Aprono le porte agli islamisti in nome dello Stato laico

Meritata disfatta per l’iniziativa popolare degli ex ministri PLR Marty e Gendotti

Ma guarda un po’: l’iniziativa Ticino Laico, quella che mira a togliere i riferimenti cristiani dalla Costituzione cantonale, si è risolta con un clamoroso flop. Non ha raccolto nemmeno la metà delle 10mila firme che sarebbero state necessarie alla sua riuscita. Da notare che tra i promotori c’erano anche due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone: Lele Gendotti e Dick Marty. Complimenti. Evidentemente sono questi, oggi, i problemi dei radikalchic: cancellare i riferimenti a Dio dalla nostra Costituzione cantonale. A proposito: ma se per questi altolocati signori la Costituzione è diventata così importante, perché non si impegnano affinché venga rispettata? Invece il PLR si agita affinché accordi internazionali del pifferoabbiano la precedenza sulla Costituzione (federale).

Autolesionismo

Sarebbe poi interessante sapere se i promotori dell’iniziativa Ticino Laico sono magari  gli stessi che, quando si tratta del divieto di burqa, blaterano che è un “non problema” e si riempiono la bocca con la “non discriminazione”.

Certo che c’è davvero da restarci di sale (per non dire d’altro). L’islamismo avanza a passi da gigante in Europa, e la Svizzera non fa eccezione. Avanza approfittando del vuoto causato da decenni di distruzionedella nostra identità e delle nostre radici a suon di politiche radikalchic e multikulti. Però i signori di Ticino Laico, inclusi i due ex “ministri” liblab,  se la prendano con le nostre – sempre più flebili – radici cristiane. Quindi: non solo lor$ignori non si oppongono all’islamizzazione, ma si danno da fare per spianarle la strada. In nome del laicismo, spalancano le porte ad una teocrazia, ovvero all’islam. E  l’obiettivo dell’Islam è proprio quello di spazzar via lo Stato laico. In casa nostra. Ma si può essere più autolesionisti di così?

L’Ottocento è finito

Il fatto che l’iniziativa del duo Marty-Gendotti e compagni di merende sia naufragata peggio della Costa Concordia, in ogni caso, è buon segno. Dimostra  che i ticinesi hanno capito quanto siano assurde simili battaglie al giorno d’oggi. L’Ottocento è finito da un pezzo. Quale minaccia allo Stato laico possono costituire oggi nel nostro Cantone i rimasugli del cristianesimo? Ormai perfino il PPD ha rottamato il referente cristiano per sostituirlo con il referente multikulti. E adesso arriva un gruppetto di radikalchic che pretende di farci credere che il pericolo per lo Stato laico non sarebbe l’avanzata islamista (ma quando mai! “Bisogna aprirsi”!) bensì il fatto che la nostra Costituzione citi Dio. Del resto, questi spalancatori di frontiere sono corresponsabili dell’islamizzazione della Svizzera; altro che difesa del laicismo!

Silenzio assordante

E come mai i prodi paladini della “neutralità religiosa” non hanno fatto un cip davanti all’ultima aberrante sentenza dei giudici stranieridella Corte europea dei diritti dell’uomo? Ovvero la condanna inflitta ad una donna austriaca rea di aver detto ad un seminario che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto e la moglie Aisha di 6 anni è “un caso di pedofilia”?  Elisabeth Sabaditsch-Wolff, questo il nome della signora, è  stata condannata  dalla CEDU perché non si può – sa po’ mia! – offendere il sentimento religioso dei musulmani. E quindi, “in nome della pace religiosa”, si rottama la nostra libertà d’espressione (diritto umano).

Il sentimento religioso dei cristiani, per contro, può essere offeso eccome. Lo ha stabilito di recente la stessa CEDU. Ma i cristiani non mettono le bombe.

Fossero coerenti

Sicché, secondo i giudici stranieri della CEDU, a mettere in pericolo la pace religiosa (?) in Occidente non è l’invasione di musulmani non integrati e non integrabili. Ma quando mai! E’ la nostra – laicissima! – libertà d’espressione!

Come mai i signori di Ticino Laico, quelli che difendono la neutralità religiosa dello Stato, non hanno nulla da dire a proposito di questa delirante sentenza che fa giurisprudenza anche per noi svizzerotti? Fossero coerenti dovrebbero scendere subito in campo a fare campagna per l’iniziativa contro i giudici stranieri.Invece fanno proprio il contrario. Perché sono soldatini della casta internazionalista e spalancatrice di frontiere. Altro che Stato laico.

Diritti popolari

Infine, visto che questi esponenti dell’establishment da anni tentano di sabotare i diritti popolari, in prima fila  proprio il PLR, dicendo  che è troppo facile servirsene: gli sta proprio bene che abbiano potuto toccare con mano questa “eccessiva facilità”, non riuscendo a raccogliere le firme per la loro iniziativa, e rimediando così una figura marrone.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Cancellano la nostra identità per islamizzare la Svizzera

Due ex ministri PLR vogliono rottamare le nostre radici: ricordarsene in aprile

 

 “Ticino laico” allo sbando: difendere lo Stato liberale combattendo il cristianesimo?

Complimenti, eccole qui le priorità della casta radikalchic e multikulti: cancellare dalla  Costituzione cantonale ticinese l’articolo che riconosce alla Chiesa cattolica ed a quella evangelica lo statuto di ente di diritto pubblico. Perché? Ma perché quella ticinese sarebbe una società sempre più multukulturale; di modo che  la nostra religione non può più (?) godere di alcun “privilegio” rispetto a quelle dei migranti economici. “Sa po’ mia”!

Il gruppetto radikalchic

Ecco dunque arrivare un gruppetto di esponenti  radikalchic con molto tempo da perdere, tra cui gli ex esponenti PLR (!) nel governicchio cantonale Lele Gendotti e Dick Marty ed il pregiudicato Marco Cagnotti, a proporre un’iniziativa popolare per declassare il cristianesimo in Ticino. Tale è l’obiettivo del clan spalancatore di frontiere. Rottamare le nostre radici che sono indiscutibilmente cristiane. E quale sarebbe il risultato di una simile operazione? Evidentemente, spianare la strada all’islamizzazione della Svizzera, cancellando sul nascere ogni parvenza di resistenza all’invasione islamista.

Ecco dunque che ci troviamo con due ex consiglieri di Stato PLR che raccolgono le firme per un’iniziativa che mira alla rimozione della nostra identità. Complimenti all’ex partitone: ricordarsene in aprile!  Il colmo è che i promotori dell’iniziativa contro le nostre radici – perché bisogna essere aperti e multikulti – giustificano la loro geniale pensata argomentando che i nostri valori non sarebbero cristiani, bensì  illuministi e liberali. Ah beh. Infatti illuminismo e liberismo sono cresciuti su un humus musulmano, nevvero?

Altro che “valori liberali”!

La realtà è che con la scusa politikamente korrettissima della “laicità dello Stato” si intende promuovere l’islamizzazione della Svizzera. Altro che laicità. Si vogliono demolire i nostri valori identitari, che sono poi le nostre difese. E una volta che l’islam in Svizzera ed in Ticino – grazie agli spalancatori di frontiere, ai multikulti, agli xenofili ed agli  svizzerofobi – avrà i numeri necessari per imporre le sue, di regole, vedranno i radikalchic che fine faranno i valori liberali con cui si sciacquano ipocritamente la bocca.

I multikulti vogliono la sharia

I due ex ministri dell’ex partitone, forse a causa dell’età avanzata, pensano di essere ancora ai tempi delle lotte per tra Stato e Chiesa. Credono che il pericolo per il liberalismo sia la religione cristiana. Quando invece il pericolo è l’Islam,  a cui costoro però spianano la strada perché “bisogna aprirsi”. L’integrazione dell’islam non è possibile. L’intellettuale tedesco di sinistra (!) Thilo Sarrazin, in una recente intervista al Blick, è stato chiarissimo. Nel giro di due o tre generazioni, anche da noi la maggioranza dei bambini avrà genitori musulmani. E non c’è un paese islamico dove esista piena democrazia e libertà di culto. Il 70% dei musulmani è per un’applicazione letterale del Corano. Di conseguenza, quando i musulmani avranno la maggioranza, cancelleranno le nostre regole – e le nostre leggi liberali – per sostituirle con le loro. Questo, ribadiamo, non l’ha scritto il Mattino razzista e fascista. L’ha detto il citato Thilo Sarrazin: membro del partito socialista tedesco ed uno dei più importanti intellettuali della Germania. E’ poi evidente che, grazie all’immigrazione scriteriata ed alle naturalizzazioni facili sostenute proprio dalla cricca radikalchic a cui appartengono i promotori dell’iniziativa “Ticino laico”, i votanti islamici in Svizzera aumentano a ritmo serrato: vengono tutti fatti svizzeri.

Indietro di un secolo e mezzo

L’epilogo è in grado di prevederlo anche il Gigi di Viganello. Eppure, prendendo a calci ogni logica, i radiko$ocialisti  pretendono di difendere lo stato laico combattendo il cristianesimo. Questi sono fuori come balconi. Sono in ritardo sulla storia di un secolo e mezzo. Altro che firmare la loro iniziativa anti-cristianesimo. Per difendere lo stato laico, bisognerebbe semmai lanciare un’iniziativa per fermare l’immigrazione islamica. Ma a  questo proposito la gauche-caviar, a partire dai due ex ministri PLR, non ci sente. Tra l’altro: il buon Marty  ha preso le difese di Youssef Nada, ovvero un importante esponente dei fratelli musulmani, che è un’associazione islamista. Un’associazione che vari Stati hanno dichiarato fuorilegge considerandola un gruppo terrorista. Gli amici degli islamisti pretendono di ergersi a difensori dello Stato laico? Ma non facciamo ridere i polli.

Lorenzo Quadri

Invece della riforma fiscale arriva lo spot elettorale

Va bene diminuire il moltiplicatore, ma servono sgravi mirati a ceto medio e single

Ohibò, si vede che le elezioni cantonali si avvicinano ed infatti il direttore del DFE, il PLR Christian Vitta, ha lanciato la campagna elettorale – sua e del partito – ipotizzando l’abbassamento del moltiplicatore cantonale dal 100% al 95%. Il che equivarrebbe dunque ad uno sgravio lineare del 5% per tutti.

Fermi da 15 anni

Ma guarda un po’! “Grazie” alla partitocrazia ed al PLR in primis (che gestisce il DFE dai tempi del Diluvio universale o giù di lì) il Ticino in campo fiscale è fermo al palo da 15 anni. Ma improvvisamente, quando mancano pochi mesi alle elezioni, gli sgravi vengono tirati fuori dalla tomba. Per poi venire prontamente riseppelliti una volta passato il periodo elettorale. Sicché il solito sfigato contribuente resta con un palmo di naso ed a bocca asciutta.

“Single” presi per i fondelli

Da qualche tempo liblab ed uregiatti hanno cominciato a sciacquarsi la bocca con gli sgravi fiscali al ceto medio ed ai single. Questo solo perché, così all’improvviso, si sono accorti che i single sono tanti e che votano. Peccato che in Gran Consiglio nel giugno dello scorso anno l’iniziativa generica (!), datata 2001 (!!) dell’allora deputata Iris Canonica, che chiedeva una tassazione più equa per le persone sole, venne asfaltata dalla partitocrazia. I kompagni rossoverdi, come era scontato, votarono tutti contro. Idem gli uregiatti. Tra il PLR i Sì  furono soltanto due (!): Nicola Brivio ed Andrea Giudici. Solo Lega e Udc-la destra sostennero compatte l’iniziativa.

Con che coraggio dunque PLR e PPD vengono adesso a raccontare favolette sugli sgravi al ceto medio ed ai single, pensando di fare fessi gli elettori? Quando poi – e i fatti parlano da soli! – al momento di venire al dunque e di schiacciare il bottoncino colorato in parlamento, fanno tutt’altro? Cari soldatini della partitocrazia, come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Alcuni punti

In merito alla questione del 5% in meno di moltiplicatore cantonale: uno sgravio fiscale farà anche piacere. Ma, non essendo venuti giù con l’ultima piena, ci permettiamo (uella) alcune considerazioni.

  • Quella del buon Vitta è solo una dichiarazione d’intenti. Per la serie: “io la proposta l’ho fatta, se poi me la trombano non è colpa mia”. Chance di approvazione da parte del governicchio? E da parte del Gran Consiglio?
  • Giocherellare con il moltiplicatore cantonale in funzione elettorale (prima delle elezioni si abbassa, subito dopo lo si rialza: passata la festa, gabbato lo santo) è una roba assai distante dalla riforma fiscale di cui questo sfigatissimo Cantone ha bisogno. E ne ha bisogno in particolare per il ceto medio, i single e le aziende virtuose: ossia quelle che assumono ticinesi.
  • L’ultima iniziativa popolare fiscale andata in votazione (correva l’anno 2013) era della Lega e prevedeva sgravi lineari. E, ma tu guarda i casi della vita, in Gran Consiglio l’ex partitone votò contro. Perché i liblab gli sgravi lineari non li volevano proprio. Adesso invece, visto che la proposta viene dal loro ministro… contrordine compagni! Gli sgravi lineari sono una figata pazzesca! Se questa non è una presa per il lato B… Per la cronaca, il popolo ticinese in votazione respinse gli sgravi leghisti, anche “grazie” alla campagna contraria condotta dal PLR.
  • Già la riformetta fiscale mignon lo scorso mese di aprile è passata per il rotto della cuffia in votazione popolare, malgrado fosse accoppiata a misure sociali. Qualcuno si aspetta forse (stante anche il punto precedente) che degli sgravi lineari verrebbero accettati? Auguri!
  • Se ci fosse stata (davvero, non solo per far scena) la volontà di procedere ad una riforma fiscale, perché mai governo e parlamento nel recente passato se ne sarebbero usciti con la manovricchia fiscale mignon (vedi punto 4), che ha completamente dimenticato il ceto medio, preoccupandosi “solo” di evitare la fuga dei migliori contribuenti dall’ “inferno fiscale” ticinese?
  • Al Ticino serve una riforma fiscale vera. Per riforma fiscale vera si intende una riforma mirata (quindi non lineare) al ceto medio ed ai single per quanto attiene alle persone fisiche, e alle aziende virtuose (quelle che fanno lavorare i ticinesi) per le persone giuridiche. E l’unico modo per ottenerla è un’iniziativa popolare. Perché dalla partitocrazia a Palazzo delle Orsoline non uscirà mai un tubo.Questo mettiamocelo bene in testa!

Lorenzo Quadri

La SECO continua a prenderci per i fondelli: chiudiamola!

Nuovo documento farlocco per farci il lavaggio del cervello pro-libera circolazione

I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate a scopo di lavaggio del cervello pro-libera circolazione, ci regalano l’ennesima perla! Ossia, il nuovo bilancio sulla libera circolazione, presentato pubblicamente nei giorni scorsi. E cosa dice questo ulteriore documento propagandistico? Esatto, dice che l’è tüt a posct! La libera circolazione è una figata pazzesca! Effetti negativi? Nemmeno l’ombra!

Anzi, i burocrati della SECO pretendono addirittura di raccontarci che i flussi migratori dalla fallita UE sarebbero diminuiti del 10% (uella!) nel 2017 rispetto all’anno precedente! A parte che l’andamento di questi flussi è ciclico, punto primo il saldo migratorio rimane comunque un multiplo di quello promesso dal Consiglio federale prima della votazione sui bilaterali, e punto secondo, visto che la barca è piena, una diminuzione è tutt’altro che sorprendente!

Roland, ma va a ciapà i ratt!

Come se non bastasse, assieme ai soldatini della SECO a pontificare in conferenza stampa a favore della devastante libera circolazione c’era anche tale Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori. Secondo costui “non c’è alcuna sostituzione della manodopera indigena, nemmeno in Romandia ed in Ticino”. Certo, come no! O Roland, ma ci sei o ci fai? Il Ticino l’hai visto solo in cartolina? E poi il triciclo spalancatore di frontiere ha ancora il coraggio di propinare simili bestialità per informazioni oggettive? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Ciurlano nel manico

L’ennesimo florilegio di boiate pro-frontiere spalancate dei burocrati della SECO si spiega facilmente. La libera circolazione, voluta dalla casta, ciurla nel manico. E a qualcuno (malgrado il caldo) comincia a diventar fredda la camicia. La macchina per il lavaggio del cervello è dunque  già in azione. Il fatto che l’iniziativa popolare per la disdetta della libera circolazione delle persone sia riuscita in tempo di record – 125 mila firme raccolte in sei mesi, quando c’era a disposizione un anno e mezzo per raccoglierne 100mila – è un segnale chiaro: sempre più svizzeri ne hanno piene le scuffie. E più passa il tempo, più il numero di questi svizzeri aumenta. Quindi, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale mobilitano i loro soldatini. A partire dalla SECO. Quest’ultima, inquadrata nel dipartimento del buon Johann “Leider” Ammann – grazie PLR! – ci costa 100 milioni di Fr all’anno (!) per produrre statistiche farlocche e per prendere decisioni demenziali: sempre contro gli interessi dei cittadini elvetici e sempre all’insegna delle braghe calate davanti agli eurobalivi. Ricordiamo che la SECO ha avuto la geniale idea di decidere (?), senza che nessuno avesse chiesto alcunché, di estendere la disoccupazione parziale (il “guadagno intermedio”) ai frontalieri. Perché? Così!

E corre addirittura voce che sempre la SECO sia favorevole all’accettazione del nuovo demenziale Diktat UE: quello che pretenderebbe di far pagare agli svizzerotti fessi la disoccupazione dei frontalieri (i quali già stanno esultando).

La domanda è sempre la stessa: perché mai dovremmo continuare a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare dei burocrati che ci giocano contro e fanno solo danni? Ma chiudiamo la SECO che è ora!

Lorenzo Quadri

KrankenCassis: il festival delle gaffe e delle cappellate

Picconate alle misure accompagnatorie, calate di braghe con l’UE, ditte italiche in casa…

 

Il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si sta impegnando nel galoppinaggio pro-PLR in Ticino. Il suo presenzialismo – esteso agli eventi più marginali e senza uno straccio di attinenza con la politica estera – è eloquente. Eppure non sta di certo facendo dei regali all’ex partitone. Infatti le vicissitudini delle ultime settimane (senza andare a rivangare i mesi precedenti) che lo riguardano, formano una lunga infilata di gaffes e di cappellate.

  • Dichiarazione di Cassis: le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone possono essere gettate nel water pur di sottoscrivere l’accordo quado con l’UE.Ah bene! Prima il PLR, assieme alle altre due ruote del triciclo, ossia PPD e P$$, rottama la preferenza indigena, trasformandola in quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) della “preferenza indigena light” che non serve assolutamente ad un tubo. Adesso il ministro degli esteri liblab viene a raccontare che si può rinunciare anche alle già striminzite misure accompagnatorie; quelle che dovrebbero servire a contrastare dumping salariale e concorrenza sleale, in particolare nel nostro sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud – invasione voluta sempre dalla partitocrazia (e dall’establishment tutto). Certo, l’efficacia delle misure accompagnatorie è limitata. Si trattasse di misure incisive, l’UE avrebbe già preteso – e subito ottenuto dai suoi camerieri bernesi  – la loro abrogazione. E allora? Per quale motivo dovremmo calare le braghe anche questa volta?
  • Sull’opzione di introdurre, nelle trattative con gli eurofunzionarietti, nuovi elementi quali appunto la capitolazione (inchinati a 90 gradi!) sulle misure accompagnatorie, KrankenCassis è stato pubblicamente e platealmente smentitodal suo subito-sotto Balzaretti. Figura marrone (o almeno beige)!
  • Altra sortita del ministro degli Esteri: “Bisogna concludere in fretta lo sconcio accordo quadro istituzionale”. O Cassis, ma ci sei o ci fai? Prima, per fare fessi gli “euroscettici” e raccattare voti in vista dell’elezione nel governicchio federale, ti sei inventato inesistenti tasti “reset” sulla politica dell’euroturbo Burkhaltèèèr. Adesso, invece, fai pressing affinché la Svizzera per l’ennesima volta CALI LE BRAGHE con la fallita UE sottoscrivendo un ulteriore trattato-capestro? Con l’accordo quadro istituzionale – che il presidente “diversamente sobrio” della Commissione UE, Jean-Claude “grappino” Juncker, ha avuto la tolla di definire “accordo d’amicizia”, quando si tratta manifestamente di un accordo coloniale che nessun Paese terzo con un minimo di amor proprio sarebbe disposto ad accettare – i balivi ci detterebbero le loro leggi e ci imporrebbero i loro giudici stranieri. Sì, giudici stranieri. Perché la storiella della corte arbitrale con rappresentanti dei due partner contrattuali è una fanfaluca. Sul diritto UE, Bruxelles non riconosce altro giudice se non la Corte di giustizia dell’Unione europea. Quindi ribadiamo il concetto: non solo con l’UE non si firma nessun nuovo accordo, ma si comincia a disdire qualcuno di quelli in essere. La scellerata dismissione della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari deve finire!
  • La presidenta del PLR nazionale Petra Gössi sostiene le posizioni di KrankenCassis sull’accordo quadro. Quindi il PLR vuole svendere la Svizzera. Ma avanti così, continuate a votare per l’ex partitone…
  • Questione di dettaglio, ma nemmeno poi tanto, sull’accordo quadro istituzionale. Qualora gli svizzerotti fossero fessi al punto di accettarlo, ci verrebbe automaticamente imposto di pagare la disoccupazione ai frontalieri,con tutte le conseguenze del caso. Ossia: costi di centinaia di milioni di Fr all’anno per la Confederella e, per il Ticino, obbligo di potenziare gli URC a proprie (nostre) spese. Tutto questo dopo che sei anni fa, per far quadrare i conti dell’Assicurazione contro la disoccupazione, la politica federale ha deciso pesanti tagli a danno dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). Però i soldi per i frontalieri ci sono. E poi KrankenCassis ha il coraggio di venire a dire che l’accordo quadro istituzionale sarebbe tutto sommato una questione secondaria, un dettaglio? Pori nümm…
  • Nei giorni scorsi, nuova figura di palta per il ministro degli esteri. La stampa d’Oltregottardo scopre che, nell’ambito di lavori di ristrutturazione nella sua lussuosa residenza di Montagnola, è stata chiamata una ditta italiana per istallare l’ascensore per le auto (apperò). Come se non  bastasse, l’azienda in questione sottopagava gli operai. Ma bene! Il Consigliere federale PLR sul cantiere di casa sua fa lavorare aziende d’Oltreramina. Poi naturalmente scarica la colpa sui progettisti.  Quando si dice che l’esempio viene dall’alto! Se perfino i Consiglieri federali fanno eseguire – o lasciano che vengano eseguiti – nelle loro magioni lavori da ditte italiche, cosa dovrebbe fare il “comune” cittadino che tira la cinghia nella sua casetta?
  • Capiamo che un ministro che fino a 10 minuti dall’elezione aveva il passaporto italiano, volendo seguire il principio del “Prima i nostri”, possa avere qualche difficoltà nel definire chi sono i “suoi”. Ma sta di fatto che, tramite la ditta italica attiva in casa sua per azione – od omissione, fa lo stesso – del Consigliere federale, de facto KrankenCassis incita i ticinesi a chiamare i padroncini. Bell’esempio!Si spera che i rappresentanti degli artigiani e delle impese di questo sfigatissimo Cantone si facciano sentire.
  • Questa l’hanno notata anche i media d’Oltralpe: le misure accompagnatorie che il direttore del DFAE vorrebbe abrogare nell’ennesimo raptus calabraghista nei confronti dell’UE servono proprio ad identificare e a sanzionare i furbetti dell’italico quartierino, come la ditta torinese che lavorava in casa sua, che arrivano da noi impipandosene delle nostre regole e facendo concorrenza sleale agli operatori locali.
  • Sul “tormentone” dei calciatori kosovari della nazionale elvetica (?) che esultano con il gesto dell’aquila, inutile dire che il buon Cassis – che prima della partita aveva twittato: “speriamo che i giocatori kosovari ci aiutino a vincere” – ha preso le difese di Xhaka e Shaqiri. Il club dei doppi passaporti! Del resto, se non ci si aiuta tra “parzialmente svizzeri”…
  • Aquando la revoca della promessa, sconsideratamente fatta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale a “Grappino” Juncker, di versare all’UE un regalo di 1.3 miliardi di Fr,senza alcun obbligo né contropartita?
  • Anche il Gigi di Viganello ha capito che il PLR ticinese tenta di servirsi di KrankenCassis a scopo di galoppinaggio per le prossime elezioni cantonali. Ma magari, visti i precedenti di cui sopra (che sono solo quelli degli ultimi giorni: altri seguiranno certamente) sarebbe il caso di cambiare tattica.

