Vogliono dissanguare la nostra socialità!

Ohibò: perfino il blasonato quotidiano radikalchic zurighese Tages Anzeiger si è accorto che la direttiva UE sulla cittadinanza avrebbeconseguenze disastrose sui costi della socialità in Svizzera.

La direttiva in questione ci verrebbe imposta da Bruxelles nel caso in cui i politicanti federali fossero tanto stolti da sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale; quello che piace all’italosvizzero KrankenCassis (PLR), al gremio di soldatini PLR di Economiesuisse, ed in generale alla casta.

Infatti, se la Svizzera, grazie ai camerieri di Bruxelles sotto le cupole federali, decidesse di firmare l’ignobile accordo quadro, il risultato sarebbe che non potremmo di fatto più allontanare nessuno straniero cittadino UE a carico dell’assistenza. Dovremmo mantenere tutti! Non solo disoccupati arrivati in Svizzera con contratti di lavoro farlocchi che “misteriosamente” vengono disdetti poche settimane dopo l’ottenimento del permesso di dimora. Anche immigrati che in Svizzera non hanno mai lavorato, studenti, e chi più ne ha più ne metta!

E’ evidente che una simile scellerata regolamentazione provocherebbe un autentico assalto alla diligenza ai danni delle casse del nostro Stato sociale! E poi i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, che vogliono una simile aberrazione, hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non ci sono soldi per l’AVS e che quindi dobbiamo andare in pensione a 90 anni? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

A ciò si aggiunge che, sempre in base alla citata direttiva UE, non potremmo più espellere nessun criminale straniero se questo è cittadino UE. Di conseguenza, la votazione popolare sull’espulsione degli stranieri che delinquono verrebbe bellamente cancellata dalla casta, nella sua fregola di servile sottomissione ai padroni di Bruxelles!

Interpellata dal TagesAnzeiger sui costi che potrebbe comportare per il solito sfigato contribuente rossocrociato l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza, la Segreteria di Stato per la migrazione ha affermato che “non ci sono calcoli affidabili”. Chiaro: per questi burocrati l’obiettivo è calare le braghe sempre e comunque. Costi quel che costi. Tanto paga Pantalone!

Come mai in Svizzera non esistano ancora i gilet gialli, rimane un mistero.

LORENZO QUADRI

KrankenCassis, meno apertivi e più accordi di riammissione!

Gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Però sono possibili solo rimpatri volontari

Ma guarda un po‘! L’Etiopia e l’Eritrea hanno sottoscritto ufficialmente la pace. De facto la guerra è già finita da un pezzo. Adesso lo è anche de iure.

La situazione nel paese africano è normalizzata al punto che perfino la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) – Dipartimento Simonetta – ha avviato (dice lei) verifiche su 2800 premessi di finti rifugiati eritrei. I quali, come ben sappiamo, sono così in pericolo nel paese d’origine che ci tornano a trascorrerci le vacanze “perché lì è più bello”. Va da sé che ci vanno con i nostri soldi. E gli svizzerotti? Non si accorgono di niente, è chiaro! Basta che i finti rifugiati in questione partano da un aeroporto estero, e nessuno viene a sapere nulla.

Prestazioni sociali esportate

Nel frattempo in Eritrea fioccano soldoni svizzeri. Le prestazioni sociali eccessiveversate ai finti rifugiati in arrivo da quel paese – i quali spesso e volentieri percepiscono più di un anziano elvetico che ha lavorato e pagato le tasse tutta la vita e prestato servizio militare – vengono spedite dai beneficiari nel paese d’origine. Sicché quanti sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, mantengono tutto il parentado con i soldi degli svizzerotti.

E’ evidente che, essendo l’Eritrea ormai pacificata anche ufficialmente, i migranti economici eritrei devono rientrare tutti al loro paese. Del resto non possono far valere alcuna integrazione in Svizzera: quelli che hanno ottenuto di restare, sono pressoché tutti in assistenza. Il numero dei migranti economici eritrei in assistenza, è bene tenerlo sempre presente, nel giro di appena 8 anni è aumentato del 2282%.E continua a crescere. E poi hanno il coraggio di venirci a dire che bisogna tagliare sulle prestazioni sociali degli svizzeri in difficoltà. Che “immigrazione è uguale ricchezza”. Per chi immigra, sicuramente. Per noi no di certo.

