Contro il bidone Via Sicura parte l’iniziativa popolare

Ancora una volta i cittadini devono sostituirsi alle cappellate fatte dai loro rappresentanti

E’ dunque stata lanciata ufficialmente nei gironi scorsi l’iniziativa popolare che chiede di correggere il programma Via Sicura, ossia l’obbrobrio legislativo in base al quale un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza pratica (magari commesso alle tre del mattino) viene sanzionato più duramente di una rapina. Nel comitato è presente anche il consigliere comunale leghista di Mendrisio, nonché giornalista nel settore auto, Benjamin Albertalli.

Populismo di $inistra
Via Sicura è un caso di palese di criminalizzazione dell’automobilista, dove la sicurezza viene utilizzata come pretesto. Si tratta di un fulgido esempio (si fa per dire) di legislazione raffazzonata sotto i colpi del populismo di $inistra e del ricatto morale. L’automobilista è vizioso per definizione ideologica e va bastonato. E chi osa chiedere che ci sia proporzionalità nelle sanzioni viene denigrato come difensore dei “pirati della strada”.

E’ il mondo che gira al contrario. Quelli che infatti sostengono misure draconiane contro gli automobilisti, sono poi gli stessi che meno di due mesi fa, in occasione della votazione del 28 febbraio sull’iniziativa d’espulsione, strillavano come ossessi alla mancata “proporzionalità” in materia di espulsione dei delinquenti stranieri.

Quindi: nel caso degli stranieri che delinquono, il giudice deve avere tutte le possibilità immaginabili di escamotage per evitarne l’espulsione dalla Svizzera. Nel caso degli automobilisti, invece, il margine d’apprezzamento non ci deve essere: non sia mai che si tenga conto, per loro, di qualche attenuante! Dove sono finite le élite politikamente korrette che sono insorte contro l’iniziativa d’attuazione in nome della “proporzionalità”? Ohibò: vuoi vedere che anche la proporzionalità, come la morale, vale solo per alcuni, ma non per tutti?

Strada in salita
Far riuscire un’iniziativa popolare a livello nazionale non è cosa tanto facile, visto che ci vogliono 100mila firme. E poi, ovviamente, bisogna andare in votazione popolare. Per un comitato senza grandi mezzi finanziari, la strada è decisamente in salita. E’ assai deludente che sia necessario intraprendere un cammino del genere per correggere un sistema sanzionatorio che, manifestamente, non sta in piedi (e a dirlo non è solo la Lega populista e razzista, ma anche fior di giuristi). Questo quando il parlamento federale potrebbe tranquillamente procedere per conto proprio.

Chi sbaglia paga?
In genere chi sbaglia dovrebbe riconoscere l’errore. E, soprattutto, correggerlo. E che su Via Sicura si sia toppato alla grande, non ci piove. L’insieme di modifiche legislative è così traballante che, tanto per dirne una, manda in galera anche un poliziotto che insegue dei delinquenti in auto infrangendo i limiti di velocità. Per non parlare delle panzane che i promotori di Via Sicura, a cominciare dai burocrati P$ del Dipartimento federale dei trasporti, hanno raccontato per ottenere il sì parlamentare al progetto (ma i rappresentanti dell’Udc e della Lega non ci sono cascati): “le condanne a pene detentive saranno limitate a pochissimi casi estremi all’anno”, si spergiurava. Ed invece i “pochissimi casi” sono centinaia. E non perché gli automobilisti svizzeri siano diventati dei criminali da un giorno all’altro. Ma perché la norma, che dice di voler colpire i pirati della strada, colpisce invece anche ben altre categorie di automobilisti. Quindi qualcuno ha raccontato balle. C’è stato un vero e proprio imbroglio.

Sostituirsi ai politici
Su Via Sicura, dunque, il Parlamento ha toppato. Ma non si sogna di rimediare. O meglio: il consiglio nazionale avrebbe anche approvato a maggioranza l’iniziativa Regazzi che chiedeva di ridimensionare le pene. Ma la Commissione dei trasporti del Consiglio degli Stati ha detto njet all’unanimità (!), con una motivazione che è una vera e propria presa per i fondelli. Beccatevi questa, inclito popolino svizzerotto: “Via Sicura è in vigore da troppo poco tempo per apportarvi delle modifiche, occorre attendere per procedere ad una valutazione globale”. Signori senatori, che fregnacce!

Secondo il vostro ragionamento allora, tanto per restare in campo stradale, un produttore di automobili che mette in commercio un nuovo modello ma si accorge che i freni non funzionano, non deve correggere il difetto, ma mandare in giro macchine con i freni fuori uso in attesa di una “valutazione globale”. Con questo escamotage da tre e una cicca, i senatori non ingannano nessuno. Si giocano, invece, gli ultimi scampoli di credibilità rimasta. Ben venga dunque l’iniziativa per correggere gli insostenibili eccessi di Via Sicura. Iniziativa non solo benvenuta, ma anche necessaria. Ancora una volta, il popolo deve sostituirsi ai suoi rappresentanti politici. Ma allora, cosa ci stanno a fare?
Lorenzo Quadri