E ridàgli: targa svizzera non vuol dire conducente svizzero

 

Giornalai italici fomentano astio contro i ticinesi. Ma se chiudessimo le frontiere…

 

Ohibò, da Oltreconfine si continua a fomentare l’astio contro gli svizzerotti. Ed in questa attività eccelle (?) il quotidiano di Como La Provincia, già noto per la panna montata sugli automobilisti con targa svizzera che commettono infrazioni nel Belpaese. Su questo tema, lo scorso Natale, era stata imbastita una vera e propria telenovela. Naturalmente senza che venisse mai considerato un fattore fondamentale. Ovvero, che tra l’avere la targa svizzera sull’auto e l’essere cittadini svizzeri, ce ne corre! In Ticino un terzo della popolazione è straniera (e, se si aggiungessero i beneficiari di naturalizzazioni facili, si arriverebbe come niente alla maggioranza). E quale categoria di stranieri residenti in Svizzera, con tutta probabilità, si reca con maggior frequenza nel Belpaese? Forse gli italiani stessi?

E la proposta di legge?

Sicché i giornalai d’oltreramina, prima di strillare agli automobilisti “svizzeri” cafoni che commettono infrazioni nella vicina Repubblica,  sperando in questo modo di incrementare i lettori, dovrebbero tenere ben presente che ci sono buone probabilità che i “cafoni” in questione non siano svizzeri, bensì italiani. Quindi: prima di definire come “svizzero” un automobilista maleducato, assicurarsi che abbia davvero il passaporto rosso.

C’è chi nel Comasco ha anche cavalcato politicamente la questione. Come quel deputato di Fratelli d’Italia che negli scorsi mesi ha presentato una proposta di legge – con tanto di scimmiottature della campagna “Bala i ratt” – affinché ai conducenti stranieri che non saldano le contravvenzioni ricevute in Italia venga sequestrato il veicolo. Inutile dire che poi del disegno di legge non si è più saputo nulla.

Pure gli insulti al sindaco?

Nei giorni scorsi l’ondata di odio antisvizzero è stata nuovamente fomentata dal solito quotidiano la Provincia con un bel titolone del seguente tenore in apertura di pagina: “Svizzero parcheggia al posto dei disabili ed insulta il sindaco che lo rimprovera”. Il fattaccio si sarebbe verificato a Carlazzo. Peccato che, come al solito, non c’è alcuna prova che l’automobilista in questione fosse cittadino elvetico. L’identità dell’automobilista rimane infatti sconosciuta.

Nei mesi scorsi una Ferrari con targhe ticinesi parcheggiata su un posto riservato ai disabili a Milano aveva fatto esplodere i social media. Dopo qualche giorno di feroci polemiche, si è scoperto che il proprietario del bolide era un cittadino italiano. A Carlazzo potrebbe benissimo essere accaduta la stessa cosa. Però “si” preferisce puntare il dito accusatore contro gli svizzeri, ripetendo come un mantra il cliché, malevolo e farlocco, dei ticinesi “ligi in patria ma maleducati in casa d’altri”.

Provocazioni poco intelligenti

Nelle province di confine italiane, aizzare all’odio contro i ticinesi per vendere qualche copia di giornale aggiuntiva o per ottenere qualche click in più, non è di certo una scelta intelligente. Infatti, è bene tenere sempre presente che, tra frontalieri, padroncini e le loro famiglie, sono almeno 300mila gli abitanti della fascia di confine della Vicina Repubblica ad avere la pagnotta sul tavolo grazie al Ticino. Poiché – alla faccia degli studi farlocchi divulgati dai soliti prezzolati soldatini della casta spalancatrice di frontiere – ciò avviene spesso e volentieri a scapito dei lavoratori ticinesi, maggior rispetto e cautela da parte italiana sarebbero senz’altro doverosi. Certa gente, al di là della ramina, prima di parlare della Svizzera dovrebbe sciacquarsi la bocca. In concreto, sarebbe assai opportuno evitare di lanciare accuse a vanvera. Perché, dalle nostre parti, a qualcuno prima o poi potrebbe scappare la poesia. E allora saranno cavoli non dolcificati. Ad esempio: “gilet gialli” ticinesi che bloccano le dogane per protesta?

Lo squinternato

La querelle farlocca sul presunto “svizzero” che a Carlazzo parcheggia al posto dei disabili ed insulta il sindaco,  ha naturalmente dato il là ai vari haters da tastiera: la famosa “legione di imbecilli” di Umberto Eco.

Uno di questi idioti ha superato sé stesso pubblicando il seguente delirio (vedi il “post” sotto): “Sabato mi piazzo davanti al Bennet di Como ed ogni macchina targata TI la spacco (…) io che sono italiano alla Svizzera a fine anno lascio in tasse più della media svizzera (…) ANDATE A CAGARE (in maiuscolo) razzisti del ca…”.

Qui qualcuno sta andando fuori di testa; anzi probabilmente ci è già andato.
1) Visto che questo esagitato odia la Svizzera e gli svizzeri, cosa ci sta a fare qui? Rientrare subito al natìo paesello! Föö di ball!
2) Mettere in atto l’insano proposito indicato nel post significherebbe distruggere le macchine di tanti suoi connazionali, visto che TARGA ticinese non vuol dire automobilista ticinese.
3) Simili squinternati sono un motivo in più per evitare di andare a fare la spesa in Italia, e fare lavorare invece il commercio ticinese. Visto che, secondo l’ennesimo leone da tastiera, i ticinesi (o presunti tali) che vanno a fare la spesa in Italia sono un fastidio… non lasciare nemmeno un centesimo nel Balpaese. Così sono tutti contenti.

Lorenzo Quadri

“Rimesse”: è ora di tassarle

I migranti inviano ogni anno svariati miliardi di franchetti nei paesi d’origine

Se il Belpaese può, perché noi non potremmo?

Ma guarda un po’. Finalmente si comincia a parlare di rimesse. Che non sono i garage, ma sono i soldi che gli immigrati in Svizzera mandano nel paese d’origine. Curiosamente, il tema è stato sollevato la scorsa domenica dal Caffè della Peppina.

L’ammontare delle rimesse è assai difficile da calcolare. Per la Svizzera si parla di oltre otto miliardi all’anno, ma alcune stime indicano una cifra doppia. Su una cosa sono tutti d’accordo: la somma cresce. E, visto che si parla di una barcata di soldi, la cosa non può lasciare indifferenti.

Due questioni

Le rimesse pongono almeno due interrogativi.

  • Questi soldi che i migranti inviano al natìo paesello, sono frutto del lavoro o provengono da aiuti sociali? Se si stratta di soldi guadagnati, evidentemente, i proprietari li possono mandare a chi più gli aggrada. Ma se sono invece soldi delnostro Stato sociale, è evidente che bisogna intervenire, ovvero che bisogna tagliare i sussidi.
  • I miliardi fatti “espatriare” sfuggono al nostro circolo economico, in quanto verranno spesi all’estero. E allora, non sarebbe forse il caso di gravarli con una modesta tassa per far rimanere qui qualche soldino? Il Belpaese, ad esempio, ha di recente introdotto una tassa sulle rimesse dell’1.5%. Perché la Svizzera non potrebbe fare la stessa cosa?

Atto parlamentare

Le due questioni sono state sollevate da chi scrive all’indirizzo del Consiglio federale, tramite atto parlamentare. Inutile dire che la risposta è stata un njet su tutta la linea, condita dalle consuete fregnacce politikamente korrette. Tagliare i sussidi agli stranieri? Non sia mai! Dobbiamo continuare ad essere il paese del Bengodi per tutti, tranne che per gli svizzeri! Inoltre, indagare sulla provenienza delle rimesse sarebbe “troppo complicato”! Quanto alla proposta di introdurre una modesta tassa: “Sa po’ mia! E poi ci vuole una base costituzionale…”.

Fregnacce di comodo

Ohibò, qui c’è gente che sta davvero passando il limite. “Sa po’ mia” una fava: se l’Italia può, possiamo anche noi. Quanto alla base costituzionale mancante: è il colmo! Proprio i camerieri dell’UE che buttano nel water la Costituzione per inginocchiarsi davanti ai loro padroni di Bruxelles (vedi la rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, vedi la calata di braghe davanti al Diktat disarmista in votazione oggi) quando fa comodo a loro pretendono di nascondersi dietro la Carta fondamentale.

Tanto per cominciare, se la base costituzionale per tassare le rimesse manca, nulla impedisce di crearla. Inoltre, è il caso di ricordare che il canone radioTV più caro d’Europa è stato trasformato in un’imposta SENZA uno straccio di base costituzionale. Per cui, cari signori “ministri”, certe fanfaluche le andate a raccontare a qualcun altro!

Avanti con la tassazione delle rimesse! E’ ora di piantarla con l’accanimento nei confronti degli svizzeri, mentre ai migranti viene applicato ogni tipo di trattamento di favore per paura di venire tacciati di “razzismo e xenofobia”.

Lorenzo Quadri

Nuova presa per il “lato B”

KrankenCassis minaccia (?) il Belpaese: “fiducia a rischio”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Evidentemente, il ministro degli esteri liblab non si sogna di disdire la vetusta Convenzione del 1974. E dire che in Ticino il suo partito tentava di far credere…

Qui davvero non si capisce se c’è da ridere o da piangere!

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, PLR, adesso pensa di fare la voce grossa con il Belpaese.

Con un inaudito sussulto d’orgoglio, dopo essersi fatto infinocchiare alla grande in gennaio in occasione della visita a Lugano del suo omologo nonché connazionale italiano Enzo Moavero Milanesi, nel discorso inaugurale del Forum Svizzera-Italia Cassis ha chiesto al Belpaese di fare un passo avanti (?) a proposito dell’eterno tormentone del nuovo (sempre meno nuovo: il tempo scorre inesorabile) accordo sulla fiscalità dei frontalieri.

