Svizzera: le aquile ed i merli nella nazionale (?) multikulti

Calcio: Xhaka ci ricasca, come mai è ancora capitano? Intanto l’ASF ronfa della grossa

Il capitano della nazionale (è ancora da capire di quale nazione) Granit Xhaka è tornato ad esultare con il “gesto dell’aquila”, simbolo nazionalista della grande Albania, dopo le polemiche sollevate ai mondiali dello scorso anno.

D’accordo, questa volta il “fattaccio” è avvenuto a Pristina durante una partita benefica in cui Xhaka giocava con la maglia dell’Arsenal. Ma sta di fatto che ci è ricascato. Malgrado le promesse fatte. Non ancora contento, il diretto interessato ha pensato bene di sottolineare il proprio gesto di esultanza tramite i “social”.

Ecco un’ulteriore dimostrazione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto si sente svizzero il capitano della nazionale “svizzera”. Ovvero proprio per niente. E non è il solo, in quella compagine, a trovarsi in tale condizione.

Anche nell’esercito

I volatili a due teste, peraltro, non compaiono unicamente sui campi di calcio. Sempre più spesso fanno capolino anche nel nostro esercito. Vedi le foto di militi che posano con bandiere “a tema”, mentre indossano la tenuta dell’esercito svizzero. E qualcuno ha ancora il coraggio di negare che esista un problema di integrazione?

Troppi svizzeri naturalizzati, in arrivo da altre culture, ad onta del passaporto rosso non si sentono per nulla legati al nostro paese. Ecco i frutti delle naturalizzazioni facili volute e difese dal triciclo PLR-PPD-P$$.

 La contrapposizione

Lo scontro tra valori, per usare una parola grossa, è evidente. A quelli dell’aquila bicipite viene insegnato l’orgoglio per le proprie origini. A noi invece la casta multikulti e gli intellettualini da tre e una cicca inculcano fin dalla più tenera età il disprezzo per la patria. Vedi il lavaggio del cervello sugli svizzerotti “chiusi e gretti che devono aprirsi”.  Vedi la trasformazione del termine “patriota” in un sinonimo di “razzista”. Vedi le domande nelle verifiche di geografia delle scuole medie su quanto sono importanti gli stranieri per il Ticino. E gli esempi potrebbero continuare ad oltranza.

Si attende la reazione energica (?)

E’ di solare evidenza che chi, come è il caso di Xhaka, esulta con le aquile e si emoziona solo quando c’è di mezzo il suo paese d’origine, in nessun caso può vestire la fascia di capitano della nazionale svizzera. Anzi: nemmeno dovrebbe far parte della nazionale svizzera. Altrove sarebbe già stato congedato. Che vada a giocare per una nazionale balcanica.

“Ovviamente” si attende l’energica reazione dell’Associazione svizzera di football (ASF) all’ultima alzata d’ingegno del capitano presunto svizzero. Altrettanto ovviamente, da tale gremio flaccido e multikulti non arriverà un bel niente. Lo scorso anno l’allora segretario generale Alex Miescher ebbe il coraggio di parlare chiaro sui calciatori con passaporto multiplo e che esultano con le aquile. Risultato: diede le dimissioni, ovvero venne cacciato con infamia, dopo essere stato pitturato dalla stampa di regime come il “mostro” di turno. Per cui…

Inoltre: avanti di questo passo, a furia di accogliere in nazionale giocatori non integrati, prima o poi si pretenderà di togliere anche la croce svizzera dalle maglie per non “offendere la sensibilità” di qualche strapagato pallonaro islamista.

Disinteresse e fastidio

E’ tragico che i vertici dell’ASF, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendano conto che le esultanze con l’aquila portano tanti cittadini elvetici a disaffezionarsi da una nazionale che di svizzero ha ormai solo il nome. A disaffezionarsi, o addirittura a provare fastidio. E quindi non gli importa più se vince o se perde.

