“Grazie” alla partitocrazia, la radicalizzazione continua

Islam, l’esperto conferma:  dal Corano in omaggio parte il lavaggio del cervello

 

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati rossi continuano a nascondersi dietro l’inutile piano nazionale contro la radicalizzazione, che è solo un pretesto per non fare quello che si dovrebbe

Di recente  sul Corriere del Ticino è stata pubblicata un’interessante intervista ad un esperto di terrorismo  islamico, il tedesco Thomas Muecke. Muecke è  uno dei responsabili di Violence Prevention Network, un centro attivo in varie città e regioni germaniche che si occupa di prevenzione dell’estremismo e di deradicalizzazione.

L’esperto teutonico, tra gli altri temi, cita due questioni fondamentali: la radicalizzazione tramite distribuzione gratuita del  Corano e le moschee occidentali “teleguidate” dall’estero. Due punti che la Lega, ma guarda un po’, ha più volte sollevato sotto le cupole federali.

Lavaggio del cervello

La distribuzione gratuita del Corano ad opera di organizzazioni salafite non è dunque un’operazione innocua, magari addirittura giustificata dalla libertà di religione, come blaterano i tapini politikamente korretti, che di terrorismo islamico non capiscono una tubo.

La distribuzione del Corano, spiega l’esperto tedesco Muecke, serve per agganciare i potenziali soldati dello stato islamico che vengono poi in un secondo tempo invitati ad un colloquio “a  porte chiuse”. Lì comincia una vera e propria operazione di lavaggio del cervelloche porta il prescelto a convertirsi prima e a radicalizzarsi poi. Non serve essere dei fini psicologi per capire che è più facile che in questa trappola ci caschi chi non segue alcuna religione piuttosto che chi ne ha già una. Con la sistematica distruzione delle nostre radici cristiane, con gli attacchi all’insegnamento religioso, ai crocifissi esposti in luoghi pubblici, ed altre iniziativa del genere, i radiko$ocialisti al caviale spianano dunque la strada all’islamizzazione ed alla radicalizzazione. Ultimo esempio, l’iniziativa costituzionale “Ticino Laico” che vuole levare i riferimenti a Dio dalla Costituzione cantonale ticinese. Di questa iniziativa, ancora in fase di raccolta firme, non si sente più parlare da un po’. Se ne deduce che essa si risolverà in un epocale flop con annessa figura marrone dei  promotori. Da ricordare è che tra i promotori ci sono due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone, e meglio Lele Gendotti e Dick Marty. Il PLR dalla parte dei facilitatori degli islamisti: prendere nota!

Finanziamenti esteri

L’altro tema sollevato dall’esperto tedesco è quello dei finanziamenti esteri alle moschee. Visto che in quest’ambito, come in tutti gli altri del resto, vale il principio del “chi paga comanda”, è evidente che i paesi e le organizzazioni estremiste che finanziano le moschee in occidente ne dettano anche il programma. Esempio lampante: in quel di Sciaffusa, le autorità locali si sono bevute il cervello al punto da autorizzare la realizzazione di una “grande moschea turca”, finanziata con soldi turchi, e dove predicano imam scelti direttamente dal governo di Erdogan. Cosa pensate che si predicherà in siffatta moschea? Forse l’islam radicale? Ma chi l’avrebbe mai detto!

Senza contare che la Turchia apre in Svizzera anche delle scuole, rigorosamente telecomandate da Ankara. Così i giovani di origine turca, residenti nel nostro paese, vengono radicalizzati fin dai primi anni di vita.

Non è un dono innocuo

Appurato al di là di ogni dubbio che la distribuzione gratuita del Corano non è un regalo innocuo bensì un efficace veicolo di radicalizzazione, ed i finanziamenti esteri alle moschee idem con patate, la Lega ha chiesto in consiglio nazionale di proibire le distribuzioni gratuite  del Corano, di mettere fuori legge le associazioni islamiste che le organizzano e di vietare i finanziamenti esteri ai luoghi di culto islamici. Qual è stata la risposta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga? Lo sappiamo: il solito scandalizzato njet su tutta la linea. “Sa po’ mia!”, “Non bisogna discriminare”!

Il tutto condito con continui richiami, ormai diventati un mantra, al sedicente Piano federale contro la radicalizzazione (uella). Ovvero l’ennesima inutile ciofeca, concepita da burocrati ro$$i islamofili. Un esercizio alibi per far credere al popolazzo che si starebbe facendo qualcosa. Quando invece in realtà…

La partitocrazia triciclata, ça va sans dire, ha assunto la medesima posizione della kompagna Simonetta. La maggioranza del Consiglio nazionale, a dire il vero, il divieto di finanziamenti esteri alle moschee l’aveva pure votato. Ma naturalmente i signori senatori hanno pensato bene di cancellarlo. Bravi politicanti del piffero, avanti così. Intanto l’estremismo islamico in Svizzera dilaga, e sappiamo chi ringraziare.  E allora è il caso di cominciare con i ringraziamenti già alle prossime elezioni.

Limitazioni sono possibili

Quanto alla storiella, che la partitocrazia ripete fino alla nausea, della libertà di religione che impedirebbe ogni provvedimento contro il dilagare dell’islamismo: è ora che la casta multikulti la pianti di prendere la gente per i fondelli. Anche la libertà di religione può essere limitata se c’è una base legale, un interesse pubblico ed è rispettato il principio della proporzionalità. Quindi si tratta solo di cominciare a creare le basi legali! Ma è proprio questo che la casta rifiuta di fare.  Sveglia! Altro che “sa po’ mia”! La realtà è che gli spalancatori di frontiere ed islamizzatori della Svizzera NON VOGLIONO!

Lorenzo Quadri

 

 

Velo islamico a scuola: avanti così e diventerà obbligatorio

Come da copione, i legulei del TF s’inchinano a 90 gradi davanti all’avanzata islamista

 

E ti pareva se non arrivava la nuova alzata d’ingegno dei legulei del Tribunale federale (TF), i quali di recente hanno dichiarato irricevibile un’iniziativa popolare dell’UDC vodese – malgrado questa fosse riuscita nel marzo del 2016 – che mirava a proibire il velo islamico nelle scuole.

Secondo gli azzeccagarbugli del TF, tale divieto non sarebbe attuabile (“sa po’ mia!”) in quanto violerebbe la libertà religiosa delle studentesse. Oppure la libertà di genitori (magari padri) radicalizzati di costringere le figlie a girare con il velo? Comunque, coerenza vuole che, in base alla sentenza del TF in campo di copricapi,  anche i pastafariani dovranno in futuro avere diritto,  secondo il loro credo, di andare a scuola con uno scolapasta in testa (non è uno scherzo).

Inutile dire che nei paesi musulmani, quelli che manovrano il comitato dei diritti umani nell’UNO e distribuiscono generosamente accuse di islamofobia a destra e a manca (gli occidentalotti fessi ci cascano sempre), nessuno scolaro si può permettere di presentarsi in aula addobbato di crocifissi e rosari.

Ennesima calata di braghe

La sentenza dei legulei del TF è l’ennesima calata di braghe davanti all’islamizzazione della Svizzera. Che la partitocrazia si rifiuta di contrastare, sciacquandosi la bocca con la “non discriminazione”. Complimenti, avanti così! Aspettiamo qualche decennio, ne basteranno un paio, e, a colpi di inettitudine politica, immigrazione scriteriata e fallimentare multikulti, il velo islamico nelle scuole diventerà obbligatorio. E per questa enorme “conquista kulturale” (?) potremo ringraziare la partitocrazia politikamente korretta ed i suoi galoppini nel Tribunale federale. Questi signori con i piedi al caldo ed il posto garantito a vita non hanno capito che l’islam non è “solo” religione. E’ anche e soprattutto politica. Politica di conquista. Quindi, quando gli islamisti avranno i numeri per farlo, imporranno le loro regole. In casa nostra. E allora, tanti saluti alla libertà religiosa – la nostra – ed alla democrazia.

Naturalmente la casta spalancatrice di frontiere non ci arriva. Il suo unico obiettivo è quello di mantenere le CADREGHE. Il POTERE. Per farlo, deve denigrare e delegittimare gli odiati populisti e razzisti. E quindi piegarsi a 90 gradi  all’invasione islamista.

Limitare “sa po’”

Sta di fatto che la libertà di religione, come tutte le libertà costituzionali, può essere limitata. A condizione che esista una base legale, un interesse pubblico e che la limitazione sia proporzionata.

La base legale la si crea votando la legge contro il velo a scuola.  Che ci sia un interesse pubblico ad opporsi all’avanzata islamista è evidente: l’interesse pubblico è quello di salvare secoli di conquiste democratiche; libertà religiosa inclusa. E il divieto di portare il velo a scuola non può essere considerato una limitazione particolarmente pesante (mica si pretendono conversioni e abiure).

Morale: con la scusa politikamente korrettissima di tutelare la libertà religiosa dei migranti economici, il Tribunale federale impedisce ai cittadini svizzeri di votare; oltre a mettere in pericolo la nostra libertà religiosa e la nostra democrazia.

Tutti delinquenti?

Altrove le cose vanno diversamente. Il governo austriaco lo scorso  aprile ha annunciato di voler proibire i veli nelle aule scolastiche. Questo proprio per evitare discriminazioni, ghettizzazioni ed autoghettizzazioni tra le alunne.  A Vienna, secondo i legulei del TF, sarebbero tutti delinquenti? E perfino la Corte di giustizia europea (!), non proprio un covo di beceri leghisti populisti e razzisti, ha stabilito che le aziende hanno il diritto di proibire il velo sul luogo di lavoro. E la scuola è il luogo di lavoro degli studenti. Sicché…

Vogliono l’islam religione ufficiale

Del resto il confronto con la vicina Austria (Stato membro UE, non dittatura nazifascista) costituisce una continua umiliazione per il Consiglio federale. Perché Vienna è attiva nel combattere l’Islam politico. Berna invece non fa un tubo. I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale si riempiono la bocca con l’inutile piano federale contro la radicalizzazione. Peccato si tratti di una farsa concepita da burocrati rossi e pro-Islam.  Non contenti, i camerieri dell’UE strillano il proprio No al divieto di finanziamenti esteri alle moschee. Lasciano addirittura intendere, i tapini, che il loro sogno proibito sarebbe il riconoscimento dell’Islam quale religione ufficiale in Svizzera. E poi cosa ancora?

Intanto gli estremisti islamici, sempre più numerosi nel nostro Paese – e sempre più spesso titolari di passaporto rosso grazie alle naturalizzazioni facili e di massa  – se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. La Confederella è terra di conquista: ci fanno fare tutti i nostri comodi; se del caso ci mantengono pure! Andiamoci tutti! Cosa aspettiamo?

Intanto in Ticino…

Come se non bastasse,  in Ticino un gruppuscolo radikalchic coi fastidi grassi, tra cui figurano anche due ex consiglieri di Stato PLR(Marty e Gendotti) ed un pregiudicato, ha da poco lanciato l’iniziativa popolare “Ticino laico” (?). Obiettivo: cancellare la religione cristiana dalla Costituzione cantonale. Perché sono questi i nostri problemi, nevvero? Il cristianesimo! Che livello, e che lungimiranza. E lor$ignori erano Consiglieri di Stato PLR? Poi ci chiediamo come mai questo sfigatissimo Cantone si trova immerso nella palta.