Tirare le somme

Sarebbe interessante conoscere il costo totale dei finti rifugiati eritrei per la collettività elvetica. Ossia i costi generati a tutti i livelli istituzionali (Comuni, Cantone, Confederazione) e a tutte le voci di spesa. Perché spesso e volentieri le spese d’assistenza sono “il meno della cavagna”. Ad esse si aggiungono servizi sociali di ogni ordine e grado. Si assiste dunque al festival delle assurdità, con assistenti sociali – pagati alla loro tariffa oraria – che insegnano ai finti rifugiati a fare la spesa o a pulire la casa. Ma naturalmente, chissà come mai, su questa spesa il silenzio è totale. E già: i colleghi di partito della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, nel business rosso dell’articolo ci tettano dentro alla grande. Idem dicasi delle associazioni contigue al partito. Quindi, citus mutus. Intanto però in questo sfigatissimo Cantone si infesciano le pagine dei giornali con i rimborsi per le spese telefoniche dei membri del governicchio.

Su base volontaria

Di recente la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha deciso il rimpatrio di 20 finti rifugiati eritrei. Il colmo è che qualche spalancatore di frontiere ha ancora avuto da ridire. E c’è di peggio. Con l’Eritrea sono possibili solo rimpatri volontari. E possiamo immaginare quanti dei finti rifugiati che conducono una vita a 5 stelle nel nostro Paese sono disposti ad andarsene volontariamente. Tanto più che in Svizzera non hanno nemmeno bisogno di avere nostalgia del natìo paesello: come detto, ci tornano quando vogliono.

Ma perché in Eritrea sono possibili solo rimpatri volontari? Presto detto: perché il paese africano, ma guarda un po’, non ha firmato rapporti di riammissione. Ohibò. Sicché, dalle parti del Corno d’Africa, gli accordi di riammissione con la Svizzera non vanno bene. Gli aiuti allo sviluppo finanziati dal contribuente elvetico, per contro, piacciono assai.

E gli accordi di riammissione?

Essendo ormai certificato – e suggellato ufficialmente con la firma della pace con l’Etiopia – che gli asilanti eritrei presenti in Svizzera sono tutti dei finti rifugiati, e quindi vanno rimandati a casa dal primo all’ultimo, sottoscrivere un accordo di riammissione con Asmara diventa per la Svizzera  una priorità. Chi deve occuparsene? Ma il ministro degli esteri italosvizzero, l’ineffabile KrankenCassis. Il quale però è troppo impegnato a calare le braghe con Bruxelles, oltre che a fare il prezzemolino in Ticino ad eventi che non c’entrano un tubo con la politica estera (100 anni della SSIC, festeggiamenti della camera di commercio, eccetera) ma molto con la campagna elettorale dell’ex partitone per aprile. Si vede che il tempo da perdere non gli manca. Meno aperitivi e tagli di nastro e preoccuparsi degli accordi di riammissione dei finti rifugiati, che altrimenti rimangono in Svizzera a carico del contribuente, e nümm a pagum!

Lorenzo Quadri

 

Accordo “light” con l’UE? Presa per i fondelli “heavy”!

KrankenCassis allo sbando: vorrebbe svendere la Svizzera con la tattica del salame

 

Il ministro degli esteri italosvizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) nella sua brama di svendere la Svizzera all’UE adesso immagina di rifilarci lo sconcio accordo quadro istituzionale ricorrendo alla tattica del salame: una fetta alla volta. Obiettivo: prendere per i fondelli gli svizzerotti. Complimenti, ecco un ennesimo esempio del “buongoverno” dell’ex partitone!

Una ca_ata pazzesca

Ad inizio settimana infatti il ministro (ex) doppiopassaporto se ne è uscito con la geniale proposta, meritevole di un premio Nobel: dividere il dossier (appunto) a fette, cominciando col far passare le parti meno controverse (?) e poi rimandare ad un secondo tempo i punti più spinosi.

Questa sarebbe politica estera? No: questa è una “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi)!  Il tentativo di infinocchiare gli svizzerotti è manifesto. Perfino  sfacciato. Indipendentemente da quel che possono pensare i balivi di Bruxelles della proposta (con tutta probabilità, non andrà bene nemmeno a loro, anche se per altri motivi).

Punto primo

Non esistono aspetti  “non controversi” nello sconcio accordo quadro istituzionale. Si tratta infatti di un accordo coloniale,con cui la fallita UE ci imporrebbe le sue leggi ed i suoi giudici (stranieri).

Il colmo è che il Consigliere federale binazionale tra i punti “non controversi” della trattativa indica la “risoluzione delle vertenze tra Svizzera ed UE”. Come sarebbe a dire, punto non controverso? A chi si pensa dare a bere questa monumentale fregnaccia? Il punto è controverso eccome. Si tratta nientemeno che dei giudici stranieri. Infatti la famosa corte arbitrale farlocca, composta da giudici svizzeri ed UE,  non deciderebbe sull’applicazione delle leggi  comunitarie in Svizzera. Perché sul diritto della fallita UE  decide la corte europea di giustizia. Quindi i giudici stranieri. Non il tribunale arbitrale “mezzo e mezzo” (ad immagine e somiglianza di KrankenCassis).