L’interminabile stallo, ha in sostanza dichiarato KrankenCassis,  mette a repentaglio la fiducia della Svizzera nel governo di Roma.

Uhhh, che pagüüüraaaa! Immaginiamo che, davanti ad una prospettiva terrificante come quella di “perdere la fiducia” (?) dei camerieri bernesi dell’UE, a Palazzo Chigi siano caduti in preda al panico abbandonandosi a scene di isterismo collettivo!

A parte che non si capisce cosa voglia dire in concreto “compiere un passo avanti”. Ma chi s’immagina di prendere per i fondelli il buon Ignazio con siffatte fanfaluche? Di sicuro non i suoi connazionali italici che, come Cassis ben sa, son più furbi che belli. E’ evidente che la presa per i fondelli è invece diretta agli svizzerotti.

Solo fumogeni

Anche il Gigi di Viganello ha capito che il Belpaese non ha alcuna voglia di sottoscrivere il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Perché, incredibilmente, i frontalieri tengono in scacco la politica dello Stivale. Era così per il precedente governo, lo è per quello attuale e lo sarà anche per i futuri.

Le pernacchie sulla “perdita di fiducia” altro non sono che risibili fumogeni. Pretesti per non dover fare quello che andrebbe fatto se si vuole ottenere qualcosa dai vicini a sud.  Ovvero: 1) bloccare i ristorni dei frontalieri e 2) disdire la famigerata Convenzione del 1974.

Adesso abbiamo l’ennesima conferma che solo la Lega vuole compiere questi passi. Mentre il PLR non ci pensa proprio. L’ex partitone è infatti da sempre assolutamente contrario al blocco dei ristorni. Sulla Convenzione del 1974 si è invece prodotto in una serie di pagliacciate.

Nei mesi scorsi, a puro scopo di campagna elettorale, il gruppo PLR in Gran Consiglio – fotocopiando le posizioni dell’odiata Lega (politica-Xerox) –  ha presentato una mozione al governicchio  in cui chiede di attivarsi con Berna per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Un paio di settimane dopo, i tre rappresentanti PLR alle Camere federali (Abate, Merlini, Cattaneo) hanno pubblicato sui giornali un’opinione in cui silurano la proposta del loro stesso partito cantonale. Adesso Cassis chiarisce al di là di ogni dubbio che la Convenzione del 1974 non verrà mai disdetta; che per lui è intoccabile. Se infatti, dopo anni che il Belpaese mena il can per l’aia sulla fiscalità dei frontalieri, il massimo che il buon KrankenCassis riesce ad inventarsi come mezzo di pressione è adombrare una presunta “fiducia a rischio”, è evidente che non intende fare altro. Ovvero, che non intende prendere alcuna misura concreta. Avesse avuto anche solo una mezza idea di disdire la Convenzione del 1974, quale migliore occasione avrebbe avuto del Forum tra Italia e Svizzera per ventilare tale ipotesi?

Morale: questo sfigatissimo Cantone continuerà a venire ingiustamente penalizzato da accordi vecchi di 45 anni e da molto tempo superati dagli eventi. Ecco come il PLR ed i suoi politicanti difendono gli interessi del Ticino.

Lorenzo Quadri

Di nuovo umiliati dall’Italia

Quadri: “In pochi giorni, ci siano fatti bagnare due volte il naso dal Belpaese”

 

La scorsa settimana, il  Senato italiano ha approvato a larga maggioranza (201 favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti) la nuova legge che potenzia il diritto alla legittima difesa. Le nuove regole sono dunque in vigore, avendo la Camera già approvato le proposte.

Nel 2016, il deputato leghista Lorenzo Quadriaveva presentato in Consiglio nazionale un’iniziativa parlamentare, intitolata “potenziare il diritto alla legittima difesa”, simile alla nuova legge italiana. Ma nel marzo dello scorso anno la partitocrazia PLR-PPD-P$$ l’ha bocciata.

Cosa pensa Quadri della decisione del Senato italiano?

Me ne rallegro per il Belpaese, ovviamente. Si tratta di una svolta importante, sia all’atto pratico che politico. In Italia lo Stato ha voluto chiarire di stare dalla parte delle vittime delle aggressioni in casa propria. Da noi invece continua il buonismo-coglionismo che tutela i delinquenti e criminalizza il cittadino onesto che si difende. Come se difendersi da un rapinatore penetrato nella propria abitazione non fosse un diritto, uno dei più elementari peraltro, ma un reato vergognoso.

La sua proposta era forse troppo “estrema”?

Certamente no. Anzi, era una proposta assai moderata. Quella accettata in Italia è più incisiva: riguarda non solo le rapine in casa, ma anche quelle in negozio o sul luogo di lavoro. Per il resto, la versione italiana è simile alla mia. Già oggi, secondo la legislazione svizzera, chi eccede nella legittima difesa “per scusabile eccitazione o sbigottimento” non è colpevole. Io proponevo che, in campo di rapine in casa, tale stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” fosse acquisito per principio. Quindi: non sarebbe stato più compito della persona accusata di eccesso di legittima difesa dimostrare di essersi trovata in condizione di “scusabile eccitazione o sbigottimento”; sarebbe stato compito del Ministero pubblico che la volesse eventualmente incriminare dimostrare che nonsi trovava in tale stato. Sembrano sofismi da legulei, ma all’atto pratico la differenza è importante. La legge attuale è un deterrente non già per i criminali, ma per le vittime. L’ammaestramento che contiene è chiaro: non difendetevi dai rapinatori, piuttosto mettetevi in pericolo, altrimenti sarete voi a finire sul banco degli imputati. Questo  rispecchia l’ideologia buonista-coglionista dominante, che vuole che cittadino onesto sia sinonimo di cittadino debole, inerme, incapace di difendersi. Un’ideologia che è una manna dal cielo per i criminali pericolosi, in genere d’importazione: gli facilita il lavoro. Rende il nostro paese sempre più attrattivo per delinquenti senza scrupoli.

E’ però vero che in Italia le rapine in casa sono una realtà diffusa, in Svizzera una rarità (per fortuna).

Grazie alla politica delle frontiere spalancate, voluta dalla casta, le sciagure italiane sono destinate ad arrivare anche da noi. E’ solo questione di tempo. Fa specie come su certi temi politikamente korretti, quelli che piacciono all’establishment, ci si inventino profluvi di leggi a titolo ipotetico e preventivo. Invece, su altri argomenti sgraditi, come può essere la legittima difesa, o anche la lotta all’islamismo, la maggioranza dei politicanti rifiuta di agire. Si nasconde dietro il mantra del presunto “non problema”.

Non vorrà dire che il Belpaese sta facendo meglio della Svizzera?

Posso solo commentare: povera Svizzera! Nel giro di pochi giorni, l’Italia ci ha bagnato il naso in due occasioni. Prima con il ritiro senza tante storie della cittadinanza italiana al jihadista marocchino Moutaharrik, quello che si allenava a Canobbio. In Svizzera la possibilità di revocare la cittadinanza in casi del genere esiste da decenni, ma credo non sia mai stata usata; ed anzi, il solo evocarla provoca strilli isterici da parte della maggioranza “benpensante”. Adesso la Penisola ci surclassa con la nuova legge sulla legittima difesa. Mentre i vicini a sud si muovono, alle nostre latitudini i politicanti del triciclo, con i loro njet, stanno collezionando figure meschine nei confronti dei cittadini. Che mi auguro sapranno come ringraziarli alle urne.

MDD

 

 

Anche l’Italia ci surclassa

Legittima difesa, ritiro della cittadinanza ai terroristi: per colpa della partitocrazia…

E’ proprio il caso di dire: povera Svizzera! Nel giro di pochi giorni, il Belpaese ci ha bagnato il naso non una, ma due volte.

Primo caso. Il “pugile dell’Isis” ossia il kickboxer marocchino, naturalizzato italiano, Abderrahim Moutaharrik, che si allenava anche a Canobbio. Questa “risorsa da integrare” militava nelle fila dello Stato islamico. Processato in Italia e condannato in via definitiva, in tempi brevissimi ha ricevuto il decreto governativo con il ritiro della cittadinanza italiana. Ciò in base alle nuove norme approvate solo da qualche mese. C’è davvero di che farsi cadere le braccia ed altro. In Svizzera sono decenni che la legge prevede la possibilità di revocare la cittadinanza elvetica ad un beneficiario di naturalizzazione facile “se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera” (art. 42 LCit). Ma quante volte è stata applicata questa disposizione? O piuttosto: è mai stata applicata?

Del resto, basta solo invocarla che subito la partitocrazia politikamente korretta si mette a strillare al “razzismo” e a blaterare che “sa po’ mia”. “Devono restare tutti”!

Secondo caso. Sempre nei giorni scorsi il Senato italiano, dopo la Camera, ha accettato la nuova legge per il potenziamento della legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione (ma anche in negozio o sul luogo di lavoro). In questo modo lo Stato compie una scelta di campo chiara: si schiera dalla parte delle vittime dei rapinatori e non da quella dei delinquenti. Difendersi dalle aggressioni, a maggior ragione da quelle in casa – un luogo dove ognuno ha il diritto di sentirsi al sicuro! – è un diritto e non un crimine. Chi scrive nel 2016 ha presentato un’iniziativa parlamentare in Consiglio nazionale per chiedere un (ragionevole) potenziamento del diritto alla legittima difesa; oltretutto la proposta era limitata alle vittime di aggressioni nella propria abitazione. Ma naturalmente, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha detto njet! Avanti con il buonismo-coglionismo, stendiamo il tappeto rosso alla delinquenza d’importazione!

