Partitocrazia ed islamisti contro i diritti popolari

L’orrido inciucio per affossare l’autodeterminazione e consegnarci ai giudici stranieri

 

Gli islamisti del sedicente “Consiglio centrale islamico della Svizzera” (CCIS) si mettono a fare politica attiva. Il CCIS è quell’organizzazione salafita diretta da Nicholas Blancho e Qaasim Illi, marito di Nora Illi, ovvero la donna velata che compare accanto al sedicente imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue patetiche sceneggiate contro i divieti di burqa (l’ultima si è tenuta proprio a Lugano la scorsa settimana).

Va anche ricordato che Blancho ed Illi sono stati messi sotto accusa dal Ministero pubblico della Confederazione per propaganda pro-Isis, ma poi sciaguratamente assolti, anche per lacune nell’atto d’accusa.

Blancho ed Illi si sono pure vantati di non pagare né tasse né cassa malati, perché non avrebbero soldi. Entrambi sono infatti attivi professionalmente, ma a tempo parziale. Aumentare la percentuale lavorativa? Non se ne parla neanche! Dopo non avrebbero più tempo sufficiente per la loro “missione” di islamizzatori! Molto meglio farsi mantenere dagli svizzerotti fessi!

Ultimo baluardo

Ebbene, il CCIS ha avuto la bella idea di trasmettere un comunicato e di realizzare un video contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”.

Chiaro: gli islamisti combattono i  nostri diritti popolari. I diritti popolari costituiscono ormai l’ultimo ed unico baluardo alla loro avanzata.Perché i soldatini della partitocrazia, imbesuiti dal multikulti, stendono il tappeto rosso davanti agli estremisti musulmani.

CEDU complice

Per combattere l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, gli islamisti raccontando la solita fetecchiata secondo cui essa causerebbe “l’uscita della Svizzera dalla CEDU (?)” con la conseguenza che i giudici stranieri della Corte europea dei diritti dell’uomo non potrebbero più imporre le loro sentenze in casa nostra.

Ohibò, come mai questi salafiti sono così terrorizzati all’idea che i giudici di Strasburgo non possano più comandare in casa nostra? Di certo Blancho, Illi e compagnia cantante non sono preoccupati per i diritti dell’uomo. Semplicemente li sfruttano per i loro scopi, con l’obiettivo poi di abolirli.

Se costoro ci tengono tanto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, è perché sanno benissimo che non è un’istanza giudiziaria bensì politica, al servizio del  multikulti e delle frontiere spalancate. Ed infatti proprio di recente, ma tu guarda i casi della vita, la Corte in questione ha deciso che dobbiamo rottamare la libertà d’espressione sull’islam. E questo “in nome della pace religiosa”. Secondo i legulei di Strasburgo, infatti, il sentimento religioso dei musulmani non può essere offeso; quello dei cristiani invece sì. Sicché, avanti con la censura e con l’autocensura!

Ovvio che un tribunale che produce simili boiate piaccia molto agli islamisti:  fa il loro gioco, e lo fa alla grande!

A manina con la partitocrazia

Il sostegno del Consiglio centrale islamico al fronte contrario all’iniziativa “per l’autodeterminazione” deve far riflettere. La partitocrazia PLR-PPD-P$$ va a manina con gli islamisti,e ci va per combattere i diritti popolari e per predicare la sottomissione ai giudici stranieri. Blancho, Illi, e compagnia cantante sognano di demolire la nostra democrazia diretta. Del resto, la moglie di Illi va in giro assieme al patetico buffone Nekkaz per contestare un voto popolare. L’avversione per i diritti popolari accomuna gli islamisti alla partitocrazia ed alla casta. Ed infatti eccoli sullo stesso carro, tutti insieme appassionatamente! Proprio un quadretto edificante, non c’è che dire. Se non apriamo gli occhi adesso, c’è da chiedersi quando…

