“I disoccupati svizzeri? Si mettano in assistenza!”

Il  Consiglio federale sul perché bisognerebbe promuovere l’assunzione di asilanti 

Ancora una volta, la kompagna Simonetta ed i suoi ro$$i burocrati dimostrano di preoccuparsi solo degli stranieri, meglio se immigrati clandestinamente

Certo che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e le sue truppe cammellate della SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, ne combinano peggio di Bertoldo!

Come noto l’ultima geniale pensata di lor$ignori è quella di progettare di spendere 130 ulteriori milioni all’anno nell’illusione di collocare professionalmente i finti rifugiati, dando soldi a chi li assume.

Quando si tratta di aslinati…

Ah ecco. Di collocare gli svizzeri – magari i ticinesi finiti in assistenza a seguito della devastante libera circolazione voluta dalla partitocrazia – la kompagna Consigliera federale se ne impipa. Quando si tratta di finti rifugiati, invece, ecco che si inventano le misure straordinarie. Che di straordinario hanno solo il costo. Infatti, alla spesa pubblica miliardaria già  cagionata annualmente dai finti rifugiati, si aggiungeranno 130 milioni di Fr all’anno in più.

A scapito dei residenti

Poiché i posti di lavoro non si moltiplicano come i pani ed i pesci biblici, non ci vuole inoltre molta fantasia per immaginare che le eventuali assunzioni di asilanti andrebbero a scapito dei residenti. Sull’esito di questi inserimenti professionali è ancora più facile fare pronostici. La massima parte dei sedicenti rifugiati non sono né integrati, né integrabili. In Ticino l’85% di quelli tra loro che potrebbero lavorare, non lo fanno. Il numero di eritrei in assistenza è cresciuto di quasi il 2300% (sic!) nel giro di otto anni.

Pagare di più per…

Nel nostro Cantone dunque, mentre imperversa la sostituzione di residenti con frontalieri, dovremmo pagare ancora di più per inserire professionalmente – con i nostri soldi – non già i ticinesi, ma i finti rifugiati. Proprio vero che siamo diventati l’ultima ruota del carro in casa nostra, e per questo sappiamo chi ringraziare.

Di conseguenza,  chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale, che dovrà essere votata dal parlamento, in cui si chiede che il dipartimento Sommaruga rinunci all’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) ed impieghi i 130 milioni “di collocamento” per gli svizzeri invece che per i finti rifugiati.

La presa di posizione del Consiglio federale sulla mozione è arrivata nei giorni scorsi. Più che una presa di posizione, si tratta di una presa per i fondelli.

Infatti i burocrati della Simonetta riescono a raccontare che la misura servirebbe a ridurre la spesa sociale provocata dagli asilanti. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? La nazionalità maggiormente rappresentata tra i presunti profughi presenti in Svizzera è quella eritrea. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Quindi vanno rimpatriati. Solo così si riduce la spesa sociale! Altro che inserimenti professionali!

Accordi di riammissione

Ma perché questi rimpatri non avvengono? Perché l’Eritrea, chissà come mai, non ne vuole sapere di firmare accordi di riammissione con la Confederella. Però incassa i ricchi aiuti internazionali pagati dagli svizzerotti. Sicché il buon KrankenCassis, invece di pensare allo sconcio accordo quadro istituzionale, cominci a concludere un accordo di riammissione con Asmara che ci permetta di rimandare a casa loro i finti rifugiati eritrei! Come detto, l’unico modo per ridurre la spessa sociale provocata dagli asilanti è questo.

Più attrattivi

Oltretutto, facendo balenare l’ipotesi di collocamenti, non si fa che aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Ma è evidente che è proprio questa l’intenzione della kompagna Simonetta. La quale infatti vuole ingrandire il centro asilanti di Chiasso. E non di poco, ma di circa il 50%. Lo scopo può essere uno solo: fare arrivare da noi sempre più finti rifugiati! Il business ro$$o dell’asilo deve prosperare!

Ennesima conferma

Addirittura oltraggiosa è la parte di presa di posizione del Consiglio federale sul perché, invece di spendere per integrare gli asilanti, non si usano invece i soldi per promuovere l’assunzione di svizzeri. In particolare nelle regioni di frontiera devastate dal frontalierato. Dice al proposito il Consiglio federale: “su questo fronte si fa già abbastanza! Gli svizzeri possono beneficiare dell’ assistenza”!

Davanti a simili  boiate, ci si può solo mordere la lingua. Esse costituiscono l’ennesima conferma di come, per i politicanti $inistrati, contino solo gli stranieri; ancora meglio se immigrati clandestinamente. Gli svizzeri? Chissenefrega!

Comunque, vedremo cosa deciderà il Consiglio nazionale sui 130 milioni per sussidiare le assunzioni di finti rifugiati. Dimostrerà maggior buonsenso della Simonetta ed accoliti, oppure ancora una volta il triciclo PLR-PPD-P$$ deciderà control’interesse dei cittadini elvetici?

Lorenzo Quadri

 

Patto ONU sulla migrazione La lucidità è durata poco

La Commissione di politica estera dice che “bisogna” sottoscrivere l’ennesima ciofeca

Come c’era da aspettarsi, lo sprazzo di lucidità della partitocrazia a proposito del patto ONU sulla migrazione non è durato a lungo!

Il venerdì della scorsa settimana, la commissione delle istituzioni politiche del consiglio nazionale, dove siede anche la leghista Roberta “Pardopanty” Pantani, ha detto njet alla firma dell’ennesimo accordo internazionale del piffero. La sottoscrizione dovrebbe tenersi l’11 dicembre a Marrakech.

Il Consiglio federale, che non appena sente le parole “accordo internazionale” corre ad abbassarsi le braghe fin sotto i talloni con riflessi degni dei famosi cani di Pavlov, aveva tentato, per l’ennesima volta, di prendere la gente per i fondelli. La tesi usata questa volta è che si tratterebbe di “un accordo non vincolante”, che non intaccherebbe in nulla la nostra sovranità, e avanti con le favolette.

Non ci crede più nessuno

A simili fregnacce non crede più nemmeno il Gigi Piantoni. Di accordi internazionali non vincolanti non ne esistono. Prima o poi tutti lo diventano. E non solo diventano vincolanti ma poi – vedi il bidone-Schengen – si evolvono. Ovvero, si gonfiano come rane. Andando a coprire sempre nuovi settori. Così accade che, tanto per citare un esempio noto a tutti, con la scusa che si tratta di un “acquis” di Schengen, il triciclo PLR-PPD-P$$ pretende di disarmare i cittadini onesti. Il referendum contro questa ennesima boiata della casta è in corso: firmate tutti!

La conseguenza…

Con il patto ONU sulla migrazione è evidente che accadrà la stessa cosa. E se gli spalancatori di frontiere hanno una voglia matta di firmare, è perché la conseguenza sarà (prima o poi, più prima che poi) l’obbligo, per gli svizzerotti, di accogliere sempre più finti rifugiati. Così il business ro$$o dell’asilo si gonfia, ed i compagni di merende della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga sono felici e beati!

Se firmare o non firmare fosse la stessa cosa, perché i burocrati del Consiglio federale vogliono sottoscrivere? Potrebbero benissimo NON farlo e non cambierebbe nulla. Ma evidentemente le cose non stanno così. Ed infatti, ma guarda un po’, l’Austria ha deciso di non firmare il patto-ciofeca dell’ONU. Il motivo?  Vienna “difende la propria sovranità”. Kompagna Simonetta e doppiopassaporto KrankenCassis asfaltati! La stessa decisione dell’Austria l’hanno presa, ma guarda un po’, la Croazia, l’Ungheria, gli USA. Altri probabilmente seguiranno.

La sorpresa

Come detto, il venerdì della scorsa settimana la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale con comoda maggioranza (15 a 9: chi saranno i 9?) ci aveva sorpresi in positivo, decidendo di raccomandare al CF di nonsottoscrivere il patto ONU. Con un imbarazzante retrofront, il ministro degli esteri PLR si è affrettato a dichiarare che “se non si firma subito non è un problema”. Come già scritto la scorsa domenica, il buon Cassis non ha forse capito che non si tratta di tirarla in lungo. Si tratta di NON firmare. La Svizzera non deve sottoscrivereil patto ONU sulla migrazione. Né tra un mese, né tra un anno, né mai.

Vita breve

Ma, come c’era da temere, l’invero sorprendente sprazzo di lucidità bernese ha avuto vita breve. Di fatto, solo un fine settimana. Ben presto sono ripiombate le tenebre. Lunedì ci hanno pensato i soldatini della casta incadregati nella Commissione di politica estera del Consiglio nazionale a riconfermare il calabraghismo. Questa Commissione ha infatti deciso, per 14 voti contro 10 ed un’astensione, che il patto ONU sulla migrazione va invece firmato. Giù le braghe! Questa è la partitocrazia che conosciamo fin troppo bene!

