Firmate tutti contro la libera circolazione!

 

Inserito in questo giornale trovate il formulario per la raccolta delle firme contro la devastante libera circolazione delle persone.

Un’iniziativa che è ormai l’unica risposta possibile alla partitocrazia demolitrice della volontà popolare.

Bisogna infatti ricordare che:

  • Alle Camere federali, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio. Lo ha trasformato in un compromesso-ciofeca, lesivo della Costituzione, che non servirà assolutamente ad un tubo (anzi, rischia addirittura di favorire i frontalieri iscritti agli URC rispetto ai ticinesi in assistenza). E tutto per genuflettersi davanti all’UE. Evidentemente per il triciclo la priorità è obbedire ai Diktat di Bruxelles. Non certo applicare le decisioni del “popolo bue che vota sbagliato”. Bene, vorrà dire che i signori della partitocrazia alle prossime elezioni voti per mantenere le cadreghe li andranno a chiedere a Bruxelles.
  • Nel Gran Consiglio ticinese, il triciclo PLR-PPD-P$ ha azzerato la preferenza indigena (Prima i nostri) raccontando la storiella del “sa po’ mia”. Balle: non è vero che “sa po’ mia”; è la partitocrazia che NON VUOLE fare un tubo per contrastare l’invasione da sud e per difendere l’occupazione dei ticinesi. Tant’è che perfino Berna aveva accordato la garanzia federale a Prima i nostri. Colmo di sfiga (per il triciclo): solo due giorni dopo la cancellazione parlamentare della preferenza indigena, si è appreso dell’ennesimo aumento del numero dei frontalieri attivi in questo sempre meno ridente Cantone. Attivi in particolare nel settore Terziario, dove soppiantano i ticinesi. Grazie, partitocrazia!

E’ quindi assodato che il triciclo PLR-PPD-PS è schierato contro la popolazione ticinese e favore della libera circolazione delle persone. Il comitato del PLR a suo tempo si era pure espresso  all’unanimità contro l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”; poi è stato asfaltato dalle urne.

A questo punto, due sono le cose da fare:

  • FIRMARE a piene mani l’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone (formulario inserito in questo numero del Mattino).
  • Alle prossime elezioni, NON VOTARE i partiti del triciclo ed i loro soldatini!

Lorenzo Quadri

Libera circolazione, la vera battaglia epocale

L’iniziativa partita nelle scorse settimane determinerà il futuro della Svizzera

Gli spalancatori di frontiere non perdono occasione per opporsi con veemenza ad ogni minimo freno all’invasione da sud di questo sfigatissimo Cantone.

Dopo aver azzerato il 9 febbraio, combattono accanitamente contro la preferenza indigena votata dai ticinesi. Perché vogliono essere liberi di assumere frontalieri a go-go. Come detto in più occasioni, attendiamo al varco gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ al momento del voto in Gran consiglio sull’iniziativa “Prima i nostri”. La quale, è bene ribadirlo, ha ottenuto pure la garanzia federale. Altro che “sa pò mia”!

I soldatini insorgono

Accade ora che i soldatini degli ambienti economici insorgono con toni esagitati e melodrammatici perfino contro la modesta iniziativa parlamentare, appena approvata dal legislativo cantonale con l’opposizione dell’ex partitone,  che chiede di controllare sistematicamente i contratti di lavoro prima del rilascio di permessi a stranieri.

Detti soldatini, dunque, non hanno alcuna  volontà di rimediare all’attuale situazione disastrosa, dominata da dumping salariale, sostituzione di residenti con frontalieri, aziende italiche insediate in Ticino che assumono solo frontalieri pagandoli mille franchi al mese (o anche meno), eccetera eccetera.

La giustificazione del Njet? Sempre la solita: la presunta contraddizione con l’accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone.

Accordo che ormai è diventato un coperchio per tutte le pentole. Da tirar fuori per sabotare ogni tentativo di tutelare i ticinesi dalle deleterie conseguenze delle frontiere spalancate.

Fosse vero che…

Ebbene questa è l’ennesima dimostrazione che la libera circolazione deve saltare! Fosse vera la tesi dei soldatini delle associazioni economiche, secondo cui perfino l’iniziativa per i controlli preventivi dei permessi sarebbe incompatibile con la libera circolazione, ciò vorrebbe dire che le tanto decantate misure accompagnatorie, con cui la partitocrazia da anni si riempie la bocca senza che se ne venga ad una, sono un bidone. Poiché sarebbero concessi al massimo dei cerotti sulla gamba di legno.

Ecco quindi un motivo in più per cui la libera circolazione delle persone, che in Ticino ha fatto solo disastri, va cestinata. Da una votazione sulla libera circolazione sì che dipende il futuro della Svizzera; altro che No Billag! E sentire gli spalancatori di frontiere che ipocritamente invocano la svizzeritudine – quella stessa svizzeritudine che hanno sempre picconato ad oltranza, considerandola disdicevole se non scandalosa, perché il pensiero unico impone di essere “aperti, multikulti ed eurocompatibili” – per difendere il canone più caro d’Europa, è semplicemente ripugnante.

Iniziativa indispensabile

Come noto, l’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone è stata lanciata nelle scorse settimane. Si tratta di un’iniziativa molto attesa. Un’iniziativa resa necessaria dalla rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio ad opera del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali. I camerieri dell’UE in Consiglio federale e la partitocrazia sono corsi ad inginocchiarsi davanti agli eurobalivi, che dagli svizzerotti pretendono le frontiere totalmente spalancate per potersene approfittare. In queste circostanze, e con una partitocrazia che tradisce la volontà popolare sgradita, è ovvio che c’è una sola soluzione: affrontare il problema in modo radicale. Quello che si prospetta è dunque un voto sulla Swissexit.

Il lavaggio del cervello

Naturalmente partitocrazia e stampa di regime, in particolare dopo il 5 marzo – prima sono tutti sulle barricate a difendere il canone più caro d’Europa estorto anche a chi non guarda la TV né ascolta la radio – saranno a tempo pieno impegnate nella campagna di lavaggio del cervello ai cittadini. Con l’obiettivo di “convincerli”, a suon ricatti e di balle di fra’ Luca (oggi  più castamente si parla di “fake news”) che sarebbe criminale riprendersi l’autonomia di decidere chi entra in Svizzera e chi no. Uella! Al forum di Davos, il “vituperato” (vituperato in primis dalla Pravda di Comano, quella che farebbe “informazione di qualità ed indipendente”, come no) Donald Trump è stato molto chiaro. Gli USA decideranno chi far entrare e chi no a seconda di quanto il nuovo arrivato contribuirebbe al benessere del paese. Ci pare lineare. Noi invece, con la devastante libera circolazione delle persone, aggravata da una serie di sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale, facciamo entrare anche tutta la foffa.

Clausola ghigliottina

Ovviamente i camerieri dell’UE combatteranno l’iniziativa contro la libera circolazione puntando sul catastrofismo ed invocando la cosiddetta “clausola ghigliottina”. Ovvero: cade un accordo bilaterale, cadono tutti.

E allora?

Punto primo: l’UE dai bilaterali ci guadagna eccome, e quindi non ha alcun interesse a buttare tutto a mare.

Punto secondo: non c’è alcun bisogno della libera circolazione delle persone per concludere trattati commerciali vantaggiosi. Quelli con la Cina, ad esempio, mica contemplano l’immigrazione scriteriata! La libera circolazione è frutto da un lato di paturnie ideologiche di sedicenti “progressisti” al caviale, dall’altro dell’avidità di chi per il proprio tornaconto vuole sfruttare la manodopera estera a scapito dei lavoratori svizzeri. La sua traduzione in pratica è stata un fallimento totale.

Punto terzo: quello sulla libera circolazione delle persone non è  certo l’unico trattato-ciofeca con l’UE. L’accordo sul transito terrestre, ad esempio, ha trasformato la Svizzera in corridoio a basso costo per TIR europei.  Ringraziamo in coro a cappella il kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger che ha negoziato una tassa sul traffico pesante ridicola per i bisonti UE.

Ripetere l’exploit

Se saltano i Bilaterali, la Svizzera non va incontro ad alcun Armageddon. Quindi, nessuna remora nel firmare e far firmare l’iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone. E nessun cedimento davanti al becero terrorismo di regime. Già vent’anni fa volevano farci credere che, se la Svizzera non avesse aderito allo SEE, ci saremmo trasformati in un paese del Terzo Mondo. E invece, se la Svizzera esiste ancora, è proprio grazie a quello “scellerato” No! E’  giunto il tempo di ripetere quell’exploit.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Libera circolazione: il primo passo verso la fine dell’incubo

Lanciata ufficialmente anche in Ticino l’iniziativa per fermare l’invasione da sud

 

Venerdì è stata presentata ufficialmente in Ticino l’iniziativa popolare per l’abolizione della libera circolazione delle persone (iniziativa “Per un’immigrazione moderata”). L’iniziativa è lanciata dall’UDC a livello nazionale. La Lega sarà in prima fila in Ticino nella raccolta firme.

Questa è la “madre di tutte le iniziative”. Da essa dipende il futuro del nostro Cantone, dei nostri figli. (E non certo dal canone radiotv più caro d’Europa, come vorrebbe far credere la partitocrazia ormai uscita completamente di melone).

Se si arriva a questa iniziativa è perché il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali ha cancellato il “maledetto voto” del 9 febbraio, che chiedeva di contrastare l’invasione. Calando le braghe ad altezza caviglia davanti agli eurofunzionarietti, i camerieri bernesi dell’UE hanno rifiutato qualsiasi limitazione alla devastante libera circolazione delle persone. Le frontiere devono rimanere spalancate! Guai ai populisti e razzisti che osano opporsi a questo sacro dogma!