Ci deve essere una differenza tra un club di giocatori in arrivo dai quattro angoli del globo denominato “Svizzera” ed una nazionale elvetica. E’ ora di abbandonare il primo per tornare alla seconda.  Si vince (ancora) di meno? Ce ne faremo una ragione. Tanto (come abbiamo visto lo scorso anno) nemmeno l’attuale club svizzera, farcito di giovanotti che esultano con le aquile, va poi molto lontano. Ma almeno torneremo ad avere una nazionale per cui fare il tifo.

Lorenzo Quadri

 

 

Il siluro dell’intellettuale di sinistra sul multikulti

Thilo Sarrazin: “la massiccia immigrazione dal mondo islamico deve essere fermata”

Ma intanto in Consiglio federale i camerieri di Bruxelles continuano a sciacquarsi la bocca con il mantra della “non discriminazione”. E bramano di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Quanto al famoso (?) piano nazionale contro la radicalizzazione: non serve ad un tubo

Thilo Sarrazin è uno dei più importanti intellettuali della Germania. E’ iscritto alla SPD. Quindi stiamo parlando di un intellettuale di sinistra. Non di un becero leghista populista e razzista. Sarrazin è stato Segretario di Stato preso il Ministero delle Finanze tedesco e membro del Consiglio d’amministrazione della Bundesbank. Nel suo ultimo libro, “Feindliche Übernahme”, denuncia il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Il Blick l’ha intervistato di recente. Al linkhttp://mattinonline.ch/it/article/38157/l-islam-un-pericolo-per-l-occidentesi trova la traduzione della sua intervista.

Ebbene, nel colloquio Sarrazin dice molte verità. Di quelle verità che, alle nostre latitudini, fanno starnazzare allo scandalo l’élite spalancatrice di frontiere e multikulti. A cominciare proprio dalla gauche-caviar, che vuole islamizzare la Svizzera e rendere l’islam religione ufficiale.

Cosa dice dunque il buon Sarrazin?

  • Nel giro di due o tre generazioni, la maggioranza dei bambini avranno genitori musulmani. Anche in Svizzera. Questa è una minaccia per l’orientamento culturale del mondo occidentale.
  • Non esiste un singolo paese a maggioranza islamica dove ci sia libertà religiosa e piena democrazia. Questa non è una coincidenza, ma la conseguenza dei principi del Corano.
  • Se i musulmani credenti un domani saranno in maggioranza, potranno cambiare la nostra Costituzione e le nostre leggi (per sostituirle con le loro).
  • Una maggioranza del 70% (!) degli islamici che vivono in Europa è favorevole ad una fede conservatrice che applica alla lettera il Corano. Certo, ci sono musulmani che si integrano e si adattano alla vita occidentale. A quel punto, però, non sono più dei musulmani.
  • I musulmani commettono molti più crimini di qualsiasi altro gruppo religioso.
  • La massiccia immigrazione dal mondo islamico va fermata. Le persone provenienti dall’Africa o dal Vicino Oriente non hanno alcun diritto di immigrare in Occidente. Ogni continente deve aiutare i propri rifugiati. La Convenzione sui rifugiati di Ginevra del 1951 inizialmente riguardava solo l’Europa. Più tardi è stata estesa senza necessità, perché in Europa non c’erano più rifugiati.
  • I musulmani sono educati all’ostilità e alla separazione dai non credenti. La posizione inferiore e dipendente della donna favorisce una scarsa istruzione.
  • L’arretratezza tecnologica e sociale del mondo islamico si è sviluppata nel corso di molti secoli. Non ha portato ad un’emancipazione religiosa, ma al contrario ad un arretramento verso un’applicazione più letterale del Corano.