Il nodo centrale dello sconcio accordo quadro istituzionale è la perdita di sovranità della Svizzera e lo smantellamento della nostra democrazia diretta: e questo è quanto il ministro degli esteri PLR vorrebbe ora rifilarci spacciandolo come “aspetto non problematico”. Non problematico un piffero! Questa è l’essenza stessa dell’accordo!

Punto secondo

Le questioni indicate come “problematiche” sono controversie puntuali. Motivi in più per rottamare senza appello lo sconcio accordo quadro. Infatti:

  • Non se ne parla nemmeno di abolire le già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone.
  • Non se ne parla nemmeno di tenerci in casa i cittadini UE delinquenti, malgrado il popolo abbia votato l’espulsione dei criminali stranieri, perché i balivi di Bruxelles pretendono di imporci l’adozione delle loro normative del piffero sulla cittadinanza europea.
  • Non se ne parla nemmeno di mettere in discussione l’esistenza delle nostre banche cantonali, che sono la spina dorsale della nostra economia, perché questi istituti con garanzia dello Stato non vanno bene al “diversamente sobrio” Juncker ed alla sua corte dei miracoli fatta di scartine e trombati.

Ma anche nella denegata ipotesi in cui i balivi di Bruxelles rinunciassero alle pretese sopra elencate, l’accordo quadro resta inaccettabile.

Punto terzo

Il disegno di KrankenCassis è evidente ed al limite del puerile. Con la scusa che si è firmata la prima parte dello sconcio accordo quadro, si dirà che “bisogna” calare le braghe ed accettare anche tutte le imposizioni successive. In caso contrario, si andrà incontro a chissà quali ritorsioni dell’ UE (uhhhh, che pagüüüüraaaa!) e poi giù col terrorismo di regime!

Morale della favola

La versione light dell’accordo quadro è una presa per i fondelli. Non si sottoscrive nessun nuovo trattato con Bruxelles, ma al contrario bisogna disdire la libera circolazione delle persone. E, il 25 novembre, tutti a votare SI’ all’iniziativa Per l’autodeterminazione (contro i giudici stranieri). Così lo sconcio accordo quadro che tanto piace ai camerieri bernesi dell’UE sarà già morto sul nascere.

KrankenCassis è il becchino delle misure accompagnatorie

Il ministro PLR pronto a mettere il Ticino nella palta per lo sconcio accordo quadro

 

Prosegue l’autentica e patologica ossessione dei camerieri bernesi dell’UE per gli accordi con gli eurofalliti “da sottoscrivere ad ogni costo”. L’ultima desolante puntata ce la regala, ancora una volta, il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis.

Dopo la ripresa dinamica ovvero automatica del diritto UE, ecco arrivare, fresca fresca, la nuova ciofeca del Consigliere federale binazionale: la calata di braghe creativa. Sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale Cassis è infatti pronto a sacrificare le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. In particolare nell’ambito “antipadroncini”. Apperò!

La sola, misera protezione

L’invasione di padroncini e distaccati genera una concorrenza sleale che nuoce gravemente agli artigiani e alle piccole (e medie) imprese, soprattutto in Ticino. Ah, ecco dunque a cosa serve un consigliere federale “ticinese” (italo-ticinese): a mettere questo sfigatissimo Cantone ancora più nella palta. Le misure accompagnatorie sono infatti la sola, peraltro misera, protezione del mercato del lavoro svizzero in generale e ticinese in particolare dalle devastanti conseguenze della libera circolazione delle persone. E adesso, grazie a Cassis e agli euroturbo, “ciurlano nel manico”.

Le prime vittime

Proprio come previsto su queste colonne: le prime vittime dello sconcio accordo quadro istituzionale sono le misure accompagnatorie… che vengono sacrificate da KrankenCassis già in fase di trattativa. E questo malgrado le rassicurazioni in senso contrario.
E in cambio di cosa, poi? Del solito calcio nel tafanario? Se questi sono gli effetti del tasto “reset” siamo a posto! L’unica cosa che qui si sta resettando sono le prerogative della Svizzera. Nel senso che la casta, per perseguire i propri interessi di saccoccia, le sta proprio azzerando. Mentre per il ministro degli Esteri servirebbe il tasto “eject”.