Campagna rivelatrice

La campagna politica del CCIS è inoltre rivelatrice. Manca poco al giorno in cui anche in Svizzera verrà fondato un partito islamico con l’obiettivo di cancellare le nostre leggi e la nostra Costituzione per sostituirle con la sharia. Intanto si comincia ad indebolire la Costituzione ed i diritti popolari con accordi internazionali del piffero e giudici stranieri pro-multikulti come quelli della CEDU. Ecco perché chi vuole una Svizzera sempre più islamizzata vota contro l’autodeterminazione. E’ chiaro che il futuro partito islamico, grazie alle naturalizzazioni facili di stranieri non integrati volute dalla partitocrazia, non farà fatica a trovare né i candidati, né gli elettori.

Avanti così che andiamo bene!

Lorenzo Quadri

 

Islamisti: ancora una calata di braghe

In Consiglio nazionale la partitocrazia ha asfaltato una petizione del Guastafeste che chiedeva di vietare i movimenti islamisti

Venerdì in Consiglio nazionale il solito triciclo PLR-PPD-P$ ha di  nuovo calato le braghe fin sotto i calcagni davanti all’islam radicale. E ti pareva!

Una petizione del Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, che chiedeva di vietare i  movimenti islamisti in Svizzera, è infatti stata asfaltata: ha ottenuto il sostegno solo del gruppo Udc e Lega (più due PPD). Tutti gli altri? Njet! Proibire i movimenti islamisti “sa po’ mia”!  Tappeto rosso agli estremisti musulmani!

Insistono

L’islam radicale avanza ed il triciclo PLR-PPD-PS insiste nel non fare un tubo per impedirlo. La partitocrazia, nel vano tentativo di lavarsi la coscienza, si nasconde dietro il piano-bidone contro la radicalizzazione. Ovvero, una ciofeca concepita da burocrati federali gauche-caviar, pro multikulti e pro Islam: non servirà assolutamente ad un tubo, se non a generare nuovi costi.

Strumenti?

Sugli “strumenti attualmente a disposizione” per combattere gli islamisti, con cui il triciclo ed i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale sono soliti sciacquarsi la bocca, stendiamo un velo (anzi un niqab) pietoso. Sono così efficaci che foffa islamista come Nicolas Blancho, Qaasim Illi e compagnia cantante, messi sotto accusa dal ministero pubblico della Confederella, sono stati assolti (!) dai legulei del Tribunale penale federale di Bellinzona, tra il tripudio dei musulmani radicalizzati accorsi ad esultare per le vie della capitale cantonale (ecco un po’ di gente da espellere subito).
Svizzera paese del Bengodi per estremisti islamici!

Diritti popolari

Domanda: questi signori parlamentari politikamente korretti apriranno gli occhi quando sarà troppo tardi, oppure non li apriranno mai?

E’ evidente che contro i disastri di questo establishment spalancatore di frontiere e multikulti, che sogna – e nemmeno lo nasconde! – di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera, c’è un solo rimedio: i diritti popolari! Basti pensare che il popolo, contro il parere della casta, ha votato il divieto di Burqa in Ticino cinque anni fa e settimana scorsa nel Canton San Gallo. Ecco perché la partitocrazia si arrampica sui vetri per limitare i diritti popolari.

Morale della favola: se si vuole fermare l’islamismo occorre raccogliere le firme. Perché se aspettiamo le istituzioni, aspettiamo un pezzo.

 Deputati ticinesi

L’unica nota positiva riguarda il Ticino: su 8 consiglieri nazionali, cinque hanno votato a sostegno della petizione del Ghiro contro i movimenti islamisti: i due leghisti, l’udc ed i due uregiatti. Hanno votato contro: gli esponenti di PLR (uno; l’altro era assente) e quella del P$! Complimenti alla partitocrazia per l’ennesima performance!