Lorenzo Quadri

I jihadisti con passaporto rosso

Evviva! Sempre meglio! L’estremismo  islamico dilaga in Svizzera, ma la partitocrazia multikulti fa finta di non vedere. Oppure è talmente imbesuita del politikamente korretto che non si accorge più di niente.

E’ dei giorni scorsi la notizia che quattro sostenitori “svizzeri” dell’Isis sarebbero stati fermati in Siria. Evviva! Radicalizzatori con cittadinanza elvetica! Ci piacerebbe proprio sapere se costoro sono cittadini elvetici oppure titolari di un passaporto rosso con l’inchiostro ancora bagnato. Chissà perché, c’è come il sospetto che la risposta corretta sia la seconda. Com’era già la storiella che sentiamo ripetere fino alla nausea dagli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$? Quelli che (per citare un esempio tra i tanti possibili) a Lugano tra lunedì sera e martedì sera sono riusciti a concedere qualcosa come un centinaio di nuove attinenze comunali?

Che le naturalizzazioni facili non esistono, che sono tutte balle della Lega populista e razzista, che tutti i neo-svizzeri sono perfettamente integrati? Certo, come no! Ed infatti ci troviamo addirittura i jihadisti con passaporto rosso. I quali possono tranquillamente dilagare, perché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, come pure la partitocrazia, non fanno un tubo per contrastare la radicalizzazione in casa nostra. La priorità di costoro, infatti, non è certo la sicurezza interna. Lorsignori (e signore) hanno un solo motto: “non bisogna discriminare gli islamisti”!

Adesso, il minimo che ci si può attendere è che questi “sostenitori svizzeri dell’Isis” non rientrino mai più nel nostro paese e che i loro passaporti elvetici vengano ritirati seduta stante. Che se ne stiano in Siria!

Ma evidentemente non ci si possono fare illusioni. Perché  il buonismo-coglionismo impera. Il Ministero pubblico della Confederazione ha fatto sapere di aver avviato un procedimento penale nei confronti dei jihadisti elvetici. Ma visti i clamorosi –  e costosi – flop rimediati di recente dall’MPC (vedi l’assoluzione degli islamisti Blancho e Illi) c’è ben poco da stare allegri.

Lorenzo Quadri

Svizzera Paese del Bengodi per gli estremisti islamici

Partitocrazia allo sbando: sicurezza interna nel water per non passare per “xenofobi”

Nei giorni scorsi, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno strillato il proprio Njet al divieto di burqa a livello nazionale. Sul tema, come noto, è pendente un’iniziativa popolare. Sicché gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi. Il Mago Otelma prevede che i multikulti politikamente korretti nonché buonisti-coglionisti pro-burqa verranno nuovamente asfaltati dalle urne.

La radicalizzazione avanza

La legge antiburqa è uno dei tasselli della lotta contro il dilagare dell’estremismo islamico in casa nostra. Estremismo che sta clamorosamente prendendo piede grazie da un lato all’assistenza sociale “facile” agli immigrati nello Stato sociale (tra i quali abbondano gli estremisti islamici); e, dall’altro, alla totale inattività della partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti nel combattere l’estremismo islamico.

Il piano federale contro la radicalizzazione, infatti, è una barzelletta. E non può essere diversamente. Quando la priorità è “in nessun caso ci dobbiamo esporre ad accuse di “discriminare”, piuttosto mandiamo in palta la sicurezza interna” il risultato non può che essere una ciofeca. O, per dirla col compianto Fantozzi, “una cagata pazzesca”.

Evidentemente per la partitocrazia, per la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e per la maggioranza del Consiglio federale, i diritti degli islamisti vengono prima di quelli dei cittadini svizzeri.

E questo in Svizzera.

Ed infatti la partitocrazia rifiuta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Sempre in base al mantra del “non bisogna discriminare”. Così fiumi di denaro in arrivo dai paesi dove vige l’estremismo islamico arrivano in Svizzera, per foraggiare la radicalizzazione in casa nostra. E i politicanti cosa fanno? Si girano dall’altra parte! Fingono di non vedere! Va tutto bene, purché non si “discrimini”! Cosa dire di più, se non che il triciclo è manifestamente bollito e senza speranza?

Anche i legulei…

Visto che i politicanti non bastavano a fare disastri, ci si mettono anche i legulei dei  tribunali. Il Tribunale penale federale di Bellinzona ha assolto i due islamisti del CCIS, Consiglio centrale islamico della Svizzera, Nicolas Blancho e Qaasim Illi (il marito di Nora Illi, la “donna in burqa” che viene a fare le sue sceneggiate in Ticino) dall’accusa di propaganda jihadista.

L’assoluzione sarebbe imputabile a “dimenticanze nell’atto d’accusa”. Questo vuol forse dire che, per colpa di errori del Ministero pubblico della Confederella (quello che ha appunto stilato l’atto d’accusa) in Svizzera si può tranquillamente fare propaganda jihadista?

E quando non è il Ministero pubblico della Confederazione a toppare gli atti d’accusa, ci pensa qualche giudice soldatino della partitocrazia a mandare i jihadisti esenti da pena, rispettivamente a pronunciare condanne “sospese condizionalmente”: che è poi la stessa cosa. La giustizia elvetica, lo abbiamo capito da un pezzo, è inflessibile solo nei confronti degli sfigati automobilisti incappati nei rigori di Via Sicura.

Intanto il cittadino paga il conto, salato, di questi processi-farsa che si trasformano in assist micidiali agli estremisti musulmani. I quali infatti fuori dal TPF di Bellinzona, dopo la sentenza di assoluzione di Blancho ed Illi, esultavano scompostamente, con alte grida di “Allah Akbar”. Qui c’è un bel po’ di gente “non patrizia” – magari pure a carico del nostro stato sociale? – da rimandare per direttissima al natìo paesello.

Se a questo si aggiungiamo che, per qualche misterioso motivo, il Tribunale penale federale ha addirittura sospeso per varie settimane  la comunicazione della sentenza sugli islamisti del CCIS a causa del Ramadan (da quando in qua il Ramadan sarebbe una festività svizzera?) il bel quadretto è completo.  Qualcuno dovrà tirare le somme di un tale scempio. Senza dimenticare che questo processo-farsa è costato un bel po’ di soldi al solito sfigato contribuente.

Messaggio chiaro

Il messaggio che viene trasmesso agli islamisti dal triciclo multikulti è infatti chiaro: via libera ai finanziamenti esteri alle moschee, sì al burqa, islamisti assolti e benedetti in sede giudiziaria… insomma: la Svizzera è il Paese del Bengodi per i radicalizzatori!

Non a caso a Sciaffusa, con lo scellerato benestare dei politicanti locali, sorgerà la “grande moschea turca”: con imam nominati dal governo turco, finanziamenti in arrivo da Ankara, e con tanto di asilo per poter radicalizzare anche i bambini, all’insegna del “prima si comincia con il lavaggio del cervello, meglio è”. Tutto questo in casa nostra.

Intanto in Austria – Paese in cui è in vigore il divieto di finanziamenti esteri alle moschee –  il governo ha chiuso sette moschee ed ha già espulso, rispettivamente si appresta ad espellere, decine di imam. Il confronto tra i camerieri di Bruxelles incadregati in Consiglio federale (senza alcun merito personale, ma unicamente in seguito ad inciuci parlamentari) e governanti attenti alle priorità ed alla sovranità dei rispettivi paesi si fa sempre più devastante.

Lorenzo Quadri

 

 

Caos asilo: altro che “tüt a posct”!

Il nuovo Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini non ha avuto peli sulla lingua a proposito dei finti rifugiati tunisini. La Tunisia, ha detto il leader leghista, “non manda in Italia galantuomini, bensì avanzi di galera”.

Chiaro: con la cosiddetta “primavera araba”, ben presto degenerata in inverno dell’estremismo islamico,  sono state svuotate le carceri. Dove si trovavano anche criminali pericolosi, che ovviamente la Tunisia (come qualsiasi altro paese) non ha alcun interesse a tenersi in casa.

A ciò si aggiungono i seguaci dell’Isis, che vengono in Occidente a fare i finti rifugiati grazie a chi, come l’ “Anghela” Merkel e la kompagna Simonetta Sommaruga, spalanca le frontiere ai migranti economici. E grazie anche alle ONG che i clandestini li sbarcano nel Belpaese. Magari foraggiate con soldi pubblici; compresi i nostri.

Non ci facciamo fregare

Come noto il Dipartimento Sommaruga vorrebbe rifilare, tramite algoritmi del piffero, più asilanti ai Cantoni latini, con la scusa che i migranti ne conoscono la lingua e quindi avrebbero più possibilità di integrarsi. Certo, come no!

Non solo: a Bruxelles gli eurofunzionarietti vogliono rivedere l’accordo di Dublino, con l’obiettivo non già di impedire ai finti rifugiati con lo smartphone – tra cui ci sono galeotti e jihadisti – di raggiungere l’Europa, ma di spalmarli meglio tra gli Stati firmatari. Svizzera compresa.

Infine, l’Italia mira a “disfesciare” dal proprio territorio un numero il più possibile elevato di migranti economici. Ma è ovvio che non ci facciamo carico di nessun asilante di spettanza del Belpaese;pur con tutta la simpatia che possiamo avere per il buon Salvini!

Pericolo islamista

Adesso la propaganda di regime pretende di farci credere che in Svizzera non ci sarebbe alcun caos asilo, ma quando mai: addirittura, i finti rifugiati schiferebbero la Confederella! Ma va là! E allora perché il Dipartimento Sommaruga vuole tenere aperto il centro asilanti di Losone, su cui si vota oggi?

E’ evidente che la guardia deve rimanere alta e che vanno combattuti sia l’immigrazione clandestina sia i tentativi UE di rifilarci, tramite accordi internazionali del piffero che come al solito saremmo gli unici tamberla ad applicare, asilanti che non ci spettano affatto. A maggior ragione visto il pericolo jihadista insito nel caos asilo. Come sappiamo, intatti, i pavidi politicanti svizzeri del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto e dal multikulti, rifiutano di combattere l’avanzata islamista e si inchinano a 90 gradi agli estremisti musulmani. L’Austria, intanto, fa proprio il contrario. Segno dunque che opporsi all’invasione  islamista “sa po’”! Sono i nostri politicanti che non vogliono!

Lorenzo Quadri

Il Crocifisso e l’esempio bavarese

Ma guarda un po’ gli amici tedeschi. Prima, grazie alle scellerate prese di posizione dell’ “Anghela” Merkel, provocano l’invasione dell’Europa da parte di finti rifugiati con lo smartphone – che non sono né integrati né integrabili – a stragrande maggioranza islamici (quanti gli estremisti religiosi?). Dopo un po’, i vicini a nord si rendono conto che l’assalto islamico alla diligenza tedesca ha conseguenze deleterie. Quindi tentano di correre ai ripari per riaffermare l’identità cristiana. Nei giorni scorsi in Baviera è entrato in vigore l’obbligo di esporre il crocifisso negli uffici pubblici, ciò a seguito di un’iniziativa del ministro-presidente del Land, Markus Söder (CSU).

Un plauso alla Baviera per questa decisione. Dalle nostre parti, faremmo bene a prendere esempio. Questo tanto per chiarire su quali basi è costruita la società occidentale, e quindi quale religione è parte della Svizzera e quale, invece, con il nostro paese non ha proprio nulla a che vedere (Islam).