I becchini

Grazie all’ultima iniziativa “da urlo” del direttore del DFAE è quindi confermato al di là di ogni dubbio che: accordo quadro istituzionale con l’UE uguale fine delle misure accompagnatorie. Imbarazz, tremend imbarazz dei $inistrati. Costoro infatti si sono sempre riempiti la bocca con le misure accompagnatorie. Però, non appena l’accordo quadro istituzionale è diventato un tema, sono corsi a starnazzare che lo volevano. Assolutamente e subito! Perché, per questi kompagnuzzi spalancatori di frontiere, che bramano l’adesione della Svizzera alla fallita UE, ogni desiderio dei funzionarietti di Bruxelles è un ordine! Adesso, ma guarda un po’, “si scopre che” l’accordo quadro istituzionale è incompatibile con le misure accompagnatorie!

Ergo: il P$$ –in balia dei $indakati ro$$i che si fanno gli zebedej di platino con le quote d’iscrizione dei frontalieri: ecco perché ne vogliono sempre di più – è il becchino delle misure accompagnatorie!Ecco cosa succede quando ci si lascia prendere la mano (eufemismo) dall’internazionalismo isterico!

 Da parte nostra, ribadiamo il messaggio:

NO all’accordo quadro istituzionale
– NO allo smantellamento delle misure accompagnatorie, che il Ticino si è sempre battuto per avere. Inclusa la deputazionicchia ticinese a Berna. E allora ne faceva parte anche Cassis!

Non c’è alcun bisogno di gettare nel water la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari, come vorrebbe fare la casta – che i diritti popolari sogna di smantellarli: per questo ha colto la palla al balzo – per concludere accordi commerciali con l’UE che sono nell’interesse di entrambi i partner. Del resto, le loro deliranti pretese coloniali gli eurobalivi le avanzano solo nei confronti degli elvetici! Chissà come mai? Forse perché sanno che gli svizzerotti fessi calano immancabilmente le braghe?

Avanti così

Comunque, avanti così: la raccolta di firme per ABOLIRE la libera circolazionediventa più facile anche grazie a queste belle iniziative del ministro degli esteri, che ringraziamo sentitamente per l’efficace (per quanto involontario) contributo alla causa della FINE della libera circolazione.

Lorenzo Quadri

 

Il sondaggio pro-KrankenCassis è manifestamente taroccato!

L’indagine, commissionata dalla lobby farmaceutica, è solo un fumogeno degli euroturbo

Evvai! Prosegue il lavaggio del cervello al popolazzo a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Così, mentre il ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis è in giro per il Paese a fare il prezzemolino ad ogni evento, festival o sagra di paese, ecco che arriva il sondaggio farlocco a puntellare le sue posizioni euroturbo (che sono poi le stesse del suo predecessore Didier Burkhaltèèèr: niente di nuovo sotto il sole).

Secondo il sondaggio in questione, che ha tenuto banco sui media, la maggioranza degli svizzeri sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro e alla scellerata ripresa dinamica, ciò automatica, del diritto UE. Ohibò!

Come le statistiche SECO

Evidentemente qui siamo al livello delle statistiche della  SECO e degli studi dell’IRE sulla disoccupazione in Ticino. Non a caso la stampa di regime, al servizio dell’élite internazionalista e multikulti, è corsa a montare la panna sul sondaggio. A realizzarlo, è stato l’istituto gfs.bern. Ma più interessante è l’identità del committente. Trattasi infatti dell’organizzazione delle industrie farmaceutiche elvetiche Interpharma. Ovvero una lobby che ha tutto l’interesse (tornaconto) alla sottomissione della Svizzera all’UE. E della sovranità elvetica, dei diritti popolari e dei posti lavoro degli svizzeri, se ne impipa in grande stile.

La BaZ lo distrugge

Come sappiamo, il sondaggio è come lo scarafone: bello a committente suo. Nel senso che, se il sondaggio non dà il responso auspicato da chi l’ha commissionato, e  pagato  fior di soldoni, l’istituto demoscopico (uella) che l’ha realizzato si scorda di ricevere altri mandati.

Per una “strana coincidenza”  l’indagine, pubblicata sulla NZZ, è stata ampiamente ripresa dalla stampa di regime. Anche alle nostre latitudini. Per contro, la Basler Zeitung (BaZ) l’ha smontata. Ma sull’articolo della BaZ,  chissà come mai, nessuno ha emesso un cip. Citus mutus!

I giudici stranieri

Il sondaggio a sostegno dello sconcio accordo quadro e di KrankenCassis è farlocco. L’accordo quadro non è ancora sul tavolo. E si può facilmente immaginare con quale cognizione di causa l’ignaro cittadino possa  rispondere al sondaggista che lo chiama al telefono ponendogli domande tecniche e tendenziose. E’ evidente che la prima priorità dell’interpellato è quella di liquidare in fretta l’importuno scocciatore.