Lorenzo Quadri

 

Tribunale federale shock: nuovo assist agli islamisti

Secondo i legulei della partitocrazia, non si può vietare il velo islamico a scuola

E ti pareva se i legulei del Tribunale federale (TF) non facevano un nuovo regalo agli islamisti che stanno dilagando in Svizzera! Avanti con il fallimentare multikulti, avanti con i piegamenti a 90 gradi davanti a chi arriva da “altre culture” incompatibili con la nostra! Avanti così, e presto si vedrà dove andremo a finire!

La nuova performance del TF riguarda l’iniziativa popolare lanciata dall’Udc del Canton Vaud per proibire il velo islamico a scuola. L’iniziativa è riuscita, ma i legulei di Losanna con la loro sentenza la affossano dichiarandola irricevibile. Dicono che sarebbe incompatibile (?) con la libertà di religione. Ma va là! E poi, di quale libertà stiamo parlando? Della libertà delle alunne musulmane di ostentare il proprio credo auto-ghettizzandosi (alla faccia dell’ “inclusione” con cui amano sciacquarsi la bocca i politikamente korretti, specie quando si tratta di scuola)? O della libertà dei genitori (padri) islamisti di fare il lavaggio del cervello alle figlie e di costringerle a portare il velo islamico anche a scuola? E se magari scoprono che se lo sono tolto di spontanea volontà, giù botte? Sono queste le libertà che i galoppini del triciclo PLR-PPD-P$$ incadregati nel Tribunale federale per meriti partitici (come funzionano le elezioni dei giudici del TF è chiaro) difendono?

Cosa andate cianciando?

Tanto per cominciare, la libertà religiosa, come tutti i diritti costituzionali, può essere limitata se esiste una base legale, un interesse pubblico e se la limitazione è proporzionale. Quindi, nulla osta a vietare il velo islamico in classe. La base legale la si crea. L’interesse pubblico è evidente: favorire l’integrazione e contrastare l’islamismo dilagante, che mira a rottamare la nostra libertà di religione e la nostra democrazia. La proporzionalità è data; non si costringe nessuno ad abiurare e la stessa Corte di giustizia europea (!)  ha stabilito che un datore di lavoro può legittimamente proibire il velo islamico ai suoi impiegati. E la scuola è il posto di lavoro dei ragazzi.

Quindi, $ignori della partitocrazia multikulti, cosa andate blaterando che “sa po’ mia”?

E come la mettiamo con il fatto che il governo austriaco (Stato membro UE) lo scorso aprile ha deciso di avviare l’iter per la proibizione del velo nelle scuole, e questo proprio per favorire l’integrazione? E con i paesi che questo divieto già lo conoscono? E con gli Stati che addirittura prescrivono le uniformi scolastiche? Tutte dittature nazifasciste?

Comunque, cari esponenti della casta, avanti così. Continuate a srotolare il tappeto rosso davanti agli islamisti. Così tra un paio di decenni il velo nelle scuole non sarà proibito; sarà obbligatorio. E sapremo chi ringraziare.

Lorenzo Quadri

 

 

Svizzera sempre più paese del Bengodi per gli islamisti

Radicalismo: il Consiglio degli Stati non vuole mettere fuori legge l’associazione “Lies”

Come volevasi dimostrare, Svizzera sempre più paese del Bengodi per islamisti grazie al politikamente korretto. Il Consiglio degli Stati, ma chi l’avrebbe mai detto, di recente ha rifiutato di dichiarare fuori legge l’associazione “Lies!”, quella che distribuisce gratis il Corano con l’intento di radicalizzare. L’associazione è fortemente indiziata di reclutare jiahdisti. Ed infatti in Germania (paese UE, manifestamente Stato di diritto) è stata vietata senza tante storie. Emanare lo stesso divieto in Svizzera dovrebbe essere semplicemente scontato. Invece, una cippa! Si trovano scuse per temporeggiare, rimandare, cincischiare. Mentre gli islamisti fanno proselitismo, la Confederella sta a guardare. Il famoso Piano nazionale contro l’estremismo è solo il solito esercizietto federale di scarica barile. Berna assegna nuovi compiti ai Cantoni ed ai Comuni, ma senza attribuire i mezzi finanziari necessari a svolgerli. La foglia di fico è il politikamente korrettissimo principio di prossimità (?). Il piano in questione è un flop annunciato.