A livello cantonale, è invece pendente un’iniziativa popolare, promossa dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli e sostenuta dalla Lega. Questa iniziativa chiede che chi, accusato di eccesso di legittima difesa, è poi stato assolto, non debba far fronte a spese legali. Inutile dire che, anche in questo caso, il triciclo PLR-PPD-P$ sta facendo melina. E non ha nemmeno il coraggio delle proprie posizioni. Infatti, malgrado il rapporto leghista favorevole all’iniziativa (relatrice Sabrina Aldi) sia pronto da settimane, il triciclo non vuole uscirsene con il suo “gran rifiuto” prima delle elezioni.

Come detto all’inizio: ormai ci facciamo bagnare il naso anche dalla vicina Repubblica. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Multe: furbetti d’oltreramina

Altro che montare la panna sulle infrazioni commesse a Como da auto con TARGHE ticinesi!

 

Scusate ma qui ci scappa davvero da ridere! Nei mesi scorsi, ed in particolare sotto Natale, oltreramina i giornalai montavano la panna ad oltranza sulle multe prese a Como e dintorni da auto con TARGHE ticinesi.

Come è noto, avere l’auto targata TI è una cosa ben diversa dall’essere ticinesi, visto che in questo sfigatissimo Cantone oltre un terzo della popolazione è straniera. Ed in più ci sono anche frontalieri che, per un motivo o per l’altro, guidano auto targate Ticino.

Ma naturalmente al di là del confine hanno ritenuto intelligente avviare l’ennesima shitstorm (=tempesta di cacca) contro gli svizzerotti “rispettosi delle regole in casa propria ma delinquenti in casa d’altri”.Geniale!

Magari, prima di spalare palta sul Ticino e sulla sua gente pensando di aumentare i “click” o le vendite di giornali cartacei, oltreramina farebbero bene a ricordarsi che, senza il Ticino, centinaia di migliaia dei “loro” (65’500 frontalieri più i padroncini più le rispettive famiglie) non avrebbero la pagnotta sul tavolo!

Anche i politicanti…

Visto che il tema dei furbetti con TARGHE ticinesi mediaticamente tirava, i politicanti del Belpaese in costante fregola di visibilità hanno pensato bene di saltare sul carro. Addirittura presentando proposte di legge draconiane sul tema.

Si ricorda in particolare l’alzata d’ingegno di due esponenti di Fratelli d’Italia, che ancora una volta puntavano esplicitamente il dito contro i ticinesi. Hanno pure creato l’“hashtag” (uella) “adesstabalatancatì”, per fare il verso a balairatt.

I grandi statisti  di Fratelli d’Italia evidentemente non si sono resi conto che a ballare, ammesso che ballo ci sarà (la proposta è già dispersa nelle nebbie: ma l’importante era ottenere il quarto d’ora di visibilità, mica realizzare qualcosa di concreto)  sarebbero in massima parte proprio dei… “Fratelli d’Italia”.

Infatti si continua ad ignorare quanti degli automobilisti indisciplinati che, al volante di automobili targate Ticino, commettono infrazioni nel Belpaese, sono effettivamente ticinesi e quanti sono invece stranieri; ed in particolare, proprio cittadini italici.

La resa dei conti

Adesso arriva però la resa dei conti. L’altra faccia della medaglia. Il governicchio ticinese, rispondendo ad un’interpellanza del deputato leghista Daniele Casalini, ha infatti indicato che in Ticino, da novembre 2017 ad oggi, risultano scoperte 6653 contravvenzioni, per un ammontare complessivo di un milione e 21mila franchetti.

Di queste, oltre 5400 sono di automobilisti del Belpaese, per un totale di 800mila Fr. E ben difficilmente si può immaginare che si tratti di conducenti ticinesi residenti in Italia.

Allora, cari giornalai della fascia di confine del Belpaese, come la mettiamo? Chi sono quelli che fanno i furbetti in casa d’altri?

Lorenzo Quadri

Il Belpaese ci bagna il naso?

Revoca della cittadinanza ed espulsione dei terroristi islamici: il caso Moutaharrik

Il nome di Abderrhaim Moutaharrik alle nostre latitudini suonerà familiare. Non solo per l’avanzata islamista che ha portato alla diffusione di nomi analoghi anche dalle nostre parti. Ma perché costui è assurto agli onori della cronaca di questo sfigatissimo Cantone tre anni fa, come “il kickboxer dell’Isis” o anche come il “jihadista di Canobbio”.

Si allenava a Canobbio

Mouthaharrik, cittadino di origine marocchina, naturalizzato italiano e residente a Lecco,  si allenava infatti anche a Canobbio.

Processato nel Belpaese, il jihadista trentenne è stato condannato a sei anni di carcere. Lo scorso mese di febbraio, la Cassazione ha reso definitiva la condanna.

Ieri il Corriere della seraha dedicato al caso un interessante articolo. Interessante perché? Perché nell’ottobre dello scorso anno nel Belpaese è entrato in vigore il decreto di legge su sicurezza ed immigrazione. Il quale prevede, ma guarda un po’, la revoca della cittadinanza italiana e l’espulsione per i criminali che sono stati condannati in via definitiva per terrorismo.

Il kickboxer potrebbe dunque essere il primo caso – primo di una lunga serie, c’è da supporre – a cui si applica la nuova disposizione. “Potrebbe”, perché naturalmente l’avvocato difensore del jihadista tenta di cavillare, dicendo che il suo assistito ha commesso i reati per cui è stato condannato quando il decreto legge non era ancora in vigore, e la nuova norma non potrebbe (a mente del leguleio) avere effetto retroattivo.

Hai capito i vicini a sud?

Al di là di questo, c’è da restarci con il naso in mezzo alla faccia. Hai capito i vicini a sud? Ai terroristi islamici, anche se naturalizzati, la cittadinanza viene ritirata senza tante storie.

Dalle nostre parti invece, grazie alla partitocrazia multikulti, imperversano le pippe mentali buoniste-coglioniste. Con i $inistrati ed il governicchio federale che strillano che non si possono (“sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se a casa loro sarebbero in pericolo. E’ il colmo!

E dire che da noi la disposizione che dà la facoltà di ritirare il passaporto rosso ad un naturalizzato che mette gravemente in pericolo l’ordine pubblico esiste da decenni. Ma quante volte è stata applicata? O meglio: è mai stata applicata

Lettera morta grazie a PLR-P$$?

La scorsa settimana, in un raro sprazzo di lucidità, a stretta maggioranza il Consiglio degli Stati ha approvato la mozione del parlamentare uregiatto Fabio Regazzi, già sposata dalla maggioranza del Consiglio nazionale, che chiede che i terroristi islamici condannati vengano espulsi in ogni caso; anche se nel paese d’origine sarebbero in pericolo. E ci mancherebbe altro!

Però la casta politikamente korretta – a partire dalla ministra di giustizia PLRKarin Keller Sutter –  si è già messa a starnazzare all’inapplicabilità. Il Mago Otelma prevede che questa mozione farà la stessa fine di quella della leghista Roberta Pantani per la chiusura notturna dei valichi secondari. Il Parlamento approva, la burocrazia ro$$a bernese affossa.

Poi, quando ci saremo completamente trasformati nel Paese del Bengodi per terroristi islamici, sapremo chi ringraziare! Vero Consigliera federale PLRKeller Sutter?

Lorenzo Quadri

 

 

Quadri: “Ecco come consegnare Lojacono-Baragiola all’Italia”

 

Il deputato leghista: “non si tratta solo di risolvere un singolo, ma soprattutto di pensare al futuro”

E’ stata annunciata ed è arrivata. Il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadriha presentato una mozione che, tramite una modifica di legge, chiede la consegna all’Italia del terrorista Alvaro Lojacono Baragiola. Per la giustizia del Belpaese costui risulta (da decenni ormai) latitante in Svizzera. “Ma non si tratta –precisa Quadri – di creare solo una “lex Baragiola”, bensì di pensare anche a situazioni che certamente si presenteranno in futuro”.

Perché rivangare la vicenda Lojacono-Baragiola?

Come sappiamo il caso è tornato d’attualità dopo la consegna all’Italia del brigatista Cesare Battisti da parte della Bolivia. E’ evidente che a questo punto la Svizzera non può più macchiarsi di complicità con un terrorista come Lojacono, che sfugge ad una condanna all’ergastolo e ad una a 17 anni di prigione, pronunciate in Italia e cresciute in giudicato, perché trent’anni fa ha ottenuto il passaporto svizzero grazie alla nazionalità della madre ed a possibili connivenze politiche. Se poi pensiamo che il signore in questione beneficia pure del pubblico impiego presso l’università di Friburgo, c’è davvero di che vergognarsi. I politicanti della partitocrazia amano sciacquarsi la bocca con la “reputazione internazionale della Svizzera”, in genere usata come pretesto ricattatorio per giustificare l’accoglienza di finti rifugiati o la sottoscrizione di accordi internazionali capestro. Forse che proteggere e dare un impiego statale ad un terrorista assassino non “nuoce alla reputazione internazionale” del nostro Paese? Aggiungo inoltre che, se Lojacono fosse stato un criminale nazifascista, sarebbe già stato consegnato all’Italia da un pezzo e senza tante storie. O vuoi vedere che un criminale di sinistra merita di essere trattato meglio di un criminale di destra? E quindi che le vittime di un criminale di sinistra, e le loro famiglie, sono “vittime di serie B”?

Qual è allora la sua proposta?