Il nostro infatti è un paese cristiano da 1500 anni e questo dato di fatto, che manda in bestia gli spalancatori di frontiere multikulti, va ribadito costantemente. Sia ai troppi migranti “in arrivo da altre culture” che si insediano in Svizzera senza alcuna intenzione di adattarsi alle nostre regole ed ai nostri valori, sia ai politicanti che a questi immigrati stendono il tappeto rosso: “bisogna aprirsi!”. Vedi in particolare i $inistrati che sognano di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera, e che vorrebbero veder sorgere moschee e minareti (per quanto vietati) in ogni dove. Col fischio! La nostra identità va affermata e difesa. E questo passa anche per i crocifissi appesi negli spazi pubblici. Non c’è dunque bisogno di essere cristiani praticanti per approvare l’iniziativa bavarese: basta essere svizzeri.

Lorenzo Quadri

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Nuova boiata targata P$ (=Partito degli Stranieri)

I giovani $ocialisti vogliono abolire le feste cristiane (per introdurre quelle musulmane)

 

Nuova perla dei kompagnuzzi della JuSo, ossia i giovani $ocialisti, in questo caso della sezione del Canton Zurigo. Costoro propongono  di abolire le feste religiose cristiane: naturalmente in funzione del multikulti e dell’islamofilia di cui sono impregnati fino al midollo.

E’ sempre la solita (mefitica) zuppa. I migranti economici musulmani e i cittadini svizzeri cristiani, secondo questi JuSo del piffero, vanno messi sullo stesso piano. In nome del fallimentare multikulti e delle frontiere spalancate, che hanno portato in Europa i terroristi islamici, giovani del P$ (Partito degli Stranieri) pretendono di cancellare 1500 anni di identità cristiana. Distruggere le nostre radici per annullare la Svizzera: il disegno dei $inistrati è fin troppo chiaro. Curiosamente il P$ è poi lo stesso partito che da un lato vuole abolire le feste religiose cristiane, dall’altro vuole però rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Ultimo  passo dei kompagni in questa direzione: il tentativo di estendere a livello nazionale l’assistenza spirituale islamica ai finti rifugiati, introdotta in via sperimentale nel centro asilanti di Zurigo. Naturalmente con imam formati a nostre spese. Avanti con l’islamizzazione della Svizzera, e oltretutto – tanto per aggiungere la beffa al danno – pagata da noi!

 I lavoratori ringraziano

Sicuramente i lavoratori saranno entusiasti di sapere che i giovani $ocialisti vogliano cancellargli in blocco un bel po’ di giorni liberi: una proposta che nemmeno i più retrivi padroni delle ferriere avrebbero osato avanzare arriva oggi da quell’area che, in un passato molto  (ma molto) lontano, praticamente etrusco, difendeva i lavoratori. Adesso invece difende gli immigrati che non lavorano. A partire dai finti rifugiati e dai clandestini che la gauche-caviar  brama di regolarizzare in massa (“devono entrare tutti e devono restare tutti”). Così si creano clienti per il business della socialità ro$$a.

Del resto, non c’è nemmeno da stupirsi troppo: questi giovani (?) $inistrati della JuSo mica lavorano, ed inoltre per i kompagnuzzi, l’hanno ormai capito anche i paracarri, il multikulti ha la priorità assoluta su tutto. Se i socialisti di alcuni decenni orsono, quelli che si sono battuti per migliorare le condizioni dei lavoratori svizzeri, potessero sentire le bestialità in cui si producono i loro rappresentanti attuali, che i lavoratori li espongono alla devastante libera circolazione e li spremono come limoni per mantenere con i loro soldi frotte di finti rifugiati, jihadisti compresi, e per porre le condizioni per farne arrivare in Svizzera sempre di più, sai le scosse telluriche nei cimiteri. Quale sarà la prossima proposta dei giovani socialisti? L’abolizione del Primo maggio? Non sia mai che gli immigrati nel nostro stato sociale, che sono qui per farsi mantenere dagli svizzerotti fessi, si sentano offesi da una festa che celebra il lavoro ed i lavoratori.

E la sharia, dove la lasciamo?

Adesso sappiamo dunque che gli esagitati della JuSo vogliono abolire le feste cristiane per demolire la nostra identità e per fare spazio alle feste musulmane: perché mica si pretenderà che i migranti in arrivo da “altre culture” rinuncino alle loro, di feste! Sarebbe becero razzismo!

Strano che, già che c’erano, i kompagnuzzi non abbiano chiesto di introdurre anche la sharia in Svizzera. Già vogliono i giudici e le leggi degli eurobalivi (vedi lo sconcio accordo quadro istituzionale): perché non andare fino in fondo?

Sovversivi?

Qualcuno ha definito questi JuSo come “sovversivi”. In realtà con una simile etichetta gli si fa solo un favore. “Sovversivi”: è così che infatti questi $inistrati di belle speranze (?) vorrebbero essere percepiti. In realtà, sono semplicemente dei babbei che sparano castronerie a raffica. Basti pensare che la presidente nazionale della JuSo, la “diversamente nordica” Tamara Funiciello, è riuscita a proporre di sostituire il salmo svizzero con l’Internazionale. A dimostrazione di quanto l’abbondante signora “non patrizia” sia “integrata”. Ormai i kompagni, per avere uno straccio di visibilità, sono costretti a ripiegare sulle boiate a buon mercato. Costoro, comunque, non “sovvertono” proprio un bel niente, perché nell’establishment ci campano.
Stupisce anzi che questi $ocialisti del “devono entrare tutti” e del “tutti devono comandare in casa nostra”, in occasione della recente festa della donna non abbiano lanciato un’iniziativa “un giorno in burqa”: tanto per abituare le donne svizzere al futuro che stanno preparando per loro.

Lorenzo Quadri

 

 

Il “triciclo” PLR-PPD-P$ fa un altro regalo agli islamisti

In Consiglio nazionale la partitocrazia approva i finanziamenti esteri alle moschee

Ennesima cappellata del triciclo PLR-PPD-P$$ che nell’ultima sessione del Consiglio nazionale è riuscito a respingere di misura, per 95 voti a 91 e 7 astensioni, una mozione (del deputato Udc vallesano Jean-Luc Addor) che chiedeva di vietare alle moschee di ricevere finanziamenti da Stati sospettati di appoggiare il terrorismo e/o che non garantiscono i diritti umani.

Tutti gli esperti di islamismo concordano sul fatto che una misura efficace – forse la più efficace – per combatterlo consiste nel chiudere i rubinetti dei finanziamenti stranieri a moschee e centri culturali islamici. Tali finanziamenti provengono infatti da Stati o organizzazioni che pagano per promuovere la diffusione dell’estremismo e della jihad nel nostro Paese. Però la maggioranza della partitocrazia non ne vuole sapere di intervenire: l’è tüt a posct!

Altro che cianciare di “non discriminazione”

Ancora meno ne vuole sapere, ça va sans dire, la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. La quale continua a cianciare di “non discriminazione”. Brava kompagna Simonetta, avanti così. Continua a trattare gli islamisti come se fossero gente pacifica intenzionata ad integrarsi, mentre è proprio il contrario. Quando anche la Svizzera comincerà ad essere insanguinata dagli attentati dei terroristi islamici – ed è solo questione di tempo – ai parenti delle vittime, a orfani/e, vedove/i, ai genitori che hanno perso i figli, eccetera, andrai a raccontare che non hai fatto un tubo per combattere l’islamismo perché la priorità non è la sicurezza della Svizzera e di chi ci vive (svizzeri o stranieri che siano)! No! La priorità è “non discriminare” gli estremisti islamici! Perché “bisogna aprirsi”!

Tra l’altro, spesso e volentieri le vittime dei terroristi islamici sono proprio i musulmani moderati o non osservanti e desiderosi di integrarsi e di vivere come occidentali, a cui i jihadisti vogliono far scontare il “tradimento”.

La ministra del “devono entrare tutti” ed il suo partito spalancatore di frontiere ed islamofilo non hanno ancora capito, o forse non sono in grado di capire, che la sicurezza del paese non riguarda solo i beceri populisti e razzisti. Riguarda tutte le persone che ci vivono onestamente, indipendentemente dalla nazionalità.

Assistenza facile

Inutile dire che la kompagna Sommaruga e gli isterici ed intolleranti soldatini del fallimentare multikulti fremono d’orrore alla sola idea di dare un giro di vite all’ “assistenza facile” ai migranti economici. Quella che permette agli islamisti di vivere con i soldi del solito sfigato contribuente. Così da avere, grazie a questo “reddito di cittadinanza”, tutto il proprio tempo a disposizione per radicalizzare seguaci. Un esempio tra i tanti: il famoso imam (?) predicatore d’odio di Bienne. Quello che invocava la distruzione di ebrei, cristiani, induisti, russi e sciiti. Per la cronaca, costui nel corso degli anni è riuscito a stuccare allo stato sociale svizzerotto ben 600mila franchetti, e scusate se sono pochi. Quanti anni deve lavorare un ticinese medio per guadagnarli?

Non fanno un tubo

La triste realtà è che i camerieri di bernesi di Bruxelles non stanno facendo nulla per combattere il dilagare dell’islamismo in Svizzera. Come da collaudata tradizione, si limitano a riempirsi la bocca con gli “stiamo facendo”, pensando così di far fesso il popolazzo. Il tanto decantato piano anti-radicalizzazione è il consueto, stucchevole esercizio-alibi che consiste nello scaricare compiti sui Comuni e sui Cantoni, nell’illusione di lavarsi la coscienza. Il tutto, naturalmente senza metterci un ghello. Perché i soldi servono a mantenere i finti rifugiati. Tra i quali, ma guarda un po’, abbondano gli estremisti islamici. Non a caso è notizia recente che si sono moltiplicati i dossier di migranti economici esaminati dai servizi d’informazione, e sono triplicati gli asilanti che l’ “intelligence” ha raccomandato di non accogliere in quanto pericolosi.

A proposito di soldi: gli oltre tre miliardi di entrate “extra” che la Confederella si è ritrovata nei forzieri nell’anno di grazia 2017, come si pensa di utilizzarli? Regali all’UE? Prestazioni a migranti economici? Costi di Schengen?

Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che non è bocciando tutte le misure che sarebbero efficaci per combattere l’islamismo e difendendo istericamente la sciagurata politica delle frontiere spalancate che si mette la Svizzera al riparto dai jihadisti. E men che meno con piani farlocchi contro la radicalizzazione, che fanno ridere i polli.

Rimane sul tavolo

In ogni caso, la questione dei finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici è tutt’altro che chiusa, in barba alla deleteria decisione presa dalla maggioranza del Nazionale (grazie partitocrazia per esserti di nuovo schierata contro gli svizzeri!). Infatti, nei mesi scorsi lo stesso Consiglio nazionale ha deciso proprio il contrario, approvando una mia mozione con contenuto analogo a quella appena respinta.

Il tema dei finanziamenti alle moschee quindi rimane sul tavolo della politica; assieme a quello della totale inaffidabilità della partitocrazia quando si tratta di difendere gli interessi fondamentali del Paese (e non i propri affarucci di cadrega; perché, quando si tratta di quelli, l’impegno del triciclo è massimo).

Lorenzo Quadri

 

Il triciclo PLR-PPD-P$$ vota contro la nostra sicurezza!

