Legittima difesa: il Belpaese progredisce, la Svizzera no

Sotto le cupole federali la partitocrazia si schiera dalla parte dei delinquenti

 

Sicché ormai è cosa fatta. Il Belpaese ha deciso di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa, ma anche sul luogo di lavoro: negozio, azienda, stazione di servizio, eccetera.

Il Senato ha approvato la proposta di legge del governo gialloverde con una chiarissima maggioranza: 195 favorevoli, 52 contrari, un astenuto.

La legge prevede che la difesa di chi è aggredito è sempre proporzionale all’offesa se egli “usa un’arma legittimamente detenuta o un altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i bene proprio o altrui”.

I kompagni strillano

I $inistrati, residui del PD, naturalmente strillano al Far West, ma sta di fatto che la nuova norma è realtà. “La difesa è sempre legittima: dalle parole ai fatti”ha dichiarato il ministro dell’Interno Salvini. Mentre il relatore della legge ha commentato: “Lo Stato non sarà più nemico del cittadino. Oggi vincono le vittime. Basta gogna, basta assurde richieste di risarcimento da parte di parenti di qualche delinquente”.

Immobili

Se l’Italia progredisce, la Svizzera, “grazie” della partitocrazia politikamente korretta e buonista-coglionista, resta drammaticamente immobile. Del resto, lo è su tutte le questioni che riguardano la sicurezza del cittadino, a partire dal dilagare dell’estremismo islamico. Non per nulla a Palazzo federale il Dipartimento di riferimento è affidato alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ed alla sua corte dei miracoli di burocrati ro$$i.

La proposta respinta

E in materia di legittima difesa, la Svizzera, grazie al solito triciclo PLR-PPD-P$$, è destinata a rimanere al palo ancora a lungo. In effetti la partitocrazia è riuscita, in tempi recenti, a trombare l’iniziativa parlamentare, presentata da chi scrive, che chiedeva di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi è aggredito in casa propria (in Italia invece il potenziamento è esteso anche al posto di lavoro).

La proposta prevedeva quella che in gergo da legulei viene chiamata “inversione dell’onere della prova” (uella).

Difendersi da un’aggressione è infatti legittimo (per questo esiste la legittima difesa). Tuttavia, se la difesa è “eccessiva” non è più legittima: si parla in questi casi di eccessodi legittima difesa. Che è punibile. Tuttavia, come recita il Codice penale svizzero all’articolo 16,  “chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole”.L’iniziativa parlamentare di cui sopra prevedeva di aggiungere a questa disposizione un nuovo capoverso del tenore seguente: “Se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto”.

Cosa cambia?

Presto detto: nella situazione attuale, chi, aggredito da banditi nella propria casa, è accusato di eccesso di legittima difesa, per discolparsi deve dimostrare che si trovava in uno stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento”. Con la modifica legislativa proposta, invece, lo stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” verrebbe presunto: si parte dal presupposto che sia sempre presente quando qualcuno viene aggredito da un criminale che ha violato la “sacralità” della sua casa.  Sta quindi semmai al magistrato che vuole accusare chi si è difeso da un delinquente dimostrare che le cose non stavano così.

Reazioni isteriche

La proposta era dunque ragionevole e moderata: molto “svizzera”.

Ciononostante, nella partitocrazia imbesuita dal politikamente korretto ha suscitato reazioni da circo equestre. Ad esempio, deputati ticinesi PLR che prima firmano l’iniziativa e poi votano contro: evidentemente è questo che l’ex partitone intende per “Buongoverno”. E soprattutto, la gauche-caviar che istericamente strillava al Far West. Chi vede il Far West in una proposta del genere, o è in malafede o ha, come si suol dire, il solaio in disordine.

Cosa ci sia dietro a questo isterismo è evidente: la casta vuole cittadini inermi, deboli, incapaci di difendersi. Peggio ancora: mette sotto pressione i cittadini affinché, in caso di aggressione, rinuncino a difendersi, minacciandoli di finire loro sul banco degli imputati. E’ il mondo che gira al contrario ma tuttavia c’è un filo logico: la casta che non vuole la legittima difesa è la stessa che cala le braghe davanti al Diktat UE per disarmare i cittadini onesti.

Il mondo è cambiato

Perché potenziare il diritto alla legittima difesa? Evidentemente perché il mondo è cambiato, in peggio. Il nuovo governo italiano “populista” se ne è accorto. L’establishment della Confederella, evidentemente, no. E sì che è proprio l’élite spalancatrice di frontiere a portare la responsabilità del cambiamento in peggio. A suon di libera circolazione e di immigrazione incontrollata, ci ha riempito di delinquenti stranieri della peggiore specie, a cominciare dalla feroce criminalità dell’Europa dell’Est. Vedi ad esempio il caso di Minusio tornato alla ribalta di recente: nel 2007 un criminale rumeno entrò in casa di una coppia di anziani per rapinarli, infierì su di loro con decine di coltellate, e poi scappò con poche centinaia di franchi di bottino. Da notare che la richiesta di pena avanzata dalla Procura è ridicola: 3 anni carcere. Come sempre, giustizia inflessibile solo con gli automobilisti!

A vantaggio dei criminali

L’establishment ha spalancato le porte a questa feccia. Però vuole impedire ai cittadini onesti di difendersi. E la polizia non è di regola in grado di farlo, dal momento che non può materializzarsi nell’abitazione in cui si sta commettendo una rapina. La vittima si trova da sola davanti a dei banditi dei quali non può conoscere la pericolosità. La partitocrazia buonista-coglionista si aspetta che la persona aggredita rinunci a difendersi, a tutto vantaggio dei criminali. Bravi, avanti così!

