La professoressa asfalta gli spalancatori di frontiere

Libera circolazione solo per chi lavora, non per mantenuti e picchiatori stranieri

 

Bene! Gli spalancatori di frontiere si sono beccati una sonora legnata. E non da parte dei soliti “populisti e razzisti” ma nientemeno che da una professoressa dell’Università di Basilea.  Christa Tobler, esperta di diritto europeo, in un’opinione pubblicata sulla NZZ ha asfaltato la libera circolazione delle persone. O piuttosto, ha asfaltato l’interpretazione “estensiva” (eufemismo) che ne fa la casta spalancatrice di frontiere e multikulti. Quella che utilizza la libera circolazione come pretesto per costringere gli svizzerotti fessi non solo a far entrare tutti i cittadini UE,  ma anche a mantenerli, e a non espellerli quando delinquono. E questo malgrado il popolo abbia votato l’espulsione dei criminali stranieri.

La scellerata sentenza

Ad innescare la polemica, una scellerata sentenza del tribunale cantonale zurighese. I legulei sulla Limmat hanno infatti deciso che (contrariamente a quanto stabilito dalla corte distrettuale) espellere un picchiatore tedesco 27enne, senza lavoro e nemmeno intento a cercarlo, “sa po’ mia” poiché sarebbe – udite udite – contrario alla devastante libera circolazione. Gli stessi legulei hanno peraltro ammesso che questa interpretazione è controversa. Ovvero, che si poteva anche decidere diversamente. Ma loro naturalmente hanno scelto di comunque sentenziare che il delinquente e lazzarone tedesco deve rimanere in Svizzera. Alla faccia della volontà dei cittadini che già nel lontano 2010 hanno votato che gli stranieri che delinquono vanno espulsi.

Chi non lavora…

La professoressa Tobler sulla NZZ asfalta i camerieri dell’UE del tribunale cantonale zurighese. L’accordo di libera circolazione, spiega l’esperta, vale solo per chi lavora, o per chi, pur non lavorando, ha sostanza sufficiente per mantenersi e pagare l’assicurazione malattia. Chi invece non lavora ed è a carico del contribuente non può pretendere di restare. Di conseguenza, il 27enne picchiatore tedesco già per questo motivo non ha alcun diritto a risiedere nel nostro paese. Sicché va espulso. In più, è in Svizzera a commettere reati. E la nostra legge prevede l’espulsione dei delinquenti stranieri.

Quindi ci sono ben due motivi cumulativi per cui il picchiatore “non patrizio” va accompagnato al confine. Eppure i legulei del “devono entrare tutti” pretendono di tenerlo qui,  naturalmente a carico del solito sfigato contribuente!

Ecco chi dobbiamo ringraziare se la Svizzera sempre più si trasforma nel paese del Bengodi per foffa d’importazione!

Come se non fosse già grave…

La casta spalancatrice di frontiere pretende di estendere i diritti derivanti dalla libera circolazione delle persone, che valgono solo per i lavoratori, anche a chi non rientra affatto in tale categoria. E che quindi non solo può, ma deve essere espulso. Altro che “sa po’ mia”!

Come se non fosse già abbastanza deleterio che la libera circolazione ci riempia di frontalieri e padroncini che devastano il mercato del lavoro, provocando soppiantamento e dumping salariale, dovremmo anche tollerare che venga utilizzata come pretesto per tenere in Svizzera stranieri che delinquono o che mungono lo stato sociale? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole.

A casa

E’ ormai sempre più chiaro che noi svizzerotti fessi, senza nemmeno essere membri dell’UE, siamo gli unici ad applicare la libera circolazione delle persone come un lasciapassare universale che garantisce a tutta la foffa comunitaria il diritto (?) di venire a delinquere e a farsi mantenere nel nostro Paese.
Ringraziamo i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, nella partitocrazia PLR-PPD-P$ e nella magistratura.

Infine, una cosa è evidente: gli azzeccagarbugli del tribunale cantonale zurighese che hanno deciso che il picchiatore 27enne tedesco che non lavora non può essere espulso dalla Svizzera, vanno lasciati subito a casa.

Lorenzo Quadri

Stop alla scellerata politica delle frontiere spalancate!

Finalmente pronta l’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone 

La Lega sarà in prima fila nel raccogliere le firme in Ticino

Finalmente! Il comitato centrale dell’UDC ha approvato venerdì  il testo dell’iniziativa “Per un’immigrazione moderata”. Si tratta della famosa iniziativa, di cui si parla da mesi, per disdire la devastante libera circolazione delle persone. Come già annunciato, la Lega sarà in prima fila nel raccogliere le firme in Ticino.

Questa volta il testo non lascia spazio ad ambiguità. Sicché, il triciclo iscariota PLR-PPD-P$$, in caso di riuscita dell’iniziativa e di sua approvazione in votazione popolare, non  potrà inventarsi compromessi-ciofeca ed “applicazioni light” per buggerare i cittadini ed inginocchiarsi davanti al padrone europeo. (Una volta si diceva “alto e potente signore”; adesso, con “Grappino” Juncker, al massimo si può dire “alticcio”).

Niente equivoci

Il testo che sarà sottoposto all’approvazione del popolo è chiarissimo: il Consiglio federale ha 12 mesi di tempo per negoziare con l’UE l’uscita della Svizzera dalla libera circolazione. Se le trattative falliscono, la Svizzera disdice unilateralmente l’accordo sulla libera circolazione delle persone entro altri 30 giorni.

Il testo si premura inoltra di precisare che non si possono concludere altri accordi che  garantiscono a cittadini stranieri la libera circolazione in Svizzera, e che gli accordi internazionali in essere vanno adattati di conseguenza. Questo evidentemente per evitare che ciò esce dalla porta venga poi fatto rientrare della finestra. Un atto di sfiducia, più che giustificata, nei confronti dei camerieri bernesi dell’UE.

Il Ticino attendeva da tempo

Il Ticino aspettava questa iniziativa dal dicembre del 2016. Ossia da quando è stato messo nero su bianco lo sconcio tradimento  del  triciclo PLR-PPD-P$$ che rifiuta di applicare la volontà popolare.  E per carità di patria non torniamo ad insistere sul ruolo giocato in questo golpe contro il popolo dal neo-consigliere federale italo-svizzero KrankenCassis, allora capogruppo liblab a Berna.

E l’iniziativa diventa ancora più importante considerando che in Ticino lo stesso triciclo PLR-PPD-P$ si appresta a rottamare anche la preferenza indigena contenuta in “Prima i nostri”.

Paturnia ideologica

L’immigrazione incontrollata, come scritto in più occasioni, non ha alcun rapporto con le necessità dell’economia svizzera. E’ semplicemente una paturnia ideologica degli spalancatori di frontiere multikulti. Una paturnia imposta e difesa a suon di denigrazione degli avversari (infamati e delegittimati come spregevoli razzisti) e di squallidi ricatti all’indirizzo del popolino “chiuso e gretto”. A ciò va naturalmente aggiunta un’inaudita sfilza di balle solenni. Come quella raccontata dall’allora presidente nazionale del PLR Fulvio Pelli secondo cui “con la libera circolazione i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano” (sic!).

Solo disastri

L’immigrazione incontrollata ha fatto solo disastri; del resto, la Lega ed il Mattino lo avevano ampiamente previsto. E i disastri li ha fatti in tutti gli ambiti: sul mercato del lavoro (ma come: non erano solo “percezioni”?), sulla sicurezza (ci siamo riempiti di delinquenti stranieri che poi giudici buonisti-coglionisti si rifiutano di espellere, perché “la libera circolazione prevale”), sui costi sociali e sanitari (e quindi anche sull’esplosione dei premi di cassa malati), sulla viabilità, sull’ambiente (65’500 frontalieri che circolano uno per macchina), sui costi dell’alloggio, su quelli delle infrastrutture, e via elencando.

Anche il Gigi di Viganello è in grado di capire che la piccola Svizzera non può far fronte ad un saldo migratorio che oscilla tra le 60 e le 80mila persone all’anno dalla sola UE; tanto più che gli scienziati del Consiglio federale, “lungimiranti” come sempre, prima della votazione sui  bilaterali parlavano di un saldo di 10mila persone. Il Gigi di Viganello è in grado di capirlo, ma evidentemente la partitocrazia spalancatrice di frontiere, i camerieri dell’UE in Consiglio federale,  la stampa di regime (a cominciare dalla SSR) e gli intellettualini rossi da tre e una cicca non lo sono.

Al saldo migratorio di cui sopra si aggiunte l’invasione di frontalieri e di padroncini e quella di finti rifugiati con lo smartphone (quanti gli estremisti islamici? Quanti i galeotti che hanno beneficiato dei recenti indulti in Tunisia?). E gli svizzerotti fessi, naturalmente, mantengono tutti…

Correggere lo sconcio

E’ quindi chiaro che la libera circolazione delle persone è un esperimento completamente abortito. Uno sbaglio della storia, che come tale va corretto il prima possibile. La Svizzera deve tornare a decidere autonomamente sull’immigrazione, in base alle proprie esigenze e necessità. E tenendo conto del proprio mercato del lavoro e della sacrosanta preferenza indigena. Del resto, è quello che fanno tutti gli Stati sovrani. Compresi quelli dove – diversamente della Svizzera – non è in corso alcuna invasione. O dobbiamo ricordare che in Giappone la percentuale di popolazione straniera è inferiore al 2%?
Adesso invece centinaia di milioni di cittadini europei hanno il diritto di stabilirsi nel nostro Paese e gli svizzerotti “chiusi e razzisti” possono solo stare a guardare. Ulteriore aggravante: la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed i suoi esponenti nelle istituzioni non si sognano di difendere i propri concittadini: “bisogna aprirsi! Immigrazione uguale ricchezza!”. Cose del genere succedono, purtroppo, solo da noi.  E’ dunque ampiamente tempo di mettere fine a questo obbrobrio.

A proposito: quelli che, all’indomani del “maledetto voto” del 9 febbraio, ripetevano che bisognava rifare la votazione, e che comunque bisognava porre esplicitamente al popolo il quesito sulla libera circolazione, da svariati mesi non fanno più un cip. Chissà come mai? Forse perché si rendono conto che, in caso di votazione sulla libera circolazione, rischiano di venire asfaltati? Ul bel vedé…

Lorenzo Quadri

 

Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

Il picchiatore straniero? Ce lo teniamo in casa!

I legulei del Tribunale cantonale zurighese cancellano la volontà popolare 

E tutto, naturalmente, per calare le braghe davanti alla deleteria libera circolazione delle persone, che serve solo a riempirci di foffa! Avanti con l’iniziativa per abolirla!

Nuova vergognosa calata di braghe davanti alla fallimentare libera circolazione delle persone. A vantaggio, ma guarda un po’, di un delinquente straniero. Un picchiatore di 27 anni, cittadino tedesco (ma come: i giovani stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?), condannato a otto mesi con la condizionale, non sarà espulso dalla Svizzera. E questo malgrado l’aggressione figuri sulla lista dei reati per cui, a norma di legge, è prevista l’espulsione. Infatti i legulei buonisti-coglionisti del Tribunale cantonale zurighese hanno scandalosamente deciso che la fallimentare libera circolazione delle persone prevale sul diritto svizzero. Lo hanno fatto annullando la sentenza di prima istanza del Tribunale distrettuale di Winterthur, il quale aveva invece deciso per l’espulsione del picchiatore tedesco.

Ora, visto che anche quelli di Winterthur sono dei giudici e quindi si suppone che conoscano le leggi altrettanto bene dei loro colleghi del tribunale cantonale, come mai i primi hanno deciso che espellere dalla svizzera il delinquente straniero “sa po’” mentre a Zurigo dicono che invece “sa po’ mia”?

E qui arriva il bello, o meglio arriva lo scandaloso. Infatti gli stessi giudici di seconda istanza, come rileva il Blick, ammettono che “il caso può prestarsi a valutazioni giuridiche contrastanti”.

Ah bene! E tra le “valutazioni giuridiche contrastanti”, quale  ti vanno a scegliere questi legulei del piffero? Ma naturalmente quella contraria alla volontà popolare e favorevole alla deleteria libera circolazione delle persone! Traduzione: qui ci sono dei giudici che fanno apposta a prendere a pesci in faccia la legge svizzera, ad azzerare la volontà popolare, e a calare le braghe davanti alla libera circolazione delle persone. Quando si potrebbe benissimo fare altro: sono loro stessi ad ammetterlo! Vergogna! Ed intanto tutta la pletora di delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa “grazie” alla politica delle frontiere spalancate se la ride a bocca larga.

Via la libera circolazione

Questo scandalo zurighese dimostra che è ora di cominciare a lasciare a casa un po’ di giudici camerieri dell’UE,  e ovviamente conferma l’urgenza di far SALTARE la libera circolazione delle persone. La quale, come ben palesa la vicenda del picchiatore tedesco che continuerà bellamente a vivere in Svizzera alla faccia nostra, non serve affatto, come blatera la partitocrazia PLR-PPD-P$$, a far arrivare nel nostro paese la forza lavoro necessaria all’economia. Balle solenni! La libera circolazione serve a “far entrare tutti”, e addirittura a far restare tutti. Quindi, la libera circolazione serve a riempirci di foffa straniera che poi non possiamo più espellere! Ed eccone l’ennesima dimostrazione!

Lorenzo Quadri

 

Avanti con le misure per ridurre il numero di frontalieri

Incredibile! Gli spalancatori di frontiere scoprono l’ inquinamento d’importazione

 

Preferenza indigena uguale meno frontalieri uguale meno auto occupate da una sola persona sulle nostre strade e quindi meno inquinamento: più facile di così…

E  poi, ecotassa per targhe azzurre; e se oltreconfine i politicanti in fregola di visibilità strillano alla “discriminazione”, chissenefrega.

Di certo, comunque, non si introdurranno trasporti pubblici gratuiti (ossia, pagati dal solito sfigato contribuente ticinese) per i frontalieri.

“Lo smog non si ferma in dogana”. A dirlo è forse un becero leghista, populista e razzista? No: le parole sono del compagno prof dr Franco Cavalli, già capogruppo P$$ alle Camere federali. Cavalli si è espresso commentando uno studio comasco, pubblicato sull’International Journal of Cardiology, che ha messo in evidenza una possibile correlazione tra aria inquinata ed infarti e ictus.

Il compagno prof dr  ha pure riconosciuto (ci sarebbe mancato altro…) che il “traffico transfrontaliero fa parte del problema” e quindi “occorre prendere delle misure coraggiose”. E porta anche un esempio di misura: offrire sempre i trasporti pubblici gratuiti ai frontalieri che rinunciano ad usare l’auto (sic!).

Fenomeno non marginale

Fa piacere che anche a $inistra finalmente ci si renda conto che la devastante libera circolazione delle persone, fortemente voluta e difesa dai kompagni, ha effetti altamente nocivi anche sulla qualità dell’aria. Non ci voleva un premio Nobel per accorgersene. Ma visto che il motto degli spalancatori di frontiere è “negare anche l’evidenza pur di fare il lavaggio del cervello ai ticinesotti chiusi e gretti”, l’ammissione è già un passo avanti.

Ecco quindi che il bilancio della libera circolazione si appesantisce: non solo mercato del lavoro devastato dall’invasione da sud; non solo criminalità d’importazione; non solo esplosione della spesa sociale; non solo collasso delle infrastrutture, in primis viarie (ed in Ticino lo vediamo quotidianamente, con strade ed autostrade perennemente infesciate di targhe azzurre; mentre gli automobilisti locali vengono messi in croce a suon di PVP); ma anche inquinamento dell’aria.

E il fenomeno non è certo marginale: del resto, con 65mila frontalieri che (quasi tutti) entrano in Ticino uno per macchina, l’impatto ambientale non può che essere assai pesante. O forse qualche spalancatore di frontiere ci vuole venire a raccontare che dal tubo di scappamento delle automobili dei frontalieri esce vapore acqueo? O che sono tutti veicoli elettrici? O che funzionano a pedali?

Interventi mirati

Visto che finalmente anche a $inistra c’è chi comincia a rendersi conto che il frontalierato fuori controllo è deleterio anche dal punto di vista ambientale, allora i kompagni concorderanno sulla necessità di intervenire. Quindi: applicare la preferenza indigena votata dal 60% dei ticinesi, senza se né ma, così da diminuire il numero di frontalieri, e dunque anche quello delle loro automobili.

Poi, introdurre un’ecotassa per i frontalieri, di modo da “incoraggiarli” ad usare mezzi di trasporto pubblici o a condividere l’auto. E se i politicanti d’oltreramina in  perenne fregola di visibilità starnazzano alla “discriminazione” (vedi la “shitstorm” ( = tempesta di cacca) scatenata contro la Svizzera per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte), chissenefrega. Se la Lara Comi di turno va a frignare a Bruxelles tramite atto parlamentare scritto dalla mamma, chissenefrega. Visto che il problema ambientale del Ticino è in gran parte imputabile al frontalierato, ci vogliono misure mirate sul frontalierato. E non certo provvedimenti che colpiscano solo (o prevalentemente) l’automobilista ticinese: perché è questo che in realtà bramano i ro$$overdi.

Trasporti gratuiti?

Quanto ai trasporti pubblici gratuiti per i frontalieri ipotizzati dal compagno prof dr Cavalli: è chiaro che non se ne parla nemmeno.

“Gratuito” significa infatti “pagato dal (solito sfigato) contribuente ticinese”. Sicché, ci mancherebbe che chi soppianta i residenti sul mercato del lavoro venisse pure premiato con le trasferte gratis, mentre i ticinesotti si pagano sia le loro che quelle dei frontalieri. Rispettivamente, ci mancherebbe che chi assume frontalieri a scapito dei residenti – magari trattasi di datore di lavoro italico che sfrutta il territorio ed assume solo suoi connazionali per pagarli meno – si vedesse recapitare i dipendenti stranieri sul posto di lavoro, con il conto dell’operazione a carico del (solito sfigato) contribuente.

Lorenzo Quadri

 

 

Slinguazzata alla francese! Servilismo anche con Macron

“Naturalmente” la Doris non poteva fare a meno di magnificare la libera circolazione

 

E ti pareva se l’incontro della presidente di turno della Confederella, l’uregiatta Doris Leuthard (quella che appoggia gli smantellamenti di uffici postali) con il presidente francese Macron, non si traduceva nell’ennesima genuflessione elvetica al padrone straniero e all’UE. “Se la Francia sta bene, anche la Svizzera sta bene”, ha declamato la Doris. Come dire: dipendiamo in tutto e per tutto da voi!

Brava, proprio un bell’esordio! Evidentemente a Berna non si sono ancora accorti che i paesi a noi confinanti, e l’UE in generale, non sono amiconi con cui andare a fare partite a bocce, bensì avversari.  I quali (diversamente dalla Svizzera) perseguono i propri interessi. E all’occorrenza non esitano ad approfittarsi degli svizzerotti.

Buona collaborazione?

In effetti il presidente francese Macron ha sottolineato come esempio di “buona collaborazione” i “progressi compiuti in materia di scambio di informazioni fiscali”. Una clamorosa presa per i fondelli. Altro che “collaborazione”. I paesi  a noi confinanti hanno lanciato, per i propri interessi di bottega, un vero assalto alla diligenza della piazza finanziaria svizzera. La catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, messa in Consiglio federale dal P$$ e dal PPD,  ha calato le braghe. Capitolazione immediata e, va da sé, senza condizioni. Questa il buon Macron ha  il coraggio di chiamarla “collaborazione”? E alla Doris va bene così?

Ricordiamo che il risultato dell’operazione è stato il seguente: perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro in tutta la Svizzera. Ticino in prima linea.  I paesi a noi confinanti se la ridono a bocca larga. Naturalmente sulla piazza finanziaria ticinese si licenzia a go-go nella totale indifferenza dei $indakati rossi. Ciò che stride con la cagnara autopromozionale accompagnata da baracconata in stile italico messa in atto per i 34 posti della navigazione a Locarno quando il salvataggio degli impieghi era già cosa fatta.

Esempio che non segue nessuno

Slinguazzata alla francese anche materia di caos asilo, con Marcon che “accoglie favorevolmente il ruolo della Svizzera nelle recenti crisi migratorie internazionali”. Eh già: la Svizzera aderisce,  senza avere alcun obbligo in questo senso, ai piani di ricollocamento di finti rifugiati dell’UE. La Confederazione si prende in casa migranti economici che spetterebbero al Belpaese. Macron “applaude”. Però si guarda bene dal seguire l’esempio. Infatti, alle richieste dell’Italia di sostenerla nella gestione del caos asilo, la Francia ha sempre risposto con un cippelimerli. Immigrati vostri? Ve li smazzate voi! Per i passatori (compresi quelli che invocano motivi sedicenti umanitari) la Giustizia francese propone pene severe: svariati mesi di detenzione. Altro che aliquote sospese condizionalmente, come i nostri buonisti-coglionisti. Quando poi la vicina Repubblica ha chiesto per favore ai vicini “gallici” di far attraccare qualche barcone nel porto di Marsiglia, perché in Sicilia non ce la fanno più a gestirli, in risposta è giunto un immediato e perentorio Njet, con tanto di pernacchie.

Gli unici a correre in soccorso del Belpaese (grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga) sono gli svizzerotti. “Dobbiamo dare l’esempio”, moraleggia la Simonetta. Peccato che si tratti di un esempio assolutamente inutile. Nell’UE infatti nessuno si sogna di seguirlo, sull’onda del noto slogan: “non siamo mica scemi”.  Intanto, come abbiamo sentito la scorsa settimana dalle dichiarazioni del ministro degli esteri Alfano (da non confondere con Albano) l’Italia esprime la propria gratitudine al nostro paese per gli aiuti ricevuti nella gestione dei finti rifugiati. Questi untuosi salamelecchi non impediscono però ai politicanti d’oltreconfine di fregarci davanti e di dietro non appena se ne presenta l’occasione. E anche di scatenarci addosso delle vere e proprie shitstorm ( = tempeste di cacca) quando fa comodo per motivi elettorali e di visibilità. Ricordiamo che il Ministero degli Esteri italiano diretto proprio dal buon Alfano che adulava Burkhaltèèèr è lo stesso che ha convocato d’urgenza l’ambasciatore svizzero per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte.

“Forte pilastro”?

La retorica della Doris all’incontro con Macron ha però raggiunto il clou con la seguente affermazione: “La libera circolazione delle persone  resta un forte pilastro della Svizzera”. Immonda fregnaccia che si iscrive nell’operazione di continuo lavaggio del cervello ai cittadini pro-frontiere spalancate.

Altro che “pilastro della Svizzera”. La libera circolazione sta distruggendo la Svizzera. Come sappiamo, è in gestazione  l’iniziativa popolare per rescinderla. Questa prospettiva evidentemente sta facendo diventar fredda la camicia alle élite spalancatrici di frontiere, malgrado le alte temperature. Sicché la Doris se ne esce con il solito mantra: “libera circolazione pilastro della Svizzera! Invadeteci pure!”. Vedremo ancora per quanto, cara Doris…

Lorenzo Quadri

 

Il dado è tratto: sarà iniziativa contro la libera circolazione

I delegati UDC hanno approvato il principio – la Lega raccoglierà le firme in Ticino

Un passo dopo l’altro, l’iniziativa popolare per finalmente disdire la devastante libera circolazione delle persone si avvicina. Ieri i delegati UDC ne hanno approvato il principio. Finora si era sulle dichiarazioni di intenti, ma adesso non ci sono più dubbi: il dado è tratto. Indietro non si torna. L’iniziativa dovrà essere lanciata. Anche perché, in caso contrario, ne andrebbe di mezzo la credibilità del principale partito svizzero. E la credibilità, si sa, la si può perdere una volta sola.

Sul tavolo ci sono due varianti, una che prevede la disdetta pure e semplice della libera circolazione, un’altra più elaborata. Un gruppo di lavoro dovrà nei prossimi mesi scegliere quale delle due versioni adottare.

Come detto in più occasioni, la Lega c’è e si occuperà di raccogliere le firme in Ticino.

Visto come è andata a finire con il “maledetto voto” del 9 febbraio, e visto che la partitocrazia spalancatrice di frontiere se ne frega di quanto hanno deciso i cittadini (ricordarsene alle prossime elezioni!) è evidente che, per far saltare la libera circolazione, occorre scegliere la strada più blindata possibile. Ai camerieri dell’UE, ai Giuda della volontà popolare non bisogna lasciare alcuno spazio. Occorre impedire – nel caso di approvazione popolare dell’iniziativa – che l’immigrazione scriteriata buttata fuori dalla porta venga poi fatta rientrare dalla finestra. Quindi vale la pena non solo disdire la libera circolazione delle persone, ma inserire esplicitamente nella Costituzione il divieto di concludere altri trattati che minino la sovranità svizzera in materia di immigrazione. Del resto, le cifre parlano chiaro. Negli ultimi 10 anni, grazie alla scellerata politica delle frontiere spalancate, nel nostro Paese sono arrivati qualcosa come 800mila immigrati. Le conseguenze sono state: esplosione della spesa sociale, disoccupazione, delinquenza, dumping salariale, necessità di investimenti nelle infrastrutture, crescita degli affitti, strade stracolme, inquinamento. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”!

Alla fetecchiata della “libera circolazione indispensabile” non ci crede più nessuno. Mettiamo fine una volta per tutte a questo scempio dettato dall’ideologia spalancatrice di frontiere. Avanti con l’iniziativa contro la libera circolazione! Basta con il caos migratorio! Riprendiamo il controllo del nostro futuro!

Lorenzo Quadri

“La libera circolazione devasta il Ticino? Ecchissenefrega!”

Il ministro dell’economia “Leider” Ammann (PLR) ribadisce la propria posizione

Come volevasi dimostrare, delle difficoltà del Ticino il Consiglio federale se ne impipa alla grande. Chiaro: sono stati i camerieri dell’UE a mandare il nostro Cantone allo sbaraglio con la devastante libera circolazione delle persone. Il Ticino si trova così in una situazione che non ha uguali in Svizzera. Nemmeno nei cantoni romandi. Perché sul mercato dal lavoro nel nostro sempre meno ridente Cantone i frontalieri sono il 30% degli addetti totali. Questo quando la media nazionale è del 6% ed in Romandia siamo al 13.2%.

E’ ovvio che a situazioni particolari devono corrispondere delle misure particolari. Altrimenti è disparità di trattamento. Se un paziente ha un raffreddore ed un altro la tubercolosi, non si può pretendere di curare entrambi con il Vicks vaporub. Eppure  è proprio questo l’andazzo bernese. Ed in particolare è l’andazzo del ministro dell’economia, il PLR Johann “Leider” Ammann, che si ostina a negare la sofferenza del mercato del lavoro ticinese.

“Non servono misure”

Ad inizio settimana, il buon “Leider” Ammann se ne è uscito a dichiarare davanti al consiglio nazionale che ai  cantoni latini, e al Ticino in particolare, non servono misure particolari per alleviare i problemi occupazionali, perché l’è tüt a posct: quindi si va avanti come se “niente fudesse”. E proprio per puntellare la tesi del “tout va  bien, Madame la Marquise”, l’inutile SECO sforna studi farlocchi a getto continuo – naturalmente pagati con i soldi del contribuente. E’ il caso di ricordare che la SECO costa 100 milioni all’anno, e scusate se sono pochi. Ed è anche il caso di ricordare che fu proprio lo stesso “Leider” Ammann a congelare – ossia a rottamare – nel 2015 un pacchetto di nuove misure accompagnatorie ai devastanti accordi bilaterali.

Ora, le misure accompagnatorie non sono certo la panacea. Sono, piuttosto, dei cerotti. Tuttavia, in attesa dell’applicazione di Prima i nostri, e in seguito, della disdetta della libera circolazione delle persone, è l’unica carta che possiamo giocare, visto che i Giuda a Palazzo federale hanno azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Il dire contraddice il fare

Al proposito, è altresì opportuno (uella) ricordare che è stato proprio lo stesso “Leider” Ammann, a dichiarare che “a tutela del mercato del lavoro svizzero serve una serie di misure, che magari individualmente sembrano di scarsa portata, ma che, nell’insieme, generano effetti rilevanti”.

Peccato che “Leider” Ammann sia il primo a non fare quello che dice. Infatti, di misure a tutela del mercato del lavoro elvetico non ne prende proprio. Né di piccolo cabotaggio, né di grosso. Non sia mai: i suoi padroni dell’UE potrebbero avere da ridire.

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, “Leider” Ammann è quello che, assieme al collega di partito Burkhaltèèèr, vorrebbe sottoscrivere subito lo scellerato accordo quadro istituzionale con l’UE e versare senza fiatare il secondo miliardo di coesione agli eurofalliti (secondo miliardo di una lunga serie, s’intende). E da costui ci si aspetta che tuteli il nostro mercato del lavoro, il che implica giocoforza far sbroccare Bruxelles che ci considera una sua colonia? Ma è come credere a Babbo Natale!

Ed infatti, cosa succede quando il Ticino si allinea alle enunciazioni del ministro dell’Economia e prende in  modo autonomo (essendo stato completamente piantato in asso da Berna, non ha altra possibilità) delle “misure… anche di scarsa portata” per tutelarsi (vedi ad esempio l’albo antipadroncini)? Succede che il buon “Leider” Ammann manda i suoi soldatini della ComCo  a bacchettare i ticinesotti “chiusi e gretti” con l’accusa di “protezionismo” (uhhh, che pagüüüraaa!). Come scriveva il Mattino la scorsa domenica: VaffanComCo!

Lorenzo Quadri

Fallita UE: i cittadini svizzeri non ne vogliono sapere

Ma il ministro degli esteri Burkhaltèèèr (PLR) vuole lo sconcio accordo istituzionale

 

Ma guarda un po’! Anche al Politecnico di Zurigo si sono accorti che i cittadini svizzeri non ne vogliono più sapere di farsi “schiacciare gli ordini” dalla fallita Unione europea. Oggi, secondo il sondaggio “sicurezza 2017” dell’accademia militare del Poli, solo il 31% dei cittadini elvetici è favorevole ad un avvicinamento politico all’UE, mentre nel 1999 la percentuale era del 70%. Chiaro: nel frattempo gli eurobalivi hanno mostrato il loro programma. Ossia comandare in casa nostra e trattarci come una colonia. In altre parole: dal 1999 ad oggi è successo proprio quello che la Lega aveva previsto!

Solo una “percezione”?

Che l’indice di gradimento – chiamiamolo così – dell’UE sia crollato in Svizzera non è certo una sorpresa. Semmai lo scandalo è che i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, la partitocrazia spalancatrice di frontiere, i suoi soldatini, la stampa di regime, i cosiddetti “poter forti”, gli intellettualini da tre e una cicca e compagnia cantante continuino con il lavaggio del cervello agli svizzerotti “chiusi e gretti” perché la smettano con l’assurda – oltre che populista e razzista – pretesa di essere padroni in casa propria! Vi ricordate il  discorso del capodanno 2014 dell’allora presidente della Confederazione Didier Burkhaltèèèr, con le esortazioni ad “aprirsi all’UE”, quando invece bisogna CHIUDERE?

E chissà cosa diranno i sopra citati lecchini della Disunione europea a proposito del sondaggio del Poli di Zurigo: che è “solo una percezione”?

Lavaggio del cervello

Malgrado il continuo lavaggio del cervello politico e mediatico, malgrado l’emittente di regime finanziata con il canone più caro d’Europa non perda occasione per fare propaganda pro-UE, la popolazione non ne vuole sapere. Non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che la “fiducia” degli svizzeri negli eurofalliti è destinata a precipitare ulteriormente. Del resto, è anche facile immaginare che, senza il continuo martellamento all’insegna del “bisogna aprirsi” e senza la sistematica denigrazione di chi invece non ci sta,  la percentuale degli svizzeri favorevoli ad un ulteriore “avvicinamento all’UE” sarebbe oggi ancora più bassa.

Giuda della volontà popolare

La volontà dei cittadini elvetici è chiara come il sole. Eppure il ministro degli esteri lilab Didier Burkhaltèèèr brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Ossia quell’accordo-capestro che, come scritto più volte (repetita iuvant) ci imporrebbe di riprendere automaticamente il diritto comunitario e di sottometterci a giudici stranieri. La pietra tombale sulla nostra sovranità e suoi nostri diritti popolari.

La sottoscrizione di un simile aberrante trattato sarebbe assai più di un “avvicinamento” all’UE. Sarebbe la svendita della Svizzera ai balivi di Bruxelles. Eppure la partitocrazia vuole andare a parare proprio lì! Malgrado il 70% dei cittadini non ne voglia sapere!

Alla faccia della democrazia diretta: in Svizzera la “classe politica” fa proprio quello che il 70% dei cittadini NON vuole. E non su un tema secondario, ma sulla questione su cui si gioca il futuro del Paese. Quando si dice i Giuda della volontà popolare! Certo che se gli elettori continuano a votare certi partiti e certi esponenti…

Via la liberacircolazione

E’ chiaro che, se non ci sarà un gesto di rottura, i camerieri dell’UE in consiglio federale e la partitocrazia spalancatrice di frontiere continueranno nella scellerata calata di braghe. E continueranno così a prendere a pesci in faccia il 70% degli svizzeri. Per evitare il disastro, occorre prima firmare e poi plebiscitare l’iniziativa per disdire la devastante libera circolazione delle persone, che partirà in autunno.

Lorenzo Quadri

In Ticino nuova impennata!

Esplode ancora il numero dei frontalieri: ma come, non erano solo “percezioni”?

 

Ma come, non erano solo “percezioni”? Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, il numero di frontalieri è di nuovo esploso in Ticino. E solo in Ticino. Le cifre parlano chiaro. E, per l’ennesima volta, asfaltano l’IRE, Rico Maggi e gli studi farlocchi realizzati da ricercatori frontalieri (che sicuramente dispongono di “profili” che da noi non si trovano, come no).

Ennesimo record

Come abbiamo letto nei giorni scorsi, è stato infranto un nuovo record negativo: l’ennesimo. A fine marzo 2017 i frontalieri attivi in questo sempre meno ridente Cantone erano 64’670: siamo quindi a quota 65mila. L’aumento è stato dello 0,5% rispetto alla fine del 2016 e addirittura del 3.6% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso.

Su base nazionale, invece, da gennaio a marzo i frontalieri sono calati dello 0,2%. Mentre rispetto al primo trimestre del 2016 l’aumento a livello svizzero è stato “solo” del 2.8% – quindi chiaramente inferiore a quello in Ticino. Ma naturalmente a sud delle Alpi non esiste né sostituzione né dumping salariale: sono solo balle populiste e razziste.

Va da sé che i 65mila frontalieri sono solo quelli dichiarati, ufficiali. In tale cifra, per quanto enorme, non figura, ovviamente, chi lavora in nero. E non facciamo finta di credere che il problema non esista. Rendiamo “grazie” alla politica delle frontiere spalancate ed alla conseguente perdita di controllo sul territorio!

Terziario devastato

Ancora una volta, il boom di frontalieri si registra in prima linea nel settore terziario, dove si è passati dai 38’122 del primo trimestre 2016 ai 40’206 del primo trimestre 2017. 2100 in più: quindi un aumento di oltre il 5.5%. Del resto i frontalieri nel terziario sono quadruplicati con la devastante libera circolazione delle persone. Sicché l’impennata procede allegramente proprio in quelle professioni dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese. Questo ha, evidentemente, delle conseguenze disastrose sul mercato del lavoro.

Ingegneri e architetti

Da notare che tra le professioni in cui il numero dei frontalieri  è maggiormente aumentato nell’ultimo anno ci sono quelle di ingegnere ed architetto. Ed è proprio in quest’ambito che ad inizio marzo si è appreso dell’ennesimo scandalo provocato dalla libera circolazione: architetti pagati 6 fr all’ora, ovvero circa 1000 Fr al mese. Chi sono i datori di lavoro che in Ticino praticano condizioni salariali del genere? Naturalmente, i soliti furbetti dell’italico quartierino che hanno trovato nel nostro Cantone “ul signur indurmentàa”. Ma tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente.

Altro ramo che ha conosciuto un’impennata: informazione e comunicazione. Uella, vuoi vedere che la facoltà di scienze della comunicazione serve a formare in Ticino studenti frontalieri che poi diventeranno lavoratori frontalieri?

E poi hanno ancora il coraggio, al di là della ramina, di accusare i ticinesi di razzismo nei confronti degli italiani? Se razzismo ci fosse, i frontalieri dovrebbero semmai diminuire. Invece crescono a ritmo esponenziale. I moralisti a senso unico non hanno nulla da dire sul tema?

I sabotatori

Il colmo è che, davanti a cifre – dell’Ufficio federale di statistica, non della Lega populista e razzista! – che si fanno sempre più allucinanti, i partiti $torici hanno ancora il coraggio di sabotare “Prima i nostri”. I kompagni spalancatori di frontiere, ad esempio, proprio in occasione del primo maggio hanno di nuovo strillato il proprio scandalizzato “no” alla preferenza indigena: perché in Ticino “devono entrare tutti”. $inistruccia e grande capitale a manina nel difendere a spada tratta la devastante libera circolazione delle persone!

E lo statuto speciale?

Le statistiche sui frontalieri divulgate nei giorni scorsi provengono dall’Ufficio federale di statistica. Si tratta quindi di numeri della Confederella. Domanda da un milione: come mai l’autorità federale, davanti a cifre allarmanti pubblicate dai suoi stessi servizi, non prevede delle misure speciali per tutelare il mercato del lavoro ticinese? Ah già: i vicini a sud non sarebbero contenti, visto che il Ticino è diventato terra di conquista per tutto lo stivale (mica solo per le fasce di confine). Inoltre qualcuno potrebbe starnazzare al “proibizionismo”. E, si sa, la priorità assoluta dei sette scienziati e della diplomazia eurolecchina è “andare d’accordo”.

Lorenzo Quadri

 

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri

Voleva infilare la libera circolazione nella Costituzione!

Iniziativa del vicolo cieco: il Consiglio federale adesso passa l’acqua bassa, ma…

 

Alla fine il Consiglio federale ha deciso di proporre di respingere in votazione popolare la vergognosa iniziativa del vicolo cieco (quella che chiede di cancellare il “maledetto voto” del 9 febbraio) rinunciando a presentare un controprogetto. Se con questa mossa i camerieri dell’UE – ed in primis la titolare del dossier immigrazione kompagna Simonetta Sommaruga, ossia la ministra del “devono entrare tutti” – pensano di rifarsi una verginità presentandosi come dei politici attenti alla volontà dei cittadini, hanno fatto male i conti.

L’ennesimo tradimento

E’ infatti opportuno ricordare che il Consiglio federale il controprogetto all’iniziativa del vicolo cieco l’ha fatto eccome.  Eh già: invece di respingere al mittente nel giro di 10 secondi netti questa iniziativa scandalosa che pretende di cancellare l’esito di una votazione popolare in quanto sgradito all’élite spalancatrice di frontiere e agli intellettualini da tre e una cicca, i sette scienziati sono entrati nel merito. E proponevano, appunto, il controprogetto. Non solo. Tramite controprogetto lorsignori camerieri dell’UE speravano di poter inserire i fallimentari accordi bilaterali addirittura nella Costituzione. Nientemeno!

Al peggio non c’è limite

Anche il Gigi di Viganello ha capito che la devastante libera circolazione delle persone sta facendo sfracelli in tutta l’UE. Ed è infatti per questo motivo che la Disunione europea sta implodendo. E’ per questo motivo che il popolo inglese ha votato la Brexit e che Le Pen è passata al secondo turno delle presidenziali francesi, triplicando i voti rispetto a cinque anni fa. Il problema sono le frontiere spalancate, mica le disposizioni comunitarie sulla curvatura delle banane. Sicché, o a Bruxelles i funzionarietti non eletti da nessuno si rendono conto che il dogma della libera circolazione va abbandonato, oppure colano a picco.

E’ il colmo: gli Stati membri dell’UE tentano di tirarsi fuori dalla libera circolazione, mentre i governanti svizzerotti volevano inserirla addirittura nella Carta fondamentale dello Stato!

Senza contare che il Consiglio federale, come noto, brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Il quale segnerebbe – come già scritto più volte – la fine della nostra sovranità nazionale. Insomma, è proprio vero che al peggio non c’è limite.

La ciliegina

Allo squinternato progetto di inserire la libera circolazione delle persone nella Costituzione, la ministra del “devono entrare tutti” e compagnia cantante non hanno rinunciato spontaneamente. Non si sono resi conti da soli che era un’immensa boiata. Ma figuriamoci. Hanno rinunciato solo perché sono stati asfaltati nella procedura di consultazione.

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta dell’ipocrisia  e della malafede, la kompagna Simonetta se ne è uscita con la fregnaccia del mese: sostenere che, non avendo il referendum  del kompagno Stojanovic contro il compromesso-ciofeca che affossa il 9 febbraio raccolto le firme necessarie, ciò significherebbe che detto compromesso-ciofeca agli svizzeri va bene.

Ecco dunque la riconferma della finalità del referendum farlocco lanciato da uno spalancatore di frontiere notorio: non certo opporsi al compromesso-ciofeca, bensì puntellarlo.

Che la ministra del “devono entrare tutti” se ne esca con affermazioni come quella testé citata,  è indice di raro squallore. Questa $ignora, essendo (purtroppo) consigliera federale, dovrebbe sapere che il motivo del fallimento del referendum del kompagno Stojanovic è ben altro. E cioè che cancellando una legge d’applicazione che non serve ad un piffero, non si ottiene nulla, ma si rimane al punto di partenza.

Nei prossimi giorni l’ASNI dovrebbe decidere il lancio di un’iniziativa popolare per l’abolizione della devastante libera circolazione delle persone. Che è, a questo punto, l’unica cosa da farsi. La Lega e il Mattino, come già detto a dicembre, ci sono.

Per altre iniziative, invece…

Ma tu guarda questi camerieri di Bruxelles in Consiglio federale. Su una schifezza come l’iniziativa del vicolo cieco sono entrati goduriosamente nel merito. Per contro hanno respinto schifati, senza alcun controprogetto, le iniziative popolari a tutela della sfera privata finanziaria e “No Billag”. La prima perché non piacerebbe ai padroni UE. La seconda perché il governo federale pretende di far credere che l’emittente di regime funzioni alla perfezione e guai a fare cip, quando invece è stata bocciata dalla metà dei cittadini svizzeri nel giugno del 2015.
E questi sarebbero degli “statisti”? A dir poco imbarazzanti, per essere gentili.

Lorenzo Quadri

Perfino Calmy-Rey impallina i camerieri di Bruxelles

L’ex ministra degli esteri P$: “l’accordo quadro con l’UE è un suicidio politico”

 

Il Consiglio federale, lo sappiamo, medita l’ennesima sconcia calata di braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Dopo aver gettato nel water il nuovo articolo costituzionale “Contro l’immigrazione di massa” i camerieri bernesi dell’UE sono pronti a sottoscrivere l’accordo quadro istituzionale. Un accordo che, come noto, contiene pretese scandalose nei confronti di uno Stato che non fa parte della disunione europea: ci vogliono imporre nientemeno che la ripresa automatica del diritto comunitario ed i giudici stranieri. La documentazione cartacea relativa ad una simile bestialità andrebbe dunque rispedita a Bruxelles ridotta in coriandoli, senza ulteriori commenti.

L’insospettabile

Incredibile ma vero, ad impallinare il calabraghismo compulsivo del Consiglio federale è arrivata anche un’insospettabile. Per lo meno, insospettabile di simpatie per la Lega populista e razzista. Trattasi infatti dell’ex consigliera federale P$ Micheline Calmy-Rey, già ministra degli esteri. La quale senza mezzi termini ha dichiarato ieri al Blick: “Firmare l’accordo quadro istituzionale prima delle elezioni del 2019 è un suicidio politico. L’UE vuole l’accordo con la Svizzera solo per impressionare gli inglesi. Sottoscrivere frettolosamente non ci porterà nulla. La Svizzera deve aspettare e sfruttare la situazione”.

Certo, si sarebbe potuto dire di più. Molto di più. Ad esempio, che l’accordo quadro istituzionale non va sottoscritto né prima del 2019, ma nemmeno dopo, e che anzi bisogna far saltare la libera circolazione delle persone. Ma il fatto che perfino un’ex ministra $ocialista accusi i camerieri dell’UE in Consiglio federale di voler capitolare troppo in fretta, la dice (tristemente) lunga sul modo in cui vengono oggi condotte le trattative con l’UE.

Sta migliorando?

Dal canto suo Calmy-Rey, da quando non siede più in Consiglio federale, pare essere migliorata: infatti le capita di fare delle dichiarazioni sensate. Lo scorso anno, scandalizzando gli ex colleghi, aveva infatti detto che la Brexit sarebbe stata un’opportunità per la Svizzera, poiché avrebbe imposto ai funzionarietti di Bruxelles di rivedere certi dogmi. A partire da quello, deleterio, della libera circolazione non negoziabile. Adesso l’ex ministra dichiara che l’accordo quadro istituzionale è una ciofeca. Quell’accordo quadro che però il suo successore, il liblab Didier Burkhaltèèèèr, sarebbe pronto a firmare oggi stesso, versando subito anche il miliardo di contributo di coesione. Perché non sia mai che gli svizzerotti corrano il rischio di non apparire sufficientemente servili nei confronti degli eurobalivi!

La nuova iniziativa

Intanto, si apprende del lancio di un’iniziativa popolare federale da parte dell’associazione, finora sconosciuta a livello nazionale, “Visionswiss per i nostri figli”. L’iniziativa chiede di vietare l’assunzione di lavoratori esteri in caso di disoccupazione ILO superiore al 3.5% in Svizzera. Si tratta, hanno spiegato i promotori, di una reazione alla mancata attuazione del 9 febbraio. Bisognerebbe saperne di più sui contenuti dell’iniziativa. Ad esempio, servirebbe capire se il 3,5% è da calcolare per settore professionale e per regione: in Ticino infatti navighiamo su tassi vicini al doppio! In caso contrario si rischiano aggiramenti.

I promotori, che affermano di non agire di concerto con UDC ed ASNI (Associazione per una Svizzera neutrale ed indipendente), sono consapevoli che l’iniziativa è problematica dal punto di vista della libera circolazione.

Disdire la libera circolazione

Come reazione al compromesso-ciofeca, questa iniziativa è senz’altro meglio del referendum farlocco lanciato dal kompagno Stojanovic. Che, lo si è capito subito, non serviva affatto a contrastare il vile tradimento bernese del triciclo PLR-P$$-PPD, bensì a puntellarlo.

Ogni passo volto a contrastare la devastante libera circolazione delle persone è benvenuto. Tuttavia c’è davvero da chiedersi, alla luce del precedente del 9 febbraio, se ha senso proporre soluzioni intermedie che poi vengono sabotate dalla partitocrazia. E’ il momento di saltare il fosso e di lanciare un’iniziativa per DISDIRE la libera circolazione delle persone. Senza fronzoli e senza ambiguità.

Lorenzo Quadri

La libera circolazione bastona i salari ticinesi

Lo dice anche un servizio della RSI! Ma come, non erano solo “percezioni”?

Ma come, le conseguenze deleterie della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro ticinese non erano solo “percezioni”, secondo l’ultimo studio che l’IRE si è auto-commissionato con i soldi del contribuente? Non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece venerdì sera su Tempi Moderni, la RSI – di certo non sospettabile di simpatie leghiste! – ha mandato in onda un interessante servizio sui divari salariali  tra il Ticino ed il resto della Svizzera, e sull’evoluzione degli stipendi negli ultimi anni, con l’entrata in vigore della devastante libera circolazione delle persone.

Ebbene, la pressione al ribasso provocata dall’invasione da sud voluta e difesa dai cosiddetti “partiti storici” emerge con evidenza! Oltretutto va considerato che la trasmissione RSI lavora (ovviamente) con i dati  statistici ufficiali, nei quali non figura il “nero”. Esempio classico: frontalieri assunti e pagati al 50%, quando il tempo lavorativo reale è del 100%. Ma per i  diretti interessati, a seguito del differenziale tra il costo della vita in Svizzera ed in Italia, va bene lo stesso.

1000 Fr in meno

Fatto sta che nel 2014 il salario mediano  dei lavoratori nel settore privato in Ticino (che non è il salario medio; salario mediano vuol dire che la metà dei lavoratori guadagnava più di tale ammontare, e l’altra metà meno) era di 5125 Fr mensili, contro i 6189 a livello nazionale. Quindi un divario di mille franchetti al mese. In termini di potere d’acquisto la forchetta si allarga ancora, poiché i costi della vita in Ticino non sono mica più bassi che in Svizzera interna. Determinate spese fisse, come i premi di (s)cassa malati che gravano in modo sempre più importante sulle economie domestiche, sono anzi ben più elevate da noi che in molti altri Cantoni.

Il divario cresce

Ebbene, le cifre presentate da Tempi Moderni indicano che il divario in questione è cresciuto in modo importante nel corso degli anni. Nel 2008 era infatti di 850 Fr al mese, contro i mille attuali.  Il salario mediano dei frontalieri è del 20% in meno rispetto a quello degli svizzeri. E come detto stiamo parlando di cifre ufficiali, che non considerano il vasto sottobosco di lavoro nero, salari irregolari, dichiarazioni farlocche e accordi sottobanco: ovvero quel malandazzo che è tipicamente d’importazione italica (adesso aspettiamo le proteste dell’ambasciatore d’Italia a Berna).

Scienziati dell’IRE…

Rico Maggi & Co, prendere su e portare a casa! Differenza salariale vuol dire, è ovvio, sostituzione e dumping. Tristi realtà che sono dunque certificate dalle statistiche ufficiali, malgrado esse siano abbellite, oltre che ferme al 2014. Tristi realtà per le quali possiamo ringraziare la politica delle frontiere spalancate, che rende i ticinesi sempre più poveri e sempre più precari.

Altro dato interessante emerso nella puntata di Tempi Moderni:  il salario dei laureati ticinesi diminuisce sempre di più. E questa non può che essere una conseguenza dell’esplosione del frontalierato nel settore terziario, dove non c’è affatto bisogno di importare manodopera dall’estero.

Lorenzo Quadri

I nostri politichetti umiliati da austriaci e britannici

Libera circolazione: il paragone tra il Consiglio federale ed altri governi è deleterio

Ancora una volta, i camerieri dell’UE (ma sarebbe più corretto chiamarli sguatteri dell’UE, onde evitare di offendere la categoria professionale dei camerieri) che siedono in Consiglio federale escono letteralmente asfaltati dal confronto con taluni governanti di paesi a noi vicini. E non andiamo a tirare in ballo il nuovo Presidente USA Donald Trump, perché sarebbe come sparare sulla Croce rossa.

Nel giro di pochi giorni, di questi umilianti confronti ce ne sono stati almeno due.

Il cancelliere austriaco

Il cancelliere austriaco Christian Kern ha di recente dichiarato che vuole limitare la libera circolazione delle persone e favorire i lavoratori che vivono sul territorio nazionale. Ricordiamo, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, che l’Austria è uno Stato membro dell’UE. In sostanza, quello che Kern – socialdemocratico! – vuole, è una preferenza indigena. Non certo sul modello della lozza uscita lo scorso dicembre dalle Camere federali, che hanno vergognosamente cancellato il “maledetto voto” del 9 febbraio, ma sul modello di quanto votato dalla maggioranza dei cittadini svizzeri tre anni fa.

Ed eccoci dunque all’umiliante confronto tra il cancelliere austriaco ed i calabraghe seriali bernesi.

Tre anni fa in Svizzera c’è stato un voto popolare sulla devastante immigrazione incontrollata. La Costituzione prescrive, da allora, contingenti e preferenza indigena (articolo 121a). Ma la partitocrazia spalancatrice di frontiere, su impulso del governo, ha annullato questa decisione popolare. Ha stuprato la Costituzione. Ha calpestato la democrazia. Ha tradito i cittadini. Creando, oltretutto, un precedente. In futuro anche altre decisioni dei votanti non gradite alle élite spalancatrici di frontiere potranno venire impunemente annullate.

Indigeni svantaggiati

La preferenza indigena extralight uscita dalle Camere federali è una scandalosa taroccatura già nel nome. Nella realtà, non c’è nessuna preferenza indigena. Nemmeno extralight. Quello che le nuove regole prevedono, sono dei colloqui di lavoro per gli iscritti agli Uffici regionali di collocamento. Ma anche i frontalieri possono iscriversi all’URC. E mica solo loro. Lo possono fare addirittura i cittadini UE che arrivano in Svizzera per 3 mesi, prolungabili fino a 6, alla ricerca di un impiego. Sicché il ticinese in assistenza che non è iscritto all’URC sarà addirittura svantaggiato rispetto al frontaliere iscritto. A dimostrazione che il compromesso-ciofeca non prevede alcuna preferenza indigena: l’aggettivo “residente” non vi figura in nessun articolo. Perché il triciclo PLR-P$$-PPDog alle Camere federali si è premurato di trombare tutti gli emendamenti presentati in questo senso. Chiaro: non sarebbero piaciuti ai padroni di Bruxelles.

Inoltre, questa NON preferenza indigena non ha alcun rapporto con il “maledetto voto” del 9 febbraio. La si sarebbe potuta introdurre anche senza.

“Leider” Ammann scondinzola

Dunque, in Svizzera – che non è uno Stato membro UE –  il popolo vota la preferenza indigena. Il governo e la partitocrazia la cancellano. Ed il ministro dell’economia, il PLR Johann  “Leider” Ammann, non appena l’immonda porcata è stata licenziata dal parlamento, ha subito preso in mano il telefono. Tutto scodinzolante, il “Giuànn” ha chiamato i balivi di Bruxelles per annunciare la lieta novella: il 9 febbraio non esiste più! Noi liblab, assieme ai kompagni e agli uregiatti, l’abbiamo spazzata via! La Svizzera rimane terra di conquista! Nessun limite all’immigrazione! Nessuna protezione per gli indigeni! Porte spalancate all’invasione!

In Austria – Stato membro UE – invece il premier socialdemocratico, senza che ci sia stata alcuna votazione, propone lui stesso di introdurre la preferenza indigena che la partitocrazia svizzera, $inistruccia al caviale in primis, ha seppellito.

Insomma: da noi la preferenza indigena inserita nella Costituzione è stata cancellata dal governo e dalla partitocrazia. In Austria invece a proporla è lo stesso governo. Se questa non è una vergogna per il nostro Paese…

Gran Bretagna

Anche il paragone tra il Consiglio federale ed  i governanti britannici è deleterio. A Londra, diversamente da Berna, nessun ministro ha mai parlato di “rifare votazioni”. E sì che il voto sulla Brexit tecnicamente avrebbe solo valore consultivo. Mica come quello del 9 febbraio.  E adesso il Regno Unito punta sull’hard brexit: si divorzierà dagli eurofalliti, costi quel che costi. La premier Theresa May, davanti agli eurofunzionarietti, si è espressa in termini inequivocabili. Ed  il ministro delle finanze inglese ha già detto che, se il suo paese verrà sbattuto fuori dal mercato unico, saprà prendere i provvedimenti del caso. In particolare trasformandosi in un paradiso fiscale. Che poi forse non servono chissà quali metamorfosi, perché Londra si è sempre fatta una bella manica di affari propri.

Gli unici fessi?

E’ chiaro che la fallimentare libera circolazione delle persone, così come è conosciuta oggi, ha i giorni contati. L’UE, come abbiamo scritto più volte, dovrà scendere a compromessi. Altrimenti le “exit” si moltiplicheranno. Andrà a finire che gli Stati membri UE troveranno il modo per introdurre la preferenza indigena e per limitare l’immigrazione. Gli svizzerotti fessi, invece, grazie alla pavida pochezza della propria classe (?) politica con le braghe sistematicamente abbassate ad altezza caviglia, rimarranno i soli ad essere penalizzati in casa propria. E senza nemmeno essere membri UE.

Lorenzo Quadri

Libera circolazione: gli Stati UE vogliono cambiare

Ma come, non era un principio granitico? Solo noi ci dobbiamo sempre sottomettere?

Ma guarda un po’. Gli svizzerotti, traditi dai loro politicanti di PLR, PPD e P$$ (più partitini di contorno), non mettono limiti alla devastante libera circolazione delle persone. Come se non bastasse, i politikamente korretti strillano quando l’autorità prende dei provvedimenti per limitare l’immigrazione nello Stato sociale, che costa paccate di milioni al contribuente. Ad esempio quando il Cantone non rinnova il permesso B a dei dimoranti in assistenza. Perché “devono entrare tutti”; e ovviamente “devono” anche potersi mettere tutti a carico della collettività ticinese, “razzista e xenofoba”.

Mentre gli svizzerotti si “aprono” e si “conformano”, a Bruxelles ci si accorge che esiste il turismo sociale. E si decide di ridurlo. Al proposito, sul tavolo degli eurofunzionarietti ci sono alcune proposte – spiegate nei giorni scorsi in un articolo pubblicato sul TagesAnzeiger – che toccheranno anche noi, in virtù della devastante libera circolazione delle persone. E ci toccheranno non necessariamente in senso positivo (ammesso che diventino realtà).

Accesso all’AD

Una prima questione sollevata è quella relativa all’accesso alle prestazioni di disoccupazione.

Come noto, attualmente il cittadino UE che si trasferisce in Svizzera perché ha un lavoro (e su questa base ottiene un permesso B), se il giorno dopo l’arrivo perde l’impiego può gioiosamente mettersi a carico della disoccupazione elvetica. Basta che “dimostri” di aver lavorato in uno Stato UE per  un tempo sufficiente ad aprire un termine quadro da noi. Una regola che ha dato il via al festival degli abusi: sono infatti stati scoperti dei giri di assunzioni farlocche che servivano a far arrivare in Svizzera cittadini comunitari per poi permettere a questi ultimi di farsi mantenere dalla disoccupazione prima, e dell’assistenza poi.

Naturalmente, prima della votazione sui bilaterali, i camerieri dell’UE raccontavano che gli abusi di cui sopra erano delle ipotesi puramente teoriche, che nella realtà non si sarebbero verificati, e blablabla. Ed infatti si tratta di ipotesi così fantasiose ed irrealistiche che perfino i trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) di Bruxelles hanno sentito la necessità di intervenire. Sicché adesso si propone che, a chi non ha lavorato nel paese ospite per almeno tre mesi, le prestazioni di disoccupazione le debba pagare lo Stato dove lavorava prima. Non che sia chissà che stravolgimento; ma è comunque un segnale.

Disoccupazione dei frontalieri

La seconda proposta costituisce l’ennesima sberla al nostro sempre meno ridente Cantone, poiché riguarda le prestazioni di disoccupazione dei frontalieri: attualmente le paga il Paese di residenza, in futuro le dovrebbe pagare quello dove il frontaliere disoccupato lavorava. Ciò significa: per la Svizzera un importante onere finanziario, e per il Ticino un peso amministrativo in più mica da ridere. E nümm a pagum, sempre grazie alla fallimentare libera circolazione delle persone! Non basta farsi invadere dai frontalieri: in futuro dovremo pure pagargli la disoccupazione. Ovviamente i frontalieri disoccupati si iscriverebbero tutti agli URC, così da poter beneficiare delle misuricchie decise a Berna dalla partitocrazia sguattera dell’UE nell’ambito della sepoltura del 9 febbraio (altro che “preferenza indigena”!).

Esportare i senza lavoro

Non è finita: gli eurofunzionarietti vogliono favorire l’esportazione di disoccupati. I cittadini UE oggi possono cercare lavoro per tre mesi in un altro paese comunitario, a carico della disoccupazione dello Stato di residenza. Questo periodo potrebbe essere prolungato di ulteriori tre mesi. Un aiuto agli Stati con la disoccupazione alle stelle, ad esempio la vicina Penisola, nello sbolognare altrove i propri senza lavoro. Poiché anche questi cercatori d’impiego in arrivo dall’UE si possono iscrivere ai nostri URC, pure loro beneficeranno delle misuricchie decise dalla partitocrazia nell’ambito dell’affossamento del 9 febbraio per agevolare (?) gli iscritti agli uffici regionali di collocamento.

Sicché, Ticino sempre più “valvola di sfogo” per la crisi occupazionale italiana (e poi hanno il coraggio di parlare di “preferenza indigena light”? Preferenza indigena una cippa!).Grazie, partiti $torici!

Assegni per i figli

Non si vuole invece cambiare nulla in materia di assegni per i figli, che continueranno a venire versati secondo gli standard del paese dove si svolge l’attività lucrativa, anche se i figli risiedono all’estero. Attualmente, ad esempio, i frontalieri ricevono gli assegni per figli come i lavoratori ticinesi; malgrado la prole viva in Italia – con la differenza di costo della vita che ciò implica. Ancora una volta, dunque, i frontalieri sono indebitamente avvantaggiati rispetto ai residenti, e anche rispetto ai loro connazionali che lavorano in Italia. Gli assegni familiari ci sono anche nel Belpaese, ma per un ammontare decisamente inferiore.

Quando fa comodo…

Come si vede, quando fa comodo a taluni Stati membri UE le regole che reggono la devastante libera circolazione delle persone si modificano eccome. E le soluzioni creative si trovano (senza voler esprimere giudizi di valore su quanto proposto). Solo gli svizzerotti si ostinano a fare i primi della classe; a sottomettersi sempre e comunque, con infallibile ed incoercibile istinto tafazziano.

Lorenzo Quadri

Ticinesi sempre più poveri “grazie” alla libera circolazione

Il sondaggio d’inizio anno di comparis.ch mette, ancora una  volta, il dito nella piaga

 

Ad inizio anno,  comparis.ch ha svolto un’indagine tra 1041 cittadini svizzeri sulle aspettative finanziarie per il 2017. E, incredibile ma vero, emerge che i ticinesi sono quelli messi peggio a livello nazionale. Ma come: la partitocrazia e la stampa di regime non ci hanno tirato la testa come lo sputnik a suon di storielle su come, grazie alla libera circolazione delle persone senza limiti, siamo diventati tutti più ricchi?

Ed invece, da ogni inchiesta emerge proprio il contrario.

Dal sondaggio di comparis.ch, ad esempio, si scopre che:

  • Il 60.8% dei ticinesi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, contro il 39,2% dei romandi ed il 31.8% degli svizzeri tedeschi.
  • Il 30% dei Ticinesi teme un peggioramento della propria situazione finanziaria, mentre la media nazionale è del 17.8%.
  • Il 60% dei ticinesi fatica a pagare i premi di cassa malati, mentre per romandi e svizzeri tedeschi le percentuali sono, rispettivamente, del 35.1% e del 28%.

 

Quadro chiaro

Il quadro è chiaro. I ticinesi stanno nettamente peggio di tutti gli altri svizzeri. E perché, in questo sempre meno ridente Cantone, quasi due terzi dei cittadini fanno fatica a tirare alla fine del mese? Forse perché da noi  le paghe sono più basse – ma i costi della vita no, o comunque non certo nella stessa misura – rispetto al resto della Svizzera? E le paghe sono più basse forse a causa del dumping salariale generato dall’invasione da sud, cui la partitocrazia ha spalancato le porte? Costi della vita svizzeri e paghe italiane: ecco il bel destino che ci ha preparato la devastante libera circolazione, mettendo i lavoratori ticinesi, in casa propria, in concorrenza diretta con i frontalieri lombardi. E senza alcuna protezione. Guai! Privilegiare i ticinesi è spregevole discriminazione razzista! “Bisogna aprirsi”!

Sempre gli stessi partiti?

Ed è forse sempre per il motivo di cui sopra che in Ticino il 60% fatica a pagare i premi di cassa malati? E questi premi sono forse spropositati non perché i ticinesi vedono il medico più spesso della fidanzata o del fidanzato, ma perché gli assicuratori ci “tettano dentro” e applicano al nostro Cantone dei premi pompati? E a difendere a Berna i premi pompati, sono magari quegli stessi partiti camerieri dell’UE che rifiutano di contingentare i frontalieri e che hanno rottamato il 9 febbraio?

E perché il 30% dei ticinesi, quindi quasi il doppio rispetto alla media nazionale, paventa un peggioramento della propria situazione finanziaria? Forse perché teme di venire lasciato a casa e sostituito con un frontaliere pagato la metà?

Tutte “percezioni”?

E le evidenti maggiori difficoltà economiche del Ticino, ovvero nettamente più povertà, non significano forse che a livello occupazionale le cose non funzionano più? Altro che statistiche farlocche e pilotate sulla disoccupazione per nascondere la realtà. Altro che studi  realizzati da frontalieri per farsi dire che non esiste né soppiantamento né dumping salariale, sono solo invenzioni della Lega populista e razzista. Oppure “percezioni”, come ha detto il presidente del CdS nel suo intervento di inizio anno. Non avere lavoro, o essere costretti a lavorare a tempo parziale – perché il Ticino detiene il record non solo della disoccupazione, ma anche della sottoccupazione,  che è raddoppiata negli ultimi dieci anniè una percezione?

Stop libera circolazione

L’indagine di comparis.ch sulle aspettative economiche degli svizzeri per l’anno appena iniziato non è che l’ultima puntata. Ultima nel senso di più recente. Numerose altre seguiranno. La realtà è che tutti i sondaggi e le statistiche sulla situazione economica o lavorativa dei ticinesi  –  quelli, ovviamente, che non sono realizzati da soldatini delle frontiere spalancate con finalità propagandistica pro bilaterali –  puntano in un’unica direzione: il Ticino è diventato il terzo mondo della Svizzera. Per essere solo una “percezione”, ci sono un po’ troppi numeri e percentuali a confermarla. Delirio collettivo? Tutti dallo psichiatra? Oppure…

E, mentre i politikamente korretti multikulti vogliono far entrare tutti – perché per gli immigrati i soldi ci sono sempre – un numero crescente di giovani ticinesi si rassegna ad andarsene, ad emigrare.

Morale della favola: l’ultima statistica di comparis.ch non fa che confermarci che la libera circolazione delle persone deve saltare, se si vuole che questo Cantone abbia un futuro.

Lorenzo Quadri

Soldatini della libera circolazione asfaltati tre volte!

Studio sulla sottoccupazione, indagine sulle condizioni di lavoro e ricerca zurighese 

E tutto nel giro di un paio di settimane – le richieste di chiudere la SECO e l’IRE appaiono quanto mai attuali

Tempi decisamente duri per i soldatini della libera circolazione e delle frontiere spalancate. Quelli del “l’è tüt a posct”. Quelli che “il dumping e la sostituzione non esistono, sono solo un’invenzione politica” (traduzione: sono una balla populista e razzista).

Tempi duri, perché nel giro di un paio di settimane i citati soldatini hanno subito asfaltature plurime.

Sono infatti arrivati:

  • Lo studio sulla sottoccupazione, realizzato dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat), che indica come il fenomeno sia raddoppiato in un decennio. Per sottoccupate si intendono le persone impiegate a tempo parziale, ma non per scelta. Vorrebbero lavorare di più, ma devono accontentarsi di quel che passa il convento. Queste persone, “parzialmente disoccupate”, non figurano nelle statistiche farlocche usate dalla SECO. Allo stesso modo in cui non appaiono quelle persone che, dopo aver perso l’impiego, rinunciano a lavorare, e fanno le casalinghe (o i casalinghi) per forza. Se il reddito del partner basta a mantenere l’intera economia domestica, questi disoccupati sfuggono alle statistiche degli URC e dell’assistenza. Ma la loro esclusione dal mondo del lavoro porta meno entrate fiscali per l’ente pubblico e meno potere d’acquisto per i diretti interessati. E’ ovvio che la sottoccupazione dipende dall’invasione da sud. I frontalieri occupano posti di lavoro che altrimenti andrebbero ai residenti. I quali si devono arrangiare come possono.
  • L’indagine sulle condizioni di lavoro effettuata dal sindacato TravailSuisse, dalla quale emerge che quelle del Ticino sono le peggiori della Svizzera. I ticinesi temono di perdere l’impiego (infatti potrebbero venire sostituti con frontalieri da un giorno all’altro) e ritengono che gli stipendi non siano adeguati alle prestazioni richieste (certo, perché gli stipendi non solo non crescono, ma subiscono pressioni verso il basso: si chiama dumping salariale ed è causato dalla libera circolazione delle persone).
  • Qualche giorno fa è arrivata anche la terza asfaltatura. La più esplicita di tutte: lo studio della Divisione dell’economia pubblica di Zurigo pubblicato la scorsa domenica dalla NZZ. Da questa inchiesta risulta che in Ticino solo un frontaliere su sei lavora in settori dove non si trova manodopera locale, e che quattro lavoratori stranieri su cinque non sono necessari. Una conferma esplicita della necessità di applicare subito Prima i nostri (che però la partitocrazia cerca di sabotare).

La sostituzione c’è

Lo studio zurighese dimostra quindi che l’effetto sostituzione, sul nostro mercato del lavoro, c’è eccome. Del resto, negarlo significa negare l’evidenza. I frontalieri sono triplicati in un decennio nel settore terziario. Quindi proprio nel settore in cui non c’è alcuna carenza di manodopera locale, semmai il contrario. Del resto l’Ufficio cantonale di statistica, in uno studio del 2013 (lo abbiamo citato la scorsa domenica) già scriveva che il profilo professionale dei frontalieri è sempre più simile a quello dei lavoratori residenti. Questo significa che i frontalieri non colmano affatto una lacuna: semplicemente si sostituiscono ai ticinesi.

Non erano tutte balle?

Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste? Ohibò, vuoi vedere che l’Ustat, Travail.Suisse ed anche la Divisione dell’economia pubblica di Zurigo, sono tutti dei covi di beceri leghisti, populisti e razzisti? O invece sono la SECO e l’IRE che si servono di statistiche taroccate per fare menzognera propaganda politica alla libera circolazione, la quale appare ciurlare più che mai nel manico? Eh già: poiché è evidente che dalle camere federali in materia di concretizzazione del “maledetto voto” del 9 febbraio uscirà o una ciofeca immane, o una ciofeca un po’ meno immane, c’è da sperare che il buon Blocher manterrà la promessa di lanciare un’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone. E un’iniziativa di questo tipo ha attualmente delle buone chance di venire approvata dal popolo. Perché il vento sta cambiando e perché le fregnacce ed i ricatti della partitocrazia e delle élite spalancatrici di frontiere non fanno più presa. Da qui gli ossessivi tentativi di lavare il cervello ai cittadini in favore dell’immigrazione scriteriata, inventandosi vantaggi che non ci sono e negando i disastri. Ricordiamo anche che l’ex vicepresidente della Banca nazionale svizzera Jean Pierre Danthine ha detto che la libera circolazione delle persone è inutile all’economia.

Chiudere

Visto che la SECO si è ormai ridotta ad un organo di propaganda politica pro-bilaterali, che però costa al contribuente 100 milioni all’anno, e l’IRE le tira dietro ma con l’aggravante di trovarsi in Ticino, il discorso sulla chiusura di questi due istituti rimane di evidente attualità. E il bello è che, malgrado le smentite arrivino ormai a valanga, il direttore dell’IRE Rico Maggi pretende ancora di avere ragione.

Lorenzo Quadri

Sveglia, la libera circolazione l’avete voluta (anche) voi!

In Ticino le peggiori condizioni di lavoro della Svizzera, il sindacato scende dal pero

 

Ma chi l’avrebbe mai detto! Secondo un sondaggio presentato di recente dal sindacato Travail.Suisse, il Ticino avrebbe le condizioni di lavoro peggiori di tutta la Svizzera. In generale, nella Svizzera latina si sta peggio che in quella tedesca. A pesare in particolar modo sui lavoratori sono, secondo l’inchiesta del sindacato,  stress, paura di perdere il posto di lavoro, orari sempre più pesanti, stipendio non più adeguato alle prestazioni richieste, scarso incoraggiamento alla formazione continua.

Tali concetti si possono concentrare in poche parole che in questo sempre meno ridente Cantone ormai tutti hanno imparato a conoscere: sostituzione e dumping salariale. Che sono la conseguenza della fallimentare politica delle frontiere spalancate.

Chissà come mai?

Infatti, chissà come mai i Cantoni della Svizzera latina, ed in particolare Ginevra ed il Ticino, sono messi peggio di quelli della Svizzera tedesca? Forse perché devono fare i conti l’invasione di frontalieri e di padroncini? E chissà come mai il Ticino è il più malconcio di tutti? Forse perché il problema del frontalierato è particolarmente tragico proprio da noi, visto che ci ritroviamo con un terzo della forza lavoro composta da residenti oltreconfine (una quota assolutamente insostenibile che non esiste da nessun’altra parte del mondo) quando la media nazionale è del 6%?

I risultati della libera circolazione

I lavoratori ticinesi sono oppressi dallo stress, dalla paura di perdere il posto di lavoro? Ovvio: da un giorno all’altro rischiano di essere lasciati a casa e sostituiti o da due frontalieri – o da un frontaliere pagato la metà. E non necessariamente per colpa di datori di lavoro ticinesi “approfittatori”. Perché con i bilaterali ci siamo riempiti di foffa “imprenditoriale” in arrivo da oltreconfine, che oltre ai suoi dipendenti importa anche i suoi metodi. E se ne sbatte alla grande del nostro territorio con cui non ha alcun legame: è solo una mucca da mungere. Tanto gli svizzerotti sono fessi e tollerano tutto…

Stipendio non più adeguato alle prestazioni richieste? Visto che dall’altra parte della ramina c’è un bacino sterminato di forza lavoro a basso a costo, a cui si può attingere senza alcun limite, è ovvio che gli stipendi dei residenti non aumentano. Sono anzi sottoposti a pressione verso il basso. Per la serie: o ti va bene così, oppure quella è la porta. Si chiama dumping salariale, e oltregottardo faranno bene a cominciare a metterselo in testa.

Stesso discorso per il carico lavorativo (se con la sua paga si stipendiano due frontalieri, niente di strano che il residente sia spinto a lavorare per due) per non parlare della prassi ormai consolidata dell’assunzione di frontalieri formalmente al 50%, ma con tempo lavorativo reale del 100% ed oltre. Quanto allo stimolo alla formazione continua, idem con patate. Formazione continua per i ticinesi? Quando nel Belpaese si trovano (tanto per fare due esempi) folle di laureati alla Bocconi pronti a fare i centralinisti, e di diplomati in farmacia disposti a fare gli aiuti farmacisti?

Sostenuta anche dai sindacati

Eccola qua la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone, che però è stata sostenuta, oltre che dalla partitocrazia e dal padronato, anche dai sindacati. Come Travail.Suisse. Che poi fa i sondaggi per scoprire, ma chi l’avrebbe mai detto, che i lavoratori sono stressati, che temono per il posto di lavoro, che gli stipendi sono fermi al palo (ma non le spese fisse) che gli orari aumentano perché bisogna rendersi “competitivi” rispetto alla concorrenza sottopagata in arrivo dalla Penisola, eccetera.

A seguito del suo studio Travail.Suisse ha detto che si “impegna per ottenere salari più alti”. Ed impegnarsi a difendere il lavoro dei residenti limitando la libera circolazione delle persone, no? Ah già, “bisogna aprirsi”! E le quote sindacali dei frontalieri fanno sempre comodo…

La sparata dei giovani comunisti

Di recente i giovani comunisti, commentando la notizia che gli stivali dell’esercito svizzero sono fatti in Romania perché la ditta italiana che ha ricevuto il mandato lo subappalta (LAC Style!) scrivevano, forse pensando di essere spiritosi, che a questo punto tanto valeva far confezionare gli stivali in Ticino, visto che quanto a stipendi e diritti dei lavoratori il nostro Cantone “è come l’Europa dell’Est”. Ma che acuti questi nipotini di Einstein con falce e martello. Magari se il mercato del lavoro ticinese è allo sbando, la colpa è della politica delle frontiere spalancate da loro sostenuta. La domanda ai kompagnuzzi è quindi sempre la stessa: fate finta di non capire, oppure proprio non ci arrivate?

E la SECO?

Infine, ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i “ministri della propaganda pro bilaterali” della SECO dell’indagine di Travail.Suisse. Quelli secondo cui con la libera circolazione delle persone “l’è tüt a posct”: sostituzione e dumping salariale sono solo invenzioni della Lega populista e razzista. Anche l’indagine di Travail.Suisse è un’invenzione politica?

Lorenzo Quadri

 

 

Con la libera circolazione Ticino sempre più nella palta

Lo conferma l’indagine dell’Ustat sulla sottoccupazione, raddoppiata in dieci anni 

Ma intanto il direttore dell’IRE Rico Maggi continua a fare propaganda politica pro-“aperture”: proprio un bel servizio al Cantone!

Quando si dice la tempistica! In un’intervista pubblicata sul GdP di martedì, il buon Rico Maggi, direttore dell’IRE, se ne esce per l’ennesima volta a predicare la fetecchiata delle “aperture” e della “meravigliosa” libera circolazione delle persone. Ricordiamo che l’IRE, Istituto per le ricerche economiche, è riuscito nell’epica impresa di far realizzare uno studio sul frontalierato a due ricercatori frontalieri, nel quale –ma che caso! – si affermava giulivi che in Ticino l’invasione da sud non è un problema: non esiste né sostituzione né dumping salariale, sono tutte balle populiste e razziste. Certo: un terzo della forza lavoro in Ticino è ormai costituita da frontalieri, ma naturalmente ciò non rappresenta una grave distorsione, nevvero Maggi? Tout va bien, Madame la Marquise!

Un “bel” servizio

Finché a raccontare queste fregnacce sono gli scienziati della SECO che il Ticino l’hanno visto se va bene in fotografia, è un conto. Se a raccontarle è invece un istituto universitario con base in Ticino, e finanziato con soldi pubblici – che quindi la situazione occupazionale reale di questo sempre meno ridente Cantone dovrebbe conoscerla – è un altro. Perché in questo secondo caso le possibilità sono solo due. O chi dirige questo istituto vive in un mondo virtuale tutto suo, oppure compie di proposito un’operazione di sabotaggio con fini ideologici.  Sabotaggio perché offre ai burocrati bernesi una comoda foglia di fico per dare il menavia a chi tenta di far capire ai camerieri dell’UE quale situazione si è creata sul mercato del lavoro ticinese grazie alla libera circolazione delle persone da loro imposta. “Ma se lo dicono anche i vostri (?) istituti di ricerca che l’è tüt a posct…”. Complimenti, IRE e Maggi, proprio un bel servizio al Cantone! Applausi a scena aperta!

Tempistica toppata

Peccato che questa volta, come detto, la tempistica del buon Rico Maggi sia completamente sballata. Mentre infatti dalle colonne del GdP il direttore dell’IRE calava la consueta lezioncina  ai ticinesotti chiusi che si devono aprire e quindi guai a limitare la libera circolazione delle persone, la cronaca segnalava due studi che raccontano tutta un’altra storia. E non si tratta di studi realizzati da leghisti populisti e razzisti.

Il primo è quello del sindacato Transfair, dal quale risulta che in Ticino ci sarebbe il clima di lavoro peggiore di tutta la Svizzera. Preoccupazione per il futuro del proprio impiego, stress, stipendi non adeguati alle prestazioni richieste, eccetera. Ohibò, forse questo accade perché c’è sostituzione con frontalieri e dumping salariale, e ciò grazie alla libera circolazione delle persone e alle “aperture” che il buon Maggi & Co continuano imperterriti a predicare?

Il secondo invece è addirittura dell’Ustat, ossia l’ufficio cantonale di statistica. Da questa indagine emerge che in Ticino il numero di persone sottoccupate è più che raddoppiato in dieci anni. Si è passati dalle 8400 unità del 2004 alle 17’400 del 2015. Per sottoccupato si intende un lavoratore impiegato a tempo parziale non per scelta propria, ma perché costretto. Lui o lei vorrebbe lavorare di più, ma deve accontentarsi di quel che passa il convento.

Sottoccupazione

E questa è un’altra forma di distorsione del mercato del lavoro che non figura nelle statistiche farlocche che ci vengono propinate nel tentativo di dimostrare che con la libera circolazione delle persone  va tutto bene. Come non  figurano le persone in assistenza (il cui numero continua ad aumentare). Come non figurano quei disoccupati che sono stati scaricati sull’AI. Oppure quelli che sono stati mandati in pensione in anticipo. O ancora quanti hanno rinunciato a lavorare (ad esempio fanno la casalinga o il casalingo “per forza” e non compaiono nelle cifre dell’assistenza, perché il reddito del partner basta a mantenere entrambi; intanto il nucleo familiare perde entrate e quindi potere d’acquisto, e l’ente pubblico gettito fiscale). Oppure appunto chi lavora a tempo parziale per forza.  Perché non ha trovato altro. E magari deve integrare il reddito da lavoro con prestazioni sociali (paga il contribuente). Insomma, le statistiche farlocche dell’IRE e della SECO hanno più buchi delle famose forme di formaggio Emmental.

Per ironia della sorte, l’indagine dell’Ustat è stata divulgata proprio il giorno in cui il buon Maggi tornava a fare politica pro-libera circolazione (altro che studi scientifici) dalle colonne del GdP.

Ecco i bei risultati

Eccoli dunque qua i bei risultati dell’economia “aperta” che tanto piace agli internazionalisti di turno. Quelli secondo i quali sostituzione e dumping salariale sarebbero un’invenzione. Quelli che pretendono di venirci a raccontare che è normale che i frontalieri impiegati nel terziario – dove non c’è di certo lacuna, ma semmai sovrabbondanza di personale ticinese –  sono quasi quadruplicati dal 1999 (ad oggi.

La frase seguente è estratta da uno studio realizzato dall’Ustat nel 2013, sulla base dei dati del 2011, quindi non proprio recentissimo ma comunque indicativo: “i frontalieri sono sempre più simili, intermini di caratteristiche e di orientamento professionale, ai lavoratori residenti”. E questo, premiata ditta Maggi&Co, vuol dire solo una cosa: che la sostituzione è realtà! Sicché, per sventarla, i “muri” ci vogliono eccome. E la libera circolazione delle persone deve saltare.

Lorenzo Quadri