Ecco i grandi problemi del P$: i costumi da ginnastica!

Se le inventano tutte pur di non difendere i lavoratori e le lavoratrici ticinesi

 

Finalmente, grazie ad una pregevole e profonda interrogazione al governicchio presentata dalle deputate P$ Gina La Mantia e Tatiana Lurati, siamo in chiaro su quale sia la priorità dei $ocialisti (oltre naturalmente alle frontiere spalancate, al libero accesso a migranti di ogni ordine e grado, all’adesione all’UE, all’accoglienza di finti rifugiati, alle prestazioni sociali a go-go a stranieri furbetti, alle naturalizzazioni facili, all’islamizzazione della Svizzera, all’abolizione dell’esercito, alla rottamazione dei diritti popolari, alla sottomissione del paese ai giudici stranieri, al sabotaggio delle espulsioni dei delinquenti stranieri terroristi islamici compresi, ai moralismi a senso unico, alla scuola ro$$a, eccetera eccetera): l’abbigliamento sportivo femminile. 

Vade retro, “costumi sessualizzanti”!

Sicché, ecco le due granconsigliere di cui sopra scagliarsi tramite atto parlamentare contro il costume sgambato prescritto dall’Associazione cantonale ticinese di ginnastica per le discipline attrezzistiche, accusato di essere “discriminatorio e sessualizzante” oltre che “un ostacolo alle pari opportunità”. A noi che non siamo intellettualini rossi, bensì beceri leghisti, il nesso tra costume da ginnastica e pari opportunità sfugge. Così come pure ci sfugge la competenza del governicchio su un argomento del genere. Ci è invece chiaro che in casa P$, pur di non difendere i lavoratori e le lavoratrici ticinesi, si lanciano anche le fatwe contro le tenute da ginnastica, in quanto ennesimo frutto di una “società maschilista e patriarcale”. Insomma, roba da far tremar le vene ai polsi!

Le compagne sognano un luminoso futuro in cui le ragazze potranno graziosamente volteggiare alle parallele coperte da un burqa del peso di 15 kg, in modo da evitare qualsiasi sospetto di “sessualizzazione”. Curiosamente, lo zelo censorio delle due punte di diamante del P$ non si estende alle tenute sportive maschili, sulle quali – proprio in nome della “parità” – ci potrebbe essere altrettanto da dire.

Diversità?

Pur nella nostra conclamata ignoranza in storia dell’abbigliamento, siamo in grado di osservare che in Europa, se fino al XIII secolo i vestiti di uomini e donne erano sostanzialmente uguali (le stesse tuniche a forma di sacco che avrebbero fatto la gioia delle due interroganti) da circa 700 anni l’abbigliamento femminile sottolinea alcune parti anatomiche, e quello maschile ne sottolinea invece altre. Ma come: queste compagne che inneggiano al “valore della diversità” vorrebbero adesso negare le diversità stabilite da Madre Natura?

Come gli islamisti

L’aspetto inquietante è che da parte del P$  presunto difensore delle donne si sentono i medesimi ragionamenti degli estremisti islamici: no alla sessualizzazione (?) del corpo femminile e dunque – logica conseguenza – nascondiamo tutto sotto un pastrano integrale che copra dalla testa ai piedi. Le autocertificate paladine della condizione femminile vanno giulive a sposare la visione islamista: sessualizzazione = scandalo = bisogna coprirsi = chi non si copre è una svergognata. Certo che se è così che certe kompagne pensano di promuovere le pari opportunità, auguri!

Quadro preoccupante

L’interrogazione delle due deputate $ocialiste non è solo ridicola, ma è anche allarmante. E se a questa aggiungiamo la penosa cagnara sollevata, sempre dalle signore della gauche-caviar, contro il programma “politicamente scorretto” causa ragazze in tutine da ginnastica e la bacchetta per indicare le parti anatomiche, ne esce un quadro assai preoccupante della $inistruccia cantonticinese e dei suoi isterismi censori che farebbero impallidire il più intransigente calvinista dei tempi andati.

Il bello è che a sciacquarsi la bocca con il rispetto delle donne sono poi quelli e quelle che vogliono fare entrare tutti i migranti economici misogini e sessisti (oltre che razzisti, antisemiti, cristianofobi, omofobi) mettendo in pericolo in prima linea proprio le donne. E sull’ “innominabile” funzionario abusatore P$, e sui suoi superiori P$ che hanno messo a tacere le denunce nei suoi confronti, naturalmente, silenzio tombale. Ma forse, secondo le kompagne, sotto sotto la colpa era delle ragazzine abusate che indossavano vestiti “sessualizzanti”.

Non stiamo nella pelle

Attendiamo con curiosità di leggere la risposta del governicchio ad un atto parlamentare tanto pregnante, che ben evidenzia come il P$ elevi il livello del dibattito politico cantonticinese. Ovviamente, in nome della “trasparenza” tanto evocata a $inistra, vogliamo anche sapere quanto sarà costata, al solito sfigato (e sessista) contribuente, la risposta ai fondamentali quesiti sollevati dalle due statiste.

Lorenzo Quadri

“Gestione” del caos asilo: i liblab sono uguali al P$$

Cosa ha cambiato l’arrivo di una PLR al Dipartimento federale di giustizia? Un tubo!

 

Di recente la stampa di regime ha “scoperto”, ma guarda un po’, che l’84% dei migranti economici somali presenti in Svizzera sono a carico dell’assistenza sociale. Quando si dice: dopo averne mangiate dieci fette, si accorgono che era polenta!

Non solo l’84% dei finti rifugiati somali sono in assistenza, ma la stessa percentuale si ritrova anche nelle altre etnie. Detto in altri termini: quasi tutti coloro che ottengono di rimanere in Svizzera come rifugiati poi finiscono integralmente a carico del solito sfigato contribuente. Del resto, per farsi un’idea della situazione, basta pensare che il numero degli eritrei in assistenza nel giro di soli otto anni è aumentato del 2282%! Poi però la partitocrazia viene a dirci che non ci sono i soldi per l’AVS.

Senza dimenticare che in Eritrea non è in corso alcuna guerra e che i presunti profughi accolti nella Confederella tornano in patria per le vacanze perché “lì è più bello”. Ne consegue che costoro non sono affatto minacciati al natìo paesello, quindi non sono rifugiati bensì migranti economici, e quindi ancora vanno rimpatriati dal primo all’ultimo.

Negare la realtà

Eppure questa realtà viene sistematicamente negata dal Dipartimento ex Sommaruga che continua a far entrare in Svizzera – e naturalmente a mantenere – finti rifugiati eritrei.

Altrettanto naturalmente, questi finti rifugiati trovano i loro difensori d’ufficio. Ad esempio, quelli che manifestano perché non gli sta bene che, come dormitori per migranti economici, vengano utilizzati i bunker della protezione civile: vedi quello di Camorino. A proposito: che nessuno si sogni di spendere anche un solo franco del contribuente per edificare una struttura sostitutiva. Secondo il clan del “devono entrare tutti”, alloggiare i finti rifugiati con lo smartphone in bunker della protezione civile sarebbe razzismo.  Peccato che in questi stessi impianti  alloggino, da quando esistono, anche i militari elvetici. Al proposito, però, i moralisti a senso unico non hanno nulla da dire.

Business ro$$o

E’ poi il caso di ricordare che, nel giro di soli 8 anni, i finti rifugiati eritrei che si trovano nel nostro Paese a carico dell’assistenza sono aumentati di oltre il 2000%.

E dove sono, allora, i rimpatri? Tanto più che la stampa “in loco” dipinge dell’Eritrea un quadro assai meno catastrofista di quello che viene presentato in Svizzera?

Ma è chiaro: il business ro$$o dell’asilo deve girare; servono “utenti”. E a tale scopo va bene raccontare un po’ di fanfaluche agli svizzerotti.

Continuare ad opporsi

Il Dipartimento Ex Simonetta insiste nel voler piazzare il nuovo megacentro asilanti in zona Pasture, tra Balerna e Novazzano. Ed ha pure fretta. E sì che l’Ufficio federale della migrazione non perde una mezza occasione per venire a raccontare al popolazzo “chiuso e gretto” che gli arrivi di finti rifugiati sarebbero continuamente in calo. Ma insomma, vediamo di deciderci. O i migranti economici diminuiscono, oppure bisogna aumentare la capacità d’accoglienza. Entrambe le cose contemporaneamente, non ha senso. Qui gatta ci cova. Ed è un motivo in più perché il Ticino, ed i Comuni toccati, continuino strenuamente ad opporsi alla creazione di centri per finti rifugiati sul nostro territorio.Questo Cantone ha già dato.

PLR e P$$: uguali

Abbiamo detto subito che l’arrivo della kompagna Simonetta Sommaruga al Dipartimento dei trasporti sarebbe stata una sciagura. La previsione, infatti, si è puntualmente avverata (del resto, non serviva il Mago Otelma…): il Consiglio federale sta esaminando un nuovo piano per ulteriormente vessare gli automobilisti con la solita scusa della promozione del trasporto pubblico.

Ma cosa ha portato, invece, la partenza della Simonetta dal Dipartimento di Giustizia, dove è approdata la neo-ministra liblab Karin Keller Sutter (KKS)? Cosa è cambiato in questi mesi al DFGP? Risposta: un bel niente. Dove sono, KKS (e KrankenCassis, pure lui PLR) gli accordi di riammissione con l’Eritrea? Dispersi nelle nebbie. O vuoi vedere che, nella gestione (?) del caos asilo,gli esponenti liblab sono identici ai $inistrati? Cosa che peraltro già sono in vari altri ambiti fondamentali, a partire dalla svendita della Svizzera all’UE tramite calabraghismo compulsivo davanti ad ogni cip in arrivo da Bruxelles?

Lorenzo Quadri

Pesci in faccia ai ticinesi

Annuncio odioso: “Voglio solo frontalieri perché lavorano con impegno”. E i ro$$i…

Un paio di settimane fa nel Canton San Gallo un’azienda attiva nel ramo dei trasporti ha pubblicato un annuncio per la ricerca di un autista di camion. L’inserzione spiegava che il candidato deve essere cittadino svizzero e mangiare carne di maiale (vedi il Mattino dello scorso 21 aprile).

La richiesta di mangiare carne di maiale veniva spiegata in questo modo: “Siamo una ditta a conduzione familiare; i buoni rapporti e la convivialità tra collaboratori sono fondamentali. E a fine giornata ci piace ritrovarci e gustare assieme un po’ di carne di maiale o un cervelat”.

Il “caso”

Inutile dire che i $inistrati del P$ (Partito degli Stranieri) sono immediatamente insorti facendone un “caso” e strillando al razzismo. Per costoro, infatti, non è accettabile che in Svizzera un’azienda privata scelga di assumere cittadini elvetici che seguano i locali usi e costumi, e quindi che mangino cervelat. Chiaro: per la gauche-caviar, la precedenza sul mercato del lavoro va data a migranti in arrivo da “altre culture”. Prima gli altri!

Il bello è che a pretendere di impedire ad una società elvetica di assumere dipendenti svizzeri in Svizzera è tale kompagno Bujar Zenuni (non patrizio di Corticiasca) presidente del progetto “P$ migranti” del Canton San Gallo. Che livello!

La cosa preoccupante

Ecco, questi sono i $inistrati del P$ che poi si riempiono la bocca con la tutela del lavoro, e contemporaneamente però smaniano per lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita UE, che porterà all’azzeramento delle misure accompagnatorie. Perché loro, i kompagni, vogliono l’adesione della Svizzera all’UE.

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, anche l’inutile Kommissione federale contro il razzismo, presieduta da un’ex politicante radikalchic, ha pensato bene di fare il proprio stucchevole verso blaterando di “annuncio preoccupante”. Uhhh, che pagüüüraaa! Qui l’unica cosa preoccupante è che esista una commissione federale, finanziata dal solito sfigato contribuente, il cui unico scopo è far credere che in Svizzera ci sia un problema di razzismo. E che tace omertosa sul razzismo d’importazione. Come se non fosse totalmente ridicolo sostenere che la Svizzera sia un paese razzista, quando il 25% della popolazione è straniera. Senza contare i beneficiari di naturalizzazioni facili, che sono all’incirca 50mila all’anno, e che, come tali, spariscono dalle statistiche degli stranieri.

Testo inequivocabile

Ora, accade che nei giorni scorsi sul portale tutti.ch è apparso l’annuncio che vedete qui riprodotto. Il testo è inequivocabile:

“Cerco signora/signorina, rigorosamente frontaliera perché lavorano meglio e con impegno, per imballo oggetti in una casa da 120 mq pre-trasloco (…). Astenersi perditempo, curiosi e ticinesi”.

Questa inserzione, oltre che discriminatoria, è offensiva nei confronti dei ticinesi, che vengono assimilati ai perditempo. Di conseguenza, se ne avremo voglia, nei prossimi giorni procederemo a segnalarla al Ministero pubblico per violazione dell’articolo 261 bis del codice penale. Ovvero quell’articolo che tanto piace a radikalchic e $inistrati multikulti e spalancatori di frontiere, i quali pensano di servirsene a sproposito per zittire e criminalizzare le posizioni politiche diverse dalle loro (altro che “tolleranza”, altro che “libertà d’espressione”!).

Citus mutus

Naturalmente, però, lo sconcio annuncio – che dopo qualche ora, chissà come mai, è stato rimosso – non ha suscitato alcuna reazione dalla gauche-caviar con la morale a senso unico. Silenzio sepolcrale. Citus mutus. Neanche un cip.

Chiaro: per costoro, che i ticinesi vengano discriminati in casa propria, è cosa buona e giusta. Muta come una tomba, e per lo stesso motivo, l’inutile e faziosa commissione contro il razzismo. Ennesima dimostrazione che questa commissione starnazza solo quando è politicamente conveniente per gli spalancatori di frontiere. Pertanto va abolita subito.

Quanto a chi ha avuto la bella idea di redigere e far pubblicare un annuncio del genere, può solo vergognarsi.

Lorenzo Quadri

 

 

L’ennesima dimostrazione

Ah beh, questa ci mancava! I $indakati ro$$i UNIA ed USS ci regalano l’ennesima dimostrazione di cosa intendono per tutela del mercato del lavoro ticinese. Hanno infatti sottoscritto un accordo con la CGIL Lombardia con l’obbiettivo di… sostenere i frontalieri. Accordo i cui contenuti (tanto per prendere meglio per i fondelli la gente) vengono presentati dai $indakati internazionalisti con un comunicato redatto in burocratese stretto, (volutamente?)  incomprensibile a dei “semplici” lavoratori. A dimostrazione della distanza siderale che intercorre tra questi ultimi ed i sindacati rossi.

Il nuovo accordo non solo serve a difendere i frontalieri, ma anche ad aumentarne la collocabilità… “grazie alle strutture formative svizzere”.

Hai capito i kompagni? Invece di preoccuparsi dei ticinesi senza lavoro, tutelano i frontalieri che hanno soppiantato i residenti, e si preoccupano pure di facilitarli nelle assunzioni in Ticino (come se non fossero già abbastanza facili). Naturalmente a scapito dei ticinesi. In nome del solito dogma: “devono entrare tutti”!

Del resto, anche i frontalieri si sindacalizzano e pagano le loro brave quote. Quindi, più ce n’è, meglio è! Così i dirigenti sindacali possono versarsi paghe da manager (altro che proletariato).

Intanto il partito dove i sindacati ro$$i comandano, ovvero il P$$, smania per lo sconcio accordo quadro istituzionale che, tra le altre cose, porterà alla cancellazione delle misure accompagnatorie, con cui i kompagni si sono sciacquati la bocca per anni.
Ecco come i sinistrati difendono il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone. A quando un sindacato che rappresenti esclusivamente gli interessi dei lavoratori ticinesi in casa loro?

LQ

 

Invece di andare a nascondersi…

Primo maggio: l’ipocrisia dei sinistrati che sfasciano il mercato del lavoro ticinese

 

L’ipocrisia politikamente korretta il primo maggio non ha festeggiato e nemmeno si è presa una pausa. Ma, al contrario, era attiva a pieno regime.

E’ il colmo che, nell’anno di disgrazia 2019, questa giornata venga ancora monopolizzata dalla sinistra spalancatrice di frontiere, che ha contribuito alla devastazione del mercato del lavoro ticinese. Questa gente il primo maggio dovrebbe andare a nascondersi. Altro che mettersi in prima fila. E invece è ancora lì a blaterare idioti slogan internazionalisti, come “senza muri e senza paura”.

Quelli che si riempiono la bocca con la protezione dei lavoratori, sono gli stessi che hanno sempre rifiutato istericamente la preferenza indigena. Arrivando al punto di cancellare l’esito delle votazioni popolari. Sono quelli a cui sta bene che in Ticino i frontalieri siano un terzo dei lavoratori. Quelli a cui sta bene che i frontalieri attivi nel terziario, dove manifestamente soppiantano i ticinesi, siano quadruplicati in pochi anni.

Quelli che hanno sempre rifiutato di difendere il lavoro dei ticinesi, perché è “becero populismo e razzismo”.

Ma è chiaro: anche i frontalieri pagano le loro brave quote sindacali. E pecunia non olet. Neppure a sinistra. Anzi, a sinistra meno che altrove.

Quelli che si riempiono la bocca con la protezione dei lavoratori, sono gli stessi che si indignano e strillano per gli annunci di lavoro riservati agli svizzeri. Però non hanno niente da dire su quelli riservati esclusivamente ai frontalieri.

Quelli che si riempiono la bocca con la protezione dei lavoratori, sono gli stessi che considerano la libera circolazione come un sacro dogma. Altro che difendere il mercato del lavoro ticinese: la priorità è spalancare le frontiere!

Quelli che pensavano di fare fessa la gente con la storiella delle misure accompagnatorie quale condizione imprescindibile per l’accettazione della libera circolazione, adesso sono i primi a volere lo sconcio accordo quadro istituzionale: un trattato coloniale che porterà, tra le altre cose, alla cancellazione delle misure accompagnatorie per decreto di Bruxelles. La fallita Unione europea, secondo i sinistrati, deve comandare in casa nostra. Perché altrimenti il popolazzo svizzero, “chiuso e gretto”, vota sbagliato.

Altro che difendere il lavoro. Questi sono i demolitori del mercato del lavoro. Sono quelli che lo svendono all’UE, andando a manina con i manager stranieri delle multinazionali.

A proposito: dov’erano sinistrati e sindacalisti assortiti quando si trattava di difendere migliaia di impieghi sulla piazza finanziaria ticinese? Risposta: a strillare contro il segreto bancario. Ecco dov’erano.

Lorenzo Quadri

Lavoro: P$ contro gli annunci per gli svizzeri

Certo che questi $inistrati del P$ (=Partito degli Stranieri) sono uno spettacolo! Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli!

In quel di San Gallo è infatti accaduto che una ditta di trasporti a conduzione familiare ha pubblicato un annuncio di lavoro per la ricerca di un autista di camion. Requisiti: confederato, con un ottimo spirito di squadra, e che mangi carne di maiale. Perché carne di maiale? Perché, spiega l’azienda, “siamo una ditta a conduzione familiare; i buoni rapporti e la convivialità tra collaboratori sono fondamentali. E a fine giornata ci piace ritrovarci e gustare assieme un po’ di carne di maiale o un cervelat”.

Apriti cielo. L’annuncio ha suscitato l’ira funesta del kompagno di turno: tale Bujar Zenuni, non patrizio di Corticiasca e nemmeno di Rossrüti, presidente del progetto “P$ migranti” del Canton San Gallo. Costui ciancia di discriminazioni e pretende “scuse pubbliche”.

Eh già: adesso un’azienda privata non può decidere di assumere cittadini svizzeri che mangino carne di maiale senza suscitare l’ira funesta di $inistrati in arrivo da altre culture come il buon Zenuni, i quali pretendono di arrivare in casa nostra e di accusarci di razzismo. Costoro, però, sugli annunci di lavoro per soli frontalieri, che discriminano gli svizzeri, non hanno nulla da dire. Mai! Perché gli svizzerotti “chiusi e gretti” possono venire discriminati nel proprio Paese, magari da responsabili del personale stranieri, senza che nessun moralista multikulti proferisca un cip. Ovvio: i $ocialisti si mobilitano solo per gli stranieri.

Anche l’inutile commissione…

Inutile dire che sul caso (?) della società di trasporti sangallese si è mobilitata anche l’inutile e faziosa Commissione federale contro il razzismo, ormai ridotta ad inventarsi il lavoro. La deplorevole (?) vicenda, secondo la funzionarietta di turno, “Va presa sul serio”. Uhhh, che pagüüüraaa! Qui l’unica cosa che va presa sul serio è la richiesta di abolizione dell’inutile Commissione federale contro il razzismo: quella che serve solo ad accusare gli svizzeri di razzismo per costringerli, sotto la pressione del ricatto morale, a “far entrare tutti”; quella che non fa mai un cip sul razzismo d’importazione (ovvero, migranti economici che sono razzisti, sessisti, antisemiti, cristianofobi, omofobi, eccetera); e quella che naturalmente, proprio come i $inistrati con i piedi al caldo, starnazza indignata per un’offerta di lavoro riservata agli svizzeri, ma non ha MAI niente da dire sugli annunci per soli frontalieri che compaiono un giorno sì e l’altro pure sui media di questo sfigatissimo Cantone!

Lorenzo Quadri

PLR e P$ contro il salmo svizzero

Non solo accordo quadro: i due partiti a manina anche per rottamare l’inno nazionale

Le cappellate del tandem PLR-P$ sembrano non finire mai! Non contento di pianificare la rottamazione della Svizzera tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, adesso l’allegro duetto vorrebbe gettare nel water anche l’inno nazionale. Ovviamente per sostituirlo con l’ennesima ciofeca multikulti inneggiante alle frontiere spalancate.

Sono anni che la sedicente “Società svizzera di pubblica (in)utilità” tenta di sbolognarci il suo nuovo inno farlocco. Per il momento non ci è ancora riuscita. Ma prima o poi…

Del resto, “grazie” alle naturalizzazioni facili volute dal triciclo PLR-PPD-P$$, il passaporto rosso viene regalato a stranieri non integrati che non hanno alcun legame con il nostro paese. Per cui, figuriamoci cosa gliene può importare a costoro del salmo svizzero (e di tutto il resto).

Iniziativa respinta

Fatto sta che il Consiglio nazionale nei giorni scorsi ha respinto per 97 voti contro 85 e 3 astenuti un’iniziativa parlamentare che chiedeva di ancorare il salmo svizzero in una legge. Non si tratta di una richiesta fuori di cranio: in vari Paesi è infatti così. In alcuni, addirittura, l’inno nazionale è iscritto nella Costituzione.

Qual era dunque l’obiettivo dell’iniziativa? Far sì che i camerieri dell’UE in Consiglio federale non potessero rottamare il salmo svizzero di propria iniziativa, senza rendere conto ai cittadini. Oggi teoricamente potrebbero: del resto è proprio quanto successo con il vecchio inno, lo spettacolare “Ci chiami o patria”, che purtroppo presentava un problemino di “analogia eccessiva” con l’inglese God save the Queen.

Cosa cambierebbe?

Se il salmo svizzero dovesse venire inserito nella legge, la conseguenza sarebbe che un suo abbandono dovrebbe passare giocoforza dal parlamento prima e – in caso di referendum – dal popolo poi. E non ci si venga a raccontare la storiella che ciò equivarrebbe ad un aumento della burocrazia: si sta parlando di un decreto di poche righe. Mentre il triciclo, non contento di infesciarci di leggi inutili – che servono solo a generare costi, a gonfiare la pubblica amministrazione come una rana ed a disintegrare i santissimi ai cittadini – vuole pure recepire automaticamente i Diktat della fallita UE (accordo quadro istituzionale). Poi però pensa di prendere la gente per scema dichiarando di non volere l’inno nella legge in nome della semplificazione legislativa? Ma vaffa!

Ancora una volta…

Morale della favola: la maggioranza del Consiglio nazionale non ne vuole sapere di mettere al sicuro il salmo svizzero. E quindi spiana la strada alla sua rottamazione.

Chi ha preso questa bella decisione? Il PLR ed i $inistrati! Anche questa volta, ex partitone e gauche-caviar a manina per svendere la Svizzera, la sua indipendenza e le sue tradizioni.Ricordarsene il 7 aprile!

Lorenzo Quadri

 

Per il P$ si mette malissimo

Ex funzionario abusatore: compaiono nuovi nomi. Guarda caso, tutti $ocialisti

Mentre il colpevole continua a beneficiare dell’anonimato – fosse stato leghista, sarebbe già stato pitturato da un pezzo in prima pagina su tutti i giornali – il suo partito, autocertificato grande difensore delle donne ed abituato a calare la morale agli altri (naturalmente a senso unico) si trova in grosse difficoltà. La cadrega governativa traballa?

Si allarga lo scandalo “in salsa $ocialista” dell’ex funzionario abusatore targato P$ (già consigliere comunale di Lugano nonché collaboratore del defunto quindicinale sedicente satirico Il Diavolo). Sulla scena compaiono nuovi personaggi, secondo la gerarchia del DSS, che a loro volta ne coinvolgono altri. Ed infatti, accertate le pesanti colpe dell’ex funzionario, si tratta ora di fare piena chiarezza su chi ha imboscato le segnalazioni nei suoi confronti, permettendogli così di farla franca per anni. Al punto che taluni reati sono perfino caduti in prescrizione, e l’abusatore reiterato non andrà nemmeno in prigione.

Chiaro: le nostre leggi e la nostra giustizia, come sappiamo da un po’, sono inflessibili solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie dell’aberrante Via Sicura. Con i delinquenti veri, invece… vai col buonismo- coglionismo!

Nuovi nomi

Sicché nei giorni scorsi è salito alla ribalta il nome di Ivan Pau Lessi, attualmente pensionato, già capo dell’Ufficio delle famiglie e dei minorenni, nonché ex municipale P$ di Giubiasco, nonché nominato sempre dal P$ nel Consiglio della magistratura. Sentendosi chiamato in causa dalle dure parole del giudice Marco Villa contro lo Stato che “non ha ascoltato le vittime”, Pau Lessi ha trasmesso un memoriale al CdS e si è autosospeso (?) dal Consiglio della magistratura. Non stiamo ovviamente a ripetere quanto già scritto su tutti i giornali nei giorni scorsi. Al proposito, però, una considerazione: questa moda politikamente korretta delle autosospensioni ci pare proprio, per citare il ragionier Fantozzi, “una cagata pazzesca”; ed oltretutto, che valore legale ha? Delle due l’una: o non hai nulla da rimproverarti ed in quel caso rimani al tuo posto, oppure hai combinato qualcosa e allora non ti “autosospendi”, ma ti dimetti. A maggior ragione ti dimetti dal Consiglio della magistratura, che è un’istituzione importante e non la bocciofila di Corippo (con tutto il rispetto per Corippo).

Cosa vuol dire “mi autosospendo”? Che forse ho la coscienza sporca ma aspetto che me lo dica l’inchiesta amministrativa?

Pau Lessi ha a sua volta tirato in ballo il proprio superiore dell’epoca, ossia Roberto Sandrinelli, aggiunto di direzione presso la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie nonché – ma tu guarda i casi della vita – candidato P$ al Consiglio di Stato nel 2011.

Il nome di Martino Rossi, già direttore della Divisione appena citata nonché ex capogruppo P$ (e ridàgli!) in Consiglio comunale di Lugano, era invece già uscito la scorsa settimana.

Il beneficio dell’anonimato

Parlando di nomi, l’unico che non appare sui media è proprio quello dell’ex funzionario abusatore. Perché non compare? Perché, in sprezzo del ridicolo, gli organi d’informazione si trincerano dietro il pretesto della “protezione delle vittime”. Che, nel caso specifico, è un’inaudita presa per i fondelli.

In effetti, l’autore è già identificato con ruolo, funzione, compiti, anni in cui era in attività, carica politica rivestita in passato, collaborazioni con il defunto quindicinale sedicente satirico contiguo al P$ “Il Diavolo”, eccetera. In presenza di tutti questi elementi noti, l’identità dell’innominabile funzionario-abusatore $ocialista è un segreto di pulcinella. Quindi, la pubblicazione del nome non cambierebbe nulla sul piano dell’identificabilità delle vittime. Cambia solo su quello dell’identificabilità del delinquente. Evidentemente nel caso concreto si ha a che fare con un protetto del partito “giusto” a cui si vuole risparmiare la gogna mediatica che invece altri – senza l’appartenenza politica giusta e senza gli amici giusti – hanno dovuto subire ad oltranza per reati assai meno schifosi.

Ribadiamo per l’ennesima volta: se l’innominabile ex funzionario P$ fosse stato un leghista, si sarebbe immediatamente trovato pitturato in prima pagina con nome, cognome e fotografia.

Qualcuno ha parlato

Qualcuno però ha parlato, o meglio ha scritto. Trattasi dell’avvocato Tuto Rossi che sulla sua pagina facebook (che chiunque può consultare) non solo ha pubblicato nome e cognome dell’ex funzionario, ma ha spiattellato particolari di una vicenda giudiziaria che, evidentemente, conosce bene.

Tra questi il seguente, allucinante estratto dell’atto d’accusa: “Nel 2001 il funzionario statale ultraquarantenne, ha convinto il Consiglio di stato a fondare il Forum dei Giovani e a nominarlo coordinatore.

Fin dalla prima riunione ha messo gli occhi su ragazzine di 15 anni. Con almeno una ha avuto frequentazioni intime; ha poi individuato quella più fragile che un paio d’anni dopo ha portato a casa sua, l’ha drogata e costretta a subire l’atto sessuale. Ha poi portato in Italia e dato in pasto a una coppia di suoi amici scambisti una ragazzina appena diciottenne, e dopo averle fatto assumere droga “per farla sciogliere di più”, le hanno fatto (…).

Si è procurato alcuni taglietti ai polsi (facilmente ricuciti da un’amica ginecologa) per ricattare una giovane sostenendo che si sarebbe suicidato se lei non gli avesse praticato un coito orale.

Ha approfittato di una proiezione riservata della Commissione Cinema Giovani, di cui era Presidente, per infilare le dita nella vagina di una sua dipendente continuando nell’atto, anche se la giovane piangeva”.

Diteci voi se un simile soggetto merita di godere dell’anonimato solo perché è del partito “giusto” e con gli amici “giusti”!

Strumentalizzazioni calunniose?

Già che parliamo di partito. Il kompagno Igor Righini, presidente del P$, evidentemente in enormi difficoltà – diciamo pure che, a seguito di questa storiaccia, il partito $ocialista è immerso a bagnomaria nella palta – se ne è uscito a dire che accostare il partito all’accaduto sarebbe una “strumentalizzazione politica calunniosa”.

Ö la Peppa!

Allora: il funzionario abusatore innominabile è P$ (ex consigliere comunale di Lugano nonché collaboratore del Diavolo); Pau-Lessi è P$ (ex municipale di Giubiasco e membro autosospeso (?) del consiglio della magistratura); Roberto Sandrinelli è P$ (già candidato al Consiglio di Stato nel 2011); Martino Rossi è P$ (già capogruppo in consiglio comunale di Lugano); Patrizia Pesenti (direttrice del DSS al tempo dei fatti) è P$… Tutti esponenti del partito $ocialista, sedicente grande difensore delle donne nonché abituato a calare la morale agli altri, naturalmente sempre e solo a senso unico!

Però il presidente del partito $ocialista kompagno Righini sostiene che citare il P$ è squallida e calunniosa strumentalizzazione politica?

Come diceva Totò: “Ma ci faccia il piacere”!

LORENZO QUADRI

Funzionario P$ abusatore: la doppia morale dei kompagni

Nel dipartimento ro$$o, preposto alla protezione delle vittime, si imboscano le denunce

 

Il Ticino è giustamente scandalizzato dal  caso dell’ex funzionario cantonale del DSS, attivo nell’ambito delle politiche giovanili, e degli abusi sessuali da lui commessi una quindicina di anni fa. Reati commessi “nell’esercizio delle sue funzioni” ai danni di tre giovani donne, due delle quali minorenni all’epoca dei fatti, mentre la terza era una stagista.

Omertà

Particolarmente ripugnante il “modus operandi” del funzionario, che si mostrava debole e sofferente per soddisfare le proprie voglie, minacciando le ragazze di suicidarsi se non avessero accondisceso alle sue richieste sessuali. E scandalosa l’omertà dei superiori che, sebbene fossero stati informati dell’accaduto, hanno guardato dall’altra parte. Sicché per lunghi anni il viscido è rimasto tranquillamente al suo posto. Profumatamente pagato dal contribuente, fino ai mesi scorsi si occupava di giovani e pontificava sulle politiche giovanili. Che schifo!

Un paio di cosette vanno evidenziate.

Punto primo

Curiosamente, ma tu guarda i casi della vita, il nome del funzionario non è mai uscito sui media. Non sarà mica perché il signore in questione è un $ocialista, ed ha pure ricoperto cariche politiche per il P$? Non solo, ma l’abusatore era anche collaboratore dell’ormai defunto quindicinale sedicente satirico Il Diavolo, quello poi confluito nel portale-foffa Gas (intestinale): ovvero un portale di galoppini del P$ coordinato da un pluricondannato e specializzato in campagne d’odio. E questi $inistrati pretenderebbero poi di calare la morale ad altri? Oltretutto, gli uccellini bellinzonesi cinguettano che il funzionario in questione non fosse a rischio di burn out per il troppo lavoro: vuoi vedere che si occupava degli articoli del Diavolo, così come di altre sue iniziative editoriali, durante l’orario di lavoro?

Se invece che un $ocialista con anche un’attività politica alle spalle, il funzionario abusatore fosse stato un leghista, poco ma sicuro che sarebbe stato pitturato su tutti i media (cartacei ed elettronici) di questo sfigatissimo Cantone con nome, cognome, fotografia, numero di scarpe ma soprattutto etichetta politica. Sarebbe già stata scatenata una shitstorm (=tempesta di cacca) di proporzioni immani contro l’odiata Lega. Ed i kompagni starebbero già cavalcando la vicenda senza ritegno. Invece adesso, dato che l’abusatore è uno “dei loro”… Garantismo ad oltranza! Il kompagno presidente Righini invita a “non politicizzare”! Che tolla!

Punto secondo

Come non si è fatto il nome dell’ex funzionario P$, allo stesso modo non si sa chi sia quel superiore o quei superiori che hanno scandalosamente imboscato le segnalazioni nei suoi confronti. Nei primi anni duemila, come noto anche ai paracarri, il DSS era saldamente in mani P$. Di quell’area erano e sono tutt’ora la grande maggioranza dei funzionari dirigenti del Dipartimento. Sicché il Gigi di Viganello non pensa di sbagliare di molto immaginando che anche il o i superiori portati a conoscenza delle malefatte dell’ex funzionario indossassero la sua stessa casacca politica. Non vorremmo a questo punto che le denunce fossero state imboscate (anche) per solidarietà ro$$a!

Punto terzo

In conseguenza dell’imboscamento delle denunce, l’ex funzionario è rimasto al proprio posto “come se niente fudesse”, ad occuparsi di giovani e di politiche giovanili. E questo non solo (come se non fosse già abbastanza grave) nell’amministrazione cantonale, ma addirittura nel DSS. Ovvero in quello che dovrebbe essere il Dipartimento preposto all’aiuto alle vittime, e che ha pure creato un apposito servizio. Si legge sulla pagina web del Dipartimento: “Se avete subito una violenza o un reato che vi ha direttamente leso a livello fisico, psicologico, sessuale e volete parlarne, essere ascoltati, ricevere consulenza e conoscere le prestazioni previste dalla Legge per l’aiuto alle vittime di reati, vi invitiamo a visitare il nostro sito”.

Per fortuna! E’ chiaro che le responsabilità di chi ha coperto l’abusatore vanno chiarite fino in fondo, così come i loro moventi.

Punto quarto

L’ex funzionario non andrà nemmeno in prigione. Tra prescrizioni, difficoltà probatorie e chi più ne ha più ne metta, il kompagno abusatore se la caverà con una pena sospesa condizionalmente.

Proprio vero che la nostra giustizia è inflessibile solo con gli automobilisti. A causa del bidone Via Sicura, chi infrange un limite di velocità senza alcuna conseguenza pratica viene punito più duramente di un pluriabusatore. E qui ne abbiamo una bella (si fa per dire) dimostrazione. Ringraziamo la partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

$inistrati “indispensabili”? Ma per cortesia…

 

Accipicchia, anche mercoledì sera al comitato cantonale P$ il presidente compagno Righini non ha mancato di sbroccare contro l’odiato Mattino e contro il suo direttore.

Evidentemente ai sinistrati dà molto fastidio che qualcuno metta in evidenza la loro doppia morale, la loro intolleranza, la loro ossessione per le frontiere spalancate, il loro disprezzo per la volontà popolare sgradita, la loro voglia matta di entrare nell’UE, il loro continuo schierarsi contro la Svizzera e gli svizzeri, la loro sempre più abissale distanza dai cittadini ticinesi.
Quanto alla presunta “indispensabilità” del P$ con cui il buon Righini si riempie la bocca: ne abbiamo avuto un ennesimo esempio giovedì  in consiglio nazionale nel dibattito (non ancora concluso) sul famigerato patto ONU sulla migrazione: fiumi di parole, da parte degli esponenti della gauche-caviar, per perorare la causa del “devono entrare tutti” e della trasformazione dell’immigrazione clandestina non solo in un diritto, ma addirittura  in un diritto umano, cui nessuno si potrà più opporre. Con annessa pretesa di censurare e criminalizzare le posizioni contrarie: perché è questo che i kompagnuzzi intendono per libertà di stampa e libertà d’espressione.

Inoltre e soprattutto: che i $inistrati ticinesi, adesso che si avvicinano le elezioni cantonali, non si illudano di poter prendere per i fondelli la gente invocando il “ceto medio” e magari addirittura la fiscalità dei single.

Il ceto medio, i kompagnuzzi lo hanno sempre munto senza pudore con tasse e balzelli; adesso a Berna lo vogliono ulteriormente impoverire con nuove stratosferiche tasse sulla benzina (mai sentito parlare di gilet gialli?).

Quanto alla fiscalità delle persone singole, il P$ ha sempre pronunciato il più intransigente dei njet a qualsiasi correttivo.

Cari sinistrati, ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello: gli unici interessi che difendete sono quelli degli stranieri, dei migranti economici che “devono entrare tutti” e di chi sull’immigrazione incontrollata ci lucra.

Ai ticinesi – a  quelli che hanno a cuore il proprio paese, il proprio futuro, il proprio mercato del lavoro, la propria identità; a quelli che vogliono restare padroni in casa loro e non ci stanno a farsi schiacciare gli ordini dai funzionarietti di Bruxelles – la gauche-caviar ha voltato le spalle da un pezzo. Sono solo “popolazzo chiuso e gretto, che vota sbagliato”! Bene, cari kompagni: adesso raccogliete i frutti.

Lorenzo Quadri

 

 

Accordo quadro: Levrat, chi credi di prendere per il lato B?

E sia chiaro che non si decide niente con due “ministri” con già le valigie in mano!

 

Dopo anni di eurolecchinaggio spinto, il presidente del P$$, partito che vuole l’adesione all’UE, blatera di referendum contro l’accordo quadro: ma pensa che gli svizzeri siano scemi?

La telenovela sullo sconcio accordo quadro istituzionale prosegue!

Ricordiamo per l’ennesima volta (repetita iuvant) che questo accordo colonialeci porterebbe:

  • La ripresa dinamica, ovvero automatica, del diritto UE;
  • I giudici stranieri;
  • La fine delle già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone;
  • L’obbligo di recepire la direttiva UE sulla cittadinanza; il che significa: tutti gli immigrati comunitari saranno liberi di attaccarsi alla mammella dello Stato sociale elvetico senza alcun limite, mentre agli svizzerotti sarà impossibile espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE;
  • Invasione di TIR da 60 tonnellate (chissà come mai i kompagni ro$$overdi a questo proposito tacciono omertosi?);
  • Fine della banche cantonali con garanzia dello Stato;
  • Eccetera eccetera.

Frena, Ugo!

La discussione nel governicchio federale sulla sottoscrizione o meno dello sconcio accordo quadro istituzionale era prevista per venerdì scorso. E, secondo i cinguettii degli uccellini bernesi,  il testo proposto dal ministro degli esteri italosvizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) sarebbe una tale improponibile ciofeca,con rottamazione di tutte le linee rosse (perché, forse qualcuno si era bevuto la fandonia delle “linee invalicabili”?), da non trovare nemmeno una maggioranza in Consiglio federale. Il che è tutto dire!

La discussione governativa, però, è stata rinviata ed agendata a venerdì prossimo. E qui si pone un ulteriore problema. Non sta  né in cielo né in terra che su un tema di tale importanza per il futuro del paese statuiscano due ministri con già le valigie in mano (la Doris uregiatta e “Leider” Ammann). Questo sarebbe valso se si fosse deciso venerdì scorso, e vale a maggior ragione se si deciderà venerdì prossimo, con i successori dei due uscenti già scelti dalla partitocrazia federale ma non ancora entrati in carica.

Levrat, ci sei o ci fai?

Fa poi ridere i polli l’ipocrita risveglio a scoppio ritardato del kompagno Christian Levrat, presidente del P$$, che adesso pensa di prendere per i fondelli la gente ipotizzando un referendum contro l’accordo quadro istituzionale.

Ma questo Levrat ci è o ci fa?  Fino ad un paio di mesi fa blaterava che lo sconcio trattato coloniale andava firmato subito (sic). Il $uo partito ha nel programma l’adesione della Svizzera all’UE. Ed il P$$ si è sempre schierato dalla parte dei balivi di Bruxelles e contro la sovranità svizzera ed i nostri diritti popolari.

Adesso che le elezioni federali si avvicinano, il buon Levrat si accorge (dopo averne mangiate cinquanta fette) che l’accordo quadro comporta la FINE di quelle misure accompagnatorie con cui i $inistrati si sono sempre riempiti la bocca nel goffo tentativo di giustificare le loro posizioni eurolecchine, deleterie per i lavoratori svizzeri?  Eh no, non ci siamo proprio! Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Insperato regalo ai moralisti a senso unico ed alla RSI

Grazie alla zotica uscita di Tuto Rossi, si monta la panna a go-go sul “razzismo”

La recente sortita dell’avvocato Tuto Rossi sui centri asilanti in Valle di Blenio può essere definita solo come la corrazzata Potëmkin nel celebre film di Fantozzi: “una cagata pazzesca”. Decisamente oltraggiosa (alla faccia della “satira”) nei confronti degli abitanti della Valle di Blenio. Può anche darsi che qualcuno di loro l’abbia presa sul ridere. A quanto ci consta, però, la maggioranza non si è divertita.

Come era scontato,  la deplorevole e deprimente uscita ha provocato la massima goduria ai moralisti a senso unico ed ai $inistrati di ogni ordine e grado. A costoro, smaniosi di montare la panna sul presunto “razzismo”, non deve essere sembrato vero di ricevere un simile regalo. Un’occasione d’oro, anzi di platino tempestata di diamanti, per rispolverare il vecchio disco, così da proseguire con il lavaggio del cervello: il Ticino è un paese razzista (balle di fra’ Luca: un paese con un terzo di popolazione straniera non può evidentemente essere razzista), e la colpa è degli odiati “populisti” e “sovranisti”: spregevoli individui fonte di tutti i mali che devono sparire dalla faccia della terra, lasciando così campo libero all’establishment spalancatore di frontiere, multikulti e becchino dei diritti popolari.

Frase razzista o becera?

Il colmo è che la frase di Rossi è razzista semmai nei confronti degli abitanti della Valle di Blenio (che però non sono una “razza”). L’uso del termine “negri” all’indirizzo dei finti rifugiati, preso nel contesto, più che razzista risulta semplicemente zotico; come tutto il resto dell’esternazione dell’avvocato.

In altre parole: i moralisti a senso unico sono corsi a strillare al “razzismo” inventandosi un caso su un’esternazione che non è neppure razzista, ma “solo” grezza e volgare. Un’esternazione che ha ben poco a che vedere con la discriminazione razziale e molto con qualche birretta di troppo.

A Comano…

Inutile dire che in prima fila a montare la panna, con il frullino azionato alla massima potenza, assieme ai kompagnuzzi del P$ (che dei lavoratori ticinesi si sono ormai completamente dimenticati: si preoccupano solo dei migranti economici) c’era la loro emittente di servizio:  la solita Pravda di Comano. Che, con la puntata di Modem (Rete 1 RSI) mandata in onda mercoledì mattina, è riuscita ad imbastire l’ennesima trasmissione di propaganda politica contro Lega ed Udc. Il ritornello suonato è sempre lo stesso: il Ticino è razzista e la colpa è degli odiati “sovranisti e populisti”. Ad una decina di giorni dalla votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”, ecco un’occasione d’oro per denigrarne i promotori.  Altro che “servizio pubblico”: questi sono i consueti servizietti alla casta. Ci sarebbe di che presentare un altro reclamo all’ombudsman.

E i fascistelli rossi?

Del resto, chissà perché, i moralisti a senso unico e la Pravda di Comano non fanno mai un cip sulle schifezze pubblicate da un certo portale al servizio del P$, del suo consigliere di Stato, e della RSI stessa. Pattume non migliore delle alzate d’ingegno dell’avvocato Rossi. Ah già: ma questi sono soldatini di $inistra; hanno versato ettolitri di liquame sull’iniziativa No Billag e sui suoi promotori; vari  giornalai di Comano sono assidui ed attivi frequentatori del portale in questione. Sicché,  questi squallidi fascistelli ro$$i  “possono” vomitare odio, insulti e calunnie a piacimento, meglio ancora se sulla sfera privata delle persone.  Senza che nessun moralista a senso unico, e men che meno l’emittente di regime, abbia da eccepire alcunché. Insultare e calunniare gli spregevoli “populisti” è cosa buona e giusta!

Lorenzo Quadri

 

“Scuola rossa”: a rischio il futuro dei giovani ticinesi

C’è ancora una settimana di tempo per dire NO ad una scuola costosissima e non svizzera

L’appuntamento con le urne si avvicina. Il nervosismo dei promotori della scuola ro$$a – chi l’ha ideata e chi, fattosi infinocchiare, è saltato sul carro – ha superato da tempo il livello di guardia. Basti pensare che il bollettino liblab Opinione liberale (più redattori che lettori) ha sbroccato perché, sull’ultima edizione, il Mattino ha osato far notare al PPD (sic!) che il sostegno uregiatto alla scuola ro$$a è autolesionista.

Tandem P$-COR$I

Ma l’establishment dell’ex partitone nella Scuola che (non) verrà deve esserci invischiato fin sopra ai capelli.  Al punto che perfino l’ex direttore del DECS Gabriele Gendotti – uno dei promotori dell’iniziativa “Ticino laico” che vuole cancellare il cristianesimo dalla nostra Costituzione per meglio spianare la strada agli islamisti, che non aspettano altro – si fa intervistare sul Corriere del Ticino  a sostegno della scuola rossa. Evidentemente gli esponenti della casta si reggono la coda a vicenda. E qui vediamo di nuovo all’opera il tandem P$ – Pravda di Comano. Il Gigio Pedrazzini, presidente dell’inutile COR$I, si è già affrettato a dare la propria benedizione alla scuola ro$$a. Chiaro: ai tempi del No Billag, il P$ ed i suoi soldatini hanno attivato la macchina del fango contro i promotori della “criminale” iniziativa, a suon di insulti, denigrazioni ed attacchi personali. Adesso la COR$I si sdebita. E il buon Gendotti, ma guarda un po’, ne è vicepresidente.

I casi della vita

Certo che fa specie che un ex direttore PLR del DECS, che di riforme in 10 anni non ne ha fatta mezza, vada  ad appoggiare la riforma  del suo successore, grondante ideologia rossa. Una riforma che già di per sé costituisce una sconfessione dell’operato governativo di Gendotti in quanto predecessore di Bertoli. Una riforma che di “liberale” non ha proprio nulla. Tant’è che l’ex partitone, come sappiamo, era inizialmente contrario. Poi i suoi rappresentanti parlamentari si sono fatti infinocchiare e ne è seguito un imbarazzante “contrordine compagni”. Confidiamo che la base del partito, ancora una volta, si mostrerà più avveduta dei vertici e li sconfessi nelle urne.

Ma come…

Ma tu guarda questi liblab: si fanno portar via il DECS dal P$ e poi si prestano ancora a galoppinare la scuola $ocialista che è la negazione dei valori liberali: infatti mira a fare strame del principio (liberale) delle pari opportunità di tutti gli alunni per sostituirlo con l’illusione ro$$a della “parità di arrivo”. Logica conseguenza: livellamento verso il basso delle competenze scolastiche dei giovani ticinesi. Ma come: non era proprio il PLR a sciacquarsi la bocca con la storiella delle “eccellenze”? Ed invece…

Autolesionisti

Evidentemente nessuno può impedire a PLR e PPD di farsi male da soli, visto che ci tengono tanto. Il problema però è che, con il loro appoggio alla Scuola che (speriamo non) verrà, rischiano di far male, e tanto, alla scuola ticinese per i prossimi quarant’anni. Non solo agli allievi-cavie umane su cui la riforma verrà sperimentata al prezzo di 7 milioni, ma a generazioni di ragazzi ticinesi: il loro futuro sarà pesantemente ipotecato. E questo in un Cantone con un mercato del lavoro dove competizione e sostituzione con frontalieri la fanno sempre più da padrone. Ciò accade, ma guarda un po’, grazie alla libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$,  che ora vorrebbe creare in Ticino una scuola non svizzera e livellata verso il basso. Peggio di così.

Giornali di servizio

Anche la stampa di regime evidentemente è schierata con la casta e la partitocrazia. Venerdì il Corriere del Ticino ha pubblicato l’ennesima verbosa opinione di Bertoli (o dei suoi galoppini dipartimentali e poi firmata da lui) a sostegno della Scuola che (non) verrà. Quante ne avrà pubblicate nelle ultime settimane? Una decina? Tra cui anche repliche, dupliche e tripliche.
Pubblicazioni seriali di questo tipo – siamo a livello di stalking ai lettori  – il CdT non le concede a nessun altro. Men che meno al fronte avverso alla scuola rossa. Ai cui esponenti dopo uno, al massimo due contributi viene intimato lo stop. Ma si vede che il Corriere del Ticino è diventato il bollettino propagandistico del direttore del DECS. Per un quotidiano che si dichiara “indipendente” non è un motivo di vanto.

Sempre venerdì, sul foglio radiko$ocialista LaRegione, il direttore si arrampica sui vetri nel tentativo di sdoganare la tesi che la Lega sarebbe contraria alla scuola ro$$a solo per fare uno sgambetto elettorale a Bertoli. Ossignùr. La realtà è molto meno contorta: i leghisti sono contrari alla Scuola che verrà perché è una costosissima ciofeca (almeno 35 milioni all’anno).

Lorenzo Quadri

 

La politichetta ro$$a sta già preparando lo sciacallaggio

Mancata strage alla Commercio di Bellinzona: adesso attendiamo le strumentalizzazioni

 

Poco ma sicuro che la vicenda – e soprattutto la sua comprensibile ondata emotiva – verrà sfruttata senza ritegno a fini politici da chi vuole il disarmo dei cittadini onesti per calare le braghe davanti ai Diktat di Bruxelles

Strage sventata alla Commercio di Bellinzona: una notizia che evidentemente sconvolge. A maggior ragione alle nostre latitudini. Si pensa che cose del genere possano succedere solo negli USA. Naturalmente è ancora da accertare se il 19enne arrestato sarebbe davvero “passato all’atto”. Ma, come dicevano i nostri vecchi, meglio diventare rossi prima che bianchi dopo. Vista la posta in gioco, l’intervento “preventivo” appare senz’altro giustificato. Specie se, come si è appreso dai giornali di ieri, il ragazzo aveva addirittura preparato una lista dei bersagli. Qualcosa che non torna comunque c’è: come faceva lo studente a possedere varie armi da fuoco? Nessuno le ha mai notate? Le ha acquistate lui? Se sì, da chi e con che soldi? Domande che dovranno trovare una risposta nel corso delle indagini.

La vicenda si presta ad alcune considerazioni.

  • Sembra che a far scattare i primi sospetti siano state delle uscite del presunto aspirante stragista sui social network. Quindi ogni tanto anche i social network – che spesso si trasformano in vere e proprie cloache virtuali dove “haters” di vario ordine e grado sfogano le proprie frustrazioni: Umberto Eco lamentava che i social hanno dato voce a “legioni di imbecilli” – possono servire. Naturalmente c’è da chiedersi per quale motivo uno che vuole commettere una strage lo annuncerebbe “urbis et orbis” via social (che è il modo più sicuro per venire arrestato prima). Ma qui si entra nei meandri della psicologia, o della psichiatria.
  • A decretare l’arresto del 19enne al suo domicilio è stato il “Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose della polizia cantonale”. Un gruppo che – spiegano gli inquirenti – è stato “costituito lo scorso anno per gestire casi di questa rilevanza e sventare atti di violenza di massa”. C’è da dubitare che, nel creare il gruppo, si pensasse a sparatorie nelle scuole. Assai più verosimile è che il gruppo sia stato creato per neutralizzare i terroristi islamici. Un pericolo che, alle nostre latitudini, è più concreto delle stragi scolastiche. Per questo pericolo ringraziamo il caos asilo, le frontiere spalancate, la scellerata politica del “devono entrare tutti”, l’attrattività dello stato sociale svizzero per i migranti economici compresi quelli peggio intenzionati, la nullità dei politicanti multikulti che pensano di combattere i jihadisti con il buonismo-coglionismo.
  • Ben presto, una volta esaurito il filone di discussione più immediata (perché il ragazzo voleva commettere una strage, perché l’ha annunciato via social, intendeva emulare qualcuno, c’è rischio che qualcun altro lo emuli, eccetera) entrerà in azione lo sciacallaggio politico rosso. Che senza vergogna sfrutterà la mancata strage per promuovere le proprie politichette contro le armi detenute legalmente dai cittadini onesti, tutti spacciati per potenziali assassini. Verrà evocato a piene mani lo spauracchio di giovani ticinesi falciati da sparatorie scolastiche. Le prime avvisaglie si sono già viste. E’ alle porte il dibattito sull’accettazione, decisa dai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, del Diktat UE che vorrebbe disarmare i cittadini svizzeri. Poco ma sicuro che la “sventata strage” alla Commercio di Bellinzona ne diventerà involontaria protagonista. Gli euroturbo non risparmieranno nessuna bassezza pur di colpire le nostre tradizioni, la nostra autonomia, la nostra volontà popolare, ed asservirci sempre più ai balivi di Bruxelles. Aspettare e vedere per credere.

Lorenzo Quadri

Stravolgere la scuola pubblica? i ticinesi devono poter decidere

Firmate il referendum contro la riforma ideologica targata P$ che farà solo disastri

La scuola è sicuramente un argomento importante. A maggior ragione quando si parla di una riforma scolastica di ampia portata e gravida di conseguenze per il livello dell’insegnamento nella scuola dell’obbligo – e quindi per tutta la società. Una riforma che, oltretutto, verrà a costare una barcata di soldi pubblici: 35 milioni di Fr all’anno. Ci mancherebbe, quindi, che i ticinesi non potessero dire la loro sulla riforma-Bertoli “La scuola (rossa) che (speriamo non) verrà”.

I sinistrati non ci stanno

Affinché il popolo ticinese possa decidere – quello stesso popolo che rischia di doversi poi smazzare i danni fatti dalla scuola $ocialista – è stato lanciato il referendum, attualmente in fase di raccolta firme. Però i sinistrati, ma guarda un po’, non ci stanno. Chiaro: loro possono referendare la riformetta fisco-sociale mignon. Ma che nessun “becero populista” osi mettere i bastoni tra le ruote al loro ministro, il kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli, che vuole buttare all’aria la scuola pubblica ticinese presentando poi il conto al solito sfigato contribuente.  Come dichiarato dallo stesso Bertoli, “i referendisti hanno la mente contorta”. Non risulta che il Consigliere di Stato P$ abbia gratificato con analoghi apprezzamenti i suoi compagni di partito che hanno referendato la riformetta fisco-sociale.

Se ci fosse il referendum obbligatorio…

Da notare che se in Ticino esistesse, come esiste in 18 Cantoni, il referendum finanziario obbligatorio, la scuola rossa verrebbe posta automaticamente in votazione popolare. Ma visto che la partitocrazia PLR-PPD-P$ non vuole il referendum finanziario obbligatorio –  perché meno il popolazzo vota meglio è, dato che poi “vota sbagliato” –  bisogna raccogliere le firme.

Se una questione tutto sommato secondaria per l’ordinamento scolastico come l’insegnamento della civica (due ore di lezione al mese) ha provocato mesi di pubbliche discussioni – con tanto di accuse di nazismo da parte di qualche maestrino gauche-caviar all’indirizzo dei promotori dell’insegnamento della civica – ci mancherebbe anche che non si potesse discutere e votaresulla scuola rossa che verrà.

I docenti non la vogliono

La quale è una riforma calata dall’alto dal DECS. I docenti a larga maggioranza non la condividono. Idem i direttori degli istituti scolastici. Idem i genitori. Tra il negativo e l’inesistente: questo è stato il responso delle cerchie direttamente coinvolte alla consultazione indetta dal Dipartimento Bertoli. La partecipazione è stata irrisoria. Ed evidentemente, in questo caso, non si può certo dire che “chi tace acconsente”. E’ semmai vero il contrario. In effetti, ed in particolare tramite sondaggi online, dissentire significa farsi “beccare” subito: perché credere all’anonimato di simili inchieste via web significa credere a Babbo Natale.

Partitocrazia boccalona

Ad abboccare all’amo sono stati invece i soldatini della partitocrazia in Gran Consiglio.Costoro hanno dato il via libera  alla sperimentazione triennale (ma la scuola media non dura quattro anni?) della scuola rossa. Sperimentazione su cavie umane: gli allievi delle sedi prescelte. Costo: 6.7 milioni di franchetti (e scusate se è poco). Come se qualcuno potesse seriamente credere che, alla fine della “fase sperimentale”, il preannunciato rapporto farlocconon darà il nulla osta alla riforma-Bertoli. Il “modello alternativo”  del PLR, di cui i boccaloni dell’ex partitone menano gran vanto (congratulazioni), otterrà l’unico risultato di fare da foglia di fico alla scuola rossa. Perché evidentemente i vertici $ocialisti del DECS diranno: “abbiamo sperimentato (a spese del solito sfigato contribuente) anche l’alternativa liblab. E non funziona. Ergo: l’unica soluzione è proprio La scuola che verrà”. Sicché il PLR, che per oltre un secolo ha condotto la politica scolastica ticinese, si è ormai ridotto a fare da stampella alla scuola ideologica $ocialista. Ma contenti i liblab…

Costi nascosti

E c’è anche un altro aspetto che viene taciuto.

La riforma-Bertoli è pensata soprattutto per la scuola media. Avrà però conseguenze importanti anche per le scuole comunali (elementari e asilo). Non solo a livello di insegnamento, ma anche per quanto attiene all’edilizia scolastica. Per inventarsi i laboratori (?) e le lezioni a classi dimezzate, ci vogliono anche le aule. Se non ci sono, bisogna costruirle. Quindi ingrandire le scuole. Chi paga? Il contribuente!E questi costi non sono inclusi nei 35 milioni annui necessari ad implementare (uella) “La scuola (rossa) che verrà”. Sono spese ulteriori di cui i contribuenti dovranno farsi carico.

Di questi temi bisogna discutere. I cittadini devono poter decidere. Sicché, firmate il referendum contro la scuola ro$$a!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Elezioni federali del 2019: cominciamo a “toccarci”

Prospettiva mostruosa: il P$ (Partito degli Stranieri) sogna di raggiungere il 20%

Proseguono i vaneggiamenti dei $inistrati del P$$. Il presidente, kompagno Christian Levrat, ha dichiarato di voler raggiungere il tetto del 20% dei consensi alle prossime elezioni nazionali. Visto che la Svizzera non ha ancora sufficienti sfighe, ci mancherebbe anche questa. Magari è il caso di ricordare – così, tanto per gradire –  alcuni punti della politica della gauche-caviar elvetica (elvetica per modo dire, data l’alta percentuale di “non patrizi” negli organi dirigenti del partito).

  • Adesione della Svizzera alla fallita UE.
  • Abolizione dell’esercito.
  • Sì all’accordo quadro istituzionale con gli eurobalivi, che permetterebbe a questi ultimi di comandare in casa nostra, alla faccia della nostra sovranità e rottamando i nostri diritti popolari (ma si sa che, secondo i $initrati, il popolazzo becero vota sbagliato: che decidano dunque gli eurobalivi, perché loro sì che spalancano le frontiere nazionali, mica come gli svizzerotti “chiusi e gretti”).
  • Conseguenza dell’accordo quadro istituzionale: abolizione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Sì, proprio quelle con cui i kompagni amano riempirsi la bocca. Chiaro: per la gauche-caviar ubbidire agli eurofalliti ha la priorità su ogni parvenza di protezione dei lavoratori svizzeri, in particolare ticinesi, dall’invasione da sud.
  • Preferenza indigena? “Prima i nostri”? Ma allora ditelo che siete degli spregevoli razzisti!
  • Versare subito, senza se né ma, e con tante scuse per il ritardo visto che la promessa risale a novembre, il regalo di 1.3 miliardi di Fr all’UE: perché ogni desiderio di Bruxelles è un ordine e perché “bisogna aprirsi”. E poi, i ricchi svizzeri se lo possono permettere. Chissenefrega dei buchi nell’AVS!
  • Islam religione ufficiale in Svizzera: mica vorremmo discriminare i migranti economici, i quali a casa nostra devono poter fare tutti i propri comodi, meglio ancora se mantenuti dall’assistenza (così il businness ro$$o della socialità prospera).
  • Abolizione delle feste cristiane (recente richiesta dei giovani (?) $ocialisti di Zurigo), e conseguente sostituzione con quelle islamiche: perché, è chiaro, non si può di certo pretendere da immigrati in arrivo da “altre culture” la rinuncia alle loro tradizioni. Sarebbe becero populismo e razzismo.
  • Sì al burqa, si preparino anzi quelle scostumate delle donne elvetiche, che vanno in giro in minigonna e poi hanno ancora il coraggio di lamentarsi se vengono molestate da qualche migrante economico. Non è mica colpa di questi giovanotti con lo smartphone se, secondo la loro cultura, un centimetro di pelle in vista significa “sono disponibile”.
  • Finti rifugiati: devono entrare tutti, e tutti devono venire mantenuti.
  • Non si espelle nessuno (né delinquente straniero, né falso asilante).
  • Albanese e Serbo Croato lingue nazionali (proposta di un Consigliere nazionale $ocialista).
  • “La Svizzera non esiste”: dichiarazione del Primo agosto della kompagna Addolorata Marra di Botrugno, Consigliera nazionale P$$
  • Passaporti rossi per tutti. “Già il solo fatto che richieda la naturalizzazione, dimostra che il candidato è integrato”: frase pronunciata da un ex deputato P$ nel Gran Consiglio ticinese. Per agevolare il compito agli aspiranti cittadini elvetici – che magari non parlano bene la lingua del posto, perché mica si può pretendere che la imparino – la Confederella potrebbe allestire un sito in varie lingue (arabo, albanese, serbo croato, turco, eccetera) tramite il quale ordinare online il passaporto svizzero, che verrebbe poi spedito automaticamente a casa accompagnato da un piccolo dono di benvenuto. Siamo o non siamo per la “digitalizzazione dell’amministrazione”?
  • Aggravi fiscali e nuove tasse per gonfiare lo Stato come una rana, per mantenere tutti gli “ospiti” e per versare contributi miliardari all’estero, evidentemente tutti a fondo perso;
  • Aumento del canone radioTV per statalizzare tutti i media;
  • Criminalizzazione ad oltranza degli automobilisti: un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza va punito almeno altrettanto duramente di una rapina;
  • No alla legittima difesa; i criminali devono poter entrare indisturbati nelle abitazioni, fare tutto quello che vogliono ad oggetti ed abitanti, senza che questi ultimi alzino un dito;
  • Proibizione ai cittadini onesti di detenere delle armi (così gli unici in possesso di armi, illegali, saranno i criminali);
  • Eccetera eccetera.

Se il P$ – Partito degli Stranieri – nel 2019 dovesse raggiungere il 20% agognato da Levrat, sarebbe la dimostrazione che le naturalizzazioni facili hanno ottenuto l’effetto sperato dai kompagni.

Lorenzo Quadri

 

Ma quanti kompagni ci sono nella diplomazia elvetica?

Il tasto reset andrebbe subito pigiato su chi rappresenta la Svizzera all’estero. Invece…

Tim Guldimann è un ex diplomatico (l’ultima carica da lui ricoperta è quella di ambasciatore svizzero a Berlino) nonché consigliere nazionale P$, malgrado viva nella capitale germanica. Si tratta del primo svizzero all’estero eletto in Consiglio nazionale. E ha sempre detto che a trasferirsi in Svizzera non ci pensa proprio.  Degna di nota la contraddizione con la linea del P$: nel senso che Guldimann dice di rappresentare gli svizzeri all’estero, mentre il suo partito da anni ormai rappresenta solo gli stranieri in Svizzera. Secondo i kompagni, infatti, prima vengono gli immigrati poi, semmai, come ultima ruota del carro, i cittadini elvetici (“chiusi e gretti”).

Nelle scorse settimane il buon Guldimann, che ovviamente alle nostre latitudini è sconosciuto ai più, ha rassegnato le dimissioni dal parlamento. A questo punto il lettore potrebbe  giustamente dire: ecchissenefrega! C’è però un particolare.

Rifiutano la milizia

Assieme alle dimissioni il kompagno ex diplomatico ha inviato a tutti i deputati uno scritto in cui giustifica la propria decisione, dicendo in sostanza che da Berlino non è in grado di mantenere sufficienti contatti con la sua base elettorale nel Canton Zurigo. Il che ci può anche stare. Poi però arriva la frasetta: “il parlamento come impiego a tempo parziale è un’illusione alimentata dalla nostra cultura di milizia”. E qui casca l’asino. Hai capito i kompagnuzzi? Mettono in dubbio il sistema di milizia, che è un’importante specificità svizzera. Perché loro vogliono fare i parlamentari di professione, andando così a creare quella casta di privilegiati ed inamovibili cadregari che vediamo, ad esempio, appena al di là della ramina. Questi sono i loro modelli!

Quanti tesserati P$ nella diplomazia?

Dalla gauche-caviar ci aspettiamo da tempo solo il peggio, ma qui c’è un’aggravante nella misura in cui stiamo parlando di un ex diplomatico da vari decenni è iscritto al P$. A rappresentare la Svizzera all’estero nelle sedi istituzionali si mandano esponenti di un partito che rifiuta i valori elvetici come ad esempio la milizia, che vuole l’adesione all’UE, l’abolizione dell’esercito, il riconoscimento dell’Islam come religione ufficiale e avanti con le nefandezze? Poi ci chiediamo come mai le trattative (?) internazionali vanno sempre a finire in calate di braghe da parte rossocrociata?

Sarebbe interessante sapere quanti tesserati P$ sono tuttora attivi nelle rappresentanze svizzere all’estero. Perché c’è come il vago sospetto che la risposta potrebbe spiegare varie cose. Il tasto reset andrebbe quindi pigiato, tanto per cominciare, sulla diplomazia elvetica. Invece il neo ministro degli esteri italosvizzero ha pensato bene di nominare come negoziatore capo con l’UE il buon Roberto Balzaretti, già distintosi nel recente passato per le inaccettabili posizioni eurolecchine.

Ulteriore perla: il posto di Guldimann verrà preso da un invasato ex presidente della JuSo (gli esagitati giovani socialisti attualmente presieduti dalla diversamente nordica Tamara Funiciello, quella che si fa fotografare in topless quando il buonsenso imporrebbe tutt’altro).

Più burocrati

Non è finita. Giovedì primo marzo il consiglio nazionale ha respinto a maggioranza una mozione del kompagno Matthias Aebischer già giornalista della SSR ed oggi consigliere nazionale P$ (com’era già la fanfaluca dei contrari al No Billag? Non è vero che le redazioni della TV di Stato sono colonizzate dalla $inistra, sono tutte balle della Lega populista e razzista?).

Il buon Aebischer pretendeva che a tutti i deputati venisse assegnato un assistente parlamentare impiegato all’80%. Naturalmente pagato dal solito sfigato contribuente, con contratto di lavoro sottoscritto dall’amministrazione federale. Il che significa 246 funzionari della Confederella in più (gli assistenti parlamentari) a cui si aggiunge il lavoro burocratico per gestire questi nuovi impiegati statali.

Inutile dire che la proposta è stata appoggiata dal P$ compatto. Il partito $ocialista conferma dunque di voler smontare con la tattica del salame (anche perché è l’unica via percorribile) il sistema di milizia svizzero, per creare una casta di deputati professionisti in stile vicina  Penisola. I quali poi fanno di tutto e di più per rimanere attaccati alla cadrega e per dotarsi di sempre nuovi privilegi (altro che la “Rimborsopoli” del Consiglio di Stato e del cancelliere), creandosi una riserva protetta a proprio uso e consumo.

E poi magari questi $inistri rottamatori della Svizzera hanno ancora la tolla di riempiersi la bocca, naturalmente solo quando gli fa comodo, con i valori elvetici? Quei valori che hanno dimostrato in ogni modo possibile ed immaginabile di voler azzerare (perché bisogna essere aperti, multikulti ed eurocompatibili)?

Lorenzo Quadri

 

Braghe calate con l’UE: i plateali autogol dei ro$$overdi

Fine delle misure accompagnatorie alla libera circolazione e disastri ambientali

 

La gauche-caviar “nostrana” (nostrana si fa per dire, visto l’alto tasso di naturalizzati pluripassaporto) insiste nella svendita della Svizzera all’UE. E poi ha ancora la faccia di tolla di riempirsi la bocca con i “valori elvetici” nella sua isterica jihad contro l’iniziativa No Billag (la gauche-caviar teme infatti che la SSR, che da mezzo secolo fa propaganda di $inistra finanziata da tutti i cittadini, esca perdente dalle urne).

Il presidente del P$$ kompagno Christian Levrat, quello che vuole l’islam religione ufficiale in Svizzera, dunque insiste: bisogna firmare subito lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, quello che ci trasformerebbe a tutti gli effetti in un baliaggio di Bruxelles. Il prossimo passo sarà mandare a casa Consiglio federale e Parlamento ed insediare a Berna un “gerente” nominato direttamente dagli eurofunzionarietti; analogamente a quanto accade ai Comuni commissariati.

Misure accompagnatorie addio

La posizione del presidente del P$$ non sorprende: il suo partito, che è sempre e sistematicamente schierato contro la Svizzera e contro gli svizzeri, vuole l’adesione all’UE. Ma il  buon Levrat, con la sua insistenza a favore dell’ accordo quadro istituzionale – quello che “Grappino” Juncker ha il coraggio di definire “accordo d’amicizia” –, va incontro ad una clamorosa figura marrone.

Infatti il presidente del P$$ sembra non essere in chiaro sul fatto che la prima conseguenza del bramato accordo quadro sarebbe la fine delle misure d’accompagnamento alla devastante libera circolazione delle persone; quelle che servirebbero a contrastare il dumping salariale. Tali misure verrebbero spazzate via in quanto ostacolo al libero accesso ai mercati. In effetti, le aziende (in particolari edili, ma non solo) dei paesi a noi vicini vogliono arrivare in Svizzera da conquistatrici, facendo  fuori gli operatori locali a suon di prezzi dumping.

Ecco la coerenza rossa

Ora, queste misure accompagnatorie sono più che altro dei cerotti sulla gamba di legno. Non sono certo la panacea. Ma non c’è alcun motivo per cui ci dovremmo privare di questo piccolo aiutino.

Ma soprattutto: i kompagni, le misure accompagnatorie le hanno sempre sostenute a spada tratta. Le hanno addirittura poste come condizione (farlocca) per il loro sì agli accordi bilaterali. E adesso il “buon” Levrat, infoiato di europeismo, le vuole gettare a mare? Sarebbe questa la “coerenza” con cui la $inistruccia ama riempiersi la bocca? Oppure il presidente del P$$ blatera di sottoscrivere l’accordo quadro con Bruxelles senza nemmeno conoscerne i contenuti? E allora la domanda diventa: sarebbe questa la “conoscenza dei dossier” dei kompagnuzzi? E cosa ne pensano all’interno del P$$?

Verdi come le angurie

Figura non molto migliore, sempre per restare a $inistra, la fanno i Verdi ticinesi. I quali hanno respinto scandalizzati l’invito del presidente dell’Udc ticinese Piero Marchesi ad aderire alla raccolta delle firme per l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone (firmate tutti!). Questo perché, secondo i Verdi, non si può pretendere l’accesso ai mercati senza accordare ai partner il diritto all’invasione della Svizzera tramite immigrazione scriteriata. Accipicchia, ma questi Verdi sì che sono dei grandi statisti! Peccato che ci siano invece un sacco di accordi commerciali, vedi ad esempio quello con la Cina, che non contemplano affatto la libera circolazione. Quest’ultima infatti è semplicemente una paturnia internazionalista che ha fatto solo disastri e che verrà giustamente spazzata via dalla storia.

Ma, nel njet dei Verdi, a lasciare di palta è come gli ecologisti nostrani, imbevuti di ideologia spalancatrice di frontiere, chiudano gli occhi davanti all’evidenza.

Le frontiere spalancate hanno infatti conseguenze deleterie anche sull’ambiente: vedi i 65’500 frontalieri che entrano quotidianamente in Ticino uno per macchina, inquinando a tutto spiano ed intasando le strade. Idem dicasi per le svariate migliaia di padroncini. E i rifiuti solidi urbani che essi producono (rüt) mica se li riportano a casa.

Altrettanto deleterio per l’ambiente è l’accordo bilaterale sui trasporti terrestri, concluso dal kompagno Moritz Leuenberger, che ha trasformato la Svizzera in un corridoio di transito a basso costo per TIR UE. Il palese conflitto tra protezione dell’ambiente ed immigrazione scriteriata l’aveva visto benissimo l’iniziativa Ecopop. Ma i Verdi al proposito non hanno nulla da dire. Per loro le frontiere spalancate sono molto più importanti della tutela dell’ambiente. Perché costoro sono come le angurie: verdi fuori ma rossi dentro. D’altra parte, se gli ecologisti sono contenti di fare i soldatini (per non dire gli “utili idioti”) del P$, buon per loro. I frutti li raccoglieranno alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

 

Lavoratori di serie A e lavoratori di serie B

Ecco i bei regali della devastante libera circolazione delle persone, sostenuta ad oltranza dalla partitocrazia, dai media di regime (RSI in primis), dal padronato e dai sindacati. Nei giorni scorsi è comparso su un portale l’ennesimo annuncio di lavoro-scandalo: una ditta con sede a Chiasso (evidentemente gestita da italici) cerca un laureato per pagarlo 600 Fr al mese (sic!). Per un impiego a tempo pieno. Fa specie vedere deputati-sindacalisti che – bramosi di farsi marketing professionale e politico – ostentano indignazione davanti a situazioni che loro stessi hanno contribuito a creare, spalancando le frontiere all’invasione da sud e a tutte le sue nefaste conseguenze che non stiamo qui per l’ennesima volta ad elencare.

I sindacati rossi

Il giorno precedente a fare il suo verso su un altro tema, ovvero l’aumento degli iscritti, è stato il sindacato rosso UNIA, di cui il P$ è ormai una succursale.

Con toni drammatici, il sindacato bellamente si autoincensa: “la gente è disperata per la situazione attuale nel mondo del lavoro ticinese, siamo l’ultimo baluardo, per questo gli iscritti aumentano”. Per poi aggiungere una frase alquanto significativa: “noi tra frontalieri e residenti non facciamo differenza”.

Tirando le somme

Motivo principale della situazione catastrofica in Ticino: libera circolazione.
Posizione di UNIA sulla libera circolazione: favorevole.

Posizione di UNIA sulla preferenza indigena: istericamente contraria.
Morale della favola: la protezione del mercato del lavoro è stata sacrificata dai sindacati rossi sull’altare dell’ideologia internazionalista e spalancatrice di frontiere. E anche su quello del tornaconto monetario. Cosa significa infatti la frase “noi non facciamo differenza tra frontalieri e residenti”? Significa che più frontalieri ci sono, meglio è: così gli iscritti ai sindacati lievitano, le entrate idem, ed i dirigenti di UNIA possono girare in Audi A6 e trascorrere le vacanze a Forte dei Marmi.

Sicché, si abbia almeno la decenza di non prendere in giro la gente presentandosi pomposamente come ultimo baluardo  contro una situazione di cui si è corresponsabili.

L’ipocrisia della casta

Che poi politicanti, sindacalisti e compagnia cantante che:

– hanno spalancato le frontiere sfasciando il mercato del lavoro del nostro Cantone;

– gioivano per lo smantellamento del segreto bancario con conseguente sparizione di quasi 3000 impieghi solo nelle banche ticinesi;

adesso istericamente starnazzino contro l’iniziativa No Billag facendo terrorismo sulle pretese conseguenze occupazionali per l’emittente di regime, è il colmo.
Evidentemente, in questo Cantone ci sono alcuni lavoratori di serie A: i privilegiati per cui la casta si mobilita. Mentre tutti gli altri sono di serie B, per non dire di serie Z. E di questi la casta se ne impipa alla grande.

Lorenzo Quadri

“Preferenza indigena light”: dopo la decima fetta…

Ecco la conferma: il triciclo PLR-PPD-P$ ha tirato al Ticino un gigantesco bidone

 

Ma guarda un po’: la cosiddetta “preferenza indigena light”, ovvero la boiata con cui la maggioranza delle Camere federali ha rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio ottenendo il plauso degli eurobalivi, comincia a generare dei dubbi. Di recente, il GdP ha dedicato un servizio al tema.

Quando si dice: dopo averne mangiate dieci fette, si accorsero che era polenta. Si scopre così che la citata “preferenza indigena light”, che con la preferenza indigena non ha nulla a che vedere, otterrà lo spettacolare risultato di avvantaggiare i frontalieri iscritti agli URC (Uffici regionali di collocamento) a scapito dei ticinesi in assistenza, i quali non sono più iscritti. Altro che promuovere l’occupazione dei residenti!

Frena Ugo!

Naturalmente qualcuno non poteva farsi  scappare l’occasione (?) per tentare di girare le carte in tavola. Ovvero, per tentare di attribuire la colpa dell’ennesimo sconcio a chi ha promosso l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. Sono quindi state sputate sentenze del tipo: “quando la politica parla senza cognizione di causa, le presunte soluzioni sono peggiori del problema che si vuole risolvere”.  Frena Ugo! La responsabilità del bidone tirato ai ticinesi in assistenza è unicamente dei Giuda della volontà popolare che hanno affossato il 9 febbraio con una soluzione farlocca.

E’ quindi il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio. Affinché qualcuno non pensi di poter impunemente prendere la gente per il lato B.

Cinque punti

1) Che il compromesso-ciofeca per NON applicare il 9 febbraio voluto dal triciclo PLR-PPD-PSS avrebbe favorito i frontalieri iscritti agli URC a scapito dei residenti finiti in assistenza e che non sono più iscritti, lo avevamo detto e scritto su queste colonne subito dopo l’approvazione a Berna del compromesso-ciofeca. Quindi non si faccia finta di cadere dal pero adesso.
2) Ma soprattutto: a favorire i frontalieri a scapito dei residenti non è affatto il 9 febbraio, e men che meno i suoi promotori, come qualcuno sembra voler tentare di far credere. A favorire i frontalieri a scapito dei residenti è il compromesso-ciofeca CONTRO il 9 febbraio e quanti lo hanno voluto: ossia la partitocrazia “triciclata” (nel senso del triciclo) PLR-PPD-PS (e partitini di contorno) alle Camere federali. Compresi gli esponenti ticinesi, dato che non uno si è distanziato dalla linea dei rispettivi partiti nazionali.

3) La politica “che parla senza cognizione di causa”, che porta “presunte soluzioni peggiori del problema” non è quella dei promotori nel 9 febbraio; non è quella di Lega e UDC che vogliono limitare la libera circolazione delle persone. E’ quella della partitocrazia PLR-PPD-PS che, pur di rottamare un voto popolare sgradito alle élite spalancatrici di frontiere, un voto che ha stabilito il contingentamento e la preferenza indigena sul mercato del lavoro, si è inventata il bidone della “preferenza indigena light”. Che con la preferenza indigena votata dal 70% dei ticinesi non ha nulla a che vedere.
4) Quindi, per il favoreggiamento dei frontalieri bisogna ringraziare il triciclo PLR-PPD-PSS che ha tradito la volontà dei cittadini. Perché, secondo il citato triciclo, si devono poter assumere frontalieri senza alcun limite, a scapito dei ticinesi; la sacra (?) libera circolazione non si tocca, altrimenti i padroni di Bruxelles si inalberano (uhhhh, che pagüüüraaa!). Ricordarsene alle prossime elezioni.
5) Quanto sopra dimostra, per l’ennesima volta, la necessità e l’urgenza dell’iniziativa popolare per finalmente cancellare la devastante libera circolazione delle persone. Iniziativa che l’Udc nazionale ha promesso di lanciare nei prossimi mesi. Prepararsi a firmare in massa.

Lorenzo Quadri