La partitocrazia ha bocciato una mozione contro i finanziamenti esteri alle moschee

Il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale si è prodotto nell’ennesima cappellata. E’ infatti riuscito a bocciare, seppur a stretta maggioranza (95 a 91 e 7 astensioni) una mozione (dell’Udc vallesano Jean-Luc Addor) che chiedeva di vietare alle moschee in Svizzera di ricevere finanziamenti da Stati sospettati di appoggiare il terrorismo e/o che non garantiscono i diritti umani.

Complimenti alla partitocrazia triciclata, che a maggioranza si schiera dalla parte delle frontiere spalancate, del fallimentare multikulti e dell’islamizzazione della Svizzera!

I jihadisti se la ridono

Gli estremisti islamici infatti, davanti ad una simile decisione parlamentare all’insegna del buonismo-coglionismo e del politikamente korretto, se la ridono a bocca larga. Chiunque si sia confrontato col problema del radicalismo islamico dilagante sa bene che i radicalizzatori, spesso e volentieri, sono foraggiati da Stati o organizzazioni straniere che hanno tutto l’interesse a diffondere la jihad in Occidente; Svizzera evidentemente compresa. Chiudendo i rubinetti dei finanziamenti, si mettono i bastoni tra le ruote a simili operazioni!

E invece, per l’ennesima volta, la partitocrazia si rifiuta di proposito di combattere l’estremismo islamico in Svizzera nascondendosi dietro le solite pippe mentali sulla “non discriminazione”. Avanti così, che andremo molto lontani! Se qualche “nipotino/a di Einstein” pensa di combattere l’Isis con la “non discriminazione” ed il politikamente korretto, è meglio che si dia all’ippica.

Non solo non si chiudono i rubinetti alle moschee ed ai centri culturali (?) musulmani  che vengono foraggiati per radicalizzare in Svizzera. Non si vietano nemmeno le associazioni islamiste: vedi la famigerata “Lies”, quella che distribuisce gratuitamente i Corani. In Germania (Germania! Non Ungheria!) è proibita da tempo. Da noi invece i camerieri dell’UE blaterano che “sa po’ mia”, che “manca la base legale”, che “sarebbe discriminatorio”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Nulla si muove

Inutile dire che anche sul fronte delle “prestazioni sociali facili” ai migranti economici predicatori d’odio nulla si muove. Costoro continuano a venire mantenuti ad oltranza dagli svizzerotti fessi. Così, grazie al “vitalizio” pagato dal solito sfigato contribuente, hanno a disposizione tutto il santo giorno per reclutare seguaci. Vedi il famigerato imam di Bienne, che predicava la distruzione di cristiani ed ebrei. Costui, nel corso degli anni, è riuscito a mungere allo stato sociale rossocrociato la bella somma di 600mila franchetti!

Gli esperti di islam hanno a più riprese ammonito: l’assistenza facile è un micidiale attrattore di imam predicatori d’odio. La Svizzera dunque – assieme ad un paio di paesi nordici – sta rischiando grosso. Ma forse che succede qualcosa?  Nemmeno per sogno! La maggioranza dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$ (a partire, è chiaro, dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga)  va avanti “come se niente fudesse”! Accoglienza scriteriata e frontiere spalancate über Alles! Chissenefrega della nostra sicurezza! E poi, mica si vorrà darla vinta ai beceri populisti e razzisti? Ma piuttosto chi schiacciamo i gioielli di famiglia sotto un rullo compressore!

Resta sul tavolo

Unica nota positiva:  il tema del divieto dei finanziamenti esteri a moschee e centri culturali islamici è ancora sul tavolo. Infatti una mozione di chi scrive, dal contenuto analogo a quella di Addor, nei mesi scorsi è invece stata approvata a (sempre risicata) maggioranza. Sicché, la battaglia prosegue.

Lorenzo Quadri

 

“Frenare l’islam è razzismo”: Strasburgo fuori di cranio

Nuova perla della Corte europea dei diritti dell’Uomo – disdiciamo subito la CEDU!

 

Quando ci lamentiamo, giustamente, dei giudici buonisti-coglionisti del Tribunale federale, ad esempio perché non espellono dalla Svizzera dei seguaci dell’Isis, ricordiamoci una cosa: in giro c’è perfino di peggio. Ad esempio i legulei della Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo. I quali una decina di giorni fa sono riusciti a stabilire – smentendo il Tribunale federale! –  che accusare di “razzismo verbale” chi invita a frenare l’espansione dell’Islam in Svizzera è lecito. Il tutto condito con grotteschi autoerotismi cerebrali sulla differenza che intercorrerebbe tra l’accusa di “razzismo verbale” e quella di “razzismo” ai sensi del codice penale. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Chi credono di prendere per i fondelli questi azzeccagarbugli politicizzati?

E il razzismo d’importazione?

Ad aver lanciato l’accusa di razzismo arrivata fino a Strasburgo, è una ONG (e ti pareva) denominata  “Fondazione contro il razzismo e – udite udite – contro l’antisemitismo”.

A queste ONG del flauto barocco che vogliono islamizzare la Svizzera va ricordato che, se dalle nostre parti c’è un problema di antisemitismo,  i responsabili sono gli immigrati musulmani radicali. Gli stessi a cui la Fondazione in questione vuole stendere il tappeto rosso.

Per cui, delle due l’una: o si combatte l’antisemitismo, o si promuove l’islamizzazione della Svizzera. Ma fare le due cose contemporaneamente è impossibile. E’ una contraddizione in termini.

Eh già: questi gruppuscoli dai nomi pomposi e politikamente korrettissimi accusano ipocritamente di razzismo gli svizzeri che difendono i propri valori. Però non fanno mai un cip sul problema del razzismo d’importazione. Quello che loro stessi fomentano tramite l’immigrazione scriteriata di stranieri non integrati né integrabili.

La conferma

L’obbrobriosa sentenza di Strasburgo non fa che confermare quanto avevamo previsto. L’élite spalancatrice di frontiere, antioccidentale, islamofila, fautrice dell’invasione e del fallimentare multikulti, sdogana la denigrazione sistematica dei contrari con l’accusa di “razzismo”. Chiunque non è d’accordo con l’élite del “pensiero unico” può dunque venire impunemente screditato come “razzista”. Anche – e soprattutto – quando il razzismo non c’entra un tubo. Criminalizzando le posizioni sgradite si mira, è evidente, alla loro cancellazione: certe cose che non piacciono agli spalancatori di frontiere non si possono dire: è becero razzismo!

Prestandosi a questo giochetto, i legulei di Strasburgo dimostrano di essere delle marionette al servizio della casta delle frontiere spalancate (da cui peraltro provengono). Usano le proprie sentenze per fare politica. Naturalmente politica sempre della stessa parte.

Ecco un bell’assaggio di come sarebbero i giudici stranieri che gli eurofalliti sognano di imporci tramite il famigerato accordo quadro istituzionale. Quello che “Grappino” Juncker ha il coraggio di definire “Accordo di amicizia”. 

Primo passo

La  sentenza di Strasburgo che autorizza gli islamizzatori della Svizzera a trattare da razzisti chi osa non essere d’accordo con le loro boiate, è l’ennesima dimostrazione che la Svizzera deve allontanarsi il più possibile dalle organizzazioni internazionali al servizio degli spalancatori di frontiere. Primo passo: disdire la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), di cui la corte di Strasburgo è un’emanazione. La Svizzera, in materia di rispetto dei diritti umani, non ha lezioni da prendere. Semmai ne ha da dare. A rispettare i diritti umani in casa nostra ci riusciamo benissimo da soli. Senza bisogno della CEDU, che all’atto pratico serve solo ad impedire l’espulsione di delinquenti stranieri. In particolare di terroristi islamici, i quali non potrebbero venire rispediti a casa loro se lì si troverebbero in pericolo (sic!).

Intanto sul burqa…

Intanto però per gli islamizzatori della Svizzera si prepara una brutta sorpresa, alla faccia della obbrobriosa sentenza di Strasburgo. Infatti, da un sondaggio recentemente realizzato da Matin Dimanche e dalla SonntagsZeitung, risulta che il 76% dei cittadini elvetici – quindi oltre tre quarti! – sarebbe favorevole al divieto di burqa a livello federale. Come noto sul tema è pendente un’iniziativa popolare. Sicché i cittadini saranno chiamati ad esprimersi.  Si preannuncia l’ennesima asfaltatura degli spalancatori di frontiere, a partire dal Consiglio federale e dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. Che naturalmente del divieto di burqa non ne vogliono sapere.

Se i moralisti a senso unico vogliono accusare di razzismo il 76% degli svizzeri, ossia dei cittadini di un paese con oltre un quarto di stranieri (percentuali che non si trovano da nessun’altra parte al mondo) si accomodino pure. Ricordiamo a lor$ignori che in Giappone gli stranieri sono meno del 2% della popolazione. Questo sì che è un esempio da seguire!

Lorenzo Quadri

 

Qualcuno si è fatto infinocchiare

Si comincia con l’abolire l’ora di religione e si finisce col cancellare il Natale

 

Chissà perché, ma abbiamo come l’impressione che sulla questione dell’insegnamento della storia delle religioni in quarta media “qualcuno” si sia fatto infinocchiare alla grande!

Secondo il nuovo accordo raggiunto tra il DECS ed i rappresentanti della Chiesa cattolica e riformata, nel quarto anno di scuola media la cosiddetta ora di religione (insegnamento confessionale facoltativo della religione cattolica o evangelica riformata) verrà sostituita da un corso obbligatorio per tutti di “storia delle religioni”.

Ricordare il detto…

Magari, di tanto in tanto, sarebbe opportuno tenere a mente il motto: “a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre”; anche se si è cristiani e quindi si dovrebbe cercare di evitare di “commettere peccato”. E’ infatti evidente che qui siamo davanti ad un esempio da manuale di tattica del salame. Non c’è chi non veda che il prossimo passo sarà quello di tentare di introdurre l’ora di storia delle religioni (?) al posto dell’insegnamento religioso anche in terza media, poi in seconda, e poi in tutta la scuola.

L’obiettivo del DECS colonizzato dal P$ – il partito che vuole rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera! –  è quello di spazzar via l’insegnamento religioso cristiano dalla scuola pubblica. Con questo accordo sull’ora di religione ha portato a casa il primo tassello. Adesso si prepara a prendersi anche gli altri.

Cancellare le radici

La scuola ro$$a mira ad abolire la religione cristiana poiché essa fa parte delle nostre radici, e queste radici devono essere cancellate. Radici? E’ roba da beceri populisti e razzisti! Bisogna essere aperti e multikulti! “Devono entrare tutti”!

Ed infatti la storia delle religioni altro non è che l’ennesima fetecchiata multikulti con lo scopo di spianare la strada alla de-cristianizzazione e di conseguenza all’islamizzazione della Svizzera. La religione teocratica dei migranti economici, che con le nostre tradizioni, la nostra storia, i nostri valori, la nostra identità, non c’entra un piffero, secondo gli spalancatori di frontiere (che hanno colonizzato il DECS) va messa sullo stesso piano della nostra religione. Non sia mai che i migranti economici – quelli che, secondo i kompagni, devono appunto “entrare tutti” – non possano continuare a fare i propri comodi nel nostro Paese, senza alcun obbligo: né di integrarsi e nemmeno di lavorare!

E poi, la multikulti storia delle religioni chi la insegna? Magari qualche kompagno docente di storia fautore dell’invasione incontrollata? Uno di quelli che paragonano il voto sulla civica al nazismo?