I responsabili

Un’ultima considerazione. A causa dell’invecchiamento della popolazione e della frammentazione delle famiglie, sempre più anziani vivono da soli: bersagli facili di rapinatori senza scrupoli. E quando la criminalità peggiore scoprirà che la Svizzera è il paese del Bengodi, non osiamo immaginare cosa succederà. E’ chiaro che il triciclo dovrà assumersi le proprie pesanti responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

L’Italia potenzia la legittima difesa, mentre a Berna…

La partitocrazia triciclata vuole cittadini indifesi ed inermi davanti ai criminali

Nel Belpaese il Ministero dell’Interno, guidato dal leghista Matteo Salvini, ha presentato la riforma che prevede il potenziamento del diritto alla legittima difesa. Il testo è approdato presso la Commissione giustizia del Senato, sostenuto dagli alleati grillini.

Il principio lo ha riassunto il Ministro dell’Interno: “un ladro ti entra in casa, in azienda o in negozio e tu ti difendi? Sarà tuo diritto farlo, senza finire sotto processo per anni, pagando di tasca tua”.

I dettagli tecnici del progetto di legge non ci sono noti, ma il senso e la direzione sono chiari. Chi, aggredito in casa propria, si difende, non deve finire sul banco degli imputati. Lo Stato sta dalla parte del cittadino aggredito e non del rapinatore, come troppo spesso accade ora!

La protezione giuridica della casa – con la legge italiana, anche del negozio e dell’azienda – va potenziata. Il delinquente che viola la sacralità del domicilio dovrà assumersene le conseguenze; senza tanti buonismi-coglionismi.

La polizia  infatti non può materializzarsi nell’abitazione dove è in corso una rapina. Può intervenire solo a posteriori. Gli inquilini si trovano faccia a faccia con dei malviventi, sempre più spesso armati e pericolosi, pronti a tutto. Devono decidere cosa fare nell’arco di frazioni di secondo. Il garantismo autolesionista attuale di fatto impone all’aggredito di rinunciare a difendersi. Di mettere in pericolo la propria incolumità (e quella dei propri familiari) per paura di finire sul banco degli imputati. La nuova legge vuole che la musica cambi. Significativo il fatto che essa preveda anche l’inasprimento delle pene per i reati di violazione di domicilio e di rapina.

La partitocrazia invece…

L’Italia dunque, sotto la guida del ministro dell’Interno leghista, si sta muovendo nella direzione giusta. Invece a Berna, per colpa della partitocrazia, non si fa un tubo. Il triciclo PLR-PPD-P$$  ha infatti respinto con spocchia l’iniziativa parlamentare di chi scrive che chiedeva un – peraltro modesto – potenziamento del diritto alla legittima difesa di chi è aggredito nella propria abitazione. Non si trattava di creare il Far West, ma semplicemente di invertire l’onere della prova. Ma la partitocrazia ha starnazzato il proprio njet. Il cittadino non deve potersi difendere. Inermi davanti ai delinquenti. Complimenti $ignori del triciclo, avanti così!

Lorenzo Quadri

Quadri: “Politica sempre più lontana dai cittadini”

Potenziamento della legittima difesa: il pavido “njet” del Consiglio nazionale

 

Lorenzo Quadri, nei giorni scorsi il Consiglio nazionale ha bocciato per 117 voti a 70 la sua iniziativa parlamentare che chiedeva di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione. Di cosa si trattava?

La mia iniziativa parlamentare chiedeva di aggiungere all’articolo 16 del codice penale un nuovo capoverso tre, in base al quale chi, aggredito in casa propria, eccede nella legittima difesa, è di principio scusabile, a meno che un tribunale non dimostri il contrario. Questo significa che non è chi si è difeso da un’aggressione in casa, ed ha ecceduto nel difendersi, che deve dimostrare di aver agito per “scusabile eccitazione o sbigottimento”, come recita l’attuale capoverso 2 dell’articolo 16. Nel caso di chi viene aggredito in casa propria, l’eccitazione sarebbe scusabile e lo sbigottimento presunto. In termini giuridici si parla di “inversione dell’onere della prova”. In altri termini: non starebbe più alla vittima di un’aggressione al proprio domicilio di dimostrare di essere nel giusto, poiché si parte dal presupposto che un suo eventuale eccesso nel difendersi fosse scusabile. Toccherebbe invece al ministero pubblico, qualora ritenesse necessario attivarsi, dimostrare che un eventuale eccesso di legittima difesa non era invece scusabile.

Perché concentrarsi sulla legittima difesa in casa?
Perché la casa è il luogo dove chiunque ha il diritto di sentirsi al sicuro. Per questo necessita di una protezione accresciuta. Anche a scopo deterrente, per scoraggiare i rapinatori.

L’intenzione è quella di riesumare il “Far West”?

Certamente no. Non si tratta certo di autorizzare a sparare contro qualsiasi cosa si muova. Ciò che proponevo, era un sostegno a chi è stato aggredito in casa propria ed ha difeso sé stesso e/o i propri familiari.

Ma difendere i cittadini non è compito della polizia?

Sì, ma la polizia non può essere sul posto nel momento in cui si consuma un’aggressione. Può intervenire solo dopo. Quando magari è troppo tardi. Per questo esiste la legittima difesa, che è un diritto naturale, riconosciuto nel nostro ordinamento giuridico. Il problema è che si sta facendo di tutto per criminalizzare il cittadino che di questo diritto fa uso. Respingendo la mia iniziativa, la partitocrazia del triciclo PLR-PPD-P$ ha ribadito il seguente messaggio: chi è aggredito nella propria abitazione è meglio che rinunci a difendersi, altrimenti finisce lui sul banco degli imputati. Un messaggio pericoloso e sbagliato, oltre che un invito a nozze per i delinquenti.

