“Prima i nostri”: stanno già cominciando i giochetti?

Se la partitocrazia progetta di sabotare la volontà popolare, ha fatto male i conti

 

Ma guarda un po’, abbiamo come l’impressione che qualcuno – leggi partiti $torici – stia tentando di fare il furbo sull’applicazione di Prima i nostri! Chiaro: il triciclo ex partitone – PPD – P$ ha sabotato a Berna la volontà popolare sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Non ci si può certo aspettare che adotti un atteggiamento diverso con “Prima i nostri”, dato che alla fine, gira e rigira i temi sono i medesimi: si tratta di porre dei limiti alla libera circolazione delle persone che, lasciata allo stato brado, fa solo danni. E questo l’ha detto anche l’ex vicepresidente della BNS Jean Claude Danthine.

Il triciclo frena

Le reticenze del triciclo sopra citato si spiegano facilmente. Bisogna infatti ricordare che questi partiti hanno voluto la libera circolazione delle persone, e per anni sono andati avanti ad oltranza a negare i disastri da essa causati: erano tutte balle populiste e razziste. Da quando non possono più negare, hanno cominciato con il mantra del “sa po’ fa nagott”. Il giochetto è fin troppo prevedibile. Del resto, lo si è visto in svariate altre occasioni: si tratta di sabotare per impedire ai sostenitori di Prima i nostri, ossia Udc e Lega, di “portare a casa” i risultati che i ticinesi da troppo tempo attendono. Intanto chissenefrega di dumping salariale, sostituzione, eccetera: l’obiettivo è non permettere all’odiato nemico di segnare ulteriori punti. Altrimenti le cadreghe di PLR-PPD-P$ si riducono ancora di più.

Brutte sorprese?

Se qualcuno ha dunque in mente di giocare sporco, farà bene ricordarsi che siamo in Ticino e non a Berna. E che i ticinesi, sia il 9 febbraio che il 25 settembre, hanno votato in un determinato modo. La corda non si può tirare all’infinto. Altri schiaffi, come il compromesso-ciofeca sull’immigrazione di massa votato in Consiglio nazionale da PLR-PPD-P$, non saranno tollerati. E se qualcuno parte dal presupposto che “tanto i ticinesi non scendono in piazza” potrebbe anche avere una brutta sorpresa.

Tentavano di imbrogliare

Certamente la partitocrazia su “Prima i nostri” non è partita col piede giusto. Ed infatti ancora una volta chi ha perso la votazione del 25 settembre tenta di dettare le regole dell’applicazione, con l’obiettivo di insabbiare. Che non si riesca a decidere se per l’applicazione di Prima i nostri bisogna creare un gruppo di lavoro o una commissione parlamentare è grottesco. Ma come: prima della votazione popolare i partiti storici, che combattevano l’iniziativa, non avevano assicurato di volere anche loro la preferenza indigena? E adesso invece gettano fumogeni per ostacolarne la realizzazione? Ecco la dimostrazione che, per l’ennesima volta, la partitocrazia tentava di turlupinare i cittadini.

I compiti del CdS

Come ha ribadito il presidente del Gran Consiglio Fabio Badasci,  il Consiglio di Stato non si può permettere di fare melina approfittando delle beghe parlamentari. Infatti può e deve cominciare a modificare regolamenti e direttive interne secondo il criterio preferenza indigena. Una cosa che avrebbe peraltro già dovuto fare a partire dal 10 febbraio 2014. Ma adesso non ci sono proprio più scuse per non fare i compiti!

In Italia si agitano

La scomposta agitazione  che sta suscitando in Italia “Prima i nostri” dimostra che il voto popolare ticinese fa paura. Gli ultimi tentativi della TV spazzatura d’Oltreconfine di dipingerci come razzisti e fascisti sono illuminanti. Al di là della ramina faranno bene a ricordarsi che  in Lombardia ci sono 62’500 frontalieri, più decine di migliaia di padroncini, con le rispettive famiglie – per un totale di almeno 200mila persone – che portano a casa la pagnotta grazie al Ticino. Sicché, non  ci facciamo né ricattare né minacciare da politicanti italioti bravi solo a dare aria ai denti, ma del tutto incapaci di garantire ai loro cittadini il “diritto naturale” di trovare un lavoro a casa propria. Noi vogliamo che i nostri cittadini questo diritto tornino ad averlo. Il che significa arginare l’invasione da sud.  Le  pernacchie italiche, dunque,  servono solo a convincerci ulteriormente (semmai ce ne fosse ancora bisogno) che non si molla di un millimetro. “Prima i nostri”verrà applicata fino in fondo.

Lorenzo Quadri

 

Anche la Gran Bretagna vuole il suo “Prima i nostri”!

Ma come, la preferenza indigena non doveva essere un delirio populista e razzista?

 

Senza farsi tante pippe mentali su populismi e razzismi, e senza aspettare che l’iter della Brexit giunga a compimento, la Gran Bretagna vuole applicare la preferenza indigena e limitare l’immigrazione. Di fatto dunque un bel 9 febbraio o, se si preferisce, un bel “Prima i nostri” in salsa british.

La ministra dell’interno inglese Amber Rudd ha detto che bisogna intervenire nei confronti delle aziende che assumono troppi lavoratori esteri e che bisogna limitare i visti agli stranieri, studenti compresi. Inoltre la manodopera d’importazione deve servire a riempire solo i vuoti occupazionali e non posti che “potrebbero essere coperti da britannici” (traduzione: no alla sostituzione). Solo pochi giorni prima la premier Theresa May aveva annunciato la rottamazione del diritto UE: il parlamento di Westminster sceglierà liberamente quali leggi europee tenere e quali buttare.

Anche il Regno Unito dunque vuole introdurre “Prima i nostri”. A dimostrazione che tale principio non è un delirio populista e razzista, ma un’esigenza per qualunque politico a cui importi qualcosa dei suoi concittadini. Delirante è semmai il mantra del “dobbiamo aprirci” a spese dei residenti.

La via tracciata

Oltremanica dunque si prosegue per la via tracciata il 23 giugno. E si procede a spron battuto. Del resto nessuna delle previsioni catastrofiste formulate prima dell’appuntamento con le urne si è realizzata: a dimostrazione che erano tutte fregnacce. Proprio come le storielle analoghe che ci vengono insistentemente propinate dalla partitocrazia, dai “poteri forti” e dalla stampa di regime.

Il popolo ha votato Brexit e Brexit sarà. Quanto alle opzioni di “rifare la votazione” (ovviamente nella speranza di ottenere un risultato diverso), la neo-premier britannica le ha sempre considerate per quello che sono, ovvero foffa.

Contrasto stridente

Il contrasto tra il governo inglese ed i camerieri dell’UE che ci ritroviamo a Berna si fa sempre più stridente. La nostra piccola “Brexit” l’abbiamo avuta il 9 febbraio. Ma l’atteggiamento di un Consiglio federale succube dei padroni di Bruxelles si pone proprio agli antipodi di quello inglese. I sette scienziati hanno fatto di tutto e di più – lo stanno tuttora facendo – per sabotare il “maledetto voto”. Alcuni di loro, a partire dall’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, hanno detto che bisogna rivotare. E mentre la May vuole giustamente sbarazzarsi delle leggi UE, il ministro degli esteri Didier Burkhaltèèèèr, PLR, brama di imporcele tramite osceni “accordi quadro” e aberranti “riprese dinamiche” (cioè automatiche) del diritto comunitario.

Nella Penisola…

Interessante anche l’atteggiamento della stampa del Belpaese a proposito del  “Prima i nostri” britannico. Sul voto ticinese, pennivendoli e politicanti d’oltreramina si sono affrettati a strillare al razzismo. Dando prova di notevole stoltezza, hanno spalato tonnellate palta sul Cantone che dà lavoro a 62’500 frontalieri e a decine di migliaia di padroncini. Tutta gente che, senza il Ticino, non porterebbe a casa la pagnotta. Nella Penisola farebbero bene a ricordarsene. E farebbero bene anche a ricordarsi che i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri li versiamo noi.

Sull’introduzione della preferenza indigena in Gran Bretagna, invece, i toni sono ben diversi, e assai più moderati. Chiaro: i ticinesotti devono essere costretti con ricatti, minacce ed insulti a calare la braghe su Prima i nostri perché il mercato del lavoro ticinese deve rimanere spalancato. Deve continuare ad essere la più volte citata (dalla stampa italiana!) valvola di sfogo per la crisi occupazionale lombarda. Che i ticinesi non si azzardino a difendersi dall’invasione da sud! Se invece la Gran Bretagna limita la libera circolazione delle persone, non è poi così grave, in fondo sta solo difendendo i suoi abitanti. Altro che “libera circolazione principio irrinunciabile”: l’unico principio irrinunciabile è la difesa dei propri interessi di bottega, vero amici italiani?

Lorenzo Quadri

Mendrisiotto, invasione da sud! Urge “Prima i nostri”!

Già nel 2014 erano il 55.6% dei lavoratori: lo dice l’UST, non la Lega populista e razzista

 

Ah beh, poi dicono che non è vero che c’è l’invasione da sud, che sono tutte balle della Lega populista e razzista! Intanto l’ultimo rilevamento dell’Ufficio federale di statistica (UST), che fotografa la situazione nel 2014, presenta dati allucinanti. Nel Mendrisiotto i frontalieri sono il 55.6% della forza lavoro. O meglio, lo erano nel 2014. Nel frattempo la percentuale è di certo aumentata. Basti pensare che al termine del 2013 i frontalieri nel distretto erano il 53.8%, un anno dopo avevano già raggiunto il 55.6%.

Il record distrettuale lo detiene Stabio, dove la percentuale di frontalieri tra gli occupati è passata, dal 2013 al 2014, dal 62.9% al 67.9% (!).

Poco ma sicuro che in nessun altro paese al mondo si trovano cifre del genere! Altro che la fetecchiata dei “Ticinesi razzisti”!

Infine l’andamento dei posti di lavoro nel Mendrisiotto nel periodo di riferimento: sono stati creati  2228 nuovi impieghi, ma i frontalieri sono aumentati di 1933 unità. Traduzione: pressoché tutti i nuovi posti di lavoro sono andati a frontalieri! Sicché le attività che arrivano in questo sempre meno ridente Cantone, spesso gestite da italiani, assumono solo frontalieri. Quindi generano traffico e consumano territorio, ma non creano impieghi per i residenti. I benefici occupazionali vanno alle province di confine. A noi restano i danni sociali e ambientali; semmai, quale magra consolazione, un po’ di imposte alla fonte.

I posti di lavoro creati…

Altro dato interessante: alla fine del 2014 a Mendrisio ad offrire il maggior numero di impieghi erano le imprese del terziario con meno di 10 dipendenti. Quindi arrivano ditte italiane attive nel terziario che assumono solo frontalieri.  Ovviamente per pagarli meno. Non certo per mancanza di candidati in Ticino.  E  magari importano pure la “cultura imprenditoriale” tipica del Belpaese (lavoro nero, percentuali occupazionali farlocche, eccetera). Sempre più spesso con epilogo di fallimento, stipendi non pagati e “puff” vari.

Interessante notare che le cifre dell’UST sono riportate sul Corriere del Ticino. Che però si diletta in editoriali  volti a far credere che in regime di libera circolazione l’è tüt a posct; che i ticinesi stanno bene in quanto il gettito cresce (quello complessivo, mica il pro capite!); che le statistiche farlocche della SECO sono oro colato. Da un lato gli editoriali di propaganda politica pro-Bilaterali. Dall’altro la cronaca che li sbugiarda. Ma se al Corriere va bene così…

Avanti con “Prima i nostri”

Il fatto che nel Mendrisiotto già nel 2014 i frontalieri fossero il 55.6% della forza lavoro conferma che l’invasione da sud è una realtà. Mica un’ invenzione della Lega populista e razzista, come vorrebbero far credere i partiti storici – quelli che hanno imposto la libera circolazione – ed i loro galoppini della stampa di regime.

Prima i nostri, che è perfettamente conforme alla Costituzione federale (articolo 121 a) deve diventare realtà in tempi brevi. I vicini a sud rumoreggiano, starnazzano al “razzismo” (perché, esiste una razza italiana?) ed inveiscono contro il voto democratico dei ticinesi? Peggio per loro. Dovessero inventarsi una qualche “ritorsione” (uhhhh, che pagüüüüraaaa!) cominciamo col decidere di bloccare immediatamente i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri.

Il caso Vernier

Se poi l’applicazione di “Prima i nostri” dovesse far partire dal Ticino qualche azienda italiana che assume solo frontalieri, non porteremo di certo il lutto. Le attività imprenditoriali sono benvenute, ma devono creare occasioni di lavoro per i residenti. Al proposito ricordiamo il caso del comune ginevrino di Vernier che già alcuni anni fa autorizzò Ikea a realizzare uno stabilimento sul proprio territorio, a patto però che il grande magazzino si impegnasse ad assumere almeno il 40% di dipendenti tra i residenti nel Comune (!). Poi sulle percentuali si può disquisire; ma la strada è certamente giusta.  Il tempo del Ticino valvola di sfogo per i problemi occupazionali del Nord Italia deve finire. La libera circolazione va limitata: lo ha detto anche l’ex vicepresidente della BNS Jean-Claude Danthine.  Questo hanno deciso gli svizzeri, questo hanno ribadito i ticinesi lo scorso 25 settembre, e questo deve essere fatto.

Lorenzo Quadri

“Prima i nostri”: partiti storici ancora asfaltati

Le indicazioni di voto della Lega sono state seguite per tutti i temi in votazione

Oltreconfine sbroccano, mentre la stampa di regime rosica: a conferma che i ticinesi hanno votato giusto

I Ticinesi non si sono fatti né infinocchiare, né minacciare: ed hanno  sostenuto ad ampia maggioranza  « Prima i nostri ». Hanno fatto benissimo, come dimostrano le reazioni isteriche d’Oltreconfine e gli editoriali, grondanti frustrazione, della stampa di regime.

Nuova batosta per il “triciclo”

Il triciclo ex partitone – PPDog – P$, che a Berna ha sabotato il “maledetto voto” del 9 febbraio, voleva fare la stessa cosa con Prima i nostri, per questo ha presentato un controprogetto annacquato. Ma, per l’ennesima volta, è stato asfaltato dalle urne. I cittadini prendano nota. E, già che ci sono, prendano nota anche di questo: in Ticino le indicazioni di voto della Lega sono state seguite in toto: su 5 temi su 5, gli elettori del nostro Cantone hanno votato come proposto dal Movimento. I kompagni spalancatori di frontiere, invece, sono stati smentiti su tutta la linea, ovvero su tutti gli oggetti in votazione!

No al “sa po’ fa nagott”

Plebiscitando “Prima i nostri” i cittadini ticinesi hanno dunque dato una risposta chiara a quei camerieri dell’UE che siedono in Consiglio nazionale (ovvero i deputati del PLR, del PPD e del P$, compresi  quelli ticinesi, più partitini di contorno) che, lo scorso mercoledì 21 settembre, giornata nera per la democrazia, hanno stuprato la Costituzione federale, trasformando  il voto dei cittadini contro l’immigrazione incontrollata dall’UE in una genuflessione davanti ai balivi di Bruxelles. Rifiutare “Prima i nostri” avrebbe significato dare il benestare al compromesso-ciofeca; inchinarsi alla teoria del “sa po’ fa nagott”. E chi ha voluto l’immigrazione incontrollata dall’UE? Sempre quelle stesse forze politiche che al nazionale hanno calpestato senza pudore la democrazia. Sarebbe dunque buona cosa che i ticinesi ci pensassero due volte prima di votare certi partiti.

Con la volontà popolare non si scherza

Dopo il voto di domenica è evidente che la grande maggioranza dei ticinesi non solo “ha ribadito il concetto” che la libera circolazione delle persone va limitata e che bisogna tornare alla preferenza indigena, ma ha anche “fatto un disegnino”. Nessuno può dunque sognarsi di farsi di nuovo beffe della volontà popolare. Ciò specialmente nel nostro cantone. A meno che si voglia che le “esplosioni di rabbia popolare” citate dal presidente nazionale Udc Albert Rösti in relazione al compromesso-ciofeca sul 9 febbraio diventino realtà. Con il voto dei cittadini non si scherza! La preferenza indigena dovrà dunque venire introdotta, anche procedendo a degli strappi. Perché, e il Ticino la scorsa domenica l’ha detto forte e chiaro, calate di braghe come quelle consumatesi in Consiglio nazionale non intende tollerarle.

AVS Plus: se quattro anni fa…

I ticinesi, come detto, hanno seguito tutte le indicazioni di voto della Lega. A livello federale, la più significativa era quella sull’AVS Plus, che il Ticino ha approvato ma in Svizzera è stata, come si poteva prevedere, respinta. Che il Ticino su temi legati al settore sociosanitario voti diversamente dalla Svizzera interna non è una sorpresa, e si spiega facilmente:  da noi, anche a seguito della libera circolazione delle persone, c’è più povertà. L’iniziativa, come abbiamo avuto più volte modo di scrivere, aveva un grosso difetto: quello di non prevedere dei tetti massimi di reddito per i beneficiari. In altre parole, del 10% in più di AVS avrebbero approfittato anche i multimilionari. Questo handicap ne ha presumibilmente decretato la sconfitta a livello nazionale. Il Ticino ha votato diversamente. E qui un po’ d’amaro in bocca resta. La Tredicesima AVS, su cui si votò esattamente quattro anni fa, questo difetto non ce l’aveva: infatti prevedeva, per i beneficiari, dei chiari limiti di reddito e di sostanza. Ma quell’ iniziativa venne affossata dal solito triciclo PLR-PPDog-P$, con in prima linea proprio i kompagni: in nessun caso bisognava permettere all’odiata Lega di vincere una storica battaglia, una battaglia che durava da 20 anni! La Tredicesima AVS venne quindi respinta dalle urne. La scorsa domenica i ticinesi hanno invece approvato l’AVS Plus. Che però, essendo stata bocciata a livello nazionale, non porterà a nulla. Gli anziani resteranno a bocca asciutta. Se invece nel settembre 2012 fosse stata approvata la Tredicesima AVS, i “noss vecc” da tempo riceverebbero un aiuto concreto. Ci si chieda dunque di chi è la responsabilità per questo bel risultato. Forse dello stesso “triciclo” partitico che ha sabotato il “maledetto voto”, e che voleva fare lo stesso con “Prima i nostri”?

Lorenzo Quadri

Ricatti italici su “Prima i nostri”: uhhh, che pagüüüraaa!

Ai vicini a sud, ai kompagnuzzi e agli intellettualini parte l’embolo

 

I Ticinesi hanno fatto benissimo a plebiscitare l’iniziativa “Prima i nostri”. Lo conferma, al di là di ogni dubbio, la pletora di reazioni isteriche del giorno dopo. Oltreconfine, come da copione, hanno sbroccato a briglie sciolte.

La “grande statista” forzitaliota Lara Comi si è permessa di minacciare il Ticino, farneticando di sue segnalazioni all’eurocommissaria Thyssen (che probabilmente nemmeno sa chi sia la Comi). Straparla di isolare la Svizzera, la tapina. Uhhhh, che pagüüüraaaa! Sulla stessa lunghezza d’onda, anche se con un po’ più di stile e di neuroni, il senatore valtellinese Della Vedova. Il quale pretende però di venirci a dire che in Ticino non c’è un problema occupazionale. L’ennesimo Solone che monta in cattedra senza sapere un tubo di quello che succede da noi. Non poteva poi mancare il governatore della Lombardia Roberto Maroni – nominalmente leghista, di fatto  boh – che ha ventilato fantomatiche “contromisure” (?) al voto ticinese.

Pensano di minacciarci?

Qui c’è gente che pensa di minacciarci in casa nostra per un voto democratico. Dare la priorità ai propri concittadini, praticare il “prima i nostri”, è un principio base del leghismo. La logica conseguenza è che ognuno fa il leghista in casa propria. Come abbiamo detto più volte: se le provincie italiane limitrofe si trovassero un terzo della forza lavoro composta da frontalieri, non solo avrebbero già costruito un muro sul confine, ma sopra il muro avrebbero piazzato anche i cannoni. Sicché, per spiegare le sortite del governatore della Lombardia, ci sono solo tre opzioni: o il buon Maroni non capisce il problema (sarebbe preoccupante), o fa finta di non capire, oppure non è leghista.

Le pernacchie via social

Oltretutto, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, nel Friuli Venezia Giulia l’Italia contingenta i frontalieri croati. Però se il Ticino vota la preferenza indigena, nel Belpaese parte l’embolo. Quando si dice la faccia di tolla… ma questi sono i nostri vicini. Abbiamo imparato a conoscerli. I bernesi no: ed infatti si fanno sistematicamente infinocchiare.

E’ ora che nel Belpaese si rendano conto che 62’500 loro connazionali, più decine di migliaia di padroncini, portano a casa la pagnotta solo grazie al Ticino. Quindi: Comi, Maroni, Della Vedova e compagnia cantante, sproloquiate pure di isolare la Svizzera. Credete forse, con le pernacchie via social network, di fare l’interesse dei vostri connazionali che lavorano nel nostro Cantone? No di certo. Avanti così, e le frontiere con l’Italia le chiudiamo noi, poi vediamo chi si diverte di più. Invece di immaginare di minacciare i ticinesi per un voto popolare che sarà applicato – eccome se lo sarà… –  preoccupatevi di creare impieghi in Italia, così che i vostri connazionali possano lavorare a casa propria. Ma certamente è più facile sbroccare dalle proprie paginette facebook, con l’obiettivo di farsi riprendere dalla stampa, magari con tanto di foto ritoccata. Vero Lara Comi?

Il kompagnuzzo dà in escandescenze

Molto più spregevoli delle reazioni italiane, che sono tutto sommato comprensibili (i politicanti italici eletti dai frontalieri devono cercare i voti di questi ultimi, sennò addio cadrega a Bruxelles a 20mila euro al mese) sono i travasi di bile alle nostre latitudini. Primo fra tutti quello del consigliere nazionale P$ Cédric Wermuth,  già presidente dei giovani socialisti, personaggio simpatico come un cactus eccetera.

Secondo costui, il voto ticinese andrebbe annullato dal parlamento federale “in quanto illegale”. O Wermuth, ma ci sei o ci fai? L’iniziativa Prima i nostri, da settimana scorsa entrata nella Costituzione ticinese, è perfettamente conforme alla Costituzione federale, articolo 121 a. E’ invece il compromesso-ciofeca sul 9 febbraio, partorito dal triciclo ex partitone – PPDog – P$, e da te sostenuto con la massima goduria alla faccia della democrazia (ah già, ma tu vuoi rottamare la Svizzera ed aderire all’UE) ad essere anticostituzionale.  Sarà quindi il compromesso-ciofeca a venire spazzato via come merita, visto che è monnezza politica. Non certo il voto del 60% dei cittadini ticinesi. Chiaro il messaggio, Wermuth?

Avanti così

La lista degli sputasentenze, dei pennivendoli e degli intellettualini che nei giorni scorsi si sono presi la libertà  di infamare i ticinesi per il voto su Prima i nostri è lunga. Citarli tutti non avrebbe senso, e costituirebbe una pubblicità gratuita. Ma il messaggio è sempre il medesimo: chi non vota come vorrebbe questa autocertificata élite è solo un povero scemo, e anche un delinquente.

Avanti così: tutti stimoli per proseguire, con sempre maggiore convinzione, la lotta alla libera circolazione.

Lorenzo Quadri

Prima i nostri: tener duro o calare le braghe?

Una votazione che sarà determinante per il futuro del mercato del lavoro ticinese

 

Tener duro o calare le braghe? Questa, in sostanza, la scelta che dovranno compiere i votanti ticinesi il prossimo 25 settembre, esprimendosi sull’iniziativa “Prima i nostri”.

“Prima i nostri” è un 9 febbraio ticinese. E quel voto, quel “maledetto voto”, è necessario ribadirlo con forza. Oggi più che mai. Perché sull’iniziativa Contro l’immigrazione di massa a Berna ci stanno uccellando. Quello che, con un eufemismo alquanto spinto, viene definito “compromesso”, in realtà è un bidone. Se ne sono accorti esponenti di tutte le aree politiche. Non solo Udc e Lega, ma anche PLR e PS (Manuele Bertoli): la legge d’applicazione dell’articolo 121 a della Costituzione federale proposta nell’apposita Commissione del Consiglio nazionale da PLR, PPD, PS e partitini di contorno è anticostituzionale. Perfino Economiesuisse, sponsor storica dei liberali, l’ha impallinata, lasciando il PLR con il “naso in mezzo alla faccia”.  Anticostituzionale ed inutile: vengono proposte dei semplici provvedimenti di diritto interno. Cosucce all’acqua di rose. Misuricchie che si sarebbero potute benissimo applicare anche senza bisogno del 9 febbraio. A condizione, beninteso, che ci fosse stato un minimo di volontà di tutelare il mercato del lavoro indigeno dai devastanti eccessi della libera circolazione delle persone. Ma è chiaro: questa volontà mancava in passato e manca anche adesso.

Smentite le cifre farlocche della SECO

I dati dell’assistenza smentiscono platealmente le statistiche taroccate della SECO sull’occupazione in Ticino. La SECO vorrebbe farci credere che Tout va bien, Madame la marquise. L’assistenza racconta un’altra storia. In Ticino il numero delle persone in assistenza è passato dalle 6000 del 2010 alle oltre 9000 attuali (anche se il Consiglio di Stato, nelle ultime risposte ad interrogazioni, tenta di farne apparire “solo” 7800, giocherellando sui termini). I frontalieri erano 37’500 nel 2006 mentre oggi sono oltre 62’500. Di fatto occupano un posto di lavoro su tre, ovvero oltre il 30%. La media svizzera è del 6%. Il 60% dei frontalieri è attivo nel terziario: cioè in quel settore dove il frontalierato non è complementare alla manodopera ticinese, bensì sostitutivo. Emerge a chiare lettere anche dallo studio realizzato dall’Ustat nel 2013, dove si legge: “i frontalieri sono sempre più simili, in termini di caratteristiche e di orientamento professionale, ai lavoratori residenti”. Quindi li sostituiscono poiché, come tutti hanno ormai capito, possono permettersi di accettare stipendi nettamente più bassi di quelli necessari per vivere da noi. Finché questo “assalto alla diligenza” del mercato del lavoro ticinese non verrà fermato, la pressione al ribasso sui salari ed il soppiantamento nelle assunzioni continuerà imperterrito. Solo gli incauti propagandisti della SECO (che il Ticino l’hanno visto al massimo in cartolina) possono immaginare di riuscire a farci bere la fanfaluca che non esiste un nesso tra impennata dei casi d’assistenza tra i residenti, esplosione del frontalierato (specie nel terziario) e libera circolazione delle persone.

No alle clausole fumogene

Da questa situazione ovviamente non si esce con le fumogene clausole bernesi, concepite dai partiti storici per compiacere i padroni di Bruxelles. Per questi partiti, la volontà dell’UE è più importante di quella dei cittadini svizzeri. Magari sarebbe allora il caso che i voti per occupare prestigiose cadreghe li andassero a raccogliere nell’UE.

Le clausole bernesi hanno un solo obiettivo: evitare di scalfire la libera circolazione delle persone senza limiti. Di conseguenza, sono del tutto inutili. Perché la libera circolazione è il problema. Quindi le opzioni sono solo due: o la si ridefinisce, o la si disdice. Ridefinirla come? Come chiede l’articolo costituzionale “Contro l’immigrazione di massa” e come chiede la speculare iniziativa ticinese “Prima i nostri”. Ovvero tramite il ritorno alla preferenza indigena. Un principio che è stato in vigore fino al primo giugno del 2004. Stiamo dunque  parlando del passato recente (c’erano già internet ed i telefonini), non dei tempi in cui gli uomini giravano con le clave.

I sabotatori del 9 febbraio

Il controprogetto all’iniziativa Prima i nostri è stato elaborato –  ma tu guarda i casi della vita – da quegli stessi partiti che hanno voluto, e tuttora vogliono, la libera circolazione senza limiti. Sono i partiti che hanno combattuto il 9 febbraio e che hanno partorito il compromesso-ciofeca nella Commissione del nazionale. E infatti compromesso e controprogetto perseguono il medesimo obiettivo: impedire il ritorno alla preferenza indigena poiché essa metterebbe a rischio (?) la libera circolazione. Sicché la si trasforma da obbligo a semplice auspicio, per privarla di qualsiasi efficacia.

Non facciamoci fregare da quelli che, sia a Berna che in Ticino – e “stranamente” sono gli stessi –  vogliono “cambiare affinché nulla cambi”.

Il mercato del lavoro ticinese necessita di un cambiamento vero. Per questo i ticinesi il 25 settembre devono depositare nell’urna un convinto Sì all’iniziativa “Prima i nostri”. Un Sì che costituirebbe, oltretutto, una risposta forte – e necessaria! – ai pateracchi bernesi e alle prevaricazioni di Bruxelles.

Lorenzo Quadri

 

Prima i nostri: ricatti da Oltreramina!

A conferma che l’iniziativa è necessaria e, il 25 settembre, va votata

 

L’iniziativa Prima i nostri è efficace. Questo al contrario del controprogetto, elaborato da PLR-PPD-PS. Ovvero dagli affossatori del 9 febbraio: quelli che hanno sempre voluto la libera circolazione senza limiti e che, quindi, si sono sempre opposti alla preferenza indigena. E adesso vorrebbero far credere ai Ticinesi di essersi improvvisamente redenti? Proprio mentre a Berna, nella Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, gli esponenti del triciclo partitocratico di cui sopra hanno sabotato l’articolo costituzionale “contro l’immigrazione di massa” e vanno pure in giro a bullarsene? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”.

Uhhh, che pagüüüüraaa!

Ironia della sorte: la conferma che i ticinesi devono votare Prima i nostri arriva anche da oltreconfine. Nei giorni scorsi infatti tale Antonio Locatelli, coordinatore provinciale dei frontalieri del Verbanio Cusio Ossola, è sbroccato contro l’iniziativa. Ha detto il Locatelli: “Spero negli elettori ticinesi affinché non diano seguito a teorie e richieste insostenibili e poco democratiche” (ndr: stiamo parlando della preferenza indigena, che è stata in vigore fino al 2004!). E, non ancora contento, ha rincarato la dose: “Se il risultato del referendum (sic) dovesse penalizzarci, ci sarebbero gli estremi per bloccare (doppio sic) gli accordi bilaterali con la Confederazione Elvetica”.

E il Locatelli non è il solo: ricordiamo che, come annunciato dal Mattino, un gruppo di frontalieri voleva pure organizzare una manifestazione di protesta contro “Prima i nostri”, bloccando “i principali valichi d’accesso alla Svizzera” per tre giorni.

Uhhh, che pagüüüüüraaaa!

Mettiamo le cose in chiaro

Qui qualcuno – parecchi “qualcuno” a quanto pare – non ha capito da che parte sorge il sole.

Rimettiamo la chiesa al centro del villaggio.

  • Queste reazioni isteriche d’oltreconfine dimostrano che Prima i nostri è l’unica via per tornare alla preferenza indigena. Se fosse, come sostengono gli affossatori dell’iniziativa, solo aria fritta, nessuno starebbe lì a scaldarsi tanto per combatterla.
  • Qui ci sono dei signori italiani, rappresentanti dei frontalieri, che pensano di poterci ricattare e minacciare in casa nostra su un voto popolare. Non ancora contenti, pensano di poterci pure dare lezioni di “democrazia”. Loro a noi! Emerge con prepotenza la classica impostazione $inistrorsa: la democrazia va bene solo quando ci dà ragione. In caso contrario ci fa proprio schifo.
  • Questi rappresentanti dei frontalieri continuano a danneggiare proprio quelli che dovrebbero rappresentare. E’ allucinante che costoro non abbiano ancora capito che 62’500 dei “loro” portano a casa la pagnotta solo grazie al Ticino. Per cui, Locatelli e compagnia cantante, andate pure avanti così. Bloccate (?) pure i bilaterali (come se fosse vostra facoltà farlo). Se salta la devastante libera circolazione delle persone, il numero dei frontalieri in Ticino si dimezza. A noi sta benissimo. Se siete d’accordo anche voi, siamo a cavallo.
  • L’Italia nel luglio 2014 ha deciso il contingentamento dei frontalieri croati. Però i ticinesotti non devono mettere alcun limite ai frontalieri italiani. E non veniteci a parlare di “economia della regione di confine” perché il flusso migratorio è a senso unico. Se le regioni di confine italiane si trovassero con un terzo della forza lavoro composta da frontalieri ticinesi con e decine di migliaia di padroncini in arrivo dal nostro Cantone che lavorano a scapito dei residenti, non solo avrebbero già costruito un MURO sul confine, ma sopra ci avrebbero piazzato i cannoni.
  • Il 25 settembre tutti a votare Sì all’iniziativa Prima i nostri!

 

 

Lorenzo Quadri

 

Non facciamoci calpestare! Sì a “Prima i nostri”!

Altro che “sa po’ fa nagott”! La battaglia contro l’invasione da sud deve continuare 

Un Sì deciso alla preferenza indigena è diventato ancora più indispensabile dopo il compromesso-ciofeca di Berna che di fatto cancellerebbe il 9 febbraio

Domenica scorsa al mercato coperto di Mendrisio si è tenuto il pranzo organizzato da Udc Ticino e Lega a sostegno dell’iniziativa Prima i nostri, su cui voteremo il 25 settembre.

I partiti $torici, si sarà notato, hanno già attivato la macchina del fango. Non certo perché l’iniziativa sia, come vorrebbero far credere, fumogena ed inutile. Ma, molto più semplicemente, perché la partitocrazia è contraria all’iniziativa. Non ne vuole sapere di ciò che essa chiede: in particolare della preferenza indigena. Niente di strano. Ci si poteva forse attendere  che chi ha condotto una battaglia dura contro il 9 febbraio, venendo poi asfaltato dalle urne, avrebbe appoggiato “Prima i nostri”? Ovviamente, no. Costoro infatti “fortissimamente vogliono” – per i propri interessi ideologici e/o di saccoccia –  la libera circolazione delle persone senza limiti. Quella che provoca la sostituzione dei lavoratori ticinesi con frontalieri ed il dumping salariale.

Si credono furbi?

Non sono nemmeno tanto furbi, gli spalancatori di frontiere dei partiti storici. Dicono che “Prima i nostri” sarebbe inutile. E allora cosa propongono in alternativa? Qualcosa di più utile alla concretizzazione della preferenza indigena? No, propongono proprio il contrario: un controprogetto in cui la preferenza indigena viene declassata a semplice auspicio. Scusate, ma non ci cascherebbe nemmeno il Gigi di Viganello!

Lo scandalo bernese

Approvare massicciamente “Prima i nostri” è diventato ancora più necessario dopo la scandalosa ciofeca sul 9 febbraio uscita dalla Commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio nazionale.

Altro che “compromesso”: il pateracchio sfornato a Berna da PLR-PPD-P$ è semplicemente la cancellazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. E’ un insieme di proposte anticostituzionali. Infatti non vi si trovano né contingenti, né preferenza indigena. La volontà popolare viene presa a pesci in faccia. I “grandi statisti” della partitocrazia credono di prendere per i fondelli la gente proponendo misure che si potevano e si possono applicare benissimo anche senza il  9 febbraio. Misure che, va da sé, costituiscono un semplice cerotto sulla gamba di legno. Non cambieranno assolutamente nulla. Tanto più che al Consiglio federale viene lasciato amplissimo margine di manovra per – forse magari se gli gira –  intervenire, non si sa come, qualora venissero superati determinati parametri, non si sa quali: nella proposta legislativa infatti non c’è nemmeno una cifra.

Parametri-foffa

Anche “quello che mena il gesso” ha capito che i citati “parametri” verranno fissati in modo tale da non essere mai raggiunti. E, tanto per essere sicuri di non trovarsi obbligati a prendere una qualche decisione che potrebbe anche solo provocare un’alzata di sopracciglio da parte dei balivi UE, i sette scienziati bernesi si baseranno sulle cifre farlocche della SECO. Quelle secondo cui in Ticino non c’è alcun problema di sostituzione e di dumping salariale, ma quando mai: sono tutte balle populiste e razziste. Peccato che in dieci anni i frontalieri siano cresciuti da 37’500 a 62’500, che siamo aumentati di 20mila unità nel settore terziario e che i casi d’assistenza in questo sempre meno ridente Cantone siano passati da 6000 nel 2006 ai 9000 attuali.

La goduria dei sabotatori

Chissà come mai, i sabotatori del 9 febbraio stanno esprimendo soddisfazione per la ciofeca bernese. Ovvio: hanno ottenuto proprio quello che volevano. La loro non è solo soddisfazione: è massima goduria. Camerieri dell’UE come la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ed il PLR “Leider” Ammann hanno parlato di una soluzione interessante. Interessante per chi? Non certo per la maggioranza dei cittadini svizzeri che vengono, ancora una volta, presi a pesci in faccia. Traditi dai propri rappresentanti.

Il presidente nazionale UDC Albert Rösti, commentando l’immondo pateracchio, ha messo in guardia da esplosioni di rabbia popolare. Esplosioni che sono più che giustificate in Ticino, dove troppa gente vive sulla propria pelle le devastanti conseguenze della libera circolazione voluta dai partiti $torici.

Ebbene, il 25 settembre diciamo forte e chiaro che noi la preferenza indigena la vogliamo. Non solo dobbiamo votare Sì a Prima i nostri, ma dobbiamo anche portare questa iniziativa al trionfo: deve ottenere almeno i consensi riscossi dal 9 febbraio.

Chiariamo alla partitocrazia che il Ticino non si fa prendere per i fondelli dai camerieri dell’UE! La battaglia continua! Non molliamo di un millimetro!

Lorenzo Quadri

Assistenza: esplodono le cifre. E ci sono troppi stranieri

Mentre il CdS trucca le cifre per non portare acqua al mulino di “Prima i nostri”

“Prima i nostri” anche nella socialità! Per evitare la macelleria sociale bisogna tagliare sulle rendite agli stranieri a partire dagli ultimi arrivati, ossia i permessi B. L’iniziativa parlamentare della leghista Sabrina Aldi indica la via.

Ma guarda un po’. Il Cantone, e più precisamente il DSS, ha reso noti gli ultimi dati dell’assistenza. Le cifre pubblicate sono parziali, e si giochicchia sulla differenza tra domande pagate e domande attive. Ed ovviamente, in perfetto “stile SECO” si sceglie  di pubblicare il dato più basso. Sicché il CdS ci dice che in Ticino ci sono 7800 persone in assistenza (domande pagate), quando sappiamo che in realtà sono più di 9000 (domande attive). L’operazione “Max Factor” (nel senso che si tratta di truccare) sui dati dell’assistenza ha lo stesso obiettivo delle statistiche farlocche della SECO sull’occupazione: far sembrare la situazione meno peggio rispetto alla realtà. Così si può continuare a raccontare la panzana che con la devastante libera circolazione delle persone va tutto bene o quasi, che i problemi sono un’invenzione della Lega razzista e fascista.

E le cifre taroccate sono particolarmente importanti adesso, nell’imminenza della votazione sull’iniziativa “Prima i nostri”.

Imbarazz, tremend imbarazz

Del resto, capiamo l’ “imbarazz, tremend imbarazz” di taluni esponenti del governo ticinese. Se ne sono appena usciti ad esultare dopo le statistiche farlocche della SECO sulla disoccupazione in Ticino; adesso che i numeri dell’assistenza smentiscono completamente quei toni trionfalistici, qualcosa bisognava pur inventarsi. Tanto più che  le cifre vere e complete portano acqua al mulino di “Prima i nostri”.

Al proposito ricordiamo anche che il numero di persone in assistenza in Ticino è letteralmente esploso negli ultimi anni: dalle 6000 del 2010 siamo passati alle 9000 del 2016. In questo le responsabilità della libera circolazione delle persone e di chi l’ha voluta sono evidenti e pesano come macigni.

42% di stranieri

Nelle cifre pubblicate dal Cantone c’è anche un altro dato degno di nota. Quello della nazionalità dei beneficiari dell’assistenza in Ticino. Il 58% sono svizzeri, il 42% sono stranieri. L’informazione non è nuova. Il dato si ripete più o meno uguale da anni (da tenere d’occhio l’evoluzione).

Naturalmente quel 58% di svizzeri comprende anche  i naturalizzati di fresco. Non si sa, ad esempio, quanti degli “svizzeri” in assistenza hanno il passaporto rosso da – ad esempio – meno di due anni. E’ lo stesso problema che si presenta quando si leggono le statistiche sulla criminalità. Nessuno dice quanti dei delinquenti presunti svizzeri sono in realtà stranieri di fresca naturalizzazione. La cifra viene tenuta nascosta di proposito, e per ovvi motivi: ai “populisti e razzisti” non bisogna MAI dare ragione!

A ciò si aggiunge anche una questione di mentalità: mentre tra i ticinesi, specie quelli di una certa età, ci sono ancora delle remore nel chiedere l’assistenza, per persone in arrivo da paesi stranieri vicini e lontani non è necessariamente così.

I kompagni protestano, ma…

Che il 42% delle persone in assistenza sia straniera dimostra che l’immigrazione nello Stato sociale è una realtà. E soprattutto  dimostra che manteniamo troppo gente in arrivo da altri paesi vicini e lontani. Risultato: i costi a nostro carico esplodono. Poi succede quello che la $inistra denuncia: per risparmiare, la politica taglia sulla socialità.

Quello che però i kompagni ro$$overdi non dicono è che a far esplodere i costi dell’assistenza, portando ai tagli sociali che colpiscono anche i ticinesi delle fasce più deboli, è la politica delle porte aperte da loro voluta. A seguito dell’immigrazione scriteriata, lo Stato sociale svizzero in generale e ticinese in particolare è diventato un self service per stranieri, compresi quelli arrivati da poco (vedi permessi B), per non parlare degli asilanti. I primi a volere l’immigrazione scriteriata nel nostro Stato sociale, rendendolo così infinanziabile e provocando i tagli, sono proprio i kompagni. Che infatti salgono sulle barricate – snocciolando le solite patetiche accuse di populismo, razzismo e, new entry, di Apartheid (uella) – per difendere il diritto perfino dei dimoranti a rimanere in Ticino a carico dell’assistenza.

Quindi, se sulla socialità si taglia, a $inistra comincino a farsi un bell’esame di coscienza!

Prima i nostri!

La soluzione per evitare di bastonare i ticinesi in difficoltà con tagli sociali l’ha indicata la Lega: bisogna plafonare le prestazioni agli stranieri, cominciando ovviamente dagli ultimi arrivati, ossia i titolari di permessi B.

L’iniziativa parlamentare presentata nei giorni scorsi dalla deputata leghista Sabrina Aldi, che chiede che i dimoranti possano ottenere al massimo 15mila Fr dall’assistenza, va nella direzione giusta.

Lorenzo Quadri

Su “Prima i nostri” la bile degli spalancatori di frontiere

Il 25 settembre votiamo Sì alla preferenza indigena nella Costituzione cantonale

Il prossimo 25 settembre i cittadini ticinesi saranno chiamati ad esprimersi sull’iniziativa “Prima i nostri”. L’iniziativa, lanciata dall’Udc Ticino, ha raccolto 11mila sottoscrizioni. In buona sostanza, essa chiede di introdurre nella Costituzione cantonale tre principi: la preferenza indigena, la lotta al dumping salariale e la reciprocità con gli Stati esteri (ossia: basta fare i primi della classe; basta applicare a nostro danno accordi internazionali bidone mentre ci sono Paesi UE che se ne sbattono alla grande e si fanno i propri interessi).

Il 9 febbraio ticinese

L’iniziativa “Prima i nostri” vuole di fatto inserire nella Costituzione cantonale quanto votato dai ticinesi il 9 febbraio. E’ infatti chiaro che, nel nostro Cantone,  l’iniziativa contro l’immigrazione di massa è stata plebiscitata a seguito dell’invasione di frontalieri e di padroncini, con conseguenti fenomeni di soppiantamento e di dumping salariale.

L’iniziativa si inserisce nel quadro del federalismo esecutivo, ovvero nei margini d’autonomia di cui dispongono i Cantoni  nell’applicazione del diritto superiore.

Perché tanto astio?

Ebbene, su questa iniziativa – che, a non averne dubbio, rispetta la volontà del 70% dei ticinesi che hanno plebiscitato il 9 febbraio – si stanno riversando fiumi di bile. Tanta isteria è difficile da motivare. L’unica spiegazione è che “qualcuno” – ad esempio il presidente del PLR Cattaneo, autore di un gratuito e virulento attacco – non abbia ancora digerito il “maledetto voto” sull’immigrazione di massa. Questi “qualcuno” hanno un solo obiettivo, ossia impedire all’odiato “fronte del 9 febbraio” di ottenere una nuova vittoria. Dei ticinesi in disoccupazione ed in assistenza perché soppiantati da frontalieri e padroncini se ne impipano. Loro osannano le statistiche farlocche della SECO e dell’IRE. Non a caso il controprogetto all’iniziativa “Prima i nostri” l’hanno partorito quelli che hanno condotto – e miseramente perso – una battaglia senza quartiere contro il 9 febbraio.  E proprio loro, gridando ai quattro venti che l’iniziativa sarebbe “inutile”, sostengono un controprogetto che contiene solo vaghi auspici e nessun obbligo.

Al proposito un paio di riflessioni.

  • Su questioni con implicazioni internazionali come la libera circolazione delle persone il margine di manovra cantonale è limitato. E quindi? E’ forse un buon motivo per rinunciare a sfruttarlo fino in fondo? Ci vogliamo proprio adagiare sul “sa po’ fa nagott” di sadisiana memoria, mentre Oltreconfine se la ridono a bocca larga dei ticinesotti, che vengono presi a pesci in faccia dai loro stessi rappresentanti? Il 70% dei ticinesi che ha plebiscitato il 9 febbraio si aspetta dai “suoi” politici che usino tutti gli strumenti che hanno a disposizione per attuarlo. Rinunciare di proposito a farlo, per “non darla vinta” alla cordata Udc-Lega, significa tradire la volontà popolare. Inserire nella Costituzione cantonale la preferenza indigena non la trasforma in realtà dall’oggi al domani. Però costringe il Cantone a darsi da fare in questa prospettiva, utilizzando a tale scopo tutta la sua autonomia di Repubblica. Non sarebbe solo il legislatore a ricevere un compito chiarissimo. Lo riceverebbero anche i tribunali. Tribunali che, troppo spesso, utilizzano il proprio margine di manovra per emettere sentenze ideologiche pro-frontiere spalancate invece che per tutelare l’occupazione dei ticinesi.
  • A chi può dare fastidio la preferenza indigena inserita nella Costituzione cantonale? La risposta può essere una sola: a chi la preferenza indigena proprio non la vuole. Dunque a chi vuole l’assunzione indiscriminata di frontalieri.  La partitocrazia dice che introdurre nella Costituzione ticinese la precedenza dei residenti nelle assunzioni è inutile. Ma, se così fosse, allora perché scaldarsi tanto per impedirlo? L’agitazione dei sabotatori del 9 febbraio contro “Prima i nostri” già da sola basta a dimostrare che questa iniziativa inutile non è.
  • La partitocrazia contrappone la clausola Ambühl al “prima i nostri”. Aggiungendo che detta clausola sta riscuotendo successo nei Cantoni, e giù slinguazzate al direttore del DFE (che è del partito “giusto”). Attenzione: la Conferenza dei governi cantonali ha sì approvato il modello Ambühl, ma nella sua versione “senza frontalieri”. Una concretizzazione del 9 febbraio che non tenga conto della questione del frontalierato sarebbe, ovviamente, inaccettabile per il Ticino. Il rischio che questo scenario-fregatura si verifichi esiste. Non solo esiste, ma aumenta in modo esponenziale se il nostro Cantone si mette a mandare segnali ambigui. Un No al “Prima i nostri” verrebbe letto, evidentemente, come una retromarcia dei ticinesi. Si direbbe che non siamo più così convinti di quello che abbiamo votato il 9 febbraio. Tutta acqua al mulino di chi vuole infinocchiarci e sabotare il “maledetto voto”. E che sta facendo di tutto e di più per andare avanti con la libera circolazione senza limiti, malgrado essa sia diventata anticostituzionale da oltre due anni e mezzo. E tra questi, ma guarda un po’, spiccano i partiti $torici – ovvero gli autori del controprogetto.

Quindi, confermiamo il 9 febbraio e votiamo con convinzione l’iniziativa “Prima i nostri”. Non il controprogetto annacquato proposto da chi ha provocato, e tuttora difende, l’invasione da sud.

Lorenzo Quadri

“Prima i nostri”: la partitocrazia sabota la preferenza indigena. Ma i cittadini ticinesi non si faranno uccellare

Sicché la partitocrazia in Gran Consiglio vuole azzoppare l’iniziativa “prima i nostri”, lanciata dall’Udc Ticino, tramite un controprogetto farlocco. Perché farlocco? Perché trasforma la precedenza indigena da obbligo ad auspicio.

La formulazione votata dai partiti $torici è infatti questa: “Il Cantone provvede affinché sia promossa l’occupazione nel rispetto del principio di preferenza ai residenti”. Suona bene, però non vuol dire niente. Si rimane al livello delle dichiarazioni d’intenti.

Versione inefficace

La priorità dei ticinesi sul mercato del lavoro è, ovviamente, una questione molto sentita. Per ovvi motivi: la situazione occupazionale la conosciamo, come conosciamo l’invasione da sud. Quindi ecco che PLR-PPD-P$ propongono il contentino di facciata, sapendo però che nella sostanza, se il popolo si farà abbindolare dalla loro proposta, non cambierà nulla. Questi partiti hanno fatto campagna dura contro il 9 febbraio. I loro rappresentanti a Berna ne sabotano l’applicazione. Le lobby delle frontiere spalancate sono colonizzate “dai loro”. Idem per i $indakati ro$$i: quelli che non vogliono la priorità indigena perché “suscita risentimento”. Qualcuno pensa davvero che questi partiti possano essere disposti ad applicare una vera clausola di preferenza indigena? E’ come credere a Gesù bambino. La versione annacquata ed inefficace viene scodellata nella speranza che l’elettore si faccia uccellare.

Sa po’ mia?

Come si giustifica l’operazione? Con il buon vecchio adagio del “sa po’ mia”, con cui qualcuno crede di poter far fessi i cittadini in eterno! Applicare la richiesta originale dell’iniziativa? “Sa po’ mia”! Ci sono i trattati internazionali, ci sono i funzionarietti di Bruxelles… avanti così: mentre i cittadini inglesi si riprendono il proprio paese, i ticinesotti sono pronti a lasciarsi proibire perfino una cosa naturale come la priorità ai “loro” sul mercato del lavoro cantonale.

Come il Consiglio federale

La versione annacquata dell’iniziativa “prima i nostri” ricorda da vicino la clausola con cui il Consiglio federale vorrebbe applicare (?) il “maledetto voto” del 9 febbraio. Si finge di fare i compiti senza farli. Cosa vuol dire in concreto che il “Cantone provvede affinché sia promossa l’occupazione nel rispetto del principio di preferenza ai residenti”? Vuol forse dire che il datore di lavoro sarà autorizzato ad assumere oltreconfine solo dopo aver dimostrato di non aver trovato un candidato residente? Certo che no.

Decidono i cittadini

Va pur detto che l’iniziativa “prima i nostri” è un’iniziativa popolare. Su di essa dovrà quindi votare il popolo. In questo senso, quello che propone il gran consiglio conta poco. Forse i partiti $torici si illudono di riuscire a convincere i ticinesi a votare il loro  specchietto  per le allodole invece dell’iniziativa vera. O più probabilmente, ben sapendo che chi si oppone all’iniziativa “prima i nostri” verrà asfaltato dalle urne, tentano di  far credere di essere anche loro dalla parte della (probabile) maggioranza: la differenza è solo questione di sfumature. Così all’indomani del voto potranno negare di essere stati impallinati per l’ennesima volta. Un po’ come dopo le ultime elezioni comunali, con i PLR, PPD e P$ che ripetevano ad oltranza di non aver perso. Per la serie: l’importante è salvare la faccia.

Lorenzo Quadri