Intanto, nulla succede sui fronti dove sarebbe invece fondamentale intervenire. Ad esempio, su quello dell’ “assistenza facile” ai migranti economici. Lo stato sociale elvetico è diventato un self service a cui gli ultimi arrivati attingono in scioltezza. Così i radicalizzatori islamici, magari giunti qui come finti rifugiati (grazie, spalancatori di frontiere!) possono dedicare tranquillamente le proprie giornate al reclutamento di seguaci. Senza doversi preoccupare di lavorare: tanto a mantenere questa foffa ci pensa il solito sfigato contribuente. L’immigrazione fuori controllo fa galoppare lo stato sociale svizzero verso l’infinanziabilità. Però l’assistenza facile ai migranti economici non si tocca.

In Germania…

E nemmeno, come abbiamo visto, si mette fuori legge l’associazione “Lies!”. Il Consiglio federale blatera che “la distribuzione di Corani non è illegale, il divieto sarebbe incompatibile con la garanzia dei diritti fondamentali (uella)”: ovvero: “sa po’ mia!”. Ma chi vogliamo prendere per i fondelli con la fregnaccia dell’ “incompatibilità con i diritti fondamentali”? Il divieto è stato introdotto in Germania. Vogliamo forse sostenere che la Germania starebbe violando i diritti fondamentali? Ancora una volta, essi (o le leggi superiori) vengono impiegati come semplice pretesto politico per far entrare nel nostro Paese, e far restare, tutta la foffa.

 Nuovo record

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, proprio nei giorni scorsi si è saputo che nel 2017 i servizi d’informazione della Confederella hanno esaminato quasi 6500 dossier di asilanti che potrebbero rappresentare un pericolo pubblico. Un nuovo record, l’ennesimo, visto che l’anno prima gli incarti erano 5200. Ma come: non arrivava solo brava gente in fuga dalla guerra, come amano ripeterci i kompagnuzzi del “devono entrare tutti”? I servizi segreti hanno pure raccomandato di non concedere l’asilo a 38 finti rifugiati individuati come pericolosi: un numero che è quasi triplicato (!) rispetto a quello dell’anno precedente (14 casi).

Il messaggio trasmesso dall’impennata numerica di cui sopra è chiaro: la Svizzera diventa sempre più attrattiva per gli islamisti. Rendiamo grazie al buonismo-coglionismo imperante tra i politicanti della partitocrazia triciclata e tra i legulei dei tribunali. Evidentemente le notizie a proposito della pacchia elvetica  si diffondono rapidamente tra i finti rifugiati ma veri jihadisti (i quali, grazie agli smartphone ultimo modello, sono sempre connessi ed aggiornati, o “up to date” come si dice oggi). Tutti in Svizzera paese del Bengodi!

Njet a tutto

E cosa fanno i camerieri dell’UE  in Consiglio federale per sventare il crescente pericolo di terrorismo alle nostre latitudini? Respingono tutte le proposte utili a combattere i jihadisti, in quanto non in linea con le sciagurate aperture multikulti. No all’espulsione sistematica dei seguaci dell’Isis, no al divieto di distribuzione gratuita del Corano, no alla messa al bando dell’associazione “Lies!”, no al divieto di finanziamenti esteri a moschee e centri culturali (?) musulmani, no al giro di vite sull’assistenza facile ai migranti economici. E no, ça va sans dire, alla sospensione di Schengen e alla chiusura delle frontiere, che altri Paesi praticano invece in abbondanza. No a tutto!

Per contro, si corre a calare le braghe davanti ai Diktat dell’UE che mirano a disarmare i cittadini onesti col pretesto della lotta al terrorismo islamico, malgrado tali imposizioni siano contrari alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, alla volontà popolare. Diktat di cui peraltro i terroristi islamici si fanno un baffo, dal momento che mica si servono (quando se ne servono) di armi dichiarate legalmente. Ma che bella prospettiva!