Lorenzo Quadri

 

 

Il PLR insiste: ticinesi in assistenza? “Incollocabili!”

Invece di rimediare all’invasione da sud, l’ex partitone se la prende con i disoccupati

Certo che in casa liblab ce la stanno mettendo proprio tutta per reggere la coda alla devastante libera circolazione delle persone. Per tentare di far credere che l’immigrazione scriteriata non abbia fatto disastri su disastri; ma quando mai!

In una sola settimana si sono cumulate due iniziative in tal senso.

Il “libro bianco” dei galoppini

La prima, a livello federale: il cosiddetto “libro bianco” (ci ricorda qualcosa…) di Avenir Suisse sui rapporti tra la Svizzera e la fallita UE. Avenir Suisse è un “Think Tank” (serbatoio di pensiero) di area liblab. Missione: galoppinare la casta spalancatrice di frontiere. Nel recente passato, questo gremio di aspiranti Nobel  si è segnalato per la “geniale” proposta di rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari. Chiaro: il popolazzo becero “vota sbagliato” e mette i bastoni tra le ruote agli intrallazzi dell’élite. Quindi va ridotto al silenzio. Hai capito i soldatini di Avenir Suisse? Altro che “serbatoio di pensiero”: serbatoio di fregnacce!

Dunque i soldatini di Avenir Suisse nei giorni scorsi hanno presentato il loro “libro bianco” sui rapporti con l’UE. Basato su studi farlocchi, su clamorose balle di fra Luca al limite dell’oltraggioso (ad esempio questa, epocale: “la libera circolazione è particolarmente vantaggiosa per la Svizzera”)e su imbarazzanti silenzi, il “libro bianco” è un maldestro tentativo di propaganda a sostegno delle frontiere spalancate e dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Un accordo, quest’ultimo, fortissimamente voluto dai politicanti liblab e P$, che costituirebbe la pietra tombale della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari.

Fingono di non sapere

Naturalmente i galoppini di Avenir Suisse si sciacquano la bocca con l’importanza degli accordi commerciali con l’UE. Ma fingono di non sapere che per concludere accordi commerciali vantaggiosi non c’è affatto bisogno di spalancare le frontiere. La stessa UE ha sottoscritto trattati commerciali con gli USA, con la Cina, col Canada: e in questi accordi di libera circolazione proprio non se ne parla.

Chiaro che il “libro bianco” dei soldatini liblab di Avenir Suisse dimostra che la libera circolazione ciurla nel manico (gli uccellini cinguettano infatti che la raccolta firme per l’iniziativa popolare che ne chiede l’abolizione stia andando bene). Di conseguenza alla casta comincia, come si suol dire, a diventar fredda la camicia. Avanti così!

In Ticino

Seconda iniziativa, questa in Ticino, guarda caso sulle colonne del bollettino dell’ex partitone Opinione liberale (più redattori che lettori). Ancora una volta il PLR tenta di far credere che l’invasione da sud sia una figata pazzesca e che sul mercato del lavoro ticinese vada tutto a meraviglia. Come no!

Il presidente della Camera di commercio (CCIA-Ti)  Luca Albertoni (che ci sta pure simpatico) scrive sull’esplosione dell’assistenza in Ticino, che a suo parere non avrebbe relazione con le “problematiche vere o presunte del mercato del lavoro”. Ohibò. Come dire: non è vero che il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone è andato in palta a causa dell’invasione da sud, sono tutte balle populiste!

Ed infatti, prosegue il direttore della CCIA-Ti, “le cifre della disoccupazione sono in costante calo”. Certo: le cifre taroccate della disoccupazione pubblicate dalla SECO per reggere la coda alle politiche della partitocrazia sono in calo. Il che non vuole affatto dire che la disoccupazione in quanto tale sia in calo. Come ben testimonia l’aumento dei numeri dell’assistenza.

Tutti casi psichiatrici?

A ciò si aggiunge la storiella, citata sempre da Albertoni, secondo cui su 8077 persone in assistenza quelle effettivamente collocabili sarebbero solo un migliaio. Questa è un’altra mistificazione.  Tanto per cominciare, le sentenze sulla collocabilità o meno vengono calate esaminando solo le scartoffie e non la persona. Ma soprattutto: l’assistenza non è l’AI. Chi è andato in assistenza passando dalla disoccupazione, prima lavorava.  Quindi era “collocabile” eccome. Se poi qualcuno è diventato incollocabile a seguito del lungo periodo di inattività e della sterminata serie di porte prese in faccia, è un altro discorso.

Inoltre, l’invasione da sud provocata dalla partitocrazia taglia fuori in partenza chi magari in ambito professionale è più “debole” – vuoi per formazione, vuoi per caratteristiche personali – ma che prima della libera circolazione un lavoro (magari “di manovalanza”; ma mica tutti devono fare i manager) l’avrebbe trovato eccome, e l’avrebbe anche svolto dignitosamente.  Adesso rimane escluso e magari viene pure bollato come  incollocabile. Ma questo accade perché 350mila ticinesi sono stati mandati allo sbaraglio. Messi in concorrenza con 10 milioni di abitanti della Lombardia. Dove ci sono dottorati disposti a venire in Ticino a fare fotocopie, pur di avere la pagnotta sul tavolo, visto come butta dalle loro parti.

Era evidente che una simile scelleratezza avrebbe provocato un disastro. Chi, da presunto esperto del mercato del lavoro, non ha previsto cosa sarebbe successo o addirittura lo ha negato, sì che è “incollocabile”.

PLR contro i disoccupati

La storiella che su 8077 persone in assistenza ci sarebbero non qualche centinaio o anche un paio di migliaia, ma addirittura oltre settemila – quindi una grandissima maggioranza! – di incollocabili “veri”, quindi casi sociali e/o psichiatrici, è un’offesa ai disoccupati di lunga durata, e la raccontate a qualcun altro. Anche perché, se così fosse, queste persone sarebbero in invalidità e non in assistenza.

Anche quando viene infiocchettato, il pensiero del PLR è sempre lo stesso: chi, ticinese, non ha un lavoro, è un lazzarone e non vale una sverza. Oppure è un caso sociale o psichiatrico. O un tossicomane. “Incollocabile”. Tenere a mente.

La SECO fa un altro regalo ai frontalieri: chiudiamola!

Disoccupazione: i balivi tagliano le indennità agli svizzeri, mentre ai permessi G…

I balivi della SECO (Segreteria di Stato per l’economia) ne hanno combinata un’altra. Chiaro: limitarsi a taroccare le statistiche sulla disoccupazione e sul frontalierato per fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti, con l’intento di convincerli che con la devastante libera circolazione delle persone va tutto a meraviglia, non basta.  Fare l’organo di propaganda politica pro-frontiere spalancate è riduttivo per dei burocrati che costano al contribuente la bellezza di 100 milioni all’anno!

Così ecco arrivare l’ultima geniale trovata, di cui ha dato notizia il sindacato OCST. La SECO, annuncia il sindacato, ha comunicato di voler estendere anche ai frontalieri il diritto al “guadagno intermedio”, ossia “una delle principali prestazioni garantite ai lavoratori residenti in Svizzera dalla Legge sull’Assicurazione Disoccupazione (LADI)”.

“Il guadagno intermedio –spiega il sindacato – è un ammortizzatore sociale all’avanguardia che garantisce al lavoratore una sicurezza economica e contrattuale molto importante. I lavoratori svizzeri (e residenti in genere) lo conoscono bene, mentre tra i frontalieri fino ad oggi era un perfetto ignoto”.

“In sintesi –prosegue l’OCST – i lavoratori frontalieri che subiranno una riduzione della percentuale di lavoro presso la stessa azienda avranno diritto ad un’indennità (con il computo del “guadagno intermedio” appunto) che andrà a colmare in parte il salario perduto”.

Regalo immotivato

Al di là dei tecnicismi, il quadro è chiaro. I tamberla della SECO intendono fare l’ennesimo regalo ai frontalieri. Senza uno straccio di motivo plausibile. E a danno delle casse della disoccupazione svizzera. Ricordiamo che i balivi bernesi in tempi recenti di regalo ingiustificato ai frontalieri ne hanno già fatto uno, e bello grosso.  Ovvero la possibilità di beneficiare delle deduzioni fiscali di cui dispongono i residenti. Adesso, con il guadagno intermedio, ne arriva un altro. Che schifezza.

A Berna bisogna fare pulizia con la ramazza! A casa subito, e senza guadagno intermedio, i burocrati ed i politicanti svenduti che invece degli interessi degli svizzeri  fanno quelli dei frontalieri!

A sud ridono

Intanto,  al di là della ramina, se la ridono a bocca larga. Il Belpaese continua a prenderci per i fondelli alla grande. In particolare proprio sulla questione del frontalierato: vedi il famoso nuovo accordo fiscale, ormai morto e defunto. E gli svizzerotti, fessi come non mai, non solo non reagiscono tramite blocco ristorni (Consiglio di Stato) o disdetta della Convenzione del 1974 (Consiglio federale). Ma addirittura si inventano nuovi regali ai frontalieri! Grazie SECO! Ma è possibile fare peggio di così? E noi ci aspettiamo – la nostra partitocrazia si aspetta – che i tamberla bernesi, schiavi delle “aperture”, prendano decisioni nell’interesse del Ticino? Ma significa essere caduti dal seggiolone da piccoli!

Iniziative indecenti

I regali ai frontalieri in ambito della disoccupazione sono particolarmente indecenti se si pensa che, con l’ultima modifica della legge federale, che la Lega ha combattuto, dal 2012 sono stati introdotti pesanti tagli alle indennità dei residenti. Lo scopo dell’esercizio era, ovviamente, quello di risparmiare sulla pelle dei disoccupati svizzeri. Però i soldi per i regali ai  frontalieri ci sono? SECO, vergogna!

Oltretutto la novità si presterà ad ogni sorta di raggiri. Vedi diminuzioni simulate dell’orario di lavoro – magari ad opera di imprenditori italici – per far poi compensare lo stipendio dalla disoccupazione. Ma figuriamoci se a Berna ci arrivano. Questi pensano di vivere nel Paese del Mulino Bianco. Non hanno la più pallida idea di cosa voglia dire avere a che fare con l’Italia.

Grazie PLR!

Visto che la SECO è inquadrata nel Dipartimento del PLR Johann “Leider” Ammann, ringraziamo, ancora una volta,  l’ex partitone ed i suoi politicantiche continuano ad avvantaggiare i frontalieri a scapito degli svizzeri.Ma avanti così, continuate a votare liblab…

E’ evidente che sull’ultima alzata d’ingegno della SECO verrà presentato un atto parlamentare a Berna (domani comincia la sessione delle Camere federali).

 

 

Per i ticinesi: un tubo!

E cosa fa invece la SECO targata liblab, quella che fa i regali ai frontalieri, per sostenere i disoccupati ticinesi? Un tubo! Anzi: sabota qualsiasi tentativo di arginare l’invasione da sud, perché “bisogna aprirsi”! E giù fregnacce sul presunto “diritto superiore”!

E’ ora di darci un taglio a queste sconce prese per i fondelli. Via la libera circolazione (tutti a firmare l’iniziativa!) e CHIUDIAMO LA SECO.Così il contribuente  risparmia 100 milioni di Fr all’anno da reinvestire per promuovere l’occupazione degli SVIZZERI.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Il PLR insiste: versate i ristorni al Belpaese!

Vedremo presto con quali scuse il triciclo in CdS continuerà a pagare senza condizioni

Ma chi l’avrebbe mai detto! I ristorni dei frontalieri continuano a tenere banco. Del resto da qualche anno ciò è consuetudine nelle settimane precedenti la data del versamento, cioè fine giugno. Visto poi che il prossimo sarà l’ultimo 30 giugno prima delle elezioni cantonali…

Si discute di ristorni, ma poi non se ne viene mai ad una e si va avanti a pagare “come se niente fudesse”. E la cifra continua a lievitare, di pari passo con l’aumento del numero dei frontalieri. Ormai il tesoretto che ogni anno varca la ramina ha raggiunto quota ottanta milioni.

E il terzo?

Come mai non se ne viene a una? Semplice, perché in Consiglio di Stato non si trova un terzo “ministro” che si unisca ai due leghisti in modo da costituire una maggioranza per bloccare i ristorni. E’ bene ricordarlo: in Consiglio di Stato, ed ovviamente anche in Gran Consiglio, la Lega è partito di maggioranza relativa.Questo significa che la maggioranza assoluta ce l’ha il triciclo  PLR-PPD-P$$. Il quale affossa tutte le proposte che non sono all’insegna delle braghe calate ad altezza caviglia davanti a Berna e a Bruxelles. Le sezioni ticinesi dei partiti storici sono telecomandate dai partiti federali, i quali degli interessi di questo sfigatissimo Cantone se ne impipano in grande stile. Quanto accaduto con “Prima i nostri” insegna.

Proposta minimalista

La scorsa settimana il Consigliere di Stato leghista Claudio Zali, con l’appoggio del collega Gobbi, ha presentato una proposta che prevede di versare i ristorni al Belpaese solo come remunerazione di opere di interesse comune (italo-svizzero) dopo che sono state realizzate. Del resto i ristorni dovrebbero servire proprio a finanziare questo genere di investimenti. Invece finiscono a tappare i buchi di gestione corrente dei comuni italici beneficiari. La proposta leghista  non solo è perfettamente ragionevole ma, come scritto la scorsa settimana, è addirittura minimalista:i ristorni andrebbero bloccati integralmente e senza tante storie. Sarebbe quindi uno scandalo se la proposta dei due leghisti non ottenesse una maggioranza in CdS.

“Trattative in corso”?

Nei giorni scorsi anche la commissione della gestione del Gran Consiglio ha fatto il suo verso sui ristorni. Ha approvato una mozione PPD che chiede al governo di avviare delle trattative con il Belpaese affinché “la quota parte delle imposte alla fonte venga utilizzata per il finanziamento di servizi ed infrastrutture in favore della mobilità transfrontaliera”.Qui siamo ancora al di sotto (ben al di sotto) del minimalismo: se manca il coraggio per compiere anche questo minuscolo passettino, tanto vale chiudere baracca subito. Eppure a qualcuno manca: non parliamo del solito P$, ma addirittura all’ex partitone. Il rapporto di minoranza contrario alla mozione, ossia il rapporto che chiede che i ticinesotti continuino a pagare al Belpaese gli 80 milioni annui senza motivo e senza fare un cip, è redatto dal deputato liblab Matteo Quadranti e sottoscritto appunto da P$ e PLR.

Addirittura, stando a quanto riportato sui media, in tale documento si legge che il tema sarebbe “superato dalle negoziazioni in corso tra Svizzera ed Italia sul nuovo accordo fiscale”. Cosa, cosa? Ma è un rapporto commissionale del PLR o il copione di un film di Alvaro Vitali?

Anche i paracarri hanno capito che il nuovo accordo sulla fiscalità non verrà mai sottoscritto dalla vicina Repubblica, che le “trattative” sono una semplice presa per i fondelli che si protrae da anni; ed il giulivo tandem PLR-P$ ci viene a parlare di “negoziazioni in corso”?

Inoltre: il PLR non era quello che, in un passato remoto (2014)  ed ormai dimenticato, aveva lanciato una petizione per la disdetta della famigerata Convenzione del 1974, quella che prevede i ristorni?
Evidentemente nel frattempo il vento è cambiato (non sarà mica perché l’attuale presidente PLR di lavoro fa il funzionario della Confederella?) e la parola d’ordine è diventata: giù le braghe davanti a Berna, a Roma e a Bruxelles!

Attendiamo i pretesti

Aspettiamo adesso di vedere con quale acrobatica arrampicata sui vetri il Beltraministro uregiatto rifiuterà la proposta dei ministri leghisti  sul versamento dei ristorni, dopo che la Commissione della gestione ha approvato una mozione del suo partito che va nella stessa direzione.

Ah già: si racconterà la solita fregnaccia che “avviare delle trattative” sui ristorni non significa bloccarli, che le prove di forza (?) sono sbagliate, che “sa po’ mia”, che “e se la Doris telefona, poi cosa le racconto” e avanti così!

Il Ticino avrebbe a disposizione un mezzo efficacissimo per farsi valere ed invece, grazie alla partitocrazia, si è ridotto a zimbello dei vicini a sud.

Lorenzo Quadri

Bisogna tornare a bloccare i ristorni

Lo scenario è sempre lo stesso. I vicini a sud continuano a prenderci per i fondelli. Ed anche a discriminarci. E poi, senza nessuna vergogna, accusano noi di discriminare loro?

Solo qualche esempio recente.

  • Equivalenza della borsa svizzera limitata ad un anno per decisione della Commissione europea. 11 Stati membri UE nei giorni scorsi hanno preso posizione contro questa scelta, che è chiaramente discriminatoria nei confronti della Svizzera. Tant’è che se ne sono accorti perfino i camerieri dell’UE in Consiglio federale; ed è tutto dire. Forse che gli amici italici figurano tra i firmatari della presa di posizione? Ma ovviamente no! A loro sta bene che la Svizzera venga discriminata!
  • Trenino Stabio-Arcisate. E’ in esercizio da un mese, ed è stato un mese catastrofico. Sulla linea ne sono successe – e continuano a succederne – di tutti i colori. Di chi la colpa? Le FFS lo hanno scritto a chiare lettere: degli italiani. Ma la controparte nega l’evidenza! Allo sfacelo operativo si aggiungono i prezzi dei biglietti, giudicati eccessivi, e la mancanza di park&ride alle stazioni italiche. Oltreconfine non si sognano di provvedere. “Mancano i park&ride? Vedremo come si evolve la situazione”, è la laconica risposta. L’equazione è semplice: niente park&ride = niente passeggeri sul treno = tutti i frontalieri ancora in Ticino uno per macchina. Il mago Otelma prevede che presto i vicini a sud ci diranno: volete i park&ride? Allora pagateli voi svizzerotti. Dopo aver già sborsato 200 milioni per la Stabio-Arcisate…
  • Il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri è ormai morto e defunto. Le elezioni italiane del 4 marzo saranno la scusa per fare tabula rasa di tutto. E vuoi vedere che i vicini a sud si attaccheranno anche al pretesto dell’iniziativa contro la libera circolazione? Lo scorso anno, in estate, dopo la calata di braghe sul casellario giudiziale, il CdS aveva fatto pressing (uella!) su Berna perché se ne arrivasse ad una con il Belpaese. Inutile dire che non è successo proprio nulla.
  • Anche per il notorio depuratore di Porto Ceresio, in ritardo di decenni, le tempistiche continuano a slittare.

Motivi a iosa

Dunque, ci sarebbero motivi a iosa per tornare a bloccare i ristorni dei frontalieri. A maggior ragione stante il fatto che i beneficiari si vantano di utilizzarli per tappare i buchi di gestione corrente e, in sostanza, per farsi una manica di affari propri (alla faccia delle opere infrastrutturali di interesse comune).

Eppure nei giorni scorsi su un portale online il direttore del DFE Christian Vitta (PLR; il partito che non vuole la preferenza indigena) dichiarava che “il blocco dei ristorni non è in discussione”. Complimenti! Invece di usare gli strumenti di cui disponiamo – e che hanno dimostrato la propria efficacia – per farci valere, continuiamo a farci fregare. Al di là del confine ringraziano e se la ridono a bocca larga: con una controparte del genere, potranno continuare a farsi i propri comodi nei secoli dei secoli!

Lorenzo Quadri

 

PLR: “misure antidumping? Non se ne parla neanche!”

L’ex partitone insiste: neanche uno straccio di argine all’invasione da sud!

I ticinesi se ne ricordino alle prossime elezioni

Almeno una decisione nei giorni scorsi il Gran Consiglio l’ha azzeccata. Non sarà la panacea, certo (anzi, siamo purtroppo ben lungi) ma tutto aiuta. La decisione azzeccata è stata quella di accettare (a maggioranza) l’iniziativa per un controllo sistematico dei nuovi permessi di lavoro presentata dal deputato PPD Giorgio Fonio. Obiettivo dell’iniziativa è quello di verificare, al momento del rilascio del permesso di lavoro, le condizioni salariali, così da sventare eventuali abusi. La Lega evidentemente ha appoggiato la proposta. Diversamente da altre forze politiche, dunque, la Lega sostiene anche iniziative che provengono da “aree” diverse. Altri invece respingono per partito preso qualsiasi proposta che arrivi dalla Lega.

Coscienza lavata?

Visto che qua e là, con bella (anzi brutta) regolarità, si leggono annunci di datori di lavoro che cercano (è notizia di settimana scorsa) un dipendente a tempo pieno laureato per 600 Fr al mese (trattasi di aziende farlocche in arrivo da oltreramina, è evidente) il controllo preventivo ha un suo perché. Ovviamente ci sarà chi indicherà cifre false. Ma già solo sapere che una verifica esiste comporta un benvenuto effetto dissuasivo.

E’ ovvio che, se si rende necessaria questa ulteriore misura burocratica – che costituirà un aiutino, non certo una soluzione – è perché:

  • Partitocrazia, sindacati, padronato e stampa di regime hanno voluto la devastante libera circolazione delle persone;
  • La partitocrazia, con l’appoggio di sindacati, padronato e stampa di regime, ha cancellato il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Sicché, va bene sostenere le verifiche preventive sui nuovi permessi, e ci mancherebbe altro; ma non si pensi di essersi lavati la coscienza in questo modo.

Nessuna protezione

L’iniziativa per i controlli dei permessi è stata accolta con 59 voti favorevoli, 23 contrari e due astenuti. Chi sono i contrari? Si  tratta, ma guarda un po’, degli esponenti dell’ex partitone e di qualche compagno. Ecco chi rifiuta qualsiasi iniziativa a tutela del mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone; ecco chi vuole le frontiere completamente spalancate all’invasione da sud; ecco chi promuove il soppiantamento di ticinesi con frontalieri ed il dumping salariale. Ricordarsene alle prossime elezioni.

L’ex partitone non solo ha votato contro il 9 febbraio (il comitato del PLR ticinese era contrario all’unanimità ed è stato asfaltato dalle urne). Non solo ha rottamato il “maledetto a voto” a Berna. Non solo pretende di fare lo stesso con Prima i nostri. Adesso rifiuta ostinatamente perfino una misuretta come quella appena votata in Gran Consiglio. Guai! “Devono entrare tutti”! Nessuna protezione per i ticinesi! E poi i liblab hanno ancora la faccia di tolla di starnazzare contro il No Billag tirando fuori la scusa farlocca dei posti di lavoro?

Le perle di “Leider” Ammann

Vale anche la pena ricordare che il PLR è il partito del ministro dell’economia  Johann “Leider” Ammann. Quello secondo cui l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone sarebbe “inutile” e “fallirà”. Vedremo, “Leider” Ammann, chi fallirà.

E vale pure la pena ricordare che, a proposito della libera circolazione, l’allora presidente PLR Fulvio Pelli ebbe a dire: “grazie ad essa, i ticinesi potranno trovare lavoro a Milano”. Insomma: proprio un bel quadretto!

Il solito ritornello

Naturalmente, per opporsi ad ogni misura volta a limitare gli effetti devastanti della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro ticinese, i soldatini del PLR rispolverano sempre lo stesso ritornello. Ovvero, la presunta incompatibilità con il diritto superiore. Magari sarebbe ora di darci un taglio, perché alla storiella del “sa po’ mia” ormai non ci crede più nemmeno il Gigi di Viganello. Non è vero che “sa po’ mia”. Semplicemente, i liblab non vogliono. “Un parlamento che si dica tale deve rispettare il diritto superiore” ha infatti tuonato il deputato PLR Giorgio Galusero. Giusto. Peccato che alle Camere federali i suoi colleghi di partito – a partire dall’attuale consigliere federale Ignazio KrankenCassis allora capogruppo – quando si trattava di applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio abbiano varato una legge che viola la Costituzione (diritto superiore). Si ringrazia dunque Galusero per aver confermato che i deputati PLR a Berna sono dei barlafüs.

Aspettiamo al varco

Prendiamo comunque atto che, a parte i PLR ormai irrecuperabili, la maggioranza dei membri del legislativo cantonale ha ammesso che bisogna intervenire per arginare i disastri fatti dalla libera circolazione delle persone. Li attendiamo dunque al varco quando si tratterà di votare sull’applicazione di Prima i nostri. Gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio seguiranno la volontà popolare oppure…?

Lorenzo Quadri

Finalmente una voce fuori dal coro

I giovani PLR a livello nazionale schierati a favore dell’iniziativa No Billag

 

Nella stucchevole cacofonia della partitocrazia che – assieme a tutto l’establishment – sbraita contro l’iniziativa No Billag, ricattando e minacciando senza ritegno i votanti, si sente, finalmente, una voce fuori dal coro.

La voce in questione è quella dei giovani PLR, i quali nella loro assemblea di ieri hanno accettato a larga maggioranza l’iniziativa No Billag. Si tratta evidentemente dei giovani PLR a livello nazionale, perché figuriamoci se in Ticino…

Libertà fondamentale

Così scrivono i giovani liberali nel loro comunicato a sostegno dell’iniziativa contro il canone: “La libertà del consumatore nello scegliere di quali media fruire, quando e per quale prezzo è fondamentale, così come la garanzia della pluralità mediatica nel nostro Paese. Il panorama audiovisivo nazionale non può contemplare una posizione di monopolio come oggi, bensì deve orientarsi e svilupparsi secondo la richiesta del mercato. Il servizio pubblico odierno non garantisce tale libertà. Vi sono inoltre aspetti finanziari di questa imposizione che per molti consumatori non possono essere trascurati. La tassa per il mantenimento del monopolio della SSR non è proporzionata all’utilizzo (…)”.  

Stop tromboni

Certo: i giovani PLR sono stati tra i promotori dell’iniziativa No Billag; ci sarebbe dunque mancato che non la sostenessero. Tuttavia, visto il clima isterico creato dall’establishment contro la “criminale” iniziativa, è senz’altro positivo che i giovani liblab non si siano fatti intimidire dalle fake news, dai ricatti, dal catastrofismo farlocco e dall’arroganza dei tromboni della partitocrazia. A partire da quelli del loro stesso partito. Altro che “servizio pubblico”! La casta, e speriamo che questo sia chiaro, nella sua jihad contro il No Billag difende unicamente le proprie cadreghe ed i propri centri di potere. Del servizio pubblico se ne impipa. Ed infatti, lo smantellamento del servizio pubblico della Posta – che è assai più importante della SSR – alla partitocrazia va benissimo.

I giovani sono il futuro, e la televisione non la guardano più. Da un sondaggio di qualche mese fa è emerso che solo tre giovani su dieci (!) seguono la RSI. E non si tratta di sistemi di fruizione diversi. Non la guardano proprio, nemmeno sul telefonino o sul tablet. Perché non interessa.

A proposito di sondaggi: come c’era da aspettarsi, i più recenti danno l’iniziativa No Billag in svantaggio. Che la strada fosse tutta in salita (per usare un eufemismo) l’abbiamo sempre saputo. Ma è importante sostenere l’iniziativa No Billag; in caso contrario, in casa SSR non cambierà assolutamente nulla! Adesso, infatti, gli alti papaveri della TV di Stato, sentendosi traballare sotto le natiche le imbottite poltrone, si profondono in ogni sorta di promesse da marinaio. Poi, dopo il 4 marzo… passata la festa, gabbato lo santo!

Lorenzo Quadri

 

A Berna un parlamento di maiali?

Caso “molestie”: come prendere a calci la propria (già traballante) reputazione

Il parlamento federale già non gode di grande reputazione di suo. Non è una sorpresa: la partitocrazia PLR-PPD-P$$ si è ormai specializzata nell’affossamento della volontà popolare sgradita.  Vedi la rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio.

La reputazione della maggioranza parlamentare, ossia del triciclo PLR-PPD-P$$, è andata a ramengo esattamente un anno fa, con la decisione di rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio, sgradito ai camerieri dell’UE.

Visto che rendersi odiosi politicamente ancora non bastava, “bisognava” compiere lo stesso esercizio anche su altri livelli.

Yannick Buttet, vicepresidente del PPD nonché consigliere nazionale – uno di quelli che amano sciacquarsi la bocca con i “valori della famiglia” -, sposato con figli, si trova coinvolto in una squallida vicenda di stalking ai danni dell’ex amante (del suo stesso partito e pure lei sposata con figli). Inoltre, è accusato di molestie all’indirizzo di giornaliste e di colleghe deputate. E allora cosa succede? Succede che qualcuno coglie la palla al balzo.

Un’amministrazione federale che evidentemente non è a rischio di born out per il troppo lavoro, assieme a politicanti che godono nel gonfiare lo Stato come una rana con nuovi compiti, si inventa un’apposita “Delegazione amministrativa” (uella!). Con l’incarico di occuparsi delle molestie sessuali in parlamento. La Delegazione si mette subito al “lavoro” (si fa per dire). Prima iniziativa: distribuire a tutti i deputati un volantino in cui si spiega la differenza tra una molestia sessuale ed un flirt. Evidentemente si pensa che il livello dei deputati – che pure, se sono lì, una qualche esperienza di vita dovrebbero pur averla – sia quello di preadolescenti in tempesta ormonale e totalmente gnucchi. Senza questo indispensabile volantino, mai avrebbero capito che non si possono palpeggiare a piacimento colleghe, giornaliste, addette amministrative…

L’amministrazione si gonfia

Dai comportamenti indegni di un esponente del partito “della famiglia” si è fatto nascere un problema generalizzato. Che viene immediatamente preso a pretesto per inventarsi nuovi, grotteschi compiti statali. Così la macchina amministrativa si gonfia sempre di più. Perdinci, “bisogna agire”! Questi parlamentari sono tutti zozzoni! E le deputate, evidentemente cresciute nella bambagia, non sono in nessun caso in grado di respingere eventuali avance indesiderate senza l’intervento dello Stato-balia! Ecco la bella immagine che si dà delle Camere federali.

Figura di palta

Il parlamento, già screditatosi da solo grazie alle calate di braghe della maggioranza davanti all’UE, alla rinuncia integrale a difendere la Svizzera e le sue prerogative dall’assalto alla diligenza (non è politikamente korretto! E se poi ci accusano di “xenofobia”?), con la pantomima attorno al caso Buttet demolisce definitivamente i rimasugli di credibilità. Neanche le aule parlamentari fossero il salotto di casa Weinstein o della Villa Certosa di berlusconiana memoria. La stampa gossippara ci va a nozze. Qualche politicante in cerca di visibilità mediatica a buon mercato salta immediatamente sul carro. Ed è l’unico/a a guadagnarci. Le “istituzioni” rimediano invece l’ennesima figura di palta. Poi ci si chiede come mai la loro credibilità fa la fine del Titanic.

Lorenzo Quadri

Rottamazione del 9 febbraio: ci prendono pure per il lato B!

Anche il governo ticinese si accorge che il compromesso-ciofeca è un bidone

 

E la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe fare lo stesso con “Prima i nostri”

Come volevasi dimostrare, il compromesso-ciofeca per non applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio, e quindi per non applicare i contingenti e la preferenza indigena, si dimostra il bidone che è. Un articolo della Costituzione federale (il famoso 121 a) dai contenuti chiarissimi è stato trasformato, in nome dell’integralismo calabraghista nei confronti dei balivi UE, in un obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti: che con quanto sta scritto a chiare lettere nella Carta fondamentale dello Stato c’entra come i cavoli a merenda.  Oltretutto l’obbligo d’annuncio è vincolato a condizioni impostate per far sì che non si realizzino. Un po’ come i requisiti fissati dal Consiglio federale per mandare l’esercito ai confini a fermare l’invasione di finti rifugiati. Da notare poi che l’obbligo di annuncio agli URC dei posti vacanti non comporta alcun ulteriore diritto per i disoccupati.

La presa per i fondelli

L’obbligo di annuncio scatta quando per un determinato settore professionale il tasso di disoccupazione supera il 5%. Questa è l’ennesima sconcia presa per i fondelli, e se ne è accorto anche il Consiglio di Stato ticinese che infatti in una recente presa di posizione rileva: “Se le diverse professioni vengono suddivise in maniera troppo dettagliata, difficilmente ci sarà un tasso (di disoccupazione, ndr) sufficientemente alto da poter introdurre il vincolo”. Beh, era proprio quello che volevano gli ideatori del compromesso-ciofeca…

Non solo: come noto i tassi di disoccupazione – che farebbero scattare l’obbligo d’annuncio – sono taroccati dai soldatini della SECO, l’organo di propaganda che ci costa 100 milioni di Fr all’anno per venirci a dire che sul mercato del lavoro ticinese in regime di devastante libera circolazione delle persone non c’è alcun problema: sono tutte balle populiste e razziste (o, per dirla con il buon Rico Maggi, sono “solo percezioni”).

Come i cavoli a merenda

Capita l’antifona? Non solo la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione sono stati proditoriamente trasformati dalla partitocrazia “iscariota” PLR-PPD-P$$ in un obbligo d’annuncio che c’entra come i cavoli a merenda con quanto votato dal popolo; ma ci si  è pure impegnati per trovare dei trucchetti per  far sì che tale obbligo non scatti proprio! Chiaro che, dopo aver appreso dello scempio fatto sulla volontà popolare dai camerieri dell’UE, il presidente della Commissione europea Jean-Claude “Grappino” Juncker fosse in brodo di giuggiole.

Paghiamo pure il conto

Si ricorda inoltre che agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri; mentre i disoccupati ticinesi di lunga durata, quelli che sono ormai finiti in assistenza, spesso non sono più iscritti. Sicché la misura decisa dalla partitocrazia triciclata (nel senso del triciclo PLR-PPD-P$$) finirà col favorire i frontalieri.

E poiché le prese per il lato B non finiscono mai, la stessa SECO ha quantificato il maggior onere degli URC per far fronte all’ipotetico obbligo d’annuncio (che con tutta probabilità non scatterà mai) in 270 posti di lavoro in più che naturalmente pagheranno i Cantoni: quindi i contribuenti cantonali, compresi i ticinesotti. Traduzione: dopo aver infinocchiato i cittadini su tutta la linea, gli presentano pure il conto. Ci manca solo di occupare i nuovi posti di lavoro agli URC con stranieri, poi il quadro è completo…

E i sindacati?

E’ assolutamente incomprensibile che i sindacati non protestino contro questa squallida farsa. Trattandosi, teoricamente, di esperti del mercato del lavoro, avrebbero dovuto essere i primi ad opporsi alla monumentale boiata scodellata dai politicanti bernesi. Invece, nisba! Ulteriore dimostrazione che a) i sindacati sono colonizzati da spalancatori di frontiere e b) che ai sindacati l’invasione da sud va benissimo, poiché anche i frontalieri si sindacalizzano e pagano le loro brave quote. E, come già noto ai tempi dell’antica Roma, “pecunia non olet”. I salari “manageriali” dei dirigenti sindacali in Audi A6 qualcuno li deve pur finanziare…

A quando un sindacato che faccia gli interessi dei lavoratori ticinesi?

Lorenzo Quadri

 

“Preferenza indigena light”: dopo la decima fetta…

Ecco la conferma: il triciclo PLR-PPD-P$ ha tirato al Ticino un gigantesco bidone

 

Ma guarda un po’: la cosiddetta “preferenza indigena light”, ovvero la boiata con cui la maggioranza delle Camere federali ha rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio ottenendo il plauso degli eurobalivi, comincia a generare dei dubbi. Di recente, il GdP ha dedicato un servizio al tema.

Quando si dice: dopo averne mangiate dieci fette, si accorsero che era polenta. Si scopre così che la citata “preferenza indigena light”, che con la preferenza indigena non ha nulla a che vedere, otterrà lo spettacolare risultato di avvantaggiare i frontalieri iscritti agli URC (Uffici regionali di collocamento) a scapito dei ticinesi in assistenza, i quali non sono più iscritti. Altro che promuovere l’occupazione dei residenti!

Frena Ugo!

Naturalmente qualcuno non poteva farsi  scappare l’occasione (?) per tentare di girare le carte in tavola. Ovvero, per tentare di attribuire la colpa dell’ennesimo sconcio a chi ha promosso l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. Sono quindi state sputate sentenze del tipo: “quando la politica parla senza cognizione di causa, le presunte soluzioni sono peggiori del problema che si vuole risolvere”.  Frena Ugo! La responsabilità del bidone tirato ai ticinesi in assistenza è unicamente dei Giuda della volontà popolare che hanno affossato il 9 febbraio con una soluzione farlocca.

E’ quindi il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio. Affinché qualcuno non pensi di poter impunemente prendere la gente per il lato B.

Cinque punti

1) Che il compromesso-ciofeca per NON applicare il 9 febbraio voluto dal triciclo PLR-PPD-PSS avrebbe favorito i frontalieri iscritti agli URC a scapito dei residenti finiti in assistenza e che non sono più iscritti, lo avevamo detto e scritto su queste colonne subito dopo l’approvazione a Berna del compromesso-ciofeca. Quindi non si faccia finta di cadere dal pero adesso.
2) Ma soprattutto: a favorire i frontalieri a scapito dei residenti non è affatto il 9 febbraio, e men che meno i suoi promotori, come qualcuno sembra voler tentare di far credere. A favorire i frontalieri a scapito dei residenti è il compromesso-ciofeca CONTRO il 9 febbraio e quanti lo hanno voluto: ossia la partitocrazia “triciclata” (nel senso del triciclo) PLR-PPD-PS (e partitini di contorno) alle Camere federali. Compresi gli esponenti ticinesi, dato che non uno si è distanziato dalla linea dei rispettivi partiti nazionali.

3) La politica “che parla senza cognizione di causa”, che porta “presunte soluzioni peggiori del problema” non è quella dei promotori nel 9 febbraio; non è quella di Lega e UDC che vogliono limitare la libera circolazione delle persone. E’ quella della partitocrazia PLR-PPD-PS che, pur di rottamare un voto popolare sgradito alle élite spalancatrici di frontiere, un voto che ha stabilito il contingentamento e la preferenza indigena sul mercato del lavoro, si è inventata il bidone della “preferenza indigena light”. Che con la preferenza indigena votata dal 70% dei ticinesi non ha nulla a che vedere.
4) Quindi, per il favoreggiamento dei frontalieri bisogna ringraziare il triciclo PLR-PPD-PSS che ha tradito la volontà dei cittadini. Perché, secondo il citato triciclo, si devono poter assumere frontalieri senza alcun limite, a scapito dei ticinesi; la sacra (?) libera circolazione non si tocca, altrimenti i padroni di Bruxelles si inalberano (uhhhh, che pagüüüraaa!). Ricordarsene alle prossime elezioni.
5) Quanto sopra dimostra, per l’ennesima volta, la necessità e l’urgenza dell’iniziativa popolare per finalmente cancellare la devastante libera circolazione delle persone. Iniziativa che l’Udc nazionale ha promesso di lanciare nei prossimi mesi. Prepararsi a firmare in massa.

Lorenzo Quadri

La presa per il lato B continua

Il Belpaese esige sempre di più dagli svizzerotti; ma quando si tratta di dare…

 

Ma guarda un po’! Ecco che la Guardia di Finanza italica torna all’attacco e pretende dagli svizzerotti informazioni sui titolari di 10mila conti presso il Credit Suisse,  per presunta evasione fiscale. Non ci vuole molta fantasia per immaginare che da parte elvetica “si” scatterà sull’attenti, mettendosi subito al servizio del padrone tricolore.

Eh già: i vicini a sud hanno ottenuto, senza alcuna contropartita, lo smantellamento del segreto bancario grazie all’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. Adesso possono imperversare.

E quando è il turno degli italiani di fare la propria parte nei confronti della Svizzera? Lì la musica cambia; e in modo radicale. Gli svizzerotti vengono blanditi con salamelecchi e ringraziamenti, ma al momento in cui occorre venire al dunque e sottoscrivere degli impegni… zac! Infinocchiati! Per l’Italia, trattare con dei partner così gnucchi come i bernesi che vanno a Roma a parlare in inglese, dev’essere una vera goduria!

Non si avanza di un millimetro

I temi  sul tappeto li conosciamo. Sono sempre i soliti. E non avanzano di un millimetro: accesso al mercato italiano degli operatori finanziari svizzeri (doveroso, vista la calata di braghe sul segreto bancario), fiscalità dei frontalieri, trenini, depuratori, Alptransit, eccetera. Il bello è che, malgrado i politicanti nostrani i mezzi per richiamare all’ordine il Belpaese li avrebbero – ad esempio il blocco dei ristorni, o la disdetta unilaterale della Convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri – non si sognano di usarli. Non sia mai! I vicini a Sud andrebbero immediatamente a frignare a Bruxelles. E solo all’idea di venire ripresi dai loro padroni UE, i nostri “governanti” vengono colti da gravissimi disordini intestinali. Non solo: in Ticino il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, invece di bloccare i ristorni, è riuscito a calare le braghe sul casellario giudiziale. Per togliere “l’ultimo ostacolo” (sic) alla firma del nuovo accordo fiscale sui frontalieri da parte dell’Italia. Una firma che, ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello, non arriverà mai. Ma evidentemente a qualcuno va bene così!

Regio inutile

L’andazzo di cui sopra viene confermato integralmente dall’ultimo incontro della Regio Insubrica, tenutosi venerdì. Il resoconto, così come pubblicato sui media, è a dir poco desolante. Ci si scambia informazioni, si sottolinea l’importanza dei buoni uffici, si “ricorda formalmente che”, e via cianciando. Solo aria ai denti!

Essendo manifesto che le Regioni nel Belpaese contano meno del due di picche, ed essendo altrettanto manifesto che chi invece, a Roma, ha facoltà di decidere sulle questioni italo-svizzere, ci prende per il lato B, la domanda è: per quale motivo bisognerebbe continuare a perdere tempo con la Regio Insubrica, visto che ciò non porta a nulla? La Regio è solo uno dei tanti pretesti per “condir via” gli svizzerotti. Serve a simulare una volontà di collaborazione che invece da parte italiana non esiste. Ma tanto il partner rossocrociato ci casca tutte le volte. E allora, perché cambiare una tattica che ha sempre dimostrato di funzionare?

Lorenzo Quadri

 

Consigliere federale ticinese? Attenzione ai boomerang

L’interesse del Cantone? Appoggiare il candidato più euroscettico e primanostrista

Intanto il PLR è tutt’altro che compatto dietro a “KrankenCassis”: sui social network son già botte da orbi tra liblab

Sicché i liblab ticinesi hanno deciso: sarà Ignazio Cassis l’unico candidato del nostro Cantone alla cadrega che verrà presto liberata dal Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr.

La scelta di correre con un candidato unico è, a personale giudizio di chi scrive, opportuna. Indicare un tandem o un triciclo avrebbe significato dimezzare, rispettivamente ridurre ad un terzo, i voti per singolo candidato. E’ una questione matematica.

Non a caso i primi sostenitori della candidatura multipla sono proprio i romandi. Che hanno tutto l’interesse ad affossare le chance del nostro Cantone, per papparsi loro la cadrega “ex Burkhaltèèèr”. E sono sempre romandi a remenarla con la candidatura femminile. Lo fanno con cognizione di causa. Sanno che l’unica candidata femminile che entrava in linea di conto, ovvero Laura Sadis, è (sarebbe stata) in realtà la candidata del P$ e degli euroturbo. Ora, è vero che il parlamento federale è messo male, ma non ancora così male da eleggere in Consiglio federale una terza $ocialista (Widmer Schlumpf bis?).  Se candidata in tandem, Sadis avrebbe “drenato” i voti della $inistra togliendoli al compagno di ticket ticinese… a tutto vantaggio del romando.  Come unica proposta  del nostro Cantone, le possibilità di elezione sarebbero state prossime allo zero, per il motivo indicato.

Obiezioni note

Detto (posizione personale) dell’opportunità di presentare un solo nome ticinese, il punto è quello a sapere se si stia puntando sul “cavallo” giusto. Al proposito il PLR poteva fare meglio. Ad esempio proponendo Vitta. (E’ vero che avrebbe potuto anche fare peggio con Sadis).

Le obiezioni nei confronti di “KrankenCassis” sono note:

  • la professione di lobbysta dei cassamalatari. Tanto più che, a seguito di un tutt’altro che improbabile walzer di dipartimenti, il nuovo Consigliere federale potrebbe ritrovarsi proprio agli Interni, quindi a trattare con gli assicuratori malattia.
  • Come capogruppo PLR a Berna, il “candidato unico” ha giocato un ruolo di primo piano nell’affossamento del “maledetto voto” del 9 febbraio. Questo è uno schiaffo bello e buono al 70% dei ticinesi per correr dietro agli interessi (di ideologia o di saccoccia) dell’élite spalancatrice di frontiere. E’ un atto gravissimo nei confronti del nostro Cantone e non si può far finta che non lo sia.
  • Il fatto che Cassis sia “particolarmente vicino alla dirigenza nazionale del partito” non è certo positivo, visto che mai il PLR nazionale ha preso o appoggiato una decisione nell’interesse del Ticino.

Rischio boomerang

Come già detto, un Consigliere federale del nostro Cantone ha senso se va in governo a promuovere le posizioni della maggioranza dei ticinesi; per lo meno sui temi più importanti di politica federale. In caso contrario, rischia di diventare un boomerang. Infatti, come potrebbe immaginare il Ticino di ottenere dal Consiglio federale risposte per i propri problemi – vedi invasione da sud e sfascio del mercato del lavoro – se il “suo” rappresentante in governo è il primo a sostenere, in stile SECO, che “l’è tüt a posct”?

Il più euroscettico

L’interesse del Ticino è eleggere, al posto del cameriere dell’UE Burkhaltèèèr, il Consigliere federale più euroscettico e primanostrista possibile. E, se il PLR ticinese non è in grado di proporre una candidatura di questo tipo – quindi una candidatura rappresentativa della volontà della maggioranza della popolazione cantonale su temi fondamentali quali la preferenza indigena, l’immigrazione ed i rapporti con l’UE – la responsabilità è solo del PLR. Ancora una volta il partito si dimostra scollegato dal paese che vuole rappresentare. I nodi vengono al pettine.

Pretese di compattezza?

E che nessuno in casa dell’ex partitone si sogni di pretendere unanimità da parte della deputazione ticinese e galoppinaggio a prescindere solo perché c’è un candidato al CF con bandierina rossoblù. Tanto per cominciare, nemmeno il PLR è compatto dietro al suo candidato (che strano eh?): anzi, le varie fazioni se le stanno già suonando di santa ragione via social network. Secondo i “rumors” qualcuno starebbe già tramando ribaltoni. E poi, chissà come mai, quando il candidato ufficiale era Norman Gobbi,  per i liblab l’importanza di un Consigliere federale ticinese era assai relativa. Adesso che si tratta di piazzare uno dei LORO, invece, ecco che la provenienza cantonale diventa l’unico criterio di valutazione possibile, e osare dire altro è becero sabotaggio del “bene comune”? Questa è, semplicemente, una presa per il lato B.  Il bene del PLR ed il bene del Canton Ticino sono due concetti sempre più distanti.

Lorenzo Quadri

PLR-PPD-P$: schiaffo fiscale a 200mila persone sole

Il triciclo del “tassa e spendi” ha affossato l’iniziativa Canonica pendente dal 2001

Si spera che gli interessati se ne ricorderanno in occasione delle prossime elezioni cantonali – il njet parlamentare rende evidente che di riforme fiscali in Ticino non se ne faranno mai

L’iniziativa parlamentare generica per una tassazione più equa delle persone singole, presentata nel lontano 2001 dall’allora deputata Iris Canonica e poi ripresa da vari altri parlamentari nel susseguirsi delle legislature, ultimo in ordine di tempo il leghista Michele Guerra, è stata respinta lunedì in Gran Consiglio.

Non è certo una sorpresa, perché il triciclo PLR-PPD-P$ è ormai ridotto ad un partito unico dello “spendi e tassa”. Negli ultimi anni se ne sono avute numerose dimostrazioni. A partire dall’introduzione del moltiplicatore cantonale con freno all’indebitamento, ossia il giocattolo legislativo per aumentare le imposte, concepito dalla $inistra ed introdotto dall’ex ministra PLR Laura Sadis (che adesso qualcuno indica come papabile candidata al Consiglio federale assieme al lobbysta delle casse malati Ignazio Cassis: allegria!).

I “liberali” esistono ancora?

Il njet all’iniziativa è arrivato per 45 voti contrari, 25 favorevoli e un astenuto. A votare a favore, solo la Lega, la Destra e due deputati del PLR. Fa poi specie notare che anche parlamentari rappresentanti delle associazioni economiche, che quindi dovrebbero avere a cuore le riforme fiscali, hanno votato contro l’iniziativa. Ma evidentemente l’ordine di marcia del partito per i soldatini viene prima di ogni altra considerazione.

Davanti ai risultati di certe votazioni parlamentari, una domanda nasce spontanea: ma in questo Cantone i “liberali” esistono ancora?

196’500 persone

Il njet del Gran Consiglio non è dunque una sorpresa. Ma è comunque deludente. Perché se in Gran Consiglio non si trova una maggioranza per correggere quella che è una stortura evidente, annosa e riconosciuta,  che colpisce ben 196’500 contribuenti quindi non due gatti, vuol dire che di riforme della fiscalità in Ticino non se ne faranno mai. Indicativi in questo senso anche i vacui argomenti con cui è stato giustificato il “njet”: “il problema esiste ma non è il momento giusto”, “ci vuole una riforma che interessi tutti” e via cianciando.

Non è mai il momento

Insomma, il ritornello del tandem PLR-PPD (non citiamo ovviamente i $ocialisti secondo i quali le tasse si possono solo aumentare) è sempre lo stesso: non è mai il momento (in 16 anni non si è trovato il momento) per alleggerimenti fiscali alle persone sole; e comunque “bisogna fare altro” (ovviamente senza mai fare alcuna proposta concreta di “altro”). Sono gli argomenti “standard” che la politichetta adduce quando vuole bloccare qualcosa. Intanto si prende nota che le quasi 200mila persone sole che vivono in Ticino lunedì sono state prese a pesci in faccia dalla maggioranza PLR-PPD-P$.

Perché il momento per lasciare qualche soldo in tasca in più ai contribuenti non arriva mai, è presto detto. Perché la spesa cantonale galoppa: dai 2.7 miliardi nel 2006 ai quasi 3.3 di 10 anni dopo. Il problema delle finanze cantonali non è dunque la mancanza di entrate, bensì le uscite. Che però la politica sembra incapace di correggere.

La causa delle distorsioni

Il rapporto di minoranza di Pamini ben evidenzia cosa provoca le distorsioni che possono penalizzare (a seconda del reddito) sia le persone singole che i coniugi: l’estrema progressione delle aliquote fiscali ticinesi. A titolo di esempio viene citato il Canton Uri, dove tale progressione non è data ed il problema delle distorsioni non si pone.

La progressione fiscale ticinese, si legge nel rapporto, “è vecchia di 40 anni e deriva da un periodo con un approccio ben diverso alla fiscalità rispetto a quello odierno”. Anche la società degli anni Settanta era assai diversa da quella di oggi: “paradossalmente, la progressiva emancipazione femminile e l’entrata massiccia delle donne nel mondo del lavoro si sta sempre più scontrando contro un duro muro fiscale”.

Il tempo non risolve

Ci sono problemi che tendono a risolversi da soli con il tempo. Quello sollevato dall’iniziativa Canonica non è tra questi. Infatti il numero di persone sole (single propriamente detti, ma anche divorziati/e, vedovi/e senza, o senza più, figli a carico) aumenta di continuo per i cambiamenti sociali e la frammentazione delle famiglie che ormai tutti conosciamo.

In Ticino i single sono già quasi 200mila: c’è da sperare che, alle prossime elezioni cantonali, questi quasi 200mila si ricordino dello schiaffone ricevuto in una calda serata di giugno dal triciclo PLR-PPD-P$.

Quanto alla promessa di riforma fiscale per tutti, che pure si è sentita durante il dibattito parlamentare: è evidente che si tratta di uno specchietto per le allodole. Quante volte abbiamo sentito ripetere la storiella del “sì ma non così” per contrastare le varie iniziative popolari fiscali proposte dalla Lega? Ed intanto di sgravi fiscali non ne sono stati fatti del tutto!

Lorenzo Quadri

 

Ministri del triciclo PLR-PPD-P$: sono allocchi o in malafede?

E’ chiaro che l’Italia non ha alcuna intenzione di ratificare l’accordo sui frontalieri

Davanti alla decisione dei Consiglieri di Stato del triciclo spalancatore di frontiere PLR-PPD-P$ – ovvero Vitta, Beltraminelli e Bertoli – di revocare, contro la volontà dei colleghi leghisti Gobbi e Zali, la richiesta del casellario giudiziale prima della concessione di un permesso B o G, ci si può solo incazzare. Delusione ed incazzatura sono  infatti i sentimenti che pervadono la grande maggioranza della popolazione ticinese. E ce n’è ben donde.

Pretesti-fregnaccia

La revoca del casellario costituisce tradimento multiplo. Tradimento dei cittadini (il casellario è stato sostenuto da una petizione con oltre 12mila firme ed era universalmente approvato), del Gran consiglio (che a sostegno della misura ha inoltrato a Berna ben due iniziative cantonali) e anche della maggioranza della Deputazione ticinese a Berna, che ha sempre difeso con convinzione il casellario, ottenendo ampi consensi.

La richiesta del casellario è una misura ovvia, efficace e ragionevole di sicurezza interna, peraltro capita ed accettata anche dai frontalieri. Gli unici a contestarla sono i politicanti italici. E non per la misura in sé. Ma perché sono in cerca di pretesti-fregnaccia per non ratificare il nuovo accordo con la Svizzera che prevede importanti aggravi fiscali per i frontalieri (ovviamente non si sa da quando).

Il Belpaese non ratificherà mai

E’ chiaro che la rinuncia al casellario non porterà assolutamente a nulla. Dalla Penisola sono arrivati segnali chiarissimi in questo senso. I vicini a sud adesso dicono che l’eliminazione del casellario “non basta” e pretendono, per l’approvazione dei nuovi accordi sui frontalieri, nuove deliranti concessioni. E’ così dimostrato che il casellario era solo una scusa. Oramai l’ha capito anche quello che mena il gesso: l’Italia non ratificherà mai i nuovi accordi sui frontalieri. Né prima delle elezioni e nemmeno dopo. Ha sempre trovato pretesti per non fare i compiti; e sempre li troverà. I nostri polli li conosciamo da un pezzo.

Il precedente

La giustificazione addotta  dal terzetto governativo per lo scellerato tradimento, ossia “rottamando il casellario porteremo a casa l’accordo sui frontalieri”, è una barzelletta. Per partorire una scusa del genere bisogna essere o gnucchi o in malafede. La stessa fregnaccia della “conclusione imminente” l’abbiamo sentita esattamente tre anni fa. Allora il tema era la rinuncia al  blocco dei ristorni. L’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed il suo tirapiedi De Watteville promisero che, in cambio del regolare versamento dei ristorni, entro pochi mesi la nuova tassazione dei frontalieri sarebbe diventata realtà. E avevano pure promesso misure unilaterali (sic!) contro il Belpaese in caso di inadempienza! Naturalmente non si è visto nulla…

In simili condizioni, nemmeno il Gigi di Viganello può seriamente credere che la rinuncia al casellario porterà dei risultati. Già è poco plausibile che ad una favola del genere credano gli sveltoni bernesi, quelli che vanno a Roma a trattare in inglese e vengono sistematicamente infinocchiati. Ma che a bersela siano dei ministri ticinesi, che l’Italia dovrebbero conoscerla meglio degli altri, fa sorgere interrogativi allarmanti.

I camerieri dell’UE

A volere fortemente la fine del casellario sono i camerieri bernesi dell’UE. Vari Consiglieri federali – a partire dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga – hanno tentato a più riprese di esercitare pressioni sui deputati ticinesi affinché questi ultimi ottenessero la revoca del casellario. Le pressioni non sono mai andate a buon fine. Sicché i Consiglieri federali di PLR, PPD e P$$ hanno pensato bene di far andare i telefoni, chiamando direttamente i loro soldatini nel governicchio ticinese. E i soldatini, scandalosamente, hanno marciato.

Credibilità a ramengo

A ciò si aggiunge che l’indegno voltafaccia sul casellario sputtana il Ticino sia verso nord che verso sud.

Verso sud: si conferma la tesi che basta fare la voce grossa ed i ticinesotti fessi calano le braghe. La pressione su chi si dimostra debole è destinata ad aumentare. “Chi si fa pecora, il lupo lo mangia”: lo sapevano già i nostri vecchi.

Verso nord: è evidente che, con un simile precedente, quando il Ticino avanzerà specifiche richieste a Berna, nessuno vi darà più alcun peso: tanto poi arriverà il dietrofront.

Altro che gli odiati populisti: a demolire la credibilità del nostro Cantone a livello nazionale ed internazionale è il triciclo PLR-PPD-P$ con le sue giravolte. C’è da sperare che alle prossime elezioni i cittadini di questo sempre meno ridente Cantone sapranno “premiare” a dovere chi ci svende.

L’ultima chance

Poiché le reazioni italiane alla caduta del casellario dimostrano che essa non porterà affatto alla ratifica dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, la maggioranza del Consiglio di Stato ha un’ultima chance per rimediare all’immonda cappellata di mercoledì. La prossima seduta decida: 1) il ripristino immediato del casellario e 2) il blocco dei ristorni dei frontalieri.

Lorenzo Quadri

I signori senatori pro-burqa saranno asfaltati dal popolo

Il Consiglio degli Stati affossa l’iniziativa contro la dissimulazione del viso 

Anche il rappresentante ticinese targato PLR alla Camera dei Cantoni, vota contro la volontà del 65% dei cittadini del suo Cantone

E ti pareva! Il Consiglio degli Stati a larghissima maggioranza – 29 favorevoli, 9 contrari e 4 astenuti – ha respinto un’iniziativa parlamentare (del deputato Udc Walter Wobmann) che chiedeva l’introduzione del divieto di burqa a livello nazionale. Invece la Camera del popolo lo scorso settembre quella stessa iniziativa l’aveva approvata, seppur a maggioranza risicata.

Intanto l’iniziativa popolare contro il velo integrale è in fase di raccolta firme, di modo che con tutta probabilità saranno i cittadini a decidere sul tema.

Il giorno dopo la festa della donna…

I signori senatori e le signore senatrici politikamente korretti/e hanno dunque messo a segno una nuova operazione all’insegna del tafazzismo. Per l’effimera goduria di aver asfaltato l’odiata “destra xenofoba” si sono sparati negli zebedej. Non ci vuole infatti la sfera di cristallo per prevedere che, in votazione popolare, i senatori sostenitori del burqa verranno asfaltati.

Certo che in politica la “coerenza” la fa come sempre da padrona: il giorno prima (8 marzo) tutti a regalare mimose e a sciacquarsi la bocca con i diritti della donna (naturalmente a scopo di campagna elettorale) e le deputate addirittura sferruzzavano orrendi berretti rosa. Invece il 9 marzo, passata la festa gabbato lo santo: pur di non riconoscere che l’odiata “destra xenofoba” ha RAGIONE, tutti a votare per il burqa: quindi per l’oppressione della donna, per l’estremismo islamico, per l’islamizzazione della Svizzera. E che dire delle senatrici che appoggiano il burqa in nome delle aperture e della multikulturalità completamente fallita? Forse a loro stesse non toccherà. Ma quando le loro figlie e nipoti saranno costrette – in Svizzera, non in Pakistan – a girare nascoste sotto uno straccio, sapranno chi ringraziare.

La coerenza della partitocrazia

La Camera alta ha poi fornito una serie di “perle”. Quando si trattava di concedere la garanzia federale (uella) alla modifica costituzionale antiburqa votata dal popolo ticinese, svariati politicanti dei partiti $torici (soprattutto a $inistra) oltre a manifestare la propria schifata contrarietà di principio a qualsiasi iniziativa che affermasse i valori occidentali nei confronti di immigrati in arrivo da paesi lontani (perché bisogna essere aperti, multikulti e calabraghe) blateravano che non aveva senso introdurre il divieto in un Cantone: la dissimulazione del viso avrebbe semmai dovuto essere proibita a livello federale. E adesso che si tratta di votare un divieto federale, qual è il pretesto per non votarlo? Che devono decidere i Cantoni! Apperò!

PLR ancora contro il Ticino

Ciliegiona sulla torta. Tra quanti hanno votato contro il divieto di burqa c’è pure il senatore liblab Fabio Abate. Ancora una volta dunque il rappresentante ticinese PLR alla Camera dei Cantoni vota contro la volontà del 65% dei votanti del suo Cantone, che il divieto di burqa l’hanno plebiscitato. Si ripete dunque quanto accaduto con il 9 febbraio. Altro che rappresentare il Ticino a Berna! Com’era il nuovo slogan? PLR vicino alla gente? Per fortuna! Ancora una volta, l’ex partitone dimostra di essere contro la gente. I ticinesi faranno bene a prenderne nota.

Lorenzo Quadri

Accordo quadro e miliardo di coesione? Col piffero!

Delirio UE: le demenziali pretese degli eurobalivi nei confronti degli svizzerotti 

Ma naturalmente i Consiglieri federali del PLR, Didier Burkhaltèèèèr e Johann “Leider” Ammann, sono pronti alla calata di braghe integrale

Ecco qua i bei risultati di anni ed anni di lecchinaggio indecoroso e di squallido servilismo bernese nei confronti dell’UE. Gli eurofalliti (forti con i deboli e deboli con i forti) alzano continuamente il tiro e pretendono sempre di più dagli svizzerotti.

Accordo capestro

Adesso a Bruxelles fanno la voce grossa (uhhhh, che pagüüüraaaa!) perché vogliono l’accordo quadro istituzionale con la Svizzera. Uella! E’ evidente che a Bruxelles l’accordo quadro se lo possono mettere non diciamo dove perché sennò qualche moralista a senso unico si scandalizza.

L’accordo quadro è quell’accordo capestro che obbligherebbe la Svizzera a riprendere il diritto degli eurofalliti e a sottomettersi alla giurisdizione dei loro tribunali. Si tratta, nientemeno, della pietra tombale sulla sovranità elvetica, ed anche sui diritti popolari. Una genuflessione che nessun paese ancora dotato di un minimo di dignità accetterebbe, tanto più che:

  • l’Unione europea è allo sfascio, se alle presidenziali francesi vince LePen dopo la Gran Bretagna anche la Francia lascia l’UE e gli altri seguiranno;
  • Gli eurobalivi tentano per l’ennesima volta di ricattare gli svizzerotti, ma non hanno merce di scambio. Ormai se ne stanno accorgendo tutti – tranne i camerieri dell’UE della partitocrazia e del Consiglio federale – che i bilaterali sono un flop, che la libera circolazione delle persone ha fatto solo danni e che essa avrà vita breve all’interno della stessa UE. E allora su cosa ci ricattano gli eurobalivi? Minacciano di disdire i bilaterali? Facciano pure, non attendiamo altro!

Sarebbe ora che le due semplici cosette di cui sopra qualcuno le sbattesse finalmente sul muso dei funzionarietti di Bruxelles e del loro capo Juncker, magari scegliendo un momento in cui il tasso alcolemico di quest’ultimo è ancora contenuto entro limiti ragionevoli.

Ma naturalmente aspettarsi una cosa del genere da dei calatori di braghe compulsivi è una pia illusione.

Pretese&Ricatti

Ci sarebbe quasi da ridere se non ci fosse da “incavolarsi” alla grande. Sul 9 febbraio, la partitocrazia ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno preso a schiaffi la sovranità popolare solo per ubbidire ai loro padroni di Bruxelles. Sempre per lo stesso motivo, la Svizzera si sta facendo carico di finti rifugiati con lo smartphone (quanti tra loro sono miliziani dell’Isis?) che non le spettano affatto. Gli esempi potrebbero continuare a lungo. E qual è il ringraziamento? Sempre nuove pretese accompagnate da infami ricatti!

E il peggio  che il ministro degli esteri Burkhaltèèèr, PLR, è favorevole all’accordo quadro con l’UE. Forse è ora che qualcuno lo stipendio da Consigliere federale lo vada a chiedere alla commissione europea.

Un miliardo di pernacchie!

E non è finita perché gli eurofalliti non si limitano a pretendere l’accordo quadro, ma vogliono anche i soldi. E mica pochi! In particolare vogliono 1,3 miliardi di contributo di coesione per i nuovi Stati membri UE. Qui qualcuno è fuori come una cassetta dei gerani. Fateci capire: i balivi di Bruxelles ci prendono regolarmente a pesci in faccia, pretendono di comandare in casa nostra, ci ricattano, ci denigrano, ci iscrivono su liste nere o grigie (l’ultima minacciata per i regimi fiscali privilegiati oggetto della Riforma III) però si aspettano che gli svizzerotti siano pronti a pagare miliardi di coesione (ma quale coesione, se continua a perdere pezzi?) alla fallita UE? Ma gli mandiamo un miliardo di pernacchie, altro che contributi di coesione!

D’altra parte, l’atteggiamento di Bruxelles non deve sorprendere: da anni gli eurobalivi ottengono dalla Svizzera tutto quello che vogliono e senza concedere nulla in cambio. Niente di più facile che continuare a “provarci”, visto che il sistema funziona che è una goduria.

Quando ci decideremo a mandare finalmente l’UE a “affandidietro”? Cosa deve ancora succedere perché la maggioranza politica esca dal letargo e si accorga che a Bruxelles non ci sono affatto nostri amici, ma dei politicanti che vogliono approfittarsi degli svizzerotti fessi, e finora – grazie alla pochezza dei nostri governanti – ci sono sempre riusciti a meraviglia?

Chi vuole pagare?

E’ ovvio che a Bruxelles non si versa più nemmeno un centesimo. Chi, invece, vorrebbe pagare il miliardo di coesione senza fare un cip e – va da sé! – senza porre alcuna condizione? Risposta: i due ministri del PLR: ossia il già citato Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr ed il suo collega “Leider” Ammann. Ma questi signori sono ancora al loro posto in Consiglio federale? Forse è il caso di chiederselo…

Ricordiamo inoltre che il PLR è stato in prima fila nello stuprare la Costituzione sul “maledetto voto” del 9 febbraio per mantenere le frontiere spalancate. Adesso i suoi ministri vorrebbero  regalare miliardi all’UE e anche cederle gli ultimi rimasugli della nostra sovranità nazionale. Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri