Il patto ONU trasformerà l’immigrazione in un diritto

Ed in più vuole criminalizzare chi si oppone alla politica delle frontiere spalancate

Il patto ONU per la migrazione, spacciato per “innocuo”, evidentemente non lo è affatto. Esso mira ad introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale. Quindi a trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto. Di più: in un diritto umano. Invece, l’aspirazione a non essere invasi da migranti economici non integrabili, è becero populismo. L’ennesimo pacchiano sfoggio di pensiero unico spalancatore di frontiere che tanto piace alle élite internazionaliste ed alle multinazionali che si riempiono le tasche.

Non solo. Il lavaggio del cervello a sostegno dell’immigrazione scriteriata, come abbiamo imparato, va di pari passo con la denigrazione e la delegittimazione di chi vi  si oppone. Ed infatti il patto ONU prevede anche di criminalizzare la critica alle frontiere spalancate, trasformandola in un reato. Come ha osservato un eurodeputato, il patto prevede di far dilagare a macchia d’olio in concetto di “hate speech”, ovvero di incitazione all’odio. Secondo il patto ONU, chi si oppone all’immigrazione clandestina si renderà colpevole di incitazione all’odio. Il sogno dei $inistrati dalla morale a senso unico. Quelli che si sono inventati il reato penale di discriminazione razziale per poterlo poi estendere abusivamentea posizioni politiche che con la discriminazione razziale non c’entrano un tubo. Questo per i soliti fini di censura politica e di criminalizzazione ai danni di chi si oppone all’immigrazione incontrollata, voluta dalla casta e dai suoi utili idioti.

“Non vincolante”?

E’ poi evidente che la storiella del patto legalmente “non vincolante” fa ridere i polli. Non se la beve nessuno. Il patto sarà anche forse (per il momento) legalmente non vincolante. Ma politicamente lo è eccome: sta scritto nero su bianco. Inoltre: qualcuno ha già visto gli svizzerotti firmare un accordo e poi non rispettarlo pedissequamente anche contro i propri interessi? Il patto, se sottoscritto, diventerà ben presto vincolante; almeno per noi. Perché burocrati, politicanti federali, e soprattutto i legulei del Tribunale federale, lo renderanno tale.

Purtroppo, da una settimana…

E’ chiaro che, dopo il voto di domenica sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”, gli spalancatori di frontiere si sentiranno legittimati a firmare compulsivamente  ciofeche come il patto ONU sulla migrazione. “Cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che prevedono frontiere spalancate e museruola penale a chi le critica. Del resto i $inistrati, il giorno stesso della trombatura dell’iniziativa Per l’autodeterminazione, sono corsi a blaterare che bisogna assolutamente (?) firmare il patto. Segno che esso è impegnativo e deleterio, contrariamente alle balle di fra’ Luca che qualcuno pretende che ci beviamo.

Sempre più paesi rifiutano di aderire al Patto, perché – al contrario degli svizzerotti – alla loro sovranità ci tengono.

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, inizialmente voleva recarsi a Marrakech a firmare l’ennesimo accordo del menga con al seguito tutta la corte dei miracoli di burocrati euroturbo. Poi ha optato per una retromarcia tattica (che è l’equivalente alla rinuncia al passaporto italiano dieci minuti prima dell’elezione in Consiglio federale). Dopo il voto di domenica, si sentirà legittimato a firmare, visto che quasi il 70% dei cittadini elvetici ha votato a favore degli accordi internazionali e contro la nostra sovranità.

Feudo islamista

All’ONU e nei suoi gremi dei piffero, è il caso di ricordarlo, a menare il torrone sono i paesi islamisti. Questo gremio, in cui mai saremmo dovuti entrare, ha sempre meno a che vedere con i nostri valori ed i nostri principi. Altro che firmare nuovi patti. Uscire dall’ONU! Del resto, perfino l’ex procuratrice capo del tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia Carla del Ponte – quindi non una becera leghista populista e razzista – ha dichiarato che l’ONU è un bidone!

Lorenzo Quadri

Non rendiamo l’immigrazione clandestina un diritto umano!

Patto ONU: rimandare la firma non basta! Bisogna cancellarla definitivamente!

 

“Forse che sì, forse che no” era il motto medievale della potente famiglia Gonzaga di Mantova.

