I furboni “si preoccupano”… ma continuano a ronfare!

Terrorismo islamico: il rapporto del Consiglio federale è l’ennesima presa per i fondelli

Intanto dalle colonne del quotidiano italiano Libero, Magdi Allam ammonisce: “L’Europa deve mettere fuori legge l’islam”

Davanti a queste notizie, non si sa bene se ridere o piangere!

Nel primo rapporto annuale, di recente redatto in ossequio alla Legge sulle attività informative, i camerieri dell’UE in Consiglio federale esprimono preoccupazione per l’accresciuta minaccia rappresentata dal terrorismo islamico. Ma va? Peccato che, oltre ad esprimere preoccupazione pelosa, lor$ignori non facciano assolutamente un tubo per scongiurare l’ “accresciuta minaccia”. Perché sia chiaro, e non ci stancheremo di ripeterlo: la direttiva disarmista dell’UE, su cui voteremo il prossimo 19 maggio (tutti a votare NO) è perfettamente inutile nella lotta al terrorismo islamico (ed alla delinquenza in generale). L’obiettivo è infatti quello di disarmare i cittadini onesti. Sono questi i “nemici” che la fallita UE combatte. E il triciclo PLR-PPD-P$$ si accoda servile, giustificando l’ulteriore, indegna calata di braghe con la monumentale BALLA che un njet popolare al Diktat di Bruxelles comporterebbe l’espulsione della Svizzera da Schengen. Operazione in cui Bruxelles non avrebbe il benché minimo interesse.

Alcuni esempi

Oltre dunque a disarmare i cittadini onesti con il pretesto farlocco della lotta al terrorismo, il governicchio federale non fa assolutamente un tubo per combattere l’estremismo islamico violento di cui però denuncia la crescita.

Infatti:

  • Assistenza facile. L’accoglienza e le rendite assistenziali facili a migranti economici, compresi i seguaci dell’Isis, prosegue. Malgrado l’ammonimento degli esperti internazionali sul pericolo che un simile atteggiamento buonista-coglionista comporta. Ci sono pochi Paesi al mondo in cui un finto rifugiato islamista può installarsi ed attaccarsi alla mammella dello Stato sociale con la stessa facilità con cui questo accade in Svizzera. Risultato: simili raccomandabili personaggi vengono mantenuti con soldi pubblici. E, non lavorando, hanno a disposizione tutto il proprio tempo per dedicarsi alla radicalizzazione e ad altre attività delittuose.
  • Finanziamenti esteri alle moschee.Il governicchio federale e la partitocrazia multikulti rifiutano istericamente di proibirli. Eppure è ormai dimostrato in tutte le salse che centinaia di milioni di dollari partono dai Paesi arabi per approdare in Europa a foraggiare moschee e centri culturali islamici con l’obiettivo di radicalizzare. Accade anche in Svizzera. Anche in Ticino. Anche a Lugano. Davanti ad un simile scempio – che ormai nessuno può più credibilmente negare – cianciare che “sa po’ fa nagott” perché “non bisogna discriminare” è un atteggiamento di rara idiozia. Eppure la maggioranza politica fa proprio questo. E’ possibile essere più autolesionisti di così?
  • Rifiuto di espellere i terroristi islamicise questi sono in pericolo nel loro paese. Il mondo che gira al contrario. Per difendere l’incolumità di terroristi condannati si mette in pericolo quella di centinaia di cittadini onesti. La strage di Pasqua in Sri Lanka ha ben dimostrato di cosa sono capaci i macellai dell’Isis.
  • Jihadisti che tornano in Svizzera. Trattasi principalmente di beneficiari di naturalizzazioni facili (grazie, triciclo PLR-PPD-P$$!) che sono partiti per combattere la “guerra santa” e che, in quanto cittadini elvetici (di carta) potrebbero rientrare nel nostro Paese. Ma col piffero: questa gente non deve più mettere piede all’interno dei confini nazionali!

Negare l’evidenza

Se ci si rifiuta di accettare che il problema è l’islam, è evidente che non si va da nessuna parte. Se la partitocrazia imbesuita dal multikulti si ostina, per ideoleogia o per ottusità o per entrambe le cose, a considerare l’islam come una “normale” religione, compatibile con la nostra società, il disastro è dietro l’angolo. In una recente intervista al quotidiano italiano Libero, il giornalista, saggista e politico Magdi Allam – che non è proprio l’ultimo bambela arrivato, e che quando si esprime sul Corano sa di cosa parla – ha dichiarato quanto segue: Il vero pericolo è l’ occupazione capillare che l’ islam sta facendo del nostro territorio attraverso la proliferazione di moschee, scuole e centri di assistenza islamici finanziati da Paesi che sono nostri nemici. Per questo dico che l’ Europa dovrebbe opporsi a tutto questo e mettere fuori legge l’ islam, invece lo legittimiamo, dandogli valore al pari del cristianesimo e dell’ ebraismo. Ci siamo addirittura inventati il concetto di islamofobia, attraverso il quale si è introdotto il divieto assoluto di criticare e condannare l’ islam (…).C’ è una strategia in atto per sanzionare ogni critica all’ islam. Siamo masochisti: sul Papa e sui cristiani si può dire qualsiasi cosa, perché rientra nella libertà d’ espressione, sul Corano invece non è ammesso nulla”.

Più chiaro di così…

E invece, cosa blaterano in coro alle nostre latitudini i politichetti del triciclo, gli intellettualini da tre e una cicca e la stampa di regime? “Non bisogna discriminare!”.

Non sanno nemmeno, i tapini, che discriminare significa trattare in modo diverso ciò che è uguale. Ma qui sta il punto. L’islam non è per nulla “uguale” al cristianesimo, o all’ebraismo. Di conseguenza, un trattamento diverso è non solo giustificato, ma doveroso. E lo è proprio nell’ottica della non discriminazione.

Produrre rapporti ufficiali in cui si esprime preoccupazione per il terrorismo islamico, ma poi rifiutarsi scientemente di combatterlo, è una clamorosa presa per i fondelli.

Lorenzo Quadri

 

 

 

E il divieto di finanziamenti esteri alle moschee? Sveglia!

Ohibò, avevamo ragione! Milioni dal Qatar per foraggiare gli islamisti, anche a Lugano

Con un discreto ritardo – il Mattino ne ha scritto già la scorsa domenica, ed il Mattinonline ancora prima –  mercoledì anche il Corriere del Ticino si è accorto del libro francese Qatar Papers, di recente pubblicazione.

I due autori del volume hanno indagato le attività di un’ ONG controllata dal governo dell’emirato del Qatar.  Questa ONG avrebbe stanziato cifre enormi – si parla di oltre 71 milioni di euro – per finanziare una fitta di rete di moschee in tutta Europa. Moschee vicino all’organizzazione fondamentalista dei Fratelli musulmani.

Di questi 71 milioni, quasi quattro sarebbero giunti in Svizzera ed 1.7 a Lugano. Dove di preciso? Mistero!

Non sono gli unici

Con soldi in arrivo dall’estero, dunque, viene finanziata la diffusione in Svizzera dell’islam radicale, incompatibile con il nostro modello di società. La volontà dei “foraggiatori” è evidente: islamizzare la Svizzera ed impedire l’integrazione dei musulmani che ci vivono.

E sicuramente il Qatar non è l’unico Stato islamista a prodursi in simili iniziative. Sappiamo ad esempio che la Turchia fa la stessa cosa, ed in Svizzera apre pure delle scuole telecomandate direttamente dal governo di Ankara. Tanto per fare il lavaggio del cervello fin da bambini ai migranti turchi che vivono dalle nostre parti. E naturalmente gli svizzerotti rilasciano le autorizzazioni senza cipire: “non si può (sa po’ mia!) dire di no!”.

Intenzioni perniciose

Il libro Qatar Papersconferma, semmai ce ne fosse bisogno, che tante moschee e centri culturali presenti nella nostra realtà – non solo nazionale, ma anche ticinese e luganese – non sono finanziati dalle offerte dei fedeli. I fondi arrivano da molto lontano e con intenzioni tanto precise quanto perniciose. Di conseguenza, questi finanziamenti esteri vanno proibiti. Ma naturalmente il Consiglio federale e la partitocrazia, imbesuiti dal politikamente korretto, rifiutano di intervenire. Anche se sollecitati.

Lucidità di breve durata

Nel settembre 2017, in un raro sprazzo di lucidità, la risicata maggioranza del Consiglio nazionale accolse una mozione di chi scrive che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali islamici. L’atto parlamentare chiedeva anche che le prediche nelle moschee si tenessero nella lingua locale, e questo per due motivi: 1) i contenuti devono essere trasparenti e 2) gli imam la lingua del posto la devono imparare.

