Iniziativa contro la libera circolazione: un trionfo

Raccolte 125mila firme in meno di sei mesi. Consiglio federale e partitocrazia in panico

 

Finalmente una bella notizia! L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, è riuscita. Ed è riuscita alla grande. In meno di sei mesi sono state raccolte 125mila firme. Quando c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne 100mila. Se un simile exploit non è un unicum, poco ci manca.

Una nuova partita

Quindi sulla devastante libera circolazione delle persone, follemente voluta dalla casta (partitocrazia del triciclo, stampa di regime, padronato, $indakati, intellettualini e compagnia cantante) si addensano scure nubi. Certo: l’esito della votazione è tutt’altro che scontato. Ma la rapidità con cui sono state raccolte le firme di sicuro non rallegra i camerieri di Bruxelles acculati nelle varie sedi istituzionali elvetiche. Quelli che hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio illudendosi così di aver definitivamente fregato ed umiliato il popolazzo becero che “vota sbagliato” ed osa mettere in discussione i sacri accordi con la fallita UE. Invece la partita è ancora tutta da giocare.

Casualità?

E’ senz’altro una curiosa coincidenza (casuale?) che la riuscita dell’iniziativa venga annunciata praticamente in contemporanea con l’entrata in vigore (primo luglio) della preferenza indigena light: ossia la ciofeca, del tutto inutile se non controproducente, in cui la partitocrazia federale ha trasformato la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione previsti dalla Costituzione. La casta sperava che questo primo luglio avrebbe definitivamente messo la pietra tombale sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Ed invece segna un nuovo inizio.

Più passa il tempo…

La votazione popolare sulla libera circolazione non sarà per domani. Ma più passa il tempo, più la situazione si deteriora a seguito dell’immigrazione scriteriata. Malgrado la macchina della propaganda di regime, a suon di statistiche farlocche, tenti far credere il contrario. L’attesa gioca quindi a favore dell’iniziativa. Tanto più che la libera circolazione sta saltando per aria nella stessa UE.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, con le braghe sempre calate davanti ad ogni Diktat degli eurofunzionarietti; i tamberla della SECO con gli sconsiderati e vergognosi regali ai frontalieri, non fanno che rendere sempre più evidente, ogni giorno che passa, la necessità di sottrarci al colonialismo UE. Avanti con lo SWISSEXIT!

Propaganda di regime

Naturalmente, prima della votazione sulla libera circolazione, ai cittadini verrà fatto il lavaggio del cervello contro la “scellerata iniziativa”. La mobilitazione dei soldatini sarà generale ed isterica. In confronto, la campagna contro il No Billag sembrerà una passeggiata: del resto, la posta in gioco è infinitamente più alta.

Il primo disco che verrà suonato ad oltranza sarà la favoletta che l’eventuale decadenza della libera circolazione porterebbe alla fine di tutti gli altri accordi bilaterali.

Punto primo: se anche fosse? Meglio nessun accordo bilaterale che la vergognosa sudditanza attuale.

Punto secondo: la minaccia è un semplice spauracchio. L’UE non ha certo sottoscritto gli accordi bilaterali per “fare un favore” agli svizzerotti. Li ha sottoscritti perché sono nel suo interesse. Quindi, prima di buttare a mare degli accordi da cui ci GUADAGNA, solo perché uno di essi viene a cadere per volontà popolare, i balivi di Bruxelles ci penseranno non una, ma diecimila volte. Le famigerate “clausole ghigliottina” (uhhh, che pagüüüüraaa!) si possono anche dismettere. Niente è scolpito nel granito: men che meno in politica.

Referendum garantito

Intanto una cosa è chiara: con l’UE non si firma nessun accordo quadro istituzionale. A maggior ragione adesso che è certo che la devastante libera circolazione dovrà passare al vaglio del voto popolare. Ma anche in considerazione della precaria situazione UE.

Come ha scritto il prof. Barone Adesi (non un becero leghista populista e razzista) sul Corriere del Ticino di martedì: “Sarebbe prudente vedere i prossimi sviluppi del diritto europeo prima di firmare accordi quadro per la ripresa più o meno automatica delle future norme europee nell’ordinamento svizzero (…) questa fase sembra poco propizia alla conclusione di accordi duraturi”.