Macigni

Parole e frasi che pesano come macigni. A maggior ragione perché provengono da un intellettuale di sinistra. Del resto, mentre da noi i bolliti residui del femminismo rosso pretendono le frontiere spalancate ai finti rifugiati musulmani e combattono il divieto di burqa, la giornalista italiana di sinistra Lucia Annunziata ha scritto che “l’immigrazione mette in pericolo le donne europee”.

Intanto, la partitocrazia…

Davanti a testimonianze come quella di Sarrazin, di indubbia autorevolezza e supportate da un’approfondita conoscenza della materia, è allucinante che in Svizzera (e non solo) la partitocrazia e le istituzioni rimangono istericamente arroccate sul buonismo-coglionismo. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di ottusità ideologica. C’è addirittura chi pretenderebbe di rendere l’Islam religione ufficiale nel nostro paese. Vero $inistrati?

Il fatto è che la partitocrazia dell’islam e del mondo islamico non sa né capisce una mazza. Continua ad autoerotizzarsi cerebralmente con il fallimentare multikulti perché è ciò che ha fatto negli ultimi decenni. Cambiare rotta non può: significherebbe ammettere che gli odiati populisti e xenofobi hanno ragione, mentre la casta spalancatrice di frontiere ha torto marcio.

Il governo dorme

Nel filone multikulti-buonista-coglionista si inscrive a pieno titolo (c’era da dubitarne?) l’ultima risposta data dal Consiglio federale ad un’interpellanza di chi scrive a proposito delle moschee finanziate da governi stranieri – nel concreto: turchi – per diffondere dalle nostre parti l’islam radicale. Si ricorderà che nei mesi scorsi l’Esecutivo austriaco aveva chiuso di punto in bianco sette moschee. In Svizzera, invece, si finge di non vedere. Non solo, ma a Sciaffusa è stata autorizzata di recente la costruzione di una “grande moschea turca”, finanziata da Ankara e con Imam scelti dal governo di Erdogan. Il quale, nel nostro paese, apre addirittura delle scuole. Così si comincia a radicalizzare i membri della comunità turca fin dalla più tenera età. Non sia mai che i bambini, frequentando le scuole pubbliche, rischino di integrarsi!

Il mantra

Cos’ha da dire il governicchio federale a proposito dell’avanzata islamista in Svizzera? Il nulla.  Giustifica la propria inattività col mantra della “non discriminazione”. Visto che al peggio non c’è limite, tra le righe della risposta governativa alla citata interpellanza emerge addirittura la brama di rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera. Scandaloso!

Stucchevoli, poi, i continui ed ossessivi riferimenti al “Piano d’azione nazionale per combattere la radicalizzazione”. Questo piano, partorito da burocrati gauche-caviar e multikulti, non serve assolutamente ad un tubo se non a generare nuovi costi a carico delle città.

Morale della favola: ancora una volta, l’ennesima, gli estremisti islamici se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi.

Lorenzo Quadri

Naturalizzazioni facili: lo spauracchio della lingua

Davvero la legge in vigore da inizio anno porrebbe requisiti così elevati? Ma va là!

Da inizio anno, con la nuova legge sulla cittadinanza, le naturalizzazioni facili sono diventate un po’ meno facili. Per lo meno per quanto attiene alle competenze linguistiche richieste (ma non facciamoci illusioni: la partitocrazia multikulti e spalancatrice di frontiere continuerà a regalare passaporti come noccioline).

Fatto sta che, col primo gennaio 2018, per ottenere il passaporto rosso bisogna dimostrare migliori conoscenze della lingua nazionale parlata nel posto dove ci si candida a cittadino elvetico. I Cantoni sono liberi di richiedere attestati che dimostrino il livello linguistico. Risultato? Da una ricerca del TagesAnzeiger emerge che in vari Cantoni il numero delle domande di naturalizzazione è drasticamente calato: in media un terzo in meno rispetto all’anno precedente.

La logica deduzione…

Ma come: le naturalizzazioni facili non dovevano essere tutta una balla della Lega populista e razzista?