Lorenzo Quadri

 

Islamisti in Svizzera: non possiamo più cincischiare

Ma guarda un po’: la Francia scopre i jihadisti con il sussidio statale. E da noi?

Ma guarda un po’: la Francia è sotto shock ma a noi, con tutto il rispetto parlando, viene un po’ da ridere. E non certo per sadico compiacimento per le disgrazie altrui.

Cosa ha traumatizzato i vicini gallici? La scoperta, resa nota di recente da Le Figaro, dei jihadisti con sussidi statali. In sostanza, secondo la Brigata francese specializzata nella caccia ai finanziamenti del terrorismo islamico, il 20% dei combattenti “francesi” dell’Isis arruolatisi in Siria o in Iraq continuava ad intascare sussidi per la disoccupazione o per l’alloggio dalla Francia. In altre parole, tra i principali finanziatori dei jihadisti francesi c’è proprio lo Stato francese.

Socialità come calamita

La notizia di per sé non è certo divertente. Il riso che provoca è di quelli amari. Buon risveglio! Anche a Parigi cominciano a rendersi conto che è proprio lo Stato sociale europeo ad attirare e  a foraggiare coloro che l’Europa la vogliono distruggere. Più la socialità locale è generosa con gli ultimi arrivati, più una nazione diventa attrattiva come covo per terroristi islamici. La socialità francese non è nota per essere tra le più generose. Quella elvetica, per contro, lo è eccome. Ed i seguaci dell’Isis lo sanno benissimo. Un esperto di terrorismo ha spiegato che i paesi maggiormente a rischio di attirare islamisti pericolosi sono quelli in cui, per gli ultimi arrivati, è più facile mettersi a carico del contribuente. Quelli dove ci si può far mantenere senza dover sottostare ad obblighi particolari. Quindi nel concreto la Svizzera ed i paesi nordici. Perché foraggiano tutti, inclusi i peggio intenzionati. Non ancora contenti, gli spalancatori di frontiere (e delle casse della nostra socialità) organizzano marce e manifestazioni  per “far entrare tutti” i migranti economici. Tra questi ultimi si trovano non solo numerosi estremisti islamici, ma anche migliaia di delinquenti che hanno beneficiato dei recenti indulti in Tunisia.

Tolleranza zero

Sarebbe infatti interessante sapere quanti islamisti sono mantenuti in Svizzera con i soldi del contribuente. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che la risposta sarebbe allarmante. E’  evidente che le nuove minacce (che non sono poi così nuove, l’andazzo dura già da anni) impongono dei ripensamenti a vari i livelli: immigrazione, politica sociale, gestione delle espulsioni.

Nei confronti dell’islam radicale va introdotta la tolleranza zero. E poiché certamente non tutti i musulmani sono terroristi, e ci mancherebbe, ma tutti i terroristi sono musulmani, è chiaro che l’islam in Svizzera va considerato un sorvegliato speciale.

Misure speciali

Serve una serie di provvedimenti ad hoc. Dal divieto di finanziamenti esteri alle moschee all’obbligo per gli imam di predicare nella lingua locale (altro che “sa po’ mia”, altro che “manca la base legale”! Vero kompagna Sommaruga?). Ma servono anche controlli assai  più efficaci sugli immigrati  in assistenza. Non esiste che, come l’ormai famoso imam di Nidau, essi possano vivere per anni ed anni nel nostro Paese a carico dello stato sociale, senza essere tenuti ad integrarsi, mentre portano avanti la loro opera di radicalizzazione.

Serve pure una politica migratoria e d’asilo assai più restrittiva. Nessun finto rifugiato a rischio deve poter entrare in Svizzera. Ed i sorvegliati speciali per jihadismo non vanno solo controllati. Vanno proprio espulsi dal paese.

