Sempre peggio: l’islamismo dilaga nelle scuole svizzere

A Winterthur allievi cristiani indotti a digiunare per il ramadan dai compagni musulmani

Grazie al deleterio multikulti, l’islamismo sta dilagando senza freni. Anche tra i più giovani. Di recente è emerso il caso di una scuola elementare in quel di Winterthur (città già tristemente nota per le moschee dove si predica l’odio) ad alta concentrazione di allievi “in arrivo da altre culture” (musulmane). A raccontare la vicenda è una piattaforma austriaca (sic).

Docenti segnalano che nell’istituto in questione bambini di sesta elementare (come noto oltregottardo gli anni di scuola elementare sono sei) esercitano pressioni sui compagni cristiani affinché anche loro digiunino durante il ramadan.Con conseguenze sull’andamento delle lezioni; in particolare stanchezza nel pomeriggio. Un’insegnante ha pure indicato di aver dovuto modificare i corsi di sport per tener conto del fatto che i ragazzi, durante il ramadan, “non hanno le loro capacità fisiche abituali”.

Discorsetto ai genitori

Ma bene! Adesso si modifica anche il programma scolastico per calare le braghe davanti a migranti – spesso e volentieri migranti economici, mantenuti dal contribuente – islamisti?

Ai genitori musulmani che pretendono di far digiunare i figli influenzando così le lezioni di tutti, la direzione scolastica fa il piacere di comunicare, senza tanti fronzoli, che o fanno mangiare i propri pargoli di modo che il programma scolastico non abbia a risentirne, oppure, se vogliono vivere secondo le loro regole e non secondo le nostre, se ne vanno fuori dai piedi e tornano al natìo paesello.

Con simili personaggi…

Ancora più grave sono, evidentemente, le pressioni di gruppo degli allievi musulmani sui compagni cristiani affinché anche loro digiunino. Questo è intollerabile, ma tutto ciò che sa rispondere tale Beat W. (?) Zemp, presidente dell’associazione svizzera degli insegnanti (auguri) è che “le pressioni di gruppo durante il ramadan sono un problema solo se gli allievi non musulmani vengono mobbizzati”.

Con un simile bischero a fare il presidente degli insegnanti, la scuola svizzera può tanto chiudere baracca subito. Oltretutto, il concetto di mobbing implica delle pressioni molto forti; e la sua definizione è flou. Di conseguenza, secondo il signor Beat W. (?)  Zemp  – che immaginiamo essere il solito $inistrato multikulti –  se le pressioni degli allievi musulmani sui compagni cristiani affinché seguano anche loro il ramadan non raggiungono un’intensità tale da costituire mobbing, “l’è tüt a posct”. Ma siamo fuori di melone?

Libertà? Nel water

L’islamizzazione della Svizzera avanza a grandi passi. Il momento in cui le nostre libertà di cittadini, conquistate a costo di secoli di lotte, verranno spazzate via e sostituite dalla sharia, si avvicina sempre di più. La libertà d’espressione è ormai solo un vago ricordo: cancellata dalla becera censura multikulti e politikamente korretta.

Per questo ringraziamo la partitocrazia spalancatrice di frontiere ed anche le legioni di tamberla – spesso e volentieri pagati con denaro pubblico – come il Beat W.!

In Germania…

Le vili calate di braghe davanti agli islamisti proseguono in tutta Europa. Ultima in ordine di tempo: in Germania il commissario tedesco contro l’antisemitismo Felix Klein ha invitato gli ebrei a “non ostentare” la kippah, ossia il classico zuccotto. Perché gli ebrei “non devono ostentare”, ovvero devono nascondersi? Ovviamente, per non irritare gli islamisti. Ecco cosa succede a far entrare centinaia di migliaia di migranti economici non integrati e non integrabili. Si comincia con la kippah, poi sarà il turno della messa al bando di minigonne e scollature per “non provocare” – e se vieni violentata da un migrante mentre portavi la minigonna è colpa tua che te la sei andata a cercare, svergognata! – poi dell’obbligo di burqini in piscina, ed avanti così. Il tutto con la benedizione di burocrati calabraghisti come il Kommissar Klein. Ma ridateci il Commissario Rex!

Sempre in Germania, secondo un recente sondaggio realizzato dall’istituto Allenbach e pubblicato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, solo il 20% degli interpellati si sente libero di esprimere la propria opinione in pubblico su temi come i sedicenti rifugiati e l’islam.

Il P$ pensa alle tutine

Intanto, in questo sfigatissimo Cantone, due deputate $ocialiste strillano contro le tutine da ginnastica sgambate, accusate di essere “sessualizzanti”, ed interpellano il governicchio, che sul tema c’entra come i cavoli a merenda. Nemmeno si rendono conto, le grandi statiste gauche-caviar, che, con le loro scriteriate politiche di accoglienza indiscriminata verso i migranti islamisti (che “devono entrare tutti”) mettono in pericolo le donne ed importano sessismo, sottomissione e misoginia.E poi blaterano contro i costumi sgambati sessualizzanti?

Grazie a queste kompagne, le loro figlie e nipoti dovranno indossare il burqa. In Ticino, non in Arabia Saudita!

Premio snobbato

Sempre in queste settimane il “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli ha lanciato la seconda edizione del premio Swiss Stop Islamization Award, destinato a persone che si sono distinte nell’opporsi all’islamismo in Svizzera. Sia nel 2018 (prima edizione) che quest’anno, il premio è stato snobbato alla grande dalla stampa di regime. Segnale preoccupante di una censura che dilaga: guai a criticare l’islam! Sa pò mia!  E poi i censori pro-multikulti hanno ancora il coraggio di riempirsi la bocca con la “libertà di stampa”? Patetici!

Lorenzo Quadri

 

 

I $inistrati santificano Carola Intanto il caso Bosia Mirra…

P$ sempre pro-immigrazione clandestina. E su Schengen aleggia un orrendo sospetto

 

La $inistra immigrazionista, anche alle nostre latitudini, ha trovato la sua nuova eroina del momento: la delinquente gauche-caviar Carola Rackete, ovvero la capitana della Seawatch.

La Carola, ennesima kompagnuzza con i piedi al caldo grazie ai soldi di papà, è stata prontamente scarcerata dalla “toga rossa” di turno. Ovvero uno (una) di quei magistrati che applicano le leggi ai “nemici”, mentre per gli amici le interpretano. Atteggiamento peraltro tipico della $inistra, che si sciacqua la bocca con la legalità (come pure con la morale, con il rispetto, eccetera) esclusivamente a senso unico. Le regole valgono solo per gli “altri”. Per i “loro”, invece

Tutto per visibilità

E’ evidente che la Carola tutto è fuorché un’eroina. Per ottenere visibilità mediatica, ha messo in pericolo, oltre agli uomini della Guardia di finanza italiana tramite speronamento di una motovedetta, anche i passeggeri della sua nave. Nei 16 giorni in cui la Seawatch è rimasta attraccata al largo di Lampedusa, di “porti sicuri” ne avrebbe trovati a bizzeffe. Invece se ne è stata lì, evidentemente aspettando di fare l’exploit.

I responsabili morali

Lo abbiamo già scritto a più riprese: a mettere in pericolo la vita dei migranti sono quelli che – in un modo o nell’altro – li incitano a partire per l’Europa, affrontando pericolosi viaggi in mare. Sostenere l’immigrazione clandestina significa fare il gioco di scafisti, passatori e trafficanti di esseri umani.

Cagnara sul bunker

La $inistra, ormai ridotta a partito degli stranieri (altro che preoccuparsi dei ticinesi, altro che pensare ai lavoratori) fa cagnara immigrazionista a fini elettorali. Naturalmente ben supportata dalla radioTV di sedicente servizio pubblico, finanziata col canone più caro d’Europa.

Lo dimostra il grottesco caso montato ad arte attorno al famoso centro asilanti – “bunker” di Camorino. Che è poi un centro della protezione civile. Quindi una struttura che va bene per i militi svizzeri ma che, secondo gli spalancatori di frontiere, non è sufficientemente chic per dei finti rifugiati. Magari lorsignori volevano la spa e la vista lago.

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha smontato le fake news sul presunto sciopero della fame degli ospiti dello “spaventevole bunker” (vedi articolo a pagina 9) messe in giro dal sedicente collettivo R-esistiamo, il quale è collegato con un certo avvocato luganese.

Si scopre così che il tanto drammatizzato “sciopero della fame” dei migranti economici di Camorino è durato… un pasto. In sostanza, gli asilanti hanno saltato un pranzo. E si scopre pure che i giovanotti con lo smartphone ed il bluetooth sono insorti contro l’imposizione di lasciare il centro durante il giorno perché fuori non avrebbero più avuto il wifi gratuito.

Intendiamoci: noi siamo favorevoli alla chiusura del bunker. A patto che gli attuali occupanti vengano immediatamente rimpatriati. E sia chiaro che non si spende nemmeno un centesimo del contribuente per nuovi (e lussuosi) centri d’accoglienza per finti rifugiati.

Ticinesi sempre più poveri

Questa panna montata pro-finti rifugiati ha l’unico scopo di dare visibilità in chiave elettorale all’ammucchiata di $inistra.