Verso l’abolizione del Natale?

Non c’è bisogno di una fantasia particolarmente deviata per rendersi conto che si comincia con l’abolire l’insegnamento religioso cristiano in quarta media e si finisce con la cancellazione del Natale e della Pasqua per non offendere la sensibilità (?) di migranti in arrivo “da altre culture”, non integrati e non integrabili, che pensano di imporre le loro regole in casa nostra.

Come sia possibile non vedere il disegno dei ro$$i vertici del DECS che sta dietro la fetecchiata multikulti della “storia delle religioni” rimane un mistero.

Lorenzo Quadri

Finanziamenti esteri: giro di vite su moschee ed imam

Lo ha deciso martedì il Consiglio nazionale approvando una mozione di chi scrive

Ferocemente contrari, naturalmente, la ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga, i kompagnuzzi rosso-verdi, e pure la maggioranza dei liblab. Ricordarsene alle prossime elezioni. L’attivista per i diritti umani Saïda Keller – Messahli, invece, approva. Prendere su e portare a casa!

Ma guarda un po’! A volte capita che la maggioranza del Consiglio nazionale ci azzecchi. Maggioranza risicata, certo: ma sempre di maggioranza si tratta. Il tema è l’estremismo islamico. Martedì la camera del popolo ha accolto, per 94 voti contro 89 e 5 astenuti, una mozione di chi scrive, contenente le seguenti richieste:

  • Divieto di finanziamenti esteri per luoghi di culto islamici
  • Obbligo di indicare la provenienza dei fondi
  • Obbligo di predicare nella lingua del posto.

Misure simili esistono anche in Austria. Il senso del divieto dei finanziamenti esteri è chiaro: impedire che a foraggiare moschee e imam in Svizzera siano Stati o organizzazioni che hanno interesse a diffondere l’estremismo islamico nel nostro paese. L’obbligo di predicare nella lingua del posto ha, dal canto suo, un doppio obiettivo: 1) tutti devono capire quel che viene detto e 2) gli imam devono integrarsi, ed il primo passo consiste proprio nell’imparare la lingua locale.

“Gli strumenti bastano”

Naturalmente la kompagna Sommaruga era contraria su tutta la linea a quanto proposto. Da manuale l’argomentazione principale invocata dalla ministra del “devono entrare tutti”: “gli strumenti a disposizione già bastano per combattere l’estremismo islamico”. Certo, Simonetta, come no. Infatti bastano così tanto che non passa settimana senza che in una qualche moschea elvetica non si scopra un imam predicatore d’odio, magari arrivato da noi come finto rifugiato. Ad esempio il famoso imam di Nidau che, pur vivendo in Svizzera da molti anni, oltretutto a carico dell’assistenza a cui ha stuccato 600mila Fr, non aveva imparato nessuna lingua nazionale. Vedi allora, Simonetta, che pretendere che gli imam predichino nella lingua del posto ha senso?

E poi: se “gli strumenti a disposizione bastano”, com’è che ogni volta che ci sarebbe da prendere qualche misura anti-radicalizzazione (sull’esempio di quanto già fanno altri paesi) la risposta è immancabilmente: sa po’ mia, manca la base legale? Ma come: gli strumenti mancano o bastano? Non è proibito mostrare un minimo di coerenza; anche se si è $ocialisti!

Disparità di trattamento?

Lascia poi basiti la fetecchiata politikamente korrettissima della presunta “disparità di trattamento”, che  è ormai diventata il coperchio per tutte le pentole. Disparità di trattamento che in questo caso ci sarebbe con le altre religioni, segnatamente il cristianesimo e l’ebraismo. Ohibò, qui qualcuno non è ben in chiaro. Visto che non risultano esserci terroristi cristiani o ebrei in giro per l’Europa, e visto che non tutti i musulmani sono, ovviamente, terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani, è chiaro che un trattamento differenziato è non solo giustificato, ma obbligatorio. Perché trattare in modo uguale ciò che è diverso, non è parità, bensì disparità di trattamento.

Anche i liblab…

Ora, che il dipartimento Sommaruga cerchi scuse per non combattere il terrorismo islamico, perché la priorità numero uno non è la sicurezza del paese bensì “fare entrare tutti”, “non discriminare” e soprattutto evitare a qualsiasi prezzo accuse di xenofobia e di islamofobia, non sorprende. Avanti col garantismo ad oltranza! Ed intanto, come ha rilevato un esperto di radicalizzazione (non un becero leghista populista e razzista) la Svizzera si trasforma in base logistica per terroristi islamici. Ma che dalla parte del Dipartimento Sommaruga si schieri anche la maggioranza del gruppo PLR in Consiglio nazionale, con tanto di acrobatici esercizi di autoerotismo cerebrale secondo cui per parità di trattamento bisognerebbe allora vietare anche la messa in latino (purtroppo non è una barzelletta: è stato detto davvero), è proprio il massimo. Ricordarsene alle prossime elezioni!

Keller-Messahli approva

Il Sì del Consiglio nazionale alla mia mozione per regole più restrittive per imam e luoghi di culto islamici, comunque, è solo il primo passo. L’oggetto deve ora essere esaminato dagli Stati. Ma è comunque un segnale importante. Importante e, si spera, apripista. Fatto rilevante: la proposta non ha incassato solo il sostegno della maggioranza della Camera del popolo, ma anche quello della premiata attivista per i diritti umani Saïda Keller – Messahli, intervistata da 20 Minuten. E la sua approvazione vale molto, ma molto di più della riprovazione della Simonetta, dei kompagnuzzi o dei liblab.

Lorenzo Quadri

 

L’81% dei cittadini vuole vietare le organizzazioni islamiste

Altro che balle populiste e razziste! Un sondaggio del SonntagsBlick conferma

 

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ed invece da un sondaggio pubblicato domenica dal SonntagsBlick (di proprietà del gruppo Ringier, europeista e spalancatore di frontiere) emerge un risultato degno di nota: in Svizzera il 40% della popolazione si sente minacciata dall’Islam. Più precisamente: per il 40% dei 1003 partecipanti al sondaggio, la presenza in Svizzera di 400mila musulmani va considerata una minaccia. Nel 2004 era stata posta la stessa domanda, e la percentuale era del 16%. Nel frattempo, come tutti sappiamo, è cambiato il mondo ed i terroristi islamici insanguinano l’Europa con i loro attentati. Ma i politicanti buonisti-coglionisti, nei loro ipocriti tweet di condoglianze, parlano solo di “terrorismo”: senza nemmeno avere il coraggio di dire che si tratta di terrorismo islamico.

400mila persone sono più degli abitanti del Canton Ticino, quindi non sorprendiamoci se in un futuro nemmeno tanto lontano i musulmani pretenderanno di avere un Consigliere federale…

Altre cifre

L’esito del sondaggio del SonntagsBlick non è  una sorpresa: Ma vedere una cifra nero su bianco fa comunque un certo effetto. Altre cifre pubblicate sempre sullo stesso domenicale sono anche più interessanti. Ad esempio: l’81% degli intervistati ritiene che le autorità siano troppo “molli” – ovvero: che siano buoniste-coglioniste! – nei confronti degli imam che predicano l’odio contro l’occidente. La stessa percentuale vorrebbe proibire il salafismo (corrente radicale dell’Islam) in Svizzera. Al proposito si ricorderà che il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli lo scorso mese di marzo aveva lanciato una petizione per proibire in Svizzera i movimenti islamisti. La petizione può essere sottoscritta online al seguente indirizzo:

https://www.change.org/p/proibire-i-movimenti-islamisti-in-svizzera

Ebbene, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, la stampa di regime ha censurato la petizione: in Ticino il suo lancio è stato segnalato nel modo più stringato possibile. Nel resto della Svizzera ben 13 testate hanno addirittura rifiutato di pubblicare dei piccoli annunci a pagamento che invitavano a firmare la petizione. Non sia mai che si rischi di dare ragione ai beceri populisti, razzisti ed islamofobi!

Intanto il sondaggio pubblicato domenica dimostra, ancora una volta, che il pensiero unico della partitocrazia spalancatrice di frontiere, della stampa  di regime e degli intellettualini rossi da tre e una cicca, è del tutto scollato dal paese.

Consiglio federale agli antipodi

L’81% dei cittadini vuole vietare il salafismo mentre il Consiglio federale come al solito è agli antipodi della volontà popolare: di recente se ne è uscito a dire che nemmeno si può proibire a gruppi estremisti la distribuzione del Corano a scopo di radicalizzazione. E per carità di patria non ritorniamo sulle sentenze buoniste-coglioniste che ci obbligano a tenerci in casa i jhadisti e magari addirittura a mantenerli con i soldi del nostro Stato sociale. Vedi il famoso imam di Nidau che predicava l’odio contro i “nemici di Allah” sontuosamente mantenuto dalla pubblica assistenza alla quale, nel corso degli anni, ha stuccato qualcosa come 600mila franchetti. E poi vengono a dirci che non ci sono i soldi per i nostri anziani.

Proibire i finanziamenti

E non è finita, perché sempre dal sondaggio del SonntagsBlick emerge che il 60% degli svizzeri è contrario a riconoscere l’islam come religione ufficiale (ci mancherebbe altro!) ed il 61% è favorevole al divieto di finanziamenti esteri per le moschee ed i centri culturali islamici. Questo perché tali finanziamenti provengono da regimi islamici che vogliono diffondere il radicalismo in casa nostra tramite imam da loro stipendiati.

Ma guarda un po’! Si dà il caso che chi scrive nell’aprile dello scorso anno avesse presentato una mozione al Consiglio federale in cui si chiedeva per l’appunto di proibire i finanziamenti esteri alle moschee, di imporre la trasparenza sulla provenienza delle risorse finanziarie delle organizzazioni islamiche nonché l’uso della lingua locale nelle prediche. Regole che  già esistono in altri paesi. Naturalmente la risposta dei camerieri dell’UE  è stata il solito scandalizzato “sa po’ mia! Non c’è la base legale!”. Se non c’è la base legale, cari signori, la si crea, visto che siete lì per quello. Ma evidentemente la base legale mancante è un pretesto. E il consiglio nazionale, da parte sua, ha respinto la mozione con uno scarto di appena un paio di voti.

Tornare alla carica

E’ palese che occorre tornare alla carica. Sia con il divieto di finanziamenti esteri alle moschee, sia con l’obbligo di tenere le prediche nella lingua d’origine, sia con il divieto dei movimenti salafiti. Non passa settimana senza che si scopra che in una qualche moschea elvetica si radicalizza e si predica l’odio. E se pensiamo di combattere l’estremismo islamico con il buonismo-coglionismo, con i “sa po’ fa nagott” e blaterando di “basi legali mancanti”, poveri noi e povera Svizzera.

Di “Islamexit” bisogna poter parlare. Senza censure

Dopo la strage di Manchester, qualcuno sta aprendo gli occhi. Ed anche in Ticino…

Alcuni sassi sono stati lanciati nello stagno. Dopo l’attentato di Manchester, ad opera di terroristi islamici che hanno colpito di proposito un concerto frequentato da ragazzini, cominciano a moltiplicarsi le proposte di vietare l’Islam. Almeno nel Belpaese, dove a fare da apripista è stato il giornalista e scrittore ex musulmano Magdi Allam. Ha seguito, per citare un altro esempio, il giornalista Alessandro Sallusti su il Giornale.

Ma soprattutto, non bisogna dimenticare che ad inizio anno il professor Giovanni Sartori, ovvero uno dei massimi esperti di scienze politiche a livello internazionale, scomparso di recente, ha rilasciato sempre al Giornale un’intervista importante, in cui lo studioso afferma senza mezzi termini che l’Islam non è integrabile. Non lo è perché si basa sulla sovranità di Allah, contraddicendo quindi le Costituzioni occidentali costruite attorno alla sovranità popolare. E non lo è in quanto “dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l’integrazione di islamici all’interno di società non-islamiche sia riuscita”.

Se l’Islam non è integrabile in Occidente, vuol dire che è fonte di conflitti e di conseguenza un problema per la sicurezza.

Ritornelli ritriti

Sull’esistenza e consistenza dell’Islam moderato c’è ragione di dubitare, dal momento che esso sembra sempre più un’invenzione dell’Occidente nel disperato tentativo di salvare i rottami del fallimentare multikulti. L’arrampicato ritornello è più o meno il seguente: i terroristi islamici non sono nemmeno islamici, l’Islam è un’altra cosa, i jihadisti sono solo delle frange deviate che non c’entrano, e blablabla. Insomma, gli assassini dell’Isis (ed organizzazioni analoghe) macellano in nome di Allah, però si pretende di farci credere che non abbiano nulla da spartire con l’Islam. Ma chi si crede di prendere per i fondelli?

Questi esercizi di contorsionismo sono facili da spiegare. Gli spalancatori di frontiere multikulti seguono tre “comandamenti”:

1) devono entrare tutti;

2) i migranti hanno l’inviolabile diritto di vivere in casa nostra esattamente come vivevano al loro paese;

3) pretendere che gli immigrati si adeguino ai nostri valori è becero razzismo nonché fascismo.

Applicando questi tre principi cardine del multikulti si è provocato il disastro. I colpevoli cercano disperatamente di nasconderlo per negare le proprie responsabilità. Che sono, invece, pesantissime.

Il citato Sallusti ha scritto dopo la strage di Manchester: se i cosiddetti musulmani moderati non elimineranno i terroristi, bisognerà decretare un Islamexit dall’Europa.

La domanda rimane: l’Islam moderato esiste? Oppure semplicemente esistono – come per tutte le religioni – dei musulmani non praticanti, che si integrano perché non seguono i precetti del Corano? La differenza è sostanziale.

La direzione opposta

Di un divieto di Islam come proposto da Magdi Allam si deve poter parlare liberamente. Senza venire criminalizzati. Anche perché in Svizzera la maggioranza politikamente korretta e buonista-coglionista sta trascinando il paese nella direzione esattamente opposta: quella dell’istituzionalizzazione dell’Islam. Vedi le assurde proposte di rendere l’Islam religione ufficiale, malgrado con il nostro paese non c’entri un tubo. Per non parlare della demenziale ipotesi di creare l’imam militare.

La petizione

Il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli ha lanciato a fine marzo una petizione online per vietare i movimenti islamisti in Svizzera, mentre nel settembre scorso ha pubblicato sul suo sito un articolo in cui sostiene la necessità di sradicare l’Islam dall’Europa “almeno fino a quando questa religione non sarà profondamente riformata”. La petizione si può sottoscrivere (solo online) all’indirizzo https://www.change.org/p/proibire-i-movimenti-islamisti-in-svizzera.

Un aspetto deve far riflettere: come racconta Ghiringhelli, parecchi giornali d’Oltregottardo tra cui il Blick, la NZZ, la Luzerner Zeitung, il St. Galler Tagblatt, la Südostschweiz ed altri, si sono rifiutati di pubblicare un piccolo annuncio pubblicitario (a pagamento) per invitare a firmare la petizione.

Per spiegare questo “gran rifiuto” ci sono solo tre opzioni.

  • I giornali in questione sono soldatini del multikulti e delle frontiere spalancate
  • I giornali in questione hanno paura degli islamisti
  • I giornali in questione sono terrorizzati dall’idea di venire etichettati come islamofobi e razzisti, e magari pure inquisiti in base all’articolo 261 bis.

Il pensiero unico

Con metodi fascisti, i talebani del “devono entrare tutti” presentano infatti denunce a vanvera per criminalizzare le opinioni a loro sgradite. Perché certe posizioni contrarie al pensiero unico non si possono formulare. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Dal momento che a nessun giornale piace ricevere denunce, anche se poi vanno a finire in niente, per evitare fastidi molti scelgono la via dell’autocensura. L’articolo penale contro la discriminazione razziale (261 bis) viene dunque pervertito in strumento coercitivo – l’equivalente del manganello del Ventennio – per imporre sotto minaccia il pensiero unico. Attenzione, perché ci sono già dei giudici che, seguendo l’onda, stanno permettendo alla norma testè citata di dilagare al di fuori dei suoi argini.

Razzismo importato

Va da sé che sul razzismo d’importazione conseguenza del “devono entrare tutti”, la $inistruccia non ha nulla da dire. Tra i migranti che arrivano in Svizzera – sia a seguito del caos asilo che della devastante libera circolazione delle persone – ci  sono anche razzisti, antisemiti, misogini, omofobi. Sono questi immigrati che rischiano di creare un serio problema di razzismo nel nostro paese. Non certo gli “spregevoli nazionalisti”.  Ma su questo capitolo, naturalmente, i solitamente logorroici moralisti a senso unico sono più muti di tombe. Quando si dice la coda di paglia…

Lorenzo Quadri

 

 

 

Ma i buonisti-coglionisti predicano l’ “accoglienza”

L’islam torna ad insanguinare la Gran Bretagna: e noi, quando inizieremo a difenderci?

Intanto i funzionarietti di Bruxelles ed i loro camerieri di Berna vorrebbero disarmare i cittadini onesti, quando bisogna fare proprio il contrario

Un nuovo attentato ha insanguinato la Gran Bretagna lo scorso sabato, provocando sette morti e svariate decine di feriti.  Si tratta, evidentemente, di terrorismo islamico. Di strage in nome di Allah. Quindi un nuovo atto di guerra dell’Islam nei confronti dell’Occidente.

L’islam radicale sempre islam è. Non ci sono due o tre o quattro islam. Ce n’è uno solo. E questo è nemico dell’Occidente e dell’Europa. Per cui, certi distinguo sull’islam moderato sono semplicemente pippe mentali degli spalancatori di frontiere multikulti. Ci sono invece, e ci mancherebbe altro, dei musulmani che seguono solo parzialmente, o che non seguono affatto, i dettami coranici. Così come ci sono i cristiani non praticanti. Sono semmai questi musulmani ad essere moderati e pacifici. Non la loro religione. La quale è incompatibile con l’Europa. Eppure la “nostra” $inistruccia vorrebbe  rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera! Complimenti!

L’inesistente islam moderato

Le pippe mentali su un inesistente islam moderato sono solo l’ultima arrampicata sui vetri con cui gli spalancatori di frontiere multikulti tentano di scaricarsi delle proprie pesantissime responsabilità nelle stragi di innocenti. Questi $ignori pensano di prendere la gente per il lato B. Sono loro, gli spalancatori di frontiere multikulti, che hanno permesso agli integralisti islamici di insediarsi in casa nostra, stendendogli pure il tappeto rosso. E sempre loro, desiderosi di sfasciare la nostra identità ed i nostri valori perché “bisogna” trasformare l’Europa in un suk multietnico, sono i migliori alleati dei terroristi musulmani. Hanno permesso ai radicalisti di fare proselitismo in casa nostra. Di organizzare le loro “cellule”. Di predicare appelli criminali nella loro lingua. Perché guai ad interferire! Guai a mettere dei divieti o addirittura ad espellere – e senza tante storie! – chi non si attiene alle nostre regole! E’ “razzismo e fascismo”!

Se si pensa che i ragazzotti musulmani residenti a Basilea campagna che rifiutavano di dare la mano alla docente perché donna erano in predicato di diventare cittadini elvetici, quando invece si sarebbe dovuto procedere all’espulsione di tutta la famiglia, si ha la misura dell’abisso di imbecillità politikamente korretta in cui siamo stati precipitati.

Integrare?

Non dimentichiamo, poi, che i coglionisti strillavano isterici perfino contro il divieto di minareti; quando anche il Gigi di Viganello sa che i minareti sono il più evidente simbolo di conquista islamico.  La scia di morte che insanguina l’Occidente – e non illudiamoci che prima o poi non toccherà anche alla Svizzera – è la conseguenza di anni di scellerato lavaggio del cervello pro-migrazione scriteriata: affinché si facesse “entrare tutti”. Adesso ci si “accorge”, ma guarda un po’, che i buonisti non sono i buoni. Un po’ tardi.

Per le stragi di oggi ci sono delle responsabilità. E queste responsabilità non possono essere scaricate. Eppure i coglionisti ancora predicano che bisogna accogliere, integrare, riverire, “non offendere” il nemico che ci odia. Che ci vuole sterminare. Non solo predicano, ma addirittura lanciano infamanti accuse di “razzismo” contro chi non ci sta. Sventolano, a sbalzo, il codice penale per zittire le posizioni a loro sgradite. Nel Ventennio si usavano manganelli e olio di ricino. Oggi le segnalazioni farlocche al ministero pubblico. Cambiano i metodi, ma la mentalità è sempre la stessa. Fascistelli rossi.

Islamexit

Davanti all’ultima strage londinese vengono subito in mente le dichiarazioni di Magdi Allam, del prof. Giovanni Sartori, e di tanti altri che, quando si esprimono sull’Islam, sanno bene di cosa stanno parlando. Posizioni riassumibili in: basta politikamente korretto, basta multikulti. In una sola parola: islamexit.

Disse il prof Sartori in una memorabile intervista, rilasciata ad inizio anno, poco prima della sua scomparsa: “dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l’integrazione di islamici all’interno di società non-islamiche sia riuscita”. Qualcuno, del resto, se ne era accorto già più di cinquecento anni fa: i sovrani spagnoli Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona (noti tra l’alto per essere stati gli “sponsor” di Cristoforo Colombo) dopo la “reconquista” espulsero tutti i musulmani dal regno.

Cinque secoli dopo, il minimo che si possa fare è espellere gli integralisti. Invece gli svizzerotti, grazie alle sentenze del Tribunale federale, si tengono in casa – e magari foraggiano con l’assistenza –  pure i jihadistii. I quali, udite udite, non possono essere rimandati nel loro paese se vi si troverebbero in pericolo. Allegria! Se è così che pensiamo di proteggere il nostro paese dal terrorismo islamico, siamo a posto.

Se poi pensiamo che a finti rifugiati ammessi provvisoriamente, sospetti di legami con l’Isis, che sono stati all’estero per mesi (!) – non si sa bene né dove, né a fare cosa – viene permesso di rientrare in Svizzera e di mettersi pure al carico del contribuente, vuol dire che qualcuno si è proprio bevuto il cervello.

Inchiesta a Como

Naturalmente, mentre il procuratore antiterrorismo italiano Franco Roberti ha chiaramente denunciato il legame tra jihad e flussi migratori informando di un’inchiesta aperta a Como (fuori dalla nostra porta di casa!) noi teniamo le frontiere spalancate ed aumentiamo i posti d’accoglienza per i finti rifugiati con lo smartphone. I quali, ma guarda un po’, per la stragrande maggioranza dei casi arrivano in Ticino proprio da Como.  E ci inventiamo pure che bisogna “riformare” gli accordi di Dublino perché non si possono (?) rinviare troppi finti rifugiati. E di DISDIRE i fallimentari accordi di Schengen, invece, quando ne parliamo? Ringraziamo la ministra del partito del “devono entrare tutti” compagna Simonetta Sommaruga!