Più chiaro di così!

Comunque, se all’italosvizzero KrankenCassis venisse la malsana idea di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed alla partitocrazia di approvarlo, il referendum è garantito!

Anche perché in caso contrario la Svizzera, che non è Stato UE, rischierebbe di rimanere la sola a farsi letteralmente dettare legge da Bruxelles, che ci imporrebbe anche i giudici stranieri: oltre al danno, la beffa.

Lorenzo Quadri

 

 

Il PLR insiste: ticinesi in assistenza? “Incollocabili!”

Invece di rimediare all’invasione da sud, l’ex partitone se la prende con i disoccupati

Certo che in casa liblab ce la stanno mettendo proprio tutta per reggere la coda alla devastante libera circolazione delle persone. Per tentare di far credere che l’immigrazione scriteriata non abbia fatto disastri su disastri; ma quando mai!

In una sola settimana si sono cumulate due iniziative in tal senso.

Il “libro bianco” dei galoppini

La prima, a livello federale: il cosiddetto “libro bianco” (ci ricorda qualcosa…) di Avenir Suisse sui rapporti tra la Svizzera e la fallita UE. Avenir Suisse è un “Think Tank” (serbatoio di pensiero) di area liblab. Missione: galoppinare la casta spalancatrice di frontiere. Nel recente passato, questo gremio di aspiranti Nobel  si è segnalato per la “geniale” proposta di rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari. Chiaro: il popolazzo becero “vota sbagliato” e mette i bastoni tra le ruote agli intrallazzi dell’élite. Quindi va ridotto al silenzio. Hai capito i soldatini di Avenir Suisse? Altro che “serbatoio di pensiero”: serbatoio di fregnacce!

Dunque i soldatini di Avenir Suisse nei giorni scorsi hanno presentato il loro “libro bianco” sui rapporti con l’UE. Basato su studi farlocchi, su clamorose balle di fra Luca al limite dell’oltraggioso (ad esempio questa, epocale: “la libera circolazione è particolarmente vantaggiosa per la Svizzera”)e su imbarazzanti silenzi, il “libro bianco” è un maldestro tentativo di propaganda a sostegno delle frontiere spalancate e dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Un accordo, quest’ultimo, fortissimamente voluto dai politicanti liblab e P$, che costituirebbe la pietra tombale della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari.

Fingono di non sapere

Naturalmente i galoppini di Avenir Suisse si sciacquano la bocca con l’importanza degli accordi commerciali con l’UE. Ma fingono di non sapere che per concludere accordi commerciali vantaggiosi non c’è affatto bisogno di spalancare le frontiere. La stessa UE ha sottoscritto trattati commerciali con gli USA, con la Cina, col Canada: e in questi accordi di libera circolazione proprio non se ne parla.

Chiaro che il “libro bianco” dei soldatini liblab di Avenir Suisse dimostra che la libera circolazione ciurla nel manico (gli uccellini cinguettano infatti che la raccolta firme per l’iniziativa popolare che ne chiede l’abolizione stia andando bene). Di conseguenza alla casta comincia, come si suol dire, a diventar fredda la camicia. Avanti così!

In Ticino

Seconda iniziativa, questa in Ticino, guarda caso sulle colonne del bollettino dell’ex partitone Opinione liberale (più redattori che lettori). Ancora una volta il PLR tenta di far credere che l’invasione da sud sia una figata pazzesca e che sul mercato del lavoro ticinese vada tutto a meraviglia. Come no!

Il presidente della Camera di commercio (CCIA-Ti)  Luca Albertoni (che ci sta pure simpatico) scrive sull’esplosione dell’assistenza in Ticino, che a suo parere non avrebbe relazione con le “problematiche vere o presunte del mercato del lavoro”. Ohibò. Come dire: non è vero che il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone è andato in palta a causa dell’invasione da sud, sono tutte balle populiste!