E’ evidente che, se la richiesta di dimostrare che si è in grado di esprimersi decentemente nella lingua locale fa crollare le domande di naturalizzazione, la logica deduzione è che finora venivano fatte svizzere persone che la lingua non la conoscevano. Domanda da un milione ai naturalizzatori seriali: come può essere integrata una persona che non conosce la lingua del luogo dove vive? Evidentemente, non può.

Seconda domanda: ma allora, quante decine, se non centinaia di migliaia di stranieri sono stati forniti di passaporto rosso senza essere integrati?

E tutto questo è accaduto perché:

  • il pensiero unico – di cui la partitocrazia è pietosamente succube – impone di essere “aperti” e dunque di concedere la cittadinanza elvetica a chiunque la richieda.
  • Bisogna taroccare le statistiche sugli stranieri cancellandone il maggior numero possibile tramite naturalizzazione. Altrimenti, senza questi trucchetti, si rischia che gli svizzeri si accorgono di essere diventati, in casa loro, come gli indiani nelle riserve.
  • L’immigrazione scriteriata e le naturalizzazioni di massa sono “ineluttabili”, blatera, dall’alto dei suoi farciti conti in banca, l’élite spalancatrice di frontiere. Inoltre – prosegue la casta – sono “necessarie per combattere l’invecchiamento della popolazione”. Ah sì? E allora spiegateci come mai in Giappone ci sono il 2% di stranieri (e non certo in seguito a naturalizzazioni facili) ed i rifugiati ammessi annualmente si contano sulle dita di una mano. Alla faccia della presunta ineluttabilità!

 Quali competenze?

Ma quali sono le competenze linguistiche che vengono richieste da quest’anno e che hanno gettato nel panico così tanti aspiranti cittadini elvetici al punto da indurli a desistere dal chiedere il passaporto rosso? Gli svizzerotti “chiusi e gretti” si sono forse messi in testa di pretendere dai naturalizzandi capacità espressive da professore di letteratura? Certo che no! La nuova legge sulla cittadinanza è stata approvata dalla partitocrazia. E’ quindi evidente che non può essere poi così restrittiva come qualcuno vorrebbe far credere. Le conoscenze linguistiche che i Cantoni possono pretendere per la naturalizzazione sono infatti il livello B1 per l’orale e l’A2 per lo scritto. Cosa significano queste sigle?

 Ecco le definizioni ufficiali:

Livello intermedio B1: “È in grado di comprendere i punti essenziali di messaggi chiari in lingua standard su argomenti familiari che affronta normalmente al lavoro, a scuola, nel tempo libero, ecc. Se la cava in molte situazioni che si possono presentare viaggiando in una regione dove si parla la lingua in questione. Sa produrre testi semplici e coerenti su argomenti che gli siano familiari o siano di suo interesse. È in grado di descrivere esperienze e avvenimenti, sogni, speranze, ambizioni, di esporre brevemente ragioni e dare spiegazioni su opinioni e progetti”.

Livello elementare (!) A2: “Riesce a comprendere frasi isolate ed espressioni di uso frequente relative ad ambiti di immediata rilevanza (ad es. informazioni di base sulla persona e sulla famiglia, acquisti, geografia locale, lavoro). Riesce a comunicare in attività semplici e di routine che richiedono solo uno scambio di informazioni semplice e diretto su argomenti familiari e abituali. Riesce a descrivere in termini semplici aspetti del proprio vissuto e del proprio ambiente ed elementi che si riferiscono a bisogni immediati”.

 

Eccole qua le stratosferiche pretese! Lo scandalo è che fino allo scorso anno non venivano richieste nemmeno queste…

Lorenzo Quadri

Quando il delirio multikulti si abbatte anche sul cervelat

Bandito dalla grigliata scolastica di fine anno per non offendere i bambini islamici

 

Sulla sua pagina di faccialibro (Facebook) il consigliere nazionale argoviese Andreas Glarner ha denunciato nei giorni scorsi l’ennesimo delirio multikulti. Una mamma l’ha informato che, in un piccolo comune argoviese, in occasione di una grigliata di fine anno scolastico, ai bambini è stato proibito di portare i tradizionali cervelat. Perché? Perché c’erano anche degli alunni musulmani. E quindi? Qualcuno voleva forse obbligare questi ultimi a mangiare i cervelat? No; ma la sola presenza del blasfemo insaccato a base di carne suina sulla stessa griglia su cui vengono cotti gli alimenti islam-compatibili avrebbe impedito ai bimbi “in arrivo da altre culture” di toccare alcunché a causa della contaminazione.

Post virale

Il post di Glarner, come si immaginerà, è rapidamente diventato virale. Per fortuna: in questo paese rintronato dal pensiero unico spalancatore di frontiere e xenofilo – in base al quale, tanto per fare un esempio, la partitocrazia, imbesuita dal multikulti, addirittura rifiuta il divieto di finanziamenti esteri alle moschee – c’è ancora qualcuno in grado di indignarsi per scellerate iniziative con il bando dei cervelat.  Che è una di quelle trovate fuori di cranio mirate alla demolizione della nostra cultura, delle nostre tradizioni, della nostra identità (anche alimentare), per calare le braghe davanti ai migranti. Perché, secondo le nullità politikamente korrette, non sono i migranti che devono adattarsi al nostro paese. E’ il paese che deve adattarsi a loro.

Mentre la polemica sul cervelat proibito infiammava la rete, si è scoperto che il “fattaccio” è avvenuto  alla scuola elementare di Oberwil-Lieli, comune di cui Glarner è stato sindaco, e che è balzato agli onori della cronaca per il rifiuto di accogliere finti rifugiati (grande!).

La quale scuola ha subito tentato di relativizzare, dicendo di non aver imposto un divieto, ma solo “invitato alla comprensione”. Se questo sia vero non sappiamo. Se lo fosse, comunque, sarebbe quasi peggio. Per la serie: non proibiamo agli svizzerotti, chiusi e gretti, di portare il cervelat alla grigliata. Però li ricattiamo moralmente: chi lo fa verrà additato come insensibile e spregevole razzista!

Indottrinamenti

Il tentativo di indottrinamento è demenziale. In una scuola elementare si insegna che, per non essere dei beceri xenofobi, i bimbi svizzeri (ed i loro genitori) devono rinunciare alla componente chiave delle grigliate (soprattutto Oltregottardo).

Siamo al livello di quei dirigenti scolastici che hanno proibito agli studenti di indossare la camicia con le Edelweiss. O di quelli che accettavano che degli alunni musulmani – in predicato di ottenere la cittadinanza svizzera! Ma come: le naturalizzazioni facili non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? – non dessero la mano alla docente perché donna. Evidentemente in giro per la Svizzera c’è un numero, e c’è da sospettare nemmeno tanto piccolo, di dirigenti scolastici che non sono al loro posto.

Provate ad andare in Giappone a dire di rinunciare al sushi per rispetto di persone in arrivo da altre culture. Il Giappone, che ha il 2% di popolazione straniera e dove gli asilanti accolti annualmente si contano sulle dita di una mano, ci può insegnare molte cose.

O provate ad andare nei paesi d’origine di quelli che hanno il tabù del maiale a raccontare che, “per riguardo degli immigrati”,  devono cominciare a strafogarsi  di  prosciutti, cotechini e zamponi come se non ci fosse un domani. Provateci, e vedrete la risposta.

Tra i vari commenti “social” generati dal delirante bando del cervelat, ne segnaliamo uno che suonava più o meno così: “ai vegetariani si dice che si devono arrangiare. Quando si tratta di musulmani, invece, sono sempre gli altri che si devono arrangiare”.

Lorenzo Quadri

Anche a Natale hanno fatto propaganda per l’invasione

I multikulti, compresi quelli con i paramenti sacerdotali, non hanno più remore

Anche nel periodo natalizio ci siamo dovuti sorbire le fregnacce di chi pretende che la Svizzera faccia entrare (e naturalmente mantenga) tutti i finti rifugiati. Degna di nota la boutade di tale sacerdote Mussie Zerai, sedicente profugo eritreo residente nel Belpaese che, ci illuminano i portali online,  sarebbe “diventato un vero e proprio punto di riferimento per la comunità eritrea in Svizzera; ogni mese si sposta in un cantone differente per celebrare la messa e consolidare così i rapporti con i suoi connazionali”.

Ebbene, cosa è venuto a raccontarci l’ennesimo politicante pro-frontiere spalancate travestito da sacerdote? Che la Svizzera dovrebbe accogliere il triplo di migranti economici! Quando la Svizzera è già il paese che accoglie più asilanti in assoluto.

E’ ora di rimandare a casa

Di questi soggetti che pontificano in casa d’altri, con i soldi degli altri, ne abbiamo decisamente piene le scuffie. Anche se indossano i paramenti religiosi. Idem dicasi dei loro tentativi di lavaggio del cervello all’insegna del “devono entrare tutti”. La Svizzera deve semmai rimpatriare tutti i finti rifugiati eritrei che non scappano da nessuna guerra e che tornano a trascorrere le vacanze nel loro paese d’origine “perché lì è più bello” (naturalmente le ferie sono finanziate con i soldi del solito sfigato contribuente svizzerotto, quello “chiuso e gretto”).

E’ forse il caso di ricordare che in otto anni il numero di finti rifugiati eritrei in assistenza è aumentato del 2282% (sic!). Sicché, è ora di darci un taglio ai tentativi di spacciare per profughi quelli che sono invece dei migranti economici: quindi persone che abusano del diritto d’asilo, visto che non si applica alla loro situazione. Ed è anche ora che certi religiosi comincino a preoccuparsi di anime, invece che pensare solo a spalancare le frontiere. Poi si chiedono come mai le loro chiese sono sempre più deserte…

Esempio dall’alto

Al proposito si può purtroppo ben dire che l’esempio viene dall’alto. Papa Francesco ha approfittato perfino del Natale per fare propaganda all’invasione dell’Europa: ed infatti è riuscito a paragonare Giuseppe e Maria ai migranti economici. Paragone che è una vera presa in giro. Giuseppe andava a Nazareth per il censimento, visto che era la sua città. Non andava di certo in casa d’altri per farsi mantenere! Magari qualcuno potrebbe anche spiegare a Bergoglio che i finti rifugiati sono in massima parte musulmani e che tra loro ci sono pure i seguaci dell’Isis. Che il capo della Chiesa cattolica approfitti della massima festività della nostra religione per tentare di spianare la strada all’islamizzazione dell’Europa, non è molto digeribile.

Per tornare a padre Zerai, quello secondo cui la Svizzera dovrebbe accogliere – e, va da sé, mantenere – il triplo dei migranti economici, una cosa giusta l’ha detta: l’asilo è diventato un business. E le organizzazioni contigue al P$$ del “devono entrare tutti”, grazie a questo business, lucrano in grande stile. Vero kompagna Simonetta Sommaruga?

Lorenzo Quadri

 

 

Vogliono insegnare l’albanese e l’arabo nelle nostre scuole!

I multikulti partoriscono l’ennesima boiata, e il politicante PLR di turno segue

 

Ecco servita l’ultima boiata dei multikulti spalancatori di frontiere: quelli che vogliono fare entrare tutti in Svizzera, mantenerli con i soldi del contribuente, e poi, naturalmente, permettere ad ogni immigrato di fare i propri comodi nel nostro paese. Tale Jürg Brühlmann, esperto di formazione (?) dell’Associazione svizzera dei docenti, ha infatti formulato una proposta davvero “geniale” (si fa per dire): gli allievi “con passato migratorio” (ormai per i politikamente korretti anche la parola “straniero” è diventata tabù) devono poter seguire le lezioni nella loro lingua madre. Perché le competenze linguistiche sono fondamentali per l’apprendimento di tutte le materie e blablabla.

