Scopiazza dai verdi, inciucia con il PPD: PLR alla deriva

Unione contro natura tra ex partiti storici: chi ci guadagna? Chi è l’ “utile idiota”?

 

Sull’inciucio contronatura tra ex partitone e PPD, i vertici uregiatti schiacciano l’acceleratore. Ciò rende ancora più palese chi, da queste nozze, avrebbe da guadagnarci: ovvero il PPD. Il partito immagina di consolidare, in questo modo, il proprio secondo seggio in Consiglio nazionale, minacciato dall’ammucchiata ro$$overde. Così come lo è il secondo seggio della Lega.

Per contro, nel campo del PLR si moltiplicano le voci contrarie. A partire da quella del senatore uscente Fabio Abate. Ma soprattutto, l’opposizione è palpabile tra i simpatizzanti. E lo crediamo bene. Stiamo parlando di due partiti “storici” che “storicamente” per oltre un secolo – e fino allo scorso aprile! – si sono presi a legnate. Non solo metaforiche. Entrambi, fino all’altro giorno, rivendicavano orgogliosamente la propria tradizione, la propria identità, la propria storia, i propri ideali. Ed entrambi, ma guarda un po’, hanno sempre avversato le congiunzioni di liste: ancora di recente, in Gran Consiglio hanno votato contro. E adesso, di punto in bianco, si fa il salto della quaglia e si pretende di fare tabula rasa. Senza alcun programma politico comune. Solo in nome delle cadreghe dei soliti tromboni.

Quei pipidini che dichiaravano con bella sicurezza “liberali mai!”, saranno senz’altro entusiasti di diventarlo per mere speculazioni cadregare. Come no!

Il ruolo di “utile idiota”

Ma ancora peggio va ai PLR, perché nel bramato accoppiamento contro natura il ruolo dell’ex partitone è quello dell’utile idiota dell’ex arcinemico improvvisamente diventato compagno di vita. L’interesse del PPD è chiaro, anche se certo non di tipo ideale: la citata seconda sedia in Consiglio nazionale. A tal proposito, pallottoliere alla mano, si può anche rilevare che allo stato attuale il PPD all’interno della deputazione ticinese alle Camere federali è vistosamente sovrarappresentato. Infatti ha tre membri su dieci, quindi il 30%, per un partito che nel nostro Cantone “pesa” poco più della metà.

Ma quale interesse avrebbe il PLR nell’unione contro natura con gli uregiatti? In Consiglio nazionale l’ex partitone non ha nulla da guadagnare né da perdere alle prossime elezioni. Due deputati ha, due saranno ancora in ottobre. L’interesse dei liblab è per gli Stati. La discesa in campo del leghista Battista Ghiggia li preoccupa non poco. Ed a ragione. Infatti, non sta né in cielo né in terra che il Ticino, che giustamente si è sempre opposto alle calate di braghe davanti alla fallita UE, si trovi rappresentato da due euroturbo come Lombardi e Merlini alla Camera dei Cantoni.  Sarebbe contro ogni logica, oltre che deleterio.

Ma se il PLR immagina di salvare la cadrega liberata da Abate convolando a nozze con il PPD in cambio di chissà quale promessa di “soccorso azzurro” per le elezioni del Consiglio degli Stati, ha fatto male i conti. Quando mai gli uregiatti hanno “dato fuori” voti? Nel caso concreto, poi, dovrebbero regalarne addirittura ad un radikale come Merlini. Vuol dire davvero credere a Babbo Natale!

Liberale… dove?

E’ clamorosa la rapidità con cui l’ex partitone si sta snaturando. Di liberale non c’è ormai più nulla. Il partito nazionale, che schiaccia gli ordini alle sezioni cantonali, terrorizzato dal populismo climatico, si è messo a scopiazzare senza ritegno il programma dei verdi liberali, che è uguale a quello dei verdi che è uguale a quello dei ro$$i. Continuando però nel contempo, specie nel campo fondamentale dei rapporti con la fallita UE, a farsi dettare la linea dai manager stranieri delle multinazionali: quelli rappresentati da Economiesuisse, vogliosi di svendere la Svizzera per ingrassare ancora di più le proprie rigonfie saccocce. In Ticino invece i vertici PLR sognano la congiunzione contro natura con il PPD.

Domanda da un milione

C’è davvero da chiedersi come un elettore liberale possa riconoscersi in un partito con un programma scopiazzato dai verdi e che inciucia con gli uregiatti. Tutto nel nome delle cadreghe, ormai assurte ad unica preoccupazione.

Diversamente da Lega ed Udc, che da molti anni si alleano sulla base di obiettivi condivisi, in particolare a livello federale ma non solo (vedi le liste Lega/Udc presenti in numerosi comuni) le nozze tra PLR e PPD non si fondano su alcun programma politico, ma solo sulla spartizione degli strapuntini.

L’unico punto

Certo, tra i vertici dell’ex partitone e quelli del PPDog un punto di contatto c’è. Ma è condiviso con l’ammucchiata ro$$overde.  E’ la “voglia matta” di svendere la Svizzera all’UE. Perché ormai è chiaro che a livello federale esistono solo due campi. Chi vuole trasformare il nostro Paese in una colonia di Bruxelles (triciclo) e chi non lo vuole (Lega-Udc).

Poiché non tutti gli elettori del PLR, del PPD e verosimilmente nemmeno del PS vogliono la svendita della Svizzera all’UE (altrimenti non si spiegherebbero i risultati delle votazioni sul tema in Ticino, ultima in ordine di tempo quella di maggio sul Diktat disarmista di Bruxelles), questo elettorato trasversale non-euroturbo pensi bene a quale scheda vuole depositare nell’urna in ottobre.Il voto utile diventa una necessità, quando si tratta di scongiurare la rottamazione del Paese ed il conseguente asservimento agli arroganti burocrati della DisUnione europea. Un’ipotesi che l’elettorato ticinese ha sempre respinto con veemenza!

Lorenzo Quadri

Il populismo climatico sarà la rovina della Svizzera

Ceto medio dissanguato e Confederazione svenduta all’UE: ecco il programma ambientalista

 

Il Paese va a ramengo, ma i politicanti della partitocrazia si sciacquano la bocca col clima per nascondere le proprie cappellate

L’ammucchiata cadregara ro $$overde da mesi cavalca il populismo climatico. Come abbiamo detto più volte, dietro la ragazzina svedese che bigia le lezioni, racconta cose di cui non ha la più pallida idea, però viene acclamata dalla stampa di regime neanche fosse un’eroina (che pessimo messaggio ai giovani!), ci sono interessi politici ed economici che non c’entrano un tubo con la tutela dell’ambiente. E che anzi vanno proprio nella direzione opposta.

Il populismo climatico è uno specchietto per le allodole che serve per sdoganare tutto il resto del programma politico della gauche-caviar: dalle frontiere spalancate alla distruzione degli Stati nazionali, dallo smantellamento dei diritti popolari allo sconcio accordo quadro istituzionale.

La svendita della Svizzera

Come già scritto, ma lo ripeteremo ad oltranza, chi vota per il populismo climatico pensando di dare in questo modo un segnale “ecologista”, in realtà vota la svendita della Svizzera (e dei suoi cittadini, e dei suoi lavoratori) alla fallita UE. Mentre per il clima il suo voto sarà privo d’effetto! L’ambiente è un tema planetario. L’influenza della Confederella in tale campo è minima. E’ una semplice questione di massa critica. Una Svizzera ostaggio del populismo climatico ro$$overde aumenterebbe a dismisura tasse, balzelli e vessazioni a carico dei cittadini; in primis degli automobilisti e dei proprietari di una casetta.  I $inistrati, per le loro crociate ideologiche, tartassano il già bastonato ceto medio con la scusa dell’ecologia, in cambio di risultati concreti irrisori.

Si calcola ad esempio che le proposte ro$$overdi, se attuate, costerebbero in media ad un nucleo familiare elvetico qualcosa come 20mila Fr all’anno, tra aumento di prezzo dei carburanti, tassa sull’elettricità proveniente dal nucleare, balzelli sui biglietti aerei, nuove tasse sul CO2, e via sproloquiando.

La prima causa

Per contro, le frontiere spalancate che tanto piacciono alla $inistra sono la prima causa del degrado ambientale in Svizzera: in poco più di un decennio, a seguito dell’immigrazione scriteriata, la popolazione del nostro Paese è cresciuta di un milione di persone. E continua ad aumentare. Siamo qui in troppi! E questi “troppi” hanno poi bisogno di spostarsi, di abitare, di scaldare la casa, ecc. Quindi consumano risorse naturali ed inquinano.

Grazie alla devastante libera circolazione, il Ticino deve pure subire l’invasione quotidiana dei 65mila frontalieri uno per macchina, più le migliaia di padroncini e distaccati.

Ed i kompagnuzzi che difendono ad oltranza simili scempi, che denigrano ed insultano chi osa opporsi (perché la $inistra è il partito dell’intolleranza e dell’odio), hanno ancora il coraggio di spacciarsi per paladini dell’ambiente? Ma chi pensano di prendere per i fondelli?

Il paradosso

La situazione è del tutto paradossale: lasciarsi infinocchiare dal populismo ambientale porterà poco o nulla al clima. Perché l’influenza elvetica in questo ambito è minima. Dove invece la Svizzera può davvero decidere, è nei rapporti con l’UE.  E le posizioni dell’ammucchiata ro$$overde in tale ambito sono peggio che deleterie.

Ergo: votare i partiti del populismo climatico significa demolire la sovranità elvetica, quindi fare un danno reale, enorme e tangibile alla nazione, in cambio di nessun beneficio ambientale. Anzi. Ricordiamo infatti che lo sconcio accordo quadro istituzionale, bramato dalla partitocrazia $inistrati in primis, ci porterà, tra le varie sciagure: l’invasione di TIR UE da 60 tonnellate, la fine del divieto di transito notturno per i mezzi pesanti, gli OGM, la rottamazione della nostra protezione degli animali specie di quelli da reddito (in Svizzera è molto più avanzata che nei paesi UE). E l’elenco potrebbe continuare.

Verde-dollaro

Niente di strano, dunque, che gli spalancatori di frontiere di tutti i colori sostengano il populismo climatico. Ma solo in chiave anti-sovranista. Perché ai globalizzatori, del clima non gliene potrebbe fregare di meno. Cavalcano l’onda (verde) per i propri interessi. Che sono semmai verde-dollaro.

Propaganda di regime

Alla Pravda di Comano, intanto, non passa giorno senza che i giornalai gauche-caviar che l’hanno colonizzata facciano il lavaggio del cervello al popolazzo sul clima.

E’ chiaro che si tratta di un pretesto per fare campagna elettorale all’area ro$$overde con il canone più caro d’Europa e nascondere gli altri disastri provocati dalla casta.