Ed è inutile che i multikulti strillino al razzismo: questa situazione l’hanno creata loro con l’immigrazione incontrollata.

Fine del multikulti

Sia il sistema sociale che quello migratorio vanno rivisti a fondo. Non sono più adatti a far fronte alla situazione attuale e alle minacce islamiste. Altro che “devono entrare tutti”, altro che arrampicarsi sui vetri alla ricerca di scuse per non espellere. Gli esperti lo hanno detto chiaramente: i jihadisti temono più la chiusura dei rubinetti dei contributi sociali che il carcere. Bisogna prenderne atto e comportarsi di conseguenza.

Del resto, non ci vuole una gran fantasia per immaginare che la Francia, dopo la scoperta delle frotte di jihadisti con sussidio statale, non ci metterà molto a chiudere i cordoni della borsa dello Stato sociale ai migranti. Naturalmente lo potrà fare. Gli svizzerotti, invece, verranno rampognati per ogni cip da organismi internazionali che non valgono una sverza. Per svizzerotti si intende il popolo elvetico; non i suoi rappresentanti. Perché, se aspettiamo che i politicanti della partitocrazia prendano delle misure concrete per combattere gli islamisti in Svizzera, “campa cavallo che l’erba cresce”.

E’ chiaro che non possiamo farci intimidire dagli eurofunzionarietti di turno. A parte che siamo gli unici a dar retta a questa gente, la posta in gioco è troppo alta. Il tempo delle paturnie multikulti è definitivamente passato. Adesso deve aprirsi una nuova fase.

Lorenzo Quadri

Immigrazione: Ticino verso un destino da riserva indiana

I manifesti elettorali della Lega di qualche anno fa non erano mica campati in aria…

Ma guarda un po’: mentre imperversano le accuse di razzismo e di xenofobia alfine di colpevolizzare i ticinesotti, appaiono le ultime statistiche a proposito dell’immigrazione in Ticino. E, per l’ennesima volta, fanno stato di numeri che, in proporzione, non si trovano praticamente da nessun’altra parte. In Europa solo il piccolo Lussemburgo ha percentuali di popolazione straniera paragonabili alle nostre. Però noi siamo quelli chiusi e xenofobi. Quelli che devono fare entrare sempre più gente se vogliono avere la coscienza a posto.

180mila stranieri

In Ticino, secondo gli ultimi dati ci sono 100mila stranieri, ovvero quasi il 30% della popolazione. E, se gli stranieri continuano ad aumentare, sia per immigrazione che per saldo demografico, i ticinesi diminuiscono. Il destino che ci attende è dunque quello degli indiani nelle riserve. Il manifesto elettorale della Lega di qualche anno fa non era mica campato in aria. Senza contare che, come noto, i beneficiari di naturalizzazioni facili vanno a rimpolpare le statistiche degli svizzeri, così da abbellirle a beneficio degli internazionalisti.

Le statistiche sulla popolazione straniera, va da sé, non contano neppure frontalieri, padroncini e distaccati. Costoro infatti non sono formalmente residenti in Ticino. Però vi entrano tutti i giorni uno per macchina. Se aggiungiamo anche loro ai 100mila stranieri “ufficiali”, arriviamo tranquillamente, come scritto la scorsa settimana, a quota 180mila stranieri presenti giornalmente nel nostro Cantone. Cifre e percentuali che nessun altro paese ha. Per cui, piantatela una buona volta di seccarci la gloria con la fola del razzismo. Perché non sta né in cielo né in terra!

In tutto ci vuole misura

Parliamo invece di proporzioni. Perché ogni fenomeno ha un limite oltre il quale diventa insostenibile. E’ una legge fisica. Pretendere che l’immigrazione faccia eccezione è una vergognosa presa per i fondelli.  Ed è ovvio che, quando i limiti si superano, poi arrivano i contraccolpi. Chi ne porta la responsabilità? Non certo i ticinesi che questa situazione la subiscono. La responsabilità la porta chi ha permesso ed anzi ha voluto  l’immigrazione fuori controllo, e senza alcun rapporto con le esigenze dell’economia. Ed essa, come era scontato, ha generato una guerra tra poveri da cui ad uscire perdenti sono i  residenti.

