Perché non manifestano in dogana?

 

In queste settimane va assai di moda il populismo climatico. L’emittente di regime RSI, nemica giurata dei populismi ma solo quando sono di “destra”, quello climatico lo pistona ad oltranza. Obiettivo: sostenere elettoralmente gli amici dell’area politica “giusta”. Cioè quella di $inistra e di centro-$inistra; la stessa cui appartiene l’86% dei giornalisti della SSR. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, il canone più caro d’Europa lo paghiamo per finanziare campagne di marketing politico spacciate per “servizio pubblico”.

Distrazione di massa

Come scritto più volte, a pilotare il populismo climatico ci sono persone ed organizzazioni che si fanno gli attributi di platino. Senza contare l’operazione “distrazione di massa” da altri temi ben più scomodi. Di modo che, mentre si pontifica su emissioni e su CO2 – con politicanti che, sperando di cavalcare l’onda, s’improvvisano esperti in questioni di cui in realtà non capiscono una beata cippa –  la casta è libera di svendere la Svizzera all’UE tramite sconcio accordo quadro istituzionale. Il quale, tra l’altro, ci porterà in casa i TIR europei da 60 tonnellate. Ma per gli ecologisti nostrani “l’è tüt a posct”: bisogna firmare il trattato!

Automobilisti ancora sulla graticola

Inutile dire che le prime vittime del populismo climatico sono i soliti sfigati automobilisti, finiti nuovamente sulla graticola: come se non fossero già criminalizzati, vessati e munti a sufficienza. Con l’arrivo al DATEC della nuova Capa dell’area “giusta” – la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga – i burocrati ro$$overdi del Dipartimento si sono scatenati. Al vaglio del Consiglio federale c’è ora un piano di “promozione del trasporto pubblico” che è, ad onta delle intenzioni dichiarate a beneficio dei fessacchiotti, un puro e semplice piano di persecuzione di chi necessita dell’automobile per lavorare. La mobilità individuale, che dovrebbe essere un diritto, sotto la dittatura del politikamente e climaticamente korretto è diventata un reato.

Ad Autonassa…

Ancora ieri in varie città svizzere si è tenuto un flashmob – va di moda – sul clima. Anche a Lugano; non a caso, in contemporanea (poteva esserci occasione più ghiotta?) di Autonassa, storica manifestazione luganese a giusto titolo sostenuta anche dall’ente pubblico.

Tra le richieste dei manifestanti, era scontato, l’espulsione delle auto dal centro città. Come se una simile mossa, oltre a desertificare il centro medesimo, potesse portare un qualche beneficio al bilancio ambientale.

Perché non in dogana?

A lasciare stupefatti è però una cosa. Come mai il flash mob viene organizzato ad Autonassa, tra i veicoli spenti che non inquinano? Con un minimo di coerenza, la manifestazione doveva essere organizzata in dogana, la mattina di un giorno feriale, così da bloccare i 65’000 frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina.Perché questa è la causa del collasso viario ed ambientale del nostro Cantone.

Ah già: ma contestare la devastante libera circolazione delle persone non è politikamente, e quindi nemmeno climaticamente, korretto.  L’invasione da sud non inquina; ma quando mai!

Lorenzo Quadri

 

 

E dàgli con la fregnaccia della “Svizzera razzista”!

La spennacchiata manifestazione di un collettivo ha “animato” ieri il centro di Berna

 

Quale evento ha animato l’uggioso pomeriggio bernese di ieri, sabato quattro febbraio? Ma una bella manifestazione contro il razzismo (?). Bella si fa per dire, dal momento che si è trattato piuttosto di un gruppetto di qualche centinaio di persone, quindi non propriamente folle oceaniche. Naturalmente la copertura mediatica da parte dei portali di regime è stata ampiamente sovradimensionata. Vedremo i giornali odierni. Ma d’altra parte non solo le pagine cartacee, ma anche quelle web, con qualcosa bisogna pur riempirle. E se c’è l’occasione di montare la panna sull’inconsistente problema del razzismo in Svizzera, con l’intento di indottrinare e colpevolizzare il popolo  becero che vota sbagliato… tanto di guadagnato!

Tutti dentro

Gli organizzatori del  non propriamente epocale evento bernese erano, ça va sans dire, dei $inistrorsi del “devono entrare (e rimanere) tutti”. Non è una battuta. Il collettivo organizzatore si chiama proprio così: “Bleiberecht für Alle”, diritto di restare per tutti. Naturalmente di restare a carico del contribuente, mica degli organizzatori. Che le tasse forse nemmeno le pagano. Magari perché loro stessi sono a carico.

Fanfaronate

Ma ad urtare sono le fantasiose tesi che il collettivo tenta goffamente di sdoganare, con la fattiva collaborazione dei media di regime. “In Svizzera c’è un problema di razzismo – fanfaronano i manifestanti in un comunicato – la discriminazione e la stigmatizzazione degli stranieri (?) sono profondamente ancorate (uella) nella società elvetica”.

Uhhh, che pagüüüüraaa! Ma come ci sentiamo in colpa! Tutti ad auto fustigarsi in pubblica piazza, meglio se a 10 gradi sotto zero!

Paese razzista?

Ma gli spalancatori di frontiere non sono ancora stufi raccontare sempre le stesse fregnacce ideologiche smentite dalle cifre?

Già perché, secondo costoro, un paese come la Svizzera, che ha il 25% di stranieri (in Ticino siamo addirittura al 30%, a Lugano al 37%) sarebbe un paese razzista. Un paese come la Svizzera, dove ogni anno vengono naturalizzate 40mila persone (quanti i non integrati?) ovvero in proporzione il quadruplo che in Germania, sarebbe un paese razzista. Un paese che spende miliardi del contribuente per l’asilo ed altri miliardi in aiuti all’estero, sarebbe un paese razzista. Un paese che nel 2016 ha fatto entrare 40mila migranti economici – quando in Spagna ne sono arrivati poco più di 15 mila! – sarebbe un paese razzista. Un paese che tiene le frontiere spalancate mentre perfino all’interno dell’UE sospendono l’applicazione dei disastrosi accordi di Schengen, è un paese razzista. Un paese dove un rifugiato riceve dallo Stato più soldi di un anziano con la sola AVS, sarebbe un paese razzista. Un paese dove ci sono famiglie di asilanti che costano all’ente pubblico 60mila Fr al mese, sarebbe un paese razzista. Un paese che si rifiuta di espellere perfino i terroristi islamici se questi si troverebbero in pericolo ritornando nella loro nazione d’origine, sarebbe un paese razzista. Dobbiamo continuare?

Bravi kompagni del collettivo “devono rimanere tutti”. Avete fatto il vostro verso contro gli svizzerotti chiusi e xenofobi, che magari mantengono pure qualcuno di voi. Adesso potete tornare soddisfatti al centro sociale a fumarvi quel che più vi aggrada.

Lorenzo Quadri