Ma in Svizzera c’è un problema reale di aggressioni in casa?
Al momento non c’è un’emergenza, almeno non nella misura che esiste in paesi a noi confinanti. Questo non vuol dire che il problema sia fittizio. Proprio mentre la maggioranza parlamentare respingeva la mia iniziativa, si stava svolgendo il processo all’autore della strage di Rupperswil. Che è stata commessa nell’abitazione delle vittime. Magari se queste (o una di loro) avesse potuto esercitare il diritto alla legittima difesa, le cose sarebbero andate diversamente. Ho visto inoltre che il sito online del Corriere del Ticino, dando la notizia della bocciatura della mia iniziativa parlamentare, ha allegato un sondaggio online, da cui emerge che l’80% dei partecipanti (quindi una maggioranza schiacciante) non si sente tutelato dall’attuale diritto alla legittima difesa. Da un altro sondaggio effettuato dal sito online di 20 Minuten emerge invece che il 54% dei partecipanti ritiene che tutti dovrebbero avere un’arma in casa per difendersi. Sono solo dei sondaggi online senza pretesa di scientificità, ma il senso è chiaro. Ancora una volta, l’ennesima, la partitocrazia è schierata contro la volontà popolare.

La sua iniziativa era, come ha sostenuto qualcuno, un invito ad armarsi?

La mia iniziativa parlava solo di legittima difesa. Non tematizzava il diritto a possedere delle armi. Personalmente sono favorevole a che i cittadini abbiano un’arma in casa per potersi difendere in caso di necessità. Ma non era questo il tema dell’iniziativa.

Pensa che in futuro la situazione sia destinata a peggiorare?

Se la libera circolazione e gli accordi di Schengen resteranno in vigore, di sicuro. La Svizzera sarà sempre più presa di mira dalla criminalità violenta d’importazione. Inoltre, a seguito della frammentazione della società, in futuro sempre più persone anziane vivranno da sole, diventando così un facile bersaglio per delinquenti senza scrupoli.

E’ deluso della decisione del Nazionale?

Che la sinistra disarmista e spalancatrice di frontiere non sarebbe stata d’accordo con la proposta, mi era chiaro fin dall’inizio. L’area rossoverde vuole che i cittadini onesti siano incapaci di difendersi, mentre è sempre preoccupata di accrescere i diritti dei delinquenti, specie se “provenienti da altre culture”, rispettivamente di trovar loro delle scusanti. Mi sarei aspettato però un maggior sostegno dal centro. Che i partiti cosiddetti borghesi non abbiano nemmeno il coraggio di sostenere una modifica modesta come quella che ho proposto, è deludente. Senza contare che nel PLR ci sono addirittura deputati che hanno firmato l’iniziativa ma poi hanno votato contro; probabilmente in nome del “buongoverno”.

MDD

La legittima difesa: un diritto da potenziare

Quadri: “sembra che difendersi da un’aggressione in casa non sia politikamente korretto”

Finiamola di imporre alle persone assalite nella propria abitazione di non difendersi per paura di conseguenze legali: la legge deve stare dalla parte delle vittime e non da quella dei delinquenti

Dopo il “fatto di sangue” di Brissago, con un agente della polizia cantonale costretto ad aprire il fuoco su un asilante armato di due coltelli per proteggere se stesso ed altri due richiedenti l’asilo, torna alla ribalta il tema della legittima difesa.

Al proposito come sappiamo è pendente un’iniziativa popolare promossa dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, che chiede che l’ente pubblico si faccia carico delle spese legali, in particolare di quelle per la difesa di fiducia, affrontate da chi, accusato di aver ecceduto nella legittima difesa, è poi stato scagionato. Si dirà che si tratta di una questione “di nicchia”. Ma è ciò che il diritto cantonale permette di fare in quest’ambito, che è regolato dalla legge federale. Ma anche a livello federale qualcosa si sta muovendo. Nel settembre 2016 il deputato leghista Lorenzo Quadri ha infatti presentato un’iniziativa parlamentare per chiedere il potenziamento del diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa. L’iniziativa è stata di recente trattata dalla Commissione affari giuridici del Consiglio nazionale, che (come da prassi) ha audizionato l’iniziativista.

Quadri, prima di tutto: cosa chiede la sua iniziativa parlamentare per “potenziare il diritto alla legittima difesa”?

La legittima difesa nel diritto svizzero è regolata agli articoli 15 e 16 del Codice penale. L’articolo 15 si riferisce alla legittima difesa esimente, ossia quella che rimane entro i limiti stabiliti e quindi non costituisce reato. L’articolo 16 è invece relativo alla legittima difesa discolpante. E’ riferito alla situazione di chi ha ecceduto nella legittima difesa, e quindi sarebbe di per sé punibile; ma, in presenza di certi presupposti, è ritenuto scusabile e quindi va esente da pena.

Allo stato attuale, il capoverso 2 dell’articolo 16 recita: “Chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole”. Il problema sta nel definire quando l’eccitazione è scusabile e quando è dato “sbigottimento”.  Per questo, la mia iniziativa propone di aggiungere un nuovo capoverso 3 del seguente tenore: “Se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto”.

Cosa cambierebbe in concreto?

Nella situazione attuale, sta alla persona aggredita in casa dimostrare che, se ha ecceduto nella legittima difesa, è avvenuto perché si trovava in una situazione di “scusabile eccitazione o sbigottimento”. In altre parole: dopo essere stata aggredita nella propria abitazione da uno o più delinquenti, fatto per cui evidentemente non può avere alcuna colpa e che certamente lascia il segno,  la vittima dell’aggressione si trova ancora a dover affrontare un processo penale lungo, costoso e con tutte le conseguenze psicologiche del caso, per rispondere all’accusa di essersi… difesa troppo. Con la mia proposta, invece, si parte dal presupposto che la persona aggredita in casa propria che eccede nella legittima difesa è di principio scusabile. Sta alla magistratura, se del caso, dimostrare che non è così. In termini tecnici si parla di inversione dell’onere della prova.

Quale riflessione sta dietro la proposta?

Difendersi è un “diritto naturale”. La legittima difesa è peraltro sancita dalla legge. Ma nella situazione attuale, caratterizzata dal garantismo ad oltranza a tutela dei delinquenti, per i quali si va alla spasmodica caccia di scuse e di attenuanti, e non dei cittadini onesti, di fatto l’aggredito viene spinto a rinunciare a difendersi.  L’invito, quasi un Diktat, del sistema è quello di mettere in pericolo la propria vita o la propria incolumità fisica (rispettivamente quelle di propri familiari); altrimenti si finisce sul banco degli imputati. Questo non è accettabile. Come non è accettabile l’implicita – ma nemmeno poi tanto implicita – condanna di chi si difende da un’aggressione. Quasi che ci fosse un obbligo morale a trasformarsi in agnelli sacrificali davanti a criminali della peggiore specie. Questo è l’ennesimo regalo avvelenato del pensiero unico buonista-coglionista. Quello che gli autocertificati detentori della morale predicano da anni. Ma la legge deve scegliere da che parte stare. E deve stare da quella della vittima, non da quella dei criminali.

 Perché limitarsi alla legittima difesa di chi è aggredito in casa?

Perché in casa propria il cittadino ha il diritto di sentirsi al sicuro. La casa non è un luogo pubblico dove può entrare chiunque. Necessita quindi di una protezione giuridica particolare. E’ quindi corretto che chi viene aggredito nella propria abitazione possa beneficiare di una tutela “accresciuta”.

Come sappiamo la Commissione degli affari giuridici ha respinto, seppur per poco –14 voti contro 11 – la sua proposta. Come mai?

Sono dispiaciuto, ovviamente, ma non sorpreso. Non posso scendere nei dettagli della discussione in commissione, che è riservata. E’ tuttavia evidente che contro la proposta c’era il solito blocco ro$$overde, schierato per motivi ideologici. Inoltre PLR e PPD erano divisi.  Dagli interventi dei colleghi che si sono espressi a sostegno dell’iniziativa, e che ringrazio, è comunque emerso che avevano capito benissimo lo spirito della proposta. Questo mi ha fatto piacere. In ogni caso, non è escluso che, quando l’iniziativa arriverà davanti al plenum parlamentare, le maggioranze possano cambiare.

Un’iniziativa come la sua promuoverebbe il Far West e la giustizia fai da te? La sicurezza dei cittadini non è compito della polizia?

L’iniziativa non autorizza di certo a sparare a tutto ciò che si muove. Non stravolge il concetto di legittima difesa così come è previsto dal diritto svizzero. In particolare, non cambia nulla al principio che la difesa non è più legittima se ha l’obiettivo di punire l’aggressore, oltre a quello di respingerne l’attacco. Certamente: sta alla polizia difendere i cittadini dai criminali. Non sostegno la giustizia “fai da te”. Ma la polizia non ha il dono dell’ubiquità e non può teletrasportarsi. Nel caso di aggressioni nelle abitazioni, le forze dell’ordine non possono quasi mai intervenire durante il fatto. Possono solo arrivare dopo il crimine e tentare di assicurare i colpevoli alla giustizia. La vittima della rapina in casa si trova da sola davanti a degli aggressori di cui non può conoscere la pericolosità. Deve decidere come reagire nel giro di pochi secondi. L’inazione potrebbe costargli la vita. La valutazione della situazione in queste circostanze è difficile per un agente addestrato (abbiamo visto il caso di Brissago). Immaginiamoci allora per il comune cittadino.

Ma oggi c’è davvero un’emergenza-rapine tale da giustificare una modifica di legge?

Per fortuna, in Svizzera oggi non siamo in una situazione di emergenza. I casi di rapine violente nelle abitazioni alle nostre latitudini sono ancora rari. Nei paesi a noi vicini, però, la situazione è diversa. Specie in Lombardia, dove nel giro di un decennio le effrazioni sono triplicate. Questo dato non può lasciarci indifferenti. E’ poi  evidente che la delinquenza, e lo vediamo nei Paesi a noi confinanti, ha compiuto il salto di qualità. Una volta c’erano i topi d’appartamento, che entravano nelle abitazioni quando i proprietari erano assenti. Adesso ci sono dei rapinatori che entrano nelle case in presenza degli occupanti, li prendono in ostaggio e si fanno consegnare con minacce e violenza oggetti di valore e denaro. Inutile dire che questi rapinatori violenti sono tutti stranieri. Ringraziamo la libera circolazione. Ma questo è un altro discorso… Certo, da noi oggi questi casi sono rari. E ci mancherebbe. Ma in futuro saranno sempre più frequenti. Da un lato perché la criminalità violenta d’importazione prenderà sempre più piede anche in Svizzera, a maggior ragione in regime di frontiere spalancate. Dall’altro perché, a seguito dell’evoluzione della società e della frammentazione delle famiglie, sempre più persone, spesso anziane, vivono da sole. Pertanto diventano facile preda di delinquenti senza scrupoli.