E gli islamisti?

E già che ci siamo, ci piacerebbe avere anche un aggiornamento a proposito della situazione degli immigrati di religione islamica, perché il fenomeno della radicalizzazione non può essere preso sottogamba. Non passa settimana senza che si scopra in Svizzera un qualche imam filo-jihad che predica l’odio contro di noi, il nostro paese e la nostra società. Magari mentre nel frattempo intasca lauti aiuti sociali. E questi, evidentemente,  gli vanno bene anche se vengono dagli infedeli. Ma quanta di questa foffa estremista abbiamo fatto entrare?  Ringraziamo i multikulti! Ed intanto suona l’allarme anche sui matrimoni forzati…

Tornare indietro si può

Forse è il caso di rendersi conto che la limitazione dell’immigrazione non è una pretesa di pochi beceri razzisti. E’ diventata ormai un’esigenza se si vuole salvare la pace sociale, che è minacciata.  Elite spalancatrice di frontiere, cosa pretendi ancora che i cittadini siano disposti a sopportare?

Lo Stato sociale galoppa verso l’infinanziabilità perché “bisogna mantenere tutti” . La spesa per i finti rifugiati è ormai andata completamente fuori controllo. La politica d’asilo della kompagna Simonetta Sommaruga ci sta riempiendo di giovani migranti economici che mai saranno integrati. E che gli imam di cui sopra potranno facilmente radicalizzare (ammesso che non lo siano già di bel principio).   Sulla percentuale di detenuti stranieri nelle nostre carceri (punte fino all’80%) non torniamo nemmeno più. Le conseguenze viarie ed ambientali di una circolazione che non è più “libera” bensì selvaggia le tocchiamo con mano e le respiriamo tutti i giorni.  La sovrappopolazione da immigrazione scriteriata  fa esplodere  i costi dell’alloggio. Considerazioni, queste, che già si trovavano nell’iniziativa Ecopop, sostenuta anche da professori universitari. Ma naturalmente i promotori vennero trattati da delinquenti e l’iniziativa sepolta sotto quintalate di palta politikamente korretta.

Cosa deve ancora succedere perché ci si renda finalmente conto che così non si va avanti? Le frontiere spalancate hanno fatto solo disastri. Si sono dimostrate per quello che sono: un incidente nella storia. Un esperimento miseramente fallito. Si deve tornare indietro. Si deve e si può. Eccome che si può!

Lorenzo Quadri

Nuova scandalosa marchetta della $inistra agli stranieri

Il deputato P$$ Wermuth: “albanese e serbo croato nuove lingue nazionali”. E l’arabo no?

 

Consiglio al buon Wermut: prima di inventarti nuove lingue nazionali farlocche, comincia ad imparare quelle attuali, visto che non le sai

E ti pareva! A $inistra sbroccano di nuovo. Naturalmente il mantra è sempre lo stesso: ovvero frontiere spalancate e multikulti.

A regalare l’ennesima scempiaggine, naturalmente poi ampliata dai portali online  che visto il periodo estivo e il conseguente manco di notizie non sanno più cosa inventarsi per aumentare i click (più visualizzazioni uguale miglior posizionamento sul mercato pubblicitario), è ancora una volta tale consigliere nazionale P$$ Cedric Wermuth, simpatico come un cactus nelle mutande.

Costui, ex presidente della Gioventù Socialista (GISO: è quella che organizza le marce-flop contro le guardie di confine, quindi contro dei lavoratori, ed a sostegno degli immigrati clandestini e di conseguenza dei passatori e dell’Isis) già la scorsa settimana se ne era uscito a blaterare di introduzione in Svizzera del cosiddetto “ius soli”. Traduzione: chi nasce in nel nostro paese ottiene automaticamente la cittadinanza elvetica.