I benpensanti si stracciano le vesti (firmate) sul riscaldamento climatico, ma intanto il mercato del lavoro va a ramengo, i casi d’assistenza continuano ad aumentare, la spesa sociale (grazie anche all’immigrazione incontrollata) esplode, sempre più svizzeri non arrivano a fine mese, la fallita UE comanda in casa nostra, i premi di cassa malati debordano, i conti dell’AVS sono in rosso (però si regalano miliardi all’estero e si spendono altri miliardi per mantenere finti rifugiati), siamo diventati il Paese del Bengodi per furbetti, pufatt e criminali stranieri in arrivo dai quattro angoli del globo, eccetera. Sicché, politicanti del triciclo, altro che cianciare di clima sperando di nascondere le vostre cappellate!

Hanno perso la testa

E a dimostrazione di come, nel vano miraggio di ottenere qualche voto in più alle prossime elezioni federali, la partitocrazia abbia perso la testa: il PLR nazionale, sotto la guida della presidenta Petra Gössi, ha partorito un programma fotocopiato dai ro$$overdi, in cui si propone, tra le varie eco-boiate, anche il balzello sui biglietti aerei. Il che ha provocato le immediate dimissioni del vicepresidente liberale Christian Wasserfallen. Se all’interno del PLR dei liberali esistono ancora, a questo punto possono fare una sola cosa: cambiare partito.

Morale

Che i politicanti si preoccupino dei problemi della gente e del futuro della Svizzera!

Altro che autoerotizzarsi cerebralmente sul clima (facile, quando si ha il borsello rigonfio ed il posto sicuro, vero $ignori?)!

Altro che correr dietro alle “gretine” e soprattutto a quelli che le pilotano per i propri interessi di bottega; e che poi se la ridono a bocca larga del popolazzo che si lascia turlupinare!

Lorenzo Quadri

I ticinesi non fanno più figli: chissà come mai, eh?

La casta spalancatrice di frontiere restituisca alla gente il benessere che le ha scippano a suon di scellerate “aperture”!

 Ma guarda un po’, secondo l’ultima statistica divulgata dall’USTAT (Ufficio federale di statistica) in Ticino nell’anno di disgrazia 2018 il cosiddetto saldo naturale ha toccato il punto più basso degli ultimi 100 anni. Le nascite sono passate dalle 2774 del 2017 alle 2556 del 2018 (-218). Sono diminuiti anche i decessi (da 3230 a 3152) che però rimangono comunque chiaramente superiori alle nascite.

In crescita anche i divorzi: infatti due matrimoni su cinque scoppiano.

Adesso osiamo sperare che nessuno venga a tirar fuori per l’ennesima volta la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) che per contrastare la denatalità bisogna far arrivare migranti, perché gli ridiamo in faccia! Altro che migranti. La casta deve restituire ai ticinesi il benessere che gli ha scippato!

Altro che “globalizzazione = benessere”!

Che i ticinesi facciano sempre meno figli non è certo una sorpresa ed è facile immaginare il perché. La scellerate “aperture”, la devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$ hanno creato povertà, precarietà, disoccupazione e dumping salariale! Altro che la fregnaccia, con cui la casta spalancatrice di frontiere si riempiva la bocca, della “globalizzazione che avrebbe portato benessere”! Benessere per i manager stranieri delle multinazionali, forse! Non certo per i comuni lavoratori! I quali hanno visto liquefarsi le proprie sicurezze e si sono trovati precipitati in una guerra tra poveri, opposti a frontalieri e manodopera straniera a basso costo. Una guerra da cui il ticinese non può che uscire perdente! Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$$, supportata dalla stampa di regime, continua istericamente ad opporsi ad ogni misura efficace di protezione del nostro mercato del lavoro, perché altrimenti i balivi di Bruxelles  si “adombrano”!

Se allo sfascio del mercato del lavoro aggiungiamo l’esplosione dei premi di cassa malati, che sul budget di molte famiglie pesano più dell’affitto, il quadro peggiora ancora. E se pensiamo che, per tutta risposta, il lobbysta professionista delle Casse malati Ignazio KrankenCassis è stato premiato dalla partitocrazia bernese con una cadrega in Consiglio federale…

Gli inviti ad emigrare

E poi ci si meraviglia che i ticinesi non fanno figli? Certo che non ne fanno, se non sono in grado di mantenerli, se non sanno se domani avranno ancora un lavoro oppure saranno in assistenza, e se vedono che più passa il tempo più, grazie alle frontiere spalancate, il Ticino si trasforma in una provincia lombarda depressa con tassi di disoccupazione italiani ma costi della vita svizzeri! Ed infatti sempre più politicanti del triciclo esortano i giovani ticinesi ed emigrare, sciorinando la solita fregnaccia del “bisogna aprirsi”! Hai capito lor$ignori? Prima devastano il Cantone e poi, invece di rimediare, invitano i giovani ad andarsene, come i nostri bisnonni che emigravano in Argentina!

Chiaro anche che le coppie scoppiano se non ci sono soldi e non c’è lavoro, visto che simili situazioni hanno evidentemente pesanti conseguenze anche a livello psicologico!

Per contro, migranti economici in arrivo “da altre culture” spesso e volentieri non si fanno problemi, aiutati dai soliti noti, a mettersi a carico del nostro Stato sociale. E nemmeno a fare figli a go-go, magari a distanza di tre anni uno dall’altro per continuare a beneficiare degli assegni di prima infanzia.

Che tolla!

La casta spalancatrice di frontiere ha rubato il (relativo) benessere che i ticinesi si erano conquistati, e poi ha ancora la faccia di tolla di chiedersi come mai in questo sfigatissimo Cantone non si fanno più figli?

E il Corriere del Ticino targato PLR per commentare la notizia sulla denatalità, non trova di meglio che andare ad intervistare il prete-politicante di Chiasso che ancora una volta si mette a cianciare di “accoglienza”?

Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

Il PLR è un partito liberale? No, è un partito delle tasse!

La virata liblab in direzione del populismo climatico si fa sempre più grottesca

In occasione dell’assemblea di ieri, l’ex partitone è riuscito ad inserire nel proprio programma addirittura la tassa sui biglietti aerei! Quanti si rivoltano nella tomba?

Ormai il PLR è allo sbando, anche a livello nazionale. Letteralmente terrorizzato dal populismo climatico e dall’onda verde, sotto la sicura (?) guida della presidenta Petra Gössi, il partito sta inanellando una cappellata dietro l’altra. In pratica sta scopiazzando il programma elettorale dei Verdi (presunti) liberali, che è uguale a quello dei Verdi tout-court, che è uguale a quello dei ro$$i. Il tandem spalancatore di frontiere PLR-P$$ si rafforza!

Scopi di cadrega

L’improvviso risveglio ambientale del PLR ha solo fini cadregari in vista delle elezioni di ottobre: questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello o di Gurtnellen. Non solo perché l’ex partitone dell’ambiente se ne è sempre impipato alla grande. Ma perché il PLR si fa schiacciare gli ordini da Economiesuisse, ovvero il club dei manager stranieridelle multinazionali! E tali personaggi, oltre a svendere la Svizzera alla fallita UE per ingrassarsi il già pingue portafoglio (del resto, essendo loro dei borsoni stranieri, cosa volete che gliene freghi della sovranità e dell’indipendenza del nostro Paese?) sono sensibili ad una sola tonalità di verde: quella del dollaro.

Al servizio dei ro$$i

Quindi, è perfettamente inutile che i liblab scrivano programmi elettorali farlocchi, che poi ovviamente non rispetteranno (passata la festa, gabbato lo santo) nell’illusione, vana, di salvare qualche voto! Ma davvero questi politicanti pensano che gli elettori svizzeri siano così fessi da cascarci?

Non serve essere dei grandi strateghi per capire che l’unico risultato che otterrà il PLR con l’improvvisa ed improvvida virata in direzione dell’isteria ambientale sarà quello di tirare la volata all’area ro$$overde, continuando a pubblicizzarne il cavallo di battaglia elettorale: ossia il populismo climatico. Dietro al quale, è chiaro, si nascondono interessi economici e politici che col clima c’entrano quanto il burro con la ferrovia.

Il populismo climatico è uno specchietto per le allodole per sdoganare il resto del programma dell’ammucchiata ro$$overde. In particolare le frontiere spalancate e l’asservimento della Svizzera ai balivi di Bruxelles, cominciando dalla sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale.  Tutte cose che dal punto di vista ambientale sono semplicemente deleterie!

Inkazzature interne

Tornando all’ex partitone: la pacchiana svolta verde “contronatura” sta causando pesanti malumori interni. Ad esempio, la scorsa settimana sotto le cupole bernesi un – peraltro relativamente giovane – consigliere nazionale liberale doc, davanti ad una presa di posizione del suo partito su un tema economico, ha commentato tra i denti ma in modo da farsi comunque sentire: “Ah, credevo che ormai il partito parlasse solo di clima”.Certamente questo deputato non avrà apprezzato l’esito dell’assemblea PLR di ieri, che ha farcito ulteriormente il programma liblab di populismo ambientalista a buon mercato.

Anche la tassa sui voli!

E in quest’ambito il PLR l’ha fatta davvero fuori dal vaso. A dimostrazione che i vertici del partito hanno perso la bussola, è riuscito perfino ad esprimersi a favore dell’introduzione di una tassa sui biglietti aerei. Ormai siamo al copia-incolla dal P$; alla politica-Xerox in sprezzo del ridicolo e soprattutto in sprezzo dei tanto decanti principi liberali! Principi che evidentemente i “furono” liberali sono pronti a gettare nel water se in ballo ci sono delle CADREGHE.

Perché è chiaro: un PLR che inserisce nel proprio programma la tassa sui biglietti arei non è un partito liberale. E’ un partito delle tasse!

Di conseguenza, nell’ambito del nuovo corso (?), forse  è il caso di pensare a cambiare anche nome, vero Frau Gössi?

Lorenzo Quadri

 

Giù le braghe davanti all’UE!

I manager stranieri di Economiesuisse ordinano, e la presidenta PLR scatta sull’attenti

 

Ma guarda un po’: Economiesuisse, associazione al servizio dei manager stranieri delle multinazionali, ai quali della Svizzera non gliene potrebbe fregare di meno, di questi tempi si sta agitando a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva europea sulla cittadinanza, fine delle misure accompagnatorie, smantellamento delle banche cantonali, eccetera eccetera). A tale scopo sventola il sondaggio farlocco, da lei commissionato al solito istituto bernese compiacente, secondo cui il 67% delle aziende svizzere sarebbe favorevole all’immondo trattato capestro.

L’indagine fa pendant con l’altro sondaggio farlocco: quello secondo cui il 60% dei cittadini svizzeri sarebbe d’accordo di farsi dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles, autorizzandoli pure a cancellare l’esito delle nostre votazioni popolari. Certo, come no!

“Segnale positivo”?

Sicché i manager stranieri, tramite i loro reggicoda di Economiesuisse, intimano agli svizzerotti “chiusi e gretti” di firmare subito e senza tante storie lo sconcio trattato coloniale. E prontamente il PLR ubbidisce. “Sì badroni”!

Intervistata giovedì dal Corriere del Ticino, quotidiano al servizio dell’ex partitone, la presidenta nazionale Petra Gössi dichiara che la Svizzera “deve dare un segnale positivo (!) all’UE”. Dare un “segnale positivo” significa, ma guarda un po’, calare le braghe ad altezza caviglia.

E’ il colmo: sono anni che i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale ed i politicanti del triciclo si chinano a 90 gradi ad ogni cip in arrivo dalla fallita UE, alla quale regalano pure i miliardi del contribuente (soldi nostri)! Però la buona Petra va in giro a dire che bisogna ancora dare “segnali positivi”! Il PLR sta ormai polverizzando tutti i record di asservimento a Bruxelles. Roba da laurea honoris causa in zerbinaggio…

Il sogno liblab

La presidenta nazionale PLR proprio non ce la fa a contenere la propria foga turboeuropeista, e sulle colonne del giornale “di supporto” deborda, immaginando forse che i lettori siano tutti scemi. Al punto da uscirsene addirittura con la seguente fregnaccia: “con l’accordo quadro, le misure accompagnatorie saranno riconosciute contrattualmente dall’UE”.Certo, come no!

Con l’accordo quadro, le misure accompagnatorie saranno ROTTAMATE dall’UE. Basti pensare che l’europarlamento è tornato ad impallinarle ancora di recente. Ma questo è proprio ciò che vuole il PLR:frontiere spalancate senza alcuna protezione dei lavoratori svizzeri e dei loro salari! Invasione di manodopera UE a basso costo per ingrassare ulteriormente i già rigonfi borselli dei padroni stranieri di Economiesuisse!

Stare a guardare

Interrogata sulla situazione del Ticino, il cui mercato del lavoro è devastato dalla libera circolazione, la Petra dichiara serafica: “La situazione dovrà essere costantemente monitorata, anche implementando gli strumenti che saranno disponibili grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie”.Ohibò, ma allora questi PLR ci prendono per i fondelli. Questo Cantone sta andando a ramengo per colpa delle scellerate aperture volute dalla partitocrazia, e la presidenta PLR dice che bisogna “monitorare”, ovvero STARE A GUARDARE! Stare a guardare senza fare un tubo, è chiaro. Perché se si fa qualcosa poi i padroni dell’UE si accigliano. Una chicca il richiamo, manifestamente a vanvera, alle nuove tecnologie (?): classico mantra con cui la casta si riempie la bocca quando non sa cosa dire, pensando così di impressionare il popolazzo.

Per chi avesse dei dubbi…

Ringraziamo comunque la Frau Gössi per aver chiarito definitivamente ai ticinesi che, non appena il club di manager stranieri di Economiesuisse (quelli che della Svizzera se ne fregano, quelli che vorrebbero rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari, quelli che pensano solo ai propri milioni) apre bocca, il PLR scatta sull’attenti. E la sezione ticinese dell’ex partitone è rigorosamente agli ordini del partito nazionale. Sicché, eventuali sussulti “sovranisti” in casa dei liblab ticinesi sono solo specchietti per le allodole per far fessa la gente in vista delle elezioni di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo!

Per fortuna ci sono ancora imprenditori del calibro di Nick Hayek a dichiarare chiaro e tondo che la Svizzera non deve calare le braghe davanti a Bruxelles. E se i politicanti della partitocrazia sono ridotti a prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese, vuol dire che sono proprio alla frutta!

Lorenzo Quadri

 

Europee: islamisti al 36%!

Lo scioccante risultato è stato registrato nel circondario della città tedesca di Duisburg

 

Quanto avevamo previsto – e non c’era bisogno di essere il Mago Otelma per formulare previsioni di questo tipo… – si sta puntualmente avverando. In Europa i partiti islamisti, là dove si presentano, prendono piede. Emblematico è il caso di una circoscrizione della città tedesca di Duisburg in occasione delle elezioni europee che si sono tenute lo scorso fine settimana.

Ebbene, in quel di Duisburg il primo partito non è la CDU dell’Anghela Merkel, che infatti è crollato all’ 8,24%. Non è neanche Alternative für Deutschland, che ha pur sempre staccato la stessa percentuale. Non sono i Verdi (cresciuti al 13%) e nemmeno i kompagni della SPD che raggiungono il 17%! No: il primo partito, che svetta su tutti, con oltre il doppio – il DOPPIO! – dei consensi della forza politica classificata seconda, ovvero la citata SPD, è il BIG. Che infatti ha portato a casa quasi il 36% dei consensi. Dunque, un risultato “bulgaro”. E che razza di partito è questo BIG,  di cui di certo nelle cronache internazionali non si è mai sentito parlare?

Si tratta, lo si sarà capito, di un partito islamico. Che si ispira al Corano.

Qualcuno, sulla stampa italiana, ha commentato così l’ascesa del BIG: “Quando le risorse importate sono la maggioranza, eleggono chi ritengono opportuno e governano secondo le leggi dell’Islam”.

 Prova generale

E’ evidente che si è trattato di un primo tentativo. Di un “ballon d’essai”. Ma, visto il risultato strepitoso ottenuto – sia pure su scala ridotta, in una sola circoscrizione – è manifesto che, in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali, gli islamisti si organizzeranno per bene. E otterranno risultati sempre più importanti. In questo modo, la sostituzione delle norme della tradizione democratica occidentale con precetti islamisti potrà prendere il via.

Anche da noi

E se qualcuno pensa che quanto accaduto in Germania non potrà succedere in Svizzera, sbaglia di grosso. In Romandia, a livello locale, si è già assistito ad un primo esperimento politico: un’associazione islamica ha sostenuto apertamente un referendum, poiché la proposta di legge contestata (si trattava del divieto di accattonaggio) sarebbe  stata “contraria ai precetti del Corano”. La trovata, per questa prima volta, non ha avuto successo, ma è chiaro che la resa dei conti è solo rimandata.

Stante il regime di naturalizzazioni facili di persone non integrate, islamisti compresi, voluto – ed istericamente difeso – dal triciclo PLR-PPD-P$$, imbesuito dal multikulti, è evidente che, dalle nostre parti, un partito islamico non farebbe fatica a trovare né i candidati, né gli elettori necessari per farsi largo nelle istituzioni.

Quando si permette a persone con valori e modi di vita incompatibili con i nostri di diventare svizzere, il disastro è programmato. E quando il peggio accadrà (non manca molto) si saprà chi ringraziare. Vero partitocrazia?

Lorenzo Quadri

Politica d’asilo targata PLR: Sì alle vacanze in patria

Il Consiglio federale vuole permettere ai sedicenti profughi di recarsi nel paese d’origine

 

E’ evidente che i finti rifugiati che rientrano al natìo paesello per le vacanze o per festeggiamenti vari non sono affatto in pericolo di vita a casa loro: quindi devono perdere lo statuto di profugo

Come volevasi dimostrare, Svizzera sempre più Paese del Bengodi per i finti rifugiati con lo smartphone!

Di recente si è saputo (?) che l’84% dei migranti economici in arrivo dalla Somalia sono a carico dell’assistenza. Ma come: non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?  Il “bello” (si fa per dire) è che la percentuale astronomica mica vale solo per i finti rifugiati somali. La si ritrova in tutte le etnie. A partire dagli eritrei, che sono il gruppo più rappresentato tra gli asilanti in Svizzera. Peccato che siano tutti finti rifugiati che non scappano da nessuna guerra. E che poi tornino al natìo paesello a trascorrere le “vacanze” (vacanze da cosa, visto che sono  mantenuti?) perché “lì è più bello”.

Però questi vacanzieri, invece di venire rimpatriati rimangono qui, a carico nostro. Ohibò, cosa stanno facendo i due consiglieri federali competenti per il dossier “asilo”, ovvero i due esponenti liblab KrankenCassis e Keller Sutter (KKS)?

Risultato: il numero degli eritrei in assistenza è cresciuto del 2200% (sic!) nel giro di soli otto anni. E nümm a pagum. Poi però la partitocrazia ci viene a raccontare che non ci sono soldi per l’AVS. (Ma come: secondo gli spalancatori di frontiere, gli immigrati mica avrebbero dovuto pagare le pensioni agli svizzeri? Invece l’immigrazione incontrollata continua, gli stranieri sono sempre più numerosi, eppure le casse dell’AVS sono sempre più vuote? Ohibò, siamo forse davanti all’ennesima balla di fra’ Luca dell’establishment multikulti?).

 La notizia si spande

Intanto la notizia degli asilanti somali (praticamente) tutti a carico del contribuente svizzerotto ha fatto ben presto il giro del mondo, venendo riportata da vari portali internazionali. Bella pubblicità, non c’è che dire! Di fatto, un invito a tutti i migranti economici a venire nella Confederella e ad attaccarsi alla mammella della nostra socialità. Così tra l’altro la buona KKS ed i suoi burocrati potranno riempire i nuovi centri per finti rifugiati che si ostinano a voler costruire. E, soprattutto, il business ro$$o dell’asilo potrà continuare a prosperare, per la gioia delle tante associazioni contigue al P$ che ci marciano.

 La cappellata epica

Visto che le disgrazie non vengono mai sole, a pochi giorni dalla (non) notizia – perché lo sapevamo già da un pezzo – che l’84% dei finti rifugiati, e non solo somali, è a carico dell’assistenza, ecco che il Consiglio federale, e meglio il Dipartimento di Giustizia della PLR Keller Sutter, si produce in un’altra “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) di proporzioni epiche.

Facciamo un passo indietro. In dicembre, in uno dei sempre più rari sussulti d’orgoglio, il Parlamento federale ha deciso che i finti rifugiati non devono poter rientrare nel paese d’origine. Il perché è ovvio: se hai ottenuto lo statuto di rifugiato, vuol dire che in casa tua rischi le penne. Ma se davvero al tuo paese sei in pericolo di vita, non ci torni a trascorrere le vacanze!

E adesso, cosa ti va a combinare il Dipartimento di giustizia retto dalla ministra liblab? Tramite ordinanza, aggira la decisione del parlamento e comincia ad inventarsi eccezioni su eccezioni al divieto di viaggi in patria per i rifugiati.

 Motivi gravi?

Secondo i ro$$i burocrati bernesi, per motivi gravi gli asilanti devono poter rientrare al paese d’origine senza dover temere di perdere lo statuto di rifugiato in Svizzera. Quali sono i motivi gravi? Non certo la villeggiatura, assicura il governicchio federale, ma per esempio, decesso o grave malattia di un congiunto. Ma anche, udite udite, un matrimonio di un parente o la nascita di un bambino. E l’assenza può durare fino ad un mese. Signori, qui qualcuno si è bevuto il cervello!E’ chiaro che il Dipartimento di Giustizia PLR intende autorizzare i finti rifugiati a fare trenta giorni di vacanza nel paese d’origine. Ci aspettiamo, evidentemente, una pletora di certificati medici farlocchi redatti da affidabilissimi dottori africani, di nonni che muoiono e rinascono per quindici volte, e soprattutto di parti e  matrimoni a go-go!

E con quale faccia di tolla i burocrati bernesi buonisti-coglionisti pretendono di farci credere che ritornare al natìo paesello e starci per un mese per partecipare ad una festa di matrimonio non sarebbe una vacanza, bensì un grave motivo familiare? Davvero a Berna ci sono dei burocrati e dei politicanti IMBESUITI al punto da credere  che qualcuno metterebbe sul serio in pericolo la propria vita per andare ad un party?

E’ evidente che il rifugiato che torna in patria per una festa di matrimonio, e già che è lì ci rimane per un mese intero, non corre alcun pericolo in casa propria. Sicché deve perdere lo statuto di profugo seduta stante! Föö di ball!

Se questa è la nuova (?) politica d’asilo targata PLR, siamo a posto!

La tattica del salame

Inoltre, non serve essere il mago Otelma per prevedere come andrà a finire. Riempiendosi la bocca con i “motivi umanitari” ed a suon di ricatti morali, il triciclo politikamente korretto estenderà ben presto, con la tattica del salame (una fetta alla volta) il diritto dei finti rifugiati di tornare nel paese d’origine per ogni e qualsiasi motivo, anche il più futile, continuando però a farsi mantenere in Svizzera.

Risultato: i migranti economici, ancora una volta, se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Quelli che non hanno soldi per i loro anziani, ma per tutti gli approfittatori in arrivo dai quattro angoli del globo sì. Ridono a crepapelle anche i $inistrati che, col business ro$$o dell’asilo, si fanno gli attributi di platino.

Lorenzo Quadri

 

Non volete l’accordo quadro? Non votate per l’ex partitone!

Il PLR, a manina con il P$$, vuole svendere la Svizzera per un piatto di lenticchie

Allora, chiariamo una cosa. Lo sconcio accordo istituzionale è un attentato alla sovranità della Svizzera, alla sua indipendenza ed ai diritti popolari.

In regime di sconcio accordo quadro, in ambiti fondamentali ci faremmo dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles. Ci trasformeremmo in un baliaggio!

Vantaggi solo per gli amici

L’accordo quadro prevede la svendita della Svizzera all’UE in cambio di presunti vantaggi economici. Di questi vantaggi economici beneficerebbero solo i soliti noti: ovvero, gli amichetti della grande economia targata PLR. Ed infatti costoro da tempo, con l’aiuto della stampa di regime, stanno facendo il lavaggio del cervello al popolazzo. Gli uccellini bernesi cinguettano che, attualmente, i soldatini di Economiesuisse starebbero studiando con i loro esperti di comunicazione quali fregnacce raccontare per infinocchiare la gente e cosa invece va taciuto ad ogni costo.

 Peccato che:

1) I citati vantaggi economici per pochi, un giorno ci sarebbero e quello successivo si sarebbero già volatilizzati: perché la fallita UE è abituata a cambiare le carte in tavola. Altrimenti detto, ci prende per il lato B. Mentre la sovranità nazionale, una volta che è stata svenduta, non torna indietro. Non si può accettare di mettere in discussione i valori fondanti della Svizzera. Il PLR, a manina con il P$$, quasi valori non li mette solo in discussione; li svende per un piatto di lenticchie.

2) A dimostrazione della malafade degli eurofalliti: costoro sono riusciti a mantenere la Svizzera iscritta nella lista grigia dei paradisi fiscali. Cosa, cosa? E noi dovremmo sottoscrivere accordi di sudditanza (perché di questo si tratta) con chi non perde occasione per discriminarci? A questa foffa europea dovremmo permettere di comandare in casa nostra? A questa gente dovremmo regalare 1.3 miliardi di Fr “per oliare”?

3) I camerieri bernesi dell’UE ormai non possono più tenerlo nascosto. Lo sconcio accordo quadro istituzionale ci imporrebbe la direttiva europea sulla cittadinanza.Conseguenza: i cittadini UE potrebbero arrivare tranquillamente in Svizzera e dopo un anno mettersi a carico dell’assistenza, attingendo quindi a piene mani dalle casse dello stato sociale finanziato dagli svizzerotti. Un vero Bengodi! Naturalmente, ma guarda un po’, nessun ufficio federale del piffero, e certamente non i soldatini della SECO, ha quantificato i costi enormiche una tale scelleratezza comporterebbe per il solito sfigato contribuente. Però i politicanti spalancatori di frontiere hanno il coraggio di venirci a dire che non ci sono i soldi per l’AVS!

4) Come è finalmente emerso in modo esplicito in queste settimane in Consiglio nazionale, e come la ministra di giustizia PLR Karin Keller Sutter ha confermato, se la direttiva UE sulla cittadinanza venisse applicata, non sarebbe più possibile espellere nessun delinquente straniero, se questo ha il passaporto di un paese UE. Tranne forse – forse! – i terroristi.

In altre parole: con la direttiva UE sulla cittadinanza in vigore, ci terremo in casa tutti i criminali d’importazione. Intanto, già oggi le “patrie galere” scoppiano, con un tasso di ospiti stranieri che raggiunge anche l’80%.

Due votazioni gettate nel WC

Dopo aver rottamato la preferenza indigena, perché i padroni del vapore targati PLR vogliono lavoratori stranieri a basso costo con cui sostituire gli svizzeri, adesso l’ex partitone vuole gettare nel water anche l’espulsione dei delinquenti stranieri, votata dal popolo. Ecco come il PLR rispetta i cittadini elvetici. Sempre meno diritti popolari, sempre più casta!

Tirando le somme

Comunque, la situazione è chiara: chi vuole che la Svizzera venga svenduta all’UE per un piatto di lenticchie, vota PLR. Chi non ci sta, vota lista Lega-Udc.

Opporsi nelle votazioni popolari alla svendita della Svizzera ma poi alle elezioni continuare a sostenere la partitocrazia eurolecchina è schizofrenia politica.

Lorenzo Quadri

 

 

Gli studi farlocchi pro-PLR

Crescita economica “impressionante”? Ma a chi si pretende di darla a bere?

 

Ohibò, proprio vero che in temp da guera, püsée ball che tera! In temp da guera e in tempo di elezioni. Ed infatti proprio negli scorsi giorni, a poco più di due settimane all’appuntamento con le urne, la Camera di commercio – rigorosamente targata PLR – se ne è uscita a presentare in pompa magna lo studio farlocco che lei medesima  ha commissionato al BAK di Basilea. Secondo tale studio, la crescita dell’economia ticinese sarebbe addirittura “impressionante”! Nientemeno! E anche le prospettive sarebbero favorevoli. Tout va très bien, Madame la Marquise! Sì certo! E gli asini volano!

Sarebbe bello capire a chi vorrebbero rifilare cotante fregnacce i signori PLR della Camera di commercio. Qui l’unica cosa che cresce in maniera “impressionante” è il naso di chi racconta simili storielle. Naturalmente ben amplificate dalla stampa di regime; ed in particolare da quella al servizio del PLR.

Ricordiamo alcune cosette a lorsignori:

–     In questo sfigatissimo Cantone, il tasso di disoccupazione ILO (non quello taroccato dai soldatini della SECO) è del 6,8%, mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Quindi siamo messi peggio, e non di poco, della Lombardia. Lo scorso anno, sempre in Ticino, detto tasso è salito dell’1%. “Crescita economica impressionante”?

–     In Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, mentre a livello federale la percentuale è del 17%. Nel nostro Cantone oltre 8000 persone sono a carico dell’assistenza. E questo dato, come quello sulla disoccupazione, mostra solo una parte del problema: non tutti i poveri sono in assistenza o in disoccupazione! Ulteriore elemento: nel 2018 la spesa per il regolamento sociale comunale di Lugano è aumentata del 50%. “Crescita economica impressionante”?

–     Il Ticino, a livello nazionale, è capitale dei fallimenti per insolvibilità. Basti pensare che nel corso dell’anno 2017 il numero dei fallimenti in Svizzera era aumentato del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dalle nostre parti, per contro, l’aumento era del 12%. Il quadruplo. “Crescita economica impressionante”?

–     Eccetera eccetera!

–     A questo punto ci piacerebbe proprio sapere: “crescita economica impressionante”… a beneficio di chi?

“Non siamo mica scemi”

Anche il Gigi di Viganello ha capito che gli studi pilotati commissionati dalla Camera di commercio contigua al PLR – la vicepresidenta è pure candidata PLR al governicchio – servono solo a far credere che, in regime di devastante libera circolazione delle persone, sul mercato del lavoro ticinese vada tutto bene. Nessun problema: “sono solo percezioni” come amano ripetere il buon Rico Maggi ed accoliti (guarda caso, anche loro di area PLR). Forse perché l’ex partitone è un fan irriducibile dell’invasione da sud? Forse perché il PLR vorrebbe addirittura lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE? O forse perché il DFE è diretto dal Consigliere di Stato liblab?

Ma queste associazioni di supporto elettorale al PLR pensano veramente di poter uccellare i ticinesi a suon di studi pilotati? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

Il Belpaese ci bagna il naso?

Revoca della cittadinanza ed espulsione dei terroristi islamici: il caso Moutaharrik

Il nome di Abderrhaim Moutaharrik alle nostre latitudini suonerà familiare. Non solo per l’avanzata islamista che ha portato alla diffusione di nomi analoghi anche dalle nostre parti. Ma perché costui è assurto agli onori della cronaca di questo sfigatissimo Cantone tre anni fa, come “il kickboxer dell’Isis” o anche come il “jihadista di Canobbio”.

Si allenava a Canobbio

Mouthaharrik, cittadino di origine marocchina, naturalizzato italiano e residente a Lecco,  si allenava infatti anche a Canobbio.

Processato nel Belpaese, il jihadista trentenne è stato condannato a sei anni di carcere. Lo scorso mese di febbraio, la Cassazione ha reso definitiva la condanna.

Ieri il Corriere della seraha dedicato al caso un interessante articolo. Interessante perché? Perché nell’ottobre dello scorso anno nel Belpaese è entrato in vigore il decreto di legge su sicurezza ed immigrazione. Il quale prevede, ma guarda un po’, la revoca della cittadinanza italiana e l’espulsione per i criminali che sono stati condannati in via definitiva per terrorismo.

Il kickboxer potrebbe dunque essere il primo caso – primo di una lunga serie, c’è da supporre – a cui si applica la nuova disposizione. “Potrebbe”, perché naturalmente l’avvocato difensore del jihadista tenta di cavillare, dicendo che il suo assistito ha commesso i reati per cui è stato condannato quando il decreto legge non era ancora in vigore, e la nuova norma non potrebbe (a mente del leguleio) avere effetto retroattivo.

Hai capito i vicini a sud?

Al di là di questo, c’è da restarci con il naso in mezzo alla faccia. Hai capito i vicini a sud? Ai terroristi islamici, anche se naturalizzati, la cittadinanza viene ritirata senza tante storie.

Dalle nostre parti invece, grazie alla partitocrazia multikulti, imperversano le pippe mentali buoniste-coglioniste. Con i $inistrati ed il governicchio federale che strillano che non si possono (“sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se a casa loro sarebbero in pericolo. E’ il colmo!

E dire che da noi la disposizione che dà la facoltà di ritirare il passaporto rosso ad un naturalizzato che mette gravemente in pericolo l’ordine pubblico esiste da decenni. Ma quante volte è stata applicata? O meglio: è mai stata applicata

Lettera morta grazie a PLR-P$$?

La scorsa settimana, in un raro sprazzo di lucidità, a stretta maggioranza il Consiglio degli Stati ha approvato la mozione del parlamentare uregiatto Fabio Regazzi, già sposata dalla maggioranza del Consiglio nazionale, che chiede che i terroristi islamici condannati vengano espulsi in ogni caso; anche se nel paese d’origine sarebbero in pericolo. E ci mancherebbe altro!

Però la casta politikamente korretta – a partire dalla ministra di giustizia PLRKarin Keller Sutter –  si è già messa a starnazzare all’inapplicabilità. Il Mago Otelma prevede che questa mozione farà la stessa fine di quella della leghista Roberta Pantani per la chiusura notturna dei valichi secondari. Il Parlamento approva, la burocrazia ro$$a bernese affossa.

Poi, quando ci saremo completamente trasformati nel Paese del Bengodi per terroristi islamici, sapremo chi ringraziare! Vero Consigliera federale PLRKeller Sutter?

Lorenzo Quadri

 

 

PLR e P$ contro il salmo svizzero

Non solo accordo quadro: i due partiti a manina anche per rottamare l’inno nazionale

Le cappellate del tandem PLR-P$ sembrano non finire mai! Non contento di pianificare la rottamazione della Svizzera tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, adesso l’allegro duetto vorrebbe gettare nel water anche l’inno nazionale. Ovviamente per sostituirlo con l’ennesima ciofeca multikulti inneggiante alle frontiere spalancate.

Sono anni che la sedicente “Società svizzera di pubblica (in)utilità” tenta di sbolognarci il suo nuovo inno farlocco. Per il momento non ci è ancora riuscita. Ma prima o poi…

Del resto, “grazie” alle naturalizzazioni facili volute dal triciclo PLR-PPD-P$$, il passaporto rosso viene regalato a stranieri non integrati che non hanno alcun legame con il nostro paese. Per cui, figuriamoci cosa gliene può importare a costoro del salmo svizzero (e di tutto il resto).

Iniziativa respinta

Fatto sta che il Consiglio nazionale nei giorni scorsi ha respinto per 97 voti contro 85 e 3 astenuti un’iniziativa parlamentare che chiedeva di ancorare il salmo svizzero in una legge. Non si tratta di una richiesta fuori di cranio: in vari Paesi è infatti così. In alcuni, addirittura, l’inno nazionale è iscritto nella Costituzione.

Qual era dunque l’obiettivo dell’iniziativa? Far sì che i camerieri dell’UE in Consiglio federale non potessero rottamare il salmo svizzero di propria iniziativa, senza rendere conto ai cittadini. Oggi teoricamente potrebbero: del resto è proprio quanto successo con il vecchio inno, lo spettacolare “Ci chiami o patria”, che purtroppo presentava un problemino di “analogia eccessiva” con l’inglese God save the Queen.

Cosa cambierebbe?

Se il salmo svizzero dovesse venire inserito nella legge, la conseguenza sarebbe che un suo abbandono dovrebbe passare giocoforza dal parlamento prima e – in caso di referendum – dal popolo poi. E non ci si venga a raccontare la storiella che ciò equivarrebbe ad un aumento della burocrazia: si sta parlando di un decreto di poche righe. Mentre il triciclo, non contento di infesciarci di leggi inutili – che servono solo a generare costi, a gonfiare la pubblica amministrazione come una rana ed a disintegrare i santissimi ai cittadini – vuole pure recepire automaticamente i Diktat della fallita UE (accordo quadro istituzionale). Poi però pensa di prendere la gente per scema dichiarando di non volere l’inno nella legge in nome della semplificazione legislativa? Ma vaffa!

Ancora una volta…

Morale della favola: la maggioranza del Consiglio nazionale non ne vuole sapere di mettere al sicuro il salmo svizzero. E quindi spiana la strada alla sua rottamazione.

Chi ha preso questa bella decisione? Il PLR ed i $inistrati! Anche questa volta, ex partitone e gauche-caviar a manina per svendere la Svizzera, la sua indipendenza e le sue tradizioni.Ricordarsene il 7 aprile!

Lorenzo Quadri

 

Cassa malati: nuova legnata!

La partitocrazia bernese, PLR in primis, ha deciso di mantenere le iniquità attuali

 

E naturalmente, ma tu guarda i casi della vita, la stampa di regime non fa un cip

Ennesima cappellata bernese della partitocrazia. La quale infierisce contro il Ticino anche a proposito dei premi di cassa malati: quindi su una questione della massima importanza. Per 105 voti contro 62 e 19 astensioni, la maggioranza del Consiglio nazionale, ex partitone in prima linea, ha approvato una mozione della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati che chiede di mantenere l’attuale definizione delle regioni di premio.

A prima vista potrebbe sembrare una questione cervellotica, tecnocratica. Ma le conseguenze pratiche sono notevoli. Soprattutto per il Ticino ed i ticinesi. Approvando questa mozione, infatti, la partitocrazia ha cementato i finanziamenti trasversali tra regioni. Ossia quei travasi di fondiche fanno sì che, da ormai due decenni, i ticinesi paghino premi di cassa malati pompati rispetto ai costi sanitari effettivamente generati.

Premi pompati

In entrambe le Camere federali la partitocrazia, PLR in primis, ha deciso che l’attuale, iniqua situazione va mantenuta; e quindi che i ticinesi (e non solo loro) devono andare avanti a pagare premi dopati! Mentre altri continueranno, con i nostri soldi, a beneficiare di premi inferiori a quel che dovrebbero essere.

Nel nostro Cantone, lo sappiamo, i premi di assicurazione malattia fuori di cranio sono uno dei principali crucci della popolazione. Assieme alla situazione disastrata sul mercato del lavoro: anch’essa provocata, ma guarda un po’, dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ tramite devastante libera circolazione.

Un terzo della popolazione ticinese non riesce a pagare i premi di cassa malati senza aiuti statali, e la spesa per i sussidi è alle stelle. Sicché, lo sfigato contribuente del ceto medio non solo paga (senza sussidi) i propri premi, ma con le sue imposte finanzia anche i contributi a chi ne ha bisogno.

Robin Hood al contrario

I premi salgono in media del 4% ogni anno, però il direttore del DSS è Beltrasereno. Da anni ed annorum i ticinesi vengono colpevolizzati per i premi alle stelle. L’accusa è quella di consumare troppe prestazioni sanitarie.  Invece una parte della “pillola” è dovuta proprio ai travasi tra una regione e l’altra: i premi dei ticinesi (così come quelli degli abitanti di altri Cantoni “paganti”) risultano gonfiati per finanziare l’abbassamento artificiale di quelli dei cittadini di altre parti della Svizzera. Dove oltretutto i salari sono più elevati che da noi; anche perché non c’è il dumping salariale generato dall’invasione di frontalieri voluta dalla partitocrazia. Insomma: si toglie a chi è messo peggio per dare a chi sta meglio. Robin Hood al contrario!

Il furto continua

La situazione testé descritta non è mai stata corretta. La lobby cassamalatara alle Camere federali l’ha sempre impedito. La restituzione dei premi che i ticinesi hanno pagato in eccesso, come sappiamo, si è risolta in una presa per i fondelli: ci sono state ridate le briciole. Il furto a danno dei ticinesi prosegue; e non se ne vede la fine. Adesso arriva la mozione della commissione del Consiglio degli Stati, già approvata dai cosiddetti “senatori” che ormai ne fanno peggio di Bertoldo (vogliono perfino regalare 1.3 miliardi di Fr alla fallita UE), a dire che la situazione attuale, con premi pompati artificialmente, va bene (?) e dunque va lasciata com’è!

Obbrobio approvato

E la partitocrazia in Consiglio nazionale che fa? Approva, a larga maggioranza, l’obbrobriosa mozione! La approva addirittura contro la volontà del governicchio federale! Ovvero: il Consiglio federale era anche disposto a cercare delle soluzioni per correggere le iniquità, ma la partitocrazia – PLR in testa – ha per contro deciso che la situazione attuale deve rimanere immutata.

Morale della favola: i ticinesi continueranno a subire i premi gonfiati. E sappiamo chi ringraziare!

“Buongoverno”?

Ecco dunque come l’ex partitone – rappresentanti ticinesi compresi – si occupa dei principali problemi della gente:

  • I ticinesi devono vanno spremuti all’infinito con premi di cassa malatigonfiati artificialmente;
  • Bisogna calare le braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles e sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale!

Ricordarsene il 7 aprile!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Ex partitone vergognoso: SVENDE la Svizzera all’UE!

Gruppo parlamentare liblab a Berna fuori di cranio: Sì allo sconcio accordo quadro!

 

Non c’è limite al peggio! Nella giornata di sabato il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali ha votato “a chiara maggioranza” (sic!) a favore della sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE.

Ecco dunque la dimostrazione inequivocabile che questo partito ed i suoi politicanti vogliono SVENDERE la Svizzera alla fallita UE, per ingrassare ulteriormente le già straripanti saccocce degli amichetti della grande economia targata PLR. Che poi ringrazia delocalizzando e lasciando a casa gli svizzeri per assumere stranieri a basso costo.

E poi i liblab hanno ancora la tolla di riempirsi la bocca con i valori elvetici? Quando sono i primi a rottamarli senza alcuna remora?

Ecco il programma

Con questa scellerata decisione, il PLR ha fatto chiarezza sul proprio programma elettorale:

  • Ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE; ovvero: i funzionarietti di Bruxelles dettano legge in casa nostra, nel senso letterale del termine;
  • Fine della sovranità elvetica e dei nostri diritti popolari: la Svizzera si riduce ad una colonia telecomandata da balivi UE non eletti da nessuno;
  • Ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza, traducibile in: “devono entrare tutti”; “gli svizzerotti devono mantenere tutti”; “non si espelle più nessuno”. Sicché i soldatini del PLR vogliono gonfiare lo Stato sociale, finanziato dal solito sfigato contribuente, per mantenere migranti economici dell’Unione europea arrivati da noi per mungere. E vogliono pure cancellare la votazione popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri, che infatti verrebbe azzerata dalla direttiva UE. Ecco come i liblab rispettano i diritti popolari!
  • Azzeramento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone: non contenti di aver messo il Ticino nella melma spalancando le frontiere all’invasione da sud, i signori del PLR adesso vogliono pure smantellare le striminzite misure che ancora resistono a tutela del mercato del lavoro ticinese. E questo proprio mentre – è notizia dei giorni scorsi – alle nostre latitudini si è registrato l’ennesimo record di abusi salariali ad opera di ditte estere!
  • Più altre sorprese a venire, perché anche il Gigi di Viganello ha capito che lo sconcio accordo quadro è come il vaso di Pandora. E ogni nuova pretesa della fallita UE, che mira a fagocitare la Svizzera, verrà assecondata paventando chissà quali misure di ritorsione da parte di Bruxelles in caso di rifiuto!
  • Come se non bastasse, secondo i signori dell’ex partitone, oltre ad offrire ai balivi UE la Svizzera su un piatto d’argento, dovremmo pure versare la marchetta da 1.3 miliardi!

Caduti dal seggiolone?

Se poi i soldatini del PLR si immaginano che, calando le braghe fin sotto i talloni, l’UE garantirà alla Svizzera il famoso ed ampiamente sopravvalutato accesso al mercato comunitario, vuol dire che questi politicanti liblab sono caduti dal seggiolone da piccoli. Perché è evidente che a Bruxelles continueranno ad avanzare nuove pretese e nuove eccezioni!

Si rivoltano nella tomba…

La nostra sovranità, la nostra indipendenza ed i nostri diritti popolari valgono molto di più di accordi commerciali farlocchi e rimessi continuamente in discussione da una controparte europea che definire viscida e sleale è ancora un eufemismo. Certo che, se i nostri antenati avessero ragionato come i soldatini del PLR, la Svizzera non solo avrebbe smesso di esistere da un bel pezzo: non sarebbe nemmeno mai nata.

Quanta gente si sta rivoltando nella tomba vedendo gli ideali per cui si è battuta, magari anche a costo della vita, gettati nel waterdai soldatini della casta!

PLR e P$$ a manina

Ci spieghino poi i grandi scienziati liblab che differenza ci sarebbe tra la sottoscrizione dell’accordo coloniale da loro bramato e l’adesione alla fallita UE che il P$$ ha inserito nel proprio programma. La risposta è semplice: la stessa differenza che intercorre tra la zuppa e il pan bagnato. PLR e P$ a manina per spalancare le frontiere e demolire la Svizzera!

Poiché, come abbiamo visto, le conseguenze di queste deleterie politiche calabraghiste le pagano in prima linea il ceto medio, gli artigiani, le piccole e medie imprese, ecco che il PLR si conferma il becchinodi queste categorie.

Neanche un voto!

E poi i signori dell’ex partitone, la cui bulimia di cadreghe non è mai sazia, hanno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti? Ricordarsene non solo il 7 aprile, ma a tutte le elezioni a venire!

Certo che, se si continuano a votare certi partiti e certi personaggi, poi c’è poco da lamentarsi se il Paese è allo sfascio! #asfaltiamoli!

Lorenzo Quadri

Ristorni: quello del PLR e di Cassis era solo un bluff

Da Berna arriva il njet su tutta la linea alla disdetta della Convenzione del 1974

Essendo certificato per l’ennesima volta che il Consiglio federale vuole continuare a farsi prendere per i fondelli dai vicini a sud, non ci sono più scuse per non bloccare i ristorni!

Sempre la solita zuppa! Secondo i camerieri dell’UE in Consiglio federale, sul nuovo (ormai sempre meno nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri gli svizzerotti devono farsi prendere per i fondelli in eterno dai vicini a sud. E nel contempo i ristorni vanno versati ad oltranza e senza fare un cip. Si ricorda che l’ammontare dei ristorni è lievitato ad oltre 83 milioni all’anno causa il persistere dell’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi non stiamo parlando di noccioline.

Disdire la vetusta Convenzione del 1974? Ma nemmeno per sogno! “Bisogna privilegiare la via del dialogo” blatera infatti il governicchio federale, quando sono anni – anni! – che tramite questa via non si cava un ragno dal buco. Ed infatti l’accordo fiscale continua a giacere imboscato in un cassetto di Roma. La vicina Repubblica mena il can per l’aia ad oltranza. Intanto un paio di deputati pentastellati alla Camera vanno in giro a bullarsi a mezzo stampa di aver definitivamente affossato il nuovo accordo fiscale.

Avanti con le prese in giro!

Anche il Gigi di Viganello ha capito che senza un’iniziativa unilaterale forte da parte svizzera, ovvero senza il blocco dei ristorni, meglio se accompagnato dalla disdetta della Convenzione del 1974, non succederà proprio nulla. L’Italia non firmerà mai il nuovo accordo.   Ed i ticinesotti continueranno a inviare agli amici a sud somme stratosferiche sulla base di una Convenzione vecchia di 44 anni e clamorosamente superata dagli eventi.

Le tre domandine

L’interpellanza di chi scrive, a cui il Consiglio federale ha fornito nei giorni scorsi l’ennesima non-risposta, conteneva tre domandine facili-facili:

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente, è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf quattro anni orsono?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno, a non esercitare pressioni per ottenere il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Njet su tutta la linea

La risposta è njet su tutta la linea perché, come detto, bisogna “privilegiare la via del dialogo”. Una posizione che certo non sorprende da parte di  un governicchio federale che ha fatto della calata di braghe compulsiva il proprio marchio di fabbrica quando si tratta di politica internazionale. Non sorprende, ma rimane scandalosa. L’ennesimo schiaffo al Ticino. Per la serie: “ce ne  freghiamo dei vostri problemi, siete irrilevanti, a noi l’unica cosa che importa è non avere gabole con il Belpaese. E non siamo nemmeno d’accordo di indennizzarvi economicamente”.

Come ha scritto la Lega dei Ticinesi nel suo comunicato stampa sul tema: “Con i suoi reiterati inviti a proseguire sempre e comunque sulla via, ampiamente dimostratasi fallimentare, del dialogo inconcludente, il CF condanna la Svizzera a venire presa in giro in eterno dalla vicina Repubblica, ed il Ticino a continuare a farsi carico, da solo, dei costi esorbitanti – stiamo parlando infatti di oltre 83 milioni di Fr all’anno – della Convenzione del 1974, vetusta e superata dagli eventi”.

Due evidenze

Due cose a questo punto sono evidenti.

  • Visto che Berna non farà assolutamente nulla per spingere il Belpaese a fare la propria parte in materia di fiscalità dei frontalieri, ed adesso ne abbiamo l’ennesima conferma scritta, il Ticino deve prendere in mano la situazione. Altrimenti detto: non ci sono più scuseper il governicchio per non bloccare i ristorni, come da anni chiedono i leghisti Gobbi e Zali. La decisione sul blocco può essere presa già alla prossima seduta!
  • Il fatto che il ministro degli esteri sia il PLR KrankenCassis, parzialmente ticinese (per l’altra parte è italiano) non ha cambiato di una virgola la posizione del Consiglio federale su questo, come sugli altri dossier importanti per il Ticino. Di più. La sezione ticinese del PLR, per farsi campagna elettorale, ha fatto una giravolta sul tema dei ristorni. Fotocopiando le posizioni della Lega avversate fino a cinque minuti prima (politica Xerox: prima si denigra, poi si fotocopia) ha chiesto al governicchio cantonale tramite mozione di attivarsi per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Il ministro PLR (parzialmente) ticinese Cassis, dopo aver espresso una soddisfazione del tutto incomprensibile a seguito dell’incontro inconcludente di gennaio con il suo omologo e connazionale italiano Moavero Milanesi, ha a sua volta fatto il salto della quaglia, mostrando irritazione (?) verso il continuo tira-e-molla del Belpaese. Questo per reggere la coda al giochetto propagandistico del PLR ticinese. E adesso arriva una risposta del Consiglio federale in cui la disdetta della Convenzione del 1974 viene categoricamente esclusa. Njet su tutta la linea. E’ quindi evidente che quello del PLR e di Cassis era tutto un bluff!

Lorenzo Quadri

 

Vogliono dissanguare la nostra socialità!

Ohibò: perfino il blasonato quotidiano radikalchic zurighese Tages Anzeiger si è accorto che la direttiva UE sulla cittadinanza avrebbeconseguenze disastrose sui costi della socialità in Svizzera.

La direttiva in questione ci verrebbe imposta da Bruxelles nel caso in cui i politicanti federali fossero tanto stolti da sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale; quello che piace all’italosvizzero KrankenCassis (PLR), al gremio di soldatini PLR di Economiesuisse, ed in generale alla casta.

Infatti, se la Svizzera, grazie ai camerieri di Bruxelles sotto le cupole federali, decidesse di firmare l’ignobile accordo quadro, il risultato sarebbe che non potremmo di fatto più allontanare nessuno straniero cittadino UE a carico dell’assistenza. Dovremmo mantenere tutti! Non solo disoccupati arrivati in Svizzera con contratti di lavoro farlocchi che “misteriosamente” vengono disdetti poche settimane dopo l’ottenimento del permesso di dimora. Anche immigrati che in Svizzera non hanno mai lavorato, studenti, e chi più ne ha più ne metta!

E’ evidente che una simile scellerata regolamentazione provocherebbe un autentico assalto alla diligenza ai danni delle casse del nostro Stato sociale! E poi i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, che vogliono una simile aberrazione, hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non ci sono soldi per l’AVS e che quindi dobbiamo andare in pensione a 90 anni? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

A ciò si aggiunge che, sempre in base alla citata direttiva UE, non potremmo più espellere nessun criminale straniero se questo è cittadino UE. Di conseguenza, la votazione popolare sull’espulsione degli stranieri che delinquono verrebbe bellamente cancellata dalla casta, nella sua fregola di servile sottomissione ai padroni di Bruxelles!

Interpellata dal TagesAnzeiger sui costi che potrebbe comportare per il solito sfigato contribuente rossocrociato l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza, la Segreteria di Stato per la migrazione ha affermato che “non ci sono calcoli affidabili”. Chiaro: per questi burocrati l’obiettivo è calare le braghe sempre e comunque. Costi quel che costi. Tanto paga Pantalone!

Come mai in Svizzera non esistano ancora i gilet gialli, rimane un mistero.

LORENZO QUADRI

Ex partitone e ristorni: la presa per i fondelli continua

Anche Cassis si attiva per la campagna elettorale liblab, altro che fare il ministro

Cosa non si fa quando elezioni si avvicinano! Meno di tre settimane fa, era un lunedì di metà gennaio, il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si incontrava con il suo omologo e connazionale italiano Enzo Moavero nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, dove i due politicanti italici hanno senza dubbio, come si suol dire, “mangiato e ben bevuto”.

Tema dell’incontro era, in particolare, il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri che si trascina ormai dal 2015 e che l’Italia non ha alcuna intenzione di ratificare. E questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello. E l’ha capito da anni, non da ieri.

Eppure, dopo l’incontro con il connazionale Moavero, il buon Cassis aveva espresso soddisfazione; e non per il menu della Villa Principe Leopoldo, bensì per l’esito del meeting. Questo poiché Moavero avrebbe promesso una presa di posizione del suo governo sulla questione accordo fiscale dei frontalieri nel corso della primavera. Ovviamente senza indicare la primavera di quale anno. E senza rilevare che a Roma il boccino è nelle mani del parlamento, mica del governo.

La finta

Insomma: sono anni che il Belpaese su questo famigerato accordo fiscale mena il can per l’aia, il suo ministro Moavero annuncia che continuerà a farlo e la controparte elvetica è contenta e beata.

Poi però la settimana scorsa in casa PLR è scattato il contrordine compagni. A scopi puramente elettorali, ovvero per prendere per i fondelli la gente, l’ex partitone ha deciso che, da qui ad aprile, fingerà di schierarsi a sostegno delle ritorsioni nei confronti del Belpaese e della disdetta della Convenzione del 1974. E’ ovvio che si tratta di una semplice operazione di immagine; di una boutade dietro la quale c’è il nulla.

Come scritto la scorsa domenica su queste colonne, è semplicemente il ritorno della politica Xerox, caratteristica della partitocrazia. Il triciclo prima denigra le posizioni dell’odiata Lega ma poi, all’avvicinarsi delle elezioni, le fotocopia.

Nessuna credibilità

In questa operazione, l’ex partitone non ha uno straccio di credibilità, essendosi sempre opposto al blocco dei ristorni. Quando tale decisione venne presa nel 2011, purtroppo per un periodo troppo breve, i politicanti PLR strillarono allo scandalo. E sia chiaro che non si può essere contrari al blocco dei ristorni ma favorevoli alla disdetta della Convenzione del 1974: questa è una contraddizione in termini delle più evidenti.Le due operazioni sono semplicemente le due facce della stessa medaglia; un tutt’uno.

Arriva KrankenCassis

Questa maldestra iniziativa di marketing elettorale PLR ha ora coinvolto anche il buon Cassis. Il quale, a scoppio ritardato (chissà come mai) si inalbera con il Belpaese accusandolo di sabotare (testuale) un accordo fiscale da cui avrebbe molto da guadagnare (dal punto di vista fiscale, di sicuro; da quello elettorale, invece, verosimilmente no).

Ma come, non andava tutto bene? Ma come, l’incontro con Moavero non era stato “costruttivo”?

Campagna elettorale

Dopo la giravolta dell’ex partitone che adesso finge di essere contrario al versamento dei ristorni, arriva dunque la giravolta del suo ministro degli Esteri. Non si è mai visto nella storia della Svizzera – ma del resto come sappiamo il buon Cassis è svizzero solo in parte – un Consigliere federale che si presta così sfacciatamente a fare campagna elettorale per la sezione cantonale del suo partitoinvece di svolgere il proprio ruolo di ministro. O vuoi vedere che è questo che intende l’ex partitone per “Buongoverno”?

Perché solo adesso?

Ma soprattutto: come mai Cassis solo adesso si accorge che il Belpaese “sabota” l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri? Forse che non avrebbe potuto, se avesse voluto, proporre al governicchio federale la disdetta della vetusta Convenzione del 1974 fin dalla sua prima seduta di Consiglio federale?Per quale strano motivo questi improvvisi sussulti avvengono solo quando le elezioni sono dietro l’angolo e poi, una volta trascorse le elezioni, “passata la festa, gabbato lo santo”?

I votanti ticinesi comunque possono star sicuri di una cosa. Il PLR non è improvvisamente diventato un partito “anti-ristorni”. Non è stato fulminato sulla via di Palazzo delle Orsoline.  Semplicemente, sta prendendo la gente per il lato B. Ricordarsene in aprile.

Lorenzo Quadri

Politica Xerox! Il PLR prima denigra la Lega, poi fotocopia

Frontalieri, liblab senza vergogna: adesso dicono di volere lo strappo con il Belpaese

 

La disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno. Ma l’ex partitone, ancora in dicembre, si è opposto scandalizzato al blocco!

In casa dell’ex partitone c’è almeno una materia prima che non manca mai: la faccia di tolla!

Venerdì il Corriere del Ticino ha dedicato un’intera pagina (“naturalmente” redatta in ginocchio) all’originalissima ed innovativa mozione presentata dal capogruppo PLR, nonché candidato al governicchio, Alex Farinelli. Qual è la richiesta? La disdetta della Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri!

Ohibò, questa cosa ha un non so che di familiare! Eh già, perché quella per la disdetta della vetusta Convenzione che da oltre 40 anni penalizza il Ticino è una battaglia che la Lega porta avanti da ANNI. Non solo a Bellinzona, ma anche a Berna.

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Queste richieste, per il PLR del “Buongoverno”, non erano “becero populismo”?

Scimmiottare la Lega

Adesso l’ex partitone, evidentemente precipitato nel panico a causa dell’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale – come dimostrano peraltro le imbarazzanti sbroccate del bollettino parrocchiale liblab “Opione liberale” (più redattori che lettori) – cosa pensa bene di fare, nell’illusione di raggranellare qualche voto prendendo i cittadini per il “lato b”?

Ma di fotocopiare le posizioni della Lega – quando si dice: “politica-Xerox”! – e di chiedere tramite mozione che il governicchio si attivi a Berna per ottenere la disdetta della famosa Convenzione del 1974!

Disdetta, ricordiamo per l’ennesima volta, che già quattro anni fa venne promessa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf: ma naturalmente nulla accadde. Si trattava dell’ennesima bufala di questo deleterio personaggio, messo lì dai $inistrati e dagli uregiatti, e dei suoi tirapiedi.

Blocco e disdetta: un tutt’uno!

Quindi: prima si passano anni a schifare e a denigrare le posizioni “irresponsabili” della Lega e poi, nell’avvicinarsi della scadenza elettorale, improvviso voltafaccia e hopp! Si salta sul carro!

E’ infatti evidente che la disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno.

Quindi, che l’ex partitone non si sogni di prendere per i fondelli la gente tramite grottesche pippe mentali del tipo: “noi vogliamo la disdetta della Convenzione del 1974  ma non il blocco dei ristorni”. Una simile sortita, oltre a costituire l’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), confermerebbe che il PLR sta bluffando in funzione elettorale.Senza il blocco, a Berna mai e poi mai si sogneranno di disdire alcunché. Niente blocco? Niente disdetta. Questo è chiaro anche al Gigi di Viganello.

Piroetta circense

Ma come si pone l’ex partitone sul blocco dei ristorni? Lo sappiamo: è istericamente contrario, dato che lo propone la Lega. Lo scorso dicembre il gruppo PLR in Gran Consiglio ha bocciato scandalizzato una mozione che chiedeva di bloccare i ristorni fino a quando non fosse stato sottoscritto il nuovo accordo fiscale con il Belpaese. E adesso, a poco più di un mese di distanza, nella disperata necessità di raggranellare consensi elettorali, il PLR lancia il contrordine compagni, esegue la piroetta che nemmeno gli acrobati del circo Knie, e pretende pure che il popolazzo se la beva? Ossignùr!

Ul bel vedé…

Comunque, cari liblab, la possibilità di dimostrare che la vostra sortita è sì “politica-Xerox” ma non è una bufala elettorale, l’avete.

Se nella sua prossima seduta– non serve aspettare fine giugno! – il governicchio deciderà, con maggioranza Zali-Gobbi-Vitta, di bloccare i ristorni, crederemo al vostro improvviso ravvedimento (folgorati sulla via di Piazza della Foca?). Basta che il vostro ministro Vitta chieda di inserire la trattanda all’ordine del giorno, ed è fatta.

Se invece questo non accadrà, avremo la prova inconfutabile che il vostro è l’ennesimo BLUFF:altro che “Buongoverno”!

Figura marrone per l’ex partitone, che fa pure rima!

Chissà perché, il Mago Otelma prevede che andrà a finire proprio così! Ul bel vedé…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

Aprono le porte agli islamisti in nome dello Stato laico

Meritata disfatta per l’iniziativa popolare degli ex ministri PLR Marty e Gendotti

Ma guarda un po’: l’iniziativa Ticino Laico, quella che mira a togliere i riferimenti cristiani dalla Costituzione cantonale, si è risolta con un clamoroso flop. Non ha raccolto nemmeno la metà delle 10mila firme che sarebbero state necessarie alla sua riuscita. Da notare che tra i promotori c’erano anche due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone: Lele Gendotti e Dick Marty. Complimenti. Evidentemente sono questi, oggi, i problemi dei radikalchic: cancellare i riferimenti a Dio dalla nostra Costituzione cantonale. A proposito: ma se per questi altolocati signori la Costituzione è diventata così importante, perché non si impegnano affinché venga rispettata? Invece il PLR si agita affinché accordi internazionali del pifferoabbiano la precedenza sulla Costituzione (federale).

Autolesionismo

Sarebbe poi interessante sapere se i promotori dell’iniziativa Ticino Laico sono magari  gli stessi che, quando si tratta del divieto di burqa, blaterano che è un “non problema” e si riempiono la bocca con la “non discriminazione”.

Certo che c’è davvero da restarci di sale (per non dire d’altro). L’islamismo avanza a passi da gigante in Europa, e la Svizzera non fa eccezione. Avanza approfittando del vuoto causato da decenni di distruzionedella nostra identità e delle nostre radici a suon di politiche radikalchic e multikulti. Però i signori di Ticino Laico, inclusi i due ex “ministri” liblab,  se la prendano con le nostre – sempre più flebili – radici cristiane. Quindi: non solo lor$ignori non si oppongono all’islamizzazione, ma si danno da fare per spianarle la strada. In nome del laicismo, spalancano le porte ad una teocrazia, ovvero all’islam. E  l’obiettivo dell’Islam è proprio quello di spazzar via lo Stato laico. In casa nostra. Ma si può essere più autolesionisti di così?

L’Ottocento è finito

Il fatto che l’iniziativa del duo Marty-Gendotti e compagni di merende sia naufragata peggio della Costa Concordia, in ogni caso, è buon segno. Dimostra  che i ticinesi hanno capito quanto siano assurde simili battaglie al giorno d’oggi. L’Ottocento è finito da un pezzo. Quale minaccia allo Stato laico possono costituire oggi nel nostro Cantone i rimasugli del cristianesimo? Ormai perfino il PPD ha rottamato il referente cristiano per sostituirlo con il referente multikulti. E adesso arriva un gruppetto di radikalchic che pretende di farci credere che il pericolo per lo Stato laico non sarebbe l’avanzata islamista (ma quando mai! “Bisogna aprirsi”!) bensì il fatto che la nostra Costituzione citi Dio. Del resto, questi spalancatori di frontiere sono corresponsabili dell’islamizzazione della Svizzera; altro che difesa del laicismo!

Silenzio assordante

E come mai i prodi paladini della “neutralità religiosa” non hanno fatto un cip davanti all’ultima aberrante sentenza dei giudici stranieridella Corte europea dei diritti dell’uomo? Ovvero la condanna inflitta ad una donna austriaca rea di aver detto ad un seminario che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto e la moglie Aisha di 6 anni è “un caso di pedofilia”?  Elisabeth Sabaditsch-Wolff, questo il nome della signora, è  stata condannata  dalla CEDU perché non si può – sa po’ mia! – offendere il sentimento religioso dei musulmani. E quindi, “in nome della pace religiosa”, si rottama la nostra libertà d’espressione (diritto umano).

Il sentimento religioso dei cristiani, per contro, può essere offeso eccome. Lo ha stabilito di recente la stessa CEDU. Ma i cristiani non mettono le bombe.

Fossero coerenti

Sicché, secondo i giudici stranieri della CEDU, a mettere in pericolo la pace religiosa (?) in Occidente non è l’invasione di musulmani non integrati e non integrabili. Ma quando mai! E’ la nostra – laicissima! – libertà d’espressione!

Come mai i signori di Ticino Laico, quelli che difendono la neutralità religiosa dello Stato, non hanno nulla da dire a proposito di questa delirante sentenza che fa giurisprudenza anche per noi svizzerotti? Fossero coerenti dovrebbero scendere subito in campo a fare campagna per l’iniziativa contro i giudici stranieri.Invece fanno proprio il contrario. Perché sono soldatini della casta internazionalista e spalancatrice di frontiere. Altro che Stato laico.

Diritti popolari

Infine, visto che questi esponenti dell’establishment da anni tentano di sabotare i diritti popolari, in prima fila  proprio il PLR, dicendo  che è troppo facile servirsene: gli sta proprio bene che abbiano potuto toccare con mano questa “eccessiva facilità”, non riuscendo a raccogliere le firme per la loro iniziativa, e rimediando così una figura marrone.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Cancellano la nostra identità per islamizzare la Svizzera

Due ex ministri PLR vogliono rottamare le nostre radici: ricordarsene in aprile

 

 “Ticino laico” allo sbando: difendere lo Stato liberale combattendo il cristianesimo?

Complimenti, eccole qui le priorità della casta radikalchic e multikulti: cancellare dalla  Costituzione cantonale ticinese l’articolo che riconosce alla Chiesa cattolica ed a quella evangelica lo statuto di ente di diritto pubblico. Perché? Ma perché quella ticinese sarebbe una società sempre più multukulturale; di modo che  la nostra religione non può più (?) godere di alcun “privilegio” rispetto a quelle dei migranti economici. “Sa po’ mia”!

Il gruppetto radikalchic

Ecco dunque arrivare un gruppetto di esponenti  radikalchic con molto tempo da perdere, tra cui gli ex esponenti PLR (!) nel governicchio cantonale Lele Gendotti e Dick Marty ed il pregiudicato Marco Cagnotti, a proporre un’iniziativa popolare per declassare il cristianesimo in Ticino. Tale è l’obiettivo del clan spalancatore di frontiere. Rottamare le nostre radici che sono indiscutibilmente cristiane. E quale sarebbe il risultato di una simile operazione? Evidentemente, spianare la strada all’islamizzazione della Svizzera, cancellando sul nascere ogni parvenza di resistenza all’invasione islamista.

Ecco dunque che ci troviamo con due ex consiglieri di Stato PLR che raccolgono le firme per un’iniziativa che mira alla rimozione della nostra identità. Complimenti all’ex partitone: ricordarsene in aprile!  Il colmo è che i promotori dell’iniziativa contro le nostre radici – perché bisogna essere aperti e multikulti – giustificano la loro geniale pensata argomentando che i nostri valori non sarebbero cristiani, bensì  illuministi e liberali. Ah beh. Infatti illuminismo e liberismo sono cresciuti su un humus musulmano, nevvero?

Altro che “valori liberali”!

La realtà è che con la scusa politikamente korrettissima della “laicità dello Stato” si intende promuovere l’islamizzazione della Svizzera. Altro che laicità. Si vogliono demolire i nostri valori identitari, che sono poi le nostre difese. E una volta che l’islam in Svizzera ed in Ticino – grazie agli spalancatori di frontiere, ai multikulti, agli xenofili ed agli  svizzerofobi – avrà i numeri necessari per imporre le sue, di regole, vedranno i radikalchic che fine faranno i valori liberali con cui si sciacquano ipocritamente la bocca.

I multikulti vogliono la sharia

I due ex ministri dell’ex partitone, forse a causa dell’età avanzata, pensano di essere ancora ai tempi delle lotte per tra Stato e Chiesa. Credono che il pericolo per il liberalismo sia la religione cristiana. Quando invece il pericolo è l’Islam,  a cui costoro però spianano la strada perché “bisogna aprirsi”. L’integrazione dell’islam non è possibile. L’intellettuale tedesco di sinistra (!) Thilo Sarrazin, in una recente intervista al Blick, è stato chiarissimo. Nel giro di due o tre generazioni, anche da noi la maggioranza dei bambini avrà genitori musulmani. E non c’è un paese islamico dove esista piena democrazia e libertà di culto. Il 70% dei musulmani è per un’applicazione letterale del Corano. Di conseguenza, quando i musulmani avranno la maggioranza, cancelleranno le nostre regole – e le nostre leggi liberali – per sostituirle con le loro. Questo, ribadiamo, non l’ha scritto il Mattino razzista e fascista. L’ha detto il citato Thilo Sarrazin: membro del partito socialista tedesco ed uno dei più importanti intellettuali della Germania. E’ poi evidente che, grazie all’immigrazione scriteriata ed alle naturalizzazioni facili sostenute proprio dalla cricca radikalchic a cui appartengono i promotori dell’iniziativa “Ticino laico”, i votanti islamici in Svizzera aumentano a ritmo serrato: vengono tutti fatti svizzeri.

Indietro di un secolo e mezzo

L’epilogo è in grado di prevederlo anche il Gigi di Viganello. Eppure, prendendo a calci ogni logica, i radiko$ocialisti  pretendono di difendere lo stato laico combattendo il cristianesimo. Questi sono fuori come balconi. Sono in ritardo sulla storia di un secolo e mezzo. Altro che firmare la loro iniziativa anti-cristianesimo. Per difendere lo stato laico, bisognerebbe semmai lanciare un’iniziativa per fermare l’immigrazione islamica. Ma a  questo proposito la gauche-caviar, a partire dai due ex ministri PLR, non ci sente. Tra l’altro: il buon Marty  ha preso le difese di Youssef Nada, ovvero un importante esponente dei fratelli musulmani, che è un’associazione islamista. Un’associazione che vari Stati hanno dichiarato fuorilegge considerandola un gruppo terrorista. Gli amici degli islamisti pretendono di ergersi a difensori dello Stato laico? Ma non facciamo ridere i polli.

Lorenzo Quadri

Invece della riforma fiscale arriva lo spot elettorale

Va bene diminuire il moltiplicatore, ma servono sgravi mirati a ceto medio e single

Ohibò, si vede che le elezioni cantonali si avvicinano ed infatti il direttore del DFE, il PLR Christian Vitta, ha lanciato la campagna elettorale – sua e del partito – ipotizzando l’abbassamento del moltiplicatore cantonale dal 100% al 95%. Il che equivarrebbe dunque ad uno sgravio lineare del 5% per tutti.

Fermi da 15 anni

Ma guarda un po’! “Grazie” alla partitocrazia ed al PLR in primis (che gestisce il DFE dai tempi del Diluvio universale o giù di lì) il Ticino in campo fiscale è fermo al palo da 15 anni. Ma improvvisamente, quando mancano pochi mesi alle elezioni, gli sgravi vengono tirati fuori dalla tomba. Per poi venire prontamente riseppelliti una volta passato il periodo elettorale. Sicché il solito sfigato contribuente resta con un palmo di naso ed a bocca asciutta.

“Single” presi per i fondelli

Da qualche tempo liblab ed uregiatti hanno cominciato a sciacquarsi la bocca con gli sgravi fiscali al ceto medio ed ai single. Questo solo perché, così all’improvviso, si sono accorti che i single sono tanti e che votano. Peccato che in Gran Consiglio nel giugno dello scorso anno l’iniziativa generica (!), datata 2001 (!!) dell’allora deputata Iris Canonica, che chiedeva una tassazione più equa per le persone sole, venne asfaltata dalla partitocrazia. I kompagni rossoverdi, come era scontato, votarono tutti contro. Idem gli uregiatti. Tra il PLR i Sì  furono soltanto due (!): Nicola Brivio ed Andrea Giudici. Solo Lega e Udc-la destra sostennero compatte l’iniziativa.

Con che coraggio dunque PLR e PPD vengono adesso a raccontare favolette sugli sgravi al ceto medio ed ai single, pensando di fare fessi gli elettori? Quando poi – e i fatti parlano da soli! – al momento di venire al dunque e di schiacciare il bottoncino colorato in parlamento, fanno tutt’altro? Cari soldatini della partitocrazia, come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Alcuni punti

In merito alla questione del 5% in meno di moltiplicatore cantonale: uno sgravio fiscale farà anche piacere. Ma, non essendo venuti giù con l’ultima piena, ci permettiamo (uella) alcune considerazioni.

  • Quella del buon Vitta è solo una dichiarazione d’intenti. Per la serie: “io la proposta l’ho fatta, se poi me la trombano non è colpa mia”. Chance di approvazione da parte del governicchio? E da parte del Gran Consiglio?
  • Giocherellare con il moltiplicatore cantonale in funzione elettorale (prima delle elezioni si abbassa, subito dopo lo si rialza: passata la festa, gabbato lo santo) è una roba assai distante dalla riforma fiscale di cui questo sfigatissimo Cantone ha bisogno. E ne ha bisogno in particolare per il ceto medio, i single e le aziende virtuose: ossia quelle che assumono ticinesi.
  • L’ultima iniziativa popolare fiscale andata in votazione (correva l’anno 2013) era della Lega e prevedeva sgravi lineari. E, ma tu guarda i casi della vita, in Gran Consiglio l’ex partitone votò contro. Perché i liblab gli sgravi lineari non li volevano proprio. Adesso invece, visto che la proposta viene dal loro ministro… contrordine compagni! Gli sgravi lineari sono una figata pazzesca! Se questa non è una presa per il lato B… Per la cronaca, il popolo ticinese in votazione respinse gli sgravi leghisti, anche “grazie” alla campagna contraria condotta dal PLR.
  • Già la riformetta fiscale mignon lo scorso mese di aprile è passata per il rotto della cuffia in votazione popolare, malgrado fosse accoppiata a misure sociali. Qualcuno si aspetta forse (stante anche il punto precedente) che degli sgravi lineari verrebbero accettati? Auguri!
  • Se ci fosse stata (davvero, non solo per far scena) la volontà di procedere ad una riforma fiscale, perché mai governo e parlamento nel recente passato se ne sarebbero usciti con la manovricchia fiscale mignon (vedi punto 4), che ha completamente dimenticato il ceto medio, preoccupandosi “solo” di evitare la fuga dei migliori contribuenti dall’ “inferno fiscale” ticinese?
  • Al Ticino serve una riforma fiscale vera. Per riforma fiscale vera si intende una riforma mirata (quindi non lineare) al ceto medio ed ai single per quanto attiene alle persone fisiche, e alle aziende virtuose (quelle che fanno lavorare i ticinesi) per le persone giuridiche. E l’unico modo per ottenerla è un’iniziativa popolare. Perché dalla partitocrazia a Palazzo delle Orsoline non uscirà mai un tubo.Questo mettiamocelo bene in testa!

Lorenzo Quadri