Il deputato pro-frontalieri sbrocca

Ah beh, questa sì che ci mancava! Uno sconosciuto deputato pentastellato della fascia di confine italica, tale Niccolò Invidia (Invidia chi?),  ha pensato bene di mettersi a remenarla sulla campagna “Bala i ratt” reiterando le solite patetiche accuse di razzismo all’indirizzo di Lega dei Ticinesi ed Udc, definendo la campagna “una cazzata indefinibile” e farneticando che 65mila frontalieri sarebbero necessari al Ticino. 65mila frontalieri equivalgono ad un terzo della forza lavoro ticinese, ma questo “dettaglio” sembra sfuggire al “nostro”.

Ohibò, eccone un altro – dopo l’impareggiabile Lara Comi, che infatti si è ben presto fatta sentire, con le consuete ovvietà –  che si fa marketing con i frontalieri pensando di acquisire visibilità.
Per parafrasare questo sconosciuto deputato pentastellato: la storiella che il Ticino avrebbe bisogno di 65mila frontalieri sì che è una “cazzata indefinibile”. 30mila in meno sarebbero più che abbastanza.
Non contento, il parlamentare M5S si bulla di bloccare il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri: quindi vuole che i frontalieri continuino ad essere dei privilegiati fiscali, a discapito degli italiani che lavorano in patria: i suoi concittadini non frontalieri prendano nota.
Il signor Invidia racconta inoltra di non meglio precisate “nuove iniziative” che intraprenderà a tutela dei frontalieri (probabilmente nemmeno lui sa quali). Le nostre invece sono consolidate. Continueremo a batterci:

– per la preferenza indigena (Prima i nostri)
– per la fine della libera circolazione delle persone
– per il blocco dei ristorni dei frontalieri
– per l’introduzione di una tassa d’entrata per i frontalieri
– contro l’aberrante prospettiva che la Svizzera paghi le indennità di disoccupazione ai frontalieri come se fossero residenti.
Questo signor Invidia abiterà anche  – dichiara lui – a 10 minuti di macchina dal Ticino, ma della situazione nel nostro Cantone pare non aver  capito un tubo. Sembra non aver nemmeno compreso che i 65mila frontalieri sono solo quelli attivi in Ticino; non in tutta la Svizzera!

Delle due l’una: o finge di non capire perché così gli fa comodo, oppure non capisce proprio.

Magari ricordarsi ogni tanto grazie a chi questi 65mila hanno la pagnotta sul tavolo…

Lorenzo Quadri

 

 

Legittima difesa: il Belpaese progredisce, la Svizzera no

Sotto le cupole federali la partitocrazia si schiera dalla parte dei delinquenti

 

Sicché ormai è cosa fatta. Il Belpaese ha deciso di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa, ma anche sul luogo di lavoro: negozio, azienda, stazione di servizio, eccetera.

Il Senato ha approvato la proposta di legge del governo gialloverde con una chiarissima maggioranza: 195 favorevoli, 52 contrari, un astenuto.

La legge prevede che la difesa di chi è aggredito è sempre proporzionale all’offesa se egli “usa un’arma legittimamente detenuta o un altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i bene proprio o altrui”.

I kompagni strillano

I $inistrati, residui del PD, naturalmente strillano al Far West, ma sta di fatto che la nuova norma è realtà. “La difesa è sempre legittima: dalle parole ai fatti”ha dichiarato il ministro dell’Interno Salvini. Mentre il relatore della legge ha commentato: “Lo Stato non sarà più nemico del cittadino. Oggi vincono le vittime. Basta gogna, basta assurde richieste di risarcimento da parte di parenti di qualche delinquente”.

Immobili

Se l’Italia progredisce, la Svizzera, “grazie” della partitocrazia politikamente korretta e buonista-coglionista, resta drammaticamente immobile. Del resto, lo è su tutte le questioni che riguardano la sicurezza del cittadino, a partire dal dilagare dell’estremismo islamico. Non per nulla a Palazzo federale il Dipartimento di riferimento è affidato alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ed alla sua corte dei miracoli di burocrati ro$$i.

La proposta respinta

E in materia di legittima difesa, la Svizzera, grazie al solito triciclo PLR-PPD-P$$, è destinata a rimanere al palo ancora a lungo. In effetti la partitocrazia è riuscita, in tempi recenti, a trombare l’iniziativa parlamentare, presentata da chi scrive, che chiedeva di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi è aggredito in casa propria (in Italia invece il potenziamento è esteso anche al posto di lavoro).

La proposta prevedeva quella che in gergo da legulei viene chiamata “inversione dell’onere della prova” (uella).

Difendersi da un’aggressione è infatti legittimo (per questo esiste la legittima difesa). Tuttavia, se la difesa è “eccessiva” non è più legittima: si parla in questi casi di eccessodi legittima difesa. Che è punibile. Tuttavia, come recita il Codice penale svizzero all’articolo 16,  “chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole”.L’iniziativa parlamentare di cui sopra prevedeva di aggiungere a questa disposizione un nuovo capoverso del tenore seguente: “Se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto”.

Cosa cambia?

Presto detto: nella situazione attuale, chi, aggredito da banditi nella propria casa, è accusato di eccesso di legittima difesa, per discolparsi deve dimostrare che si trovava in uno stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento”. Con la modifica legislativa proposta, invece, lo stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” verrebbe presunto: si parte dal presupposto che sia sempre presente quando qualcuno viene aggredito da un criminale che ha violato la “sacralità” della sua casa.  Sta quindi semmai al magistrato che vuole accusare chi si è difeso da un delinquente dimostrare che le cose non stavano così.

Reazioni isteriche

La proposta era dunque ragionevole e moderata: molto “svizzera”.

Ciononostante, nella partitocrazia imbesuita dal politikamente korretto ha suscitato reazioni da circo equestre. Ad esempio, deputati ticinesi PLR che prima firmano l’iniziativa e poi votano contro: evidentemente è questo che l’ex partitone intende per “Buongoverno”. E soprattutto, la gauche-caviar che istericamente strillava al Far West. Chi vede il Far West in una proposta del genere, o è in malafede o ha, come si suol dire, il solaio in disordine.

Cosa ci sia dietro a questo isterismo è evidente: la casta vuole cittadini inermi, deboli, incapaci di difendersi. Peggio ancora: mette sotto pressione i cittadini affinché, in caso di aggressione, rinuncino a difendersi, minacciandoli di finire loro sul banco degli imputati. E’ il mondo che gira al contrario ma tuttavia c’è un filo logico: la casta che non vuole la legittima difesa è la stessa che cala le braghe davanti al Diktat UE per disarmare i cittadini onesti.

Il mondo è cambiato

Perché potenziare il diritto alla legittima difesa? Evidentemente perché il mondo è cambiato, in peggio. Il nuovo governo italiano “populista” se ne è accorto. L’establishment della Confederella, evidentemente, no. E sì che è proprio l’élite spalancatrice di frontiere a portare la responsabilità del cambiamento in peggio. A suon di libera circolazione e di immigrazione incontrollata, ci ha riempito di delinquenti stranieri della peggiore specie, a cominciare dalla feroce criminalità dell’Europa dell’Est. Vedi ad esempio il caso di Minusio tornato alla ribalta di recente: nel 2007 un criminale rumeno entrò in casa di una coppia di anziani per rapinarli, infierì su di loro con decine di coltellate, e poi scappò con poche centinaia di franchi di bottino. Da notare che la richiesta di pena avanzata dalla Procura è ridicola: 3 anni carcere. Come sempre, giustizia inflessibile solo con gli automobilisti!

A vantaggio dei criminali

L’establishment ha spalancato le porte a questa feccia. Però vuole impedire ai cittadini onesti di difendersi. E la polizia non è di regola in grado di farlo, dal momento che non può materializzarsi nell’abitazione in cui si sta commettendo una rapina. La vittima si trova da sola davanti a dei banditi dei quali non può conoscere la pericolosità. La partitocrazia buonista-coglionista si aspetta che la persona aggredita rinunci a difendersi, a tutto vantaggio dei criminali. Bravi, avanti così!

I responsabili

Un’ultima considerazione. A causa dell’invecchiamento della popolazione e della frammentazione delle famiglie, sempre più anziani vivono da soli: bersagli facili di rapinatori senza scrupoli. E quando la criminalità peggiore scoprirà che la Svizzera è il paese del Bengodi, non osiamo immaginare cosa succederà. E’ chiaro che il triciclo dovrà assumersi le proprie pesanti responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

Oltreramina paventano il risveglio degli svizzerotti

Libera circolazione: sarebbe bello se questi timori italiani fossero fondati, ma…

Ma guarda un po’: anche al di là della ramina si sono accorti che in Ticino la maggioranza dei lavoratori non è svizzera. I cittadini elvetici sono infatti solo il 49.8% del totale.

Quasi un terzo dei lavoratori attivi in questo sfigatissimo Cantone sono frontalieri. Una cifra che non esiste da nessun’altra parte. Il 10% circa sono dimoranti, ed altrettanti sono domiciliati. A ciò si aggiunge che le statistiche dei lavoratori stranieri – come ovviamente tutte le statistiche che riguardano gli stranieri, ad esempio quelle sulla delinquenza – non considerano i naturalizzati di fresco. E’ chiaro che, come già scritto la scorsa settimana, se si tenesse conto anche di questo dato, la percentuale di svizzeri precipiterebbe ulteriormente verso il basso.

La profezia contenuta nel manifestato elettorale della Lega di una decina di anni fa, quello con il Pellerossa (“gli indiani non sono riusciti a fermare l’immigrazione – adesso vivono nelle riserve”) si sta realizzando. Se i lavoratori elvetici in Ticino sono ormai diventati una minoranza, vuol dire che (per usare un fraseggio che oggi va di moda tra i politicanti) si è “superata una linea rossa”. E chi ringraziamo per questa situazione? Ringraziamo in coro a cappella la partitocrazia PLR-PPD-P$$. Le cui promesse di non superare le linee rosse non valgono una cicca.

Il sorpasso

Da notare che il sorpasso tra lavoratori stranieri e svizzeri in questo sfigatissimo Cantone è avvenuto già lo scorso anno. Figura infatti nei dati pubblicati dall’Ufficio di statistica per il 2017. Da allora evidentemente la situazione non è certo migliorata, ma bensì peggiorata.

La notizia del sorpasso ha varcato il confine. E’ rimbalzata su TGcom e poi anche sulla Stampa di Torino. Dove è stata accolta con sorpresa: si è parlato esplicitamente di invasione. Hai capito? Sui media italiani parlano di invasione. Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

E’ facile immaginare che nel Belpaese – dove l’economia è giustamente protezionista  – mai avrebbero permesso che si giungesse ad una situazione del genere. Avrebbero chiuso le frontiere prima, sbattendosene della libera circolazione.