Armi da fuoco?

Da notare che i terroristi islamici di Londra non avevano armi da fuoco: si sono gettati sulla folla con un furgone e poi hanno proseguito l’opera muniti di lunghi coltelli. Dimostrazione dunque che le nuove regole UE contro le  armi detenute legalmente – regole che la Svizzera, avendo sottoscritto i fallimentari accordi di Schengen, dovrebbe recepire – vengono spacciate come misura di lotta al terrorismo, ma su questo fronte sono del tutto inutili. Sempre meno i terroristi usano armi da fuoco e, quando lo fanno, se le procurano sul mercato nero!

L’obiettivo dell’ultimo bidone che Bruxelles ci vuole rifilare è chiaramente un altro: ossia disarmare i cittadini onesti. Quando invece bisognerebbe fare proprio il contrario: ossia promuovere l’autodifesa. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse capito, è in atto una guerra di religione.

Lorenzo Quadri

Invece da noi vogliono l’Islam religione ufficiale!

Magdi Allam dopo la strage di Manchester: “bisogna mettere fuori legge l’Islam”

 

Nuova strage commessa da un terrorista islamico – sottolineare: islamico.  Questa volta a Manchester, ad un concerto frequentato da adolescenti. Bilancio: 22 morti, tra cui vari ragazzini, e svariate decine di feriti, anche gravi.

A seguito dell’ennesimo massacro firmato Isis, il giornalista e scrittore Magdi Allam (ex musulmano convertito al cristianesimo) ha avanzato la sua proposta, che qualcuno si è affrettato a definire “shock”: mettere fuori legge l’islam, che sta alla radice di tutti gli attentati, in quanto non integrabile.  E che l’islam non sia integrabile l’ha detto a chiare lettere anche il prof Giovanni Sartori, ossia uno dei massimi esperti internazionali di scienze politiche, recentemente scomparso.

Il titolo

Dalle nostre parti, una proposta del genere avrebbe già fatto starnazzare al razzismo e allo scandalo. Magari con tanto di richiesta di interventi del ministero pubblico ad opera di qualche isterico esponente della gauche-caviar.

Basti pensare che i kompagni del “devono entrare tutti”, l’Islam vorrebbero addirittura renderlo religione ufficiale. Malgrado con la Svizzera non c’entri un tubo. E, visto che al peggio non c’è mai limite, dirigenti dell’esercito starebbero valutando l’introduzione della figura dell’imam militare, da affiancare ai cappellani. C’è dunque davvero da chiedersi dove vogliamo andare a parare.

L’Islam ha dichiarato guerra all’Occidente ed i tapini del multikulti non solo vogliono spalancargli le porte, ma mirano addirittura ad istituzionalizzarlo. Perfino nell’esercito.  Da sottoscrivere in pieno il titolo che il quotidiano italiano Il Giornale ha dedicato alla strage di Manchester: “ci uccidono i figli. E’ guerra, ma l’Europa pensa all’accoglienza”.

Neanche le misure elementari

Magdi Allam, che l’islam lo conosce bene, propone di vietarlo.  Dalle nostre parti, invece, i calatori di braghe compulsivi di palazzo federale non sono nemmeno stati capaci di decidere, senza se né ma, di vietare le associazioni islamiche pericolose. Ad esempio quella denominata “La vera religione”, che è stata messa fuori legge in Germania. Il Consiglio federale – segnatamente la ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga – era contrario addirittura al ritiro del passaporto svizzero ai jihadisti. Sì, perché parecchi di questi criminali sono pure diventati cittadini elvetici. Ma come: le naturalizzazioni facili di stranieri non integrati non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?

Il tema del ritiro del passaporto ai seguaci dell’Isis  è destinato a diventare sempre più attuale a seguito delle naturalizzazioni (quasi) automatiche dei cosiddetti stranieri di terza generazione. E’ infatti proprio tra costoro, come sanno bene i paesi a noi vicini, che dilaga l’estremismo islamico.

Il CCIS

Tra le associazioni musulmane da vietare presenti sul nostro territorio c’è pure il sedicente consiglio centrale islamico svizzero (CCIS), organizzazione salafita finanziata con soldi in arrivo dai paesi del Golfo. I referenti del CCIS sono i due zuzzurelloni Nicolas Blancho e Qaasim Illy (marito di quella che viene in Ticino con lo straccio nero in faccia a fare le sceneggiate contro la legge sul burqa). Il CCIS, nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato, era quello che voleva organizzare a Zurigo il raduno degli estremisti islamici.

Inutile dire che il CCIS non solo non è vietato, ma al contrario: un consigliere nazionale dell’Udc vallesana è stato processato con l’accusa di discriminazione razziale dopo essere stato denunciato proprio da foffa del genere.

Tanto per gradire, il governo ed il parlamento federali sono addirittura riusciti a respingere le mozioni che chiedevano di vietare i finanziamenti stranieri alle associazioni islamiche e di obbligare queste ultime a fare trasparenza sulle loro entrate.

Pericolo asilo

Altra questione: l’attentatore di Manchester è figlio di un ex asilante. Dimostrazione, non che ci volesse una scienza per accorgersene, che i migranti economici sono un problema per la sicurezza  oltre che per le finanze pubbliche. Al proposito è bene ricordare che non solo gli Stati Uniti hanno decretato lo stop all’immigrazione da sette stati islamici, ma governi di Paesi UE del blocco Visegrad hanno detto senza tanti di giri di parole di non volere la formazione, sul loro territorio, di forti comunità musulmane. Anche per questo rifiutano di aderire ai piani di distribuzione dei migranti economici stabiliti dai balivi di Bruxelles. Ed in prima linea dall’Anghela Merkel la quale, dopo aver provocato l’invasione dell’Europa con le sue scellerate dichiarazioni, vuole scaricarne le conseguenze sugli altri Paesi (e sulla loro popolazione).

Promesse di aiuto

Inutile dire che, incurante del rischio estremismo islamico, la ministra elvetica del “devono entrare tutti” continua invece ad andare in giro per il meridione europeo promettendo l’aiuto  della Svizzera nella gestione del caos asilo. Aiuto già promesso e ribadito  all’Italia. E nei giorni scorsi Sommaruga ha fatto lo stesso con la Grecia. Naturalmente tutto avviene senza alcun obbligo. A titolo volontario. Per “dare l’esempio”. E sempre a titolo volontario la Confederazione – più concretamente il ministro degli esteri  PLR Burkhaltèèèèr – finanzia  con i nostri soldi l’ONG Moas che va incontro ai barconi in partenza dalla Libia, carica a bordo i clandestini e li trasporta nei porti italiani.

Domanda da un milione: quanti jihadisti ci sono tra i finti rifugiati con lo smartphone?

E visto che “fare entrare tutti” ancora non basta, li si fa anche restare, grazie alle sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale che sventano le espulsioni decise dalle istanze giudiziarie precedenti.

Moriremo garantisti

Dopo la strage di Manchester, Magdi Allam propone di vietare l’Islam. Dalle nostre parti, invece, lo si vuole far diventare religione ufficiale. E nemmeno si ha il coraggio di prendere delle misure degne di questo nome per combattere la Jihad. Al contrario: sembra che si voglia rendere la Svizzera sempre più attrattiva per i miliziani dell’Isis.

Il garantismo ad oltranza prevale. Salteremo in aria con la soddisfazione di essere stati “garantisti” fino alla fine! Per riprendere il Giornale: uccidono i nostri i figli e noi blateriamo di accoglienza, di multikulti, di aperture.

Lorenzo Quadri

 

 

Non diventiamo il paese del Bengodi per l’islam radicale!

Imam nell’esercito, tentativi di organizzare raduni di estremisti musulmani,…

 

Ma guarda un po’. Il grande raduno degli islamici radicali organizzato dal sedicente Consiglio centrale islamico svizzero, che si sarebbe dovuto tenere a Zurigo nei giorni scorsi, è traslocato ad Istambul. Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio. Gli interrogativi sorgono. Infatti, la “delocalizzazione” è  avvenuta perché i proprietari dell’immobile dove si sarebbe dovuto tenere l’ “evento”, dopo aver capito con chi avevano a che fare, hanno ritirato il proprio consenso. Se ne deduce quindi che, senza tale opposizione (a scoppio ritardato) il raduno ci sarebbe stato eccome. Sicché la domanda nasce spontanea. Come mai la città di Zurigo o il Cantone non hanno messo subito un veto ad una simile aberrante manifestazione? “Bisogna aprirsi” ai musulmani estremisti?

Associazione da proibire

Il sedicente Consiglio centrale islamico svizzero avrà anche un nome pomposo ed istituzionale. Di fatto è un’associazione salafita, finanziata con soldi in arrivo dai paesi del golfo persico. La missione? Diffondere l’estremismo islamico in Svizzera. Nei confronti dei responsabili di questa associazione, il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto un procedimento penale. Tali vertici sono il presidente Nicolas Blancho, colui che ebbe a dire che picchiare le donne è un diritto, e Qaasim Illi, responsabile della comunicazione. Questi altri non è che il marito di Nora Illi. Ossia la donna  che arriva in Ticino con la faccia nascosta dietro uno straccio nero ad inscenare penosi teatrini contro il divieto di burqa votato dal popolo.

Non concediamo spazi

E’ evidente che a questo sedicente Consiglio centrale islamico non bisogna concedere alcuno spazio.  In effetti, visti i precedenti, ancora prima della manifestazione bisognerebbe proibire i suoi promotori, ossia il CCIS stesso. Si ricorderà che la Germania, tanto per non andare nemmeno troppo lontano, non ci mette molto a vietare i gruppi islamici pericolosi. Lo ha fatto con l’associazione “La vera religione” peraltro presente anche in Svizzera. Ma inutile dire che dalle nostre parti simili misure non vengono mica prese. Non sia mai. Si farfuglia di basi legali inesistenti. Così l’Islam radicale avanza, mentre i politikamente korretti spalancatori di frontiere starnazzano come germani reali contro gli “svizzeri razzisti”.

Il rappresentante in Ticino…

Sempre a proposito di islamizzazione della Svizzera. Di recente si è parlato di Imam militari. Un’ipotesi che i vertici dell’esercito starebbero valutando. Anche se per ora non c’è nulla di concreto, il solo fatto che si prenda in considerazione una simile ipotesi è del tutto fuori posto. Ed infatti, ringalluzzito dall’insano proposito, il presidente della Lega (!) dei musulmani in Ticino nei giorni scorsi si è affrettato a dichiarare su un portale online che “l’imam militare è un diritto”. Ohibò, evidentemente qualcuno, in arrivo da “altre culture” è stato abituato a considerare ogni proprio desiderio come un diritto indiscutibile. Diritto che gli svizzerotti “chiusi e gretti” devono riconoscere, se non vogliono venire infamati come razzisti ed islamofobi.

Per non lasciare le cose a metà, il citato rappresentante dei musulmani ticinesi ha anche aggiunto che l’imam nell’esercito sarebbe un primo passo sulla strada del riconoscimento dell’Islam come religione ufficiale in Svizzera. Ah ecco. Poi vengono ancora a dirci che non è vero che si sta islamizzando la Svizzera con la tattica del salame (una fetta alla volta); sono tutte balle della Lega populista e razzista.

