Il Qatar finanzia chi diffonde l’islam politico in Svizzera

Un fiume di soldi parte ogni anno dall’emirato con destinazione Europa. Lugano compresa

 

Sempre peggio! Lo scorso 4 aprile è uscito in Francia il libro “Qatar Papers”: gli autori sono due giornalisti locali. Il portale romando “24 heures” ne ha pubblicato un resoconto, corredato da un’intervista ad un esperto di islam. Il Mattinonline ha riferito al proposito lo stesso giorno.

Le rivelazioni contenute in “Qatar Papers” sono inquietanti. Nell’anno campione 2014 l’emirato del Qatar avrebbe finanziato, per il tramite di una ONG da lui controllata (alla faccia del NG, ossia “Non Governativa”), qualcosa come 113 moschee e centri islamici in Europa, per un somma complessiva di 71 milioni di euro. 3.6 milioni sarebbero arrivati anche in Svizzera. Dove avrebbero foraggiato moschee aPrilly (canton Vaud), La Chaux-De-Fonds (NE), Bienne (BE) e – udite udite! – anche a Lugano.

Generosamente sussidiato dall’ONG del Qatar pure l’islamista egiziano naturalizzato svizzero Tariq Ramadan, attualmente accusato di gravi reati sessuali. Costui si sarebbe cuccato  una “paghetta” di ben 35mila euro al  mese, più altri benefits (una tantum) per 19mila. Apperò! Se si hanno i padroni giusti, fare l’estremista musulmano paga!

Il motivo del pagamento

Un vero fiume di milioni dunque parte dall’emirato e confluisce nelle capienti casse di moschee e centri islamici sparsi in tutta Europa. Anche a Lugano. Perché queste strutture vengono finanziate? Ovviamente, affinché diffondano l’islam politico. In particolare quello dei fratelli musulmani, i quali sono sostenuti appunto dal Qatar. L’esperto contattato da “24 heures” è stato assai esplicito: altro che “moderati”, i fratelli musulmani vogliono“creare una “micro-contro-società” attraverso la “ri-islamizzazione” delle comunità musulmane in Europa. Con una visione chiaramente politica dell’Islam che mira, in definitiva, a una forma di egemonia globale”.

E naturalmente questi figuri fanno fessi gli interlocutori europei buonisti-coglionisti, a partire dagli svizzerotti, presentandosi come moderati, liberali, “moderni”; senza barbe fino alle ginocchia né caffettani. Si tratta di specchietti per le allodole. Cambia l’imballaggio; ma il contenuto è lo stesso. Del resto, anche l’islamista algerino pro-burqa Rachid Nekkaz gira travestito da occidentale. Ma, sotto la maschera da europeo…

Chiaro disegno di conquista

Ecco ora confermato con tanto di cifre (stratosferiche) che Stati islamisti finanziano moschee e centri culturali islamici in Europa (Svizzera compresa, Ticino idem). Ovviamente con l’obiettivo di diffondere alle nostre latitudini la forma di islam che vige dalle loro parti. Ovvero l’islam politico. Che è incompatibile con il nostro modello di società e con i nostri diritti fondamentali: quindi, semplicemente, non può essere tollerato in casa nostra.

Siamo dunque davanti ad un chiaro disegno di conquistae ad un’altrettanto chiara minaccia per la società occidentale(ed in particolare per le donne).

Le balle della casta

Davanti a simili minacce non si può rimanere con le mani in mano. Ed invece la partitocrazia PLR-PPD-P$$, imbesuita dal multikulti e dal politikamente korretto, rifiuta qualsiasi intervento sensato.

E’ davvero il colmo: la casta starnazza quantità industriali di patetiche ballesui “diritti umani in pericolo” (accipicchia!) allo scopo di combattere e denigrare gli odiati populisti (vedi la votazione contro i giudici stranieri). Però la stessa casta rifiuta istericamente di opporsi all’avanzata islamista; quella sì un reale e concreto pericolo per i diritti umani. Di più: se la prende con chi questa avanzata la vuole bloccare. Un po’ come se gli anticorpi, invece di attaccare i bacilli, attaccassero le medicine. Un organismo che funziona in questo modo è destinato a distruzione certa. Ed è infatti questo il futuro che ci sta preparando la partitocrazia PLR-PPD-P$$.

Partitocrazia scandalosa

La partitocrazia, tanto per citare un esempio, non ne vuole sapere di impedire i finanziamenti esteri alle moschee. Pur essendo consapevoli che questo fiume di soldi in arrivo non solo dal Qatar, ma anche da altri paesi “modello di virtù laiche e democratiche” vedi ad esempio la Turchia, servono a finanziare la diffusione dell’islam radicale in casa nostra, gli esponenti del triciclo stanno a guardare!

Basti pensare che la mozione di chi scrive, che chiedeva  per l’appunto di vietare i finanziamenti esteri alle moschee, è stata sì approvata a stretta maggioranza dal Consiglio nazionale suscitando l’ira funesta della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga;  ma poi il Consiglio degli Stati l’ha affossata.

E se davvero il triciclo multikulti crede di potersi lavare la coscienza con il “Piano d’azione nazionale contro la radicalizzazione”, ovvero con una ciofeca partorita da burocrati federali ro$$i ed islamofili, non ha capito da che parte sorge il sole!

KKS, se ci sei…

Questi politicanti della partitocrazia PLR-PPD-P$$, che distruggono il nostro paese ed i nostri diritti fondamentali, vanno messi di fronte alle proprie responsabilità. Si spera che l’elettorato sappia “ricompensarli” nelle urne.

E’ evidente che la nuova ministra di Giustizia, la PLR Karin Keller Sutter (KKS), deve prendere in mano la situazione; ma in fretta! Eppure, chissà perché, il Mago Otelma prevede che, anche con la nuova Consigliera federale, l’andazzo rimarrà il medesimo. Liblab, $inistrati od uregiatti, poco cambia: la partitocrazia è chinata a 90 gradi davanti agli islamisti.

Lorenzo Quadri

Preghiere con messaggi d’odio: il mantra del “non problema”

Ancora una volta il triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio mette la testa sotto la sabbia

 

Se, come annunciato, sul tema verrà lanciata un’iniziativa popolare, la partitocrazia ne uscirà di nuovo asfaltata

Come c’era da attendersi, martedì il Gran Consiglio ha respinto a larga maggioranza la petizione del “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli che chiede di vietare su suolo pubblico le preghiere contenenti messaggi d’odio e di discriminazione nei confronti di fedeli di altri religioni. Ovvero le preghiere islamiche, essendo le uniche che adempiono a tali requisiti. La proposta è stata di fatto appoggiata solo da Lega ed Udc.

Com’era scontato, il solito triciclo PLR-PPD-PS si nasconde dietro il mantra del “non problema”. Traduzione: prima aspettiamo che i buoi siano fuori dalla stalla; poi magari – con calma, neh – valuteremo se non potrebbe essere il caso di fare qualcosa.
La continua litania del “non problema”, recitata dagli esponenti dei partiti cosiddetti storici per reggersi la coda l’uno con l’altro, è diventata inascoltabile. Sicché l’avanzata dell’estremismo islamico alle nostre latitudini sarebbe un “non problema”. E quali sarebbero allora i veri problemi? Forse i rimborsi delle spese telefoniche dei Consiglieri di Stato?
Evidentemente qualcuno non ha capito che, a furia di mettersi le fettone di salame sugli occhi davanti a questi “non problemi”, tra un po’ ci ritroveremo con la sharia in casa. E potremo salutare i nostri diritti fondamentali.

Del resto i giudici stranieri della CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo), tanto apprezzati dai citati partiti storici, puntano con decisione all’importazione della sharia in Europa; e dire che solo nel 2003 l’avevano giudicata “incompatibile con i diritti umani”. I tempi cambiano ed anche i giudici, è evidente, invece di emettere sentenze fanno politica multikulti.

Triciclo verso l’asfaltatura

Comunque, se il Ghiro, come annunciato, lancerà un’iniziativa popolare contro le preghiere che incitano all’odio su suolo pubblico, il Mago Otelma prevede che la partitocrazia verrà ancora una volta  asfaltata. Perché il popolo plebisciterà il divieto, allo stesso modo in cui ha plebiscitato la norma costituzionale antiburqa (altro notorio “non problema”).
Il tema merita comunque di essere sollevato anche a livello federale. Il consigliere nazionale Udc Andreas Glarner, con buona probabilità, non sarà l’unico a muoversi in questo senso.

Curioso anche il comportamento degli “indipendentissimi” media ticinesi. La petizione di Ghiringhelli è stata ampiamente snobbata, come accade con bella regolarità con i temi scomodi (non sia mai che essi rubino spazio prezioso alla campagna elettorale degli amici del partito giusto).

Nel resto della Svizzera, e anche al di fuori dalla Svizzera, le cose sono andate diversamente. Un qualche motivo ci sarà.

Lorenzo Quadri

 

Altro che balle populiste! E’ ora di chiudere le frontiere

Terrorismo islamico, l’allarme dall’Italia: “rischiate un esercito di kamikaze”

 

Ma come: non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece la scorsa settimana, sul sito online del quotidiano italiano Repubblica (con posizioni di $inistra e non certo vicine alla Lega) faceva bella mostra di sé un articolo sui soldati della Jihad che immigrano clandestinamente nel Belpaese, sotto le mentite spoglie di migranti economici.

Il titolo è assai eloquente: “Terrorismo, pentito della Jihad fa scattare il blitz: 8 fermi. “Rischiate un esercito di kamikaze in Italia”.

Il testo ben evidenzia il nesso tra scafisti e terroristi. E rinfresca la memoria pure su un’altra questioncella: la Tunisia (e non solo) ha svuotato le carceri invitando i delinquenti ivi detenuti a smammare. Magari verso l’Europa. Naturalmente anch’essi si mischiano ai migranti economici. Gli ex galeotti, per farsi trasportare in Europa, pagavano agli scafisti tariffa doppia: circa 3000 euro, invece dei 1500 che vengono chiesti ai “normali” clandestini.

Apperò. E dove li trovano tutti questi soldoni i finti rifugiati con lo smartphone?