Chiaro: mentre i ticinesi diventano sempre più poveri e precari, mentre il mercato del lavoro è a ramengo a seguito della devastante libera circolazione delle persone, mentre i politicanti della casta riducono la Svizzera ad una colonia dell’UE, mentre i premi di cassa malati continuano ad aumentare, mentre le casse dell’AVS languono, eccetera eccetera, i $inistrati, famelici di cadreghe, s’immaginano di turlupinare il popolazzo denunciando il presunto razzismo (?) contro i finti rifugiati e sciacquandosi la bocca con il  populismo climatico. E intanto, a manina con gli odiati “padroni”, svendono la Svizzera all’UE.

Caso Bosia Mirra: imboscato?

La vicenda della Carola richiama alla mente il caso dell’ex parlamentare P$ Lisa Bosia Mirra, condannata (ma la sentenza è ancora sub judice) per aver fatto entrare illegalmente in Svizzera dei finti rifugiati che si trovavano a Como.

Il decreto d’accusa emesso dalla Procuratrice pubblica Margherita Lanzillo nei confronti di Bosia Mirra è stato impugnato; il processo in Pretura penale (giudice Siro Quadri) l’ha confermato nel settembre del 2017. Nuovo ricorso. E adesso, a quasi due anni di distanza, l’incarto giace tranquillamente imboscato nei cassetti della Corte d’appello e di revisione penale (CARP). Ohibò. Se si tratta di condannare esponenti leghisti per un post sui social, ecco che la Magistratura si muove fulminea, in barba al presunto “sovraccarico di lavoro”. Qui invece… Giustizia a due velocità?

Schengen: il sospetto

E non è finita. Gli uccellini cinguettano che un illustre esponente della CARP avrebbe dichiarato che il  fallimentare accordo di Schengen permetterebbe ad un finto rifugiato di spostarsi liberamente da un paese firmatario all’altro, in barba alle leggi dei singoli Stati. E’ il massimo. Se la CARP dovesse uscirsene davvero con una simile “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), che non trova peraltro riscontro in nessun altro Stato, le urgenze sarebbero due:

  • Lasciare subito a casa i giudici che emettono sentenze del genere;
  • Disdire all’istante gli accordi di Schengen! Altro che “bisogna salvare Schengen”, come strillava istericamente la partitocrazia PLR-PPD-P$$ per giustificare la calata di braghe davanti al Diktat disarmista dell’UE!

Lorenzo Quadri

RSI: ancora propaganda pro-migranti

Sparuta manifestazione ieri a Camorino, e la Pravda di Comano si precipita

 

Se i finti rifugiati – tutti giovani uomini – alloggiati al centro della Protezione civile gestito dalla Croce Rossa (mica dalla Lega populista e razzista!) non sono contenti della sistemazione, non hanno che da tornare a casa loro, dove certamente vivevano in megaville con piscina

Ohibò, in quel di Camorino si è tenuta ieri pomeriggio una manifestazione di quattro gatti, muniti dei soliti insulsi striscioni, a sostegno dei finti rifugiati (tutti giovani uomini) alloggiati nel locale centro della Protezione civile (PC).

Come era scontato, il non-evento ha ottenuto ampio spazio all’interno del Quotidiano RSI. Chiaro: basta che la sinistruccia spalancatrice di frontiere faccia un cip e la Pravda di Comano si precipita, con dovizia di uomini mezzi, a fare da megafono propagandistico. E’ per questo che paghiamo il canone più caro d’Europa!

I giovanotti africani si lamentano delle condizioni di vita al centro PC di Camorino: evidentemente non sono alla loro altezza. Ma guarda: costoro immigrano illegalmente in Svizzera e pretendono pure di farsi alloggiare in alberghi di lusso.

Oltretutto il servizio del Quotidiano si risolve in un vistoso autogoal. Le immagini mandate in onda sono ben lungi dal mostrare il degrado che pretendono di denunciare i finti rifugiati ed il loro sparuto gruppetto di esagitati supporters. Mostrano invece spazi ampi, puliti e ben tenuti.

Si dà inoltre il caso, ma forse i rossi manifestanti non lo sanno e nemmeno i finti rifugiati, che  tutti i cittadini svizzeri che hanno prestato servizio militare abbiano alloggiato per settimane se non mesi in centri della protezione civile. Compreso chi scrive. Centri messi anche assai peggio di quello di Camorino. E senza fare tante storie! O vuoi vedere che strutture che vanno bene per i militi svizzeri non sono abbastanza belle per i migranti economici?
E’ poi grottesco che i finti rifugiati ed i loro sostenitori puntino il dito accusatore (uella!) contro chi gestisce il centro PC di Camorino. Ovvero, contro la Croce Rossa. E’ il massimo: sicché secondo costoro – e secondo l’emittente di regime che con la massima goduria si presta a dare spazio –  la Croce Rossa (!) sarebbe un covo di beceri razzisti che maltrattano gli asilanti. La Croce Rossa! Mica la Lega dei Ticinesi!

Tanto per non farsi mancare nulla, i kompagni della RSI hanno anche pensato bene di intervistare uno dei giovanotti alloggiati al centro. Il quale ha dichiarato che, quando gli chiedono dove vive, non risponde al centro della protezione civile; risponde “al cimitero”.

Caro giovanotto, guarda che non te l’ha detto nessuno di venire in Svizzera, anzi. Se l’alloggio che ti è stato assegnato ti fa così schifo, invece di lamentarti davanti alle compiacenti telecamere della Pravda di Comano, fai fagotto e torni al tuo paese, dove certamente abitavi in una megavilla con piscina interna. Chiaro il messaggio?

Lorenzo Quadri

Il truffatore kosovaro in invalidità e la sua BMW X5

Vicende estive da non dimenticare: ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

 

Ennesimo “caso isolato”? Chi ringraziamo se la Svizzera è diventata il Paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$?

Gli spalancatori di frontiere multikulti verranno di sicuro a dirci che si tratta di un “caso isolato”: l’ennesimo, ovviamente. Un 53enne kosovaro in invalidità ha tentato di truffare l’assicurazione per pagarsi il leasing della BMW  X5 (mica un’utilitaria di seconda mano!). Il galantuomo si è inoltre reso  colpevole di minacce e vie di fatto reiterate (sic). La sentenza emessa nei suoi confronti è ridicola: 6 mesi con la condizionale, ossia neanche un nemmeno un giorno di prigione. Un automobilista che incappa nelle maglie della ciofeca “Via Sicura” si becca condanne molto più pesanti. E questo per un eccesso di velocità privo di qualsiasi conseguenza. Chiaro: criminalizzare gli automobilisti è politikamente korretto. Sanzionare a dovere –  ed espellere! – i delinquenti stranieri, invece, è becero populismo e razzismo.

Il bello è che il kosovaro ha pure annunciato che presenterà ricorso. Ricorso contro una condanna del genere (di fatto una non-condanna)? E’ il colmo! E chi gli paga l’avvocato? Forse il solito sfigato contribuente? Lo stesso che già gli versa le prestazioni di invalidità?
Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano delle prestazioni sociali non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come: gli immigrati, secondo gli spalancatori di frontiere, non dovrebbero pagarci le pensioni (quando invece non si pagano nemmeno le loro)?

Qualche domandina

La vicenda fa nascere qualche domandina facile-facile.

Ad esempio:quanti invalidi, o sedicenti tali, o titolari di prestazioni d’assistenza, “non patrizi di Corticiasca” girano con macchinoni e magari hanno pure la villa nel paese d’origine?

Come mai quando, qualche anno fa, un’assicurazione decise di mandare degli investigatori in questi paesi per verificare la situazione sul posto, fu costretta a rinunciare a causa delle minacce ricevute?

Ah già: ma in Svizzera arriva solo brava gente, come no! E intanto gli svizzerotti mantengono tutti; non solo, ma si sorbiscono pure le accuse di razzismo e xenofobia!

Vari esperti hanno già ammonito che le prestazioni sociali facili agli immigrati attirano nel nostro paese approfittatori di ogni genere, compresi i seguaci della jihad. Ma forse che succede qualcosa? Macché! “Devono entrare tutti”!

E le espulsioni?
A proposito: come procede l’espulsione degli stranieri che delinquono, votata dal popolo nel lontano 2010?
Continua forse (domanda retorica) a rimanere lettera morta o giù di lì, con – a livello nazionale – un numero di espulsioni che è un decimodi quello che era stato promesso dal Consiglio federale e dalla partitocrazia? E chi ringraziamo per questo? Forse il solito triciclo PLR-PPD-PS ed i suoi galoppini nei tribunali?

Lorenzo Quadri

Svizzera Paese del Bengodi per gli estremisti islamici

Partitocrazia allo sbando: sicurezza interna nel water per non passare per “xenofobi”

Nei giorni scorsi, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno strillato il proprio Njet al divieto di burqa a livello nazionale. Sul tema, come noto, è pendente un’iniziativa popolare. Sicché gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi. Il Mago Otelma prevede che i multikulti politikamente korretti nonché buonisti-coglionisti pro-burqa verranno nuovamente asfaltati dalle urne.

La radicalizzazione avanza

La legge antiburqa è uno dei tasselli della lotta contro il dilagare dell’estremismo islamico in casa nostra. Estremismo che sta clamorosamente prendendo piede grazie da un lato all’assistenza sociale “facile” agli immigrati nello Stato sociale (tra i quali abbondano gli estremisti islamici); e, dall’altro, alla totale inattività della partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti nel combattere l’estremismo islamico.

