Difendiamo la neutralità svizzera dalla partitocrazia

A “causare problemi” è Johan Cosar o piuttosto la casta internazional-calabraghista?

 

Si è celebrato nei giorni scorsi davanti al tribunale militare il processo al locarnese di origine siriana Johan Cosar, andato in Siria per combattere contro l’Isis.

La condanna inflitta è una sanzione pecuniaria sospesa condizionalmente: quindi per Cosar non si parla di pene detentive. A Cosar viene contestato di aver messo in pericolo la neutralità elvetica con il suo comportamento. Una tesi che francamente fa sorridere. La Confederella deve essere neutrale nei confronti degli assassini dell’Isis? A mettere in pericolo la neutralità svizzera sono semmai i politicanti che svendono il Paese ogni giorno, calando le braghe davanti ad ogni Diktat sovranazionale in arrivo da burocrati non eletti da nessuno; compresi quei Diktat che sono in aperto contrasto con la nostra neutralità! Perché stranamente, quando si chinarsi a 90 gradi, della neutralità nessuno si preoccupa! Vero signori del triciclo PLR-PPD-P$$?

Chi processare?

Inoltre: se Cosar ha infranto la legge, è giusto che ci sia anche un processo. Tuttavia magari, invece di processare chi combatte CONTRO l’Isis, sarebbe il caso di usare il pugno di ferro nei confronti dei SEGUACI del sedicente Stato islamico.

Ed invece la partitocrazia multikulti cosa ti combina? Di recente, il triciclo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati è riuscito a decidere che i terroristi islamici (terroristi! Non ladri di ciliegie!) nonvanno espulsi dalla Svizzera (“sa po’ mia!”) nel caso in cui questa feccia, tornando al natìo paesello, rischiasse la pena di morte o la tortura.

Cose da manicomio. E chissenefrega se dei terroristi islamici a casa lororischiano le penne! Non è, ma nemmeno lontanamente, un motivo valido per continuare a tenerli in Svizzera, dove potrebbero mettere in pericolo la vita di decine, se non di centinaia di persone innocenti.

Triciclo allo sbando

Qui siamo davanti ad una partitocrazia allo sbando che, ormai del tutto imbesuita dal politikamente korretto, dà più importanza alla sicurezza dei terroristi che a quella dei cittadini onesti!

Altrettanto chiaro è che i simpatizzanti dell’Isis, che sono partiti per combattere sotto la sua bandiera, non devono ritornare in Svizzera nemmeno in fotografia. Föö di ball!  Anche se sono cittadini svizzeri, ovvero hanno beneficiato di una delle naturalizzazioni faciliche tanto piacciono al solito triciclo PLR-PPD-P$$.

E’ ora di rimettere la chiesa al centro del villaggio. E’ ora di usare il pugno duro con i simpatizzanti dell’Isis e non con quelli che lo combattono. E certamente la neutralità elvetica va difesa. Ma la prima minaccia è la casta internazional-calabraghista!

Lorenzo Quadri

Condanna ridicola per la jihadista pericolosa

Giustizia inflessibile solo con gli automobilisti. Siamo proprio il paese del Bengodi per gli estremisti islamici violenti!

Svizzera paese del Bengodi per estremisti islamici violenti. Lo conferma l’ennesima sentenza buonista-coglionista emessa dal Tribunale penale federale ai danni di una  (purtroppo) cittadina elvetica (di nascita, oppure…?) seguace dell’Isis.

La donna 31enne non solo voleva raggiungere la Siria per combattere la Jihad portando con sé il figlio piccolo, ma caldeggiava pure attentati terroristici nel nostro paese: poiché la Confederella si oppone (?) alla “guerra santa”, merita di essere colpita. Ma quanta bella gente che ci troviamo in casa!

Da far ridere i polli

E’ evidente che l’imputata è una persona pericolosa. Potrebbe anche passare all’atto e organizzare o collaborare ad attentati. E qual è la condanna pronunciata dal TPF nei suoi confronti? 18 mesi di carcere di cui 12 sospesi con la condizionale! Poiché “carcere sospeso” significa “niente carcere” la signora se la cava con sei mesetti di prigione! Da far ridere i polli. Nella vicina Penisola per lo stesso reato si sta in galera sette ANNI (e le prigioni del Belpaese sono un po’ diverse dall’Hotel Stampa)!