L’obiettivo che i kompagnuzzi perseguono con questa proposta è evidente: naturalizzare a tutto spiano ed in massa persone non integrate, che magari odiano e disprezzano la Svizzera e gli svizzeri (ma certamente non le prestazioni sociali pagate dal contribuente; quelle, invece, “piacciono” eccome). Intento partitico: tamponare l’emorragia di elettori P$$ con neo-svizzeri non integrati, così da poter portare avanti un programma politico che è contro la Svizzera e gli Svizzeri. Perché ormai la sigla PSS questo sta a significare: Partito contro la Svizzera e contro gli Svizzeri.

Nuove lingue nazionali

L’ultima sbroccata rossa  è dunque la seguente: il citato Wermuth dichiara che bisogna rendere lingue nazionali anche l’albanese ed il serbo-croato.

E’ evidente che non si tratta solo di una opinione personale del  Cedric, che conta come il due di briscola, ma  di una posizione condivisa all’interno del partito nazionale. Il quale infatti, ma tu guarda i casi della vita, ben si guarda dal distanziarsene ufficialmente.

A parte che una simile esternazione denota una clamorosa ignoranza della storia del nostro paese – ma è notorio che i kompagni se ne fregano della Svizzera, non per nulla in Ticino sono istericamente contrari all’insegnamento della civica – i conti non tornano. Wermuth, perché solo l’albanese ed il serbo croato? E l’arabo dove lo lasci? Ed il tigrino, ovvero la lingua dei finti rifugiati eritrei che voi kompagnuzzi volete “fare entrare tutti”? Non sarà che la gauche-caviar discrimina, vero?

Oltretutto, con questa ennesima marchetta agli stranieri, non gli si rende nemmeno un gran servizio, poiché sembra che la rivendicazione delle nuove lingue nazionali venga da loro.

La linea

Le sbroccate del deputatucolo Wermuth, malgrado come detto il peso politico di costui sia paragonabile a quello della sua collega Addolorata Marra di Botrugno (Puglia), ovvero tendente a zero, ben illustrano quali siano i programmi della $inistruccia rossocrociata; quella che se ne frega degli svizzeri e si preoccupa solo degli stranieri, a cominciare dai finti rifugiati. Visto poi che Wermuth è relativamente giovane, è verosimile immaginare che l’evoluzione, o piuttosto l’involuzione, del partito andrà nella direzione da lui indicata.

In sintesi

Ecco dunque riassunti i punti salienti del programma della $inistra (anti)svizzera:

– naturalizzare tutti;
– albanese e serbo croato, e magari prossimamente anche l’arabo, come nuove lingue nazionali;

– islam religione ufficiale;

– accogliere e mantenere tutti i finti rifugiati con lo smartphone (vedi marcia-flop dello scorso sabato);

– aumentare le tasse per finanziare l’accoglienza a tutti i migranti economici, e di conseguenza l’industria sociale ro$$a che vi ruota attorno;

– adesione e sottomissione integrale all’UE (Svizzera colonia di Bruxelles);
– nessuna espulsione di criminali d’importazione: ci teniamo in casa tutti i delinquenti stranieri, jihadisti compresi;

– in nome del multikulti, introduzione in Svizzera di leggi speciali per i musulmani.

Il mistero

Il mistero è come sia possibile che qualcuno voti ancora un partito con idee del genere. Che può piacere solo ai neo-svizzeri non integrati. Ecco perché i compagni vogliono naturalizzare tutti: in caso contrario, la cabina telefonica come sala per le riunioni plenarie diventa addirittura troppo spaziosa.

Ci sono paesi in cui nascono dei partiti islamisti. Da noi non serve: c’è già il P$$.

PS: suggerimento al “buon” Wermuth: invece di inventarti nuove lingue nazionali farlocche, comincia ad imparare quelle attuali, visto che non le sai.

 

Lorenzo Quadri