In base alla Legge sull’acquisto e sulla perdita della cittadinanza svizzera, quest’ultima può essere ritirata “ad una persona che possiede anche la cittadinanza di un altro Stato, se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera”. Lojacono Baragiola non ha più la cittadinanza italiana, e quindi questa diposizione non può trovare applicazione al suo caso. La legge sull’assistenza internazionale in materia penale prevede dal canto suo che “nessuno Svizzero può essere estradato o consegnato a uno Stato estero a scopo di perseguimento o esecuzione penali”, a meno che vi acconsenta per iscritto. Siamo dunque ad un’impasse. Lojacono Baragiola, che ha solo il passaporto svizzero, non può venire privato della cittadinanza elvetica e dunque non è estradabile in Italia. Di conseguenza ho proposto di introdurre un’eccezione: per reati di terrorismo – quindi non stiamo parlando di quisquilie, ma di crimini della massima gravità – deve essere possibile estradare anche cittadini svizzeri.

Perché questa non sarebbe una “Lex Baragiola”?

Perché in futuro la Svizzera si troverà senza dubbio confrontata con casi di cittadini elvetici, magari beneficiari di naturalizzazioni facili, colpevoli e condannati all’estero per reati di terrorismo islamico. Persone che, proprio per non correre il rischio di un’estradizione, hanno scientemente rinunciato alla cittadinanza del paese d’origine. Ma il passaporto elvetico non deve diventare un mezzo per permettere a simili criminali di scappare dalla giustizia. Il nostro passaporto non merita di essere infangato in questo modo! Un caso Lojacono basta e avanza.

MDD

 

Ci fregano un’altra volta!

Dialogo economico italo-svizzero: per colpa dei burocrati bernesi, si terrà in inglese!

 

Nuova dimostrazione di come i burocrati bernesi si fanno fare fessi dai vicini del Belpaese. E poi ad andarci di mezzo è il Ticino.

Con il Belpaese le vertenze aperte sono parecchie. Non solo la notoria questione dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, che si trascina ormai dal 2015 e che mai andrà in porto perché l’Italia non lo vuole. Nel limbo c’è anche l’accesso degli operatori finanziari ticinesi al mercato italiano. Non si tratta di una questione di lana caprina. In ballo ci sono tanti posti di lavoro che potrebbero venire spostati dal Ticino ad oltreramina.

Come se non bastasse, nelle scorse settimane l’Agenzia delle entrate italiana si è messa a stalkerare direttamente le banche ticinesi a proposito delle attività transfrontaliere, inviando formulari minacciosi oltre che fumosi direttamente agli istituti di credito. E naturalmente i “gendarmi” italici pretendono risposte in tempi brevi. Dai camerieri bernesi dell’UE, come di consueto, sul tema non è arrivato un cip. Fosse successo alle banche zurighesi…

In inglese

Si dà però il caso che il prossimo 21 marzo sia prevista l’edizione 2019 del dialogo economico tra Belpaese e Svizzera. Come intendono dialogare i burocrati bernesi con i vicini a sud? In inglese! E ciò malgrado negli anni scorsi si sia sempre usato l’italiano. E’ chiaro che andare in Italia a parlare in inglese è il modo migliore per farsi fare fessi ancora una volta. Evidentemente questo accade perché il burocrate di riferimento sotto le Cupole federali non sa l’italiano. E quindi il Ticino fa le spese dell’ignoranza linguistica degli strapagati funzionari della Confederella. Al proposito chi scrive ha depositato una domanda al Consiglio federale. La risposta dovrebbe arrivare lunedì.

Svegliarsi, mai?

E’ manifesto che, con una simile mentalità, mai gli svizzerotti potranno ottenere alcunché dall’Italia. Se ci affidiamo ai bernesi che vanno a Roma a parlare in inglese, stiamo freschi!

Sicché: cosa aspettiamo a procedere con il blocco dei ristorni? Adesso che l’ex partitone ha dichiarato, almeno in Ticino, di voler disdire la famigerata Convenzione del 1974 (mentre i deputati liblab ticinesi a Berna, per parare il lato B al ministro italosvizzero Ignazio KrankenCassis, si sono affrettati a dare l’altolà al loro stesso partito: per la serie, poche idee ma ben confuse) in governicchio dovrebbe esserci la maggioranza necessaria per compiere questo passo, nevvero?

O vuoi vedere che l’uscita dell’ex partitone sulla Convenzione del 1974 era una semplice boutade per fare fessi gli elettori in vista del 7 aprile?

Lorenzo Quadri

 

Faranno tutto tra “Fratelli d’Italia”

Veicoli targati TI che commettono infrazioni nel Belpaese

Oltreconfine non hanno ancora capito, o fingono di non capire, la differenza abissale che intercorre tra l’essere ticinese ed il guidare un’automobile con TARGHE ticinesi!

Accipicchia, questa sì che è politica ai massimi livelli!

Prosegue la telenovela delle automobili con TARGA ticinese (il che non significa affatto che il conducente sia ticinese) che commettono infrazioni Oltreconfine!

Nei giorni scorsi un deputato comasco di Fratelli d’Italia ha infatti annunciato la presentazione di una proposta di legge affinché i veicoli con targhe straniere vengano sequestrati nel caso il conducente commettesse un’infrazione e non pagasse la multa sull’unghia.

Il grande statista di Fratelli d’Italia autore della proposta ha pure lanciato l’hashtag #adesstabalatancatì, per fare il verso al “famoso” balairatt.

Certo che questo sconosciuto parlamentare, che pensa di guadagnare visibilità criminalizzando i ticinesi, ha avuto senza dubbio un grande colpo di genio!

Infatti, se la sua proposta dovesse venire approvata, il risultato che otterrà sarà quello di bloccare i veicoli di tanti suoi connazionali “fratelli d’Italia”.Perché a commettere infrazioni oltreconfine con veicoli targati “TI” sono in massima parte cittadini stranieri (specialmente italiani) residenti nel nostro Cantone, e che per questo motivo hanno la targa rossoblù: non certo perché sono ticinesi!
Nel caso il disegno di legge proposto dovesse diventare realtà, ci aspettiamo un rendiconto dettagliato sul passaportodelle persone cui verrà bloccata la vettura. Così sapremo quanti di questi conducenti sono stranieri e quanti ticinesi (e da questi ultimi occorrerà poi scremare quelli che hanno il passaporto rosso ancora fresco di stampa).
#adesstabalatancatì? Il “fratello d’Italia” Mago Otelma prevede che sarà il festival dei ballerini tricolore!
L’iniziativa “blocca il veicolo” è accompagnata da una vignetta apposita. Nell’illustrazione, quelli che – secondo il promotore del disegno di legge – dovrebbero essere dei conducenti ticinesi, vengono rappresentati con la mascherina caratteristica dei ladri. Ohibò, nessun moralista a senso unico ha nulla da dire? Come mai nessuno strilla al “razzismo”?  E la stampa d’Oltreramina che starnazzava per la prima pagina del Mattino con la Banda Bassotti in arrivo dal Belpaese, cosa ne pensa?

Per i ticinesi, ecco un motivo in più per non andare in Italia!

E per l’ennesima volta: i vicini a sud si ricordino che, senza il Ticino, ameno 250mila loro connazionali residenti nelle provincie italiche limitrofe (65’500 frontalieri più svariate migliaia di padroncini più i rispettivi familiari) si troverebbero senza la pagnotta sul tavolo. Per cui, come si dice dalle nostre parti, e magari anche dalle loro: “giò do dida”!

Lorenzo Quadri

 

Ristorni: il teatrino dei Pupi di KrankenCassis e Moavero

L’incontro di lunedì tra i due ministri italiani è l’ennesima presa per i fondelli 

Questa non è più nemmeno politichetta: questa è solo scenografia. Alla fregnaccia della decisione entro la primavera non ci crede nemmeno il Gigi di Viganello. Se dopo questa ennesima pagliacciata non si trova, nel governicchio cantonale, una maggioranza per decidere il blocco dei ristorni, vuol dire che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ è proprio alla frutta!

Avanti, la commedia dei Pupi prosegue! Lunedì a Lugano, ennesimo incontro tra i ministri degli esteri di Svizzera ed Italia, al secolo Cassis e Moavero;  o, per essere più precisi, tra due ministri italiani, dato che entrambi i convenuti possiedono (o possedevano fino al recente passato) la cittadinanza “tricolore”. Tema: il nuovo (?) accordo fiscale sui frontalieri.

Ora, se l’italosvizzero KrankenCassis e l’italiano Moavero vogliono organizzare un pranzo luculliano tra connazionali nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, naturalmente a spese del solito sfigato contribuente, nella perfetta consapevolezza che non porterà assolutamente a nulla, abbiano almeno la decenza di non spacciarlo per “lavoro”. Franco Battiato, cantautore certamente non di destra, cantava: “E perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rinc_glioniti”. Appunto.

Posizione nota da anni

La posizione del Belpaese sul nuovo accordo fiscale dei frontalieri è nota da anni: di ratificarlo non se ne parla proprio. Questa era già la posizione dei governi precedenti; figuriamoci di quello attuale. Inoltre, se non ci siamo persi qualche puntata, la palla è – da tempo – nel campo del Parlamento italiano. E una decina di giorni fa, non nell’antichità classica, due deputati 5 stelle in fregola di visibilità mediatica, Nicolò Invidia e Giovanni Currò (“Cip e Ciop”), si sono bullati a mezzo stampa di aver ottenuto il rinvio “sine die” del dibattito sul tema alla Camera dei deputati.  E di certo il ministro Moavero, se la separazione dei poteri a sud della ramina non è un’opinione, non può imporre al Parlamento di approvare il nuovo accordo. Per cui, di cosa hanno discusso i due italici Moavero e Cassis alla Villa Principe Leopoldo? Del tempo? Di quanto è buono l’abbacchio alla romana?

