Ma guarda un po’: la preferenza indigena light è un BIDONE

Oltre a non servire ad un tubo, viene pure snobbata dagli uffici di collocamento

 

Nuova conferma che il triciclo PLR-PPD-P$$ ha azzerato il voto espresso dal 70% dei ticinesi il 9 febbraio 2014: in ottobre, neanche un voto a questi partiti e ai loro politicanti! Ma non siamo ancora stufi di farci fregare da chi ci dovrebbe rappresentare?

1° luglio 2018. In tale data è entrata in vigore la cosiddetta preferenza indigena light. La preferenza indigena light è quella ciofeca con cui i camerieri dell’UE in Consiglio federale e la partitocrazia PLR-PPD-P$$ hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio.

In realtà non si tratta nemmeno di una preferenza indigena. Si tratta semmai di una preferenza (?) degli iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC). Perfino parlare di “preferenza” è di per sé una truffa. In effetti, la regola prevede che in determinati settori professionali, quelli dove il tasso di disoccupazione supera l’8%, le aziende siano tenute a segnalare i posti vacanti agli uffici regionali di collocamento. Va da sé che il tasso di disoccupazione viene calcolato a livello nazionale. E non è quello reale, bensì quello delle statistiche farlocche della SECO. E’ quindi evidente che i settori a cui andrebbe applicata la cosiddetta preferenza indigena light sono nella realtà più di quelli ai quali viene effettivamente applicata.

Come funziona in concreto il meccanismo? Le aziende dei settori interessati devono annunciare agli Uffici regionali di collocamento i posti di lavoro vacanti. Gli URC hanno 5  giorni di tempo per proporre dei loro iscritti che corrispondono al profilo richiesto.  Dopo 5 giorni il datore di lavoro può pubblicare l’annuncio sugli usuali canali.

Cinque motivi

Perché la preferenza indigena light è una ciofeca? Per almeno cinque ragioni:

  • Il potenziale datore di lavoro può comunque rifiutare i candidati proposti dagli URC senza necessità di addurre alcuna motivazione.
  • Iscritto all’URC non vuole affatto dire “indigeno”. Tra gli iscritti agli Uffici regionali di collocamento ci sono anche dei frontalieri. Per il momento non molti, è vero. Ma in futuro si iscriveranno tutti i frontalieri che hanno perso l’impiego. E quindi anche loro potranno beneficiare della “preferenza”. Perché in futuro tutti i frontalieri disoccupati si iscriveranno agli URC? Perché i balivi di Bruxelles, in tempi neanche troppo lunghi, imporranno allo Stato ultimo luogo di lavoro dei frontalieri di pagargli le indennità di disoccupazione. Questo, per stessa ammissione del Consiglio federale, causerebbe alla Confederazione una spesa ulteriore di centinaia di milioni di Fr. Ma comporterebbe anche un altro effetto collaterale. Quello indicato sopra: tutti i permessi G si iscriverebbero agli URC, per beneficiare delle rendite LADI. In questo modo potranno approfittare anche della preferenza indigena. Evidentemente, sia detto per inciso, i funzionari svizzerotti non avranno alcun modo di verificare se i frontalieri che risultano disoccupati in Ticino e per questo percepiscono le stesse rendite dei residenti, poi Oltreconfine non lavorino in nero.
  • Per contro, un numero crescente di ticinesi che non ha più diritto a rendite di disoccupazione non risulta più iscritto agli URC. In effetti, ad onta del nome, il loro contributo al collocamento è assai marginale. Gli URC si limitano a fare i gendarmi sulle domande d’impiego presentate e a costringere i senza lavoro a seguire corsi che non ne aumentano in nulla la collocabilità, ma servono semmai ad ingrassare chi li organizza.
  • Se la preferenza indigena avesse una qualche efficacia nel contenere l’immigrazione in Svizzera, i funzionarietti di Bruxelles mai l’avrebbero approvata.
  • Come da copione, gli effetti della preferenza indigena light sulla migrazione sono completamente inesistenti. E’ in vigore da un anno e non è successo assolutamente nulla.

L’elemento nuovo

Adesso alla lista si aggiunge un nuovo elemento. Il Blickvi ha dedicato un interessante servizio sull’edizione di martedì. Accade infatti che gli URC, almeno nella Svizzera orientale, se ne impano della preferenza indigena. Da un’indagine effettuata sotto copertura (uella) dal citato quotidiano svizzerotedesco, è emerso che gli URC del Canton Turgovia  e del Canton San Gallo, ad un imprenditore che ha segnalato un posto vacante che necessitava di poche qualifiche, non hanno proposto alcuna candidatura. Questo malgrado nella loro banca dati avessero senza dubbio centinaia di profili corrispondenti a quello richiesto.

Ovviamente ci interesserebbe particolarmente sapere come è la situazione in Ticino: ovvero se gli URC di questo sfigatissimo Cantone fanno i compiti fino in fondo come asseriscono, oppure se anche loro seguono l’andazzo sangallese e turgoviese.

Morale della favola

l’elenco sopra dimostra, senza possibilità di appello, che la preferenza indigena light è una farsa.  La volontà popolare espressa il 9 febbraio 2014 dal 70% dei ticinesi è stata azzerata dai camerieri dell’UE in Consiglio federale e dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. Rappresentati ticinesi compresi. In ottobre, neanche un voto a questi partiti ed ai loro politicanti!

Lorenzo Quadri

 

Preferenza indigena: bravo Zali!

Bene bene! Il ministro leghista Claudio Zali ha deciso l’applicazione di “Prima i nostri” nel campo del trasporto pubblico. La legge sui trasporti pubblici verrà infatti modificata. In base alle nuove disposizioni, le aziende beneficiarie di contributi statali dovranno dare  “la  precedenza nelle assunzioni alle persone residenti (a parità di requisiti e qualifiche) purché idonee a occupare il posto di lavoro offerto, tenendo in debita considerazione candidature di chi si trova in disoccupazione o a beneficio dell’assistenza”.

Ogni passo avanti è benvenuto

Ogni passo avanti, piccolo o grande che sia, sulla via della preferenza indigena è non solo benvenuto, ma anche necessario. I ticinesi hanno sempre rifiutato i bilaterali e per ben due volte hanno votato la preferenza indigena: in occasione del “maledetto voto” del 9 febbraio e approvando con il 60% dei consensi l’iniziativa “Prima i nostri”. In entrambi i casi, la volontà popolare è stata vergognosamente azzerata in parlamento dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere. Sia sotto le cupole federali che a Palazzo delle Orsoline, il triciclo PLR-PPD-P$ ha preso a pesci in faccia la democrazia, propinando ai cittadini la fregnaccia che applicare le loro decisioni “sa po’ mia”. Poi ci si chiede come mai la gente non va nemmeno più a votare.

Serve come il pane

Di preferenza indigena, almeno in Ticino, ce n’è bisogno come del pane. Gli annunci di lavoro per soli frontalieri si moltiplicano. E intanto i politicanti d’Oltreramina hanno ancora il coraggio di raccontare la balla dei frontalieri che sarebbero “discriminati in Svizzera”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo! Discriminati in Svizzera sono semmai gli svizzeri. E per questo possiamo ringraziare la casta internazionalista e multikulti.

In barba alla partitocrazia, Zali ha quindi applicato la preferenza indigena nell’ambito delle aziende di trasporto pubblico. Un passo nella direzione giusta, che merita un plauso. E, soprattutto, merita molti altri passi analoghi. E  non solo nel settore pubblico e parapubblico (anche se quest’ultimo deve certamente dare l’esempio).  Adesso attendiamo che qualcuno, dal “vivaio” partitocratico, si metta a starnazzare che “sa po’ mia”.

L’intransigente e miope opposizione da parte dell’élite eurolecchina (partitocrazia, stampa di regime, padronato, sindacati, intellettualini e compagnia cantante) ad ogni limitazione della libera circolazione delle persone, ed in primis proprio della preferenza indigena, ha comunque chiarito una cosa: per il Ticino non c’è futuro se la libera circolazione delle persone non viene fatta saltare. Per cui, tutti a firmare l’iniziativa popolare “per un’immigrazione moderata”!

Lorenzo Quadri

“Preferenza indigena light”: dopo la decima fetta…

Ecco la conferma: il triciclo PLR-PPD-P$ ha tirato al Ticino un gigantesco bidone

 

Ma guarda un po’: la cosiddetta “preferenza indigena light”, ovvero la boiata con cui la maggioranza delle Camere federali ha rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio ottenendo il plauso degli eurobalivi, comincia a generare dei dubbi. Di recente, il GdP ha dedicato un servizio al tema.

Quando si dice: dopo averne mangiate dieci fette, si accorsero che era polenta. Si scopre così che la citata “preferenza indigena light”, che con la preferenza indigena non ha nulla a che vedere, otterrà lo spettacolare risultato di avvantaggiare i frontalieri iscritti agli URC (Uffici regionali di collocamento) a scapito dei ticinesi in assistenza, i quali non sono più iscritti. Altro che promuovere l’occupazione dei residenti!

Frena Ugo!

Naturalmente qualcuno non poteva farsi  scappare l’occasione (?) per tentare di girare le carte in tavola. Ovvero, per tentare di attribuire la colpa dell’ennesimo sconcio a chi ha promosso l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. Sono quindi state sputate sentenze del tipo: “quando la politica parla senza cognizione di causa, le presunte soluzioni sono peggiori del problema che si vuole risolvere”.  Frena Ugo! La responsabilità del bidone tirato ai ticinesi in assistenza è unicamente dei Giuda della volontà popolare che hanno affossato il 9 febbraio con una soluzione farlocca.

E’ quindi il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio. Affinché qualcuno non pensi di poter impunemente prendere la gente per il lato B.

Cinque punti

1) Che il compromesso-ciofeca per NON applicare il 9 febbraio voluto dal triciclo PLR-PPD-PSS avrebbe favorito i frontalieri iscritti agli URC a scapito dei residenti finiti in assistenza e che non sono più iscritti, lo avevamo detto e scritto su queste colonne subito dopo l’approvazione a Berna del compromesso-ciofeca. Quindi non si faccia finta di cadere dal pero adesso.
2) Ma soprattutto: a favorire i frontalieri a scapito dei residenti non è affatto il 9 febbraio, e men che meno i suoi promotori, come qualcuno sembra voler tentare di far credere. A favorire i frontalieri a scapito dei residenti è il compromesso-ciofeca CONTRO il 9 febbraio e quanti lo hanno voluto: ossia la partitocrazia “triciclata” (nel senso del triciclo) PLR-PPD-PS (e partitini di contorno) alle Camere federali. Compresi gli esponenti ticinesi, dato che non uno si è distanziato dalla linea dei rispettivi partiti nazionali.

3) La politica “che parla senza cognizione di causa”, che porta “presunte soluzioni peggiori del problema” non è quella dei promotori nel 9 febbraio; non è quella di Lega e UDC che vogliono limitare la libera circolazione delle persone. E’ quella della partitocrazia PLR-PPD-PS che, pur di rottamare un voto popolare sgradito alle élite spalancatrici di frontiere, un voto che ha stabilito il contingentamento e la preferenza indigena sul mercato del lavoro, si è inventata il bidone della “preferenza indigena light”. Che con la preferenza indigena votata dal 70% dei ticinesi non ha nulla a che vedere.
4) Quindi, per il favoreggiamento dei frontalieri bisogna ringraziare il triciclo PLR-PPD-PSS che ha tradito la volontà dei cittadini. Perché, secondo il citato triciclo, si devono poter assumere frontalieri senza alcun limite, a scapito dei ticinesi; la sacra (?) libera circolazione non si tocca, altrimenti i padroni di Bruxelles si inalberano (uhhhh, che pagüüüraaa!). Ricordarsene alle prossime elezioni.
5) Quanto sopra dimostra, per l’ennesima volta, la necessità e l’urgenza dell’iniziativa popolare per finalmente cancellare la devastante libera circolazione delle persone. Iniziativa che l’Udc nazionale ha promesso di lanciare nei prossimi mesi. Prepararsi a firmare in massa.

Lorenzo Quadri

Preferenza indigena? Al contrario: preferenza estera!

Ennesima beffa del CF che vuole trovare lavoro ai migranti a scapito dei residenti

 

Nel dicembre del 2016 il triciclo PLR-PPD-P$ alle Camere federali ha azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio tramite il tristemente noto compromesso-ciofeca. Con una faccia di tolla che sbriciola ogni limite, gli spalancatori di frontiere hanno chiamato  l’immonda porcata “preferenza indigena light”. Solo che di preferenza indigena non c’è traccia.

In concreto: la Costituzione federale prevede, nel “nuovo” articolo121a,  limitazione dell’immigrazione, contingenti e preferenza indigena. L’ applicazione di questa norma invece si traduce in un obbligo di comunicazione (a carico dei datori di lavoro) agli Uffici regionali di collocamento (URC) dei posti vacanti, a partire da una percentuale di disoccupazione per professione superiore al 5%. Domanda: cosa c’entra questa roba con quanto deciso dai cittadini svizzeri oltre tre anni fa? Risposta: un tubo!

Nulla di indigeno

Quella che dovrebbe essere una preferenza indigena, di indigeno non ha nulla. Infatti agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri, come pure i cittadini UE che arrivano in Svizzera per cercare impiego. Per contro, i disoccupati di lunga durata con passaporto rosso sempre più spesso non sono iscritti, e per un motivo molto semplice: il ruolo dell’URC è ormai ridotto a quello di poliziotto che controlla se le ricerche di lavoro vengono svolte a dovere. Mentre per quel che riguarda il sostegno effettivo al “collocamento”, che pure è insito nel nome del servizio… campa cavallo.

Quindi, altro che preferenza indigena: quanto votato dal popolo con l’intento di limitare l’immigrazione è stato vergognosamente stravolto e pervertito in una misuricchia accompagnatoria che rischia di avvantaggiare più gli stranieri che gli svizzeri. Tutto naturalmente perché la partitocrazia spalancatrice di frontiere voleva ad ogni costo ubbidire ai suoi padroni di Bruxelles, ferocemente contrari a qualsiasi limitazione della devastante libera circolazione. I balivi UE hanno ottenuto dagli svizzerotti quello che desideravano e adesso, a mo’ di ringraziamento, ci vogliono dettare le loro leggi disarmiste – che sono in pieno contrasto con la nostra tradizione e la nostra volontà popolare -, ci vogliono imporre infami “accordi quadro istituzionali”, pretendono il pagamento di un ulteriore miliardo di coesione (il secondo di una lunga serie) e via elencando.

Anche gli ammessi provvisoriamente

Ma poiché al peggio non c’è limite, il Consiglio federale brama di far annunciare presso gli URC – e quindi di far approfittare della sedicente “preferenza lighi” –  perfino i profughi e gli ammessi provvisoriamente. E tenta di  prendere i cittadini per i fondelli ricorrendo al seguente trucchetto “psicologico”: le persone di cui sopra, dice il governo, sono a carico dell’assistenza. Quindi del contribuente. Invece, è tutta gente che dovrebbe lavorare e mantenersi con i propri mezzi; “diminuiamo il numero degli stranieri in assistenza”, non è del resto proprio questo che chiedono i “populisti”?

Il ragionamento sembra filare. Ma appunto, è solo apparenza. L’imbroglio è facile da scoprire. Certo che asilanti ed ammessi provvisoriamente non devono essere a carico del contribuente. Ma non perché devono lavorare. Perché devono essere allontanati dalla Svizzera! Rimandare a casa loro! Invece gli spalancatori di frontiere vogliono far entrare tutti, farli restare, e poi “integrarli” (quale incomparabile goduria provoca il solo suono di questa parola) nel mercato del lavoro svizzero. Dove non c’è più spazio nemmeno per gli svizzeri, per cui figuriamoci per gli ultimi arrivati!

Capita la fetecchiata? Con la scusa che i rifugiati e gli ammessi provvisoriamente non devono essere a carico dello Stato sociale, invece di rimpatriarli la cricca delle frontiere spalancate vuole promuoverne l’assunzione a scapito degli svizzeri!

Ai finti rifugiati si trova il lavoro, mentre gli svizzeri giovani e meno giovani restano a casa a carico della disoccupazione o dell’assistenza!

Una sola soluzione

Ecco in cosa la partitocrazia ha trasformato l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”: in una serie di cavolate che di certo non limiteranno l’immigrazione, ma semmai avranno l’effetto esattamente contrario!

Per rimediare c’è una sola soluzione: disdire la fallimentare libera circolazione delle persone. E far vedere alla casta, la quale confida nel fatto che gli svizzerotti – specie dopo anni di lavaggio del cervello pro-bilaterali, di terrorismo di regime e di denigrazione dei contrari come “beceri razzisti” – non  avranno gli attributi di mandare affan… sia l’UE che i suoi nostrani camerieri, che ha sbagliato i conti alla grande!

Lorenzo Quadri

Preferenza indigena in Italia: perché loro “possono”?

Il TAR annulla la discussa assunzione di direttori stranieri per sette “supermusei”

Ma noi svizzerotti siamo proprio gli unici fessi che devono sempre – ed autolesionisticamente – “aprirsi”?

Ma chi l’avrebbe mai detto! Il Tribunale amministrativo del Lazio  (TAR) ha annullato la nomina di sette direttori stranieri alla guida di altrettanti super-musei italiani. La nomina, avvenuta due anni fa, aveva fatto urlare allo scandalo. Giustamente: ci mancherebbe che una terra di cultura come il Belpaese non trovasse “in casa” dei direttori per i suoi musei. Adesso a rimettere la situazione in carreggiata ci pensa il TAR. Il quale, senza tanti giri di parole, sentenzia: il bando che ha portato alla nomina di quei direttori stranieri “non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani”. Da notare che qui si parla di cittadini dell’UE. Ma evidentemente il principio della “non discriminazione” nel Belpaese viene applicato a geometria variabile. Solo gli svizzerotti fessi insistono nell’applicarlo sempre e comunque e soprattutto contro i propri interessi (e quelli dei propri cittadini). Perché bisogna calare le braghe. “Bisogna dare l’esempio”, come da un po’ di tempo a questa parte ama ripetere la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. Un noto critico d’arte del Belpaese (che tra l’altro era insorto contro le nomine di direttori museali stranieri) esclamerebbe: “capre!”.

A senso unico?

Dunque, il Tribunale amministrativo del Lazio ha benedetto la “preferenza indigena”. Ma guarda un po’: peccato che, non appena in Ticino o in Svizzera si osa formulare questo concetto, ecco che al di là della ramina si mettono a starnazzare come germani reali, con tanto di accuse di razzismo e di discriminazione. Ci ricordiamo bene la scandalosa cagnara contro il 9 febbraio, contro Prima i nostri e addirittura contro la sacrosanta dichiarazione di Norman Gobbi a proposito dell’assunzione di stranieri all’ufficio della migrazione.

Il dramma è che al di qua della ramina, e soprattutto a Berna, c’è sempre qualche Strix aluco, volgarmente detto allocco, pronto a dar retta alle rimostranze ipocrite pro-saccoccia in arrivo da sud. Eppure agli italici dovrebbe essere evidente che non si può applicare la preferenza indigena in casa e poi però pretendere di impedire agli altri di fare la stessa cosa. Ed in particolare di impedirlo agli svizzerotti perché il Ticino è – e deve restare – terra di conquista. Ciononostante, ad ogni tentativo di “legittima difesa” da parte elvetica parte il disco del razzismo anti-italiano, della xenofobia o – nella migliore delle ipotesi – del protezionismo. Con tanto di interpellanze a Bruxelles dell’isterichetta eurodeputata di turno (magari scritte dalla mamma).

E, nella Penisola, quello dei direttori di musei non è un caso isolato.  I vicini a sud sono bravissimi nell’evitare quelle “aperture” che però pretendono dagli altri per poterne approfittare senza ritegno.

Un tribunale da ammirare

Il TAR del Lazio, d’altra parte, merita la nostra ammirazione. In molti infatti, a partire dal ministro dei beni culturali Dario Franceschini e dall’ex premier non eletto Matteo Renzi,  hanno sbroccato contro la sentenza, ricordando che i direttori di cui è stata annullata l’assunzione poiché stranieri sono cittadini UE. Che si tratti di cittadini dell’Unione europea, evidentemente, lo sapeva anche la corte giudicante. Tuttavia ha deciso lo stesso che non si potevano assumere stranieri. Comunitari od extracomunitari che fossero. Chapeau. Tribunali così dovremmo averli anche dalle nostre parti. Dove invece accade l’esatto contrario: i  giudici spalancatori di frontiere applicano il proprio margine di manovra per prendere decisioni pro-libera circolazione e contro l’interesse cantonale. Il Tram è perfino riuscito a stabilire che chiedere, quale requisito per l’assunzione dei docenti delle scuole pubbliche cantonali, la conoscenza delle lingue nazionali “sa po’ mia”. Evidentemente il requisito era stato introdotto dal Consiglio di Stato per frenare l’assalto alla diligenza scolastica da parte di candidati italici. Ma il Tram l’ha cancellato.

Morale della favola: un tribunale come il TAR che difende la preferenza indigena a costo di farsi impallinare dalla “casta” l’avremmo bisogno anche noi come del pane. Invece ci troviamo con legulei spalancatori di frontiere.

Lorenzo Quadri

 

Amministrazione federale: njet alla preferenza indigena!

La partitocrazia spalancatrice di frontiere non perde occasione per svendere il paese

Eccole qua, le performance della partitocrazia spalancatrice di frontiere. Quella che ha gettato nel gabinetto il 9 febbraio e la volontà popolare. Il triciclo PLR-P$$-PPD non vuole attribuire nemmeno la più piccola priorità agli svizzeri sul mercato del lavoro nazionale. Ma non sia mai! “Bisogna aprirsi”! E in Consiglio nazionale nei giorni scorsi l’ha nuovamente dimostrato. Infatti il triciclo è riuscito a bocciare (per 103 voti ad 83 con 5 astenuti) una mozione che chiedeva l’introduzione della preferenza indigena. Ma attenzione, non la chiedeva in generale – malgrado proprio questo sia stato deciso dal popolo ma rottamato dai camerieri dell’UE. La chiedeva nell’amministrazione federale. Un settore in cui la preferenza indigena dovrebbe essere un’ovvietà, ed anzi il passaporto rosso dovrebbe semplicemente essere presupposto per l’assunzione. Ma gli spalancatori di frontiere sono riusciti a dire njet. Secondo la partitocrazia, per gli impieghi della Confederella bisogna assumere stranieri a gogo. Altro che “Prima i nostri”: Prima gli altri!

Avanti così, svendiamoci agli eurofalliti! Mercato del lavoro svizzero terra di conquista, compresi i posti di lavoro nella pubblica amministrazione!

La beffa

Al danno si aggiunge, come di consueto, la beffa: per giustificare l’ennesimo tradimento della volontà popolare, i camerieri dell’UE del Consiglio federale e della partitocrazia argomentano che “la preferenza indigena non serve”. Nemmeno nei posti federali e malgrado il popolo l’abbia votata. E perché?  Perché – questa la bestialità sentita in aula – con il compromesso-ciofeca che affossa il 9 febbraio il governo ha già preso misure per sostenere i disoccupati residenti.

Ah ecco. Tutti, compresi i Giuda rottamatori del 9 febbraio, hanno ammesso che la preferenza indigena non è rispettata dal compromesso-ciofeca. Ed infatti le misure votate in dicembre dalla maggioranza delle Camere federali non sostengono i disoccupati “residenti”. La partitocrazia ha trombato tutte le proposte che prevedevano di introdurre nella legge l’aborrito aggettivo: residente. Le misure in questione si limitano a creare dei diritti a dei colloqui di lavoro – e non certo di assunzione – per gli iscritti agli Uffici regionali di collocamento.

Ma agli URC si possono iscrivere anche i frontalieri, e perfino i cittadini UE che possono arrivare in Svizzera per tre mesi, aumentabili a sei, alla ricerca di un impiego. Per contro, gli svizzeri in assistenza spesso non sono  più iscritti agli URC. Altro che “sostegno ai residenti”!

Prima i nostri!

Visto l’andazzo, diventa sempre più urgente concretizzare in Ticino l’iniziativa “Prima i nostri”, dato che a Berna non perdono occasione per sabotare ogni minimo accenno di preferenza indigena, per strisciare davanti ai padroni dell’UE. E lo dichiarano anche, senza vergogna: “la preferenza indigena nell’amministrazione federale creerebbe problemi con l’UE, che non la vuole”. Pure questo si è sentito dire in parlamento. E’ il colmo: i camerieri strisciano e se ne vantano pure!

L’esempio inglese…

Intanto in Gran Bretagna la volontà popolare viene rispettata (anche quando si tratta di una votazione consultiva). Non come in Svizzera, dove i partiti $torici gettano la sovranità nazionale nella latrina. Sicché la Brexit si fa “hard”. Le frontiere del Regno Unito potrebbero chiudersi addirittura nel corso del corrente mese. Già tra qualche settimana potrebbero arrivare i contingenti ai permessi di lavoro per i cittadini UE ed i tagli all’accesso alle prestazioni sociali. (La Germania queste prestazioni le ha già tagliate. Per contro gli svizzerotti fessi…).

Invece da noi si calano le braghe ad oltranza. Al punto di chiudere le porte alla preferenza indigena perfino nell’amministrazione federale.

Il paragone tra governanti britannici con gli attributi e sguatteri  bernesi dell’UE si fa sempre più umiliante. Sotto le cupole federali qualcuno dovrebbe sprofondare non uno, bensì  svariati metri sotto terra. Ma si vede che la capacità di vergognarsi sta diventando merce sempre più rara.

Lorenzo Quadri

 

I nostri politichetti umiliati da austriaci e britannici

Libera circolazione: il paragone tra il Consiglio federale ed altri governi è deleterio

Ancora una volta, i camerieri dell’UE (ma sarebbe più corretto chiamarli sguatteri dell’UE, onde evitare di offendere la categoria professionale dei camerieri) che siedono in Consiglio federale escono letteralmente asfaltati dal confronto con taluni governanti di paesi a noi vicini. E non andiamo a tirare in ballo il nuovo Presidente USA Donald Trump, perché sarebbe come sparare sulla Croce rossa.

Nel giro di pochi giorni, di questi umilianti confronti ce ne sono stati almeno due.

Il cancelliere austriaco

Il cancelliere austriaco Christian Kern ha di recente dichiarato che vuole limitare la libera circolazione delle persone e favorire i lavoratori che vivono sul territorio nazionale. Ricordiamo, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, che l’Austria è uno Stato membro dell’UE. In sostanza, quello che Kern – socialdemocratico! – vuole, è una preferenza indigena. Non certo sul modello della lozza uscita lo scorso dicembre dalle Camere federali, che hanno vergognosamente cancellato il “maledetto voto” del 9 febbraio, ma sul modello di quanto votato dalla maggioranza dei cittadini svizzeri tre anni fa.

Ed eccoci dunque all’umiliante confronto tra il cancelliere austriaco ed i calabraghe seriali bernesi.

Tre anni fa in Svizzera c’è stato un voto popolare sulla devastante immigrazione incontrollata. La Costituzione prescrive, da allora, contingenti e preferenza indigena (articolo 121a). Ma la partitocrazia spalancatrice di frontiere, su impulso del governo, ha annullato questa decisione popolare. Ha stuprato la Costituzione. Ha calpestato la democrazia. Ha tradito i cittadini. Creando, oltretutto, un precedente. In futuro anche altre decisioni dei votanti non gradite alle élite spalancatrici di frontiere potranno venire impunemente annullate.

Indigeni svantaggiati

La preferenza indigena extralight uscita dalle Camere federali è una scandalosa taroccatura già nel nome. Nella realtà, non c’è nessuna preferenza indigena. Nemmeno extralight. Quello che le nuove regole prevedono, sono dei colloqui di lavoro per gli iscritti agli Uffici regionali di collocamento. Ma anche i frontalieri possono iscriversi all’URC. E mica solo loro. Lo possono fare addirittura i cittadini UE che arrivano in Svizzera per 3 mesi, prolungabili fino a 6, alla ricerca di un impiego. Sicché il ticinese in assistenza che non è iscritto all’URC sarà addirittura svantaggiato rispetto al frontaliere iscritto. A dimostrazione che il compromesso-ciofeca non prevede alcuna preferenza indigena: l’aggettivo “residente” non vi figura in nessun articolo. Perché il triciclo PLR-P$$-PPDog alle Camere federali si è premurato di trombare tutti gli emendamenti presentati in questo senso. Chiaro: non sarebbero piaciuti ai padroni di Bruxelles.

Inoltre, questa NON preferenza indigena non ha alcun rapporto con il “maledetto voto” del 9 febbraio. La si sarebbe potuta introdurre anche senza.

“Leider” Ammann scondinzola

Dunque, in Svizzera – che non è uno Stato membro UE –  il popolo vota la preferenza indigena. Il governo e la partitocrazia la cancellano. Ed il ministro dell’economia, il PLR Johann  “Leider” Ammann, non appena l’immonda porcata è stata licenziata dal parlamento, ha subito preso in mano il telefono. Tutto scodinzolante, il “Giuànn” ha chiamato i balivi di Bruxelles per annunciare la lieta novella: il 9 febbraio non esiste più! Noi liblab, assieme ai kompagni e agli uregiatti, l’abbiamo spazzata via! La Svizzera rimane terra di conquista! Nessun limite all’immigrazione! Nessuna protezione per gli indigeni! Porte spalancate all’invasione!

In Austria – Stato membro UE – invece il premier socialdemocratico, senza che ci sia stata alcuna votazione, propone lui stesso di introdurre la preferenza indigena che la partitocrazia svizzera, $inistruccia al caviale in primis, ha seppellito.

Insomma: da noi la preferenza indigena inserita nella Costituzione è stata cancellata dal governo e dalla partitocrazia. In Austria invece a proporla è lo stesso governo. Se questa non è una vergogna per il nostro Paese…

Gran Bretagna

Anche il paragone tra il Consiglio federale ed  i governanti britannici è deleterio. A Londra, diversamente da Berna, nessun ministro ha mai parlato di “rifare votazioni”. E sì che il voto sulla Brexit tecnicamente avrebbe solo valore consultivo. Mica come quello del 9 febbraio.  E adesso il Regno Unito punta sull’hard brexit: si divorzierà dagli eurofalliti, costi quel che costi. La premier Theresa May, davanti agli eurofunzionarietti, si è espressa in termini inequivocabili. Ed  il ministro delle finanze inglese ha già detto che, se il suo paese verrà sbattuto fuori dal mercato unico, saprà prendere i provvedimenti del caso. In particolare trasformandosi in un paradiso fiscale. Che poi forse non servono chissà quali metamorfosi, perché Londra si è sempre fatta una bella manica di affari propri.

Gli unici fessi?

E’ chiaro che la fallimentare libera circolazione delle persone, così come è conosciuta oggi, ha i giorni contati. L’UE, come abbiamo scritto più volte, dovrà scendere a compromessi. Altrimenti le “exit” si moltiplicheranno. Andrà a finire che gli Stati membri UE troveranno il modo per introdurre la preferenza indigena e per limitare l’immigrazione. Gli svizzerotti fessi, invece, grazie alla pavida pochezza della propria classe (?) politica con le braghe sistematicamente abbassate ad altezza caviglia, rimarranno i soli ad essere penalizzati in casa propria. E senza nemmeno essere membri UE.

Lorenzo Quadri

Un primo passo sulla via della preferenza indigena

Approvata l’iniziativa Rückert-Dadò: i sussidi pubblici vanno spesi in Ticino

Il neo-presidente USA Donald Trump nel suo discorso di insediamento ha detto: “assumere americano, comprare americano” (traduzione: Prima i nostri). In Ticino, grazie alla Lega e all’iniziativa parlamentare di Amanda Rückert (Lega) e Fiorenzo Dadò (PPD) è stato fatto un passo nella direzione giusta: chi beneficia di contributi pubblici sarà tenuto a spenderli in Ticino. Così ha votato martedì il parlamento ticinese a larga maggioranza. Per contributi pubblici non si intendono gli aiuti sociali ai cittadini, ma i sussidi per l’esecuzione di opere, la realizzazione di servizio o l’acquisto di determinati beni. Esempio “classico”: libri finanziati dal Cantone ma stampati oltreconfine.

Libertà di voto?

Il principio che almeno i soldi pubblici vanno spesi in Ticino dovrebbe essere di per sé ovvio. A maggior ragione con l’articolo costituzionale “Prima i nostri” in vigore in quanto votato dal popolo. Ed invece a $inistra  ancora riescono a tergiversare. Infatti la parola d’ordine in Gran Consiglio è stata “libertà di voto”. Non si fa molta fatica ad immaginare che ai kompagni sarebbe piaciuto tanto, ma proprio tanto-tanto, dire di votare contro l’iniziativa Rückert-Dadò, perché “bisogna aprirsi”. Del resto, il P$ non è forse il partito del direttore del DECS, quello del “prima i torinesi al centro di dialettologia”?

Ma evidentemente qualche spiraglio di Realpolitik di tanto in tanto si fa strada anche tra le fila degli spalancatori di frontiere. E’ una necessità. Anche perché la credibilità del P$ (svizzero) è crollata ai minimi storici con la pubblicazione del volantino in ARABO a sostegno della naturalizzazione agevolata degli stranieri di terza generazione. (Ma questi kompagni sono uno spettacolo. Prima dicono che gli stranieri di terza generazione sono tutti perfettamente integrati. E poi si scopre che sono così integrati che se non gli si scrive in arabo non capiscono?)

Preoccupazione $inistra

Sicché i kompagni optano per la libertà di voto sull’iniziativa che prescrive di spendere i sussidi in Ticino, ma il loro capogruppo Durisch si dice “preoccupato di come nel nostro Cantone si guardi tutto con gli occhiali di prima i nostri”. Ohibò. Forse a qualcuno sfugge che Prima i nostri non è un vezzo di uno sparuto gruppetto di populisti e razzisti. Prima i nostri è, dallo scorso settembre, un principio costituzionale. E la Costituzione è la carta fondamentale di uno Stato. Malgrado siano contrari all’insegnamento della civica, questo dovrebbero saperlo anche a $inistra.

Quindi, che in Ticino su usino gli occhiali di “Prima i nostri” non solo è normale, ma è anche doveroso. Piaccia o non piaccia ai kompagni. Quello che deve semmai preoccupare, è che ci sia qualcuno che insiste nel minimizzare. Come dire: suvvia ragazzi, non vorrete mica prendere sul serio un voto del popolino becero e xenobo?

Da ricordare

Intanto ricordiamo ai kompagni questo passaggio del giornalista e scrittore americano Charles Hugh Smith sulla $inistra spalancatrice di frontiere:  “I socialdemocratici, nel momento in cui abbracciano l’idea dei “confini aperti”, istituzionalizzano l’apertura all’immigrazione; questa disintegra il valore della forza lavoro dato dalla sua scarsità  sul mercato interno, e permette di abbassarne il prezzo grazie al lavoro degli immigrati, a tutto vantaggio del desiderio del capitale di abbattere i costi”. Prendere su e portare a casa.

Primo passo

L’iniziativa Rückert-Dadò è anteriore al voto su Prima i nostri ma va, evidentemente, nella stessa direzione. Un primo passo concreto sulla via dell’introduzione di forme di preferenza indigena. Così come ha voluto, e votato, il cittadino. Ma si tratta appunto solo un primo passo. Altri ovviamente devono seguire.

Lorenzo Quadri