Ed infatti, prosegue il direttore della CCIA-Ti, “le cifre della disoccupazione sono in costante calo”. Certo: le cifre taroccate della disoccupazione pubblicate dalla SECO per reggere la coda alle politiche della partitocrazia sono in calo. Il che non vuole affatto dire che la disoccupazione in quanto tale sia in calo. Come ben testimonia l’aumento dei numeri dell’assistenza.

Tutti casi psichiatrici?

A ciò si aggiunge la storiella, citata sempre da Albertoni, secondo cui su 8077 persone in assistenza quelle effettivamente collocabili sarebbero solo un migliaio. Questa è un’altra mistificazione.  Tanto per cominciare, le sentenze sulla collocabilità o meno vengono calate esaminando solo le scartoffie e non la persona. Ma soprattutto: l’assistenza non è l’AI. Chi è andato in assistenza passando dalla disoccupazione, prima lavorava.  Quindi era “collocabile” eccome. Se poi qualcuno è diventato incollocabile a seguito del lungo periodo di inattività e della sterminata serie di porte prese in faccia, è un altro discorso.

Inoltre, l’invasione da sud provocata dalla partitocrazia taglia fuori in partenza chi magari in ambito professionale è più “debole” – vuoi per formazione, vuoi per caratteristiche personali – ma che prima della libera circolazione un lavoro (magari “di manovalanza”; ma mica tutti devono fare i manager) l’avrebbe trovato eccome, e l’avrebbe anche svolto dignitosamente.  Adesso rimane escluso e magari viene pure bollato come  incollocabile. Ma questo accade perché 350mila ticinesi sono stati mandati allo sbaraglio. Messi in concorrenza con 10 milioni di abitanti della Lombardia. Dove ci sono dottorati disposti a venire in Ticino a fare fotocopie, pur di avere la pagnotta sul tavolo, visto come butta dalle loro parti.

Era evidente che una simile scelleratezza avrebbe provocato un disastro. Chi, da presunto esperto del mercato del lavoro, non ha previsto cosa sarebbe successo o addirittura lo ha negato, sì che è “incollocabile”.

PLR contro i disoccupati

La storiella che su 8077 persone in assistenza ci sarebbero non qualche centinaio o anche un paio di migliaia, ma addirittura oltre settemila – quindi una grandissima maggioranza! – di incollocabili “veri”, quindi casi sociali e/o psichiatrici, è un’offesa ai disoccupati di lunga durata, e la raccontate a qualcun altro. Anche perché, se così fosse, queste persone sarebbero in invalidità e non in assistenza.

Anche quando viene infiocchettato, il pensiero del PLR è sempre lo stesso: chi, ticinese, non ha un lavoro, è un lazzarone e non vale una sverza. Oppure è un caso sociale o psichiatrico. O un tossicomane. “Incollocabile”. Tenere a mente.

Con la libera circolazione, sempre più casi d’assistenza!

“Prima i nostri” presto in parlamento: la partitocrazia farà il golpe contro il popolo?

 

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! In Ticino è nuovamente cresciuto il numero delle persone in assistenza. In novembre erano quasi 8200. L’aumento su base annua è del 2.5%. Lo indicano i dati divulgati dal DSS e ripresi ieri dalla stampa. Naturalmente mancano alcune informazioncelle non proprio secondarie. Ad esempio,  quanti sono i permessi B in assistenza, da quanto tempo risiedono in questo sempre meno ridente Cantone, quanti sono gli ammessi provvisoriamente, eccetera. Questo perché, come abbiamo scritto più volte, di dimoranti in assistenza di principio non ce ne deve essere nemmeno uno. Chi ottiene di trasferirsi in Ticino per esercitare un’attività lavorativa, se l’attività lavorativa viene a mancare, deve perdere automaticamente il diritto di restare. Stop all’immigrazione nello Stato sociale, finanziato con i nostri soldi!