Un paio di domande

A questo punto alcune domandine facili-facili ci nascono spontanee. Ad esempio: quanti soldati della jihad sono già arrivati in Svizzera travestiti da finti rifugiati?  E quanti di loro si trovano ancora sul nostro territorio grazie (elenco non esaustivo)

  • Ai buonisti-coglionisti;
  • All’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per gli asilanti;
  • All’assistenza “facile” ai migranti economici;
  • Al rifiuto di prendere misure efficaci contro la radicalizzazione perché non si può (“sa po’ mia!”) discriminare;
  • Ai legulei che sentenziano – con i politicanti della gauche-caviar a dare man forte – che non si può (di nuovo: “sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se questi si troverebbero in pericolo di vita nel paese d’origine?

Ma si può essere più masochisti di così?

La spesa esplode

A proposito del punto 2: giova ricordare che – ma tu guarda i casi della vita – i costi dell’avvocato “gratuito” per i finti rifugiati sono già schizzati verso l’alto. Questo perché le tariffe forfettarie degli avvocati d’ufficio, invece di ammontare in media a 1360 Fr per caso come era stato annunciato, si aggirano attorno ai 2000 franchetti! Il che si traduce in una spesa annua di 12 milioni di Fr in piùalla voce “finti rifugiati” (poi però i politicanti vanno in giro a starnazzare che non ci sono i soldi per l’AVS).

Ciò significa che per l’ennesima volta la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga (adesso sciaguratamente insediata al Dipartimento dei Trasporti dove lancerà la guerra santa contro gli automobilisti, in nome dell’ideologia ro$$overde) ha raccontato fregnacce alla popolazione!

Paese del Bengodi

Per quanto attiene invece al punto 3, l’allarme (da parte di esperti di terrorismo islamico, non di beceri leghisti) è stato lanciato già da anni. In Svizzera i migranti ottengono troppo facilmente prestazioni assistenziali. Questo attira jihadisti a frotte, che arrivano qui per attaccarsi alla mammella elvetica e, nel mentre che si fanno mantenere (e non lavorano) trascorrono il loro tempo radicalizzando. Il che, sommato all’assenza di misure efficaci di lotta al terrorismo, assenza dettata dal buonismo-coglionismo e dal terrore delle accuse di “discriminare”, costituisce un cocktail esplosivo. Morale: quando anche in casa nostra cominceranno ad esplodere le bombe, sapremo chi ringraziare. Vero kompagna Simonetta? Vero burocrati ro$$i ed islamofili del Dipartimento federale di giustizia? Vero triciclo PLR-PPD-P$$?

Il punto

Essendo ormai certificato anche dalla stampa (italica) della gauche-caviar che assieme ai migranti economici arrivano anche i jihadisti, ed essendo accertato che costoro trovano in Svizzera il paese del Bengodi, il punto è: cosa aspettiamo a chiudere le frontiere?

Lorenzo Quadri

 

Il Consiglio d’Europa tenta di sdoganare la sharia!

L’inutile gremio si arrampicherà sui vetri per spianare la strada all’avanzata islamista

 

Il Consiglio d’Europa, organismo quanto mai inutile di cui fa parte anche la Svizzera e questo dal lontano 1963, sta per scodellarci un’altra “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi). Trattasi dell’ennesima genuflessione del Vecchio Continente alla sharia, e quindi agli islamisti.

La sessione invernale del Consiglio d’Europa inizierà domani e all’ordine del giorno dei cadregari che lo compongono ci sarà anche il tema della – udite udite –  “compatibilità della sharia con la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo”. Il che è più o meno come disquisire sulla compatibilità del diavolo con l’acqua santa!

Una boiata

Se l’establishment xenofilo ed islamofilo avesse un minimo di decenza (ma non ce l’ha), si rifiuterebbe di inserire nell’agenda politica una boiata del genere. Semplicemente perché non c’è nulla da discutere. Nel 2003, la Corte europea dei diritti dell’uomo (non il Mattino populista e razzista!) in una “storica” sentenza stabilì che la sharia è incompatibile con i diritti umani. Punto. Il che non è una teoria, bensì un dato di fatto evidente.

Ma adesso, per sdoganare l’invasione islamista, la casta spalancatrice di frontiere si agita  come sui carboni ardenti non già per trovare, essendo questa un’impresa impossibile, delle compatibilità tra sharia e CEDU, ma per inventarsele di sana pianta. E contemporaneamente per cercare di giustificare davanti al popolazzo una simile demenziale operazione, che però non ha uno straccio di giustificazione.

Altro che “diritti umani”!

Il trend è chiaro. Non a caso la fallita UE ha sperperato 10 milioni dei cittadini (vedi il Mattinodella scorsa settimana) per commissionare uno studio farlocco volto a trovare (?) le radici islamiche dell’Europa.

La stessa Corte europea dei diritti dell’Uomo di recente ha fatto una pavida retromarcia a proposito dell’inconciliabilità della sharia con i diritti umani, arrivando al punto di creare i presupposti per un nuovo diritto umano: quello dei musulmani che vivono in Europa ad essere giudicati in base alla sharia e non alle leggi degli Stati in cui risiedono.

Tutte queste squallide manovre dimostrano che proprio quella casta che si riempie ipocritamente la bocca con i “diritti umani” – per contrapporli, va da sé, ai “beceri populismi” – è poi la prima che i diritti umani li vuole rottamare per spianare la strada all’invasione islamica e all’islamizzazione dell’Europa.

Ecco le vere priorità dell’establishment politikamente korretto: altro che la difesa dei diritti umani, la quale è ormai ridotta ad un mero specchietto per le allodole per far fessi i boccaloni.

E i rappresentanti svizzeri?

Il Mago Otelma prevede dunque che, alla fine di una sterminata sequela di oziosi blabla, il Consiglio d’Europa se ne uscirà, tranquillo come un tre lire, a raccontarci la bufala che mettere d’accordo sharia e Convenzione europea dei diritti dell’Uomo è possibile. Come? Ovviamente rinunciando ai diritti dell’Uomo! A cominciare, è chiaro, dai diritti della donna.

Siamo curiosi di vedere come si comporteranno i rappresentanti svizzeri al Consiglio d’Europa. Ma non ci vuole molta fantasia per immaginarlo. Allineati con i soldatini dell’islamizzazione! Tutti assieme appassionatamente!

Lorenzo Quadri

Lo studio farlocco per trovare le nostre radici musulmane

UE fuori di cranio: sperpera 10 milioni pur di negare l’identità dell’Occidente

La fallita Unione europea è ormai del tutto allo sbando. E nella Commissione UE i soliti noti internazionalisti e multikulti devono essere andati del tutto fuori di melone. Ohibò, questa è gente che condivide le posizioni di quell’ex deputato ecologista francese (vedi la “chicca” a pag 29) secondo cui gli europei dovrebbero smettere di fare figli per poter accogliere meglio (sic!) i clandestini africani.

Lo studio farlocco

Adesso i balivi di Bruxelles hanno pensato bene di sperperare 10 milioni di euro dei cittadini europei per finanziare – udite udite – uno studio multidisciplinare (accipicchia!) che parte dalla seguente ipotesi di lavoro: “il Corano ha svolto un ruolo importante nello sviluppo intellettuale e religioso europeo”. Davanti a questa ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) si può solo restare interdetti.

E’ evidente che si tratta dell’ennesimo studio farlocco,roba da far impallidire le statistiche della SECO su disoccupazione e frontalierato in Ticino, pagato a peso d’oro, con cui la casta spalancatrice di frontiere ed islamofila tenta di dimostrare che in realtà l’Europa sarebbe musulmana. Una svergognata iniziativa ideologica, pagata con i soldi dei cittadini, con cui i funzionarietti di Bruxelles, ormai alla canna del gas, tentano di contrastare gli odiati “sovranisti” e tutti coloro che osano richiamarsi alla nostra identità per frenare l’invasione islamista che tanto piace al pensiero unico, alla partitocrazia, alla stampa di regime, ed in generale ai cosiddetti “poteri forti”.

Il passo successivo

Gli spalancatori di frontiere multikulti, non contenti di cancellare le nostre radici giudaico-cristiane – perché “bisogna aprirsi”, perché i finti rifugiati con lo smartphone di religione islamica (quanti i seguaci dell’Isis?) non devono venire offesi dalle nostre croci e dalle nostre chiese – adesso compiono il passo successivo. Ovvero, tentano di taroccarle: ma quali radici giudaico-cristiane, in realtà le nostre sono musulmane!

E quindi – questo lo scopo politico dello studio farlocco – avanti con l’invasione, avanti col multikulti, facciamo entrare tutti, introduciamo la sharia!

Alla larga

Che l’UE sperperi i soldi dei contribuenti non per risolvere i gravi problemi da cui è afflitta l’Europa (dis)unita ma per commissionare simili studi pilotati finalizzati a giustificare l’invasione, è l’ennesimo scandalo che dimostra che da simile euro-foffa dobbiamo stare più alla larga possibile.Altro che permettere ai funzionarietti di Bruxelles di comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale che tanto piace alla partitocrazia ed al ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis (PLR)!

Non solo l’accordo quadro non va firmato, ma vanno disdetti i trattati-capestro oggi in vigore. A partire dalla devastante libera circolazione delle persone. A maggior ragione adesso che è chiara l’intenzione dell’UE: accogliere tutti i migranti economici islamici, dato che avremmo le stesse radici! $ignori, ma chi pensate di prendere per i fondelli?

Regali miliardari?

Il bello è che, secondo il triciclo PLR-PPD-P$$, noi svizzerotti dovremmo addirittura regalare a Bruxelles 1.3 miliardi di franchi, “ovviamente” senza uno straccio di contropartita, ma solo per “oliare”, ovvero per “rabbonire” i padroni europei. Così magari i nostri soldi potranno venire dilapidati per finanziare altri studi taroccati volti a giustificare “storicamente e scientificamente” (?) l’invasione? Qui qualcuno si è proprio bevuto il cervello!

Lorenzo Quadri

“Grazie” alla partitocrazia, la radicalizzazione continua

Islam, l’esperto conferma:  dal Corano in omaggio parte il lavaggio del cervello

 

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati rossi continuano a nascondersi dietro l’inutile piano nazionale contro la radicalizzazione, che è solo un pretesto per non fare quello che si dovrebbe

Di recente  sul Corriere del Ticino è stata pubblicata un’interessante intervista ad un esperto di terrorismo  islamico, il tedesco Thomas Muecke. Muecke è  uno dei responsabili di Violence Prevention Network, un centro attivo in varie città e regioni germaniche che si occupa di prevenzione dell’estremismo e di deradicalizzazione.

