Frontalieri sempre più su. E con la scuola ro$$a…

Nel Mendrisiotto sono la maggioranza. Grazie a Bertoli, nuova ondata di docenti italici?

 

Ma guarda un po’: nel Mendrisiotto la maggioranza dei lavoratori è composta da frontalieri. Il dato, pubblicato nei giorni scorsi dall’UST (Ufficio federale di statistica)  è riferito al dicembre 2016. Nel frattempo la situazione non può che essere peggiorata. Se inoltre si considera il mercato del lavoro ticinese nel suo complesso, ci si accorge che la maggioranza dei lavoratori, in questo sfigatissimo Cantone, è straniera. Poi qualcuno ha ancora il coraggio di negare che sia in corso un’invasione. Di blaterare che sono tutte balle della Lega populista e razzista. Che “sono solo percezioni”.

Per questa situazione sappiamo bene chi ringraziare: ossia il triciclo PLR-PPD-P$ con la libera circolazione.

Ultracinquantenni

Di recente abbiamo pure visto che tra il 2010 al 2017 i frontalieri ultracinquantenni sono raddoppiati. E sono raddoppiati, oltretutto, nel settore terziario. Ma guarda un po’: se un ticinese perde il lavoro a più di 50 anni – a maggior ragione a più di  55 – gli si dice che “sa po’ fa nagott”: gli toccherà andare in disoccupazione prima e, con tutta probabilità, in assistenza poi. Perché costa troppo, perché non lo assume più nessuno, perché questo e perché quello.

Se però arrivi da Oltreramina… ecco che la prospettiva cambia! Anche se hai più di 50 anni, il lavoro in Ticino lo trovi. Perché trovi chi ti assume. Magari perché è un tuo compaesano. Ed infatti, con l’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, capita – ed anche in aziende pubbliche e parapubbliche – che i responsabili del personale siano  frontalieri. Le conseguenze sulla politica delle assunzioni sono facili da immaginare.

Per questo ringraziamo la libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-PS. Per colpa sua, i ticinesi sono discriminati in casa propria.

La proposta

Vista la situazione, è dunque opportuno sostenere, a livello federale, la proposta di versare la disoccupazione fino all’età della pensione a chi rimane senza lavoro dopo i 55 anni di età. Questo per evitare ai lavoratori “anziani” di passare per l’assistenza. Ma c’è da scommettere che l’ex partitone sarà contrario. Come finanziare la misura? Facile: basterà tagliare sugli aiuti all’estero, sulle prestazioni sociali ai migranti economici  e sui regali alla fallita UE. I soldi pubblici ci servono in patria, dove gli spalancatori di frontiere hanno generato povertà e disoccupazione. Ci servono in patria e ci servono per gli svizzeri.

A proposito di aiuti all’estero: il famigerato regalo da 1.3 miliardi di franchetti che i camerieri bernesi di Bruxelles vorrebbero offrire all’UE da un po’ di tempo è sparito dai radar. Non se ne sente più parlare. Gatta ci cova. Non vorremmo che arrivasse, improvvisa, qualche brutta sorpresa. Perché da certi calatori di braghe compulsivi ci si può solo attendere il peggio.

Il nuovo regalo

La Scuola che verrà è l’ennesimo regalo ai frontalieri. Nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata dalle urne, le competenze dei ragazzi ticinesi verrebbero livellate verso il basso. La formazione scadrebbe. Quale miglior pretesto per datori di lavoro  che se ne impipano del territorio per assumere frontalieri a go-go? Già ci pare di sentire il ritornello: “I ticinesi non sono abbastanza formati”! Vogliamo davvero fare anche questo regalo ai vicini a sud? Non solo: la scuola che verrà è un enorme piano occupazionale pagato dal contribuente ticinese. Costo minimo: almeno 35 milioni all’anno. Trasformando la scuola in un servizio sociale, il kompagno Bertoli mira ad assumere docenti ed altre figure professionali a gogo. Tuttavia in Ticino non ci sono abbastanza insegnanti per le esigenze della scuola ro$$a. Sicché, nella malaugurata ipotesi in cui la riforma bertoliana dovesse venire approvata dai cittadini, i docenti verrebbero semplicemente importati in grande stile dal Belpaese. Oltreconfine si stanno già leccando i baffi. Avanti con l’assalto alla diligenza della scuola ticinese? E secondo la partitocrazia, a noi tutto questo dovrebbe andar bene? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”. Se non l’avete ancora fatto, sfruttate queste ultime ore a disposizione per votare NO alla Scuola che (speriamo non) verrà!

Lorenzo Quadri

 

 

Mendrisiotto: più 87% di rapine E le frontiere rimangono aperte?

