No all’onda verde e no agli ecobalzelli: abbiamo già dato!

Non c’è più alcun margine per accanirsi su automobilisti e proprietari di una casetta

Con l’evidente obiettivo di avvantaggiare gli spalancatori di frontiere ro$$overdi, la RSI (86% di giornalisti di $inistra e di centro$inistra) continua, con i soldi del canone più caro d’Europa, a fare propaganda al populismo climatico. Proprio l’emittente di regime, che ha sempre preteso di spacciarsi per un baluardo contro i populismi; tranne ovviamente quelli  della $inistra.

Malgrado questo, la cosiddetta onda verde nelle urne ticinesi non si è finora vista; e speriamo che continui così. Poiché – e quel che accade a livello federale lo dimostra – ogni aumento percentuale degli ecologisti, per modesto che sia, si traduce in una pletora di tasse, balzelli, obblighi e divieti per le categorie più bersagliate: automobilisti e proprietari di una casetta.

Il piano fantozziano

Degli automobilisti, e di quella “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) che è il nuovo piano per la promozione del trasporto pubblico – in realtà vessazione e criminalizzazione di quanti hanno  bisogno dell’automobile per lavorare – abbiamo già scritto. Benzina più cara, meno parcheggi e più costosi, limiti di velocità più severi: ecco il bel regalo che vorrebbe rifilarci la nuova direttrice del DATEC, ovvero la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga.

Proprietari di una casetta

Ma anche l’altra citata e tartassatissima categoria, quella dei proprietari di una casetta, rischia grosso. E visto l’andazzo al Dipartimento ex Doris, oggi Dipartimento Simonetta, rischierà sempre più grosso.

Con il famigerato Trattato di Parigi la Svizzera si è impegnata a ridurre entro il 2030 le proprie emissioni annue di CO2 alla metà del livello del 1990. Quindi da 53.59 milioni di tonnellate a 26.8. Lo strumento principale per raggiungere l’obiettivo è la tassa sul CO2 introdotta nel 2008, che può essere fatta lievitare fino ad un massimo di 210 Fr  per tonnellata di gas. Tradotto in soldoni, questo significa un’eco-tassa di  52.5 centesimi al litro di olio combustibile. Oltre il doppio del balzello attuale, che è di 25 centesimi al litro. Se una famiglia consuma in un anno 5000 litri di nafta, il maggior costo equivale dunque a 1375 Fr; e scusate se sono pochi.

Senza dimenticare che esiste la  possibilità di vietare del tutto i riscaldamenti a nafta.

E’ dunque evidente che, in queste condizioni, di spazi per nuove tasse, balzelli e divieti non ce ne sono proprio.

La cappellata del 2011

Nel 2011, a seguito della drammatica vicenda della centrale atomica di Fukushima (nel frattempo riattivata), si assistette ad una prima “onda verde” nella politica federale. Cavalcando il populismo ambientalista (si era in prossimità delle elezioni federali) i politicanti della partitocrazia decisero l’uscita della Svizzera dall’energia nucleare. Peccato che quasi il 40% dell’energia prodotta nel nostro Paese provenga proprio dalle centrali atomiche.

Visto che :

  • difficilmente torneremo ad illuminare con le candele,
  • il consumo energetico complessivo cresce (anche a seguito dell’immigrazione incontrollata),
  • le fonti di energia pulita “indigena” possono, per quanto dopate da sussidi, compensare solo una piccola parte della produzione che verrà amancare causa dismissione delle centrali nucleari,

come si fa a compensare l’elettricità mancante?

Elementare, Watson: importando energia dall’estero. Magari prodotta con il carbone. Oltre all’incoerenza manifesta, questo significa, è ovvio, rendersi sempre più dipendenti dall’estero. E quindi sempre più ricattabili. Infatti, ma guarda un po’,  i balivi della fallita UE  hanno cominciato a ricattare gli svizzerotti anche sull’elettricità (e intanto noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$, gli regaliamo 1.3 miliardi); questo  per costringerci a firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale, gettando così nel water la nostra indipendenza ed autonomia. Ringraziamo il populismo ambientalista.

Auto elettriche

Per finire, una banale considerazione sulla politikamente korrettissima mobilità elettrica, un carro su cui tanti furbetti stanno salendo con l’intento di ciucciare sussidi statali a go-go.

I veicoli elettrici saranno anche ad emissione zero…  in loco. Ma l’elettricità che serve per alimentarli certamente non è ad emissione zero. Quindi, semplicemente, i veicoli elettrici generano inquinamento altrove. E anche la loro fabbricazione, in particolare quella delle batterie, così come pure lo smaltimento, ha un impatto ambientale assai pesante. Oltre a generare grandi quantitativi di vituperato CO2.

No ai tranelli

Sicché, continuare ad evitare i tranelli del populismo climatico è cosa buona, giusta e necessaria. Alla faccia della propaganda della casta, che invece lo promuove per il proprio tornaconto.

Ed inoltre, è evidente che non sta né in cielo né in terra perseguitare i cittadini (svizzeri  in generale, ma ticinesi in particolare) con ecobalzelli del piffero, quando ogni giorno in questo sfigatissimo Cantone entrano  65mila frontalieri, e svariate migliaia di padroncini, uno per macchina.

Prima facciamo saltare la devastante – devastante anche sotto il profilo ambientale! – libera circolazione, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$. Poi ne riparliamo.

Lorenzo Quadri