L’esperto teutonico, tra gli altri temi, cita due questioni fondamentali: la radicalizzazione tramite distribuzione gratuita del  Corano e le moschee occidentali “teleguidate” dall’estero. Due punti che la Lega, ma guarda un po’, ha più volte sollevato sotto le cupole federali.

Lavaggio del cervello

La distribuzione gratuita del Corano ad opera di organizzazioni salafite non è dunque un’operazione innocua, magari addirittura giustificata dalla libertà di religione, come blaterano i tapini politikamente korretti, che di terrorismo islamico non capiscono una tubo.

La distribuzione del Corano, spiega l’esperto tedesco Muecke, serve per agganciare i potenziali soldati dello stato islamico che vengono poi in un secondo tempo invitati ad un colloquio “a  porte chiuse”. Lì comincia una vera e propria operazione di lavaggio del cervelloche porta il prescelto a convertirsi prima e a radicalizzarsi poi. Non serve essere dei fini psicologi per capire che è più facile che in questa trappola ci caschi chi non segue alcuna religione piuttosto che chi ne ha già una. Con la sistematica distruzione delle nostre radici cristiane, con gli attacchi all’insegnamento religioso, ai crocifissi esposti in luoghi pubblici, ed altre iniziativa del genere, i radiko$ocialisti al caviale spianano dunque la strada all’islamizzazione ed alla radicalizzazione. Ultimo esempio, l’iniziativa costituzionale “Ticino Laico” che vuole levare i riferimenti a Dio dalla Costituzione cantonale ticinese. Di questa iniziativa, ancora in fase di raccolta firme, non si sente più parlare da un po’. Se ne deduce che essa si risolverà in un epocale flop con annessa figura marrone dei  promotori. Da ricordare è che tra i promotori ci sono due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone, e meglio Lele Gendotti e Dick Marty. Il PLR dalla parte dei facilitatori degli islamisti: prendere nota!

Finanziamenti esteri

L’altro tema sollevato dall’esperto tedesco è quello dei finanziamenti esteri alle moschee. Visto che in quest’ambito, come in tutti gli altri del resto, vale il principio del “chi paga comanda”, è evidente che i paesi e le organizzazioni estremiste che finanziano le moschee in occidente ne dettano anche il programma. Esempio lampante: in quel di Sciaffusa, le autorità locali si sono bevute il cervello al punto da autorizzare la realizzazione di una “grande moschea turca”, finanziata con soldi turchi, e dove predicano imam scelti direttamente dal governo di Erdogan. Cosa pensate che si predicherà in siffatta moschea? Forse l’islam radicale? Ma chi l’avrebbe mai detto!

Senza contare che la Turchia apre in Svizzera anche delle scuole, rigorosamente telecomandate da Ankara. Così i giovani di origine turca, residenti nel nostro paese, vengono radicalizzati fin dai primi anni di vita.

Non è un dono innocuo

Appurato al di là di ogni dubbio che la distribuzione gratuita del Corano non è un regalo innocuo bensì un efficace veicolo di radicalizzazione, ed i finanziamenti esteri alle moschee idem con patate, la Lega ha chiesto in consiglio nazionale di proibire le distribuzioni gratuite  del Corano, di mettere fuori legge le associazioni islamiste che le organizzano e di vietare i finanziamenti esteri ai luoghi di culto islamici. Qual è stata la risposta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga? Lo sappiamo: il solito scandalizzato njet su tutta la linea. “Sa po’ mia!”, “Non bisogna discriminare”!

Il tutto condito con continui richiami, ormai diventati un mantra, al sedicente Piano federale contro la radicalizzazione (uella). Ovvero l’ennesima inutile ciofeca, concepita da burocrati ro$$i islamofili. Un esercizio alibi per far credere al popolazzo che si starebbe facendo qualcosa. Quando invece in realtà…

La partitocrazia triciclata, ça va sans dire, ha assunto la medesima posizione della kompagna Simonetta. La maggioranza del Consiglio nazionale, a dire il vero, il divieto di finanziamenti esteri alle moschee l’aveva pure votato. Ma naturalmente i signori senatori hanno pensato bene di cancellarlo. Bravi politicanti del piffero, avanti così. Intanto l’estremismo islamico in Svizzera dilaga, e sappiamo chi ringraziare.  E allora è il caso di cominciare con i ringraziamenti già alle prossime elezioni.

Limitazioni sono possibili

Quanto alla storiella, che la partitocrazia ripete fino alla nausea, della libertà di religione che impedirebbe ogni provvedimento contro il dilagare dell’islamismo: è ora che la casta multikulti la pianti di prendere la gente per i fondelli. Anche la libertà di religione può essere limitata se c’è una base legale, un interesse pubblico ed è rispettato il principio della proporzionalità. Quindi si tratta solo di cominciare a creare le basi legali! Ma è proprio questo che la casta rifiuta di fare.  Sveglia! Altro che “sa po’ mia”! La realtà è che gli spalancatori di frontiere ed islamizzatori della Svizzera NON VOGLIONO!

Lorenzo Quadri

 

 

Velo islamico a scuola: avanti così e diventerà obbligatorio

Come da copione, i legulei del TF s’inchinano a 90 gradi davanti all’avanzata islamista

 

E ti pareva se non arrivava la nuova alzata d’ingegno dei legulei del Tribunale federale (TF), i quali di recente hanno dichiarato irricevibile un’iniziativa popolare dell’UDC vodese – malgrado questa fosse riuscita nel marzo del 2016 – che mirava a proibire il velo islamico nelle scuole.

Secondo gli azzeccagarbugli del TF, tale divieto non sarebbe attuabile (“sa po’ mia!”) in quanto violerebbe la libertà religiosa delle studentesse. Oppure la libertà di genitori (magari padri) radicalizzati di costringere le figlie a girare con il velo? Comunque, coerenza vuole che, in base alla sentenza del TF in campo di copricapi,  anche i pastafariani dovranno in futuro avere diritto,  secondo il loro credo, di andare a scuola con uno scolapasta in testa (non è uno scherzo).

Inutile dire che nei paesi musulmani, quelli che manovrano il comitato dei diritti umani nell’UNO e distribuiscono generosamente accuse di islamofobia a destra e a manca (gli occidentalotti fessi ci cascano sempre), nessuno scolaro si può permettere di presentarsi in aula addobbato di crocifissi e rosari.

Ennesima calata di braghe

La sentenza dei legulei del TF è l’ennesima calata di braghe davanti all’islamizzazione della Svizzera. Che la partitocrazia si rifiuta di contrastare, sciacquandosi la bocca con la “non discriminazione”. Complimenti, avanti così! Aspettiamo qualche decennio, ne basteranno un paio, e, a colpi di inettitudine politica, immigrazione scriteriata e fallimentare multikulti, il velo islamico nelle scuole diventerà obbligatorio. E per questa enorme “conquista kulturale” (?) potremo ringraziare la partitocrazia politikamente korretta ed i suoi galoppini nel Tribunale federale. Questi signori con i piedi al caldo ed il posto garantito a vita non hanno capito che l’islam non è “solo” religione. E’ anche e soprattutto politica. Politica di conquista. Quindi, quando gli islamisti avranno i numeri per farlo, imporranno le loro regole. In casa nostra. E allora, tanti saluti alla libertà religiosa – la nostra – ed alla democrazia.

Naturalmente la casta spalancatrice di frontiere non ci arriva. Il suo unico obiettivo è quello di mantenere le CADREGHE. Il POTERE. Per farlo, deve denigrare e delegittimare gli odiati populisti e razzisti. E quindi piegarsi a 90 gradi  all’invasione islamista.

Limitare “sa po’”

Sta di fatto che la libertà di religione, come tutte le libertà costituzionali, può essere limitata. A condizione che esista una base legale, un interesse pubblico e che la limitazione sia proporzionata.

La base legale la si crea votando la legge contro il velo a scuola.  Che ci sia un interesse pubblico ad opporsi all’avanzata islamista è evidente: l’interesse pubblico è quello di salvare secoli di conquiste democratiche; libertà religiosa inclusa. E il divieto di portare il velo a scuola non può essere considerato una limitazione particolarmente pesante (mica si pretendono conversioni e abiure).

Morale: con la scusa politikamente korrettissima di tutelare la libertà religiosa dei migranti economici, il Tribunale federale impedisce ai cittadini svizzeri di votare; oltre a mettere in pericolo la nostra libertà religiosa e la nostra democrazia.

Tutti delinquenti?

Altrove le cose vanno diversamente. Il governo austriaco lo scorso  aprile ha annunciato di voler proibire i veli nelle aule scolastiche. Questo proprio per evitare discriminazioni, ghettizzazioni ed autoghettizzazioni tra le alunne.  A Vienna, secondo i legulei del TF, sarebbero tutti delinquenti? E perfino la Corte di giustizia europea (!), non proprio un covo di beceri leghisti populisti e razzisti, ha stabilito che le aziende hanno il diritto di proibire il velo sul luogo di lavoro. E la scuola è il luogo di lavoro degli studenti. Sicché…

Vogliono l’islam religione ufficiale

Del resto il confronto con la vicina Austria (Stato membro UE, non dittatura nazifascista) costituisce una continua umiliazione per il Consiglio federale. Perché Vienna è attiva nel combattere l’Islam politico. Berna invece non fa un tubo. I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale si riempiono la bocca con l’inutile piano federale contro la radicalizzazione. Peccato si tratti di una farsa concepita da burocrati rossi e pro-Islam.  Non contenti, i camerieri dell’UE strillano il proprio No al divieto di finanziamenti esteri alle moschee. Lasciano addirittura intendere, i tapini, che il loro sogno proibito sarebbe il riconoscimento dell’Islam quale religione ufficiale in Svizzera. E poi cosa ancora?

Intanto gli estremisti islamici, sempre più numerosi nel nostro Paese – e sempre più spesso titolari di passaporto rosso grazie alle naturalizzazioni facili e di massa  – se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. La Confederella è terra di conquista: ci fanno fare tutti i nostri comodi; se del caso ci mantengono pure! Andiamoci tutti! Cosa aspettiamo?

