SSR: il canone a 200 Fr aspetta al varco!

 

E’ evidente che a Comano non hanno imparato un tubo dall’iniziativa “No Billag” e si sono rimangiati tutte le promesse fatte

Il direttore generale della SSR Gilles Marchand durante l’assemblea dell’inutile e stralottizzata CORSI ha annunciato fantomatici “piani R”. R come “Riforma”.

Staremo a vedere in concreto di che “Riforma” si tratterà. Che l’elefantesca TV di Stato vada ridimensionata ed il canone ridotto, è evidente. Ma c’è anche un’altra evidenza. Ossia che, almeno a Comano, dopo il voto sull’iniziativa “No Billag” non è cambiato un tubo.

Prima della votazione, gli alti papaveri dell’emittente di regime, pur di ottenere un No alla “criminale” iniziativa, si sono profusi in ogni sorta di promesse. Molti ci sono cascati ed hanno votato il famigerato “no critico” al “No Billag”. Ed è accaduto proprio quello che avevamo previsto. Il “no critico” è stato trasformato in un “sì acritico”. Passata la festa, gabbato lo santo! Infatti a Comano si va avanti con la tendenziosità di sempre. La propaganda di regime prosegue, lo sbilanciamento a $inistra pure. A pontificare vengono invitati i soliti amici degli amici, dagli onnipresenti esponenti del clan di Lumino all’economista di corte, candidato P$ “in pectore” al Consiglio degli Stati.

Nei sovradimensionati uffici dirigenziali della Pravda di Comano con le poltrone in pelle umana, qualcuno evidentemente sta facendo il furbetto. E finge di dimenticarsi che in Ticino, se si sommano i Sì al No Billag (50mila, il 35% dei votanti) ed i “No critici” (impossibili da quantificare ma certamente tanti), si arriva ad una robusta maggioranza. E questa maggioranza non può venire di nuovo presa a pesci in faccia. Perché, se qualcuno pensa che l’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr sia musica del passato, ha fatto male i conti. Le continue provocazioni – sia da parte dell’emittente che non ha imparato nulla dalla votazione del 4 marzo, che dalla ministra “di riferimento” ossia la Doris uregiatta, che vuole un TV per migranti – non fanno che accelerare i tempi. E il Mago Otelma prevede che un’iniziativa popolare per portare il canone a 200 Fr all’anno farebbe man bassa di voti. Per cui: Achtung!

Lorenzo Quadri

 

 

A Comano dal No Billag non hanno imparato un tubo

 

Nell’edizione principale del TG RSI di lunedì sera, nuovo improponibile servizio unilaterale: in apertura, quasi sette minuti di lavaggio del cervello agli svizzerotti, per convincerli di essere “razzisti e xenofobi”. E questa sarebbe informazione “equidistante e di qualità”? Avanti con l’iniziativa per il canone a 200 Fr!

Anche quest’anno l’inutile Commissione federale contro il razzismo ha prodotto il proprio rapporto (?) secondo il quale i casi di razzismo ed islamofobia in Svizzera sarebbero “in aumento”. Per chi non l’avesse capito: questa Commissione federale è uno strumento, naturalmente pagato dal contribuente, della casta spalancatrice di frontiere. La sua esistenza persegue un solo obiettivo: far credere che nel nostro Paese esista un problema di razzismo. Così la stampa di regime, al servizio della casta, può prodursi in lavaggi del cervello e ricatti morali all’indirizzo degli svizzerotti “chiusi e gretti” affinché si emendino e facciano entrare tutti: che è poi quel che vuole l’establishment!

Tesi ridicole

Sostenere che la Svizzera sarebbe un paese razzista è francamente ridicolo. Da noi un quarto della popolazione è straniera. E se aggiungiamo chi ha beneficiato di naturalizzazioni facili, non osiamo immaginare dove si va a finire. Inoltre, se il nostro fosse un paese razzista ed islamofobo, perché vogliono arrivare tutti qui?

Ricordiamo che il Giappone ha il 2% di stranieri, ma nessuno si permette di fare un cip. Ecco un grande Paese, carico di storia e di cultura, da cui prendere esempio.

Del resto gli stessi numeri prodotti dalla Commissione federale contro il razzismo dimostrano la sua inutilità: si tratta infatti di poche decine di casi. E come la mettiamo con il razzismo contro gli svizzeri? Con gli annunci di lavoro per soli frontalieri? Con l’immigrazione scriteriata di stranieri in arrivo da “altre culture” i quali sono razzisti, antisemiti, sessisti, eccetera? Vuoi vedere che in Svizzera anche il razzismo, come del resto una grossa fetta della criminalità, è d’importazione?

La Commissione federale contro il razzismo va dunque abolita, poiché serve solo agli spalancatori di frontiere per inculcare a noi svizzerotti, strumentalmente e con i nostri soldi, sensi di colpa del tutto ingiustificati.

La propaganda di Comano

Ed infatti, come volevasi dimostrare, lunedì sera il TG delle 20 della RSI ha dedicato alla non-notizia del presunto aumento dei casi di “razzismo” addirittura l’apertura. E che apertura: oltre 6 minuti e mezzo di servizio, sfacciatamente unilaterale, in cui si monta la panna sull’inventato problema del “razzismo in Svizzera”. Lo scoppio della Terza guerra mondiale non avrebbe ottenuto maggiore spazio. Ulteriore esempio di utilizzo dei soldi del canone più caro d’Europa per fare il lavaggio del cervello agli spettatori. E questa sarebbe informazione equidistante, di servizio pubblico, e di qualità? Ma non fateci ridere. Questa è la solita propaganda di regime. L’ennesima leccata alla casta spalancatrice di frontiere e multikulti.

Dalla votazione sul No Billag, a Comano non hanno proprio  imparato un tubo. E’ forse il caso di ricordare a chi fa finta di dimenticarselo che i Sì all’iniziativa No Billag (in Ticino il 35%) aggiunti ai “No critici” fanno senz’altro una maggioranza. Una maggioranza robusta. E’ quindi urgente il lancio dell’iniziativa per il canone a 200 Fr.

Lorenzo Quadri

I “Sì” e i “No critici” sono certamente la maggioranza

No Billag bocciata, ma alla Pravda di Comano non hanno motivo di saltare di gioia

 

Grazie ai 50mila ticinesi che hanno sostenuto l’iniziativa contro il canone obbligatorio, sfidando le ire e gli anatemi della casta: non era facile

Che l’iniziativa No Billag sia stata bocciata non è certo una sorpresa, data la clamorosa sproporzione di forze tra gli schieramenti in campo. Da un lato un comitato di quattro gatti; dall’altro il resto del mondo: l’establishment al gran completo con tutti i soldatini, portaborse e reggicoda al seguito. Tra i media, solo il Mattino ed il Paese hanno sostenuto l’iniziativa. Tutti gli altri organi di stampa, sia cartacei che elettronici che online, erano impegnati al massimo delle proprie capacità nella propaganda contro. La cittadinanza ha potuto toccare con mano la differenza che intercorre tra la situazione dichiarata (stampa “cane da guardia del potere”) e quella di fatto (stampa cane da riporto del potere).

Tra le forze politiche, solo la Lega ha indicato di votare sì.

Lavaggi del cervello

Come emerso con chiarezza prima della votazione, il canone è una gigantesca mangiatoia, che il cittadino è costretto a riempiere, a cui si servono le più disparate categorie (che nulla hanno a che vedere con il servizio pubblico nell’informazione). Quindi: molte persone sarebbero state toccate direttamente nella saccoccia dall’iniziativa No Billag. E quando è in ballo l’interesse personale…

A ciò si aggiunge l’inaudito terrorismo di regime fatto dalla casta per sostenere la propria televisione di supporto (l’establishment se ne serve per manipolare l’opinione pubblica, conservare il potere e spartirsi le cadreghe). La stessa emittente di Stato si è prodotta in una scandalosa operazione di lavaggio del cervello. Questa operazione già da sola dimostra che la RSI non fa informazione di servizio pubblico bensì propaganda di regime. Di conseguenza non merita finanziamenti pubblici.  Sicuramente, a seguito delle balle (“fake news”) diffuse dall’establishment, tanti ticinesi avranno creduto che, se fosse passato il Sì, non avrebbero più potuto guardare la televisione… Il che è semplicemente ridicolo.

A Comano meglio “stare schisci”

Chiaro: qualche punto percentuale  in più a favore del No Billag in Ticino avrebbe fatto piacere. D’altra parte, se il risultato avesse rispecchiato le forze in campo, l’iniziativa avrebbe dovuto essere asfaltata per 90 a 10 o anche peggio. Il 35% dei ticinesi, quindi più di un terzo dei votanti, ovvero 50mila persone, l’ha invece sostenuta. Alla Pravda di Comano non hanno dunque particolari motivi per darsi alla pazza gioia in quanto:

  • Se, come l’establishment ha ripetuto fino alla nausea, il sì equivaleva alla chiusura della RSI, vuol dire che il 35% dei ticinesi vuole la chiusura della RSI.
  • L’ipocrisia della casta è ben nota. Ma non si può, come è stato fatto, invitare a votare No critico affinché la SSR e la RSI continuino ad esistere – e quindi possano cambiare – e poi far finta che il No critico non esista; che sia un Sì acritico all’andazzo attuale. I No critici non si possono contare. Ma sono sicuramente numerosi. Basta pensare alla pletora di interventi in tal senso che hanno infesciato le rubriche di opinioni dei quotidiani nelle scorse settimane e mesi. Ignorare il No critico – e quindi rimangiarsi le promesse fatte – significherebbe prendere a pesci in faccia la maggioranza della popolazione. Sì, la maggioranza. Perché i Sì a No Billag ed i No critici, sommati, fanno certamente la maggioranza. Quindi, il “bagno di umiltà dovrà esserci, e certamente non nello champagne, al contrario di quanto ha pensato bene di scrivere il direttore del Corriere (testata prodigatasi nel galoppinaggio contro il No Billag).

Il tempo non si ferma

Soprattutto, e questo lo abbiamo ripetuto più volte, bocciare No Billag non ferma il tempo. Il problema di fondo, sollevato dall’iniziativa, rimane sul tavolo. Ovvero: nell’era della digitalizzazione, del “chi consuma paga”, non si può pretendere di far pagare il canone più caro d’Europa anche a chi non usufruisce dei prodotti della SSR. Col risultato che poi non ha magari più i soldi per acquistare i prodotti mediatici (non necessariamente televisivi) a cui invece sarebbe interessato. L’informazione faziosa della RSI non è affatto un bene indispensabile (per non parlare poi dell’intrattenimento). Negli ultimi anni il numero di fonti di informazione è letteralmente esploso. Perfino il direttore generale della SSR Gilles Marchand ha dichiarato che “un canone obbligatorio diventa sempre più difficile da giustificare”. La rivoluzione digitale è una realtà con cui la SSR dovrà fare i conti. Il No a No Billag permette di tirare a campare ancora per qualche anno con il sistema attuale. E poi?

La battaglia continua

Per questi motivi, la giusta battaglia per ridurre il canone deve continuare. C’è da sperare dunque che l’iniziativa per portare il balzello pro-SSR ad al massimo 200 Fr all’anno venga lanciata quanto prima. Senza “pause di riflessione” che delizierebbero l’establishment: in ogni caso passerebbero anni prima dell’eventuale votazione popolare. Occorre battere il ferro finché è caldo. La casta, evidentemente, mira a farlo raffreddare per i propri interessi. Del resto, un sondaggio dei giorni scorsi (per quel che conta) indica che il 62% dei cittadini voterebbe l’abbassamento del canone a 200 Fr.

Intanto, grazie all’iniziativa No Billag:

  • Il canone radioTV è stato abbassato a partire dal 2019 a 365 Fr all’anno. Senza la pressione della votazione popolare, col fischio che la Doris uregiatta avrebbe preso questa decisione, annunciata (ma guarda un po’) in piena campagna di votazione.
  • Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe stato alcun dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, sulla sua estensione e sui suoi costi: sia la partitocrazia che l’emittente hanno sempre rifiutato qualsiasi entrata in materia. Se ci saranno miglioramenti e riforme, sarà dunque solo merito del No Billag.

L’iniziativa No Billag non deve rimanere un episodio isolato ma costituire un primo passo. Se si conteggiano anche i “No critici”, chi è che esce perdente dalle urne?

Per concludere: grazie ai 50mila ticinesi che hanno sostenuto l’iniziativa contro il canone sfidando gli anatemi e le ire della casta. Non era certo facile.

Lorenzo Quadri

 

Sì a No Billag, altrimenti la casta si rimangerà tutte le promesse

Ultimo appello a sostegno dell’iniziativa contro il canone: sì alla libertà di scelta

Finalmente oggi si vota sull’iniziativa No Billag. Una votazione che arriva dopo mesi di lavaggio del cervello alla popolazione ad opera dei contrari alla “criminale” iniziativa. Una campagna martellante, decisamente degna di miglior causa. Una campagna condita di isterismi, di ricatti, di fake news, di scenari apocalittici partoriti dall’establishment schierato al gran completo e – fatto grave! – dalla stessa TV di Stato. La RSI ha infatti gettato nel water il mandato di servizio pubblico per darsi alla più sfrontata propaganda pro-saccoccia.

A ciò si aggiunge la rabbiosa agitazione dei dipendenti della RSI sui social, impegnati a dispensare insulti ed insinuazioni a destra e a manca, con il capo dell’informazione che ha definito dei “Göbbels” i sostenitori dell’iniziativa, accostandoli così ai gerarchi nazisti. E per questo genere di “servizio pubblico” dovremmo pagare il canone più caro d’Europa?