La scorsa settimana su LaPrealpina il rappresentante della Camera di Commercio di Varese aveva de facto ammesso che il Ticino, grazie alle frontiere spalancate, è diventato la mucca da mungere delle provincie italiane limitrofe.Del resto, un paese così fesso da dar da mangiare agli stranieri mentre affama i “suoi”, non merita altro. Adesso però Oltreconfine serpeggia la preoccupazione. Si teme infatti che gli svizzerotti si sveglino. In particolare, nello Stivale si paventa che, se il 25 novembre passasse l’iniziativa per l’autodeterminazione, la preferenza indigena decisa dal popolo verrebbe applicata. Ed allora al di là della ramina sarebbero cavoli non dolcificati.

“Attaccheranno”?

Un rappresentante dei frontalieri ha addirittura dichiarato alla stampa tricolore che i ticinesi “attaccheranno” i frontalieri (uella) aggiungendo la consueta fregnaccia autoassolutoria: “senza stranieri in Ticino si ferma tutto”. Per la serie: siamo indispensabili, continuiamo a raccontarcelo tra noi!

Qui è il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio.

  1. Non siamo nel Far West. I Ticinesi non “attaccheranno” nessuno, ma semmai cominceranno finalmente a difendersi dall’invasione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$;
  2. prima della libera circolazione delle persone il Ticino non era il deserto del Gobi. Al contrario, andava molto meglio di adesso. Quindi la storiella della libera circolazione irrinunciabile la andate a raccontare a qualcun altro.

3. Nessuno ha mai detto che in Ticino ci vogliono zero frontalieri. Ci vuole il numero di frontalieri che effettivamente è necessario per colmare eventuali lacune di manodopera residente. Il che significa circa la metà dei frontalieri attuali.

4. il numero di frontalieri attivi nel terziario, dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese, è quadruplicato a seguito della libera circolazione delle persone (da 10mila a 40 mila). E’ evidente che questa situazione – generata sempre dal triciclo PLR-PPD-P$ – è inaccettabile e va corretta.
5. Se nelle province italiane limitrofe un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, e se in queste stesse province la maggioranza dei lavoratori fosse straniera, il Belpaese avrebbe già blindato le frontiere con la Svizzera. Quindi che i vicini a sud abbiano almeno il buon senso di non venire a fare i piangina.

E il 25 novembre, tutti a votare sì all’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri”)!

Lorenzo Quadri

 

Campione: con l’Italia nella buona e nella cattiva sorte

Adesso che l’enclave è nella palta, c’è chi pensa a diventare svizzero. Prima invece…

 

Ohibò. Adesso nell’enclave qualcuno ha pensato bene di promuovere una raccolta firme per attaccar là Campione d’Italia alla Svizzera.

Dopo le velleità napoleoniche del ministro degli esteri binazionale KrankenCassis che a Berna, prendendo la parola davanti alla Camera del popolo, ha dichiarato che l’annessione di Campione alla Svizzera si potrebbe anche fare (i volontari luganesi sono già schierati in tenuta d’assalto sulle rive del Ceresio, per lo sbarco si attende il ripristino dei cumball) ecco dunque un’altra puntata della saga. La raccolta di firme direttamente nell’enclave, appunto.

Quando le cose andavano bene…

Peccato che nessuno a Campione si sarebbe mai sognato di uscirsene con iniziative del genere quando le cose andavano bene. Adesso che l’enclave si trova immersa a bagnomaria nella palta, invece, ci si aspetta forse che arrivino gli svizzerotti a metterci una pezza, tappando buchi e voragini con i loro franchetti? E tutto questo mentre Roma sta alla finestra?

Ed i milioni di debiti che l’enclave ha cumulato nei confronti di enti pubblici e privati elvetici, chi li ripaga? Il Gigi di Viganello? Il Gatto Arturo?

La disoccupazione

Spiace per chi ha perso il lavoro. Ma i ticinesi che rimangono disoccupati non possono certo aspettarsi che il Belpaese risolva i loro problemi (anzi). Già la decisione della solita SECO (quella delle statistiche taroccate pro-libera circolazione) di pagare la disoccupazione agli ex dipendenti del Casinò residenti in Svizzera, che di contributi non ne hanno mai versati, è un affronto ai lavoratori elvetici, che i contributi li pagano eccome. Però a noi  vengono decurtate le rendite di disoccupazione (modifica di legge del 2012, sostenuta da PLR e PPD) perché “gh’è mia da danée”. I soldi per gli ex dipendenti del Casinò di Campione, però, ci sono. Senza dimenticare che – ma tu guarda i casi della vita –  l’organico della casa da gioco nel corso degli anni è stato gonfiato come una rana con assunzioni politiche; e le buste paga idem. E adesso a metterci una pezza dovrebbe essere la nostra assicurazione contro la disoccupazione, con i soldi dei nostri contributi? Ma anche no.

I conti non tornano

A proposito. Come noto circa 2/3 dei dipendenti del casinò di Campione a cui pagheremo la disoccupazione sono permessi B. Tra questi ci sono dei permessi B farlocchi, ovvero ottenuti tramite residenze fittizie in Ticino. Quanti sono? Rispondendo ad un’interrogazione del leghista Massimiliano Robbiani, il Consiglio di Stato ha risposto che i casi dubbi sarebbero due. Certo, come no! E gli asini volano! Peccato che circoli invece una lista di casi sospetti con indicati una ventina di nomi, altro che due!

Nella buona e nella cattiva sorte

Una cosa, comunque, è certa. Campione resterà al Belpaese. Quando per l’enclave le cose andavano bene, anche solo ventilare l’annessione alla Svizzera davanti ad un grappino avrebbe suscitato uno scandalo internazionale e scatenato l’ira funesta del Belpaese: svizzerotti, ma siete usciti di cranio? Giù le zampe!

Adesso invece, dopo che la politichetta locale ha fatto il disastro, c’è chi immagina che a togliere le castagne – e che castagne! – dal fuoco arriverà chi non ha alcuna responsabilità per quanto accaduto e di problemi ne ha già in abbondanza di suoi senza andare a cercarsene altri. Non è così che funziona. L’enclave era italiana quando faceva comodo. Lo rimarrà anche quando è meno comodo. “Nella buona e nella cattiva sorte”, si diceva una volta.

Lorenzo Quadri

 

L’Italia potenzia la legittima difesa, mentre a Berna…

La partitocrazia triciclata vuole cittadini indifesi ed inermi davanti ai criminali

Nel Belpaese il Ministero dell’Interno, guidato dal leghista Matteo Salvini, ha presentato la riforma che prevede il potenziamento del diritto alla legittima difesa. Il testo è approdato presso la Commissione giustizia del Senato, sostenuto dagli alleati grillini.

Il principio lo ha riassunto il Ministro dell’Interno: “un ladro ti entra in casa, in azienda o in negozio e tu ti difendi? Sarà tuo diritto farlo, senza finire sotto processo per anni, pagando di tasca tua”.

I dettagli tecnici del progetto di legge non ci sono noti, ma il senso e la direzione sono chiari. Chi, aggredito in casa propria, si difende, non deve finire sul banco degli imputati. Lo Stato sta dalla parte del cittadino aggredito e non del rapinatore, come troppo spesso accade ora!

La protezione giuridica della casa – con la legge italiana, anche del negozio e dell’azienda – va potenziata. Il delinquente che viola la sacralità del domicilio dovrà assumersene le conseguenze; senza tanti buonismi-coglionismi.

La polizia  infatti non può materializzarsi nell’abitazione dove è in corso una rapina. Può intervenire solo a posteriori. Gli inquilini si trovano faccia a faccia con dei malviventi, sempre più spesso armati e pericolosi, pronti a tutto. Devono decidere cosa fare nell’arco di frazioni di secondo. Il garantismo autolesionista attuale di fatto impone all’aggredito di rinunciare a difendersi. Di mettere in pericolo la propria incolumità (e quella dei propri familiari) per paura di finire sul banco degli imputati. La nuova legge vuole che la musica cambi. Significativo il fatto che essa preveda anche l’inasprimento delle pene per i reati di violazione di domicilio e di rapina.

La partitocrazia invece…

L’Italia dunque, sotto la guida del ministro dell’Interno leghista, si sta muovendo nella direzione giusta. Invece a Berna, per colpa della partitocrazia, non si fa un tubo. Il triciclo PLR-PPD-P$$  ha infatti respinto con spocchia l’iniziativa parlamentare di chi scrive che chiedeva un – peraltro modesto – potenziamento del diritto alla legittima difesa di chi è aggredito nella propria abitazione. Non si trattava di creare il Far West, ma semplicemente di invertire l’onere della prova. Ma la partitocrazia ha starnazzato il proprio njet. Il cittadino non deve potersi difendere. Inermi davanti ai delinquenti. Complimenti $ignori del triciclo, avanti così!

Lorenzo Quadri

Casinò di Campione: e “nümm a pagum” le assunzioni politiche

I lavoratori svizzeri devono farsi carico del crack della casa da gioco? Ma anche no

La decisione della SECO – Dipartimento del  PLR “Leider” Ammann –  di versare la disoccupazione ai dipendenti del casinò di Campione  che risiedono in Svizzera sta suscitando in Ticino ampio “fastidio”; per usare un eufemismo. Questo perché i dipendenti del Casinò non hanno mai versato contributi all’Assicurazione contro la disoccupazione (AD) elvetica. E perché agli svizzeri, che i contributi li hanno invece sempre pagati, negli anni scorsi le rendite di disoccupazione sono state decurtate alla grande tramite revisione di legge  (la Lega era contraria). Col risultato che sempre più lavoratori ticinesi sono stati scaricati sull’assistenza o sull’AI. Naturalmente all’origine dei tagli c’erano le solite presunte esigenze di risparmio. Ah ecco. Sui disoccupati svizzeri si risparmia, mentre su quelli del Casinò di Campione…? Inoltre: Campione non è in Svizzera. Dov’è lo Stato italiano? Risposta: latita. E intanto gli svizzerotti pagano? Non ci siamo proprio! E come la mettiamo con gli svariati milioni di “puff” che il Comune di Campione ha cumulato nei confronti di enti pubblici e privati ticinesi? Il buco lo ripianano i burocrati di “Leider” Ammann?

Anche i permessi B farlocchi

La disoccupazione svizzera, secondo quanto deciso sotto le cupole federali, pagherà per i dipendenti del Casinò di Campione residenti in Svizzera. A quanto ci consta, circa 2/3 di loro sono permessi B. E tra questi permessi B ce ne sono anche di farlocchi, ovvero ottenuti tramite residenza fittizia. Ah bene. Quindi non solo i contributi di disoccupazione di lavoratori e datori di lavoro svizzeri vengono utilizzati per pagare le rendite a permessi B, ma anche a permessi B taroccati. Non è chiaro peraltro di quanti milioni verranno “alleggerite” le casse dell’AD dalla discutibile operazione. Si attendono risposte da Berna.