Intanto in Ticino…

Come se non bastasse,  in Ticino un gruppuscolo radikalchic coi fastidi grassi, tra cui figurano anche due ex consiglieri di Stato PLR(Marty e Gendotti) ed un pregiudicato, ha da poco lanciato l’iniziativa popolare “Ticino laico” (?). Obiettivo: cancellare la religione cristiana dalla Costituzione cantonale. Perché sono questi i nostri problemi, nevvero? Il cristianesimo! Che livello, e che lungimiranza. E lor$ignori erano Consiglieri di Stato PLR? Poi ci chiediamo come mai questo sfigatissimo Cantone si trova immerso nella palta.

Lorenzo Quadri

I jihadisti con passaporto rosso

Evviva! Sempre meglio! L’estremismo  islamico dilaga in Svizzera, ma la partitocrazia multikulti fa finta di non vedere. Oppure è talmente imbesuita del politikamente korretto che non si accorge più di niente.

E’ dei giorni scorsi la notizia che quattro sostenitori “svizzeri” dell’Isis sarebbero stati fermati in Siria. Evviva! Radicalizzatori con cittadinanza elvetica! Ci piacerebbe proprio sapere se costoro sono cittadini elvetici oppure titolari di un passaporto rosso con l’inchiostro ancora bagnato. Chissà perché, c’è come il sospetto che la risposta corretta sia la seconda. Com’era già la storiella che sentiamo ripetere fino alla nausea dagli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$? Quelli che (per citare un esempio tra i tanti possibili) a Lugano tra lunedì sera e martedì sera sono riusciti a concedere qualcosa come un centinaio di nuove attinenze comunali?

Che le naturalizzazioni facili non esistono, che sono tutte balle della Lega populista e razzista, che tutti i neo-svizzeri sono perfettamente integrati? Certo, come no! Ed infatti ci troviamo addirittura i jihadisti con passaporto rosso. I quali possono tranquillamente dilagare, perché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, come pure la partitocrazia, non fanno un tubo per contrastare la radicalizzazione in casa nostra. La priorità di costoro, infatti, non è certo la sicurezza interna. Lorsignori (e signore) hanno un solo motto: “non bisogna discriminare gli islamisti”!

Adesso, il minimo che ci si può attendere è che questi “sostenitori svizzeri dell’Isis” non rientrino mai più nel nostro paese e che i loro passaporti elvetici vengano ritirati seduta stante. Che se ne stiano in Siria!

Ma evidentemente non ci si possono fare illusioni. Perché  il buonismo-coglionismo impera. Il Ministero pubblico della Confederazione ha fatto sapere di aver avviato un procedimento penale nei confronti dei jihadisti elvetici. Ma visti i clamorosi –  e costosi – flop rimediati di recente dall’MPC (vedi l’assoluzione degli islamisti Blancho e Illi) c’è ben poco da stare allegri.

Lorenzo Quadri

Svizzera Paese del Bengodi per gli estremisti islamici

Partitocrazia allo sbando: sicurezza interna nel water per non passare per “xenofobi”

Nei giorni scorsi, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno strillato il proprio Njet al divieto di burqa a livello nazionale. Sul tema, come noto, è pendente un’iniziativa popolare. Sicché gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi. Il Mago Otelma prevede che i multikulti politikamente korretti nonché buonisti-coglionisti pro-burqa verranno nuovamente asfaltati dalle urne.

La radicalizzazione avanza

La legge antiburqa è uno dei tasselli della lotta contro il dilagare dell’estremismo islamico in casa nostra. Estremismo che sta clamorosamente prendendo piede grazie da un lato all’assistenza sociale “facile” agli immigrati nello Stato sociale (tra i quali abbondano gli estremisti islamici); e, dall’altro, alla totale inattività della partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti nel combattere l’estremismo islamico.

Il piano federale contro la radicalizzazione, infatti, è una barzelletta. E non può essere diversamente. Quando la priorità è “in nessun caso ci dobbiamo esporre ad accuse di “discriminare”, piuttosto mandiamo in palta la sicurezza interna” il risultato non può che essere una ciofeca. O, per dirla col compianto Fantozzi, “una cagata pazzesca”.

Evidentemente per la partitocrazia, per la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e per la maggioranza del Consiglio federale, i diritti degli islamisti vengono prima di quelli dei cittadini svizzeri.

E questo in Svizzera.

Ed infatti la partitocrazia rifiuta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Sempre in base al mantra del “non bisogna discriminare”. Così fiumi di denaro in arrivo dai paesi dove vige l’estremismo islamico arrivano in Svizzera, per foraggiare la radicalizzazione in casa nostra. E i politicanti cosa fanno? Si girano dall’altra parte! Fingono di non vedere! Va tutto bene, purché non si “discrimini”! Cosa dire di più, se non che il triciclo è manifestamente bollito e senza speranza?

Anche i legulei…

Visto che i politicanti non bastavano a fare disastri, ci si mettono anche i legulei dei  tribunali. Il Tribunale penale federale di Bellinzona ha assolto i due islamisti del CCIS, Consiglio centrale islamico della Svizzera, Nicolas Blancho e Qaasim Illi (il marito di Nora Illi, la “donna in burqa” che viene a fare le sue sceneggiate in Ticino) dall’accusa di propaganda jihadista.

L’assoluzione sarebbe imputabile a “dimenticanze nell’atto d’accusa”. Questo vuol forse dire che, per colpa di errori del Ministero pubblico della Confederella (quello che ha appunto stilato l’atto d’accusa) in Svizzera si può tranquillamente fare propaganda jihadista?

E quando non è il Ministero pubblico della Confederazione a toppare gli atti d’accusa, ci pensa qualche giudice soldatino della partitocrazia a mandare i jihadisti esenti da pena, rispettivamente a pronunciare condanne “sospese condizionalmente”: che è poi la stessa cosa. La giustizia elvetica, lo abbiamo capito da un pezzo, è inflessibile solo nei confronti degli sfigati automobilisti incappati nei rigori di Via Sicura.

Intanto il cittadino paga il conto, salato, di questi processi-farsa che si trasformano in assist micidiali agli estremisti musulmani. I quali infatti fuori dal TPF di Bellinzona, dopo la sentenza di assoluzione di Blancho ed Illi, esultavano scompostamente, con alte grida di “Allah Akbar”. Qui c’è un bel po’ di gente “non patrizia” – magari pure a carico del nostro stato sociale? – da rimandare per direttissima al natìo paesello.

Se a questo si aggiungiamo che, per qualche misterioso motivo, il Tribunale penale federale ha addirittura sospeso per varie settimane  la comunicazione della sentenza sugli islamisti del CCIS a causa del Ramadan (da quando in qua il Ramadan sarebbe una festività svizzera?) il bel quadretto è completo.  Qualcuno dovrà tirare le somme di un tale scempio. Senza dimenticare che questo processo-farsa è costato un bel po’ di soldi al solito sfigato contribuente.

Messaggio chiaro

Il messaggio che viene trasmesso agli islamisti dal triciclo multikulti è infatti chiaro: via libera ai finanziamenti esteri alle moschee, sì al burqa, islamisti assolti e benedetti in sede giudiziaria… insomma: la Svizzera è il Paese del Bengodi per i radicalizzatori!

Non a caso a Sciaffusa, con lo scellerato benestare dei politicanti locali, sorgerà la “grande moschea turca”: con imam nominati dal governo turco, finanziamenti in arrivo da Ankara, e con tanto di asilo per poter radicalizzare anche i bambini, all’insegna del “prima si comincia con il lavaggio del cervello, meglio è”. Tutto questo in casa nostra.

Intanto in Austria – Paese in cui è in vigore il divieto di finanziamenti esteri alle moschee –  il governo ha chiuso sette moschee ed ha già espulso, rispettivamente si appresta ad espellere, decine di imam. Il confronto tra i camerieri di Bruxelles incadregati in Consiglio federale (senza alcun merito personale, ma unicamente in seguito ad inciuci parlamentari) e governanti attenti alle priorità ed alla sovranità dei rispettivi paesi si fa sempre più devastante.

Lorenzo Quadri

 

 

Caos asilo: altro che “tüt a posct”!

Il nuovo Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini non ha avuto peli sulla lingua a proposito dei finti rifugiati tunisini. La Tunisia, ha detto il leader leghista, “non manda in Italia galantuomini, bensì avanzi di galera”.

Chiaro: con la cosiddetta “primavera araba”, ben presto degenerata in inverno dell’estremismo islamico,  sono state svuotate le carceri. Dove si trovavano anche criminali pericolosi, che ovviamente la Tunisia (come qualsiasi altro paese) non ha alcun interesse a tenersi in casa.

A ciò si aggiungono i seguaci dell’Isis, che vengono in Occidente a fare i finti rifugiati grazie a chi, come l’ “Anghela” Merkel e la kompagna Simonetta Sommaruga, spalanca le frontiere ai migranti economici. E grazie anche alle ONG che i clandestini li sbarcano nel Belpaese. Magari foraggiate con soldi pubblici; compresi i nostri.

Non ci facciamo fregare

Come noto il Dipartimento Sommaruga vorrebbe rifilare, tramite algoritmi del piffero, più asilanti ai Cantoni latini, con la scusa che i migranti ne conoscono la lingua e quindi avrebbero più possibilità di integrarsi. Certo, come no!

Non solo: a Bruxelles gli eurofunzionarietti vogliono rivedere l’accordo di Dublino, con l’obiettivo non già di impedire ai finti rifugiati con lo smartphone – tra cui ci sono galeotti e jihadisti – di raggiungere l’Europa, ma di spalmarli meglio tra gli Stati firmatari. Svizzera compresa.

Infine, l’Italia mira a “disfesciare” dal proprio territorio un numero il più possibile elevato di migranti economici. Ma è ovvio che non ci facciamo carico di nessun asilante di spettanza del Belpaese;pur con tutta la simpatia che possiamo avere per il buon Salvini!

Pericolo islamista

Adesso la propaganda di regime pretende di farci credere che in Svizzera non ci sarebbe alcun caos asilo, ma quando mai: addirittura, i finti rifugiati schiferebbero la Confederella! Ma va là! E allora perché il Dipartimento Sommaruga vuole tenere aperto il centro asilanti di Losone, su cui si vota oggi?