MDD

Legittima difesa: il CdS inginocchiato al “pensiero unico”

Il Messaggio governativo contro l’iniziativa popolare sul tema è una ciofeca

 

Il tema della legittima difesa torna alla ribalta dopo quanto accaduto di recente a Brissago, dove un agente intervenuto durante una lite in una struttura che ospita asilanti ha dovuto aprire il fuoco su un richiedente l’asilo armato di due coltelli (!), per difendere se stesso ed altri due richiedenti.

L’accaduto avrebbe dovuto spingere il Consiglio di Stato a trattare seriamente il delicato tema della legittima difesa. Come il poliziotto di Brissago, la persona minacciata da un aggressore, in genere nella propria vita e nella propria integrità fisica, deve reagire in pochi secondi, o addirittura in frazioni di secondo. E se in queste condizioni valutare la situazione è un esercizio difficile per un agente di polizia addestrato anche per simili evenienze, immaginiamoci per un cittadino comune.

Con i tempi che corrono, ed in regime di buonismo-coglionismo ad oltranza che difende i delinquenti (che tra l’altro, alla faccia della volontà popolare nemmeno vengono espulsi, vedi il caso del picchiatore zurighese) e criminalizza i cittadini onesti, la vittima di un’aggressione viene di fatto spinta a non difendersi del tutto, quindi a mettere in pericolo se stessa e gli altri, per paura di finire a sua volta sul banco degli imputati, con l’accusa di eccesso di legittima difesa.

Iniziativa popolare

Il tema della legittima difesa – specialmente di chi viene aggredito da malviventi nella propria abitazione – è al centro del dibattito politico in vari paesi. A partire dalla Vicina Penisola, dove la Camera dei deputati ha approvato una modifica di legge che prevede una serie di casi in cui l’eccesso di legittima difesa è ritenuto scusabile di principio. Sta eventualmente alla magistratura inquirente dimostrare che, nel caso concreto, l’autore non era scusabile.

In Ticino nel marzo del 2016 è stata presentata un’iniziativa popolare sul tema della legittima difesa (primo firmatario Giorgio Ghiringhelli, accompagnato da un comitato interpartitico) che riguarda  l’unica parte della questione che può essere regolata a livello cantonale. Ossia i costi legali che chi, accusato di eccesso di legittima difesa, ma poi assolto, ha dovuto comunque sostenere, in particolare per l’avvocato di fiducia. Si dirà che si tratta di un intervento “di nicchia”: ma lo spazio in cui ci si può muovere è quello. Infatti il tema della legittima difesa è regolato a livello federale nel Codice penale. Che evidentemente non può essere modificato tramite un’iniziativa popolare cantonale.

Livello rasoterra

Ebbene di recente è arrivato il Messaggio del Consiglio di Stato sull’iniziativa in questione. Che “naturalmente” propone di respingerla. Le argomentazioni governative meravigliano per la loro pochezza. A parte che si confonde la procedura penale federale con quella cantonale, a stupire è il livello rasoterra delle considerazioni generali sul tema della legittima difesa.

Ad esempio si dice che, poiché il numero di furti nelle abitazioni in Ticino sarebbe diminuito negli ultimi anni, l’iniziativa “non risponde ad un bisogno” ed ha solo scopo preventivo. Ah ecco: quindi secondo il CdS le leggi si devono fare solo in situazioni di emergenza, e meglio ancora quando i buoi sono già fuori dalla stalla. Evviva. La diminuzione dei furti nelle abitazioni in Ticino potrebbe benissimo essere un fenomeno temporaneo. A non essere temporaneo è  per contro il salto di qualità di una criminalità che si fa viepiù violenta. Da un lato rapinare le banche è sempre più difficile. Dall’altro sempre più persone, spesso anziane, vivono sole in casa e diventano un facile bersaglio per i malviventi. Specie dalle nostre parti, dove le misure di sicurezza sulle abitazioni in genere oscillano tra il ridicolo e l’inesistente. Niente di strano che i rapinatori  più violenti (tutti stranieri, ça va sans dire) si “convertano” alle razzie nelle case. Del resto basta guardare appena al di fuori dei confini cantonali per accorgersi che nel centro-nord Italia le rapine in casa sono triplicate tra il 2003 ed il 2013. E’ evidente che i rapinatori (non di rado provenienti dai paesi dell’Est) che operano oltreconfine, grazie alla deleteria politica delle frontiere spalancate arriveranno anche da noi. Nascondersi dietro una statistica sul calo dei furti è, a voler essere gentili, ben poco lungimirante.

La balla del “Far West”

Va ancora peggio con la tesi politikamente korrettissima e tristemente “mainstream” secondo cui  qualsiasi sostegno al diritto alla legittima difesa equivarrebbe a sdoganare una logica da Far West e ad incoraggiare la giustizia fai da te. Balle di fra’ Luca.

Punto primo: l’iniziativa popolare si applica solo a chi è stato assolto dall’accusa di eccesso di legittima difesa, quindi si tratta di una persona che ha agito nella legalità.

Punto secondo: nessuno ha mai messo in dubbio il principio fondamentale della legittima difesa, che deve servire a respingere un attacco e non a punire l’aggressore, altrimenti non è più legittima. Si tratta di considerare meglio la posizione di chi è aggredito – specie se in casa propria – da delinquenti di cui non può conoscere la pericolosità (e non si creda che un coltello sia meno letale di una pistola). Non si può pretendere che la vittima di un’aggressione e rinunci a difendersi, mettendo in pericolo la propria stessa vita, per paura di passare dalla parte del torto. Invece oggi accade proprio questo.

Punto terzo: Il CdS sembra dimenticarsi che la polizia non ha ancora il dono  dell’ubiquità e nemmeno quello del teletrasporto. Per restare alle rapine in casa: nel momento in cui la vittima viene aggredita dai rapinatori nella propria abitazione, la polizia non è lì per difenderla. Al massimo può intervenire a posteriori, cercando di assicurare i criminali alla giustizia.

Punto quarto: ma davvero qualcuno pensa che rafforzando il diritto alla legittima difesa il comune  cittadino si metterebbe a sparare all’impazzata a tutto quello che si muove? Suvvia, non siamo assurdi.

Con tutto il rispetto parlando, il Messaggio del Consiglio di Stato contro l’iniziativa popolare per la legittima difesa è foffa.

Lorenzo Quadri

 

Dalla parte del poliziotto e del diritto a difendersi

Sangue a Brissago: come previsto, c’è chi tenta di voltare le carte in tavola

 

Appena una settimana fa a Brissago, in un edificio che alloggia asilanti, si è verificato un grave fatto di sangue. Una lite ha reso necessario l’intervento della polizia cantonale. Un agente arrivato sul posto, accompagnato da due richiedenti l’asilo, è stato aggredito da un terzo asilante, un cittadino dello Sri Lanka, armato di due (!) coltelli. Per difendere se stesso e gli altri due uomini, l’agente ha dovuto aprire il fuoco sull’aggressore, che è morto poco dopo.

Chi sfrutta l’occasione

Nei confronti del poliziotto, che di certo non si trova a vivere una situazione facile, sono giunti vari messaggi di solidarietà. Compresa quella del comandante della Cantonale Matteo Cocchi e del direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. Per fortuna. Perché – come c’era da attendersi – qualcuno (i soliti noti) ha voluto mettere in discussione l’operato dell’agente. Sfruttando, oltretutto, il fatto che l’aggressore rimasto ucciso fosse un sedicente rifugiato (si spieghi infatti da quale guerra sarebbe in fuga un migrante dello Sri Lanka). E quindi vai con gli autoerotismi cerebrali sulla “proporzionalità dell’intervento”. Vai col “morto di polizia”, come titolava il Caffè della Peppina  a tutta prima pagina. Vai con le censure politikamente korrette  ai beceri razzisti che hanno osato esprimere solidarietà al poliziotto “senza sapere esattamente come sono andate le cose”.

Obiettivo dell’esercizio: sdoganare la teoria della polizia razzista di un Cantone razzista che apre il fuoco “in scioltezza” su un asilante, proprio perché  è un asilante.

Teorie patetiche

Queste tesi sono patetiche. Quello che si sa dei fatti di Brissago basta abbondantemente per schierarsi dalla parte del poliziotto. L’aggressore si è lanciato su di lui e sui due uomini che lo accompagnavano armato non di uno, ma di due coltelli. Cosa avrebbe dovuto fare l’agente, lasciare che lo srilankese accoltellasse tutti e tre? Magari ai soliti moralisti a senso unico andrebbe ricordato che il poliziotto ha sparato per proteggere, oltre a se stesso, altri due uomini. Pure loro, guarda caso, richiedenti l’asilo. Se l’agente non avesse reagito prontamente, è fin troppo facile prevedere cosa avrebbero strillato i multikulti: le forze dell’ordine stanno a guardare mentre due asilanti vengono accoltellati!

Obbligo di non difendersi?

Il diritto a respingere un’aggressione è un diritto naturale ed è anche garantito dalla legge (articoli 15 e 16 del Codice penale svizzero). Il buonismo-coglionismo-garantismo  imperante tenta però di imporre un obbligo morale di non difendersi. L’aggredito ha paura di farlo, perché sa bene che poi rischia di finire lui sul banco degli imputati, accusato di eccesso di legittima difesa. E sa altrettanto bene che in questo paese i criminali godono della massima tutela. A partire dagli avvocati pagati dal solito sfigato contribuente: il Cantone spende ogni anno una paccata di milioni per la difesa d’ufficio di delinquenti stranieri.

Regalo ai criminali

Poiché secondo i buonisti-coglionisti la legittima difesa non esiste dal momento che ogni forma di difesa è illegittima o comunque immorale, allora rendiamoci del tutto inermi. Facciamoci accoltellare, sparare, eccetera, senza reagire. Oltretutto, coltivando ed imponendo “de facto” questo tipo di mentalità, si fa l’ennesimo regalo ai delinquenti; come se non gliene avessimo già fatti in abbondanza. Deleghiamo in tutto e per tutto la nostra sicurezza alla polizia. Come se quest’ultima fosse onnipresente ed onnisciente. Come se ogni cittadino fosse accompagnato dalla culla alla tomba da un bodyguard. Magari qualcuno dovrebbe ricordarsi che la vittima di un’aggressione non di rado si trova da sola davanti al suo assalitore. La polizia non si materializza d’incanto al suo fianco per difenderla. Da sola deve decidere cosa fare. E deve deciderlo in un tempo infinitesimale. La polizia arriva semmai a crimine ormai commesso, per tentare di assicurare alla giustizia gli autori. Non prima.

Mettere in dubbio che un agente – o chiunque altro – sia legittimato a sparare ad un uomo che lo aggredisce armato di due coltelli significa negare il diritto a difendersi. Sfruttare il fatto che l’aggressore fosse un asilante per accusare più o meno velatamente di razzismo la polizia – e di conseguenza l’odiato leghista a capo del Dipartimento delle istituzioni – è di uno squallore che sconfina nel patetico.