Organico gonfiato

Come se non bastasse il Casinò di Campione è (era) una cattedrale nel deserto. E’ il più grande d’Europa, costato il doppio di quanto preventivato, mentre il vecchio stabile è stato abbattuto con un ribasso d’asta del 60%. Solo nel 2001 sono state effettuate 90 assunzioni. E c’è come il vago sospetto che a guidare certe scelte non fossero criteri di idoneità. Tant’è che lo stesso sindaco Salmoiraghi ha pubblicamente dichiarato di aver “trovato delle soluzioni lavorative per i protetti di politici”che gli tiravano la giacchetta. Ah bene!

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, le “aderenze politiche” di vari dipendenti e dirigenti della casa da gioco sono palesi. Ad esempio, il capo della sicurezza (prima licenziato e poi riassunto) faceva l’autista di un ministro degli Interni.

E’ forse colpa nostra?

In tutte queste operazioni, che hanno portato a gonfiare l’organico del Casinò con criteri “discutibili”, la Svizzera non aveva – è ovvio – alcuna voce in capitolo. Però adesso che il castello di carte è crollato il conto arriva sul nostro groppone, mentre lo Stato italiano si defila alla chetichella? Scusate ma non è così che funziona.

Spiace ovviamente per chi perde il lavoro: non vogliamo minimizzarne il dramma. Ma abbiamo forse una qualche colpa nel  “grounding” della casa da gioco dell’enclave? No di certo! E allora non ci sta bene venire indebitamente chiamati alla cassa. Siamo stufi di fare la mucca da mungere di tutti – inclusi, come abbiamo visto, i permessi B farlocchi – e questo grazie ai soliti burocrati federali del dipartimento del PLR “Leider” Ammann. C’è chi dice che, senza la rendita di disoccupazione, gli (ex) dipendenti del Casinò di Campione residenti in Ticino andrebbero in assistenza. Ma è come paragonare le pere con gli ananas. L’assistenza non la ricevono tutti. Ed inoltre le rendite sono di tenore ben diverso.

E’ chiaro che la vicenda non finisce qui. Perché ne abbiamo piene le scuffie di essere in balia di funzionari che fanno regali internazionali con i nostri soldi in base al principio del “soldi di tutti, soldi di nessuno”. Poi però a noi vengono a dire che dobbiamo tirare la cinghia!

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Berset delirante: “ottima collaborazione con l’Italia”

E ti pareva! I bambela bernesi non hanno capito un tubo dei rapporti con il Belpaese

Evidentemente, l’entrata in Consiglio federale di un ticinese (ex italiano) non ha affatto “illuminato” i colleghi  – Il nuovo governo della Vicina Penisola vuole espellere in massa i finti rifugiati? Fa benissimo, ma noi non gliene prendiamo nemmeno uno

Certo che il presidente di turno della Confederella, kompagno Alain Berset, è uno di quelli che hanno proprio capito tutto! Ecco il tweet (vedi foto) con cui il buon Berset si congratula con il nuovo governo italico per la sua entrata in funzione (fossimo nei panni di Conte e soci, dopo simili congratulazioni ci “toccheremmo”; e l’uso smodato di twitter per scopi istituzionali, Berset l’ha forse imparato da Trump?). Notare la conclusione del messaggio del kompagno Alain: “Ringrazio il governo uscente per l’ottima collaborazione negli scorsi anni”.

Ossignùr! “Ottima collaborazione”? Ma quale ottima collaborazione? A meno che Berset si riferisse al fatto che il cibo ed i vini nei pranzi ufficiali con i rappresentanti del Belpaese erano ottimi ed abbondanti, si fatica a capire (eufemismo) in cosa consisterebbe questa meravigliosa collaborazione. Gli svizzerotti sono stati infinocchiati in mille modi dai vicini a Sud, ed il presidente della Confederella viene a parlare di “ottima collaborazione”?

Non ha capito un tubo

La dichiarazione è allarmante. Dimostra al di là di ogni dubbio che in Consiglio federale i camerieri dell’UE non hanno capito un tubo di come funzionano i rapporti con il Belpaese. Questi sveltoni ancora credono che vada tutto bene. E lo dicono pure in pubblico. Delle due l’una: o semplicemente se ne sbattono del problema, tanto ad andarci di mezzo sono solo i ticinesotti “chiusi e gretti” che votano sbagliato sull’immigrazione, oppure proprio non ci arrivano (e quindi sono incapaci di svolgere il loro lavoro).

Collaborazione ottima? Il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri è morto e defunto, e di certo NON per colpa del casellario giudiziale: anche il Gigi di Viganello ha capito che si trattava solo di un pretesto. Il Belpaese incassa 80 milioni di ristorni all’anno, ma le opere transfrontaliere di interesse comune non vengono fatte (però gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato insistono nel continuare a versare i ristorni). L’accesso degli operatori svizzeri alla piazza finanziaria italiana rimane ermeticamente chiuso. Chiaro: il Belpaese ha ottenuto lo scambio automatico di informazioni bancarie e quindi non ha nessun interesse a rispettare gli impegni presi. “Road map”? Nel water! Quello che voleva, l’Italia l’ha già portato a casa. Collaborazione ottima? Dal punto di vista italico, di sicuro. Dal nostro invece…

A cosa serve…?

La sortita di Berset dimostra inoltre che l’arrivo in Consiglio federale di KrankenCassis non ha affatto “illuminato” il governicchio di Berna sui problemi nelle relazioni con il Belpaese. A questo punto c’è davvero da chiedersi a cosa serve avere un consigliere federale ticinese. Probabilmente, nel caso concreto, solo a fare campagna elettorale in Ticino per l’ex partitone.

Anche noi ci congratuliamo, ma…

C’è da dire che Berset ha almeno avuto il buon gusto di congratularsi con il nuovo governo italiano. Non come il New York Times, giornale dei galoppini della casta, che ha scritto che il governo italiano “fa schifo”. O come l’ex ministro degli Esteri liblab Didier Burkhaltèèèr, altro soldatino della casta che, subito dopo l’elezione dell’odiato populista Donald Trump, si è messo immediatamente a “deplorare”.

Anche noi siamo contenti che in Italia Lega e M5S abbiano formato il nuovo governo, e ci congratuliamo in particolare con la Lega. Ma tra Stati di amici non ce ne sono. Perché ogni paese  fa i propri interessi (a parte la Svizzera, che è governata da camerieri dell’UE costantemente inchinati a 90 gradi davanti ai funzionarietti di Bruxelles). Il nuovo ministro degli Interni Salvini vuole giustamente espellere in grande stile i finti rifugiati dal Belpaese. Che spesso e volentieri, come ha sottolineato il neo-ministro, sono delinquenti fatti uscire dalle prigioni dei paesi d’origine.  Se questi clandestini vengono rimpatriati, ovviamente, ci va benissimo. Oppure Salvini potrebbe in alternativa mandare i finti rifugiati in Germania dall’ “Anghela” Merkel, che con le sue scellerate dichiarazioni d’accoglienza ha fatto arrivare in Europa milioni di migranti economici con lo smartphone.

Se invece il nuovo governo italiano immagina di mandare i “suoi” asilanti anche in  Svizzera a causa della “contiguità territoriale” – ciò che farebbe la gioia della ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga e dei kompagni che nel business ro$$o dell’asilo ci tettano dentro alla grande – è ovvio che non se ne parla nemmeno. E’ pacifico che non ci prendiamo nessun finto rifugiato extra per fare un piacere al Belpaese. Nemmeno se il nuovo governo italico è per metà leghista. Non lo faremmo neppure se fosse leghista per intero.

 

 

Di mercoledì in mercoledì, la melina sui ristorni continua

La partitocrazia in CdS  tira a campare per non decidere. Ma il tempo sta per scadere

Un altro mercoledì, giorno di seduta del Consiglio di Stato,  è trascorso senza che ci sia stata alcuna decisione a proposito dei ristorni dei frontalieri. In molti erano convinti che lo scorso mercoledì sarebbe stato il giorno della decisione. Invece niente. Evidentemente gli esponenti del triciclo continuano a “tirar là”. A non decidere.  In attesa non si sa bene di cosa. Ma l’ultimo termine (fine giugno) si avvicina, e bisognerà per forza venirne ad una.

 Pressioni legittime

A fine marzo, dopo l’incontro con il Consiglio di Stato, il ministro degli esteri KrankenCassis si è espresso in questi termini a proposito del blocco dei ristorni: Qualche volta le pressioni sono utili, servono a smuovere qualcosa. Queste, però, devono essere utilizzate quando ci sono governi in Italia”.Ai tempi a Roma non c’era il governo. Adesso c’è. Di conseguenza, seguendo il ragionamento del consigliere federale liblab, le pressioni sono ora legittime.

Il governo italiano c’è, ma il nuovo accordo sui ristorni dei frontalieri è morto e sepolto. Se non lo voleva l’esecutivo precedente, ancora meno lo vuole questo, in cui il ruolo della Lega (ex Lega lombarda) è determinante. Il motivo del rifiuto è ovvio: i frontalieri sono lombardi e quindi non si vuole scontentare parte del proprio elettorato.

Ci rallegriamo, ma…

Come detto, ci rallegriamo che il governo italiano, a forte componente leghista, abbia visto la luce: il che costituisce tra l’altro l’ennesimo schiaffone alla fallita UE, i cui boriosi funzionarietti hanno fatto di tutto e di più per sabotare gli odiati “populisti”. Ma nei rapporti tra Stati di amici non ce ne sono. Ognuno persegue il proprio interesse. Ed il nostro consiste nel bloccare i ristorni dei frontalieri. La proposta “minimalista” formulata da Claudio Zali, che prevede di bloccare una parte dei ristorni legandola alla realizzazione, da parte italiana, di opere di interesse comune transfrontaliero, con pagamento a  lavori ultimati, è stata formulata in questi termini affinché possa essere accettata almeno da un altro “ministro”, oltre che da Gobbi, diventando così maggioritaria. Questa proposta costituisce, appunto, il “minimo sindacale”.

La mozione PPD approvata dal Gran Consiglio, che chiede di intavolare delle trattative sull’uso dei ristorni, è stata sostenuta anche dalla Lega, perché tutto è meglio dell’improponibile pagamento incondizionato cui abbiamo assistito fino ad oggi. Ma è oggettivamente una belinata. Perché, senza blocco dei pagamenti, dal Belpaese non si otterrà mai un bel niente. Da notare che il versamento incondizionato è invece appoggiato dall’ex partitone in tandem con il P$. Sicché il PLR difende gli interessi del Ticino al pari del P$ (partito degli stranieri): ovvero, non li difende proprio. Prendere nota.