Teatrino

E’ evidente che abbiamo assistito all’ennesimo teatrino inutile, con cui la controparte d’oltreramina – alla quale la parlantina non fa mai difetto – da anni “rabbonisce”, ovvero prende per il lato B, gli svizzerotti. E’ davvero inaudito che qualcuno possa ancora bersi simili storielle. Ed è impossibile che KrankenCassis presti sul serio fede alle dichiarazioni dei suoi connazionali.

Solo scena

Questa non è nemmeno politica. Questa è solo scenografia. L’operazione “abbuffata alla Villa Principe Leopoldo” – oltre che a magnare e a bere, sicuramente bene, a spese del contribuente – ha un’unica chiave di lettura (uella). Anzi, due strettamente connesse:

  • Uno stracco tentativo, da parte del liblab KrankenCassis, di puntellare la posizione, del tutto insostenibile, degli esponenti del triciclo nel governicchio cantonale. Quelli che, malgrado la permanente e plateale inadempienza italica, rifiutano di bloccare i ristorni, nel frattempo lievitati a quasi 84 milioni di franchetti all’anno. L’incontro di lunedì è quindi l’equivalente dei richiami di pagamento che vengono trasmessi ai debitori insolventi per non lasciar cadere il credito in prescrizione, ben sapendo che non si otterrà un centesimo. Serve a giustificare il prolungamento dell’attesa;
  • Puntellare la posizione del triciclo calatore di braghe davanti al Belpaese, ma anche pararsi il fondoschiena. Ovvero per giustificare la fatwa federale contro la maggioranza del governicchio nel caso in cui il blocco dovesse venire approvato. Per la serie: “ma come, i nostri partner ci hanno appena promesso che… è colpa vostra se adesso salta tutto!”. Si tratta dello stesso trucchetto utilizzato quasi quattro anni fa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e dal suo tirapiedi De Watteville per infinocchiare la deputazionicchia ticinese a Berna. Se già ai tempi la manovra non era particolarmente credibile, figuriamoci adesso…

“La Svizzera è pronta”?

Oltretutto, a dimostrazione delle poche idee ma ben confuse del ministro degli esteri binazionale, quest’ultimo – forse risentendo del pranzo eccessivamente abbondante – ha dichiarato che “la Svizzera è pronta a firmare l’accordo”. A dire il vero, la Svizzera è pronta dal 2015. E’ il Belpaese che invece ci prende per il lato B ad oltranza (“tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”).

Precisiamo poi una cosa: nemmeno noi siamo dei fan sfegatati del nuovo accordo fiscale. E’ un passetto avanti, ma non è vantaggioso come potrebbe e dovrebbe. La vicina Repubblica ci guadagna molto più di noi. E’ lei stessa a non volerlo? E allora cosa continuiamo ad impuntarci? Blocchiamo (ed incameriamo) i ristorni dei frontalieri – il che è molto più interessante per noi del nuovo accordo. E Berna disdica finalmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Questi dunque sono i due passi da compiere.

E sarebbe davvero incredibile se, dopo l’ennesima pagliacciata di lunedì, in Consiglio di Stato non si trovasse la maggioranza per bloccare i ristorni!

Tre domandine

Infine, ricordiamo per la cronaca che a Berna è pendente da fine novembre un’interpellanza di chi scrive, che pone ai camerieri dell’UE in Consiglio federale le seguenti tre domandine (facili-facili):

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente (sul nuovo accordo fiscale sui frontalieri, ndr), è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf nel 2014?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno a non esercitare pressioni per imporre il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Attendiamo le risposte (e nell’attesa ridiamo per non piangere).

 

Lorenzo Quadri

Da sud è invasione, ma loro straparlano di “reciprocità”

Frontalieri, due deputati 5 stelle si vantano: “bloccata la ratifica del nuovo accordo”

Cosa deve ancora succedere perché in Consiglio di Stato si trovi finalmente un “ministro” disposto ad unirsi ai due leghisti, così da costituire una maggioranza per bloccare i ristorni? Beltrasereno e Vitta, se ci siete…

Anno nuovo, storie vecchie. Nei primi giorni del 2019 due deputati pentastellati lombardi, tali Niccolò Invidia e Giuseppe Currò (Cip e Ciop?), hanno pensato bene di ribadire ciò che era chiaro non da settimane o da mesi, bensì da anni: ossia che il Belpaese non si sogna di ratificare l’ accordo sulla fiscalità dei frontalieri del 2015, che Currò sulla Provincia di Sondrio ha definito “Accordo-salasso”.

I due “Cip e Ciop” si vantano di aver fatto in modo che la ratifica dell’accordo sia stata cancellata dal programma della Camera dei deputati del Belpaese. Di certo una fatica erculea, visto che da anni si sa che Oltreramina quell’accordo non lo vogliono proprio…

A questo punto la domanda è una sola: cosa aspetta ancora il Consiglio di Stato per decidere di bloccare i ristorni? (Il versamento deve avvenire entro fine giugno, ma la decisione di non effettuarlo può essere presa in qualsiasi momento). Poi vogliamo vedere con quale coraggio i camerieri bernesi dell’UE ci verrebbero a dire che “sa po’ mia”.

Salasso?

Sicché tassare i frontalieri come gli altri cittadini italiani che lavorano in Italia, secondo i due politicanti 5 stelle sarebbe “un salasso”. Ohibò. Come ripetuto più volte, è semmai l’attuale status fiscale dei frontalieri a costituire una situazione di privilegio ingiustificato. E fa specie che tutti gli elettori italici  non frontalieri – che dovrebbero pur essere la maggioranza – non abbiano nulla da dire. Nel Belpaese votano solo i frontalieri?

Nessuna sorpresa

Ovviamente, il “requiem” per l’accordo del 2015  non è una sorpresa per nessuno. Da manuale è tuttavia la presa di posizione al proposito dei due “Cip e Ciop” pentastellati. Costoro hanno voluto a tutti i costi declamare ai quattro venti di non aver capito un tubo della situazione creata in Ticino dalla devastante libera circolazione delle persone. I due parlamentari infatti straparlano di “vantaggi reciproci” per Svizzera ed Italia, nonché dell’esistenza di “un’unica comunità italo-svizzera”. S’immaginano inoltre di poter calare lezioni di rispetto degli accordi internazionali (sic!)  e – ciliegina, anzi ciliegiona sulla torta – pretendono che gli svizzerotti paghino la disoccupazione ai frontalieri come ai residenti.

Quest’ultimo tema, come sappiamo, è sul tavolo dei balivi di Bruxelles. Da dove prima o poi arriverà il consueto Diktat. Ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale si affretteranno, more solito, a calare le braghe fin sotto alle caviglie. Le conseguenze sarebbero devastanti: costi per centinaia di milioni di franchi, oltre alla necessità di potenziare gli URC (il che andrebbe a carico dei Cantoni). E, naturalmente, abusi a tutto spiano (chi controlla che il frontaliere disoccupato non lavori in nero nel Belpaese?).

Perfino il Canton Argovia, dove i frontalieri sono solo 12 mila, ha inviato a Berna un’iniziativa cantonale per evitare che i disoccupati con permesso G percepiscano le stesse indennità dei residenti.

Vantaggi reciproci?

E’ evidente che questi politicanti pentastellati, che raccontano storielle su fantomatici vantaggi reciproci dell’invasione da sud e sulla comunità italo-svizzera, del Ticino non sanno una cippa. Anche se vivono a pochi chilometri dal confine.

Di vantaggi “reciproci” la libera circolazione non ne ha portati. Ha avvantaggiato solo una parte: quella italiana. Inoltre, se nelle provincie lombarde un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, vorremmo proprio vedere se i politici del Belpaese se ne starebbero zitti e buoni a guardare.

Alla faccia della “comunità”

Piaccia o non piaccia ai vicini a sud che credono di poterci infinocchiare all’infinito con  i salamelecchi, non esiste alcuna comunità italo-svizzera. Esiste una comunità svizzera ed esiste una comunità italiana, con una frontiera in mezzo che non è un’opinione (anche se al triciclo piacerebbe tanto che  lo fosse). Gli interessi sono lungi dall’essere sempre convergenti. Di sicuro non lo sono per quel che riguarda il frontalierato. Al proposito, interesse del Ticino è ricondurre il fenomeno entro limiti sostenibili. Del resto il popolo svizzero, come pure quello ticinese, ha votato contingenti e preferenza indigena; i ticinesi a due riprese. E i ticinesi hanno sempre votato contro gli accordi bilaterali. Grazie all’iniziativa contro la libera circolazione delle persone, avranno modo di farlo ancora. Si spera questa volta con esito decisivo.

Non prendiamo lezioni

La famosa Convenzione del 1974, nel contesto di oggi non sta più in piedi. Sicché, va disdetta. Se i vicini a sud pensano di congelare ogni nuovo accordo fiscale sui frontalieri nel mentre che gli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) continuano a pagare puntualmente i ristorni, ormai lievitati ad 84 milioni di franchetti all’anno, forse hanno fatto male i conti. E va poi da sé che, con tutto il rispetto parlando, non prendiamo lezioni di rispetto degli accordi internazionali dai vicini a sud.

 

Lorenzo Quadri

 

Il deputato pro-frontalieri sbrocca

Ah beh, questa sì che ci mancava! Uno sconosciuto deputato pentastellato della fascia di confine italica, tale Niccolò Invidia (Invidia chi?),  ha pensato bene di mettersi a remenarla sulla campagna “Bala i ratt” reiterando le solite patetiche accuse di razzismo all’indirizzo di Lega dei Ticinesi ed Udc, definendo la campagna “una cazzata indefinibile” e farneticando che 65mila frontalieri sarebbero necessari al Ticino. 65mila frontalieri equivalgono ad un terzo della forza lavoro ticinese, ma questo “dettaglio” sembra sfuggire al “nostro”.