E’ dunque opportuno rimettere il campanile – nota bene: il campanile, non il minareto – al centro del villaggio puntualizzando un paio di semplici cosette.

Alcune precisazioni
1) Di riconoscere l’Islam come religione ufficiale in Svizzera non se ne parla nemmeno. L’Islam non ha nulla a che vedere con la Svizzera, con la sua storia, con le sue tradizioni, con la sua cultura.
2) Idem dicasi per l’imam militare. Di queste figure non si sa nulla; non si sa quanti sono e cosa predicano; circolano anche in Svizzera “guide spirituali” musulmane finanziate con soldi esteri per diffondere l’islam radicale. E noi vogliamo rischiare di introdurre qualche Imam “non moderato” nell’esercito, permettendogli così  di radicalizzare militi con passaporto rosso ma magari poco integrati (naturalizzazioni facili)?
3) L’Imam militare è evidentemente una tappa nel processo di islamizzazione della Svizzera con la tattica del salame (una fetta alla volta).

4) Immaginare l’istituzione dell’Imam militare non ha alcun senso nemmeno sotto il profilo dei numeri, e c’è da sperare che i responsabili del nostro esercito, dal consigliere federale in giù, abbiano altre e più sensate priorità.
Lorenzo Quadri

Delirio politikamente korretto: meglio morti che “xenofobi”

E’ evidente che l’atteggiamento elvetico verso l’islam dovrà cambiare, e in fretta

Mentre l’estremismo islamico (sottolineare: islamico) insanguina l’Occidente – vedi al proposito l’esempio più recente, l’attentato a Stoccolma – segnali oltremodo preoccupanti si manifestano anche alle nostre latitudini.

Ad esempio, in quel di Sciaffusa si sono accorti di recente di avere un problema con gli alunni musulmani radicalizzati. La scorsa settimana un 17enne musulmano è stato sospeso dalla scuola che frequentava, perché minacciava ed aggrediva compagni (e compagne), ma anche docenti. In precedenza, sempre a Sciaffusa, la polizia era intervenuta in un’altra scuola poiché dei genitori musulmani si  recavano nel cortile dell’istituto per controllare i figli, ed i padri rifiutavano di dare la mano alle docenti donne. Le figlie cambiavano ed iniziavano a portare il velo.

Il caso dei due figli di un imam basilese che rifiutavano di dare la mano all’insegnante perché donna ha fatto notizia e se ne è parlato a lungo. Non così per le vicende sciaffusane che sono passate per lo più sotto silenzio. C’è il concreto sospetto che situazioni del genere siano più diffuse di quanto si pensi.  E che il Ticino non ne sia affatto esente.

Associazioni pericolose

Intanto però a proposito dell’islam radicale nel nostro paese si continuano a dare segnali contradditori, per non dire deleteri. Ad esempio, la balzana pensata di introdurre l’imam nell’esercito. Oppure il rifiuto da parte del Consiglio federale, ma anche del parlamento, di fare un passo avanti deciso sulla strada del divieto delle associazioni islamiche pericolose. Secondo Berna infatti al momento manca, a tale scopo, la base legale. Arriverà, assicurano sotto le cupole federali, a settembre, con l’entrata in vigore della nuova legge sui sistemi informativi. Peccato che essa sarà – e ti pareva – accompagnata da mille limitazioni e condizioni. Per vietare su territorio svizzero un’associazione islamica pericolosa saranno necessarie delle decisioni a livello internazionale e blablabla. Quindi niente autonomia elvetica nello statuire sulla sicurezza del nostro territorio. Non sia mai! Bisogna sempre conformarsi ai Diktat altrui, in nome del garantismo ad oltranza!

Sentenze ridicole

Altro esempio, le sentenze buoniste-coglioniste emesse dal Tribunale federale nei confronti dei jihadisti. Non solo le condanne sono ridicole (con tanto di pene sospese condizionalmente), ma i miliziani dell’Isis, malgrado la loro evidente pericolosità, non vengono nemmeno espulsi, se il ritorno al paese d’origine li metterebbe in pericolo. Quelli che restano in Svizzera, spesso e volentieri sono pure mantenuti dall’assistenza. Inutile precisare che anche le spese processuali gliele ha pagate il contribuente. Oltre al danno, la beffa – e il conto da saldare.

Mancano le maggioranze

Anche il fatto che tramite la via parlamentare non si trovino le maggioranze necessarie per introdurre un divieto di burqa generalizzato in Svizzera, e questo malgrado sempre più governi in Europa si muovano in questo senso (ultima in ordine di tempo l’Austria, che tra l’altro ha pure rifiutato di aderire ai programmi di ricollocamento UE dei migranti economici) dà un segnale estremamente negativo. Non ci vogliono grandi doti paragnostiche per indovinare che il divieto di burqa verrà introdotto a livello nazionale tramite iniziativa popolare (la raccolta firme è in corso) così come avvenuto in Ticino, dove si è assistito da un vero plebiscito. Ma resta il fatto che la maggioranza della sedicente classe politica si ostina a rimanere succube del politikamente korretto e del multikulti. Non ha gli attributi per assumere un ruolo attivo nel promuovere la sicurezza del paese. Il lavoro “sporco” – quello che attira accuse di razzismo – è sempre compito degli odiati populisti, tramite faticose  e costose raccolte di firme. Le decisioni non politikamente tocca al popolo prenderle; poi le élite spalancatrici di frontiere e gli intellettualini lo accusano di essere “chiuso e becero”.

Toccherà al popolo

E sarà dunque ancora una volta il popolo svizzero a doversi sobbarcare il compito di far passare quanto prima la sicurezza nazionale davanti alle fregole del multikulti, delle aperture  e del devono entrare tutti. Urge cambiare registro, affinché diventi chiaro che in Svizzera non c’è spazio per chi non riconosce i valori occidentali, per chi vuole instaurare società parallele, per chi mira a cambiare le regole decise democraticamente per sostituirle con altre basate sul Corano, per chi crede che le donne occidentali siano “a disposizione”, e così via.

Gli stranieri non integrabili vanno allontanati. E ovviamente occorre evitare che ne entrino di nuovi. Ciò significa, tra l’altro, che l’attuale deleteria politica d’asilo, che permette a frotte di finti rifugiati con lo smartphone provenienti dai paesi arabi di arrivare in Svizzera e di rimanervi anche, va ribaltata.

Lorenzo Quadri

E l’Islam si mise in politica. Anche in Svizzera

Fallito il referendum vodese contro la mendicità; ma era solo un “ballon d’essai”

 

Lo scorso settembre, il Gran Consiglio vodese ha votato il divieto d’accattonaggio in tutto il Cantone. E il Canton Vaud non ci risulta essere propriamente un feudo dell’ “estrema” destra (per i politikamente korretti e per la stampa di regime, la destra è “estrema” per definizione).

Contro il citato divieto, l’ “estrema” $inistra ha lanciato il referendum. Che però, lo abbiamo di recente appreso dagli organi di informazione, è fallito. Servivano 12mila firme, ma ne sono state raccolte solo 8000.

Si prende dunque atto che i kompagni sono favorevoli alla mendicità. Certo, in Svizzera “devono entrare tutti” e devono potersi dedicare anche all’accattonaggio. Magari organizzato. Magari sfruttatore di bambini. Vedi ciò che accade in questo sempre meno ridente Cantone grazie a Rom in arrivo dai campi nomadi lombardi e piemontesi.

Quello che le agenzie dimenticano

L’aspetto maggiormente degno di nota della vicenda vodese, tuttavia, non viene ricordato dalle note di agenzia. Ed è il seguente. A schierarsi contro la nuova legge – quindi ad appoggiare il referendum (probabilmente pure in veste di co-promotrice) – ha messo fuori la faccia anche l’Unione vodese delle associazioni musulmane (UVAM). Con il seguente argomento: “l’elemosina e la carità sono uno dei pilastri dell’Islam”. Allora venne rilevato che si trattava della prima presa di posizione di stampo chiaramente politico da parte delle associazioni islamiche.

E qui qualche campanello d’allarme deve cominciare a suonare. Con questa iniziativa, le associazioni islamiche hanno infatti promosso in Svizzera una causa politica motivandola con i precetti del Corano (o con quelli che loro dicono essere i precetti coranici). La decisione democratica del parlamento vodese è stata contestata dall’UVAM in quanto non in linea con un testo religioso. I musulmani dimostrano così di non accettare le decisioni politiche delle istituzioni svizzere: pretendono di sostituirle con altre, ispirate al Corano. In altre parole, pretendono di trasformare la Svizzera in un paese retto dai precetti coranici. E questi sarebbero dei “moderati”? E’ questo che taluni immigrati intendono con “rispettare le regole del paese in cui si è ospite”?

Se i signori dell’UVAM vogliono vivere in uno Stato organizzato secondo quel che sta scritto nel Corano (o quello che loro vogliono leggervi, i confini sono sempre flou) non hanno che da tornare nei rispettivi paesi d’origine. Questo deve essere ribadito chiaramente.

Citus mutus

Naturalmente la partitocrazia spalancatrice di frontiere si è ben guardata dal commentare l’ingresso delle associazioni musulmane nell’arena politica. Al massimo si è limitata a prenderne atto. Ma non si è sognata di trarne le logiche conseguenze: non sia mai! Certe cose non si pensano nemmeno! E’ becero razzismo e fascismo, come ci hanno insegnato i moralisti a senso unico a suon di lavaggi del cervello e di denigrazioni sistematiche nei confronti di chi osa contestare il pensiero unico multikulti!

La sostanza non cambia

Il referendum vodese appoggiato dalle associazioni musulmane è fallito, d’accordo. Ma questo non cambia nulla alla sostanza. E’ evidente, infatti, che la presa di posizione politica dell’USAM era un semplice ballon d’essai. Un primo tentativo, fatto secondo i dettami della tattica del salame (in barba al tabù sul maiale): si comincia con l’ attivarsi su temi politici non fondamentali, per “abituare” l’opinione pubblica alla propria presenza. Poi, uno scalino alla volta, si punta sempre più in alto. Ad esempio alla costituzione di un partito politico che basa il proprio programma sul Corano e quindi chiede, ad esempio, l’introduzione della sharia in Svizzera.

Naturalizzazioni facili

In Svizzera, i promotori di un ipotetico partito islamico non farebbero di certo fatica a trovare gli aderenti, e nemmeno i votanti. E quindi ad ottenere cariche politiche istituzionali.

Questo perché in Svizzera vengono naturalizzati anche stranieri che non sono per nulla integrati, e che nemmeno si sognano di integrarsi. Le naturalizzazioni diventeranno ancora più facili e superficiali nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata la modifica costituzionale in votazione il prossimo 12 febbraio: vale a dire, la naturalizzazione agevolata per gli stranieri di terza generazione. Questa “nuova regola” è fortissimamente voluta dai kompagni del “devono entrare tutti”. Eppure la cronaca dei paesi a noi vicini insegna che tra i seguaci dell’Isis abbondano proprio i giovani stranieri di terza generazione. Ovvero quelli che, se le nuove regole in votazione il 12 febbraio dovessero venire approvate, verranno naturalizzati quasi in automatico.

E’ quindi evidente che bisogna votare  un deciso NO a questa nuova operazione di sconsiderata svendita del passaporto rosso.

Lorenzo Quadri