Naturalmente l’approvazione della mozione  avvenne con la stizzita protesta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ai tempi a capo del Dipartimento federale di giustizia.

Come troppo spesso accade, la lucidità bernese ha avuto vita breve. Ci hanno pensato gli esponenti del triciclo multikulti ed islamofilo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati ad affossare l’atto parlamentare.

La punta dell’iceberg

Adesso il problema dei finanziamenti esteri di moschee e centri culturali islamici comincia ad emergere in tutta la sua enormità, pronto a deflagrare. Come detto, il Qatar non è certo l’unico “attore” presente su questo mercato. Di Stati ed organizzazioni vicini all’islam radicale, e con molti soldi da mettere a disposizione, ce ne sono a iosa.

La nuova ministra di Giustizia, la PLR Karin Keller Sutter (KKS) deve cambiare urgentemente rotta. Se le autorità davanti all’avanzata islamista continuano a rimanere alla finestra blaterando che “non si può discriminare”, fanno il gioco degli islamisti. E questo ci porterà allo sfascio. Intanto le previsioni “catastrofiste” si stanno avverando tutte.

Per cui, smettiamola di non vedere e di non sentire; smettiamola di nasconderci dietro la foglia di fico del “programma federale contro la radicalizzazione”, una sconcertante ciofeca prodotta da burocrati federali ro$$i ed islamofili. Cominciamo a saltare il fosso e a prendere qualche misura concreta. Prima fra tutte, il divieto dei finanziamenti esteri alle moschee, che peraltro già esiste in Austria.

O dobbiamo pensare che non c’è alcuna differenza tra la liblab KKS e la kompagna Sommaruga, tra PLR e P$$? Perché per ora (?) è difficile, vedi impossibile, giungere  ad una conclusione diversa!

Lorenzo Quadri

 

L’Austria chiude le moschee; noi ci inchiniamo agli islamisti

Grazie partitocrazia del triciclo! Siamo governati da camerieri e calabraghe

 

Ma guarda un po’. L’Austria ha deciso di chiudere sette moschee turche e di allontanare alcuni imam. Non solo. Come hanno spiegato il cancelliere Sebastian Kurz e il ministro degli Interni Herbert Kickl, i capi religiosi dell’associazione Atib sono accusati di finanziamenti illeciti dall’esteroe di violazione della legge austriaca sull’islam. Inoltre una quarantina di imam dell’Atib, Unione turco-islamica per la collaborazione culturale e sociale in Austria, rischia di perdere i loro permessi di soggiorno”, si legge nelle note d’agenzia.

Da notare: “finanziamenti illeciti dall’estero”. Perché evidentemente questi capitali stranieri, in arrivo da paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar,… vengono versati a moschee europee con l’obiettivo di foraggiare la diffusione in Occidente dell’islam radicale. Per questo motivo in Austria i finanziamenti esteri alle moschee sono vietati.

La grande moschea turca

La situazione è chiara anche ai paracarri, ma non ai camerieri dell’UE in Consiglio federale, né ai barlafüs del Consiglio degli Stati. I quali, seguendo gli sproloqui della loro commissione degli affari giuridici (ovvero la famosa CAG, quella che fa proprio CAG) hanno bocciato la mozione che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee.

Non solo: a Sciaffusa di recente i politicanti hanno avuto la geniale idea di autorizzare la realizzazione di una grande moschea. Una moschea, ma tu guarda i casi della vita, turca.Con imam nominati direttamente dal governo di Ankara (che quindi non conoscono affatto la realtà svizzera, e che di certo non predicheranno l’integrazione). E munita addirittura di asilo, per cominciare a radicalizzare già i bambini. Ed, evidentemente – anche se i promotori del progetto negano – a finanziare tutta la “bella” operazione saranno soldi turchi.

 

Paragone umiliante

Quindi: in Austria cominciano le pulizie contro l’islam radicale, con chiusura di moschee ed espulsioni. In Svizzera, invece, e per l’ennesima volta, si CALANO LE BRAGHE. E’ terra di conquista! E sappiamo grazie a chi. Il paragone si fa sempre più umiliante.