Del resto, il tanto vituperato (dalla casta) presidente USA Donald Trump è stato chiarissimo: negli Stati Uniti devono poter entrare solo immigrati che contribuiscono al benessere del Paese. Invece, gli svizzerotti fessi si tirano in casa approfittatori a go-go! E li mantengono pure. Anche se delinquono! Tanto poi ci pensano le sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale a sventare le espulsioni, alla faccia della volontà popolare. Basti pensare che nei giorni scorsi i legulei del TF sono perfino riusciti a decidere che un 28enne finto rifugiato afghano, arrivato in Svizzera da minorenne e che da quando ha 15 anni ne ha combinate peggio di Bertoldo totalizzando oltre 5 anni di carcere (tra cui una condanna per lesioni con veleno: questo è un emulo dei Borgia!), potrà rimanere nel nostro paese, a carico del solito sfigato contribuente. Malgrado sia un delinquente incallito!

I tamberla di Avenir Suisse

E’ evidente che per la continua crescita dei numeri dell’ assistenza dobbiamo ringraziare la devastante libera circolazione delle persone (voluta da partitocrazia, padronato, sindacati, stampa di regime, intellettualini e compagnia cantante) ed il conseguente soppiantamento dei lavoratori residenti con frontalieri. Nel settore terziario i frontalieri sono quadruplicati nel giro di qualche anno. E dalle indagini emerge che il “profilo” dei nuovi frontalieri è sempre più simile a quello dei ticinesi. Ciò vuol dire che questi lavoratori in arrivo da Oltreramina non colmano alcuna lacuna; semplicemente si sostituiscono ai residenti. Ed è inutile che i tamberla del “think tank” (uella!) Avenir Suisse, legati all’ex partitone, vengano a raccontarci la fregnaccia che soppiantamento e dumping salariale non esistono, che sono tutte balle della Lega populista e razzista. Questi di Avenir Suisse sono spalancatori di frontiere pro-saccoccia, che sulla guerra tra poveri provocata dalla libera circolazione ci lucrano!  Chiaro quindi che tentino di negare l’evidenza: sanno benissimo che il ridicolo non uccide, per cui…

Se poi pensiamo che i tamberla di Avenir Suisse sono gli stessi che vorrebbero limitare i diritti popolari poiché danno fastidio all’élite internazionalista e multikulti, ci rendiamo facilmente conto di quale sia il livello di questo “think tank”, ovvero “serbatoio di pensiero”. Altro che “serbatoio di pensiero”: serbatoio di fregnacce!

Senza chiusura delle frontiere…

Ormai dovrebbe averlo capito anche il Gigi di Viganello: in regime di devastante libera circolazione delle persone, il numero dei casi d’assistenza in Ticino è destinato ad una crescita continua. Il “trend” è evidente da troppi anni! Di conseguenza, occorre intervenire sull’immigrazione scriteriata. In primo luogo, come detto, rimandando a casa loro gli immigrati nello Stato sociale. E poi arginando la deleteria invasione di forza lavoro italica che, in casa nostra, soppianta quella ticinese! Senza chiusura delle frontiere, il problema non si risolverà mai: potrà solo peggiorare. Anche perché nel Belpaese la situazione occupazionale è senza speranza, e la casta politica locale ha un’unica priorità: conservarsi cadreghe e privilegi!

Due passi

Di conseguenza, per contrastare l’impennata dei casi d’assistenza occorre:

  • Mettere in vigore “Prima i nostri”. La preferenza indigena è infatti stata approvata dal 60% dei ticinesi ed ha pure ottenuto la garanzia federale. Il Gran Consiglio deciderà della sua applicazione nella prossima seduta, che inizierà lunedì 19 febbraio. E’ ovvio che attendiamo al varco la partitocrazia! Il triciclo PLR-PPD-P$$ immagina forse di votare contro il popolo ticinese affossandone le decisioni, e questo per calare le braghe davanti agli eurobalivi? Come avrebbe detto il Nano: Achtung!
  • Far saltare la libera circolazione delle persone. L’iniziativa popolare al proposito è in fase di raccolta firme. Quindi, sotto con le penne!

Lorenzo Quadri

Libera circolazione, a rischio la nostra sovranità

L’UDC nazionale intende fermare la libera circolazione delle persone. Un’ottima notizia che trova il pieno sostegno della Lega dei ticinesi, la quale sarà in prima fila nel raccogliere le firme. L’iniziativa soprannominata “per la limitazione”, prevede che la Confederella regoli in modo autonomo la propria immigrazione. Se verrà accettata dal popolo, il Consiglio federale avrà un anno di tempo per negoziare la fine della libera circolazione delle persone con Bruxelles.

C’è chi grida allo scandalo

Ma ancora una volta c’è chi grida allo scandalo: ovvero le Associazioni economiche. Si perché, già nel 1992 durante la campagna di voto per l’entrata della Svizzera nello Spazio Economico Europeo, i toni erano gli stessi.

Di continuo si afferma che dobbiamo il nostro benessere all’Accordo di libera circolazione siglato quasi vent’anni fa. Ma non è propriamente così. Dal dopoguerra al 2000, prima dell’introduzione dei “Bilaterali I”, la crescita annua del Prodotto interno lordo in Svizzera si attestava di media attorno al 2%. Ma poi magicamente dopo la decisione della Berna federale di introdurre la libera circolazione totale delle persone, la crescita si è fermata.

Per non parlare del continuo aumento dei lavoratori frontalieri, che nelle zone di confine, come è il caso emblematico del Ticino, ha toccato, alla fine del 2017, quota 65mila. Non dimentichiamoci pure dei tassi di disoccupazione che dai minimi storici del 2000 (1.9%) sono largamente duplicati, e del continuo aumento delle persone che fanno capo alle prestazioni sociali.

La volontà popolare non viene rispettata

Inoltre l’Europa a più riprese non ha spinto a più riprese la Svizzera a non rispettare la volontà popolare del popolo. Pensiamo all’azzeramento da parte delle Camere federali e del Consiglio federale del voto del 9 febbraio 2014, che non limiterà l’immigrazione di un’unità; o la soluzione di una preferenza indigena “light” decisa da Berna e Ticino per l’iniziativa “Prima i nostri”. Insomma la disdetta della libera circolazione delle persone rimane l’unica via percorribile. Già, perché l’immigrazione di massa ci sta sommergendo; costa, stressa e toglie un grosso pezzo della nostra qualità di vita. Smettiamola di osannare gli accordi bilaterali e quelli di libera circolazione!

La Svizzera deve salvare la propria sovranità

La Svizzera deve rispondere ai pilastri dello Stato, ovvero indipendenza, democrazia diretta, neutralità, federalismo, innovazione e affidabilità. Se la Confederazione vuole salvare la propria sovranità, il proprio mercato del lavoro, la sicurezza interna, deve prendere le distanze dall’Unione europea che pretende di imporre regole e accordi quadro istituzionali definiti “Accordi amici”.

Grazie, libera circolazione! Stipendi da fame nel terziario

Impiegati di commercio sempre più sottopagati: ma non erano “solo percezioni”?

 

Ma come, non erano solo “percezioni”? Sostituzione di residenti con frontalieri e dumping salariale non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Gli scienziati della SECO non ci hanno appena detto che in Svizzera arriva solo la manodopera altamente qualificata che qui non si trova? Eh già: i 65mila frontalieri attivi in questo sfigatissimo Cantone, di cui 40mila nel terziario, sono tutti profili altamente formati (scienziati nucleari?) che tra noi poveri analfabeti non esistono!

Inoltre, qualcosa non torna. Risulta infatti che le università elvetiche siano tra le migliori al mondo. Però, chissà come mai, i profili “altamente qualificati” bisogna continuare ad importarli dall’estero. Ohibò. I cittadini UE che arrivano con la devastante libera circolazione delle persone sarebbero tutti più qualificati degli svizzerotti? Oppure sono più qualificati solo nell’utilizzo creativo della lapa, ovvero quando si tratta di vendere fumo per autopromuoversi?

Le bufale

La bufala del “personale altamente qualificato che non si trova in Svizzera” appare nelle sue immani proporzioni soprattutto in Ticino. Speriamo infatti che nessuno ci venga a dire, a giustificazione dell’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, che tutte le migliori intelligenze d’Europa si trovano concentrate nell’area di Como e Varese; perché gli ridiamo in faccia.

Del resto, ma tu guarda i casi della vita, le fregnacce della SECO su sostituzione e dumping salariale vengono smentite da uno studio della Divisione dell’economia pubblica del Canton Zurigo, pubblicato alcuni mesi fa e prontamente messo in dimenticatoio dall’élite spalancatrice di frontiere. Dal documento emerge che solo uno su sei dei frontalieri attivi in Ticino lavora in un ambito dove c’è effettiva carenza di manodopera locale. La logica conseguenza è che 5 frontalieri su 6 non colmano alcuna “lacuna” ma semplicemente si sostituiscono ai lavoratori residenti. Si chiama “soppiantamento”; ma va da sé che per gli scienziati della SECO il fenomeno non esiste. E non esiste nemmeno per i luminari dell’IRE, l’Istituto ricerche economiche diretto dal buon Rico Maggi, quello che fa svolgere gli studi sul frontalierato a ricercatori frontalieri. Sostituzione? Dumping salariale? Sono solo “percezioni”!

Quasi il 30%…

Probabilmente, secondo i sopra citati galoppini della libera circolazione, anche quanto pubblicato venerdì sul Giornale del Popolo a proposito degli impiegati di commercio sottopagati “è solo una percezione”.

Risulta infatti che il 15.8% delle assunzioni di impiegati di commercio effettuate in Ticino negli ultimi due anni sia avvenuta con salari al di sotto del minimo di riferimento. Tra i frontalieri, quelli assunti con paghe troppo basse negli anni di disgrazia 2015 e 2016 sarebbero addirittura il 28.9% del totale. Ovvero quasi un terzo. Naturalmente queste sono le cifre ufficiali. Manca il nero. Ossia i contratti con assunzione e stipendio a metà tempo, ma lavoro effettivo al 100%. Ennesima prassi, sempre più diffusa alle nostre latitudini, importata da Oltreramina (perché “bisogna aprirsi”).

E’ quindi evidente che i frontalieri vengono assunti – magari da datori di lavoro connazionali – non certo per “le competenze che non si trovano tra i residenti” ma semplicemente per pagarli meno. Di conseguenza, anche i ticinesi che vogliono lavorare si devono adeguare, altrimenti restano a piedi. Più chiaro di così. Altro che “percezioni”, altro che le statistiche farlocche per negare l’evidenza e per far credere agli svizzerotti che la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca, mentre i disastri che provoca sono solo balle populiste e razziste!

Annuncio scandaloso

Ed intanto, sempre per la serie “il dumping salariale è solo una percezione”, nei giorni scorsi è apparso un annuncio di ricerca di lavoro pubblicato da una ditta con sede a Massagno. L’azienda cerca per il suo “settore commerciale internazionale”  un impiegato a tempo pieno, con ottima conoscenza dell’inglese, ad una paga lorda annua (!) che va dai 23mila ai 35mila Fr. Ovvero, se suddividiamo in dodici mensilità (parlare di tredicesime con tali cifre sarebbe una vera e propria presa per i fondelli) otteniamo uno stipendio mensile lordo compreso tra i 1900 ed i 2700 Fr al mese. Bene, scienziati della SECO e dell’IRE: visto che il dumping salariale secondo voi non esiste, questi stipendi come vogliamo definirli?

Intanto nel settore privato il divario salariale tra il Ticino ed il resto della Svizzera continua a crescere. Ma naturalmente la libera circolazione delle persone e conseguente invasione da sud non c’entra nulla, vero?

L’importante, per gli spalancatori di frontiere ed i loro galoppini “scientifici” – finanziati dal contribuente – è negare l’evidenza per reggere la coda alla libera circolazione.

Lorenzo Quadri

L’UE vuole farci pagare la disoccupazione dei frontalieri!

Un motivo in più per DISDIRE la devastante libera circolazione delle persone

 

E se il direttore del DFE Christian Vitta si aspetta davvero che “Berna si muoverà”, vuol dire che crede ancora a Gesù Bambino: davanti all’UE, e lo abbiamo visto benissimo nei giorni scorsi, Berna sa solo calare le braghe senza condizioni

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. La partitocrazia spalancatrice di frontiere non ha fatto a tempo a tradire il popolo affossando il voto del 9 febbraio, che già i funzionarietti dell’UE ringraziavano i loro camerieri per il servizio svolto e arrivavano con un nuovo “regalo” al Ticino e alla Svizzera.