E’ evidente che la guardia deve rimanere alta e che vanno combattuti sia l’immigrazione clandestina sia i tentativi UE di rifilarci, tramite accordi internazionali del piffero che come al solito saremmo gli unici tamberla ad applicare, asilanti che non ci spettano affatto. A maggior ragione visto il pericolo jihadista insito nel caos asilo. Come sappiamo, intatti, i pavidi politicanti svizzeri del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto e dal multikulti, rifiutano di combattere l’avanzata islamista e si inchinano a 90 gradi agli estremisti musulmani. L’Austria, intanto, fa proprio il contrario. Segno dunque che opporsi all’invasione  islamista “sa po’”! Sono i nostri politicanti che non vogliono!

Lorenzo Quadri

Il Crocifisso e l’esempio bavarese

Ma guarda un po’ gli amici tedeschi. Prima, grazie alle scellerate prese di posizione dell’ “Anghela” Merkel, provocano l’invasione dell’Europa da parte di finti rifugiati con lo smartphone – che non sono né integrati né integrabili – a stragrande maggioranza islamici (quanti gli estremisti religiosi?). Dopo un po’, i vicini a nord si rendono conto che l’assalto islamico alla diligenza tedesca ha conseguenze deleterie. Quindi tentano di correre ai ripari per riaffermare l’identità cristiana. Nei giorni scorsi in Baviera è entrato in vigore l’obbligo di esporre il crocifisso negli uffici pubblici, ciò a seguito di un’iniziativa del ministro-presidente del Land, Markus Söder (CSU).

Un plauso alla Baviera per questa decisione. Dalle nostre parti, faremmo bene a prendere esempio. Questo tanto per chiarire su quali basi è costruita la società occidentale, e quindi quale religione è parte della Svizzera e quale, invece, con il nostro paese non ha proprio nulla a che vedere (Islam).

Il nostro infatti è un paese cristiano da 1500 anni e questo dato di fatto, che manda in bestia gli spalancatori di frontiere multikulti, va ribadito costantemente. Sia ai troppi migranti “in arrivo da altre culture” che si insediano in Svizzera senza alcuna intenzione di adattarsi alle nostre regole ed ai nostri valori, sia ai politicanti che a questi immigrati stendono il tappeto rosso: “bisogna aprirsi!”. Vedi in particolare i $inistrati che sognano di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera, e che vorrebbero veder sorgere moschee e minareti (per quanto vietati) in ogni dove. Col fischio! La nostra identità va affermata e difesa. E questo passa anche per i crocifissi appesi negli spazi pubblici. Non c’è dunque bisogno di essere cristiani praticanti per approvare l’iniziativa bavarese: basta essere svizzeri.

Lorenzo Quadri

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Nuova boiata targata P$ (=Partito degli Stranieri)

I giovani $ocialisti vogliono abolire le feste cristiane (per introdurre quelle musulmane)

 

Nuova perla dei kompagnuzzi della JuSo, ossia i giovani $ocialisti, in questo caso della sezione del Canton Zurigo. Costoro propongono  di abolire le feste religiose cristiane: naturalmente in funzione del multikulti e dell’islamofilia di cui sono impregnati fino al midollo.

E’ sempre la solita (mefitica) zuppa. I migranti economici musulmani e i cittadini svizzeri cristiani, secondo questi JuSo del piffero, vanno messi sullo stesso piano. In nome del fallimentare multikulti e delle frontiere spalancate, che hanno portato in Europa i terroristi islamici, giovani del P$ (Partito degli Stranieri) pretendono di cancellare 1500 anni di identità cristiana. Distruggere le nostre radici per annullare la Svizzera: il disegno dei $inistrati è fin troppo chiaro. Curiosamente il P$ è poi lo stesso partito che da un lato vuole abolire le feste religiose cristiane, dall’altro vuole però rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Ultimo  passo dei kompagni in questa direzione: il tentativo di estendere a livello nazionale l’assistenza spirituale islamica ai finti rifugiati, introdotta in via sperimentale nel centro asilanti di Zurigo. Naturalmente con imam formati a nostre spese. Avanti con l’islamizzazione della Svizzera, e oltretutto – tanto per aggiungere la beffa al danno – pagata da noi!

 I lavoratori ringraziano

Sicuramente i lavoratori saranno entusiasti di sapere che i giovani $ocialisti vogliano cancellargli in blocco un bel po’ di giorni liberi: una proposta che nemmeno i più retrivi padroni delle ferriere avrebbero osato avanzare arriva oggi da quell’area che, in un passato molto  (ma molto) lontano, praticamente etrusco, difendeva i lavoratori. Adesso invece difende gli immigrati che non lavorano. A partire dai finti rifugiati e dai clandestini che la gauche-caviar  brama di regolarizzare in massa (“devono entrare tutti e devono restare tutti”). Così si creano clienti per il business della socialità ro$$a.

Del resto, non c’è nemmeno da stupirsi troppo: questi giovani (?) $inistrati della JuSo mica lavorano, ed inoltre per i kompagnuzzi, l’hanno ormai capito anche i paracarri, il multikulti ha la priorità assoluta su tutto. Se i socialisti di alcuni decenni orsono, quelli che si sono battuti per migliorare le condizioni dei lavoratori svizzeri, potessero sentire le bestialità in cui si producono i loro rappresentanti attuali, che i lavoratori li espongono alla devastante libera circolazione e li spremono come limoni per mantenere con i loro soldi frotte di finti rifugiati, jihadisti compresi, e per porre le condizioni per farne arrivare in Svizzera sempre di più, sai le scosse telluriche nei cimiteri. Quale sarà la prossima proposta dei giovani socialisti? L’abolizione del Primo maggio? Non sia mai che gli immigrati nel nostro stato sociale, che sono qui per farsi mantenere dagli svizzerotti fessi, si sentano offesi da una festa che celebra il lavoro ed i lavoratori.

E la sharia, dove la lasciamo?

Adesso sappiamo dunque che gli esagitati della JuSo vogliono abolire le feste cristiane per demolire la nostra identità e per fare spazio alle feste musulmane: perché mica si pretenderà che i migranti in arrivo da “altre culture” rinuncino alle loro, di feste! Sarebbe becero razzismo!

Strano che, già che c’erano, i kompagnuzzi non abbiano chiesto di introdurre anche la sharia in Svizzera. Già vogliono i giudici e le leggi degli eurobalivi (vedi lo sconcio accordo quadro istituzionale): perché non andare fino in fondo?

Sovversivi?

Qualcuno ha definito questi JuSo come “sovversivi”. In realtà con una simile etichetta gli si fa solo un favore. “Sovversivi”: è così che infatti questi $inistrati di belle speranze (?) vorrebbero essere percepiti. In realtà, sono semplicemente dei babbei che sparano castronerie a raffica. Basti pensare che la presidente nazionale della JuSo, la “diversamente nordica” Tamara Funiciello, è riuscita a proporre di sostituire il salmo svizzero con l’Internazionale. A dimostrazione di quanto l’abbondante signora “non patrizia” sia “integrata”. Ormai i kompagni, per avere uno straccio di visibilità, sono costretti a ripiegare sulle boiate a buon mercato. Costoro, comunque, non “sovvertono” proprio un bel niente, perché nell’establishment ci campano.
Stupisce anzi che questi $ocialisti del “devono entrare tutti” e del “tutti devono comandare in casa nostra”, in occasione della recente festa della donna non abbiano lanciato un’iniziativa “un giorno in burqa”: tanto per abituare le donne svizzere al futuro che stanno preparando per loro.

Lorenzo Quadri

 

 

Il “triciclo” PLR-PPD-P$ fa un altro regalo agli islamisti

In Consiglio nazionale la partitocrazia approva i finanziamenti esteri alle moschee

Ennesima cappellata del triciclo PLR-PPD-P$$ che nell’ultima sessione del Consiglio nazionale è riuscito a respingere di misura, per 95 voti a 91 e 7 astensioni, una mozione (del deputato Udc vallesano Jean-Luc Addor) che chiedeva di vietare alle moschee di ricevere finanziamenti da Stati sospettati di appoggiare il terrorismo e/o che non garantiscono i diritti umani.

Tutti gli esperti di islamismo concordano sul fatto che una misura efficace – forse la più efficace – per combatterlo consiste nel chiudere i rubinetti dei finanziamenti stranieri a moschee e centri culturali islamici. Tali finanziamenti provengono infatti da Stati o organizzazioni che pagano per promuovere la diffusione dell’estremismo e della jihad nel nostro Paese. Però la maggioranza della partitocrazia non ne vuole sapere di intervenire: l’è tüt a posct!

Altro che cianciare di “non discriminazione”

Ancora meno ne vuole sapere, ça va sans dire, la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. La quale continua a cianciare di “non discriminazione”. Brava kompagna Simonetta, avanti così. Continua a trattare gli islamisti come se fossero gente pacifica intenzionata ad integrarsi, mentre è proprio il contrario. Quando anche la Svizzera comincerà ad essere insanguinata dagli attentati dei terroristi islamici – ed è solo questione di tempo – ai parenti delle vittime, a orfani/e, vedove/i, ai genitori che hanno perso i figli, eccetera, andrai a raccontare che non hai fatto un tubo per combattere l’islamismo perché la priorità non è la sicurezza della Svizzera e di chi ci vive (svizzeri o stranieri che siano)! No! La priorità è “non discriminare” gli estremisti islamici! Perché “bisogna aprirsi”!

Tra l’altro, spesso e volentieri le vittime dei terroristi islamici sono proprio i musulmani moderati o non osservanti e desiderosi di integrarsi e di vivere come occidentali, a cui i jihadisti vogliono far scontare il “tradimento”.

La ministra del “devono entrare tutti” ed il suo partito spalancatore di frontiere ed islamofilo non hanno ancora capito, o forse non sono in grado di capire, che la sicurezza del paese non riguarda solo i beceri populisti e razzisti. Riguarda tutte le persone che ci vivono onestamente, indipendentemente dalla nazionalità.

Assistenza facile

Inutile dire che la kompagna Sommaruga e gli isterici ed intolleranti soldatini del fallimentare multikulti fremono d’orrore alla sola idea di dare un giro di vite all’ “assistenza facile” ai migranti economici. Quella che permette agli islamisti di vivere con i soldi del solito sfigato contribuente. Così da avere, grazie a questo “reddito di cittadinanza”, tutto il proprio tempo a disposizione per radicalizzare seguaci. Un esempio tra i tanti: il famoso imam (?) predicatore d’odio di Bienne. Quello che invocava la distruzione di ebrei, cristiani, induisti, russi e sciiti. Per la cronaca, costui nel corso degli anni è riuscito a stuccare allo stato sociale svizzerotto ben 600mila franchetti, e scusate se sono pochi. Quanti anni deve lavorare un ticinese medio per guadagnarli?