Abbiamo visto i $ignori della partitocrazia, tutti assieme appassionatamente, difendere l’emittente di regime montando la panna sui posti di lavoro. Proprio loro, che degli impieghi dei ticinesi se ne sbattono, ed infatti hanno appena rottamato la preferenza indigena per non ostacolare l’invasione di frontalieri!

Imbrattano la proprietà pubblica

Naturalmente i cosiddetti “amici della RSI”, capitanati da ospiti fissi della TV di Stato, hanno pensato bene di tappezzare il Cantone di striscioni (quanti abusivi?) e di imbrattare la proprietà pubblica con adesivi (tutti abusivi) incollati perfino sulle porte degli stabili comunali dove si trovano i seggi. Alla faccia del rispetto della democrazia e della proprietà pubblica! Va da sé che le spese di pulizia vanno fatturate agli “amici della RSI”, dato che hanno soldi da spendere. Ma l’impostazione che sta dietro queste iniziative è chiara: cose di tutti, cose di nessuno. Allo stesso modo i soldi di tutti – ad esempio quelli del canone – sono considerati, da costoro, soldi di nessuno. Pertanto, secondo i signori dell’establishment, possono venire tranquillamente sperperati per foraggiare gli amici degli amici. Cosa che in effetti accade, dal momento che il canone è stato trasformato in una gigantesca mangiatoia a cui attingono le categorie più disparate.

Colpito nel segno

Le reazioni fuori di testa da parte di contrari al No Billag dimostrano che l’iniziativa ha colpito nel punto più sensibile della partitocrazia. Cioè nelle cadreghe. Lorsignori  si riempiono la bocca con il “servizio pubblico” (che fa tanto politikamente korretto), tentando di nascondere che la SSR il servizio lo fa alla casta, con i soldi dei cittadini. E’ servizio pubblico al contrario. Ed infatti la partitocrazia difende a spada tratta la TV di Stato trattandosi di un suo strumento di propaganda e di conservazione del potere. La SSR non è affatto “indipendente dallo Stato” come qualcuno, prendendo la gente per scema, vorrebbe far credere. La SSR è lo Stato. Il Potere. L’Establishment. Il megafono del pensiero unico: frontiere spalancate, multikulti, sudditanza all’UE, fango sugli odiati “populisti di destra” (mentre ai populisti di $inistra slinguazzate ad oltranza), eccetera.

Senza l’iniziativa…

Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe stato alcun abbassamento del canone a 365 Fr (vedremo però quanto durerà questa mossa da campagna elettorale, dopo che l’iniziativa verrà respinta). Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe stato uno straccio di dibattito sulla SSR e sul “servizio pubblico” radiotelevisivo. Adesso tutti ammettono che servono riforme profonde (e le promettono pure). Prima del No Billag, ma guarda un po’, lo si negava ad oltranza! Ma sono tutte promesse da marinaio. Chi le ha fatte aspetta solo l’occasione per rimangiarsele. E, di questo possiamo stare certi, se il Sì non passerà in Ticino, o se comunque non otterrà un percentuale importante, a Comano l’andazzo attuale andrà avanti ad oltranza. La RSI non ha alcuna volontà di cambiamento. Autocritica è un termine sconosciuto. La RSI è già stata bocciata dalla popolazione ticinese nel 2015, con la votazione sulla nuova legge sulla radioTV. Cosa ha fatto per correggersi? Nulla! E’ andata avanti con la consueta faziosità ed arroganza, impipandosene allegramente di quello che pensa il pubblico, che deve solo pagare e tacere. E che il popolazzo becero non osi alzare la testa davanti all’emittente dei “potenti”!

La posizione di monopolio della SSR, inoltre, nuoce alla pluralità dell’informazione e alla democrazia.

Paga chi non consuma?

Nell’era della rivoluzione digitale, non è più pensabile che i cittadini siano costretti a pagare il canone più caro d’Europa per una radioTV di cui non usufruiscono, o usufruiscono in misura minima. Lo stesso direttore generale della SSR ha ammesso che un canone obbligatorio è sempre più difficile da giustificare. I giovani la RSI non la guardano più. Il principio del “chi consuma paga” vale per tutti, viene applicato perfino ai servizi di base al cittadino (vedi raccolta e smaltimento rifiuti), ma non vale per l’emittente di propaganda della casta? Quella, il cittadino è costretto a pagarla “a prescindere”? E perché mai? Non è così che funziona. L’attuale sistema è un relitto del passato. Viene mantenuto artificialmente in vita solo perché è nell’interesse dell’establishment; non certo dei cittadini. Se la SSR non esistesse già da 80 anni, nessuno si sognerebbe di inventarla oggi. La Tv di Stato è un morto che cammina.

C’è ancora qualche ora…

La storiella poi che, pur nel quadro di un No a livello federale a No Billag, un Sì ticinese porterebbe ad un drastico taglio della quota parte di canone di cui beneficia la RSI, è l’ennesimo squallido ricatto. La casta se l’è inventato quando si è accorta che la percentuale ticinese di Sì  poteva essere superiore (anche in modo importante) alla media nazionale. Ma, se c’è un canone obbligatorio, i ticinesi dovranno continuare a pagarlo come tutti gli altri svizzeri, indipendentemente dall’esito del voto sul No Billag a livello cantonale.  Di conseguenza, avranno diritto anche alle stesse prestazioni dei loro concittadini d’Oltregottardo.

C’è ancora qualche ora di tempo per votare Sì a No Billag. Fatelo, altrimenti tutte le promesse di cambiamento e di riforma che abbiamo sentito nelle scorse settimane verranno cancellate con un colpo di spugna.

Lorenzo Quadri

 

I contrari al “No Billag” proseguono lo stalking

Il martellamento è durato fino all’ultimo; e poi anche la direttiva farlocca…

La campagna dei contrari alla “criminale” iniziativa No Billag – infarcita di panzane in base al collaudato motto “in temp da guera, püssee ball che tera” – prosegue fino all’ultimo minuto.

Ancora in questi giorni, in sprezzo del ridicolo, i galoppini della TV di Stato tentano di sdoganare  via social (uella) la fregnaccia che il comitato di quattro di gatti che in Ticino sostiene ufficialmente il  No Billag abbia beneficiato di chissà quali finanziamenti. Lo spunto: da un’indagine risulta che, in questo sfigatissimo Cantone, sui giornali  ci siano stati più annunci a sostegno dell’iniziativa che contro.

Peccato che siano stati conteggiati anche gli annunci pubblicati sul Mattino; ed inoltre, se il censimento venisse rifatto a bocce ferme, ossia dopo la votazione, c’è come  il sospetto che il risultato sarebbe diverso. Infatti, dopo l’ultimo sondaggio che dava il No Billag  “in bilico” in Ticino, la casta ha ulteriormente perso la bussola e ha fatto pubblicare sui quotidiani una pletora di annunci farlocchi.

E tutto il resto?

Ma soprattutto: chi credono di prendere per i fondelli i galoppini della TV di Stato? Forse che la campagna contro il No Billag si è svolta solo con le inserzioni sui giornali? E tutto il resto, dove lo lasciamo? Gli “amici della RSI” e compagnia cantante, oltre ad una pletora di annunci su giornali e portali online, ha affisso manifesti, inviato volantini a tutti i fuochi, realizzato spot pubblicitari per i cinema, imbrattato la proprietà pubblica con autocollanti abusivi, disseminato striscioni ovunque (quanti regolarmente autorizzati?), organizzato eventi, volantinaggi, concerti, eccetera eccetera. Hanno pure riservato il LAC per ritrovarsi oggi pomeriggio in attesa dell’esito della votazione: una scelta perfettamente in linea con l’establishment gauche-caviar.

Per realizzare tutto questo – un vero e proprio lavaggio del cervello che non ha precedenti in Svizzera  – bisogna mettere sul tavolo dei bei soldoni. E tanti.

Non parliamo poi dei costi interni alla RSI, con i vertici, a partire dal direttore kompagno Maurizio Canetta, che da mesi sono attivi a tempo pieno nella propaganda contro il No Billag.

Quindi, che i galoppini dell’emittente di regime abbiano il buon senso di non rendersi ulteriormente ridicoli pensando di far credere che i  “quattro gatti” del comitato ticinese di sostegno all’iniziativa contro il canone obbligatorio avessero chissà quali finanziamenti a disposizione (e magari producendosi pure in astruse pippe mentali, con chiari intenti diffamatori, sulla provenienza dei presunti finanziamenti).

Stalking fino all’ultimo minuto

Intanto il martellamento da parte di Comano e dintorni continua: persone “esposte pubblicamente” solo nei giorni scorsi hanno ricevuto svariate decine (!) di messaggini che li esortavano a votare No, anche da parte dei vertici dell’inutile CORSI. Uno stalking a tutti gli effetti, dunque, di proporzioni mai viste, che dimostra l’isteria della casta nel difendere la TV di Stato quale proprio centro di potere, di propaganda e di spartizione di cadreghe.

Venerdì si è poi appreso della direttiva interna farlocca con cui ai dipendenti della RSI viene fatto divieto (?) di esultare sui social in caso di bocciatura dell’iniziativa No Billag. Sicuramente varrà quanto l’altra direttiva in cui, prima dell’inizio della campagna, si blaterava di atteggiamento sobrio e professionale nel periodo pre-votazione.

Qui siamo davvero alla barzelletta. Prima alla Pravda di Comano fanno quattro mesi di lavaggio del cervello (con i soldi del canone, ça va sans dire) ai cittadini contro la “criminale” iniziativa No Billag. E poi, a mezzanotte meno un minuto, tentano ancora di darsi una patina di rispettabilità e di professionalità emanando direttive farlocche (sicuramente redatte sganasciandosi dalle risa)?

E chissà a quali severe punizioni andranno incontro quelli che infrangeranno l’ordine di scuderia (e poco ma sicuro che saranno in tanti): licenziamento in tronco? Fustigazione pubblica nell’immenso atrio della Pravda di Comano (che in confronto la galleria degli specchi di Versailles è uno sgabuzzino)? Crocifissione in sala mensa? Ma va là…

Quattro gatti vs establishment

Qualsiasi sarà la percentuale di consensi racimolata in Ticino dall’iniziativa No Billag, ricordiamoci che questi Sì li ha ottenuti un comitato davvero lillipuziano. Quattro gatti che avevano contro l’establishment al gran completo, con la schiuma alla bocca e l’artiglieria pesante schierata,  accompagnato dai suoi soldatini, rabbiosi e ansiosi di servire il “potere”.

Tra le forze politiche, solo la Lega ha indicato di votare Sì all’iniziativa. Dal punto di vista mediatico, soltanto il Mattino ed il Paese hanno sostenuto il No Billag.  Tutti gli altri organi di stampa, sia elettronici che cartacei che online, erano schierati contro l’iniziativa. Lo scenario era di quelli “bulgari”.

E, se domenica avrete voglia di seguire in TV o alla radio lo spoglio delle schede ed i risultati della votazione, guardateli ed ascoltateli sulle emittenti di Teleticino e non sulla RSI.

 

L’iniziativa No Billag ha già portato benefici ai cittadini

Abbassamento del canone, dibattito sul servizio pubblico, ammissione che bisogna cambiare

In queste settimane contro l’iniziativa No Billag se ne sono sentite di tutti i colori. Nemmeno per temi molto più importanti si è vista una simile agitazione. Che, però, contraddistingue un solo campo: quello dei contrari. I quali hanno tappezzato il Cantone di striscioni (regolarmente autorizzati?) hanno imbrattato la proprietà pubblica con adesivi (tutti abusivi), hanno colonizzato le rubriche di opinioni e di “spazio aperto” dei giornali, hanno inviato volantini a tutti i fuochi (si vede che hanno soldi da spendere ). Costoro possono inoltre beneficiare del sostegno compatto – pochissime e note le eccezioni – della partitocrazia e della stampa.

Principio difficile da contestare

Alla base dell’iniziativa No Billag sta un principio difficilmente contestabile: non si può obbligare ad acquistare dei prodotti mediatici chi non li vuole (o non li può) consumare. Il paragone con servizi essenziali al cittadino (quali ad esempio la scuola, la polizia, la sanità) non reggono: perché, appunto, la radioTV di Stato non è un servizio essenziale. Tanto più che, per essere informati, non c’è bisogno della SSR (e ancora meno ce n’è bisogno per farsi intrattenere). Con la rivoluzione digitale, le possibilità di accedere a prodotti mediatici – sia giornalistici che ricreativi – si sono moltiplicate quasi all’infinito. La pretesa della SSR di essere l’unica fonte di informazione “di qualità” e “indipendente” è arrogante e falsa. Arrogante perché misconosce che il lavoro giornalistico fatto da altri (televisioni private, giornali, portali) può essere altrettanto “qualitativo” di quello della TV pubblica; se non di più. Falsa perché l’emittente di Stato, controllata dalla politica, non è né libera né indipendente. Infatti l’establishment se ne serve  per influenzare (manipolare) l’opinione pubblica. E’ un suo strumento di conservazione del potere. E questo ne spiega la furiosa difesa a spada tratta.

La stessa RSI, commettendo un pacchiano autogol , da mesi si è lanciata in una martellante operazione propagandistica contro l’iniziativa No Billag. Ha così confermato di non essere equidistante e quindi di non fare servizio pubblico. Il suo finanziamento tramite una (pesante) tassa non è dunque giustificato.