Il giochino dei fautori dell’accordo quadro è chiaro: tentare di spacciarlo per un mero tema tecnico ed economico, e non politico. E soprattutto diffondere la bufala (fake news) che una sua approvazione non comporterebbe la giurisdizione della Corte di giustizia europea (ovvero: giudici stranieri,e meglio degli eurobalivi) in Svizzera. Balle di fra’ Luca! E’ infatti una truffa tentare di far credere che, in regime di accordo quadro, ad applicare e ad interpretare il diritto UE in caso di controversia saranno fantomatici tribunali arbitrali con rappresentanti di entrambe le parti (Berna e Bruxelles). Questo semmai vale per controversie che non riguardano il diritto comunitario. Il diritto UE sarà sempre applicato dalla Corte europea di giustizia. Quindi dai GIUDICI STRANIERI.Bruxelles non accetterà alcun’ altra giurisdizione. Questo non lo dice il Mattino populista e razzista. Lo ha detto l’esperto di diritto europeo Matthias Oesch, citato dalla Basler Zeitung. Quindi il sondaggio farlocco pro – accordo quadro istituzionale si smonta già subito. Infatti l’ipotesi “giudici stranieri” – che sarà proprio ciò che accadrà in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro – viene accettata solo dal 4% (!)degli interpellati dall’istituto gfs! Il 54% si è espresso a favore di un tribunale arbitrale, con giudici svizzeri ed europei; che però NON tratterebbe il diritto UE.

Morale: altro che i titoli slinguazzanti sulla stampa di regime secondo cui la strategia (?) di KrankenCassis incasserebbe consensi. A meno che per “incassare consensi” si intenda ottenere  il 4% appena citato!

Solo questioni tecniche?

La BaZ giustamente osserva che i galoppini della stampa di regime, specie Oltralpe, tentano sempre di presentare lo sconcio accordo quadro, come pure i bilaterali, come  “semplici” trattati economici. Come se essi non avessero pesanti implicazioni che si spingono molto oltre. Vedi Schengen, vedi la devastante libera circolazione delle persone. Perché lo fanno? Chiaro: perché i rapporti con l’UE, nell’ambito commerciale, del libero scambio, più o meno funzionano. E allora? Questi accordi commerciali non sono un regalo di Bruxelles alla Svizzera. I regali tra Stati non esistono. Come non esistono gli Stati amici, dal momento che ognuno si fa solo i propri interessi. E questo sia KrankenCassis che il presidente di turno della Confederella kompagno Berset (quello che di recente farneticava di love story con la Germania) faranno bene a ficcarselo in zucca una volta per tutte. Visto che gli accordi commerciali sono nell’interesse reciproco di Svizzera ed Unione europea, questi trattati staranno benissimo in piedianche senza la  libera circolazione e senza Schengen. Perché, malgrado i fumogeni della casta eurolecchina, Bruxelles non ha alcun interesse a privarsene.

Lavaggio del cervello

Invece la stampa di regime si guarda bene dall’evidenziare un aspetto emerso dal sondaggio di gfs.bern. Cioè che la percentuale dei favorevoli ai bilaterali è del 50%. Non stiamo dunque parlando di maggioranze bulgare, anzi. La realtà è che questi accordi, se sottoposti a giudizio popolare, potrebbero anche saltare. Da qui l’esigenza, da parte della casta, di puntellarli. Ed infatti sul breve-medio termine i cittadini elvetici potrebbero essere chiamati ad esprimersi sia sugli accordi di Schengen (vedi l’annunciato referendum contro il Diktat UE sulle armi) che sulla libera circolazione delle persone (iniziativa popolare in corso: firmate tutti!). Ecco spiegata la necessità di fare  il lavaggio del cervelloagli svizzerotti con fake news (come la clamorosa BALLA secondo cui i giudici stranieri sarebbero frutto di “menti contorte”) e sondaggi taroccati. Non caschiamoci!

A proposito, pro-memoria alla $inistruccia euroturbo ed islamofila: la prima conseguenza di un’eventuale sottoscrizione dell’Accordo quadro istituzionale sarebbe la FINE delle misure accompagnatorie alla libera circolazione.

Lorenzo Quadri

KrankenCassis: chi pensa di prendere per i fondelli?

Boutade del ministro degli Esteri: “l’accordo quadro è solo una questione procedurale”

 Nuova boutade del ministro degli Esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) sul tormentone dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE.

Alla faccia dell’ormai famoso “tasto reset”, non si è capito dove starebbe la differenza tra la politica dell’euroturbo Didier “Dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr (già caduto nell’oblio) e quella di KrankenCassis. A parte qualche piccola operazione cosmetica a livello di terminologia, la sostanza non cambia. La zuppa è sempre la stessa; ed è filo-UE. Ben lo dimostra la nomina a responsabile delle negoziazioni con Bruxelles dell’euroturbo Balzaretti.

A proposito: stiamo sempre aspettando la revoca ufficiale della scandalosa promessa, fatta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale, di regalare a Bruxelles 1.3 miliardi di Fr (soldi pubblici nostri). Naturalmente senza alcun motivo e senza uno straccio di controprestazione. E malgrado gli eurobalivi non abbiano alcuna remora a ricattarci.

Nemmeno si è ben capito quando il neo-ministro lavori, visto che è sempre in giro per la Svizzera a partecipare ad eventi mondani e/o autopromozionali (chissà il chilometraggio sul jet del Consiglio federale e le relative emissioni). Ma probabilmente si tratta di “buongoverno” PLR.

Il futuro della Svizzera

L’ultima boutade è stata prodotta a Losanna davanti ad una platea di rappresentanti del mondo economico. Il buon Cassis ha tentato così di sdoganare lo sconcio accordo quadro istituzionale con Bruxelles: “è una mera questione procedurale”. O Cassis, ma chi credi prendere per il lato B? “Mera questione procedurale” una cippa!

L’accordo quadro che tanto piace al ministro liblab ed ai suoi colleghi camerieri dell’UE ci trasformerebbe a tutti gli effetti in una colonia degli eurofalliti. Di servi costretti ad applicare, in casa nostra, i Diktat altrui. Alla faccia dei nostri diritti popolari e della nostra sovranità. “La Svizzera avrà l’obbligo di riprendere man mano il diritto comunitario. L’evoluzione della legislazione nell’ambito coperto dall’accordo quadro non sarebbe più nelle mani del parlamento e del popolo svizzero. Vogliamo davvero rinunciare ai nostri diritti democratici?”. Questa frase non l’ha scritta il Mattino populista e razzista. L’ha scritta di recente nella Südostschweiz Livio Zanolari. Che non è proprio l’ultimo arrivato, essendo stato portavoce del Dipartimento federale affari esteri e capo servizio informazione del Dipartimento Giustizia e polizia.

Altro che “mera questione procedurale”, caro KrankenCassis! Qui si decide il futuro della nostra sovranità, della nostra democrazia e dei nostri diritti popolari. Si decide il futuro della Svizzera!

Firmate l’iniziativa

E’ evidente – ripetiamo per l’ennesima volta – che di sottoscrivere l’accordo quadro internazionale non se ne parla nemmeno. Bisogna, al contrario, far saltare la devastante libera circolazione delle persone. Quindi, tutti a firmare l’apposita iniziativa popolare!

Gli unici che devono tacere…

Sempre nello stesso evento losannese, il ministro degli Esteri ha invitato i rappresenti dell’economia ad intervenire nel dibattito sui rapporti con l’UE. Come se non lo stessero già facendo ad oltranza e da anni! La posizione delle lobby economiche è nota: globalizzazione, frontiere spalancate, soppiantamento della manodopera indigena con stranieri a basso costo così i profitti aumentano, rottamazione dei diritti popolari (deve comandare la casta), lecchinaggio all’UE.

Gli unici che l’italo-svizzero consigliere federale non invita ad esprimersi sui rapporti con Bruxelles sono i cittadini elvetici. Il motivo è chiaro: il popolazzo ha smesso di votare secondo i diktat dell’establishment, quindi va messo a tacere.

Morale della favola: altro che “tasto reset”. Per Cassis ci vorrebbe il “tasto eject” (dal Consiglio federale). Ma purtroppo nessuno dei due pulsanti esiste nella realtà.

Lorenzo Quadri

 

La partitocrazia insiste: vuole svendere la Svizzera

Si riempie la bocca con i valori elvetici per il proprio tornaconto. Ma poi…

La casta si agita scompostamente contro la “criminale” iniziativa No Billag. Neanche da essa dipendesse l’esistenza della nazione. Ma i temi importanti sono altri. Ad esempio i rapporti con i balivi UE, argomento fondamentale per il futuro del nostro Paese. Lo scorso fine settimana il presidente nazionale uregiatto Gerhard Pfister è uscito allo scoperto. Secondo lui, la Svizzera dovrebbe adottare il diritto della fallita UE. In sostanza, il PPD ci viene a dire, come il P$, che dovremmo farci dettare le leggi (nel senso letterale del termine) da Bruxelles. Alla faccia della nostra sovranità e della nostra autonomia! E poi lo stesso PPD, naturalmente solo quando gli torna comodo, viene a raccontarci storielle sui valori svizzeri? Per fortuna!

Referendum a raffica?

Gli uregiatti, bontà loro, pensano di preservare la democrazia elvetica inserendo un’eccezione alla ripresa automatica del diritto comunitario. Vale a dire: la Svizzera adotta in linea di principio il diritto UE, a meno che i cittadini non lo rifiutino tramite un referendum. Trovata geniale, non c’è che dire. Il buon Pfister sa sicuramente che lanciare un referendum non è di sicuro una passeggiata. Per mandare in porto l’operazione ci vogliono soldi, ci vuole organizzazione, ci vuole lavoro. E chi sarebbe chiamato metterceli? Non certo la partitocrazia cameriera dell’UE, la quale mai si sognerebbe di raccogliere le firme per contrastare tramite referendum la volontà dei padroni di Bruxelles. Il compito quindi graverebbe tutto sul groppone sempre della solita area politica: quella dell’Udc-Lega, ovviamente. Che, altrettanto ovviamente,  non può certo permettersi (nessuno potrebbe) di lanciare referendum a raffica. Dovrebbe quindi concentrarsi solo su quelli più importanti, col fatale risultato di lasciar correre svariate cose. Così, pezzo dopo pezzo, il modello svizzero va a ramengo! Grazie partitocrazia! Ecco dunque chiarito, nel caso sussistessero ancora dei dubbi, da che parte sta il PPD: da quella di chi vuole svendere il nostro Pese all’UE.

Allo sbando

Il Consiglio federale dal canto suo, pare allo sbando. Al punto che, subito dopo la chiusura del Forum di Davos, il kompagno Alain Berset, presidente di turno della Confederella, ha dovuto riprendere i colleghi. Perché ognuno, sulla questione dei rapporti con la Disunione europea, faceva il proprio verso, ed i ministri si contraddicevano a vicenda. Ohibò: evidentemente qualcuno,  magari dopo aver parlato per una decina di secondi con Trump (massimo della conversazione: “Hi Donald, how are you?”) si è montato la testa e adesso s’immagina di essere importante; di poter pontificare.

Ma già la semplice circostanza che tutti si improvvisino ministri degli esteri, scavalcando senza problemi il buon KrankenCassis, dimostra che il peso specifico di quest’ultimo è ben scarso. Questo implica che non ci sarà nessun tasto reset nei rapporti con l’UE. Al massimo ci sarà il tasto “enter”: quello che serve per eseguire gli ordini in arrivo da Bruxelles

E il famoso regalo?

Da notare che da un po’ non si parla più dello scandaloso regalo di 1.3 miliardi che il Consiglio federale vorrebbe fare a Bruxelles senza uno straccio di motivo né di contropartita. Dopo l’ultimo sconcio ricatto degli eurofunzionarietti, che  – malgrado il regalo promesso – vorrebbero limitare l’equivalenza delle borse svizzere ad un anno, e questo per ottenere la sottoscrizione (appunto) dell’accordo quadro istituzionale,  da Berna era giunta una parvenza di retromarcia. Non risulta però che il tema sia stato ulteriormente affrontato. Non vorremmo quindi che l’improvviso “sussulto s’orgoglio” (chi si accontenta…) dei camerieri dell’UE fosse semplicemente stato uno specchietto per le allodole, volto ad accontentare il popolazzo. Il WEF sarebbe stato un forum interessante per chiarire alcune cosette; a partire proprio dall’annullamento dell’improponibile regalo. Ma non un cip si è udito in tal  senso. Se ne deduce che la calata di braghe continua. Per non sbagliare, dunque, tutti a firmare l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Avanti con lo Swissexit!

Lorenzo Quadri

 

Intanto i balivi dell’UE continuano a ricattarci

I “cento giorni” di KrankenCassis e le operazioni di marketing… sul nulla?

 

Il Consigliere federale binazionale Ignazio KrankenCassis ha tenuto nei giorni scorsi a Lugano il bilancio dei suoi primi cento giorni in governo. Non si è ben capito cosa abbia fatto di così importante in questi tre mesi da sentire l’esigenza di presentarne un resoconto pubblico. Evidentemente si tratta di una semplice operazione di marketing, come ben dimostra la scenografia con scatole, cubi e triangoli colorati di cartone (probabilmente requisiti da un asilo d’infanzia nelle vicinanze).

La conferenza si è tenuta a Lugano poiché il Ticino è “terra d’origine” del ministro degli esteri (a noi risulta invece che la terra d’origine sia più a sud…) e perché il nostro Cantone “sull’Italia (equiparata all’UE) è scettico come nessun’altra regione di confine”.

Chissà come mai?

Ohibò, chissà a cosa si deve questo “scetticismo” (chiamiamolo così) ticinese? Forse al fatto che la partitocrazia, in primis proprio il PLR di KrankenCassis, ha mandato il nostro Cantone allo sbaraglio con la devastante libera circolazione delle persone? Intanto il PLR non solo rifiuta categoricamente la preferenza indigena (perché gli imprenditori liblab devono essere liberi di assumere frontalieri a go-go lasciando a casa ticinesi), ma non ne vuole sapere nemmeno di misure di piccolo cabotaggio quali ad esempio i controlli preventivi sui permessi di lavoro. L’ex partitone ha votato contro i controlli in Gran Consiglio; il presidente del partito si è vantato di questo njet; i  soldatini PLR piazzati nelle associazioni economiche  hanno sbroccato contro la maggioranza parlamentare rea  di averli approvati.

E non osiamo immaginare quante ne dirà ancora l’ex partitone contro “Prima i nostri” quando si tratterà di votare in Gran Consiglio… Noi, ovviamente, attendiamo al varco e pubblicheremo sul Mattino nome e cognome dei deputati che si esprimeranno contro quanto votato dalla maggioranza dei ticinesi.

Notizia sconvolgente?

Al di là di questo, Cassis nella sua conferenza ha dichiarato un paio di altre cosette, del tipo: “La Svizzera è intenzionata a trovare un accordo quadro sulle questioni istituzionali ma questa intesa non deve essere fine a se stessa e sottoscritta a qualsiasi costo”. Ah ecco, sarebbe questo il famoso tasto reset? Sarebbe questa la notizia sconvolgente? E ci sarebbe mancato altro che ci si venisse a dire che bisogna sottoscrivere a qualsiasi costo! Che una trattativa possa anche sfociare in nessun accordo, è semplicemente ovvio. Lo scandalo è semmai che qualcuno continui a tentare di farci bere la fregnaccia che la Svizzera deve sempre e comunque calare le braghe con l’UE, in caso contrario arriva l’Apocalisse.

La frottola dei “Paesi amici”

Inoltre, è ora di darci un taglio anche con la storiella dei “paesi amici”. Il presidente non astemio della Commissione europea, Jean-Claude “grappino” Juncker, ha avuto la faccia tosta di definire l’accordo quadro istituzionale con l’UE un “accordo di amicizia”. Amicizia un fico. Questo delirante trattato permetterebbe ai balivi di Bruxelles di comandare in casa nostra.  Cosa che nessuna nazione indipendente  e sovrana potrebbe tollerare. I cosiddetti “paesi amici” si fanno semplicemente gli affari propri approfittandosene degli svizzerotti. Lo si vede benissimo con la devastante libera circolazione delle persone e con l’assalto alla piazza finanziaria svizzera. Ed infatti, ma guarda un po’, i sedicenti “amici” italici e francesi non figurano tra gli 11 firmatari della lettera di critiche all’indirizzo della commissione UE per la decisione di riconoscere l’equivalenza alla borsa svizzera solo per un anno. Decisione che è smaccatamente discriminatoria.

Scendere dal mirtillo

Di “amicizia” non c’è l’ombra; per cui la prima cosa che potrebbero fare i camerieri dell’UE in Consiglio federale, è scendere dal mirtillo e piantarla di immaginare che tutti ci vogliano bene e che propongano accordi che sarebbero nel nostro interesse (tutti buoni samaritani?); perché sono balle di fra’ Luca. Grazie a questa mentalità – che non si può nemmeno definire “buonista-coglionista” dal momento che è coglionista e basta – gli svizzerotti si sono fatti infinocchiare in passato, si fanno infinocchiare nel presente e continueranno a farlo anche in futuro.

Certo che se pensiamo di andare a farci valere a Bruxelles mandando a fare il negoziatore capo l’ennesimo burocrate eurofilo ed euroturbo, ovvero il buon Roberto Balzaretti appena promosso da KrankenCassis…

Tutti nel piatto

Intanto, dopo il forum di Davos, il presidente di turno della Confederella kompagno Alain Berset ha richiamato all’ordine i consiglieri federali: ognuno ha fatto il proprio verso sulla questione dei rapporti con l’UE rilasciando dichiarazioni manifestamente contraddittorie. Se tutti giocano a fare i ministri degli esteri, vuol dire che il titolare del Dipartimento non gode di particolare considerazione all’interno del collegio governativo (uella); altrimenti i colleghi non si permetterebbero di “entrare nel suo piatto” in modo così smaccato.

Lorenzo Quadri