Commissioni da rottamare

Certo che queste commissioni di politica estera delle Camere federali sono una vera catastrofe: quella degli Stati decide, con il voto determinante del presidente, EuroSenatore Pippo Lombardi (PPD), che bisogna regalare 1.3 miliardi alla fallita UE. Senza alcun obbligo né contropartita. Ma unicamente “per oliare”. Ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara, spiattellando pubblicamente l’inciucio PLR-PPD corre sollecito in soccorso dell’EuroSenatore; e dichiara, dalle colonne del CdT, che gli svizzerotti devono calare le braghe davanti all’UE, sempre e comunque: chi osa sostenere il contrario è un povero pirla. E questo sarebbe il partito che in aprile brama di raddoppiarsi le cadreghe nel governicchio cantonale? Ossignùr!

A breve distanza dalla scellerata decisione della Commissione di politica estera degli Stati a favore della marchetta all’UE, arriva quella del Nazionale che, tranquilla come un tre lire, vota a favore della firma del patto ONU sulla migrazione. Il che equivale a rottamare un altro pezzo della nostra sovranità.

Visto che le elezioni federali si avvicinano, è decisamente ora di fare pulizia in queste commissioni bernesi. Azzerare!

Lorenzo Quadri

 

Non si firma né adesso né mai!

Trattato ONU sulla migrazione: che nessuno tenti di fare il furbetto! Vero Cassis?

 

Ma allora è vero che il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) ed i suoi colleghi non ne azzeccano una neanche per sbaglio!

Lor$ignori spalancatori di frontiere del governicchio federale stavano già correndo, con i pantaloni abbassati fino alle caviglie (attenzione che si rischia di inciampare: ed infatti…) a sottoscrivere una nuova “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi): il trattato ONU sulla migrazione.

Trattasi dell’ennesimo accordo internazionale del flauto traverso con cui la casta svende la nostra sovranità. Ed in questo caso, ma guarda un po’, in un ambito della massima importanza come quello dell’immigrazione. Perché, come diceva saggiamente qualcuno, un paese che non controlla le proprie frontiere è un paese MORTO.

Firma in dicembre?

Il trattato ONU in questione dovrebbe venire firmato in dicembre alla Conferenza di Marrakech. I camerieri dell’UE in Consiglio federale sono già corsi ad annunciare ai quattro venti che la Svizzera l’avrebbe sottoscritto (e ti pareva!), raccontando – in patria – la solita fanfaluca del “trattato non vincolante” e blablabla. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? Se il trattato non è vincolante, non porta a nessuna conseguenza, è solo un pezzo di carta, eccetera, perché KrankenCassis e compagnia cantante hanno così fretta di correre a sottoscriverlo? Tanto più che vari paesi a noi vicini hanno annunciato che faranno tutt’altro?

Ad esempio, l’Austria ha comunicato che, a tutela della propria sovranità, non firmerà proprio nulla! Idem con patate la Croazia, l’Ungheria e gli USA. Ma come, ministro degli esteri PLR con due passaporti: il trattato non doveva essere “non vincolante”? Poiché non siamo venuti giù con l’ultima piena, sappiamo benissimo che, dopo la firma, gli accordi “non vincolanti” improvvisamente lo diventano e che, ma tu guarda i casi della vita, gli unici ad attenersi pedissequamente agli impegni presi sono gli svizzerotti; mentre tutti gli altri Stati fanno i propri interessi e se ne impipano!

Interviene la Commissione

Lo slancio calabraghista del Consiglio federale è però stato bruscamente interrotto dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, dove tra l’altro siede la leghista Roberta Pantani che si è data da fare su questo tema!

La Commissione, a larga maggioranza (15 a 9) ha infatti intimato l’altolà, stabilendo che l’accordo non va firmato. Imbarazz tremend imbarazz del buon Cassis che, bocciato ancora una volta, ha improvvisato un maldestro retrofront dichiarando: “Ehmm… beh, non  è una catastrofe se non si firma subito”.

Ohibò, qualcuno sta forse facendo il furbetto? Caro Ignazio, il trattato in questione non si firma né tra un mese né tra un anno né MAI! E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno? Basta con questi accordi internazionali del cavolo!

Lorenzo Quadri

 

Ve lo diamo noi l’algoritmo!

Il Dipartimento Sommaruga continua a sfornare boiate per rifilarci sempre più migranti

Non passa settimana senza che il Dipartimento della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ci regali una qualche perla. Ovvero, per dirla con Fantozzi, una qualche “ca*ata pazzesca”.

L’ultimo misfatto è ancora fresco: la demenziale proposta di spendere 132 milioni all’anno in più per integrare i finti rifugiati sul mercato del lavoro svizzero. Hai capito? Invece di rimandare i migranti economici al paese d’origine, si tenta di promuovere la loro “integrazione nel mercato del lavoro elvetico”. Che naturalmente è destinata a fallire clamorosamente, visto che la stragrande maggioranza di questa gente non è né integrata né integrabile. Del resto, se nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%, un qualche motivo ci sarà!

Complimenti kompagna Simonetta, applausi a scena aperta! Ai finti rifugiati si trova lavoro a scapito dei residenti! E cosa fa invece la ministra del “devono entrare tutti” per l’integrazione professionale degli svizzeri in generale, e dei ticinesi in particolare? Un tubo! Predica l’immigrazione scriteriata, le frontiere spalancate, ed il conseguente soppiantamento di lavoratori ticinesi con residenti! Avanti così!

Con questa colossale boiata ancora calda, per non farsi mancare nulla il Dipartimento Sommaruga ha già annunciato quella successiva. Naturalmente sempre dello stesso tenore e naturalmente sempre a sostegno dei finti rifugiati. Ovvero l’algoritmo, elaborato dal Politecnico di Zurigo e dall’università di Stanford (uella!) per distribuire i migranti economici nei vari Cantoni, a seconda delle possibilità che avrebbero di trovarvi lavoro!

Ma bene! Invece di preoccuparsi di rimpatriare chi non ha alcun diritto di rimanere nel nostro Paese, si fanno restare tutti e poi si cerca di collocarli con gli algoritmi! Che tra l’altro sono un mezzuccio da tre e una cicca con cui i balivi bernesi pensano di scaricarsi delle proprie responsabilità davanti ai Cantoni a cui bramano di imporre ancora più finti rifugiati, evidentemente contro la volontà della popolazione locale: “non è colpa nostra, è stato l’algorimo!”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Visto poi che:

– la maggior parte dei finti rifugiati arriva passando per l’Italia;

– i migranti economici con lo smartphone in genere sanno un po’ di francese e di italiano, ma ben più raramente il tedesco;

– la lingua è (evidentemente) un elemento imprescindibile nell’integrazione professionale;

indovinate un po’ quali Cantoni si dovranno smazzare più finti rifugiati grazie all’algoritmo dei burocrati della Simonetta? Forse i soliti sfigati “Cantoni latini”? Oddìo, quei Cantoni romandi dove continuano a votare la gauche-caviar multikulti e spalancatrice di frontiere  se li meriterebbero anche. Ma il nostro di sicuro no!

Lorenzo Quadri

 

Migranti e invecchiamento della popolazione: basta balle!

Denatalità: le frontiere spalancate non sono la soluzione, ma parte del problema

Non solo il multikulti, ma anche la multietnicità è evitabile: in Giappone gli stranieri sono il 2%!

Il Pensiero unico avanza. Perfino tra quanti non sono per forza degli adepti del fallimentare multikulti, ed anzi lo considerano “una minaccia per la democrazia”, si dà invece per acquisito che la multietnicità sia un bene. O alla peggio un elemento neutro. Immigrazione uguale ricchezza!

Nei giorni scorsi sul Corriere della sera l’editorialista Angelo Panebianco ha pubblicato un importante intervento contro il multikulti. Vi si possono leggere alcuni passaggi decisamente apprezzabili. Ed applicabili alla realtà occidentale in generale, quindi anche a quella elvetica. Come questo: “Non è difficile ritrovarsi in un «incubo multiculturale». È sufficiente che nei vari luoghi — dagli ospedali alle scuole agli uffici pubblici e privati — le domande di trattamenti speciali, in deroga, da parte delle minoranze culturali vengano accolte, un giorno qua e il giorno dopo là: il trattamento speciale, una volta concesso, diventerebbe, dal punto di vista della minoranza, un diritto, e i tentativi di revocarlo incontrerebbero dure resistenze. Nascerebbero controversie giudiziarie e non è impossibile che esse sfocino in sentenze volte a riconoscere il suddetto diritto. Ed ecco la società multiculturale, la frantumazione della cittadinanza, la fine dell’uguaglianza formale di fronte alla legge, l’affermazione di diritti speciali e diversità di trattamento a seconda del gruppo culturale di appartenenza”. 

Partiti islamici

Segue una riflessione, giustamente preoccupata, sul partito islamico che in Belgio si presenterà alla prossime elezioni, e che punta ad introdurre la sharia nel paese. E’ chiaro che anche dalle nostre parti, prima o poi, si farà avanti un attore politico con le stesse mire. Magari inizialmente velate, per fare fessi gli svizzerotti. In seguito, una volta ottenute le cadreghe… E naturalmente i $inistrati, quelli dell’ “islam religione ufficiale in Svizzera e chi non ci sta è uno spregevole razzista, fascista ed islamofobo” applaudiranno giulivi. Almeno fino a quando non verrà detto alle loro madri, mogli, sorelle e figlie che, certo, non sono obbligate a portare solo pantaloni larghi e gonne lunghe e a girare con uno strofinaccio in testa, ci mancherebbe, ognuno/a si veste come vuole; però se non lo fanno poi non si lamentino se vengono molestate o stuprate da migranti in arrivo da altre (in)culture, dove donna non nascosta sotto una palandrana = zoccola.

Multietnicità inevitabile?

Peccato però che poi anche il pur brillante Panebianco, dopo i sacrosanti enunciati sull’ “incubo multiculturale”, scivoli nel luogo comune politikamente korrettissimo, usato ed abusato da anni ed annorum per convincere il popolazzo “chiuso e gretto” a far entrare tutti. Ovvero l’ineluttabilità, anzi la necessità, della “società multietnica”: “La multietnicità non è in linea di principio incompatibile con la democrazia.Guidata nel modo giusto può anche infonderle vitalità mettendo i suoi cittadini a contatto con esperienze che in precedenza non conoscevano. In ogni caso, gli ostili alla multietnicità devono darsi pace: una società che ha scelto di non fare più figli non ha altri canali per alimentare la propria forza-lavoro o per mantenere la sua crescente popolazione anziana”.

A parte che già si presuppone che la “multietnicità vada guidata nel mondo giusto”. Il che significa: i singoli Stati decidono chi entra e chi no. Il che è a sua volta in contrasto con l’attuale andazzo elvetico (grazie partitocrazia!). La storiella dei  migranti che fanno figli quale unico rimedio all’invecchiamento della popolazione va rispedita con decisione al mittente. Prima di tutto bisogna chiamare le cose con il loro nome. Il processo appena indicato ne ha uno ben preciso: sostituzione etnica. Lo diceva già Gheddhafi: l’islam  conquisterà l’occidente con la demografia.

Ridare prospettive

Anche la fetecchiata della “società (europea) che ha scelto di non fare figli”, non la si può più sentire. Il fatto è che i cittadini elvetici prima di mettere al mondo bambini magari fanno due calcoli e vedono se sono in grado di mantenerli e di – per quanto possibile – garantir loro un futuro. In considerazione del precariato, del soppiantamento dei residenti con frontalieri, eccetera, provocati dall’immigrazione scriteriata, c’è chi rinuncia. Non si tratta di vera “scelta”. Si tratta di imposizione degli spalancatori di frontiere! Si ridiano delle prospettive agli svizzeri ed ai ticinesi, e si vedrà che anche la quota di natalità salirà.

Ci sono invece migranti economici, in arrivo da “altre culture”, che il problema di cui sopra nemmeno se lo pongono: sfornano pargoli a ripetizione, tanto qualcuno – cioè gli svizzerotti fessi – provvederà a mantenere l’intera famiglia con i soldi delle proprie imposte.

Non ci facciamo abbindolare

E’ poi ora di piantarla anche con la fandonia degli immigrati che pagano le pensioni agli svizzeri. Gli immigrati non si pagano nemmeno le loro, di pensioni: una parte crescente di essi non lavora. Inoltre: se la balla di cui sopra fosse vera, come mai, malgrado l’immigrazione sia esplosa, il buco nelle casse dell’AVS si allarga sempre più? Al punto che adesso il Consiglio federale vorrebbe colmarlo tramite aumento dell’età di pensionamento, due punti percentuali di IVA in più, ed analoghe amenità?

Anche il Giappone ha un problema di invecchiamento della popolazione. Però la percentuale di stranieri è del 2%.E non si sogna certo di cambiare impostazione. Nessuno nell’arcipelago del Sol Levante blatera di “far entrare tutti” raccontando la fregnaccia che bisogna ripopolare il paese. Le frontiere spalancate non sono la soluzione alla denatalità, sono parte del problema. Quindi, col piffero che ci beviamo le panzane di chi pretende di convincerci che l’immigrazione scriteriata è “ineluttabile per alimentare la forza lavoro” e per “mantenere le persone anziane”!

Lorenzo Quadri

 

Leuthard senza vergogna: vuole la SSR per migranti

“No critici” al No Billag presi per i fondelli alla grande: tutto come prima? Peggio!

La proposta di nuova concessione alla TV di Stato contraddice clamorosamente tutte le promesse fatte prima della votazione popolare sull’iniziativa contro il canone. Chi si è fatto infinocchiare dai  blabla dell’emittente di regime e della Doris uregiatta è servito! Ben gli sta!

Proprio come avevamo previsto: passata la festa, gabbato lo santo! Prima del 4 marzo scorso, data della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag, l’emittente di regime si è prodotta  in ogni sorta di promessa di emendarsi. Non ha risparmiato i toni catastrofisti e lacrimosi. Purtroppo molti cittadini ci sono cascati ed hanno votato il famoso “No critico” all’iniziativa per l’abolizione del canone. Ovvero: voto No, ma a patto che voi (emittente di regime) cambiate finalmente rotta. Così come avete promesso di fare.

Adesso vediamo in quale considerazione vengono tenuti i tanti cittadini che hanno votato “No critico” al No Billag: Cornuti e mazziati!

La radioTV di Stato – che, con i soldi del canone, il “servizietto”  lo fa all’establishment multikulti e spalancatore di frontiere; altro che servizio pubblico – ha dunque preso per i fondelli i cittadini. Lo stesso ha fatto la ministra delle telecomunicazioni: ovvero la Doris uregiatta (quella che, tanto per dirne una, regge la coda ad oltranza alla direttrice della Posta Susanne “un milione all’anno” Ruoff).

Aprire gli occhi

Ed infatti la proposta di nuova concessione alla SSR per il periodo 2019 – 2022, appena approdata alla commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale (ma la concessione la decidono i sette camerieri dell’UE, il parlamento può al massimo fare delle proposte) è un’autentica presa per i fondelli. La clamorosa e svergognata smentita di tutte le promesse fatte prima del 4 marzo e a cui, malauguratamente, in tanti hanno abboccato. Adesso i “No critici” al No  Billag dovranno giocoforza aprire gli occhi. Ma purtroppo è tardi.

Tutto dimenticato

Tanto per cominciare. Nella nuova concessione alla SSR, non si accenna neppure a “fare con meno”, a “ridimensionarsi”, così come promesso in tutte le salse prima della votazione sul canone. Colpo di spugna! Tasto Reset! Al contrario, la TV di Stato viene invitata a dilagare nel settore online,facendo in questo modo concorrenza sleale (dopata con i soldi del canone) agli operatori privati. Chiaro: la casta vuole controllare e manipolare, con i soldi del canone più caro d’Europa, anche le informazioni in rete. (Del resto, le web news sono un settore in crescita. Il TG della Pravda di Comano invece, ormai ridotto a bollettino parrocchiale del P$, non se lo fila più nessuno). Espandersi vuol dire costare di più. Chi paga? Il cittadino, con il canone più caro d’Europa!

Intrattenimento?

Non ancora contenti, la Doris ed i suoi reggicoda continuano a montare la panna sull’intrattenimento SSR. Un segmento che andrebbe semmai stralciato dal servizio pubblico. Perché proporre quiz cretini, magari con concorrenti frontalieri, e serie ribollite, non è servizio pubblico. E non può essere fatto pagare a tutti i cittadini, compresi quelli che non guardano la TV. Forse qualcuno crede ancora di essere negli anni 50. Con il moltiplicarsi dei canali, delle TV tematiche, con  internet, la rivoluzione digitale, Youtube, Netflix e chi più ne ha più ne metta, chi ha ancora bisogno della televisione di Stato per farsi propinare l’intrattenimento… di Stato? E’ evidente che questo settore non ha alcun futuro. E’ un morto che cammina. O piuttosto: è un piano occupazionale per far lavorare amici, parenti, raccomandati ed immanicati vari.

TV per migranti

L’intrattenimento dovrebbe semmai limitarsi a quel che attiene alla promozione delle tradizioni e delle particolarità del nostro Paese. Ma la direzione che si vuole ufficialmente prendere è proprio quella opposta. E qui arriva la magistrale (?) prestazione della Doris uregiatta: incaricare esplicitamente la SSR (che non aspettava altro) di fare la radiotelevisione per migranti. Con la missione di reggere la coda all’immigrazione scriteriata. Di praticare il lavaggio del cervello agli svizzerotti “chiusi e gretti” affinché facciano entrare tutti. Lo sconcio proposito è contenuto nell’articolo 14 della nuova concessione: “La popolazione “con passato migratorio” (nuovo eufemismo per dire: gli stranieri) in Svizzera aumenta sempre di più (grazie a chi?, ndr) e la SSR deve considerare questa realtà nella sua offerta, promuovere l’integrazione e la comprensione reciproca”e avanti con le trite fregnacce politikamente korrette. Il disegno è chiaro: usare i soldi del canone più caro d’Europa per fare politica multikulti, pro – frontiere spalancate, pro – immigrazione scriteriata, pro – islamizzazione della Svizzera. Ed inserirlo a chiare lettere nella concessione. Già adesso la SSR, invece di informazione di servizio pubblico, produce e diffonde propaganda politica per il  “devono entrare tutti”. Immaginiamo il giorno in cui dovesse venire incaricata ufficialmente di farla, tale propaganda. Questa bella pensata della Doris e dei suoi reggicoda giustificherebbe già da sola l’azzeramento del canone.

Vogliono sempre più soldi!

E le sconcezze non sono finite. Altro che plafonare le entrate della SSR come era stato promesso prima della votazione sul No Billag. Con la nuova concessione, e segnatamente con l’articolo 40, si fa proprio il contrario.  La disposizione recita infatti: “La SSR può far valere al massimo (!) ogni quattro anni nuove necessità finanziarie(…) restano riservate situazioni straordinarie”.

Senza vergogna! La casta vuole dare sempre più soldi (soldi nostri) all’emittente di regime. Vuole permetterle di dilagare nell’online, vuole gonfiarla sempre di più a scapito della pluralità dell’informazione e quindi a danno della democrazia, vuole incaricarla esplicitamente di fare il lavaggio del cervello alla popolazione a sostegno del multikulti, del “devono entrare tutti” e dell’islamizzazione della Svizzera. Davanti ad un simile schifo, la risposta può essere una sola: lanciare subito l’iniziativa per abbassare il canone a 200 Fr! Perché dal No Billag, e le dimostrazioni fioccano a cadenza quotidiana, i capoccioni dell’emittente di regime (e l’élite spalancatrice di frontiere che la controlla) non hanno imparato assolutamente nulla. Non solo, rimangiandosi senza alcuna decenza tutte le promesse fatte, vanno avanti come prima; vorrebbero fare addirittura di peggio!

Lorenzo Quadri

 

Ancora migranti dal coltello facile

Fatto di sangue di Gorduno: ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

Evviva, ecco l’ennesimo arricchimento regalatoci dal multikulti e dalle frontiere spalancate!

Nella serata dello scorso venerdì, come noto, in quel di Gorduno nei pressi dello svincolo autostradale di Bellinzona Nord si è verificato un grave fatto di sangue – accoltellamento – che ha visto coinvolti automobilisti kosovari (residenti in Ticino) ed albanesi (domiciliati Oltralpe). Ma come, gli stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? Idem la questione delle “culture” del coltello facile alle quali ci siamo “aperti” (perché bisogna essere “aperti e multikulti”)?

Pare infatti che i due gruppi di conducenti coinvolti non si conoscessero. Quindi dietro l’accoltellamento, che ha portato al ferimento grave dei due albanesi, non ci sarebbe alcun regolamento di conti, al contrario di quanto si riteneva in un primo tempo. Solo un diverbio tra automobilisti per motivi futili. Ma clamorosamente futili: prima i “bilux”, poi un’auto che frena e rallenta, poi l’accostamento sulla corsia di emergenza dove il kosovaro, residente nel Luganese, sarebbe stato picchiato dai due albanesi e avrebbe reagito accoltellandoli con un paio di forbici che teneva nel cruscotto. Adesso il kosovaro è accusato di tentato omicidio, i due albanesi di aggressione.

Quanta “ricchezza”!

Ma bene, il quadretto è proprio di quelli edificanti. Per un nonnulla, lorsignori “non patrizi” passano subito al pestaggio e dal pestaggio direttamente all’accoltellamento (e se si parla di lesioni gravi:  l’accoltellatore non ha mirato alle braccia). Sarebbero questi gli stranieri integrati che, secondo gli spalancatori di frontiere,  ci porterebbero “ricchezza”? Come no, portano così tanta “ricchezza” che adesso ai feriti dobbiamo pure pagare le cure ospedaliere; e in futuro, con ogni probabilità, pagheremo i costi della detenzione dei galantuomini coinvolti – con vario grado di responsabilità – nel fatto di sangue.  Sarebbe questa l’immigrazione che dovremmo accogliere “a braccia aperte”, addirittura stringendoci per farle spazio (!) come ebbe a dichiarare la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga? Allegria!

Non saranno mica…?

Ovviamente, ci aspettiamo che  – in nome della tanto invocata ed abusata “trasparenza” –  si dica se questi ennesimi stranieri perfettamente integrati si mantengono da soli oppure se, oltre a delinquere, sono pure a carico dello Stato sociale. Fosse il caso, non ci sarebbe nulla di strano, visto che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutta la foffa e poi la mantengono anche. Tanto, a sventare la maggior parte delle espulsioni (alla faccia della volontà popolare) ci pensano i legulei del Tribunale federale, adducendo qualche strampalato pretesto politikamente korretto (intanto i criminali stranieri se la ridono a bocca larga). Ed il colmo è che, ciononostante, gli svizzerotti vengono pure additati, con ipocrisia scandalosa, come spregevoli razzisti.

Espellere per direttissima

E’ evidente che questa teppaglia d’importazione va rispedita per direttissima a casa propria.  E non dopo aver scontato la pena. Ci va a scontarla. E una volta che l’ha scontata, ci rimane.

Infatti: primo, di sicuro le carceri dei paesi d’origine di costoro sono “un po’” diverse dall’Hotel Stampa con il menu a scelta, e secondo:  un ospite dei nostri penitenziari a cinque stelle ci costa quasi 400 Fr al giorno.

Va da sé, ma è inutile sottolinearlo, che  ci aspettiamo che la giustizia almeno questa volta avrà la decenza di non uscirsene con una qualche sentenza buonista-coglionista. Perché, con il bidone Via Sicura, esiste il rischio concreto che accoltellarsi tra automobilisti venga giudicato meno grave che infrangere un limite di velocità in autostrada alle due di notte.

Lorenzo Quadri

 

Migranti che non si integrano? Via le prestazioni sociali

Caso Emir T.: siamo stufi di fare il paese del Bengodi per islamici radicalizzati!

 

Avanti, facciamo entrare tutta la foffa integralista islamica perché gli svizzerotti (chiusi e xenofobi) devono “aprirsi”!

In quel di St. Margrethen (San Gallo) vive da lungo tempo tale Emir T., 42enne bosniaco balzato agli onori della cronaca (d’Oltralpe) poiché ha sempre rifiutato di integrarsi: vietava alla figlia di partecipare alle lezioni di nuoto oltre ad averla mandata a scuola completamente velata, mentre al figlio aveva proibito di partecipare ai corsi di sci. Inoltre e soprattutto, costui è riuscito a mungere dall’assistenza sociale prestazioni per la bella somma di 300mila Fr!

Hai capito questi migranti economici che “devono entrare tutti”? Altro che “immigrazione uguale ricchezza”! Non si capisce come mai il bosniaco in questione non venga espulso malgrado l’immane debito contratto: che razza di permesso è riuscito a staccare? Ha forse ottenuto lo statuto di domiciliato (C) malgrado fosse a carico dell’assistenza?

Chi ride e chi meno

La notizia, riportata dal Blick nei giorni scorsi, è che a St Margrethen potranno tirare un sospiro di sollievo. Il musulmano renitente ha infatti deciso di traslocare. A St. Margrethen rideranno anche, ma là dove il personaggio andrà a trasferirsi (pare nel Canton Zurigo), invece, si divertiranno assai meno. Già, perché questa foffa che pensa di vivere in casa nostra come se si trovasse in Pakistan ed oltrettutto si mette arrogantemente a carico della socialità finanziata dagli svizzerotti fessi (che poi magari accusa pure di razzismo), mica si sogna di levare le tende e di tornare al natìo paesello! Ma nemmeno per idea! E’ troppo comodo stare qui e farsi mantenere, senza dover muovere un dito!

Solo una multa?

Il governo sangallese, dopo essersi scottato – certamente quello di Emir T. non è un “caso isolato” – presenterà  al Parlamento cantonale una modifica costituzionale che prevede la possibilità di multare chi rifiuta di integrarsi.

Ci pare un po’ poco! Il problema, come hanno rilevato vari esperti (non il Mattino populista e razzista) risiede nel fatto che in Svizzera gli ultimi arrivati si possono mettere a carico del nostro Stato sociale  senza dover fare assolutamente un tubo! E ovvio che, con un simile atteggiamento buonista-coglionista, non solo ci siamo tirati in casa foffa in arrivo dai quattro angoli del globo, ma siamo diventati pure il paese del Bengodi per Jihadisti, che portano qui le loro basi.

Sicché, altro che multe: lo straniero che rifiuta di integrarsi va prima privato delle prestazioni sociali e poi “gentilmente accompagnato” al confine!

Ne abbiamo le scuffie sature di mantenere tutti – compresi estremisti islamici che sono qui a radicalizzare – e poi di venire pure accusati di razzismo!

Lorenzo Quadri

Sommaruga vuole andare a prendere ancora più asilanti!

Ma i suoi colleghi di governo non hanno niente da dire? Le danno carta bianca? 

Cara (si fa per dire) Simonetta: prima di parlare di ricollocamento in Svizzera di “migranti vulnerabili” comincia a fare repulisti dei finti rifugiati con lo smartphone di cui ci hai riempiti, e a non farne entrare altri!

La ministra del “devono entrare tutti“ kompagna Simonetta Sommaruga colpisce ancora. Ecco servita la nuova iniziativa per costringere gli svizzerotti a farsi carico di sempre più asilanti: “occorre allontanare i migranti più vulnerabili (in particolare donne e bambini) dai campi di prigionia libici e ricollocarli, anche (soprattutto?) in Svizzera”. Questa è una delle proposte della Simonetta in vista della terza riunione del Gruppo di contatto del Mediterraneo centrale, in programma il 13 novembre a Berna.

Dare (di nuovo) l’esempio?

E ti pareva se la $ignora non diceva che i migranti devono venire tutti qui! Naturalmente, visto che a lanciare la proposta è stata la Confederella, è chiaro che tutti gli altri  paesi avranno gioco facile nel rispondere di cominciare col “dare l’esempio”: ossia proprio quello che brama la kompagna Simonetta. La quale, senza alcun criterio ed impipandosene della popolazione residente, pretende di riempirci di asilanti ad oltranza!

La domanda da un milione è: come mai Sommaruga può permettersi di uscirsene con simili sortite? Cosa ne pensano i suoi colleghi in Consiglio federale? Non hanno nulla da dire? O vuoi vedere che anche la kompagna Simonetta, come prima di lei la catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf che ha sfasciato la nostra piazza finanziaria, ha carta bianca per dire – e soprattutto per promettere –  tutto quello che le pare?

Intanto però le conseguenze del caos asilo generato dagli spalancatori di frontiere si fanno pesantemente sentire. Non solo in soldoni (costi miliardari) ma anche nell’ambito della radicalizzazione islamica ed in quello della delinquenza. Al proposito, da un rapporto dell’Ufficio federale di statistica pubblicato l’anno scorso emerge che in Svizzera la maggiore propensione a delinquere ce l’hanno, ma guarda un po’, i giovani uomini dell’Africa occidentale. Che in proporzione commettono trenta volte più reati (!) degli svizzeri! Ma come: i finti rifugiati che delinquono non erano un’invenzione della Lega populista e razzista?

Prima si fa pulizia, poi…

Per tornare alla questione del ricollocamento dei migranti più vulnerabili. Nei confronti dei veri perseguitati la Svizzera ha sempre fatto il proprio dovere umanitario e continuerà a farlo. Ma gli spalancatori di frontiere, ed in particolare i kompagni che sul business dell’ asilo ci lucrano, pretendono di farci accogliere e mantenere vita natural durante non dei perseguitati, bensì dei finti rifugiati con lo smartphone che non scappano da nessuna guerra, e che magari sono pure musulmani radicalizzati.

Quindi, “cara” Simonetta: prima si espellono tutti, dal primo all’ultimo, i finti rifugiati già presenti in Svizzera. Vedi ad esempio gli eritrei che trascorrono le vacanze nel loro paese (con i nostri soldi) perché “lì è più bello”. Col risultato che in soli otto anni il numero degli eritrei in assistenza presenti in Svizzera è aumentato del 2272% (sic!). E nümm a pagum.

Due evidenze

Si fa repulisti dei migranti economici e, ça va sans dire, non se ne fanno entrare di nuovi. Il che significa: frontiere CHIUSE. In particolare quelle con il Belpaese.  Poi, una volta che si sarà fatta accurata e radicale pulizia dei finti rifugiati, si potrà parlare di ricollocamenti di migranti “deboli”. Ma quando li eseguiranno tutti gli Stati, e nelle proporzioni dovute. Mica solo la Svizzera, che vuole sempre “dare l’esempio” e viene sistematicamente fregata.

E’ poi evidente che:

1) la priorità nell’accesso agli aiuti pubblici la devono avere gli svizzeri in difficoltà (a cominciare dagli anziani a cui questo paese deve il suo benessere, o il suo residuo di benessere, che però Sommaruga e compagnia brutta stanno distruggendo), e

2) i migranti “deboli” che verranno eventualmente accolti dovranno tassativamente tornare al loro paese non appena l’emergenza sarà passata. Lo scopo dell’asilo non è immigrazione, bensì protezione. E quando il bisogno di protezione viene a cadere, si rientra a casa propria.

Vogliamo il modello giapponese

E’ il caso di ricordare quello che sta succedendo con i ricollocamenti di finti rifugiati in arrivo dalla vicina Penisola. Nei mesi scorsi Roma ha annunciato con sommo gaudio di aver potuto rifilare ad altri Stati 9000 migranti. E chi sono stati i primi della classe nel farsi carico di asilanti che spettano allo Stivale? Ma naturalmente gli svizzerotti! La Confederella figura infatti al secondo posto della graduatoria, dopo la Germania che però ha dieci volte i nostri abitanti. In cifre: la Germania ha accolto 3400 richiedenti dall’Italia, la Svizzera 829. Ed i nostri vicini austriaci, che sono grandi più o meno come noi e che pure loro confinano con il Belpaese? Ne hanno presi solo 15! Perché a Vienna non sono mica fessi!

Ed è anche il caso di ricordare che il Giappone nei primi sei mesi dell’anno corrente ha accolto 3 (tre) domande d’asilo su 8600! E non ci risulta che per questo motivo sia oggetto di rampogne o sanzioni da parte di qualche organizzazione internazionale del flauto traverso. Quelle sono riservate agli svizzerotti. Che, malgrado siano invasi dall’immigrazione incontrollata ed abbiano la percentuale di popolazione straniera più elevata d’Europa (con l’unica eccezione del Lussemburgo) vengono ancora accusati di chiusura e di xenofobia. Senza che i nostri rappresentanti con i calzoni sempre abbassati (ma lo scandalo molestie sessuali qui non c’entra…) siano capaci di rispondere con un bel (e meritato) “vaffa”!

Lorenzo Quadri

 

La kompagna Sommaruga vuole sempre più finti rifugiati

Nei primi 5 mesi dell’anno nuovo record di entrate clandestine. E, invece di rimediare..

Ma come, il “caos asilo” non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, le entrate clandestine in Svizzera hanno polverizzato l’ennesimo record. I dati delle guardie di confine parlano chiaro: tra gennaio e maggio del 2017 sono arrivate illegalmente in Svizzera 11’912 persone, ovvero 12mila. Nel 2015 erano 7000. L’incremento è quindi stratosferico. I clandestini sono principalmente migranti economici provenienti dall’Africa occidentale. I quali, se presentano richiesta d’asilo, la motivano con le argomentazioni più inverosimili, compresi i “problemi familiari”. Mancano solo la tifoseria sportiva e le cure estetiche, poi ci sarà tutto…

Anche senza obblighi

L’ “assalto alla diligenza”  ad opera di finti rifugiati avviene attraverso la rotta del Mediterraneo, che rimane spalancata. E’ ovvio che la soluzione può essere solo quella di chiudere la rotta in questione; di rimandare indietro i barconi, rispettivamente di affondarli prima che salpino (ovviamente quando non c’è ancora a bordo nessuno). Del resto, tale posizione è stata espressa anche dal ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz.

Di tutt’altro parere, ma guarda un po’, la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che nei giorni scorsi è andata nel Belpaese profondendosi in lodi per l’ottimo lavoro svolto dall’Italia la quale “registra e alloggia” tutti (?) i finti rifugiati. Va da sé che la Simonetta non poteva limitarsi alle slinguazzate: doveva anche, per l’ennesima volta – ormai sta diventando un mantra – ribadire che la Svizzera aderisce ai piani di ridistribuzione di migranti decisi dagli eurofalliti. Malgrado non sussista per il nostro paese alcun obbligo in questo senso. 

E la sicurezza interna?

Intanto che la ministra del “devono entrare tutti”, non ancora contenta del record di ingressi clandestini registrati nei primi cinque mesi dell’anno, esorta per l’ennesima volta i funzionarietti di Bruxelles a comandare in casa nostra e a rifilarci migliaia di ulteriori finti rifugiati con lo smartphone (quanti tra loro sono miliziani dell’Isis?) che non ci spettano affatto, quattro Stati membri dell’UE fanno ben altro. Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia hanno ribadito il fronte compatto contro il caos asilo: respingeranno al mittente qualsiasi sanzione che gli eurobalivi dovessero decidere nei confronti dei paesi che – come loro – non ci stanno a farsi imporre ulteriori finti rifugiati da Bruxelles.

L’argomento dei quattro “sovversivi” è il seguente: l’UE non può decidere sulla sicurezza interna degli Stati membri. Traduzione: aderire ai programmi di ridistribuzione dei finti rifugiati deciso da Bruxelles nuoce alla sicurezza interna, oltre naturalmente a comportare ingenti costi (e nümm a pagum). Eppure gli svizzerotti lo fanno volontariamente. Per “dare l’esempio” (Sommaruga dixit). Si spera che l’autolesionismo diventi disciplina olimpionica per staccare una medaglia d’oro?  Grazie, kompagna Simonetta! Quando ti deciderai a seguire l’esempio del tuo sodale Burkhaltèèèèr e a lasciare la cadrega?

Accordo di Dublino

Intanto, a seguito del caos asilo, i compagni di merende dell’UE intendono mandare al macero l’accordo di Dublino. Ossia quell’accordo che prevede che a farsi carico di un migrante economico sia il primo Stato firmatario in cui quest’ultimo viene registrato. Questo perché alcuni Paesi, tra cui la vicina Repubblica, sarebbero troppo sotto pressione. E naturalmente i camerieri dell’UE di Palazzo federale corrono servili ad ubbidire.

Con i fallimentari accordi di Schengen abbiamo sciaguratamente spalancato le frontiere. Quelli di Dublino ci permettono per lo meno di rinviare al Belpaese un certo quantitativo di finti rifugiati. Però la Penisola prima va a prendere i finti rifugiati in mare invece di riportarli indietro, e poi piagnucola di averne troppi. E la Simonetta si strugge: “dobbiamo aiutare l’Italia”! Sicché nelle ultime settimane sotto le cupole federali è risuonata l’ennesima geniale pensata: la Svizzera si attiverà per promuovere la revisione degli accordi di Dublino. Naturalmente a proprio danno. E sugli accordi di Schengen, quelli che spalancano le frontiere? Il caos asilo ha cambiato solo le condizioni per i rinvii di finti rifugiati, ma non quelle per la difesa dei nostri confini? Ma chi vogliamo prendere per il lato B? Sicché: 1) Nessuna adesione ai programmi di ridistribuzione UE a cui peraltro non aderiscono neppure  tutti gli stati membri; 2) chiudere le frontiere; 3) MURI sul confine!

Lorenzo Quadri

I frutti del multikulti e del “devono entrare tutti”

Il terrore raggiunge Stoccolma: un altro attentato insanguina l’Europa

 

Un nuovo attentato insanguina l’Europa. Questa volta è toccato a Stoccolma. Un camion lanciato venerdì sulla folla in zona pedonale ha provocato quattro morti e 15 feriti. Si tratta, a quanto se ne sa al momento, di terrorismo islamico.

Non ci vogliono grandi analisi socio-economico-kulturali per rendersi conto che la Svezia, presa ad esempio dalle varie $inistrucce europee per le largheggianti politiche migratorie, adesso paga il prezzo del multikulti e del “devono entrare tutti”. Un prezzo che si paga anche in sangue. Tanto.

Non siamo al riparo

L’accaduto, è evidente, deve fare riflettere anche in Svizzera. Perché non possiamo illuderci di essere al riparo a tempo indeterminato dalla follia del terrorismo islamico. E la prima cosa da fare è attivarsi per sradicare le cellule già presenti sul territorio ed evitare che ne arrivino di nuove. Ma su questo fronte abbiamo poco da stare allegri. Perché il buonismo-coglionismo imperversa, ed i miliziani dell’Isis ci sguazzano. Le demenziali dichiarazioni istituzionali, con tanto di sentenze del Tribunale federale, secondo cui la Svizzera non può (sa po’ mia!) espellere un terrorista  islamico se quest’ultimo si troverebbe in pericolo nel paese d’origine, fanno letteralmente accapponare la pelle. Per non dire delle pene da barzelletta che vengono comminate ai seguaci della Jihad dai nostri tribunali.

Vogliamo proprio vedere in quali altri paesi – tutti firmatari degli ameni trattati internazionali su cui i legulei buonisti di Losanna basano le proprie sentenze – si prenderebbero decisioni di un simile tenore! Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che in questo modo si trasforma la Svizzera in un paese del Bengodi per miliziani del sedicente Stato islamico. Ed infatti nei giorni scorsi è arrivata la ciliegina sulla torta. Il “famoso” jihadista iracheno disabile, arrivato nel nostro paese come finto rifugiato, non solo rimarrà in Svizzera, ma ci rimarrà a spese del solito sfigato contribuente. Capito, popolino chiuso e becero? Non solo ti tieni in casa dei terroristi islamici che da un giorno all’altro potrebbero mettere a segno un attentato provocando decine di morti, perché sbattere fuori questa feccia “sa po’ mia”, ma li foraggi pure con i soldi del tuo Stato sociale!

Musica per integralisti

Nelle scorse settimane, inoltre, il Consiglio nazionale è riuscito a respingere una mozione che chiedeva di vietare in Svizzera l’associazione salafita “La vera religione”. La Germania, dove il gruppo in questione ha reclutato 140 jihadisti, l’ha fatto. In Svizzera invece si blatera di “basi legali mancanti”; e naturalmente non si vuole crearne di adeguate.

E che dire poi del rifiuto da parte dei camerieri dell’UE insediati a Berna di vietare il burqa a livello nazionale, o di proposte del piffero come quelle del presidente del P$$ kompagno Levrat che smania per rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera? Tutta musica per gli integralisti musulmani. I quali evidentemente inseriranno la Confederella tra i paesi con una classe politica ed una giustizia particolarmente “accoglienti” nei loro confronti. L’ideale per installarvi delle basi, dunque.

Migranti

Basi da “alimentare” tramite migranti. Non solo tra i finti rifugiati con lo smartphone –  e in Svizzera grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga ne arrivano ormai 40mila all’anno –  si nascondono i miliziani dello Stato islamico (vedi il caso del jihadista disabile ex finto rifugiato), dal momento che l’Isis controlla i barconi. Ma anche tra i giovanotti musulmani non integrabili che entrano in Svizzera come migranti economici non manca il terreno fertile per radicalizzare pure chi, al momento dell’arrivo, ancora non lo è.

Se i vituperatissimi Stati del blocco Visegrad (membri dell’Unione europea!) rifiutano di aderire ai programmi di ridistribuzione UE dei migranti economici anche per il rischio terrorismo, qualche motivo ci sarà. Troppo facile continuare a ripetere la trita manfrina del razzismo e della xenofobia! Invece la Svizzera, come noto, ai programmi di ridistribuzione dell’UE aderisce spontaneamente, senza avere alcun obbligo, e la kompagna Simonetta aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri per asilanti.

Se cambiamento non ci sarà…

E’ evidente dunque che in Svizzera, se si vuole tutelare la popolazione residente dai terroristi islamici, dovranno cambiare varie cose. Dalla politica migratoria alle sentenze dei tribunali, dalle leggi al fallimentare multikulti. Se cambiamento non ci sarà, prepariamoci al peggio. In quel caso, sapremo chi ringraziare.

Lorenzo Quadri

I migranti mandano all’estero anche gli aiuti sociali?

17 miliardi spediti annualmente nei paesi d’origine: sono tutti guadagni, oppure…?

 

“Immigrazione uguale ricchezza”, amano blaterare gli spalancatori di frontiere nonché fautori del catastrofico multikulti. Per chi immigra, forse. Non certo per chi deve far fronte al flusso migratorio. Ricordiamo infatti, tanto per gradire, che il saldo migratorio dalla sola UE è di 80mila persone all’anno. Quando, in occasione della votazione sui fallimentari accordi bilaterali, il Consiglio federale diceva che sarebbe stato di 10mila (!) persone all’anno. A ciò si aggiunge il caos asilo (nel 2016 sono arrivati in Svizzera 40mila finti rifugiati con lo smartphone).

Da dove saltano fuori?

Immigrazione uguale ricchezza, dunque, ma solo per chi arriva nella Svizzera paese del Bengodi per stranieri. Il Dipartimento degli Esteri ha infatti reso noto che annualmente i migranti trasferiscono nei paesi d’origine 17 miliardi di franchetti.  Ohibò. Come troppo spesso accade, però, manca l’informazione più interessante. E naturalmente il Dipartimento Burkhaltèèèr (PLR) non si sogna di rilevarla, chissà come mai?

L’informazione è quella a sapere da dove saltano fuori questi 17 miliarducci, che non sono proprio noccioline. E meglio: che parte di questa somma proviene da attività lavorative? E che parte, invece, proviene da aiuti sociali che vengono allegramente trasferiti?

Quanti provengono da aiuti sociali?

Evidentemente a noi (populisti e razzisti) interessa soprattutto questo secondo aspetto. Il punto è evidente: grazie ai generosi (con gli immigrati) aiuti sociali finanziati dal solito sfigato contribuente rossocrociato, i migranti mantengono familiari e congiunti al natio paesello. Però agli svizzerotti viene detto che bisogna tirare la cinghia per far quadrare i conti pubblici. Per qualche strano motivo però, quando si tratta di far entrare e di mantenere tutti, la partitocrazia il problema delle casse vuote mica se lo pone. E men che meno se lo pongono i kompagni, così pronti a strillare ai conti pubblici in rosso quando si tratta di lasciare qualche soldino in più nelle tasche dei cittadini.

E’ chiaro che alcune domandine “nascono spontanee”: Quanti migranti finanziati dallo stato sociale elvetico mandano soldi a casa? Per quale ammontare? Da quali paesi provengono i migranti in questione?

Margini di risparmio

E’ dunque pacifico che occorre chiarire quanti di questi 17 miliardi che gli immigrati inviano all’estero provengono da aiuti sociali. Perché, se le prestazioni sociali agli immigrati finanziate dal contribuente non solo bastano per la sussistenza, ma permettono al beneficiario anche di mantenere parenti ed amici al paesello, vuol dire che vanno tagliate. Qui ci sono delle importanti di possibilità di risparmio che vanno sfruttate fino in fondo.

Sarebbe poi il colmo se questi soldi spediti all’estero servissero addirittura per finanziare scafisti.

Sospetto concreto

E il sospetto che ci siano anche soldi dello stato sociale svizzero tra i 17 miliardi spediti annualmente all’estero è assai concreto. Come noto, infatti, nel giro di 8 anni, dal 2006 al 2014, il numero  di finti rifugiati eritrei in assistenza è aumentato del 2282%: e sarebbe interessante conoscere a quanto ammonta la spesa totale. Altrettanto noto è che un certo numero di costoro torna nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”. Naturalmente con i soldi del contribuente. Anche in questo caso, il numero reale dei finti rifugiati vacanzieri rimane sconosciuto. Infatti, per non farsi scoprire – e dunque per aggirare gli svizzerotti fessi – basta non prendere l’aereo a Zurigo ma andare in treno fino all’aeroporto estero più vicino. Non ci vuole dunque un’immaginazione particolarmente perversa per immaginare che, oltre ad andare in vacanza con i nostri soldi, i finti rifugiati spediscano anche finanziamenti nel paese d’origine.

I Cantoni battono cassa

Oltretutto – per la serie: dopo averne mangiate dieci fette, si accorsero che era polenta – proprio nei giorni scorsi i cantoni sono andati, a ragione, a protestare a Berna chiedendo un aumento dei contributi federali per i migranti: il caos asilo, provocato dalla politica federale d’accoglienza, comporta costi  sempre più insostenibili. E come noto la Confederella ne copre soltanto una parte. A maggior ragione è dunque urgente verificare se questi aiuti sociali, così pesanti da finanziare, pagati ai sedicenti rifugiati vengono poi dirottati nei paesi d’origine. E’ urgente verificare e, ovviamente, intervenire tramite adeguati tagli.  Perché qua c’è il concreto sospetto che ci siano tanti milioni di franchetti del contribuente a ciurlare nel manico. Senza contare che è prioritario ridurre l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Sia per questioni di finanze pubbliche, ma anche di sicurezza. Perché, è chiaro, non si sa quanti dei finti rifugiati che arrivano in Svizzera sono dei miliziani dell’Isis o sono predisposti a diventarlo. Perché, è bene ribadirlo una volta per tutte, questi giovanotti con lo smartphone non saranno mai integrati. E continuare a farne arrivare in Svizzera in quantitativi del tutto insostenibili significa creare, anche nel nostro paese, le banlieue parigine. Crearle di proposito. Un’operazione deleteria per la quale sappiamo perfettamente chi ringraziare. Vero élite spalancatrice di frontiere? Vero kompagna Simonetta Sommaruga?

Lorenzo Quadri

 

Ecco come il Belpaese ringrazia gli svizzerotti per l’aiuto nel gestire i migranti. Un nuovo centro per finti rifugiati a due passi da Chiasso!

 

Quali sono state le ultime strabilianti dichiarazioni della kompagna Simonetta Sommaruga? Che dobbiamo (?) aiutare ancora di più l’Italia a gestire il caos asilo? Evidentemente “dobbiamo” aiutarla a titolo del tutto volontario, senza avere alcun obbligo in questo senso. Non sia mai che gli svizzerotti non facciano i primi della classe quando si tratta di dare l’esempio nel farsi carico di finti rifugiati che spettano ad altri.

Sommaruga promette

Sicché la kompagna Sommaruga di recente è andata a Roma a promettere all’Italia il nostro (ulteriore) aiuto. Su autorizzazione di chi abbia fatto tale promessa, non è dato di sapere. Tanto più che la stessa Simonetta nel recente passato ha raccontato ai cittadini elvetici la storiella di aver proposto una “riforma” dell’asilo di tipo restrittivo. Così restrittiva che, a difenderla in votazione popolare, sono scesi in campo proprio gli spalancatori di frontiere.

Fare i primi della classe andando a promettere soccorsi non obbligatori e nemmeno richiesti, che naturalmente si traducono nella presa a carico da parte nostra di un numero sempre maggiore di migranti economici che in realtà spettano ad altri, non sembra proprio rientrare nell’ordine di una politica d’asilo “più restrittiva”. Semmai si iscrive nel notorio motto $inistrorso del “devono entrare tutti”.

In Spagna…

Fatto sta che la ministra di giustizia è andata nel Belpaese a lodarlo per il lavoro fatto sul caos asilo, ed a promettere collaborazioni ed aiuti. Chissà se le è passato dall’anticamera del cervello di far notare che lo scorso anno in Spagna sono arrivanti solo 18mila finti rifugiati perché la Spagna riporta in Africa le imbarcazioni con a bordo i clandestini, mentre l’Italia lascia spalancata la rotta mediterranea, con tutte le conseguenze del caso anche per noi?

Il nuovo centro

Certamente la missione italiana di Sommaruga è stata un trionfo su tutta la linea, se si pensa a quanto successo solo un paio di giorni fa. Giovedì si è infatti appreso che i nostri vicini a sud intendono creare un bel centro asilanti, con almeno un centinaio di posti, in quel di Cavallasca, ossia a 450 metri da Chiasso, nelle immediate vicinanze del valico di Pedrinate (valico non sorvegliato).  La struttura dovrebbe aprire i battenti la prossima estate. Ciò significa evidentemente che gli ospiti “in libera uscita” del nuovo centro italico se li cuccherà il comune di Chiasso, che già ha il suo bel daffare con gli arrivi clandestini. Comprensibile e sacrosanto lo sconcerto del municipio della città di confine.

Il ringraziamento

Certo che questo tipo di collaborazione è geniale:  la Svizzera promette aiuti a titolo puramente volontario, e per tutto ringraziamento si vede rifilare un nuovo centro asilanti a ridosso del confine.  A Sommaruga durante la “vacanza romana” è stato detto qualcosa al proposito? Oppure i venditori di padelle dell’appena riciclato governo Renzi hanno ritenuto opportuno far finta di niente?

E il buon Roberto Maroni, governatore della Lombardia, per il quale ultimamente Palazzo delle Orsoline sembra diventato quasi una seconda casa, ha informato il governo ticinese sul nuovo centro per migranti economici di Cavallasca?

Come di consueto i vicini a sud sono bravissimi quando si tratta di circuire – a suon di lapa – gli svizzerotti fessi, ottenendo concessioni di ogni tipo. Quando arriva il momento di fare la propria parte, invece…

Intanto a Calais…

A Calais sono da poco terminati i lavori del muro anticlandestini realizzato dal governo britannico, alto quattro metri e lungo un km. Da noi, invece, Berna non procede nemmeno alla chiusura notturna dei valichi secondari con il Belpaese, malgrado quest’ultima sia stata decisa da anni. Ora sappiamo che la prossima estate a poche centinaia di metri da uno di questi valichi e dalla frontiera verde, malgrado la protesta della popolazione locale, aprirà i battenti un centro asilanti.

Qualcuno ha ancora il coraggio di venirci a dire che non dobbiamo costruire un bel MURO sul confine col Belpaese e chiudere le dogane secondarie non solo di notte, ma anche di giorno?

Lorenzo Quadri

Mentre da noi sempre più migranti economici tentano la via della frontiera verde. A Calais gli inglesi costruiscono il MURO

Mentre in questo sempre meno ridente Cantone una deputata P$ è inquisita come passatrice (ma per la morale a senso unico della $inistra ciò non rappresenta un problema perché, citiamo, “l’inchiesta penale è ancora in corso”),  a Calais hanno già iniziato la costruzione del famoso MURO contro i clandestini. Per quest’opera, che sarà pronta per fine anno, la Gran Bretagna pagherà 3.2 milioni di euro: senz’altro soldi ben spesi.

Anche nell’Europa occidentale, dunque, e non solo nella vituperata Ungheria, si costruiscono i muri per evitare il caos asilo.

Intanto, in un’intervista sulla stampa d’Oltralpe, Yemane Gebreab, consigliere del presidente dell’Eritrea, dopo aver dichiarato che i suoi connazionali sono finti rifugiati, non le ha certo mandate a dire agli svizzerotti: siete persi d’assalto dai migranti economici? Colpa vostra, siete troppo attrattivi. Non dimentichiamoci poi che gli amici tedeschi hanno rafforzato di recente la sorveglianza lungo i confini con la Svizzera perché, secondo la Germania, abbiamo le frontiere a colabrodo e facciamo passare troppi clandestini.

E noi?

Visto che a Calais in quattro e quattr’otto si tira su un MURO alto quattro metri e lungo un Km, e visto che Como sta diventando come Calais, c’è da chiedersi cosa intende fare la Svizzera. Nei giorni scorsi le guardie di confine hanno confermato che il 20% dei clandestini tenta di passare dalla frontiera  verde. Visto che i giovanotti accampati a Como tentano e ritentano più volte di entrare in Ticino,  modificando ogni volta nazionalità, identità, e soprattutto data di nascita (se al primo tentativo dichiarano 25 anni, al terzo ne hanno 17) è evidente che l’attraversamento della frontiera verde (specie in certi tratti) sarà una modalità sempre più gettonata. Ci vuole quindi un  bel recinto sul confine, in stile ungherese, unito ad un messaggio chiaro ai migranti economici: lasciate perdere, in Svizzera non si entra. Quindi, non mettetevi in pericolo con viaggi senza speranza.  Perché a guadagnarci sono solo i passatori, il business dell’asilo, ed i politicanti che tentano di autosantificarsi proclamando che bisogna fare entrare tutti.

Del resto, come annuncia la cronaca degli scorsi giorni, adesso i migranti economici oltre alla frontiera verde tentano di forzare anche quella blu: 17 finti rifugiati eritrei hanno cercato di entrare in Svizzera da Brissago salendo abusivamente su un battello.

Le guardie di confine stanno svolgendo un lavoro enorme nel proteggere la porta sud della Svizzera (e quindi l’intera Svizzera) dal caos asilo. Ma le guardie di confine da sole non possono fare miracoli. Servono muri e recinti.

Porte aperte ai No Borders

Intanto, per tutto ringraziamento, le guardie di confine da mesi vengono infamate dai kompagni spalancatori di frontiere.

E a proposito di chi denigra le forze dell’ordine. Chi scrive ha presentato, nell’ambito dell’ “Ora delle domande” del Consiglio nazionale, la seguente richiesta: il governo intende vietare l’accesso alla Svizzera ai “no borders” italiani responsabili dei vandalismi di Chiasso di due settimane fa?

Risposta della kompagna Sommaruga: assolutamente no, questi bravi giovani (e meno giovani) d’Oltreramina hanno commesso solo “reati non gravi”. Apperò. Peccato che lorsignori siano sotto inchiesta per sommossa. Reato che prevede fino a tre anni di carcere. Si tratta forse di una bagattella? Avanti così: porte spalancate a stranieri che minacciano ed infamano le forze dell’ordine svizzere, oltre a danneggiare la  proprietà pubblica e privata. Ecco come la ministra del P$ sostiene chi si fa ogni giorno il mazzo per la sicurezza del paese. Bene ha fatto il municipio di Chiasso a sporgere denuncia contro i No Borders.

Lorenzo Quadri

Commissione della concorrenza a gamba tesa sulla SSR

Mentre per il Consiglio federale “tout va bien, Madame la marquise”

 

Intanto si avvicina la resa dei conti: la votazione sull’iniziativa popolare No Billag

L’iniziativa popolare federale “No Billag”, che vuole l’abolizione del canone radiotelevisivo, è ufficialmente riuscita il 13 gennaio di quest’anno. Quindi i cittadini svizzeri dovranno andare a votare. L’ultima consultazione a tema SSR è stata quella del giugno 2015 sull’aberrante canone obbligatorio. Per l’azienda, una vittoria di Pirro: come noto, l’emittente l’ha spuntata per poche migliaia di voti. Stranamente, nessuno dei moralisti a senso unico a cui la democrazia fa sommamente schifo (tranne nelle sempre più rare occasioni in cui dalle urne sortisca il responso da loro  auspicato) chiese una riconta dei voti. Chissà come mai? Ah già, questa volta il risultato era quello “giusto”; per cui, viva le maggioranze strarisicate!

Nessun interrogativo?

Quell’esito tirato, con tanto di bocciatura in Ticino, dovrebbe far sorgere qualche interrogativo anche in prospettiva della votazione sull’iniziativa No Billag. Intendiamoci: le sue chance di riuscita, almeno a livello federale, sono nulle. Anche in considerazione dei ricatti e del terrorismo che verranno messi in campo prima del voto. Ma, se l’iniziativa dovesse ottenere comunque un buon seguito, pur non spuntandola, per la SSR sarebbero “cavoli non dolcificati”.

Autocritica? Non esiste

Dopo la votazione del giugno 2015 sul canone obbligatorio, l’autocritica da parte dell’azienda (ed in particolare della RSI che venne asfaltata dalle urne ticinesi) è stata pari a zero, malgrado le promesse del giorno dopo. Passata la festa gabbato lo santo. Sarebbe dunque stato legittimo attendersi, almeno da parte del Consiglio federale, un qualche segnale di apertura nei confronti di metà della popolazione svizzera, che con il suo voto bocciò la SSR. Invece, l’ultimo rapporto governativo sulla radiotelevisione è un tripudio di “Tout va bien, Madame la Marquise”. Non c’è bisogno di cambiare niente. Va bene che il mandato di servizio pubblico copra anche i giochini scemi. E, soprattutto, va benissimo che la radiotv di servizio pubblico diventi il bollettino parrocchiale  della $inistra euroturbo e spalancatrice di frontiere. Verifiche sul ruolo politico dell’emittente? Eresia!

Tv per migranti?

Ah no, nel rapporto del Consiglio federale una piccola critica alla SSR c’è: ci si aspetta, udite udite, “più sforzi a favore di persone con un passato migratorio”. Ma bene! Quindi dovremmo pagare il canone più caro d’Europa per finanziare una televisione su misura per gli immigrati. E, sempre per venire incontro agli immigrati, cominciamo a bandire il dialetto, visto che  non lo capiscono, ed introduciamo invece  trasmissioni in lingue slave e arabe. Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole.

Ma la Comco…

Eppure nemmeno a Berna  tutto fila liscio. Perché, se il Consiglio federale pubblica il suo rapporto all’insegna del “l’è tüt posct”, ci sono degli uffici federali, che sottostanno al dipartimento dell’economia di “Leider” Ammann – e quindi allo stesso Consiglio federale – che raccontano una storia  diversa. La Commissione della concorrenza, ad esempio, entra a gamba tesa: “non c’è stata alcuna verifica di quali programmi sono davvero indispensabili al servizio pubblico; quest’ultimo deve arrivare solo dove non arriva il mercato”. Anche la SECO si è opposta allo stiracchiamento sconsiderato del concetto di servizio pubblico, utilizzato come coperchio per tutte le pentole. Peccato che la SECO, essendosi completamente screditata con le statistiche farlocche su disoccupazione e frontalieriato, sia  ormai fuori concorso.

Ammissione di colpa

Molto significativa è la replica dell’Ufficio federale della comunicazione alle critiche interne all’amministrazione pubblica: “Anche con l’intrattenimento si fa servizio pubblico: per suo tramite si possono far passare delle informazioni importanti e un’immagine del mondo”. Perdindirindina! Intesa come una giustificazione, questa frase è, invece, una chiara ammissione di colpa. Infatti, con la dichiarazione appena citata, si riconosce ciò  che la RSI ha sempre negato. Ossia che l’emittente statale si serve delle trasmissioni di presunto intrattenimento per fare propaganda politica di parte. Ad esempio lasciando, nei programmi di “magazine”, microfoni liberi a spalancatori di frontiere, lecchini dell’UE, moralisti a senso unico, talebani del multikulti e compagnia cantante, di modo che costoro possano raccontare all’utente tutto quello che vogliono. E se qualcuno osa protestare per l’informazione non politicamente equidistante? Risposta: Ah, ma era intrattenimento, non un programma d’informazione. Quindi il principio dell’equidistanza non vale.

Difesa “a prescindere”?

Ma bravi: evidentemente la presa per i fondelli continua. Visto che la RSI è un importante datore di lavoro, e visto che, come sappiamo, nella suddivisione del canone radiotv la Svizzera italiana “ci guadagna”, c’è gente che crede di essere intoccabile e di potersi permettere di tutto. Chi critica è il vile nemico che vuole sabotare le risorse eccetera. Per qualcuno è forse ora di tornare con i piedi per terra. In caso contrario, provvederanno i votanti con una nuova mazzuolata al momento della votazione sull’iniziativa No Billag.

Lorenzo Quadri