Ohibò, eccone un altro – dopo l’impareggiabile Lara Comi, che infatti si è ben presto fatta sentire, con le consuete ovvietà –  che si fa marketing con i frontalieri pensando di acquisire visibilità.
Per parafrasare questo sconosciuto deputato pentastellato: la storiella che il Ticino avrebbe bisogno di 65mila frontalieri sì che è una “cazzata indefinibile”. 30mila in meno sarebbero più che abbastanza.
Non contento, il parlamentare M5S si bulla di bloccare il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri: quindi vuole che i frontalieri continuino ad essere dei privilegiati fiscali, a discapito degli italiani che lavorano in patria: i suoi concittadini non frontalieri prendano nota.
Il signor Invidia racconta inoltra di non meglio precisate “nuove iniziative” che intraprenderà a tutela dei frontalieri (probabilmente nemmeno lui sa quali). Le nostre invece sono consolidate. Continueremo a batterci:

– per la preferenza indigena (Prima i nostri)
– per la fine della libera circolazione delle persone
– per il blocco dei ristorni dei frontalieri
– per l’introduzione di una tassa d’entrata per i frontalieri
– contro l’aberrante prospettiva che la Svizzera paghi le indennità di disoccupazione ai frontalieri come se fossero residenti.
Questo signor Invidia abiterà anche  – dichiara lui – a 10 minuti di macchina dal Ticino, ma della situazione nel nostro Cantone pare non aver  capito un tubo. Sembra non aver nemmeno compreso che i 65mila frontalieri sono solo quelli attivi in Ticino; non in tutta la Svizzera!

Delle due l’una: o finge di non capire perché così gli fa comodo, oppure non capisce proprio.

Magari ricordarsi ogni tanto grazie a chi questi 65mila hanno la pagnotta sul tavolo…

Lorenzo Quadri

 

 

Legittima difesa: il Belpaese progredisce, la Svizzera no

Sotto le cupole federali la partitocrazia si schiera dalla parte dei delinquenti

 

Sicché ormai è cosa fatta. Il Belpaese ha deciso di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa, ma anche sul luogo di lavoro: negozio, azienda, stazione di servizio, eccetera.

Il Senato ha approvato la proposta di legge del governo gialloverde con una chiarissima maggioranza: 195 favorevoli, 52 contrari, un astenuto.

La legge prevede che la difesa di chi è aggredito è sempre proporzionale all’offesa se egli “usa un’arma legittimamente detenuta o un altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i bene proprio o altrui”.

I kompagni strillano

I $inistrati, residui del PD, naturalmente strillano al Far West, ma sta di fatto che la nuova norma è realtà. “La difesa è sempre legittima: dalle parole ai fatti”ha dichiarato il ministro dell’Interno Salvini. Mentre il relatore della legge ha commentato: “Lo Stato non sarà più nemico del cittadino. Oggi vincono le vittime. Basta gogna, basta assurde richieste di risarcimento da parte di parenti di qualche delinquente”.

Immobili

Se l’Italia progredisce, la Svizzera, “grazie” della partitocrazia politikamente korretta e buonista-coglionista, resta drammaticamente immobile. Del resto, lo è su tutte le questioni che riguardano la sicurezza del cittadino, a partire dal dilagare dell’estremismo islamico. Non per nulla a Palazzo federale il Dipartimento di riferimento è affidato alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ed alla sua corte dei miracoli di burocrati ro$$i.

La proposta respinta

E in materia di legittima difesa, la Svizzera, grazie al solito triciclo PLR-PPD-P$$, è destinata a rimanere al palo ancora a lungo. In effetti la partitocrazia è riuscita, in tempi recenti, a trombare l’iniziativa parlamentare, presentata da chi scrive, che chiedeva di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi è aggredito in casa propria (in Italia invece il potenziamento è esteso anche al posto di lavoro).

La proposta prevedeva quella che in gergo da legulei viene chiamata “inversione dell’onere della prova” (uella).

Difendersi da un’aggressione è infatti legittimo (per questo esiste la legittima difesa). Tuttavia, se la difesa è “eccessiva” non è più legittima: si parla in questi casi di eccessodi legittima difesa. Che è punibile. Tuttavia, come recita il Codice penale svizzero all’articolo 16,  “chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole”.L’iniziativa parlamentare di cui sopra prevedeva di aggiungere a questa disposizione un nuovo capoverso del tenore seguente: “Se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto”.

Cosa cambia?

Presto detto: nella situazione attuale, chi, aggredito da banditi nella propria casa, è accusato di eccesso di legittima difesa, per discolparsi deve dimostrare che si trovava in uno stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento”. Con la modifica legislativa proposta, invece, lo stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” verrebbe presunto: si parte dal presupposto che sia sempre presente quando qualcuno viene aggredito da un criminale che ha violato la “sacralità” della sua casa.  Sta quindi semmai al magistrato che vuole accusare chi si è difeso da un delinquente dimostrare che le cose non stavano così.

Reazioni isteriche

La proposta era dunque ragionevole e moderata: molto “svizzera”.

Ciononostante, nella partitocrazia imbesuita dal politikamente korretto ha suscitato reazioni da circo equestre. Ad esempio, deputati ticinesi PLR che prima firmano l’iniziativa e poi votano contro: evidentemente è questo che l’ex partitone intende per “Buongoverno”. E soprattutto, la gauche-caviar che istericamente strillava al Far West. Chi vede il Far West in una proposta del genere, o è in malafede o ha, come si suol dire, il solaio in disordine.

Cosa ci sia dietro a questo isterismo è evidente: la casta vuole cittadini inermi, deboli, incapaci di difendersi. Peggio ancora: mette sotto pressione i cittadini affinché, in caso di aggressione, rinuncino a difendersi, minacciandoli di finire loro sul banco degli imputati. E’ il mondo che gira al contrario ma tuttavia c’è un filo logico: la casta che non vuole la legittima difesa è la stessa che cala le braghe davanti al Diktat UE per disarmare i cittadini onesti.

Il mondo è cambiato

Perché potenziare il diritto alla legittima difesa? Evidentemente perché il mondo è cambiato, in peggio. Il nuovo governo italiano “populista” se ne è accorto. L’establishment della Confederella, evidentemente, no. E sì che è proprio l’élite spalancatrice di frontiere a portare la responsabilità del cambiamento in peggio. A suon di libera circolazione e di immigrazione incontrollata, ci ha riempito di delinquenti stranieri della peggiore specie, a cominciare dalla feroce criminalità dell’Europa dell’Est. Vedi ad esempio il caso di Minusio tornato alla ribalta di recente: nel 2007 un criminale rumeno entrò in casa di una coppia di anziani per rapinarli, infierì su di loro con decine di coltellate, e poi scappò con poche centinaia di franchi di bottino. Da notare che la richiesta di pena avanzata dalla Procura è ridicola: 3 anni carcere. Come sempre, giustizia inflessibile solo con gli automobilisti!

A vantaggio dei criminali

L’establishment ha spalancato le porte a questa feccia. Però vuole impedire ai cittadini onesti di difendersi. E la polizia non è di regola in grado di farlo, dal momento che non può materializzarsi nell’abitazione in cui si sta commettendo una rapina. La vittima si trova da sola davanti a dei banditi dei quali non può conoscere la pericolosità. La partitocrazia buonista-coglionista si aspetta che la persona aggredita rinunci a difendersi, a tutto vantaggio dei criminali. Bravi, avanti così!

I responsabili

Un’ultima considerazione. A causa dell’invecchiamento della popolazione e della frammentazione delle famiglie, sempre più anziani vivono da soli: bersagli facili di rapinatori senza scrupoli. E quando la criminalità peggiore scoprirà che la Svizzera è il paese del Bengodi, non osiamo immaginare cosa succederà. E’ chiaro che il triciclo dovrà assumersi le proprie pesanti responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

Oltreramina paventano il risveglio degli svizzerotti

Libera circolazione: sarebbe bello se questi timori italiani fossero fondati, ma…

Ma guarda un po’: anche al di là della ramina si sono accorti che in Ticino la maggioranza dei lavoratori non è svizzera. I cittadini elvetici sono infatti solo il 49.8% del totale.

Quasi un terzo dei lavoratori attivi in questo sfigatissimo Cantone sono frontalieri. Una cifra che non esiste da nessun’altra parte. Il 10% circa sono dimoranti, ed altrettanti sono domiciliati. A ciò si aggiunge che le statistiche dei lavoratori stranieri – come ovviamente tutte le statistiche che riguardano gli stranieri, ad esempio quelle sulla delinquenza – non considerano i naturalizzati di fresco. E’ chiaro che, come già scritto la scorsa settimana, se si tenesse conto anche di questo dato, la percentuale di svizzeri precipiterebbe ulteriormente verso il basso.

La profezia contenuta nel manifestato elettorale della Lega di una decina di anni fa, quello con il Pellerossa (“gli indiani non sono riusciti a fermare l’immigrazione – adesso vivono nelle riserve”) si sta realizzando. Se i lavoratori elvetici in Ticino sono ormai diventati una minoranza, vuol dire che (per usare un fraseggio che oggi va di moda tra i politicanti) si è “superata una linea rossa”. E chi ringraziamo per questa situazione? Ringraziamo in coro a cappella la partitocrazia PLR-PPD-P$$. Le cui promesse di non superare le linee rosse non valgono una cicca.

