Flop PVP: nuova conferma che la Lega aveva ragione

Ma attenzione, il fallimentare piano viario deve cambiare sul serio e non per finta!

Dopo anni, nel municipio di Lugano si è finalmente trovata una maggioranza per sperimentare alcune modifiche al fallimentare piano viario PVP. Qualcuno non ha perso l’occasione per appuntarsi pubblicamente medaglie al merito, sulla cui giustificazione si potrebbe anche disquisire.

Quando era solo sulla carta…

Al proposito è utile ricordare che l’opposizione al PVP non data certo di questa legislatura. A contrastarlo per primi furono i municipali leghisti di Lugano che sedevano nell’Esecutivo quando il PVP era ancora solo sulla carta (bei tempi). Tanto per non fare nomi, si trattava del compianto Nano Bignasca e di chi scrive. Ma anche l’allora sindaco, “Re Giorgio”, non mancò di manifestare in più occasioni le proprie perplessità, a volte con toni anche molto accesi. La Lega in Consiglio comunale votò contro i crediti per il PVP:  perché lo stravolgimento della viabilità di Lugano è costato parecchi milioni. Inoltre ha comportato l’abbattimento di decine di alberi sanissimi lungo via Ciani (ma nessun ecologista fece un cip) e la soppressione a go-go di corsie dei bus (ma anche in questo caso, nessun talebano del trasporto pubblico ebbe da obiettare).

Per buttare all’aria la viabilità cittadina nel senso dell’ideologia anti-automobilisti sopra citata, venne presa a pretesto l’apertura della galleria Vedeggio-Cassarate. Col consueto frullino del catastrofismo, si montarono ettolitri di panna sulle ripercussioni che la nuova opera avrebbe avuto sulla viabilità cittadina. Vennero così sdoganati stravolgimenti viari che nulla avevano a che vedere con la nuova galleria e con il reale cambiamento dei flussi veicolari che avrebbe indotto. La pratica non ci ha messo molto a dimostrarlo.

Non ci voleva la sfera di cristallo per capire che un piano viario concepito in base all’ideologia rossoverde avversa alle automobili ed agli automobilisti avrebbe fatto i danni ormai noti alla raggiungibilità, e quindi all’economia, del centro città.

Effetti cumulativi

Per colmo di sfortuna, gli effetti negativi del PVP sono andati a sommarsi alla recessione della piazza finanziaria, frutto di scellerati cedimenti politici a livello federale da parte del triciclo PLR-PPD-PSS, e con il generale fenomeno di impoverimento e precarizzazione della popolazione ticinese, provocato dalla libera circolazione delle persone voluta sempre dalle stesse forze politiche. Tutto questo, come è ovvio, ha avuto conseguenze sulla propensione a spendere dei cittadini. E quindi sui commerci del centro. Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, le tariffe degli autosili sono state fatte schizzare verso l’alto, con la scusa, invero magra, di “favorire la rotazione”, e basandosi su paragoni fantasiosi con altre realtà urbane svizzere, che però non sono per nulla assimilabili a quella di Lugano. La crescita del commercio online ha fatto il resto.

Il risultato è stato quello di allontanare sempre più dal centro gli acquirenti dei negozi ed i clienti degli esercizi pubblici.

In più il PVP ha aumentato i chilometri di percorrenza per chi vuole raggiungere il centro in auto, facendo così crescere l’inquinamento.

Immobilismo insostenibile

E’ evidente che, davanti ad una situazione che definire “insoddisfacente” è un eufemismo, non era possibile continuare con l’attendismo ad oltranza, magari confidando nel fatto che prima o poi i cittadini si sarebbero abituati e avrebbero smesso di protestare.

E’ ora di rendersi conto che il trasporto pubblico va promosso creando delle alternative valide al mezzo privato. Negli ultimi anni si è invece preteso di costringere gli automobilisti a rinunciare all’auto con misure vessatorie ingiustificabili. E si è pure allegramente soprasseduto sul problema delle “targhe azzurre”, ovvero dei veicoli di frontalieri (tutti con a bordo una sola persona) che contribuiscono non poco all’intasamento della rete stradale luganese.

Il voto del Consiglio comunale contro la decimazione dei parcheggi in stazione è finalmente un segnale chiaro contro quella politica di criminalizzazione dell’automobilista che va per la maggiore a vari livelli istituzionali. La stessa che a Berna ha portato alla creazione dell’aberrante programma Via Sicura, con tutti i suoi annessi e connessi (a partire dal famigerato medico del traffico).

E’ chiaro che il PVP deve cambiare, ma deve cambiare sul serio. La speranza è quindi che la sperimentazione decisa dalla maggioranza del municipio porti a dei risultati concreti, e che l’operazione non si traduca nel gattopardesco “cambiare affinché nulla cambi”.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Risveglio a scoppio ritardato contro il fallimentare PVP

Se certe cose le scrive il Mattino sono balle populiste da snobbare. Se le dicono altri…

La Lega ed il Mattino da anni si oppongono al  Piano viaro PVP (Pirla Vai Piano). Però secondo il triciclo PLR-PPD-PS erano tutte balle populiste. Intanto che si attendono gli illuminati pareri dei grandi scienziati del traffico (gli stessi che hanno ideato il PVP?) su possibili modifiche alla (non) viabilità di Lugano, si potrebbe cominciare a sperimentare qualche cambiamento, per vedere l’effetto che fa. Le proposte sul tavolo ci sono. Così vedremo subito se “sa po’ mia”, oppure…

La classica carenza estiva di notizie ha portato al risveglio mediatico sul flop del piano viario PVP. A dare il là, un’opinione al vetriolo pubblicata sul CdT dall’ex presidente della Camera di commercio Franco Ambrosetti.

Ohibò. Il Mattino da anni scrive che il Piano viario PVP  di Lugano è, come direbbe Fantozzi, una ca*ata pazzesca. Lo diceva anche il Nano. E questo fin dall’inizio. Adesso, perché a sparare ad alzo zero sul PVP è l’ex presidente PLR della Camera di commercio, risveglio improvviso e mobilitazione mediatica generale con interviste e servizi a go-go.
Ma come: il disastro del PVP non era tutta una balla populista? Non erano “solo percezioni”?

Le origini

Il PVP è un piano viario ideologico, concepito contro le automobili e contro gli automobilisti. E’ stato venduto come “indispensabile” a seguito dell’apertura del tunnel Vedeggio-Cassarate. Una balla solenne: la Lega lo disse subito. In realtà, l’apertura della galleria è servita da pretesto per buttare all’aria l’intera viabilità cittadina. E per farlo, ça va sans dire, nel segno dell’ideologia radical-chic e politicamente corretta. Quella contro le automobili e contro gli automobilisti. “In centro si arriva in bus!”, pontificavano negli incontri col Municipio i grandi scienziati del traffico.

Tra l’altro, è bene ricordarlo, il PVP ha fatto danni – e non da poco – anche al trasporto pubblico. Infatti, con la nuova viabilità, sono state cancellate parecchie corsie dei bus. E questi rimangono di conseguenza incolonnati assieme alle auto. Gli autisti dei mezzi pubblici possono riferire con dovizia di particolari su come la nuova (non) viabilità cittadina li abbia portati “sull’orlo di una crisi di nervi”.

Non solo: il PVP è pure responsabile dell’abbattimento di decine di alberi lungo la Via Ciani. Ma naturalmente  a quel proposito… citus mutus! Nessun ambientalista incatenato alle piante (diversamente da quanto accaduto in Viale Castagnola). Anzi: nemmeno un cip da parte dei rosso-verdi. Evidentemente, per questi compagni,  “bastonare” gli odiati automobilisti è un bene superiore (?) che giustifica una strage di alberi.

Un paio di cosette

Naturalmente il risveglio mediatico sul PVP ha portato all’esplosione delle prese di posizione di politicanti in fregola di visibilità. E allora è opportuno ricordare un paio di cosette.

Punto primo. Il PVP non l’ha certo voluto la Lega. L’ha voluto il solito triciclo PLR-PPD-PS. La Lega ed il Mattino si sono sempre opposti.

Punto secondo.Chissà come mai, si punta il dito (citazione da Ambrosetti) contro i “bramini dell’amministrazione pubblica” e contro il municipio (ovviamente perché a detenere la maggioranza relativa nell’Esecutivo è l’odiata Lega). Ci si dimentica però delle responsabilità di due attori fondamentali.

  • I grandi progettisti ed ingegneri del traffico che hanno ideato il PVP, incassando dei bei soldoni;
  • E soprattutto: il consiglio comunale, che a maggioranza ha votato allegramente tutte le realizzazioni connesse al Piano viario. Perché “in centro si arriva in bus”. E adesso si vedono i risultati di questa politica, sottoforma di desertificazione del centro medesimo (anche se, è ovvio, il PVP non è l’unico responsabile).

E fare delle prove?

Quanto ai mirabolanti studi annunciati sulle modifiche al PVP, un qualche dubbio “nasce spontaneo”, dal momento che fino ad adesso la posizione dei sommi scienziati del traffico davanti a qualsiasi ipotesi di cambiamento è sempre stata: “sa po’ mia!”. E ricordiamo che per modificare il senso di marcia in una viuzza del centro ci sono voluti svariati mesi e ci sono stati pure dei ricorsi.  A ciò si aggiunge il flop della famigerata perizia commissionata dal municipio al professor Axhausen del Politecnico di Zurigo, e dimostratasi del tutto inutile.

Nel mentre che si attendono gli illuminati ed illuminanti pareri specialistici, si potrebbe cominciare con lo sperimentare qualche semplice correttivo alla (non) viabilità attuale. Di proposte ce ne sono sul tavolo da tempo. Sono contenute anche in petizioni ed in atti parlamentari. Così si vedrà subito l’effetto che fa cambiare qualcosa: se è vero che “sa po’ mia” o se invece…

Lorenzo Quadri

Prima sfasciano la viabilità, poi scoprono che le code costano

Partitocrazia: ecco il risultato delle politiche radikal-chic in materia di trasporti

 

Intanto l’obiettivo (voluto dal popolo) dei “TIR UE sul treno da confine a confine” si allontana sempre più. Grazie, Doris uregiatta!

 

Tranquillo come un tre lire, l’Ufficio federale per lo sviluppo territoriale (ARE) ci informa che i costi delle code in Svizzera ammontavano a fine 2015 a 1,9 miliardi di franchetti. Tra il 2010 ed il 2015 la pillola è passata da 1.6 a 1.9 miliardi.

Non serviva un Nobel per l’economia per rendersi conto che le code provocano costi elevati. Ma sotto le cupole federali (e non solo lì) la maggioranza politikamente korretta se ne impipa.

Svizzeri nel mirino

I radikal-chic a suon di code, piani viari ideologici e fallimentari (vedi lo sciagurato PVP di Lugano), ostacoli, ostracismi e criminalizzazioni, immaginano di costringere i cittadini a non usare l’automobile.

Ovviamente nel mirino ci sono solo svizzeri e residenti. Perché l’invasione di frontalieri uno per macchina, alla partitocrazia spalancatrice di frontiere va benissimo!

La situazione attuale è dunque la seguente:

  • L’immigrazione scriteriata, voluta dal triciclo PLR-PPD-PS, provoca ovviamente un aumento del numero di automobili ed autocarri, che le nostre infrastrutture non sono in grado di assorbire. Siamo qui in troppi. Dal 2007 circa un milione di persone sono immigrate in Svizzera. E queste persone usano le nostre strade.
  • In Ticino la rete viaria, ed in particolare quella autostradale, ė al collasso a causa dell’esplosione del numero di frontalieri e padroncini, provocata sempre dal triciclo partitocratico;
  • La politica radical-chic ha sempre osteggiato (e tuttora osteggia) gli investimenti nella rete stradale, oltre a criminalizzare gli automobilisti (ad esempio con la ciofeca “Via Sicura”): solo la ferrovia è politikamente korretta! Ohibò: forse che le strade non sono un servizio pubblico?
  • Le magnificate automobili elettriche non volano: pure loro hanno bisogno di strade e di posteggi;
  • Se i $inistrati ed i Verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) fossero davvero “ambientalisti”, sarebbero i primi a chiedere la limitazione dell’immigrazione e del frontalierato. Come faceva, del resto, la vituperata iniziativa Ecopop. Invece, col fischio! “Devono entrare tutti!”
  • Risultato: i costi delle colonne – ambientali, economici, di degrado delle infrastrutture – li pagano gli svizzerotti. E la partitocrazia non ne vuole sapere nemmeno di introdurre l’ecotassa per frontalieri, e starnazza che “sa po’ mia”!

Due soluzioni

Sicché, le soluzioni contro le code sono sostanzialmente due:

  • investimenti nella rete stradale
  • limitazione dell’immigrazione e del frontalierato.

Ovvero, proprio il contrario di quanto sta facendo ora il triciclo PLR-PPD-PS.

Ragion per cui, che nessun esponente del triciclo venga a lamentarsi per i costi, economici ed ambientali, delle code sulle nostre strade!

E per i camion?

Per quel che riguarda in particolare i TIR stranieri in transito attraverso la Svizzera, il modello “TIR sul treno da confine a confine” mette d’accordo (più o meno) tutti. Ed è anche stato votato dal popolo.

Ci sono però un paio problemi. Ad esempio:

  • Il kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger, P$$, già ministro dei Trasporti, ha trasformato la Svizzera in un corridoio di transito a basso costo per TIR targati UE. Lo ha fatto accettando una tassa sul traffico pesante ridicola per i camion della DisUnione europea che attraversano parassitariamente la Svizzera. L’ennesima calata di braghe, dunque (ma va?).
  • Il trasferimento su ferrovia dei TIR in transito necessita in prima linea di un AlpTransit completo. Ma questo obiettivo si allontana sempre di più. Da un lato i paesi a noi vicini se ne impipano: l’opera è stata voluta dagli svizzerotti, quindi che si arrangino. In Italia, addirittura, la politica dei trasporti è all’opposto della nostra: si mettono le merci in strada, perché sui treni devono viaggiare le persone. Dall’altro, la risposta della Doris uregiatta alle richieste di anticipare il completamento a sud di Lugano di AlpTransit, attualmente agendato per il 2050, è stata lapidaria: “Non se ne parla nemmeno. Il Ticino ha già avuto. Adesso bisogna investire altrove”.Ah, bene: sicché, nella lungimirante (?) visione della Ministra dei trasporti (non del Gigi di Viganello!) AlpTransit sarebbe stato voluto solo per ridurre il tempo di percorrenza tra il Ticino e la Svizzera interna. Chiaro: il vantaggio di impiegare meno per arrivare a Zurigo  – e un domani, con la messa in funzione della galleria del Ceneri, a Bellinzona e Locarno – è senz’altro apprezzabile. E’ anche un’opportunità turistica (o almeno: si spera che lo sarà). Ma non basta per giustificare un investimento di 25 miliardi di franchetti in AlpTransit. Il “respiro dell’opera” (uella) doveva essere ben altro. Non certo regionale, bensì  Ma se la Doris, come ministra dei Trasporti, è la prima a ridurre AlpTransit ad un “regalo al Ticino”, con tutto quel che ne consegue (ovvero: “i ticinesotti rompiballe hanno già avuto, adesso bisogna investire altrove”), butta davvero male.
  • A ciò si aggiunge l’incertezza su quel che accadrà dall’anno prossimo ai treni attualmente caricati al terminal Ralpin Lugano-Vedeggio. Più merci in strada?

Lorenzo Quadri

 

Basta pippe mentali contro gli automobilisti residenti

Lo studio USI conferma: via Nassa desertificata dal PVP e dagli autosili a peso d’oro

 

Ma guarda un po’! Adesso arriva  il megastudio dell’USI sulla decadenza di Via Nassa a Lugano. Dalla poderosa indagine è emerso che i problemi della sempre più desolata via del lusso sul Ceresio sono:

  • Il “ridimensionamento” della piazza finanziaria. I negozi della via erano infatti “commisurati” ad un ampio turismo finanziario generato da cittadini stranieri abbienti con conti nelle banche luganesi: adesso questo turismo è andato a ramengo, o comunque si è fortemente ridimensionato.
  • La viabilità “problematica” (leggi: flop PVP) e le tariffe di parcheggio troppo elevate che dissuadono i cittadini dall’andare in centro.
  • Affitti troppo alti che i negozi non riescono più a pagare.

Con tutto il rispetto per i ricercatori dell’USI, a queste conclusioni ci era arrivato già il Gigi di Viganello, e  da parecchio tempo. Fa comunque piacere vedersele confermate a livello accademico.

Responsabilità precise

Per quel che riguarda il punto 1): lo sfacelo della piazza finanziaria non è caduto dal cielo. Non era affatto “ineluttabile”. Ci sono, al contrario, dei precisi responsabili. Ovvero, l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf che ha calato le braghe sul segreto bancario. E la partitocrazia federale PLR-PPD-P$$ corsa slinguazzante ad accordarsi. Risultato: la Svizzera ha rottamato la propria piazza finanziaria in fretta e furia, e senza uno straccio di contropartita. Ecco cosa succede quando si è sgovernati da funzionarietti che, non appena si sono visti additare come i “cattivi” di turno sulla scena internazionale, invece di accorgersi del trappolone, hanno perso completamente la testa e ci sono caduti a piedi pari. Nel frattempo i grandi accusatori del nostro Paese i loro paradisi fiscali se li sono tenuti ben stretti. Adesso se la ridono a bocca larga.

Sul punto 3): non ci sono margini di intervento da parte dell’autorità comunale: non siamo ancora in Russia e il Municipio non può certo imporre ai proprietari degli stabili di abbassare gli affitti (e nemmeno è proponibile che se ne prenda a carico una parte con i soldi dei contribuenti).

Dove si può intervenire

Il margine di intervento esiste per contro a proposito del punto 2). E’ ora di rendersi conto che certe pippe mentali pseudoecologiste e radikalchic, mirate a bastonare gli automobilisti, sono un lusso ideologico che la città  non si può  permettere. Il prezzo da pagare è la desertificazione del centro. Sul PVP – piano viario costruito contro le automobili e contro gli automobilisti che “non devono entrare in centro” – è stato scritto a più riprese su queste colonne. Cominciamo ad essere un po’ stufi di ripetere sempre la stessa manfrina. La Lega si è opposta fin dal principio ad una simile impostazione, che infatti si è dimostrata fallimentare. E se per cambiare il senso di marcia di una viuzza ci vogliono mesi e mesi, sui parcheggi a peso d’oro si può invece intervenire subito: è sufficiente abbassare le tariffe degli autosili del centro.

Oggi i cittadini hanno sempre più alternative per fare acquisiti. Ai centri commerciali di periferia si è aggiunto il boom dello shopping online. Se qualcuno ha pensato – e l’ha pensato –, in nome dello pseudoecologismo politikamente korrettissimo, di poter mettere sempre più bastoni tra le ruote a chi si reca a fare acquisti in centro in auto, “perché tanto la gente arriva lo stesso”, ha toppato alla grande. E adesso siamo alla resa dei conti.

Grandi eventi ed ostruzionismo partitico

Lo studio dell’USI evidenzia inoltre la necessità di legare il nome di Lugano ad un “grosso evento internazionale”. Non è che a Lugano non ci siano i grossi eventi. E’ però vero che non tutto è andato in porto. Vedi formula E, vedi mancato bis di XCat. Non è certo stato il municipio a dire di no a questi eventi: anzi. Per la formula E, il sindaco Borradori si è speso molto in prima persona. Ed immediatamente è giunto dal Consiglio comunale l’ostruzionismo partitico di rossi, verdi e PPD.

Discorso analogo per gli XCat. Quelli che pensano che Lugano possa vivere di aria pulita e quindi sbattono fuori gli automobilisti “locali” dal centro – però sull’invasione di frontalieri uno per macchina che quotidianamente intasano le vie cittadine non hanno nulla da dire: sarebbe becero populismo – protestavano che i catamarani “inquinano e fanno rumore”. Beh, avanti così. A differenza dei motori, i mortori non inquinano e non fanno rumore. E che dire di quel privato che ha fatto ricorso contro il ritorno delle fontane sul lago invocando il rumore dell’acqua che ricade sull’acqua? Ma forse chi è abituato all’ambientalismo modaiolo da aperitivo radikalchic certi problemi non li vede. Poi però non lamentiamoci.

Lorenzo Quadri

 

 

Per fregare gli automobilisti si usano i loro stessi soldi!

I balzelli sul carburante vengono impiegati per eliminare lo spazio destinato alle auto

Che l’amministrazione federale fosse infarcita di soldatini rossoverdi che remano contro gli automobilisti, non è certo una novità. Berna trasuda di funzionari gauche-caviar che  sono lì per inventarsi sempre nuove sanzioni. Obiettivo: demonizzare chi ha bisogno della macchina per andare a lavorare. Gli automobilisti sono considerati nella migliore delle ipotesi delle mucche da mungere: con i loro soldi vengono finanziati i programmi di agglomerato che prevedono i vari piani viari contro le automobili (vedi il fallimentare PVP di Lugano).

Esempio basilese

Un esempio interessante di come gli automobilisti rimangano cornuti e mazziati grazie ai funzionari rossoverdi della Confederella che riccamente stipendiano, lo racconta la BaslerZeitung (BaZ). A fornirlo, come si immaginerà, è il  Programma d’agglomerato di Basilea. Questi programmi vengono finanziati dal Fondo per le strade nazionali e per il traffico d’agglomerato. Il Fondo è a sua volta alimentato con i balzelli sul carburante prelevati agli automobilisti quando fanno il pieno.

Visto che sono gli automobilisti a pagare queste misure, logica vorrebbe che ne beneficiassero; almeno in parte.  Questi programmi dovrebbero infatti, almeno teoricamente, servire anche a smaltire gli ingorghi (che sono un problema ben noto a Basilea, e non solo).

Trucchetti per fregare

Il Programma basilese ha ottenuto dalla Confederazione un cospicuo finanziamento di 107 milioni di franchetti. Esso conterrebbe, secondo i funzionari bernesi, nove progetti a vantaggio degli automobilisti. Peccato che, come rileva la BaZ, si tratti in realtà di una sontuosa presa per i fondelli. Ad esempio, uno di questi progetti “a beneficio della mobilità motorizzata individuale” contiene:  misure per i ciclisti, allargamento dei marciapiedi, limitazione a 30 all’ora, una via trasformata in strada accessibile solo ai residenti, eccetera. E’ evidente che si sta sottraendo spazio (e strade) al traffico motorizzato. Usando i soldi degli automobilisti. E oltretutto ancora li si prende per i fondelli spacciando misure che sono manifestamente destinate a penalizzarli come se fossero degli interventi a loro vantaggio. Non è finita. Prosegue la BaZ: perfino dei progetti che i Cantoni avevano onestamente indicato come a sostegno della mobilità lenta, vengono presentati dai balivi federali come se fossero nell’interesse degli automobilisti; quando è vero proprio il contrario. Questi trucchetti,  l’hanno capito anche i paracarri, servono a dare l’impressione che, con i soldi di chi va in macchina, si faccia qualcosa anche per lui. Così non è.

Non è un caso isolato

Ma qual è l’Ufficio federale autore di queste prodezze? Si tratta, ma guarda un po’, dell’Ufficio dello sviluppo territoriale (ARE). Che è poi lo stesso che ha piantato e pianta un sacco di grane per i rustici ticinesi. Alla sua testa si trova una burocrate $ocialista (chi l’avrebbe mai detto!): tale Maria Lezzi.

Morale della favola: dei 9 progetti basilesi che ufficialmente servirebbero agli automobilisti ce n’è al massimo uno che va nella direzione ufficialmente indicata. Gli altri tendono semmai all’obiettivo opposto. Una vera e propria presa in giro, che sotto le cupole federali non hanno saputo giustificare. E queste cose mica succedono solo a Basilea!

Intanto però Berna scuce i  milioni per i programmi d’agglomerato. Visto che i finanziamenti arrivano, i politicanti locali sono felici e beati. Il fatto che gli automobilisti che pagano per questi programmi restino, come detto, cornuti e mazziati, non sembra porre problemi a nessuno…

Intanto la Doris…

Ecco dunque come si tiene conto della  mobilità individuale sotto le cupole federali. E il bello è che la Capodipartimento, ossia la Doris uregiatta (quella regge la coda alla direttrice della Posta Susanne “un milione all’anno” Ruoff; quella che dice che la SSR deve prestare maggiore attenzione ai migranti) ha ancora il coraggio di uscirsene pubblicamente a raccontare storielle del tipo: “la politica federale non mette in contrapposizione l’ automobile “cattiva” ed il “trasporto pubblico “buono”.

Nooo, ma quando mai! Magari la Doris dovrebbe andare a spiegare questo concetto a qualche suo strapagato/a burocrate. Sempre che la sorridente signora sappia cosa accade all’interno del Dipartimento che da svarianti anni dirige. Perché a tal proposito qualche dubbio è legittimo.

Lorenzo Quadri