Proprio vero che la nostra  giustizia buonista-coglionista si accanisce solo contro gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura. Se l’estremista islamica in questione, invece di fare la jihadista e tramare attentati, avesse infranto un limite di velocità, si sarebbe beccata una condanna più severa.

Il piano farlocco

Ecco dunque che – grazie a leggi e tribunali lassisti – la Svizzera si conferma il paese dove gli estremisti islamici incontrano maggior facilità nel radicalizzare e reclutare seguaci. Magari facendosi pure mantenere dall’assistenza mentre svolgono simili attività. Naturalmente, grazie alla scellerata politica delle frontiere spalancate, per questa foffa stabilirsi da noi non comporta alcun problema.

E figuriamoci se la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Sommaruga, prende delle misure efficaci contro l’estremismo violento. In particolare quelle misure che vanno a toccare l’Islam radicale ed i suoi seguaci nel borsello. Non sia mia! Mica vorremmo rischiare accuse di “islamofobia”! Risultato: il piano antiradicalizzazione della Confederella, da poco presentato al pubblico, non servirà ad un tubo. Il classico esercizio-alibi per lavarsi la coscienza. Quando anche in Svizzera cominceranno gli attentati, sapremo chi ringraziare.

Lorenzo Quadri

Svizzera sempre più attrattiva per i seguaci dell’Isis?

Nel nostro paese le persone “vicine” al terrorismo islamico sarebbero una novantina

Ma guarda un po’: secondo quanto dichiarato dal capo del Dipartimento militare Guy Parmelin nell’ambito della presentazione del rapporto annuale del Servizio delle attività informative (SIC), sarebbero una novantina le “persone a rischio” monitorate su suolo elvetico per potenziali legami con il terrorismo islamico. La lista, ha aggiunto il Consigliere federale, verrà aggiornata ogni sei mesi.

Ah bene. Sarebbe interessante sapere da dove vengono queste 90 persone. Dubitiamo si tratti di patrizi di Corticiasca, oppure di Gurtnellen. Di che nazionalità sono? Ci sono per caso, tra loro, delle persone naturalizzate? Quelle che  non hanno il passaporto rosso, da dove provengono? Di che permesso dispongono? Da quanto tempo risiedono in Svizzera? Sono magari arrivate nel nostro paese come asilanti? Hanno precedenti penali? Sono a carico dello Stato sociale? Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza?

Queste informazioni ben difficilmente verranno fornite (ci si nasconderà dietro qualche necessità di riservatezza). Eppure sarebbero assai interessanti per capire di chi si sta parlando.

Dobbiamo proprio tenercele?

E c’è poi da chiedersi se queste persone, potenzialmente legate al terrorismo islamico, ce le dobbiamo proprio tenere in casa!

La risposta dei politikamente korretti è purtroppo scontata. Del resto, non vengono espulsi nemmeno i jihadisti condannati come tali, vedi le sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale. Queste sentenze-ciofeca, vale la pena ripeterlo, ribaltano decisioni in senso contrario – ossia: decisioni di espulsione – di istanze giudiziarie (tribunali) precedenti. Il fatto che questi tribunali – anch’essi composti da giudici che conoscono le leggi – si siano espressi a sostegno dell’espulsione dei jihadisti poi “graziati” da Mon Repos, dimostra che tale scelta è possibile e sostenibile. Sicché il TF usa di proposito il proprio margine di manovra per prendere decisioni all’insegna del “devono restare tutti”. Altro che espulsione dei delinquenti stranieri.

Paese del Bengodi?

L’altra domanda è quindi: stiamo forse diventando, a suon di garantismi, di ingenuità, di buonismi-coglionismi, il paese del Bengodi per i simpatizzanti dell’ISIS? Bisogna essere ben in chiaro che succederà proprio questo, se gli stati attorno noi danno e daranno – giustamente – un giro di vite sulla diffusione dell’islam politico e noi, invece, resteremo fermi al palo (perché non sia mai che si corra anche solo lontanamente il rischio di esporsi all’infamante rimprovero di “islamofobia” e di “xenofobia”).

La Germania, ad esempio, ha già dichiarato fuori legge l’associazione “La Vera religione” che in Svizzera, al contrario, opera tranquillamente. Le Pen ha annunciato che si batterà affinché le 15mila persone (!) sospettate di sostenere il terrorismo islamico residenti in Francia vengano espulse; anche perché controllarle è impossibile. L’Austria ha vietato i finanziamenti esteri ai luoghi di culto musulmani ben sapendo che ci sono moschee ed associazioni foraggiate con soldi in arrivo dai Paesi del Golfo per diffondere l’estremismo islamico in occidente. Da noi, invece, il Consiglio federale ha rifiutato scandalizzato di compiere un passo analogo. Sa po’ mia!