Il sorpasso

Da notare che il sorpasso tra lavoratori stranieri e svizzeri in questo sfigatissimo Cantone è avvenuto già lo scorso anno. Figura infatti nei dati pubblicati dall’Ufficio di statistica per il 2017. Da allora evidentemente la situazione non è certo migliorata, ma bensì peggiorata.

La notizia del sorpasso ha varcato il confine. E’ rimbalzata su TGcom e poi anche sulla Stampa di Torino. Dove è stata accolta con sorpresa: si è parlato esplicitamente di invasione. Hai capito? Sui media italiani parlano di invasione. Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

E’ facile immaginare che nel Belpaese – dove l’economia è giustamente protezionista  – mai avrebbero permesso che si giungesse ad una situazione del genere. Avrebbero chiuso le frontiere prima, sbattendosene della libera circolazione.

La scorsa settimana su LaPrealpina il rappresentante della Camera di Commercio di Varese aveva de facto ammesso che il Ticino, grazie alle frontiere spalancate, è diventato la mucca da mungere delle provincie italiane limitrofe.Del resto, un paese così fesso da dar da mangiare agli stranieri mentre affama i “suoi”, non merita altro. Adesso però Oltreconfine serpeggia la preoccupazione. Si teme infatti che gli svizzerotti si sveglino. In particolare, nello Stivale si paventa che, se il 25 novembre passasse l’iniziativa per l’autodeterminazione, la preferenza indigena decisa dal popolo verrebbe applicata. Ed allora al di là della ramina sarebbero cavoli non dolcificati.

“Attaccheranno”?

Un rappresentante dei frontalieri ha addirittura dichiarato alla stampa tricolore che i ticinesi “attaccheranno” i frontalieri (uella) aggiungendo la consueta fregnaccia autoassolutoria: “senza stranieri in Ticino si ferma tutto”. Per la serie: siamo indispensabili, continuiamo a raccontarcelo tra noi!

Qui è il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio.

  1. Non siamo nel Far West. I Ticinesi non “attaccheranno” nessuno, ma semmai cominceranno finalmente a difendersi dall’invasione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$;
  2. prima della libera circolazione delle persone il Ticino non era il deserto del Gobi. Al contrario, andava molto meglio di adesso. Quindi la storiella della libera circolazione irrinunciabile la andate a raccontare a qualcun altro.

3. Nessuno ha mai detto che in Ticino ci vogliono zero frontalieri. Ci vuole il numero di frontalieri che effettivamente è necessario per colmare eventuali lacune di manodopera residente. Il che significa circa la metà dei frontalieri attuali.

4. il numero di frontalieri attivi nel terziario, dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese, è quadruplicato a seguito della libera circolazione delle persone (da 10mila a 40 mila). E’ evidente che questa situazione – generata sempre dal triciclo PLR-PPD-P$ – è inaccettabile e va corretta.
5. Se nelle province italiane limitrofe un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, e se in queste stesse province la maggioranza dei lavoratori fosse straniera, il Belpaese avrebbe già blindato le frontiere con la Svizzera. Quindi che i vicini a sud abbiano almeno il buon senso di non venire a fare i piangina.

E il 25 novembre, tutti a votare sì all’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri”)!

Lorenzo Quadri

 

Campione: con l’Italia nella buona e nella cattiva sorte

Adesso che l’enclave è nella palta, c’è chi pensa a diventare svizzero. Prima invece…

 

Ohibò. Adesso nell’enclave qualcuno ha pensato bene di promuovere una raccolta firme per attaccar là Campione d’Italia alla Svizzera.

Dopo le velleità napoleoniche del ministro degli esteri binazionale KrankenCassis che a Berna, prendendo la parola davanti alla Camera del popolo, ha dichiarato che l’annessione di Campione alla Svizzera si potrebbe anche fare (i volontari luganesi sono già schierati in tenuta d’assalto sulle rive del Ceresio, per lo sbarco si attende il ripristino dei cumball) ecco dunque un’altra puntata della saga. La raccolta di firme direttamente nell’enclave, appunto.

Quando le cose andavano bene…

Peccato che nessuno a Campione si sarebbe mai sognato di uscirsene con iniziative del genere quando le cose andavano bene. Adesso che l’enclave si trova immersa a bagnomaria nella palta, invece, ci si aspetta forse che arrivino gli svizzerotti a metterci una pezza, tappando buchi e voragini con i loro franchetti? E tutto questo mentre Roma sta alla finestra?

Ed i milioni di debiti che l’enclave ha cumulato nei confronti di enti pubblici e privati elvetici, chi li ripaga? Il Gigi di Viganello? Il Gatto Arturo?

La disoccupazione

Spiace per chi ha perso il lavoro. Ma i ticinesi che rimangono disoccupati non possono certo aspettarsi che il Belpaese risolva i loro problemi (anzi). Già la decisione della solita SECO (quella delle statistiche taroccate pro-libera circolazione) di pagare la disoccupazione agli ex dipendenti del Casinò residenti in Svizzera, che di contributi non ne hanno mai versati, è un affronto ai lavoratori elvetici, che i contributi li pagano eccome. Però a noi  vengono decurtate le rendite di disoccupazione (modifica di legge del 2012, sostenuta da PLR e PPD) perché “gh’è mia da danée”. I soldi per gli ex dipendenti del Casinò di Campione, però, ci sono. Senza dimenticare che – ma tu guarda i casi della vita –  l’organico della casa da gioco nel corso degli anni è stato gonfiato come una rana con assunzioni politiche; e le buste paga idem. E adesso a metterci una pezza dovrebbe essere la nostra assicurazione contro la disoccupazione, con i soldi dei nostri contributi? Ma anche no.

I conti non tornano

A proposito. Come noto circa 2/3 dei dipendenti del casinò di Campione a cui pagheremo la disoccupazione sono permessi B. Tra questi ci sono dei permessi B farlocchi, ovvero ottenuti tramite residenze fittizie in Ticino. Quanti sono? Rispondendo ad un’interrogazione del leghista Massimiliano Robbiani, il Consiglio di Stato ha risposto che i casi dubbi sarebbero due. Certo, come no! E gli asini volano! Peccato che circoli invece una lista di casi sospetti con indicati una ventina di nomi, altro che due!

Nella buona e nella cattiva sorte

Una cosa, comunque, è certa. Campione resterà al Belpaese. Quando per l’enclave le cose andavano bene, anche solo ventilare l’annessione alla Svizzera davanti ad un grappino avrebbe suscitato uno scandalo internazionale e scatenato l’ira funesta del Belpaese: svizzerotti, ma siete usciti di cranio? Giù le zampe!

Adesso invece, dopo che la politichetta locale ha fatto il disastro, c’è chi immagina che a togliere le castagne – e che castagne! – dal fuoco arriverà chi non ha alcuna responsabilità per quanto accaduto e di problemi ne ha già in abbondanza di suoi senza andare a cercarsene altri. Non è così che funziona. L’enclave era italiana quando faceva comodo. Lo rimarrà anche quando è meno comodo. “Nella buona e nella cattiva sorte”, si diceva una volta.

Lorenzo Quadri

 

L’Italia potenzia la legittima difesa, mentre a Berna…

La partitocrazia triciclata vuole cittadini indifesi ed inermi davanti ai criminali

Nel Belpaese il Ministero dell’Interno, guidato dal leghista Matteo Salvini, ha presentato la riforma che prevede il potenziamento del diritto alla legittima difesa. Il testo è approdato presso la Commissione giustizia del Senato, sostenuto dagli alleati grillini.

Il principio lo ha riassunto il Ministro dell’Interno: “un ladro ti entra in casa, in azienda o in negozio e tu ti difendi? Sarà tuo diritto farlo, senza finire sotto processo per anni, pagando di tasca tua”.

I dettagli tecnici del progetto di legge non ci sono noti, ma il senso e la direzione sono chiari. Chi, aggredito in casa propria, si difende, non deve finire sul banco degli imputati. Lo Stato sta dalla parte del cittadino aggredito e non del rapinatore, come troppo spesso accade ora!

La protezione giuridica della casa – con la legge italiana, anche del negozio e dell’azienda – va potenziata. Il delinquente che viola la sacralità del domicilio dovrà assumersene le conseguenze; senza tanti buonismi-coglionismi.

La polizia  infatti non può materializzarsi nell’abitazione dove è in corso una rapina. Può intervenire solo a posteriori. Gli inquilini si trovano faccia a faccia con dei malviventi, sempre più spesso armati e pericolosi, pronti a tutto. Devono decidere cosa fare nell’arco di frazioni di secondo. Il garantismo autolesionista attuale di fatto impone all’aggredito di rinunciare a difendersi. Di mettere in pericolo la propria incolumità (e quella dei propri familiari) per paura di finire sul banco degli imputati. La nuova legge vuole che la musica cambi. Significativo il fatto che essa preveda anche l’inasprimento delle pene per i reati di violazione di domicilio e di rapina.

La partitocrazia invece…

L’Italia dunque, sotto la guida del ministro dell’Interno leghista, si sta muovendo nella direzione giusta. Invece a Berna, per colpa della partitocrazia, non si fa un tubo. Il triciclo PLR-PPD-P$$  ha infatti respinto con spocchia l’iniziativa parlamentare di chi scrive che chiedeva un – peraltro modesto – potenziamento del diritto alla legittima difesa di chi è aggredito nella propria abitazione. Non si trattava di creare il Far West, ma semplicemente di invertire l’onere della prova. Ma la partitocrazia ha starnazzato il proprio njet. Il cittadino non deve potersi difendere. Inermi davanti ai delinquenti. Complimenti $ignori del triciclo, avanti così!