Il CdS cade nel trappolone

Peccato però che lo stesso Consiglio di Stato cada poi a corpo morto nel trappolone del pensiero unico buonista-coglionista. Perché il messaggio con cui propone di respingere l’iniziativa popolare “Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa” è un’autentica ciofeca “mainstream”. Una sfilza di banalità politikamente korrette il cui livello è  sotto il rasoterra. Ma su questo avremo modo di tornare nelle prossime settimane.

Lorenzo Quadri

Potenziamento della legittima difesa: la proposta c’è

Modificare il Codice penale per proteggere meglio le vittime di rapine in casa

L’iniziativa parlamentare è stata presentata in Consiglio nazionale nel corso della sessione da poco terminata

Nei paesi a noi vicini, lo riconoscono tutti e lo dicono le statistiche, la delinquenza ha compiuto un “salto di qualità”. Se una volta gli scassinatori aspettavano che le abitazioni fossero vuote per mettere a segno i propri “colpi”, adesso prendono in ostaggio gli inquilini per farsi consegnare con la violenza, non di rado efferata, soldi ed oggetti di valore.

Questi episodi alle nostre latitudini sono ancora, fortunatamente, rari (sempre meno). Lo stesso non si può però dire per i paesi a noi limitrofi. Nel nord Italia, ad esempio, le rapine in casa stanno diventando il pane quotidiano. Idem in Francia. E poiché con la libera circolazione delle persone ancora prima dei lavoratori a basso costo arrivano i criminali, noi ticinesi, che ci troviamo geograficamente incuneati nel Belpaese, non possiamo illuderci di rimanere un’isola felice all’infinito.

Quasi mai la polizia è in grado di sventare un’aggressione in casa. Non perché gli agenti non siano “bravi”. Semplicemente perché le forze dell’ordine non hanno il dono dell’ubiquità, e non riescono ad arrivare in tempo sul luogo del reato. La vittima (o le vittime) di una rapina in casa sono dunque affidate sostanzialmente a se stesse, alla loro prontezza di reazione e alla loro capacità di autodifesa.

Diritto naturale e legale

Difendere se stessi, i propri familiari ed i propri averi, è un diritto naturale ed anche, ovviamente, legale. Il Codice penale svizzero (come tutti gli altri) contempla la legittima difesa. Prevede però anche che essa abbia dei limiti. Nel caso vengano oltrepassati, si parla di eccesso di legittima difesa, che torna ad essere punibile. Accade dunque che, per paura di eccedere, l’aggredito in casa rinunci a difendersi. La vittima si mette dunque in pericolo per paura di finire lei, e non il criminale, sul banco degli imputati. Non può essere che la legge inibisca il diritto dell’onesto cittadino di difendersi da predatori sempre più feroci, facendo così il loro gioco.

Ridefinire i limiti

Si tratta dunque di ridefinire i limiti della legittima difesa. E di farlo a vantaggio delle vittime di aggressioni. Lo impongono le mutate circostanze. Al proposito chi scrive, nella sessione parlamentare appena conclusa, ha presentato in Consiglio nazionale un’iniziativa parlamentare, che contiene una proposta concreta di modifica del codice penale. Questa:

Art. 16 3. Atti leciti e colpa. / Legittima difesa discolpante
Legittima difesa discolpante
1 Se chi respinge un’aggressione eccede i limiti della legittima difesa secondo l’articolo 15, il giudice attenua la pena.
2 Chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole.
3 (Nuovo) Se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto.

Qual è il cambiamento proposto?

Allo stato attuale, chi ha commesso un eccesso di legittima difesa è discolpato se “ha ecceduto i limiti per scusabile eccitazione o sbigottimento” (capoverso due). La difficoltà risiede nel fatto che la dimostrazione di aver agito in stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” la deve portare l’accusato. Il nuovo capoverso tre che viene proposto stabilirebbe, per le aggressioni in casa – e solo per quelle – l’inversione dell’onere della prova. L’aggredito nella propria abitazione che eccede nella legittima difesa non deve dimostrare di essere scusabile, ma lo è di principio. A meno che qualcuno – il magistrato che lo vuole mettere in stato d’accusa – riesca a dimostrare il contrario.

Si tratta quindi di una proposta semplice e concreta (per quanto giocoforza  tecnica) che metterebbe il nostro codice penale più al passo con i tempi, che sono cambiati purtroppo in peggio. E la causa  del degrado è, ancora una volta, la libera circolazione, che contribuisce a far arrivare fino alle nostre latitudini la feroce delinquenza dell’Europa dell’Est; per non parlare della criminalità che stiamo importando, e che ancora importeremo, dall’Africa. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”!

Sacralità dell’abitazione

La modifica di legge proposta servirebbe inoltre a meglio garantire la sacralità dell’abitazione. Anche a scopo deterrente: il criminale che la infrange sappia che agisce a proprio rischio e pericolo.

Il tempo dei buonismi-coglionismi, che finiscono col tutelare più i criminali delle loro vittime, è finito: serve una scelta di campo. E questo è particolarmente vero nel caso di vittime che non facevano null’altro che starsene tranquillamente a casa propria, quando sono state prese di mira.

Agire ora

E’ vero che, in campo di rapine in casa, in Ticino e in Svizzera al momento non c’è ancora un’emergenza. Ci mancherebbe che ci fosse. Ma il percorso di una modifica legislativa – in particolare se c’è di mezzo il codice penale – dura anni. Dunque bisogna muoversi adesso, prima che sia troppo tardi. E che il tema in Ticino sia sentito, lo dimostra il fatto che l’iniziativa popolare lanciata a livello cantonale dal Guastafeste lo scorso aprile a sostegno della legittima difesa ha raccolto facilmente le 7000 firme necessarie alla sua riuscita.

