Giù le braghe davanti all’UE!

I manager stranieri di Economiesuisse ordinano, e la presidenta PLR scatta sull’attenti

 

Ma guarda un po’: Economiesuisse, associazione al servizio dei manager stranieri delle multinazionali, ai quali della Svizzera non gliene potrebbe fregare di meno, di questi tempi si sta agitando a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva europea sulla cittadinanza, fine delle misure accompagnatorie, smantellamento delle banche cantonali, eccetera eccetera). A tale scopo sventola il sondaggio farlocco, da lei commissionato al solito istituto bernese compiacente, secondo cui il 67% delle aziende svizzere sarebbe favorevole all’immondo trattato capestro.

L’indagine fa pendant con l’altro sondaggio farlocco: quello secondo cui il 60% dei cittadini svizzeri sarebbe d’accordo di farsi dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles, autorizzandoli pure a cancellare l’esito delle nostre votazioni popolari. Certo, come no!

“Segnale positivo”?

Sicché i manager stranieri, tramite i loro reggicoda di Economiesuisse, intimano agli svizzerotti “chiusi e gretti” di firmare subito e senza tante storie lo sconcio trattato coloniale. E prontamente il PLR ubbidisce. “Sì badroni”!

Intervistata giovedì dal Corriere del Ticino, quotidiano al servizio dell’ex partitone, la presidenta nazionale Petra Gössi dichiara che la Svizzera “deve dare un segnale positivo (!) all’UE”. Dare un “segnale positivo” significa, ma guarda un po’, calare le braghe ad altezza caviglia.

E’ il colmo: sono anni che i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale ed i politicanti del triciclo si chinano a 90 gradi ad ogni cip in arrivo dalla fallita UE, alla quale regalano pure i miliardi del contribuente (soldi nostri)! Però la buona Petra va in giro a dire che bisogna ancora dare “segnali positivi”! Il PLR sta ormai polverizzando tutti i record di asservimento a Bruxelles. Roba da laurea honoris causa in zerbinaggio…

Il sogno liblab

La presidenta nazionale PLR proprio non ce la fa a contenere la propria foga turboeuropeista, e sulle colonne del giornale “di supporto” deborda, immaginando forse che i lettori siano tutti scemi. Al punto da uscirsene addirittura con la seguente fregnaccia: “con l’accordo quadro, le misure accompagnatorie saranno riconosciute contrattualmente dall’UE”.Certo, come no!

Con l’accordo quadro, le misure accompagnatorie saranno ROTTAMATE dall’UE. Basti pensare che l’europarlamento è tornato ad impallinarle ancora di recente. Ma questo è proprio ciò che vuole il PLR:frontiere spalancate senza alcuna protezione dei lavoratori svizzeri e dei loro salari! Invasione di manodopera UE a basso costo per ingrassare ulteriormente i già rigonfi borselli dei padroni stranieri di Economiesuisse!

Stare a guardare

Interrogata sulla situazione del Ticino, il cui mercato del lavoro è devastato dalla libera circolazione, la Petra dichiara serafica: “La situazione dovrà essere costantemente monitorata, anche implementando gli strumenti che saranno disponibili grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie”.Ohibò, ma allora questi PLR ci prendono per i fondelli. Questo Cantone sta andando a ramengo per colpa delle scellerate aperture volute dalla partitocrazia, e la presidenta PLR dice che bisogna “monitorare”, ovvero STARE A GUARDARE! Stare a guardare senza fare un tubo, è chiaro. Perché se si fa qualcosa poi i padroni dell’UE si accigliano. Una chicca il richiamo, manifestamente a vanvera, alle nuove tecnologie (?): classico mantra con cui la casta si riempie la bocca quando non sa cosa dire, pensando così di impressionare il popolazzo.

Per chi avesse dei dubbi…

Ringraziamo comunque la Frau Gössi per aver chiarito definitivamente ai ticinesi che, non appena il club di manager stranieri di Economiesuisse (quelli che della Svizzera se ne fregano, quelli che vorrebbero rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari, quelli che pensano solo ai propri milioni) apre bocca, il PLR scatta sull’attenti. E la sezione ticinese dell’ex partitone è rigorosamente agli ordini del partito nazionale. Sicché, eventuali sussulti “sovranisti” in casa dei liblab ticinesi sono solo specchietti per le allodole per far fessa la gente in vista delle elezioni di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo!