Ricorre oggi il primo anniversario della chiusura in prova dei valichi secondari

Ma guarda un po’! Nell’anno di (dis)grazia 2017, in Ticino il numero delle rapine, in generale, è sceso dell’11%. Si vede che il Dipartimento delle Istituzioni diretto dal leghista Norman Gobbi lavora bene. E c’è da ritenere che anche la richiesta del casellario abbia giocato un ruolo! Infatti grazie a questa richiesta è stato possibile sventare l’arrivo in Ticino di decine di delinquenti pericolosi, in particolare dal Belpaese (i permessi negati erano una settantina ad inizio dello scorso anno; oggi la cifra è certamente almeno raddoppiata).

Soldatini

E dire che i Consiglieri di Stato della partitocrazia triciclata PLR-PPD-P$$ erano pronti a calare le braghe sul casellario. Costoro, infatti, si fanno schiacciare gli ordini dai camerieri dell’UE in Consiglio federale, esponenti della medesima partitocrazia, i quali se ne sbattono del Ticino (della nostra sicurezza, del nostro mercato del lavoro, eccetera…). La loro priorità è andare d’accordo con il Belpaese e farsi belli con i padroni di Bruxelles. Bravi! I Consiglieri di Stato del triciclo, invece di fare gli interessi del Ticino, fanno i soldatini della partitocrazia federale.

Tornando ai dati sulle rapine: che esse siano diminuite dell’11% a livello cantonale è senz’altro positivo. Peccato che però nel Mendrisiotto le rapine siano invece aumentate dell’87%, ossia quasi raddoppiate. Come mai? Non sarà per colpa delle frontiere spalancate, nevvero?

Primo anniversario

Come ricordato la scorsa settimana: proprio oggi, primo aprile, ricorre il primo anniversario  della messa in vigore della chiusura notturna in prova dei tre valichi secondari (Pedrinate, Novazzano-Marcetto, Ponte Cremenaga) a seguito dell’approvazione da parte delle Camere federali della mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani.  La misura fu accompagnata da assordanti starnazzamenti da parte italica. I politicanti d’Oltreramina colsero al volo l’occasione per strillare ed ottenere visibilità. Ben supportati, in questo, dalla stampa del Belpaese. La quale del Ticino non capisce una mazza. E questo non vale solo per i media scandalistici, ma anche per quelli cosiddetti seri.

“valutare”… cosa?

Ribadiamo: la decisione parlamentare prevede la chiusura, tra le 23 alle 5, di tutti i valichi secondari. Tutti e non tre. Chiusura definitiva e non in prova. Quindi fin dall’inizio la Confederella non ha giocato molto pulito, per usare un eufemismo. Unica nota positiva: il buon Maurer se ne è sbattuto delle proteste italiche e ed ha tirato dritto sulla chiusura.

La sperimentazione, come sappiamo, è terminata in ottobre. Tra l’altro il Ticino non venne nemmeno avvisato (ultima ruota del carro?). E da allora? Silenzio. Citus mutus. “Dobbiamo valutare”, blaterano burocrati bernesi. Ah ecco. Ma come: i sei mesi di prova non erano “per valutare”? E invece non è stato fatto? E quanti mesi ci vogliono adesso “per valutare”?

Anche “quello che mena il gesso” a questo punto sente puzza di bruciato. Qualcuno immagina forse di mettere la chiusura notturna dei valichi secondari nel dimenticatoio? O vuoi vedere che le uniche decisioni che a Berna vengono rese immediatamente operative sono quelle che mirano a penalizzare il solito sfigato automobilista, vedi il bidone Via Sicura?

Siamo proprio “svelti”

Comunque, pare evidente che quell’aumento delle rapine dell’87%  nel Mendrisiotto a fronte di una diminuzione in generale, dipende dalle frontiere spalancate. E dimostra che è lì che bisogna intervenire; e nel modo più ampio possibile.

I rapinatori entrano in macchina dai valichi incustoditi, mettono a segno il colpo e poi si dileguano nel Belpaese. Dobbiamo dunque procedere con la chiusura notturna delle frontiere, questo è certo. Ma non solo. Perfino il Ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer ha detto che bisogna sospendere Schengen e reintrodurre i controlli sistematici sul confine. E intanto noi svizzerotti fessi, per paura di farci accusare di  “chiusura e razzismo” da qualche funzionarietto di Bruxelles o da qualche cadregaro d’Oltreramina, rinunciamo a difendere la nostra sicurezza?

Più 87% di rapine nel Mendrisiotto, una decisione del parlamento federale di chiudere i valichi secondari di notte, ma noi manteniamo le frontiere spalancate? Certo che siamo proprio dei grandi sveltoni!

Lorenzo Quadri

 

Il lavoro in Ticino affonda tra i “sa po’ fa nagott”

Nel Mendrisiotto il tasso di frontalieri ha probabilmente già raggiunto il 60%

 

Nel Mendrisiotto la situazione, per quel che riguarda il frontalierato, degenera sempre di più.

Già nel 2014 i frontalieri rappresentavano il 55.6% degli occupati nel distretto. Non ci vuole un grande sforzo di fantasia per immaginare che la cifra, costantemente in crescita, sia ancora aumentata, e che adesso navighi attorno al 60%.

Ora, se qualcuno crede di venirci a raccontare che, in una situazione del genere, “l’è tüt a posct”, forse non è ben in chiaro. Oppure ci prende per scemi.

Da nessun’altra parte al mondo…

Ci piacerebbe sapere in quale altro paese, in nome del masochistico rispetto di accordi internazionali bidone, si sarebbe tollerato che la situazione degenerasse fino a questo punto.

Non certo nella vicina  Penisola, dove, è bene ricordarlo, contro “Prima i nostri” strillano come aquile, tentando di farci passare per razzisti (lo schema è sempre lo stesso: ricatto morale per ottenere l’apertura delle frontiere), ma poi non si fanno problemi a contingentare i frontalieri croati.

E nemmeno in Gran Bretagna. Oltremanica il voto sulla Brexit viene preso sul serio. Lì la preferenza indigena (Prima i nostri) è stata esplicitamente formulata dalla ministra dell’Interno Rudd. La quale, dopo aver ribadito che la manodopera estera nel Regno Unito deve andare solo a colmare delle lacune, e non ad occupare posti di lavoro per i quali ci sarebbero candidati inglesi, ha anche annunciato un giro di vite sui visti, compresi quelli degli studenti.

Inchieste taroccate

In Ticino invece il Mendrisiotto si ritrova con il 60% dei lavoratori frontalieri eppure, secondo gli spalancatori di frontiere, va tutto bene. Opporsi? Giammai! Il dumping non esiste. La sostituzione non esiste.

L’IRE ci ha stuccato 50mila franchetti (il costo lo abbiamo appreso di recente) per uno studio, realizzato da ricercatori frontalieri, da cui, chissà come mai, emerge che il frontalierato in Ticino non è un problema. E noi quell’indagine l’abbiamo anche pagata! Malgrado ciò, non possiamo nemmeno permetterci di contestarla: sarebbe reato di lesa maestà!

L’Ufficio di collocamento

Del resto la dimostrazione che la sostituzione di lavoratori residenti con frontalieri in Ticino esiste eccome, arriva proprio dall’Ufficio regionale di collocamento. L’URC, con sindacati e associazioni di categoria, ha di recente presentato un nuovo piano per combattere la disoccupazione tra gli impiegati di commercio, che è letteralmente esplosa a seguito della libera circolazione. Ed  è esplosa perché il “mercato” assume residenti in Italia. Ed in particolare lo fanno le numerose aziende in arrivo dal Belpaese che si insediano  sul nostro territorio per sfruttarne le vantaggiose condizioni quadro (fiscalità, sicurezza…) ma poi assumono solo frontalieri, così li pagano meno. Una realtà ammessa anche dal direttore del Centro di competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe in una recente intervista.

E’ chiaro che, in un contesto dove si possono ingaggiare economisti laureati alla bocconi e poi farli lavorare a tempo pieno per 2000 Fr al mese (o in alternativa: assunzione al 50% a 2000 Fr al mese, ma grado d’occupazione reale del 100%) gli impiegati di commercio ticinesi non hanno chances.

Lo studio imboscato

Da un interessante studio realizzato dall’Ufficio cantonale di statistica nel 2014 emerge un dato significativo, che  per qualche misterioso motivo la stampa di regime non cita mai. Ossia che il profilo dei nuovi frontalieri è sempre più simile a quello dei ticinesi. Quindi, altro che “complementari”, altro che la patetica barzelletta dei “profili che non si trovano”, altro che la fetecchiata dei “lavori che i ticinesi non vogliono più fare”. La realtà è quella del soppiantamento.

Una sola risposta

A queste situazioni ci può essere una sola risposta. Non il “sa po’ fa nagott” che abbiamo sentito per troppi anni, durante i quali la situazione del mercato del lavoro ticinese è denegerata. E nemmeno la fandonia dei “Bilaterali irrinunciabili”: ormai non ci credono più nemmeno gli ambienti economici. No: la risposta è la preferenza indigena.

Lorenzo Quadri

Mendrisiotto, invasione da sud! Urge “Prima i nostri”!

Già nel 2014 erano il 55.6% dei lavoratori: lo dice l’UST, non la Lega populista e razzista

 

Ah beh, poi dicono che non è vero che c’è l’invasione da sud, che sono tutte balle della Lega populista e razzista! Intanto l’ultimo rilevamento dell’Ufficio federale di statistica (UST), che fotografa la situazione nel 2014, presenta dati allucinanti. Nel Mendrisiotto i frontalieri sono il 55.6% della forza lavoro. O meglio, lo erano nel 2014. Nel frattempo la percentuale è di certo aumentata. Basti pensare che al termine del 2013 i frontalieri nel distretto erano il 53.8%, un anno dopo avevano già raggiunto il 55.6%.

Il record distrettuale lo detiene Stabio, dove la percentuale di frontalieri tra gli occupati è passata, dal 2013 al 2014, dal 62.9% al 67.9% (!).

Poco ma sicuro che in nessun altro paese al mondo si trovano cifre del genere! Altro che la fetecchiata dei “Ticinesi razzisti”!

Infine l’andamento dei posti di lavoro nel Mendrisiotto nel periodo di riferimento: sono stati creati  2228 nuovi impieghi, ma i frontalieri sono aumentati di 1933 unità. Traduzione: pressoché tutti i nuovi posti di lavoro sono andati a frontalieri! Sicché le attività che arrivano in questo sempre meno ridente Cantone, spesso gestite da italiani, assumono solo frontalieri. Quindi generano traffico e consumano territorio, ma non creano impieghi per i residenti. I benefici occupazionali vanno alle province di confine. A noi restano i danni sociali e ambientali; semmai, quale magra consolazione, un po’ di imposte alla fonte.

I posti di lavoro creati…

Altro dato interessante: alla fine del 2014 a Mendrisio ad offrire il maggior numero di impieghi erano le imprese del terziario con meno di 10 dipendenti. Quindi arrivano ditte italiane attive nel terziario che assumono solo frontalieri.  Ovviamente per pagarli meno. Non certo per mancanza di candidati in Ticino.  E  magari importano pure la “cultura imprenditoriale” tipica del Belpaese (lavoro nero, percentuali occupazionali farlocche, eccetera). Sempre più spesso con epilogo di fallimento, stipendi non pagati e “puff” vari.

Interessante notare che le cifre dell’UST sono riportate sul Corriere del Ticino. Che però si diletta in editoriali  volti a far credere che in regime di libera circolazione l’è tüt a posct; che i ticinesi stanno bene in quanto il gettito cresce (quello complessivo, mica il pro capite!); che le statistiche farlocche della SECO sono oro colato. Da un lato gli editoriali di propaganda politica pro-Bilaterali. Dall’altro la cronaca che li sbugiarda. Ma se al Corriere va bene così…

Avanti con “Prima i nostri”

Il fatto che nel Mendrisiotto già nel 2014 i frontalieri fossero il 55.6% della forza lavoro conferma che l’invasione da sud è una realtà. Mica un’ invenzione della Lega populista e razzista, come vorrebbero far credere i partiti storici – quelli che hanno imposto la libera circolazione – ed i loro galoppini della stampa di regime.

Prima i nostri, che è perfettamente conforme alla Costituzione federale (articolo 121 a) deve diventare realtà in tempi brevi. I vicini a sud rumoreggiano, starnazzano al “razzismo” (perché, esiste una razza italiana?) ed inveiscono contro il voto democratico dei ticinesi? Peggio per loro. Dovessero inventarsi una qualche “ritorsione” (uhhhh, che pagüüüüraaaa!) cominciamo col decidere di bloccare immediatamente i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri.

Il caso Vernier

Se poi l’applicazione di “Prima i nostri” dovesse far partire dal Ticino qualche azienda italiana che assume solo frontalieri, non porteremo di certo il lutto. Le attività imprenditoriali sono benvenute, ma devono creare occasioni di lavoro per i residenti. Al proposito ricordiamo il caso del comune ginevrino di Vernier che già alcuni anni fa autorizzò Ikea a realizzare uno stabilimento sul proprio territorio, a patto però che il grande magazzino si impegnasse ad assumere almeno il 40% di dipendenti tra i residenti nel Comune (!). Poi sulle percentuali si può disquisire; ma la strada è certamente giusta.  Il tempo del Ticino valvola di sfogo per i problemi occupazionali del Nord Italia deve finire. La libera circolazione va limitata: lo ha detto anche l’ex vicepresidente della BNS Jean-Claude Danthine.  Questo hanno deciso gli svizzeri, questo hanno ribadito i ticinesi lo scorso 25 settembre, e questo deve essere fatto.

Lorenzo Quadri