Non volete l’accordo quadro? Non votate per l’ex partitone!

Il PLR, a manina con il P$$, vuole svendere la Svizzera per un piatto di lenticchie

Allora, chiariamo una cosa. Lo sconcio accordo istituzionale è un attentato alla sovranità della Svizzera, alla sua indipendenza ed ai diritti popolari.

In regime di sconcio accordo quadro, in ambiti fondamentali ci faremmo dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles. Ci trasformeremmo in un baliaggio!

Vantaggi solo per gli amici

L’accordo quadro prevede la svendita della Svizzera all’UE in cambio di presunti vantaggi economici. Di questi vantaggi economici beneficerebbero solo i soliti noti: ovvero, gli amichetti della grande economia targata PLR. Ed infatti costoro da tempo, con l’aiuto della stampa di regime, stanno facendo il lavaggio del cervello al popolazzo. Gli uccellini bernesi cinguettano che, attualmente, i soldatini di Economiesuisse starebbero studiando con i loro esperti di comunicazione quali fregnacce raccontare per infinocchiare la gente e cosa invece va taciuto ad ogni costo.

 Peccato che:

1) I citati vantaggi economici per pochi, un giorno ci sarebbero e quello successivo si sarebbero già volatilizzati: perché la fallita UE è abituata a cambiare le carte in tavola. Altrimenti detto, ci prende per il lato B. Mentre la sovranità nazionale, una volta che è stata svenduta, non torna indietro. Non si può accettare di mettere in discussione i valori fondanti della Svizzera. Il PLR, a manina con il P$$, quasi valori non li mette solo in discussione; li svende per un piatto di lenticchie.

2) A dimostrazione della malafade degli eurofalliti: costoro sono riusciti a mantenere la Svizzera iscritta nella lista grigia dei paradisi fiscali. Cosa, cosa? E noi dovremmo sottoscrivere accordi di sudditanza (perché di questo si tratta) con chi non perde occasione per discriminarci? A questa foffa europea dovremmo permettere di comandare in casa nostra? A questa gente dovremmo regalare 1.3 miliardi di Fr “per oliare”?

3) I camerieri bernesi dell’UE ormai non possono più tenerlo nascosto. Lo sconcio accordo quadro istituzionale ci imporrebbe la direttiva europea sulla cittadinanza.Conseguenza: i cittadini UE potrebbero arrivare tranquillamente in Svizzera e dopo un anno mettersi a carico dell’assistenza, attingendo quindi a piene mani dalle casse dello stato sociale finanziato dagli svizzerotti. Un vero Bengodi! Naturalmente, ma guarda un po’, nessun ufficio federale del piffero, e certamente non i soldatini della SECO, ha quantificato i costi enormiche una tale scelleratezza comporterebbe per il solito sfigato contribuente. Però i politicanti spalancatori di frontiere hanno il coraggio di venirci a dire che non ci sono i soldi per l’AVS!

4) Come è finalmente emerso in modo esplicito in queste settimane in Consiglio nazionale, e come la ministra di giustizia PLR Karin Keller Sutter ha confermato, se la direttiva UE sulla cittadinanza venisse applicata, non sarebbe più possibile espellere nessun delinquente straniero, se questo ha il passaporto di un paese UE. Tranne forse – forse! – i terroristi.

In altre parole: con la direttiva UE sulla cittadinanza in vigore, ci terremo in casa tutti i criminali d’importazione. Intanto, già oggi le “patrie galere” scoppiano, con un tasso di ospiti stranieri che raggiunge anche l’80%.

Due votazioni gettate nel WC

Dopo aver rottamato la preferenza indigena, perché i padroni del vapore targati PLR vogliono lavoratori stranieri a basso costo con cui sostituire gli svizzeri, adesso l’ex partitone vuole gettare nel water anche l’espulsione dei delinquenti stranieri, votata dal popolo. Ecco come il PLR rispetta i cittadini elvetici. Sempre meno diritti popolari, sempre più casta!

Tirando le somme

Comunque, la situazione è chiara: chi vuole che la Svizzera venga svenduta all’UE per un piatto di lenticchie, vota PLR. Chi non ci sta, vota lista Lega-Udc.

Opporsi nelle votazioni popolari alla svendita della Svizzera ma poi alle elezioni continuare a sostenere la partitocrazia eurolecchina è schizofrenia politica.

Lorenzo Quadri

 

 

Gli studi farlocchi pro-PLR

Crescita economica “impressionante”? Ma a chi si pretende di darla a bere?

 

Ohibò, proprio vero che in temp da guera, püsée ball che tera! In temp da guera e in tempo di elezioni. Ed infatti proprio negli scorsi giorni, a poco più di due settimane all’appuntamento con le urne, la Camera di commercio – rigorosamente targata PLR – se ne è uscita a presentare in pompa magna lo studio farlocco che lei medesima  ha commissionato al BAK di Basilea. Secondo tale studio, la crescita dell’economia ticinese sarebbe addirittura “impressionante”! Nientemeno! E anche le prospettive sarebbero favorevoli. Tout va très bien, Madame la Marquise! Sì certo! E gli asini volano!

Sarebbe bello capire a chi vorrebbero rifilare cotante fregnacce i signori PLR della Camera di commercio. Qui l’unica cosa che cresce in maniera “impressionante” è il naso di chi racconta simili storielle. Naturalmente ben amplificate dalla stampa di regime; ed in particolare da quella al servizio del PLR.

Ricordiamo alcune cosette a lorsignori:

–     In questo sfigatissimo Cantone, il tasso di disoccupazione ILO (non quello taroccato dai soldatini della SECO) è del 6,8%, mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Quindi siamo messi peggio, e non di poco, della Lombardia. Lo scorso anno, sempre in Ticino, detto tasso è salito dell’1%. “Crescita economica impressionante”?

–     In Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, mentre a livello federale la percentuale è del 17%. Nel nostro Cantone oltre 8000 persone sono a carico dell’assistenza. E questo dato, come quello sulla disoccupazione, mostra solo una parte del problema: non tutti i poveri sono in assistenza o in disoccupazione! Ulteriore elemento: nel 2018 la spesa per il regolamento sociale comunale di Lugano è aumentata del 50%. “Crescita economica impressionante”?

–     Il Ticino, a livello nazionale, è capitale dei fallimenti per insolvibilità. Basti pensare che nel corso dell’anno 2017 il numero dei fallimenti in Svizzera era aumentato del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dalle nostre parti, per contro, l’aumento era del 12%. Il quadruplo. “Crescita economica impressionante”?

–     Eccetera eccetera!

–     A questo punto ci piacerebbe proprio sapere: “crescita economica impressionante”… a beneficio di chi?

“Non siamo mica scemi”

Anche il Gigi di Viganello ha capito che gli studi pilotati commissionati dalla Camera di commercio contigua al PLR – la vicepresidenta è pure candidata PLR al governicchio – servono solo a far credere che, in regime di devastante libera circolazione delle persone, sul mercato del lavoro ticinese vada tutto bene. Nessun problema: “sono solo percezioni” come amano ripetere il buon Rico Maggi ed accoliti (guarda caso, anche loro di area PLR). Forse perché l’ex partitone è un fan irriducibile dell’invasione da sud? Forse perché il PLR vorrebbe addirittura lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE? O forse perché il DFE è diretto dal Consigliere di Stato liblab?

Ma queste associazioni di supporto elettorale al PLR pensano veramente di poter uccellare i ticinesi a suon di studi pilotati? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

Il Belpaese ci bagna il naso?

Revoca della cittadinanza ed espulsione dei terroristi islamici: il caso Moutaharrik

Il nome di Abderrhaim Moutaharrik alle nostre latitudini suonerà familiare. Non solo per l’avanzata islamista che ha portato alla diffusione di nomi analoghi anche dalle nostre parti. Ma perché costui è assurto agli onori della cronaca di questo sfigatissimo Cantone tre anni fa, come “il kickboxer dell’Isis” o anche come il “jihadista di Canobbio”.

Si allenava a Canobbio

Mouthaharrik, cittadino di origine marocchina, naturalizzato italiano e residente a Lecco,  si allenava infatti anche a Canobbio.

Processato nel Belpaese, il jihadista trentenne è stato condannato a sei anni di carcere. Lo scorso mese di febbraio, la Cassazione ha reso definitiva la condanna.

Ieri il Corriere della seraha dedicato al caso un interessante articolo. Interessante perché? Perché nell’ottobre dello scorso anno nel Belpaese è entrato in vigore il decreto di legge su sicurezza ed immigrazione. Il quale prevede, ma guarda un po’, la revoca della cittadinanza italiana e l’espulsione per i criminali che sono stati condannati in via definitiva per terrorismo.

Il kickboxer potrebbe dunque essere il primo caso – primo di una lunga serie, c’è da supporre – a cui si applica la nuova disposizione. “Potrebbe”, perché naturalmente l’avvocato difensore del jihadista tenta di cavillare, dicendo che il suo assistito ha commesso i reati per cui è stato condannato quando il decreto legge non era ancora in vigore, e la nuova norma non potrebbe (a mente del leguleio) avere effetto retroattivo.

Hai capito i vicini a sud?

Al di là di questo, c’è da restarci con il naso in mezzo alla faccia. Hai capito i vicini a sud? Ai terroristi islamici, anche se naturalizzati, la cittadinanza viene ritirata senza tante storie.

Dalle nostre parti invece, grazie alla partitocrazia multikulti, imperversano le pippe mentali buoniste-coglioniste. Con i $inistrati ed il governicchio federale che strillano che non si possono (“sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se a casa loro sarebbero in pericolo. E’ il colmo!

E dire che da noi la disposizione che dà la facoltà di ritirare il passaporto rosso ad un naturalizzato che mette gravemente in pericolo l’ordine pubblico esiste da decenni. Ma quante volte è stata applicata? O meglio: è mai stata applicata

Lettera morta grazie a PLR-P$$?

La scorsa settimana, in un raro sprazzo di lucidità, a stretta maggioranza il Consiglio degli Stati ha approvato la mozione del parlamentare uregiatto Fabio Regazzi, già sposata dalla maggioranza del Consiglio nazionale, che chiede che i terroristi islamici condannati vengano espulsi in ogni caso; anche se nel paese d’origine sarebbero in pericolo. E ci mancherebbe altro!

Però la casta politikamente korretta – a partire dalla ministra di giustizia PLRKarin Keller Sutter –  si è già messa a starnazzare all’inapplicabilità. Il Mago Otelma prevede che questa mozione farà la stessa fine di quella della leghista Roberta Pantani per la chiusura notturna dei valichi secondari. Il Parlamento approva, la burocrazia ro$$a bernese affossa.

Poi, quando ci saremo completamente trasformati nel Paese del Bengodi per terroristi islamici, sapremo chi ringraziare! Vero Consigliera federale PLRKeller Sutter?

Lorenzo Quadri

 

 

PLR e P$ contro il salmo svizzero

Non solo accordo quadro: i due partiti a manina anche per rottamare l’inno nazionale

Le cappellate del tandem PLR-P$ sembrano non finire mai! Non contento di pianificare la rottamazione della Svizzera tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, adesso l’allegro duetto vorrebbe gettare nel water anche l’inno nazionale. Ovviamente per sostituirlo con l’ennesima ciofeca multikulti inneggiante alle frontiere spalancate.

Sono anni che la sedicente “Società svizzera di pubblica (in)utilità” tenta di sbolognarci il suo nuovo inno farlocco. Per il momento non ci è ancora riuscita. Ma prima o poi…

Del resto, “grazie” alle naturalizzazioni facili volute dal triciclo PLR-PPD-P$$, il passaporto rosso viene regalato a stranieri non integrati che non hanno alcun legame con il nostro paese. Per cui, figuriamoci cosa gliene può importare a costoro del salmo svizzero (e di tutto il resto).

Iniziativa respinta

Fatto sta che il Consiglio nazionale nei giorni scorsi ha respinto per 97 voti contro 85 e 3 astenuti un’iniziativa parlamentare che chiedeva di ancorare il salmo svizzero in una legge. Non si tratta di una richiesta fuori di cranio: in vari Paesi è infatti così. In alcuni, addirittura, l’inno nazionale è iscritto nella Costituzione.

Qual era dunque l’obiettivo dell’iniziativa? Far sì che i camerieri dell’UE in Consiglio federale non potessero rottamare il salmo svizzero di propria iniziativa, senza rendere conto ai cittadini. Oggi teoricamente potrebbero: del resto è proprio quanto successo con il vecchio inno, lo spettacolare “Ci chiami o patria”, che purtroppo presentava un problemino di “analogia eccessiva” con l’inglese God save the Queen.

Cosa cambierebbe?

Se il salmo svizzero dovesse venire inserito nella legge, la conseguenza sarebbe che un suo abbandono dovrebbe passare giocoforza dal parlamento prima e – in caso di referendum – dal popolo poi. E non ci si venga a raccontare la storiella che ciò equivarrebbe ad un aumento della burocrazia: si sta parlando di un decreto di poche righe. Mentre il triciclo, non contento di infesciarci di leggi inutili – che servono solo a generare costi, a gonfiare la pubblica amministrazione come una rana ed a disintegrare i santissimi ai cittadini – vuole pure recepire automaticamente i Diktat della fallita UE (accordo quadro istituzionale). Poi però pensa di prendere la gente per scema dichiarando di non volere l’inno nella legge in nome della semplificazione legislativa? Ma vaffa!

Ancora una volta…

Morale della favola: la maggioranza del Consiglio nazionale non ne vuole sapere di mettere al sicuro il salmo svizzero. E quindi spiana la strada alla sua rottamazione.

Chi ha preso questa bella decisione? Il PLR ed i $inistrati! Anche questa volta, ex partitone e gauche-caviar a manina per svendere la Svizzera, la sua indipendenza e le sue tradizioni.Ricordarsene il 7 aprile!

Lorenzo Quadri

 

Cassa malati: nuova legnata!

La partitocrazia bernese, PLR in primis, ha deciso di mantenere le iniquità attuali

 

E naturalmente, ma tu guarda i casi della vita, la stampa di regime non fa un cip

Ennesima cappellata bernese della partitocrazia. La quale infierisce contro il Ticino anche a proposito dei premi di cassa malati: quindi su una questione della massima importanza. Per 105 voti contro 62 e 19 astensioni, la maggioranza del Consiglio nazionale, ex partitone in prima linea, ha approvato una mozione della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati che chiede di mantenere l’attuale definizione delle regioni di premio.

A prima vista potrebbe sembrare una questione cervellotica, tecnocratica. Ma le conseguenze pratiche sono notevoli. Soprattutto per il Ticino ed i ticinesi. Approvando questa mozione, infatti, la partitocrazia ha cementato i finanziamenti trasversali tra regioni. Ossia quei travasi di fondiche fanno sì che, da ormai due decenni, i ticinesi paghino premi di cassa malati pompati rispetto ai costi sanitari effettivamente generati.

Premi pompati

In entrambe le Camere federali la partitocrazia, PLR in primis, ha deciso che l’attuale, iniqua situazione va mantenuta; e quindi che i ticinesi (e non solo loro) devono andare avanti a pagare premi dopati! Mentre altri continueranno, con i nostri soldi, a beneficiare di premi inferiori a quel che dovrebbero essere.

Nel nostro Cantone, lo sappiamo, i premi di assicurazione malattia fuori di cranio sono uno dei principali crucci della popolazione. Assieme alla situazione disastrata sul mercato del lavoro: anch’essa provocata, ma guarda un po’, dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ tramite devastante libera circolazione.

Un terzo della popolazione ticinese non riesce a pagare i premi di cassa malati senza aiuti statali, e la spesa per i sussidi è alle stelle. Sicché, lo sfigato contribuente del ceto medio non solo paga (senza sussidi) i propri premi, ma con le sue imposte finanzia anche i contributi a chi ne ha bisogno.

Robin Hood al contrario

I premi salgono in media del 4% ogni anno, però il direttore del DSS è Beltrasereno. Da anni ed annorum i ticinesi vengono colpevolizzati per i premi alle stelle. L’accusa è quella di consumare troppe prestazioni sanitarie.  Invece una parte della “pillola” è dovuta proprio ai travasi tra una regione e l’altra: i premi dei ticinesi (così come quelli degli abitanti di altri Cantoni “paganti”) risultano gonfiati per finanziare l’abbassamento artificiale di quelli dei cittadini di altre parti della Svizzera. Dove oltretutto i salari sono più elevati che da noi; anche perché non c’è il dumping salariale generato dall’invasione di frontalieri voluta dalla partitocrazia. Insomma: si toglie a chi è messo peggio per dare a chi sta meglio. Robin Hood al contrario!

Il furto continua

La situazione testé descritta non è mai stata corretta. La lobby cassamalatara alle Camere federali l’ha sempre impedito. La restituzione dei premi che i ticinesi hanno pagato in eccesso, come sappiamo, si è risolta in una presa per i fondelli: ci sono state ridate le briciole. Il furto a danno dei ticinesi prosegue; e non se ne vede la fine. Adesso arriva la mozione della commissione del Consiglio degli Stati, già approvata dai cosiddetti “senatori” che ormai ne fanno peggio di Bertoldo (vogliono perfino regalare 1.3 miliardi di Fr alla fallita UE), a dire che la situazione attuale, con premi pompati artificialmente, va bene (?) e dunque va lasciata com’è!

Obbrobio approvato

E la partitocrazia in Consiglio nazionale che fa? Approva, a larga maggioranza, l’obbrobriosa mozione! La approva addirittura contro la volontà del governicchio federale! Ovvero: il Consiglio federale era anche disposto a cercare delle soluzioni per correggere le iniquità, ma la partitocrazia – PLR in testa – ha per contro deciso che la situazione attuale deve rimanere immutata.

Morale della favola: i ticinesi continueranno a subire i premi gonfiati. E sappiamo chi ringraziare!

“Buongoverno”?

Ecco dunque come l’ex partitone – rappresentanti ticinesi compresi – si occupa dei principali problemi della gente:

  • I ticinesi devono vanno spremuti all’infinito con premi di cassa malatigonfiati artificialmente;
  • Bisogna calare le braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles e sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale!

Ricordarsene il 7 aprile!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Ex partitone vergognoso: SVENDE la Svizzera all’UE!

Gruppo parlamentare liblab a Berna fuori di cranio: Sì allo sconcio accordo quadro!

 

Non c’è limite al peggio! Nella giornata di sabato il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali ha votato “a chiara maggioranza” (sic!) a favore della sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE.

Ecco dunque la dimostrazione inequivocabile che questo partito ed i suoi politicanti vogliono SVENDERE la Svizzera alla fallita UE, per ingrassare ulteriormente le già straripanti saccocce degli amichetti della grande economia targata PLR. Che poi ringrazia delocalizzando e lasciando a casa gli svizzeri per assumere stranieri a basso costo.

E poi i liblab hanno ancora la tolla di riempirsi la bocca con i valori elvetici? Quando sono i primi a rottamarli senza alcuna remora?

Ecco il programma

Con questa scellerata decisione, il PLR ha fatto chiarezza sul proprio programma elettorale:

  • Ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE; ovvero: i funzionarietti di Bruxelles dettano legge in casa nostra, nel senso letterale del termine;
  • Fine della sovranità elvetica e dei nostri diritti popolari: la Svizzera si riduce ad una colonia telecomandata da balivi UE non eletti da nessuno;
  • Ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza, traducibile in: “devono entrare tutti”; “gli svizzerotti devono mantenere tutti”; “non si espelle più nessuno”. Sicché i soldatini del PLR vogliono gonfiare lo Stato sociale, finanziato dal solito sfigato contribuente, per mantenere migranti economici dell’Unione europea arrivati da noi per mungere. E vogliono pure cancellare la votazione popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri, che infatti verrebbe azzerata dalla direttiva UE. Ecco come i liblab rispettano i diritti popolari!
  • Azzeramento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone: non contenti di aver messo il Ticino nella melma spalancando le frontiere all’invasione da sud, i signori del PLR adesso vogliono pure smantellare le striminzite misure che ancora resistono a tutela del mercato del lavoro ticinese. E questo proprio mentre – è notizia dei giorni scorsi – alle nostre latitudini si è registrato l’ennesimo record di abusi salariali ad opera di ditte estere!
  • Più altre sorprese a venire, perché anche il Gigi di Viganello ha capito che lo sconcio accordo quadro è come il vaso di Pandora. E ogni nuova pretesa della fallita UE, che mira a fagocitare la Svizzera, verrà assecondata paventando chissà quali misure di ritorsione da parte di Bruxelles in caso di rifiuto!
  • Come se non bastasse, secondo i signori dell’ex partitone, oltre ad offrire ai balivi UE la Svizzera su un piatto d’argento, dovremmo pure versare la marchetta da 1.3 miliardi!

Caduti dal seggiolone?

Se poi i soldatini del PLR si immaginano che, calando le braghe fin sotto i talloni, l’UE garantirà alla Svizzera il famoso ed ampiamente sopravvalutato accesso al mercato comunitario, vuol dire che questi politicanti liblab sono caduti dal seggiolone da piccoli. Perché è evidente che a Bruxelles continueranno ad avanzare nuove pretese e nuove eccezioni!

Si rivoltano nella tomba…

La nostra sovranità, la nostra indipendenza ed i nostri diritti popolari valgono molto di più di accordi commerciali farlocchi e rimessi continuamente in discussione da una controparte europea che definire viscida e sleale è ancora un eufemismo. Certo che, se i nostri antenati avessero ragionato come i soldatini del PLR, la Svizzera non solo avrebbe smesso di esistere da un bel pezzo: non sarebbe nemmeno mai nata.

Quanta gente si sta rivoltando nella tomba vedendo gli ideali per cui si è battuta, magari anche a costo della vita, gettati nel waterdai soldatini della casta!

PLR e P$$ a manina

Ci spieghino poi i grandi scienziati liblab che differenza ci sarebbe tra la sottoscrizione dell’accordo coloniale da loro bramato e l’adesione alla fallita UE che il P$$ ha inserito nel proprio programma. La risposta è semplice: la stessa differenza che intercorre tra la zuppa e il pan bagnato. PLR e P$ a manina per spalancare le frontiere e demolire la Svizzera!

Poiché, come abbiamo visto, le conseguenze di queste deleterie politiche calabraghiste le pagano in prima linea il ceto medio, gli artigiani, le piccole e medie imprese, ecco che il PLR si conferma il becchinodi queste categorie.

Neanche un voto!

E poi i signori dell’ex partitone, la cui bulimia di cadreghe non è mai sazia, hanno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti? Ricordarsene non solo il 7 aprile, ma a tutte le elezioni a venire!

Certo che, se si continuano a votare certi partiti e certi personaggi, poi c’è poco da lamentarsi se il Paese è allo sfascio! #asfaltiamoli!

Lorenzo Quadri

Ristorni: quello del PLR e di Cassis era solo un bluff

Da Berna arriva il njet su tutta la linea alla disdetta della Convenzione del 1974

Essendo certificato per l’ennesima volta che il Consiglio federale vuole continuare a farsi prendere per i fondelli dai vicini a sud, non ci sono più scuse per non bloccare i ristorni!

Sempre la solita zuppa! Secondo i camerieri dell’UE in Consiglio federale, sul nuovo (ormai sempre meno nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri gli svizzerotti devono farsi prendere per i fondelli in eterno dai vicini a sud. E nel contempo i ristorni vanno versati ad oltranza e senza fare un cip. Si ricorda che l’ammontare dei ristorni è lievitato ad oltre 83 milioni all’anno causa il persistere dell’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi non stiamo parlando di noccioline.

Disdire la vetusta Convenzione del 1974? Ma nemmeno per sogno! “Bisogna privilegiare la via del dialogo” blatera infatti il governicchio federale, quando sono anni – anni! – che tramite questa via non si cava un ragno dal buco. Ed infatti l’accordo fiscale continua a giacere imboscato in un cassetto di Roma. La vicina Repubblica mena il can per l’aia ad oltranza. Intanto un paio di deputati pentastellati alla Camera vanno in giro a bullarsi a mezzo stampa di aver definitivamente affossato il nuovo accordo fiscale.

Avanti con le prese in giro!

Anche il Gigi di Viganello ha capito che senza un’iniziativa unilaterale forte da parte svizzera, ovvero senza il blocco dei ristorni, meglio se accompagnato dalla disdetta della Convenzione del 1974, non succederà proprio nulla. L’Italia non firmerà mai il nuovo accordo.   Ed i ticinesotti continueranno a inviare agli amici a sud somme stratosferiche sulla base di una Convenzione vecchia di 44 anni e clamorosamente superata dagli eventi.

Le tre domandine

L’interpellanza di chi scrive, a cui il Consiglio federale ha fornito nei giorni scorsi l’ennesima non-risposta, conteneva tre domandine facili-facili:

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente, è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf quattro anni orsono?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno, a non esercitare pressioni per ottenere il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Njet su tutta la linea

La risposta è njet su tutta la linea perché, come detto, bisogna “privilegiare la via del dialogo”. Una posizione che certo non sorprende da parte di  un governicchio federale che ha fatto della calata di braghe compulsiva il proprio marchio di fabbrica quando si tratta di politica internazionale. Non sorprende, ma rimane scandalosa. L’ennesimo schiaffo al Ticino. Per la serie: “ce ne  freghiamo dei vostri problemi, siete irrilevanti, a noi l’unica cosa che importa è non avere gabole con il Belpaese. E non siamo nemmeno d’accordo di indennizzarvi economicamente”.

Come ha scritto la Lega dei Ticinesi nel suo comunicato stampa sul tema: “Con i suoi reiterati inviti a proseguire sempre e comunque sulla via, ampiamente dimostratasi fallimentare, del dialogo inconcludente, il CF condanna la Svizzera a venire presa in giro in eterno dalla vicina Repubblica, ed il Ticino a continuare a farsi carico, da solo, dei costi esorbitanti – stiamo parlando infatti di oltre 83 milioni di Fr all’anno – della Convenzione del 1974, vetusta e superata dagli eventi”.

Due evidenze

Due cose a questo punto sono evidenti.

  • Visto che Berna non farà assolutamente nulla per spingere il Belpaese a fare la propria parte in materia di fiscalità dei frontalieri, ed adesso ne abbiamo l’ennesima conferma scritta, il Ticino deve prendere in mano la situazione. Altrimenti detto: non ci sono più scuseper il governicchio per non bloccare i ristorni, come da anni chiedono i leghisti Gobbi e Zali. La decisione sul blocco può essere presa già alla prossima seduta!
  • Il fatto che il ministro degli esteri sia il PLR KrankenCassis, parzialmente ticinese (per l’altra parte è italiano) non ha cambiato di una virgola la posizione del Consiglio federale su questo, come sugli altri dossier importanti per il Ticino. Di più. La sezione ticinese del PLR, per farsi campagna elettorale, ha fatto una giravolta sul tema dei ristorni. Fotocopiando le posizioni della Lega avversate fino a cinque minuti prima (politica Xerox: prima si denigra, poi si fotocopia) ha chiesto al governicchio cantonale tramite mozione di attivarsi per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Il ministro PLR (parzialmente) ticinese Cassis, dopo aver espresso una soddisfazione del tutto incomprensibile a seguito dell’incontro inconcludente di gennaio con il suo omologo e connazionale italiano Moavero Milanesi, ha a sua volta fatto il salto della quaglia, mostrando irritazione (?) verso il continuo tira-e-molla del Belpaese. Questo per reggere la coda al giochetto propagandistico del PLR ticinese. E adesso arriva una risposta del Consiglio federale in cui la disdetta della Convenzione del 1974 viene categoricamente esclusa. Njet su tutta la linea. E’ quindi evidente che quello del PLR e di Cassis era tutto un bluff!

Lorenzo Quadri

 

Vogliono dissanguare la nostra socialità!

Ohibò: perfino il blasonato quotidiano radikalchic zurighese Tages Anzeiger si è accorto che la direttiva UE sulla cittadinanza avrebbeconseguenze disastrose sui costi della socialità in Svizzera.

La direttiva in questione ci verrebbe imposta da Bruxelles nel caso in cui i politicanti federali fossero tanto stolti da sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale; quello che piace all’italosvizzero KrankenCassis (PLR), al gremio di soldatini PLR di Economiesuisse, ed in generale alla casta.

Infatti, se la Svizzera, grazie ai camerieri di Bruxelles sotto le cupole federali, decidesse di firmare l’ignobile accordo quadro, il risultato sarebbe che non potremmo di fatto più allontanare nessuno straniero cittadino UE a carico dell’assistenza. Dovremmo mantenere tutti! Non solo disoccupati arrivati in Svizzera con contratti di lavoro farlocchi che “misteriosamente” vengono disdetti poche settimane dopo l’ottenimento del permesso di dimora. Anche immigrati che in Svizzera non hanno mai lavorato, studenti, e chi più ne ha più ne metta!

E’ evidente che una simile scellerata regolamentazione provocherebbe un autentico assalto alla diligenza ai danni delle casse del nostro Stato sociale! E poi i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, che vogliono una simile aberrazione, hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non ci sono soldi per l’AVS e che quindi dobbiamo andare in pensione a 90 anni? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

A ciò si aggiunge che, sempre in base alla citata direttiva UE, non potremmo più espellere nessun criminale straniero se questo è cittadino UE. Di conseguenza, la votazione popolare sull’espulsione degli stranieri che delinquono verrebbe bellamente cancellata dalla casta, nella sua fregola di servile sottomissione ai padroni di Bruxelles!

Interpellata dal TagesAnzeiger sui costi che potrebbe comportare per il solito sfigato contribuente rossocrociato l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza, la Segreteria di Stato per la migrazione ha affermato che “non ci sono calcoli affidabili”. Chiaro: per questi burocrati l’obiettivo è calare le braghe sempre e comunque. Costi quel che costi. Tanto paga Pantalone!

Come mai in Svizzera non esistano ancora i gilet gialli, rimane un mistero.

LORENZO QUADRI

Ex partitone e ristorni: la presa per i fondelli continua

Anche Cassis si attiva per la campagna elettorale liblab, altro che fare il ministro

Cosa non si fa quando elezioni si avvicinano! Meno di tre settimane fa, era un lunedì di metà gennaio, il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si incontrava con il suo omologo e connazionale italiano Enzo Moavero nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, dove i due politicanti italici hanno senza dubbio, come si suol dire, “mangiato e ben bevuto”.

Tema dell’incontro era, in particolare, il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri che si trascina ormai dal 2015 e che l’Italia non ha alcuna intenzione di ratificare. E questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello. E l’ha capito da anni, non da ieri.

Eppure, dopo l’incontro con il connazionale Moavero, il buon Cassis aveva espresso soddisfazione; e non per il menu della Villa Principe Leopoldo, bensì per l’esito del meeting. Questo poiché Moavero avrebbe promesso una presa di posizione del suo governo sulla questione accordo fiscale dei frontalieri nel corso della primavera. Ovviamente senza indicare la primavera di quale anno. E senza rilevare che a Roma il boccino è nelle mani del parlamento, mica del governo.

La finta

Insomma: sono anni che il Belpaese su questo famigerato accordo fiscale mena il can per l’aia, il suo ministro Moavero annuncia che continuerà a farlo e la controparte elvetica è contenta e beata.

Poi però la settimana scorsa in casa PLR è scattato il contrordine compagni. A scopi puramente elettorali, ovvero per prendere per i fondelli la gente, l’ex partitone ha deciso che, da qui ad aprile, fingerà di schierarsi a sostegno delle ritorsioni nei confronti del Belpaese e della disdetta della Convenzione del 1974. E’ ovvio che si tratta di una semplice operazione di immagine; di una boutade dietro la quale c’è il nulla.

Come scritto la scorsa domenica su queste colonne, è semplicemente il ritorno della politica Xerox, caratteristica della partitocrazia. Il triciclo prima denigra le posizioni dell’odiata Lega ma poi, all’avvicinarsi delle elezioni, le fotocopia.

Nessuna credibilità

In questa operazione, l’ex partitone non ha uno straccio di credibilità, essendosi sempre opposto al blocco dei ristorni. Quando tale decisione venne presa nel 2011, purtroppo per un periodo troppo breve, i politicanti PLR strillarono allo scandalo. E sia chiaro che non si può essere contrari al blocco dei ristorni ma favorevoli alla disdetta della Convenzione del 1974: questa è una contraddizione in termini delle più evidenti.Le due operazioni sono semplicemente le due facce della stessa medaglia; un tutt’uno.

Arriva KrankenCassis

Questa maldestra iniziativa di marketing elettorale PLR ha ora coinvolto anche il buon Cassis. Il quale, a scoppio ritardato (chissà come mai) si inalbera con il Belpaese accusandolo di sabotare (testuale) un accordo fiscale da cui avrebbe molto da guadagnare (dal punto di vista fiscale, di sicuro; da quello elettorale, invece, verosimilmente no).

Ma come, non andava tutto bene? Ma come, l’incontro con Moavero non era stato “costruttivo”?

Campagna elettorale

Dopo la giravolta dell’ex partitone che adesso finge di essere contrario al versamento dei ristorni, arriva dunque la giravolta del suo ministro degli Esteri. Non si è mai visto nella storia della Svizzera – ma del resto come sappiamo il buon Cassis è svizzero solo in parte – un Consigliere federale che si presta così sfacciatamente a fare campagna elettorale per la sezione cantonale del suo partitoinvece di svolgere il proprio ruolo di ministro. O vuoi vedere che è questo che intende l’ex partitone per “Buongoverno”?

Perché solo adesso?

Ma soprattutto: come mai Cassis solo adesso si accorge che il Belpaese “sabota” l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri? Forse che non avrebbe potuto, se avesse voluto, proporre al governicchio federale la disdetta della vetusta Convenzione del 1974 fin dalla sua prima seduta di Consiglio federale?Per quale strano motivo questi improvvisi sussulti avvengono solo quando le elezioni sono dietro l’angolo e poi, una volta trascorse le elezioni, “passata la festa, gabbato lo santo”?

I votanti ticinesi comunque possono star sicuri di una cosa. Il PLR non è improvvisamente diventato un partito “anti-ristorni”. Non è stato fulminato sulla via di Palazzo delle Orsoline.  Semplicemente, sta prendendo la gente per il lato B. Ricordarsene in aprile.

Lorenzo Quadri

Politica Xerox! Il PLR prima denigra la Lega, poi fotocopia

Frontalieri, liblab senza vergogna: adesso dicono di volere lo strappo con il Belpaese

 

La disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno. Ma l’ex partitone, ancora in dicembre, si è opposto scandalizzato al blocco!

In casa dell’ex partitone c’è almeno una materia prima che non manca mai: la faccia di tolla!

Venerdì il Corriere del Ticino ha dedicato un’intera pagina (“naturalmente” redatta in ginocchio) all’originalissima ed innovativa mozione presentata dal capogruppo PLR, nonché candidato al governicchio, Alex Farinelli. Qual è la richiesta? La disdetta della Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri!

Ohibò, questa cosa ha un non so che di familiare! Eh già, perché quella per la disdetta della vetusta Convenzione che da oltre 40 anni penalizza il Ticino è una battaglia che la Lega porta avanti da ANNI. Non solo a Bellinzona, ma anche a Berna.

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Queste richieste, per il PLR del “Buongoverno”, non erano “becero populismo”?

Scimmiottare la Lega

Adesso l’ex partitone, evidentemente precipitato nel panico a causa dell’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale – come dimostrano peraltro le imbarazzanti sbroccate del bollettino parrocchiale liblab “Opione liberale” (più redattori che lettori) – cosa pensa bene di fare, nell’illusione di raggranellare qualche voto prendendo i cittadini per il “lato b”?

Ma di fotocopiare le posizioni della Lega – quando si dice: “politica-Xerox”! – e di chiedere tramite mozione che il governicchio si attivi a Berna per ottenere la disdetta della famosa Convenzione del 1974!

Disdetta, ricordiamo per l’ennesima volta, che già quattro anni fa venne promessa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf: ma naturalmente nulla accadde. Si trattava dell’ennesima bufala di questo deleterio personaggio, messo lì dai $inistrati e dagli uregiatti, e dei suoi tirapiedi.

Blocco e disdetta: un tutt’uno!

Quindi: prima si passano anni a schifare e a denigrare le posizioni “irresponsabili” della Lega e poi, nell’avvicinarsi della scadenza elettorale, improvviso voltafaccia e hopp! Si salta sul carro!

E’ infatti evidente che la disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno.

Quindi, che l’ex partitone non si sogni di prendere per i fondelli la gente tramite grottesche pippe mentali del tipo: “noi vogliamo la disdetta della Convenzione del 1974  ma non il blocco dei ristorni”. Una simile sortita, oltre a costituire l’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), confermerebbe che il PLR sta bluffando in funzione elettorale.Senza il blocco, a Berna mai e poi mai si sogneranno di disdire alcunché. Niente blocco? Niente disdetta. Questo è chiaro anche al Gigi di Viganello.

Piroetta circense

Ma come si pone l’ex partitone sul blocco dei ristorni? Lo sappiamo: è istericamente contrario, dato che lo propone la Lega. Lo scorso dicembre il gruppo PLR in Gran Consiglio ha bocciato scandalizzato una mozione che chiedeva di bloccare i ristorni fino a quando non fosse stato sottoscritto il nuovo accordo fiscale con il Belpaese. E adesso, a poco più di un mese di distanza, nella disperata necessità di raggranellare consensi elettorali, il PLR lancia il contrordine compagni, esegue la piroetta che nemmeno gli acrobati del circo Knie, e pretende pure che il popolazzo se la beva? Ossignùr!

Ul bel vedé…

Comunque, cari liblab, la possibilità di dimostrare che la vostra sortita è sì “politica-Xerox” ma non è una bufala elettorale, l’avete.

Se nella sua prossima seduta– non serve aspettare fine giugno! – il governicchio deciderà, con maggioranza Zali-Gobbi-Vitta, di bloccare i ristorni, crederemo al vostro improvviso ravvedimento (folgorati sulla via di Piazza della Foca?). Basta che il vostro ministro Vitta chieda di inserire la trattanda all’ordine del giorno, ed è fatta.

Se invece questo non accadrà, avremo la prova inconfutabile che il vostro è l’ennesimo BLUFF:altro che “Buongoverno”!

Figura marrone per l’ex partitone, che fa pure rima!

Chissà perché, il Mago Otelma prevede che andrà a finire proprio così! Ul bel vedé…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

Aprono le porte agli islamisti in nome dello Stato laico

Meritata disfatta per l’iniziativa popolare degli ex ministri PLR Marty e Gendotti

Ma guarda un po’: l’iniziativa Ticino Laico, quella che mira a togliere i riferimenti cristiani dalla Costituzione cantonale, si è risolta con un clamoroso flop. Non ha raccolto nemmeno la metà delle 10mila firme che sarebbero state necessarie alla sua riuscita. Da notare che tra i promotori c’erano anche due ex Consiglieri di Stato dell’ex partitone: Lele Gendotti e Dick Marty. Complimenti. Evidentemente sono questi, oggi, i problemi dei radikalchic: cancellare i riferimenti a Dio dalla nostra Costituzione cantonale. A proposito: ma se per questi altolocati signori la Costituzione è diventata così importante, perché non si impegnano affinché venga rispettata? Invece il PLR si agita affinché accordi internazionali del pifferoabbiano la precedenza sulla Costituzione (federale).

Autolesionismo

Sarebbe poi interessante sapere se i promotori dell’iniziativa Ticino Laico sono magari  gli stessi che, quando si tratta del divieto di burqa, blaterano che è un “non problema” e si riempiono la bocca con la “non discriminazione”.

Certo che c’è davvero da restarci di sale (per non dire d’altro). L’islamismo avanza a passi da gigante in Europa, e la Svizzera non fa eccezione. Avanza approfittando del vuoto causato da decenni di distruzionedella nostra identità e delle nostre radici a suon di politiche radikalchic e multikulti. Però i signori di Ticino Laico, inclusi i due ex “ministri” liblab,  se la prendano con le nostre – sempre più flebili – radici cristiane. Quindi: non solo lor$ignori non si oppongono all’islamizzazione, ma si danno da fare per spianarle la strada. In nome del laicismo, spalancano le porte ad una teocrazia, ovvero all’islam. E  l’obiettivo dell’Islam è proprio quello di spazzar via lo Stato laico. In casa nostra. Ma si può essere più autolesionisti di così?

L’Ottocento è finito

Il fatto che l’iniziativa del duo Marty-Gendotti e compagni di merende sia naufragata peggio della Costa Concordia, in ogni caso, è buon segno. Dimostra  che i ticinesi hanno capito quanto siano assurde simili battaglie al giorno d’oggi. L’Ottocento è finito da un pezzo. Quale minaccia allo Stato laico possono costituire oggi nel nostro Cantone i rimasugli del cristianesimo? Ormai perfino il PPD ha rottamato il referente cristiano per sostituirlo con il referente multikulti. E adesso arriva un gruppetto di radikalchic che pretende di farci credere che il pericolo per lo Stato laico non sarebbe l’avanzata islamista (ma quando mai! “Bisogna aprirsi”!) bensì il fatto che la nostra Costituzione citi Dio. Del resto, questi spalancatori di frontiere sono corresponsabili dell’islamizzazione della Svizzera; altro che difesa del laicismo!

Silenzio assordante

E come mai i prodi paladini della “neutralità religiosa” non hanno fatto un cip davanti all’ultima aberrante sentenza dei giudici stranieridella Corte europea dei diritti dell’uomo? Ovvero la condanna inflitta ad una donna austriaca rea di aver detto ad un seminario che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto e la moglie Aisha di 6 anni è “un caso di pedofilia”?  Elisabeth Sabaditsch-Wolff, questo il nome della signora, è  stata condannata  dalla CEDU perché non si può – sa po’ mia! – offendere il sentimento religioso dei musulmani. E quindi, “in nome della pace religiosa”, si rottama la nostra libertà d’espressione (diritto umano).

Il sentimento religioso dei cristiani, per contro, può essere offeso eccome. Lo ha stabilito di recente la stessa CEDU. Ma i cristiani non mettono le bombe.

Fossero coerenti

Sicché, secondo i giudici stranieri della CEDU, a mettere in pericolo la pace religiosa (?) in Occidente non è l’invasione di musulmani non integrati e non integrabili. Ma quando mai! E’ la nostra – laicissima! – libertà d’espressione!

Come mai i signori di Ticino Laico, quelli che difendono la neutralità religiosa dello Stato, non hanno nulla da dire a proposito di questa delirante sentenza che fa giurisprudenza anche per noi svizzerotti? Fossero coerenti dovrebbero scendere subito in campo a fare campagna per l’iniziativa contro i giudici stranieri.Invece fanno proprio il contrario. Perché sono soldatini della casta internazionalista e spalancatrice di frontiere. Altro che Stato laico.

Diritti popolari

Infine, visto che questi esponenti dell’establishment da anni tentano di sabotare i diritti popolari, in prima fila  proprio il PLR, dicendo  che è troppo facile servirsene: gli sta proprio bene che abbiano potuto toccare con mano questa “eccessiva facilità”, non riuscendo a raccogliere le firme per la loro iniziativa, e rimediando così una figura marrone.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Cancellano la nostra identità per islamizzare la Svizzera

Due ex ministri PLR vogliono rottamare le nostre radici: ricordarsene in aprile

 

 “Ticino laico” allo sbando: difendere lo Stato liberale combattendo il cristianesimo?

Complimenti, eccole qui le priorità della casta radikalchic e multikulti: cancellare dalla  Costituzione cantonale ticinese l’articolo che riconosce alla Chiesa cattolica ed a quella evangelica lo statuto di ente di diritto pubblico. Perché? Ma perché quella ticinese sarebbe una società sempre più multukulturale; di modo che  la nostra religione non può più (?) godere di alcun “privilegio” rispetto a quelle dei migranti economici. “Sa po’ mia”!

Il gruppetto radikalchic

Ecco dunque arrivare un gruppetto di esponenti  radikalchic con molto tempo da perdere, tra cui gli ex esponenti PLR (!) nel governicchio cantonale Lele Gendotti e Dick Marty ed il pregiudicato Marco Cagnotti, a proporre un’iniziativa popolare per declassare il cristianesimo in Ticino. Tale è l’obiettivo del clan spalancatore di frontiere. Rottamare le nostre radici che sono indiscutibilmente cristiane. E quale sarebbe il risultato di una simile operazione? Evidentemente, spianare la strada all’islamizzazione della Svizzera, cancellando sul nascere ogni parvenza di resistenza all’invasione islamista.

Ecco dunque che ci troviamo con due ex consiglieri di Stato PLR che raccolgono le firme per un’iniziativa che mira alla rimozione della nostra identità. Complimenti all’ex partitone: ricordarsene in aprile!  Il colmo è che i promotori dell’iniziativa contro le nostre radici – perché bisogna essere aperti e multikulti – giustificano la loro geniale pensata argomentando che i nostri valori non sarebbero cristiani, bensì  illuministi e liberali. Ah beh. Infatti illuminismo e liberismo sono cresciuti su un humus musulmano, nevvero?

Altro che “valori liberali”!

La realtà è che con la scusa politikamente korrettissima della “laicità dello Stato” si intende promuovere l’islamizzazione della Svizzera. Altro che laicità. Si vogliono demolire i nostri valori identitari, che sono poi le nostre difese. E una volta che l’islam in Svizzera ed in Ticino – grazie agli spalancatori di frontiere, ai multikulti, agli xenofili ed agli  svizzerofobi – avrà i numeri necessari per imporre le sue, di regole, vedranno i radikalchic che fine faranno i valori liberali con cui si sciacquano ipocritamente la bocca.

I multikulti vogliono la sharia

I due ex ministri dell’ex partitone, forse a causa dell’età avanzata, pensano di essere ancora ai tempi delle lotte per tra Stato e Chiesa. Credono che il pericolo per il liberalismo sia la religione cristiana. Quando invece il pericolo è l’Islam,  a cui costoro però spianano la strada perché “bisogna aprirsi”. L’integrazione dell’islam non è possibile. L’intellettuale tedesco di sinistra (!) Thilo Sarrazin, in una recente intervista al Blick, è stato chiarissimo. Nel giro di due o tre generazioni, anche da noi la maggioranza dei bambini avrà genitori musulmani. E non c’è un paese islamico dove esista piena democrazia e libertà di culto. Il 70% dei musulmani è per un’applicazione letterale del Corano. Di conseguenza, quando i musulmani avranno la maggioranza, cancelleranno le nostre regole – e le nostre leggi liberali – per sostituirle con le loro. Questo, ribadiamo, non l’ha scritto il Mattino razzista e fascista. L’ha detto il citato Thilo Sarrazin: membro del partito socialista tedesco ed uno dei più importanti intellettuali della Germania. E’ poi evidente che, grazie all’immigrazione scriteriata ed alle naturalizzazioni facili sostenute proprio dalla cricca radikalchic a cui appartengono i promotori dell’iniziativa “Ticino laico”, i votanti islamici in Svizzera aumentano a ritmo serrato: vengono tutti fatti svizzeri.

Indietro di un secolo e mezzo

L’epilogo è in grado di prevederlo anche il Gigi di Viganello. Eppure, prendendo a calci ogni logica, i radiko$ocialisti  pretendono di difendere lo stato laico combattendo il cristianesimo. Questi sono fuori come balconi. Sono in ritardo sulla storia di un secolo e mezzo. Altro che firmare la loro iniziativa anti-cristianesimo. Per difendere lo stato laico, bisognerebbe semmai lanciare un’iniziativa per fermare l’immigrazione islamica. Ma a  questo proposito la gauche-caviar, a partire dai due ex ministri PLR, non ci sente. Tra l’altro: il buon Marty  ha preso le difese di Youssef Nada, ovvero un importante esponente dei fratelli musulmani, che è un’associazione islamista. Un’associazione che vari Stati hanno dichiarato fuorilegge considerandola un gruppo terrorista. Gli amici degli islamisti pretendono di ergersi a difensori dello Stato laico? Ma non facciamo ridere i polli.

Lorenzo Quadri

Invece della riforma fiscale arriva lo spot elettorale

Va bene diminuire il moltiplicatore, ma servono sgravi mirati a ceto medio e single

Ohibò, si vede che le elezioni cantonali si avvicinano ed infatti il direttore del DFE, il PLR Christian Vitta, ha lanciato la campagna elettorale – sua e del partito – ipotizzando l’abbassamento del moltiplicatore cantonale dal 100% al 95%. Il che equivarrebbe dunque ad uno sgravio lineare del 5% per tutti.

Fermi da 15 anni

Ma guarda un po’! “Grazie” alla partitocrazia ed al PLR in primis (che gestisce il DFE dai tempi del Diluvio universale o giù di lì) il Ticino in campo fiscale è fermo al palo da 15 anni. Ma improvvisamente, quando mancano pochi mesi alle elezioni, gli sgravi vengono tirati fuori dalla tomba. Per poi venire prontamente riseppelliti una volta passato il periodo elettorale. Sicché il solito sfigato contribuente resta con un palmo di naso ed a bocca asciutta.

“Single” presi per i fondelli

Da qualche tempo liblab ed uregiatti hanno cominciato a sciacquarsi la bocca con gli sgravi fiscali al ceto medio ed ai single. Questo solo perché, così all’improvviso, si sono accorti che i single sono tanti e che votano. Peccato che in Gran Consiglio nel giugno dello scorso anno l’iniziativa generica (!), datata 2001 (!!) dell’allora deputata Iris Canonica, che chiedeva una tassazione più equa per le persone sole, venne asfaltata dalla partitocrazia. I kompagni rossoverdi, come era scontato, votarono tutti contro. Idem gli uregiatti. Tra il PLR i Sì  furono soltanto due (!): Nicola Brivio ed Andrea Giudici. Solo Lega e Udc-la destra sostennero compatte l’iniziativa.

Con che coraggio dunque PLR e PPD vengono adesso a raccontare favolette sugli sgravi al ceto medio ed ai single, pensando di fare fessi gli elettori? Quando poi – e i fatti parlano da soli! – al momento di venire al dunque e di schiacciare il bottoncino colorato in parlamento, fanno tutt’altro? Cari soldatini della partitocrazia, come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Alcuni punti

In merito alla questione del 5% in meno di moltiplicatore cantonale: uno sgravio fiscale farà anche piacere. Ma, non essendo venuti giù con l’ultima piena, ci permettiamo (uella) alcune considerazioni.

  • Quella del buon Vitta è solo una dichiarazione d’intenti. Per la serie: “io la proposta l’ho fatta, se poi me la trombano non è colpa mia”. Chance di approvazione da parte del governicchio? E da parte del Gran Consiglio?
  • Giocherellare con il moltiplicatore cantonale in funzione elettorale (prima delle elezioni si abbassa, subito dopo lo si rialza: passata la festa, gabbato lo santo) è una roba assai distante dalla riforma fiscale di cui questo sfigatissimo Cantone ha bisogno. E ne ha bisogno in particolare per il ceto medio, i single e le aziende virtuose: ossia quelle che assumono ticinesi.
  • L’ultima iniziativa popolare fiscale andata in votazione (correva l’anno 2013) era della Lega e prevedeva sgravi lineari. E, ma tu guarda i casi della vita, in Gran Consiglio l’ex partitone votò contro. Perché i liblab gli sgravi lineari non li volevano proprio. Adesso invece, visto che la proposta viene dal loro ministro… contrordine compagni! Gli sgravi lineari sono una figata pazzesca! Se questa non è una presa per il lato B… Per la cronaca, il popolo ticinese in votazione respinse gli sgravi leghisti, anche “grazie” alla campagna contraria condotta dal PLR.
  • Già la riformetta fiscale mignon lo scorso mese di aprile è passata per il rotto della cuffia in votazione popolare, malgrado fosse accoppiata a misure sociali. Qualcuno si aspetta forse (stante anche il punto precedente) che degli sgravi lineari verrebbero accettati? Auguri!
  • Se ci fosse stata (davvero, non solo per far scena) la volontà di procedere ad una riforma fiscale, perché mai governo e parlamento nel recente passato se ne sarebbero usciti con la manovricchia fiscale mignon (vedi punto 4), che ha completamente dimenticato il ceto medio, preoccupandosi “solo” di evitare la fuga dei migliori contribuenti dall’ “inferno fiscale” ticinese?
  • Al Ticino serve una riforma fiscale vera. Per riforma fiscale vera si intende una riforma mirata (quindi non lineare) al ceto medio ed ai single per quanto attiene alle persone fisiche, e alle aziende virtuose (quelle che fanno lavorare i ticinesi) per le persone giuridiche. E l’unico modo per ottenerla è un’iniziativa popolare. Perché dalla partitocrazia a Palazzo delle Orsoline non uscirà mai un tubo.Questo mettiamocelo bene in testa!

Lorenzo Quadri

La SECO continua a prenderci per i fondelli: chiudiamola!

Nuovo documento farlocco per farci il lavaggio del cervello pro-libera circolazione

I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate a scopo di lavaggio del cervello pro-libera circolazione, ci regalano l’ennesima perla! Ossia, il nuovo bilancio sulla libera circolazione, presentato pubblicamente nei giorni scorsi. E cosa dice questo ulteriore documento propagandistico? Esatto, dice che l’è tüt a posct! La libera circolazione è una figata pazzesca! Effetti negativi? Nemmeno l’ombra!

Anzi, i burocrati della SECO pretendono addirittura di raccontarci che i flussi migratori dalla fallita UE sarebbero diminuiti del 10% (uella!) nel 2017 rispetto all’anno precedente! A parte che l’andamento di questi flussi è ciclico, punto primo il saldo migratorio rimane comunque un multiplo di quello promesso dal Consiglio federale prima della votazione sui bilaterali, e punto secondo, visto che la barca è piena, una diminuzione è tutt’altro che sorprendente!

Roland, ma va a ciapà i ratt!

Come se non bastasse, assieme ai soldatini della SECO a pontificare in conferenza stampa a favore della devastante libera circolazione c’era anche tale Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori. Secondo costui “non c’è alcuna sostituzione della manodopera indigena, nemmeno in Romandia ed in Ticino”. Certo, come no! O Roland, ma ci sei o ci fai? Il Ticino l’hai visto solo in cartolina? E poi il triciclo spalancatore di frontiere ha ancora il coraggio di propinare simili bestialità per informazioni oggettive? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Ciurlano nel manico

L’ennesimo florilegio di boiate pro-frontiere spalancate dei burocrati della SECO si spiega facilmente. La libera circolazione, voluta dalla casta, ciurla nel manico. E a qualcuno (malgrado il caldo) comincia a diventar fredda la camicia. La macchina per il lavaggio del cervello è dunque  già in azione. Il fatto che l’iniziativa popolare per la disdetta della libera circolazione delle persone sia riuscita in tempo di record – 125 mila firme raccolte in sei mesi, quando c’era a disposizione un anno e mezzo per raccoglierne 100mila – è un segnale chiaro: sempre più svizzeri ne hanno piene le scuffie. E più passa il tempo, più il numero di questi svizzeri aumenta. Quindi, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale mobilitano i loro soldatini. A partire dalla SECO. Quest’ultima, inquadrata nel dipartimento del buon Johann “Leider” Ammann – grazie PLR! – ci costa 100 milioni di Fr all’anno (!) per produrre statistiche farlocche e per prendere decisioni demenziali: sempre contro gli interessi dei cittadini elvetici e sempre all’insegna delle braghe calate davanti agli eurobalivi. Ricordiamo che la SECO ha avuto la geniale idea di decidere (?), senza che nessuno avesse chiesto alcunché, di estendere la disoccupazione parziale (il “guadagno intermedio”) ai frontalieri. Perché? Così!

E corre addirittura voce che sempre la SECO sia favorevole all’accettazione del nuovo demenziale Diktat UE: quello che pretenderebbe di far pagare agli svizzerotti fessi la disoccupazione dei frontalieri (i quali già stanno esultando).

La domanda è sempre la stessa: perché mai dovremmo continuare a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare dei burocrati che ci giocano contro e fanno solo danni? Ma chiudiamo la SECO che è ora!

Lorenzo Quadri

KrankenCassis: il festival delle gaffe e delle cappellate

Picconate alle misure accompagnatorie, calate di braghe con l’UE, ditte italiche in casa…

 

Il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si sta impegnando nel galoppinaggio pro-PLR in Ticino. Il suo presenzialismo – esteso agli eventi più marginali e senza uno straccio di attinenza con la politica estera – è eloquente. Eppure non sta di certo facendo dei regali all’ex partitone. Infatti le vicissitudini delle ultime settimane (senza andare a rivangare i mesi precedenti) che lo riguardano, formano una lunga infilata di gaffes e di cappellate.

  • Dichiarazione di Cassis: le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone possono essere gettate nel water pur di sottoscrivere l’accordo quado con l’UE.Ah bene! Prima il PLR, assieme alle altre due ruote del triciclo, ossia PPD e P$$, rottama la preferenza indigena, trasformandola in quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) della “preferenza indigena light” che non serve assolutamente ad un tubo. Adesso il ministro degli esteri liblab viene a raccontare che si può rinunciare anche alle già striminzite misure accompagnatorie; quelle che dovrebbero servire a contrastare dumping salariale e concorrenza sleale, in particolare nel nostro sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud – invasione voluta sempre dalla partitocrazia (e dall’establishment tutto). Certo, l’efficacia delle misure accompagnatorie è limitata. Si trattasse di misure incisive, l’UE avrebbe già preteso – e subito ottenuto dai suoi camerieri bernesi  – la loro abrogazione. E allora? Per quale motivo dovremmo calare le braghe anche questa volta?
  • Sull’opzione di introdurre, nelle trattative con gli eurofunzionarietti, nuovi elementi quali appunto la capitolazione (inchinati a 90 gradi!) sulle misure accompagnatorie, KrankenCassis è stato pubblicamente e platealmente smentitodal suo subito-sotto Balzaretti. Figura marrone (o almeno beige)!
  • Altra sortita del ministro degli Esteri: “Bisogna concludere in fretta lo sconcio accordo quadro istituzionale”. O Cassis, ma ci sei o ci fai? Prima, per fare fessi gli “euroscettici” e raccattare voti in vista dell’elezione nel governicchio federale, ti sei inventato inesistenti tasti “reset” sulla politica dell’euroturbo Burkhaltèèèr. Adesso, invece, fai pressing affinché la Svizzera per l’ennesima volta CALI LE BRAGHE con la fallita UE sottoscrivendo un ulteriore trattato-capestro? Con l’accordo quadro istituzionale – che il presidente “diversamente sobrio” della Commissione UE, Jean-Claude “grappino” Juncker, ha avuto la tolla di definire “accordo d’amicizia”, quando si tratta manifestamente di un accordo coloniale che nessun Paese terzo con un minimo di amor proprio sarebbe disposto ad accettare – i balivi ci detterebbero le loro leggi e ci imporrebbero i loro giudici stranieri. Sì, giudici stranieri. Perché la storiella della corte arbitrale con rappresentanti dei due partner contrattuali è una fanfaluca. Sul diritto UE, Bruxelles non riconosce altro giudice se non la Corte di giustizia dell’Unione europea. Quindi ribadiamo il concetto: non solo con l’UE non si firma nessun nuovo accordo, ma si comincia a disdire qualcuno di quelli in essere. La scellerata dismissione della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari deve finire!
  • La presidenta del PLR nazionale Petra Gössi sostiene le posizioni di KrankenCassis sull’accordo quadro. Quindi il PLR vuole svendere la Svizzera. Ma avanti così, continuate a votare per l’ex partitone…
  • Questione di dettaglio, ma nemmeno poi tanto, sull’accordo quadro istituzionale. Qualora gli svizzerotti fossero fessi al punto di accettarlo, ci verrebbe automaticamente imposto di pagare la disoccupazione ai frontalieri,con tutte le conseguenze del caso. Ossia: costi di centinaia di milioni di Fr all’anno per la Confederella e, per il Ticino, obbligo di potenziare gli URC a proprie (nostre) spese. Tutto questo dopo che sei anni fa, per far quadrare i conti dell’Assicurazione contro la disoccupazione, la politica federale ha deciso pesanti tagli a danno dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). Però i soldi per i frontalieri ci sono. E poi KrankenCassis ha il coraggio di venire a dire che l’accordo quadro istituzionale sarebbe tutto sommato una questione secondaria, un dettaglio? Pori nümm…
  • Nei giorni scorsi, nuova figura di palta per il ministro degli esteri. La stampa d’Oltregottardo scopre che, nell’ambito di lavori di ristrutturazione nella sua lussuosa residenza di Montagnola, è stata chiamata una ditta italiana per istallare l’ascensore per le auto (apperò). Come se non  bastasse, l’azienda in questione sottopagava gli operai. Ma bene! Il Consigliere federale PLR sul cantiere di casa sua fa lavorare aziende d’Oltreramina. Poi naturalmente scarica la colpa sui progettisti.  Quando si dice che l’esempio viene dall’alto! Se perfino i Consiglieri federali fanno eseguire – o lasciano che vengano eseguiti – nelle loro magioni lavori da ditte italiche, cosa dovrebbe fare il “comune” cittadino che tira la cinghia nella sua casetta?
  • Capiamo che un ministro che fino a 10 minuti dall’elezione aveva il passaporto italiano, volendo seguire il principio del “Prima i nostri”, possa avere qualche difficoltà nel definire chi sono i “suoi”. Ma sta di fatto che, tramite la ditta italica attiva in casa sua per azione – od omissione, fa lo stesso – del Consigliere federale, de facto KrankenCassis incita i ticinesi a chiamare i padroncini. Bell’esempio!Si spera che i rappresentanti degli artigiani e delle impese di questo sfigatissimo Cantone si facciano sentire.
  • Questa l’hanno notata anche i media d’Oltralpe: le misure accompagnatorie che il direttore del DFAE vorrebbe abrogare nell’ennesimo raptus calabraghista nei confronti dell’UE servono proprio ad identificare e a sanzionare i furbetti dell’italico quartierino, come la ditta torinese che lavorava in casa sua, che arrivano da noi impipandosene delle nostre regole e facendo concorrenza sleale agli operatori locali.
  • Sul “tormentone” dei calciatori kosovari della nazionale elvetica (?) che esultano con il gesto dell’aquila, inutile dire che il buon Cassis – che prima della partita aveva twittato: “speriamo che i giocatori kosovari ci aiutino a vincere” – ha preso le difese di Xhaka e Shaqiri. Il club dei doppi passaporti! Del resto, se non ci si aiuta tra “parzialmente svizzeri”…
  • Aquando la revoca della promessa, sconsideratamente fatta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale a “Grappino” Juncker, di versare all’UE un regalo di 1.3 miliardi di Fr,senza alcun obbligo né contropartita?
  • Anche il Gigi di Viganello ha capito che il PLR ticinese tenta di servirsi di KrankenCassis a scopo di galoppinaggio per le prossime elezioni cantonali. Ma magari, visti i precedenti di cui sopra (che sono solo quelli degli ultimi giorni: altri seguiranno certamente) sarebbe il caso di cambiare tattica.

Lorenzo Quadri

 

 

Il PLR insiste: ticinesi in assistenza? “Incollocabili!”

Invece di rimediare all’invasione da sud, l’ex partitone se la prende con i disoccupati

Certo che in casa liblab ce la stanno mettendo proprio tutta per reggere la coda alla devastante libera circolazione delle persone. Per tentare di far credere che l’immigrazione scriteriata non abbia fatto disastri su disastri; ma quando mai!

In una sola settimana si sono cumulate due iniziative in tal senso.

Il “libro bianco” dei galoppini

La prima, a livello federale: il cosiddetto “libro bianco” (ci ricorda qualcosa…) di Avenir Suisse sui rapporti tra la Svizzera e la fallita UE. Avenir Suisse è un “Think Tank” (serbatoio di pensiero) di area liblab. Missione: galoppinare la casta spalancatrice di frontiere. Nel recente passato, questo gremio di aspiranti Nobel  si è segnalato per la “geniale” proposta di rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari. Chiaro: il popolazzo becero “vota sbagliato” e mette i bastoni tra le ruote agli intrallazzi dell’élite. Quindi va ridotto al silenzio. Hai capito i soldatini di Avenir Suisse? Altro che “serbatoio di pensiero”: serbatoio di fregnacce!

Dunque i soldatini di Avenir Suisse nei giorni scorsi hanno presentato il loro “libro bianco” sui rapporti con l’UE. Basato su studi farlocchi, su clamorose balle di fra Luca al limite dell’oltraggioso (ad esempio questa, epocale: “la libera circolazione è particolarmente vantaggiosa per la Svizzera”)e su imbarazzanti silenzi, il “libro bianco” è un maldestro tentativo di propaganda a sostegno delle frontiere spalancate e dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Un accordo, quest’ultimo, fortissimamente voluto dai politicanti liblab e P$, che costituirebbe la pietra tombale della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari.

Fingono di non sapere

Naturalmente i galoppini di Avenir Suisse si sciacquano la bocca con l’importanza degli accordi commerciali con l’UE. Ma fingono di non sapere che per concludere accordi commerciali vantaggiosi non c’è affatto bisogno di spalancare le frontiere. La stessa UE ha sottoscritto trattati commerciali con gli USA, con la Cina, col Canada: e in questi accordi di libera circolazione proprio non se ne parla.

Chiaro che il “libro bianco” dei soldatini liblab di Avenir Suisse dimostra che la libera circolazione ciurla nel manico (gli uccellini cinguettano infatti che la raccolta firme per l’iniziativa popolare che ne chiede l’abolizione stia andando bene). Di conseguenza alla casta comincia, come si suol dire, a diventar fredda la camicia. Avanti così!

In Ticino

Seconda iniziativa, questa in Ticino, guarda caso sulle colonne del bollettino dell’ex partitone Opinione liberale (più redattori che lettori). Ancora una volta il PLR tenta di far credere che l’invasione da sud sia una figata pazzesca e che sul mercato del lavoro ticinese vada tutto a meraviglia. Come no!

Il presidente della Camera di commercio (CCIA-Ti)  Luca Albertoni (che ci sta pure simpatico) scrive sull’esplosione dell’assistenza in Ticino, che a suo parere non avrebbe relazione con le “problematiche vere o presunte del mercato del lavoro”. Ohibò. Come dire: non è vero che il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone è andato in palta a causa dell’invasione da sud, sono tutte balle populiste!

Ed infatti, prosegue il direttore della CCIA-Ti, “le cifre della disoccupazione sono in costante calo”. Certo: le cifre taroccate della disoccupazione pubblicate dalla SECO per reggere la coda alle politiche della partitocrazia sono in calo. Il che non vuole affatto dire che la disoccupazione in quanto tale sia in calo. Come ben testimonia l’aumento dei numeri dell’assistenza.

Tutti casi psichiatrici?

A ciò si aggiunge la storiella, citata sempre da Albertoni, secondo cui su 8077 persone in assistenza quelle effettivamente collocabili sarebbero solo un migliaio. Questa è un’altra mistificazione.  Tanto per cominciare, le sentenze sulla collocabilità o meno vengono calate esaminando solo le scartoffie e non la persona. Ma soprattutto: l’assistenza non è l’AI. Chi è andato in assistenza passando dalla disoccupazione, prima lavorava.  Quindi era “collocabile” eccome. Se poi qualcuno è diventato incollocabile a seguito del lungo periodo di inattività e della sterminata serie di porte prese in faccia, è un altro discorso.

Inoltre, l’invasione da sud provocata dalla partitocrazia taglia fuori in partenza chi magari in ambito professionale è più “debole” – vuoi per formazione, vuoi per caratteristiche personali – ma che prima della libera circolazione un lavoro (magari “di manovalanza”; ma mica tutti devono fare i manager) l’avrebbe trovato eccome, e l’avrebbe anche svolto dignitosamente.  Adesso rimane escluso e magari viene pure bollato come  incollocabile. Ma questo accade perché 350mila ticinesi sono stati mandati allo sbaraglio. Messi in concorrenza con 10 milioni di abitanti della Lombardia. Dove ci sono dottorati disposti a venire in Ticino a fare fotocopie, pur di avere la pagnotta sul tavolo, visto come butta dalle loro parti.

Era evidente che una simile scelleratezza avrebbe provocato un disastro. Chi, da presunto esperto del mercato del lavoro, non ha previsto cosa sarebbe successo o addirittura lo ha negato, sì che è “incollocabile”.

PLR contro i disoccupati

La storiella che su 8077 persone in assistenza ci sarebbero non qualche centinaio o anche un paio di migliaia, ma addirittura oltre settemila – quindi una grandissima maggioranza! – di incollocabili “veri”, quindi casi sociali e/o psichiatrici, è un’offesa ai disoccupati di lunga durata, e la raccontate a qualcun altro. Anche perché, se così fosse, queste persone sarebbero in invalidità e non in assistenza.

Anche quando viene infiocchettato, il pensiero del PLR è sempre lo stesso: chi, ticinese, non ha un lavoro, è un lazzarone e non vale una sverza. Oppure è un caso sociale o psichiatrico. O un tossicomane. “Incollocabile”. Tenere a mente.

La SECO fa un altro regalo ai frontalieri: chiudiamola!

Disoccupazione: i balivi tagliano le indennità agli svizzeri, mentre ai permessi G…

I balivi della SECO (Segreteria di Stato per l’economia) ne hanno combinata un’altra. Chiaro: limitarsi a taroccare le statistiche sulla disoccupazione e sul frontalierato per fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti, con l’intento di convincerli che con la devastante libera circolazione delle persone va tutto a meraviglia, non basta.  Fare l’organo di propaganda politica pro-frontiere spalancate è riduttivo per dei burocrati che costano al contribuente la bellezza di 100 milioni all’anno!

Così ecco arrivare l’ultima geniale trovata, di cui ha dato notizia il sindacato OCST. La SECO, annuncia il sindacato, ha comunicato di voler estendere anche ai frontalieri il diritto al “guadagno intermedio”, ossia “una delle principali prestazioni garantite ai lavoratori residenti in Svizzera dalla Legge sull’Assicurazione Disoccupazione (LADI)”.

“Il guadagno intermedio –spiega il sindacato – è un ammortizzatore sociale all’avanguardia che garantisce al lavoratore una sicurezza economica e contrattuale molto importante. I lavoratori svizzeri (e residenti in genere) lo conoscono bene, mentre tra i frontalieri fino ad oggi era un perfetto ignoto”.

“In sintesi –prosegue l’OCST – i lavoratori frontalieri che subiranno una riduzione della percentuale di lavoro presso la stessa azienda avranno diritto ad un’indennità (con il computo del “guadagno intermedio” appunto) che andrà a colmare in parte il salario perduto”.

Regalo immotivato

Al di là dei tecnicismi, il quadro è chiaro. I tamberla della SECO intendono fare l’ennesimo regalo ai frontalieri. Senza uno straccio di motivo plausibile. E a danno delle casse della disoccupazione svizzera. Ricordiamo che i balivi bernesi in tempi recenti di regalo ingiustificato ai frontalieri ne hanno già fatto uno, e bello grosso.  Ovvero la possibilità di beneficiare delle deduzioni fiscali di cui dispongono i residenti. Adesso, con il guadagno intermedio, ne arriva un altro. Che schifezza.

A Berna bisogna fare pulizia con la ramazza! A casa subito, e senza guadagno intermedio, i burocrati ed i politicanti svenduti che invece degli interessi degli svizzeri  fanno quelli dei frontalieri!

A sud ridono

Intanto,  al di là della ramina, se la ridono a bocca larga. Il Belpaese continua a prenderci per i fondelli alla grande. In particolare proprio sulla questione del frontalierato: vedi il famoso nuovo accordo fiscale, ormai morto e defunto. E gli svizzerotti, fessi come non mai, non solo non reagiscono tramite blocco ristorni (Consiglio di Stato) o disdetta della Convenzione del 1974 (Consiglio federale). Ma addirittura si inventano nuovi regali ai frontalieri! Grazie SECO! Ma è possibile fare peggio di così? E noi ci aspettiamo – la nostra partitocrazia si aspetta – che i tamberla bernesi, schiavi delle “aperture”, prendano decisioni nell’interesse del Ticino? Ma significa essere caduti dal seggiolone da piccoli!

Iniziative indecenti

I regali ai frontalieri in ambito della disoccupazione sono particolarmente indecenti se si pensa che, con l’ultima modifica della legge federale, che la Lega ha combattuto, dal 2012 sono stati introdotti pesanti tagli alle indennità dei residenti. Lo scopo dell’esercizio era, ovviamente, quello di risparmiare sulla pelle dei disoccupati svizzeri. Però i soldi per i regali ai  frontalieri ci sono? SECO, vergogna!

Oltretutto la novità si presterà ad ogni sorta di raggiri. Vedi diminuzioni simulate dell’orario di lavoro – magari ad opera di imprenditori italici – per far poi compensare lo stipendio dalla disoccupazione. Ma figuriamoci se a Berna ci arrivano. Questi pensano di vivere nel Paese del Mulino Bianco. Non hanno la più pallida idea di cosa voglia dire avere a che fare con l’Italia.

Grazie PLR!

Visto che la SECO è inquadrata nel Dipartimento del PLR Johann “Leider” Ammann, ringraziamo, ancora una volta,  l’ex partitone ed i suoi politicantiche continuano ad avvantaggiare i frontalieri a scapito degli svizzeri.Ma avanti così, continuate a votare liblab…

E’ evidente che sull’ultima alzata d’ingegno della SECO verrà presentato un atto parlamentare a Berna (domani comincia la sessione delle Camere federali).

 

 

Per i ticinesi: un tubo!

E cosa fa invece la SECO targata liblab, quella che fa i regali ai frontalieri, per sostenere i disoccupati ticinesi? Un tubo! Anzi: sabota qualsiasi tentativo di arginare l’invasione da sud, perché “bisogna aprirsi”! E giù fregnacce sul presunto “diritto superiore”!

E’ ora di darci un taglio a queste sconce prese per i fondelli. Via la libera circolazione (tutti a firmare l’iniziativa!) e CHIUDIAMO LA SECO.Così il contribuente  risparmia 100 milioni di Fr all’anno da reinvestire per promuovere l’occupazione degli SVIZZERI.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Il PLR insiste: versate i ristorni al Belpaese!

Vedremo presto con quali scuse il triciclo in CdS continuerà a pagare senza condizioni

Ma chi l’avrebbe mai detto! I ristorni dei frontalieri continuano a tenere banco. Del resto da qualche anno ciò è consuetudine nelle settimane precedenti la data del versamento, cioè fine giugno. Visto poi che il prossimo sarà l’ultimo 30 giugno prima delle elezioni cantonali…

Si discute di ristorni, ma poi non se ne viene mai ad una e si va avanti a pagare “come se niente fudesse”. E la cifra continua a lievitare, di pari passo con l’aumento del numero dei frontalieri. Ormai il tesoretto che ogni anno varca la ramina ha raggiunto quota ottanta milioni.

E il terzo?

Come mai non se ne viene a una? Semplice, perché in Consiglio di Stato non si trova un terzo “ministro” che si unisca ai due leghisti in modo da costituire una maggioranza per bloccare i ristorni. E’ bene ricordarlo: in Consiglio di Stato, ed ovviamente anche in Gran Consiglio, la Lega è partito di maggioranza relativa.Questo significa che la maggioranza assoluta ce l’ha il triciclo  PLR-PPD-P$$. Il quale affossa tutte le proposte che non sono all’insegna delle braghe calate ad altezza caviglia davanti a Berna e a Bruxelles. Le sezioni ticinesi dei partiti storici sono telecomandate dai partiti federali, i quali degli interessi di questo sfigatissimo Cantone se ne impipano in grande stile. Quanto accaduto con “Prima i nostri” insegna.

Proposta minimalista

La scorsa settimana il Consigliere di Stato leghista Claudio Zali, con l’appoggio del collega Gobbi, ha presentato una proposta che prevede di versare i ristorni al Belpaese solo come remunerazione di opere di interesse comune (italo-svizzero) dopo che sono state realizzate. Del resto i ristorni dovrebbero servire proprio a finanziare questo genere di investimenti. Invece finiscono a tappare i buchi di gestione corrente dei comuni italici beneficiari. La proposta leghista  non solo è perfettamente ragionevole ma, come scritto la scorsa settimana, è addirittura minimalista:i ristorni andrebbero bloccati integralmente e senza tante storie. Sarebbe quindi uno scandalo se la proposta dei due leghisti non ottenesse una maggioranza in CdS.

“Trattative in corso”?

Nei giorni scorsi anche la commissione della gestione del Gran Consiglio ha fatto il suo verso sui ristorni. Ha approvato una mozione PPD che chiede al governo di avviare delle trattative con il Belpaese affinché “la quota parte delle imposte alla fonte venga utilizzata per il finanziamento di servizi ed infrastrutture in favore della mobilità transfrontaliera”.Qui siamo ancora al di sotto (ben al di sotto) del minimalismo: se manca il coraggio per compiere anche questo minuscolo passettino, tanto vale chiudere baracca subito. Eppure a qualcuno manca: non parliamo del solito P$, ma addirittura all’ex partitone. Il rapporto di minoranza contrario alla mozione, ossia il rapporto che chiede che i ticinesotti continuino a pagare al Belpaese gli 80 milioni annui senza motivo e senza fare un cip, è redatto dal deputato liblab Matteo Quadranti e sottoscritto appunto da P$ e PLR.

Addirittura, stando a quanto riportato sui media, in tale documento si legge che il tema sarebbe “superato dalle negoziazioni in corso tra Svizzera ed Italia sul nuovo accordo fiscale”. Cosa, cosa? Ma è un rapporto commissionale del PLR o il copione di un film di Alvaro Vitali?

Anche i paracarri hanno capito che il nuovo accordo sulla fiscalità non verrà mai sottoscritto dalla vicina Repubblica, che le “trattative” sono una semplice presa per i fondelli che si protrae da anni; ed il giulivo tandem PLR-P$ ci viene a parlare di “negoziazioni in corso”?

Inoltre: il PLR non era quello che, in un passato remoto (2014)  ed ormai dimenticato, aveva lanciato una petizione per la disdetta della famigerata Convenzione del 1974, quella che prevede i ristorni?
Evidentemente nel frattempo il vento è cambiato (non sarà mica perché l’attuale presidente PLR di lavoro fa il funzionario della Confederella?) e la parola d’ordine è diventata: giù le braghe davanti a Berna, a Roma e a Bruxelles!

Attendiamo i pretesti

Aspettiamo adesso di vedere con quale acrobatica arrampicata sui vetri il Beltraministro uregiatto rifiuterà la proposta dei ministri leghisti  sul versamento dei ristorni, dopo che la Commissione della gestione ha approvato una mozione del suo partito che va nella stessa direzione.

Ah già: si racconterà la solita fregnaccia che “avviare delle trattative” sui ristorni non significa bloccarli, che le prove di forza (?) sono sbagliate, che “sa po’ mia”, che “e se la Doris telefona, poi cosa le racconto” e avanti così!

Il Ticino avrebbe a disposizione un mezzo efficacissimo per farsi valere ed invece, grazie alla partitocrazia, si è ridotto a zimbello dei vicini a sud.

Lorenzo Quadri

Bisogna tornare a bloccare i ristorni

Lo scenario è sempre lo stesso. I vicini a sud continuano a prenderci per i fondelli. Ed anche a discriminarci. E poi, senza nessuna vergogna, accusano noi di discriminare loro?

Solo qualche esempio recente.

  • Equivalenza della borsa svizzera limitata ad un anno per decisione della Commissione europea. 11 Stati membri UE nei giorni scorsi hanno preso posizione contro questa scelta, che è chiaramente discriminatoria nei confronti della Svizzera. Tant’è che se ne sono accorti perfino i camerieri dell’UE in Consiglio federale; ed è tutto dire. Forse che gli amici italici figurano tra i firmatari della presa di posizione? Ma ovviamente no! A loro sta bene che la Svizzera venga discriminata!
  • Trenino Stabio-Arcisate. E’ in esercizio da un mese, ed è stato un mese catastrofico. Sulla linea ne sono successe – e continuano a succederne – di tutti i colori. Di chi la colpa? Le FFS lo hanno scritto a chiare lettere: degli italiani. Ma la controparte nega l’evidenza! Allo sfacelo operativo si aggiungono i prezzi dei biglietti, giudicati eccessivi, e la mancanza di park&ride alle stazioni italiche. Oltreconfine non si sognano di provvedere. “Mancano i park&ride? Vedremo come si evolve la situazione”, è la laconica risposta. L’equazione è semplice: niente park&ride = niente passeggeri sul treno = tutti i frontalieri ancora in Ticino uno per macchina. Il mago Otelma prevede che presto i vicini a sud ci diranno: volete i park&ride? Allora pagateli voi svizzerotti. Dopo aver già sborsato 200 milioni per la Stabio-Arcisate…
  • Il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri è ormai morto e defunto. Le elezioni italiane del 4 marzo saranno la scusa per fare tabula rasa di tutto. E vuoi vedere che i vicini a sud si attaccheranno anche al pretesto dell’iniziativa contro la libera circolazione? Lo scorso anno, in estate, dopo la calata di braghe sul casellario giudiziale, il CdS aveva fatto pressing (uella!) su Berna perché se ne arrivasse ad una con il Belpaese. Inutile dire che non è successo proprio nulla.
  • Anche per il notorio depuratore di Porto Ceresio, in ritardo di decenni, le tempistiche continuano a slittare.

Motivi a iosa

Dunque, ci sarebbero motivi a iosa per tornare a bloccare i ristorni dei frontalieri. A maggior ragione stante il fatto che i beneficiari si vantano di utilizzarli per tappare i buchi di gestione corrente e, in sostanza, per farsi una manica di affari propri (alla faccia delle opere infrastrutturali di interesse comune).

Eppure nei giorni scorsi su un portale online il direttore del DFE Christian Vitta (PLR; il partito che non vuole la preferenza indigena) dichiarava che “il blocco dei ristorni non è in discussione”. Complimenti! Invece di usare gli strumenti di cui disponiamo – e che hanno dimostrato la propria efficacia – per farci valere, continuiamo a farci fregare. Al di là del confine ringraziano e se la ridono a bocca larga: con una controparte del genere, potranno continuare a farsi i propri comodi nei secoli dei secoli!

Lorenzo Quadri

 

PLR: “misure antidumping? Non se ne parla neanche!”

L’ex partitone insiste: neanche uno straccio di argine all’invasione da sud!

I ticinesi se ne ricordino alle prossime elezioni

Almeno una decisione nei giorni scorsi il Gran Consiglio l’ha azzeccata. Non sarà la panacea, certo (anzi, siamo purtroppo ben lungi) ma tutto aiuta. La decisione azzeccata è stata quella di accettare (a maggioranza) l’iniziativa per un controllo sistematico dei nuovi permessi di lavoro presentata dal deputato PPD Giorgio Fonio. Obiettivo dell’iniziativa è quello di verificare, al momento del rilascio del permesso di lavoro, le condizioni salariali, così da sventare eventuali abusi. La Lega evidentemente ha appoggiato la proposta. Diversamente da altre forze politiche, dunque, la Lega sostiene anche iniziative che provengono da “aree” diverse. Altri invece respingono per partito preso qualsiasi proposta che arrivi dalla Lega.

Coscienza lavata?

Visto che qua e là, con bella (anzi brutta) regolarità, si leggono annunci di datori di lavoro che cercano (è notizia di settimana scorsa) un dipendente a tempo pieno laureato per 600 Fr al mese (trattasi di aziende farlocche in arrivo da oltreramina, è evidente) il controllo preventivo ha un suo perché. Ovviamente ci sarà chi indicherà cifre false. Ma già solo sapere che una verifica esiste comporta un benvenuto effetto dissuasivo.

E’ ovvio che, se si rende necessaria questa ulteriore misura burocratica – che costituirà un aiutino, non certo una soluzione – è perché:

  • Partitocrazia, sindacati, padronato e stampa di regime hanno voluto la devastante libera circolazione delle persone;
  • La partitocrazia, con l’appoggio di sindacati, padronato e stampa di regime, ha cancellato il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Sicché, va bene sostenere le verifiche preventive sui nuovi permessi, e ci mancherebbe altro; ma non si pensi di essersi lavati la coscienza in questo modo.

Nessuna protezione

L’iniziativa per i controlli dei permessi è stata accolta con 59 voti favorevoli, 23 contrari e due astenuti. Chi sono i contrari? Si  tratta, ma guarda un po’, degli esponenti dell’ex partitone e di qualche compagno. Ecco chi rifiuta qualsiasi iniziativa a tutela del mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone; ecco chi vuole le frontiere completamente spalancate all’invasione da sud; ecco chi promuove il soppiantamento di ticinesi con frontalieri ed il dumping salariale. Ricordarsene alle prossime elezioni.

L’ex partitone non solo ha votato contro il 9 febbraio (il comitato del PLR ticinese era contrario all’unanimità ed è stato asfaltato dalle urne). Non solo ha rottamato il “maledetto a voto” a Berna. Non solo pretende di fare lo stesso con Prima i nostri. Adesso rifiuta ostinatamente perfino una misuretta come quella appena votata in Gran Consiglio. Guai! “Devono entrare tutti”! Nessuna protezione per i ticinesi! E poi i liblab hanno ancora la faccia di tolla di starnazzare contro il No Billag tirando fuori la scusa farlocca dei posti di lavoro?

Le perle di “Leider” Ammann

Vale anche la pena ricordare che il PLR è il partito del ministro dell’economia  Johann “Leider” Ammann. Quello secondo cui l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone sarebbe “inutile” e “fallirà”. Vedremo, “Leider” Ammann, chi fallirà.

E vale pure la pena ricordare che, a proposito della libera circolazione, l’allora presidente PLR Fulvio Pelli ebbe a dire: “grazie ad essa, i ticinesi potranno trovare lavoro a Milano”. Insomma: proprio un bel quadretto!

Il solito ritornello

Naturalmente, per opporsi ad ogni misura volta a limitare gli effetti devastanti della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro ticinese, i soldatini del PLR rispolverano sempre lo stesso ritornello. Ovvero, la presunta incompatibilità con il diritto superiore. Magari sarebbe ora di darci un taglio, perché alla storiella del “sa po’ mia” ormai non ci crede più nemmeno il Gigi di Viganello. Non è vero che “sa po’ mia”. Semplicemente, i liblab non vogliono. “Un parlamento che si dica tale deve rispettare il diritto superiore” ha infatti tuonato il deputato PLR Giorgio Galusero. Giusto. Peccato che alle Camere federali i suoi colleghi di partito – a partire dall’attuale consigliere federale Ignazio KrankenCassis allora capogruppo – quando si trattava di applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio abbiano varato una legge che viola la Costituzione (diritto superiore). Si ringrazia dunque Galusero per aver confermato che i deputati PLR a Berna sono dei barlafüs.

Aspettiamo al varco

Prendiamo comunque atto che, a parte i PLR ormai irrecuperabili, la maggioranza dei membri del legislativo cantonale ha ammesso che bisogna intervenire per arginare i disastri fatti dalla libera circolazione delle persone. Li attendiamo dunque al varco quando si tratterà di votare sull’applicazione di Prima i nostri. Gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio seguiranno la volontà popolare oppure…?

Lorenzo Quadri