Per fortuna ci sono ancora imprenditori del calibro di Nick Hayek a dichiarare chiaro e tondo che la Svizzera non deve calare le braghe davanti a Bruxelles. E se i politicanti della partitocrazia sono ridotti a prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese, vuol dire che sono proprio alla frutta!

Lorenzo Quadri

 

“Gestione” del caos asilo: i liblab sono uguali al P$$

Cosa ha cambiato l’arrivo di una PLR al Dipartimento federale di giustizia? Un tubo!

 

Di recente la stampa di regime ha “scoperto”, ma guarda un po’, che l’84% dei migranti economici somali presenti in Svizzera sono a carico dell’assistenza sociale. Quando si dice: dopo averne mangiate dieci fette, si accorgono che era polenta!

Non solo l’84% dei finti rifugiati somali sono in assistenza, ma la stessa percentuale si ritrova anche nelle altre etnie. Detto in altri termini: quasi tutti coloro che ottengono di rimanere in Svizzera come rifugiati poi finiscono integralmente a carico del solito sfigato contribuente. Del resto, per farsi un’idea della situazione, basta pensare che il numero degli eritrei in assistenza nel giro di soli otto anni è aumentato del 2282%! Poi però la partitocrazia viene a dirci che non ci sono i soldi per l’AVS.

Senza dimenticare che in Eritrea non è in corso alcuna guerra e che i presunti profughi accolti nella Confederella tornano in patria per le vacanze perché “lì è più bello”. Ne consegue che costoro non sono affatto minacciati al natìo paesello, quindi non sono rifugiati bensì migranti economici, e quindi ancora vanno rimpatriati dal primo all’ultimo.

Negare la realtà

Eppure questa realtà viene sistematicamente negata dal Dipartimento ex Sommaruga che continua a far entrare in Svizzera – e naturalmente a mantenere – finti rifugiati eritrei.

Altrettanto naturalmente, questi finti rifugiati trovano i loro difensori d’ufficio. Ad esempio, quelli che manifestano perché non gli sta bene che, come dormitori per migranti economici, vengano utilizzati i bunker della protezione civile: vedi quello di Camorino. A proposito: che nessuno si sogni di spendere anche un solo franco del contribuente per edificare una struttura sostitutiva. Secondo il clan del “devono entrare tutti”, alloggiare i finti rifugiati con lo smartphone in bunker della protezione civile sarebbe razzismo.  Peccato che in questi stessi impianti  alloggino, da quando esistono, anche i militari elvetici. Al proposito, però, i moralisti a senso unico non hanno nulla da dire.

Business ro$$o

E’ poi il caso di ricordare che, nel giro di soli 8 anni, i finti rifugiati eritrei che si trovano nel nostro Paese a carico dell’assistenza sono aumentati di oltre il 2000%.

E dove sono, allora, i rimpatri? Tanto più che la stampa “in loco” dipinge dell’Eritrea un quadro assai meno catastrofista di quello che viene presentato in Svizzera?

Ma è chiaro: il business ro$$o dell’asilo deve girare; servono “utenti”. E a tale scopo va bene raccontare un po’ di fanfaluche agli svizzerotti.

Continuare ad opporsi

Il Dipartimento Ex Simonetta insiste nel voler piazzare il nuovo megacentro asilanti in zona Pasture, tra Balerna e Novazzano. Ed ha pure fretta. E sì che l’Ufficio federale della migrazione non perde una mezza occasione per venire a raccontare al popolazzo “chiuso e gretto” che gli arrivi di finti rifugiati sarebbero continuamente in calo. Ma insomma, vediamo di deciderci. O i migranti economici diminuiscono, oppure bisogna aumentare la capacità d’accoglienza. Entrambe le cose contemporaneamente, non ha senso. Qui gatta ci cova. Ed è un motivo in più perché il Ticino, ed i Comuni toccati, continuino strenuamente ad opporsi alla creazione di centri per finti rifugiati sul nostro territorio.Questo Cantone ha già dato.

PLR e P$$: uguali

Abbiamo detto subito che l’arrivo della kompagna Simonetta Sommaruga al Dipartimento dei trasporti sarebbe stata una sciagura. La previsione, infatti, si è puntualmente avverata (del resto, non serviva il Mago Otelma…): il Consiglio federale sta esaminando un nuovo piano per ulteriormente vessare gli automobilisti con la solita scusa della promozione del trasporto pubblico.

Ma cosa ha portato, invece, la partenza della Simonetta dal Dipartimento di Giustizia, dove è approdata la neo-ministra liblab Karin Keller Sutter (KKS)? Cosa è cambiato in questi mesi al DFGP? Risposta: un bel niente. Dove sono, KKS (e KrankenCassis, pure lui PLR) gli accordi di riammissione con l’Eritrea? Dispersi nelle nebbie. O vuoi vedere che, nella gestione (?) del caos asilo,gli esponenti liblab sono identici ai $inistrati? Cosa che peraltro già sono in vari altri ambiti fondamentali, a partire dalla svendita della Svizzera all’UE tramite calabraghismo compulsivo davanti ad ogni cip in arrivo da Bruxelles?

Lorenzo Quadri

Ristorni: il PLR in stato confusionale

Intanto i deputati ticinesi liblab alle Camere federali, dalle colonne del CdT di ieri, sconfessano il partito cantonale

Sulla nota telenovela dei ristorni dei frontalieri, l’ex partitone è precipitato in un allarmante stato confusionale. Infatti sta dicendo e scrivendo tutto ed il contrario tutto, pensando forse di fare fessi i cittadini. Ricapitoliamo:

  1. Per anni il PLR si è opposto scandalizzato al blocco dei ristorni dei frontalieri da parte del Consiglio di Stato.
  2. Visto che le elezioni si avvicinano, adesso l’ex partitone effettua la piroetta acrobatica. Accende la Xerox, fotocopia le posizioni della Lega, e d’un tratto si finge contrario ai ristorni e presenta una mozione con cui chiede al governicchio di attivarsi a Berna per ottenere la disdetta della vetusta Convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri.
  3. Nel tentativo di giustificare la palese contraddizione tra i punti 1 e 2, i liblab si impappinano in risibili distinguo tra il blocco dei ristorni e la disdetta della Convenzione del 1974. Ma i due atti sono facce della stessa medaglia. E’ chiaro che senza il blocco non ci sarà mai nessuna disdetta.
  4. Sul Corriere del Ticino di ieri, nuova giravolta PLR! I tre deputati dell’ex partitone alle Camere federali (Fabio Abate, Rocco Cattaneo, Giovanni Merlini) firmano un articolo congiunto (accipicchia!) in cuisconfessano il partito cantonale,dichiarando che “ci vuole cautela nel chiedere la disdetta della Convenzione del 1974”.Il che significa: “noi non la chiederemo di certo!”.
  5. Ci pare di ricordare che uno dei tre signori di cui sopra, ovvero Rocco Cattaneo, fosse presidente del PLR quando il partito, sempre scopiazzando la Lega, lanciò una petizione per la disdetta della Convenzione del 1974. E ci pare pure diricordare che Cattaneo s’inkazzò di brutto quando l’allora Consigliera di Stato del PLR Laura Sadis espresse contrarietà alla proposta. Com’è difficile andare d’accordo con sé stessi…
  6. Con l’articolo sul Corrierino di ieri, i tre esponenti liblab alle Camere federali
    a) mettono le mani in avanti: nel frattempo si sono forse accorti che sul tema della disdetta della Convenzione del 1974 è pendente in Consiglio nazionale una mozione di chi scrive. Mozione che il PLR dovrebbe appoggiare, se le sue intenzioni sul tema ristorni fossero serie (ma non lo sono; trattasi infatti di presa per i fondelli pre-elettorale). I deputati PLR a Berna preannunciano quindi, de facto, che nonvoteranno la mozione; ma soprattutto
    b) parano il fondoschiena al loro Consigliere federale KrankenCassis, che evidentemente non si sogna in alcun mododi portare avanti, nel governicchio federale, la disdetta della Convenzione in apparenza perorata dal partito cantonale.
  7.  Sull’ultimo numero del bollettino parrocchiale liblab Opinione liberale (più redattori che lettori), il responsabile del Centro competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe (non un becero leghista populista e razzista) dà ragione alla Legadichiarando che: “il blocco dei ristorni potrebbe essere una misura attuabile (…) dal profilo giuridico è da evitare, ma dal profilo politico è senz’altro interessante”.Dichiarazioni pubblicate sull’organo ufficiale del PLR!
  8.  Insomma, l’ex partitone si contraddice e cambia idea in media una volta ogni 5 minuti. Tutto e il contrario di tutto! Probabilmente è questo che Bixio Caprara e compagnia cantante intendono per “Buongoverno”.
  9. I ticinesi devono essere in chiaro: il PLR non ha alcuna intenzione né di bloccare i ristorni dei frontalieri, e nemmeno di promuovere la disdetta della Convenzione del 1974.
    Un passo che sarebbe tra l’altro avversato anche dal partito nazionale. Che è poi quello che schiaccia gli ordini alla sezione ticinese. La presa di posizione sul CdT di ieri dei rappresentanti a Berna del partito ticinese è esplicita.
  10. Morale: ancora una volta, il PLR sta prendendo la gente per il lato B!

Lorenzo Quadri

Politica Xerox! Il PLR prima denigra la Lega, poi fotocopia

Frontalieri, liblab senza vergogna: adesso dicono di volere lo strappo con il Belpaese

 

La disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno. Ma l’ex partitone, ancora in dicembre, si è opposto scandalizzato al blocco!

In casa dell’ex partitone c’è almeno una materia prima che non manca mai: la faccia di tolla!

Venerdì il Corriere del Ticino ha dedicato un’intera pagina (“naturalmente” redatta in ginocchio) all’originalissima ed innovativa mozione presentata dal capogruppo PLR, nonché candidato al governicchio, Alex Farinelli. Qual è la richiesta? La disdetta della Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri!

Ohibò, questa cosa ha un non so che di familiare! Eh già, perché quella per la disdetta della vetusta Convenzione che da oltre 40 anni penalizza il Ticino è una battaglia che la Lega porta avanti da ANNI. Non solo a Bellinzona, ma anche a Berna.

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Queste richieste, per il PLR del “Buongoverno”, non erano “becero populismo”?

Scimmiottare la Lega

Adesso l’ex partitone, evidentemente precipitato nel panico a causa dell’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale – come dimostrano peraltro le imbarazzanti sbroccate del bollettino parrocchiale liblab “Opione liberale” (più redattori che lettori) – cosa pensa bene di fare, nell’illusione di raggranellare qualche voto prendendo i cittadini per il “lato b”?

Ma di fotocopiare le posizioni della Lega – quando si dice: “politica-Xerox”! – e di chiedere tramite mozione che il governicchio si attivi a Berna per ottenere la disdetta della famosa Convenzione del 1974!

Disdetta, ricordiamo per l’ennesima volta, che già quattro anni fa venne promessa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf: ma naturalmente nulla accadde. Si trattava dell’ennesima bufala di questo deleterio personaggio, messo lì dai $inistrati e dagli uregiatti, e dei suoi tirapiedi.

Blocco e disdetta: un tutt’uno!

Quindi: prima si passano anni a schifare e a denigrare le posizioni “irresponsabili” della Lega e poi, nell’avvicinarsi della scadenza elettorale, improvviso voltafaccia e hopp! Si salta sul carro!

E’ infatti evidente che la disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno.

Quindi, che l’ex partitone non si sogni di prendere per i fondelli la gente tramite grottesche pippe mentali del tipo: “noi vogliamo la disdetta della Convenzione del 1974  ma non il blocco dei ristorni”. Una simile sortita, oltre a costituire l’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), confermerebbe che il PLR sta bluffando in funzione elettorale.Senza il blocco, a Berna mai e poi mai si sogneranno di disdire alcunché. Niente blocco? Niente disdetta. Questo è chiaro anche al Gigi di Viganello.

Piroetta circense

Ma come si pone l’ex partitone sul blocco dei ristorni? Lo sappiamo: è istericamente contrario, dato che lo propone la Lega. Lo scorso dicembre il gruppo PLR in Gran Consiglio ha bocciato scandalizzato una mozione che chiedeva di bloccare i ristorni fino a quando non fosse stato sottoscritto il nuovo accordo fiscale con il Belpaese. E adesso, a poco più di un mese di distanza, nella disperata necessità di raggranellare consensi elettorali, il PLR lancia il contrordine compagni, esegue la piroetta che nemmeno gli acrobati del circo Knie, e pretende pure che il popolazzo se la beva? Ossignùr!

Ul bel vedé…

Comunque, cari liblab, la possibilità di dimostrare che la vostra sortita è sì “politica-Xerox” ma non è una bufala elettorale, l’avete.

Se nella sua prossima seduta– non serve aspettare fine giugno! – il governicchio deciderà, con maggioranza Zali-Gobbi-Vitta, di bloccare i ristorni, crederemo al vostro improvviso ravvedimento (folgorati sulla via di Piazza della Foca?). Basta che il vostro ministro Vitta chieda di inserire la trattanda all’ordine del giorno, ed è fatta.

Se invece questo non accadrà, avremo la prova inconfutabile che il vostro è l’ennesimo BLUFF:altro che “Buongoverno”!

Figura marrone per l’ex partitone, che fa pure rima!

Chissà perché, il Mago Otelma prevede che andrà a finire proprio così! Ul bel vedé…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

Il nervosismo gioca brutti scherzi

 

I liblab sono gli ultimi che possono pensare di ergersi (naturalmente solo a scopo elettorale) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato

Ohibò, certo che all’ex partitone sono meravigliosi! Dopo aver devastato il Ticino con la libera circolazione delle persone, provocando l’invasione di frontalieri, adesso che le elezioni si avvicinano lorsignori saltano sul carro leghistaanti-ristorni. Trattasi del revival, in grande stile, della “politica Xerox”. Ovvero: prima si denigrano le posizioni dell’odiata Lega, poi le si fotocopiano per puro opportunismo.

Ed il bello è che i liblab, se glielo si fa notare, si inalberano!

Non contenti, si producono pure – come fatto dal presidente cantonale Bixio Caprara sul CdT di ieri – in imbarazzanti distinguo tra il blocco dei ristorni e la disdetta della Convenzione del 1974: a conferma che stanno prendendo la gente per il “lato B” (al proposito, vedi l’articolo a pagina 3).

Sempre sul CdT di ieri, Caprara dichiara, bontà sua, che “La Lega deve stare tranquilla: quello dei ristorni non è un tema di sua esclusiva”.Che tolla!Si dà il caso che:

1) La Lega si è sempre battuta contro la devastante libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, ed è stata la prima forza politica a sollevare, spesso e volentieri sola contro tutti, la questione dei ristorni;

2) Il blocco (parziale) dei ristorni venne deciso, purtroppo una sola volta, grazie ai due leghisti in Consiglio di Stato, con l’appoggio del Beltrasereno. Dov’erano i rappresentati PLR? A condannare a gran voce lo scandaloso strappo con gli amici italiani!

3) E’ vero o non è vero che l’ex ministra PLR Laura Sadis si oppose sempre non solo al blocco dei ristorni, ma anche alla disdetta della Convenzione del 1974 ora cavalcata dal PLR?

4) Come mai di atti parlamentari leghisti a Berna (il tema è di competenza federale) che chiedono la disdetta della Convenzione del 1974, nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri (per dire: un postulato del sottoscritto venne anche approvato dal Consiglio nazionale) eccetera ce ne sono a bizzeffe, mentre del PLR…?

L’esclusiva PLR

Visto poi che il presidente cantonale liblab solleva il tema delle “esclusive”: l’ex partitone un’esclusiva in effetti ce l’ha. Quella di aver pubblicamente dichiarato, per bocca dell’allora presidente cantonale Fulvio Pelli, quando si trattava di votare sui fallimentari accordi bilaterali, che“grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno trovare lavoro a Milano”.Abbiamo visto come è andata a finire: 65’500 frontalieri lavorano in Ticino a scapito dei giovani ticinesi; per non parlare dei permessi B autentici o farlocchi, dei padroncini, eccetera.

Sicché, i signori dell’ex partitone abbiano almeno la decenza di non prendere la gente per scema. Perché sono proprio gli ultimi che possono permettersi di ergersi (naturalmente solo da qui ad aprile: dopodiché, passata la festa, gabbato lo santo) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato.

Lorenzo Quadri

Accordo sui frontalieri: Leider “Boccalone” Ammann!

Malgrado tutte le fregature, il ministro liblab ancora si beve le promesse italiche

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Il ministro liblab dell’economia, Johann “Leider” Ammann, dopo essersi fatto un giretto enogastronomico nel Belpaese, al rientro dichiara in toni trionfalistici: la firma del famigerato accordo sulla fiscalità dei frontalieri è  “questione di pochi mesi” (sic!) garantisco io! Me l’ha assicurato Carlo Calenda!

Calenda chi?

Ossignùr, “Leider” Ammann, Calenda chi? Chi sarebbe costui? Un ministro del governo Gentiloni, peraltro già in scadenza; un tizio che nessuno conosce – nemmeno nel Belpaese! E sarebbe questo il garante della firma? O Johann (Giuànn per gli amici): a parte il fatto che la ratifica deve passare dal parlamento italico che delle dichiarazioni del Calenda se ne impipa: com’è possibile che tu non abbia ancora capito l’antifona? Ogni volta l’interlocutore italico di turno, spesso e volentieri senza alcuna voce in capitolo, rabbonisce lo svizzerotto spergiurando che  “l’è tüt a posct”. E lo svizzerotto si fa  infinocchiare. Va da sé che le  promesse vengono puntualmente disattese. E come si giustifica l’interlocutore d’Oltreramina? “Ma non dipende da me, ma è un altro ministero, ma sono le Regioni, ma è il parlamento, ma è colpa della richiesta del casellario, delle tempeste astrali, del Gigi di Viganello, dei tatuaggi della Belen,…”.

Il teatrino si ripete

Quante volte abbiamo assistito a questo squallido teatrino? Cinque? Dieci? Venti? E a Berna non hanno ancora capito l’andazzo?

Il buon “Leider” Ammann, come ministro dell’economia, magari dovrebbe sapere che la vicina Penisola ha semplicemente gettato nel water la famosa road map, ed in particolare la possibilità per le banche svizzere di operare nel Belpaese. Se per lavorare con i clienti italiani le banche ticinesi dovranno spostare fisicamente gli uffici al di là della ramina, indovinate un po’ quale sarà la conseguenza? Esatto, ulteriori licenziamenti di massa sulla piazza finanziaria ticinese! Centinaia – o migliaia! – di disoccupati in più in Ticino! Mentre i vicini a sud continuano ad invaderci con frontalieri e padroncini e se la ridono a bocca larga!

La sveglia non suona mai?

Ma cosa deve ancora succedere perché qualche alto papavero bernese si accorga finalmente che il Belpaese non ha alcuna intenzione di far fronte ai propri impegni con la Svizzera? “Leider” Ammann crede veramente che in pieno clima elettorale i politicanti d’Oltreconfine decideranno di tassare di più i frontalieri, perdendone così i voti? Ma il Ministro liblab dell’economia mangia pane e volpe a colazione?

Da oltre tre anni…

La storiella della “firma imminente dell’accordo sui frontalieri” la sentiamo da ben oltre tre anni. Era infatti il giugno del 2014 quando l’ (allora) CF del 5% Widmer Schlumpf promise alla Deputazione ticinese a Berna la firma “nel giro di pochi mesi” . In caso contrario, disse a chiare lettere la ministra, ci sarebbero state “misure unilaterali” della Confederazione nei confronti dell’Italia. Certo, come no! Di firme neanche l’ombra e di “misure unilaterali” ancora meno. Del resto, solo un allocco poteva credere che un Consiglio federale che ha fatto della calata di braghe “sempre e comunque” il proprio modus operandi abituale avrebbe preso delle misure di ritorsione contro il Belpaese (o contro chicchessia). Altro che ritorsioni: togliamo addirittura le castagne dal fuoco alla vicina Repubblica in materia di caos asilo, facendoci carico di finti rifugiati che non ci spettano, perché “bisogna (?) aiutare l’Italia”.

Visti i precedenti, come “Leider” Ammann possa dichiarare, gongolante, che l’accordo sui frontalieri sarà cosa fatta nel giro di qualche mese (magari calcolato secondo l’anno di Plutone, che dura 248 anni terrestri?), e questo a seguito delle “rassicurazioni” ricevute da uno sconosciuto ministro in scadenza,  supera ogni umana comprensione.

Lorenzo Quadri