Colmo dei colmi, sotto le cupole bernesi si parla addirittura di inventarsi boiate quali l’imam dell’esercito  (magari per poter radicalizzare naturalizzati non integrati che dispongono di un’arma d’ordinanza?) e di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera.

Nei paesi dell’Europa dell’est, inoltre, i governi dichiarano apertamente di non volere la creazione sul proprio territorio di una forte comunità musulmana. Ed è questo uno dei motivi per cui la loro politica d’asilo è, per usare un eufemismo, alquanto restrittiva.

Da noi invece ci ritroviamo:

  • Le sentenze buoniste-coglioniste, grazie alle quali i miliziani dell’Isis vengono condannati a pene sospese condizionalmente e poi non vengono nemmeno espulsi, ma rimangono in Svizzera, magari a spese del nostro Stato sociale.
  • Le carceri a 5 stelle che sono ormai prive di qualsiasi effetto deterrente
  • Il Consiglio federale che rifiuta di prendere, contro gli estremisti islamici, misure che esistono in paesi a noi vicini (divieto di associazioni potenzialmente pericolose, divieto di finanziamenti esteri a moschee ed imam, obbligo di indicare la provenienza dei fondi, eccetera).
  • Politica d’asilo all’insegna del “devono entrare tutti”.
  • Denigrazione sistematica, da parte della “casta”, di chi si oppone alle frontiere spalancate.
  • Tappeto rosso all’islamizzazione della Svizzera (imam militare, islam religione ufficiale,…)

Il Mago Otelma prevede…

E’ ovvio che, con “condizioni quadro” del genere, l’attrattività della Svizzera per i miliziani dell’Isis non farà che aumentare. Non c’è dunque bisogno del Mago Otelma per prevedere che la novantina di persone potenzialmente a rischio di legami con il terrorismo islamico presenti nel nostro paese è destinata a crescere. Magari in modo esponenziale. Attendiamo i prossimi rilevamenti.

Lorenzo Quadri

I frutti del multikulti e del “devono entrare tutti”

Il terrore raggiunge Stoccolma: un altro attentato insanguina l’Europa

 

Un nuovo attentato insanguina l’Europa. Questa volta è toccato a Stoccolma. Un camion lanciato venerdì sulla folla in zona pedonale ha provocato quattro morti e 15 feriti. Si tratta, a quanto se ne sa al momento, di terrorismo islamico.

Non ci vogliono grandi analisi socio-economico-kulturali per rendersi conto che la Svezia, presa ad esempio dalle varie $inistrucce europee per le largheggianti politiche migratorie, adesso paga il prezzo del multikulti e del “devono entrare tutti”. Un prezzo che si paga anche in sangue. Tanto.

Non siamo al riparo

L’accaduto, è evidente, deve fare riflettere anche in Svizzera. Perché non possiamo illuderci di essere al riparo a tempo indeterminato dalla follia del terrorismo islamico. E la prima cosa da fare è attivarsi per sradicare le cellule già presenti sul territorio ed evitare che ne arrivino di nuove. Ma su questo fronte abbiamo poco da stare allegri. Perché il buonismo-coglionismo imperversa, ed i miliziani dell’Isis ci sguazzano. Le demenziali dichiarazioni istituzionali, con tanto di sentenze del Tribunale federale, secondo cui la Svizzera non può (sa po’ mia!) espellere un terrorista  islamico se quest’ultimo si troverebbe in pericolo nel paese d’origine, fanno letteralmente accapponare la pelle. Per non dire delle pene da barzelletta che vengono comminate ai seguaci della Jihad dai nostri tribunali.

Vogliamo proprio vedere in quali altri paesi – tutti firmatari degli ameni trattati internazionali su cui i legulei buonisti di Losanna basano le proprie sentenze – si prenderebbero decisioni di un simile tenore! Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che in questo modo si trasforma la Svizzera in un paese del Bengodi per miliziani del sedicente Stato islamico. Ed infatti nei giorni scorsi è arrivata la ciliegina sulla torta. Il “famoso” jihadista iracheno disabile, arrivato nel nostro paese come finto rifugiato, non solo rimarrà in Svizzera, ma ci rimarrà a spese del solito sfigato contribuente. Capito, popolino chiuso e becero? Non solo ti tieni in casa dei terroristi islamici che da un giorno all’altro potrebbero mettere a segno un attentato provocando decine di morti, perché sbattere fuori questa feccia “sa po’ mia”, ma li foraggi pure con i soldi del tuo Stato sociale!

