$inistrati “indispensabili”? Ma per cortesia…

 

Accipicchia, anche mercoledì sera al comitato cantonale P$ il presidente compagno Righini non ha mancato di sbroccare contro l’odiato Mattino e contro il suo direttore.

Evidentemente ai sinistrati dà molto fastidio che qualcuno metta in evidenza la loro doppia morale, la loro intolleranza, la loro ossessione per le frontiere spalancate, il loro disprezzo per la volontà popolare sgradita, la loro voglia matta di entrare nell’UE, il loro continuo schierarsi contro la Svizzera e gli svizzeri, la loro sempre più abissale distanza dai cittadini ticinesi.
Quanto alla presunta “indispensabilità” del P$ con cui il buon Righini si riempie la bocca: ne abbiamo avuto un ennesimo esempio giovedì  in consiglio nazionale nel dibattito (non ancora concluso) sul famigerato patto ONU sulla migrazione: fiumi di parole, da parte degli esponenti della gauche-caviar, per perorare la causa del “devono entrare tutti” e della trasformazione dell’immigrazione clandestina non solo in un diritto, ma addirittura  in un diritto umano, cui nessuno si potrà più opporre. Con annessa pretesa di censurare e criminalizzare le posizioni contrarie: perché è questo che i kompagnuzzi intendono per libertà di stampa e libertà d’espressione.

Inoltre e soprattutto: che i $inistrati ticinesi, adesso che si avvicinano le elezioni cantonali, non si illudano di poter prendere per i fondelli la gente invocando il “ceto medio” e magari addirittura la fiscalità dei single.

Il ceto medio, i kompagnuzzi lo hanno sempre munto senza pudore con tasse e balzelli; adesso a Berna lo vogliono ulteriormente impoverire con nuove stratosferiche tasse sulla benzina (mai sentito parlare di gilet gialli?).

Quanto alla fiscalità delle persone singole, il P$ ha sempre pronunciato il più intransigente dei njet a qualsiasi correttivo.

Cari sinistrati, ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello: gli unici interessi che difendete sono quelli degli stranieri, dei migranti economici che “devono entrare tutti” e di chi sull’immigrazione incontrollata ci lucra.

Ai ticinesi – a  quelli che hanno a cuore il proprio paese, il proprio futuro, il proprio mercato del lavoro, la propria identità; a quelli che vogliono restare padroni in casa loro e non ci stanno a farsi schiacciare gli ordini dai funzionarietti di Bruxelles – la gauche-caviar ha voltato le spalle da un pezzo. Sono solo “popolazzo chiuso e gretto, che vota sbagliato”! Bene, cari kompagni: adesso raccogliete i frutti.

Lorenzo Quadri

 

 

Accordo quadro: Levrat, chi credi di prendere per il lato B?

E sia chiaro che non si decide niente con due “ministri” con già le valigie in mano!

 

Dopo anni di eurolecchinaggio spinto, il presidente del P$$, partito che vuole l’adesione all’UE, blatera di referendum contro l’accordo quadro: ma pensa che gli svizzeri siano scemi?

La telenovela sullo sconcio accordo quadro istituzionale prosegue!

Ricordiamo per l’ennesima volta (repetita iuvant) che questo accordo colonialeci porterebbe:

  • La ripresa dinamica, ovvero automatica, del diritto UE;
  • I giudici stranieri;
  • La fine delle già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone;
  • L’obbligo di recepire la direttiva UE sulla cittadinanza; il che significa: tutti gli immigrati comunitari saranno liberi di attaccarsi alla mammella dello Stato sociale elvetico senza alcun limite, mentre agli svizzerotti sarà impossibile espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE;
  • Invasione di TIR da 60 tonnellate (chissà come mai i kompagni ro$$overdi a questo proposito tacciono omertosi?);
  • Fine della banche cantonali con garanzia dello Stato;
  • Eccetera eccetera.

Frena, Ugo!

La discussione nel governicchio federale sulla sottoscrizione o meno dello sconcio accordo quadro istituzionale era prevista per venerdì scorso. E, secondo i cinguettii degli uccellini bernesi,  il testo proposto dal ministro degli esteri italosvizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) sarebbe una tale improponibile ciofeca,con rottamazione di tutte le linee rosse (perché, forse qualcuno si era bevuto la fandonia delle “linee invalicabili”?), da non trovare nemmeno una maggioranza in Consiglio federale. Il che è tutto dire!

La discussione governativa, però, è stata rinviata ed agendata a venerdì prossimo. E qui si pone un ulteriore problema. Non sta  né in cielo né in terra che su un tema di tale importanza per il futuro del paese statuiscano due ministri con già le valigie in mano (la Doris uregiatta e “Leider” Ammann). Questo sarebbe valso se si fosse deciso venerdì scorso, e vale a maggior ragione se si deciderà venerdì prossimo, con i successori dei due uscenti già scelti dalla partitocrazia federale ma non ancora entrati in carica.

Levrat, ci sei o ci fai?

Fa poi ridere i polli l’ipocrita risveglio a scoppio ritardato del kompagno Christian Levrat, presidente del P$$, che adesso pensa di prendere per i fondelli la gente ipotizzando un referendum contro l’accordo quadro istituzionale.

Ma questo Levrat ci è o ci fa?  Fino ad un paio di mesi fa blaterava che lo sconcio trattato coloniale andava firmato subito (sic). Il $uo partito ha nel programma l’adesione della Svizzera all’UE. Ed il P$$ si è sempre schierato dalla parte dei balivi di Bruxelles e contro la sovranità svizzera ed i nostri diritti popolari.

Adesso che le elezioni federali si avvicinano, il buon Levrat si accorge (dopo averne mangiate cinquanta fette) che l’accordo quadro comporta la FINE di quelle misure accompagnatorie con cui i $inistrati si sono sempre riempiti la bocca nel goffo tentativo di giustificare le loro posizioni eurolecchine, deleterie per i lavoratori svizzeri?  Eh no, non ci siamo proprio! Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi!”.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Insperato regalo ai moralisti a senso unico ed alla RSI

Grazie alla zotica uscita di Tuto Rossi, si monta la panna a go-go sul “razzismo”

La recente sortita dell’avvocato Tuto Rossi sui centri asilanti in Valle di Blenio può essere definita solo come la corrazzata Potëmkin nel celebre film di Fantozzi: “una cagata pazzesca”. Decisamente oltraggiosa (alla faccia della “satira”) nei confronti degli abitanti della Valle di Blenio. Può anche darsi che qualcuno di loro l’abbia presa sul ridere. A quanto ci consta, però, la maggioranza non si è divertita.

Come era scontato,  la deplorevole e deprimente uscita ha provocato la massima goduria ai moralisti a senso unico ed ai $inistrati di ogni ordine e grado. A costoro, smaniosi di montare la panna sul presunto “razzismo”, non deve essere sembrato vero di ricevere un simile regalo. Un’occasione d’oro, anzi di platino tempestata di diamanti, per rispolverare il vecchio disco, così da proseguire con il lavaggio del cervello: il Ticino è un paese razzista (balle di fra’ Luca: un paese con un terzo di popolazione straniera non può evidentemente essere razzista), e la colpa è degli odiati “populisti” e “sovranisti”: spregevoli individui fonte di tutti i mali che devono sparire dalla faccia della terra, lasciando così campo libero all’establishment spalancatore di frontiere, multikulti e becchino dei diritti popolari.

Frase razzista o becera?

Il colmo è che la frase di Rossi è razzista semmai nei confronti degli abitanti della Valle di Blenio (che però non sono una “razza”). L’uso del termine “negri” all’indirizzo dei finti rifugiati, preso nel contesto, più che razzista risulta semplicemente zotico; come tutto il resto dell’esternazione dell’avvocato.

In altre parole: i moralisti a senso unico sono corsi a strillare al “razzismo” inventandosi un caso su un’esternazione che non è neppure razzista, ma “solo” grezza e volgare. Un’esternazione che ha ben poco a che vedere con la discriminazione razziale e molto con qualche birretta di troppo.

A Comano…

Inutile dire che in prima fila a montare la panna, con il frullino azionato alla massima potenza, assieme ai kompagnuzzi del P$ (che dei lavoratori ticinesi si sono ormai completamente dimenticati: si preoccupano solo dei migranti economici) c’era la loro emittente di servizio:  la solita Pravda di Comano. Che, con la puntata di Modem (Rete 1 RSI) mandata in onda mercoledì mattina, è riuscita ad imbastire l’ennesima trasmissione di propaganda politica contro Lega ed Udc. Il ritornello suonato è sempre lo stesso: il Ticino è razzista e la colpa è degli odiati “sovranisti e populisti”. Ad una decina di giorni dalla votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”, ecco un’occasione d’oro per denigrarne i promotori.  Altro che “servizio pubblico”: questi sono i consueti servizietti alla casta. Ci sarebbe di che presentare un altro reclamo all’ombudsman.

E i fascistelli rossi?

Del resto, chissà perché, i moralisti a senso unico e la Pravda di Comano non fanno mai un cip sulle schifezze pubblicate da un certo portale al servizio del P$, del suo consigliere di Stato, e della RSI stessa. Pattume non migliore delle alzate d’ingegno dell’avvocato Rossi. Ah già: ma questi sono soldatini di $inistra; hanno versato ettolitri di liquame sull’iniziativa No Billag e sui suoi promotori; vari  giornalai di Comano sono assidui ed attivi frequentatori del portale in questione. Sicché,  questi squallidi fascistelli ro$$i  “possono” vomitare odio, insulti e calunnie a piacimento, meglio ancora se sulla sfera privata delle persone.  Senza che nessun moralista a senso unico, e men che meno l’emittente di regime, abbia da eccepire alcunché. Insultare e calunniare gli spregevoli “populisti” è cosa buona e giusta!

Lorenzo Quadri

 

“Scuola rossa”: a rischio il futuro dei giovani ticinesi

C’è ancora una settimana di tempo per dire NO ad una scuola costosissima e non svizzera

L’appuntamento con le urne si avvicina. Il nervosismo dei promotori della scuola ro$$a – chi l’ha ideata e chi, fattosi infinocchiare, è saltato sul carro – ha superato da tempo il livello di guardia. Basti pensare che il bollettino liblab Opinione liberale (più redattori che lettori) ha sbroccato perché, sull’ultima edizione, il Mattino ha osato far notare al PPD (sic!) che il sostegno uregiatto alla scuola ro$$a è autolesionista.

Tandem P$-COR$I

Ma l’establishment dell’ex partitone nella Scuola che (non) verrà deve esserci invischiato fin sopra ai capelli.  Al punto che perfino l’ex direttore del DECS Gabriele Gendotti – uno dei promotori dell’iniziativa “Ticino laico” che vuole cancellare il cristianesimo dalla nostra Costituzione per meglio spianare la strada agli islamisti, che non aspettano altro – si fa intervistare sul Corriere del Ticino  a sostegno della scuola rossa. Evidentemente gli esponenti della casta si reggono la coda a vicenda. E qui vediamo di nuovo all’opera il tandem P$ – Pravda di Comano. Il Gigio Pedrazzini, presidente dell’inutile COR$I, si è già affrettato a dare la propria benedizione alla scuola ro$$a. Chiaro: ai tempi del No Billag, il P$ ed i suoi soldatini hanno attivato la macchina del fango contro i promotori della “criminale” iniziativa, a suon di insulti, denigrazioni ed attacchi personali. Adesso la COR$I si sdebita. E il buon Gendotti, ma guarda un po’, ne è vicepresidente.

I casi della vita

Certo che fa specie che un ex direttore PLR del DECS, che di riforme in 10 anni non ne ha fatta mezza, vada  ad appoggiare la riforma  del suo successore, grondante ideologia rossa. Una riforma che già di per sé costituisce una sconfessione dell’operato governativo di Gendotti in quanto predecessore di Bertoli. Una riforma che di “liberale” non ha proprio nulla. Tant’è che l’ex partitone, come sappiamo, era inizialmente contrario. Poi i suoi rappresentanti parlamentari si sono fatti infinocchiare e ne è seguito un imbarazzante “contrordine compagni”. Confidiamo che la base del partito, ancora una volta, si mostrerà più avveduta dei vertici e li sconfessi nelle urne.

Ma come…

Ma tu guarda questi liblab: si fanno portar via il DECS dal P$ e poi si prestano ancora a galoppinare la scuola $ocialista che è la negazione dei valori liberali: infatti mira a fare strame del principio (liberale) delle pari opportunità di tutti gli alunni per sostituirlo con l’illusione ro$$a della “parità di arrivo”. Logica conseguenza: livellamento verso il basso delle competenze scolastiche dei giovani ticinesi. Ma come: non era proprio il PLR a sciacquarsi la bocca con la storiella delle “eccellenze”? Ed invece…

Autolesionisti

Evidentemente nessuno può impedire a PLR e PPD di farsi male da soli, visto che ci tengono tanto. Il problema però è che, con il loro appoggio alla Scuola che (speriamo non) verrà, rischiano di far male, e tanto, alla scuola ticinese per i prossimi quarant’anni. Non solo agli allievi-cavie umane su cui la riforma verrà sperimentata al prezzo di 7 milioni, ma a generazioni di ragazzi ticinesi: il loro futuro sarà pesantemente ipotecato. E questo in un Cantone con un mercato del lavoro dove competizione e sostituzione con frontalieri la fanno sempre più da padrone. Ciò accade, ma guarda un po’, grazie alla libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$,  che ora vorrebbe creare in Ticino una scuola non svizzera e livellata verso il basso. Peggio di così.

Giornali di servizio

Anche la stampa di regime evidentemente è schierata con la casta e la partitocrazia. Venerdì il Corriere del Ticino ha pubblicato l’ennesima verbosa opinione di Bertoli (o dei suoi galoppini dipartimentali e poi firmata da lui) a sostegno della Scuola che (non) verrà. Quante ne avrà pubblicate nelle ultime settimane? Una decina? Tra cui anche repliche, dupliche e tripliche.
Pubblicazioni seriali di questo tipo – siamo a livello di stalking ai lettori  – il CdT non le concede a nessun altro. Men che meno al fronte avverso alla scuola rossa. Ai cui esponenti dopo uno, al massimo due contributi viene intimato lo stop. Ma si vede che il Corriere del Ticino è diventato il bollettino propagandistico del direttore del DECS. Per un quotidiano che si dichiara “indipendente” non è un motivo di vanto.

Sempre venerdì, sul foglio radiko$ocialista LaRegione, il direttore si arrampica sui vetri nel tentativo di sdoganare la tesi che la Lega sarebbe contraria alla scuola ro$$a solo per fare uno sgambetto elettorale a Bertoli. Ossignùr. La realtà è molto meno contorta: i leghisti sono contrari alla Scuola che verrà perché è una costosissima ciofeca (almeno 35 milioni all’anno).

Lorenzo Quadri

 

La politichetta ro$$a sta già preparando lo sciacallaggio

Mancata strage alla Commercio di Bellinzona: adesso attendiamo le strumentalizzazioni

 

Poco ma sicuro che la vicenda – e soprattutto la sua comprensibile ondata emotiva – verrà sfruttata senza ritegno a fini politici da chi vuole il disarmo dei cittadini onesti per calare le braghe davanti ai Diktat di Bruxelles

Strage sventata alla Commercio di Bellinzona: una notizia che evidentemente sconvolge. A maggior ragione alle nostre latitudini. Si pensa che cose del genere possano succedere solo negli USA. Naturalmente è ancora da accertare se il 19enne arrestato sarebbe davvero “passato all’atto”. Ma, come dicevano i nostri vecchi, meglio diventare rossi prima che bianchi dopo. Vista la posta in gioco, l’intervento “preventivo” appare senz’altro giustificato. Specie se, come si è appreso dai giornali di ieri, il ragazzo aveva addirittura preparato una lista dei bersagli. Qualcosa che non torna comunque c’è: come faceva lo studente a possedere varie armi da fuoco? Nessuno le ha mai notate? Le ha acquistate lui? Se sì, da chi e con che soldi? Domande che dovranno trovare una risposta nel corso delle indagini.

La vicenda si presta ad alcune considerazioni.

  • Sembra che a far scattare i primi sospetti siano state delle uscite del presunto aspirante stragista sui social network. Quindi ogni tanto anche i social network – che spesso si trasformano in vere e proprie cloache virtuali dove “haters” di vario ordine e grado sfogano le proprie frustrazioni: Umberto Eco lamentava che i social hanno dato voce a “legioni di imbecilli” – possono servire. Naturalmente c’è da chiedersi per quale motivo uno che vuole commettere una strage lo annuncerebbe “urbis et orbis” via social (che è il modo più sicuro per venire arrestato prima). Ma qui si entra nei meandri della psicologia, o della psichiatria.
  • A decretare l’arresto del 19enne al suo domicilio è stato il “Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose della polizia cantonale”. Un gruppo che – spiegano gli inquirenti – è stato “costituito lo scorso anno per gestire casi di questa rilevanza e sventare atti di violenza di massa”. C’è da dubitare che, nel creare il gruppo, si pensasse a sparatorie nelle scuole. Assai più verosimile è che il gruppo sia stato creato per neutralizzare i terroristi islamici. Un pericolo che, alle nostre latitudini, è più concreto delle stragi scolastiche. Per questo pericolo ringraziamo il caos asilo, le frontiere spalancate, la scellerata politica del “devono entrare tutti”, l’attrattività dello stato sociale svizzero per i migranti economici compresi quelli peggio intenzionati, la nullità dei politicanti multikulti che pensano di combattere i jihadisti con il buonismo-coglionismo.
  • Ben presto, una volta esaurito il filone di discussione più immediata (perché il ragazzo voleva commettere una strage, perché l’ha annunciato via social, intendeva emulare qualcuno, c’è rischio che qualcun altro lo emuli, eccetera) entrerà in azione lo sciacallaggio politico rosso. Che senza vergogna sfrutterà la mancata strage per promuovere le proprie politichette contro le armi detenute legalmente dai cittadini onesti, tutti spacciati per potenziali assassini. Verrà evocato a piene mani lo spauracchio di giovani ticinesi falciati da sparatorie scolastiche. Le prime avvisaglie si sono già viste. E’ alle porte il dibattito sull’accettazione, decisa dai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, del Diktat UE che vorrebbe disarmare i cittadini svizzeri. Poco ma sicuro che la “sventata strage” alla Commercio di Bellinzona ne diventerà involontaria protagonista. Gli euroturbo non risparmieranno nessuna bassezza pur di colpire le nostre tradizioni, la nostra autonomia, la nostra volontà popolare, ed asservirci sempre più ai balivi di Bruxelles. Aspettare e vedere per credere.

Lorenzo Quadri

Stravolgere la scuola pubblica? i ticinesi devono poter decidere

Firmate il referendum contro la riforma ideologica targata P$ che farà solo disastri

La scuola è sicuramente un argomento importante. A maggior ragione quando si parla di una riforma scolastica di ampia portata e gravida di conseguenze per il livello dell’insegnamento nella scuola dell’obbligo – e quindi per tutta la società. Una riforma che, oltretutto, verrà a costare una barcata di soldi pubblici: 35 milioni di Fr all’anno. Ci mancherebbe, quindi, che i ticinesi non potessero dire la loro sulla riforma-Bertoli “La scuola (rossa) che (speriamo non) verrà”.

I sinistrati non ci stanno

Affinché il popolo ticinese possa decidere – quello stesso popolo che rischia di doversi poi smazzare i danni fatti dalla scuola $ocialista – è stato lanciato il referendum, attualmente in fase di raccolta firme. Però i sinistrati, ma guarda un po’, non ci stanno. Chiaro: loro possono referendare la riformetta fisco-sociale mignon. Ma che nessun “becero populista” osi mettere i bastoni tra le ruote al loro ministro, il kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli, che vuole buttare all’aria la scuola pubblica ticinese presentando poi il conto al solito sfigato contribuente.  Come dichiarato dallo stesso Bertoli, “i referendisti hanno la mente contorta”. Non risulta che il Consigliere di Stato P$ abbia gratificato con analoghi apprezzamenti i suoi compagni di partito che hanno referendato la riformetta fisco-sociale.

Se ci fosse il referendum obbligatorio…

Da notare che se in Ticino esistesse, come esiste in 18 Cantoni, il referendum finanziario obbligatorio, la scuola rossa verrebbe posta automaticamente in votazione popolare. Ma visto che la partitocrazia PLR-PPD-P$ non vuole il referendum finanziario obbligatorio –  perché meno il popolazzo vota meglio è, dato che poi “vota sbagliato” –  bisogna raccogliere le firme.

Se una questione tutto sommato secondaria per l’ordinamento scolastico come l’insegnamento della civica (due ore di lezione al mese) ha provocato mesi di pubbliche discussioni – con tanto di accuse di nazismo da parte di qualche maestrino gauche-caviar all’indirizzo dei promotori dell’insegnamento della civica – ci mancherebbe anche che non si potesse discutere e votaresulla scuola rossa che verrà.

I docenti non la vogliono

La quale è una riforma calata dall’alto dal DECS. I docenti a larga maggioranza non la condividono. Idem i direttori degli istituti scolastici. Idem i genitori. Tra il negativo e l’inesistente: questo è stato il responso delle cerchie direttamente coinvolte alla consultazione indetta dal Dipartimento Bertoli. La partecipazione è stata irrisoria. Ed evidentemente, in questo caso, non si può certo dire che “chi tace acconsente”. E’ semmai vero il contrario. In effetti, ed in particolare tramite sondaggi online, dissentire significa farsi “beccare” subito: perché credere all’anonimato di simili inchieste via web significa credere a Babbo Natale.

Partitocrazia boccalona

Ad abboccare all’amo sono stati invece i soldatini della partitocrazia in Gran Consiglio.Costoro hanno dato il via libera  alla sperimentazione triennale (ma la scuola media non dura quattro anni?) della scuola rossa. Sperimentazione su cavie umane: gli allievi delle sedi prescelte. Costo: 6.7 milioni di franchetti (e scusate se è poco). Come se qualcuno potesse seriamente credere che, alla fine della “fase sperimentale”, il preannunciato rapporto farlocconon darà il nulla osta alla riforma-Bertoli. Il “modello alternativo”  del PLR, di cui i boccaloni dell’ex partitone menano gran vanto (congratulazioni), otterrà l’unico risultato di fare da foglia di fico alla scuola rossa. Perché evidentemente i vertici $ocialisti del DECS diranno: “abbiamo sperimentato (a spese del solito sfigato contribuente) anche l’alternativa liblab. E non funziona. Ergo: l’unica soluzione è proprio La scuola che verrà”. Sicché il PLR, che per oltre un secolo ha condotto la politica scolastica ticinese, si è ormai ridotto a fare da stampella alla scuola ideologica $ocialista. Ma contenti i liblab…

Costi nascosti

E c’è anche un altro aspetto che viene taciuto.

La riforma-Bertoli è pensata soprattutto per la scuola media. Avrà però conseguenze importanti anche per le scuole comunali (elementari e asilo). Non solo a livello di insegnamento, ma anche per quanto attiene all’edilizia scolastica. Per inventarsi i laboratori (?) e le lezioni a classi dimezzate, ci vogliono anche le aule. Se non ci sono, bisogna costruirle. Quindi ingrandire le scuole. Chi paga? Il contribuente!E questi costi non sono inclusi nei 35 milioni annui necessari ad implementare (uella) “La scuola (rossa) che verrà”. Sono spese ulteriori di cui i contribuenti dovranno farsi carico.

Di questi temi bisogna discutere. I cittadini devono poter decidere. Sicché, firmate il referendum contro la scuola ro$$a!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Elezioni federali del 2019: cominciamo a “toccarci”

Prospettiva mostruosa: il P$ (Partito degli Stranieri) sogna di raggiungere il 20%

Proseguono i vaneggiamenti dei $inistrati del P$$. Il presidente, kompagno Christian Levrat, ha dichiarato di voler raggiungere il tetto del 20% dei consensi alle prossime elezioni nazionali. Visto che la Svizzera non ha ancora sufficienti sfighe, ci mancherebbe anche questa. Magari è il caso di ricordare – così, tanto per gradire –  alcuni punti della politica della gauche-caviar elvetica (elvetica per modo dire, data l’alta percentuale di “non patrizi” negli organi dirigenti del partito).

  • Adesione della Svizzera alla fallita UE.
  • Abolizione dell’esercito.
  • Sì all’accordo quadro istituzionale con gli eurobalivi, che permetterebbe a questi ultimi di comandare in casa nostra, alla faccia della nostra sovranità e rottamando i nostri diritti popolari (ma si sa che, secondo i $initrati, il popolazzo becero vota sbagliato: che decidano dunque gli eurobalivi, perché loro sì che spalancano le frontiere nazionali, mica come gli svizzerotti “chiusi e gretti”).
  • Conseguenza dell’accordo quadro istituzionale: abolizione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Sì, proprio quelle con cui i kompagni amano riempirsi la bocca. Chiaro: per la gauche-caviar ubbidire agli eurofalliti ha la priorità su ogni parvenza di protezione dei lavoratori svizzeri, in particolare ticinesi, dall’invasione da sud.
  • Preferenza indigena? “Prima i nostri”? Ma allora ditelo che siete degli spregevoli razzisti!
  • Versare subito, senza se né ma, e con tante scuse per il ritardo visto che la promessa risale a novembre, il regalo di 1.3 miliardi di Fr all’UE: perché ogni desiderio di Bruxelles è un ordine e perché “bisogna aprirsi”. E poi, i ricchi svizzeri se lo possono permettere. Chissenefrega dei buchi nell’AVS!
  • Islam religione ufficiale in Svizzera: mica vorremmo discriminare i migranti economici, i quali a casa nostra devono poter fare tutti i propri comodi, meglio ancora se mantenuti dall’assistenza (così il businness ro$$o della socialità prospera).
  • Abolizione delle feste cristiane (recente richiesta dei giovani (?) $ocialisti di Zurigo), e conseguente sostituzione con quelle islamiche: perché, è chiaro, non si può di certo pretendere da immigrati in arrivo da “altre culture” la rinuncia alle loro tradizioni. Sarebbe becero populismo e razzismo.
  • Sì al burqa, si preparino anzi quelle scostumate delle donne elvetiche, che vanno in giro in minigonna e poi hanno ancora il coraggio di lamentarsi se vengono molestate da qualche migrante economico. Non è mica colpa di questi giovanotti con lo smartphone se, secondo la loro cultura, un centimetro di pelle in vista significa “sono disponibile”.
  • Finti rifugiati: devono entrare tutti, e tutti devono venire mantenuti.
  • Non si espelle nessuno (né delinquente straniero, né falso asilante).
  • Albanese e Serbo Croato lingue nazionali (proposta di un Consigliere nazionale $ocialista).
  • “La Svizzera non esiste”: dichiarazione del Primo agosto della kompagna Addolorata Marra di Botrugno, Consigliera nazionale P$$
  • Passaporti rossi per tutti. “Già il solo fatto che richieda la naturalizzazione, dimostra che il candidato è integrato”: frase pronunciata da un ex deputato P$ nel Gran Consiglio ticinese. Per agevolare il compito agli aspiranti cittadini elvetici – che magari non parlano bene la lingua del posto, perché mica si può pretendere che la imparino – la Confederella potrebbe allestire un sito in varie lingue (arabo, albanese, serbo croato, turco, eccetera) tramite il quale ordinare online il passaporto svizzero, che verrebbe poi spedito automaticamente a casa accompagnato da un piccolo dono di benvenuto. Siamo o non siamo per la “digitalizzazione dell’amministrazione”?
  • Aggravi fiscali e nuove tasse per gonfiare lo Stato come una rana, per mantenere tutti gli “ospiti” e per versare contributi miliardari all’estero, evidentemente tutti a fondo perso;
  • Aumento del canone radioTV per statalizzare tutti i media;
  • Criminalizzazione ad oltranza degli automobilisti: un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza va punito almeno altrettanto duramente di una rapina;
  • No alla legittima difesa; i criminali devono poter entrare indisturbati nelle abitazioni, fare tutto quello che vogliono ad oggetti ed abitanti, senza che questi ultimi alzino un dito;
  • Proibizione ai cittadini onesti di detenere delle armi (così gli unici in possesso di armi, illegali, saranno i criminali);
  • Eccetera eccetera.

Se il P$ – Partito degli Stranieri – nel 2019 dovesse raggiungere il 20% agognato da Levrat, sarebbe la dimostrazione che le naturalizzazioni facili hanno ottenuto l’effetto sperato dai kompagni.

Lorenzo Quadri

 

Ma quanti kompagni ci sono nella diplomazia elvetica?

Il tasto reset andrebbe subito pigiato su chi rappresenta la Svizzera all’estero. Invece…

Tim Guldimann è un ex diplomatico (l’ultima carica da lui ricoperta è quella di ambasciatore svizzero a Berlino) nonché consigliere nazionale P$, malgrado viva nella capitale germanica. Si tratta del primo svizzero all’estero eletto in Consiglio nazionale. E ha sempre detto che a trasferirsi in Svizzera non ci pensa proprio.  Degna di nota la contraddizione con la linea del P$: nel senso che Guldimann dice di rappresentare gli svizzeri all’estero, mentre il suo partito da anni ormai rappresenta solo gli stranieri in Svizzera. Secondo i kompagni, infatti, prima vengono gli immigrati poi, semmai, come ultima ruota del carro, i cittadini elvetici (“chiusi e gretti”).

Nelle scorse settimane il buon Guldimann, che ovviamente alle nostre latitudini è sconosciuto ai più, ha rassegnato le dimissioni dal parlamento. A questo punto il lettore potrebbe  giustamente dire: ecchissenefrega! C’è però un particolare.

Rifiutano la milizia

Assieme alle dimissioni il kompagno ex diplomatico ha inviato a tutti i deputati uno scritto in cui giustifica la propria decisione, dicendo in sostanza che da Berlino non è in grado di mantenere sufficienti contatti con la sua base elettorale nel Canton Zurigo. Il che ci può anche stare. Poi però arriva la frasetta: “il parlamento come impiego a tempo parziale è un’illusione alimentata dalla nostra cultura di milizia”. E qui casca l’asino. Hai capito i kompagnuzzi? Mettono in dubbio il sistema di milizia, che è un’importante specificità svizzera. Perché loro vogliono fare i parlamentari di professione, andando così a creare quella casta di privilegiati ed inamovibili cadregari che vediamo, ad esempio, appena al di là della ramina. Questi sono i loro modelli!

Quanti tesserati P$ nella diplomazia?

Dalla gauche-caviar ci aspettiamo da tempo solo il peggio, ma qui c’è un’aggravante nella misura in cui stiamo parlando di un ex diplomatico da vari decenni è iscritto al P$. A rappresentare la Svizzera all’estero nelle sedi istituzionali si mandano esponenti di un partito che rifiuta i valori elvetici come ad esempio la milizia, che vuole l’adesione all’UE, l’abolizione dell’esercito, il riconoscimento dell’Islam come religione ufficiale e avanti con le nefandezze? Poi ci chiediamo come mai le trattative (?) internazionali vanno sempre a finire in calate di braghe da parte rossocrociata?

Sarebbe interessante sapere quanti tesserati P$ sono tuttora attivi nelle rappresentanze svizzere all’estero. Perché c’è come il vago sospetto che la risposta potrebbe spiegare varie cose. Il tasto reset andrebbe quindi pigiato, tanto per cominciare, sulla diplomazia elvetica. Invece il neo ministro degli esteri italosvizzero ha pensato bene di nominare come negoziatore capo con l’UE il buon Roberto Balzaretti, già distintosi nel recente passato per le inaccettabili posizioni eurolecchine.

Ulteriore perla: il posto di Guldimann verrà preso da un invasato ex presidente della JuSo (gli esagitati giovani socialisti attualmente presieduti dalla diversamente nordica Tamara Funiciello, quella che si fa fotografare in topless quando il buonsenso imporrebbe tutt’altro).

Più burocrati

Non è finita. Giovedì primo marzo il consiglio nazionale ha respinto a maggioranza una mozione del kompagno Matthias Aebischer già giornalista della SSR ed oggi consigliere nazionale P$ (com’era già la fanfaluca dei contrari al No Billag? Non è vero che le redazioni della TV di Stato sono colonizzate dalla $inistra, sono tutte balle della Lega populista e razzista?).

Il buon Aebischer pretendeva che a tutti i deputati venisse assegnato un assistente parlamentare impiegato all’80%. Naturalmente pagato dal solito sfigato contribuente, con contratto di lavoro sottoscritto dall’amministrazione federale. Il che significa 246 funzionari della Confederella in più (gli assistenti parlamentari) a cui si aggiunge il lavoro burocratico per gestire questi nuovi impiegati statali.

Inutile dire che la proposta è stata appoggiata dal P$ compatto. Il partito $ocialista conferma dunque di voler smontare con la tattica del salame (anche perché è l’unica via percorribile) il sistema di milizia svizzero, per creare una casta di deputati professionisti in stile vicina  Penisola. I quali poi fanno di tutto e di più per rimanere attaccati alla cadrega e per dotarsi di sempre nuovi privilegi (altro che la “Rimborsopoli” del Consiglio di Stato e del cancelliere), creandosi una riserva protetta a proprio uso e consumo.

E poi magari questi $inistri rottamatori della Svizzera hanno ancora la tolla di riempiersi la bocca, naturalmente solo quando gli fa comodo, con i valori elvetici? Quei valori che hanno dimostrato in ogni modo possibile ed immaginabile di voler azzerare (perché bisogna essere aperti, multikulti ed eurocompatibili)?

Lorenzo Quadri

 

Braghe calate con l’UE: i plateali autogol dei ro$$overdi

Fine delle misure accompagnatorie alla libera circolazione e disastri ambientali

 

La gauche-caviar “nostrana” (nostrana si fa per dire, visto l’alto tasso di naturalizzati pluripassaporto) insiste nella svendita della Svizzera all’UE. E poi ha ancora la faccia di tolla di riempirsi la bocca con i “valori elvetici” nella sua isterica jihad contro l’iniziativa No Billag (la gauche-caviar teme infatti che la SSR, che da mezzo secolo fa propaganda di $inistra finanziata da tutti i cittadini, esca perdente dalle urne).

Il presidente del P$$ kompagno Christian Levrat, quello che vuole l’islam religione ufficiale in Svizzera, dunque insiste: bisogna firmare subito lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, quello che ci trasformerebbe a tutti gli effetti in un baliaggio di Bruxelles. Il prossimo passo sarà mandare a casa Consiglio federale e Parlamento ed insediare a Berna un “gerente” nominato direttamente dagli eurofunzionarietti; analogamente a quanto accade ai Comuni commissariati.

Misure accompagnatorie addio

La posizione del presidente del P$$ non sorprende: il suo partito, che è sempre e sistematicamente schierato contro la Svizzera e contro gli svizzeri, vuole l’adesione all’UE. Ma il  buon Levrat, con la sua insistenza a favore dell’ accordo quadro istituzionale – quello che “Grappino” Juncker ha il coraggio di definire “accordo d’amicizia” –, va incontro ad una clamorosa figura marrone.

Infatti il presidente del P$$ sembra non essere in chiaro sul fatto che la prima conseguenza del bramato accordo quadro sarebbe la fine delle misure d’accompagnamento alla devastante libera circolazione delle persone; quelle che servirebbero a contrastare il dumping salariale. Tali misure verrebbero spazzate via in quanto ostacolo al libero accesso ai mercati. In effetti, le aziende (in particolari edili, ma non solo) dei paesi a noi vicini vogliono arrivare in Svizzera da conquistatrici, facendo  fuori gli operatori locali a suon di prezzi dumping.

Ecco la coerenza rossa

Ora, queste misure accompagnatorie sono più che altro dei cerotti sulla gamba di legno. Non sono certo la panacea. Ma non c’è alcun motivo per cui ci dovremmo privare di questo piccolo aiutino.

Ma soprattutto: i kompagni, le misure accompagnatorie le hanno sempre sostenute a spada tratta. Le hanno addirittura poste come condizione (farlocca) per il loro sì agli accordi bilaterali. E adesso il “buon” Levrat, infoiato di europeismo, le vuole gettare a mare? Sarebbe questa la “coerenza” con cui la $inistruccia ama riempiersi la bocca? Oppure il presidente del P$$ blatera di sottoscrivere l’accordo quadro con Bruxelles senza nemmeno conoscerne i contenuti? E allora la domanda diventa: sarebbe questa la “conoscenza dei dossier” dei kompagnuzzi? E cosa ne pensano all’interno del P$$?

Verdi come le angurie

Figura non molto migliore, sempre per restare a $inistra, la fanno i Verdi ticinesi. I quali hanno respinto scandalizzati l’invito del presidente dell’Udc ticinese Piero Marchesi ad aderire alla raccolta delle firme per l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone (firmate tutti!). Questo perché, secondo i Verdi, non si può pretendere l’accesso ai mercati senza accordare ai partner il diritto all’invasione della Svizzera tramite immigrazione scriteriata. Accipicchia, ma questi Verdi sì che sono dei grandi statisti! Peccato che ci siano invece un sacco di accordi commerciali, vedi ad esempio quello con la Cina, che non contemplano affatto la libera circolazione. Quest’ultima infatti è semplicemente una paturnia internazionalista che ha fatto solo disastri e che verrà giustamente spazzata via dalla storia.

Ma, nel njet dei Verdi, a lasciare di palta è come gli ecologisti nostrani, imbevuti di ideologia spalancatrice di frontiere, chiudano gli occhi davanti all’evidenza.

Le frontiere spalancate hanno infatti conseguenze deleterie anche sull’ambiente: vedi i 65’500 frontalieri che entrano quotidianamente in Ticino uno per macchina, inquinando a tutto spiano ed intasando le strade. Idem dicasi per le svariate migliaia di padroncini. E i rifiuti solidi urbani che essi producono (rüt) mica se li riportano a casa.

Altrettanto deleterio per l’ambiente è l’accordo bilaterale sui trasporti terrestri, concluso dal kompagno Moritz Leuenberger, che ha trasformato la Svizzera in un corridoio di transito a basso costo per TIR UE. Il palese conflitto tra protezione dell’ambiente ed immigrazione scriteriata l’aveva visto benissimo l’iniziativa Ecopop. Ma i Verdi al proposito non hanno nulla da dire. Per loro le frontiere spalancate sono molto più importanti della tutela dell’ambiente. Perché costoro sono come le angurie: verdi fuori ma rossi dentro. D’altra parte, se gli ecologisti sono contenti di fare i soldatini (per non dire gli “utili idioti”) del P$, buon per loro. I frutti li raccoglieranno alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

 

Lavoratori di serie A e lavoratori di serie B

Ecco i bei regali della devastante libera circolazione delle persone, sostenuta ad oltranza dalla partitocrazia, dai media di regime (RSI in primis), dal padronato e dai sindacati. Nei giorni scorsi è comparso su un portale l’ennesimo annuncio di lavoro-scandalo: una ditta con sede a Chiasso (evidentemente gestita da italici) cerca un laureato per pagarlo 600 Fr al mese (sic!). Per un impiego a tempo pieno. Fa specie vedere deputati-sindacalisti che – bramosi di farsi marketing professionale e politico – ostentano indignazione davanti a situazioni che loro stessi hanno contribuito a creare, spalancando le frontiere all’invasione da sud e a tutte le sue nefaste conseguenze che non stiamo qui per l’ennesima volta ad elencare.

I sindacati rossi

Il giorno precedente a fare il suo verso su un altro tema, ovvero l’aumento degli iscritti, è stato il sindacato rosso UNIA, di cui il P$ è ormai una succursale.

Con toni drammatici, il sindacato bellamente si autoincensa: “la gente è disperata per la situazione attuale nel mondo del lavoro ticinese, siamo l’ultimo baluardo, per questo gli iscritti aumentano”. Per poi aggiungere una frase alquanto significativa: “noi tra frontalieri e residenti non facciamo differenza”.

Tirando le somme

Motivo principale della situazione catastrofica in Ticino: libera circolazione.
Posizione di UNIA sulla libera circolazione: favorevole.

Posizione di UNIA sulla preferenza indigena: istericamente contraria.
Morale della favola: la protezione del mercato del lavoro è stata sacrificata dai sindacati rossi sull’altare dell’ideologia internazionalista e spalancatrice di frontiere. E anche su quello del tornaconto monetario. Cosa significa infatti la frase “noi non facciamo differenza tra frontalieri e residenti”? Significa che più frontalieri ci sono, meglio è: così gli iscritti ai sindacati lievitano, le entrate idem, ed i dirigenti di UNIA possono girare in Audi A6 e trascorrere le vacanze a Forte dei Marmi.

Sicché, si abbia almeno la decenza di non prendere in giro la gente presentandosi pomposamente come ultimo baluardo  contro una situazione di cui si è corresponsabili.

L’ipocrisia della casta

Che poi politicanti, sindacalisti e compagnia cantante che:

– hanno spalancato le frontiere sfasciando il mercato del lavoro del nostro Cantone;

– gioivano per lo smantellamento del segreto bancario con conseguente sparizione di quasi 3000 impieghi solo nelle banche ticinesi;

adesso istericamente starnazzino contro l’iniziativa No Billag facendo terrorismo sulle pretese conseguenze occupazionali per l’emittente di regime, è il colmo.
Evidentemente, in questo Cantone ci sono alcuni lavoratori di serie A: i privilegiati per cui la casta si mobilita. Mentre tutti gli altri sono di serie B, per non dire di serie Z. E di questi la casta se ne impipa alla grande.

Lorenzo Quadri

“Preferenza indigena light”: dopo la decima fetta…

Ecco la conferma: il triciclo PLR-PPD-P$ ha tirato al Ticino un gigantesco bidone

 

Ma guarda un po’: la cosiddetta “preferenza indigena light”, ovvero la boiata con cui la maggioranza delle Camere federali ha rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio ottenendo il plauso degli eurobalivi, comincia a generare dei dubbi. Di recente, il GdP ha dedicato un servizio al tema.

Quando si dice: dopo averne mangiate dieci fette, si accorsero che era polenta. Si scopre così che la citata “preferenza indigena light”, che con la preferenza indigena non ha nulla a che vedere, otterrà lo spettacolare risultato di avvantaggiare i frontalieri iscritti agli URC (Uffici regionali di collocamento) a scapito dei ticinesi in assistenza, i quali non sono più iscritti. Altro che promuovere l’occupazione dei residenti!

Frena Ugo!

Naturalmente qualcuno non poteva farsi  scappare l’occasione (?) per tentare di girare le carte in tavola. Ovvero, per tentare di attribuire la colpa dell’ennesimo sconcio a chi ha promosso l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. Sono quindi state sputate sentenze del tipo: “quando la politica parla senza cognizione di causa, le presunte soluzioni sono peggiori del problema che si vuole risolvere”.  Frena Ugo! La responsabilità del bidone tirato ai ticinesi in assistenza è unicamente dei Giuda della volontà popolare che hanno affossato il 9 febbraio con una soluzione farlocca.

E’ quindi il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio. Affinché qualcuno non pensi di poter impunemente prendere la gente per il lato B.

Cinque punti

1) Che il compromesso-ciofeca per NON applicare il 9 febbraio voluto dal triciclo PLR-PPD-PSS avrebbe favorito i frontalieri iscritti agli URC a scapito dei residenti finiti in assistenza e che non sono più iscritti, lo avevamo detto e scritto su queste colonne subito dopo l’approvazione a Berna del compromesso-ciofeca. Quindi non si faccia finta di cadere dal pero adesso.
2) Ma soprattutto: a favorire i frontalieri a scapito dei residenti non è affatto il 9 febbraio, e men che meno i suoi promotori, come qualcuno sembra voler tentare di far credere. A favorire i frontalieri a scapito dei residenti è il compromesso-ciofeca CONTRO il 9 febbraio e quanti lo hanno voluto: ossia la partitocrazia “triciclata” (nel senso del triciclo) PLR-PPD-PS (e partitini di contorno) alle Camere federali. Compresi gli esponenti ticinesi, dato che non uno si è distanziato dalla linea dei rispettivi partiti nazionali.

3) La politica “che parla senza cognizione di causa”, che porta “presunte soluzioni peggiori del problema” non è quella dei promotori nel 9 febbraio; non è quella di Lega e UDC che vogliono limitare la libera circolazione delle persone. E’ quella della partitocrazia PLR-PPD-PS che, pur di rottamare un voto popolare sgradito alle élite spalancatrici di frontiere, un voto che ha stabilito il contingentamento e la preferenza indigena sul mercato del lavoro, si è inventata il bidone della “preferenza indigena light”. Che con la preferenza indigena votata dal 70% dei ticinesi non ha nulla a che vedere.
4) Quindi, per il favoreggiamento dei frontalieri bisogna ringraziare il triciclo PLR-PPD-PSS che ha tradito la volontà dei cittadini. Perché, secondo il citato triciclo, si devono poter assumere frontalieri senza alcun limite, a scapito dei ticinesi; la sacra (?) libera circolazione non si tocca, altrimenti i padroni di Bruxelles si inalberano (uhhhh, che pagüüüraaa!). Ricordarsene alle prossime elezioni.
5) Quanto sopra dimostra, per l’ennesima volta, la necessità e l’urgenza dell’iniziativa popolare per finalmente cancellare la devastante libera circolazione delle persone. Iniziativa che l’Udc nazionale ha promesso di lanciare nei prossimi mesi. Prepararsi a firmare in massa.

Lorenzo Quadri

Il P$$ insiste: il passaporto rosso va regalato a tutti!

Dopo la naturalizzazione automatica degli stranieri di cosiddetta terza generazione

 

Rilanciamo anche noi: stop alle nazionalità plurime!

E  ti pareva! La $inistruccia al caviale, spalancatrice di frontiere e rottamatrice della Svizzera, prosegue imperterrita con le sue  fetecchiate.  L’esubero di portali online e la carenza di notizie tipiche del periodo estivo costituiscono un cocktail micidiale: ogni “flatulenza” trova ampi spazi.

Sicché  ieri un portale ticinese quale notizia d’apertura ha pensato bene di utilizzare le baggianate raccontate in un’intervista ad un altro sito (!) da tale kompagno Cédric Wermuth. Costui, giustamente sconosciuto ai più, è un  consigliere nazionale ex presidente dei giovani $ocialisti: quelli che organizzano le manifestazioni non autorizzate per protestare contro le guardie di confine colpevoli di non “fare entrare tutti” i finti rifugiati con lo smartphone. Il che già la dice lunga. Il signor Wermuth, simpatico come un cactus eccetera, era poi uno di quelli che esultava per la rottamazione del maledetto voto del 9 febbraio.

Lo ius soli

Qual è dunque l’ultima sortita? Il kompagno torna a rivangare la trita storiella dello ius soli: ossia, chiunque nasce in Svizzera deve avere il passaporto rosso.

La $inistra spalancatrice di frontiere non si smentisce. Altro che “integrazione”: l’importante è concedere il passaporto svizzero a chiunque, per cancellare la nostra identità e le nostre radici. Avanti col multikulti! Ricordiamo che il P$$, quando si trattava di votare sulla naturalizzazione automatica degli stranieri di cosiddetta terza generazione – che non sono affatto quello che la truffaldina definizione lascia ad intendere – ebbe la bella idea di diffondere dei volantini arabo. Capita l’antifona? Anche stranieri che capiscono solo l’arabo, secondo i $ocialisti, devono diventare svizzeri!

Se poi si pensa che la gauche-caviar, oltre  (va da sé) ad essere istericamente contraria al divieto di burqa, vuole pure rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera, il futuro che lor$ignori vorrebbero per il nostro paese è proprio rallegrante!

Aumentarsi l’elettorato

Ovviamente l’obiettivo dei kompagni è quello di rendere le naturalizzazioni sempre più facili, in particolare quelle di persone che non sono integrate né integrabili. In questo modo si immaginano di incrementare il proprio seguito elettorale. Ad esempio, a Lugano il P$ aveva organizzato un volantinaggio elettorale in bucalettere mirato ai naturalizzati di fresco.

Non sorprende certo che un partito del genere, che tra i suoi obiettivi – oltre ad islamizzare la Svizzera, ad aumentare le tasse a go-go, a far entrare tutti i finti rifugiati con lo smartphone, ad abolire l’esercito – ha pure l’adesione alla fallita UE, fatichi a trovare degli elettori tra i cittadini elvetici. E fatichi anche a trovarne tra i naturalizzati integrati davvero: quello che si sono fatti svizzeri perché credono in questo paese e nei suoi valori e magari hanno pure rinunciato al passaporto originario. Da qui l’esigenza di puntare sui naturalizzati di comodo. E su quelli che campano grazie al business dell’immigrazione incontrollata e delle frontiere spalancate.

No al passaporto multiplo

Nemmeno sorprende che, dopo la naturalizzazione automatica degli stranieri di cosiddetta “terza generazione”, adesso i kompagni anti-Svizzera mirino a regalare il passaporto anche a tutti quelli che sono nati su suolo elvetico. Si tratta della più scontata tattica del salame: una fetta alla volta si raggiunge l’obiettivo. Che è poi quello di trasformare il passaporto rosso in carta straccia.

Visto che i kompagni ripropongono le loro belle pensate sul tema naturalizzazioni rispolverando lo “ius soli”, allora rilanciamo anche noi una semplice proposta in tema di ottenimento della cittadinanza elvetica: obbligo di rinunciare al passaporto del paese d’origine al momento dell’acquisizione di quello svizzero. Già con questa semplice misura, le naturalizzazioni di comodo diminuiranno in modo visibile.

Lorenzo Quadri

Accordi (?) con il Belpaese: svizzerotti ancora FREGATI

E intanto, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, i ristorni sono stati regolarmente versati 

Il Mago Otelma aveva visto giusto, e non ci voleva molto: siamo stati infinocchiati sia sulla fiscalità dei frontalieri che sul trenino Stabio-Arcisate. Ma forse chi da anni si fa turlupinare senza mai reagire non merita altro

Questa volta il Mago Otelma ha avuto decisamente vita facile. La sua previsione si è avverata nel modo più completo che si potesse immaginare.

Il 26 ed il 27 giugno, data della visita a Roma (vacanze romane…) del quasi ex ministro degli esteri Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr (PLR) sono trascorsi. Ma della firma italica sul “maledetto” accordo sulla nuova fiscalità dei frontalieri, nemmeno l’ombra. Il Belpaese, infatti, non ne vuol sapere. E lo dice senza farsi problemi. Ecco a cosa servono le calate di braghe – o, per non urtare la sensibilità del presidente del CdS Manuele Bertoli: i “passi indietro” – sul casellario giudiziale: assolutamente a niente. E assolutamente a niente serve calare le braghe su qualsiasi altro tema di scontro con la vicina Penisola.

Cose che gridano vendetta

Lo abbiamo scritto un’infinità di volte: l’Italia NON VUOLE il nuovo accordo sui frontalieri. E le cose che non vuole fare, il Belpaese semplicemente non le fa. Impipandosene di accordi internazioni, impegni presi, promesse fatte, buona fede. “Tagliàn: se i ta frega mia incöö, i ta frega dumàn” (lo ha postato il consigliere nazionale PPD Marco Romano sulla sua pagina facebook, per cui non è razzismo e si può scrivere).

Che gli impediti negoziatori bernesi, quelli che vanno a Roma a parlare in inglese, quelli che pensano che trattare con la Germania e con l’Italia sia la stessa cosa, non abbiano ancora capito l’antifona, è già sufficientemente scandaloso e getta una luce allarmante su quello che vale la diplomazia svizzera. Ma che non l’abbiano capita gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, grida semplicemente vendetta al cielo.

Del resto se, dopo averne mangiate cinquanta fette, gli svizzerotti non si sono ancora accorti che era polenta, vuol dire che meritano di restare fregati tutte le volte. Quello che i ticinesi non meritano, invece, è di essere così mal rappresentati.

Ci danno pure dei bugiardi

Non solo – come era scontato – non è stato fatto alcun passo avanti sulla fiscalità dei frontalieri (anzi), ma da Oltreramina è arrivata anche la fregatura sul trenino Stabio-Arcisate, finanziato a peso d’oro dallo sfigato contribuente rossocrociato. Il collegamento con la Malpensa non si farà da Lugano ma da Como. Così ha deciso la Regione Lombardia. Ennesima sfacciata violazione degli accordi con la Svizzera, con la controparte che ha ancora la faccia di tolla di darci dei bugiardi; perché, a suo dire, il Ticino sarebbe stato informato del voltafaccia.

Sempre meglio! Adesso, oltre che ad essere razzisti, saremmo pure bugiardi. Questo ci vengono a dire i vicini a sud. Intanto però continuiamo ad essere il più importante datore di lavoro della Lombardia, a scapito dei ticinesi. Quando si tratta di sfruttare senza remore il nostro Cantone, oltreconfine non perdono un’occasione. Quando si tratta di rispettare i patti, invece… Ma visto che gli svizzerotti fessi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, tollerano tutto senza reagire (se non calando le braghe ancora più in basso) sarebbe da scemi non approfittarsene, no?

E noi versiamo i ristorni

Ricapitolando: gli amici a sud hanno FREGATO gli svizzerotti sulla fiscalità dei frontalieri e li hanno pure FREGATI sul trenino Stabio-Arcisate

E poi i politicanti d’Oltreramina si mettono a starnazzare come germani reali contro tre valichi secondari chiusi di notte e contro il casellario giudiziale farneticando di violazione di accordi internazionali?

Se i camerieri bernesi dell’UE avessero un minimo di rispetto per il paese che amministrano (usare il verbo “governare” in relazione a certi soggetti è fuori posto) sarebbero già partite unilateralmente sanzioni nei confronti del Belpaese. Ma da un bel pezzo. Ricordiamo che l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed il suo tirapiedi De Watteville queste misure le avevano promesse tre anni fa (naturalmente non se ne è mai fatto nulla).
Ma il massimo dello scandalo è che, davanti a questa plateale doppia fregatura, in Consiglio di Stato non si trovi – per colpa del triciclo PLR-PPD-P$ – una maggioranza per bloccare i ristorni. Che infatti, anche questa volta, sono regolarmente partiti.

A proposito: per la chiusura notturna di tre valichi secondari, la Farnesina (ministero degli Esteri italiani) ha convocato d’urgenza (uhhh, che pagüüüraaa!) l’ambasciatore svizzero. I camerieri bernesi dell’UE hanno convocato l’ambasciatore d’Italia per il clamoroso voltafaccia sulla ferrovia Lugano-Malpensa? Ah già, ma gli svizzerotti queste cose non le fanno. Non è politikamente korretto.

Sei cose

Comunque, visto che dall’Italia non siamo in grado di ottenere nulla, ci sono sei cose da fare:

  • avanti con la raccolta firme per la disdetta della libera circolazione delle persone;
  • avanti con Prima i nostri;
  • moratoria sul rilascio dei permessi G;
  • reintroduzione dei controlli sistematici sul confine;
  • non mandare più oltreconfine nemmeno un centesimo;
  • non mandare al Belpaese nemmeno un’informazione bancaria.

Lorenzo Quadri

PLR-PPD-P$: schiaffo fiscale a 200mila persone sole

Il triciclo del “tassa e spendi” ha affossato l’iniziativa Canonica pendente dal 2001

Si spera che gli interessati se ne ricorderanno in occasione delle prossime elezioni cantonali – il njet parlamentare rende evidente che di riforme fiscali in Ticino non se ne faranno mai

L’iniziativa parlamentare generica per una tassazione più equa delle persone singole, presentata nel lontano 2001 dall’allora deputata Iris Canonica e poi ripresa da vari altri parlamentari nel susseguirsi delle legislature, ultimo in ordine di tempo il leghista Michele Guerra, è stata respinta lunedì in Gran Consiglio.

Non è certo una sorpresa, perché il triciclo PLR-PPD-P$ è ormai ridotto ad un partito unico dello “spendi e tassa”. Negli ultimi anni se ne sono avute numerose dimostrazioni. A partire dall’introduzione del moltiplicatore cantonale con freno all’indebitamento, ossia il giocattolo legislativo per aumentare le imposte, concepito dalla $inistra ed introdotto dall’ex ministra PLR Laura Sadis (che adesso qualcuno indica come papabile candidata al Consiglio federale assieme al lobbysta delle casse malati Ignazio Cassis: allegria!).

I “liberali” esistono ancora?

Il njet all’iniziativa è arrivato per 45 voti contrari, 25 favorevoli e un astenuto. A votare a favore, solo la Lega, la Destra e due deputati del PLR. Fa poi specie notare che anche parlamentari rappresentanti delle associazioni economiche, che quindi dovrebbero avere a cuore le riforme fiscali, hanno votato contro l’iniziativa. Ma evidentemente l’ordine di marcia del partito per i soldatini viene prima di ogni altra considerazione.

Davanti ai risultati di certe votazioni parlamentari, una domanda nasce spontanea: ma in questo Cantone i “liberali” esistono ancora?

196’500 persone

Il njet del Gran Consiglio non è dunque una sorpresa. Ma è comunque deludente. Perché se in Gran Consiglio non si trova una maggioranza per correggere quella che è una stortura evidente, annosa e riconosciuta,  che colpisce ben 196’500 contribuenti quindi non due gatti, vuol dire che di riforme della fiscalità in Ticino non se ne faranno mai. Indicativi in questo senso anche i vacui argomenti con cui è stato giustificato il “njet”: “il problema esiste ma non è il momento giusto”, “ci vuole una riforma che interessi tutti” e via cianciando.

Non è mai il momento

Insomma, il ritornello del tandem PLR-PPD (non citiamo ovviamente i $ocialisti secondo i quali le tasse si possono solo aumentare) è sempre lo stesso: non è mai il momento (in 16 anni non si è trovato il momento) per alleggerimenti fiscali alle persone sole; e comunque “bisogna fare altro” (ovviamente senza mai fare alcuna proposta concreta di “altro”). Sono gli argomenti “standard” che la politichetta adduce quando vuole bloccare qualcosa. Intanto si prende nota che le quasi 200mila persone sole che vivono in Ticino lunedì sono state prese a pesci in faccia dalla maggioranza PLR-PPD-P$.

Perché il momento per lasciare qualche soldo in tasca in più ai contribuenti non arriva mai, è presto detto. Perché la spesa cantonale galoppa: dai 2.7 miliardi nel 2006 ai quasi 3.3 di 10 anni dopo. Il problema delle finanze cantonali non è dunque la mancanza di entrate, bensì le uscite. Che però la politica sembra incapace di correggere.

La causa delle distorsioni

Il rapporto di minoranza di Pamini ben evidenzia cosa provoca le distorsioni che possono penalizzare (a seconda del reddito) sia le persone singole che i coniugi: l’estrema progressione delle aliquote fiscali ticinesi. A titolo di esempio viene citato il Canton Uri, dove tale progressione non è data ed il problema delle distorsioni non si pone.

La progressione fiscale ticinese, si legge nel rapporto, “è vecchia di 40 anni e deriva da un periodo con un approccio ben diverso alla fiscalità rispetto a quello odierno”. Anche la società degli anni Settanta era assai diversa da quella di oggi: “paradossalmente, la progressiva emancipazione femminile e l’entrata massiccia delle donne nel mondo del lavoro si sta sempre più scontrando contro un duro muro fiscale”.

Il tempo non risolve

Ci sono problemi che tendono a risolversi da soli con il tempo. Quello sollevato dall’iniziativa Canonica non è tra questi. Infatti il numero di persone sole (single propriamente detti, ma anche divorziati/e, vedovi/e senza, o senza più, figli a carico) aumenta di continuo per i cambiamenti sociali e la frammentazione delle famiglie che ormai tutti conosciamo.

In Ticino i single sono già quasi 200mila: c’è da sperare che, alle prossime elezioni cantonali, questi quasi 200mila si ricordino dello schiaffone ricevuto in una calda serata di giugno dal triciclo PLR-PPD-P$.

Quanto alla promessa di riforma fiscale per tutti, che pure si è sentita durante il dibattito parlamentare: è evidente che si tratta di uno specchietto per le allodole. Quante volte abbiamo sentito ripetere la storiella del “sì ma non così” per contrastare le varie iniziative popolari fiscali proposte dalla Lega? Ed intanto di sgravi fiscali non ne sono stati fatti del tutto!

Lorenzo Quadri

 

La kompagna Sommaruga vuole sempre più finti rifugiati

Nei primi 5 mesi dell’anno nuovo record di entrate clandestine. E, invece di rimediare..

Ma come, il “caos asilo” non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, le entrate clandestine in Svizzera hanno polverizzato l’ennesimo record. I dati delle guardie di confine parlano chiaro: tra gennaio e maggio del 2017 sono arrivate illegalmente in Svizzera 11’912 persone, ovvero 12mila. Nel 2015 erano 7000. L’incremento è quindi stratosferico. I clandestini sono principalmente migranti economici provenienti dall’Africa occidentale. I quali, se presentano richiesta d’asilo, la motivano con le argomentazioni più inverosimili, compresi i “problemi familiari”. Mancano solo la tifoseria sportiva e le cure estetiche, poi ci sarà tutto…

Anche senza obblighi

L’ “assalto alla diligenza”  ad opera di finti rifugiati avviene attraverso la rotta del Mediterraneo, che rimane spalancata. E’ ovvio che la soluzione può essere solo quella di chiudere la rotta in questione; di rimandare indietro i barconi, rispettivamente di affondarli prima che salpino (ovviamente quando non c’è ancora a bordo nessuno). Del resto, tale posizione è stata espressa anche dal ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz.

Di tutt’altro parere, ma guarda un po’, la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che nei giorni scorsi è andata nel Belpaese profondendosi in lodi per l’ottimo lavoro svolto dall’Italia la quale “registra e alloggia” tutti (?) i finti rifugiati. Va da sé che la Simonetta non poteva limitarsi alle slinguazzate: doveva anche, per l’ennesima volta – ormai sta diventando un mantra – ribadire che la Svizzera aderisce ai piani di ridistribuzione di migranti decisi dagli eurofalliti. Malgrado non sussista per il nostro paese alcun obbligo in questo senso. 

E la sicurezza interna?

Intanto che la ministra del “devono entrare tutti”, non ancora contenta del record di ingressi clandestini registrati nei primi cinque mesi dell’anno, esorta per l’ennesima volta i funzionarietti di Bruxelles a comandare in casa nostra e a rifilarci migliaia di ulteriori finti rifugiati con lo smartphone (quanti tra loro sono miliziani dell’Isis?) che non ci spettano affatto, quattro Stati membri dell’UE fanno ben altro. Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia hanno ribadito il fronte compatto contro il caos asilo: respingeranno al mittente qualsiasi sanzione che gli eurobalivi dovessero decidere nei confronti dei paesi che – come loro – non ci stanno a farsi imporre ulteriori finti rifugiati da Bruxelles.

L’argomento dei quattro “sovversivi” è il seguente: l’UE non può decidere sulla sicurezza interna degli Stati membri. Traduzione: aderire ai programmi di ridistribuzione dei finti rifugiati deciso da Bruxelles nuoce alla sicurezza interna, oltre naturalmente a comportare ingenti costi (e nümm a pagum). Eppure gli svizzerotti lo fanno volontariamente. Per “dare l’esempio” (Sommaruga dixit). Si spera che l’autolesionismo diventi disciplina olimpionica per staccare una medaglia d’oro?  Grazie, kompagna Simonetta! Quando ti deciderai a seguire l’esempio del tuo sodale Burkhaltèèèèr e a lasciare la cadrega?

Accordo di Dublino

Intanto, a seguito del caos asilo, i compagni di merende dell’UE intendono mandare al macero l’accordo di Dublino. Ossia quell’accordo che prevede che a farsi carico di un migrante economico sia il primo Stato firmatario in cui quest’ultimo viene registrato. Questo perché alcuni Paesi, tra cui la vicina Repubblica, sarebbero troppo sotto pressione. E naturalmente i camerieri dell’UE di Palazzo federale corrono servili ad ubbidire.

Con i fallimentari accordi di Schengen abbiamo sciaguratamente spalancato le frontiere. Quelli di Dublino ci permettono per lo meno di rinviare al Belpaese un certo quantitativo di finti rifugiati. Però la Penisola prima va a prendere i finti rifugiati in mare invece di riportarli indietro, e poi piagnucola di averne troppi. E la Simonetta si strugge: “dobbiamo aiutare l’Italia”! Sicché nelle ultime settimane sotto le cupole federali è risuonata l’ennesima geniale pensata: la Svizzera si attiverà per promuovere la revisione degli accordi di Dublino. Naturalmente a proprio danno. E sugli accordi di Schengen, quelli che spalancano le frontiere? Il caos asilo ha cambiato solo le condizioni per i rinvii di finti rifugiati, ma non quelle per la difesa dei nostri confini? Ma chi vogliamo prendere per il lato B? Sicché: 1) Nessuna adesione ai programmi di ridistribuzione UE a cui peraltro non aderiscono neppure  tutti gli stati membri; 2) chiudere le frontiere; 3) MURI sul confine!

Lorenzo Quadri

Zurigo ed il divieto di distribuire il Corano in strada

A proporlo è nientemeno che il “ministro della sicurezza” Mario Fehr… targato P$!

 

Ma guarda un po’! Dopo aver rischiato di trovarsi in casa il megaraduno degli estremisti islamici, le autorità cantonali zurighesi cominciano a scendere dal pero. Adesso il Dipartimento della sicurezza del Canton Zurigo raccomanda ai comuni di impedire la distribuzione gratuita del Corano sul loro territorio. Da notare che il Consigliere di Stato responsabile del Dipartimento in questione è il kompagno (!) Mario Fehr. Ma come, a $inistra non starnazzavano come germani reali perfino contro il divieto di burqa? E adesso sono favorevoli al divieto di distribuire il Corano? Ma come, i kompagnuzzi non volevano addirittura promuovere l’Islam a religione ufficiale in Svizzera?

Richieste zurighesi

Interessante dunque notare che, anche tra i ranghi della  gauche-caviar, qualcuno – evidentemente minoritario – giunto ormai alla decima fetta, comincia ad accorgersi che è polenta. Sicché il Dipartimento della sicurezza zurighese esorta a  vietare la distribuzione del Corano rilevando come queste azioni “hanno il solo scopo di reclutare affiliati (integralisti), incitandoli a sostenere attività illegali”. Ah sveglia! Benvenuto nel mondo reale, caro kompagno Fehr!

Il Canton Zurigo chiede inoltre alla Confederazione di proibire il ramo elvetico del gruppo “La vera religione”, all’origine della distribuzione del Corano.

Associazioni salafite

“La vera religione” è un’associazione salafita (quindi integralista) che in Germania è stata vietata nel novembre del 2016. Ohibò: la richiesta di proibire questa associazione è stata formulata al Consiglio federale tramite mozione anche da chi scrive. Ma naturalmente la risposta è stata il solito njet: non sia mai che si impedisca  agli islamisti radicali di prendere piede in Svizzera! “Bisogna aprirsi”!

Ebbene, si dà il caso che lo scorso marzo la mozione di cui sopra sia stata respinta in Consiglio nazionale solo con un paio di voti di scarto. E naturalmente i kompagni hanno votato contro in blocco! Chissà cosa ne pensa il buon Fehr dell’ennesima exploit del $uo partito, che di fatto gli ha già trombato la proposta? Imbarazz, tremend imbarazz! O vuoi vedere che i soldatini ro$$i se la stessa richiesta dovesse venire da uno dei “loro” la sosterebbero, mentre ovviamente qualsiasi cosa provenga dall’odiata Lega…

E il CCIS?

Giusto impedire la distribuzione gratuita del Corano, visto che serve a reclutare integralisti. Altrettanto giusto (e doveroso) vietare il gruppo “La vera religione”, dato che la Germania l’ha fatto. Già che ci siamo, si potrebbe proibire anche il sedicente Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS), presieduto dallo squinternato convertito Nicolas Blancho e da Qaasim Illi marito di Nora Illi (quella che viene in Ticino a fare le sceneggiate in burqa). Il Consiglio centrale islamico è inoltre l’organizzatore del maxiraduno di estremisti in quel di Zurigo – per la serie: tanto gli svizzerotti sono fessi e “si aprono” – poi sventato all’ultimo momento. Ma sventato non su intervento delle autorità, bensì dei proprietari dell’immobile dove si sarebbe dovuto tenere il meeting. I quali, dopo aver scoperto di cosa si trattava, hanno fatto retromarcia.

Finanziamenti esteri

Oltre a vietare la distribuzione gratuita del Corano poiché organizzata da gruppi “le cui idee sono in contrasto con i nostri valori”, bisognerebbe per lo stesso motivo vietare i finanziamenti esteri a moschee e gruppi islamici (a partire dal CCIS) dal momento che questi soldi, in genere in arrivo dai paesi del golfo, servono a finanziare la diffusione dell’islam politico in Svizzera. Che è, appunto, in contrasto con i nostri valori e con le nostre leggi. Ma su questo punto, va da sé, il Consiglio federale dice No. Magari il dipartimento della sicurezza zurighese, che sembra ormai lanciatissimo, potrebbe farsi sentire!

Lorenzo Quadri

Insegnamento della civica: basta con la melina! Chi ha paura del voto popolare?

Sull’iniziativa che chiede l’insegnamento obbligatorio della civica – come materia a se stante e con una propria valutazione – dopo tanta melina da parte del DECS ed in particolare da parte del consigliere di Stato titolare, kompagno Manuele “Bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli, al quale la proposta proprio non piace, nelle scorse settimane è finalmente arrivata qualche notizia positiva. A fornirla è la commissione scolastica del Gran Consiglio.

La prima “buona novella” è che non ci sarà una seconda perizia sulla ricevibilità dell’iniziativa, già accertata da un’expertise dell’avv. Crespi, incaricato dal comitato promotore. La seconda, che il messaggio sulla civica verrà trattato separatamente e non assieme alla questione dell’insegnamento religioso. Quindi, viene affossato il tentativo di Bertoli di mettere in contrapposizione le due materie civica e religione, ben sapendo che i promotori idealmente le sostengono entrambe. La terza, che il relatore commissionale designato è il leghista Michele Guerra.

Naturalmente, dalla scolastica potrebbero anche uscire due rapporti sulla civica: uno favorevole ed uno contrario. Non c’è bisogno del mago Otelma per prevedere che il Consigliere di Stato PS, titolare del DECS, mobiliterà le truppe cammellate per mettere i bastoni tra le ruote all’iniziativa, e per ottenere un njet da parte del parlamento. Alla fine dovrà comunque decidere il popolo ticinese. Ed infatti è proprio il voto popolare ciò che il DECS voleva evitare mettendo in discussione la ricevibilità dell’iniziativa. Visto che infatti a $inistra la volontà popolare viene rispettata solo quando fa comodo, meglio prevenire decisioni sgradite: altrimenti la lista delle votazioni “da rifare” si allunga…

 

“Sa pò mia”?

Perché i vertici del DECS aborrono l’iniziativa sulla civica? La storiella dell’impossibilità di inserire nella griglia oraria due ore al mese (!) d’insegnamento di detta materia non suona molto credibile. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che, se si fosse trattato di inserire due ore al mese di (ipotetiche) materie quali “multiculturalismo”, “integrazione”, “istituzioni europee” e via sbrodolando, certe “insormontabili difficoltà” sarebbero state immediatamente sormontate. La civica non piace perché rammenta alcune cosette che a sinistra proprio non piacciono. Ad esempio principi fondanti e specifici della Svizzera quali democrazia diretta, indipendenza, neutralità, federalismo, esercito di milizia, eccetera.

Certamente potrebbe diventare un po’ imbarazzante per il DECS insegnare ai ragazzi che, ad esempio, il voto popolare deve essere rispettato quando il capodipartimento va in giro a dire che bisogna rifare il voto del 9 febbraio perché non piace a lui e al suo partito. Oppure spiegare il concetto di sovranità nazionale quando il partito di riferimento delle gerarchie scolastiche vuole imporre il diritto straniero e vuole pure l’adesione della Svizzera all’UE. Idem per l’esercito di milizia, di cui il P$ vuole l’abolizione.

 

Meglio dimenticare…

E’ insomma evidente che chi i principi fondanti della Svizzera li vuole rottamare perché bisogna diventare uguali a tutti gli altri (visto che confini e dunque nazioni non devono più esistere) non può che opporsi al loro insegnamento a scuola. Se si vuole cancellare qualcosa, è molto più facile farlo prima cadere in dimenticatoio. Insegnarlo è controproducente: non sia mai che la lezione di civica rischi di generare in innocenti virgulti un qualche sentimento patriotico (che orrore il solo pensiero!). La colonizzazione della scuola ad opera del partito delle frontiere spalancate non serviva certo a questo…

 

Anche i contenuti

Visto l’andazzo nella scuola di questo ridente Cantone, nel caso piuttosto verosimile in cui l’iniziativa per l’insegnamento della civica dovesse venire accettata dai votanti, bisognerà anche controllare il contenuto del programma della nuova materia: non sia mai che a qualche furbastro venga in mente di fare (dal suo punto di vista) “di necessità virtù” trasformandola in un corso di filoeuropeismo coatto.

Ma procediamo un passo alla volta.

Lorenzo Quadri