Il piano federale contro la radicalizzazione, infatti, è una barzelletta. E non può essere diversamente. Quando la priorità è “in nessun caso ci dobbiamo esporre ad accuse di “discriminare”, piuttosto mandiamo in palta la sicurezza interna” il risultato non può che essere una ciofeca. O, per dirla col compianto Fantozzi, “una cagata pazzesca”.

Evidentemente per la partitocrazia, per la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e per la maggioranza del Consiglio federale, i diritti degli islamisti vengono prima di quelli dei cittadini svizzeri.

E questo in Svizzera.

Ed infatti la partitocrazia rifiuta di vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Sempre in base al mantra del “non bisogna discriminare”. Così fiumi di denaro in arrivo dai paesi dove vige l’estremismo islamico arrivano in Svizzera, per foraggiare la radicalizzazione in casa nostra. E i politicanti cosa fanno? Si girano dall’altra parte! Fingono di non vedere! Va tutto bene, purché non si “discrimini”! Cosa dire di più, se non che il triciclo è manifestamente bollito e senza speranza?

Anche i legulei…

Visto che i politicanti non bastavano a fare disastri, ci si mettono anche i legulei dei  tribunali. Il Tribunale penale federale di Bellinzona ha assolto i due islamisti del CCIS, Consiglio centrale islamico della Svizzera, Nicolas Blancho e Qaasim Illi (il marito di Nora Illi, la “donna in burqa” che viene a fare le sue sceneggiate in Ticino) dall’accusa di propaganda jihadista.

L’assoluzione sarebbe imputabile a “dimenticanze nell’atto d’accusa”. Questo vuol forse dire che, per colpa di errori del Ministero pubblico della Confederella (quello che ha appunto stilato l’atto d’accusa) in Svizzera si può tranquillamente fare propaganda jihadista?

E quando non è il Ministero pubblico della Confederazione a toppare gli atti d’accusa, ci pensa qualche giudice soldatino della partitocrazia a mandare i jihadisti esenti da pena, rispettivamente a pronunciare condanne “sospese condizionalmente”: che è poi la stessa cosa. La giustizia elvetica, lo abbiamo capito da un pezzo, è inflessibile solo nei confronti degli sfigati automobilisti incappati nei rigori di Via Sicura.

Intanto il cittadino paga il conto, salato, di questi processi-farsa che si trasformano in assist micidiali agli estremisti musulmani. I quali infatti fuori dal TPF di Bellinzona, dopo la sentenza di assoluzione di Blancho ed Illi, esultavano scompostamente, con alte grida di “Allah Akbar”. Qui c’è un bel po’ di gente “non patrizia” – magari pure a carico del nostro stato sociale? – da rimandare per direttissima al natìo paesello.

Se a questo si aggiungiamo che, per qualche misterioso motivo, il Tribunale penale federale ha addirittura sospeso per varie settimane  la comunicazione della sentenza sugli islamisti del CCIS a causa del Ramadan (da quando in qua il Ramadan sarebbe una festività svizzera?) il bel quadretto è completo.  Qualcuno dovrà tirare le somme di un tale scempio. Senza dimenticare che questo processo-farsa è costato un bel po’ di soldi al solito sfigato contribuente.

Messaggio chiaro

Il messaggio che viene trasmesso agli islamisti dal triciclo multikulti è infatti chiaro: via libera ai finanziamenti esteri alle moschee, sì al burqa, islamisti assolti e benedetti in sede giudiziaria… insomma: la Svizzera è il Paese del Bengodi per i radicalizzatori!

Non a caso a Sciaffusa, con lo scellerato benestare dei politicanti locali, sorgerà la “grande moschea turca”: con imam nominati dal governo turco, finanziamenti in arrivo da Ankara, e con tanto di asilo per poter radicalizzare anche i bambini, all’insegna del “prima si comincia con il lavaggio del cervello, meglio è”. Tutto questo in casa nostra.

Intanto in Austria – Paese in cui è in vigore il divieto di finanziamenti esteri alle moschee –  il governo ha chiuso sette moschee ed ha già espulso, rispettivamente si appresta ad espellere, decine di imam. Il confronto tra i camerieri di Bruxelles incadregati in Consiglio federale (senza alcun merito personale, ma unicamente in seguito ad inciuci parlamentari) e governanti attenti alle priorità ed alla sovranità dei rispettivi paesi si fa sempre più devastante.

Lorenzo Quadri

 

 

Multikulti allo sbaraglio E da noi non è meglio…

Francia: algerina non dà la mano ai funzionari che la stavano naturalizzando

 

Evviva il multikulti (si fa per dire, ovviamente!).  E’ notizia di questi giorni che la Francia ha negato la naturalizzazione ad una donna algerina. Costei si era rifiutata di stringere la mano ai funzionari maschi che le stavano conferendo la cittadinanza. Ci sarebbe anche mancato che le cose fossero andate diversamente. La domanda da porsi è come la signora in questione, che evidentemente l’ “integrazione” nemmeno sa dove stia di casa, sia potuta arrivare ad un passo dall’ottenimento del passaporto di un paese UE. Se inoltre la donna fosse stata più furba – molti suoi correligionari lo sono – e per quell’unica occasione avesse fatto uno strappo alla regola e avesse dato la mano agli uomini, oggi l’UE si ritroverebbe con un’estremista islamica in più dotata di passaporto comunitario. Con tutte le conseguenze del caso.

Dalle nostre parti…

Inutile dire che se la vicenda si fosse verificata alle nostre latitudini, qualcuno – i soliti noti – si sarebbe immediatamente erto a difesa dell’aspirante cittadina elvetica. Perché si sa che da certe $inistre parti, ogni straniero ha diritto alla naturalizzazione, e “il solo fatto che presenti richiesta dimostra che è sufficientemente integrato”(la bestialità testé riportata non è frutto di fantasia: è stata pronunciata negli anni scorsi davanti al Gran Consiglio ticinese da un deputato P$).

Del resto, in una scuola della Svizzera interna, la direttrice gauche-caviar ha tollerato che degli alunni musulmani non dessero la mano all’insegnante, in quanto donna.

Che bella prospettiva!

I politikamente korretti e moralisti a senso unico, a suon di denigrazioni personali e di accuse di “razzismo e fascismo” a chi osa pensarla diversamente da loro, vogliono creare una società con regole differenziate. Ovvero: si fanno delle eccezioni alle nostre leggi per gli immigrati in arrivo “da altre culture”. Guai ad imporre ai migranti (spesso e volentieri migranti economici) di adeguarsi! Ognuno deve potersi fare i propri comodi in casa nostra. E arriverà il giorno in cui le regole altrui avranno il sopravvento sulle nostre.

In Belgio è stato creato il partito islamico, con il preciso obiettivo di introdurre la sharia nel paese. Anche da noi prima o poi vedranno la luce formazioni analoghe. Le quali, grazie alle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia multikulti, potranno fin da subito contare su un importante zoccolo duro di elettori neo-svizzeri non integrati. L’immigrazione scriteriata e la natalità faranno il resto.

Ecco il bel futuro che ci stanno preparando i politikamente koretti. E intanto le femministe $inistrate si indignano per il divieto di burqa, e sdoganano perfino l’oppressione della donna in nome del sacro dogma del multikulti e del “devono entrare tutti”.

Lorenzo Quadri

Nuovo regalo ai finti rifugiati

La partitocrazia insiste: costruire centri asilanti deve diventare sempre più facile

 

Ennesimo schiaffo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga, nonché della maggioranza del Consiglio nazionale, ai Comuni destinati ad ospitare i costruendi centri per finti rifugiati con lo smartphone. Ai Comuni e, ovviamente, ai loro abitanti.

Come sappiamo, la nuova legge sull’asilo rende la Svizzera sempre più attrattiva per i migranti economici (avvocato gratis). Una volta che costoro sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, la  kompagna Simonetta li vuole tenere tutti qui. Poi ci chiediamo come mai il numero di eritrei in assistenza è aumentato di oltre il 2282% nel giro di otto anni! Visto che ovviamente l’esplosione dei finti rifugiati in assistenza è un problema, qual è la geniale proposta del Dipartimento Sommaruga? Rimandarli a casa loro? Non sia mai! La ministra del “devono entrare tutti” vuole invece Integrarli nel mercato del lavoro svizzero, ovviamente a scapito dei residenti! Questa boiata è addirittura contenuta nell’ordinanza d’applicazione del compromesso-ciofeca che rottama il 9 febbraio.

Davvero non c’è limite alla tolla di certi politicanti. Il popolo ha votato per arginare l’immigrazione di massa. I camerieri bernesi dell’UE non solo cancellano la votazione popolare sgradita, ma inventano sotterfugi per tener qui i finti rifugiati invece di rimpatriarli.

Paletti rimossi

Evidentemente aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici significa farne arrivare ancora di più. Di conseguenza, bisogna creare nuovi centri asilanti. Il Dipartimento Sommaruga si premunisce: le nuove strutture le vuole costruire senza dover chiedere niente a nessuno. In particolare senza dove coinvolgere i Comuni, che tali centri sul loro territorio non li vogliono!

Nel dibattito sul Messaggio sugli immobili della Confederazione, la Commissione del Nazionale ha tentato a maggioranza di inserire qualche paletto, prescrivendo il coinvolgimento nelle procedure di Cantoni e Comuni ai quali verranno appioppati i nuovi centri. Ma la proposta, più che sensata, nei giorni scorsi è stata di nuovo stralciata nel plenum della Camera bassa. Responsabile: un inciucio uregiatto-ro$$o/verde, cui l’ex partitone è corso subito ad accodarsi!

Morale: mano libera alla ministra delle frontiere spalancate ed ai suoi tirapiedi per costruire centri per finti rifugiati a go-go. Alla faccia di chi con queste strutture si troverà poi a dover convivere!

Ringraziamo la partitocrazia per questo ennesimo regalo ai cittadini! Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

I simboli della nostra identità cristiana non si toccano!

Lanciata una petizione per lasciare i crocifissi al loro posto e per esporne altri

 

L’organizzazione cristiana “Neuer Rütlisbund” ha consegnato alla Cancelleria federale a Berna una petizione corredata da circa 25mila firme. La petizione chiede che i simboli cristiani possano rimanere esposti nei luoghi pubblici, come scuole ed edifici amministrativi. E domanda pure che non solo i simboli già presenti possano restare dove sono, ma che sia possibile, se del caso, esporne altri in nuovi spazi.

E’ già curioso che, in un paese cristiano da 1500 anni quale è il nostro, si debbano raccogliere le firme per sventare la rimozione di simboli che, al di là della fede religiosa, sono parte integrante della nostra cultura, della nostra storia e della nostra identità.

Cambiamento radicale

A sollevare già negli scorsi decenni il (non) problema della presenza di simboli cristiani nei luoghi pubblici furono sparuti gruppuscoli di integralisti atei. Costoro evidentemente non tengono in alcun conto quanto scritto sopra: cioè che per il nostro Paese – per tutto l’Occidente – il cristianesimo non è “solo” una religione.

Negli ultimi anni, tuttavia, la situazione è mutata in modo radicale. “Grazie” all’immigrazione scriteriata e al fallimentare multikulti, l’islam con velleità di conquista avanza anche in Svizzera. E vorrebbe sostituire i suoi simboli religiosi (e non solo) ai nostri.

Di recente nel Canton Vaud le associazioni musulmane hanno cominciato a prendere posizioni politiche ispirate (a loro dire) al Corano, con l’obiettivo contestare decisioni prese dal parlamento cantonale. Il disegno è chiaro: altro che integrazione, altro che adattarsi alle leggi e alle usanze del paese ospite. Questi immigrati in arrivo da “altre culture” vogliono imporre le loro regole in casa nostra. E i buonisti-coglionisti sono dispostissimi a lasciarglielo fare: “dobbiamo aprirci!”.

“Situazione scioccante”

Sempre nei giorni scorsi, la premiata attivista per i diritti umani Saïda Keller Messahli ha lanciato l’allarme-moschee: centinaia di luoghi di culto musulmani presenti nel nostro paese sono in realtà dei centri di diffusione dell’islam radicale. Una situazione che Keller Messahli ha definito “scioccante”. Ma come,  l’arrivo e l’insediamento in Svizzera dei fiancheggiatori dell’Isis non erano solo una balla populista e razzista?

E intanto le nostre élite spalancatrici di frontiere vanno avanti con la difesa ad oltranza del fallimentare multikulti, e naturalmente vogliono far arrivare nel nostro Paese sempre più finti rifugiati con lo smartphone. Tra questi ci sono i miliziani del sedicente Stato islamico. In ogni caso, e a parlare sono le cifre federali, questi giovanotti andranno praticamente tutti in assistenza, non si integreranno mai e saranno dunque facili da radicalizzare.

Se poi il premier della Repubblica Ceca ha detto sul muso all’ “Anghela” Merkel che non intende accettare le quote di ripartizione dei migranti economici stabilite dai balivi UE e che non vuole la formazione di una forte comunità islamica nel suo paese, un qualche motivo ce l’avrà.

Non vi sta bene?

E’ evidente che, grazie alle frontiere spalancate ed al multikulti, ci troviamo nella necessità di affermare e di promuovere attivamente la nostra identità culturale e religiosa. Ben venga dunque l’esposizione di Crocifissi e affini. Essi sono anche un chiaro monito ai migranti con velleità espansionistiche (ai quali l’élite politikamente korretta continua a spalancare le porte): non siamo terra di conquista. Non pensate dunque di arrivare da noi e di trovare un “vuoto” da occupare: abbiamo le nostre radici, ce le teniamo strette e le difenderemo. Questo non vi sta bene, vi disturba? Allora tornate da dove siete venuti.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: si danno alla macchia per fare cosa?

Statistica federale: i giovani nordafricani sono quelli che delinquono di più

Ma guarda un po’, il Consiglio federale ha confermato ufficialmente che in tre mesi sono scomparsi durante la procedura di registrazione 5400 migranti economici. Nelle scorse settimane il capo della sezione della migrazione Mario Gattiker (subito-sotto della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga) aveva ammesso che il 60% degli asilanti “sparisce nel nulla”. A dimostrazione che si tratta di finti rifugiati. Infatti nessun vero profugo giunto in Svizzera avrebbe motivo di darsi alla macchia. Ecco dunque la dimostrazione che, malgrado gli isterismi della $inistra  (naturalmente supportati dalla propaganda della radiotelevisione di regime finanziata con il canone più caro d’Europa) sulle presunte “frontiere chiuse” (magari!)  in Svizzera entrano troppi finti rifugiati: giovani uomini soli con vestiti alla moda e almeno uno smartphone ultimo modello che non scappano da alcuna guerra, e che hanno i soldi per pagarsi la traversata.

 Criminalità? Estremismo religioso?

Dove vanno a finire questi finti rifugiati che spariscono, ovviamente, non lo sa nessuno. Il Consiglio federale (e meglio la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga) sostiene che la maggioranza degli asilanti dispersi non sarebbe più in Svizzera. Ovviamente si tratta di un’assicurazione che lascia il tempo che trova. Non c’è alcuna garanzia che le cose stiano realmente così. E’ un po’ come con le statistiche del lavoro nero: se il lavoro è nero, per definizione non può essere quantificato.

Fatto è che un numero sconosciuto di questi finti rifugiati si trova ancora in Svizzera in clandestinità. Cosa fanno questi giovanotti? Si sono uniti ai ranghi della micro o macro criminalità? Sono entrati in qualche gruppo di estremisti islamici?

“No a una forte presenza islamica”

Qual è il credo politico-religioso di questi finti rifugiati è noto: sono quasi tutti musulmani. Quello che non si sa invece è quanti di costoro siano vicini all’estremismo islamico e quindi – per usare un termine alla moda – radicalizzabili, quando non già radicalizzati.

L’afflusso massiccio di musulmani provenienti da paesi in cui l’estremismo è ampiamente diffuso è evidentemente un pericolo, che i politikamente korretti spalancatori di frontiere rifiutano di vedere strillando che “bisogna aprirsi”!

Non a caso paesi dell’Europa dell’ Est come la Repubblica Ceca, che in queste cose sono molto più avanti di noi, hanno detto senza tanti giri di parole che non aderiranno ai programmi di ridistribuzione di asilanti decisi dall’UE. Uno dei motivi citati è il seguente: “non vogliamo che si crei una forte presenza islamica nei nostri paesi”.

In Svizzera entrano

Noi invece facciamo entrare migranti economici a go-go, con conseguente esplosione dei costi dell’asilo (così poi quando si tratta di aiutare gli svizzeri in difficoltà ci si viene a dire che mancano i soldi) e, per sovramercato, nemmeno vogliamo controllare quello che succede nelle moschee e nei luoghi di culto islamici, ad esempio vietando i finanziamenti esteri a queste strutture: il Consiglio federale strilla alla “massiccia violazione della libertà di religione”. Si tratta dell’ennesimo sproloquio politikamente korretto, perché non c’è alcun nesso tra libertà religiosa e finanziamenti esteri (da parte di Stati dove vige l’islam intransigente, che pagano perché vogliono che venga “importato” anche in Svizzera).

I finti rifugiati di Como…

Ad ulteriore dimostrazione che quelli che arrivano in Ticino dalla vicina Penisola sono finti rifugiati, il rifiuto da parte dei migranti economici accampati a Como di utilizzare gli alloggi prefabbricati realizzati appositamente per loro. E’ evidente che nessun profugo vero si comporterebbe in questo modo. Qui invece abbiamo a che fare con giovanotti che se ne sbattono delle regole del paese di cui sono ospiti. Loro mirano solo ad ottenere quello che vogliono, ossia installarsi in occidente e farsi mantenere.

E stranamente, ma tu guarda i casi della vita, dalla statistica federale sulla criminalità appena pubblicata risulta che  i giovani dell’Africa del Nord e dell’Ovest – quindi i finti rifugiati – sono quelli che delinquono di più, assieme ai dominicani.

Quindi, altro che moltiplicare le strutture d’accoglienza per migranti economici. Muro sul confine!

Lorenzo Quadri

Islam religione ufficiale? Ma neanche per sogno!

Come volevasi dimostrare, la $inistra vuole promuovere l’islamizzazione della Svizzera

Ma guarda un po’: il kompagno Christian Levrat, presidente del P$$ nonché nemico giurato del 9 febbraio, ha pensato bene, dalle colonne della compiacente stampa domenicale d’Oltralpe, di dire sua sull’Islam. Ma il buon Levrat pontifica pure  sui finti rifugiati che premono sul confine di Chiasso. Questo mentre esponenti ticinesi del suo partito fomentano l’immigrazione illegale ed organizzano allo scopo trasferte a Como.

La prima belinata

Ma procediamo con ordine: una belinata per volta.

La prima: il kompagno Levrat vorrebbe che nel nostro paese l’Islam venisse riconosciuto come “religione ufficiale”. Motivo? “Ciò eviterebbe di lasciare la formazione ed il finanziamento degli imam a cerchie esterne, col rischio del fondamentalismo”.

Ohibò. Il presidente $ocialista, per dirla con i Pellerossa, “parla con lingua biforcuta”. E pensa di far fesso il popolino. L’obiettivo della sinistra multikulti è sempre lo stesso: sdoganare l’islamizzazione della Svizzera, promettendo contropartite che non ha alcuna intenzione di mantenere. Chiaro il disegno: cominciamo a dare all’Islam lo status di chiesa ufficiale in Svizzera, al pari di quella cattolica e riformata, così poi magari un domani potremmo… e avanti con la vendita di fumo.

Eh no, caro Levrat. Non ci caschiamo. Come recita un noto slogan: “non siamo mica scemi”. Questo è un paese cristiano da 1500 anni. Su tale base è cresciuta la nostra società. L’Islam con la Svizzera non c’entra un tubo: nel nostro paese è una presenza di un qualche rilievo numerico solo da pochi anni, a seguito dell’immigrazione scriteriata che tanto piace ai kompagnuzzi.

Sicché, di riconoscimento dell’Islam come religione ufficiale del nostro paese se ne potrà riparlare magari tra 1500 anni.

E’ già fattibile

Ma soprattutto: non è affatto vero che tale riconoscimento è necessario per controllare i finanziamenti di moschee e centri culturali islamici in Svizzera, sui quali si riversano – come ha dichiarato l’attivista dei diritti umani Saïda Keller Messahli – fiumi di denaro provenienti da paesi in cui impera l’intollerante islam wahhbita.

Allo stesso modo, non è vero che per imporre l’utilizzo della lingua locale nelle moschee è necessario il riconoscimento costituzionale dell’Islam. Ma chi si crede di prendere per i fondelli? Vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed imporre di usare la lingua locale è già perfettamente fattibile ora. Solo che i politikamente korretti, a partire dal Consiglio federale – quello che è contrario pure al divieto di burqa, perché “bisogna aprirsi” – non ne vogliono sapere. E blaterano di “limitazioni massicce della libertà di religione” (uella).

Ohibò. Qui si parla di evitare che l’azione dei sostenitori dell’estremismo islamico presenti in Svizzera venga foraggiata con paccate di soldi in arrivo dal Qatar, dall’Arabia saudita o dalla Turchia. In che modo ciò impedirebbe a chicchessia di praticare la propria religione? Se questi sono gli argomenti del Consiglio federale, siamo proprio alla frutta.

Trucchetti

Cosa accadrebbe nella denegata ipotesi in cui l’Islam dovesse ricevere lo status di religione ufficiale? Che quando si chiederà la contropartita pattuita, ossia il divieto di finanziamenti esteri ed il controllo sui contenuti delle prediche, gli spalancatori di frontiere – P$ e Consiglio federale in primis – ribadiranno: “Sa po’ mia! E’ una massiccia violazione della libertà di religione! Vergogna, razzisti islamofobi!”.

Il kompagno Levrat, nei molti (troppi) anni di presidenza del P$$, dovrebbe pur avere imparato che questi trucchetti ormai non ingannano più nessuno.

La seconda belinata

Seconda belinata del buon Levrat, questa più creativa della precedente: mandiamo sul confine di Chiasso (ovviamente gli esperimenti si fanno sempre sulla pelle dei ticinesi) un mediatore (sic!) per valutare le denuncie dei finti rifugiati ed il comportamento delle autorità. Traduzione: delegittimiamo quegli aguzzini di guardie di confine e poliziotti che fanno rispettare la legge e difendono le frontiere.

Qui qualcuno ha voglia di scherzare. Non c’è proprio niente da mediare. La legalità non si media, si impone. Ricordiamo che il rispetto delle regole è quel concetto con cui la $inistra ama riempirsi la bocca quando può usarlo come pretesto per spalancare le frontiere; mentre se la legge prescrive di non lasciar passare, allora scatta il “contrordine compagni”: ci vogliono i “mediatori”!

Come come Calais?

Quindi: i finti rifugiati con lo smartphone vanno sistematicamente respinti. Se poi Como diventa come Calais, ci spiace per i comaschi, ma possono ringraziare il loro premier non eletto e l’inetta Unione europea.

La Svizzera deve tutelare il proprio territorio ed i propri cittadini. Per cui: frontiere blindate!

Lorenzo Quadri

Quadri: “La sinistra difende l’islamizzazione”

Il consigliere nazionale leghista sulla crociata dei kompagni a favore del burkini

 

Anche la Germania si prepara a vietare il velo islamico integrale. I ministri regionali degli interni della CSU/CDU (il partito dell’Anghela Merkel) sono favorevoli ad imporre l’obbligo di mostrarsi nei luoghi pubblici a viso scoperto.

Cosa pensa di questa evoluzione il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, membro  molto attivo del comitato promotore del divieto di burqa lanciato dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli?

E’ di certo una bella soddisfazione. Per anni il divieto di burqa è stato denigrato come populista, razzista, xenofobo, islamofobo. E, più subdolamente, è stato etichettato come un “non problema” da quelli che questo divieto non lo vogliono. E chi si oppone lo fa per un solo motivo: perché rifiuta, per principio, di difendere ed imporre i nostri valori agli immigrati in arrivo da “altre culture”, incompatibili con la nostra.

Però adesso anche a sinistra si levano voci contro il burqa.

Alle Camere federali la sinistra si è battuta contro la concessione della garanzia federale al divieto di burqa, inserito della Costituzione ticinese per volontà del 65% dei votanti. Adesso arriva la giravolta: a sinistra dicono di essere contrari al burqa, ma anche a vietarlo. Evidentemente perché a sostenere il divieto è la parte politica sbagliata. Quella “populista e razzista” a cui non bisogna mai dare ragione. Ma è chiaro che i cittadini sanno riconoscere simili uregiatade.

Adesso si parla anche del divieto di burkini, che i giovani leghisti hanno chiesto per lidi e piscine di tutto il Cantone.

Sono chiaramente d’accordo con le mozioni leghiste. Il burkini,  come ha detto il primo ministro francese Manuel Valls (che fa parte di un governo di sinistra), è l’ “espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna” e quindi “incompatibile con i valori occidentali”. Inoltre immagino che entrare vestiti in piscina comporti anche dei problemi igienici.

Il PS (giovani e donne) si oppongono fermamente al divieto di burikini.

Fa piacere apprendere che le grandi battaglie della sinistra ticinese sono diventate le crociate a favore del burqa, del burkini e dei finti rifugiati. A dimostrazione che si tratta di un partito contro la Svizzera e contro gli svizzeri. Comunque, vadano pure avanti così. Contento loro…

I socialisti dicono che ognuno può vestirsi come vuole.

Non mi risulta che si possa entrare in piscina con i jeans o con le scarpe. E nemmeno che le donne possano stare al lido in topless.  I kompagni, e non è la prima volta, usano la libertà individuale come una foglia di fico. In realtà ciò che vogliono è opporsi alla difesa dei valori occidentali e aprire le porte all’islamizzazione della Svizzera. Usano la libertà individuale come uno specchietto per le allodole. Un fumogeno per camuffare il vero obiettivo, che è la difesa ad oltranza della multikulturalità completamente fallita e, di conseguenza, dell’immigrazione illimitata. Del resto a sinistra sono i primi a voler imporre sempre nuove regole e divieti. E’ chiaro che, quando esponenti di quell’area invocano la libertà individuale, non sono credibili; se ne servono per altri scopi.

MDD

Le grandi battaglie (?) dei kompagni e del presidente Levrat in simbiosi con la cadrega. P$$: non una parola su sicurezza e immigrazione

E’ vero : prendersela col P$$ è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Altrettanto vero è però che certe boiate meritano pur una qualche replica. Specie se raccontate, come accaduto la scorsa settimana, dall’improponibile presidente kompagno Christian Levrat. Quello che, mentre tutti i suoi colleghi presidenti nazionali di partito hanno lasciato la carica, rimane abbarbicato alla cadrega come una cozza allo scoglio.

Levrat comincia con la consueta intemerata contro la “destra brutale ed irragionevole”. Uhhh, che pagüüüüra! Naturalmente il perché l’odiata “destra” si meriterebbe simili qualifiche non si capisce, o magari lo si capisce fin troppo bene: per il semplice fatto di essere destra. Eccoli i qui, i signori che si riempiono la bocca con concetti quali la “tolleranza” ed “il rispetto della diversità”. Però chi la pensa diversamente da loro è brutale ed irragionevole (a sud delle Alpi i kompagnuzzi trascendono in “razzista e fascista”, ma lo schema mentale è il medesimo).  Interessante poi l’accorpamento alla presunta destra nientemeno  che del PPD, il quale non solo non è di destra ma, è bene ricordarlo, assieme al P$ è responsabile dell’elezione dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, una vera calamità per il paese.

 

I problemi  del paese

E quali sarebbero, secondo i kompagni, i temi caldi della politica? Risposta di Levrat: gli sgravi fiscali. Boh. Chi li ha visti? Accorgendosi forse che l’argomentario è un po’ scarno, il presidente in simbiosi con la cadrega aggiunge i crediti sproporzionati (?) destinati a strade ed esercito.

Ohibò. Sarebbero questi i problemi del Paese, secondo il P$$? E dove la lasciamo l’immigrazione scriteriata,  fortemente voluta dalla $inistra? E il soppiantamento dei residenti sul mercato del lavoro? E La sicurezza dei cittadini  mandata a ramengo a suon di aperture scriteriate che ci hanno riempiti di criminalità d’importazione?  E il rifiuto di espellere i delinquenti stranieri, così nella migliore delle ipotesi li manteniamo tutti in assistenza, sempre che non recidivino?  E l’assalto dei finti rifugiati che  la $inistra continua a promuovere, perché i kompagni nel business miliardario dell’asilo ci tettano dentro alla grande? E lo sfascio della privacy finanziaria, che sta provocando un danno economico ed occupazionale gigantesco?  O vogliamo parlare dell’idiozia multikulti cresciuta al punto che le FFS invitano un imam estremista all’inaugurazione del tunnel AlpTransit Gottardo, perché “bisogna aprirsi”?

E visto che il P$$ considera eccessivo il budget dell’esercito (che si troverà con gli effettivi dimezzati): su 7.2 miliardi che ogni anno si spendono per l’asilo e per inutili aiuti allo sviluppo, invece, citus mutus! E perché non ricordare che il partito $ocialista vuole l’abolizione dell’esercito?

Diritti popolari?

Ciliegina sulla torta, Levrat ha annunciato che il partito sempre più spesso ricorrerà  ai diritti popolari per fare opposizione. Ma guarda un po’: se è l’ odiata destra a fare opposizione mentre siede anche in governo è uno scandalo; se la $inistra fa la stessa cosa è motivo di vanto. Il richiamo ai diritti popolari, tuttavia, fa ridere i polli. Con che coraggio il kompagno Levrat, uno dei primi a dichiarare che “bisogna rifare il voto del 9 febbraio”,  si appella al popolo? Con che coraggio i kompagni che sabotano sistematicamente gli esiti a loro sgraditi di votazioni popolari (anche tramite ricorsi-foffa, ad esempio contro il divieto di burqa) hanno il coraggio di spacciarsi per alleati del popolo svizzero? Quello stesso popolo che peraltro non perdono occasione per infamare come “chiuso e gretto” quando non si piega ai Diktat dell’élite spalancatrice di frontiere?

E chi vuole portarci nell’UE ciò che avrebbe quale conseguenza l’azzeramento della nostra democrazia diretta? Il Gigi di Viganello o Levrat e soci?

Democrazia a seno unico

Troppo facile, cari kompagni, santificare i diritti democratici solo quando fa comodo a voi, ossia sempre più di rado. Uella: democrazia a senso unico, come la morale? E, già che siamo in tema di diritti popolari: come qualificare la brillante pensata ro$$overde di lanciare il referendum contro la nuova legge sui sistemi informativi, legge che dovrebbe permettere all’intelligence svizzera di uscire dal medioevo?

I kompagni spalancano le porte ai terroristi islamici tramite immigrazione scriteriata, multikulti e assalto dei finti rifugiati. Poi però vogliono anche privare i servizi d’informazione degli strumenti necessari per tentare di individuare gli affiliati dell’Isis che ci siamo messi in casa. E perché? Ma perché  bisogna tutelare non certo la sicurezza dei cittadini, bensì “la privacy” dei presunti terroristi stranieri!

Più che invocare il popolo, il kompagno Levrat farebbe meglio ad invocare Tafazzi. O, per i più sofisticati, Leopold von Sacher – Masoch.

Lorenzo Quadri

 

Grazie, fautori del multikulti e delle frontiere spalancate! I jihadisti li abbiamo in casa anche noi

E’ evidente che, in queste condizioni, le moschee devono essere “sorvegliate speciali”

E’ un po’ che lo diciamo. Ma naturalmente erano tutte balle populiste e razziste. Anche in Ticino, anche a Lugano ci sono problemi di jihadismo ed estremismo islamico. Qualche tempo fa su queste colonne avevamo pubblicato l’intervista al padre di un giovane, cresciuto a Lugano e partito per la Siria, dove presumibilmente è morto, dopo essere stato radicalizzato. Radicalizzato da persone che può avere incontrato solo qui da noi. Quindi i predicatori della guerra santa li abbiamo in casa.

Il kickboxer che si allenava a Canobbio
Ed infatti nei giorni scorsi nelle rete degli arresti effettuati in Lombardia e Piemonte è finito anche il kickboxer Moutaharrik che frequentava una palestra a Canobbio. Mentre nel settembre 2015 il Consiglio di Stato aveva revocato il permesso di dimora ad un altro simpatizzante dell’ISIS, tale Oussama Kachia, il “jihadista di Viganello” di cui Moutaharrik era molto amico.

L’accusa rivolta al kickboxer è quella di essere coinvolto nella pianificazione di attentati a Roma. Inoltre il 28enne aveva deciso di andare in Siria a combattere la guerra santa con la moglie e i figlioletti.

Da notare anche le reazioni dei conoscenti di Moutharrik, che parlano di un “ragazzo bravo e tranquillo”. Embè, cosa vi aspettavate? Che i soldati del califfato girassero con scritto “jihadista” in fronte? La dissimulazione è la prima tattica da utilizzare per infiltrarsi tra gli “infedeli”.

Non solo Parigi e Bruxelles
Che lezione trarre da questa inquietante vicenda? Che i terroristi islamici non esistono solo a Parigi o a Bruxelles. Ci sono anche da noi. Ben più vicini di quello che pensiamo. E ben più vicini di quello che pensiamo ci sono, evidentemente, quelli che convertono queste persone all’integralismo.
Ecco i bei regali della fallimentare multikulturalità e della politica delle frontiere spalancate. Ecco cosa succede ad aprire le porte a chiunque e a tollerare la presenza di immigrati non integrati che non si sognano di adeguarsi alle nostre regole, ma vogliono imporre le loro. Ecco dove si va a finire quando si sacrifica la sicurezza interna sull’altare delle scellerate “aperture”.

A questo punto ci piacerebbe sapere quante persone in Ticino sono tenute sotto osservazione per presunti contatti con il califfato.

Chi combatte l’ “intelligence?”
E’ quindi evidente che, in campo di terrorismo islamico, non siamo un’isola felice. Dunque occorre che tutti tengano gli occhi aperti. La polizia e i servizi segreti, evidentemente. Ma anche i comuni cittadini. A proposito: chi ha lanciato il referendum contro la nuova legge sui sistemi informativi, quella che dovrebbe dotare l’ “intelligence” svizzera dei mezzi necessari a svolgere in modo efficace i propri compiti? Ma i kompagni spalancatori di frontiere, naturalmente! Perché bisogna tutelare la privacy dei sospetti terroristi islamici!

Moschee da sorvegliare
Altrettanto ovvio è che, vista la situazione, i luoghi di culto islamici devono diventare giocoforza dei sorvegliati speciali. Anche da noi. Gli svizzeri con il divieto di minareti – proposto ora anche in Germania dalla presidente di AFD, Frauke Petry – hanno dato il segnale: non accettiamo simboli di conquista islamica perché non vogliamo essere terra di conquista. Ma, naturalmente, non basta vietare i minareti. Bisogna anche sapere chi finanzia le moschee. Perché, in base al principio del “chi paga comanda”, è chiaro che chi fornisce i fondi ai luoghi di culto stabilisce anche il messaggio che essi devono veicolare. E se i finanziamenti arrivano da paesi o associazioni vicine all’estremismo islamico…
Per questo chi scrive, nella sessione speciale del Consiglio nazionale tenutasi la scorsa settimana, ha presentato una mozione che chiede di vietare i finanziamenti esteri per le moschee, di introdurre un obbligo di trasparenza sui fondi a disposizione e sul loro utilizzo, ed anche di imporre che le prediche si tengano nella lingua del posto.
Lorenzo Quadri

Ecco il risultato delle frontiere spalancate e del multikulti. La Jihad è arrivata in Ticino

Come c’era da aspettarsi i jihadisti ce li troviamo ormai in casa. Per questo possiamo ringraziare la politica delle frontiere spalancate e della multikulturalità completamente fallita. Ma certo, “bisogna aprirsi”: facciamo dunque entrare chiunque, comprese persone non integrabili – che non solo non si riconoscono nei valori occidentali ma li combattono – pensando stoltamente che andrà tutto bene perché “qualche santo (politikamente korretto) provvederà”!

Ed invece non ci sono santi che tengano. Sicché anche in Ticino, anche a Lugano, sono arrivati dei seguaci dell’Isis, finiti nella rete degli arresti internazionali. Come Adberrahim Moutaharrick, incarcerato nei giorni scorsi, che si allenava a kickboxing in una palestra di Canobbio. O come il “jihadista di Viganello” Oussama Kachia.

Tenuti d’occhio?
Beh, cosa pensavamo? Che i soldati del califfato ci fossero solo a Parigi o a Bruxelles? Quando, cedendo al ricatto morale, le frontiere le abbiamo spalancate anche noi? Quando abbiamo tollerato, in nome del multikulti, che in casa nostra si divulgasse l’odio nei confronti dell’Occidente, delle sue regole, delle sue radici?

Poco ma sicuro, poi, che  tra quanti sul nostro territorio predicano la jihad, o sono coinvolti nella pianificazione di  futuri attentati, ci sono pure individui mantenuti dal contribuente ticinese.

Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha dichiarato che “Moutaharrick era tenuto d’occhio da tempo”: sarebbe interessante sapere quante persone in Ticino sono “tenute d’occhio” per lo stesso motivo.

La nuova legge
Al proposito, è evidente che per “tenere d’occhio” i seguaci del califfato che si siamo messi in casa perché “bisogna aprirsi”, l’intelligence svizzera deve disporre degli strumenti necessari per lavorare. Soprattutto adesso. Ma chi ha lanciato il referendum contro la nuova legge sui servizi informativi? Risposta: i kompagni! Perbacco, la privacy dei sospetti terroristi islamici va tutelata ad ogni costo! Non certo come quella di quei delinquenti di piccoli risparmiatori svizzeri che hanno qualche spicciolo in banca, nevvero kompagnuzzi?

Sorvegliate speciali
Altrettanto evidente è che le moschee vanno tenute sotto stretta sorveglianza. Da qui la mozione di chi scrive, presentata negli scorsi giorni a Berna, che chiede il divieto di finanziamenti esteri per luoghi di culto musulmani. E chiede pure l’obbligo di trasparenza sui fondi ricevuti dalle moschee e sul loro utilizzo; ed anche l’obbligo di tenere le prediche nella lingua del posto.

Finti rifugiati
Non dimentichiamoci poi dell’invasione di finti rifugiati: tra i migranti economici (giovani uomini soli che non scappano da alcun conflitto) l’Isis, che gestisce i barconi, nasconde i suoi infiltrati. Ma naturalmente, come predicano Sommaruga e soci, è inaccettabile impedire ai finti rifugiati di entrare in Svizzera: roba da razzisti e fascisti. Bisogna, invece, aumentare ad oltranza la capacità d’accoglienza, Naturalmente a spese degli svizzerotti, e calpestandone pure i diritti. E, soprattutto, a spese della sicurezza interna: la quale, per l’élite spalancatrice di frontiere, conta meno del due di picche. Avanti così!
Lorenzo Quadri

Chi dà spazio e visibilità agli integralisti islamici?

La multikulturalità è fallita anche in Svizzera: o ce ne rendiamo conto, oppure…
E’ evidente che anche alle nostre latitudini esiste un problema di immigrazione e di multikulturalità completamente fallita. E’ ovvio: quando per motivi ideologici si rifiuta di mettere un freno all’immigrazione, e si rifiuta pure di imporre a chi arriva da altre culture incompatibili con la nostra di adeguarsi alle regole occidentali, non c’è da stupirsi se ci si ritrova con una situazione ingestibile.

Dentro tutti
Sicché si continua, in modo del tutto scriteriato, a pretendere di consentire l’ingresso a chiunque. Quando si sa benissimo, a meno di essere del tutto imbesuiti, che non ci sono le risorse per ospitare interi popoli. La barca è piena: in Europa non c’è lavoro a sufficienza per i residenti – e gli allucinanti tassi di disoccupazione sono lì a dimostrarlo – figuriamoci per i migranti economici che arrivano a frotte. In queste circostanze si fomenta l’emarginazione, la nascita di ghetti con regole proprie e in sostanza si crea l’humus in cui l’integralismo islamico può proliferare. Del resto in Svizzera siamo arrivati al punto di organizzare delle giornate per prevenire il jihadismo nelle prigioni, dove non a caso il 70% dei detenuti è straniero (ma come, gli stranieri che delinquono non dovevano essere tutta una balla populista e razzista?).

La stretta di mano rifiutata
E siamo arrivati anche al punto che in una scuola secondaria basilese degli allievi provenienti da una famiglia integralista musulmana hanno rifiutato di dare la mano ad una docente in quanto donna. E la direttrice della scuola, naturalmente una kompagna, invece di imporre il rispetto di quella che è una regola elementare della nostra convivenza, esonera i giovanotti dall’incombenza a loro invisa. Non sia mai che all’immigrato non si permetta di fare tutto ciò che vuole! Il colmo è che la famigliola integralista pretendeva pure la naturalizzazione. E c’è da scommetterci che, se non fosse scoppiato lo scandalo della stretta di mano, i fessi multikulti pronti a regalare anche a costoro i passaporti rossi (“bisogna aprirsi” che diamine!) si sarebbero trovati.

Chi finanzia le moschee?
Poiché anche in casa nostra c’è chi fomenta l’integralismo islamico, è necessario intervenire. Quando si votò sull’iniziativa per il divieto di costruire minareti, e questo per far comprendere che la Svizzera non è terra di conquista per l’estremismo musulmano, dicemmo che certamente è importante il discorso simbolico, ma ancora di più quello pratico. Occorre dunque sapere chi finanzia le moschee e, di conseguenza (visto che “chi paga comanda”) cosa vi si predica: l’integrazione o proprio il contrario? Paesi a noi vicini, come ad esempio l’Austria, hanno sancito il divieto di finanziamenti esteri per le moschee, e l’obbligo di predicare nella lingua del paese ospite. Ed è anche evidente che non si può permettere ad imam provenienti da Stati integralisti di arrivare in Svizzera a radicalizzare i fedeli.

I convertiti al fondamentalismo
Ci sono poi, e questi meritano un capitolo a sé, svizzeri convertiti al fondamentalismo islamico. Come il presidente del sedicente “consiglio centrale islamico”, tale Nicolas Blancho, uno che va in giro a raccontare che picchiare le donne è un diritto, che bisogna introdurre la Sharia nel nostro Paese, e altre bestialità di questo tenore. E’ assolutamente scandaloso che simili affermazioni non siano perseguibili penalmente. Ma già: i politikamente korretti si sono inventati l’articolo 261 bis del Codice penale per criminalizzare, a scopo partitico, le presunte affermazioni razziste. Ma le aberrazioni di Blancho e compagnia brutta devono (?) invece restare perfettamente legali: “dobbiamo aprirci” ai fondamentalisti islamici!

La SSR dà spazio
L’aspetto più assurdo è che, se il “signor” Blancho è conosciuto in Svizzera, e quindi anche il suo aberrante messaggio ottiene visibilità, è grazie anche alla televisione di sedicente servizio pubblico, ossia la SSR, che infatti continua ad invitarlo alle sue trasmissioni. Ad esempio alla puntata di Arena (talk show di punta della Tv svizzero tedesca) sulla questione degli allievi musulmani che rifiutano di dare la mano alla docente. Complimenti vivissimi, megadirettore De Weck da oltre 560mila franchetti all’anno pagati con i nostri soldi: regalare spazio d’antenna a gente come Blancho rientra di certo nel mandato di servizio pubblico! E noi continuiamo a foraggiare la SSR con il canone più caro d’Europa? Ma aboliamolo immediatamente, il canone, visto che viene usato per dar voce e seguito agli estremisti islamici!
Lorenzo Quadri

Chiudere le frontiere e dare un taglio al multikulti

A Bruxelles i terroristi islamici commettono l’ennesima strage: non impariamo mai niente?

Si potrebbe dire che quella di Bruxelles è l’ennesima tragedia annunciata. Perché si sapeva che la città era a rischio; perché – dicono gli esperti – il Belgio non ha fatto i necessari progressi in campo di intelligence. Ma soprattutto perché non solo il Belgio, non solo l’Europa, ma l’Occidente ha rinunciato a difendere la propria identità.
La multikulturalità, intesa come convivenza tra realtà che non sono compatibili, è stata imposta come verità assoluta a suon di lavaggi del cervello, di ricatti morali e di denigrazioni sistematiche: se non ci stai, sei uno spregevole razzista e quindi la tua opinione vale meno di zero; tu vali meno di zero. Imporre le nostre regole ed i nostri valori agli immigrati, pretendere che vi si adattino o che partano, sono deliri fascisti. Così come pure ogni limitazione dell’immigrazione: beceri retrogradi che ancora pensate alla nazione, dovete aprirvi!
Il risultato di queste teorie lo si è visto in Belgio, dove si è creata una società parallela musulmana, con tanti giovani non integrati (perché non integrabili) e senza prospettive. Dunque facili da fanatizzare.

Tentano di rigirare la torta
Adesso l’inganno del multikulti è crollato nel peggiore dei modi, lasciando dietro di sé le macerie. Eppure i politikamente korretti spalancatori di frontiere ancora rifiutano di ammettere lo sfacelo. Addirittura tentano di rigirare la torta e di colpevolizzare le vittime, pronunciando la parolina magica: integrazione. I media di regime – radioTV di presunto servizio pubblico compresa – sono i primi a lanciarsi a pesce nella triste operazione ideologica. Il tema diventa dunque “l’integrazione”. Ah, ecco. La colpa delle stragi, quindi, non è dei terroristi islamici. Ma quando mai. La colpa è degli occidentali “chiusi e xenofobi” che non li hanno integrati come avrebbero dovuto (?). E avanti con la foffa politikamente korretta ed autofustigatoria. Si tenta quindi di negare l’evidenza. Malgrado essa sia molto semplice: ci sono frotte di immigrati che non sarà mai possibile integrare. Perché non vogliono integrarsi e perché sono troppi.

Ci prendono per fessi?
E non è finita. Davanti ai disastri provocati
– dall’immigrazione scriteriata;
– dalla mancata espulsione di delinquenti stranieri pericolosi (vedi il recente caso dei fiancheggiatori iracheni dell’Isis processati a Bellinzona che però non verrano rimandati al loro paese);
– dall’arrivo incontrollato di terroristi travestiti da asilanti (e questo lo ha detto anche Peter Regli, già capo dei servizi d’informazione svizzeri; non se l’è inventato il Mattino “razzista e fascista”);
– dall’autorizzazione a rientrare in Occidente a persone che hanno combattuto nella Jihad;
gli internazionalisti hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non bisogna chiudere le frontiere. Che non dobbiamo espellere gli stranieri che delinquono. Anzi, bisogna continuare ad “aprirsi” sempre di più! E perché questo? Ma perché – e qui arriva l’ultima invenzione balorda – chiudere (verbo che viene pronunciato come se fosse una bestemmia) significherebbe “fare il gioco” dei terroristi islamici! Ma questi $ignori pensano che la gente sia del tutto scema?

$inistra contro l’intellingence
Ma andiamo avanti. Tutti dichiarano che per combattere il terrorismo l’intelligence è un elemento indispensabile. Eppure la $inistra – quella che vuole le frontiere spalancate e rifiuta l’espulsione dei delinquenti stranieri – ha lanciato il referendum contro la nuova legge sui sistemi informativi: cioè quella legge che mira a dare alla tanto magnificata “intelligence” gli strumenti necessari per funzionare con efficacia. E come viene motivato il referendum? Dicendo che “bisogna tutelare la privacy”. Apperò. Dopo aver distrutto la sfera privata dei risparmiatori (oltre alla nostra piazza finanziaria) picconando il segreto bancario, i kompagni si ergono adesso a paladini della privacy: quella dei terroristi islamici! Applausi a scena aperta!

Non siamo immuni
La Svizzera è immune agli attacchi terroristici? Difficile immaginarlo. E allora, se non vogliamo andare allo sbaraglio, occorre limitare drasticamente l’immigrazione, imporre le nostre regole a chi arriva da “altre culture” incompatibili con una realtà occidentale, ed espellere sistematicamente (e senza la pagliacciata delle “clausole di rigore”) immigrati delinquenti e pericolosi. Ed è evidente che chi è partito per combattere la Jihad non deve più tornare. Anche se ha ottenuto il passaporto rosso.

Nei giorni scorsi lo abbiamo sentito in mille salse: gli attentati di Bruxelles sono un nuovo (l’ennesimo) atto di guerra nei confronti dell’Occidente. Si pensa magari di respingere un’aggressione bellica armati delle consuete dosi industriali di buonismo-coglionismo-politikamente korretto? Beh, se è così, si salvi chi può.
Lorenzo Quadri

Ma l’immigrazione di massa non doveva essere tutta una balla populista e razzista?

Nel 2060 gli stranieri in Svizzera saranno la maggioranza

Nel 1950 erano il 6%, adesso sono quasi un quarto della popolazione
La Svizzera, populista e razzista, è il paese che di gran lunga accoglie più stranieri. Il saldo migratorio (arrivi meno partenze) è superiore alle 80mila unità annuali.
Quindi ogni anno ci sono in Svizzera oltre 80mila stranieri in più. In dieci anno fanno 800mila. Quasi un milione!
L’esplosione è avvenuta con la libera circolazione delle persone. Bella scoperta, si dirà. Certo: peccato che il Consiglio federale avesse raccontato l’ennesima balla. Prima della votazione sui bilaterali aveva dichiarato che sarebbero arrivati 10mila stranieri all’anno. Invece ne arrivano 8 volte di più. Un po’ come gli accordi di Schengen, che sarebbero dovuti costare 7milioni all’anno ma ne costano 100. A Berna quando si tratta di toppare, mica lo fanno per poco. Se già si devono raccontare fregnacce, tanto vale raccontarle in grande stile!

Crescita esponenziale
Nel 1950 la popolazione straniera in Svizzera era del 6%. Nel 1980 la percentuale era salita 14.4%. E adesso siamo vicini al 25%. Sicché quasi un quarto dei residenti in Svizzera sono stranieri. In alcuni Cantoni la percentuale è anche più alta. Ad esempio nel nostro, dove è vicina al 30%. Avanti di questo passo, nel 2060 ci saranno in Svizzera 16 milioni di abitanti e gli stranieri saranno la maggioranza!

Naturalizzazioni di massa
Questo significa che non solo, quando ad accoglienza, la Svizzera fa i compiti, ma che fa fin troppo. Un troppo che non è più sostenibile. Quindi bisogna correggere il tiro. La Svizzera è perfettamente legittimata a farlo. Senza che nessuno abbia da dire un cip. A proposito, la storiella secondo cui l’alto tasso di stranieri in Svizzera sarebbe dovuto alle difficoltà poste dalla procedura di naturalizzazione (?), tirata fuori spesso e volentieri dalla $inistra, non regge: ogni anno nel nostro Paese si naturalizzano 50mila persone. Quindi è in atto un regime di naturalizzazioni di massa. E, ciononostante, un quarto della popolazione è straniera.

Reati
Di pari passo con l’aumento esponenziale della percentuale di stranieri, è esplosa la spesa sociale (che adesso è di quasi 2.4 miliardi di Fr all’anno) ed è esploso il numero dei reati commessi nel nostro paese. Ma naturalmente sono solo coincidenze, non sia mai… Come è una coincidenza il fatto che nel 1984 il 70% dei condannati era svizzero e il 30% straniero; mentre oggi il 60% dei condannati sono cittadini stranieri e solo il 40% cittadini svizzeri.

Restrizioni doverose
E’ quindi giunto il momento di porre le doverose restrizioni. Un’immigrazione senza controllo non è più sostenibile. Al proposito casca a fagiolo il motto del padiglione svizzero ad expo2015: “ce n’è per tutti?”. La risposta è no. Non ce n’è per tutti.
E allora bisogna cominciare a mettere dei limiti. Limiti all’accesso alle prestazioni sociali ad esempio, e limiti ai ricongiungimenti familiari: il presupposto per autorizzarli deve essere il finanziamento con i propri mezzi. Se si pensa che quasi un quarto degli stranieri arriva per ricongiungimento familiare – altro che la storiella della libera circolazione delle persone con cui giunge solo manodopera qualificata che in Svizzera non si trova – ci si rende conto che la questione non è certo di lana capria.
Lorenzo Quadri

Dopo Merkel, anche Cameron. “Il Multikulturalismo è fallito”

Ma guarda un po’! Via Monte Boglia fa proseliti a Downing Street?

Ma allora ci dev’essere in giro un’epidemia di leghismo ancora più grave della famigerata influenza suina, che colpisce tutta l’Europa. Dopo la cancelliera tedesca Angela Merkel anche il premier britannico David Cameron, che notoriamente riceve istruzioni da via Monte Boglia, ha dichiarato che “il multikulturalismo è fallito”. Lo ha detto alla conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera. “Sotto la dottrina del multikulturalismo di Stato – ha dichiarato il premier britannico – abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite separate, staccate l’una dall’altra e da quella principale. Non siamo riusciti a fornire una visione della società alla quale tutti volessero appartenere. Un paese liberale crede in certi valori e li promuove attivamente. Bisogna trasmettere il messaggio che la vita in Gran Bretagna ruota intorno a certi valori chiave come la libertà di parola, l’uguaglianza dei diritti e il primato della legge”.
In altre parole: la nostra società occidentale ha dei principi ben precisi, come quelli indicati sopra (naturalmente non solo quelli). Principi ai quali chi arriva da altre culture deve adattarsi, se vuole vivere da noi. Chi vuole vivere da noi, in altre parole, deve identificarsi con i nostri valori. Non può coltivarne di inconciliabili e magari sputare nel piatto elvetico dove mangia. In Svizzera però la partitocrazia continua a non accorgersene, e a preparare ponti d’oro a chiunque voglia venire in Svizzera. E tutti devono assolutamente poter conservare le proprie abitudini, come se fossero ancora al paese d’origine (però con le prestazioni sociali elvetiche). E le nostre? Guai a pensare di pretendere un adeguamento da parte dei nuovi venuti. Al contrario:  sono le nostre abitudini e le nostre tradizioni a dover venire nascoste, non sia mai che qualcuno, in arrivo da paesi lontani, possa sentirsi a disagio. Così ecco le vergognose decisioni, prese in paesi non lontanissimi da noi, di rinunciare alle manifestazioni natalizie nelle scuole perché ci sono tanti allievi musulmani. Ma questo è un paese cristiano, una società forgiata da 1500 anni di cristianesimo, e tale deve rimanere. Chi ritiene di non potersi identificare con questa società, non è obbligato a restare. Lo stesso discorso vale per la posizione della donna. Chi proviene da culture in cui la donna deve rimanere segregata in casa, magari coperta da un burqa, e non avere alcuna autonomia, ha due possibilità: o cambiare, o tornare da dove è venuto. Così per molte altre questioni. Non ci possono essere eccezioni né compromessi. Se ci sono persone per cui il cambiamento non è possibile, la Svizzera non è il posto per loro. Lo Stato quindi deve fare tutto il contrario di quel che, in base alla bufala del politikamente korretto, ha fatto finora. Deve promuovere la nostra cultura  in casa nostra, e non cancellarla per lasciare spazio ad usi e costumi con essa inconciliabili. E non si tratta, come direbbero i kompagni con i piedi al caldo, di fare discorsi fasciteggianti sulla “superiorità” dell’una o dell’altra cultura. Il punto non è affatto questo. Il punto è che in casa nostra si vive secondo le regole. Chi non lo vuole  o non lo può fare, se ne va.

Lorenzo Quadri