Pregassona: non c’è stato menefreghismo

Quella dell’appartamento-discarica di Pregassona è una brutta storia. Chiaramente, non è normale che si verifichino simili situazioni. Ma questo non vuol dire che ci sia stato menefreghismo. Che nessuno si sia mai occupato di nulla. Perché non è  così. I servizi sociali c’erano, la scuola c’era, l’autorità regionale di protezione c’era. La famiglia era seguita da anni. Ma tutti questi uffici non sono onnipotenti (per fortuna). I loro limiti sono fissati dalla legge; rifiuti netti e comportamenti estremamente oppositivi di adulti in grado di intendere e di volere possono bloccare interventi, rallentare procedure e vanificare misure.

Del resto, parlare col senno di poi è molto facile. Ma una situazione di degrado come quella che si è presentata nell’intervento sul posto non era immaginabile.

Il fatto stesso che il padre, cittadino balcanico e probabilmente non uno stinco di santo, abbia dichiarato ai media di aver creato apposta, nel corso dell’ultimo anno (?), la situazione di degrado per protestare contro presunte ingiustizie subite a suo dire dai servizi sociali, conferma che questi ultimi erano presenti e che la presenza gli risultava alquanto sgradita.

Tanti attori

Gli attori coinvolti nella vicenda sono tanti. Oltre a quelli già citati ci sono l’amministrazione dello stabile, i parenti, i vicini, la polizia, l’edilizia privata…

La “rete di protezione” c’era; ma qualcosa non ha funzionato se l’appartamento si è trasformato in una discarica. Si tratta di capire cosa e dove, per evitare che simili situazioni si ripetano. Non è nemmeno una questione di povertà; si tratta di disagi di altro tipo.

La proprietà

E’  chiaro che i proprietari, rispettivamente gli amministratori di immobili dove imperversa il degrado, devono essere chiamati a far fronte alle proprie responsabilità. Quindi è corretto che il municipio li incontri e chiarisca che certe situazioni non si possono accettare.  Di “vie Odescalchi” (prima del cambio di proprietà) ce ne sono in tutto il Cantone, non solo a Chiasso. E quindi, prima di immaginare di farsi belli con progetti di stabili a pigione moderata, sarebbe magari il caso di mettere in ordine quello che già esiste, e che ne avrebbe bisogno.

Per farsi propaganda…

Naturalmente episodi come quello dell’appartamento di Pregassona si prestano a facile sciacallaggio politico, che infatti è giunto puntuale. Chiaro: quando gli interventi ci sono, arriva immediatamente l’accusa di esagerazione e di “sproporzione”. Quindi bisognava lasciar degenerare la situazione per poter sventolare risultati più succulenti? Se invece si trova più degrado di quello che ci si poteva ragionevolmente immaginare, piovono i rimproveri di ritardi e menefreghismi. Insomma, tutto e il contrario di tutto.

Almeno qualche elemento positivo, comunque, c’è: i ragazzi stanno tutti bene; e i famosi 18 cani non erano denutriti.

Un paio di parole vale la pena spenderle sulla protezione animali che ha scattato foto dell’interno dell’appartamento ed è corsa a pubblicarle per farsi propaganda in funzione di raccolta fondi. A parte la dubbia legalità di questa iniziativa (nemmeno alla polizia è permesso scattare e pubblicare foto in casa d’altri), magari si sarebbe potuto pensare che oltre ai cani c’erano anche degli umani. Nel caso concreto dei ragazzini in una situazione difficile che, grazie a questa iniziativa, sono stati resi facilmente riconoscibili. Ed infatti sono stati riconosciuti subito. Così si sono trovati esposti al pubblico ludibrio. Le uscite mediatiche del padre hanno peggiorato ancora la situazione. E’ chiaro che tutto questo ha generato nuova sofferenza. C’è da sperare che adesso si possano aprire le porte della normalità.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Casa anziani di Pregassona: finalmente si parte, ma…

La nuova struttura avrebbe dovuto aprire i battenti nel 2015; adesso si slitta al 2021

 

Finalmente, dopo anni d’attesa, hanno preso il via in quel di Pregassona i lavori preparatori per la “nuova casa anziani e centro polifunzionale” (gli scavi veri e propri inizieranno in gennaio). La struttura, del costo complessivo di 47.6 milioni (incluso il sussidio cantonale di 10 milioni) comprenderà la casa anziani propriamente detta, con 114 posti letto ed un reparto “Alzheimer” di 31 posti; un centro diurno per persone affette da demenza senile; la nuova sede del Servizio accompagnamento sociale ed un nido d’infanzia. L’inaugurazione è prevista per l’autunno del 2021.

E’ senz’altro una bella notizia che, finalmente, il cantiere  del “centro polifunzionale” atteso da anni possa prendere il via.

Se si pensa che il municipio approvò il progetto definitivo ed il preventivo dei costi nell’estate del 2011 – mentre il progetto vincente venne scelto dalla giuria ad inizio 2009 –  e che il messaggio municipale (settembre 2011) indicava come data per la consegna dell’opera il 2015 (!), ci si rende conto che sono stati persi parecchi treni.

Come mai?

Ovviamente per questo ci sono delle responsabilità. In parte della città, in parte esterne. In particolare:

  • La decisione della maggioranza del municipio (quello della legislatura 2008-2013) di far costruire l’edificio con la modalità dell’impresa generale. Scelta fortemente voluta dall’allora capodicastero edilizia pubblica Giovanna Masoni e dai suoi funzionari dirigenti. Si tratta della stessa formula adottata per il LAC. Peraltro con risultati tutt’altro che brillanti, visto che sul cantiere del polo culturale ne sono successe di tutti i colori, come puntualmente riportato su queste colonne. Se tuttavia per il LAC si poteva comprendere una scelta di questo tipo trattandosi del primo polo culturale costruito in Ticino e quindi mancando esperienze analoghe sul territorio, lo stesso non si può dire per il centro polifunzionale di Pregassona. Di case anziani in questo Cantone ne sono state costruite tante, e nessuna in impresa generale. Una formula avversata tanto dalla Società impresari costruttori che dal Cantone, che ha portato ad inutili discussioni e diatribe con Bellinzona.
  • Durante il cantiere del LAC le risorse sia finanziarie che umane erano tutte concentrate su quest’opera. Il resto è rimasto indietro. Oltretutto nel 2013 scoppiò l’allarme finanze, con conseguenti misure di risparmio. Evidentemente, secondo qualcuno, la cultura d’élite è prioritaria rispetto alle necessità della popolazione, ed in particolare della popolazione anziana, che aumenta sempre di più.
  • A mettere la ciliegina sulla torta, il ricorso sull’assegnazione della commessa. Ormai l’ente pubblico non può più costruire nemmeno un pollaio senza che ci sia una qualche complicazione giudiziaria. Figurarsi un’opera di 47 milioni. Nel concreto, il ricorso è stato presentato contro la decisione del municipio di attribuire la realizzazione della nuova casa anziani al consorzio Garzoni – RdE. Ma il Tribunale cantonale amministrativo l’ha infine respinto.

Si spera che…

Adesso che finalmente i lavori sono partiti, si spera che il cantiere possa proseguire spedito e soprattutto senza le “vicissitudini” che hanno caratterizzato quello del LAC.

Certo che, davanti ad un progetto scelto ad inizio 2009 che se va bene diventerà realtà  quasi 13 anni dopo, è comprensibile che il cittadino una qualche domandina sulle tempistiche dell’ente pubblico se la ponga. A maggior ragione quando si tratta di un’opera che:

  • risponde ad esigenze molto concrete e primarie della popolazione e quindi non costituisce un “di più” per la gloria;
  • creerà circa 120 nuovi posti di lavoro e permetterà di riqualificare il comparto dove sorgerà con spazi pubblici esterni di qualità, che saranno a disposizione del quartiere.

Lorenzo Quadri