Certo, perché gli svizzerotti non possono assolutamente azzardarsi a pretendere delle modifiche alla fallimentare libera circolazione delle persone. In compenso i trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles possono cambiare le carte in tavola a piacimento. Naturalmente a nostro danno. Ecco cosa ci si guadagna a gettare la Costituzione nel water per ridursi a zerbini dell’UE!

Nubi all’orizzonte

Cosa è successo, dunque? E’ successo che a Bruxelles vorrebbero cambiare le regole del gioco sulla disoccupazione dei frontalieri. Il progetto è il seguente: in futuro la disoccupazione dei frontalieri non la dovrebbe più pagare lo Stato di residenza, come ora, bensì quello dove i frontalieri hanno lavorato, maturando quindi il diritto alla rendita. Questo cosa vuol dire? Che i 62’200 e rotti frontalieri attivi in Ticino, nel caso perdessero il lavoro riceveranno la disoccupazione svizzera.

Cosa ciò implichi, è chiaro.

Per la Confederazione, un importante onere finanziario in più: così magari ci verranno pure a dire che per pagare la disoccupazione ai frontalieri bisogna tagliarla agli svizzeri, perché non ci sono soldi per tutti.

Per il Cantone, un pesante onere amministrativo. Se, come sostiene il sindacato OCST, i frontalieri italiani disoccupati sono circa 8000, significa che in Ticino gli URC dovranno assumere un bel po’ di funzionari in più per gestire gli incarti dei disoccupati frontalieri! E chi paga il conto? I balivi di Bruxelles o il contribuente di questo sempre meno ridente Cantone?

La beffa

E non è finita: se otterranno la disoccupazione in Svizzera, i frontalieri si iscriveranno tutti agli Uffici regionali di collocamento. Di conseguenza, beneficeranno delle misuricchie decise a Berna nell’ambito dell’affossamento del 9 febbraio, che mirano a sostenere (?) gli iscritti all’URC, indipendentemente dalla residenza! Quindi anche i frontalieri! Ennesima dimostrazione che la preferenza indigena votata dal popolo è stata totalmente sotterrata dai lecchini bernesi dell’UE.

Iniziative sciagurate

E’ il massimo: con la tassazione ordinaria dei frontalieri, il Cantone rischia di dover assumere nuovi funzionari del fisco per calcolare le deduzioni cui avranno diritto i frontalieri: quindi più spesa per meno gettito. Con questa nuova trovata della disoccupazione pagata dallo  Stato dove il frontaliere lavorava, dovremmo potenziare gli URC apposta per i disoccupati residenti oltreramina.

Quanto ci verranno a costare queste sciagurate iniziative?

Nuova calata di braghe

E’ ovvio che a fare le spese della nuova scelleratezza sulla disoccupazione dei frontalieri attualmente al vaglio di Bruxelles sarà chi di frontalieri ne ha tanti. In prima linea il Ticino.

Ed infatti il direttore del DFE Christian Vitta – subito dopo che il suo partito, il PLR, a Berna ha annientato il voto del 70% dei ticinesi sul 9 febbraio – ha suonato il campanello d’allarme. “Berna deve muoversi, occorre un dibattito politico (?) all’interno della Svizzera”, ha dichiarato Vitta alla RSI.

Se il buon Christian si aspetta davvero che Berna si muoverà per un problema che riguarda in prima linea il Ticino, vuol dire che crede ancora a Gesù bambino (vabbè che siamo vicini a Natale). Come abbiamo visto negli scorsi giorni, nei rapporti con l’UE Berna non ha che un motto: calare le braghe ad altezza caviglia, sempre e comunque.

Disdire la libera circolazione
Complimenti Consiglio federale, partiti $torici, stampa di regime, padronato, sindacati e spalancatori di frontiere assortiti! Continuate a difendere ad oltranza la libera circolazione delle persone, che così ci arrivano anche i “regali” sulla disoccupazione dei frontalieri!

La soluzione è una sola: DISDIRE il deleterio accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri