Partitocrazia ed islamisti contro i diritti popolari

L’orrido inciucio per affossare l’autodeterminazione e consegnarci ai giudici stranieri

 

Gli islamisti del sedicente “Consiglio centrale islamico della Svizzera” (CCIS) si mettono a fare politica attiva. Il CCIS è quell’organizzazione salafita diretta da Nicholas Blancho e Qaasim Illi, marito di Nora Illi, ovvero la donna velata che compare accanto al sedicente imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue patetiche sceneggiate contro i divieti di burqa (l’ultima si è tenuta proprio a Lugano la scorsa settimana).

Va anche ricordato che Blancho ed Illi sono stati messi sotto accusa dal Ministero pubblico della Confederazione per propaganda pro-Isis, ma poi sciaguratamente assolti, anche per lacune nell’atto d’accusa.

Blancho ed Illi si sono pure vantati di non pagare né tasse né cassa malati, perché non avrebbero soldi. Entrambi sono infatti attivi professionalmente, ma a tempo parziale. Aumentare la percentuale lavorativa? Non se ne parla neanche! Dopo non avrebbero più tempo sufficiente per la loro “missione” di islamizzatori! Molto meglio farsi mantenere dagli svizzerotti fessi!

Ultimo baluardo

Ebbene, il CCIS ha avuto la bella idea di trasmettere un comunicato e di realizzare un video contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”.

Chiaro: gli islamisti combattono i  nostri diritti popolari. I diritti popolari costituiscono ormai l’ultimo ed unico baluardo alla loro avanzata.Perché i soldatini della partitocrazia, imbesuiti dal multikulti, stendono il tappeto rosso davanti agli estremisti musulmani.

CEDU complice

Per combattere l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, gli islamisti raccontando la solita fetecchiata secondo cui essa causerebbe “l’uscita della Svizzera dalla CEDU (?)” con la conseguenza che i giudici stranieri della Corte europea dei diritti dell’uomo non potrebbero più imporre le loro sentenze in casa nostra.

Ohibò, come mai questi salafiti sono così terrorizzati all’idea che i giudici di Strasburgo non possano più comandare in casa nostra? Di certo Blancho, Illi e compagnia cantante non sono preoccupati per i diritti dell’uomo. Semplicemente li sfruttano per i loro scopi, con l’obiettivo poi di abolirli.

Se costoro ci tengono tanto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, è perché sanno benissimo che non è un’istanza giudiziaria bensì politica, al servizio del  multikulti e delle frontiere spalancate. Ed infatti proprio di recente, ma tu guarda i casi della vita, la Corte in questione ha deciso che dobbiamo rottamare la libertà d’espressione sull’islam. E questo “in nome della pace religiosa”. Secondo i legulei di Strasburgo, infatti, il sentimento religioso dei musulmani non può essere offeso; quello dei cristiani invece sì. Sicché, avanti con la censura e con l’autocensura!

Ovvio che un tribunale che produce simili boiate piaccia molto agli islamisti:  fa il loro gioco, e lo fa alla grande!

A manina con la partitocrazia

Il sostegno del Consiglio centrale islamico al fronte contrario all’iniziativa “per l’autodeterminazione” deve far riflettere. La partitocrazia PLR-PPD-P$$ va a manina con gli islamisti,e ci va per combattere i diritti popolari e per predicare la sottomissione ai giudici stranieri. Blancho, Illi, e compagnia cantante sognano di demolire la nostra democrazia diretta. Del resto, la moglie di Illi va in giro assieme al patetico buffone Nekkaz per contestare un voto popolare. L’avversione per i diritti popolari accomuna gli islamisti alla partitocrazia ed alla casta. Ed infatti eccoli sullo stesso carro, tutti insieme appassionatamente! Proprio un quadretto edificante, non c’è che dire. Se non apriamo gli occhi adesso, c’è da chiedersi quando…

Campagna rivelatrice

La campagna politica del CCIS è inoltre rivelatrice. Manca poco al giorno in cui anche in Svizzera verrà fondato un partito islamico con l’obiettivo di cancellare le nostre leggi e la nostra Costituzione per sostituirle con la sharia. Intanto si comincia ad indebolire la Costituzione ed i diritti popolari con accordi internazionali del piffero e giudici stranieri pro-multikulti come quelli della CEDU. Ecco perché chi vuole una Svizzera sempre più islamizzata vota contro l’autodeterminazione. E’ chiaro che il futuro partito islamico, grazie alle naturalizzazioni facili di stranieri non integrati volute dalla partitocrazia, non farà fatica a trovare né i candidati, né gli elettori.

Avanti così che andiamo bene!

Lorenzo Quadri

 

“Grazie” alla partitocrazia, la radicalizzazione continua

Islam, l’esperto conferma:  dal Corano in omaggio parte il lavaggio del cervello

 

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati rossi continuano a nascondersi dietro l’inutile piano nazionale contro la radicalizzazione, che è solo un pretesto per non fare quello che si dovrebbe

Di recente  sul Corriere del Ticino è stata pubblicata un’interessante intervista ad un esperto di terrorismo  islamico, il tedesco Thomas Muecke. Muecke è  uno dei responsabili di Violence Prevention Network, un centro attivo in varie città e regioni germaniche che si occupa di prevenzione dell’estremismo e di deradicalizzazione.

L’esperto teutonico, tra gli altri temi, cita due questioni fondamentali: la radicalizzazione tramite distribuzione gratuita del  Corano e le moschee occidentali “teleguidate” dall’estero. Due punti che la Lega, ma guarda un po’, ha più volte sollevato sotto le cupole federali.

Lavaggio del cervello

La distribuzione gratuita del Corano ad opera di organizzazioni salafite non è dunque un’operazione innocua, magari addirittura giustificata dalla libertà di religione, come blaterano i tapini politikamente korretti, che di terrorismo islamico non capiscono una tubo.

La distribuzione del Corano, spiega l’esperto tedesco Muecke, serve per agganciare i potenziali soldati dello stato islamico che vengono poi in un secondo tempo invitati ad un colloquio “a  porte chiuse”. Lì comincia una vera e propria operazione di lavaggio del cervelloche porta il prescelto a convertirsi prima e a radicalizzarsi poi. Non serve essere dei fini psicologi per capire che è più facile che in questa trappola ci caschi chi non segue alcuna religione piuttosto che chi ne ha già una. Con la sistematica distruzione delle nostre radici cristiane, con gli attacchi all’insegnamento religioso, ai crocifissi esposti in luoghi pubblici, ed altre iniziativa del genere, i radiko$ocialisti al caviale spianano dunque la strada all’islamizzazione ed alla radicalizzazione. Ultimo esempio, l’iniziativa costituzionale “Ticino Laico” che vuole levare i riferimenti a Dio dalla Costituzione cantonale ticinese. Di questa iniziativa, ancora in fase di raccolta firme, non si sente più parlare da un po’. Se ne deduce che essa si risolverà in un epocale flop con annessa figura marrone dei  promotori. Da ricordare è che tra i promotori ci sono due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone, e meglio Lele Gendotti e Dick Marty. Il PLR dalla parte dei facilitatori degli islamisti: prendere nota!

Finanziamenti esteri

L’altro tema sollevato dall’esperto tedesco è quello dei finanziamenti esteri alle moschee. Visto che in quest’ambito, come in tutti gli altri del resto, vale il principio del “chi paga comanda”, è evidente che i paesi e le organizzazioni estremiste che finanziano le moschee in occidente ne dettano anche il programma. Esempio lampante: in quel di Sciaffusa, le autorità locali si sono bevute il cervello al punto da autorizzare la realizzazione di una “grande moschea turca”, finanziata con soldi turchi, e dove predicano imam scelti direttamente dal governo di Erdogan. Cosa pensate che si predicherà in siffatta moschea? Forse l’islam radicale? Ma chi l’avrebbe mai detto!

Senza contare che la Turchia apre in Svizzera anche delle scuole, rigorosamente telecomandate da Ankara. Così i giovani di origine turca, residenti nel nostro paese, vengono radicalizzati fin dai primi anni di vita.

Non è un dono innocuo

Appurato al di là di ogni dubbio che la distribuzione gratuita del Corano non è un regalo innocuo bensì un efficace veicolo di radicalizzazione, ed i finanziamenti esteri alle moschee idem con patate, la Lega ha chiesto in consiglio nazionale di proibire le distribuzioni gratuite  del Corano, di mettere fuori legge le associazioni islamiste che le organizzano e di vietare i finanziamenti esteri ai luoghi di culto islamici. Qual è stata la risposta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga? Lo sappiamo: il solito scandalizzato njet su tutta la linea. “Sa po’ mia!”, “Non bisogna discriminare”!

Il tutto condito con continui richiami, ormai diventati un mantra, al sedicente Piano federale contro la radicalizzazione (uella). Ovvero l’ennesima inutile ciofeca, concepita da burocrati ro$$i islamofili. Un esercizio alibi per far credere al popolazzo che si starebbe facendo qualcosa. Quando invece in realtà…

La partitocrazia triciclata, ça va sans dire, ha assunto la medesima posizione della kompagna Simonetta. La maggioranza del Consiglio nazionale, a dire il vero, il divieto di finanziamenti esteri alle moschee l’aveva pure votato. Ma naturalmente i signori senatori hanno pensato bene di cancellarlo. Bravi politicanti del piffero, avanti così. Intanto l’estremismo islamico in Svizzera dilaga, e sappiamo chi ringraziare.  E allora è il caso di cominciare con i ringraziamenti già alle prossime elezioni.

Limitazioni sono possibili

Quanto alla storiella, che la partitocrazia ripete fino alla nausea, della libertà di religione che impedirebbe ogni provvedimento contro il dilagare dell’islamismo: è ora che la casta multikulti la pianti di prendere la gente per i fondelli. Anche la libertà di religione può essere limitata se c’è una base legale, un interesse pubblico ed è rispettato il principio della proporzionalità. Quindi si tratta solo di cominciare a creare le basi legali! Ma è proprio questo che la casta rifiuta di fare.  Sveglia! Altro che “sa po’ mia”! La realtà è che gli spalancatori di frontiere ed islamizzatori della Svizzera NON VOGLIONO!

Lorenzo Quadri

 

 

Il siluro dell’intellettuale di sinistra sul multikulti

Thilo Sarrazin: “la massiccia immigrazione dal mondo islamico deve essere fermata”

Ma intanto in Consiglio federale i camerieri di Bruxelles continuano a sciacquarsi la bocca con il mantra della “non discriminazione”. E bramano di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Quanto al famoso (?) piano nazionale contro la radicalizzazione: non serve ad un tubo

Thilo Sarrazin è uno dei più importanti intellettuali della Germania. E’ iscritto alla SPD. Quindi stiamo parlando di un intellettuale di sinistra. Non di un becero leghista populista e razzista. Sarrazin è stato Segretario di Stato preso il Ministero delle Finanze tedesco e membro del Consiglio d’amministrazione della Bundesbank. Nel suo ultimo libro, “Feindliche Übernahme”, denuncia il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Il Blick l’ha intervistato di recente. Al linkhttp://mattinonline.ch/it/article/38157/l-islam-un-pericolo-per-l-occidentesi trova la traduzione della sua intervista.

Ebbene, nel colloquio Sarrazin dice molte verità. Di quelle verità che, alle nostre latitudini, fanno starnazzare allo scandalo l’élite spalancatrice di frontiere e multikulti. A cominciare proprio dalla gauche-caviar, che vuole islamizzare la Svizzera e rendere l’islam religione ufficiale.

Cosa dice dunque il buon Sarrazin?

  • Nel giro di due o tre generazioni, la maggioranza dei bambini avranno genitori musulmani. Anche in Svizzera. Questa è una minaccia per l’orientamento culturale del mondo occidentale.
  • Non esiste un singolo paese a maggioranza islamica dove ci sia libertà religiosa e piena democrazia. Questa non è una coincidenza, ma la conseguenza dei principi del Corano.
  • Se i musulmani credenti un domani saranno in maggioranza, potranno cambiare la nostra Costituzione e le nostre leggi (per sostituirle con le loro).
  • Una maggioranza del 70% (!) degli islamici che vivono in Europa è favorevole ad una fede conservatrice che applica alla lettera il Corano. Certo, ci sono musulmani che si integrano e si adattano alla vita occidentale. A quel punto, però, non sono più dei musulmani.
  • I musulmani commettono molti più crimini di qualsiasi altro gruppo religioso.
  • La massiccia immigrazione dal mondo islamico va fermata. Le persone provenienti dall’Africa o dal Vicino Oriente non hanno alcun diritto di immigrare in Occidente. Ogni continente deve aiutare i propri rifugiati. La Convenzione sui rifugiati di Ginevra del 1951 inizialmente riguardava solo l’Europa. Più tardi è stata estesa senza necessità, perché in Europa non c’erano più rifugiati.
  • I musulmani sono educati all’ostilità e alla separazione dai non credenti. La posizione inferiore e dipendente della donna favorisce una scarsa istruzione.
  • L’arretratezza tecnologica e sociale del mondo islamico si è sviluppata nel corso di molti secoli. Non ha portato ad un’emancipazione religiosa, ma al contrario ad un arretramento verso un’applicazione più letterale del Corano.

Macigni

Parole e frasi che pesano come macigni. A maggior ragione perché provengono da un intellettuale di sinistra. Del resto, mentre da noi i bolliti residui del femminismo rosso pretendono le frontiere spalancate ai finti rifugiati musulmani e combattono il divieto di burqa, la giornalista italiana di sinistra Lucia Annunziata ha scritto che “l’immigrazione mette in pericolo le donne europee”.

Intanto, la partitocrazia…

Davanti a testimonianze come quella di Sarrazin, di indubbia autorevolezza e supportate da un’approfondita conoscenza della materia, è allucinante che in Svizzera (e non solo) la partitocrazia e le istituzioni rimangono istericamente arroccate sul buonismo-coglionismo. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di ottusità ideologica. C’è addirittura chi pretenderebbe di rendere l’Islam religione ufficiale nel nostro paese. Vero $inistrati?

Il fatto è che la partitocrazia dell’islam e del mondo islamico non sa né capisce una mazza. Continua ad autoerotizzarsi cerebralmente con il fallimentare multikulti perché è ciò che ha fatto negli ultimi decenni. Cambiare rotta non può: significherebbe ammettere che gli odiati populisti e xenofobi hanno ragione, mentre la casta spalancatrice di frontiere ha torto marcio.

Il governo dorme

Nel filone multikulti-buonista-coglionista si inscrive a pieno titolo (c’era da dubitarne?) l’ultima risposta data dal Consiglio federale ad un’interpellanza di chi scrive a proposito delle moschee finanziate da governi stranieri – nel concreto: turchi – per diffondere dalle nostre parti l’islam radicale. Si ricorderà che nei mesi scorsi l’Esecutivo austriaco aveva chiuso di punto in bianco sette moschee. In Svizzera, invece, si finge di non vedere. Non solo, ma a Sciaffusa è stata autorizzata di recente la costruzione di una “grande moschea turca”, finanziata da Ankara e con Imam scelti dal governo di Erdogan. Il quale, nel nostro paese, apre addirittura delle scuole. Così si comincia a radicalizzare i membri della comunità turca fin dalla più tenera età. Non sia mai che i bambini, frequentando le scuole pubbliche, rischino di integrarsi!

Il mantra

Cos’ha da dire il governicchio federale a proposito dell’avanzata islamista in Svizzera? Il nulla.  Giustifica la propria inattività col mantra della “non discriminazione”. Visto che al peggio non c’è limite, tra le righe della risposta governativa alla citata interpellanza emerge addirittura la brama di rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera. Scandaloso!

Stucchevoli, poi, i continui ed ossessivi riferimenti al “Piano d’azione nazionale per combattere la radicalizzazione”. Questo piano, partorito da burocrati gauche-caviar e multikulti, non serve assolutamente ad un tubo se non a generare nuovi costi a carico delle città.

Morale della favola: ancora una volta, l’ennesima, gli estremisti islamici se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi.

Lorenzo Quadri

Grazie partitocrazia! Tappeto rosso agli estremisti islamici

Triciclo PLR-PPD-P$ e Simonetta, sveglia! Di buonismo-coglionismo si può anche morire

Svizzera paese del Bengodi per radicalizzatori: il messaggio sta diventando internazionale

Le posizioni scellerate della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, così come della grande maggioranza del Consiglio degli Stati – compresi i rappresentati ticinesi –in materia di estremismo islamico si stanno diffondendo a livello internazionale.

Sommaruga e la partitocrazia alla Camera dei Cantoni stanno infatti trasformando la Svizzera nel Paese del Bengodi per gli estremisti islamici. I politicanti del triciclo, imbesuiti dal multikulti, lo lasciano dilagare senza far nulla. I tapini blaterano di “non discriminazione”. E al proposito il “think tank” Gatestone institute ha commentato: “E’ come se il Consiglio federale esponesse un cartello con scritto: radicalizzazione benvenuta!”.

Fingere di non vedere

Qual è la notizia che si sta diffondendo a livello internazionale? Che i politicanti del Consiglio degli Stati, compresi i due rappresentanti ticinesi (tenere a mente per le prossime elezioni) hanno avuto la bella idea di seguire la posizione dei camerieri dell’UE in Consiglio federale, e di affossare la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee e di imporre agli imam di predicare nella lingua del luogo(così da un lato tutti possono capire quel che viene detto, dall’altro gli imam sono obbligati ad impararla, la lingua, ciò che implica almeno un minimo di integrazione). Apriti cielo! “Non bisogna discriminare, non si può (sa po’ mia!) porre sotto sospetto generale”si sono messi a farneticare in coro la Simonetta ed i politicanti del Consiglio degli Stati, reggendosi la coda a vicenda.

E proprio mentre i buonisti-coglionisti a Berna davano la propria benedizione alla diffusione impunita dell’estremismo islamico in Svizzera, l’Austria– che non risulta essere una dittatura nazifascista ma uno Stato membro dell’UE – chiudeva sette moschee e decretava l’espulsione di decine di imam rei di radicalizzare.

Come sempre: tutti gli altri “possono”. Solo gli svizzerotti fessi non possono mai fare nulla.

Idiozia politikamente korretta

La decisione del Consiglio degli Stati a proposito dei finanziamenti esteri alle moschee, che contrasta con quella del Consiglio nazionale (la camera del Popolo aveva infatti accettato, seppur a maggioranza risicata, il divieto), costituisce un’ incredibile dimostrazione di idiozia politikamente korretta.

In Svizzera ci sono circa 250 moschee, per non parlare dei sedicenti centri culturali islamici. Con la sua decisione, la partitocrazia  multikulti si rifiuta, di proposito, di sapere chi li finanzia. Chiude gli occhi per non vedere.

La premiata attivista per i diritti umani Saïda Keller Messahli, quindi non una becera leghista populista e razzista, ha dichiarato che ingenti somme di denaro provenienti dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, dal Qatar, dal Kuwait e dalla Turchia fluiscono nelle moschee svizzere e che la Lega Musulmana mondiale sta dietro “ad una rete di moschee radicalizzate in Svizzera (…) con la chiara intenzione di diffondere il pensiero salafita”.

Sempre peggio

Come se non fossimo messi già abbastanza male, politicanti di Sciaffusa, non si sa in preda a quale raptus, hanno avuto la bella idea di autorizzare la costruzione di una “grande moschea turca”. Con imam nominati dal governo turco. E con tanto di asilo d’infanzia. Così le nuove generazioni di turchi residenti in Svizzera vengono radicalizzate già dalla più tenera età.

Ciliegina sulla torta: gli islamisti Blancho e Illi, esponenti “di punta” del Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS), organizzazione salafita, sono stati inopinatamente assolti dall’accusa di propaganda jihadista dal Tribunale penale federale di Bellinzona. Intanto, fuori dall’aula, si radunavano i gruppi di supporter che urlavano “Allah Akbar”. Lo stesso TPF, con decisione incomprensibile,  aveva procrastinato l’emissione della sentenza nei confronti dei due islamisti e di alcuni loro compagni di merende alla metà di giugno, “in considerazione del Ramadan”. Eh già, perché adesso in Svizzera si festeggia il Ramadan!

Ora Blancho e soci, “benedetti” dal Tribunale penale federale, dalle Simonette e dai politicanti del Consiglio degli Stati, se la ridono a bocca larga. E con loro tutti gli estremisti islamici che ci ritroviamo in Svizzera grazie alla politica del “devono entrare tutti”.

Vale anche la pena ricordare che, se il CCIS ed i suoi pagliacci (pagliacci pericolosi, sia chiaro) come Blancho ed Illi beneficiano di larga “audience”, è soprattutto grazie all’emittente di regime SSR che ha sempre dato ampia visibilità a questa foffa. Avanti così: paghiamo il canone più caro d’Europa per offrire vetrine pubblicitarie agli islamisti!

L’importante…

Sta di fatto che il Consiglio federale e la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti, con le proprie scelte sconsiderate all’insegna del politikamente korretto, hanno lanciato un messaggio chiarissimo agli islamisti di tutto il mondo: “venite pure in Svizzera a radicalizzare, il triciclo PLR-PPD-P$$ ve lo lascia fare! E se qualcuno tenta di mettersi per traverso, ci pensa il triciclo a denigrarlo e delegittimarlo come becero razzista, fascista ed islamofobo!”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di rendersi conto delle conseguenze di un simile approccio. Ovvero, la messa in pericolo di tutti coloro che vivono in Svizzera, indipendentemente dal passaporto e dalla religione. Machissenefrega: l’importante è appunto “non discriminare”! Rischiare di dare ragione agli odiati “populisti”? Non sia mai! Piuttosto si muore. Di buonismo-coglionismo.

Lorenzo Quadri

Partitocrazia in governicchio Il festival delle figure di palta

Ristorni dei frontalieri: il triciclo PLR-PPD-P$ si arrampica sui vetri per non decidere

Come volevasi dimostrare, i rappresentanti della partitocrazia PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato non ne vogliono sapere di difendere gli interessi dei ticinesi. Ed infatti sui ristorni preparano l’ennesima calata di braghe.

Nuova dimostrazione che il triciclo è succube dei rispettivi partiti federali (che di quello che succede in questo sfigatissimo Cantone se ne impipano). Del resto, da una partitocrazia che affossa la preferenza indigena votata due volte dal popolo, e che si illude di scaricarsi delle proprie responsabilità invocando il trito mantra del “sa po’ mia”, cosa ci si poteva attendere?

Il triciclo (assieme a tutta la casta) ha voluto la devastante libera circolazione delle persone. E quando si tratta di rimediare al disastro fatto? Forse che recita il mea culpa? Forse che cerca di trovare delle soluzioni? Ma col piffero! Si nasconde dietro la foglia di fico del “Sa po’ mia”, affossa le proposte altrui e rottama le votazioni popolari!

Nemmeno sul minimo…

Sui ristorni, l’impostazione non cambia. Sul tavolo, come noto, c’è la proposta di Zali, appoggiata da Gobbi, di vincolare parte di questo “tesoretto” – che ricordiamo ammonta ormai ad oltre  80 milioni di Fr all’anno, e scusate se sono pochi– alla realizzazione, da parte del Belpaese, di opere di interesse transfrontaliero. Così come previsto dalla Convenzione del 1974. Il pagamento verrebbe effettuato, per ovvi motivi, solo a realizzazione avvenuta. Una proposta, lo abbiamo già scritto, assolutamente sensata. Addirittura minimalista. Un “compromesso svizzero”. Eppure, la partitocrazia non ne vuol sapere. E, pur di non dare ragione all’odiata Lega, si arrampica sui vetri per non decidere. Non decide perché sa bene che un No alla proposta leghista costituirebbe un clamoroso autogol, oltre che una figura marrone di proporzioni epiche. Ma bene!

Nulla di fatto

L’ammucchiata antileghista in Consiglio di Stato è così arrivata a tirare in ballo anche la visita del governatore della Lombardia Attilio Fontana. L’evento mondano si è tenuto venerdì. Ovviamente non ha portato nulla di nuovo. Lo si sapeva fin dall’inizio. Ma, quando si è a caccia di pretesti, tutto fa brodo. Oltretutto si tratta dell’ennesima dimostrazione di incoerenza. Il triciclo ha sempre rifiutato qualsiasi intervento cantonale nella questione dei ristorni con la scusa che si tratta di competenza nazionale: quindi di Berna da un lato e Roma dall’altro. Una versione che tra l’altro è stata appena sconfessata dal Consiglio federale.

E adesso per non decidere – e quindi per non dare ragione all’odiata Lega – ci si attacca all’incontro con Fontana? Che è governatore della Lombardia, mica presidente del Consiglio! Proprio vero che al ridicolo non c’è fine.

Nessuna sorpresa

In un passato ormai sepolto (2014) il PLR aveva lanciato una petizione per la disdetta della Convenzione del 1974; oggi evidentemente la musica è cambiata (sarà perché l’attuale presidente dell’ex partitone di lavoro fa il funzionario della Confederella?) ed il partito si è adagiato sull’integralismo calabraghista. E, in duetto con i kompagni, blatera di trattative con l’Italia. Come se con il Belpaese gli svizzerotti non avessero già trattato ad oltranza, prendendola regolarmente in quel posto! Non ci sono quindi dubbi sul fatto che PLR e PS, anche per accontentare i rispettivi partiti nazionali, vogliano a tutti i costi regalare anche quest’anno 80 milioni di ristorni Belpaese. Delude invece la posizione del Beltraministro PPD, visto che il suo partito ha comunque mostrato delle timide aperture verso l’idea di vincolare i ristorni all’esecuzione di opere di interesse comune transfrontaliero. Opere che, pur essendo state promesse da lungo tempo, giacciono imboscate nei cassetti! Oppure non funzionano: vedi il trenino dei puffi Stabio-Arcisate, titolare del record mondiale dei ritardi. Intanto però i vicini a sud investono nella costruzione di una nuova strada per agevolare l’invasione del Ticino da frontalieri e padroncini in arrivo uno per macchina. Per quella i soldi ce li hanno.

La fregnaccia delle “trattative”

I tapini della partitocrazia, come detto, ancora farneticano di trattative con il Belpaese sul nuovo accordo fiscale sui frontalieri. Ed intanto il presidente del Consiglio regionale della Lombardia ha già scritto ai presidenti di Camera e Senato chiedendo di NON ratificare il nuovo accordo! Il quale ormai è morto, sepolto e mummificato.

Cosa deve ancora succedere perché la partitocrazia si decida a bloccare i ristorni? Ma teniamoci questi soldi e piantiamola di farci prendere per i fondelli! Sveglia!

Lorenzo Quadri

 

 

La partitocrazia schierata con gli estremisti islamici

Commissione del Consiglio degli Stati: come da copione, il triciclo rifiuta di agire

 

Con una (scontata) decisione nel segno del multikulti politikamente korretto, la commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (CAG-S) nella sua ultima seduta ha respinto cono 10 voti favorevoli, un astenuto e nessun contrario la mozione del deputato leghista Lorenzo Quadri che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri a moschee e luoghi di culto islamici. La mozione era stata invece approvata dalla maggioranza del Consiglio nazionale nel settembre del 2017 con 94 Sì, 89 No e 5 astenuti.

Lorenzo Quadri, cosa ne pensa della decisione della Commissione della Camera Alta?

Non mi fa piacere, evidentemente, ma certo non è una sorpresa. Del resto la CAG-S è riuscita ad asfaltare, con 12 voti ad 1, anche l’iniziativa popolare contro i giudici stranieri. Quindi mi sento in ottima compagnia. Si potrebbe quasi dire che, se quella Commissione approva un’iniziativa, popolare o parlamentare che sia, vuol dire che i proponenti hanno sbagliato qualcosa…

Sì, ma fuor di battuta?

Fuor di battuta, alcune considerazioni. Primo: è evidente che qui ci sono dei politicanti che credono di vivere nel paese dei balocchi e di poter combattere il radicalismo islamico a colpi di politicamente corretto e di buonismo-coglionismo. Davanti a simili situazioni, viene proprio da dire: povera Svizzera! Secondo: la Commissione si chiama “degli affari giuridici” ma la decisione presa non è giuridica bensì politica; e all’insegna della solita politica da “pensiero unico”.

La Commissione argomenta il suo njet dicendo che “reputa ci siano altri modi per porre un freno all’attività dei predicatori estremisti e rimanda alla nuova legge sulle attività informative e al piano nazionale per prevenire la radicalizzazione e l’estremismo violento”.

Avanti col “benaltrismo”! Le soluzioni che vengono proposte da una certa parte politica non vanno mai bene. Bisogna sempre fare “ben altro”. E, nel mentre che si aspetta il “ben altro”, non si fa

 assolutamente nulla. Qui abbiamo un esempio da manuale. Anche i paracarri hanno capito che il famoso piano nazionale contro l’estremismo è un esercizio alibi: del tutto inutile. Non per nulla è un “parto” del Dipartimento Sommaruga. Ossia della ministra il cui partito, il P$$, vorrebbe rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera. Tutti gli esperti di radicalismo islamico, a partire dalla premiata attivista per i diritti umani Saïda Keller Messahli, confermano che il modo più efficace per combattere l’estremismo islamico è impedire i finanziamenti esteri alle moschee. A versarli sono infatti enti, persone o organizzazioni che pagano affinché il radicalismo venga diffuso in Svizzera. Ma evidentemente per la partitocrazia la priorità non è la sicurezza del Paese. La priorità è evitare ogni possibile rimprovero di “islamofobia”.

E come la mettiamo con la libertà di religione?

Il divieto di finanziamenti esteri a luoghi di culto islamici non lede in alcun modo la libertà di religione. Inoltre l’Islam non è una religione come le altre, poiché non conosce la separazione tra fede e politica. E’ evidente che, con decisioni come quelle della CAG degli Stati, la casta trasforma la Svizzera nel paese del Bengodi per miliziani dell’Isis ed analoghe organizzazioni terroristiche. Inutile dire che non arriva alcun segnale nemmeno a proposito dell’altro grosso fattore di rischio per il nostro Paese: le prestazioni assistenziali facili a migranti economici islamici, radicalizzatori compresi. I quali possono così continuare indisturbati a svolgere la propria opera, oltretutto stipendiati dal contribuente.

Cosa bisogna aspettarsi ora?

La CAG – S, da quanto si può leggere sul comunicato ufficiale (i verbali  commissionali non sono pubblici) non ha in realtà uno straccio di argomento contro il divieto di finanziamenti esteri alle moschee, che  è già stato approvato dalla maggioranza Nazionale. C’è da sperare che il plenum della Camera dei Cantoni dimostrerà maggior buonsenso della sua Commissione. Ma naturalmente, con la partitocrazia che ci ritroviamo, illudersi sarebbe fuori luogo.

MDD

Mercato del lavoro ticinese? La partitocrazia se ne frega

Il triciclo PLR-PPD-P$ ha annullato la preferenza indigena decisa dai cittadini

Come c’era da aspettarsi, vista l’aria che tira nella partitocrazia, la maggioranza del parlamento cantonale ha tradito i cittadini e calpestato la democrazia, affossando l’iniziativa “Prima i nostri”. Si tratta della replica di quanto accaduto a Berna nel dicembre 2016 con il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Diritto superiore?

A Palazzo delle Orsoline il triciclo PLR-PPD-P$ (con qualche eccezione all’interno del PPD) ha deciso che la volontà popolare sgradita alla casta non si applica, continuando a ripetere il ritornello dell’ “incompatibilità con il diritto superiore” ovvero del “sa po’ mia”. Ma anche il Gigi di Viganello ha capito benissimo che il “sa po’ mia” è un pretesto. La realtà è che il triciclo NON VUOLE.

E’ inutile menarla con il diritto superiore, perché “Prima i nostri” è perfettamente conforme alla Costituzione federale (art 121 a). E’ invece la legge federale d’applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, voluta dalla casta per bastonare il popolazzo becero che vota sbagliato e per fare bella figura con i padroni UE, ad essere anticostituzionale.

“Sa po’ fa nagott”

Senza contare che “Prima i nostri” ha ottenuto la garanzia federale. Signore e signori del triciclo, non ci si può sempre nascondere dietro la storiella del margine di manovra nullo quando il margine di manovra c’è, semplicemente non viene utilizzato. Perfino gli Stati membri UE fanno (giustamente) le leggi per proteggere il proprio mercato del lavoro.

I ticinesotti sono invasi dai frontalieri; la  maggioranza dei lavoratori in questo Cantone non è svizzero. L’emergenza è evidente da anni; e non stiamo qui a dilungarci su ciò che è noto anche ai paracarri. E qual è la posizione della partitocrazia? Il nulla! “Sa po’ fa nagott”! Il Ticino deve rimanere la “valvola di sfogo” per il disastro occupazionale italiano. Oltreconfine se la ridono a bocca larga dei ticinesotti che votano per difendersi dall’invasione e si vedono annullare l’esito della votazione dai propri politicanti.

Se usasse le stesse energie

La vergognosa sceneggiata parlamentare conferma che la partitocrazia pensa solo ai posti di lavoro della Pravda di Comano, tirandosi giù la pelle di dosso per combattere la “criminale” iniziativa No Billag. Mentre di quelli di tutti gli altri ticinesi se ne impipa! Avanti con l’invasione! “Dobbiamo aprirci”! Chissenefrega di quanti rimangono in disoccupazione ed in assistenza!

Se il triciclo usasse le stesse energie che sta utilizzando per reggere la coda alla  TV di Stato (ovvero per difendere un proprio centro di potere e di propaganda, ovvero ancora per farsi gli affari propri) per tutelare il lavoro dei ticinesi, metà dei problemi di questo Cantone sarebbero già stati risolti da un pezzo.

Senza contare che, se la questione dei frontalieri si ponesse in termini inversi, ovvero se  le Province italiane a noi confinanti avessero il 30% dei posti di lavoro occupati da frontalieri ticinesi, i vicini a sud avrebbero già costruito un muro sul confine da fare invidia a quello di Trump col Messico. Da noi invece i politicanti hanno perfino paura ad applicare le decisioni del popolo.

La farsa delle misure accompagnatorie

Particolarmente ridicolo, poi, il richiamo alle misure accompagnatorie. Da un lato queste misure sono il classico cerotto sulla gamba di legno; quindi inutile tentare di spacciarle per la soluzione. Dall’altro, le misure accompagnatorie sono destinate a decadere in caso di sottoscrizione del famigerato accordo quadro istituzionale voluto, ma guarda un po’, sempre dal triciclo (a livello federela). Per cui, ci vuole già una bella tolla ad invocarle, quando in realtà si sta lavorando per la loro cancellazione integrale!

E che dire del kompagno Bertoli che ricorda che “i cittadini svizzeri hanno votato i bilaterali” dimenticandosi invece che i ticinesi li hanno sempre avversati?

Prendere nota

La rottamazione di “Prima i nostri” dimostra l’urgenza di far saltare la devastante libera circolazione delle persone: sotto con le firme! E ovviamente, prendere nota dei becchini della democrazia in Ticino. Per ricordarsi di non votarli quando, alle prossime elezioni, saranno in giro a fare la questua di schede e crocette per salvare le cadreghe.

Lorenzo Quadri

“Fai il frontaliere, conviene!”

Grazie partitocrazia! Ecco il bel regalo che hai fatto al Ticino con i bilaterali

Gli annunci di lavoro ci spiattellano in faccia le conseguenze della libera circolazione. E i soldatini dei partiti storici hanno ancora il coraggio di fare le verginelle offese

Nei giorni scorsi è stato segnalato sul portale Tio un annuncio di lavoro di un’azienda, guarda caso italiana, che cerca collaboratori  allettandoli in questo modo: “l’azienda si trova in Ticino, il candidato ha quindi la possibilità di valutare se lavorare come frontaliere, il che comporterà un forte vantaggio economico”. Ma guarda un po’! Capito come funzionano le cose in regime di devastante libera circolazione delle persone? Altro che “prima i nostri”: prima gli altri!

Ed ecco l’ennesimo esempio di azienda italica che sbarca in Ticino e “predilige” (per usare un eufemismo) l’assunzione di frontalieri. Poi ci chiediamo come mai ne abbiamo 65mila.

Un’ovvietà

Il bello, o il brutto, è che l’annuncio in questione contiene in realtà un’ovvietà. Ossia che fare il frontaliere conviene. Poiché grazie al differenziale tra il costo della vita al di qua e al di là della ramina, i frontalieri possono fare concorrenza sleale ai lavoratori residenti. Sicché è inutile che esponenti della partitocrazia spalancatrice di frontiere, rispettivamente i loro soldatini sistemati nelle istituzioni, davanti ad annunci come quello di cui sopra facciano le verginelle offese e strillino allo scandalo. Perché quello che succede era ampiamente previsto e predibile.

“Stigmatizziamo” gli spalancatori di frontiere

Ad esempio il direttore della divisione dell’economia del DFE Stefano Rizzi  al medesimo portale dichiara: “annunci simili ci preoccupano, li stigmatizziamo assolutamente”. Noi invece “stigmatizziamo” questo modo di prendere la gente per i fondelli! E “stigmatizziamo” gli spalancatori di frontiere! Annunci simili, caro Rizzi, sono una semplice descrizione della realtà. Realtà creata  da chi ha voluto la libera circolazione delle persone. Vertici del DFE compresi. Ma come: prima si eleva la libera circolazione a dogma intoccabile, si sfornano ricatti e terrorismo di regime a favore dei bilaterali, e poi per lavarsi la coscienza si “stigmatizzano” le loro conseguenze, che erano ovvie fin dall’inizio?

Chiaramente, e a maggior razione, il discorso vale anche per gli esponenti di quei partiti che vogliono la libera circolazione, che combattono prima i nostri, e poi davanti agli annunci di lavoro diretti ai frontalieri fingono di scandalizzarsi credendo di guadagnare in questo modo facili consensi. Ma i ticinesi “non sono mica scemi”. Sicché, quando il DFE dirà chiaro e tondo che la libera circolazione va disdetta, i suoi funzionari dirigenti targati PLR potranno essere credibili nello “stigmatizzare assolutamente” certi annunci di lavoro. Prima proprio no. Prima possono solo recitare il mea culpa. Il resto sono storielle.

Ci vogliono i muri

Più interessante, per quanto anch’essa non certo originale, la posizione dell’esperto di risorse umane, pubblicata sempre sul portale Tio. Eccola: “Fintanto che i frontalieri godono in Italia di una tassazione più vantaggiosa rispetto agli altri lavoratori italiani, un datore di lavoro può legittimamente fare presente questa opportunità”. Appunto. I frontalieri pagano molte meno tasse rispetto ai loro connazionale che lavorano in patria. Senza che esista, per questo privilegio, uno straccio di giustificazione plausibile. Gli italiani che lavorano in Italia sono di conseguenza chiamati a compensare con le loro imposte quel che i frontalieri non pagano. Nessun politicante del Belpaese ha nulla da dire? Ad esempio: la mamma della Comi non le ha spiegato niente al proposito?.

Seconda affermazione interessante: “l’unica soluzione è la logica Trumpista di costruire muri di separazione tra sistemi. Ma la Svizzera è un paese esportatore. E se si affermasse la logica delle frontiere, avrebbe più svantaggi che vantaggi”. Ad essere interessante è ovviamente solo la prima frase. Le due seguenti sono fole. Per esportare non c’è affatto bisogno della libera circolazione delle persone. Gli accordi conclusi con la Cina, ad esempio, mica la contemplano. La Svizzera era paese esportatore assai prima di sottoscrivere lo sciagurato accordo sulla libera circolazione. Ed esportava anche più di adesso.

Lorenzo Quadri