Il citato triciclo vorrebbe ora fare il bis in Gran Consiglio, affossando l’iniziativa “Prima i nostri” con la solita tattica del “sa pò mia”. Non è vero che “sa po’ mia”. Sono loro che non vogliono. C’è una bella differenza. E’ evidente che i becchini della volontà dei ticinesi verranno indicati sul Mattino con nome e cognome.

Situazione sempre più degenerata

Intanto la situazione sul mercato del lavoro ticinese degenera sempre più. Solo nei giorni scorsi abbiamo letto dell’ulteriore ennesimo aumento dei casi d’assistenza, della ditta di Chiasso che cerca laureati a 600 Fr al mese per un impiego a tempo pieno, e avanti con le nefandezze. Le cifre dei frontalieri sono ormai arcinote e manifestamente insostenibili. Se nelle provincie lombarde un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, il Belpaese avrebbe già costruito un muro sul confine da far impallidire quello di Trump col Messico.

L’unica via d’uscita

Il discorso è molto semplice. O la libera circolazione salta, oppure in questo Cantone di futuro per i ticinesi non ce ne sarà più. Ci trasformeremo in appendice lombarda. I giovani ticinesi (ma anche i meno giovani) per lavorare dovranno tornare ad emigrare come alla fine dell’Ottocento. E per questo sapremo chi ringraziare.

Visto dunque che la partitocrazia non ne vuole sapere di limitare la libera circolazione, l’unica via d’uscita, essendo l’andazzo attuale intollerabile, è la disdetta dello scellerato accordo con l’UE. Se poi la conseguenza dovesse essere la caduta di tutti gli altri trattati del pacchetto bilaterali I, poco male. Questi accordi non sono di certo un regalo degli eurofalliti agli svizzerotti. Essi portano infatti molti più benefici all’UE che alla Svizzera. Inoltre, si possono benissimo concludere trattati commerciali interessanti senza alcun bisogno di inserirvi la libera circolazione delle persone. Un paese che non controlla la propria immigrazione è un paese finito. Se ne stanno accorgendo anche all’interno della stessa DisUnione europea.

I soldatini insorgono

Naturalmente i soldatini delle frontiere spalancate sono subito insorti contro l’iniziativa “Per un’immigrazione moderata”. La casta ci offrirà il solito triste spettacolo, fatto di terrorismo di regime e di tentativi di lavaggio del cervello al popolazzo becero che vota sbagliato. Si moltiplicheranno inoltre gli studi farlocchi e le statistiche taroccate su disoccupazione e frontalierato.

Le perle di “Leider” Ammann

Un primo assaggio di campagna l’abbiamo già avuto con le brillanti esternazioni del ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann (naturalmente liblab). Secondo questo luminare, l’iniziativa contro la libera circolazione sarebbe “priva di senso” e “verrà bocciata”.

Bravo “Leider” Ammann, tu sì che sei un grande statista. L’iniziativa sarebbe “priva di senso” perché non piace ai tuoi amichetti liblab delle grandi industrie, quelli che vogliono la manodopera estera a basso costo per lasciare a casa gli svizzeri? Quindi l’unica cosa sensata sarebbe continuare con l’invasione attuale e con la svendita del paese a Bruxelles?
Ricordiamo che il buon Giuànn (Johann) praticamente a due minuti dall’affossamento del 9 febbraio ad opera della partitocrazia PLR-PPD-P$$ alle Camere federali (16 dicembre 2016, venerdì nero della democrazia svizzera), già telefonava tutto scodinzolante al presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker per annunciare con orgoglio la missione compiuta: i camerieri di Bruxelles hanno azzerato la volontà popolare sgradita!

Priva di senso?

Ovunque, anche all’interno della stessa UE, ci si rende conto che l’immigrazione deve essere controllata e Leider Ammann parla di “iniziativa priva di senso”? Chiaro: da uno che, assieme all’ex compagno di merende Didier Burkhaltèèèr, già lo scorso anno avrebbe voluto sottoscrivere subito lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, ci si può solo attendere il peggio.  L’unica cosa “priva di senso” è che ci siano consiglieri federali del genere, guarda un po’ dell’ex partitone. Che poi l’iniziativa “sarà respinta”, caro “Leider” Ammann, è tutto da vedere.

Per cui, sotto con le firme!

Lorenzo Quadri

 

Ecco finalmente l’iniziativa contro la libera circolazione!

E’ l’unica via per salvare il futuro della Svizzera e del suo mercato del lavoro

La Lega, come già annunciato, sarà in prima fila nella raccolta delle firme in Ticino

Finalmente ci siamo! Nei prossimi giorni (metà gennaio) partirà la raccolta delle firme per l’iniziativa popolare per abolire la devastante libera circolazione delle persone. Lo ha annunciato la scorsa domenica il presidente dell’UDC nazionale Albert Rösti. La Lega, come già detto in più occasioni, sarà in prima fila nella raccolta delle sottoscrizioni in Ticino. Ovviamente anche il Mattino farà la propria parte. Per la riuscita dell’iniziativa, servono 100mila firme da raccogliere in 18 mesi.

L’iniziativa prevede che la Svizzera torni a regolare in modo autonomo l’immigrazione, e che non possa essere concluso alcun accordo internazionale che conceda la liberà di entrare nel nostro Paese a cittadini stranieri. Del resto, una nazione che non ha più il potere di decidere chi può entrare e chi no, è una nazione finita.

Se l’iniziativa riuscirà, il Consiglio federale avrà un anno di tempo per negoziare la fine della libera circolazione delle persone tra Svizzera ed UE. In caso di mancato accordo, cadranno tutti i bilaterali in base alla famosa “clausola ghigliottina”.

Unica risposta possibile

La fine della libera circolazione delle persone, e se del caso di tutti i bilaterali, è l’unica risposta possibile agli eurobalivi ed ai loro continui tentativi di comandare in casa nostra. L’arroganza e la volgarità di questi funzionarietti di Bruxelles  ha superato – da tempo e di gran lunga – i livelli di guardia. Questi bei tomi sono arrivati al punto di incassare dai loro camerieri in Consiglio federale la promessa di un regalo di 1.3 miliardi di Fr (in mancanza di qualsiasi obbligo di pagamento da parte nostra, e pure di uno straccio di contropartita: altrimenti, che regalo sarebbe?) e poi, qualche settimana dopo, di ricattare svergognatamente la Svizzera con l’equivalenza delle borse limitata dal 2018: questo con l’obiettivo di ottenere  da Berna la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale. Ossia quell’accordo che segnerebbe la fine della nostra sovranità e dei diritti popolari. Un contratto capestro che il presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker, forse in un momento di confusione etilica più marcata del solito, ha addirittura definito “accordo di amicizia”. Bell’amicizia!

Il triciclo…

All’accordo “di amicizia” rispondiamo quindi con l’iniziativa per cancellare – sempre “in amicizia”, che ben s’intenda – la devastante libera circolazione delle persone.  Questa iniziativa è peraltro anche l’unica risposta possibile al vergognoso tradimento della volontà popolare da parte del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali.

Nel dicembre 2016, il triciclo ha infatti azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio. Un articolo costituzionale che prevede la preferenza indigena ed i contingenti per l’immigrazione è stato trasformato in una grottesca farsa burocratica: obbligo di annuncio agli Uffici regionali di collocamento (URC) dei posti di lavoro vacanti, che però scatta solo quando il numero di disoccupati in un determinato settore, calcolato a livello nazionale (evvai con le statistiche farlocche della SECO!) supera una certa percentuale. Questa pagliacciata, è evidente, non farà diminuire l’immigrazione di un’unità, né impedirà che anche un solo ticinese venga soppiantato da uno o più frontalieri.

Tristi giochetti

La partitocrazia, a partire dai suoi esponenti in Consiglio federale, ha scelto di ubbidire ai suoi padroni di Bruxelles e non al popolo svizzero che dovrebbe rappresentare. Sicché, adesso si becca l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Un’iniziativa che non lascia spazio ai tristi giochetti orchestrati contro il “maledetto voto” del 9 febbraio. Poiché il testo è chiarissimo. La libera circolazione delle persone va disdetta. E se la controparte non è d’accordo di disdire solo quel trattato, salteranno tutti i bilaterali. Del resto, più passa il tempo e più le frontiere spalancate diventano un problema per gli stessi Stati UE.

La casta contro il popolo

E’ ovvio che l’élite spalancatrice di frontiere (partitocrazia, stampa di regime con in testa la SSR, intellettualini da tre e una cicca e compagnia cantante) si scatenerà, isterica e bavosa, contro l’iniziativa anti libera circolazione. Lo farà con le sue modalità abituali: minacce grondanti odio e ricatti all’indirizzo del popolazzo becero che “vota sbagliato”. Vedi quanto sta accadendo per il No Billag, tema infinitamente meno importante della libera circolazione. Ma è un dato di fatto che gli strilli e le menzogne dell’establishment fanno sempre meno presa sui cittadini.

Prima i nostri

E’ evidente che, nell’attesa di votare sul futuro della libera circolazione (e il voto non è certo per domani, date le tempistiche delle iniziativa popolari) in Ticino occorre applicare rigorosamente la preferenza indigena decisa dal 58% dei cittadini che ha approvato “Prima i nostri”. Tanto più che Prima i nostri – è bene ricordarlo – ha ottenuto in dicembre la garanzia federale. Vero partitocrazia?

Lorenzo Quadri

 

 

Esplode il frontalierato e a Varese esultano per i ristorni

Ma i kompagnuzzi italici pensano che la libera circolazione andrà avanti per sempre?

Ma guarda un po’. In quel di Varese, i kompagnuzzi del PD esultano: grazie alla crescita esponenziale dei frontalieri sono aumentati i ristorni, e al di là della ramina la goduria è ai massimi livelli. Un consigliere regionale PD nei giorni scorsi gongolava in questi termini sulla stampa locale:

“Alla Provincia di Varese arriveranno quest’anno circa 7,6 milioni di euro dai ristorni dei frontalieri, che verranno utilizzati per spese di manutenzione di scuole, impianti, strade, piste ciclabili. Una piccola parte (circa 120 mila euro) sarà utilizzata per la sistemazione della facciata di Villa Recalcati”.

Dovrebbero preoccuparsi…

Bravi kompagni del PD, avanti così: continuate a gioire per l’esplosione del frontalierato (e contemporaneamente a starnazzare contro gli “svizzeri razzisti”; senza i quali vi trovereste con decine di migliaia di disoccupati in più a vostro carico). Continuate a cantare vittoria per l’aumento dei ristorni.

Magari, invece di rallegrarvi, sarebbe invece il caso che vi preoccupaste della situazione catastrofica del mercato del lavoro italiano che sta dietro a tali fenomeni, e che cercaste di porvi rimedio. Se infatti pensate che la devastante libera circolazione delle persone senza limiti sia una realtà immutabile, avete fatto male i conti, perché da questa parte della ramina la popolazione ne ha piene le scuffie dell’invasione.

La partitocrazia

Certo: la partitocrazia spalancatrice di frontiere non ne vuole sapere della preferenza indigena. Ed infatti il triciclo PLR-PPD-P$, dopo aver rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio, adesso vorrebbe fare lo stesso con Prima i nostri. Ed infatti solo Lega ed Udc hanno sottoscritto il rapporto in Gran Consiglio che chiede un’applicazione aderente a quanto votato da quasi il 60% dei ticinesi.

Allo stesso modo, come abbiamo purtroppo avuto modo di constatare a più riprese, la partitocrazia non si sogna di bloccare il versamento dei ristorni, malgrado di motivi per farlo ce ne sarebbero a iosa.

Però, come noto, sulle rampe di partenza c’è l’iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone. Sicché Oltreconfine faranno bene a cominciare ad entrare nell’ordine di idee che la pacchia potrebbe anche finire, se i cittadini svizzeri lo vorranno!

Versamenti “dovuti”?

Non ancora contenti però (e non è la prima volta), i beneficiari dei ristorni ci prendono pure per i fondelli con la fandonia dei versamenti dei ristorni che sarebbero “dovuti” e “ampiamente giustificati”. Quando le cose stanno in modo ben diverso.
L’unica cosa giustificata sarebbe l’introduzione di una tassa per frontalieri visto il disastro viario ed occupazionale provocato in Ticino dal loro aumento sfrenato (ma naturalmente i camerieri bernesi dell’UE non ci sentono).

Le opere di interesse comune

Particolarmente interessante l’ enunciazione degli utilizzi stabiliti per i ristorni in Provincia di Varese: scuole, piste ciclabili e perfino la facciata di Villa Recalcati! Uella! A ciò si aggiunge il fatto – notorio e pacificamente ammesso dai diretti interessati – che i comuni utilizzano i ristorni per tappare i buchi di gestione corrente.

Alla faccia delle famose opere di interesse transfrontaliero che, evidentemente, possono attendere. Tanto nel Belpaese sanno benissimo come andrà a finire: gli svizzerotti, se vorranno tali opere su territorio della Penisola, apriranno il borsello e le finanzieranno integralmente. Vedi l’esempio del famigerato corridoio ferroviario di 4 metri. E, per rimanere su un tema più attuale, vedi il famoso trenino Stabio-Arcisate dove mancano i park & ride in Italia. Una lacuna che equivale a decretarne il fallimento già in partenza. E gli inizi, tra un disservizio e l’altro, non sono certo stati entusiasmanti.

Naturalmente, gli amici a sud i parcheggi per gli utenti del trenino mica si sognano di farli. Dicono che vogliono “aspettare di vedere come evolve la situazione”. Peccato che senza i posteggi la situazione non si evolverà proprio ed il nuovo collegamento  – massicciamente finanziato dagli svizzerotti – verrà disertato. Non ci vuole il Mago Otelma per indovinare l’epilogo: Ticinesi, volete i Park&Ride oltreconfine? Mano al borsello e pagateli voi!

Lorenzo Quadri

Libera circolazione selvaggia!

No liblab a qualsiasi misura, anche minima, a tutela del mercato del lavoro ticinese

 

Aspettiamo il triciclo PLR-PPD-P$ al varco della votazione in Gran consiglio su “Prima i nostri”

La maggioranza della Commissione della legislazione del Gran Consiglio, leghisti compresi, ha approvato l’iniziativa PPD che chiede il controllo sistematico sui nuovi permessi di lavoro, come pure sui rinnovi. Obiettivo: accorgersi subito se  sono violati i salari minimi previsti nei contratti collettivi di lavoro o nei contratti normali di lavoro resi di obbligatorietà generale (in Ticino di questi ultimi ce ne sono ben 16: segno di un mercato del lavoro allo sbando a causa dell’invasione di manodopera a basso costo in arrivo da oltreconfine che soppianta quella residente).

La misura non farà miracoli. Ma certo può aiutare come strumento antidumping. E, nell’attesa dell’applicazione della preferenza indigena votata dal popolo prima, e della FINE della fallimentare libera circolazione delle persone poi, occorre sfruttare tutti i margini attualmente a disposizione per difendere il mercato del lavoro ticinese mandato allo sbaraglio dagli spalancatori di frontiere.

Del resto, una delle poche frasi sensate pronunciate dal buon Johann “Leider” Ammann è proprio la seguente: “A tutela dell’occupazione in Svizzera occorre prendere una serie di misure che singolarmente possono anche essere di portata limitata, ma che messe assieme hanno un peso”. Va da sé che però lui, il ministro dell’economia, non solo di queste misure non ne ha presa nessuna – né di portata limitata e nemmeno, ovviamente, di portata estesa – ma ha pure approvato il regalo di 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri!) alla fallita UE. Senza alcuna contropartita!

Rifiuto talebano

Il controllo sistematico dei permessi di lavoro, sia nuovi che rinnovati, è dunque un passo nella giusta direzione. Chi, in commissione della legislazione del Gran Consiglio, vi si è opposto? Ma guarda un po’, l’ex partitone. Ovvero il partito di KrankenCassis, il ministro degli esteri del “tasto reset” farlocco, oltre che di “Leider” Ammann. Dunque, il PLR conferma il proprio talebano rifiuto di introdurre qualsivoglia freno, seppur minimo, alla libera circolazione selvaggia ed alla conseguente devastazione del mercato del lavoro ticinese. Si prende nota.

Aspettiamo al varco

Se come detto la verifica sistematica dei nuovi permessi di lavoro (rispettivamente di quelli da rinnovare) è un passo nella direzione giusta, e quindi va approvato, ben più importante è l’introduzione della preferenza indigena (“Prima i nostri”) votata dal popolo ticinese.

Alla modifica costituzionale ticinese, il Consiglio degli Stati ha già concesso la garanzia federale. La prossima settimana, il Nazionale farà altrettanto (non si vede infatti come le cose potrebbero andare diversamente, anche se è facile immaginare che qualche spalancatore di frontiere vorrà starnazzare la sua).

Sicché, attendiamo al varco il triciclo PLR-PPD-P$ quando si tratterà di votare su Prima i nostri in Gran Consiglio. Perché se i soldatini della partitocrazia pensano di poter calpestare la volontà popolare “come se niente fudesse”, forse hanno fatto male i conti.

Lorenzo Quadri

La professoressa asfalta gli spalancatori di frontiere

Libera circolazione solo per chi lavora, non per mantenuti e picchiatori stranieri

 

Bene! Gli spalancatori di frontiere si sono beccati una sonora legnata. E non da parte dei soliti “populisti e razzisti” ma nientemeno che da una professoressa dell’Università di Basilea.  Christa Tobler, esperta di diritto europeo, in un’opinione pubblicata sulla NZZ ha asfaltato la libera circolazione delle persone. O piuttosto, ha asfaltato l’interpretazione “estensiva” (eufemismo) che ne fa la casta spalancatrice di frontiere e multikulti. Quella che utilizza la libera circolazione come pretesto per costringere gli svizzerotti fessi non solo a far entrare tutti i cittadini UE,  ma anche a mantenerli, e a non espellerli quando delinquono. E questo malgrado il popolo abbia votato l’espulsione dei criminali stranieri.

La scellerata sentenza

Ad innescare la polemica, una scellerata sentenza del tribunale cantonale zurighese. I legulei sulla Limmat hanno infatti deciso che (contrariamente a quanto stabilito dalla corte distrettuale) espellere un picchiatore tedesco 27enne, senza lavoro e nemmeno intento a cercarlo, “sa po’ mia” poiché sarebbe – udite udite – contrario alla devastante libera circolazione. Gli stessi legulei hanno peraltro ammesso che questa interpretazione è controversa. Ovvero, che si poteva anche decidere diversamente. Ma loro naturalmente hanno scelto di comunque sentenziare che il delinquente e lazzarone tedesco deve rimanere in Svizzera. Alla faccia della volontà dei cittadini che già nel lontano 2010 hanno votato che gli stranieri che delinquono vanno espulsi.

Chi non lavora…

La professoressa Tobler sulla NZZ asfalta i camerieri dell’UE del tribunale cantonale zurighese. L’accordo di libera circolazione, spiega l’esperta, vale solo per chi lavora, o per chi, pur non lavorando, ha sostanza sufficiente per mantenersi e pagare l’assicurazione malattia. Chi invece non lavora ed è a carico del contribuente non può pretendere di restare. Di conseguenza, il 27enne picchiatore tedesco già per questo motivo non ha alcun diritto a risiedere nel nostro paese. Sicché va espulso. In più, è in Svizzera a commettere reati. E la nostra legge prevede l’espulsione dei delinquenti stranieri.

Quindi ci sono ben due motivi cumulativi per cui il picchiatore “non patrizio” va accompagnato al confine. Eppure i legulei del “devono entrare tutti” pretendono di tenerlo qui,  naturalmente a carico del solito sfigato contribuente!

Ecco chi dobbiamo ringraziare se la Svizzera sempre più si trasforma nel paese del Bengodi per foffa d’importazione!

Come se non fosse già grave…

La casta spalancatrice di frontiere pretende di estendere i diritti derivanti dalla libera circolazione delle persone, che valgono solo per i lavoratori, anche a chi non rientra affatto in tale categoria. E che quindi non solo può, ma deve essere espulso. Altro che “sa po’ mia”!

Come se non fosse già abbastanza deleterio che la libera circolazione ci riempia di frontalieri e padroncini che devastano il mercato del lavoro, provocando soppiantamento e dumping salariale, dovremmo anche tollerare che venga utilizzata come pretesto per tenere in Svizzera stranieri che delinquono o che mungono lo stato sociale? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole.

A casa

E’ ormai sempre più chiaro che noi svizzerotti fessi, senza nemmeno essere membri dell’UE, siamo gli unici ad applicare la libera circolazione delle persone come un lasciapassare universale che garantisce a tutta la foffa comunitaria il diritto (?) di venire a delinquere e a farsi mantenere nel nostro Paese.
Ringraziamo i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, nella partitocrazia PLR-PPD-P$ e nella magistratura.

Infine, una cosa è evidente: gli azzeccagarbugli del tribunale cantonale zurighese che hanno deciso che il picchiatore 27enne tedesco che non lavora non può essere espulso dalla Svizzera, vanno lasciati subito a casa.

Lorenzo Quadri

Stop alla scellerata politica delle frontiere spalancate!

Finalmente pronta l’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone 

La Lega sarà in prima fila nel raccogliere le firme in Ticino

Finalmente! Il comitato centrale dell’UDC ha approvato venerdì  il testo dell’iniziativa “Per un’immigrazione moderata”. Si tratta della famosa iniziativa, di cui si parla da mesi, per disdire la devastante libera circolazione delle persone. Come già annunciato, la Lega sarà in prima fila nel raccogliere le firme in Ticino.

Questa volta il testo non lascia spazio ad ambiguità. Sicché, il triciclo iscariota PLR-PPD-P$$, in caso di riuscita dell’iniziativa e di sua approvazione in votazione popolare, non  potrà inventarsi compromessi-ciofeca ed “applicazioni light” per buggerare i cittadini ed inginocchiarsi davanti al padrone europeo. (Una volta si diceva “alto e potente signore”; adesso, con “Grappino” Juncker, al massimo si può dire “alticcio”).

Niente equivoci

Il testo che sarà sottoposto all’approvazione del popolo è chiarissimo: il Consiglio federale ha 12 mesi di tempo per negoziare con l’UE l’uscita della Svizzera dalla libera circolazione. Se le trattative falliscono, la Svizzera disdice unilateralmente l’accordo sulla libera circolazione delle persone entro altri 30 giorni.

Il testo si premura inoltra di precisare che non si possono concludere altri accordi che  garantiscono a cittadini stranieri la libera circolazione in Svizzera, e che gli accordi internazionali in essere vanno adattati di conseguenza. Questo evidentemente per evitare che ciò esce dalla porta venga poi fatto rientrare della finestra. Un atto di sfiducia, più che giustificata, nei confronti dei camerieri bernesi dell’UE.

Il Ticino attendeva da tempo

Il Ticino aspettava questa iniziativa dal dicembre del 2016. Ossia da quando è stato messo nero su bianco lo sconcio tradimento  del  triciclo PLR-PPD-P$$ che rifiuta di applicare la volontà popolare.  E per carità di patria non torniamo ad insistere sul ruolo giocato in questo golpe contro il popolo dal neo-consigliere federale italo-svizzero KrankenCassis, allora capogruppo liblab a Berna.

E l’iniziativa diventa ancora più importante considerando che in Ticino lo stesso triciclo PLR-PPD-P$ si appresta a rottamare anche la preferenza indigena contenuta in “Prima i nostri”.

Paturnia ideologica

L’immigrazione incontrollata, come scritto in più occasioni, non ha alcun rapporto con le necessità dell’economia svizzera. E’ semplicemente una paturnia ideologica degli spalancatori di frontiere multikulti. Una paturnia imposta e difesa a suon di denigrazione degli avversari (infamati e delegittimati come spregevoli razzisti) e di squallidi ricatti all’indirizzo del popolino “chiuso e gretto”. A ciò va naturalmente aggiunta un’inaudita sfilza di balle solenni. Come quella raccontata dall’allora presidente nazionale del PLR Fulvio Pelli secondo cui “con la libera circolazione i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano” (sic!).

Solo disastri

L’immigrazione incontrollata ha fatto solo disastri; del resto, la Lega ed il Mattino lo avevano ampiamente previsto. E i disastri li ha fatti in tutti gli ambiti: sul mercato del lavoro (ma come: non erano solo “percezioni”?), sulla sicurezza (ci siamo riempiti di delinquenti stranieri che poi giudici buonisti-coglionisti si rifiutano di espellere, perché “la libera circolazione prevale”), sui costi sociali e sanitari (e quindi anche sull’esplosione dei premi di cassa malati), sulla viabilità, sull’ambiente (65’500 frontalieri che circolano uno per macchina), sui costi dell’alloggio, su quelli delle infrastrutture, e via elencando.

Anche il Gigi di Viganello è in grado di capire che la piccola Svizzera non può far fronte ad un saldo migratorio che oscilla tra le 60 e le 80mila persone all’anno dalla sola UE; tanto più che gli scienziati del Consiglio federale, “lungimiranti” come sempre, prima della votazione sui  bilaterali parlavano di un saldo di 10mila persone. Il Gigi di Viganello è in grado di capirlo, ma evidentemente la partitocrazia spalancatrice di frontiere, i camerieri dell’UE in Consiglio federale,  la stampa di regime (a cominciare dalla SSR) e gli intellettualini rossi da tre e una cicca non lo sono.

Al saldo migratorio di cui sopra si aggiunte l’invasione di frontalieri e di padroncini e quella di finti rifugiati con lo smartphone (quanti gli estremisti islamici? Quanti i galeotti che hanno beneficiato dei recenti indulti in Tunisia?). E gli svizzerotti fessi, naturalmente, mantengono tutti…

Correggere lo sconcio

E’ quindi chiaro che la libera circolazione delle persone è un esperimento completamente abortito. Uno sbaglio della storia, che come tale va corretto il prima possibile. La Svizzera deve tornare a decidere autonomamente sull’immigrazione, in base alle proprie esigenze e necessità. E tenendo conto del proprio mercato del lavoro e della sacrosanta preferenza indigena. Del resto, è quello che fanno tutti gli Stati sovrani. Compresi quelli dove – diversamente della Svizzera – non è in corso alcuna invasione. O dobbiamo ricordare che in Giappone la percentuale di popolazione straniera è inferiore al 2%?
Adesso invece centinaia di milioni di cittadini europei hanno il diritto di stabilirsi nel nostro Paese e gli svizzerotti “chiusi e razzisti” possono solo stare a guardare. Ulteriore aggravante: la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed i suoi esponenti nelle istituzioni non si sognano di difendere i propri concittadini: “bisogna aprirsi! Immigrazione uguale ricchezza!”. Cose del genere succedono, purtroppo, solo da noi.  E’ dunque ampiamente tempo di mettere fine a questo obbrobrio.

A proposito: quelli che, all’indomani del “maledetto voto” del 9 febbraio, ripetevano che bisognava rifare la votazione, e che comunque bisognava porre esplicitamente al popolo il quesito sulla libera circolazione, da svariati mesi non fanno più un cip. Chissà come mai? Forse perché si rendono conto che, in caso di votazione sulla libera circolazione, rischiano di venire asfaltati? Ul bel vedé…

Lorenzo Quadri

 

Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

Il picchiatore straniero? Ce lo teniamo in casa!

I legulei del Tribunale cantonale zurighese cancellano la volontà popolare 

E tutto, naturalmente, per calare le braghe davanti alla deleteria libera circolazione delle persone, che serve solo a riempirci di foffa! Avanti con l’iniziativa per abolirla!

Nuova vergognosa calata di braghe davanti alla fallimentare libera circolazione delle persone. A vantaggio, ma guarda un po’, di un delinquente straniero. Un picchiatore di 27 anni, cittadino tedesco (ma come: i giovani stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?), condannato a otto mesi con la condizionale, non sarà espulso dalla Svizzera. E questo malgrado l’aggressione figuri sulla lista dei reati per cui, a norma di legge, è prevista l’espulsione. Infatti i legulei buonisti-coglionisti del Tribunale cantonale zurighese hanno scandalosamente deciso che la fallimentare libera circolazione delle persone prevale sul diritto svizzero. Lo hanno fatto annullando la sentenza di prima istanza del Tribunale distrettuale di Winterthur, il quale aveva invece deciso per l’espulsione del picchiatore tedesco.

Ora, visto che anche quelli di Winterthur sono dei giudici e quindi si suppone che conoscano le leggi altrettanto bene dei loro colleghi del tribunale cantonale, come mai i primi hanno deciso che espellere dalla svizzera il delinquente straniero “sa po’” mentre a Zurigo dicono che invece “sa po’ mia”?

E qui arriva il bello, o meglio arriva lo scandaloso. Infatti gli stessi giudici di seconda istanza, come rileva il Blick, ammettono che “il caso può prestarsi a valutazioni giuridiche contrastanti”.

Ah bene! E tra le “valutazioni giuridiche contrastanti”, quale  ti vanno a scegliere questi legulei del piffero? Ma naturalmente quella contraria alla volontà popolare e favorevole alla deleteria libera circolazione delle persone! Traduzione: qui ci sono dei giudici che fanno apposta a prendere a pesci in faccia la legge svizzera, ad azzerare la volontà popolare, e a calare le braghe davanti alla libera circolazione delle persone. Quando si potrebbe benissimo fare altro: sono loro stessi ad ammetterlo! Vergogna! Ed intanto tutta la pletora di delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa “grazie” alla politica delle frontiere spalancate se la ride a bocca larga.

Via la libera circolazione

Questo scandalo zurighese dimostra che è ora di cominciare a lasciare a casa un po’ di giudici camerieri dell’UE,  e ovviamente conferma l’urgenza di far SALTARE la libera circolazione delle persone. La quale, come ben palesa la vicenda del picchiatore tedesco che continuerà bellamente a vivere in Svizzera alla faccia nostra, non serve affatto, come blatera la partitocrazia PLR-PPD-P$$, a far arrivare nel nostro paese la forza lavoro necessaria all’economia. Balle solenni! La libera circolazione serve a “far entrare tutti”, e addirittura a far restare tutti. Quindi, la libera circolazione serve a riempirci di foffa straniera che poi non possiamo più espellere! Ed eccone l’ennesima dimostrazione!

Lorenzo Quadri

 

Avanti con le misure per ridurre il numero di frontalieri

Incredibile! Gli spalancatori di frontiere scoprono l’ inquinamento d’importazione

 

Preferenza indigena uguale meno frontalieri uguale meno auto occupate da una sola persona sulle nostre strade e quindi meno inquinamento: più facile di così…

E  poi, ecotassa per targhe azzurre; e se oltreconfine i politicanti in fregola di visibilità strillano alla “discriminazione”, chissenefrega.

Di certo, comunque, non si introdurranno trasporti pubblici gratuiti (ossia, pagati dal solito sfigato contribuente ticinese) per i frontalieri.

“Lo smog non si ferma in dogana”. A dirlo è forse un becero leghista, populista e razzista? No: le parole sono del compagno prof dr Franco Cavalli, già capogruppo P$$ alle Camere federali. Cavalli si è espresso commentando uno studio comasco, pubblicato sull’International Journal of Cardiology, che ha messo in evidenza una possibile correlazione tra aria inquinata ed infarti e ictus.

Il compagno prof dr  ha pure riconosciuto (ci sarebbe mancato altro…) che il “traffico transfrontaliero fa parte del problema” e quindi “occorre prendere delle misure coraggiose”. E porta anche un esempio di misura: offrire sempre i trasporti pubblici gratuiti ai frontalieri che rinunciano ad usare l’auto (sic!).

Fenomeno non marginale

Fa piacere che anche a $inistra finalmente ci si renda conto che la devastante libera circolazione delle persone, fortemente voluta e difesa dai kompagni, ha effetti altamente nocivi anche sulla qualità dell’aria. Non ci voleva un premio Nobel per accorgersene. Ma visto che il motto degli spalancatori di frontiere è “negare anche l’evidenza pur di fare il lavaggio del cervello ai ticinesotti chiusi e gretti”, l’ammissione è già un passo avanti.

Ecco quindi che il bilancio della libera circolazione si appesantisce: non solo mercato del lavoro devastato dall’invasione da sud; non solo criminalità d’importazione; non solo esplosione della spesa sociale; non solo collasso delle infrastrutture, in primis viarie (ed in Ticino lo vediamo quotidianamente, con strade ed autostrade perennemente infesciate di targhe azzurre; mentre gli automobilisti locali vengono messi in croce a suon di PVP); ma anche inquinamento dell’aria.

E il fenomeno non è certo marginale: del resto, con 65mila frontalieri che (quasi tutti) entrano in Ticino uno per macchina, l’impatto ambientale non può che essere assai pesante. O forse qualche spalancatore di frontiere ci vuole venire a raccontare che dal tubo di scappamento delle automobili dei frontalieri esce vapore acqueo? O che sono tutti veicoli elettrici? O che funzionano a pedali?

Interventi mirati

Visto che finalmente anche a $inistra c’è chi comincia a rendersi conto che il frontalierato fuori controllo è deleterio anche dal punto di vista ambientale, allora i kompagni concorderanno sulla necessità di intervenire. Quindi: applicare la preferenza indigena votata dal 60% dei ticinesi, senza se né ma, così da diminuire il numero di frontalieri, e dunque anche quello delle loro automobili.

Poi, introdurre un’ecotassa per i frontalieri, di modo da “incoraggiarli” ad usare mezzi di trasporto pubblici o a condividere l’auto. E se i politicanti d’oltreramina in  perenne fregola di visibilità starnazzano alla “discriminazione” (vedi la “shitstorm” ( = tempesta di cacca) scatenata contro la Svizzera per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte), chissenefrega. Se la Lara Comi di turno va a frignare a Bruxelles tramite atto parlamentare scritto dalla mamma, chissenefrega. Visto che il problema ambientale del Ticino è in gran parte imputabile al frontalierato, ci vogliono misure mirate sul frontalierato. E non certo provvedimenti che colpiscano solo (o prevalentemente) l’automobilista ticinese: perché è questo che in realtà bramano i ro$$overdi.

Trasporti gratuiti?

Quanto ai trasporti pubblici gratuiti per i frontalieri ipotizzati dal compagno prof dr Cavalli: è chiaro che non se ne parla nemmeno.

“Gratuito” significa infatti “pagato dal (solito sfigato) contribuente ticinese”. Sicché, ci mancherebbe che chi soppianta i residenti sul mercato del lavoro venisse pure premiato con le trasferte gratis, mentre i ticinesotti si pagano sia le loro che quelle dei frontalieri. Rispettivamente, ci mancherebbe che chi assume frontalieri a scapito dei residenti – magari trattasi di datore di lavoro italico che sfrutta il territorio ed assume solo suoi connazionali per pagarli meno – si vedesse recapitare i dipendenti stranieri sul posto di lavoro, con il conto dell’operazione a carico del (solito sfigato) contribuente.

Lorenzo Quadri

 

 

Slinguazzata alla francese! Servilismo anche con Macron

“Naturalmente” la Doris non poteva fare a meno di magnificare la libera circolazione

 

E ti pareva se l’incontro della presidente di turno della Confederella, l’uregiatta Doris Leuthard (quella che appoggia gli smantellamenti di uffici postali) con il presidente francese Macron, non si traduceva nell’ennesima genuflessione elvetica al padrone straniero e all’UE. “Se la Francia sta bene, anche la Svizzera sta bene”, ha declamato la Doris. Come dire: dipendiamo in tutto e per tutto da voi!

Brava, proprio un bell’esordio! Evidentemente a Berna non si sono ancora accorti che i paesi a noi confinanti, e l’UE in generale, non sono amiconi con cui andare a fare partite a bocce, bensì avversari.  I quali (diversamente dalla Svizzera) perseguono i propri interessi. E all’occorrenza non esitano ad approfittarsi degli svizzerotti.

Buona collaborazione?

In effetti il presidente francese Macron ha sottolineato come esempio di “buona collaborazione” i “progressi compiuti in materia di scambio di informazioni fiscali”. Una clamorosa presa per i fondelli. Altro che “collaborazione”. I paesi  a noi confinanti hanno lanciato, per i propri interessi di bottega, un vero assalto alla diligenza della piazza finanziaria svizzera. La catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, messa in Consiglio federale dal P$$ e dal PPD,  ha calato le braghe. Capitolazione immediata e, va da sé, senza condizioni. Questa il buon Macron ha  il coraggio di chiamarla “collaborazione”? E alla Doris va bene così?

Ricordiamo che il risultato dell’operazione è stato il seguente: perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro in tutta la Svizzera. Ticino in prima linea.  I paesi a noi confinanti se la ridono a bocca larga. Naturalmente sulla piazza finanziaria ticinese si licenzia a go-go nella totale indifferenza dei $indakati rossi. Ciò che stride con la cagnara autopromozionale accompagnata da baracconata in stile italico messa in atto per i 34 posti della navigazione a Locarno quando il salvataggio degli impieghi era già cosa fatta.

Esempio che non segue nessuno

Slinguazzata alla francese anche materia di caos asilo, con Marcon che “accoglie favorevolmente il ruolo della Svizzera nelle recenti crisi migratorie internazionali”. Eh già: la Svizzera aderisce,  senza avere alcun obbligo in questo senso, ai piani di ricollocamento di finti rifugiati dell’UE. La Confederazione si prende in casa migranti economici che spetterebbero al Belpaese. Macron “applaude”. Però si guarda bene dal seguire l’esempio. Infatti, alle richieste dell’Italia di sostenerla nella gestione del caos asilo, la Francia ha sempre risposto con un cippelimerli. Immigrati vostri? Ve li smazzate voi! Per i passatori (compresi quelli che invocano motivi sedicenti umanitari) la Giustizia francese propone pene severe: svariati mesi di detenzione. Altro che aliquote sospese condizionalmente, come i nostri buonisti-coglionisti. Quando poi la vicina Repubblica ha chiesto per favore ai vicini “gallici” di far attraccare qualche barcone nel porto di Marsiglia, perché in Sicilia non ce la fanno più a gestirli, in risposta è giunto un immediato e perentorio Njet, con tanto di pernacchie.

Gli unici a correre in soccorso del Belpaese (grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga) sono gli svizzerotti. “Dobbiamo dare l’esempio”, moraleggia la Simonetta. Peccato che si tratti di un esempio assolutamente inutile. Nell’UE infatti nessuno si sogna di seguirlo, sull’onda del noto slogan: “non siamo mica scemi”.  Intanto, come abbiamo sentito la scorsa settimana dalle dichiarazioni del ministro degli esteri Alfano (da non confondere con Albano) l’Italia esprime la propria gratitudine al nostro paese per gli aiuti ricevuti nella gestione dei finti rifugiati. Questi untuosi salamelecchi non impediscono però ai politicanti d’oltreconfine di fregarci davanti e di dietro non appena se ne presenta l’occasione. E anche di scatenarci addosso delle vere e proprie shitstorm ( = tempeste di cacca) quando fa comodo per motivi elettorali e di visibilità. Ricordiamo che il Ministero degli Esteri italiano diretto proprio dal buon Alfano che adulava Burkhaltèèèr è lo stesso che ha convocato d’urgenza l’ambasciatore svizzero per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte.

“Forte pilastro”?

La retorica della Doris all’incontro con Macron ha però raggiunto il clou con la seguente affermazione: “La libera circolazione delle persone  resta un forte pilastro della Svizzera”. Immonda fregnaccia che si iscrive nell’operazione di continuo lavaggio del cervello ai cittadini pro-frontiere spalancate.

Altro che “pilastro della Svizzera”. La libera circolazione sta distruggendo la Svizzera. Come sappiamo, è in gestazione  l’iniziativa popolare per rescinderla. Questa prospettiva evidentemente sta facendo diventar fredda la camicia alle élite spalancatrici di frontiere, malgrado le alte temperature. Sicché la Doris se ne esce con il solito mantra: “libera circolazione pilastro della Svizzera! Invadeteci pure!”. Vedremo ancora per quanto, cara Doris…

Lorenzo Quadri

 

Il dado è tratto: sarà iniziativa contro la libera circolazione

I delegati UDC hanno approvato il principio – la Lega raccoglierà le firme in Ticino

Un passo dopo l’altro, l’iniziativa popolare per finalmente disdire la devastante libera circolazione delle persone si avvicina. Ieri i delegati UDC ne hanno approvato il principio. Finora si era sulle dichiarazioni di intenti, ma adesso non ci sono più dubbi: il dado è tratto. Indietro non si torna. L’iniziativa dovrà essere lanciata. Anche perché, in caso contrario, ne andrebbe di mezzo la credibilità del principale partito svizzero. E la credibilità, si sa, la si può perdere una volta sola.

Sul tavolo ci sono due varianti, una che prevede la disdetta pure e semplice della libera circolazione, un’altra più elaborata. Un gruppo di lavoro dovrà nei prossimi mesi scegliere quale delle due versioni adottare.

Come detto in più occasioni, la Lega c’è e si occuperà di raccogliere le firme in Ticino.

Visto come è andata a finire con il “maledetto voto” del 9 febbraio, e visto che la partitocrazia spalancatrice di frontiere se ne frega di quanto hanno deciso i cittadini (ricordarsene alle prossime elezioni!) è evidente che, per far saltare la libera circolazione, occorre scegliere la strada più blindata possibile. Ai camerieri dell’UE, ai Giuda della volontà popolare non bisogna lasciare alcuno spazio. Occorre impedire – nel caso di approvazione popolare dell’iniziativa – che l’immigrazione scriteriata buttata fuori dalla porta venga poi fatta rientrare dalla finestra. Quindi vale la pena non solo disdire la libera circolazione delle persone, ma inserire esplicitamente nella Costituzione il divieto di concludere altri trattati che minino la sovranità svizzera in materia di immigrazione. Del resto, le cifre parlano chiaro. Negli ultimi 10 anni, grazie alla scellerata politica delle frontiere spalancate, nel nostro Paese sono arrivati qualcosa come 800mila immigrati. Le conseguenze sono state: esplosione della spesa sociale, disoccupazione, delinquenza, dumping salariale, necessità di investimenti nelle infrastrutture, crescita degli affitti, strade stracolme, inquinamento. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”!

Alla fetecchiata della “libera circolazione indispensabile” non ci crede più nessuno. Mettiamo fine una volta per tutte a questo scempio dettato dall’ideologia spalancatrice di frontiere. Avanti con l’iniziativa contro la libera circolazione! Basta con il caos migratorio! Riprendiamo il controllo del nostro futuro!

Lorenzo Quadri

“La libera circolazione devasta il Ticino? Ecchissenefrega!”

Il ministro dell’economia “Leider” Ammann (PLR) ribadisce la propria posizione

Come volevasi dimostrare, delle difficoltà del Ticino il Consiglio federale se ne impipa alla grande. Chiaro: sono stati i camerieri dell’UE a mandare il nostro Cantone allo sbaraglio con la devastante libera circolazione delle persone. Il Ticino si trova così in una situazione che non ha uguali in Svizzera. Nemmeno nei cantoni romandi. Perché sul mercato dal lavoro nel nostro sempre meno ridente Cantone i frontalieri sono il 30% degli addetti totali. Questo quando la media nazionale è del 6% ed in Romandia siamo al 13.2%.

E’ ovvio che a situazioni particolari devono corrispondere delle misure particolari. Altrimenti è disparità di trattamento. Se un paziente ha un raffreddore ed un altro la tubercolosi, non si può pretendere di curare entrambi con il Vicks vaporub. Eppure  è proprio questo l’andazzo bernese. Ed in particolare è l’andazzo del ministro dell’economia, il PLR Johann “Leider” Ammann, che si ostina a negare la sofferenza del mercato del lavoro ticinese.

“Non servono misure”

Ad inizio settimana, il buon “Leider” Ammann se ne è uscito a dichiarare davanti al consiglio nazionale che ai  cantoni latini, e al Ticino in particolare, non servono misure particolari per alleviare i problemi occupazionali, perché l’è tüt a posct: quindi si va avanti come se “niente fudesse”. E proprio per puntellare la tesi del “tout va  bien, Madame la Marquise”, l’inutile SECO sforna studi farlocchi a getto continuo – naturalmente pagati con i soldi del contribuente. E’ il caso di ricordare che la SECO costa 100 milioni all’anno, e scusate se sono pochi. Ed è anche il caso di ricordare che fu proprio lo stesso “Leider” Ammann a congelare – ossia a rottamare – nel 2015 un pacchetto di nuove misure accompagnatorie ai devastanti accordi bilaterali.

Ora, le misure accompagnatorie non sono certo la panacea. Sono, piuttosto, dei cerotti. Tuttavia, in attesa dell’applicazione di Prima i nostri, e in seguito, della disdetta della libera circolazione delle persone, è l’unica carta che possiamo giocare, visto che i Giuda a Palazzo federale hanno azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Il dire contraddice il fare

Al proposito, è altresì opportuno (uella) ricordare che è stato proprio lo stesso “Leider” Ammann, a dichiarare che “a tutela del mercato del lavoro svizzero serve una serie di misure, che magari individualmente sembrano di scarsa portata, ma che, nell’insieme, generano effetti rilevanti”.

Peccato che “Leider” Ammann sia il primo a non fare quello che dice. Infatti, di misure a tutela del mercato del lavoro elvetico non ne prende proprio. Né di piccolo cabotaggio, né di grosso. Non sia mai: i suoi padroni dell’UE potrebbero avere da ridire.

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, “Leider” Ammann è quello che, assieme al collega di partito Burkhaltèèèr, vorrebbe sottoscrivere subito lo scellerato accordo quadro istituzionale con l’UE e versare senza fiatare il secondo miliardo di coesione agli eurofalliti (secondo miliardo di una lunga serie, s’intende). E da costui ci si aspetta che tuteli il nostro mercato del lavoro, il che implica giocoforza far sbroccare Bruxelles che ci considera una sua colonia? Ma è come credere a Babbo Natale!

Ed infatti, cosa succede quando il Ticino si allinea alle enunciazioni del ministro dell’Economia e prende in  modo autonomo (essendo stato completamente piantato in asso da Berna, non ha altra possibilità) delle “misure… anche di scarsa portata” per tutelarsi (vedi ad esempio l’albo antipadroncini)? Succede che il buon “Leider” Ammann manda i suoi soldatini della ComCo  a bacchettare i ticinesotti “chiusi e gretti” con l’accusa di “protezionismo” (uhhh, che pagüüüraaa!). Come scriveva il Mattino la scorsa domenica: VaffanComCo!

Lorenzo Quadri

Fallita UE: i cittadini svizzeri non ne vogliono sapere

Ma il ministro degli esteri Burkhaltèèèr (PLR) vuole lo sconcio accordo istituzionale

 

Ma guarda un po’! Anche al Politecnico di Zurigo si sono accorti che i cittadini svizzeri non ne vogliono più sapere di farsi “schiacciare gli ordini” dalla fallita Unione europea. Oggi, secondo il sondaggio “sicurezza 2017” dell’accademia militare del Poli, solo il 31% dei cittadini elvetici è favorevole ad un avvicinamento politico all’UE, mentre nel 1999 la percentuale era del 70%. Chiaro: nel frattempo gli eurobalivi hanno mostrato il loro programma. Ossia comandare in casa nostra e trattarci come una colonia. In altre parole: dal 1999 ad oggi è successo proprio quello che la Lega aveva previsto!

Solo una “percezione”?

Che l’indice di gradimento – chiamiamolo così – dell’UE sia crollato in Svizzera non è certo una sorpresa. Semmai lo scandalo è che i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, la partitocrazia spalancatrice di frontiere, i suoi soldatini, la stampa di regime, i cosiddetti “poter forti”, gli intellettualini da tre e una cicca e compagnia cantante continuino con il lavaggio del cervello agli svizzerotti “chiusi e gretti” perché la smettano con l’assurda – oltre che populista e razzista – pretesa di essere padroni in casa propria! Vi ricordate il  discorso del capodanno 2014 dell’allora presidente della Confederazione Didier Burkhaltèèèr, con le esortazioni ad “aprirsi all’UE”, quando invece bisogna CHIUDERE?

E chissà cosa diranno i sopra citati lecchini della Disunione europea a proposito del sondaggio del Poli di Zurigo: che è “solo una percezione”?

Lavaggio del cervello

Malgrado il continuo lavaggio del cervello politico e mediatico, malgrado l’emittente di regime finanziata con il canone più caro d’Europa non perda occasione per fare propaganda pro-UE, la popolazione non ne vuole sapere. Non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che la “fiducia” degli svizzeri negli eurofalliti è destinata a precipitare ulteriormente. Del resto, è anche facile immaginare che, senza il continuo martellamento all’insegna del “bisogna aprirsi” e senza la sistematica denigrazione di chi invece non ci sta,  la percentuale degli svizzeri favorevoli ad un ulteriore “avvicinamento all’UE” sarebbe oggi ancora più bassa.

Giuda della volontà popolare

La volontà dei cittadini elvetici è chiara come il sole. Eppure il ministro degli esteri lilab Didier Burkhaltèèèr brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Ossia quell’accordo-capestro che, come scritto più volte (repetita iuvant) ci imporrebbe di riprendere automaticamente il diritto comunitario e di sottometterci a giudici stranieri. La pietra tombale sulla nostra sovranità e suoi nostri diritti popolari.

La sottoscrizione di un simile aberrante trattato sarebbe assai più di un “avvicinamento” all’UE. Sarebbe la svendita della Svizzera ai balivi di Bruxelles. Eppure la partitocrazia vuole andare a parare proprio lì! Malgrado il 70% dei cittadini non ne voglia sapere!

Alla faccia della democrazia diretta: in Svizzera la “classe politica” fa proprio quello che il 70% dei cittadini NON vuole. E non su un tema secondario, ma sulla questione su cui si gioca il futuro del Paese. Quando si dice i Giuda della volontà popolare! Certo che se gli elettori continuano a votare certi partiti e certi esponenti…

Via la liberacircolazione

E’ chiaro che, se non ci sarà un gesto di rottura, i camerieri dell’UE in consiglio federale e la partitocrazia spalancatrice di frontiere continueranno nella scellerata calata di braghe. E continueranno così a prendere a pesci in faccia il 70% degli svizzeri. Per evitare il disastro, occorre prima firmare e poi plebiscitare l’iniziativa per disdire la devastante libera circolazione delle persone, che partirà in autunno.

Lorenzo Quadri

In Ticino nuova impennata!

Esplode ancora il numero dei frontalieri: ma come, non erano solo “percezioni”?

 

Ma come, non erano solo “percezioni”? Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, il numero di frontalieri è di nuovo esploso in Ticino. E solo in Ticino. Le cifre parlano chiaro. E, per l’ennesima volta, asfaltano l’IRE, Rico Maggi e gli studi farlocchi realizzati da ricercatori frontalieri (che sicuramente dispongono di “profili” che da noi non si trovano, come no).

Ennesimo record

Come abbiamo letto nei giorni scorsi, è stato infranto un nuovo record negativo: l’ennesimo. A fine marzo 2017 i frontalieri attivi in questo sempre meno ridente Cantone erano 64’670: siamo quindi a quota 65mila. L’aumento è stato dello 0,5% rispetto alla fine del 2016 e addirittura del 3.6% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso.

Su base nazionale, invece, da gennaio a marzo i frontalieri sono calati dello 0,2%. Mentre rispetto al primo trimestre del 2016 l’aumento a livello svizzero è stato “solo” del 2.8% – quindi chiaramente inferiore a quello in Ticino. Ma naturalmente a sud delle Alpi non esiste né sostituzione né dumping salariale: sono solo balle populiste e razziste.

Va da sé che i 65mila frontalieri sono solo quelli dichiarati, ufficiali. In tale cifra, per quanto enorme, non figura, ovviamente, chi lavora in nero. E non facciamo finta di credere che il problema non esista. Rendiamo “grazie” alla politica delle frontiere spalancate ed alla conseguente perdita di controllo sul territorio!

Terziario devastato

Ancora una volta, il boom di frontalieri si registra in prima linea nel settore terziario, dove si è passati dai 38’122 del primo trimestre 2016 ai 40’206 del primo trimestre 2017. 2100 in più: quindi un aumento di oltre il 5.5%. Del resto i frontalieri nel terziario sono quadruplicati con la devastante libera circolazione delle persone. Sicché l’impennata procede allegramente proprio in quelle professioni dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese. Questo ha, evidentemente, delle conseguenze disastrose sul mercato del lavoro.

Ingegneri e architetti

Da notare che tra le professioni in cui il numero dei frontalieri  è maggiormente aumentato nell’ultimo anno ci sono quelle di ingegnere ed architetto. Ed è proprio in quest’ambito che ad inizio marzo si è appreso dell’ennesimo scandalo provocato dalla libera circolazione: architetti pagati 6 fr all’ora, ovvero circa 1000 Fr al mese. Chi sono i datori di lavoro che in Ticino praticano condizioni salariali del genere? Naturalmente, i soliti furbetti dell’italico quartierino che hanno trovato nel nostro Cantone “ul signur indurmentàa”. Ma tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente.

Altro ramo che ha conosciuto un’impennata: informazione e comunicazione. Uella, vuoi vedere che la facoltà di scienze della comunicazione serve a formare in Ticino studenti frontalieri che poi diventeranno lavoratori frontalieri?

E poi hanno ancora il coraggio, al di là della ramina, di accusare i ticinesi di razzismo nei confronti degli italiani? Se razzismo ci fosse, i frontalieri dovrebbero semmai diminuire. Invece crescono a ritmo esponenziale. I moralisti a senso unico non hanno nulla da dire sul tema?

I sabotatori

Il colmo è che, davanti a cifre – dell’Ufficio federale di statistica, non della Lega populista e razzista! – che si fanno sempre più allucinanti, i partiti $torici hanno ancora il coraggio di sabotare “Prima i nostri”. I kompagni spalancatori di frontiere, ad esempio, proprio in occasione del primo maggio hanno di nuovo strillato il proprio scandalizzato “no” alla preferenza indigena: perché in Ticino “devono entrare tutti”. $inistruccia e grande capitale a manina nel difendere a spada tratta la devastante libera circolazione delle persone!

E lo statuto speciale?

Le statistiche sui frontalieri divulgate nei giorni scorsi provengono dall’Ufficio federale di statistica. Si tratta quindi di numeri della Confederella. Domanda da un milione: come mai l’autorità federale, davanti a cifre allarmanti pubblicate dai suoi stessi servizi, non prevede delle misure speciali per tutelare il mercato del lavoro ticinese? Ah già: i vicini a sud non sarebbero contenti, visto che il Ticino è diventato terra di conquista per tutto lo stivale (mica solo per le fasce di confine). Inoltre qualcuno potrebbe starnazzare al “proibizionismo”. E, si sa, la priorità assoluta dei sette scienziati e della diplomazia eurolecchina è “andare d’accordo”.

Lorenzo Quadri

 

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri

Voleva infilare la libera circolazione nella Costituzione!

Iniziativa del vicolo cieco: il Consiglio federale adesso passa l’acqua bassa, ma…

 

Alla fine il Consiglio federale ha deciso di proporre di respingere in votazione popolare la vergognosa iniziativa del vicolo cieco (quella che chiede di cancellare il “maledetto voto” del 9 febbraio) rinunciando a presentare un controprogetto. Se con questa mossa i camerieri dell’UE – ed in primis la titolare del dossier immigrazione kompagna Simonetta Sommaruga, ossia la ministra del “devono entrare tutti” – pensano di rifarsi una verginità presentandosi come dei politici attenti alla volontà dei cittadini, hanno fatto male i conti.

L’ennesimo tradimento

E’ infatti opportuno ricordare che il Consiglio federale il controprogetto all’iniziativa del vicolo cieco l’ha fatto eccome.  Eh già: invece di respingere al mittente nel giro di 10 secondi netti questa iniziativa scandalosa che pretende di cancellare l’esito di una votazione popolare in quanto sgradito all’élite spalancatrice di frontiere e agli intellettualini da tre e una cicca, i sette scienziati sono entrati nel merito. E proponevano, appunto, il controprogetto. Non solo. Tramite controprogetto lorsignori camerieri dell’UE speravano di poter inserire i fallimentari accordi bilaterali addirittura nella Costituzione. Nientemeno!

Al peggio non c’è limite

Anche il Gigi di Viganello ha capito che la devastante libera circolazione delle persone sta facendo sfracelli in tutta l’UE. Ed è infatti per questo motivo che la Disunione europea sta implodendo. E’ per questo motivo che il popolo inglese ha votato la Brexit e che Le Pen è passata al secondo turno delle presidenziali francesi, triplicando i voti rispetto a cinque anni fa. Il problema sono le frontiere spalancate, mica le disposizioni comunitarie sulla curvatura delle banane. Sicché, o a Bruxelles i funzionarietti non eletti da nessuno si rendono conto che il dogma della libera circolazione va abbandonato, oppure colano a picco.

E’ il colmo: gli Stati membri dell’UE tentano di tirarsi fuori dalla libera circolazione, mentre i governanti svizzerotti volevano inserirla addirittura nella Carta fondamentale dello Stato!

Senza contare che il Consiglio federale, come noto, brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Il quale segnerebbe – come già scritto più volte – la fine della nostra sovranità nazionale. Insomma, è proprio vero che al peggio non c’è limite.

La ciliegina

Allo squinternato progetto di inserire la libera circolazione delle persone nella Costituzione, la ministra del “devono entrare tutti” e compagnia cantante non hanno rinunciato spontaneamente. Non si sono resi conti da soli che era un’immensa boiata. Ma figuriamoci. Hanno rinunciato solo perché sono stati asfaltati nella procedura di consultazione.

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta dell’ipocrisia  e della malafede, la kompagna Simonetta se ne è uscita con la fregnaccia del mese: sostenere che, non avendo il referendum  del kompagno Stojanovic contro il compromesso-ciofeca che affossa il 9 febbraio raccolto le firme necessarie, ciò significherebbe che detto compromesso-ciofeca agli svizzeri va bene.

Ecco dunque la riconferma della finalità del referendum farlocco lanciato da uno spalancatore di frontiere notorio: non certo opporsi al compromesso-ciofeca, bensì puntellarlo.

Che la ministra del “devono entrare tutti” se ne esca con affermazioni come quella testé citata,  è indice di raro squallore. Questa $ignora, essendo (purtroppo) consigliera federale, dovrebbe sapere che il motivo del fallimento del referendum del kompagno Stojanovic è ben altro. E cioè che cancellando una legge d’applicazione che non serve ad un piffero, non si ottiene nulla, ma si rimane al punto di partenza.

Nei prossimi giorni l’ASNI dovrebbe decidere il lancio di un’iniziativa popolare per l’abolizione della devastante libera circolazione delle persone. Che è, a questo punto, l’unica cosa da farsi. La Lega e il Mattino, come già detto a dicembre, ci sono.

Per altre iniziative, invece…

Ma tu guarda questi camerieri di Bruxelles in Consiglio federale. Su una schifezza come l’iniziativa del vicolo cieco sono entrati goduriosamente nel merito. Per contro hanno respinto schifati, senza alcun controprogetto, le iniziative popolari a tutela della sfera privata finanziaria e “No Billag”. La prima perché non piacerebbe ai padroni UE. La seconda perché il governo federale pretende di far credere che l’emittente di regime funzioni alla perfezione e guai a fare cip, quando invece è stata bocciata dalla metà dei cittadini svizzeri nel giugno del 2015.
E questi sarebbero degli “statisti”? A dir poco imbarazzanti, per essere gentili.

Lorenzo Quadri

Perfino Calmy-Rey impallina i camerieri di Bruxelles

L’ex ministra degli esteri P$: “l’accordo quadro con l’UE è un suicidio politico”

 

Il Consiglio federale, lo sappiamo, medita l’ennesima sconcia calata di braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Dopo aver gettato nel water il nuovo articolo costituzionale “Contro l’immigrazione di massa” i camerieri bernesi dell’UE sono pronti a sottoscrivere l’accordo quadro istituzionale. Un accordo che, come noto, contiene pretese scandalose nei confronti di uno Stato che non fa parte della disunione europea: ci vogliono imporre nientemeno che la ripresa automatica del diritto comunitario ed i giudici stranieri. La documentazione cartacea relativa ad una simile bestialità andrebbe dunque rispedita a Bruxelles ridotta in coriandoli, senza ulteriori commenti.

L’insospettabile

Incredibile ma vero, ad impallinare il calabraghismo compulsivo del Consiglio federale è arrivata anche un’insospettabile. Per lo meno, insospettabile di simpatie per la Lega populista e razzista. Trattasi infatti dell’ex consigliera federale P$ Micheline Calmy-Rey, già ministra degli esteri. La quale senza mezzi termini ha dichiarato ieri al Blick: “Firmare l’accordo quadro istituzionale prima delle elezioni del 2019 è un suicidio politico. L’UE vuole l’accordo con la Svizzera solo per impressionare gli inglesi. Sottoscrivere frettolosamente non ci porterà nulla. La Svizzera deve aspettare e sfruttare la situazione”.

Certo, si sarebbe potuto dire di più. Molto di più. Ad esempio, che l’accordo quadro istituzionale non va sottoscritto né prima del 2019, ma nemmeno dopo, e che anzi bisogna far saltare la libera circolazione delle persone. Ma il fatto che perfino un’ex ministra $ocialista accusi i camerieri dell’UE in Consiglio federale di voler capitolare troppo in fretta, la dice (tristemente) lunga sul modo in cui vengono oggi condotte le trattative con l’UE.

Sta migliorando?

Dal canto suo Calmy-Rey, da quando non siede più in Consiglio federale, pare essere migliorata: infatti le capita di fare delle dichiarazioni sensate. Lo scorso anno, scandalizzando gli ex colleghi, aveva infatti detto che la Brexit sarebbe stata un’opportunità per la Svizzera, poiché avrebbe imposto ai funzionarietti di Bruxelles di rivedere certi dogmi. A partire da quello, deleterio, della libera circolazione non negoziabile. Adesso l’ex ministra dichiara che l’accordo quadro istituzionale è una ciofeca. Quell’accordo quadro che però il suo successore, il liblab Didier Burkhaltèèèèr, sarebbe pronto a firmare oggi stesso, versando subito anche il miliardo di contributo di coesione. Perché non sia mai che gli svizzerotti corrano il rischio di non apparire sufficientemente servili nei confronti degli eurobalivi!

La nuova iniziativa

Intanto, si apprende del lancio di un’iniziativa popolare federale da parte dell’associazione, finora sconosciuta a livello nazionale, “Visionswiss per i nostri figli”. L’iniziativa chiede di vietare l’assunzione di lavoratori esteri in caso di disoccupazione ILO superiore al 3.5% in Svizzera. Si tratta, hanno spiegato i promotori, di una reazione alla mancata attuazione del 9 febbraio. Bisognerebbe saperne di più sui contenuti dell’iniziativa. Ad esempio, servirebbe capire se il 3,5% è da calcolare per settore professionale e per regione: in Ticino infatti navighiamo su tassi vicini al doppio! In caso contrario si rischiano aggiramenti.

I promotori, che affermano di non agire di concerto con UDC ed ASNI (Associazione per una Svizzera neutrale ed indipendente), sono consapevoli che l’iniziativa è problematica dal punto di vista della libera circolazione.

Disdire la libera circolazione

Come reazione al compromesso-ciofeca, questa iniziativa è senz’altro meglio del referendum farlocco lanciato dal kompagno Stojanovic. Che, lo si è capito subito, non serviva affatto a contrastare il vile tradimento bernese del triciclo PLR-P$$-PPD, bensì a puntellarlo.

Ogni passo volto a contrastare la devastante libera circolazione delle persone è benvenuto. Tuttavia c’è davvero da chiedersi, alla luce del precedente del 9 febbraio, se ha senso proporre soluzioni intermedie che poi vengono sabotate dalla partitocrazia. E’ il momento di saltare il fosso e di lanciare un’iniziativa per DISDIRE la libera circolazione delle persone. Senza fronzoli e senza ambiguità.

Lorenzo Quadri

La libera circolazione bastona i salari ticinesi

Lo dice anche un servizio della RSI! Ma come, non erano solo “percezioni”?

Ma come, le conseguenze deleterie della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro ticinese non erano solo “percezioni”, secondo l’ultimo studio che l’IRE si è auto-commissionato con i soldi del contribuente? Non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece venerdì sera su Tempi Moderni, la RSI – di certo non sospettabile di simpatie leghiste! – ha mandato in onda un interessante servizio sui divari salariali  tra il Ticino ed il resto della Svizzera, e sull’evoluzione degli stipendi negli ultimi anni, con l’entrata in vigore della devastante libera circolazione delle persone.

Ebbene, la pressione al ribasso provocata dall’invasione da sud voluta e difesa dai cosiddetti “partiti storici” emerge con evidenza! Oltretutto va considerato che la trasmissione RSI lavora (ovviamente) con i dati  statistici ufficiali, nei quali non figura il “nero”. Esempio classico: frontalieri assunti e pagati al 50%, quando il tempo lavorativo reale è del 100%. Ma per i  diretti interessati, a seguito del differenziale tra il costo della vita in Svizzera ed in Italia, va bene lo stesso.

1000 Fr in meno

Fatto sta che nel 2014 il salario mediano  dei lavoratori nel settore privato in Ticino (che non è il salario medio; salario mediano vuol dire che la metà dei lavoratori guadagnava più di tale ammontare, e l’altra metà meno) era di 5125 Fr mensili, contro i 6189 a livello nazionale. Quindi un divario di mille franchetti al mese. In termini di potere d’acquisto la forchetta si allarga ancora, poiché i costi della vita in Ticino non sono mica più bassi che in Svizzera interna. Determinate spese fisse, come i premi di (s)cassa malati che gravano in modo sempre più importante sulle economie domestiche, sono anzi ben più elevate da noi che in molti altri Cantoni.

Il divario cresce

Ebbene, le cifre presentate da Tempi Moderni indicano che il divario in questione è cresciuto in modo importante nel corso degli anni. Nel 2008 era infatti di 850 Fr al mese, contro i mille attuali.  Il salario mediano dei frontalieri è del 20% in meno rispetto a quello degli svizzeri. E come detto stiamo parlando di cifre ufficiali, che non considerano il vasto sottobosco di lavoro nero, salari irregolari, dichiarazioni farlocche e accordi sottobanco: ovvero quel malandazzo che è tipicamente d’importazione italica (adesso aspettiamo le proteste dell’ambasciatore d’Italia a Berna).

Scienziati dell’IRE…

Rico Maggi & Co, prendere su e portare a casa! Differenza salariale vuol dire, è ovvio, sostituzione e dumping. Tristi realtà che sono dunque certificate dalle statistiche ufficiali, malgrado esse siano abbellite, oltre che ferme al 2014. Tristi realtà per le quali possiamo ringraziare la politica delle frontiere spalancate, che rende i ticinesi sempre più poveri e sempre più precari.

Altro dato interessante emerso nella puntata di Tempi Moderni:  il salario dei laureati ticinesi diminuisce sempre di più. E questa non può che essere una conseguenza dell’esplosione del frontalierato nel settore terziario, dove non c’è affatto bisogno di importare manodopera dall’estero.

Lorenzo Quadri