Visto che il ministro degli esteri PLR Ignazio KrankenCassis dei Gonzaga è connazionale, non stupisce che il loro motto sia stato rapidamente adottato.

Il consiglio federale ha infatti annunciato che l’11 dicembre non firmerà il patto ONU sulla migrazione; prima vuole attendere che si pronunci il parlamento. Ohibò. Certamente meglio che un calcio nelle gengive. Ma quanto deciso dal  CF costituisce il “minimo sindacale” in considerazione del crescente numero di Paesi che si sono chiamati fuori, nonché delle critiche levatesi anche in Svizzera contro il Patto.

C’è inoltre il vago sospetto che si tratti di tatticismi da tre ed una cicca a pochi giorni di distanza dalla votazione sull’iniziativa “Per l’autodeterminazione”…

L’eliminazione dei cittadini

Il patto delle Nazioni unite è l’ennesimo accordo internazionale mirato a spalancare le frontiere all’immigrazione clandestina. Un paese che non controlla i propri confini è un paese morto. Ed è proprio questo che vogliono le élite mondialiste ed i loro soldatini in politica (leggi: triciclo PLR-PPD-P$$).

E poiché i cittadini, ed in particolare quelli svizzeri, non ci stanno a “far entrare tutti”, allora bisogna eliminare i cittadini dalla scena politica. Ed è proprio a questo che servono simili accordi internazionali del piffero: a rottamare i diritti popolari e  la democrazia diretta. Ecco perché la casta ne vuole sempre di più!

Altro che “diritto umano”!

Il concetto che sta dietro al patto ONU, come c’era da aspettarsi, è sempre la stessa fregnaccia: “immigrazione uguale a ricchezza”!

Oltretutto, come ha rilevato nel suo intervento “sul tema” davanti al parlamento tedesco il deputato dell’AfD Alexander Gauland, ancora una volta con il patto si mischia – di proposito! –  immigrazione clandestina con asilo. E’ fin troppo chiaro dove si vuole andare a parare. Con la tattica del salame (una fetta alla volta) si vuole trasformare l’immigrazione clandestina prima in un diritto, e poi addirittura in un diritto umano.Col risultato che gli Stati di destinazione dei migranti economici sarebbero costretti a tenerseli tutti; e pure a mantenerli. Perché, appunto, l’immigrazione nello Stato sociale sarà diventata un diritto umano.

Evidentemente dobbiamo opporci a questo andazzo. Che però sta prendendo piede. Grazie anche alla stampa di regime.  La quale, ad esempio, già scrive di “migrazione globale” invece che di “migrazione clandestina”. Il tentativo dilavaggio del cervelloall’opinione pubblica è evidente.

Chi si sveglia…

Tuttavia, sempre più Paesi si stanno accorgendo di cosa bolle nell’immondo calderone del patto ONU. Ed infatti dopo USA, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria ed Austria, anche la Bulgaria e l’Australia hanno deciso di chiamarsi fuori. Non firmeranno. Perché hanno capito che il trattato sulla migrazione – come tutti gli accordi internazionali – serve a sabotare la sovranitàdei paesi firmatari. La storiella della “soft law”, quindi dell’accordo non vincolante, gli scienziati del Consiglio federale vanno per favore a raccontarla a qualcun altro. Perché non se la beve più nemmeno il Gigi di Viganello.

E’ evidente che il Tribunale federale, in caso di sottoscrizione del patto ONU, inizierebbe quanto prima ad applicarlo, e con la massima goduria. La motivazione? Si tratta di diritto internazionale. Che, secondo i legulei del Tribunale federale, viene prima della Costituzione. Infatti questi soldatini della partitocrazia (a cui devono la sicura ed ottimamente remunerata cadrega) considerano la Carta fondamentale dello Stato alla stregua della carta straccia.

Ed è anche per non vederci imporre un domani (nemmeno troppo lontano) la libera circolazione delle persone a livello mondiale a suon di trattati internazionali che dobbiamo votare Sì all’iniziativa per l’autodeterminazione. Per farlo c’è ancora qualche ora di tempo. Sicché, se qualcuno avesse ancora in casa la scheda di votazione, che si affretti!

Svizzera fuori dall’ONU!

Di conseguenza, il patto ONU non va firmato. E qui torniamo all’inizio. “Forse che sì, forse che no” è la posizione delle commissioni parlamentari preposte all’esame del trattato. C’è chi dice al Consiglio federale di firmare e chi no. E’ davvero scandaloso che nell’Assemblea federale non si trovi una maggioranza chiara che dica al governicchio federale che questo patto non si firma! Visto che il CF stesso tenta di turlupinare l’opinione pubblica dicendo che non si sottoscriverebbe alcun nuovo obbligo, quindi firmare o no non cambia nulla, nel dubbio (che dubbio poi non è) NON si firma. Né questo, né nessun altro patto delle Nazioni unite.

Perché dall’ONU e dai suoi organi in balia di islamisti e spalancatori di frontiere la Svizzera deve chiamarsi fuori. Prima usciamo dal Consiglio per i diritti umani delle nazioni unite, che continua a prendere decisioni a sostegno degli islamisti. Poi usciamo dall’ONU in quanto tale.

Altro che firmare sempre nuovi patti! Ognuno di essi rappresenta un pezzo della nostra sovranità e della nostra democrazia diretta che se ne va a ramengo. Se non ci svegliamo, presto ci ritroveremo con niente!

Lorenzo Quadri

Patto ONU sulla migrazione La lucidità è durata poco

La Commissione di politica estera dice che “bisogna” sottoscrivere l’ennesima ciofeca

Come c’era da aspettarsi, lo sprazzo di lucidità della partitocrazia a proposito del patto ONU sulla migrazione non è durato a lungo!

Il venerdì della scorsa settimana, la commissione delle istituzioni politiche del consiglio nazionale, dove siede anche la leghista Roberta “Pardopanty” Pantani, ha detto njet alla firma dell’ennesimo accordo internazionale del piffero. La sottoscrizione dovrebbe tenersi l’11 dicembre a Marrakech.

Il Consiglio federale, che non appena sente le parole “accordo internazionale” corre ad abbassarsi le braghe fin sotto i talloni con riflessi degni dei famosi cani di Pavlov, aveva tentato, per l’ennesima volta, di prendere la gente per i fondelli. La tesi usata questa volta è che si tratterebbe di “un accordo non vincolante”, che non intaccherebbe in nulla la nostra sovranità, e avanti con le favolette.

Non ci crede più nessuno

A simili fregnacce non crede più nemmeno il Gigi Piantoni. Di accordi internazionali non vincolanti non ne esistono. Prima o poi tutti lo diventano. E non solo diventano vincolanti ma poi – vedi il bidone-Schengen – si evolvono. Ovvero, si gonfiano come rane. Andando a coprire sempre nuovi settori. Così accade che, tanto per citare un esempio noto a tutti, con la scusa che si tratta di un “acquis” di Schengen, il triciclo PLR-PPD-P$$ pretende di disarmare i cittadini onesti. Il referendum contro questa ennesima boiata della casta è in corso: firmate tutti!

La conseguenza…

Con il patto ONU sulla migrazione è evidente che accadrà la stessa cosa. E se gli spalancatori di frontiere hanno una voglia matta di firmare, è perché la conseguenza sarà (prima o poi, più prima che poi) l’obbligo, per gli svizzerotti, di accogliere sempre più finti rifugiati. Così il business ro$$o dell’asilo si gonfia, ed i compagni di merende della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga sono felici e beati!

Se firmare o non firmare fosse la stessa cosa, perché i burocrati del Consiglio federale vogliono sottoscrivere? Potrebbero benissimo NON farlo e non cambierebbe nulla. Ma evidentemente le cose non stanno così. Ed infatti, ma guarda un po’, l’Austria ha deciso di non firmare il patto-ciofeca dell’ONU. Il motivo?  Vienna “difende la propria sovranità”. Kompagna Simonetta e doppiopassaporto KrankenCassis asfaltati! La stessa decisione dell’Austria l’hanno presa, ma guarda un po’, la Croazia, l’Ungheria, gli USA. Altri probabilmente seguiranno.

La sorpresa

Come detto, il venerdì della scorsa settimana la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale con comoda maggioranza (15 a 9: chi saranno i 9?) ci aveva sorpresi in positivo, decidendo di raccomandare al CF di nonsottoscrivere il patto ONU. Con un imbarazzante retrofront, il ministro degli esteri PLR si è affrettato a dichiarare che “se non si firma subito non è un problema”. Come già scritto la scorsa domenica, il buon Cassis non ha forse capito che non si tratta di tirarla in lungo. Si tratta di NON firmare. La Svizzera non deve sottoscrivereil patto ONU sulla migrazione. Né tra un mese, né tra un anno, né mai.

Vita breve

Ma, come c’era da temere, l’invero sorprendente sprazzo di lucidità bernese ha avuto vita breve. Di fatto, solo un fine settimana. Ben presto sono ripiombate le tenebre. Lunedì ci hanno pensato i soldatini della casta incadregati nella Commissione di politica estera del Consiglio nazionale a riconfermare il calabraghismo. Questa Commissione ha infatti deciso, per 14 voti contro 10 ed un’astensione, che il patto ONU sulla migrazione va invece firmato. Giù le braghe! Questa è la partitocrazia che conosciamo fin troppo bene!

Commissioni da rottamare

Certo che queste commissioni di politica estera delle Camere federali sono una vera catastrofe: quella degli Stati decide, con il voto determinante del presidente, EuroSenatore Pippo Lombardi (PPD), che bisogna regalare 1.3 miliardi alla fallita UE. Senza alcun obbligo né contropartita. Ma unicamente “per oliare”. Ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara, spiattellando pubblicamente l’inciucio PLR-PPD corre sollecito in soccorso dell’EuroSenatore; e dichiara, dalle colonne del CdT, che gli svizzerotti devono calare le braghe davanti all’UE, sempre e comunque: chi osa sostenere il contrario è un povero pirla. E questo sarebbe il partito che in aprile brama di raddoppiarsi le cadreghe nel governicchio cantonale? Ossignùr!

A breve distanza dalla scellerata decisione della Commissione di politica estera degli Stati a favore della marchetta all’UE, arriva quella del Nazionale che, tranquilla come un tre lire, vota a favore della firma del patto ONU sulla migrazione. Il che equivale a rottamare un altro pezzo della nostra sovranità.

Visto che le elezioni federali si avvicinano, è decisamente ora di fare pulizia in queste commissioni bernesi. Azzerare!

Lorenzo Quadri

 

Decisioni pro-burqa? Svizzera fuori dall’ONU, che è ora!

I tamberla vengono a raccontarci che il velo integrale sarebbe un “diritto umano”!

 

L’ONU, che faremmo meglio a chiamare bidONU, continua a sorprendere, naturalmente in male.

Nei giorni scorsi il Comitato per i diritti umani dell’ONU, ennesimo inutile gremio di questo inutile organismo, è riuscito – per fortuna non all’unanimità – ad uscirsene con la seguente fantascientifica decisione: il divieto di burqa francese (su cui è stato modellato quello ticinese) costituirebbe una violazione dei diritti umani. E’ il colmo!

Una cosa va detta subito: la decisione del Comitato per i diritti umani dell’ONU conta meno di zero.Infatti il Comitato in questione non è un tribunale. Di conseguenza, non può emettere uno straccio di sentenza o di decisione vincolante. Al massimo delle raccomandazioni. Per contro, la Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) è un tribunale. E di certo non si tratta di un covo di beceri leghisti, populisti e razzisti. Ebbene la CEDU, contrariamente al Comitato ONU, ha stabilito che il divieto di burqa è perfettamente compatibile con i diritti umani.

Quindi,  nel caso qualcuno avesse dei dubbi, il divieto di dissimulazione del viso votato dal popolo ticinese, e che prossimamente sarà oggetto anche di una votazione a livello federale, è in una botte di ferro.

Organismi farlocchi

La decisione dell’inutile comitato dell’ONU dà per contro la misura, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di come questa organizzazione sia faziosa, farlocca e completamente in balia di paesi islamisti e dittaturette assortite. Rappresentanti di Stati dove i diritti umani sono un oggetto del tutto sconosciuto pretendono di venire a calare lezioni alle democrazie occidentali, tra cui la Svizzera. Sostenere poi che obbligare le donne ad andare in giro con lo straccio dei piatti in faccia sarebbe un “diritto umano”, vuol dire essere privi di ogni

senso della decenza oltre che del ridicolo.

E noi dovremmo star qui a prendere lezioni – e magari rimproveri! – da simili comitati del piffero? Come quando il Venezuela (una dittatura!) si è messo a starnazzare contro la Svizzera pretendendo che censurasse la stampa di “destra” in quanto “xenofoba”…

La pagliacciata pro-burqa non è la prima cappellata dell’ONU e di certo non sarà l’ultima (anzi). Essa conferma che la Svizzera deve cominciare ad uscire da qualcuno di questi gremi internazionali farlocchi e faziosi. Gli Stati Uniti, come noto, sono usciti dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU (UNHRC). Cosa aspettiamo a fare la stessa cosa? Anzi, usciamo direttamente dall’ONU che è meglio!

Lorenzo Quadri

Fregnacce contro la Svizzera: il pavido silenzio bernese

Il Ministro degli esteri, invece di fare il suo lavoro, fa campagna contro No Billag

 

Le recenti fregnacce dell’ONU – o di taluni suoi membri che farebbero molto meglio a guardare in casa propria – sulla Svizzera razzista non possono passare sotto silenzio. Perché noi, da bravi tamberla, paghiamo fior di contributi alle Nazioni Unite. Per poi sentirci rivolgere accuse che non stanno né in cielo né in terra? Chiudere i rubinetti è il minimo che si possa fare.

Ricordiamo che la Svizzera ha aderito all’ONU solo nel recente passato, e meglio nel 2002, dopo una votazione popolare risicata e – va da sé – preceduta dalla consueta propaganda di regime pro-frontiere spalancate. Come siamo entrati nell’inutile club, così possiamo (e dobbiamo) uscirne.

La casta va in brodo di giuggiole

Nelle scorse settimano abbiamo quindi sentito il Venezuela, una dittatura comunista a rischio di default, starnazzare perché in Svizzera ci sarebbe della stampa “di destra” (clamorosamente minoritaria, tra l’altro, poiché la maggioranza degli organi d’informazione è la grancassa al pensiero unico internazionalista e multikulti).

Proprio il Venezuela, che di recente ha introdotto la censura di regime contro chi critica il governo Maduro, con pene fino a 20 anni di carcere, si permette di venire a sindacare in Svizzera. Questa dittatura rossa da operetta, che i diritti umani nemmeno sa dove stiano di casa – interessante al proposito la testimonianza del giornalista ticinese Filippo Rossi, recentemente incarcerato a Tocoron –  non contenta di aver introdotto la censura in casa propria, pretende di introdurla in casa nostra. E’ il colmo.

Naturalmente la casta spalancatrice di frontiere, lungi dal risentirsene, va invece in brodo di giuggiole. A partire dall’emittente di regime foraggiata con il canone più caro d’Europa, che ha enfatizzato la grottesca posizione venezuelana con la massima goduria. In sprezzo del ridicolo, va da sé, e prendendo la gente per scema. Perché qui siamo davanti ad una dittatura che si permette di andare in giro a calare lezioni a democrazie plurisecolari. Ma chissenefrega di questi dettagli. L’importante, per la Pravda di Comano, è starnazzare ad oltranza il suo ritornello preferito: “in Svizzera c’è un problema di razzismo! Gli svizzeri sono razzisti! Tutta colpa degli spregevoli populisti! Dobbiamo aprirci! Devono entrare tutti!”.

Se questo non è lavaggio del cervello…

Il paese con più stranieri

Lo ripetiamo per l’ennesima volta. La Svizzera è il paese al mondo con più stranieri. Il 40% della popolazione residente, o è straniera o ha un passato migratorio: ovvero è naturalizzata. In Ticino le due categorie (stranieri e naturalizzati) sono in maggioranza. Cifre del genere non esistono da nessun’altra parte del globo. Siamo così fessi da far entrare tutti. E di farli pure restare. Anche quando avremmo invece il diritto, anzi il dovere, di sbatterli fuori. Vedi il caso del 27enne picchiatore tedesco senza lavoro, che i legulei del Canton Zurigo hanno autorizzato a rimanere in Svizzera con il pretesto farlocco della libera circolazione. Venendo pure bacchettati da una professoressa universitaria di diritto europeo.

E poi dobbiamo accettare patenti di xenofobia e di razzismo da parte di paesi che i migranti li accettano col contagocce?

Anche alla nostra pazienza, e alla nostra dabbenaggine, ci deve pure essere un limite da qualche parte!

Il sogno proibito

Del resto, se le scempiaggini del Venezuela contro la stampa di destra in Svizzera vengono pubblicizzate ad oltranza (con l’obiettivo di legittimarle) c’è un motivo. Introdurre la censura di regime con la scusa del razzismo è infatti il sogno della casta politikamente corretta e spalancatrice di frontiere. La quale, dopo aver passato anni a denigrare come spregevoli razzisti quelli che osano non allinearsi al suo pensiero unico, si sente ora pronta per il salto di qualità:  mettere direttamente fuori legge le posizioni sgradite. E ogni sostegno in questa direzione è benvenuto. Anche quello di una dittatura comunista in bancarotta. Mica si può guardare tanto per il sottile…

Silenzio assordante

Ora, evidentemente, il Venezuela può raccontare tutte le fregnacce che vuole. Sta alla Svizzera non farsele andar bene. E rispedirle subito al mittente, magari con il giusto corredo di “Vaffa”. Invece il neoministro degli Esteri Ignazio KrankenCassis nelle sue prime uscite pubbliche  – che dal punto di vista della tempistica  sarebbero cadute proprio a fagiolo – di cosa ha parlato? Ha ribadito la via bilaterale con l’UE, naturalmente con tutte le calate di braghe annesse e connesse (il famoso tasto “reset” è già stato dimenticato: serviva solo ad abbindolare i boccaloni). Poi si è premurato di fare campagna elettorale contro l’iniziativa No Billag, raccontando la solita trita panzana della “coesione nazionale in pericolo” a cui non crede più nemmeno il Gigi di Viganello, visto che la coesione nazionale non se l’è certo inventata la SSR. Peccato però che la campagna No Billag non c’entri un tubo con la politica estera. Ma si vede che reggere la coda agli amichetti dell’emittente di regime è prioritario rispetto all’esercizio del proprio mandato. Sulle fregnacce dell’ONU, ed in particolare del Venezuela, contro la Svizzera, invece, il buon KrankenCassis non ha fatto un cip. E sì che esprimersi su questi temi è compito specifico di un capo del DFAE. E le occasioni per farlo non sarebbero certo mancate. Se il buon giorno si vede dal mattino, possiamo stare certi che la politica estera della Confederella continuerà ad essere quella della genuflessione ad oltranza.

Lorenzo Quadri

Svizzera fuori subito dall’ONU e dal Consiglio d’Europa!

Questi inutili gremi continuano con le loro farneticanti accuse di razzismo

 

Diciamolo chiaramente e per l’ennesima volta: ne abbiano pieni i santissimi! Ne abbiamo pieni i santissimi di organizzazioni internazionali che valgono meno del due di briscola, inchinate a 90° davanti a tutti i regimi autoritari, che però si permettono di fare le pulci alla Svizzera raccontando infami fregnacce su razzismo, xenofobia e intolleranza.

Intolleranza? Certo, ma nei confronti di questi inutili organismi intrisi di arroganza, di morale a senso unico e di ideologia spalancatrice di frontiere. Piani occupazionali pagati a peso d’oro per i soldatini della “casta”, forti con i deboli e ma debolissimi con i forti! Organismi dai quali la Svizzera deve uscire!

Il tamberla europeo

Nelle scorse settimane  abbiamo sentito il tamberla di turno del Consiglio d’Europa pretendere che la Svizzera (che fa entrare tutti i finti rifugiati con lo smartphone; che in otto anni ha visto aumentare il numero degli eritrei in assistenza del 2282%; eccetera eccetera) conceda ancora più diritti ai migranti. Il tamberla si è pure messo a blaterare di iniziative popolari elvetiche che metterebbero a rischio (?) i diritti umani. Uella funzionarietto da strapazzo, guarda che la Svizzera non ha nessuna lezione da prendere in materia di diritti umani. Men che meno da inutili mangiatoie internazionali come il Consiglio d’Europa. Semmai ne ha da dare!

L’ONU blatera

Giovedì invece è stato il turno dell’ONU di fare il proprio verso, o magari sarebbe meglio dire il proprio raglio. E naturalmente si va a parare sempre sulle solite scempiaggini. “In Svizzera, razzismo, xenofobia ed intolleranza preoccupano!” blaterano con la massima libidine i grandi statisti. Ma andate a scopare il mare! A noi venite a raccontare  queste storielle?

Forse è il caso di ricordare a questi squallidi sputasentenze, che si autoerotizzano cerebralmente riempiendosi la bocca con il termine “razzismo”, che in Svizzera abbiamo il 25% di popolazione straniera ovvero il tasso più alto d’Europa ad eccezione forse del Lussemburgo, più un milione di doppi passaporti, più immigrazione incontrollata (saldo migratorio solo dall’UE in media 60-80mila persone all’anno), più caos asilo (finti rifugiati con lo smartphone che non scappano da nessuna guerra), più delinquenza d’importazione a go-go, più spesa sociale fuori controllo a seguito del “devono entrare tutti”!

In Ticino ci ritroviamo invece con addirittura un terzo della popolazione straniera; se si aggiunge chi ha “un passato migratorio” quindi i naturalizzati, superiamo il 50%. Sicché i ticinesi sono in minoranza in casa propria!  E a queste cifre vanno ancora aggiunti 65’500 frontalieri e migliaia di padroncini. Altro che chiusura! Il problema semmai è chi ci siamo aperti troppo!

Intanto la Commissione federale contro il razzismo, ennesimo inutile gremio bernese da chiudere quanto prima, si fa le pippe mentali a sapere se un annuncio di lavoro pubblicato da un’azienda d’oltralpe che cerca addetti allo sgombero della neve con passaporto svizzero sia razzista (uhhh, che pagüüüüraaa!) ma naturalmente non fa un cip sulla pletora di annunci di lavoro riservati ai soli frontalieri, pubblicati senza vergogna su siti ticinesi!

Venezuela?

E questi tapini dell’ONU vengono a starnazzare sul razzismo in Svizzera? Mentre in Giappone (tanto per fare un esempio) in 6 mesi hanno accettato 3 asilanti su 8600 domande, ed hanno meno del 2% di popolazione straniera?

E noi dovremmo sorbirci perfino le reprimende del Venezuela (sic!) che si premette di auspicare l’introduzione in Svizzera della censura di regime contro i media rei di non predicare  l’immigrazione indiscriminata ed il multikulti? Proprio il Venezuela, una dittatura comunista a rischio di default che i diritti umani nemmeno sa dove stanno di casa, si lamenta perché in Svizzera ci sono dei giornali di destra (due gatti, visto che la stampa di regime è di tutt’altro orientamento)? Il Venezuela, dove tra l’altro è stato arrestato il giornalista Filippo Rossi il quale ha pure descritto lo stato delle carceri locali, che non sono proprio come l’Hotel Stampa, crede di poter dare lezioni a noi? Qui siamo a livelli di manicomio.

E dovremmo pure – ulteriore barzelletta – sentire gli USA che chiedono alla Svizzera “maggiori sforzi contro la discriminazione dei migranti”? Proprio gli USA dove il buon Trump giustamente costruisce i muri per non fare entrare i migranti (esempio che dovremmo seguire con urgenza) ed emette i bandi anti-islamici?
Va da sé che i calabraghe del Consiglio federale correranno a scusarsi, a giustificarsi e ad inginocchiarsi. Anche davanti alle fregnacce raccontate da una dittatura comunista. Perché al peggio non c’è davvero mai limite.

Fuori subito!

Qui qualcuno ha proprio perso la bussola. Non siamo disposti ad accettare accuse di razzismo da paesi che hanno un decimo (a voler esagerare) degli stranieri e dell’immigrazione con cui dobbiamo fare i conti noi. Non siamo disposti a tollerare che ipocrite ed inutili organizzazioni internazionali pretendano di censurare i nostri diritti popolari e la nostra libertà di stampa, naturalmente in funzione del “devono entrare tutti” e del multikulti. Qual è, poi, l’obiettivo di queste organizzazioni? Rifilare alla Svizzera, minacciandola con l’etichetta di razzista, sempre più foffa straniera?

Svizzera FUORI SUBITO dall’ONU e FUORI SUBITO anche dal Consiglio d’Europa! Quanto alla Commissione federale contro il razzismo, va chiusa: così, oltre a sentire meno idiozie, risparmiamo anche un bel po’ di soldini! E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno?

Lorenzo Quadri

Uhhh, che pagüüüraaa! L’ONU se la prende con la Svizzera

I funzionarietti del BidONU contro la nuova prassi in materia di finti rifugiati eritrei

 

Uhhh, che pagüüüüraaaa! I burattini dell’ONU tornano a criticare  la Svizzera in materia di politica d’asilo. Chiaro: è molto più facile puntare il dito contro gli svizzerotti – che naturalmente correranno ad auto fustigarsi – piuttosto che contro altre nazioni. Dove magari non si accetta così facilmente che i primi funzionarietti venuti si mettano a sparare sentenze a vanvera.

Lo scandalo è un altro

Oggetto della reprimenda dell’ ONU – roba da far tremar le vene ai polsi! – la nuova prassi adottata dalla Svizzera  nel giugno del 2016 in materia di finti rifugiati eritrei. Prassi secondo la quale non basta più aver lasciato illegalmente l’Eritrea per ottenere lo status di rifugiato.

Ohibò, per non saper né leggere né scrivere, lo scandalo non è certo la nuova prassi; lo  scandalo è semmai che si sia dovuto aspettare al giugno del 2016 per decidere che non sta né in cielo né in terra considerare come “profugo” un eritreo per il solo fatto che ha lasciato il proprio paese illegalmente!

Tanto più che poi, come abbiamo visto, questi “rifugiati” eritrei in casa loro sono così perseguitati che ci tornano per trascorrervi le vacanze; perché “lì è più bello”.

Reali dimensioni

Il colmo è che sulle reali dimensioni di questo scandaloso fenomeno – già di per sé sufficiente per disporre un ritiro in grande stile di permessi per richiedenti l’asilo – ben poco si sa. Infatti, solo i finti rifugiati che sono polli al punto da imbarcarsi da Zurigo e andare direttamente in Eritrea in vacanza vengono beccati. Ma, per sfuggire ai controlli, basta prendere il treno e recarsi al più vicino aeroporto estero, e gli svizzerotti fessi non si accorgono di niente!

E intanto che il Dipartimento Sommaruga continuava a considerare come dei profughi tutti gli eritrei che hanno lasciato illegalmente il paese, e solo nell’estate dello scorso anno si decideva a scendere un attimino dal pero, il numero degli eritrei in assistenza in Svizzera nel giro di otto anni, dal 2006 al 2014, è cresciuto del 2272%! Di fatto questi finti rifugiati sono tutti in assistenza!

Troppo attrattivi

Intanto quella eritrea continua ad essere la nazionalità più rappresentata tra i migranti economici in arrivo nel nostro paese. Nel 2015 oltre 10mila domande d’asilo sono state presentate da eritrei. Perché costoro giungono in massa in Svizzera? Il consigliere del presidente eritreo in visita a Berna lo ha detto senza tanti giri di parole: “avete così tante domande d’asilo da parte di miei connazionali, che non sono perseguitati in patria, perché siete troppo attrattivi”.

La Lega aveva ragione

Che il relatore dell’ONU, tale François Crépau,  si permetta dunque di criticare la Svizzera perché rimpatria i finti rifugiati eritrei, è il colmo.  Secondo costui “non vi è nessuna prova che una volta rimpatriati gli eritrei non rischino pene e sanzioni”.  Certo, come no: tornano nel loro paese a trascorrere le vacanze però se vengono rimpatriati rischierebbero pene e sanzioni?

Il Consiglio federale, nell’ennesimo raptus di buonismo-coglionismo, ha ribadito che non si espellono nemmeno i terroristi islamici,  se nel loro paese rischiano la vita. E adesso il funzionarietto ONU di turno tenterebbe di far passare, a livello internazionale, l’immagine della Svizzera razzista che manda dei perseguitati politici allo sbaraglio? Quando la Svizzera si tiene in casa anche i seguaci dell’Isis per non metterli in pericolo con un rimpatrio? Vediamo di non far ridere i polli…

Queste sortite dei burocrati onusiani, soldatini dell’ideologia delle frontiere spalancate, confermano inoltre che la Lega aveva ragione nell’opporsi all’adesione della Svizzera al bidONU.

Lorenzo Quadri