Una manna per i padroncini!

Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i controlli attuali verranno aboliti

 

Pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo PLR-PPD-P$$ è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi. E poi ha ancora la tolla di affermare di difenderli!

Oh toh, ma chi l’avrebbe mai detto! Dopo l’abrogazione della LIA (Legge sulle imprese artigianali), nei primi mesi del 2019 il numero dei padroncini presenti in Ticino è aumentato in modo considerevole. A dimostrazione che la Lega aveva ragione – non ci voleva un premio Nobel per l’economia per capirlo…- nel sostenere che, contestualmente all’abrogazione della LIA, occorreva varare subitodelle nuove disposizioni a tutela degli artigiani e delle piccole imprese di questo sfigatissimo Cantone.

Ma la vera “chicca” è un’altra. Sempre in tema di padroncini, l’AIC, Associazione interprofessionale di controllo, ha dichiarato apertamente la propria preoccupazione per il futuro. Infatti, con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i balivi di Bruxelles pretenderanno “che la Svizzera adatti la sua legislazione alla direttiva UE sui distaccati, ma questa –ha dichiarato il presidente AIC Renzo Ambrosetti – è una direttiva che contiene delle possibilità di controllo estremamente blande”. 

Tutti in Ticino a lavorare in nero!

In pericolo, sempre secondo Ambrosetti (non secondo il Mattino populista e razzista!) anche il partenariato sociale. Esso ha “quale scopo non solo quello di definire le condizioni di lavoro, ma anche di farle applicare (…). Secondo il sistema in vigore nell’UE, non si potrebbe più operare come oggi. I controlli che l’AIC svolge attualmente andrebbero delegati a delle istanze statali”. 

Traduzione: se sottoscritto, lo sconcio accordo quadro istituzionale manderebbe in palta l’attuale sistema dei controlli sui cantieri. In altre parole, il trattato in questione sarebbe una vera e propria manna dal cielo per padroncini ed aziende del Belpaese. I quali potranno arrivare in Ticino a lavorare in NEROsenza dover più temere nemmeno i controlli. Addio deterrenti! Avanti con l’invasione!

Anche il Gigi di Viganello è in grado di comprendere che ciò equivarrebbe alla distruzione di quel che ancora resta del nostro artigianato e delle nostre piccole imprese. Da sud, l’assalto alla diligenza sarebbe immediato.
Al di là della ramina già si fregano le mani e se la ridono a bocca larga dell’autolesionismo degli svizzerotti.

Il triciclo sacrifica gli artigiani

Ora: chi vuole la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale? Risposta: il triciclo PLR-PPD-P$$. La partitocrazia ha formulato in più occasioni il proprio Sì all’osceno trattato che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE. Quindi, pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi.E poi ha ancora la tolla di dichiarare di difenderli!

La fregnaccia del “sì, ma”

Ed è inutile che i politicanti della partitocrazia serva dell’UE tentino di prendere per i fondelli la gente dicendo che loro sono a favore dello sconcio accordo quadro, “ma”.

Signori, lo ripetiamo: non esiste nessun “sì, ma”.Esistono solo il sì e il no. I “ma” contano meno di zero. Una volta detto sì, i “ma” verranno spazzati via in un batter d’occhio. Pertanto, fanno letteralmente ridere i polli i soldatini della Commissione di politica estera degli Stati i quali proprio in questi giorni hanno stabilito che  l’accordo quadro va firmato, però non bisogna recepire la direttiva UE sulla cittadinanza, non bisogna smantellare le misure accompagnatorie né la protezione dei salari, ed avanti con le patetiche  favolette.

Questi distinguo sono un’autentica presa per il lato B. Una volta sottoscritto lo sconcio trattato coloniale, la direttiva UE sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, l’apertura ai TIR da 60 tonnellate, eccetera, arriveranno da sole. In automatico. “Per non mettere a rischio” i bilaterali, la partitocrazia accetterà tutto, senza colpo ferire, e con il sostegno della slinguazzante stampa di regime. Giù le braghe ad altezza caviglia!

Possibile che qualcuno non abbia ancora capito come vanno le cose?

Lorenzo Quadri

Invasione di padroncini e distaccati: l’AIC lancia un messaggio allarmante. I giudici hanno scelto di fare i camerieri dell’UE?

Un motivo in più per passare all’elezione popolare dei magistrati, come il Mattino scrive da tempo!

Nelle scorse settimane, l’Associazione interprofessionale di controllo (AIC) ha fatto il bilancio del 2015 in merito all’annosa questione dei padroncini e distaccati, che costituiscono un vero e proprio flagello per l’economia di questo sempre meno ridente Cantone.

Lo scorso anno sono stati infatti esaminate circa 2000 imprese, e sono state scoperte 1000 infrazioni. Quindi, i grandi numeri confermano la percentuale di infrazioni che emerge dai controlli puntuali: il 50%. Si tratta, lo abbiamo scritto più volte, di una cifra spaventosa, che imporrebbe misure drastiche. Forse che,  se la metà degli svizzeri smettesse di pagare le imposte o rifiutasse di prestare servizio militare (tanto per fare due esempi) l’autorità se ne starebbe tranquillamente a guardare “come se niente fudesse”? Forse che alzerebbe le braccia dicendo che “sa po’ fa nagott”?  Certo che no. Invece, in campo di padroncini, si tenta di contrabbandare come normale, per non dire come “inevitabile”, ciò che non lo è proprio per niente.

Invito ad aggirare i controlli
I dati pubblicati dall’AIC non sono certo rassicuranti. Per le mille infrazioni  rilevate nel 2015 ad opera di imprese estere, sono state incassate sanzioni per circa mezzo milione. Quindi, se la matematica non è un’opinione, questo equivale ad una multa media di 500 Fr. E’ evidente che sanzioni di questo tipo sono tutt’altro che dissuasive: semmai proprio il contrario. Sono quasi un incoraggiamento ai furbetti d’oltreconfine a venire in Ticino e “giocarsela”. Male che vada, il margine di guadagno copre ampiamente  la multa, per cui…

Senza contare che nel Belpaese, e questo lo sanno anche i paracarri, il lavoro nero è la regola, non certo l’eccezione. Di conseguenza, i trucchetti per aggirare i controlli sono sviluppati al massimo grado. Ma come è bello fare fessi gli svizzerotti!

Terrore dell’UE?
C’è però un altro elemento inquietante che emerge dalla relazione dell’Associazione interprofessionale di controllo su quanto fatto nel 2015. Ossia il comportamento dei tribunali. Dichiara sul Corriere del Ticino il presidente AIC Renzo Ambrosetti, poco sospetto di essere un leghista populista e razzista: “I tribunali (…) danno seguito ai ricorsi delle ditte multate e riducono sistematicamente le nostre sanzioni pecuniarie. Il motivo? A mio avviso temono che una politica troppo protezionista nell’ambito della libera circolazione possa suscitare veementi malumori in seno all’UE”.

Una denuncia gravissima
Signori, questo è gravissimo. I tribunali ticinesi starebbero dunque utilizzando sistematicamente il proprio margine d’apprezzamento per fare POLITICA, e per farla a favore delle frontiere spalancate: a favore dei padroncini e delle ditte che invadono il Ticino, e quindi CONTRO il mercato del lavoro ticinese!

In nessun’altra parte del mondo succederebbe una cosa del genere; nessun altro la tollererebbe. Nessun altro sarebbe così fesso. Qui ci sarebbero – Ambrosetti dixit – dei giudici, nominati dalla partitocrazia e pagati da noi, che invece di fare gli interessi del nostro territorio sfruttando a questo scopo tutti i  loro margini di manovra – che non sono affatto nulli! – si muoverebbero nella direzione diametralmente opposta.

Abbiano dunque dei giudici che fanno i camerieri dell’UE.  Che giocano contro gli interessi del cittadino ticinese che gli versa il lauto stipendio. E questo perché? Per vigliaccheria! Temono che un atteggiamento protezionista – ossia quell’atteggiamento di cui abbiamo bisogno come del pane, sennò siamo morti e sepolti – possa suscitare “reazioni” da parte degli eurofalliti. Non può essere vero. Quelle stesse reazioni (uhhh, che pagüüüüraaaa!) di cui negli stati membri UE tutti, ma proprio tutti, si fanno un baffo, provocano il sacro terrore dei magistrati ticinesotti! E costoro, in preda al panico, contribuiscono fattivamente alla devastazione della nostra economia.

Elezione popolare
Questa situazione scandalosa è la dimostrazione di quanto da tempo ripetiamo su queste colonne. Ossia che è ora di passare all’elezione popolare dei magistrati. Non sta né in cielo né in terra che le leggi vengano applicate di proposito in modo da reggere la  coda agli spalancatori di frontiere e all’UE. Oppure farci male da soli ci piace davvero così tanto che non possiamo più farne a meno?
Lorenzo Quadri

Ma guarda un po’! Adesso se ne accorgono anche i sindacalisti? Le “mele marce” italiche devastano il mercato ticinese

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Invece, in uno scritto pubblicato di recente, anche il segretario sindacale OCST Meinrado Robbiani (PPD) punta il dito contro la devastazione del mercato del lavoro ticinese ad opera di imprese che sistematicamente “si servono di raggiri ed imbrogli”.
Si tratta per lo più di imprese che arrivano dalla vicina Penisola, dove aggirare le regole è la norma. Del resto l’ex presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, diceva tranquillamente che il lavoro nero sotto il 20% non è nemmeno lavoro nero.

E’ evidente che i ticinesi non sono in alcun modo attrezzati a far fronte ad una concorrenza di questo tipo. E ancora meno lo sono i burocrati federali, per i quali il pedissequo rispetto di ogni cavillo è un automatismo innato. Non riescono nemmeno a concepire che possa esistere qualcosa di diverso. Di conseguenza, tutte le volte che hanno a che fare con la vicina Penisola, vengono sistematicamente buggerati. E, colmo dei colmi, quando  i rappresentanti di quest’ultima, a cui la tolla non fa mai difetto,  fanno le verginelle a seguito di qualche misura presa dal nostro Cantone per difendersi dall’invasione da sud, i burocrati federali gli danno pure ragione, e si scagliano – con vergognosa stoltezza – contro il Ticino.

Importato da sud
Il degrado del mercato del lavoro ticinese, che diventa sempre meno svizzero e sempre più simile a quello di oltre confine, è importato da sud. Grazie alle sciagurate “aperture”, imposte come la verità assoluta a suon di ricatti morali, il Ticino si è riempito di “furbetti  del quartierino italico” che applicano i loro metodi in casa nostra. Alcuni esempi? Assunzioni formalmente al 50% (con conseguente salario) ma carico lavorativo reale del 100% o più. Stipendio versato ma con obbligo di restituirne una parte (questo si è visto al LAC, il più grande cantiere pubblico luganese finanziato interamente con denaro del contribuente). E poiché simili condizioni non sono né tollerabili né praticabili per chi vive in Ticino, ecco che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, i furbetti riescono a procurarsi tutta la manodopera d’oltreconfine che vogliono, senza alcun limite.

“Puff” a più non posso
Poi, spesso e volentieri, una volta fatti i propri affari, ecco che questi “imprenditori” d’oltreconfine falliscono, lasciando indietro ogni genere di “puff”. Nei confronti dei lavoratori, naturalmente. Ma anche dei fornitori e soprattutto dell’ente pubblico. Perché – e c’è chi lo dice senza remore – “è così bello fare fessi gli svizzerotti”. Ma naturalmente il tenore di vita di questi presunti nullatenenti  dal passaporto tricolore è ai livelli di quello di Donald Trump.

E la cancrena non interessa solo le nuove attività. La foffa imprenditoriale da libera circolazione, se ci riesce, si impossessa anche di imprese già esistenti, con un nome già  noto che ispira fiducia. E poi le stravolge secondo le modalità di cui sopra.

Facciamoci del male
Del resto, non c’è nemmeno bisogno di essere delinquenti per fare disastri. Chi ha trovato in Ticino la terra di facile conquista, si fa i propri interessi senza alcuna remora. Attenzione per il territorio, zero. Del resto, perché mai allo speculatore di Milano o di Como o di Varese gliene dovrebbe fregare qualcosa del territorio ticinese? Quindi, dipendenti tutti frontalieri, lavori fatti eseguire solo da padroncini, fornitori esclusivamente italiani. Neanche un centesimo agli svizzerotti! Questi ultimi, peraltro, sono stati così fessi da “aprirsi” senza prevedere alcuna tutela per “i loro”. Hanno creduto a quelli che blateravano che la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca e che “immigrazione uguale ricchezza”. Sicché,  le fregature ed il degrado se li sono andati a cercare. Di cosa si lamentano adesso?

Il colmo è che i responsabili dello sfacelo,  quelli che hanno voluto a tutti i costi le fallimentari aperture ed il conseguente arrivo da sud di frotte di mele marce, ancora negano l’evidenza. Figuriamoci: non è la libera circolazione che ci ha riempiti di foffa. Sono i ticinesi ad essere chiusi e razzisti.
Avanti così, all’insegna dell’autolesionismo!
Lorenzo Quadri

Albo artigiani: La $inistra italiana sostiene il lavoro nero

I kompagnuzzi vanno a protestare a Berna ed a Bruxelles: uhhh, che pagüüüraaa!

Proprio vero che non c’è limite al ridicolo. La vicina ed ex amica Penisola discrimina gli svizzerotti in tutti i modi. Però adesso si agita contro l’albo degli artigiani deciso dal Consigliere di Stato leghista Claudio Zali. A montare la panna sono i kompagnuzzi del PD del premier non eletto Matteo Renzi.
L’albo degli artigiani serve anche al Belpaese, per combattere il lavoro nero. Però l’italica $inistruccia lo deplora puntando il dito contro gli svizzerotti. Quindi, in realtà, ai kompagnuzzi del PD sta bene il lavoro nero. Cosa non si fa pur di racimolare qualche voto dai frontalieri!

Due pesi e due misure
Proprio la $inistruccia d’Oltreconfine, quella che starnazzava a pieni polmoni contro l’evasione fiscale quando si trattava di mazzuolare gli svizzerotti sul segreto bancario (e noi subito ad autofustigarci ed a calare le braghe) adesso si erge a paladina dell’evasione fiscale dei padroncini. Difende le ditte e gli “indipendenti” che lavorano in nero in Ticino. E che le tasse e gli oneri sociali non li pagano né in questo sempre meno ridente Cantone, e men che meno nel Belpaese.

Coerenza?
Se la $inistruccia italiana avesse un minimo di coerenza, dovrebbe essere la prima a plaudire all’albo degli artigiani. Non solo: dovrebbe anche pretendere dalla Svizzera lo scambio automatico delle notifiche di padroncini e distaccati. Questo per sapere chi, dei “loro”, è andato a lavorare e ad incassare dai ticinesotti. Dovrebbe prenderlo con lo stesso sacro fuoco (leggi isterismo) con cui ha preteso le informazioni bancarie. Invece non solo non si sogna di fare quanto sopra, ma si muove nella direzione esattamente opposta.

Accordi morti e sepolti
Questo scomposto agitarsi è assolutamente ipocrita anche per un altro motivo. Infatti, se c’è qualcuno che avrebbe tutto il diritto di lamentarsi per l’applicazione “a geometria variabile” dei bilaterali, questo qualcuno è la Svizzera nei confronti della vicina Penisola. Non certo il contrario.
Ma la panna montata dei partiti d’oltreconfine, mirata a racimolare qualche voto in più dai frontalieri, conferma di nuovo che in Italia nessuno si sogna di tassare di più i frontalieri, come invece prevedrebbero gli accordi-ciofeca siglati con la Svizzera. Accordi che ormai sono morti e sepolti.

E a Berna…?
Per tentare di intimidire i ticinesotti ed indurli a ritirare l’albo antipadroncini (oltreconfine sono abituati alle capitolazioni elvetiche) il ministro degli Esteri Gentiloni si è mosso addirittura su due piani: a Berna – tramite nota d’ambasciata – e a Bruxelles, facendo portare il tema davanti alla Commissione europea. Uhhh, che pagüüüraaa!
Adesso siamo curiosi di vedere quale sarà la posizione dei sette scienziati bernesi davanti a cotanti petardi bagnati. Già sull’estratto del casellario giudiziale la kompagna Simonetta “Dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, invece di prendere le difese del Ticino, si è schierata subito con la controparte. Sull’albo dei padroncini si assisterà ad uno squallido “bis”? E, nel caso in cui la fallita UE dovesse esprimersi contro l’albo antipadroncini, quale sarà la reazione del Consiglio federale? Calata di braghe compulsiva, come di consueto?

Non si molla
Una cosa comunque è chiara. Il Belpaese può (ipocritamente) agitarsi finché vuole contro l’albo degli artigiani o contro l’estratto del casellario giudiziale, entrambi decisi da Consiglieri di Stato leghisti. Il Ticino non retrocederà nemmeno di un millimetro. Al contrario, dovrà prendere ulteriori provvedimenti difensivi. E a Berna non hanno proprio nulla da dire. Si sono rifiutati con ogni scusa di intervenire a sostegno del nostro Cantone, dopo averlo messo nella palta tramite la libera circolazione delle persone. Quindi, che non osino fare un cip perché, vista la malaparata, ci arrangiamo da soli: a queste iniziative ci hanno costretti loro.
Lorenzo Quadri

La $inistra s’infervora contro il traforo di risanamento dal San Gottardo. I “capitan Schettino” della viabilità calano lezioni?

Chi ha spalancato le frontiere all’invasione di frontalieri e padroncini, e quindi al traffico da essi generato, non ha molta credibilità nell’ ergersi a paladino della viabilità e dell’aria del Sottoceneri

Il tunnel autostradale del San Gottardo è una sorta di cordone ombelicale che lega il Ticino al resto della Svizzera. Tagliarlo per tre anni avrebbe conseguenze molto pesanti per il nostro Cantone e per la sua economia. Leggi: migliaia di posti di lavoro a rischio, ed ulteriore legnata al settore turistico.
Sicché la $inistra, dopo aver spalancato le frontiere all’invasione di frontalieri e padroncini, creando disoccupati, dopo aver smantellato la piazza finanziaria per correre dietro ai loro padroni UE, creando disoccupati, adesso vorrebbe anche privare il Ticino per tre anni di un collegamento efficace con il resto del paese, creando ancora disoccupati. Ma quanti disastri vogliono ancora fare i kompagni all’occupazione di questo sempre meno ridente Cantone?

Il mondo che gira al contrario
Fa poi ridere i polli che la $inistruccia, quella che ci vuole portare nell’Unione europea – non solo l’adesione è nel programma del P$$, ma il suo consigliere di Stato, Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli lo ha ribadito nel suo documento – adesso agiti il fantasma degli eurobalivi brutti e cattivi i quali, in caso di realizzazione di un secondo tunnel al Gottardo per risanare quello attuale, obbligheranno gli svizzerotti a tenere aperte due corsie per senso di marcia. E’ il mondo che gira al contrario: proprio i kompagni, che stanno facendo di tutto e di più per far sì che gli eurobalivi comandino in casa nostra, adesso pensano di essere credibili condannando le ingerenze di Bruxelles. E proprio i kompagni, quelli che vogliono rifare il voto del 9 febbraio, quelli che il 28 febbraio vorrebbero cancellare quanto deciso dal popolo elvetico nel 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri, quelli dunque che della volontà popolare se ne impipano in sommo grado, adesso vorrebbero spacciarsi per i paladini del voto degli svizzeri in materia di tutela delle Alpi. Ma quel voto, nessuno lo sta mettendo in discussione.
Non avendo argomenti concreti, quelli che vorrebbero isolare il Ticino dal resto della Svizzera per tre anni – ma come: non sono forse le stesse persone che da anni ci disintegrano i cosiddetti inveendo contro l’ “isolazionismo”? – si riducono ai processi alle intenzioni. Intenzioni peraltro inventate. E allora, è il caso di rimettere il campanile al centro del villaggio.

Il 75% è traffico svizzero
Il 75% del traffico che passa sotto il Gottardo è traffico svizzero. Quello UE è solo il 25%. Nella galleria passano circa 17mila veicoli al giorno. Di questi “solo” circa 4000 vengono dall’Unione europea. Non c’è dunque alcuna valanga di Tir stranieri che preme per poter invadere il Ticino da nord.
Nel Sottoceneri, ed in particolare nel Mendrisiotto, c’è giusta e motivata preoccupazione per la situazione viaria. Il problema, tuttavia, non va ricercato a nord, bensì a sud. Solo una minima percentuale dei veicoli che circolano nel Mendrisiotto è imputabile al Gottardo: si calcola attorno al 6%. Se si vuole migliorare la viabilità e la qualità dell’aria bisogna dunque ridurre il traffico di frontalieri e di padroncini. Bisogna limitare la devastante libera circolazione delle persone. Chi ha provocato l’invasione da sud, perché “bisogna aprirsi”, chi da anni scredita e denigra come populisti e razzisti quelli che combattono questa invasione quotidiana e l’insostenibile flusso di auto e camion che essa genera, farebbe quindi meglio a volare basso invece di proporsi come paladino della viabilità in vista del voto sul Gottardo. E’ un po’ come se capitan Schettino montasse in cattedra a dare lezioni di navigazione. I kompagni spalancatori di frontiere, che manifestano contro il secondo tunnel al Gottardo senza aumento di capacità, comincino a bloccare l’accesso di frontalieri e padroncini sdraiandosi in dogana. Poi ne riparliamo.

Farsi male da soli?
La realtà è che, dal punto di vista della quantità di veicoli presenti sulle nostre strade, l’eventuale secondo traforo al Gottardo passerebbe del tutto inosservato. Il tunnel di risanamento del San Gottardo è stato approvato dal Consiglio federale e dal parlamento. Si tratta di un’opera importante per il nostro Cantone, oltre che per tutta la Svizzera. Tanto per una volta che Berna è pronta ad investire nelle infrastrutture per il Ticino, vogliamo essere noi a dire di no? Per la serie: facciamoci male da soli, visto che gli scienziati bernesi non ce fanno già abbastanza.
Lorenzo Quadri

Albo antipadroncini: oltreconfine danno in escandescenze

La Lega aveva ragione! A Varese sale l’agitazione a seguito della nuova Legge sulle imprese artigianali

Anche nel 2015 è cresciuto il numero di padroncini e distaccati che quotidianamente prendono d’assalto questo sempre meno ridente Cantone a seguito della devastante libera circolazione delle persone voluta da tutti i partiti tranne Lega ed Udc. Le notifiche complessive sono state quasi 44mila. Se si pensa che il loro numero è triplicato in poco tempo, lo capiscono anche i paracarri che qui c’è gente (artigiani ed imprese) d’Oltreconfine che lavora al posto dei ticinesi. Infatti il mercato non è certo triplicato.
In parallelo sono aumentate anche le infrazioni, o meglio: sono stati intensificati i controlli e quindi ne sono state scoperte di più. Con ancora più controlli, verrebbero alla luce ancora più infrazioni. Il tasso d’irregolarità è, a voler essere ottimisti, almeno del 50%: i controlli in dogana lo hanno evidenziato. Quindi, la maggioranza dei distaccati e dei padroncini fa concorrenza sleale a ditte ed artigiani ticinesi.

Grazie a Zali
Il Consigliere di Stato leghista Claudio Zali ha promosso l’albo per padroncini e distaccati, che è peraltro una rivendicazione di lungo corso del nostro Movimento. L’albo viene concretizzato tramite la LIA, Legge sulle imprese artigianali. A queste è richiesta l’iscrizione e il pagamento della relativa tassa.
Le reazioni suscitate Oltreconfine dalla nuova legge voluta da Zali confermano la validità della proposta. Nei giorni scorsi il portale Varesenews riportava infatti la presa di posizione, farcita di toni isterici, della Confartigianato di Varese. Che, senza apparente imbarazzo, strilla pure alla violazione degli accordi bilaterali. Uhhh, che pagüüüraaa! Certo che ci vuole già una bella lamiera, tanto per rimanere nel campo dell’edilizia. Se c’è qualcuno che non applica i bilaterali, e questo con l’obiettivo di blindare il proprio mercato del lavoro, quel qualcuno è proprio l’Italia.

L’esempio
Nei mesi scorsi da queste colonne abbiamo reso nota l’odissea di un’azienda ticinese che aveva ottenuto un appalto a Campione d’Italia (non a Messina). Ebbene, a sei mesi dalla richiesta non aveva ancora avuto alcun responso al proposito dell’affiliazione alla cassa edile di Como e Lecco, necessaria per poter lavorare (per lavorare legalmente, s’intende) oltreconfine. Perché? Perché l’affiliazione la decide il presidente della Cassa in questione, propria totale discrezione e nei tempi che più gli aggradano. Morale della favola: la ditta ticinese ha dovuto rinunciare al lavoro nell’enclave italica e tornare in Ticino con le pive nel sacco.

Illegalità?
Questo è solo uno degli innumerevoli esempi di non applicazione dei bilaterali da parte del Belpaese. Con che tolla la Confartigianato di Varese si permette dunque di accusare il Ticino di non rispettare i bilaterali? E’ il classico caso di bue che dà del cornuto all’asino.
Eh già: per difendere il proprio italico orticello uccellando la concorrenza ticinese ogni mezzo è lecito (per la serie: tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente). Ma quando arriva anche solo una parvenza di reazione, ecco che si starnazza senza remore all’illegalità!

E’ solo l’inizio
Ed il colmo è che a strillare è proprio chi – come detto prima – arriva in Ticino a fare concorrenza sleale agli operatori locali, non rispettando le disposizioni del diritto svizzero e mettendo in ginocchio artigiani e piccole imprese ticinesi, che poi falliscono e/o licenziano. Siamo alla presa per i fondelli ad oltranza. E’ quindi evidente che eventuali pressioni da oltreconfine non devono portare ad alcun ammorbidimento della posizione ticinese. Al contrario: l’albo “antipadroncini” è, e deve essere, solo l’inizio. Svariate altre misure possono e devono essere prese per tutelare il nostro mercato dall’invasione di padroncini e distaccati. Ad esempio, la trasmissione delle notifiche all’agenzia delle entrate italiana. Per cui, avanti!

Considerazione preoccupante
Interessante notare, inoltre, come il direttore generale di Confartigianato Imprese Varese, ripreso da Varesenews.it, parli, in relazione all’albo delle imprese artigiane deciso dal CdS, di “un problema (?) che coinvolge buona parte del tessuto imprenditoriale”.
Quindi si ammette che le aziende del Varesotto stanno in piedi solo grazie alla prossimità del Ticino e alla sciagurata decisione elvetica di aprire le frontiere. Non si tratta forse di una considerazione più che preoccupante? Sveglia!
Lorenzo Quadri

Padroncini e distaccati: grazie, spalancatori di frontiere! L’invasione continua!

Ma guarda un po’! Per la serie “chi l’avrebbe mai detto”, prosegue l’invasione di padroncini e distaccati. In questo sempre meno ridente Cantone, il numero delle notifiche nell’anno di disgrazia 2015 ha infatti conosciuto l’ennesima impennata. Il tristo ritornello, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, si ripete uguale ogni anno. Le cifre del 2015, anticipate nei giorni scorsi da Radio Fiume Ticino, fanno suonare l’ennesimo campanello d’allarme. Le notifiche sono state quasi 44mila, ossia 3500 in più rispetto all’anno precedente. L’aumento è provocato soprattutto dalle notifiche dei distaccati che hanno raggiunto quota 30mila, mentre quelle  dei padroncini sono aumentate solo di poche unità rispetto allo scorso anno, rimanendo a 13’800.

Aumentano le infrazioni
Naturalmente, ma tu guarda i casi della vita, sono aumentate anche le infrazioni. O meglio: sono aumentati i controlli e quindi sono state scoperte più infrazioni. Ergo: se i controlli venissero ulteriormente intensificati, si scoprirebbero ancora più infrazioni. I “blocchi antipadroncini” effettuati in dogana – bisognerebbe farne di più! – hanno evidenziato tassi di irregolarità almeno del 50%. La maggioranza di padroncini e distaccati viene in Ticino a lavorare in nero, o comunque viola le nostre leggi. Tanto “gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”.
Questa vera e propria invasione ha un movente molto semplice. Il mercato italiano va male, per cui ditte e padroncini del Belpaese si riversano sul Ticino. Ma senza rispettare le regole. Praticano quindi una deleteria concorrenza sleale che mette in ginocchio artigiani ed imprese locali. Tale sfacelo è reso possibile, ormai l’hanno capito anche i paracarri, dalla devastante libera circolazione delle persone, voluta dai partiti storici.

Il ministro PLR…
La situazione presenta delle analogie con l’invasione dei finti rifugiati: illegalità su vastissima scala, eppure si va avanti come se “niente fudesse”.
Il ministro PLR dell’economia, Johann Schneider Ammann, ancora nei giorni scorsi è tornato a suonare la trita manfrina dei “Bilaterali da salvare”. Peccato che però il buon “Giuànn” non si stia certo tirando giù la pelle di dosso per impedire che la libera circolazione delle persone devasti il mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone. Infatti Schneider Ammann ha affossato il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie, accampando il pretesto del franco fronte. Una scusa davvero del piffero: infatti il franco forte, aggravando il dumping salariale, sarebbe semmai un motivo  per accelerare il potenziamento, ma certo non per sotterrarlo come ha fatto il ministro del PLR (prendere nota delle prodezze degli alti rappresentanti dell’ex partitone).

La kompagna
Anche la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ci ha messo, ovviamente, parecchio del suo. La ministra di Giustizia – quella che adesso prende gli svizzerotti per il “lato B” con dichiarazioni di circostanza contro i finti asilanti molestatori sessuali ai quali lei medesima ha spalancato le frontiere – non ne vuole sapere di trasmettere all’Agenzia delle entrate italiana le notifiche dei padroncini, che le imposte e gli oneri sociali non li pagano da nessuna parte, affinché il fisco della Penisola possa andare a prendere questi evasori.
Ma come, kompagna Simonetta: i dati dei clienti delle banche svizzere si trasmettono al Belpaese ma invia quelli dei padroncini che lavorano in nero sfasciando l’economia ticinese “sa po’ mia”? E ti aspetti che ce la beviamo?

Il Consiglio di Stato
Sul tema padroncini, tuttavia, nelle scorse settimane non ha brillato nemmeno il governo ticinese il quale non vuole chiudere il sito per le notifiche online, in barba alla decisione parlamentare sul tema. Gli argomenti addotti dal CdS sono il copia-incolla di quelli utilizzati dal Consiglio federale, Sommaruga in primis: senza notifiche online diventerebbe più difficile identificare gli irregolari.
Che Sommaruga sostenga una tesi del genere non stupisce. Che lo faccia il governo ticinese, il quale dovrebbe ben conoscere la situazione sul nostro territorio, lascia perplessi assai (eufemismo). I conti non tornano: si toglie la notifica online per obbligare a procedere in forma cartacea e ad uno sportello fisico, inserendo così un ostacolo burocratico all’invasione di padroncini e distaccati. Si sospetta che questi ultimi non si atterranno alle nuove (e più “scomode”) procedure, e quindi arriveranno senza notificarsi, ovviamente a proprio rischio e pericolo? Allora si moltiplicano i controlli antipadroncini a ridosso delle dogane. Controlli che si autofinanziano con le sanzioni comminate, che hanno effetto dissuasivo, che ostacolano chi pensa di arrivare in Ticino terra di conquista “come una lettera alla Posta”, ed in più giovano anche alla sicurezza di questo sempre meno ridente Cantone, paese del Bengodi per la criminalità trasfrontaliera. Avanti!
Lorenzo Quadri

Grazie al Consigliere di Stato leghista Claudio Zali. In arrivo l’albo anti-padroncini

Finalmente, grazie al Consigliere di Stato leghista Claudio Zali, arriva l’albo anti-padroncini. Questo è un risultato importante e concreto nell’ambito di uno dei “VERI problemi del Ticino” (per citare l’astioso comunicato trasmesso dall’ex partitone in merito al patentino per fungiatt).
Uno di quei “VERI problemi”, ma guarda un po’, nella cui soluzione avrebbe dovuto essere in prima linea, da anni, l’ex direttrice PLR del DFE Laura Sadis. Ma qual è stata, per gli otto anni della sua permanenza in carica, la posizione dell’ex ministra PLR? “Il margine di manovra è nullo” ovvero: “sa po’ fa nagott”!
Ed invece fare si poteva e si può. Lo ha dimostrato il direttore leghista del dipartimento del Territorio, che teoricamente non dovrebbe nemmeno occuparsi di questi temi. Ma, visto che chi, targato PLR, dovrebbe occuparsene, non lo fa e non l’ha fatto, giocoforza occorre subentrare. Così, tanto per chiarire all’ex partitone chi si occupa dei “VERI problemi” del Ticino e chi, invece, non lo fa.

Reciprocità
Del resto l’albo per padroncini non può certamente essere tacciato di violazione del principio di reciprocità (uella). Già parlare di reciprocità in tema di relazioni con il Belpaese fa ridere i polli, essendo quest’ultimo inadempiente su tutto. Ancora più grottesco è farlo nel campo specifico. Il mercato italiano è infatti un mercato (giustamente, dal suo punto di vista) protezionista. Ricordiamo bene la vicenda, resa nota su queste colonne, dell’impresa di carpenteria ticinese che ha dovuto rinunciare ad effettuare un lavoro a Campione d’Italia (sic!), poiché presupponeva l’affiliazione alla Cassa edile di Como e Lecco. Affiliazione su cui però decide, e nei tempi che più gli aggradano, il presidente della cassa in questione. Morale: a sei mesi di distanza dalla richiesta non c’era alcun responso, sicché l’impresa ticinese ha dovuto rinunciare al lavoro.

Abusi a go-go
Tutti i controlli hanno evidenziato lo stratosferico tasso di irregolarità di padroncini e distaccati attivi in Ticino. Nella migliore delle ipotesi si parla del 50% di illegali. Però per anni si è andato avanti come se niente fudesse. Se – tanto per fare un esempio – il 50% dei ticinesi non pagasse le tasse, il DFE mica lascerebbe allegramente correre… Ma per l’albo dei padroncini si è dovuto aspettare che ci mettesse mano l’odiato leghista Zali.

Varie misure
Naturalmente l’albo anti-padroncini è solo una delle varie misure che sono necessarie a tutela del mercato di lavoro ticinese devastato dall’invasione da sud. Come disse il Consigliere federale Schneider Ammann (PLR) “serve una serie di interventi, anche di portata limitata se presi singolarmente, ma in grado, se assemblati, di creare un insieme efficace”. Peccato che il ministro in questione predichi bene ma poi razzoli malissimo: è infatti proprio lui quello che ha affossato il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone: ad ulteriore dimostrazione di come i PLR risolvano i “VERI problemi” del Ticino.

Notifiche online
Altro provvedimento anti-invasione è l’abolizione delle notifiche online per i “prestatori di servizio” transfrontalieri. Il parlamento ticinese ha deciso la sua abolizione, tuttavia – come ha rilevato il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò in un’interrogazione al CdS di venerdì – la notifica online è ancora possibile sul sito della Confederazione. E nel portale del Cantone si trova pure il link. Da Berna il Consiglio federale, quello che “vuole mantenere un costante dialogo con il Ticino”, nel segno del dialogo ha risposto che di togliere le iscrizioni online non se ne parla nemmeno. Cosa ha fatto il Consiglio di Stato, ed in primis il DFE, per ottenere la chiusura del “maledetto sito”?

Agenzia delle entrate
C’è poi un’altra misura antipadroncini che, se attuata, dimostrerebbe grande e sicura efficacia. Quella di trasmettere le notifiche dei “prestatori di servizio” – la grande maggioranza dei quali non paga né imposte né oneri sociali – all’agenzia delle entrate italiana. In questo modo la vicina Penisola avrebbe la possibilità di individuare e di chiamare alla cassa tanti evasori fiscali. Ma la ministra di giustizia, kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, non vuole aiutare l’Italia – e nemmeno vuole aiutare il Ticino. Ed infatti dice che trasmettere le notifiche all’agenzia delle entrate “sa po’ mia”.
Questi kompagni sono uno spettacolo: la privacy dei clienti stranieri e svizzeri della nostra piazza finanziaria va smantellata; invece quella dei padroncini in nero che mandano in palta l’economia ticinese è sacra! E questa è la gente che vorrebbe venirci a dire che non si può chiedere il casellario giudiziale ai frontalieri? Il Nano avrebbe detto: “andate a scopare il mare”!
Lorenzo Quadri

Ma guarda un po’: La Lega aveva ragione. Arriva il numero verde contro i padroncini

La Commissione della Gestione del Gran Consiglio ha approvato all’unanimità la mozione del leghista Angelo Paparelli

Ma guarda un po’, allora la Lega aveva ragione! La Commissione della Gestione del Gran Consiglio ha approvato all’unanimità la mozione del leghista Angelo Paparelli, che chiede di creare un numero verde cui i cittadini possano segnalare i padroncini sospetti di lavorare in nero. Ossia praticamente tutti, visto che ad ogni controllo effettuato in dogana il tasso di irregolarità riscontrato è di almeno il 50%. Davanti ad una simile massiccia e sistematica violazione delle regole, appare evidente che ci troviamo di fronte ad un’emergenza, che impone delle misure eccezionali. Tra l’altro, ripristinando i controlli sistematici al confine si potrebbe frenare, oltre all’invasione dei rifugiati economici, anche quella di padroncini e distaccati, responsabili della devastazione del mercato del lavoro ticinese e della situazione drammatica in cui si trovano tanti artigiani e piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale della nostra economia.

 

Collaborazione dei cittadini

Dopo che i partiti storici hanno scriteriatamente spalancato il mercato del lavoro di questo (sempre meno) ridente cantone all’invasione da sud, si sono accorti – oops! – che non ci sono le risorse necessarie per dei controlli efficaci contro gli abusi. Ma va, ma chi l’avrebbe mai detto? Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Visto che lo Stato non è in grado di far rispettare le regole, si rende necessario l’aiuto dei cittadini, che fanno da antenne sul territorio. E’ però perfettamente inutile che l’autorità politica si gargarizzi con la “collaborazione con i cittadini” (che fa molto politikamente korretto) ma poi non metta a disposizione i canali necessari. Che devono essere semplici ed immediati. Non introvabili e cervellotici. Altrimenti detto: è troppo facile utilizzare la scusa del “chi vede non dice” per giustificare la situazione di illegalità e nel contempo fare di tutto e di più per ostacolare le segnalazioni che “creano lavoro extra”.

 

Deterrente

Oltretutto, la presenza del numero verde antipadroncini è anche un deterrente molto interessante. Nella situazione attuale, padroncini e distaccati che fanno i furbi sanno benissimo che difficilmente verranno beccati, perché non ci sono abbastanza controlli ed ispettori. Quindi possono permettersi di correre il rischio. Tuttavia se sanno che esiste una rete di “sorveglianza informale”, che quindi chiunque potrebbe facilmente vederli e segnalarli via numero verde, ecco che qualcuno ci penserà due volte prima di abusare sfacciatamente.

 

E lo scambio d’informazioni?

Ogni misura che serve a rendere più difficile la vita di padroncini e distaccati che hanno trovato nel nostro Cantone “ul signur indurmentàa” è positiva e prioritaria. Tutelare gli artigiani e le piccole e medie imprese ticinesi è, senza ombra di dubbio, una priorità. C’è però una misura che metterebbe i bastoni tra le ruote a tutti i furbetti. Si tratta della trasmissione automatica (ohibò, un concetto che a Berna, ed in particolare alle orecchie della ministra del 5% Widmer Schlumpf, dovrebbe suonare familiare) delle notifiche dei padroncini all’autorità fiscale italiana. Visto che costoro al fisco patrio dei guadagni effettuati in Svizzera non dichiarano un bel niente, ecco che l’agenzia delle entrate della vicina Penisola si troverebbe sul tavolo una lista di evasori presso i quali andare a battere cassa. L’Italia dovrebbe avere un estremo interesse ad entrare in possesso di queste informazioni. Però non fa alcuna pressione in questo senso, anzi. Il motivo? Può essere solo politico/elettorale. Come Oltreconfine i politicanti rinunciano a tassare i frontalieri perché chi lo fa perde le elezioni in Lombardia, allo stesso modo non vogliono neppure tassare i padroncini. Intanto le finanze pubbliche del Belpaese sono alla canna del gas: e a metterci una pezza sono chiamati i cittadini italiani che vivono e lavorano in patria.

 

“Sa po’ mia”

Cosa pensano a Berna a proposito di questo “scambio automatico d’informazioni” su padroncini e distaccati? Si inventano scuse del piffero per dire che “sa po’ mia” ma che ci stanno lavorando (?). Però quando si tratta di scambio di informazioni bancarie l’atteggiamento è ben diverso. Lì “sa po’”. Perché lo chiedono gli eurobalivi. Calare le braghe con l’UE è prioritario. Tutelare il Ticino, facendo oltretutto un favore all’Italia – ma come, kompagna Simonetta, mica dovevamo “aiutare l’Italia”? – per contro, non interessa. Però poi i 7 scienziati bernesi hanno la lamiera di varcare il Gottardo per venirci a raccontare tutta la loro “comprensione” per i problemi del Ticino…

Lorenzo Quadri