Blaterano infatti le pavide mezze calzette della partitocrazia: vietare i finanziamenti esteri alle moschee, come richiesto da una mozione di chi scrive, approvata dalla maggioranza del Consiglio nazionale? “Sa po’ mia”!E’ problematico intervenire nei confronti di una sola religione”,farneticano i politicanti del triciclo incadregati nella Camera dei Cantoni, facendo eco alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Ma si può essere più tamberla di così? E’ chiaro che se il pericolo proviene da una sola “religione” – che non conosce la separazione tra Stato e chiesa, per cui non stiamo parlando solo di una fede ma di un sistema politico – si interviene lì! O qualcuno ha già sentito parlare in Europa di attentati messi a segno da integralisti cattolici, ebrei, buddisti, animisti, pastafariani o seguaci di Giove Pluvio?

Qualcuno si è bevuto il cervello

Inutile dire che sul fronte delle prestazioni assistenziali facili a finti rifugiati estremisti islamici,che poi passano il tempo a radicalizzare mantenuti con i soldi del solito sfigato contribuente, non succede assolutamente un tubo. Malgrado il campanello d’allarme sia suonato a più riprese. A Basilea per poco non sono stati  naturalizzati due giovani musulmani che non davano la mano alla docente perché donna. E un altro recente indizio la dice lunga su quanto siamo ormai caduti in basso. Nel processo ai pagliacci islamisti Nicolas Blancho, Qassim Illy, e compagnia cantante (pagliacci pericolosi, intendiamoci) il Ministero pubblico della Confederella ha rimandato di tre settimane la comunicazione della sentenza. E questo in nome del ramadan. Ohibò: da quando in qua il Ramadan è una festività svizzera? Qui qualcuno si è proprio bevuto il cervello!

L’islamismo dilaga

Perché in Austria la diffusione dell’islamismo viene affrontata di petto e combattuta, mentre in Svizzera al contrario addirittura la si promuove in nome del fallimentare multikulti, del politikamente korretto, e del mantra del “non bisogna discriminare”?

Facile: perché in Austria ci sono dei governanti che difendono gli interessi del paese. In Svizzera, invece, ci ritroviamo  dei camerieri dell’UE, terrorizzati dell’idea di venire accusati di “razzismo” o di “islamofobia”. Soldatini della casta che, pur di bocciare qualsiasi proposta in arrivo dagli odiati “populisti”, mettono i gioielli di famiglia sotto il rullo compressore e permettono agli estremisti islamici di dilagare nel paese.

Fregatura in arrivo

Intanto grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, porte aperte ai finti rifugiati musulmani, non integrati né integrabili. E poco ma sicuro che, con la revisione degli accordi di Dublino, i funzionarietti UE faranno in modo di rifilare sempre più finti rifugiati ai paesi che non si trovano sui confini esterni dello spazio Schengen (come il nostro). Magari calcolandoli in base a qualche algoritmo. Facile prevedere quale sarà la posizione dei camerieri dell’UE sotto le cupole federali. Braghe calate – con la kompagna Simonetta che si “offre spontaneamente” di accogliere sempre più migranti economici, così i kompagni di merende P$ possono lucrare sul business dell’asilo – e sempre più finti rifugiati islamisti installati e sontuosamente mantenuti in Svizzera a spese del solito sfigato contribuente!

Lorenzo Quadri

 

Moschea turca a Sciaffusa? Si sono bevuti il cervello!

Le autorità disposte ad accettare una simile aberrazione vanno mandate a casa subito

A Sciaffusa, è evidente, si sono bevuti il cervello. Il commento “nasce spontaneo” dopo la scellerata decisione di autorizzare la costruzione di una grande moschea, di fatto commissionata e telecomandata governo turco. Quello che, ma guarda un po’, in Svizzera vorrebbe realizzare non solo le moschee, ma pure le scuole. E gli svizzerotti, fessi come non mai, autorizzano tutto. “Bisogna aprirsi” agli islamisti!

Ecco come l’ATS (Agenzia telegrafica svizzera) presenta il progetto di Sciaffusa:

“La città di Sciaffusa ha approvato la costruzione di grande moschea turca. Lo stabile, del costo di 1,5 milioni di franchi, sarà lungo 30 metri, largo 16 e alto 12.

Secondo il domenicale SonntagsBlick l’avvio ai lavori dovrebbe avvenire durante l’estate. Secondo i piani di costruzione la moschea Aqsa comprenderà due spazi di preghiera – uno per gli uomini l’altro per le donne -, un locale per i giovani, un’aula dedicata alla formazione e un asilo per i bimbi musulmani.

All’origine del progetto c’è l’associazione islamica turca di Sciaffusa, la quale assicura che la costruzione non sarà finanziata con fondi esteri, precisa il domenicale.

Il terreno dove sorgerà la moschea appartiene alla fondazione islamica turca per la Svizzera, una propaggine del Diyanet, il ministero turco per la religione. Il presidente della fondazione, Ali Erbas, è un teologo consulente del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Gli imam che opereranno a Sciaffusa saranno scelti dal governo di Ankara”.

Diffondere l’islam radicale

Insomma,  è proprio vero che non c’è limite al peggio! Al finanziamento senza fondi esteri non ci crede nemmeno il Gatto Arturo; e comunque , dato il contesto, la questione è destinata a diventare marginale. Il legame a filo doppio con l’estremismo islamico del governo turco, che già in Svizzera finanzia altre moschee con l’obiettivo di radicalizzare i musulmani presenti sul nostro territorio, è in ogni caso manifesto. E’ evidente che la nuova moschea di Sciaffusa servirà a diffondere l’islam radicale e politico nel nostro Paese.

Verso il califfato

Allarmante apprendere che il luogo di culto – ma meglio sarebbe dire: di indottrinamento – sarà dotato anche di un asilo. Il perché è evidente: il lavaggio del cervello prima inizia, più è efficace. Non ci vuole poi grande fantasia per immaginare che un domani questi giovani turchi radicalizzati fin dalla più tenera età diventeranno cittadini svizzeri grazie ai naturalizzatori seriali della gauche-caviar e dintorni.  E’ sempre più vicino il momento in cui in  Svizzera, con la complicità dei tapini del multikulti – a partire dalle Simonette di turno –  vedrà la luce un “bel” partito islamico. Obiettivo: introdurre sharia, veli, e tutto il resto. Fare tabula rasa delle nostre regole e tradizioni ed imporne altre: quelle degli invasori. L’invasione islamica è in corso da tempo. Nei secoli scorsi la fermavano con l’esercito; oggi i nostri governanti, imbesuiti dal dogma del multikulti e delle aperture, stendono il tappeto rosso. Chi si oppone, farneticano questi poveracci,  è un “becero populista e razzista”. Se i nostri antenati avessero ragionato in questo modo, oggi saremmo un califfato. Gli islamisti lo sanno benissimo e se ne approfittano.  Basta ascoltare le tesi difensive della foffa del sedicente Consiglio centrale islamico della Svizzera (Blancho e compagnia brutta): libertà di religione, libertà di parola, eccetera. Li conoscono bene, costoro, i nostri diritti costituzionali. Li invocano per loro con l’intenzione di toglierli a noi. Il disegno è chiaro anche al Gigi di Viganello. Ma la partitocrazia politikamente korretta non si accorge di quello che sta succedendo sotto il suo naso.

Ma svegliatevi!

E’ evidente che la grande moschea turca di Sciaffusa è il primo passo. Se ottiene il via libera, si sarà creato un pericoloso precedente. Che verrà poi reiterato ad oltranza. Non solo dalla Turchia. Presto arriveranno anche i vari Qatar, Arabia saudita, e chi più ne ha più ne metta.  Spunteranno come funghi le moschee finanziate e teleguidate dall’estero, con imam scelti all’estero che indottrinano secondo i principi di chi paga. Peggio di così. Ma il vero scandalo è che a Sciaffusa non abbiano niente da dire. Fettone di salame sugli occhi? O il terrore di venire accusati di “razzismo ed islamofobia” è ormai più forte di qualsiasi istinto di conservazione e di autodifesa? Ma svegliatevi, tamburi!

Lorenzo Quadri

 

 

Moschee e soldi esteri: le fettone di salame sugli occhi

Il Consiglio federale prosegue imperterrito sulla via del buonismo-coglionismo

 

Dimostrando un’inquietante miopia ed un’altrettanto inquietante dipendenza da buonismo-coglionismo, il Consiglio federale ha di recente dichiarato, prendendo posizione su una mozione di chi scrive, che non se ne parla nemmeno di proibire i finanziamenti esteri alle moschee e ai luoghi di culto islamici. E neppure  di imporre a questi ultimi di fare trasparenza sulle loro fonti di entrate, né di stabilire che le prediche debbano tenersi nella lingua locale. Nota bene: regole di questo tipo già esistono in vari paesi europei, ma naturalmente il Consiglio federale non ne vuole sapere di introdurle in Svizzera. Si tratterebbe, sostengono i ghost writer ministeriali – quelli che scrivono le risposte che poi il governo firma (ma le legge anche?) – di una “massiccia” (sic!) limitazione della libertà di religione. Uella!

Qualcuno ha pero la trebisonda

D’accordo il caldo, ma qui qualcuno ha perso la trebisonda. Non si vede in che modo le prescrizioni di cui sopra limiterebbero – e addirittura in modo massiccio! – la libertà di chicchessia di professare la propria fede religiosa. Il fatto che i sette scienziati si nascondano dietro una foglia di fico del genere per non prendere delle misure che attirerebbero le solite strumentali accuse di xenofobia e di islamofobia, dimostra solo che il governo elvetico è ostaggio di queste critiche. Basta ricattarlo moralmente sventolando lo spettro della “chiusura” e della “discriminazione”, ed il Consiglio federale cala subito le braghe.

Del resto ricordiamo che l’esecutivo nazionale era pure contrario al divieto di burqa plebiscitato in Ticino. Pur costretto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo che ha avallato il divieto francese, analogo a quello ticinese, a dare il proprio benestare, il Consiglio federale ancora si permetteva di moraleggiare. Ovviamente nel consueto modo stucchevole. Il messaggio tra le righe era sempre il solito: ticinesotti chiusi e gretti, dovete “aprirvi” al burqa! Dovete essere multikulti!

L’attivista del Bangladesh

Eppure, la richiesta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee e ai luoghi di culto islamici è tutt’altro che fantasiosa. Anche in ambito religioso, chi paga comanda; quindi detta i contenuti delle prediche. La questione è diventata di ancora più tragica attualità dopo la strage di Dacca. La più nota attivista dei diritti umani nel Bangladesh, Khushi Kabir, già candidata al Nobel della pace, in merito alla mattanza messa a segno dai fondamentalisti islamici, si è espressa in questi termini in una recente intervista sul Corriere della Sera: “Dal 2013 in Bangladesh coloro che hanno una mentalità razionale, scientifica, che si dicono atei o che mettono in dubbio la religione, hanno cominciato ad essere uccisi. Poi è successo ai preti e alla ridottissima minoranza sciita”. Il motivo di questa involuzione? “La diffusione in Bangladesh del wahhbismo, una forma intollerante dell’Islam che proviene dall’Arabia Saudita – risponde l’attivista dei diritti umani -. Tanti soldi sauditi finiscono in organizzazioni e fondazioni. Si sono costruite enormi moschee con fondi provenienti dall’estero. Sono aumentate le madrasse non consentite, ma assai ben finanziate con soldi stranieri”.

In altre parole: se il Bangladesh è diventato terra di sanguinosi attentati è perché si è permesso l’insediamento di luoghi di culto, finanziati con fondi esteri, che diffondono l’islam più fanatico ed intollerante. In questo modo ampie fasce di popolazione sono state radicalizzate. Più chiaro di così! E queste, ribadiamo, non sono le parole di una leghista populista e razzista. Sono le dichiarazioni di un’attivista dei diritti umani, già candidata al Nobel per la Pace.

Quando sarà troppo tardi…

Eppure il governicchio federale, munito di fettone di salame sugli occhi, procede imperterrito per la sua strada di permissivismo senza limiti. Vietare i finanziamenti esteri alle moschee? Giammai! La sicurezza del paese non è una priorità: l’unica preoccupazione è schivare le accuse di xenofobia ed islamofobia. E guai a quei populisti e razzisti che osano protestare!

Come già scrivevamo, qui c’è qualcuno che si illude di fermare l’avanzata dei fondamentalisti islamici con il politikamente korretto ed il buonismo-coglionismo. Aprirà gli occhi, se mai li aprirà, quando sarà troppo tardi.

Lorenzo Quadri

 

Chi dà spazio e visibilità agli integralisti islamici?

La multikulturalità è fallita anche in Svizzera: o ce ne rendiamo conto, oppure…
E’ evidente che anche alle nostre latitudini esiste un problema di immigrazione e di multikulturalità completamente fallita. E’ ovvio: quando per motivi ideologici si rifiuta di mettere un freno all’immigrazione, e si rifiuta pure di imporre a chi arriva da altre culture incompatibili con la nostra di adeguarsi alle regole occidentali, non c’è da stupirsi se ci si ritrova con una situazione ingestibile.