Lorenzo Quadri

Casinò di Campione: e “nümm a pagum” le assunzioni politiche

I lavoratori svizzeri devono farsi carico del crack della casa da gioco? Ma anche no

La decisione della SECO – Dipartimento del  PLR “Leider” Ammann –  di versare la disoccupazione ai dipendenti del casinò di Campione  che risiedono in Svizzera sta suscitando in Ticino ampio “fastidio”; per usare un eufemismo. Questo perché i dipendenti del Casinò non hanno mai versato contributi all’Assicurazione contro la disoccupazione (AD) elvetica. E perché agli svizzeri, che i contributi li hanno invece sempre pagati, negli anni scorsi le rendite di disoccupazione sono state decurtate alla grande tramite revisione di legge  (la Lega era contraria). Col risultato che sempre più lavoratori ticinesi sono stati scaricati sull’assistenza o sull’AI. Naturalmente all’origine dei tagli c’erano le solite presunte esigenze di risparmio. Ah ecco. Sui disoccupati svizzeri si risparmia, mentre su quelli del Casinò di Campione…? Inoltre: Campione non è in Svizzera. Dov’è lo Stato italiano? Risposta: latita. E intanto gli svizzerotti pagano? Non ci siamo proprio! E come la mettiamo con gli svariati milioni di “puff” che il Comune di Campione ha cumulato nei confronti di enti pubblici e privati ticinesi? Il buco lo ripianano i burocrati di “Leider” Ammann?

Anche i permessi B farlocchi

La disoccupazione svizzera, secondo quanto deciso sotto le cupole federali, pagherà per i dipendenti del Casinò di Campione residenti in Svizzera. A quanto ci consta, circa 2/3 di loro sono permessi B. E tra questi permessi B ce ne sono anche di farlocchi, ovvero ottenuti tramite residenza fittizia. Ah bene. Quindi non solo i contributi di disoccupazione di lavoratori e datori di lavoro svizzeri vengono utilizzati per pagare le rendite a permessi B, ma anche a permessi B taroccati. Non è chiaro peraltro di quanti milioni verranno “alleggerite” le casse dell’AD dalla discutibile operazione. Si attendono risposte da Berna.

Organico gonfiato

Come se non bastasse il Casinò di Campione è (era) una cattedrale nel deserto. E’ il più grande d’Europa, costato il doppio di quanto preventivato, mentre il vecchio stabile è stato abbattuto con un ribasso d’asta del 60%. Solo nel 2001 sono state effettuate 90 assunzioni. E c’è come il vago sospetto che a guidare certe scelte non fossero criteri di idoneità. Tant’è che lo stesso sindaco Salmoiraghi ha pubblicamente dichiarato di aver “trovato delle soluzioni lavorative per i protetti di politici”che gli tiravano la giacchetta. Ah bene!

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, le “aderenze politiche” di vari dipendenti e dirigenti della casa da gioco sono palesi. Ad esempio, il capo della sicurezza (prima licenziato e poi riassunto) faceva l’autista di un ministro degli Interni.

E’ forse colpa nostra?

In tutte queste operazioni, che hanno portato a gonfiare l’organico del Casinò con criteri “discutibili”, la Svizzera non aveva – è ovvio – alcuna voce in capitolo. Però adesso che il castello di carte è crollato il conto arriva sul nostro groppone, mentre lo Stato italiano si defila alla chetichella? Scusate ma non è così che funziona.

Spiace ovviamente per chi perde il lavoro: non vogliamo minimizzarne il dramma. Ma abbiamo forse una qualche colpa nel  “grounding” della casa da gioco dell’enclave? No di certo! E allora non ci sta bene venire indebitamente chiamati alla cassa. Siamo stufi di fare la mucca da mungere di tutti – inclusi, come abbiamo visto, i permessi B farlocchi – e questo grazie ai soliti burocrati federali del dipartimento del PLR “Leider” Ammann. C’è chi dice che, senza la rendita di disoccupazione, gli (ex) dipendenti del Casinò di Campione residenti in Ticino andrebbero in assistenza. Ma è come paragonare le pere con gli ananas. L’assistenza non la ricevono tutti. Ed inoltre le rendite sono di tenore ben diverso.

E’ chiaro che la vicenda non finisce qui. Perché ne abbiamo piene le scuffie di essere in balia di funzionari che fanno regali internazionali con i nostri soldi in base al principio del “soldi di tutti, soldi di nessuno”. Poi però a noi vengono a dire che dobbiamo tirare la cinghia!

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Berset delirante: “ottima collaborazione con l’Italia”

E ti pareva! I bambela bernesi non hanno capito un tubo dei rapporti con il Belpaese

Evidentemente, l’entrata in Consiglio federale di un ticinese (ex italiano) non ha affatto “illuminato” i colleghi  – Il nuovo governo della Vicina Penisola vuole espellere in massa i finti rifugiati? Fa benissimo, ma noi non gliene prendiamo nemmeno uno

Certo che il presidente di turno della Confederella, kompagno Alain Berset, è uno di quelli che hanno proprio capito tutto! Ecco il tweet (vedi foto) con cui il buon Berset si congratula con il nuovo governo italico per la sua entrata in funzione (fossimo nei panni di Conte e soci, dopo simili congratulazioni ci “toccheremmo”; e l’uso smodato di twitter per scopi istituzionali, Berset l’ha forse imparato da Trump?). Notare la conclusione del messaggio del kompagno Alain: “Ringrazio il governo uscente per l’ottima collaborazione negli scorsi anni”.

Ossignùr! “Ottima collaborazione”? Ma quale ottima collaborazione? A meno che Berset si riferisse al fatto che il cibo ed i vini nei pranzi ufficiali con i rappresentanti del Belpaese erano ottimi ed abbondanti, si fatica a capire (eufemismo) in cosa consisterebbe questa meravigliosa collaborazione. Gli svizzerotti sono stati infinocchiati in mille modi dai vicini a Sud, ed il presidente della Confederella viene a parlare di “ottima collaborazione”?

Non ha capito un tubo

La dichiarazione è allarmante. Dimostra al di là di ogni dubbio che in Consiglio federale i camerieri dell’UE non hanno capito un tubo di come funzionano i rapporti con il Belpaese. Questi sveltoni ancora credono che vada tutto bene. E lo dicono pure in pubblico. Delle due l’una: o semplicemente se ne sbattono del problema, tanto ad andarci di mezzo sono solo i ticinesotti “chiusi e gretti” che votano sbagliato sull’immigrazione, oppure proprio non ci arrivano (e quindi sono incapaci di svolgere il loro lavoro).

Collaborazione ottima? Il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri è morto e defunto, e di certo NON per colpa del casellario giudiziale: anche il Gigi di Viganello ha capito che si trattava solo di un pretesto. Il Belpaese incassa 80 milioni di ristorni all’anno, ma le opere transfrontaliere di interesse comune non vengono fatte (però gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato insistono nel continuare a versare i ristorni). L’accesso degli operatori svizzeri alla piazza finanziaria italiana rimane ermeticamente chiuso. Chiaro: il Belpaese ha ottenuto lo scambio automatico di informazioni bancarie e quindi non ha nessun interesse a rispettare gli impegni presi. “Road map”? Nel water! Quello che voleva, l’Italia l’ha già portato a casa. Collaborazione ottima? Dal punto di vista italico, di sicuro. Dal nostro invece…

A cosa serve…?

La sortita di Berset dimostra inoltre che l’arrivo in Consiglio federale di KrankenCassis non ha affatto “illuminato” il governicchio di Berna sui problemi nelle relazioni con il Belpaese. A questo punto c’è davvero da chiedersi a cosa serve avere un consigliere federale ticinese. Probabilmente, nel caso concreto, solo a fare campagna elettorale in Ticino per l’ex partitone.

Anche noi ci congratuliamo, ma…

C’è da dire che Berset ha almeno avuto il buon gusto di congratularsi con il nuovo governo italiano. Non come il New York Times, giornale dei galoppini della casta, che ha scritto che il governo italiano “fa schifo”. O come l’ex ministro degli Esteri liblab Didier Burkhaltèèèr, altro soldatino della casta che, subito dopo l’elezione dell’odiato populista Donald Trump, si è messo immediatamente a “deplorare”.

Anche noi siamo contenti che in Italia Lega e M5S abbiano formato il nuovo governo, e ci congratuliamo in particolare con la Lega. Ma tra Stati di amici non ce ne sono. Perché ogni paese  fa i propri interessi (a parte la Svizzera, che è governata da camerieri dell’UE costantemente inchinati a 90 gradi davanti ai funzionarietti di Bruxelles). Il nuovo ministro degli Interni Salvini vuole giustamente espellere in grande stile i finti rifugiati dal Belpaese. Che spesso e volentieri, come ha sottolineato il neo-ministro, sono delinquenti fatti uscire dalle prigioni dei paesi d’origine.  Se questi clandestini vengono rimpatriati, ovviamente, ci va benissimo. Oppure Salvini potrebbe in alternativa mandare i finti rifugiati in Germania dall’ “Anghela” Merkel, che con le sue scellerate dichiarazioni d’accoglienza ha fatto arrivare in Europa milioni di migranti economici con lo smartphone.

Se invece il nuovo governo italiano immagina di mandare i “suoi” asilanti anche in  Svizzera a causa della “contiguità territoriale” – ciò che farebbe la gioia della ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga e dei kompagni che nel business ro$$o dell’asilo ci tettano dentro alla grande – è ovvio che non se ne parla nemmeno. E’ pacifico che non ci prendiamo nessun finto rifugiato extra per fare un piacere al Belpaese. Nemmeno se il nuovo governo italico è per metà leghista. Non lo faremmo neppure se fosse leghista per intero.