I jihadisti con passaporto rosso

Evviva! Sempre meglio! L’estremismo  islamico dilaga in Svizzera, ma la partitocrazia multikulti fa finta di non vedere. Oppure è talmente imbesuita del politikamente korretto che non si accorge più di niente.

E’ dei giorni scorsi la notizia che quattro sostenitori “svizzeri” dell’Isis sarebbero stati fermati in Siria. Evviva! Radicalizzatori con cittadinanza elvetica! Ci piacerebbe proprio sapere se costoro sono cittadini elvetici oppure titolari di un passaporto rosso con l’inchiostro ancora bagnato. Chissà perché, c’è come il sospetto che la risposta corretta sia la seconda. Com’era già la storiella che sentiamo ripetere fino alla nausea dagli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$? Quelli che (per citare un esempio tra i tanti possibili) a Lugano tra lunedì sera e martedì sera sono riusciti a concedere qualcosa come un centinaio di nuove attinenze comunali?

Che le naturalizzazioni facili non esistono, che sono tutte balle della Lega populista e razzista, che tutti i neo-svizzeri sono perfettamente integrati? Certo, come no! Ed infatti ci troviamo addirittura i jihadisti con passaporto rosso. I quali possono tranquillamente dilagare, perché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, come pure la partitocrazia, non fanno un tubo per contrastare la radicalizzazione in casa nostra. La priorità di costoro, infatti, non è certo la sicurezza interna. Lorsignori (e signore) hanno un solo motto: “non bisogna discriminare gli islamisti”!

Adesso, il minimo che ci si può attendere è che questi “sostenitori svizzeri dell’Isis” non rientrino mai più nel nostro paese e che i loro passaporti elvetici vengano ritirati seduta stante. Che se ne stiano in Siria!

Ma evidentemente non ci si possono fare illusioni. Perché  il buonismo-coglionismo impera. Il Ministero pubblico della Confederazione ha fatto sapere di aver avviato un procedimento penale nei confronti dei jihadisti elvetici. Ma visti i clamorosi –  e costosi – flop rimediati di recente dall’MPC (vedi l’assoluzione degli islamisti Blancho e Illi) c’è ben poco da stare allegri.

Lorenzo Quadri

Condanna ridicola per la jihadista pericolosa

Giustizia inflessibile solo con gli automobilisti. Siamo proprio il paese del Bengodi per gli estremisti islamici violenti!

Svizzera paese del Bengodi per estremisti islamici violenti. Lo conferma l’ennesima sentenza buonista-coglionista emessa dal Tribunale penale federale ai danni di una  (purtroppo) cittadina elvetica (di nascita, oppure…?) seguace dell’Isis.

La donna 31enne non solo voleva raggiungere la Siria per combattere la Jihad portando con sé il figlio piccolo, ma caldeggiava pure attentati terroristici nel nostro paese: poiché la Confederella si oppone (?) alla “guerra santa”, merita di essere colpita. Ma quanta bella gente che ci troviamo in casa!

Da far ridere i polli

E’ evidente che l’imputata è una persona pericolosa. Potrebbe anche passare all’atto e organizzare o collaborare ad attentati. E qual è la condanna pronunciata dal TPF nei suoi confronti? 18 mesi di carcere di cui 12 sospesi con la condizionale! Poiché “carcere sospeso” significa “niente carcere” la signora se la cava con sei mesetti di prigione! Da far ridere i polli. Nella vicina Penisola per lo stesso reato si sta in galera sette ANNI (e le prigioni del Belpaese sono un po’ diverse dall’Hotel Stampa)!

Proprio vero che la nostra  giustizia buonista-coglionista si accanisce solo contro gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura. Se l’estremista islamica in questione, invece di fare la jihadista e tramare attentati, avesse infranto un limite di velocità, si sarebbe beccata una condanna più severa.

Il piano farlocco

Ecco dunque che – grazie a leggi e tribunali lassisti – la Svizzera si conferma il paese dove gli estremisti islamici incontrano maggior facilità nel radicalizzare e reclutare seguaci. Magari facendosi pure mantenere dall’assistenza mentre svolgono simili attività. Naturalmente, grazie alla scellerata politica delle frontiere spalancate, per questa foffa stabilirsi da noi non comporta alcun problema.

E figuriamoci se la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Sommaruga, prende delle misure efficaci contro l’estremismo violento. In particolare quelle misure che vanno a toccare l’Islam radicale ed i suoi seguaci nel borsello. Non sia mia! Mica vorremmo rischiare accuse di “islamofobia”! Risultato: il piano antiradicalizzazione della Confederella, da poco presentato al pubblico, non servirà ad un tubo. Il classico esercizio-alibi per lavarsi la coscienza. Quando anche in Svizzera cominceranno gli attentati, sapremo chi ringraziare.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: nuovo assalto magrebino?

 

Ma guarda un po’! Pare proprio che ai nostri confini si stiano di nuovo ammassando i migranti economici magrebini. E pare anche che tra costoro si moltiplichino i segnali di radicalizzazione. Il tema  è oggetto di una domanda al Consiglio federale del deputato PPD Marco Romano. Siamo curiosi di sentire la risposta.

In particolare ci interessa sapere in che modo i camerieri bernesi dell’UE intendono impedire che arrivino in casa nostra frotte di finti rifugiati integralisti. La situazione in Svizzera  su questo fronte è già abbastanza deleteria. Infatti, grazie all’accesso facile alle nostre prestazioni sociali (una facilità analoga esiste solo nei paesi del nord Europa, ed infatti si vede come sono messi) la Svizzera si presta assai bene a diventare un centro logistico per integralisti islamici, mantenuti con i nostri soldi. A costoro è infatti permesso di tutto e di più. Per questo ringraziamo i fautori del buonismo-coglionismo in Consiglio federale ed anche nei tribunali.

Espellere i jihadisti? Sa po’ mia, se questi sono in pericolo nel paese d’origine! Vietare le associazioni islamiste? Sa po’ mia! Impedire a moschee e centri culturali musulmani di farsi foraggiare dall’estero, segnatamente da paesi dove vige l’islam radicale? Sa po’ mia! E avanti di questo passo.

Insomma, l’andazzo è sempre lo stesso: per tutelare la Svizzera dall’avanzata islamista mancano sempre le basi legali. Ora, se il nostro diritto penale va bene per i ladri di galline ma non è per nulla adatto a far fronte alle minacce del terrorismo islamico, ci sono dei precisi responsabili. Ossia gli spalancatori di frontiere, fautori del multikulti, che hanno aperto le porte del  nostro paese, e le casse del nostro stato sociale, ai musulmani radicalizzati e radicalizzatori. Senza però nemmeno prendere uno straccio di contromisura: guai, è populismo e razzismo! Basti pensare che i kompagnuzzi si opponevano perfino alla nuova legge sui sistemi informativi!

Adesso vogliamo sapere se il Dipartimento Sommaruga e compagnia cantante intendono impedire l’arrivo in Ticino di finti rifugiati che “evidenziano segnali di estremismo” o se invece, come al solito, “devono entrare tutti” altrimenti è discriminazione, razzismo, fascismo! Ciò che equivarrebbe a servire su un piatto d’argento una nuova infornata di potenziali miliziani ai reclutatori già attivi in casa nostra. Applausi a scena aperta!

Lorenzo Quadri

Perfino i jihadisti ottengono il passaporto rosso!

E poi vengono a raccontarci che le naturalizzazioni facili sono una balla populista e razzista?

Ma guarda un po’: sono aumentati nell’ultimo mese i casi di jihadisti che partono dalla Svizzera. In totale è stata raggiunta quota 76.

Di questi, 29 erano in possesso della nazionalità elvetica e 17 avevano il doppio passaporto. A  dirlo è il servizio delle attività informative della Confederazione. Naturalmente queste sono le cifre ufficiali; quelle reali potrebbero essere ben più elevate.

I jihadisti aumentano

Sicché i jihadisti si moltiplicano anche in Svizzera. Niente di strano, se ci si ostina a tenere le frontiere spalancate. E ricordiamoci, lo ha sottolineato il capo dell’Europol, che tra i migranti economici  si infiltrano i miliziani dell’Isis. Con la nuova legge sull’asilo, voluta dalla kompagna Sommaruga e pistonata dagli spalancatori di frontiere, il numero di finti rifugiati presenti in Svizzera conoscerà un’impennata. Tanto più che a Berna i camerieri dell’UE non ne vogliono sapere di sospendere gli accordi di Schengen. Più finti rifugiati uguale più seguaci del terrorismo islamico.

E’ inoltre evidente che i paesi d’origine dei migranti economici – compresi quelli che incassano aiuti allo sviluppo pagati dagli svizzerotti ma fanno melina quando si tratta di sottoscrivere accordi di riammissione di loro cittadini espulsi dalla Svizzera – non si sognano, per ovvi motivi, di riprendersi i loro concittadini jihadisti. Sicché queste brave persone ce le teniamo in casa.

E le esplusioni?

A ciò si aggiunge che, come ha dichiarato la kompagna Sommaruga, la Svizzera non ha il diritto (?) di espellere i terroristi islamici se questi sarebbero in pericolo di vita nel paese d’origine. Eh già: visto che allontanare dal paese criminali stranieri pericolosi è cosa da razzisti e fascisti, ce li teniamo in casa. Più fessi di così! Ma la partitocrazia non aveva promesso, per estorcere al popolo il No all’iniziativa d’attuazione, che con le nuove norme votate dal parlamento le espulsioni di delinquenti stranieri sarebbero aumentate di otto volte (dalle attuali 500 all’anno a 4000)? Promesse già cadute in dimenticatoio, tanto gli svizzerotti hanno la memoria corta? Oppure si trattava, come di consueto, delle solite balle di fra’ Luca di cui è infarcita la propaganda di regime?

Dubbi sull’integrazione

II fatto che dei 76 jihadisti partiti dalla Svizzera 29 avessero il passaporto elvetico (si tratta, evidentemente, di svizzeri di carta) e 17 la doppia nazionalità, evidenzia ancora una volta il regime di naturalizzazioni facili imperante.

E’ evidente che quando c’è il minimo dubbio sull’integrazione del candidato, il passaporto rosso non va concesso. Altrettanto evidente è che questo non succede. Chiaro: i moralisti a senso unico hanno imposto la multikulturalità (completamente fallita) come se fosse un dogma, e chi non condivide è un bieco razzista e fascista. Come dicono certi kompagni: “già la sola richiesta di naturalizzazione dimostra che il candidato è sufficientemente integrato” (sic!). Quindi, chi si azzarda a contestare l’integrazione di un aspirante cittadino svizzero che non si riconosce nei nostri valori, considerando che la conseguenza di ogni “cip” è un perpetuo marchio d’infamia?

Clima censorio

Niente di più facile, con simili presupposti, e con il clima intimidatorio e censorio creato dai moralisti a senso unico, che anche gente tutt’altro che integrata riesca ad ottenere il passaporto rosso. Ricordiamoci che i due fratelli musulmani di Therwil (BL) che rifiutavano dare la mano alla loro docente perché donna, erano candidati alla naturalizzazione. Poco ma sicuro che, senza la vicenda della stretta di mano, si sarebbero trovati i tarlocchi pronti a farli diventare cittadini elvetici, perché “bisogna aprirsi”.

La punta dell’iceberg

La statistica dei jihadisti naturalizzati ci porta vari esempi di passaporti svizzeri concessi a  persone clamorosamente non integrate, al punto da partire per la “guerra santa”. Fortuna che sono partite, si potrebbe dire. Già, ma  questi 76 sono solo la punta dell’iceberg: quanti altri con le loro stesse idee si trovano in Svizzera e non si sognano di andarsene?

Inoltre, i jihadisti scelleratamente naturalizzati, proprio in virtù del passaporto rosso, potrebbero ritornare in Svizzera – o venirci rinviati. E di certo, diversamente da altri paesi, gli svizzerotti si riprenderebbero i loro connazionali di carta seguaci dell’Isis senza fare un cip.

Mozione bocciata

Eppure ancora nell’ultima sessione il consiglio nazionale, seguendo il governo, ha bocciato una mozione che chiedeva il ritiro della nazionalità svizzera ai jihadisti naturalizzati. Non sia mai! “Le basi legali attuali sul ritiro della nazionalità sono già sufficienti, non c’è motivo di cambiare”. Lo stesso mantra che si è sentito davanti alla richiesta di ancorare il segreto bancario nella Costituzione: “il segreto bancario è già sufficientemente protetto”. Infatti abbiamo visto come  è andata a finire. Inutile dire che, ad ogni rifiuto di norme più restrittive,  gli estremisti islamici presenti in Svizzera segnano un punto a proprio favore. E si ringalluzziscono.

Lorenzo Quadri