Dentro tutti
Sicché si continua, in modo del tutto scriteriato, a pretendere di consentire l’ingresso a chiunque. Quando si sa benissimo, a meno di essere del tutto imbesuiti, che non ci sono le risorse per ospitare interi popoli. La barca è piena: in Europa non c’è lavoro a sufficienza per i residenti – e gli allucinanti tassi di disoccupazione sono lì a dimostrarlo – figuriamoci per i migranti economici che arrivano a frotte. In queste circostanze si fomenta l’emarginazione, la nascita di ghetti con regole proprie e in sostanza si crea l’humus in cui l’integralismo islamico può proliferare. Del resto in Svizzera siamo arrivati al punto di organizzare delle giornate per prevenire il jihadismo nelle prigioni, dove non a caso il 70% dei detenuti è straniero (ma come, gli stranieri che delinquono non dovevano essere tutta una balla populista e razzista?).

La stretta di mano rifiutata
E siamo arrivati anche al punto che in una scuola secondaria basilese degli allievi provenienti da una famiglia integralista musulmana hanno rifiutato di dare la mano ad una docente in quanto donna. E la direttrice della scuola, naturalmente una kompagna, invece di imporre il rispetto di quella che è una regola elementare della nostra convivenza, esonera i giovanotti dall’incombenza a loro invisa. Non sia mai che all’immigrato non si permetta di fare tutto ciò che vuole! Il colmo è che la famigliola integralista pretendeva pure la naturalizzazione. E c’è da scommetterci che, se non fosse scoppiato lo scandalo della stretta di mano, i fessi multikulti pronti a regalare anche a costoro i passaporti rossi (“bisogna aprirsi” che diamine!) si sarebbero trovati.

Chi finanzia le moschee?
Poiché anche in casa nostra c’è chi fomenta l’integralismo islamico, è necessario intervenire. Quando si votò sull’iniziativa per il divieto di costruire minareti, e questo per far comprendere che la Svizzera non è terra di conquista per l’estremismo musulmano, dicemmo che certamente è importante il discorso simbolico, ma ancora di più quello pratico. Occorre dunque sapere chi finanzia le moschee e, di conseguenza (visto che “chi paga comanda”) cosa vi si predica: l’integrazione o proprio il contrario? Paesi a noi vicini, come ad esempio l’Austria, hanno sancito il divieto di finanziamenti esteri per le moschee, e l’obbligo di predicare nella lingua del paese ospite. Ed è anche evidente che non si può permettere ad imam provenienti da Stati integralisti di arrivare in Svizzera a radicalizzare i fedeli.

I convertiti al fondamentalismo
Ci sono poi, e questi meritano un capitolo a sé, svizzeri convertiti al fondamentalismo islamico. Come il presidente del sedicente “consiglio centrale islamico”, tale Nicolas Blancho, uno che va in giro a raccontare che picchiare le donne è un diritto, che bisogna introdurre la Sharia nel nostro Paese, e altre bestialità di questo tenore. E’ assolutamente scandaloso che simili affermazioni non siano perseguibili penalmente. Ma già: i politikamente korretti si sono inventati l’articolo 261 bis del Codice penale per criminalizzare, a scopo partitico, le presunte affermazioni razziste. Ma le aberrazioni di Blancho e compagnia brutta devono (?) invece restare perfettamente legali: “dobbiamo aprirci” ai fondamentalisti islamici!

La SSR dà spazio
L’aspetto più assurdo è che, se il “signor” Blancho è conosciuto in Svizzera, e quindi anche il suo aberrante messaggio ottiene visibilità, è grazie anche alla televisione di sedicente servizio pubblico, ossia la SSR, che infatti continua ad invitarlo alle sue trasmissioni. Ad esempio alla puntata di Arena (talk show di punta della Tv svizzero tedesca) sulla questione degli allievi musulmani che rifiutano di dare la mano alla docente. Complimenti vivissimi, megadirettore De Weck da oltre 560mila franchetti all’anno pagati con i nostri soldi: regalare spazio d’antenna a gente come Blancho rientra di certo nel mandato di servizio pubblico! E noi continuiamo a foraggiare la SSR con il canone più caro d’Europa? Ma aboliamolo immediatamente, il canone, visto che viene usato per dar voce e seguito agli estremisti islamici!
Lorenzo Quadri