Musica per integralisti

Nelle scorse settimane, inoltre, il Consiglio nazionale è riuscito a respingere una mozione che chiedeva di vietare in Svizzera l’associazione salafita “La vera religione”. La Germania, dove il gruppo in questione ha reclutato 140 jihadisti, l’ha fatto. In Svizzera invece si blatera di “basi legali mancanti”; e naturalmente non si vuole crearne di adeguate.

E che dire poi del rifiuto da parte dei camerieri dell’UE insediati a Berna di vietare il burqa a livello nazionale, o di proposte del piffero come quelle del presidente del P$$ kompagno Levrat che smania per rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera? Tutta musica per gli integralisti musulmani. I quali evidentemente inseriranno la Confederella tra i paesi con una classe politica ed una giustizia particolarmente “accoglienti” nei loro confronti. L’ideale per installarvi delle basi, dunque.

Migranti

Basi da “alimentare” tramite migranti. Non solo tra i finti rifugiati con lo smartphone –  e in Svizzera grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga ne arrivano ormai 40mila all’anno –  si nascondono i miliziani dello Stato islamico (vedi il caso del jihadista disabile ex finto rifugiato), dal momento che l’Isis controlla i barconi. Ma anche tra i giovanotti musulmani non integrabili che entrano in Svizzera come migranti economici non manca il terreno fertile per radicalizzare pure chi, al momento dell’arrivo, ancora non lo è.

Se i vituperatissimi Stati del blocco Visegrad (membri dell’Unione europea!) rifiutano di aderire ai programmi di ridistribuzione UE dei migranti economici anche per il rischio terrorismo, qualche motivo ci sarà. Troppo facile continuare a ripetere la trita manfrina del razzismo e della xenofobia! Invece la Svizzera, come noto, ai programmi di ridistribuzione dell’UE aderisce spontaneamente, senza avere alcun obbligo, e la kompagna Simonetta aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri per asilanti.

Se cambiamento non ci sarà…

E’ evidente dunque che in Svizzera, se si vuole tutelare la popolazione residente dai terroristi islamici, dovranno cambiare varie cose. Dalla politica migratoria alle sentenze dei tribunali, dalle leggi al fallimentare multikulti. Se cambiamento non ci sarà, prepariamoci al peggio. In quel caso, sapremo chi ringraziare.

Lorenzo Quadri

Grazie, Tribunale federale! Due disastri in due giorni!

Avanti così! Pene ridicole e niente espulsione dalla Svizzera per i miliziani dell’Isis!

 

Avanti così! A suon di sentenze balorde, i giudici del Tribunale federale stanno trasformando la Svizzera nel paese del Bengodi per i miliziani dell’Isis e di analoghe associazioni criminali. Stiamo parlando di terroristi islamici, mica di ladri di ciliegie. Proprio nel preciso momento in cui il terrorismo islamico – e quell’aggettivo, islamico, lo sottolineiamo per benino – semina il panico in Europa, vedi l’attentato di Westminster, vedi l’attentato mancato ad Anversa, i legulei di Losanna almanaccano sui diritti dei terroristi islamici. Naturalmente in nome del sacro dogma del “non si espelle nessuno alla faccia della volontà del popolo becero” e delle “pene buoniste”. Nel giro di un paio di giorni si sono viste due decisioni da far rizzare i capelli in testa ai calvi.

Ai jihadisti si riduce la pena

Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha condannato due uomini iracheni a quattro anni e otto mesi di carcere per partecipazione ad un’organizzazione criminale, nel concreto l’Isis (ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?).

Il TPF non è propriamente un covo di leghisti. Ed infatti quattro anni ed otto mesi sono ancora una pena mite. Altrove simili soggetti li sbattono in cella e buttano via la chiave. Giustamente. Eppure i due jihadisti iracheni non hanno nemmeno la decenza di volare basso. Macché: presentano ricorso contro la sentenza (gli avvocati glieli paga il contribuente?) ed il Tribunale federale in quel di Losanna che fa? Dà loro ragione e intima al TPF di emettere una condanna ancora più all’acqua di rose!

Abuso dell’ospitalità

L’aspetto obbrobrioso della vicenda è che il Tribunale federale non annulla la decisione del TPF perché i due iracheni non sono colpevoli o hanno delle attenuanti. Macché. La colpevolezza è confermata in pieno. Ma il calcolo della pena massima possibile, sentenziano i legulei di Losanna, a Bellinzona non è stato eseguito in modo corretto. Scrivono, tranquilli come un tre lire, i giudici politically correct: “La corte penale ha considerato a torto (sic!) come fattore aggravante, che i due imputati avevano abusato dell’ospitalità della Svizzera”.

Ma è il colmo! Qui ci sono delinquenti stranieri che arrivano nella Svizzera paese del Bengodi e per tutto ringraziamento impiantano cellule terroristiche di matrice islamica (ri-sottolineiamo l’aggettivo). Però l’abuso dell’ospitalità della Svizzera (fessa) non può essere considerato un’aggravante! Tale aggravante non è stata inserita nella sentenza da dei beceri leghisti, populisti e razzisti, ma da dei giudici di una corte penale federale. E si suppone che questi ultimi conoscano la legge. Sicché, se hanno inserito l’abuso dell’ospitalità come aggravante (bravi!)  vuol dire che ciò è giuridicamente sostenibile. Invece, ecco che arrivano i luminari del TF a dire che “sa po’ mia”!

Con queste sentenze del cavolo, diventeremo un polo d’attrazione per terroristi islamici e sapremo chi ringraziare.

Seconda prestazione

E il peggio deve ancora venire, perché non contento dell’esaltante prestazione di cui sopra, il TF ha pensato bene di farne subito un’altra. Al centro ci sono ancora i jihadisti iracheni. La Fedpol ne ha disposto l’espulsione, uno di essi è pure intenzionato a tornare spontaneamente in Iraq. Ma, ancora una volta, nel faraonico palazzo di Losanna gli azzeccagarbugli politically correct si mettono per traverso. Il miliziano dell’Isis deve rimanere in Svizzera, altro che espulsioni razziste! Deve rimanere in Svizzera perché – udite udite – se l’ennesimo pericoloso delinquente straniero che ci siamo messi in casa tornasse al suo paese, sarebbe a rischio di incarcerazione o di tortura. E noi dovremmo preoccuparci se un terrorista islamico (non un ladro di galline!) viene incarcerato o torturato nel suo paese? Ma stiamo scherzando? E per evitargli questo rischio  – che il diretto interessato è disposto a correre: è lui che intende partire – ce lo teniamo in Svizzera libero di organizzare attentati che possono costare la vita a decine di onesti cittadini? (Come si è visto, non c’è mica bisogno di un arsenale bellico per seminare morte, basta un’automobile lanciata in una zona pedonale affollata). Per tutelare un criminale mettiamo in pericolo la sicurezza interna? E oltretutto, rafforziamo ulteriormente la deleteria immagine di una Svizzera buonista-coglionista, covo ideale per miliziani dell’Isis?

Qualcuno ha perso la trebisonda

Qui qualcuno ha proprio perso la trebisonda. Ma il popolo non aveva votato l’espulsione dei delinquenti stranieri? Ed invece, non solo non vengono espulsi i delinquenti comuni, ma ci teniamo in casa pure i terroristi islamici!

Evidentemente, per evitare ulteriori sconci, urge cambiare qualche legge. E magari qualche giudice. E magari anche disdire qualche convenzione internazionale a tutela dei criminali che – ça va sans dire – gli svizzerotti fessi sono gli unici ad applicare. Pedissequamente. Contro i propri interessi vitali. Ma forse la sicurezza dei terroristi è più importante di quella della Svizzera, nevvero luminari di Losanna?

Lorenzo Quadri

Il Mattino l’aveva scritto!

Reclutatori dell’Isis in Ticino?

 

Per la serie “noi l’avevamo detto”! Nei giorni scorsi è diventata di pubblico dominio, a seguito dell’arresto di un 32enne turco naturalizzato svizzero sospettato di essere un reclutatore dell’Isis, la vicenda del primo foreign fighter partito dal Ticino. Si tratta di un giovane con padre tunisino e madre svizzera,  il quale con tutta probabilità si è radicalizzato nel nostro Cantone.

Ebbene, nel dicembre del 2015 il Mattino aveva intervistato il padre (nel frattempo defunto) di questo foreign fighter. L’uomo aveva lanciato l’allarme: i seguaci dell’Isis sono presenti e fanno proselitismo anche nel nostro Cantone. L’intervistato aveva pure dichiarato che tra le nuove frequentazioni del figlio c’era pure la moschea di Pregassona.

Ma naturalmente erano tutte balle populiste e razziste. Adesso invece si scopre che…

Finalmente una bella notizia: inquisiti Blancho ed Illi

Propaganda a sostegno dell’Isis: la procura federale annuncia la tolleranza zero 

Speriamo che questo sia l’inizio di un vero cambiamento di rotta a livello giudiziario, perché qui ci stiamo trasformando nel Paese del Bengodi per jihadisti

Finalmente dal Ministero pubblico della Confederazione arriva una notizia positiva. Il Procuratore generale Michael Lauber ha deciso di incriminare per propaganda in favore dell’Isis Nicolas Blancho e Qaasim Illi, rispettivamente presidente  e responsabile della comunicazione (?) del sedicente Consiglio centrale islamico svizzero.

I due insopportabili personaggi, svizzeri convertiti all’islam radicale, sono assurti ad immeritata  e perniciosa popolarità grazie anche allo spazio che la SSR ha sempre generosamente concesso all’insignificante (dal punto di vista della rappresentatività) associazione da loro capeggiata.

In questo modo la TV di Stato, finanziata col canone più caro d’Europa (però tra qualche anno per vedere RSI LA 2 occorrerà pagare, oltre al canone, anche l’allacciamento veloce ad internet), dà visibilità e soprattutto legittimità a chi andrebbe invece zittito. E lo aiuta nella sua propaganda.

Marito di Nora Illi

Da notare che Qaasim Illi è nient’altro che il marito di Nora Illi, ossia la donna col niqab valletta dei sedicente imprenditore algerino Rachid Nekkaz. Quello che arriva a Locarno ad organizzare manifestazioni non autorizzate in cui si invita a violare la legge antiburqa ticinese, e viene accolto dal capodicastero sicurezza PLR come un “intellettuale che merita di essere ascoltato”.

In una trasmissione in onda su un’emittente austriaca la stessa Illi è stata definita da un ex parlamentare verde e musulmano una “marionetta insignificante alla quale è stato fatto il lavaggio del cervello” ed apostrofata come segue: “sposti un po’ di quella stoffa, così magari l’ossigeno le arriva al cervello”.

Si cambia marcia?

Che finalmente il Ministero pubblico della Confederazione abbia deciso di adottare la politica della tolleranza zero nei confronti dei supporters dell’Isis è certamente rallegrante. In effetti negli ultimi mesi la cronaca giudiziaria è stata purtroppo costellata di sentenze-barzelletta nei confronti di fiancheggiatori dello Stato islamico. Decisioni  improntate al buonismo autolesionista (non scriviamo “buonismo-coglionismo” perché sennò qualcuno fa l’offeso). Leggi: pene sospese con la condizionale.

Speriamo quindi che la dichiarazione del Ministero pubblico della Confederazione che annuncia la tolleranza zero sia il segnale di un vero cambio di marcia. Anche perché la strada che ci hanno fatto imboccare i buonisti politikamente korretti è estremamente pericolosa. Ci sta infatti trasformando nel paese del Bengodi per gli estremisti islamici, nei cui confronti vengono emesse condanne ridicole. Non contenti, ci si viene pure a dire che dalle nostre parti bandire associazioni musulmane estremiste, come è stato fatto in Germania, “sa po’ mia” perché mancherebbe la base legale.

Invece, nei confronti degli automobilisti, altro che garantismo: lì si passa direttamente alle “pene esemplari”. Insomma, è il mondo che gira al contrario.

Reazioni squallide

Particolarmente squallida, ma da simili personaggi  non c’era da aspettarsi altro, la reazione dei due indagati. Blancho e Illi  hanno già annunciato che, se dovessero venire convocati al tribunale penale di Bellinzona, non si presenteranno. Loro, poverini, fanno semplicemente uso della libertà d’espressione.

Qui ci viene veramente da ridere. Quelli che vogliono censurare gli altri starnazzando al razzismo e all’islamofobia pretendono che il sostegno all’Isis sia protetto dalla libertà d’espressione. Come sempre da certe parti: libertà di parola solo per chi la pensa come noi. E’ peraltro la stessa mentalità dei kompagni; quelli che, ma guarda un po’, promuovono l’islamizzazione della Svizzera.

Lorenzo Quadri