Non fanno un tubo

La triste realtà è che i camerieri di bernesi di Bruxelles non stanno facendo nulla per combattere il dilagare dell’islamismo in Svizzera. Come da collaudata tradizione, si limitano a riempirsi la bocca con gli “stiamo facendo”, pensando così di far fesso il popolazzo. Il tanto decantato piano anti-radicalizzazione è il consueto, stucchevole esercizio-alibi che consiste nello scaricare compiti sui Comuni e sui Cantoni, nell’illusione di lavarsi la coscienza. Il tutto, naturalmente senza metterci un ghello. Perché i soldi servono a mantenere i finti rifugiati. Tra i quali, ma guarda un po’, abbondano gli estremisti islamici. Non a caso è notizia recente che si sono moltiplicati i dossier di migranti economici esaminati dai servizi d’informazione, e sono triplicati gli asilanti che l’ “intelligence” ha raccomandato di non accogliere in quanto pericolosi.

A proposito di soldi: gli oltre tre miliardi di entrate “extra” che la Confederella si è ritrovata nei forzieri nell’anno di grazia 2017, come si pensa di utilizzarli? Regali all’UE? Prestazioni a migranti economici? Costi di Schengen?

Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che non è bocciando tutte le misure che sarebbero efficaci per combattere l’islamismo e difendendo istericamente la sciagurata politica delle frontiere spalancate che si mette la Svizzera al riparto dai jihadisti. E men che meno con piani farlocchi contro la radicalizzazione, che fanno ridere i polli.

Rimane sul tavolo

In ogni caso, la questione dei finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici è tutt’altro che chiusa, in barba alla deleteria decisione presa dalla maggioranza del Nazionale (grazie partitocrazia per esserti di nuovo schierata contro gli svizzeri!). Infatti, nei mesi scorsi lo stesso Consiglio nazionale ha deciso proprio il contrario, approvando una mia mozione con contenuto analogo a quella appena respinta.

Il tema dei finanziamenti alle moschee quindi rimane sul tavolo della politica; assieme a quello della totale inaffidabilità della partitocrazia quando si tratta di difendere gli interessi fondamentali del Paese (e non i propri affarucci di cadrega; perché, quando si tratta di quelli, l’impegno del triciclo è massimo).

Lorenzo Quadri

 

Il triciclo PLR-PPD-P$$ vota contro la nostra sicurezza!

La partitocrazia ha bocciato una mozione contro i finanziamenti esteri alle moschee

Il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale si è prodotto nell’ennesima cappellata. E’ infatti riuscito a bocciare, seppur a stretta maggioranza (95 a 91 e 7 astensioni) una mozione (dell’Udc vallesano Jean-Luc Addor) che chiedeva di vietare alle moschee in Svizzera di ricevere finanziamenti da Stati sospettati di appoggiare il terrorismo e/o che non garantiscono i diritti umani.

Complimenti alla partitocrazia triciclata, che a maggioranza si schiera dalla parte delle frontiere spalancate, del fallimentare multikulti e dell’islamizzazione della Svizzera!

I jihadisti se la ridono

Gli estremisti islamici infatti, davanti ad una simile decisione parlamentare all’insegna del buonismo-coglionismo e del politikamente korretto, se la ridono a bocca larga. Chiunque si sia confrontato col problema del radicalismo islamico dilagante sa bene che i radicalizzatori, spesso e volentieri, sono foraggiati da Stati o organizzazioni straniere che hanno tutto l’interesse a diffondere la jihad in Occidente; Svizzera evidentemente compresa. Chiudendo i rubinetti dei finanziamenti, si mettono i bastoni tra le ruote a simili operazioni!

E invece, per l’ennesima volta, la partitocrazia si rifiuta di proposito di combattere l’estremismo islamico in Svizzera nascondendosi dietro le solite pippe mentali sulla “non discriminazione”. Avanti così, che andremo molto lontani! Se qualche “nipotino/a di Einstein” pensa di combattere l’Isis con la “non discriminazione” ed il politikamente korretto, è meglio che si dia all’ippica.

Non solo non si chiudono i rubinetti alle moschee ed ai centri culturali (?) musulmani  che vengono foraggiati per radicalizzare in Svizzera. Non si vietano nemmeno le associazioni islamiste: vedi la famigerata “Lies”, quella che distribuisce gratuitamente i Corani. In Germania (Germania! Non Ungheria!) è proibita da tempo. Da noi invece i camerieri dell’UE blaterano che “sa po’ mia”, che “manca la base legale”, che “sarebbe discriminatorio”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Nulla si muove

Inutile dire che anche sul fronte delle “prestazioni sociali facili” ai migranti economici predicatori d’odio nulla si muove. Costoro continuano a venire mantenuti ad oltranza dagli svizzerotti fessi. Così, grazie al “vitalizio” pagato dal solito sfigato contribuente, hanno a disposizione tutto il santo giorno per reclutare seguaci. Vedi il famigerato imam di Bienne, che predicava la distruzione di cristiani ed ebrei. Costui, nel corso degli anni, è riuscito a mungere allo stato sociale rossocrociato la bella somma di 600mila franchetti!

Gli esperti di islam hanno a più riprese ammonito: l’assistenza facile è un micidiale attrattore di imam predicatori d’odio. La Svizzera dunque – assieme ad un paio di paesi nordici – sta rischiando grosso. Ma forse che succede qualcosa?  Nemmeno per sogno! La maggioranza dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$ (a partire, è chiaro, dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga)  va avanti “come se niente fudesse”! Accoglienza scriteriata e frontiere spalancate über Alles! Chissenefrega della nostra sicurezza! E poi, mica si vorrà darla vinta ai beceri populisti e razzisti? Ma piuttosto chi schiacciamo i gioielli di famiglia sotto un rullo compressore!

Resta sul tavolo

Unica nota positiva:  il tema del divieto dei finanziamenti esteri a moschee e centri culturali islamici è ancora sul tavolo. Infatti una mozione di chi scrive, dal contenuto analogo a quella di Addor, nei mesi scorsi è invece stata approvata a (sempre risicata) maggioranza. Sicché, la battaglia prosegue.

Lorenzo Quadri

 

“Frenare l’islam è razzismo”: Strasburgo fuori di cranio

Nuova perla della Corte europea dei diritti dell’Uomo – disdiciamo subito la CEDU!

 

Quando ci lamentiamo, giustamente, dei giudici buonisti-coglionisti del Tribunale federale, ad esempio perché non espellono dalla Svizzera dei seguaci dell’Isis, ricordiamoci una cosa: in giro c’è perfino di peggio. Ad esempio i legulei della Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo. I quali una decina di giorni fa sono riusciti a stabilire – smentendo il Tribunale federale! –  che accusare di “razzismo verbale” chi invita a frenare l’espansione dell’Islam in Svizzera è lecito. Il tutto condito con grotteschi autoerotismi cerebrali sulla differenza che intercorrerebbe tra l’accusa di “razzismo verbale” e quella di “razzismo” ai sensi del codice penale. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Chi credono di prendere per i fondelli questi azzeccagarbugli politicizzati?

E il razzismo d’importazione?

Ad aver lanciato l’accusa di razzismo arrivata fino a Strasburgo, è una ONG (e ti pareva) denominata  “Fondazione contro il razzismo e – udite udite – contro l’antisemitismo”.

A queste ONG del flauto barocco che vogliono islamizzare la Svizzera va ricordato che, se dalle nostre parti c’è un problema di antisemitismo,  i responsabili sono gli immigrati musulmani radicali. Gli stessi a cui la Fondazione in questione vuole stendere il tappeto rosso.

Per cui, delle due l’una: o si combatte l’antisemitismo, o si promuove l’islamizzazione della Svizzera. Ma fare le due cose contemporaneamente è impossibile. E’ una contraddizione in termini.

Eh già: questi gruppuscoli dai nomi pomposi e politikamente korrettissimi accusano ipocritamente di razzismo gli svizzeri che difendono i propri valori. Però non fanno mai un cip sul problema del razzismo d’importazione. Quello che loro stessi fomentano tramite l’immigrazione scriteriata di stranieri non integrati né integrabili.

La conferma

L’obbrobriosa sentenza di Strasburgo non fa che confermare quanto avevamo previsto. L’élite spalancatrice di frontiere, antioccidentale, islamofila, fautrice dell’invasione e del fallimentare multikulti, sdogana la denigrazione sistematica dei contrari con l’accusa di “razzismo”. Chiunque non è d’accordo con l’élite del “pensiero unico” può dunque venire impunemente screditato come “razzista”. Anche – e soprattutto – quando il razzismo non c’entra un tubo. Criminalizzando le posizioni sgradite si mira, è evidente, alla loro cancellazione: certe cose che non piacciono agli spalancatori di frontiere non si possono dire: è becero razzismo!

Prestandosi a questo giochetto, i legulei di Strasburgo dimostrano di essere delle marionette al servizio della casta delle frontiere spalancate (da cui peraltro provengono). Usano le proprie sentenze per fare politica. Naturalmente politica sempre della stessa parte.

Ecco un bell’assaggio di come sarebbero i giudici stranieri che gli eurofalliti sognano di imporci tramite il famigerato accordo quadro istituzionale. Quello che “Grappino” Juncker ha il coraggio di definire “Accordo di amicizia”. 

Primo passo

La  sentenza di Strasburgo che autorizza gli islamizzatori della Svizzera a trattare da razzisti chi osa non essere d’accordo con le loro boiate, è l’ennesima dimostrazione che la Svizzera deve allontanarsi il più possibile dalle organizzazioni internazionali al servizio degli spalancatori di frontiere. Primo passo: disdire la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), di cui la corte di Strasburgo è un’emanazione. La Svizzera, in materia di rispetto dei diritti umani, non ha lezioni da prendere. Semmai ne ha da dare. A rispettare i diritti umani in casa nostra ci riusciamo benissimo da soli. Senza bisogno della CEDU, che all’atto pratico serve solo ad impedire l’espulsione di delinquenti stranieri. In particolare di terroristi islamici, i quali non potrebbero venire rispediti a casa loro se lì si troverebbero in pericolo (sic!).

Intanto sul burqa…

Intanto però per gli islamizzatori della Svizzera si prepara una brutta sorpresa, alla faccia della obbrobriosa sentenza di Strasburgo. Infatti, da un sondaggio recentemente realizzato da Matin Dimanche e dalla SonntagsZeitung, risulta che il 76% dei cittadini elvetici – quindi oltre tre quarti! – sarebbe favorevole al divieto di burqa a livello federale. Come noto sul tema è pendente un’iniziativa popolare. Sicché i cittadini saranno chiamati ad esprimersi.  Si preannuncia l’ennesima asfaltatura degli spalancatori di frontiere, a partire dal Consiglio federale e dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. Che naturalmente del divieto di burqa non ne vogliono sapere.

Se i moralisti a senso unico vogliono accusare di razzismo il 76% degli svizzeri, ossia dei cittadini di un paese con oltre un quarto di stranieri (percentuali che non si trovano da nessun’altra parte al mondo) si accomodino pure. Ricordiamo a lor$ignori che in Giappone gli stranieri sono meno del 2% della popolazione. Questo sì che è un esempio da seguire!

Lorenzo Quadri

 

Qualcuno si è fatto infinocchiare

Si comincia con l’abolire l’ora di religione e si finisce col cancellare il Natale

 

Chissà perché, ma abbiamo come l’impressione che sulla questione dell’insegnamento della storia delle religioni in quarta media “qualcuno” si sia fatto infinocchiare alla grande!

Secondo il nuovo accordo raggiunto tra il DECS ed i rappresentanti della Chiesa cattolica e riformata, nel quarto anno di scuola media la cosiddetta ora di religione (insegnamento confessionale facoltativo della religione cattolica o evangelica riformata) verrà sostituita da un corso obbligatorio per tutti di “storia delle religioni”.

Ricordare il detto…

Magari, di tanto in tanto, sarebbe opportuno tenere a mente il motto: “a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre”; anche se si è cristiani e quindi si dovrebbe cercare di evitare di “commettere peccato”. E’ infatti evidente che qui siamo davanti ad un esempio da manuale di tattica del salame. Non c’è chi non veda che il prossimo passo sarà quello di tentare di introdurre l’ora di storia delle religioni (?) al posto dell’insegnamento religioso anche in terza media, poi in seconda, e poi in tutta la scuola.

L’obiettivo del DECS colonizzato dal P$ – il partito che vuole rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera! –  è quello di spazzar via l’insegnamento religioso cristiano dalla scuola pubblica. Con questo accordo sull’ora di religione ha portato a casa il primo tassello. Adesso si prepara a prendersi anche gli altri.

Cancellare le radici

La scuola ro$$a mira ad abolire la religione cristiana poiché essa fa parte delle nostre radici, e queste radici devono essere cancellate. Radici? E’ roba da beceri populisti e razzisti! Bisogna essere aperti e multikulti! “Devono entrare tutti”!

Ed infatti la storia delle religioni altro non è che l’ennesima fetecchiata multikulti con lo scopo di spianare la strada alla de-cristianizzazione e di conseguenza all’islamizzazione della Svizzera. La religione teocratica dei migranti economici, che con le nostre tradizioni, la nostra storia, i nostri valori, la nostra identità, non c’entra un piffero, secondo gli spalancatori di frontiere (che hanno colonizzato il DECS) va messa sullo stesso piano della nostra religione. Non sia mai che i migranti economici – quelli che, secondo i kompagni, devono appunto “entrare tutti” – non possano continuare a fare i propri comodi nel nostro Paese, senza alcun obbligo: né di integrarsi e nemmeno di lavorare!

E poi, la multikulti storia delle religioni chi la insegna? Magari qualche kompagno docente di storia fautore dell’invasione incontrollata? Uno di quelli che paragonano il voto sulla civica al nazismo?

Verso l’abolizione del Natale?

Non c’è bisogno di una fantasia particolarmente deviata per rendersi conto che si comincia con l’abolire l’insegnamento religioso cristiano in quarta media e si finisce con la cancellazione del Natale e della Pasqua per non offendere la sensibilità (?) di migranti in arrivo “da altre culture”, non integrati e non integrabili, che pensano di imporre le loro regole in casa nostra.

Come sia possibile non vedere il disegno dei ro$$i vertici del DECS che sta dietro la fetecchiata multikulti della “storia delle religioni” rimane un mistero.

Lorenzo Quadri

Finanziamenti esteri: giro di vite su moschee ed imam

Lo ha deciso martedì il Consiglio nazionale approvando una mozione di chi scrive

Ferocemente contrari, naturalmente, la ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga, i kompagnuzzi rosso-verdi, e pure la maggioranza dei liblab. Ricordarsene alle prossime elezioni. L’attivista per i diritti umani Saïda Keller – Messahli, invece, approva. Prendere su e portare a casa!

Ma guarda un po’! A volte capita che la maggioranza del Consiglio nazionale ci azzecchi. Maggioranza risicata, certo: ma sempre di maggioranza si tratta. Il tema è l’estremismo islamico. Martedì la camera del popolo ha accolto, per 94 voti contro 89 e 5 astenuti, una mozione di chi scrive, contenente le seguenti richieste:

  • Divieto di finanziamenti esteri per luoghi di culto islamici
  • Obbligo di indicare la provenienza dei fondi
  • Obbligo di predicare nella lingua del posto.

Misure simili esistono anche in Austria. Il senso del divieto dei finanziamenti esteri è chiaro: impedire che a foraggiare moschee e imam in Svizzera siano Stati o organizzazioni che hanno interesse a diffondere l’estremismo islamico nel nostro paese. L’obbligo di predicare nella lingua del posto ha, dal canto suo, un doppio obiettivo: 1) tutti devono capire quel che viene detto e 2) gli imam devono integrarsi, ed il primo passo consiste proprio nell’imparare la lingua locale.

“Gli strumenti bastano”

Naturalmente la kompagna Sommaruga era contraria su tutta la linea a quanto proposto. Da manuale l’argomentazione principale invocata dalla ministra del “devono entrare tutti”: “gli strumenti a disposizione già bastano per combattere l’estremismo islamico”. Certo, Simonetta, come no. Infatti bastano così tanto che non passa settimana senza che in una qualche moschea elvetica non si scopra un imam predicatore d’odio, magari arrivato da noi come finto rifugiato. Ad esempio il famoso imam di Nidau che, pur vivendo in Svizzera da molti anni, oltretutto a carico dell’assistenza a cui ha stuccato 600mila Fr, non aveva imparato nessuna lingua nazionale. Vedi allora, Simonetta, che pretendere che gli imam predichino nella lingua del posto ha senso?

E poi: se “gli strumenti a disposizione bastano”, com’è che ogni volta che ci sarebbe da prendere qualche misura anti-radicalizzazione (sull’esempio di quanto già fanno altri paesi) la risposta è immancabilmente: sa po’ mia, manca la base legale? Ma come: gli strumenti mancano o bastano? Non è proibito mostrare un minimo di coerenza; anche se si è $ocialisti!

Disparità di trattamento?

Lascia poi basiti la fetecchiata politikamente korrettissima della presunta “disparità di trattamento”, che  è ormai diventata il coperchio per tutte le pentole. Disparità di trattamento che in questo caso ci sarebbe con le altre religioni, segnatamente il cristianesimo e l’ebraismo. Ohibò, qui qualcuno non è ben in chiaro. Visto che non risultano esserci terroristi cristiani o ebrei in giro per l’Europa, e visto che non tutti i musulmani sono, ovviamente, terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani, è chiaro che un trattamento differenziato è non solo giustificato, ma obbligatorio. Perché trattare in modo uguale ciò che è diverso, non è parità, bensì disparità di trattamento.

Anche i liblab…

Ora, che il dipartimento Sommaruga cerchi scuse per non combattere il terrorismo islamico, perché la priorità numero uno non è la sicurezza del paese bensì “fare entrare tutti”, “non discriminare” e soprattutto evitare a qualsiasi prezzo accuse di xenofobia e di islamofobia, non sorprende. Avanti col garantismo ad oltranza! Ed intanto, come ha rilevato un esperto di radicalizzazione (non un becero leghista populista e razzista) la Svizzera si trasforma in base logistica per terroristi islamici. Ma che dalla parte del Dipartimento Sommaruga si schieri anche la maggioranza del gruppo PLR in Consiglio nazionale, con tanto di acrobatici esercizi di autoerotismo cerebrale secondo cui per parità di trattamento bisognerebbe allora vietare anche la messa in latino (purtroppo non è una barzelletta: è stato detto davvero), è proprio il massimo. Ricordarsene alle prossime elezioni!

Keller-Messahli approva

Il Sì del Consiglio nazionale alla mia mozione per regole più restrittive per imam e luoghi di culto islamici, comunque, è solo il primo passo. L’oggetto deve ora essere esaminato dagli Stati. Ma è comunque un segnale importante. Importante e, si spera, apripista. Fatto rilevante: la proposta non ha incassato solo il sostegno della maggioranza della Camera del popolo, ma anche quello della premiata attivista per i diritti umani Saïda Keller – Messahli, intervistata da 20 Minuten. E la sua approvazione vale molto, ma molto di più della riprovazione della Simonetta, dei kompagnuzzi o dei liblab.

Lorenzo Quadri

 

L’81% dei cittadini vuole vietare le organizzazioni islamiste

Altro che balle populiste e razziste! Un sondaggio del SonntagsBlick conferma

 

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ed invece da un sondaggio pubblicato domenica dal SonntagsBlick (di proprietà del gruppo Ringier, europeista e spalancatore di frontiere) emerge un risultato degno di nota: in Svizzera il 40% della popolazione si sente minacciata dall’Islam. Più precisamente: per il 40% dei 1003 partecipanti al sondaggio, la presenza in Svizzera di 400mila musulmani va considerata una minaccia. Nel 2004 era stata posta la stessa domanda, e la percentuale era del 16%. Nel frattempo, come tutti sappiamo, è cambiato il mondo ed i terroristi islamici insanguinano l’Europa con i loro attentati. Ma i politicanti buonisti-coglionisti, nei loro ipocriti tweet di condoglianze, parlano solo di “terrorismo”: senza nemmeno avere il coraggio di dire che si tratta di terrorismo islamico.

400mila persone sono più degli abitanti del Canton Ticino, quindi non sorprendiamoci se in un futuro nemmeno tanto lontano i musulmani pretenderanno di avere un Consigliere federale…

Altre cifre

L’esito del sondaggio del SonntagsBlick non è  una sorpresa: Ma vedere una cifra nero su bianco fa comunque un certo effetto. Altre cifre pubblicate sempre sullo stesso domenicale sono anche più interessanti. Ad esempio: l’81% degli intervistati ritiene che le autorità siano troppo “molli” – ovvero: che siano buoniste-coglioniste! – nei confronti degli imam che predicano l’odio contro l’occidente. La stessa percentuale vorrebbe proibire il salafismo (corrente radicale dell’Islam) in Svizzera. Al proposito si ricorderà che il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli lo scorso mese di marzo aveva lanciato una petizione per proibire in Svizzera i movimenti islamisti. La petizione può essere sottoscritta online al seguente indirizzo:

https://www.change.org/p/proibire-i-movimenti-islamisti-in-svizzera

Ebbene, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, la stampa di regime ha censurato la petizione: in Ticino il suo lancio è stato segnalato nel modo più stringato possibile. Nel resto della Svizzera ben 13 testate hanno addirittura rifiutato di pubblicare dei piccoli annunci a pagamento che invitavano a firmare la petizione. Non sia mai che si rischi di dare ragione ai beceri populisti, razzisti ed islamofobi!

Intanto il sondaggio pubblicato domenica dimostra, ancora una volta, che il pensiero unico della partitocrazia spalancatrice di frontiere, della stampa  di regime e degli intellettualini rossi da tre e una cicca, è del tutto scollato dal paese.

Consiglio federale agli antipodi

L’81% dei cittadini vuole vietare il salafismo mentre il Consiglio federale come al solito è agli antipodi della volontà popolare: di recente se ne è uscito a dire che nemmeno si può proibire a gruppi estremisti la distribuzione del Corano a scopo di radicalizzazione. E per carità di patria non ritorniamo sulle sentenze buoniste-coglioniste che ci obbligano a tenerci in casa i jhadisti e magari addirittura a mantenerli con i soldi del nostro Stato sociale. Vedi il famoso imam di Nidau che predicava l’odio contro i “nemici di Allah” sontuosamente mantenuto dalla pubblica assistenza alla quale, nel corso degli anni, ha stuccato qualcosa come 600mila franchetti. E poi vengono a dirci che non ci sono i soldi per i nostri anziani.

Proibire i finanziamenti

E non è finita, perché sempre dal sondaggio del SonntagsBlick emerge che il 60% degli svizzeri è contrario a riconoscere l’islam come religione ufficiale (ci mancherebbe altro!) ed il 61% è favorevole al divieto di finanziamenti esteri per le moschee ed i centri culturali islamici. Questo perché tali finanziamenti provengono da regimi islamici che vogliono diffondere il radicalismo in casa nostra tramite imam da loro stipendiati.

Ma guarda un po’! Si dà il caso che chi scrive nell’aprile dello scorso anno avesse presentato una mozione al Consiglio federale in cui si chiedeva per l’appunto di proibire i finanziamenti esteri alle moschee, di imporre la trasparenza sulla provenienza delle risorse finanziarie delle organizzazioni islamiche nonché l’uso della lingua locale nelle prediche. Regole che  già esistono in altri paesi. Naturalmente la risposta dei camerieri dell’UE  è stata il solito scandalizzato “sa po’ mia! Non c’è la base legale!”. Se non c’è la base legale, cari signori, la si crea, visto che siete lì per quello. Ma evidentemente la base legale mancante è un pretesto. E il consiglio nazionale, da parte sua, ha respinto la mozione con uno scarto di appena un paio di voti.

Tornare alla carica

E’ palese che occorre tornare alla carica. Sia con il divieto di finanziamenti esteri alle moschee, sia con l’obbligo di tenere le prediche nella lingua d’origine, sia con il divieto dei movimenti salafiti. Non passa settimana senza che si scopra che in una qualche moschea elvetica si radicalizza e si predica l’odio. E se pensiamo di combattere l’estremismo islamico con il buonismo-coglionismo, con i “sa po’ fa nagott” e blaterando di “basi legali mancanti”, poveri noi e povera Svizzera.

Di “Islamexit” bisogna poter parlare. Senza censure

Dopo la strage di Manchester, qualcuno sta aprendo gli occhi. Ed anche in Ticino…

Alcuni sassi sono stati lanciati nello stagno. Dopo l’attentato di Manchester, ad opera di terroristi islamici che hanno colpito di proposito un concerto frequentato da ragazzini, cominciano a moltiplicarsi le proposte di vietare l’Islam. Almeno nel Belpaese, dove a fare da apripista è stato il giornalista e scrittore ex musulmano Magdi Allam. Ha seguito, per citare un altro esempio, il giornalista Alessandro Sallusti su il Giornale.

Ma soprattutto, non bisogna dimenticare che ad inizio anno il professor Giovanni Sartori, ovvero uno dei massimi esperti di scienze politiche a livello internazionale, scomparso di recente, ha rilasciato sempre al Giornale un’intervista importante, in cui lo studioso afferma senza mezzi termini che l’Islam non è integrabile. Non lo è perché si basa sulla sovranità di Allah, contraddicendo quindi le Costituzioni occidentali costruite attorno alla sovranità popolare. E non lo è in quanto “dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l’integrazione di islamici all’interno di società non-islamiche sia riuscita”.

Se l’Islam non è integrabile in Occidente, vuol dire che è fonte di conflitti e di conseguenza un problema per la sicurezza.

Ritornelli ritriti

Sull’esistenza e consistenza dell’Islam moderato c’è ragione di dubitare, dal momento che esso sembra sempre più un’invenzione dell’Occidente nel disperato tentativo di salvare i rottami del fallimentare multikulti. L’arrampicato ritornello è più o meno il seguente: i terroristi islamici non sono nemmeno islamici, l’Islam è un’altra cosa, i jihadisti sono solo delle frange deviate che non c’entrano, e blablabla. Insomma, gli assassini dell’Isis (ed organizzazioni analoghe) macellano in nome di Allah, però si pretende di farci credere che non abbiano nulla da spartire con l’Islam. Ma chi si crede di prendere per i fondelli?

Questi esercizi di contorsionismo sono facili da spiegare. Gli spalancatori di frontiere multikulti seguono tre “comandamenti”:

1) devono entrare tutti;

2) i migranti hanno l’inviolabile diritto di vivere in casa nostra esattamente come vivevano al loro paese;

3) pretendere che gli immigrati si adeguino ai nostri valori è becero razzismo nonché fascismo.

Applicando questi tre principi cardine del multikulti si è provocato il disastro. I colpevoli cercano disperatamente di nasconderlo per negare le proprie responsabilità. Che sono, invece, pesantissime.

Il citato Sallusti ha scritto dopo la strage di Manchester: se i cosiddetti musulmani moderati non elimineranno i terroristi, bisognerà decretare un Islamexit dall’Europa.

La domanda rimane: l’Islam moderato esiste? Oppure semplicemente esistono – come per tutte le religioni – dei musulmani non praticanti, che si integrano perché non seguono i precetti del Corano? La differenza è sostanziale.

La direzione opposta

Di un divieto di Islam come proposto da Magdi Allam si deve poter parlare liberamente. Senza venire criminalizzati. Anche perché in Svizzera la maggioranza politikamente korretta e buonista-coglionista sta trascinando il paese nella direzione esattamente opposta: quella dell’istituzionalizzazione dell’Islam. Vedi le assurde proposte di rendere l’Islam religione ufficiale, malgrado con il nostro paese non c’entri un tubo. Per non parlare della demenziale ipotesi di creare l’imam militare.

La petizione

Il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli ha lanciato a fine marzo una petizione online per vietare i movimenti islamisti in Svizzera, mentre nel settembre scorso ha pubblicato sul suo sito un articolo in cui sostiene la necessità di sradicare l’Islam dall’Europa “almeno fino a quando questa religione non sarà profondamente riformata”. La petizione si può sottoscrivere (solo online) all’indirizzo https://www.change.org/p/proibire-i-movimenti-islamisti-in-svizzera.

Un aspetto deve far riflettere: come racconta Ghiringhelli, parecchi giornali d’Oltregottardo tra cui il Blick, la NZZ, la Luzerner Zeitung, il St. Galler Tagblatt, la Südostschweiz ed altri, si sono rifiutati di pubblicare un piccolo annuncio pubblicitario (a pagamento) per invitare a firmare la petizione.

Per spiegare questo “gran rifiuto” ci sono solo tre opzioni.

  • I giornali in questione sono soldatini del multikulti e delle frontiere spalancate
  • I giornali in questione hanno paura degli islamisti
  • I giornali in questione sono terrorizzati dall’idea di venire etichettati come islamofobi e razzisti, e magari pure inquisiti in base all’articolo 261 bis.

Il pensiero unico

Con metodi fascisti, i talebani del “devono entrare tutti” presentano infatti denunce a vanvera per criminalizzare le opinioni a loro sgradite. Perché certe posizioni contrarie al pensiero unico non si possono formulare. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Dal momento che a nessun giornale piace ricevere denunce, anche se poi vanno a finire in niente, per evitare fastidi molti scelgono la via dell’autocensura. L’articolo penale contro la discriminazione razziale (261 bis) viene dunque pervertito in strumento coercitivo – l’equivalente del manganello del Ventennio – per imporre sotto minaccia il pensiero unico. Attenzione, perché ci sono già dei giudici che, seguendo l’onda, stanno permettendo alla norma testè citata di dilagare al di fuori dei suoi argini.

Razzismo importato

Va da sé che sul razzismo d’importazione conseguenza del “devono entrare tutti”, la $inistruccia non ha nulla da dire. Tra i migranti che arrivano in Svizzera – sia a seguito del caos asilo che della devastante libera circolazione delle persone – ci  sono anche razzisti, antisemiti, misogini, omofobi. Sono questi immigrati che rischiano di creare un serio problema di razzismo nel nostro paese. Non certo gli “spregevoli nazionalisti”.  Ma su questo capitolo, naturalmente, i solitamente logorroici moralisti a senso unico sono più muti di tombe. Quando si dice la coda di paglia…

Lorenzo Quadri