Se so paga si perde

Non c’è alcun motivo plausibile per cui la proposta minimalista di Zali sui ristorni non dovrebbe raggiungere una maggioranza. Un versamento integrale dei ristorni sarebbe, semplicemente, l’ennesima calata di braghe senza alcuna giustificazione: come detto, di nuovi accordi con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri non ne vedremo mai. Qualsiasi eventuale condizione accessoria aggiunta a pagamento effettuato, rientra nel campo dei blabla inutili: non porta a nulla. O si paga o non si paga. Se si paga, si ha perso; se si paga e poi, dopo aver pagato, si introducono delle condizioni accessorie, si ha perso uguale.

Chiusura dei valichi secondari

Sul fronte di competenza federale, quello della chiusura notturna dei valichi secondari, pare che da Berna si prepari l’ennesimo schiaffo al Ticino ed in particolare al Mendrisiotto. Gli uccellini cinguettano che i camerieri dell’UE in Consiglio federale intendano impiparsene della decisione parlamentare e lasciare aperti i valichi secondari 24 ore al giorno. Permettendo così ai frontalieri della rapina di razziare indisturbati il Mendrisiotto (e non solo). Novità al proposito dovrebbero arrivare a breve da Berna. C’è da sospettare che non saranno belle. E la partitocrazia vuole versare i ristorni (anche) per fare contenti i rispettivi ministri nel governicchio federale, che non vogliono gabole con l’Italia? E che poi, per tutto ringraziamento, nemmeno ripristinano la chiusura dei valichi secondari? Ma col piffero!

Lorenzo Quadri

Rapporti con l’Italia: siamo stufi di aspettare Berna!

L’unica soluzione è l’ “Alleingang”: per la Confederella, la priorità è Bruxelles

Ah beh, quando si dice la scoperta dell’acqua calda! Il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis nell’incontro della scorsa settimana  con il governo ticinese ha ammesso che i rapporti con l’Italia sono “sicuramente non sono facili”.

Chiaro: solo dei boccaloni d’Oltralpe come l’ormai obliato Didier Burkhaltèèèr (PLR) e Johann “Leider” Ammann (sempre PLR) potevano credere alla promesse italiche di conclusione imminente del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Mentre su altri temi, quali ad esempio l’annosa questione dell’accesso al mercato italiano per gli operatori finanziari svizzeri, i vicini a sud non provano nemmeno ad essere rassicuranti: fanno direttamente orecchie da mercante. Eppure, il tema non è esattamente “di nicchia”: sono in ballo numerosi posti di lavoro sulla piazza finanziaria ticinese, già devastata dalle calate di braghe dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, con la benedizione del solito triciclo PLR-PPD-P$.

E la reazione?

Dopo anni di prese per i fondelli “hard” ad opera del Belpaese, sarebbe anche ora che da parte elvetica ci fosse una reazione. Invece gli azzimati signori della diplomazia rossocrociata si sono addirittura bevuti la fandonia che l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri sarebbe stato bloccato dagli italiani  a causa della richiesta del casellario giudiziale. E che, se i ticinesotti avessero rinunciato al casellario, svendendo la propria sicurezza, tutto si sarebbe sistemato. Certo, come no!  Se non si pigia il tasto “reset” su questa diplomazia, non andremo da nessuna parte.

Adesso il buon KrankenCassis va a trovare il Consiglio di Stato ticinese (tappeti rossi, salamelecchi, slinguazzate,…) e l’esito dell’incontro è la scoperta dell’acqua calda: “la situazione con l’Italia è difficile”. Ma va? Intanto però è lì pronto sul tavolo il tema del blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri: uno dei pochi (ed efficaci) mezzi di pressione sulla vicina Repubblica di cui il Ticino dispone. E’ forse giunto il momento di farvi ricorso, visto che di nuovi accordi fiscali con il Belpaese non ne vedremo mai? Risposta del ministro degli esteri: “Qualche volta le pressioni sono utili (…) ma devono essere portate avanti quando ci sono dei governi in carica, ed in Italia non è il caso”.

La musica non cambia

E ti pareva! Burkhaltèèèr o Cassis, la musica non cambia. Per farsi valere non è mai il momento. Il ritornello è sempre lo stesso “sì ma non ora, sì ma non così, bisogna aspettare,…”. Con queste fregnacce, i bernesi ci prendono per i fondelli per anni! Intanto, in attesa che arrivi il “momento giusto” i ticinesotti continuano a pagare un tributo deciso 44 anni fa, e che nelle circostanze attuali è diventato privo d’oggetto.

Ricordiamo infatti per l’ennesima volta che i ristorni costituiscono un pizzo all’Italia in cambio del riconoscimento, da parte di Roma, del segreto bancario elvetico. Tale operazione era nell’interesse di tutta la Svizzera. Solo il Ticino, però, ne ha pagato il conto. E continua a pagarlo. Erano state a suo tempo promesse delle compensazioni? C’è chi lo assicura. Ma in ogni caso, queste compensazioni non le ha mai viste nessuno. Negli ultimi anni sono state richieste a più riprese. Risposta del Consiglio federale: “sa po’ mia!”. Passata la festa, gabbato lo santo.

Morale della favola: per il blocco dei ristorni, abbiamo già aspettato abbastanza. Adesso è tempo di passare all’atto. Abbiamo già perso troppi anni; e troppe decine, anzi ormai centinaia, di milioncini delle nostre casse pubbliche.

Concertare?

Ancora più “del Cassis” la sortita del kompagno Bertoli, presidente di turno del consiglio di Stato, secondo cui qualsiasi rimostranza nei confronti degli italici dovrà essere concordata tra Bellinzona e Berna. Sicuro, e gli asini volano! La Confederella non deciderà mai alcuna “misura di pressione” nei confronti  del Belpaese. L’hanno capito anche i paracarri. La sua unica preoccupazione è quella di compiacere i padroni di Bruxelles. E se ciò significa sacrificare gli interessi di questo sfigatissimo Cantone e dei suoi abitanti, chissenefrega! Inoltre, come continua a ripetere la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, “Dobbiamo aiutare l’Italia”. I tapini bernesi credono di avere a che fare con un paese amico!

Che nessuno si faccia illusioni: se vuole difendersi, il Ticino deve muoversi per conto proprio. Se aspettiamo il benestare del terzo e del quarto, tanto vale chiudere subito baracca e burattini. Come dicono Oltregottardo: Alleingang!

Lorenzo Quadri

 

 

Come i vicini a Sud fanno fessi gli svizzerotti

 

E ti pareva! Ecco arrivare una nuova conferma che i vicini a sud ci prendono sontuosamente per i fondelli. Ed infatti, stando a quanto pubblicato nei giorni scorsi sul CdT, per aggirare le norme vigenti da noi in materia  di padroncini e distaccati, le ditte italiche, trascorso il limite massimo di 90 giorni,  fanno assumere i loro dipendenti da agenzie di collocamento interinale. Le quali poi provvedono a piazzarli. E’ a seguito di questo escamotage che, nel 2017,  il numero delle notifiche di padroncini e distaccati è diminuito. Ma non certo l’invasione da sud. E nemmeno  la concorrenza sleale a ditte ed artigiani ticinesi da parte di operatori d’Oltreramina.

Senza contare che gli italiani stanno pure costruendo una nuova strada ad Arcisate, tanto per facilitare ulteriormente l’arrivo in massa in Ticino – naturalmente uno per macchina – di frontalieri, padroncini e distaccati.

La SECO è in letargo

Da notare che, stando a quanto dichiarato sul CdT dal presidente dell’Associazione interprofessionale di controllo (AIC) Renzo Ambrosetti, il trucco usato dai furbetti italici per aggirare le regole elvetiche su padroncini e distaccati è stato da tempo segnalato alla SECO, Segreteria di Stato dell’economia. La quale, ma tu guarda i casi della vita, come da copione non ha fatto un tubo. Chiaro: l’inutile SECO serve solo a produrre “indagini” farlocche e studi taroccati, mirati a far credere che sul mercato del lavoro ticinese in regime di devastante libera circolazione delle persone funziona tutto a meraviglia! Figuriamoci allora se i galoppini della SECO intervengono per sanzionare la concorrenza sleale da sud. Ma non sia mai! Poi i politicanti d’Oltreconfine strillano al “razzismo” per farsi riprendere dai media;  ed i padroni di Bruxelles – quelli a cui i camerieri dell’UE in Consiglio federale vogliono regalare 1.3 miliardi di Fr senza uno straccio di contropartita – ci rampognano!

Chi se la ride

Intanto, nella vicina Repubblica se la ridono a bocca larga. In casa nostra hanno trovato “ul signur indurmentàa”: “gli elvetici sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Chiaro: artigiani e piccoli imprenditori del Belpaese sono abituati ad aggirare le regole. Altrimenti possono chiudere baracca. Dalle loro parti, è una questione di sopravvivenza. L’ex premier Silvio Berlusconi, quando era in carica, dichiarò che il lavoro nero, se non raggiunge il 20%, non è reato: è la normalità. E gli svizzerotti, quelli che seguono pedissequamente le regole, credono di potersi confrontare con una simile concorrenza, alla quale la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha spalancato le porte?

Unica soluzione

Questa ennesima presa per i fondelli a danno del  nostro tessuto economico dimostra che la libera circolazione delle persone deve saltare, altrimenti questo Cantone va definitivamente a ramengo.

Il letargo della SECO, e del ministro dell’economia PLR Johann “Leider” Ammann – quello che vuole l’accordo quadro istituzionale con l’UE ed il versamento degli 1.3 miliardi di coesione – dimostra per l’ennesima volta che Berna ha una sola preoccupazione: mantenere le frontiere spalancate e far entrare tutti. Così i padroni di Bruxelles sono contenti.  Difendere il mercato del lavoro ticinese? Il triciclo PLR-PPD-P$ insorge indignato: “Sa po’ mia! E’ becero populismo!”. E questo non solo sotto le cupole federali, ma addirittura a Bellinzona…

Sicché, tutti a firmare l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

 

“L’accordo fiscale è carta straccia”

Lo dicono anche gli italiani; eppure gli svizzerotti continuano a farsi infinocchiare

 

Negli scorsi mesi in occasione del suo esordio si era molto parlato, anche alle nostre latitudini, del mensile gratuito “Il Frontaliere” distribuito al confine e destinato, appunto, ai frontalieri.

Dopo il primo lancio – con tanto di polemiche con il Mattino – le acque attorno a questa pubblicazione si sono assai calmate. Almeno da questa parte del confine, è calato il silenzio. Ma Il Frontaliere c’è ancora e sull’ultimo numero propone un articolo a proposito del famigerato accordo sulla fiscalità dei frontalieri. L’articolo è interessante in quanto esprime il punto di vista d’oltreramina sull’annosa faccenda. Ebbene, il titolo è eloquente: “l’accordo fiscale diventa carta straccia”.

Sostanzialmente quello che il Mattino ha sempre sostenuto. L’accordo fiscale infatti non vedrà mai la luce perché l’Italia non lo vuole. Quindi si arrampica sui vetri alla ricerca di scuse per menare per il naso gli svizzerotti. I quali, come da copione, si fanno infinocchiare ogni volta. A marzo, poi, a Roma cambierà il governo. E, con esso, cambieranno integralmente le carte in tavola.

La conferma

Ebbene il Frontaliere sull’ultimo numero dice in sostanza la stessa cosa.

Secondo il mensile, l’accordo fiscale è carta straccia perché L’Italia sta andando alle elezioni, “e non è da escludere un cambio di maggioranza”. Ma anche perché il Belpaese, nella sua ricerca di pretesti per non concludere il trattato, ha sempre tirato in ballo presunti ostacoli elvetici alla devastante libera circolazione delle persone.

Peccato che la libera circolazione con la fiscalità dei frontalieri c’entri come i cavoli a merenda. L’attuale accordo fiscale, con relativi ristorni, risale infatti al 1974; se i due temi fossero in qualche modo legati, sarebbe giunto al capolinea al più tardi nel 2004, con la caduta della preferenza indigena.

Si attaccheranno all’iniziativa?

Adesso il Frontaliere, probabilmente senza nemmeno sbagliare troppo, ipotizza la prossima mossa italica per bloccare il nuovo accordo: i vicini a sud si attaccheranno al lancio dell’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, “e – scrive il mensile – l’intesa sulla riforma del sistema di tassazione dei frontalieri diventerà carta straccia”.

Interessante poi il finale dell’articolo, che conferma in pieno quanto da tempo appare su queste colonne: “Le forze politiche del Belpaese potranno rassicurare i loro elettori-frontalieri sul mantenimento dello stato quo”; traduzione: le politica italiana è ostaggio dei frontalieri e dei loro ingiustificati privilegi fiscali.

E infine: “anche i comuni di frontiera dormiranno sonni più tranquilli, senza la paura di vedersi cancellati dalla sera alla mattina i preziosissimi ristorni, soldi con i quali si curano ogni anno le ferite della parte corrente dei bilanci”.

E’ davvero incredibile che…

Et voilà, svizzerotti fessi serviti di barba e capelli! I ristorni vengono utilizzati per tappare i buchi di gestione corrente. Le opere infrastrutturali di interesse comune italo-svizzero restano sulla carta –  o nemmeno su quella. Se le vogliono, i ticinesotti devono aprire il borsello e pagarle loro; anche su suolo italico: vedi ad esempio i park &ride senza i quali il nuovo trenino dei puffi Stabio-Arcisate, per il quale abbiamo già  pagato quasi 200 milioni di Fr, è inesorabilmente votato al fallimento. E questo al di là delle prime fantozziane settimane di esercizio della nuova tratta.

E’ davvero incredibile che, in questa situazione, in Consiglio di Stato non si trovi un terzo “ministro” disposto ad unirsi ai due leghisti formando così una maggioranza per bloccare il versamento dei ristorni. Tanto, cosa c’è da perdere?  Il nuovo accordo sulla fiscalità dei permessi G è morto e sepolto. Lo dicono anche gli italiani.

Lorenzo Quadri

La fregnaccia dei “Paesi amici”!

I vicini italici e francesi sono i primi a discriminarci. Poi accusano noi!

Gli eurobalivi discriminano la Svizzera in maniera plateale. Il caso dell’equivalenza delle borse garantita solo per un anno è esemplare. Lo svolgimento di tutta la vicenda sembra ripreso, pari pari, dal Manuale della perfetta presa per i fondelli.

Prima l’UE accorda l’equivalenza senza limitazioni. Poi il presidente non astemio della Commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker, arriva in Svizzera a sbaciucchiare la Doris e la Simonetta e ottiene in cambio la promessa dei camerieri dell’UE di versare ai balivi di Bruxelles un regalo da 1.3 miliardi di franchetti. Soldi del contribuente. Che verrebbero versati a titolo di regalo, senza alcuna contropartita. Perché ogni desiderio dei padroni di Bruxelles, per i camerieri bernesi, è un ordine. E non veniteci a raccontare la fetecchiata che questi  demenziali “regali” sono nell’interesse della Svizzera e che servono a frenare il flusso migratorio, perché non se la beve più nemmeno il Gigi di Viganello. Di miliardi di coesione ne abbiamo già versati, e non hanno ridotto l’immigrazione di una sola unità.

Il ricatto

Passano un paio di giorni ed i balivi UE, incassata la promessa del miliardo e trecento milioni, fanno retrofront sull’equivalenza delle borse, e ne limitano la durata ad un solo anno. Perché? Perché, nelle trattative con gli svizzerotti, non ci sarebbero stati sufficienti progressi sul fronte dello sconcio accordo quadro istituzionale. Un accordo capestro, ripetiamo per l’ennesima volta, che – se venisse approvato – costituirebbe la pietra tombale della nostra sovranità e della nostra indipendenza. E il colmo è che la partitocrazia starnazza alla “patria in pericolo” (uhhh, che pagüüüraaa!) per denigrare l’iniziativa “No Billag”, però vuole sottoscrivere l’accordo quadro istituzionale!

Contromisure? Non sia mai!

Il Consiglio federale, mica la Lega populista e razzista, ha dovuto dichiarare (sommessamente ed educatamente, sia chiaro) che limitare al 2018 l’equivalenza della piazza finanziaria è “discriminatorio” nei confronti della Svizzera. Sicuramente a Bruxelles saranno stati presi da repentini disordini intestinali davanti ad una dichiarazione tanto bellicosa!

In realtà non solo la Svizzera è discriminata, ma viene anche ricattata in modo vergognoso. Evidentemente gli eurobalivi credono di potersi permettere tutto; perché qualcuno glielo ha lasciato credere. Inutile dire che il Consiglio federale non ha annunciato una chiara revoca della disponibilità a procedere col regalo miliardario (su cui si dovrà esprimere il parlamento). Men che meno ha parlato di adottare contromisure. Non sia mai! E dire che procedere in questo senso sarebbe stato quel che si dice “il minimo sindacale”.

Ci sabotano a loro vantaggio

Nei giorni scorsi è arrivata l’ultima puntata. 11 Stati membri hanno criticato la decisione della Commissione UE di concedere l’equivalenza alla piazza finanziaria svizzera solo per un anno. Tra i firmatari figurano i paesi dell’Europa dell’Est. Chiaro: se il contributo di coesione da 1.3 miliardi salta, sono i primi a perderci. Ma, come spesso accade, più interessante della lista dei presenti è quella degli assenti.

Infatti tra i firmatari non si vedono gli “amici” italici. E nemmeno i francesi. Evidentemente questi paesi, ben lungi dall’essere appunto “amici”, vogliono semplicemente sabotare, a proprio vantaggio, la piazza finanziaria elvetica.
La vicina Penisola, che ad ogni piè sospinto strilla al nostro indirizzo accuse di “discriminazione”, è dunque la prima a voler discriminare la Svizzera: che tolla!
L’Italia ci discrimina, e noi continuiamo a versare i ristorni, non chiudiamo i valichi secondari di notte, e – soprattutto – non applichiamo la preferenza indigena votata dal popolo? I vicini a sud ci prendono per i fondelli in ogni modo e noi nemmeno facciamo quanto è perfettamente in nostro potere per tutelarci? Ma bisogna proprio essere caduti dal seggiolone da piccoli!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

KrankenCassis infinocchiato già alla prima “missione”

Accordi sui frontalieri: dal Belpaese altro che firme: fregature, lazzi e frizzi! 

Una sola cosa è cambiata: adesso, grazie al ministro degli Esteri italo-svizzero, veniamo buggerati dai vicini a Sud nella nostra lingua e non più in inglese. Chi si accontenta…

Come da copione, la presa per i fondelli prosegue ad oltranza!

Ed infatti la prima scampagnata ufficiale in quel di Roma del neoministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si è conclusa nel modo più prevedibile possibile. Ovvero con il solito nulla di fatto. Il protocollo seguito dall’interlocutore d’oltreramina, nel caso concreto il ministro degli Esteri Alfano, (uno dei peggiori esemplari della casta politicante del Belpaese), è sempre il medesimo: strette di mano, sorrisi, slinguazzate all’interlocutore svizzerotto e poi… zac! Infinocchiato!

A corto di pretesti

La firma della vicina Repubblica sul famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri non solo non c’è ora (cosa evidentemente che nessuno si attendeva), non solo non è prossima, ma non si è avvicinata di un passo. Ed anzi non ci sarà mai!

In questo momento, i vicini a sud sono a corto di argomenti per non firmare. La chiusura notturna dei valichi secondari, malgrado la decisione del parlamento federale, non è in vigore; mentre i CdS Bertoli, Beltraminelli e Vitta hanno già dichiarato la propria disponibilità a calare le braghe sul casellario giudiziale.  E allora ecco che, pur di non fare i compiti, dallo Stivale si vengono a chiedere verifiche (?) sulla compatibilità con i bilaterali dell’applicazione dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. In sostanza, Roma chiede (o finge di chiedere) maggiori garanzie sul fatto che il maledetto voto del 9 febbraio sia effettivamente stato rottamato a dovere dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle camere federali. Una rottamazione alla quale, è bene ricordarlo, il buon KrankenCassis ha dato proprio fattivo contributo.

Deputati allo sbando

E’ palese che il compromesso-ciofeca sul 9 febbraio, che non prevede nessun tipo di preferenza indigena (altro che la boiata della “preferenza indigena light”) è compatibile con gli accordi bilaterali. Infatti, non serve assolutamente ad un tubo! Però i vicini a sud ancora sollevano dubbi. E gli svizzerotti non sono nemmeno in grado di mandarli a Baggio a suonare l’organo.

E non è finita. Prima della visita di KrankenCassis in Italia (praticamente una rimpatriata) un gruppuscolo di kompagnuzzi del sempre più sbandato PD ha perfino avuto “il guizzo” di scrivere ad Alfano che non bisogna “accelerare il processo di sottoscrizione dei nuovi accordi sui frontalieri” in quanto questi ultimi sarebbero sempre “discriminati in Svizzera”. E  in risposta a questa grottesca fandonia, da parte elvetica non arriva un cip!

Chi verrebbe discriminato?

Frontalieri discriminati? In Ticino ci sono 65’500 frontalieri in continuo aumento, 40mila dei quali impiegati nel settore terziario dove portano via il lavoro ai residenti, in quanto non abbiamo alcun bisogno di importare manodopera estera per gli uffici. E questi politicanti italici hanno ancora il coraggio di venire a blaterare di discriminazione mentre, ovviamente, il buon KrankenCassis incassa senza fiatare?

Ad essere discriminati in Ticino sono i lavoratori ticinesi che infatti si trovano ormai in  minoranza. Eh già, perché in questo sfigatissimo Cantone la maggioranza dei lavoratori è straniera.  La colonizzazione è arrivata al punto che in Ticino vengono pubblicati senza alcun pudore annunci di lavoro solo per frontalieri. Naturalmente senza che nessuna inutile commissione contro il razzismo faccia un cip. Se però, come successo nelle scorse settimane in Svizzera interna, qualcuno pubblica un’inserzione che prevede il requisito della cittadinanza elvetica, ecco che la commissione in questione si mette subito a moralizzare.

Salamelecchi e poi…

La domanda è: per quanto tempo ancora si intende  (i nostri rappresentanti intendono) accettare di farsi prendere per i fondelli in questo modo?

Naturalmente il buon Alfano, tanto per buggerare meglio l’interlocutore svizzerotto, ha pensato bene di profondersi in untuosi salamelecchi sull’ “eccellenza delle relazioni tra Svizzera ed Italia in ogni settore”. Certo: dal punto di vista italiano questa eccellenza è senz’altro data, dal momento che il Belpaese di tali relazioni se ne approfitta alla grande!

Ed in più, i vicini a sud ci denigrano pure:  basti pensare alle continue scempiaggini sulla “Svizzera xenofoba” raccontate oltreramina da politicanti in fregola di visibilità e da giornalai supponenti e beceri (di recente uno di questi pennivendoli è riuscito a tirarla fuori anche in relazioni a questioni calcistiche).

Gli illusi sono serviti

Eppure è così chiaro: finché noi tolleriamo che il Belpaese, oltre ad approfittarsi di noi, si permetta pure di colpevolizzarci, non avanzeremo di un passo.

Chi si immaginava che con il nuovo ministro degli esteri sarebbe cambiata non diciamo la musica, ma almeno una qualche nota dello spartito, è servito. Il buon KrankenCassis si fa prendere alla grande per il lato B, proprio come il suo degno predecessore Burkhaltèèèr. Certo; almeno adesso con il neo-consigliere federale italo-svizzero abbiamo il grande vantaggio che, nelle trattative con l’Italia, veniamo buggerati nella nostra lingua madre e non più in inglese. Chi si accontenta…

Speriamo che almeno l’aspetto enogastronomico della gita fuori porta  sia stato soddisfacente per il neo-consigliere federale; perché altri ritorni positivi non se ne vedono.

Disdire la Convenzione

E’ quindi evidente che bisogna bloccare i ristorni dei frontalieri, disdire la Convenzione del 1974 ed applicare alla lettera “Prima i nostri”. Almeno i vicini a sud starnazzeranno per qualcosa.

Tanto ormai, e l’ha capito anche il Gigi di Viganello, qualsiasi cosa facciano gli svizzerotti, l’accordo con i frontalieri il Belpaese non lo firmerà neanche tra cent’anni.

Lorenzo Quadri

 

L’italica presa per i fondelli prosegue ad oltranza!

Fiscalità dei frontalieri: nuova figura “marròn” del quasi ex ministro Burkhaltèèèr

 

Il quasi ex ministro degli esteri liblab Didier Burkhaltèèèr ha  voluto concludere la propria carriera in quel di Lugano con un’ultima figura da boccalone, rimediata al “forum per il dialogo tra Svizzera ed italia”. Il buon Didier si è fatto di nuovo infinocchiare, questa volta dal suo collega ministro degli esteri Angelino Alfano, voltamarsina seriale, uno dei peggiori esponenti della casta politicante della vicina Repubblica.

Forum o buco (nell’acqua)?

C’è poi da chiedersi a cosa serva un Forum per il dialogo Svizzera–Italia quando il dialogo in questione si riduce ad uno sconcertante blabla del tutto improduttivo. Un blabla dove, va da sé, l’interlocutore svizzerotto si  beve con la massima goduria tutto quanto raccontato dall’italico parolaio. Forum o non Forum, con il Belpaese non se ne viene ad una, e questo per un motivo molto semplice. Gli svizzerotti fanno i compiti: il che in genere si traduce in cedimenti su tutta la linea per “dare l’esempio”, immaginando (?) che l’esempio verrà seguito. Gli italiani invece se ne sbattono e perseguono unicamente i propri interessi, alla faccia degli impegni presi. Logico che gli “intreghi” bernesi restino sempre turlupinati.

Per le banche…

Oltre all’ormai arcinota questione dell’accordo fiscale sui frontalieri, che mai vedrà la luce, c’è anche quella meno nota, ma non per questo irrilevante, dell’accesso al Belpaese per gli operatori finanziari elvetici. Come sappiamo, grazie alla catastrofica ex ministra del  5% Widmer Schlumpf, la Svizzera ha calato le braghe sul segreto bancario, senza ottenere nulla in cambio.  Intanto nel 2019 comincerà a trasmettere dati bancari a  go-go, anche e soprattutto all’Italia. Ma quando si tratta della possibilità per le banche svizzere di offrire servizi nel Belpaese, possibilità prevista dalla road map, ecco che da Roma arriva perentorio il njet. Se vogliono lavorare nella Penisola, le banche “svissere” devono aprire una filiale lì e quindi spostarvi i posti di lavoro. Il che significa: cancellare impieghi in Ticino e crearne al di là della ramina (ovviamente assumendo italiani). Non risulta, ma forse ci siamo persi qualche puntata, che l’Associazione ticinese degli impiegati di banca abbia fatto cip al proposito. Probabilmente il segretariato era in altre (autopromozionali) faccende affaccendato.

Campa cavallo

Nell’ambito dell’inutile incontro di lunedì, Burkhaltèèèr ha avuto la bella idea di uscirsene giulivo a dichiarare che la firma dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri sarà cosa fatta entro la fine dell’anno. Certo, come no! Campa cavallo che l’erba cresce! E’ piuttosto sconcertante che il quasi ex ministro non solo si faccia prendere per i fondelli, ma ci tenga poi ad ostentare urbis et orbis la propria credulità. Chissà, forse prima di lasciare la carica si è messo in testa di soffiare il boccalone d’oro al collega “Leider” Ammann, che nelle scorse settimane è riuscito addirittura a farsi infinocchiare da tale ministro Carlo Calenda, uno che nemmeno in Italia hanno mai sentito nominare.

“Nemmeno in agenda”

Ed infatti un paio d’ore dopo che il buon Didier se ne usciva con la barzelletta degli accordi sottoscritti entro fine anno, ecco che già fioccavano le smentite. Sia parte dello stesso Alfano che anche di Lamberto Dini (ma è ancora in circolazione costui?) il quale ha precisato che gli accordi con la Svizzera non sono affatto una priorità della Penisola, la quale deve pensare alla legge elettorale. Traduzione: dagli svizzerotti fessi abbiamo già ottenuto tutto quello che ci interessava,  non c’è quindi alcun motivo per fare delle concessioni, ed inoltre la priorità sono le CADREGHE. Morale: “l’accordo sui frontalieri non è nemmeno nell’agenda del governo Gentiloni”. Palazzo Chigi dixit. Prendere su e portare a casa.

Il peggio

Ma il peggio della catastrofica performance luganese di Burkhaltèèèr non è l’incredibile sfoggio di dabbenaggine. Non è  nemmeno la fotografia che lo immortala assieme ad Alfano mentre sghignazza scioccamente (per la serie: ridi ridi, che la mamma ha fatto gli gnocchi).

Il peggio è la dichiarazione seguente: “La decisione coraggiosa (!) del governo ticinese  sul casellario giudiziale ed il progetto di ordinanza federale relativo alla messa in pratica dell’articolo costituzionale sull’immigrazione di massa rispondono alle preoccupazioni italiani”.  

Il “coraggio” secondo Didier

Ah bene. La partitocrazia iscariota PLR-PPD-P$$ cancella una votazione popolare e Burkhaltèèèr, nella sua pochezza, va in giro a vantarsene. La maggioranza, sempre PLR-PPD-P$$, del governicchio ticinese si dice pronta a rottamare la richiesta del casellario giudiziale, che ha permesso di evitare che nel nostro Cantone si trasferissero centinaia di pericolosi delinquenti; e il Didier straparla di “decisione coraggiosa”. Certo, ci vuole un bel coraggio per compiere scelte del genere, clamorosamente contrarie agli interessi del Cantone che si è stati eletti per governare, e poi mettere ancora fuori la faccia. E ci vuole anche un bel coraggio per raccontare bestialità come quelle del Didier.

L’amico Angelino

In sostanza, il Forum per il dialogo tra Svizzera ed Italia  è servito solo ad intasare la viabilità luganese, già sinistrata dal PVP, con le auto blu del siculo ministro e del suo seguito di bodyguard, nani e ballerine. Sui dossier aperti tra i due paesi non si avanza di un millimetro. Ma il buon Burkhaltèèèr si fa ritrarre mentre se la ride a bocca larga ammiccando all’amico Angelino da Agrigento. Proprio vero che chi si accontenta gode.

Lorenzo Quadri

La cacca nel Ceresio e il contenimento del CO2

Perché i vicini a sud non vengono sanzionati tramite blocco dei ristorni?

 

Niente di nuovo sotto il sole! Anche quest’anno, con desolante puntualità,  la Goletta dei laghi di Legambiente ha certificato l’inquinamento del Ceresio  nella parte italiana. Il motivo è noto: a Porto Ceresio il riale Bolletta scarica la cacca nel lago a causa del depuratore sottodimensionato. Lo scempio prosegue e sappiamo che nella migliore delle ipotesi andrà avanti fino al 2020. Peccato che oltreconfine avevano promesso di mettere a posto le cose già entro la stagione estiva 2015. Ma del resto gli unici a prendere sul serio gli impegni dei vicini a sud sono gli intrepidi negoziatori bernesi che vanno a Roma a parlare in inglese e si fanno prendere sistematicamente per i fondelli. La vicenda del trenino Lugano-Malpensa dovrebbe aprire gli occhi; ma evidentemente ancora non basta.

Avanti ancora per molto

Sappiamo che di recente la Regione Lombardia ha promesso i finanziamenti per sistemare la puzzolente faccenda. I lavori dovrebbero iniziare nel 2019 e finire nel 2020. Due anni per due km di fognature: già un bel record negativo. Ed in più sappiamo che le tempistiche della realizzazione di opere infrastrutturali nel Belpaese sono ancora meno attendibili degli oroscopi. C’è dunque il vago sospetto che l’inquinamento del Ceresio con cacca lombarda andrà avanti ancora per molto tempo. Ci sarà sempre una qualche scusa creativa con cui giustificare inadempienze e menare per il naso gli svizzerotti. Contrattempi amministrativi, problemi politici, difficoltà tecniche: tutto fa brodo. E’ davvero inaudito come, dopo essersi scottati un numero stellare di volte, al di qua del confine ancora si prendano per buone le promesse italiche.

Al di qua del confine e soprattutto al di là del Gottardo. Ad inizio 2016 – quindi svariati mesi dopo il termine entro il quale i vicini a sud avevano promesso di rimediare all’inquinamento fecale del Ceresio – il Consiglio federale, prendendo posizione su un atto parlamentare sull’argomento, così si esprimeva: “Il tema (del depuratore) è oggetto di discussioni e continuerà ad esserlo fino a quando non sarà risolto”. O la Peppa! Sicuramente una simile “muscolosa” presa di posizione avrà provocato oltreconfine allarmanti movimenti intestinali, col risultato di aggravare ulteriormente il problema fognario.

