Gigi di Viganello.

In base a quali cifre si racconta che il Ticino  godrebbe di una spettacolare crescita economica – e quindi chi sostiene che invece dalle nostre parti esista un grave problema occupazionale causato in primis dall’invasione da sud è un becero populista e razzista?

Sostanzialmente in base a due dati: il numero di nuove aziende presenti sul territorio è aumentato del 17.1% tra il 2011 ed il 2015, mentre i nuovi posti di lavoro creati sono cresciuti del 7.1%.

Chissà perché, c’è come il vago sospetto che queste percentuali non dicano tutto. Alcune domandine nascono infatti spontanee: ma queste nuove aziende create, a chi fanno capo? Si tratta di società ticinesi o di ditte-foffa importate da Oltreramina che assumono solo frontalieri, e poi magari dopo breve tempo chiudono i battenti, lasciando indietro stipendi non pagati e una scia di “puff” con fornitori ed enti pubblici?

E poi: quante di queste nuove aziende sono ancora operative? E quante fanno capo sempre agli stessi furbetti dell’italico quartierino che aprono e chiudono società a tempo di record perché hanno trovato in questo sfigatissimo Cantone “ul signur indurmentàa”?

Quanto ai posti di lavoro. Si dà il caso che da anni ormai in Ticino il numero di nuovi impieghi creati sia uguale a quello dei nuovi permessi G.Questo vuol dire che ad approfittare della presunta “crescita” non sono i ticinesi, bensì i frontalieri! Sono loro che vengono assunti (magari da aziende gestite da connazionali): ed infatti, ma guarda un po’, le cifre ticinesi su assistenza e precariato polverizzano un record dopo l’altro.Sarebbe questa la spettacolare “crescita” dell’economia ticinese? Crescita per chi? Pori nümm!

Lorenzo Quadri

Scuola ro$$a e referendum: sono davvero tutte frottole?

Bertoli sbrocca contro il “Mattino bugiardo”. Ma è lui che non la racconta giusta…

 

Al direttore del DECS compagno Manuele “Bisogna rifare la votazione del 9 febbraio” Bertoli, non è piaciuto l’ultimo articolo che il sottoscritto ha osato pubblicare sul Mattino a proposito della riforma “La scuola che (speriamo non) verrà”. Niente di strano, trattandosi di uno scritto contro la riforma medesima ed a sostegno del referendum. Il fatto che il Consigliere di Stato si produca in lunghi botta e risposta sulla “scuola rossa” – lo ha fatto anche con interlocutori come il Prof. Zambelloni, peraltro assai più qualificato del sottoscritto in materia di scuola e pedagogia – denota un certo nervosismo. Forse che l’asfaltatura rimediata in autunno con la votazione sull’insegnamento della civica ha insegnato che in Ticino la scuola pubblica non è appannaggio di una determinata area politica, che può fare e disfare a piacimento senza che nessuno abbia a metterci il becco?

Tutte balle di fra’ Luca?

Secondo il direttore del DECS, sono frottole che la “scuola rossa” non è sostenuta dai docenti, sono frottole che la riforma è ideologica, sono frottole che il tandem PLR-PPD si è fatto infinocchiare, sono frottole che il rapporto che verrà stilato dopo i tre anni di sperimentazione sarà “compiacente” (eufemismo). Insomma: tutte balle di fra’ Luca! La scuola rossa è una figata pazzesca e qualsiasi argomento contrario non può che essere una perfida menzogna partorita da “menti contorte”!

Vediamo di rimettere il campanile – o il minareto, per rimanere su un edificio più gradito al partito del ministro socialista – centro del villaggio.

Risulta infatti che:
– l’86% di docenti non ha risposto al sondaggio sulla “scuola rossa”, evidentemente in segno di dissenso (perché se gli insegnanti fossero stati d’accordo con la proposta del capodipartimento l’avrebbero senz’altro comunicato; e dire di no ad un sondaggio online significa farsi sgamare subito);
– l’89% di quelli che hanno risposto alle 103 domande (perché non 1030 già che c’eravamo?) hanno detto di essere contrari alla sperimentazione nella loro sede.
– Alla consultazione scritta hanno partecipato 10 sedi di scuola media su 35.
Davanti a queste cifre, è un po’ avventuroso parlare di riforma sostenuta dai docenti. Consenso, per me, è un’altra cosa. Ma probabilmente, in quanto membro del comitato referendario, ho la “mente contorta” (ringrazio il direttore del DECS per la calzante definizione).

La logica della siepe

Che la riforma-Bertoli sia improntata all’egualitarismo ideologico (stessi risultati per tutti) di sinistra, non è l’ennesima fantasia dei soliti populisti e razzisti con la mente contorta. A parte che lo hanno ribadito specialisti del calibro del già citato prof. Zambelloni intervistato dal portale Ticinolive (intervista che vale la pena leggere), l’andazzo emerge dai documenti ufficiali sulla “scuola che (speriamo non) verrà”. Lì – tra un mare di incredibili contorsionismi – si legge che la differenziazione pedagogica serve proprio a “promuovere il passaggio da una democrazia delle possibilità verso una democrazia della riuscita”. Se questo non è egualitarismo e conseguente livellamento verso il basso (la logica della siepe: per portare tutti gli arbusti alla stessa altezza, la siepe si abbassa sempre di più)…

Studi farlocchi

Quanto alle verifiche taroccate, per farsi dire quello che si vuole sentire, il CdS Bertoli ci scuserà, ma non siamo proprio nati ieri: le statistiche farlocche della SECO e dell’IRE su disoccupazione ed effetti del frontalierato in Ticino sono un esempio illuminante di come funziona il meccanismo. Basta attribuire al verificatore il mandato “giusto”, con gli indicatori “giusti”, ed il gioco è fatto. Se poi il verificatore dovesse per disgrazia anche essere legato a filo doppio con il Dipartimento…
Si ribadisce anche che i partiti cosiddetti borghesi – a cominciare dal PLR che ha retto il DECS per oltre un secolo ed ora si trova ridotto al ruolo di ancella – si sono fatti, platealmente, infinocchiare. Questo è un merito del capodipartimento. Il PLR ha proposto un modello alternativo destinato ad ingloriosa asfaltatura, ciò che non farà che rafforzare la “scuola rossa” proposta da Bertoli e dai vertici, parimenti ro$$i, del DECS.
Senza dimenticare che la “scuola che (speriamo non) verrà” costerà 35 milioni all’anno (come la riforma fisco-sociale la quale però, secondo la maggioranza del partito di Bertoli, provocherebbe apocalissi finanziarie nei conti pubblici, mentre per la scuola rossa i soldi ci sono). La sperimentazione triennale, dal canto suo, di milioni ne costerebbe 6.7.

Visto che il referendum contro la riforma-Bertoli pare essere riuscito – manca ancora la conferma ufficiale, ma il numero di firme raccolto dovrebbe mettere al riparo i promotori da sgradite sorprese – il popolo ticinese avrà la possibilità di dire la sua su un tema di grande importanza, sia politica che finanziaria.

Lorenzo Quadri

 

Grazie, libera circolazione! Stipendi da fame nel terziario

Impiegati di commercio sempre più sottopagati: ma non erano “solo percezioni”?

 

Ma come, non erano solo “percezioni”? Sostituzione di residenti con frontalieri e dumping salariale non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Gli scienziati della SECO non ci hanno appena detto che in Svizzera arriva solo la manodopera altamente qualificata che qui non si trova? Eh già: i 65mila frontalieri attivi in questo sfigatissimo Cantone, di cui 40mila nel terziario, sono tutti profili altamente formati (scienziati nucleari?) che tra noi poveri analfabeti non esistono!

Inoltre, qualcosa non torna. Risulta infatti che le università elvetiche siano tra le migliori al mondo. Però, chissà come mai, i profili “altamente qualificati” bisogna continuare ad importarli dall’estero. Ohibò. I cittadini UE che arrivano con la devastante libera circolazione delle persone sarebbero tutti più qualificati degli svizzerotti? Oppure sono più qualificati solo nell’utilizzo creativo della lapa, ovvero quando si tratta di vendere fumo per autopromuoversi?

Le bufale

La bufala del “personale altamente qualificato che non si trova in Svizzera” appare nelle sue immani proporzioni soprattutto in Ticino. Speriamo infatti che nessuno ci venga a dire, a giustificazione dell’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, che tutte le migliori intelligenze d’Europa si trovano concentrate nell’area di Como e Varese; perché gli ridiamo in faccia.

Del resto, ma tu guarda i casi della vita, le fregnacce della SECO su sostituzione e dumping salariale vengono smentite da uno studio della Divisione dell’economia pubblica del Canton Zurigo, pubblicato alcuni mesi fa e prontamente messo in dimenticatoio dall’élite spalancatrice di frontiere. Dal documento emerge che solo uno su sei dei frontalieri attivi in Ticino lavora in un ambito dove c’è effettiva carenza di manodopera locale. La logica conseguenza è che 5 frontalieri su 6 non colmano alcuna “lacuna” ma semplicemente si sostituiscono ai lavoratori residenti. Si chiama “soppiantamento”; ma va da sé che per gli scienziati della SECO il fenomeno non esiste. E non esiste nemmeno per i luminari dell’IRE, l’Istituto ricerche economiche diretto dal buon Rico Maggi, quello che fa svolgere gli studi sul frontalierato a ricercatori frontalieri. Sostituzione? Dumping salariale? Sono solo “percezioni”!

Quasi il 30%…

Probabilmente, secondo i sopra citati galoppini della libera circolazione, anche quanto pubblicato venerdì sul Giornale del Popolo a proposito degli impiegati di commercio sottopagati “è solo una percezione”.

Risulta infatti che il 15.8% delle assunzioni di impiegati di commercio effettuate in Ticino negli ultimi due anni sia avvenuta con salari al di sotto del minimo di riferimento. Tra i frontalieri, quelli assunti con paghe troppo basse negli anni di disgrazia 2015 e 2016 sarebbero addirittura il 28.9% del totale. Ovvero quasi un terzo. Naturalmente queste sono le cifre ufficiali. Manca il nero. Ossia i contratti con assunzione e stipendio a metà tempo, ma lavoro effettivo al 100%. Ennesima prassi, sempre più diffusa alle nostre latitudini, importata da Oltreramina (perché “bisogna aprirsi”).

E’ quindi evidente che i frontalieri vengono assunti – magari da datori di lavoro connazionali – non certo per “le competenze che non si trovano tra i residenti” ma semplicemente per pagarli meno. Di conseguenza, anche i ticinesi che vogliono lavorare si devono adeguare, altrimenti restano a piedi. Più chiaro di così. Altro che “percezioni”, altro che le statistiche farlocche per negare l’evidenza e per far credere agli svizzerotti che la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca, mentre i disastri che provoca sono solo balle populiste e razziste!

Annuncio scandaloso

Ed intanto, sempre per la serie “il dumping salariale è solo una percezione”, nei giorni scorsi è apparso un annuncio di ricerca di lavoro pubblicato da una ditta con sede a Massagno. L’azienda cerca per il suo “settore commerciale internazionale”  un impiegato a tempo pieno, con ottima conoscenza dell’inglese, ad una paga lorda annua (!) che va dai 23mila ai 35mila Fr. Ovvero, se suddividiamo in dodici mensilità (parlare di tredicesime con tali cifre sarebbe una vera e propria presa per i fondelli) otteniamo uno stipendio mensile lordo compreso tra i 1900 ed i 2700 Fr al mese. Bene, scienziati della SECO e dell’IRE: visto che il dumping salariale secondo voi non esiste, questi stipendi come vogliamo definirli?

Intanto nel settore privato il divario salariale tra il Ticino ed il resto della Svizzera continua a crescere. Ma naturalmente la libera circolazione delle persone e conseguente invasione da sud non c’entra nulla, vero?

L’importante, per gli spalancatori di frontiere ed i loro galoppini “scientifici” – finanziati dal contribuente – è negare l’evidenza per reggere la coda alla libera circolazione.

Lorenzo Quadri

Mercato del lavoro a ramengo: 8200 sono in assistenza

Grazie, libera circolazione! Grazie, rottamatori del 9 febbraio! Grazie, partitocrazia!

 Intanto per l’IRE il salario minimo in Ticino deve essere di 2818 Fr al mese e non di più: bene, cominciamo a portare a questo livello la paga del direttor Rico Maggi, poi ne riparliamo

Grazie, spalancatori di frontiere! Grazie, devastante libera circolazione! Grazie, rottamatori del 9 febbraio! Grazie, sabotatori di “Prima i nostri”! A seguito delle deleterie “aperture” volute dalla partitocrazia, dal padronato e dai sindacati, e propagandate ad oltranza dalla stampa di regime (a cominciare dall’emittente di sedicente servizio pubblico) e dagli intellettualini da tre e una cicca, il mercato del lavoro ticinese è allo sbando. Il DSS ha aggiornato la statistica sui casi d’assistenza in questo sempre meno ridente Cantone. Casi che, ma chi l’avrebbe mai immaginato, sono in continuo aumento. La soglia degli 8000 è stata ampiamente superata, la cifra di marzo è infatti di 8179 persone in assistenza. In crescita dell’1.9% rispetto al mese di febbraio 2017 e dell’8.1% su base annua. Domandina facile facile: ad un ritmo di aumenti dell’ 8.1% all’anno, quanto ci mettiamo ad arrivare a 10mila?

Ci sono dei responsabili

Naturalmente l’assistenza è solo la punta dell’iceberg della situazione sul mercato del lavoro ticinese. O meglio, è uno dei tanti indicatori. Altri sono quelli dell’esplosione del frontalierato in settori dove non c’è alcuna carenza di manodopera residente; della sottoccupazione; dei working poor; della forchetta tra gli stipendi del settore privato in Ticino e nel resto della Svizzera che continua ad allargarsi; eccetera.

Questa situazione disastrata non piove dal cielo. Ci sono delle precise responsabilità riconducibili alla libera circolazione delle persone. Quindi, chi la libera circolazione l’ha voluta e continua a tutti i costi a volerla e a difenderla con la monumentale fregnaccia dei “bilaterali indispensabili per la Svizzera” (balle di Fra Luca, smentite da fior di economisti non asserviti dalla casta delle frontiere spalancate), non venga poi a piagnucolare sulla situazione del lavoro in Ticino, visto che ne porta la responsabilità. Vero kompagni?

Avanti con la preferenza indigena

Se davanti a cifre e percentuali e sviluppi di questo tipo la maggioranza politica, ovvero il triciclo PLR-PPD-P$, non si rende conto che qui o si fa davvero la preferenza indigena o si cola a picco, c’è davvero di che preoccuparsi. L’affermazione evidentemente è retorica, dal momento che in effetti il triciclo non si rende conto. La servile obbedienza a trattati internazionali farlocchi e all’UE fallita, unita all’isterismo ideologico e becero pro-frontiere spalancate, ha obnubilato le menti nei  partiti storici. Per non parlare di quelle dei loro rappresentanti alle camere federali (ticinesi compresi) che sono pure riusciti ad approvare il principio che i finti rifugiati vanno integrati nel mercato del lavoro. Come, come? Sul nostro mercato del lavoro non c’è spazio per gli svizzeri di nascita e di residenza, e dovremmo però trovarlo per i migranti economici? Qui qualcuno è fuori come un terrazzino. I rifugiati “ammessi provvisoriamente” vanno rimpatriati e NON tenuti e mantenuti qua ed in seguito pure  “integrati”  nel nostro mercato del lavoro con l’argomento-tranello del “non è giusto che siano a carico dell’assistenza”. Certo che non è giusto che siano a carico. Quindi, devono partire.

Il salario minimo dell’IRE

Altra conseguenza del mercato lavorativo ticinese sfasciato è il dumping salariale, provocato dall’invasione di frontalieri e padroncini. Quel fenomeno che secondo l’IRE non esiste. Del resto, sempre secondo tale blasonato istituto foraggiato dai contribuenti, lo stesso frontalierato non è un problema in Ticino: parola di ricercatori frontalieri.

Per l’applicazione dell’iniziativa popolare “Salviamo il lavoro in Ticino”, che prevede appunto l’introduzione di salari minimi, non è stato trovato un accordo tra le parti. E’ per contro arrivata l’illuminante presa di posizione del citato IRE. Che dall’alto della propria scienza afferma: “il salario minimo in Ticino deve ammontare a 2818 Fr al mese e non di più”. Evviva! Ci provino il direttor Maggi e soci – grandi lecchini della libera circolazione e delle frontiere spalancate – a campare in Ticino col salario da loro proposto, poi ne riparliamo. O vuoi vedere che i ricercatori frontalieri dell’IRE per i loro calcoli si sono basati sul costo della vita nel Belpaese?

Lorenzo Quadri

 

La libera circolazione bastona i salari ticinesi

Lo dice anche un servizio della RSI! Ma come, non erano solo “percezioni”?

Ma come, le conseguenze deleterie della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro ticinese non erano solo “percezioni”, secondo l’ultimo studio che l’IRE si è auto-commissionato con i soldi del contribuente? Non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece venerdì sera su Tempi Moderni, la RSI – di certo non sospettabile di simpatie leghiste! – ha mandato in onda un interessante servizio sui divari salariali  tra il Ticino ed il resto della Svizzera, e sull’evoluzione degli stipendi negli ultimi anni, con l’entrata in vigore della devastante libera circolazione delle persone.

Ebbene, la pressione al ribasso provocata dall’invasione da sud voluta e difesa dai cosiddetti “partiti storici” emerge con evidenza! Oltretutto va considerato che la trasmissione RSI lavora (ovviamente) con i dati  statistici ufficiali, nei quali non figura il “nero”. Esempio classico: frontalieri assunti e pagati al 50%, quando il tempo lavorativo reale è del 100%. Ma per i  diretti interessati, a seguito del differenziale tra il costo della vita in Svizzera ed in Italia, va bene lo stesso.

1000 Fr in meno

Fatto sta che nel 2014 il salario mediano  dei lavoratori nel settore privato in Ticino (che non è il salario medio; salario mediano vuol dire che la metà dei lavoratori guadagnava più di tale ammontare, e l’altra metà meno) era di 5125 Fr mensili, contro i 6189 a livello nazionale. Quindi un divario di mille franchetti al mese. In termini di potere d’acquisto la forchetta si allarga ancora, poiché i costi della vita in Ticino non sono mica più bassi che in Svizzera interna. Determinate spese fisse, come i premi di (s)cassa malati che gravano in modo sempre più importante sulle economie domestiche, sono anzi ben più elevate da noi che in molti altri Cantoni.

Il divario cresce

Ebbene, le cifre presentate da Tempi Moderni indicano che il divario in questione è cresciuto in modo importante nel corso degli anni. Nel 2008 era infatti di 850 Fr al mese, contro i mille attuali.  Il salario mediano dei frontalieri è del 20% in meno rispetto a quello degli svizzeri. E come detto stiamo parlando di cifre ufficiali, che non considerano il vasto sottobosco di lavoro nero, salari irregolari, dichiarazioni farlocche e accordi sottobanco: ovvero quel malandazzo che è tipicamente d’importazione italica (adesso aspettiamo le proteste dell’ambasciatore d’Italia a Berna).

Scienziati dell’IRE…

Rico Maggi & Co, prendere su e portare a casa! Differenza salariale vuol dire, è ovvio, sostituzione e dumping. Tristi realtà che sono dunque certificate dalle statistiche ufficiali, malgrado esse siano abbellite, oltre che ferme al 2014. Tristi realtà per le quali possiamo ringraziare la politica delle frontiere spalancate, che rende i ticinesi sempre più poveri e sempre più precari.

Altro dato interessante emerso nella puntata di Tempi Moderni:  il salario dei laureati ticinesi diminuisce sempre di più. E questa non può che essere una conseguenza dell’esplosione del frontalierato nel settore terziario, dove non c’è affatto bisogno di importare manodopera dall’estero.

Lorenzo Quadri

Perché l’IRE non studia la tassa per i frontalieri?

Altro che indagini farlocche per puntellare la fallimentare libera circolazione!

 

Sono solo “percezioni”! Ormai, pur di fare propaganda di regime pro-libera circolazione, i camerieri dell’UE non arretrano nemmeno davanti alle più acrobatiche arrampicate sugli specchi. L’Istituto ricerche economiche (IRE) è riuscito ad auto-commissionarsi (con i soldi del solito sfigato contribuente) un nuovo studio per dimostrare che in Ticino la fallimentare libera circolazione delle persone è una figata pazzesca. Solo che i ticinesotti, essendo beceri, la “percepiscono” in modo sbagliato. I problemi sul mercato del lavoro? L’invasione di frontalieri e padroncini? Tutte balle della Lega populista e razzista!

Sicché l’istituto diretto dal buon Rico Maggi, invece di volteggiare tra le vette dell’eccellenza scientifica, s’impegola nel tentativo di dimostrare ciofeche del seguente tenore (tratta pari-pari dalle conclusioni dello studio): “coloro che leggono il Mattino, 20Minuti o seguono Ticinonline e Ticinonews (quindi testate, a parte ovviamente la prima, che certamente NON sono di orientamento leghista, ndr), hanno una maggiore probabilità di condividere affermazioni negative (sulla presenza dei frontalieri). Lo stesso vale per coloro che consultano un numero maggiore di media. Al contrario, coloro che leggono il Caffè hanno una minor probabilità di condividere affermazioni negative”.

Dove sia andato l’IRE a trovare degli interlocutori che leggono solo il Caffè è un mistero: si tratterà di frontalieri? Comunque tale risultato serve semmai a confermare che il Caffè è un settimanale contro il Ticino.

“Percezioni”

Non stiamo qui a ripetere di nuovo le cifre, nude e crude e soprattutto ufficiali, dell’invasione da sud in Ticino. Cifre che non sono “percezioni”. Cifre che descrivono un mercato del lavoro allo sfascio e  un’immigrazione andata interamente fuori controllo. Parlare, a tal proposito, di “percezioni” significa essere davvero all’ultima spiaggia. L’ultima spiaggia della propaganda di regime che è ormai giunta a negare l’evidenza.

Chiudere baracca

Fa “piacere” vedere l’IRE, ovvero un istituto universitario riccamente foraggiato con i soldi del contribuente, che invece di ricercare delle soluzioni per migliorare il mercato del lavoro ticinese sfasciato dalla libera circolazione, utilizza le proprie risorse  – ed i nostri franchetti – per fare propaganda POLITICA a sostegno della medesima.

Ma un centro di competenze (uella) quale l’IRE, è stato voluto per dare un contributo alla soluzione dei problemi di questo sempre meno ridente Cantone o per negarli, oltretutto utilizzando la solita trita fregnaccia della balla populista e razzista?

Come abbiamo già avuto modo di dire: se l’IRE, come del resto la SECO, serve a fare propaganda di regime a sostegno della libera circolazione delle persone, chiudiamo baracca che così si risparmia!

Qualcosa di concreto

Invece di arrampicarsi sui vetri per reggere la coda alla libera circolazione, l’IRE si potrebbe dedicare ad attività ben più costruttive. Ad esempio: il prof Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo ha pubblicamente dichiarato che introdurre una tassa d’entrata per frontalieri “sa pò”. Eichenberger, come docente universitario, ha una reputazione accademica da difendere e quindi, se dice che una tassa per frontalieri è fattibile, ci sono buoni motivi per ritenere che sia proprio così.

Ebbene, l’IRE potrebbe impegnarsi in uno studio che formuli delle proposte concrete  per realizzare la tassa per frontalieri ipotizzata dall’economista friburghese. Perché il Consiglio di Stato non gli dà questo mandato, così magari  Rico Maggi & Co produrranno finalmente qualcosa di utile? Oppure all’IRE farebbero obiezione di coscienza davanti ad una richiesta del genere, poiché ben riforniti di collaboratori con domicilio nel Belpaese?

Aggravante

Il problema degli studi farlocchi di Maggi & Co a sostegno delle frontiere spalancate non è solo l’utilizzo improprio di fondi pubblici per trattare i ticinesi (per lo meno quel 70% che ha plebiscitato il 9 febbraio) da psicolabili con percezioni alterate. Un problema ulteriore e anche più grave è il danno che arrecano al Cantone. Perché serve a tanto che i rappresentanti del Ticino a Berna (almeno alcuni) si sforzino di sensibilizzare la capitale federale sui disastri fatti in Ticino dalla libera circolazione delle persone e sulla necessità di porvi rimedio prima che salti per aria tutto, se poi arriva non già la solita SECO al soldo del ministro  PLR “Leider” Ammann – quello che, assieme al suo collega di partito e di governo Burkhaltèèèèr vorrebbe pagare senza un cip un ulteriore miliardo di coesione agli eurofalliti – ma l’IRE, con il crisma di istituto universitario ticinese a sostenere che sono tutte balle populiste e razziste e che in realtà l “l’è tüt a posct”. Ovvio che, ai camerieri bernesi di Bruxelles  alla ricerca spasmodica di pretesti per sbattersene dei problemi del Ticino, gli studi-fetecchia dell’IRE servonno un assist che vale oro. E il contribuente ticinese dovrebbe continuare a pagare per questo genere di prestazioni?

Lorenzo Quadri

Le perle dell’IRE: “65mila frontalieri? Solo una percezione”

Anche noi abbiamo una “percezione”: che Rico Maggi ci stia prendendo per il lato B

L’Istituto ricerche economiche dell’USI continua a produrre propaganda pro-libera circolazione, pagata con i nostri soldi

Ma guarda un po’: è online da qualche giorno sul sito internet dell’IRE, ma ben pochi se ne sono accorti, la nuova indagine dell’Istituto ricerche economiche sui frontalieri in Ticino. O piuttosto, il complemento del famoso “studio”, realizzato da ricercatori frontalieri, da cui – chissà come mai – emergeva che il soppiantamento di ticinesi con frontalieri e il dumping salariale erano tutte balle populiste e razziste.

L’obiettivo di queste indagini è sempre lo stesso. Dimostrare che l’assalto da sud al mercato del lavoro ticinese non è un problema, sono tutte balle della Lega populista e razzista!

Sono solo “percezioni”, per usare il termine dell’IRE!

Tutte percezioni?

Eh già, 65mila frontalieri, di cui 40mila nel terziario, sono una “percezione”. Il fatto che in Ticino il 27.1% (quindi quasi il 30%) dei lavoratori siano frontalieri, è una “percezione”. La presenza in Ticino del 20,2% della totalità dei frontalieri attivi in Svizzera, è una percezione. 8000 ticinesi in assistenza sono una “percezione”. Le targhe azzurre che saturano strade ed autostrade sono un’illusione ottica!

Per non parlare poi dei padroncini (tutti in nero) che costituiscono ancora un discorso a parte. Ma anche questa è una forma di frontalierato. Non solo. Le cifre ufficiali dei frontalieri sono taroccate verso il basso, poiché non tengono conto dei permessi B farlocchi. Ovvero, cittadini d’oltreconfine che creano una residenza fittizia in Ticino per non figurare come frontalieri: un trucchetto molto gettonato tra chi lavora nello Stato, nel parastato e nella piazza finanziaria di questo sempre meno ridente Cantone; e, ovviamente, anche dai rispettivi datori di lavoro, nel caso fossero chiamati ad esibire una qualche statistica sulla provenienza dei propri dipendenti.

Realtà alternativa?

Quindi delle due l’una. O le “percezioni distorte” (a fini di propaganda pro-libera circolazione) sono quelle del direttore dell’IRE Rico Maggi, oppure Maggi vive in una realtà alternativa, da pubblicità del Mulino bianco, fatta di prosperità, di piena occupazione, di famigliole felici e di uccellini che cinguettano. In questo caso, gli chiediamo di indicarci come si fa a raggiungerla, questa realtà alternativa, così ci andiamo anche noi.

Pure noi comunque abbiamo una “percezione”, ossia che l’IRE con i suoi studi pro-frontalierato ci stia prendendo sontuosamente per i fondelli.

A proposito: ma anche questa nuova ricerca sarà stata effettuata da collaboratori frontalieri, come la precedente?

Chi ha commissionato?

Che il direttore dell’IRE Rico Maggi tenti in ogni modo di far passare la propria personale posizione pro frontiere spalancate è umanamente comprensibile. Ma che un istituto universitario di ricerca, finanziato dal contribuente, si arrampichi sui vetri per tentare di negare l’evidenza – con l’obiettivo politico di reggere la coda alla deleteria libera circolazione delle persone – è  ben poco professionale (per usare un eufemismo).
Domandina finale: ma chi ha commissionato all’IRE il nuovo approfondimento propagandistico? Il Dir Maggi se lo è commissionato da solo per trasmettere il proprio Verbo d’”apertura” al volgo ticinese “chiuso e becero”? E nümm a pagum?

Lorenzo Quadri

Con la libera circolazione Ticino sempre più nella palta

Lo conferma l’indagine dell’Ustat sulla sottoccupazione, raddoppiata in dieci anni 

Ma intanto il direttore dell’IRE Rico Maggi continua a fare propaganda politica pro-“aperture”: proprio un bel servizio al Cantone!

Quando si dice la tempistica! In un’intervista pubblicata sul GdP di martedì, il buon Rico Maggi, direttore dell’IRE, se ne esce per l’ennesima volta a predicare la fetecchiata delle “aperture” e della “meravigliosa” libera circolazione delle persone. Ricordiamo che l’IRE, Istituto per le ricerche economiche, è riuscito nell’epica impresa di far realizzare uno studio sul frontalierato a due ricercatori frontalieri, nel quale –ma che caso! – si affermava giulivi che in Ticino l’invasione da sud non è un problema: non esiste né sostituzione né dumping salariale, sono tutte balle populiste e razziste. Certo: un terzo della forza lavoro in Ticino è ormai costituita da frontalieri, ma naturalmente ciò non rappresenta una grave distorsione, nevvero Maggi? Tout va bien, Madame la Marquise!

Un “bel” servizio

Finché a raccontare queste fregnacce sono gli scienziati della SECO che il Ticino l’hanno visto se va bene in fotografia, è un conto. Se a raccontarle è invece un istituto universitario con base in Ticino, e finanziato con soldi pubblici – che quindi la situazione occupazionale reale di questo sempre meno ridente Cantone dovrebbe conoscerla – è un altro. Perché in questo secondo caso le possibilità sono solo due. O chi dirige questo istituto vive in un mondo virtuale tutto suo, oppure compie di proposito un’operazione di sabotaggio con fini ideologici.  Sabotaggio perché offre ai burocrati bernesi una comoda foglia di fico per dare il menavia a chi tenta di far capire ai camerieri dell’UE quale situazione si è creata sul mercato del lavoro ticinese grazie alla libera circolazione delle persone da loro imposta. “Ma se lo dicono anche i vostri (?) istituti di ricerca che l’è tüt a posct…”. Complimenti, IRE e Maggi, proprio un bel servizio al Cantone! Applausi a scena aperta!

Tempistica toppata

Peccato che questa volta, come detto, la tempistica del buon Rico Maggi sia completamente sballata. Mentre infatti dalle colonne del GdP il direttore dell’IRE calava la consueta lezioncina  ai ticinesotti chiusi che si devono aprire e quindi guai a limitare la libera circolazione delle persone, la cronaca segnalava due studi che raccontano tutta un’altra storia. E non si tratta di studi realizzati da leghisti populisti e razzisti.

Il primo è quello del sindacato Transfair, dal quale risulta che in Ticino ci sarebbe il clima di lavoro peggiore di tutta la Svizzera. Preoccupazione per il futuro del proprio impiego, stress, stipendi non adeguati alle prestazioni richieste, eccetera. Ohibò, forse questo accade perché c’è sostituzione con frontalieri e dumping salariale, e ciò grazie alla libera circolazione delle persone e alle “aperture” che il buon Maggi & Co continuano imperterriti a predicare?

Il secondo invece è addirittura dell’Ustat, ossia l’ufficio cantonale di statistica. Da questa indagine emerge che in Ticino il numero di persone sottoccupate è più che raddoppiato in dieci anni. Si è passati dalle 8400 unità del 2004 alle 17’400 del 2015. Per sottoccupato si intende un lavoratore impiegato a tempo parziale non per scelta propria, ma perché costretto. Lui o lei vorrebbe lavorare di più, ma deve accontentarsi di quel che passa il convento.

Sottoccupazione

E questa è un’altra forma di distorsione del mercato del lavoro che non figura nelle statistiche farlocche che ci vengono propinate nel tentativo di dimostrare che con la libera circolazione delle persone  va tutto bene. Come non  figurano le persone in assistenza (il cui numero continua ad aumentare). Come non figurano quei disoccupati che sono stati scaricati sull’AI. Oppure quelli che sono stati mandati in pensione in anticipo. O ancora quanti hanno rinunciato a lavorare (ad esempio fanno la casalinga o il casalingo “per forza” e non compaiono nelle cifre dell’assistenza, perché il reddito del partner basta a mantenere entrambi; intanto il nucleo familiare perde entrate e quindi potere d’acquisto, e l’ente pubblico gettito fiscale). Oppure appunto chi lavora a tempo parziale per forza.  Perché non ha trovato altro. E magari deve integrare il reddito da lavoro con prestazioni sociali (paga il contribuente). Insomma, le statistiche farlocche dell’IRE e della SECO hanno più buchi delle famose forme di formaggio Emmental.

Per ironia della sorte, l’indagine dell’Ustat è stata divulgata proprio il giorno in cui il buon Maggi tornava a fare politica pro-libera circolazione (altro che studi scientifici) dalle colonne del GdP.

Ecco i bei risultati

Eccoli dunque qua i bei risultati dell’economia “aperta” che tanto piace agli internazionalisti di turno. Quelli secondo i quali sostituzione e dumping salariale sarebbero un’invenzione. Quelli che pretendono di venirci a raccontare che è normale che i frontalieri impiegati nel terziario – dove non c’è di certo lacuna, ma semmai sovrabbondanza di personale ticinese –  sono quasi quadruplicati dal 1999 (ad oggi.

La frase seguente è estratta da uno studio realizzato dall’Ustat nel 2013, sulla base dei dati del 2011, quindi non proprio recentissimo ma comunque indicativo: “i frontalieri sono sempre più simili, intermini di caratteristiche e di orientamento professionale, ai lavoratori residenti”. E questo, premiata ditta Maggi&Co, vuol dire solo una cosa: che la sostituzione è realtà! Sicché, per sventarla, i “muri” ci vogliono eccome. E la libera circolazione delle persone deve saltare.

Lorenzo Quadri