Lorenzo Quadri

E’ necessaria una migliore tutela legale di chi, aggredito in casa propria, si difende. Rafforzare la legittima difesa

La conferenza stampa di lancio si terrà domani mattina – ma il formulario è già disponibile sul sito www.ilguastafeste.ch – l’iniziativa popolare cantonale sulla legittima difesa, promossa dal Movimento il Guastafeste accompagnato da un nutrito gruppo interpartitico.

Il tema della legittima difesa di chi viene aggredito in casa è all’ordine del giorno della politica in vari stati europei. Questo perché la criminalità, spesso in arrivo dai paesi dell’Est, si fa sempre più aggressiva. Non si “accontenta” più di svaligiare le case quando gli abitanti sono assenti; agisce proprio in presenza di questi ultimi, per costringerli con la violenza a farsi consegnare soldi ed oggetti di valore.

Grazie, libera circolazione!
In Svizzera in generale ed in Ticino in particolare questi episodi sono, per fortuna, ancora rari. Il Nord Italia è già messo peggio. Per quanto tempo quindi la situazione nel nostro sempre meno ridente Cantone rimarrà ancora relativamente tranquilla? Ragioni di ottimismo non ce ne sono molte. Tanto più che la kompagna Sommaruga ed accoliti si ostinano a lasciare le frontiere spalancate, perché la becera ideologia internazionalista conta di più della sicurezza della popolazione. Senza andare tanto lontano: stiamo ancora aspettando la chiusura notturna dei valichi secondari decisa dal parlamento federale su mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani.
C’è anche un altro elemento. La popolazione invecchia. Ci sono sempre più anziani e/o donne che vivono soli e che costituiscono quindi in un bersaglio facile di delinquenti senza scrupoli, che colpiscono di proposito i più deboli.

Adattare la legge
Nemmeno oggi, peraltro, la Svizzera è un’ “isola felice”. Qualche settimana fa una famiglia ginevrina è stata aggredita in casa propria da dei rapinatori armati di coltelli. Il padre è riuscito ad impossessarsi di una pistola, a sua volta regalatagli da suo padre, ed ha sparato, colpendo uno degli aggressori (che si sono comunque dileguati). Adesso , per aver difeso i suoi congiunti, l’uomo rischia di passare dei guai giudiziari mica da ridere.

Ed ecco dunque il problema: il codice penale svizzero (CPS), come tutti, prevede la legittima difesa (ci mancherebbe altro). Ma il CPS è calibrato sulla situazione anteriore alla libera circolazione delle persone e alla conseguente apertura delle frontiere alla criminalità dell’Europa dell’Est; il concetto di legittima difesa in esso contenuto non fa eccezione. E allora deve cambiare. Deve diventare meno buonista e garantista. Deve effettivamente permettere a chi è aggredito al proprio domicilio di difendersi senza rischiare lui la galera. Chi si trova un malvivente in casa non può sapere quali siano le sue intenzioni. Nemmeno è in grado di valutarne la pericolosità. Ed esitare può costare la vita.

Visto il “salto di qualità” compiuto dalla criminalità, non si può continuare pretendere che chi viene aggredito n casa propria si metta in pericolo perdendosi in elucubrazioni sulla presunta pericolosità dell’aggressore (che comunque il normale cittadino non è in grado di fare: un coltello è più letale di una pistola), e questo per evitare di eccedere nella legittima difesa e dunque di finire sul banco degli imputati ed affrontare un processo.

Alcune opzioni
Per raggiungere questo obiettivo ci sono varie possibilità. La prima e più decisa è quella di depenalizzare tout-court la legittima difesa per chi viene aggredito nella propria abitazione. In quelle circostanze, dunque, difendersi sarebbe sempre legittimo.

Una versione più soft potrebbe consistere nell’inversione dell’onere della prova. In sostanza, si parte dal presupposto che la difesa sia sempre legittima; non sta a chi si è difeso produrre delle scusanti, ma al magistrato portare eventuali elementi per dimostrare che c’è invece stato un eccesso difensivo.

Queste modifiche vanno però apportate a livello di leggi federali (il codice penale è federale).
Volendo agire a livello cantonale, cosa si può fare? Poco, ma quel poco è giusto farlo. Ed è ciò che si propone l’iniziativa popolare che partirà domani. La quale intende modificare il codice di procedura penale di modo che chi è stato accusato di legittima difesa e poi assolto, venga risarcito integralmente delle spese legali.

E’ vero che esiste l’avvocato d’ufficio, i cui costi, in caso di assoluzione, sono assunti dallo Stato. Ma ciò non vale per l’avvocato di fiducia. E ben si può comprendere che chi è stato aggredito in casa e si è difeso, e per questo si trova in stato d’accusa, voglia scegliersi un avvocato di cui si fida. In quel caso però, se verrà assolto, il risarcimento che otterrà non basterà a coprire la parcella.

Un passo da compiere
Da cui la richiesta che chi, in caso di aggressione in casa, viene accusato di eccesso di legittima difesa e poi assolto, non debba pagare nulla; anche se ha scelto l’avvocato di fiducia e non quello d’ufficio.

Si dirà che è un piccolo passo. Ma è un passo nella direzione giusta. La vittima di aggressioni in casa propria si trova in una situazione particolare. E’ quindi corretto che benefici di regole “ad hoc”. Perché la sua unica colpa è stata quella di venire presa di mira da uno (o più) criminali, proprio nel posto dove aveva tutti i diritti di sentirsi sicura: a casa sua.
Alla nuova e sempre più feroce criminalità d’importazione, deve giungere un messaggio chiaro: le nostre case sono sacre. Chi ci entra per delinquere, lo fa interamente a proprio rischio.
Lorenzo Quadri