Opere infrastrutturali

Pare di ricordare che i ristorni dei frontalieri vengano versati con l’obiettivo, concordato tra le parti, di finanziare opere infrastrutturali di interesse comune.  Ma tali opere non vengono eseguite. E questo non da un anno o da due. Da lustri. Però il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato continua a versare i ristorni. In occasione di uno di questi versamenti, il governo cantonale si era pure prodotto in una logorroica auto giustificazione in cui, in svariate pagine, spiegava perché, malgrado ci fossero tutti i motivi per bloccare i ristorni dei frontalieri, il malloppone veniva versato lo stesso.

Penalizzati solo gli svizzeri?

Nei giorni scorsi abbiamo appreso  l’ennesima “lieta novella” (si fa per dire) sul fronte ambientale: poiché nel 2016 in Svizzera non sono stati raggiunti gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 (grazie ai TIR UE in traffico parassitario e alle decine di migliaia di automobili dei frontalieri?) col primo gennaio 2018 inquilini e proprietari di casetta si smazzeranno un ulteriore rincaro di 3 centesimi al litro della tassa sull’olio combustibile.

Domanda da un milione: come mai i cittadini svizzerotti vengono penalizzati nel borsello per il mancato raggiungimento di obiettivi in campo di tutela dell’ambiente mentre i vicini a sud, che continuano a scaricare cacca nel Ceresio, non vengono penalizzati finanziariamente tramite blocco dei ristorni per i danni ecologici fatti?

Lorenzo Quadri

 

Accordi (?) con il Belpaese: svizzerotti ancora FREGATI

E intanto, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, i ristorni sono stati regolarmente versati 

Il Mago Otelma aveva visto giusto, e non ci voleva molto: siamo stati infinocchiati sia sulla fiscalità dei frontalieri che sul trenino Stabio-Arcisate. Ma forse chi da anni si fa turlupinare senza mai reagire non merita altro

Questa volta il Mago Otelma ha avuto decisamente vita facile. La sua previsione si è avverata nel modo più completo che si potesse immaginare.

Il 26 ed il 27 giugno, data della visita a Roma (vacanze romane…) del quasi ex ministro degli esteri Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr (PLR) sono trascorsi. Ma della firma italica sul “maledetto” accordo sulla nuova fiscalità dei frontalieri, nemmeno l’ombra. Il Belpaese, infatti, non ne vuol sapere. E lo dice senza farsi problemi. Ecco a cosa servono le calate di braghe – o, per non urtare la sensibilità del presidente del CdS Manuele Bertoli: i “passi indietro” – sul casellario giudiziale: assolutamente a niente. E assolutamente a niente serve calare le braghe su qualsiasi altro tema di scontro con la vicina Penisola.

Cose che gridano vendetta

Lo abbiamo scritto un’infinità di volte: l’Italia NON VUOLE il nuovo accordo sui frontalieri. E le cose che non vuole fare, il Belpaese semplicemente non le fa. Impipandosene di accordi internazioni, impegni presi, promesse fatte, buona fede. “Tagliàn: se i ta frega mia incöö, i ta frega dumàn” (lo ha postato il consigliere nazionale PPD Marco Romano sulla sua pagina facebook, per cui non è razzismo e si può scrivere).

Che gli impediti negoziatori bernesi, quelli che vanno a Roma a parlare in inglese, quelli che pensano che trattare con la Germania e con l’Italia sia la stessa cosa, non abbiano ancora capito l’antifona, è già sufficientemente scandaloso e getta una luce allarmante su quello che vale la diplomazia svizzera. Ma che non l’abbiano capita gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, grida semplicemente vendetta al cielo.

Del resto se, dopo averne mangiate cinquanta fette, gli svizzerotti non si sono ancora accorti che era polenta, vuol dire che meritano di restare fregati tutte le volte. Quello che i ticinesi non meritano, invece, è di essere così mal rappresentati.

Ci danno pure dei bugiardi

Non solo – come era scontato – non è stato fatto alcun passo avanti sulla fiscalità dei frontalieri (anzi), ma da Oltreramina è arrivata anche la fregatura sul trenino Stabio-Arcisate, finanziato a peso d’oro dallo sfigato contribuente rossocrociato. Il collegamento con la Malpensa non si farà da Lugano ma da Como. Così ha deciso la Regione Lombardia. Ennesima sfacciata violazione degli accordi con la Svizzera, con la controparte che ha ancora la faccia di tolla di darci dei bugiardi; perché, a suo dire, il Ticino sarebbe stato informato del voltafaccia.

Sempre meglio! Adesso, oltre che ad essere razzisti, saremmo pure bugiardi. Questo ci vengono a dire i vicini a sud. Intanto però continuiamo ad essere il più importante datore di lavoro della Lombardia, a scapito dei ticinesi. Quando si tratta di sfruttare senza remore il nostro Cantone, oltreconfine non perdono un’occasione. Quando si tratta di rispettare i patti, invece… Ma visto che gli svizzerotti fessi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, tollerano tutto senza reagire (se non calando le braghe ancora più in basso) sarebbe da scemi non approfittarsene, no?

E noi versiamo i ristorni

Ricapitolando: gli amici a sud hanno FREGATO gli svizzerotti sulla fiscalità dei frontalieri e li hanno pure FREGATI sul trenino Stabio-Arcisate

E poi i politicanti d’Oltreramina si mettono a starnazzare come germani reali contro tre valichi secondari chiusi di notte e contro il casellario giudiziale farneticando di violazione di accordi internazionali?

Se i camerieri bernesi dell’UE avessero un minimo di rispetto per il paese che amministrano (usare il verbo “governare” in relazione a certi soggetti è fuori posto) sarebbero già partite unilateralmente sanzioni nei confronti del Belpaese. Ma da un bel pezzo. Ricordiamo che l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed il suo tirapiedi De Watteville queste misure le avevano promesse tre anni fa (naturalmente non se ne è mai fatto nulla).
Ma il massimo dello scandalo è che, davanti a questa plateale doppia fregatura, in Consiglio di Stato non si trovi – per colpa del triciclo PLR-PPD-P$ – una maggioranza per bloccare i ristorni. Che infatti, anche questa volta, sono regolarmente partiti.

A proposito: per la chiusura notturna di tre valichi secondari, la Farnesina (ministero degli Esteri italiani) ha convocato d’urgenza (uhhh, che pagüüüraaa!) l’ambasciatore svizzero. I camerieri bernesi dell’UE hanno convocato l’ambasciatore d’Italia per il clamoroso voltafaccia sulla ferrovia Lugano-Malpensa? Ah già, ma gli svizzerotti queste cose non le fanno. Non è politikamente korretto.

Sei cose

Comunque, visto che dall’Italia non siamo in grado di ottenere nulla, ci sono sei cose da fare:

  • avanti con la raccolta firme per la disdetta della libera circolazione delle persone;
  • avanti con Prima i nostri;
  • moratoria sul rilascio dei permessi G;
  • reintroduzione dei controlli sistematici sul confine;
  • non mandare più oltreconfine nemmeno un centesimo;
  • non mandare al Belpaese nemmeno un’informazione bancaria.

Lorenzo Quadri

I vicini a sud si fanno di nuovo beffe dei ticinesotti

Cacca italica nel Ceresio ancora per anni, scorie radioattive sotto il nostro naso…

 

Ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello:  il Belpaese gli accordi sulla nuova fiscalità dei frontalieri non li ratificherà mai. La questione del casellario era solo un pretesto.  Adesso che i Consiglieri di Stato  di PLR-PPD-P$ hanno calato le braghe sul casellario, oltreconfine cercano altre scuse per non fare i compiti. E dire che ben tre anni fa (!) l’allora ministra del 5% Eveline Widmer Schlumpf ed il suo tirapiedi De Watteville, quando si trattava di convincere il CdS a non ripetere la decisione sul blocco dei ristorni, promisero che, se nel giro di pochi mesi l’Italia non avesse approvato i nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri, ci sarebbero state “misure unilaterali da parte della Svizzera” per sanzionare il Belpaese. Da spanciarsi dalle risate. In questi tre anni si è forse visto qualcosa?

Piccola parentesi

Da notare che l’ipotesi, approvata di recente in consiglio nazionale, di adesione della Confederella alla piattaforma ECRIS per lo scambio di informazioni sui precedenti penali di cittadini UE è l’ennesimo specchietto per le allodole. Viene però festosamente salutata dalla stampa di regime come alternativa al casellario. L’intento è chiaro: minimizzare le responsabilità degli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ nella rottamazione del casellario.

A parte l’incognita dei tempi e dei costi di adesione, da nessuna parte sta scritto che ECRIS permette di richiedere sistematicamente la fedina penale degli stranieri UE intenzionati a trasferirsi in Svizzera. Se infatti ECRIS e il casellario fossero la stessa cosa, non si capirebbe perché chi starnazzava contro il casellario dovrebbe ora approvare ECRIS. Opposizioni ad ECRIS infatti non ce ne sono state. E questo già la dice lunga sul bidone che si prepara.

E intanto, al di là dell’ormai defunto e sotterrato accordo sulla fiscalità dei frontalieri, ed a conferma che i vicini a sud si fanno beffe degli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) nei giorni scorsi sono arrivati due nuovi episodi. Secondari forse, ma di certo significativi.

Primo episodio

Ad Ispra, in Provincia di Varese, sono in arrivo vagonate di scorie nucleari. La ridente località, dove ha sede il Joint Research Centre che fa capo dalla Commissione europea, ospita dal 2013 un deposito di residui radioattivi: dal settembre prossimo ospiterà 12-13mila metricubi di nuove scorie (prodotte sempre nel sito). La popolazione locale è preoccupata, e si dà il caso che Ispra si affacci sulle rive lombarde del Lago Maggiore, ad una cinquantina di km in linea d’aria da Locarno e Stabio. Il che ha portato anche ad un’interrogazione al CdS.

Ohibò: gli amici a sud strillano come aquile per tre valichi secondari chiusi di notte. S’indignano come verginelle oltraggiate perché i ticinesotti scandalosamente pretendono, prima di rilasciare un permesso B o G, di sapere se per caso non si stanno mettendo in casa l’ennesimo delinquente straniero. Però, tranquilli come un tre lire, ci piazzano sotto il naso le scorie radioattive.

A proposito: i residui nucleari non vengono necessariamente dalle centrali atomiche. Il 25% di essi è infatti prodotto dalla ricerca scientifica.

Secondo episodio

Squilli di trombe, rullo di tamburi: si apprende la notizia dello stanziamento di due milioni di euro per sistemare la rete fognaria di Porto Ceresio, Brusimpiano e Lavena-Ponte Tresa. Infatti come noto il locale depuratore non funziona, sicché gli italici scaricano la cacca direttamente nel Ceresio, a danno di tutto il lago che è però per la maggior parte svizzero. Il problema non è certo nuovo. Oltreramina avevano infatti promesso che già per la stagione estiva 2015 (?) lo sconcio sarebbe cessato. Campa cavallo.

Adesso con toni trionfalistici si annuncia il credito stanziato e quindi l’esecuzione dei lavori. Che dovrebbero (notare il condizionale) iniziare nel 2019 e, se non vi saranno particolari inconvenienti (altra variabile) terminare nel 2020. Ohibò: due anni per realizzare due km di fognature? Massì, tanto c’è tempo…

Un tale programma lavori equivale ad altri tre anni di cacca italica nel lago (per lo più) ticinese. Tre anni se tutto fila liscio, che ben s’intenda. E sappiamo che nel Belpaese in campo di opere pubbliche non fila mai tutto liscio. Nella migliore delle ipotesi (ma siamo a livelli di miracoli della Madonna di Civittavecchia) il grave problema d’inquinamento ambientale verrebbe risolto  5 anni (!) dopo  il termine promesso!

Una tempistica del genere è l’ennesima presa per i fondelli. Stupisce invece che ci sia chi l’ha accolta con esultanza. Forse ci siamo assuefatti alle fregature.

Caduti dal seggiolone

E intanto però, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare i ristorni. I quali dovrebbero servire in prima linea per la realizzazione di opere infrastrutturali di interesse comune italo-svizzero. Che però, come ben esemplifica il depuratore di Porto Ceresio, non vengono fatte.  Perché la vicina Penisola nei nostri confronti è inadempiente (più o meno) su tutto. Però gli esponenti della partitocrazia in Consiglio di Stato s’immaginano che la cancellazione del casellario “obbligherà moralmente” l’Italia a sottoscrivere i nuovi accordi fiscali sui frontalieri; malgrado manifestamente non ne voglia sapere. Bisogna davvero essere caduti dal seggiolone da piccoli.

Lorenzo Quadri

Casellario: ECRIS è un bidone, non certo un’alternativa

Dopo la cappellata del triciclo PLR-PPD-P$ in governicchio, tentano pure di farci fessi? 

Intanto è ormai assodato che il Belpaese non ratificherà mai i nuovi accordi che aumentano le tasse per i frontalieri

Come volevasi dimostrare! Il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato – vale a dire i “ministri” Vitta, Beltraminelli e Bertoli – ha rottamato il casellario giudiziale, prendendo a pesci in faccia la volontà popolare (oltre 12mila firme pro-casellario) e parlamentare (ben due iniziative cantonali ticinesi inviate a Berna).

L’efficacia della richiesta del casellario sotto il profilo della sicurezza interna è fuori discussione: essa ha infatti permesso di sventare l’arrivo in Ticino di 64 delinquenti pericolosi. Senza contare tutti quelli che, sapendo che avrebbero dovuto presentare la “fedina”, hanno rinunciato a chiedere un permesso B o G. Questi, evidentemente, non figurano su alcuna statistica.

Indicazioni chiarissime

Eppure i Consiglieri di Stato di PLR, PPD e P$ hanno calato le braghe, cedendo alle pressioni in arrivo da Berna. In questo modo, lor$ignori pretendono di aver levato l’ostacolo (?) alla ratifica da parte del Belpaese dei nuovi accordi fiscali sui frontalieri. A parte che gli accordi in questione non sono poi così interessanti per il Ticino quindi non è il caso di mitizzarli, “gli è che”, malgrado la geniale decisione del governo cantonale, sono giunti dall’Italia, da parte di tutte le cerchie interessate, indicazioni chiarissime ed univoche: la ratifica del famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri  non si farà mai. Nel Belpaese tutte le parti coinvolte si sono espresse contro la ratifica del nuovo accordo che aumenterebbe le tasse ai frontalieri: i rappresentanti dei frontalieri (ovviamente), ma anche assessori regionali lombardi nonché deputati a Roma.

Nessun vantaggio

E’ quindi chiaro anche quello che mena il gesso che la rottamazione del casellario giudiziale non ci porterà alcun vantaggio. Si spera che almeno i cittadini ticinesi abbiano imparato la lezione. Del triciclo PLR-PPD-P$ non ci si può fidare. I suoi ministri sono infatti soldatini dei Consiglieri federali. E la posizione di questi ultimi a proposito del Ticino è noto: trattasi di quantité négligeable.  E’ quindi sacrificabile – anzi, è già stato sacrificato – sull’altare del presunto “bene supremo”: la devastante libera circolazione delle persone.

 Il flop di ECRIS

Lunedì in Consiglio nazionale è passato senza votazione il postulato della Commissione delle Istituzioni politiche (CIP) che chiede al governo di valutare l’adesione della Svizzera al sistema ECRIS (European Criminal Records Information System). Si tratta di una piattaforma di scambio di informazioni tra Stati membri sui precedenti penali di cittadini UE. La votazione non c’è stata perché il Consiglio federale era d’accordo con il postulato e quest’ultimo era sostenuto dalla Commissione senza alcuna voce contraria. Questa unanimità è assai sospetta. Di più: è un chiaro indicatore che ECRIS è un bidone. Al di là dei costi e della tempistica dell’eventuale adesione, ci sono serissimi sospetti sul fatto che tale sistema consenta di chiedere sistematicamente i precedenti penali (aggiornati) di chi aspira a trasferirsi in Svizzera.

Del resto, se ECRIS fosse davvero, come qualcuno vorrebbe far credere, l’equivalente del casellario giudiziale, perché quelli che prima starnazzavano alla violazione degli accordi sulla libera circolazione adesso starebbero zitti?

Manca una parte

A ciò si aggiunge che le iniziative cantonali ticinesi, a cui il postulato per l’adesione all’ECRIS pretenderebbe di dare evasione, prevedevano anche che il Consiglio federale rinegoziasse gli accordi con gli eurofalliti in modo che la richiesta sistematica del casellario giudiziale fosse consentita (una modifica in questo senso sarebbe peraltro di evidente interesse anche per i paesi UE). Ebbene, nel postulato approvato al Nazionale di questo fondamentale aspetto non c’è traccia.

Sicché, diciamo le cose come stanno. ECRIS non è un’alternativa al casellario. Al massimo potrà essere un cerotto sulla gamba di legno.

Lorenzo Quadri

Mentre i soldatini ci svendono, l’Italia applica Prima i nostri

Ma se noi li imitiamo, oltreconfine starnazzano senza ritegno al Ticino razzista

In Ticino la partitocrazia PLR-PPD-P$ si sta arrampicando sui vetri per poter rottamare “Prima i nostri”. Si vede che aver rottamato la richiesta sistematica del casellario giudiziale  prima del rilascio di un permesso B o G, e questo contro la volontà popolare e parlamentare, ancora non bastava.

Intanto in altri Cantoni si riprende la proposta ticinese sulla preferenza indigena, mentre a livello nazionale partirà prossimamente un’iniziativa popolare sul tema.

E’ il colmo: chi non ha “Prima i nostri” cerca di introdurlo. Mentre dove il principio è stato votato dal popolo, la partitocrazia fa di tutto per affossarlo. Perché non dobbiamo sognarci, nemmeno lontanamente, di essere ancora padroni in casa nostra. Con i fallimentari accordi bilaterali, gli ordini ce li schiacciano gli eurofunzionarietti non eletti da nessuno.

I disastri del triciclo

Il “maledetto voto” del 9 febbraio dà fastidio ai padroni di Bruxelles ed in particolare al Belpaese? Il triciclo PLR-PPD-P$ a Berna lo azzera. Il casellario giudiziale indispettisce i vicini a sud ? Arrivano i Consiglieri di Stato del triciclo a cancellarne la richiesta. Così ogni sorta di pregiudicati, delinquenti e naturalmente jihadisti, sarà ancora più facilitata nel trasferirsi nel nostro sempre meno ridente cantone. E intanto che noi affossiamo votazioni popolari, preferenza indigena e sicurezza interna per genufletterci al Belpaese (dove se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi, e a questo punto a buon diritto) nella Penisola la preferenza indigena la applicano alla grande.

C’è tribunale e tribunale…

Solo qualche settimana fa, il TAR (tribunale amministrativo) del Lazio ha annullato l’assunzione  di 5 direttori stranieri alla testa di altrettanti “supermusei”. Motivo? Il Ministero della kultura non aveva facoltà di aprire il concorso a stranieri; ivi compresi i cittadini UE. Li avessimo noi dei tribunali che prendono decisioni del genere. Invece, troppo spesso ci troviamo con legulei che sfruttano tutto il loro margine di manovra per emettere sentenze contro gli interessi del mercato del lavoro locale e a vantaggio di frontalieri, padroncini e ditte estere: “bisogna aprirsi”!

E queste cose non le dice solo la Lega populista e razzista; le dicono anche alcune associazioni professionali.

 “Prima i nostri” a Castellanza

Passa poco tempo dalla decisione sui direttori di musei, e arriva la seconda puntata. “Teatro dell’azione” questa volta è Castellanza, Comune in provincia di Varese (quindi geograficamente assai vicino a noi) dove la sindaca ha autorizzato un grande magazzino ad insediarsi, a patto però che assumesse il 60% di personale tra i residenti del Comune. Sicché loro, gli italici, “possono”. Del resto, anche altrove nella vicina Repubblica è stata adottata la soluzione citata per promuovere l’occupazione locale. Lo stesso principio lo aveva infatti già applicato il Comune veneto di Godega di Sant’Urbano. Ma anche a Vernier (GE) ad uno stabilimento IKEA erano state poste analoghe condizioni.

 I soldatini marciano

Sicché l’ipocrisia raggiunge livelli massimi: da un lato l’Italia non si fa problemi nell’applicare il primanostrismo, essendo un paese protezionista. Però urla allo scandalo ed al razzismo se noi facciamo lo stesso. Il dramma è che i camerieri bernesi dell’UE non hanno ancora capito il giochetto – o meglio, la presa per i fondelli – e ci cascano tutte le volte. Invece di sostenere il Ticino nei suoi tentativi di legittima difesa dall’invasione da sud, si schierano immediatamente dalla parte del Belpaese. Ci mandano pure i balivi della ComCo per accusarci di “protezionismo”. Si fa notare che i primi a dare l’esempio di protezionismo sono proprio i vicini  a sud? La geniale risposta confederata è del seguente tenore: noi non dobbiamo guardare cosa fanno gli altri; noi dobbiamo dare l’esempio nel rispetto degli accordi internazionali! Il dramma, l’abbiamo purtroppo visto col casellario giudiziale, è che la maggioranza PLR-PPD-P$ in consiglio di Stato è fatta da soldatini che marciano secondo gli ordini dei Consiglieri federali dei partiti di riferimento. Hanno calato le braghe su un tema profondamente sentito nel Paese come il casellario: poco ma sicuro che lo faranno ancora.

Lorenzo Quadri