Riformette e balocchi

 

La pavida riformetta fiscale (?) è stata annacquata oltre ogni decenza nell’ossessiva ricerca del consenso unanime all’interno del CdS.

Risultato: se per le imprese è stato fatto il minimo obbligatorio  (che non mette al sicuro da partenze in massa), al ceto medio è assegnata un’elemosina del 2%, di cui non si accorgerà neppure. E i “single”? Ancora snobbati, malgrado le promesse elettorali (passata la festa, gabbato lo santo).

Come spesso accade, il risultato di simili pateracchi è che, invece di accontentare tutti, non accontentano nessuno.

La $inistra (partito delle tasse) ha già annunciato lo scontato referendum: del resto, i kompagni sono contro qualsiasi sgravio fiscale a prescindere. Anche se il loro rappresentante in governicchio vota sì (com’era già l’accusa della gauche-caviar all’odiata Lega di tenere il piede in due scarpe tra governo e opposizione?).

Da “destra” sono invece stati promessi emendamenti di peso in Parlamento, e soprattutto il referendum contro l’ulteriore credito da mezzo miliardo(!) per foraggiare, con i soldi del solito sfigato contribuente, i privilegi pensionistici (e “prepensionistici”) degli statali.

Un vero affronto: 500 milioni (ma qualcuno è ancora in grado di rendersi conto di cosa significhi una cifra del genere per il Ticino?) per le pensioni d’oro del Cantone, le briciole per il ceto medio, ed una cippa per i single? E’ evidente che il CdS, ministro delle finanze PLR in primis, non ha fatto i compiti.

E questa fetecchiata hanno il coraggio di chiamarla – con termine oscenamente pomposo – addirittura un “patto di paese”? Sì certo: del Paese dei balocchi!

Lorenzo Quadri

Invece della riforma fiscale arriva lo spot elettorale

Va bene diminuire il moltiplicatore, ma servono sgravi mirati a ceto medio e single

Ohibò, si vede che le elezioni cantonali si avvicinano ed infatti il direttore del DFE, il PLR Christian Vitta, ha lanciato la campagna elettorale – sua e del partito – ipotizzando l’abbassamento del moltiplicatore cantonale dal 100% al 95%. Il che equivarrebbe dunque ad uno sgravio lineare del 5% per tutti.

Fermi da 15 anni

Ma guarda un po’! “Grazie” alla partitocrazia ed al PLR in primis (che gestisce il DFE dai tempi del Diluvio universale o giù di lì) il Ticino in campo fiscale è fermo al palo da 15 anni. Ma improvvisamente, quando mancano pochi mesi alle elezioni, gli sgravi vengono tirati fuori dalla tomba. Per poi venire prontamente riseppelliti una volta passato il periodo elettorale. Sicché il solito sfigato contribuente resta con un palmo di naso ed a bocca asciutta.

“Single” presi per i fondelli

Da qualche tempo liblab ed uregiatti hanno cominciato a sciacquarsi la bocca con gli sgravi fiscali al ceto medio ed ai single. Questo solo perché, così all’improvviso, si sono accorti che i single sono tanti e che votano. Peccato che in Gran Consiglio nel giugno dello scorso anno l’iniziativa generica (!), datata 2001 (!!) dell’allora deputata Iris Canonica, che chiedeva una tassazione più equa per le persone sole, venne asfaltata dalla partitocrazia. I kompagni rossoverdi, come era scontato, votarono tutti contro. Idem gli uregiatti. Tra il PLR i Sì  furono soltanto due (!): Nicola Brivio ed Andrea Giudici. Solo Lega e Udc-la destra sostennero compatte l’iniziativa.

Con che coraggio dunque PLR e PPD vengono adesso a raccontare favolette sugli sgravi al ceto medio ed ai single, pensando di fare fessi gli elettori? Quando poi – e i fatti parlano da soli! – al momento di venire al dunque e di schiacciare il bottoncino colorato in parlamento, fanno tutt’altro? Cari soldatini della partitocrazia, come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Alcuni punti

In merito alla questione del 5% in meno di moltiplicatore cantonale: uno sgravio fiscale farà anche piacere. Ma, non essendo venuti giù con l’ultima piena, ci permettiamo (uella) alcune considerazioni.

  • Quella del buon Vitta è solo una dichiarazione d’intenti. Per la serie: “io la proposta l’ho fatta, se poi me la trombano non è colpa mia”. Chance di approvazione da parte del governicchio? E da parte del Gran Consiglio?
  • Giocherellare con il moltiplicatore cantonale in funzione elettorale (prima delle elezioni si abbassa, subito dopo lo si rialza: passata la festa, gabbato lo santo) è una roba assai distante dalla riforma fiscale di cui questo sfigatissimo Cantone ha bisogno. E ne ha bisogno in particolare per il ceto medio, i single e le aziende virtuose: ossia quelle che assumono ticinesi.
  • L’ultima iniziativa popolare fiscale andata in votazione (correva l’anno 2013) era della Lega e prevedeva sgravi lineari. E, ma tu guarda i casi della vita, in Gran Consiglio l’ex partitone votò contro. Perché i liblab gli sgravi lineari non li volevano proprio. Adesso invece, visto che la proposta viene dal loro ministro… contrordine compagni! Gli sgravi lineari sono una figata pazzesca! Se questa non è una presa per il lato B… Per la cronaca, il popolo ticinese in votazione respinse gli sgravi leghisti, anche “grazie” alla campagna contraria condotta dal PLR.
  • Già la riformetta fiscale mignon lo scorso mese di aprile è passata per il rotto della cuffia in votazione popolare, malgrado fosse accoppiata a misure sociali. Qualcuno si aspetta forse (stante anche il punto precedente) che degli sgravi lineari verrebbero accettati? Auguri!
  • Se ci fosse stata (davvero, non solo per far scena) la volontà di procedere ad una riforma fiscale, perché mai governo e parlamento nel recente passato se ne sarebbero usciti con la manovricchia fiscale mignon (vedi punto 4), che ha completamente dimenticato il ceto medio, preoccupandosi “solo” di evitare la fuga dei migliori contribuenti dall’ “inferno fiscale” ticinese?
  • Al Ticino serve una riforma fiscale vera. Per riforma fiscale vera si intende una riforma mirata (quindi non lineare) al ceto medio ed ai single per quanto attiene alle persone fisiche, e alle aziende virtuose (quelle che fanno lavorare i ticinesi) per le persone giuridiche. E l’unico modo per ottenerla è un’iniziativa popolare. Perché dalla partitocrazia a Palazzo delle Orsoline non uscirà mai un tubo.Questo mettiamocelo bene in testa!

Lorenzo Quadri

Tagliarsi gli attributi per farla alla moglie?

Riforma fiscale e sociale: un No costerebbe più di un Sì. E le misure per le famiglie…

 

L’appuntamento con le urne sulla cosiddetta “riforma fiscale e sociale” si avvicina. L’oggetto in votazione, al di là della definizione magniloquente, è in realtà un ritocco. Una riforma, nel senso vero (e non gonfiato) del termine, dovrebbe avere ben altro respiro. Ed interessare anche il ceto medio e le persone singole. La sconsolante realtà è che in Ticino sul fronte fiscale siamo fermi al palo da tre lustri. La riformetta in votazione a fine mese non stravolge questo dato di fatto.

Le ragioni del ritocco sottoposto al giudizio popolare sono state ripetute un’infinità di volte in queste settimane. Il Ticino, a seguito di lunghi anni di politica del “tassa e spendi”, è ridotto ad “inferno fiscale”. I paragoni intercantonali sono impietosi. Siamo sul fondo della graduatoria della competitività fiscale. E’ chiaro che questa situazione deve preoccupare. Specie  quando si ha una “piramide” come la nostra: pochi, quando non pochissimi grossi contribuenti generano una fetta importante del gettito. Prevenire la fuga di questi importanti contribuenti non è un’opzione: è un imperativo. Perché, se partono, a venire chiamato alla cassa per metterci una pezza sarà  il solito ceto medio. E, va da sé, ci saranno ulteriori tagli sociali.

La riforma fiscale e sociale serve dunque ad impedire che i maggiori contribuenti lascino l’inferno fiscale ticinese per trasferirsi… almeno in un purgatorio. Perché il conto di questa emigrazione sarebbe ben più alto di quello della riforma. E lo pagherebbero il ceto medio (con aggravi fiscali) e le fasce più deboli (con tagli).

Presentare poi, come fanno i contrari, le misure fiscali della riformetta come proposte inaudite e scandalose è una mistificazione pacchiana. In Ticino questi provvedimenti sono già stati approvati dal popolo. I votanti del nostro Cantone hanno infatti sostenuto la riforma III delle imprese.

La parte sociale

Alla parte fiscale è stata legata, indissolubilmente, quella sociale, incentrata sulla conciliabilità famiglia – lavoro. E proprio quell’area politica, la sinistra, che con questa conciliabilità si sciacqua ogni giorno la bocca, adesso la vuole affossare. E la vuole affossare perché solo al sentire le parole “sgravi fiscali” – non solo alle aziende o ai ricchi,  ma a chicchessia! – diventa cianotica. Un atteggiamento ideologico all’insegna del “tagliarsi gli attributi per farla alla moglie”.

Adesso i compagni “massimalisti” tentano di imbrogliare i cittadini con argomenti populisti. Vorrebbero far credere che, se la parte fiscale della riformetta viene bocciata in votazione popolare, quella sociale entrerà in vigore lo stesso. Non sarà così. E’ stato detto mille volte ed in mille salse che le misure fiscali e quelle sociali sono due facce della stessa medaglia. Questo è il patto politico; non segreto ma dichiarato ad oltranza. “Pacta sunt servanda”: non è forse lo slogan che i contrari alla riformetta fisco-sociale amano ripetere in altri ambiti, ad esempio a proposito del futuro del Cardiocentro? Oppure a sinistra anche il principio del “Pacta sunt servanda” si applica a senso unico, solo quando fa comodo? E qualcuno crede veramente che il Gran consiglio non farà se del caso retromarcia sulle misure sociali nel caso la contropartita fiscale dovesse venire respinta il 29 aprile? Lo stesso parlamento che rottama le votazioni popolari (vedi “Prima i nostri”) dovrebbe avere remore nel compiere un passo già annunciato ai quattro venti?

Chi sfrutta il ceto medio?

Patetico poi il tentativo, da parte della sinistra “massimalista”, di spacciarsi per paladina fiscale del ceto medio, al grido di: “gli sgravi alle aziende li pagherete voi”. Va da sé che i compagni si guardano bene dal dire quanto costerebbe invece, al ceto medio e basso, la bocciatura della riforma. Chi si è sempre messo per traverso a qualsiasi alleggerimento fiscale al ceto medio, ed anzi si è sempre impegnato a mungerlo ad oltranza, adesso non s’illuda di potersi improvvisare suo difensore e di venire creduto. La riformetta fisco-sociale ha un costo, stimato in circa 38 milioni? Un njet costerebbe ben di più. E, se vogliamo parlare di costi:  i 35 milioni all’anno  – quindi una cifra sostanzialmente equivalente – per “La scuola (rossa) che (si spera non) verrà”, che tanto piace al partito delle tasse ed anti-sgravi, chi ce li metterebbe, nel caso in cui detta riforma ideologica dovesse diventare realtà? Pioverebbero dal cielo, o li verserebbe il contribuente?

La riformetta fiscale e sociale non entusiasma, ma va sostenuta perché:

  • rifiutarla sarebbe peggio.
  • Non si può avere il soldino ed il panino. Le misure sociali non entrano in vigore senza la controparte fiscale.

Lorenzo Quadri

Governo, il bluff annunciato della “riforma fiscale”

Promesse della partitocrazia? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”

 

Ma guarda un po’, adesso in Consiglio di Stato si parla di riforma fiscale con orizzonte 2018. Chissà perché,  c’è tutta l’impressione che si tratti di una presa per i fondelli. E, più passa il tempo, più l’impressione si rafforza.

Ricordiamo infatti che nella sua ultima seduta (una decina di giorni fa, non secoli  fa…) il Gran Consiglio ha respinto a larga maggioranza l’iniziativa generica presentata nel lontano 2001 dall’allora deputata Iris Canonica e poi ripresa, nel corso delle legislature, da vari altri granconsiglieri, ultimo in ordine di tempo il leghista Michele Guerra. L’atto parlamentare chiedeva una tassazione più equa per le persone sole.

Njet compatto

Come sappiamo, l’iniziativa è stata respinta con voto compatto e pressoché unanime dal triciclo PLR-PPD-P$.  Compresi i rappresentanti delle associazioni economiche. Uno dei quali, il vicedirettore della Camera di commercio Marco Passalia (PPD) ha pensato bene di prendere la parola in aula esprimendosi a titolo personale – ovvero: non aveva nessun obbligo di intervenire, ma ha voluto farlo lo stesso, perdendo un’occasione d’oro per tacere – contro gli sgravi ai single.

Single che, come scritto la scorsa settimana, non sono due gatti bensì quasi 200mila in continuo aumento. La loro discriminazione fiscale è fatto manifesto da decenni.

Essendo l’iniziativa Canonica un’iniziativa generica, che lascia dunque ampio margine nell’applicazione, in presenza della volontà di procedere ad una “riforma fiscale” la si sarebbe dovuta accogliere. Invece il direttore del DFE Christian Vitta in Gran Consiglio ha perorato la causa della reiezione. Però poi ci si viene a raccontare la fanfaluca degli sgravi in arrivo quando non si perde occasione per muoversi nella direzione esattamente contraria? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

La spesa galoppa

Sul fronte degli sgravi fiscali il Ticino è fermo da 15 anni. Non certo su quello degli aggravi, visto l’incremento continuo di tasse e balzelli. Così le entrate pubbliche crescono alla grande: dai 2.43 miliardi del 2005 ai 3.14 di 10 anni dopo: oltre 700 milioni di franchetti in più, e scusate se sono pochi! Questi soldi non sono spuntati sugli alberi, ma sono stati prelevati dalle tasche dei contribuenti (cittadini ed aziende). Eppure, in barba  a tale manna, le casse cantonali piangono sempre miseria. Malgrado, oltretutto, sempre nuovi compiti e costi vengano ribaltati sul groppone dei Comuni. Perché? Evidentemente, perché il problema non riguarda le entrate, bensì le uscite. Queste da tempo immemore galoppano fuori da ogni controllo. Risultato di un’amministrazione pubblica gonfiata come una rana tramite mercimonio elettorale (posti pubblici ai galoppini ed ai loro familiari in cambio di voti) la quale per giustificare la propria esistenza si inventa il lavoro, generando sempre più costi e sempre più necessità di personale, in un continuo circolo vizioso. Ma risultato anche della campagna elettorale permanente. “Dobbiamo riprenderci il POTERE”, disse un ex presidente PLR. E si sa, per riprendersi il POTERE, ogni voto conta. Quindi l’importante è accontentare ogni richiesta. E pascere gli amici con mandati e commesse. Tanto paga Pantalone.

Chiaramente gli aggravi fiscali sono destinati a continuare nei prossimi anni.

Essendo dunque evidente che il problema delle finanze cantonali non sono entrate bensì le uscite, non si vede perché il conto delle “disfunzioni” (chiamiamole così) debba venire scaricato sul groppone del solito contribuente, mungendolo ben al di là del ragionevole e continuando a peggiorare la situazione invece di migliorarla.

L’ennesima fregatura

Eppure, al di là delle dichiarazioni farlocche, il cambiamento di rotta non si vede.  La sola  parola, “sgravi”, sembra essere diventata tabù. Non è politikamente korretta. Al solo sentirla il populismo di $inistra e la ro$$a macchina del fango si scatenano. Al punto che il triciclo governativo PLR-PPD-PS parla al massimo di “riforma” fiscale. Al proposito, il presidente del CdS kompagno Manuele Bertoli precisa: “Le riforme fiscali contengono degli sgravi ma anche degli aggravi”.

Ah, allegria! La partitocrazia sta quindi scodellando l’ennesima fregatura. Non si vuole affatto lasciare qualche soldo in tasca in più ai cittadini, il che equivarrebbe ad una riduzione delle entrate con conseguente, e necessaria, riduzione dell’esagerata spesa pubblica. Si mira a mantenere costanti le entrate correnti: la cosiddetta “riforma” consiste in realtà nello spalmarle un po’ diversamente con l’ausilio di qualche modello matematico-ingegneristico. Tutto, pur di non dover ridurre gli sprechi col rischio di scontentare qualche lobby portatrice di voti; tutto, pur di non venir meno al sacro dogma che gli svizzerotti fessi mantengono sontuosamente tutti gli immigrati nel nostro Stato sociale!

La storiella del “ben altro”

Se a questo si aggiunge che nell’ex partitone di liberali non ne esistono più – emblematico il fatto che il rapporto contro l’iniziativa Canonica sia stato redatto proprio da un’esponente liblab – è manifesto che l’annunciata “riforma fiscale” si risolverà nell’ennesimo bluff.

Da anni la partitocrazia si oppone a tutte le proposte di sgravi fiscali della Lega strillando indignata che gli sgravi vanno fatti in modo diverso, che ci vuole “ben altro”. Ed infatti il “ben altro” non arriva mai: sono solo fregnacce raccontate in funzione elettorale.

Chissà fino a quanto i contribuenti ticinesi tollereranno di farsi prendere per i fondelli?

Lorenzo Quadri