Oltre al martellamento ed ai toni esagitati, la campagna in vista del 4 marzo ha “regalato” plateali dimostrazioni di ipocrisia. Che dire infatti di quei politicanti, che dei valori svizzeri hanno sempre fatto strame ogni volta che hanno potuto (perché bisogna essere “aperti” ed “eurocompatibili”) che adesso si riempiono la bocca proprio con questi “valori svizzeri”? E di quelli che vorrebbero rifare le votazioni popolari di cui non gradiscono l’esito, e ora tentano di spacciarsi per paladini della democrazia (come se  far votare i cittadini sul canone più caro d’Europa fosse un attentato alla democrazia e non un legittimo esercizio della medesima)?

Risultati concreti

Intanto, l’iniziativa No Billag ha già ottenuto alcuni risultati positivi concreti, nell’interesse di tutti i cittadini.

  • L’abbassamento del canone a 365 Fr all’anno annunciato per il 2019-2020 (e poi?): mai il Consiglio federale avrebbe compiuto un simile passo in mancanza un appuntamento con le urne.
  • Il dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, i suoi limiti, i suoi contenuti, ed i mezzi a disposizione. Un dibattito che la SSR e la politica avrebbero dovuto aprire dal giugno del 2015, quando metà della popolazione elvetica respinse la nuova Legge sulla radiotelevisione (approvata per una manciata di schede e con il contributo determinante degli svizzeri all’estero, che il canone neppure lo pagano). Invece nulla è successo. Anzi: politica ed emittente si sono ciecamente arroccate su uno statu quo ormai anacronistico. Grazie alla votazione sul No Billag oggi tutti ammettono che è necessario cambiare, riformare, ridimensionare. Ma cosa succederà dopo il 4 marzo, se l’iniziativa verrà respinta?
  • L’iniziativa No Billag ha aperto gli occhi ai cittadini sulla vera natura del canone: un enorme self-service a cui attingono le categorie più disparate (a cominciare dai sedicenti “creatori di cultura”). Il servizio pubblico radiotelevisivo è ormai una foglia di fico per coprire gli interessi di numerose saccocce private.

La bufala del No critico

Il “No critico” all’iniziativa No Billag è una presa in giro. C’è un solo modo per costringere la politica e l’emittente a mantenere le promesse che abbiamo sentito a profusione nelle scorse settimane. Quel modo è impegnarsi affinché l’iniziativa No Billag raccolga, alle urne, il maggior numero possibile di consensi. In caso di secca bocciatura, l’attuale malandazzo andrà avanti all’infinito: la SSR e le maggioranze politiche non hanno alcuna volontà di cambiamento; e l’hanno ampiamente dimostrato.

Non si capisce poi perché questa iniziativa susciti un tale terrore. Se il prodotto della SSR è così apprezzato dal pubblico come ci viene detto, ciò significa che la grande maggioranza dei cittadini si abbonerà volontariamente, nell’inverosimile ipotesi in cui il No Billag dovesse venire accettato.

 

Lorenzo Quadri

 

No Billag: La TV di Stato ricatta la piccole imprese

E inoltre rifiuta a priori qualsiasi ipotesi di riduzione delle sue spropositate entrate

 

Anche il Gigi di Viganello si è accorto che la TV di Stato sta facendo di tutto e di più per recuperare consensi in vista del voto del 4 marzo sulla “criminale” iniziativa No Billag. Vedi l’ipocrita riesumazione delle commedie dialettali, che erano state accantonate perché il diktat della casta recita: “bisogna essere aperti, multikulti, pensare a chi ha trascorsi migratori”!

Questa campagna elettorale di un isterismo mai visto è finanziata con i soldi del canone. In sostanza, il direttore kompagno Canetta e accoliti da mesi lavorano a tempo pieno, con i nostri soldi, per inculcare ai cittadini, tramite lavaggio del cervello, che le sorti della Svizzera, anzi del mondo, anzi dell’Universo, dipendono dal prelievo del canone obbligatorio più caro d’Europa.

Proprio vero che il ridicolo non uccide; altrettanto vero che, se la partitocrazia dedicasse al mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone o all’esplosione dei premi di cassa malati (tanto per citare due esempi evidenti) la stessa energia e gli stessi soldi che ha investito per difendere la R$I – centro di propaganda e di conservazione del potere dell’establishment – metà dei problemi che affliggono i ticinesi sarebbero già risolti. Invece il triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio è riuscito ad affossare “Prima i nostri”!

Doppia imposizione

A partire dal 2019 (a meno che venga approvata l’iniziativa No Billag) il canone si trasformerà in un’imposta, che tutti saranno costretti a versare. Anche i ciechi dovranno pagare per la TV ed i sordi per la radio. Un’imposta che, oltretutto, è priva della necessaria base costituzionale.

Pagheranno pure le aziende, tutte quelle con una cifra d’affari sopra il mezzo milione. Per loro il canone crescerà in base al fatturato, fino ad un massimo di 36mila Fr. Questa è una forma, sfacciata, di doppia imposizione. Sia i titolari che i dipendenti delle aziende, se vivono in Svizzera, pagano già il canone. Non si capisce perché dovrebbero versarlo anche le imprese, incluse quelle piccole, visto che i collaboratori sono lì per lavorare e non per guardare la TV! Si tratta, è chiaro anche ai paracarri, di un trucchetto per riempire ulteriormente la mangiatoia del canone (a cui, come è apparso con evidenza in queste settimane, attingono “cani e porci”).

Il ricatto

Stupisce che in Ticino i rappresentanti dell’economia non insorgano contro questo sfrontato ladrocinio.  Ma il motivo è presto detto. La Pravda di Comano ricatta le aziende con cui collabora. Vedi la famosa clausola di salvaguardia comparsa (ma tu guarda i casi della vita…) sui contratti  con i fornitori. Clausola che recita così:

La SSR si riserva il diritto di disdire il presente contratto per la fine di un mese civile, nel rispetto di un preavviso di tre mesi, qualora siano apportate modifiche all’articolo 93 della Costituzione federale, alla legge federale sulla radiotelevisione (LRTV) o al quadro normativo di riferimento (ad es. alla Concessione) che potrebbero comportare un peggioramento del finanziamento a svantaggio del gruppo SSR”.

Rifiuto a priori

Capita l’antifona? Non solo l’emittente di regime minaccia di lasciare a piedi i partner commerciali in caso di approvazione dell’iniziativa No Billag ma, sapendo bene che l’iniziativa non passerà, aggiunge anche “il quadro normativo di riferimento che potrebbe comportare un peggioramento del finanziamento”. Quindi, l’emittente di regime rifiuta a priori, e con tanto di minacce, qualsiasi ipotesi di riduzione degli spropositati mezzi finanziari di cui ora dispone; e ne dispone indipendentemente da ogni crisi, perché li pesca direttamente dalle tasche del contribuente! E qualcuno ancora si illude che le promesse di riforma e di emendamento che abbiamo sentito a profusione nelle scorse settimane verranno mantenute dopo il 5 marzo? Ma è come credere a Babbo Natale!

Altro che “svizzera”!

Tramite il ricatto inserito nei contratti, RSI e dintorni hanno costretto l’economia ad un’operazione tafazziana. Quella di scendere in campo a sostegno di un ladrocinio a proprio danno. Ma il messaggio giunto dai grandi “manager” di Comano – quelli che non si assumono uno straccio di rischio aziendale visto che le entrate sono garantite; e che non hanno nemmeno il piano  B – è chiarissimo. O scendete in campo contro il No Billag, o con noi avete chiuso. Vi tagliamo i viveri. Per cui, vedete un po’ voi cosa vi conviene di più… E questa sarebbe l’emittente che pretende di ergersi ad “essenza e simbolo” della Svizzera? Ma non fateci ridere. Altro che Svizzera. Questo è il Venezuela!

Darsi da fare

Un concetto va ribadito. La TV di Stato non si accontenta di vincere la votazione sul No Billag: che le chance di accettazione dell’iniziativa siano prossime allo zero, era chiaro fino dall’inizio. La TV di Stato vuole invece (con i nostri soldi) stravincere. Asfaltare. Perché così potrà rimangiarsi tutte le promesse di riforma e di ridimensionamento fatte negli scorsi mesi. Per impedire questa ennesima presa per i fondelli dei cittadini, c’è un solo modo. Darsi da fare affinché l’iniziativa No Billag ottenga il maggior sostegno possibile. Sicché, per chi non l’avesse ancora fatto: tutti a votare sì!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Per cambiare e risparmiare Si deve votare Sì a No Billag

Il sondaggio manda in tilt la casta: in Ticino la “criminale” iniziativa potrebbe passare

Dall’ultimo sondaggio in vista della votazione sulla “criminale“ iniziativa No Billag è emerso che in Ticino i Sì al No Billag sarebbero il 48%, mentre a livello federale il 35%. La notizia ha mandato definitivamente in tilt l’establishment e la Pravda di Comano. Infatti il quadro appare chiaro:

  • Non c’è rischio di chiusura della SSR (e nemmeno della RSI) visto che l’iniziativa non passerà a livello federale. La campagna anti-No Billag impostata sul terrorismo di regime e sui ricatti (chiude la TV di Stato, migliaia di posti di lavoro cancellati, e avanti con gli scenari apocalittici) è dunque diventata inutilizzabile.
  • L’iniziativa potrebbe venire approvata in Ticino. Il che non porterebbe evidentemente alla chiusura della RSI. Però  costringerebbe Comano a tener fede alle promesse di “cambiare” fatte a profusione negli scorsi mesi. Promesse che ai piani alti della TV di Stato non hanno alcuna intenzione di mantenere. Il kompagno direttore Maurizio Canetta auspica(va) infatti di “stravincere” per poter poi, a partire dal 5 marzo, applicare il principio del “passata la festa, gabbato lo santo”.
  • Da qui l’improvvisa virata: la casta ora si inventa la storiella che un sì del Ticino a No Billag ridurrebbe drasticamente (?) la quota parte di canone destinata alla RSI. A parte che alla Pravda di Comano una cura dimagrante non farebbe certo male in quanto:
  • E’ gonfiata come una rana in modo assolutamente sproporzionato alle esigenze del territorio. Questo ha generato, tra l’altro, un’ipermediatizzazione perniciosa per il paese (campagna elettorale permanente, politicanti dall’ego a mongolfiera sempre in video).
  • A Comano usano i soldi del canone per fare il lavaggio del cervello ai cittadini in funzione del pensiero unico (libera circolazione, frontiere spalancate, multikulti, stop ai “beceri populisti”, eccetera).

Sta però di fatto che la storiella della quota parte di canone che verrebbe falcidiata in caso di Sì ticinese al No Billag è una balla di fra’ Luca! L’ennesima frottola inventata dalla casta per fare fessi i cittadini. Infatti, finché c’è un canone obbligatorio, c’è anche l’obbligo di servizio equivalente in tutte le regioni linguistiche. Se i ticinesi continuano a pagare lo stesso canone radiotv degli altri cittadini elvetici, hanno diritto alle stesse prestazioni. O la casta vuole magari sostenere che i ticinesi sono svizzeri di serie B?

  • Il nuovo risibile slogan dei contrari al No Billag per spingere i ticinesi ad affossare la “criminale” iniziativa è il seguente: “non seghiamo il ramo su cui siamo seduti”. Qualcuno evidentemente crede di essere ancora a Carnevale. Il ramo su cui “siamo” seduti? Eh no! Su quel ramo ci stanno seduti quelli che intascano il canone, a partire dai vertici di Comano e dai loro galoppini. Sul ramo ci sta la casta. Non certo i cittadini costretti a pagare e a tacere!
  • Un sostegno massiccio al No Billag è importante per aprire la strada ad iniziative future. Come quella per l’abbassamento del canone a 200 Fr. Se invece l’iniziativa No Billag venisse asfaltata, ci terremo in eterno il canone più caro d’Europa. Dopo essere sceso per un paio d’anni a 365 Fr, il balzello tornerà ai 451 Fr precedenti. Volete proprio continuare a pagarli, questi soldi? Vi crescono in tasca?
  • L’emittente di Stato il “servizio” lo fa all’establishment: manipolazione dell’opinione pubblica ai fini della conservazione e della spartizione del potere. Non lo fa certo ai cittadini, etichettati come “chiusi e gretti” e costretti a pagare e a tacere. Chi non è d’accordo con questo “servizio pubblico” al contrario, ha ancora una settimana di tempo per votare SI’ a No Billag.
  • Il “No critico” non esiste. Se scrivete “No critico” sulla scheda di votazione, ve la annullano. Il No critico è in realtà un Sì acritico all’andazzo attuale. Se in Ticino il Sì non sarà forte, e meglio ancora maggioritario, al dinosauro di Comano non cambierà proprio nulla. Chi vuole il cambiamento vota Sì!

Lorenzo Quadri

La TV di Stato danneggia la democrazia

Casta, stop alle fregnacce sulla “patria in pericolo” (uella!) per colpa del No Billag

La propaganda di regime della TV di Stato  contro la “criminale” iniziativa No Billag ha ormai raggiunto livelli insopportabili. Da notare che questa propaganda di regime su un tema posto in votazione popolare, e sul quale la RSI dovrebbe di conseguenza mantenere l’equidistanza, è pagata con i nostri soldi. Un motivo in più per votare Sì a No Billag il 4 marzo.

L’isteria collettiva della casta, che mai aveva toccato simili apici, nemmeno su temi molto più importanti – perché, va detto chiaramente, le sorti del Paese non dipendono in nessun modo da quelle del canone più caro d’Europa – ha una sola spiegazione. L’establishment, che da anni perde terreno (i cittadini sono sempre meno disposti a farsi turlupinare), sbrocca perché vede minacciato il proprio centro di propaganda e di conservazione del potere, finanziato col canone. Questo è il vero problema. Il “servizio pubblico” è solo uno specchietto per le allodole. Idem la preoccupazione per i posti di lavoro alla TV di Stato. La casta ha devastato il mercato del lavoro ticinese con la libera circolazione delle persone; la casta ha calato le braghe sul segreto bancario, provocando la perdita di quasi 3000 impieghi solo nelle banche ticinesi; la casta appoggia gli smantellamenti postali e la relativa cancellazione di migliaia di posti; e gli esempi potrebbero continuare. Quindi, che la casta non tenti di spacciarsi per paladina dell’occupazione: perché non se la beve nemmeno il Gigi di Viganello. Semplicemente, i vertici della TV di Stato e la partitocrazia si servono dei dipendenti della RSI come di scudi umani per contrastare il No Billag.

Populismi da tre e una cicca

Visto che i sedicenti Amici della RSI, ma guarda un po’ capitanati dal Prof Baranzini ospite fisso nei faraonici studi di Comano, oltre ad avere dalla loro parte la partitocrazia e la stampa di regime al gran completo (solo il Mattino, infatti, sostiene l’iniziativa No Billag) , hanno soldi da spendere, proliferano gli striscioni (quanti abusivi?), gli adesivi attaccati a cartelli e pali della luce (questi sono tutti abusivi; e i costi di pulizia chi li copre? Il solito sfigato contribuente?), le inserzioni di tenore apocalittico sui giornali. Ultimamente sono arrivati anche i volantini a tutti i fuochi ad infesciare le bucalettere dei ticinesi. I quali, di questa isterica campagna di votazione, ne hanno da tempo piene le scuffie.

Nei volantini, oltre ai soliti scenari catastrofisti, si arriva a riesumare la defunta Radiomonteceneri. Ohibò. Il tema della votazione è il futuro, la digitalizzazione, i giovani (e non solo) che non guardano più la TV. E questi amici della RSI tentano di fare populismo da tre e una cicca tirando fuori dalla tomba il passato remoto. La prossima mossa sarà proporre la reintroduzione delle carrozze con i cavalli?

Queste campagne “nostalgia” mirano, evidentemente, al pubblico anziano. Ma dimenticano di proposito tutti gli anziani che, nel corso degli anni, sono stati tiranneggiati con metodi da STASI dagli ispettori della Billag. E dimenticano anche quegli anziani che tirano la cinghia, che magari non ascolano la radio e/o non guardano la televisione, ma sono costretti a pagare lo stesso la pesante tassa pro-SSR. E, con la nuova legge, a pagarla per intero. Perché non ci sarà più il canone solo per la radio o solo per la televisione.

Il campus da 100 milioni

La TV di Stato dispone di troppi soldi grazie al canone più caro d’Europa. Di conseguenza, per spenderli tutti, si è gonfiata come una rana. Il concetto di “servizio pubblico” è stato stiracchiato al di là di ogni decenza. Spacciare per “servizio pubblico”  i quiz scopiazzati dalla Vicina Penisola e con concorrenti frontalieri è vergognoso. Pretendere, in generale, che l’intrattenimento mediatico sia un “servizio pubblico” equivale a sostenere che tra i compiti fondamentali dello Stato c’è quello di rincoglionire i cittadini.

E come la mettiamo con il famoso campus da 100 milioni (!) – praticamente la piramide di Cheope – che la RSI vorrebbe costruire a Comano e sul quale, chissà come mai, da quando è iniziata la campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag è calato un improvviso (e assai sospetto) silenzio? Se queste dimostrazioni di megalomania, anche edilizia, non sono la conferma dei quintali di grasso che cola…

Ipermediatizzazione deleteria

Il fatto che la RSI si sia gonfiata come una rana ha anche un’altra conseguenza negativa: l’ ipermediatizzazione della politica ticinese. E questo fenomeno danneggia il paese, poiché stimola i troppi politicanti con l’ego a mongolfiera a cercare continuamente le telecamere. Per riempire i palinsesti, la TV di Stato si arrampica sui vetri inventandosi dibattiti sul nulla, cui naturalmente vengono invitati sempre i soliti tromboni. I quali adesso ringraziano difendendo con furia degna di miglior causa l’emittente che gli permette di farsi campagna elettorale con i soldi del canone.

E cosa dire del fatto che, praticamente alla fine di ogni seduta, i membri della Commissione della gestione del Gran Consiglio trovano il codazzo dei giornalisti RSI ad attenderli? Una simile spettacolarizzazione, grottesca e profondamente antisvizzera, esiste solo in Ticino. Non si trova in nessun altro Cantone. E poi ci si chiede come mai da noi vige un clima di campagna elettorale permanente?

Paragoni campati in aria

Pagare il canone più caro d’Europa anche se non si guarda la SSR, nel 2018 non è più accettabile. Costringere la gente a pagare a caro prezzo un servizio che non usa,  è aberrante e lesivo della libertà personale. Le associazioni a tutela dei consumatori dovrebbero essere le prime ad insorgere; ma naturalmente, visto che si tratta di succursali del P$, invece del consumatore difendono la TV di $inistra. L’argomento spesso e volentieri invocato dai contrari al No Billag per giustificare che chi NON consuma deve pagare comunque, è risibile. Dicono lorsignori: anche chi non ha figli contribuisce a finanziare le scuole sebbene non ne usufruisca. Il paragone non sta in piedi. Le scuole, la sicurezza, le strade,… sono tutti dei servizi indispensabili alla collettività. La TV di Stato, invece, fa parte del superfluo. Si può stare benissimo senza.

A sentire i dibattiti e le innumerevoli prese di posizione sull’iniziativa No Billag, tutti sembrano consapevoli della necessità per la SSR di riformarsi, di ridimensionarsi e di costare meno. Ma attenzione: se il 4 marzo l’iniziativa No Billag dovesse venire asfaltata, questi buoni propositi finiranno nel water già il lunedì mattina successivo. Per cui: tutti a votare SI’!

Lorenzo Quadri

 

Campagna contro il No Billag: la casta ha rotto i santissimi

Il Consiglio di Stato si inventa pure la conferenza stampa in pompa magna

 

Della martellante campagna, un vero e proprio lavaggio del cervello, contro la “criminale“ iniziativa No Billag non se ne può davvero più. L’ establishment continua ad inondare i cittadini di prese di posizioni farcite di fake news (meno castamente: balle), ricatti e scenari apocalittici. Idem, ovviamente, la Pravda di Comano. Che oltretutto per la sua campagna pro-saccoccia usa i nostri soldi. Quelli che dovrebbe impiegare per il “servizio pubblico”. Ed invece…

Nuova presa di posizione

Martedì il Consiglio di Stato – o meglio: i consiglieri di Stato Bertoli e Vitta più il cancelliere – sono riusciti a convocare addirittura una conferenza stampa governativa in pompa magna per ribadire il categorico “njet “dell’Esecutivo cantonale al No Billag: la mangiatoia del canone non si tocca! I cittadini devono continuare a pagare il canone più caro d’Europa per foraggiare la propaganda della SSR (e della RSI)! Argomento principe: molti soldi arrivano dalla Svizzera interna, sicché spendiamoli tutti, e che nessuno si azzardi a fare un cip! A parte che il balzello pro-SSR lo paghiamo anche noi ticinesi come tutti gli altri cittadini svizzeri (a parte i dipendenti dell’emittente, ai quali come noto lo paga il datore di lavoro e quindi lo paghiamo sempre noi), non è perché c’è un flusso finanziario a vantaggio del Ticino che 1) ci si può permettere di buttare questi soldi (che sono sempre soldi pubblici) dalla finestra e 2) che bisogna farsi per forza andare bene tutto.

Un bidone

E’ poi un vistoso bidone l’argomento della promozione dell’italianità, della cultura della cinematografia che verrebbero a cadere in caso di approvazione del No Billag. Questi sono infatti compiti previsti in altri articoli costituzionali, ovvero 69, 70 e 71. Che non vengono toccati dall’iniziativa No Billag e  che rimarrebbero in ogni caso al loro posto. Di conseguenza, la Confederazione potrà tranquillamente continuare a svolgere tali compiti anche senza bisogno del canone. E per trovare le risorse al di fuori del canone, basterà – tanto per dirne una – cominciare a non versare gli 1.3 miliardi di coesione all’UE e a fare meno regali all’estero.

D’altronde è forse il caso di ricordare che, tanto per citare un esempio di promozione culturale col canone, la SSR ha scaricato l’orchestra della Svizzera italiana sul groppone del contribuente, ed in particolare di quello luganese. Il quale, dunque, paga il canone ed in più finanzia l’OSI con le proprie imposte. E questo grazie allo scarica-barile della SSR.

Insistenza sospetta

Al di là dei contenuti della presa di posizione del Consiglio di Stato contro l’iniziativa No Billag, che come detto sono sempre i soliti slogan catastrofisti, a non andare bene è l’insistenza. Il CdS infatti ha già preso posizione una volta contro l’iniziativa. Per quale cavolo di motivo deve tornare a farlo una seconda, ed oltretutto con tanto di conferenza stampa? Forse a Palazzo delle Orsoline si sono dimenticati che si tratta di un tema federale, sicché  già una presa di posizione rischia di essere di troppo. Figuriamoci due!

E i problemi dei ticinesi?

Sarebbe bello vedere il governo – o la casta in generale – stracciarsi le vesti per i temi importanti allo stesso modo in cui lo sta ora facendo per difendere la propria sovradimensionata macchina propagandistica SSR/RSI. Invece le cose vanno assai diversamente. Esempio banale: i ticinesi vengono derubati da oltre 20 anni sui premi di cassa malati. Però a palazzo delle Orsoline regna la Beltraserenità. E mai si è vista la partitocrazia scendere in piazza a difendere il potere d’acquisto dei ticinesi contro i cassamalatari.

Stesso discorso dicasi per il mercato del lavoro devastato dall’invasione da sud. Il massimo che si sente dire al tal proposito è che l’economia “è in ripresa” (per chi?), e comunque “sa po’ fa nagott” perché c’è la “sacra” libera circolazione.

Morale della favola

Se la partitocrazia ed il Consiglio di Stato, le stesse energie che impiegano per reggere la coda all’emittente di regime le impiegassero per occuparsi di questioni che sono effettivamente importanti per i ticinesi (occupazione, costi della salute, eccetera), la metà dei problemi di questo sempre meno ridente Cantone sarebbe già  stata risolta da un pezzo!

Lorenzo Quadri

Canone: il “servizio pubblico” è diventato una mangiatoia

La casta vuole far pagare ai cittadini la propria macchina di propaganda e di potere

Continuano a fioccare le prese di posizione, vieppiù esagitate, contro la “criminale” iniziativa No Billag; vengono giù più abbondanti della neve in Leventina.

Gruppi, gruppuscoli e gruppetti (spesso e volentieri i referenti sono sempre i medesimi) fanno sentire la propria voce in un crescendo di isteria: il che ci dà la misura delle dimensioni della mangiatoia alimentata col canone, del numero dei greppianti e delle connivenze. Altro che servizio pubblico! L’iniziativa No Billag ha scoperchiato un vaso di Pandora.

La partitocrazia difende ad oltranza il canone radioTV non certo perché da esso dipendano le sorti della Svizzera: sostenere una tesi del genere equivale a prendere la gente per i fondelli, oltre che a rendersi ridicoli. Ci sono state, e ancora ci saranno, votazioni su temi molto, ma molto più importanti di questo. La partitocrazia si tira giù la pelle di dosso a difesa del canone più caro d’Europa perché esso serve a finanziare un suo centro di potere, di propaganda e di spartizione di cadreghe in base a criteri politici e dinastici.

Primaria importanza

La possibilità di servirsi del sovradimensionato carrozzone SSR per fare il lavaggio del cervello ai cittadini è di primaria importanza per l’establishment, che ultimamente non ne azzecca una. Tanto per fare un esempio: è appena stata lanciata l’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone (firmate tutti!). Quando si tratterà di andare alle urne sul tema, la casta spalancatrice di frontiere avrà bisogno di tutta la potenza di fuoco possibile per minacciare e ricattare il popolazzo. Non sia mai che quest’ultimo voti ancora  “sbagliato” come accaduto il 9 febbraio del 2014! Poter disporre della monopolista SSR per fare propaganda di regime a tappeto diventa fondamentale.

Il paravento

Il servizio pubblico, concetto politikamente korrettissimo con cui la partitocrazia si riempie la bocca per difendere il canone più caro d’Europa, è un paravento di comodo. Va bene per fare marketing politico-elettorale.  Peccato che la Posta da anni stia smantellando il servizio pubblico. Ma l’agitazione dei politicanti non è nemmeno lontanamente paragonabile. Chiaro: gli smantellamenti postali avvengono con la connivenza della partitocrazia, a cominciare dalla Doris uregiatta. “I tempi sono cambiati”, pontificano i “grandi statisti”. Ah ecco. E per la SSR, invece, il tempo non passa mai, nevvero? La rivoluzione digitale esiste solo per la Posta e non per l’emittente di regime? E come la mettiamo, signori politicanti, con il principio del “chi consuma paga” che da anni andate promuovendo, e di cui il canone è una sfacciata negazione? Contrordine compagni?

E che dire delle prese di posizioni delle associazioni dei consumatori, che altro non sono che delle succursali del P$$, le quali difendono ad oltranza l’obbligo dei cittadini di pagare 451 Fr all’anno per un servizio anche se non lo utilizzano affatto? Questa sarebbe difesa dei consumatori? Ma per cortesia. Qui si difende l’orticello degli amici e degli amici degli amici.

Furbetti del quartierino?

E’ poi alquanto penoso che uno degli argomenti principali degli esagitati avversari del No Billag (un’agitazione che ben tradisce la difesa di interessi personali) sia quello della famosa chiave di riparto, favorevole al Ticino. Ah bene. Quindi, secondo questi signori, i ticinesi che pagano il canone come tutti gli altri svizzeri (anzi in proporzione di più, visto che da noi grazie alla devastante libera circolazione delle persone promossa anche dalla SSR, precariato e povertà sono ben superiori rispetto al resto del paese e quindi il canone sul bilancio delle economie domestiche ha un peso maggiore) non dovrebbero ricevere lo stesso prodotto? Siamo cittadini di serie B? Asserire poi che il canone obbligatorio più caro d’Europa sia inattaccabile perché la somma globale che parte dal Ticino è superiore a quella che vi ritorna, significa fare sfoggio di un’imbarazzante mentalità del magna-magna (dalle tasche del contribuente: i soldi del canone non crescono sugli alberi). Una mentalità molto poco svizzera, da furbetti del quartierino, di cui sarebbe prudente non vantarsi troppo. Allo stesso modo, i megadirettori SSR da mezzo milione all’anno farebbero bene a smetterla di ripetere la fanfaluca del piano B che non esiste. Perché un direttore generale da 560mila Fr all’anno  che non ha un piano B semplicemente non è al suo posto e va quindi lasciato a casa subito. 

La RSI non chiude

La realtà è che né la SSR né la RSI chiuderanno i battenti in caso di accettazione dell’iniziativa No Billag. Queste sono balle di fra’ Luca. Panzane. Ricatti. Terrorismo pre-votazione. Come quando vent’anni fa la casta ci veniva a raccontare che, se la Svizzera avesse detto No allo SEE, ci saremmo trasformati nel Terzo mondo.

In caso di approvazione del No Billag, SSR e RSI  dovrebbero, evidentemente, riorganizzarsi e ridimensionarsi. Un processo che – per recente ammissione dello stesso direttore generale Marchand – è in ogni caso inevitabile, indipendentemente dall’esisto della votazione del 4 marzo.

Gonfiata come una rana

E’ forse il caso di ricordare che, senza l’iniziativa No Billag, nessuno si sarebbe sognato di abbassare temporaneamente il canone a 365 Fr e nessuno adesso parlerebbe di riorganizzazioni e di cure dimagranti. Che sono, evidentemente, necessarie: nel corso degli anni la TV di Stato si è gonfiata come una rana riempiendosi di doppioni, di orpelli inutili, di una pletora di livelli gerarchici che producono poco o nulla ma che costano parecchio. Per non parlare dei gruppi familiari assunti dall’emittente di regime, dei “cognomi illustri” che si installano e fanno carriera per meriti dinastici, e via elencando. Tutte distorsioni tipiche di un monopolio statale. Di una struttura che incassa risorse eccessive e sicure;  quindi si inventa il lavoro pur di  spenderle tutte. E come la mettiamo con la questione dei dipendenti SSR che non pagano il canone, perché glielo paghiamo noi? Tutte queste cosucce saltano fuori adesso, grazie all’iniziativa No Billag. Senza No Billag, si sarebbe andati avanti “come se niente fudesse”!

Senza No Billag…

Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe nemmeno stato uno straccio di dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo nell’era digitale, sul suo contenuto e sui mezzi a disposizione per finanziarlo. La SSR da sola non si sogna di mettersi in discussione.  La partitocrazia del “pensiero unico” vuole il mammuth pagato dal contribuente per farsi campagna elettorale e per mantenere il potere. Già nel 2015 la SSR venne bocciata dalla metà degli svizzeri, e la RSI dalla maggioranza dei ticinesi. Cosa ha fatto l’emittente statale per correggere il tiro, per riconquistare il consenso della popolazione? Assolutamente nulla! Sicché, se l’iniziativa No Billag dovesse venire approvata dalle urne, i boss della SSR potranno solo recitare il “mea culpa”. E, ovviamente, rassegnare immediate dimissioni.

Lorenzo Quadri

 

Finalmente una voce fuori dal coro

I giovani PLR a livello nazionale schierati a favore dell’iniziativa No Billag

 

Nella stucchevole cacofonia della partitocrazia che – assieme a tutto l’establishment – sbraita contro l’iniziativa No Billag, ricattando e minacciando senza ritegno i votanti, si sente, finalmente, una voce fuori dal coro.

La voce in questione è quella dei giovani PLR, i quali nella loro assemblea di ieri hanno accettato a larga maggioranza l’iniziativa No Billag. Si tratta evidentemente dei giovani PLR a livello nazionale, perché figuriamoci se in Ticino…

Libertà fondamentale

Così scrivono i giovani liberali nel loro comunicato a sostegno dell’iniziativa contro il canone: “La libertà del consumatore nello scegliere di quali media fruire, quando e per quale prezzo è fondamentale, così come la garanzia della pluralità mediatica nel nostro Paese. Il panorama audiovisivo nazionale non può contemplare una posizione di monopolio come oggi, bensì deve orientarsi e svilupparsi secondo la richiesta del mercato. Il servizio pubblico odierno non garantisce tale libertà. Vi sono inoltre aspetti finanziari di questa imposizione che per molti consumatori non possono essere trascurati. La tassa per il mantenimento del monopolio della SSR non è proporzionata all’utilizzo (…)”.  

Stop tromboni

Certo: i giovani PLR sono stati tra i promotori dell’iniziativa No Billag; ci sarebbe dunque mancato che non la sostenessero. Tuttavia, visto il clima isterico creato dall’establishment contro la “criminale” iniziativa, è senz’altro positivo che i giovani liblab non si siano fatti intimidire dalle fake news, dai ricatti, dal catastrofismo farlocco e dall’arroganza dei tromboni della partitocrazia. A partire da quelli del loro stesso partito. Altro che “servizio pubblico”! La casta, e speriamo che questo sia chiaro, nella sua jihad contro il No Billag difende unicamente le proprie cadreghe ed i propri centri di potere. Del servizio pubblico se ne impipa. Ed infatti, lo smantellamento del servizio pubblico della Posta – che è assai più importante della SSR – alla partitocrazia va benissimo.

I giovani sono il futuro, e la televisione non la guardano più. Da un sondaggio di qualche mese fa è emerso che solo tre giovani su dieci (!) seguono la RSI. E non si tratta di sistemi di fruizione diversi. Non la guardano proprio, nemmeno sul telefonino o sul tablet. Perché non interessa.

A proposito di sondaggi: come c’era da aspettarsi, i più recenti danno l’iniziativa No Billag in svantaggio. Che la strada fosse tutta in salita (per usare un eufemismo) l’abbiamo sempre saputo. Ma è importante sostenere l’iniziativa No Billag; in caso contrario, in casa SSR non cambierà assolutamente nulla! Adesso, infatti, gli alti papaveri della TV di Stato, sentendosi traballare sotto le natiche le imbottite poltrone, si profondono in ogni sorta di promesse da marinaio. Poi, dopo il 4 marzo… passata la festa, gabbato lo santo!

Lorenzo Quadri

 

“No Billag”: la casta va in tilt

L’élite nel panico: teme di vedere ridimensionato uno dei suoi centri di potere 

Indipendentemente dall’esito della votazione del 4 marzo, l’emittente di regime dovrà riformarsi profondamente. Perché non ha futuro. L’era della TV lineare imposta dallo Stato ai cittadini è finita.

I contrari all’iniziativa No Billag – ossia la casta spalancatrice di frontiere, oltre alla stessa SSR ed ai suoi addentellati – da svariate settimane sono caduti in preda a furori uterini. Numerosi dipendenti della RSI passano il tempo a sbroccare sui “social” e ad insultare i promotori (quattro gatti) della “criminale iniziativa”. Forse si immaginano di intimidire qualcuno.

Una simile isteria è decisamente fuori posto. Dimostra che l’establishment ha perso la trebisonda. E’ chiaro: la casta teme l’indebolimento del proprio anacronistico dinosauro mediatico finanziato col canone più caro d’Europa. Poiché esso è un suo strumento di potere: serve alle élite per spartirsi prebende e cadreghe, per influenzare l’opinione pubblica, per farsi campagna elettorale con i soldi del canone. Quindi, che il popolazzo becero non osi pensare metterci becco! Deve solo pagare e tacere!

Antisvizzeri e schizofrenici

La votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag è stata voluta da chi ha rifiutato qualsiasi compromesso sul canone (ad esempio: portarlo a 200 Fr all’anno). E a decidere sul futuro del canone obbligatorio il prossimo 4 marzo saranno i cittadini elvetici; non certo i quattro gatti del comitato No Billag. L’atteggiamento dei furiosi nemici dell’iniziativa è quindi profondamente antisvizzero. A costoro, infatti, non va giù che i cittadini possano dire la loro sul canone più caro d’Europa, estorto con metodi da Stasi anche a chi non ha né una radio né una TV. Guai! Diritti popolari? Eresia!

Oltre che antisvizzeri  – perché pretendono di sottrarre il canone e l’élite che ci sta dietro dalla volontà popolare – i travasi di bile di “Comano” e dei suoi disinteressatissimi (come no) “amici” sono schizofrenici. Se infatti il prodotto radiotelevisivo è così qualitativo, importante ed amato come dicono loro, allora

1) la “criminale” iniziativa No Billag dovrebbe venire asfaltata dalle urne con maggioranza bulgara e

2) in ogni caso cittadini pagherebbero ben volentieri per poter vedere i programmi SSR; senza bisogno di obblighi.

Negare la realtà per tirare a campare?

La realtà è che la casta non può fare quotidianamente il lavaggio del cervello ai cittadini con il politikamente korrettissimo principio del “chi consuma paga” e poi pretendere però di far pagare il canone Billag anche a chi i programmi della SSR non li “consuma” affatto. Nell’era della rivoluzione digitale, la TV lineare di Stato imposta a tutti i cittadini è un relitto del passato, e del resto nessuno si sognerebbe di proporla ora se non esistesse già da ottant’anni. La SSR è un dinosauro il cui tempo è scaduto. E questo indipendentemente dall’iniziativa No Billag. Inutile quindi che i furiosi galoppini dell’emittente di regime tentino di raccontare la storiella che la sorte della TV di Stato dipenderebbe dalla votazione del 4 marzo. E’ solo l’ennesima mistificazione. Una scusa ridicola per tirare a campare. Ancora per quanto?

Le leggi di natura dovrebbero aver insegnato che o ci si adatta all’evoluzione o ci si estingue. Gli alti papaveri della SSR ed i suoi politicanti di riferimento, invece, pretendono di negare l’evoluzione. Fingono che la rivoluzione digitale non esista, malgrado sia sotto gli occhi di tutti. Strano, perché quando fa comodo l’atteggiamento è diametralmente opposto. Proprio ad una presunta evoluzione inventata ad hoc ci si appella infatti per far passare le peggiori boiate del “pensiero unico” politikamente korretto: frontiere spalancate? “E’ l’evoluzione, bisogna adeguarsi!”. Invasione da sud? “E’ l’evoluzione, bisogna adeguarsi!”. Sfascio della piazza finanziaria elvetica? “E’ l’evoluzione, bisogna adeguarsi!”. Solo per la SSR l’evoluzione non esiste.

L’ipocrisia dei posti di lavoro

Lascia poi basiti l’ipocrisia di chi sfodera il ricatto dei posti di lavoro della RSI. Come se la RSI dovesse chiudere i battenti il 5 marzo nell’ipotesi – peraltro del tutto inverosimile – di accettazione dell’iniziativa No Billag. E’ vero per contro che la SSR, quindi anche la RSI, dovrà ripensarsi radicalmente. Ma non certo per il No Billag. Bensì perché la TV lineare non ha futuro (i giovani non la guardano più), e perché il mondo è cambiato. E’ forse il caso di ricordare che in Ticino le sole banche hanno perso oltre 2700 posti di lavoro: quasi due volte e mezzo quelli della RSI. Ma naturalmente nessuno dei politicanti che adesso si stracciano le vesti e minacciano scenari apocalittici a seguito della “criminale” iniziativa sul canone ha mosso un dito per difendere questi impieghi!  E men che meno lo hanno fatto a Comano, dove anzi si osannano i distruttori del segreto bancario. Inoltre, la RSI ha sempre sostenuto a spada tratta la devastante libera circolazione delle persone che ha sfasciato il mercato del lavoro ticinese quadruplicando i frontalieri nel Terziario. Chi la pensa diversamente? E’ un becero populista!

La realtà dunque è che l’emittente di regime se ne è sempre sbattuta alla grande del lavoro dei ticinesi: gente “chiusa e gretta” che osa votare contro le indicazioni dell’élite spalancatrice di frontiere. Chiaro: negli sfarzosi uffici della Pravda di Comano si credevano intoccabili. Adesso cominciano a rendersi conto che non è proprio così. E di conseguenza hanno perso la testa.

Gonfiata come una rana

Senza contare che l’emittente di Stato nel corso degli anni, potendo contare su entrate eccessive e sicure, pagate dai cittadini ed al riparo da ogni crisi, si è gonfiata come una rana.  Si è inventata il lavoro per spendere i troppi soldi che aveva a disposizione, producendosi in “prestazioni” che nulla hanno a vedere con il servizio pubblico. Servizio pubblico che peraltro la SSR/RSI nemmeno fa. Perché con il 70% di giornalisti di $inistra, a cui va aggiunto un altro 16% di centro-$inistra, non ci può essere servizio pubblico, ma solo propaganda di parte.

Da  ogni ente statale sovradimensionato il cittadino – chiamato a finanziarlo con le proprie imposte: ed il canone Billag è a tutti gli effetti un’imposta – si aspetta che dimagrisca. Se l’amministrazione cantonale avesse 50mila dipendenti, qualcuno direbbe forse che va bene così? No di certo.

Gli svergognati

Addirittura ripugnante è l’atteggiamento di chi ha sempre sostenuto tutte le iniziative e le politiche antisvizzere, naturalmente ben supportato dalla Pravda di Comano. E adesso bercia senza vergogna carnascialeschi slogan del tipo “No Billag – No Svizzera”. Vero spalancatori di frontiere?

Bravi, avanti così: per difendere la vostra emittente di servizio ora vi va bene anche starnazzare alla Patria in pericolo, come se la Svizzera fosse una creazione della SSR! Quella stessa Patria sui cui avete sempre vomitato bile, scherno e spocchia multikulti, adesso pensate di poterla strumentalizzare per i vostri giochetti. Ma chi credete di prendere per i fondelli?

Colpa di chi?

Se la SSR/RSI fosse davvero quello che dicono i suoi galoppini, l’iniziativa No Billag dovrebbe venire asfaltata sotto un 90% di No.

Se invece l’iniziativa dovesse venire approvata, la colpa sarà della radioTV di Stato e delle maggioranze politiche che hanno rifiutato qualsiasi compromesso sul canone.

Lorenzo Quadri

 

 

No Billag: i ricatti della Doris

La ministra uregiatta prima rifiuta tutti i compromessi sul canone, poi va in panico

 

L’isterismo di vertici della SSR/RSI, nonché della partitocrazia, a causa della “criminale” iniziativa No Billag continua a crescere, malgrado manchino tre mesi alla votazione. I  vertici dell’emittente, in barba alle reiterate dichiarazioni di “serenità” e di “rispetto per diritti popolari” sono tutt’altro che sereni. E quanto all’accettare che il popolo possa esprimersi anche sul canone radioTV… Risultato: ogni volta che lorsignori aprono bocca, danneggiano la loro causa.

Adesso anche la Doris, come ministra delle telecomunicazioni, ha pensato bene di scendere in campo. Naturalmente con i soliti metodi da Doris. Ossia con panzane e ricatti. Del resto, la Doris ha raccontato panzane sulla strategia energetica 2050, raccontando la storiella del costo massimo di 40 Fr all’anno per economia domestica. Balle di Fra’ Luca, come dimostrano i superbalzelli previsti nella legge sul CO2. I contrari alla strategia energetica 2050, che parlavano di maggiori costi di 3000 franchetti all’anno, sono assai più vicini alla realtà.

E sempre la Doris ricattava per sdoganare la vignetta autostradale a 100 Fr all’anno. Ed infatti è stata asfaltata dalle urne.

C’è chi non impara

Ma evidentemente c’è chi non impara mai. Sicché, ecco che la quasi ex presidenta della Confederella sul torna alla carica sul No Billag ricattando senza vergogna le minoranze linguistiche: se la “scellerata” iniziativa passa – tuona la ministra uregiatta –  salteranno i programmi radioTV delle minoranze!  “La SSR – annuncia infatti la Doris – non potrebbe più applicare il suo sistema di perequazione finanziaria interna per sostenere con proventi realizzati nella Svizzera tedesca programmi destinati alla Svizzera italiana, romanda e romancia”.

E’ piuttosto allucinante che, malgrado il numero francamente eccessivo di anni trascorsi nel governicchio federale, la Doris non abbia ancora capito che ricattare i cittadini, ed in particolare le minoranze linguistiche (che in più di un’occasione hanno fatto da ago della bilancia) non è una buona idea.

 

Paghiamo anche noi

Geniale, poi, la trovata di sottolineare agli Svizzeri tedeschi che col loro canone eccessivo  – che però paghiamo anche noi, mica solo loro! – finanziano anche la RSI, la quale si è gonfiata come una rana ed il servizio pubblico nemmeno sa dove sta di casa. Praticamente un’esortazione agli amici d’Oltregottardo a votare contro il canone.  Ma la Doris fa campagna per il No Billag?

Stendiamo un velo pietoso sulla fanfaluca della “pluralità dell’informazione” con cui la ministra delle telecomunicazione si sciacqua la bocca, quando il 70% dei giornalisti SSR è di $inistra ed un altro 16% di centro$initra. Altro che pluralità dell’informazione: propaganda a senso unico.

Non ancora contenta, la Doris ha voluto ripetere la menata che, in caso di approvazione dell’iniziativa No Billag, “Non c’è un piano B”, già detta del direttore generale della SSR Gilles Marchand. Ma bene! Qui c’è un manager da quasi 600mila Fr all’anno che si  bulla di non avere un piano B. E una ministra che ripete la stessa cosa. Il numero delle persone non al proprio posto si moltiplica.

Esame di coscienza?

La Doris, prima di andare a ricattare e a minacciare a destra e a manca, potrebbe inoltre farsi un esame di coscienza. La SSR ha rifiutato qualsiasi soluzione di compromesso per un abbassamento del canone. La Doris (assieme alla partitocrazia) come di consueto ha spalleggiato la TV di Stato: sfottendo, denigrando e criminalizzando tutte le proposte di riduzione del canone. Poi però è subentrato il panico. Ecco dunque l’uscita sullo sconto farlocco: da 451 Fr a 365 Fr all’anno per due anni (2019 – 2020). Sconto, sia chiaro, che è stato deciso soltanto in presenza dell’iniziativa No Billag. Altrimenti, col fischio che qualcuno si sarebbe sognato di procedere in questo senso. L’iniziativa No Billag ha quindi già ottenuto il risultato concreto di far risparmiare ai cittadini qualche soldino. Altro che criminalizzare i promotori (quattro gatti) tentando di dipingerli come i “nemici del popolo”.

Promesse farlocche

Chiaramente però anche il Gigi di Viganello ha capito che, mai come in questo caso, vale il principio del “passata la festa, gabbato lo santo”. Sicché, se l’iniziativa No Billag – pur non passando – non dovesse ottenere un numero dignitoso di consensi, a partire dal 2020 lo sconto sul canone più caro d’Europa ce lo possiamo scordare. Come detto più volte, non esiste alcun “No critico”. Dire No all’iniziativa “No Billag” significa non solo approvare, ma incoraggiare l’andazzo attuale. Nelle ultime settimane i vertici dell’emittente di regime si sono profusi in accorate promesse di cambiamenti radicali. Ma queste promesse farlocche finiranno immediatamente nella tazza del water se l’iniziativa No Billag dovesse venire respinta con maggioranza schiacciante perché i cittadini hanno ceduto al ricatto della casta.

Lorenzo Quadri

 

No Billag: all’emittente di regime è già Carnevale

Predicano la rottamazione della Svizzera, e poi si nascondono dietro la bandiera?

 

A Comano sono così “sereni” che da settimane va in scena il lavaggio del cervello; e i cittadini, a tre mesi dalla votazione, ne hanno già piene le scuffie

Si avvicina Natale, ma a leggere certe posizioni della RSI sembra già Carnevale. Particolarmente carnascialesco il comunicato, diffuso di recente, con cui la Pravda di Comano (e le emittenti private) garantiscono un “dibattito equilibrato” sulla “criminale” iniziativa No Billag ed assicurano che non useranno il canone (più caro d’Europa) per fare campagna di votazione. Scusate ma ci scappa da ridere! E l’ilarità aumenta leggendo dichiarazioni del seguente tenore: “L’iniziativa popolare costituisce un diritto democratico che va riconosciuto serenamente e senza irrigidimenti”. Oppure: “In nessun caso queste emittenti utilizzeranno risorse provenienti dal canone radiotelevisivo per una campagna in merito alla votazione del 4 marzo 2018”. O ancora: “Le emittenti che assicurano il servizio pubblico radiotelevisivo garantiscono nei loro programmi un dibattito oggettivo e pluralistico, ospitando in modo equilibrato le opinioni contradditorie sul tema”.

Sereni?

L’iniziativa No Billag va riconosciuta “serenamente”? Ed infatti i galoppini di  Comano e Besso sono così “sereni” che da settimane ormai si stanno producendo in un improponibile ed isterico lavaggio del cervello ai cittadini, con scenari sempre più catastrofisti. Nemmeno si stesse votando sulla terza guerra mondiale. Vedi il grottesco slogan “No Billag – No Svizzera”. Come se la Svizzera esistesse grazie all’emittente di regime! Ma soprattutto: con quale faccia di tolla certa gente, che ha sempre sostenuto la rottamazione della Svizzera – perché bisogna essere “aperti”, multikulti ed “eurocompabili” (ovvero: eurosguatteri) – adesso si permette di nascondersi dietro la nazione?

La stessa Pravda di Comano, organo di propaganda di regime pro-UE, pro-frontiere spalancate, pro-finti rifugiati, e soprattutto ferocemente contraria agli odiati nazionalisti, che vengono sistematicamente equiparati ai fascisti, adesso che se la vede grigia tira in ballo la bandiera rossocrociata? Dopo averla sempre sminuita e disprezzata secondo i dettami dell’ideologia becero-internazionalista ro$$a? Ma chi credono di prendere per il tafanario questi signori?

Geometrie variabili

E ricordiamoci che quelli che piagnucolano e strillano allo scandalo perché la “criminale” iniziativa No Billag metterebbe a rischio dei posti di lavoro (come se fosse plausibile una sua accettazione a livello nazionale) sono gli stessi che hanno sempre fiancheggiato lo smantellamento della piazza finanziaria, che in Ticino ha perso quasi 3000 impieghi in 15 anni. E sono sempre quelli che reggono la coda alla devastante libera circolazione delle persone, che genera sostituzione e dumping salariale. Ma evidentemente ci sono posti di lavoro che “valgono” (quelli occupati dai kompagni dell’emittente di regime) e quelli che invece non contano una cippa (quelli di tutti gli altri).

Obiettivi?

In quel di Comano e Besso sono così “sereni” che il direttore kompagno Canetta rilascia ormai un’intervista al giorno contro il No Billag, una più catastrofista dell’altra, con tanto di accuse (pronunciate con la massima serenità, sia chiaro) ai sostenitori della “criminale” iniziativa contro il canone di essere bugiardi.

In quel di Comano sono così “sereni” che, alla disperata ricerca di suffragetti/e, stanno slinguazzando senza ritegno tutti i politicanti che ritengono possano fare campagna anti No Billag. Un solo esempio tra tanti: i grotteschi quantitativi di panna montata – che proprio nulla hanno a che vedere con il servizio pubblico – sull’arrivo di Rocco Cattaneo in Consiglio nazionale.

E sono così “obiettivi”, a Comano, da infarcire i notiziari RSI di propaganda contro l’iniziativa No BIllag, e nemmeno tanto subliminale (lavaggio del cervello).  E come la mettiamo con i dipendenti dell’emittente impegnati sui social a fare campagna permanente, 24 ore al giorno?

Equilibrati?

Non utilizzano risorse del canone per fare campagna”, recita ancora il comunicato. Ohibò. Lo stipendio del buon Canetta non è forse pagato con i soldi del canone? La gestione ordinaria della CORSI non è forse finanziata con i soldi del canone? E non è forse la CORSI, con il presidente uregiatto Gigio Pedrazzini, a gestire la questua per il finanziamento della maxi-campagna contro i quattro gatti che sostengono ufficialmente il No Billag, con tanto di polizze di versamento intestate all’ex partitone (Ovvero: chi vuole sostenere la campagna contro il No Billag deve spedire i propri soldi al PLR)?

E gli uccellini cinguettano pure di una risorsa interna alla RSI (quadro dirigente, ovviamente pagato col canone) il cui compito attuale sarebbe proprio quello di coordinare la campagna contro il No Billag… ma naturalmente si tratta delle solite maldicenze, vero?

“Il dibattito equilibrato è garantito”? Ma chi si pensa di fare fessi? I dibattiti equilibrati alla RSI non sono garantiti nemmeno su temi che non vedono l’emittente di regime quale parte in causa. Figuriamoci allora quando lo è…

Imposta

E’ forse anche il caso di ricordarsi che l’attuale canone non è nemmeno tale. Infatti è  stato trasformanto – senza la necessaria base costituzionale! – in un’imposta pro-SSR. Una sfacciata contraddizione del famigerato principio del “chi consuma paga”. Un principio che la partitocrazia, a cominciare dalla gauche-caviar, sostiene ad oltranza. Tranne, ma guarda un po’, in questo caso. Perché, quando si tratta di foraggiare l’emittente di regime, quella che permette al centro-$inistra di mantenere potere e cadreghe – il 70% dei giornalisti della SSR sono di $inistra e un ulteriore 16% di centro-($inistra) – allora ecco che scatta il “contrordine compagni”: tutti devono pagare indiscriminatamente! Anche se non consumano alcun prodotto radiotelevisivo, perché non possono o non vogliono. Ed in più, per vedere quello che desiderano, devono ancora pagare gli abbonamenti alle emittenti tematiche. Questo sistema è uno sconcezza. Costretti per legge ad acquistare una prestazione che non si vuole? E che non è affatto un servizio di base al cittadino, dal momento che rientra ampiamente nella sfera del superfluo? Non sta né in cielo né in terra. E questo già basta, ed avanza, per sostenere l’iniziativa No Billag.

Lorenzo Quadri

Iniziativa No Billag, la casta sta perdendo la bussola

Gli isterismi che portano acqua al mulino della “scandalosa” votazione sul canone

 

L’isterismo sull’iniziativa popolare No Billag continua a crescere ed è ormai andato  fuori controllo. Alcuni esempi degli ultimi giorni.

Nuova questua

Dopo quella del Gigio Pedrazzini con le polizze di pagamento intestate al PLR (!), il gruppo “amici della RSI” ha lanciato una nuova questua. Questi amici, sia ben chiaro, sono del tutto disinteressati. Come la loro coordinatrice, compagna Amalia Mirante, che – essendo del partito giusto, con le idee giuste – viene invitata dalla Pravda di Comano a giorni alterni (nel senso che un giorno è in TV a Comano, il giorno successivo in radio a Besso) a disquisire su qualsiasi cosa. Ohibò: ma quante collette intendono lanciare questi “amici” dell’emittente di regime per combattere i quattro gatti  del comitato di sostegno al No Billag?
Il lavaggio del cervello che la RSI sta praticando da settimane, arrivando a strumentalizzare perfino il Vescovo, ancora non basta? Bisogna anche lanciarsi in operazioni di accattonaggio multiplo per finanziare una campagna in stile “candidatura alla Casa Bianca”? Ed il bello è che a Comano si dicono “sereni”… così “sereni” che tanti dipendenti dell’azienda passano la giornata sui “social” a sbroccare contro la “criminale” iniziativa ed i loro promotori.

Il PPD impallina il Gigio Pedrazzini

Per la maggioranza di centro-$inistra la RSI è sia riserva di cadreghe che strumento di mantenimento del potere che veicolo di propaganda elettorale per i propri politicanti. Sicché, anche la partitocrazia sta perdendo la bussola. Prova ne sia che il PPD ha lanciato un pubblico appello ai vertici dell’emittente di regime, affinché aboliscano subito il privilegio del canone, che i dipendenti della RSI al momento non pagano. A pagarlo per loro sono tutti gli altri. Si immaginano, gli “azzurri”, che il problema sia tutto lì? Che senza questo privilegio i ticinesi voteranno in massa contro il No Billag? Qualcuno crede ancora a Babbo Natale (vabbè che è stagione). Ma gli  uregiatti, forse un po’ confusi dalle varie “tegole” che gli stanno cascando addosso, non si accorgono di aver impallinato il Gigio Pedrazzini, malamente crivellato dal “fuoco amico”. Il Gigio, alto esponente del PPD, è infatti il presidente della CORSI. Non sarebbe  dunque stato compito suo impegnarsi per abolire il privilegio del canone in tempi non sospetti? Invece, è evidente che questo non è accaduto. Se il privilegio del canone dei dipendenti RSI è diventato un tema di discussione, e se il canone stesso è stato temporaneamente abbassato a 365 Fr all’anno, il merito è unicamente dell’iniziativa No Billag. Non ci fosse stata, tutto sarebbe andato avanti come se “niente fudesse”.

Il maledetto sondaggio

A far perdere definitivamente la testa in quel di Comano ci ha poi pensato il sondaggio pubblicato sulla SonntagsZeitung e su Le Matin Dimanche, secondo cui l’iniziativa No Billag riscuoterebbe il 57% dei consensi, mentre i contrari sarebbero fermi 34%. Ovviamente un sondaggio conta quel che conta, ma è comunque un indicatore di tendenza che ha fatto scoppiare il panico tra i vertici della SSR. E non solo.

 Il Sindacato sbrocca

Un altro attore ha pensato bene di irrompere sulla scena. Ossia il SSM, il Sindacato svizzero dei Mass media. Trattasi in realtà del sindacato dei giornalisti di $inistra, che si mobilita solo per le redazioni colonizzate dai kompagni (come è il caso, ma guarda un po’, di quelle della RSI). Per le altre, invece, auspica la chiusura. Il SSM in un comunicato definisce l’iniziativa No Billag “una bomba in mano ai cittadini”. Dopodiché, si scaglia contro i diritti popolari ed aizza all’odio nei confronti dei promotori del No Billag: distruttori! Nemici del popolo! Delinquenti!  Come si permettono questi disgraziati del No Billag di far votare la gente sul canone più caro d’Europa, che oltretutto è pure illegale (è infatti stato trasformato in un’imposta malgrado non ci fosse la necessaria base costituzionale)? Come osano i criminali del No Billag consentire ai cittadini svizzeri di votare, quando il popolazzo deve solo pagare e tacere e prosternarsi umilmente davanti all’emittente di regime ringraziandola di esistere, magari dopo essersi recato in pellegrinaggio a Comano camminando sulle nude ginocchia?
E gli sciagurati bombaroli (sic!) che oseranno votare Sì all’iniziativa No Billag, non meritano forse di essere messi alla gogna sulla pubblica piazza? E non è anzi ora di abolire i diritti popolari che consentono simili scempi?

Verso la figura marrone?

Signori del sindacato dei giornalisti di $inistra: e chiedervi perché si è arrivati all’iniziativa No Billag e come mai quest’ultima figura pure in testa nei sondaggi (per quel che contano)? Ma figuriamoci! Meglio sbraitare che è tutta colpa dei “nemici del popolo” del comitato No Billag! Neanche fossero la “Grande armata” di napoleonica memoria, quando invece sono 4 gatti, con tutto l’establishment che gli spala palta addosso ogni santo giorno.
Certo che se, dopo questa immane mobilitazione, il prossimo 4 marzo l’élite schierata compatta e spocchiosa contro il No Billag dovesse venire ancora una volta asfaltata dai votanti ticinesi, sai la figura marrone!

Lorenzo Quadri

Lo studio che asfalta la SSR: il 70% dei giornalisti è di $inistra

In queste condizioni il servizio pubblico è impossibile: avanti con il No Billag!

 

E il 16% si dichiara di centro, ossia di centro-$inistra. Morale: l’86% dei redattori dell’emittente di Stato gravita attorno alla gauche-caviar. E alla SSR hanno ancora il coraggio di dire che non fanno propaganda di regime!

Ma come, non erano tutte della Lega populista e razzista? Invece, ma guarda un po’, da un’indagine realizzata dalla Zürcher Hochschule für angewandte Wissenschaften (ZHAW) emerge che il 70% dei giornalisti della SSR è di $inistra, mentre il 16% si descrive come di “centro; che nel caso concreto, poco ma sicuro che sta ad indicare il centro sinistra. Quindi, l’86% dei giornalisti dell’emittente di regime appartiene – di fatto, per propria stessa ammissione (!) – alla gauche-caviar e dintorni. Mentre una percentuale del 7.4% si dichiara addirittura – tranquillo come un tre lire, sans se gêner – di estrema sinistra!
Questa, cari signori, è la Bulgaria. Definire la SSR una Pravda è ancora un eufemismo.

Equidistanza impossibile

E da un’emittente con delle redazioni così composte, ci attendiamo che faccia informazione di servizio pubblico, ossia equidistante e sopra le parti? Ma bisogna credere a Babbo Natale, al coniglio di Pasqua e al topino dei denti. Tutti assieme.
La conclusione può essere una sola: i cittadini sono costretti a pagare il canone più caro d’Europa non per finanziare un servizio pubblico, ma per tenere in piedi una fabbrica di propaganda di regime del pensiero unico multikulti, euroturbo e spalancatore di frontiere. E poi hanno il coraggio di dire che alla Pravda di Comano non fanno il lavaggio del cervello ai radio- e telespettatori. Come no.

 Isterismi a briglie sciolte

Malgrado il voto sull’iniziativa No Billag si terrà solo in marzo, la campagna è già iniziata. I contrari all’iniziativa  si sono subito abbandonati agli isterismi. E dire che sono in maggioranza schiacciante: i sostenitori del No Billag sono quattro gatti. E nelle scorse settimane si è assistito al rientro nei ranghi dei soldatini. Gli esponenti della partitocrazia che si sono sempre espressi in modo critico – giustamente critico – nei confronti della SSR hanno alzato bandiera bianca. Si vede che l’ordine di scuderia è giunto fulmineo. Va bene criticare, ma solo per finta. Per far scena. Quando si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! Abbiamo scherzato!

“No critico”?

Il risultato di queste giravolte sono delle fregnacce solenni. Ad esempio,  quella del “no critico” all’iniziativa No Billag. “No critico”? Ma chi crediamo di prendere per i fondelli? Non esiste alcun “No critico”. Il No critico è nient’altro che un Sì acritico all’andazzo attuale. Un andazzo che non è correggibile. La statistica sui giornalisti di $inistra ne è la dimostrazione definitiva. Né quella della propaganda di regime è l’unica magagna della Pravda di Comano. Come la mettiamo, ad esempio, con altre questioncelle quali nepotismo e lottizzazione ad oltranza?

La RSI, l’hanno capito anche i paracarri, serve al centro-$inistra per mantenere potere, maggioranze e CADREGHE. E per distribuire posti di lavoro agli amici degli amici. Altro che coesione nazionale. Altro che il penoso slogan “No Billag – No Svizzera”, tafazziano esempio di terrorismo di regime!

Terrorismo di regime

L’indagine indipendente da cui emerge che il 70% dei giornalisti  SSR sono di $inistra, affossa definitivamente l’argomento del servizio pubblico. E’ evidente che una radiotelevisione con delle redazioni popolate in questo modo, di servizio pubblico non ne fa.

Di conseguenza, ecco che si tenta di terrorizzare e di ricattare i cittadini con la storiella dei 1100 posti di lavoro della RSI che sparirebbero da un giorno all’altro nella sciagurata ipotesi in cui il popolazzo dovesse approvare la criminale iniziativa No Billag.

Peccato che:

  • Nessuno rischia il licenziamento, perché l’iniziativa in questione non ha chance di spuntarla. E’ un’iniziativa estrema, e necessita della doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni.
  • Interessante notare come anche in casa SSR/RSI siano convinti che l’approvazione del No Billag azzererebbe di punto in bianco le loro entrate. In altre parole: sono convinti che, se mettessero sul mercato il proprio palinsesto attuale al costo di 365 Fr annui fissato per il 2018, nessuno lo acquisterebbe di propria volontà. Sicché è tacitamente ammesso che la RSI e la SSR esistono solo grazie alla costrizione. Porsi qualche domandina al proposito no, eh?

Perché sostenere il No Billag?

Ma perché sostenere l’iniziativa No Billag se già si sa che non ha chances? Che senso ha?

Facile: se questa iniziativa venisse asfaltata e raccogliesse solo una percentuale infima di consensi, accadrebbe che:

  • Il canone, abbassato temporaneamente a 365 Fr all’anno solo in funzione della votazione sul No Billag, tornerebbe a risalire a 451 Fr.
  • La SSR, in primis proprio la Pravda di Comano, dilagherebbe ancora di più nella propaganda di regime, sfruttando l’approvazione popolare ottenuta col ricatto sui posti di lavoro.
  • Allo stesso modo, nessun correttivo verrebbe posto all’attuale gestione nepotista ed improntata alla “grandeur” ed al privilegio anacronistico, quando nel “mondo reale” tutti devono tirare la cinghia.
  • Avendo a disposizione troppe risorse, la SSR si inventerebbe sempre nuovi sistemi per spenderle. Ergo, continuerebbe a gonfiarsi come una rana. Poi ci si chiede come mai ci ritroviamo pure le pornotrasmissioni spacciate per “servizio pubblico”.
  • Continuando a gonfiarsi come una rana, la SSR toglierà il poco spazio rimasto agli altri organi d’informazione. Deraglierà completamente verso il monopolio spinto. E l’86% di giornalisti di $inistra e dintorni ben chiarisce di quale monopolio si stia parlando. A tutto danno della democrazia e della pluralità delle opinioni.

Considerazione conclusiva

Il sistema attuale di TV lineare, ossia di palinsesto preconfezionato ed imposto all’utenza, è un retaggio del passato. Per quale motivo le future generazioni, che la televisione nemmeno la guardano, dovrebbero pagare una cresta di 451 Fr all’anno per una prestazione che non gli interessa, e in più dovranno ancora pagare per acquistare le prestazioni radiotelevisive che vogliono?

 

Lorenzo Quadri

 

No Billag: i rozzi tentativi di lavaggio del cervello

Mercato del lavoro ticinese allo sfascio, ma la priorità del CdS è il canone radioTV 

Pensando di impressionare il popolazzo, la “casta” lo sommerge di dichiarazioni isteriche. Ed il sostegno del governicchio, visti  i precedenti, rischia pure di portare un po’ sfiga

Mancano ancora quattro mesi alla fatale (?) votazione del 4 marzo sulla “criminale” iniziativa No Billag. Eppure l’agitazione della casta – o establishment che dir si voglia – è già ben oltre ai livelli di guardia. Sicché le azioni di galoppinaggio si fanno sempre più isteriche e fantozziane.

Abbiamo  visto la scorsa settimana la questua del Gigio Pedrazzini (presidente dell’inutile CORSI, il “CdA” della RSI) che manda lettere a destra e a manca elemosinando oboli per foraggiare la campagna contro il No Billag. Chiaro: per far fronte ai quattro gatti che sostengono questa iniziativa servono più o meno gli stessi mezzi di cui devono disporre i candidati alla Casa Bianca.

Ma come: l’emittente di regime, così ci ripetono i suoi alti papaveri, non è amata e venerata dai ticinesi (i quali adorano farsi trattare da razzisti e xenofobi) oltre che  – ça va sans dire – irreprensibile nel servizio pubblico, spartana nell’utilizzo delle risorse a disposizione, esemplare nella gestione meritocratica e non nepotista del personale? L’iniziativa No Billag non è roba da psicolabili? E allora, perché tutto questo isterismo ed oltretutto con 4 mesi d’anticipo? Coda di paglia?

Piazza finanziaria a ramengo

Mercoledì l’Ufficio cantonale di statistica ci ha fornito le ultime cifre sullo sfacelo della piazza finanziaria ticinese. La quale nell’anno di disgrazia 2016 ha perso altri 300 posti di lavoro (da 6200 a 5900). Ma è più sul lungo termine che la catastrofe assume proporzioni epiche: nel 2001 i posti di lavoro erano 8600. Sicché nel frattempo, ridendo e scherzando, sono evaporati 2700 impieghi. Ma al proposito da Palazzo delle Orsoline non è giunto nemmeno un flebile cip da passerotto infreddolito.  Ed infatti, il Consiglio di Stato era in altre – e ben più importanti! – faccende affaccendato. Quel mercoledì, dopo aver incontrato nientemeno che il presidente della SSR Jean-Michel Cina (uregiatto), il presidente della CORSI Gigio Pedrazzini (pure uregiatto) ed il direttore della RSI kompagno Maurizio Canetta, il governo cantonale se ne usciva con il perentorio appello alla plebaglia, quasi un Diktat: bocciate quella (sottointeso: scellerata) iniziativa No Billag! E giù scenari apocalittici in caso di approvazione popolare…

Ma bene, complimenti!

  • Con 65’500 frontalieri in continuo aumento, esplosione dei casi d’assistenza, eccetera eccetera, quali sono le priorità del governo ticinese? La campagna No Billag con quattro mesi d’anticipo! Proprio il giorno in cui si tirano le somme – vedi sopra – sullo sfascio della piazza finanziaria! Sfascio, tra l’altro, ben fiancheggiato proprio dall’emittente di regime. La quale, con il suo 70% di giornalisti di $inistra più il 16% di centro$inistra, ha sempre retto la coda ai ro$$i rottamatori del segreto bancario, ben sapendo quali sarebbero state le conseguenze occupazionali. Ma è chiaro che per i kompagni, e quindi per la Pravda di Comano, i posti di lavoro in banca non contano una cippa.
  • Già è inusuale che il governo cantonale prenda posizione su temi federali. Che lo faccia con quattro mesi d’anticipo è un fatto più unico che raro. Nemmeno sui Bilaterali e sul 9 febbraio il CdS ha fatto tanta cagnara. Inutile ricordare quali erano le “indicazioni” di voto del governicchio su quei temi e quale risultato, invece, è uscito dalle urne ticinesi. Sicché, fossimo nei panni del Gigio e di Canetta, dopo l’appello governativo ci toccheremmo…

Le pedine

E’ evidente che la casta sta mobilitando tutte le pedine nel tentativo di asfaltare l’iniziativa No Billag. Sembra quasi che si voglia ottenere una dichiarazione pubblica al giorno: i buoni (?), vecchi metodi dell’establishment che tenta di fare il lavaggio del cervello ai cittadini. Forse qualcuno ai vertici della CORSI non ha capito che il sistema non attacca più. E che anzi, rischia di ottenere l’effetto contrario da quello sperato.

Ovviamente, come tutte la campagne, anche quella contro la “criminale” iniziativa No Billag ha bisogna di testimonial, e al proposito la casta non ha che l’imbarazzo della scelta. Gli amici della RSI – amici assolutamente disinteressati, è chiaro – stanno già divulgando nomi e dichiarazioni.

Sicché è e sarà interessante vedere quanti, tra i politicanti che hanno sempre avuto posizioni estremamente critiche (per usare un eufemismo) nei confronti della RSI / SSR, si trasformeranno per magia – o per perentorio ordine di scuderia, o per ricattino, o per altri motivi…- in galoppini contro il No Billag. Si spera che questi signori, avendo scelto di prostituirsi (in senso politico, sia chiaro) abbiano almeno saputo fissare adeguatamente il prezzo.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

No Billag: la presa per i fondelli del “No critico”

Intanto alla Pravda di Comano l’agitazione cresce, e le truppe cammellate fanno rete

 

“Nel triste sito di Comano e Besso, l’agitazione è ormai ai massimi livelli…”. Così era solito esordire su queste colonne, tanti anni fa, il misterioso Cobra che redigeva le cronache dal Terrario (ovvero la Pravda di Comano). Malgrado gli sforzi inquisitori che avrebbero fatto impallidire Torquemada, i vertici del “Terrario” non sono mai riusciti a scoprire l’identità della misteriosa “gola profonda” (altro che gli infiltrati Argo…).

Il vecchio incipit può essere ora riproposto tale e quale. Nel “triste sito l’agitazione è ormai ai massimi livelli”. E lo è a causa della famigerata iniziativa No Billag: quella che punta ad abolire il canone obbligatorio, tra l’altro il più caro d’Europa, che finanzia l’anacronistico e lottizzato carrozzone denominato SSR, sui cui saremo chiamati a votare il prossimo 4 marzo.

La casta fa rete… in rete

Non “potendo” ufficialmente fare campagna in prima linea – in compenso, non perde occasione per trasmettere slogan pre-votazione sempre meno subliminali – l’emittente di regime manda avanti i soldatini. Che non sono solo i politicanti amici. Ossia quelli a cui la RSI fa campagna elettorale con i soldi degli utenti, invitandoli a pontificare davanti alle telecamere su ogni “flatulenza”,  un giorno sì e l’altro pure. Oggi questi politicanti sono sotto pressione: sanno che, se non svolgeranno a puntino il proprio compito nel reggere la coda alla TV statale, addio inviti quotidiani e addio alla smaniata “visibilità”.

Non solo politicanti, si diceva. Nascono infatti anche le paginuzze facebook dei sedicenti amici della RSI. Ovviamente a Comano non sono in alcun modo coinvolti, non ne sanno nulla, sono tutte trovate spontanee: come no… Gratta gratta, dietro a queste ed altre iniziative che certo non mancheranno da qui a marzo, non ci sono mai dei comuni cittadini. C’è la consueta casta del pensiero unico, legata a doppio filo con la “sua” emittente. La casta “fa rete”, come si sua dire oggi. Anche “in rete”.

Castello sulla sabbia

Quanto accade è segno che l’agitazione è davvero ai massimi livelli. Ciò che denota una lunga ed infiammabile coda di paglia. E lo crediamo bene, che alla TV di Stato abbiano la coda di paglia. Non solo, nella propria connaturata spocchia, lorsignori della SSR se ne sono impipati alla grande dell’asfaltatura rimediata nel giugno del 2015 dalla metà della popolazione svizzera e dalla maggioranza di quella ticinese, e adesso tentano di affossare il No Billag con il terrorismo mediatico, ma sanno benissimo che il loro castello è costruito sulla sabbia. Sulla sabbia di un sistema ingiusto ed anacronistico.

Sistema ingiusto

Il sistema è ingiusto perché l’attuale tassa obbligatoria pro SSR impone a tutti di comprare un servizio anche se non ne vogliono (o non ne possono) usufruire (o se non ne usufruiscono che in minima parte). Questa è una sfacciata violazione del principio di autodeterminazione.  Dove sono i politicanti  adusi a riempirsi la bocca con la libertà individuale? E quelli che invocano –  ma solo quando fa comodo a loro ed ai loro amichetti – il politikamente korrettissimo principio del “chi consuma paga”? Perché questo principio dovrebbe valere per tutte le prestazioni, comprese quelle di base al cittadino, e non per la radiotv che non è né una prestazione di base, e men che meno è indispensabile? Dove sono, dunque, questi signori? Facile: sono tutti lì a slinguazzare l’emittente di regime. E, per pararsi il fondoschiena, si inventano la barzelletta del “No critico” all’iniziativa No Billag: certo, la TV di Stato è sbilanciata a $inistra. Certo, occorre correggere l’andazzo. Certo, bisogna cambiare. Certo ma… – e qui arriva la consueta formuletta magica, ossia l’apoteosi della presa per i fondelli – “non così”! “Bisogna fare altro”! E quindi non si fa un tubo!

Signori, ma di quale “No critico” andate cianciando? Nella scheda di votazione non si può scrivere “No critico”. Il “No critico” altro non è che un Sì acritico all’attuale andazzo dell’emittente di regime. Un Sì acritico le dà carta bianca per andare avanti ad oltranza “come se niente fudesse”.  Il “No critico” è semplicemente l’alibi da tre e una cicca invocato da chi, a ragione, ha sempre contestato le derive della Pravda di Comano e Besso ma poi, quando si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! Abbiamo scherzato! L’è tüt a posct!

Sistema anacronistico

Anche fingendo di non vedere che il “servizio pubblico” della SSR è in realtà propaganda di regime (pro-UE, pro-multikulti, pro-frontiere spalancate, pro chi queste boiate le sostiene, e sempre contro gli odiati “populisti”, i quali sono di “destra” per definizione, perché secondo i kompagni dell’emittente di regime a $inistra non esistono i populismi: a $inistra sono “dalla parte giusta della storia”), il sistema della tassa pro-SSR è un relitto del passato ormai superato dagli eventi. Oggi il cittadino, se interessato all’offerta radioTV, non è più disposto a pagare il canone più caro d’Europa per farsi imporre un palinsesto preconfezionato. Il palinsesto se lo confeziona da solo andando a pescare nelle offerte personalizzate (i vari netflix, canali youtube, eccetera). Dove si paga (se si paga) per quello che si consuma. La battaglia per il canone è una battaglia di retroguardia a difesa di un concetto di televisione che non ha futuro. L’iniziativa No Billag chiede di abolire il canone obbligatorio, non di abolire la SSR. Se davvero l’offerta di quest’ultima  fosse splendida, apprezzatissima ed irrinunciabile, come tentano di far credere gli alti dirigenti dell’emittente pagati mezzo milione all’anno, gli utenti sarebbero disposti a pagare un canone anche senza essere obbligati. Ma è evidente che le cose non stanno così e che la SSR sta in piedi solo con la costrizione: tutti pagano per quello che solo pochi (sempre più pochi) apprezzano e consumano.

Lorenzo Quadri

 

Il facile trucchetto per infinocchiare i cittadini

Riduzione temporanea del canone radioTV per sabotare l’iniziativa No Billag

E’ chiaro che, senza l’iniziativa per l’abolizione del canone, mai e poi mai quest’ultimo sarebbe stato abbassato. Ma anche il Gigi di Viganello ha capito che la fregatura è dietro l’angolo. Se infatti l’iniziativa No Billag dovesse venire asfaltata dalle urne…

Quando si dice i casi della vita! Il Consiglio federale ha finalmente fissato la data per la votazione sull’iniziativa No Billag: si andrà alle urne il prossimo 4 marzo. In contemporanea, ha deciso di ridurre il canone radioTV da 451 a 365 Fr all’anno per il biennio 2019 – 2020. Che strana coincidenza eh?

Un paio di cosette appaiono evidenti anche al Gigi di Viganello.

  • Senza lo spauracchio dell’iniziativa No Billag, col fischio che il Consiglio federale avrebbe deciso di abbassare il canone! Ecco quindi che l’iniziativa No Billag ha già sortito il primo effetto positivo sulle tasche dei cittadini.
  • Malgrado i continui piagnistei dell’emittente di regime, ecco dunque la dimostrazione che abbassare il canone radioTV si può, senza con questo mettere in pericolo la coesione nazionale e nemmeno la democrazia, come invece blaterava qualche alto papavero dell’azienda in preda a deliri di onnipotenza.
  • E’ evidente che ridurre il canone da 451 Fr all’anno a 365 è meglio di un calcio nelle gengive, ma si può certamente fare meglio. In effetti, come ha spiegato il Consiglio federale, questa riduzione garantisce alla radioTV di Stato un contributo fisso di 1,2 miliardi di Fr all’anno. A questi bei soldoni vanno ovviamente aggiunti gli introiti pubblicitari. Nel 2015 il provento del canone era di 1,213 miliardi. Mancano quindi all’appello poco più di dieci milioni su 1,2 miliardi! Non stiamo certo parlando di una misura draconiana. Come dice la nota canzone: “si può fare di più”… E non solo si può, ma si deve.
  • Infatti, la SSR, a parità di canone per le economie domestiche, incassa sempre di più. Ciò a seguito dell’aumento della popolazione (per la SSR sì che “immigrazione uguale ricchezza”!), del nuovo sistema di calcolazione per le aziende, e del fatto che il canone è stato trasformato in un’imposta pro-SSR che tutti devono pagare (compresi quelli che non hanno né radio né TV).
  • Senza l’iniziativa No Billag, ovviamente il canone non sarebbe diminuito di un centesimo. Ciò significa che la SSR sarebbe andata avanti a gonfiarsi come una rana senza doversi porre alcun problema di uso parsimonioso delle risorse e monopolizzando sempre di più il panorama mediatico svizzero. Altro che la fregnaccia della “SSR indispensabile alla democrazia”. L’elefantesca SSR nuoce alla pluralità dell’informazione, e quindi semmai danneggia la democrazia.
  • Quanto sopra significa quindi che, adesso che il canone è stato abbassato, non serve più votare per l’iniziativa No Billag? Assolutamente no! Il tranello in cui il Consiglio federale ed in particolare la Doris uregiatta vogliono far cadere gli svizzerotti è evidente. Se infatti il cittadino si ritiene soddisfatto dal canone a 365 Fr e per questo rinuncia a sostenere l’iniziativa No Billag, col risultato di provocarne l’asfaltatura nelle urne, non solo perde l’occasione di pagare ancora meno, ma si spara nei gioielli di famiglia. Perché poi a fine 2020 il canone verrebbe fatto di nuovo risalire con qualche scusa. Passata la festa, gabbato lo santo!
  • Solo se l’iniziativa No Billag otterrà un buon sostegno popolare, si potrà essere sicuri che il canone verrà ridotto – magari anche in misura maggiore rispetto al taglietto indolore deciso dal Consiglio federale a titolo di prova – e che la riduzione durerà nel tempo.
  • Morale: il 4 marzo prossimo, tutti a votare Sì all’iniziativa “No Billag”!

Lorenzo Quadri