Armi, come da copione: il “triciclo” ci ha svenduti

Consiglio nazionale: la partitocrazia si inginocchia al Diktat di Bruxelles

L’oggetto deve ancora passare al Consiglio degli Stati, ma non facciamo illusioni: i “senatori” faranno ancora peggio! Preparare il referendum!

Come volevasi dimostrare, la partitocrazia PLR-PPD-P$$  in Consiglio nazionale ha calato le braghe ad altezza caviglia davanti al Diktat sulle armi imposto dall’UE per disarmare i cittadini onesti. Così gli unici ad essere in possesso di armi da fuoco saranno i delinquenti. A tutto vantaggio della sicurezza, naturalmente. Come no!

Che la direttiva disarmista di Bruxelles serva a combattere il terrorismo islamico, come vorrebbero far credere gli eurobalivi, dalle nostre parti ormai non lo sostengono più nemmeno i $inistrati. La gauche-caviar ha addirittura tentato, nel corso del dibattito fiume, di inserire ulteriori limitazioni. Oltre a quelle pretese dall’UE. Chiaro: i kompagnuzzi vogliono azzerare la tradizione elvetica in materia di armi, come pure il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato che vi sta dietro, che è una peculiarità svizzera. E visto che il popolo nel febbraio 2011 ha invece confermato la tradizione elvetica in materia di armi a domicilio, asfaltando i tentativi di rottamazione da parte della $inistra multikulti, adesso i kompagni approfittano dei diktat di Bruxelles con l’obiettivo di cancellare il voto popolare sgradito. Del resto, dal PS Partito degli Stranieri, farcito di politicanti col passaporto rosso ancora fresco di stampa, mica ci si può aspettare che difenda le tradizioni svizzere, e men che meno i nostri diritti popolari.

Ritocchini

Fatto  sta che, nella cosiddetta “Camera del Popolo” (in considerazione delle decisioni che prende grazie alla maggioranza PLR-PPD-P$$, dovrebbe cambiare il nome in “Camera contro il Popolo”) la partitocrazia cameriera dell’UE ha ubbidito ai suoi padroni di Bruxelles. Per tentare di mascherare che la Svizzera, che non è nemmeno membro della DisUnione europea, è però l’unico paese che si fa schiacciare gli ordini dagli eurofalliti, i soldatini del triciclo hanno introdotto alcune piccole modifiche nella direttiva disarmista. Ritocchi di portata irrilevante, nella certezza che a Bruxelles non avrebbero avuto nulla da dire. E’ la stessa tattica su cui si basa il compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio.

Ossessionati da Schengen

E qual è il ritornello con cui i soldatini della partitocrazia si sono riempiti la bocca per giustificare l’ennesima calata di braghe davanti ad un Diktat Bruxelles che fa strame delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, della nostra volontà popolare? “Bisogna salvare i (fallimentari) accordi di Schengen, Schengen è in pericolo se non ci pieghiamo a 90 gradi, Schengen über Alles!”.

Qui qualcuno si è bevuto il cervello. Oppure pensa di poter impunemente prendere la gente per scema.

Punto primo:che in caso di rifiuto del Diktat UE, l’accordo di Schengen verrebbe automaticamente disdetto, è una “fake news”. Non c’è alcun automatismo, e vogliamo proprio vederli gli eurobalivi che disdicono l’accordo di Schengen con la Svizzera col risultato che noi il giorno dopo chiudiamo le frontiere!

Punto secondo:come ripetuto più volte, se gli accordi di Schengen saltano, abbiamo solo da guadagnarci. Sia economicamente, dato che questi fallimentari trattati ci costano attorno ai 200 milioni di Fr all’anno (invece dei 7-8 promessi dal Consiglio federale prima della votazione), che dal punto di vista della sicurezza, che   da quello della sovranità. E’ infatti evidente che le armi sono solo l’inizio. Con lo stesso ridicolo spauracchio di “Schengen in pericolo” la partitocrazia sdoganerà in futuro ogni sorta di calata di braghe. Il precedente è stato creato. A proposito: ma ai tempi della votazione su Schengen, mica era stato promesso che non avrebbe avuto alcuna conseguenza sul diritto svizzero delle armi? O vuoi vedere che si trattava dell’ennesima balla?

La posta in gioco

Nella squallida vicenda dei Diktat disarmisti dell’UE non sono in gioco solo le armi. Sono in gioco la nostra democrazia e la nostra sovranità. Oggi la partitocrazia cala le braghe sulle armi dei cittadini onesti. Domani sarà il turno dei diritti popolari.

Poiché il Consiglio degli Stati di sicuro non migliorerà il progetto disarmista, ma è assai più probabile che avverrà esattamente il contrario, è fondamentale che contro l’approvazione del diktat UE venga lanciato il referendum. E che venga anche vinto. Altrimenti il disastro è annunciato. Come detto: in ballo non ci sono solo le armi dei cittadini onesti. La posta è più alta.

Lorenzo Quadri

 

Vogliono rottamare le nostre libertà e la nostra sovranità

Possesso legale di armi: il Consiglio federale cala di nuovo le braghe davanti all’UE

 

Eccola qua! Puntale come sempre, arriva la nuova calata di braghe dei camerieri dell’UE davanti agli eurofalliti di Bruxelles. Il tema: il possesso legale di armi da parte dei cittadini svizzeri.

E’ lo stesso Consiglio federale ad annunciare in pompa magna via comunicato stampa che “intende trasporre la direttiva UE sulle armi. In tale ottica, ha deciso di confermare all’UE che la Svizzera, in qualità di Stato associato all’Accordo di Schengen adempirà i suoi obblighi (=calerà le braghe) trasponendo la direttiva nel proprio diritto”.

Terrorismo?

Come noto, gli scienziati di Bruxelles approfittano della scusa del terrorismo per disarmare i cittadini onesti. Come se ai terroristi – che tra l’altro sempre più spesso per le loro stragi nemmeno usano armi da fuoco – gliene fregasse qualcosa dei divieti partoriti dalle menti di questi nipotini di Einstein. I terroristi, come i criminali in generale, le armi le hanno sempre acquistate sul mercato nero, e così continueranno a fare.

“Sì padroni!”

La direttiva UE sulle armi costituirebbe uno sviluppo dei fallimentari accordi di Schengen che la Svizzera ha avuto la pessima idea di sottoscrivere. Su questa scorta, gli eurobalivi  pretendono di schiacciarci gli ordini. Di comandare in casa nostra. E naturalmente, i loro camerieri bernesi non aspettavano di meglio per dare l’ennesima dimostrazione di ubbidienza canina (con tutto il rispetto per il miglior amico dell’uomo). “Sì padroni, sempre a disposizione padroni, ai vostri ordini padroni”!

In prima linea troviamo ancora una volta la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga che, secondo i dettami del $uo partito, fa di tutto e di più per trasformare la Svizzera in una colonia dell’UE.

Le balle della Simonetta

Oltretutto, la Simonetta ha di nuovo mentito senza pudore. Infatti nelle scorse settimane e mesi aveva spergiurato che l’arma d’ordinanza dei militi non sarebbe stata toccata dai Diktat degli eurobalivi. Balle solenni! Ed infatti adesso si scopre che, per tenere l’arma al domicilio dopo essere stati prosciolti dall’obbligo di servizio, bisognerà dimostrare di essere membri di una società di tiro e di esercitare il tiro con regolarità.

Pesanti restrizioni si abbatteranno anche sul possesso di armi sportive o da collezione. Per tenere il fucile a pallettoni del bisnonno appeso sopra il camino bisognerà essere iscritti ad una società di tiro e dimostrare di esercitare regolarmente? Qui qualcuno si è bevuto il cervello.

Volontà popolare

Il Diktat UE contraddice inoltre il voto popolare del febbraio 2011 sulle armi al domicilio dei cittadini elvetici. Un voto che la $inistruccia non ha mai digerito. E che, ovviamente, non si sogna di rispettare. La ministra del “devono entrare tutti” non aspettava altro che l’ordine dei suoi padroni di Bruxelles per rottamare la decisione sgradita del popolo becero: 9 febbraio bis!

Precedente da sventare

L’ennesima sconcia genuflessione del Consiglio federale davanti ai balivi UE non insulta solo la volontà popolare  e le tradizioni svizzere, ma anche la nostra sovranità e le nostre libertà. Valori che i camerieri bernesi dell’UE non esitano a calpestare in nome dei fallimentari accordi di Schengen.  Un parlamento composto di rappresentanti del popolo degni di questo nome ci metterebbe meno di 30 secondi per rimandare al mittente il pattume che il Consiglio federale tenta di sbolognarci. Anche perché  qui siamo davanti ad un flagrante esempio di come, tramite sciagurati accordi internazionali, l’UE venga a dettar legge in casa nostra. Nel senso letterale del termine. Il precedente è deleterio. Altri seguiranno, se non stronchiamo l’andazzo sul nascere.

Purtroppo, sulla maggioranza politikamente korretta ed asservita all’UE alle Camere federali (triciclo PLR-PPD-P$) non si può fare affidamento. E allora, se il parlamento a maggioranza seguirà il governo, dovrà essere referendum. E, se a seguito del referendum salterà anche la nostra partecipazione a Schengen, tutto di guadagnato: potremo finalmente chiudere le frontiere e costruire pure un bel MURO sul confine!

Lorenzo Quadri