Ansia da prestazione

Se la  balorda proposta dovesse trasformarsi in realtà, nella scuola svizzera ci sarebbero lezioni in albanese, in arabo, in serbo-croato, e in svariate decine di idiomi esotici (chi paga i docenti di tigrino e di swahili?). Avanti con la genuflessione nei confronti degli immigrati! Le loro richieste, è ovvio, sono ordini per i politicanti svenduti. Costoro vanno in ansia da prestazione se non riescono non solo ad accontentarle tutte, ma addirittura a prevenirle! (I risultati delle votazioni popolari, invece, possono venire tranquillamente gettati nel water: tanto gli svizzerotti mica scendono in piazza col forcone. E, discriminando gli svizzerotti, non si viene accusati di “razzismo”).

Libido alle stelle

Immaginiamo che i moralisti a senso unico e gli intellettualini da tre e una cicca sperimenteranno la massima libido  davanti alla proposta del buon Brühlmann.  Che naturalmente vuole introdurre in Svizzera un sistema che non esiste da nessun’altra parte del mondo. Ma noi, quando si tratta di accoglienza scriteriata, dobbiamo dare l’esempio!

Intanto gli svizzerotti, che hanno un quarto di popolazione straniera, senza contare le naturalizzazioni facili, ed un saldo migratorio dalla sola UE (quindi senza i finti rifugiati e gli extracomunitari) di 80mila persone all’anno, vengono accusati di razzismo e di xenofobia. E i “nostri” (s)governanti, invece di rispondere per le rime, recitano pure il mea culpa.

E’ un PLR

Il Consigliere di Stato basilese Christoph Eymann, presidente della Conferenza dei direttori cantonali dell’educazione, si è affrettato a dichiarare che la “proposta è degna di essere esaminata”. Prendere nota: il buon Eymann è un PLR.

Quindi questo partito cameriere dell’UE non solo è in prima linea nella cancellazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, ma è pure d’accordo di inserire l’arabo, l’albanese, il serbo-croato, eccetera tra le lingue d’insegnamento scolastico (naturalmente a spese del contribuente). Alla faccia della difesa e della promozione della nostra identità.

Interessante: Oltregottardo si cancella l’insegnamento dell’italiano, che è lingua nazionale. Però c’è chi vorrebbe insegnare l’albanese e l’arabo. E il presidente PLR della Conferenza cantonale dei direttori applaude.

Stimolo alla ghettizzazione

Con l’ennesima scempiaggine multikulti dell’insegnamento della e nella lingua d’origine si incitano gli  scolari stranieri a non integrarsi, e a ghettizzarsi tra loro. Ma non sia mai che noi si osi pretendere alcunché dagli immigrati! Solo diritti e nessun dovere: non vorremo mica passare per “beceri populisti e razzisti”!

Avanti così: continuiamo ad inginocchiarci davanti agli ultimi arrivati a scapito degli svizzeri, che andremo molto lontano. Le risorse per insegnare le lingue nazionali nelle scuole non ci sono; per la civica men che meno. Del resto insegnare i fondamenti delle nostre istituzioni non è politikamente korretto, visto che la Svizzera va svenduta all’UE. Per insegnare l’arabo e l’albanese, invece, le risorse ci sono eccome!

Quale sarà la prossima geniale proposta degli spalancatori di frontiere multikulti? Magari che l’albanese, l’arabo eccetera li dovranno obbligatoriamente imparare gli svizzeri, affinché gli immigrati non si sentano “discriminati” in casa nostra? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri