Consulenze legali ai finti rifugiati: piatto ricco…

Come mai in Ticino per ogni caso si pagherà oltre 500 Fr in più che a Zurigo?

I conti non tornano: interrogazione leghista al Consiglio federale in arrivo

Il primo marzo del prossimo anno entrerà in vigore la legge sull’asilo riveduta. La revisione in questione è quella che contempla, tra le altre cose, anche l’avvocato gratis per i finti rifugiati. Gratis significa, beninteso, remunerato con i soldi del solito sfigato contribuente: come se la fattura miliardaria che ogni anno ci tocca pagare a causa dell’immigrazione clandestina non fosse già sufficientemente salata!

Questa come le altre modifiche apportate alla legge sull’asilo – espropriazioni facili per creare nuovi centri per migranti economici, possibilità di trasformare stabili della Confederella in centri asilanti per tre anni senza chiedere niente a nessuno, eccetera – servono ad aumentare l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati con lo smartphone. Così il business ro$$o dell’asilo prospera e le associazioni contigue al P$ possono “tettarci dentro” alla grande, dando lavoro (naturalmente pagato dal solito sfigato contribuente) a tanti dei loro soldatini.

I mandati

Nei giorni scorsi la Segreteria di Stato per la migrazione (Dipartimento Sommaruga) ha dunque attribuito i mandati per l’assistenza legale ai migranti economici. Gli incarichi, di durata biennale, sono stati attribuiti per regione di competenza (uella). Per il Ticino, ma guarda un po’, il succulento incarico se l’è portato a casa il consorzio formato da Caritas e SOS Ticino (associazione contigua al PS). Per la Svizzera orientale e nord-occidentale provvederanno le Chiese evangeliche, per la Romandia ancora la Caritas mentre a Berna e Zurigo ci saranno il consorzio formato da Soccorso operaio svizzero e dall’associazione “Berner Rechtsberatungsstelle für Menschen in Not”.

I conti non tornano

Ebbene, a noi che siamo beceri populisti e razzisti i conti non tornano, ed il perché è presto detto. Infatti, il forfait proposto per il Ticino da Caritas e SOS è di 2218 Fr per asilante. Ovvero il più alto di tutta la Svizezra! Le Chiese evangeliche fattureranno infatti una cifra compresa tra i 1950 ed i 2030 Fr, in Romandia la Caritas si farà pagare 2030 franchetti, mentre nella regione di Berna e Zurigo la fattura sarà di “soli” 1717 Fr per caso. Ovvero, oltre 500 Fr in meno che in Ticino!E questo per ogni migrante economico!

Ci piacerebbe proprio sapere come si spiega una simile differenza. Ma come: in Ticino i prezzi non sono forse inferiori rispetto al resto della Svizzera ed in particolare rispetto a Zurigo, dove salari e costi della vita sono più elevati che da noi? E perché invece per le consulenze legali agli asilanti accade proprio il contrario?

E’ evidente che qui occorre andare a fondo. Atto parlamentare leghista al Consiglio federale in arrivo!

Lorenzo Quadri

KrankenCassis, meno apertivi e più accordi di riammissione!

Gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Però sono possibili solo rimpatri volontari

Ma guarda un po‘! L’Etiopia e l’Eritrea hanno sottoscritto ufficialmente la pace. De facto la guerra è già finita da un pezzo. Adesso lo è anche de iure.

La situazione nel paese africano è normalizzata al punto che perfino la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) – Dipartimento Simonetta – ha avviato (dice lei) verifiche su 2800 premessi di finti rifugiati eritrei. I quali, come ben sappiamo, sono così in pericolo nel paese d’origine che ci tornano a trascorrerci le vacanze “perché lì è più bello”. Va da sé che ci vanno con i nostri soldi. E gli svizzerotti? Non si accorgono di niente, è chiaro! Basta che i finti rifugiati in questione partano da un aeroporto estero, e nessuno viene a sapere nulla.

Prestazioni sociali esportate

Nel frattempo in Eritrea fioccano soldoni svizzeri. Le prestazioni sociali eccessiveversate ai finti rifugiati in arrivo da quel paese – i quali spesso e volentieri percepiscono più di un anziano elvetico che ha lavorato e pagato le tasse tutta la vita e prestato servizio militare – vengono spedite dai beneficiari nel paese d’origine. Sicché quanti sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, mantengono tutto il parentado con i soldi degli svizzerotti.

E’ evidente che, essendo l’Eritrea ormai pacificata anche ufficialmente, i migranti economici eritrei devono rientrare tutti al loro paese. Del resto non possono far valere alcuna integrazione in Svizzera: quelli che hanno ottenuto di restare, sono pressoché tutti in assistenza. Il numero dei migranti economici eritrei in assistenza, è bene tenerlo sempre presente, nel giro di appena 8 anni è aumentato del 2282%.E continua a crescere. E poi hanno il coraggio di venirci a dire che bisogna tagliare sulle prestazioni sociali degli svizzeri in difficoltà. Che “immigrazione è uguale ricchezza”. Per chi immigra, sicuramente. Per noi no di certo.

Tirare le somme

Sarebbe interessante conoscere il costo totale dei finti rifugiati eritrei per la collettività elvetica. Ossia i costi generati a tutti i livelli istituzionali (Comuni, Cantone, Confederazione) e a tutte le voci di spesa. Perché spesso e volentieri le spese d’assistenza sono “il meno della cavagna”. Ad esse si aggiungono servizi sociali di ogni ordine e grado. Si assiste dunque al festival delle assurdità, con assistenti sociali – pagati alla loro tariffa oraria – che insegnano ai finti rifugiati a fare la spesa o a pulire la casa. Ma naturalmente, chissà come mai, su questa spesa il silenzio è totale. E già: i colleghi di partito della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, nel business rosso dell’articolo ci tettano dentro alla grande. Idem dicasi delle associazioni contigue al partito. Quindi, citus mutus. Intanto però in questo sfigatissimo Cantone si infesciano le pagine dei giornali con i rimborsi per le spese telefoniche dei membri del governicchio.

Su base volontaria

Di recente la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha deciso il rimpatrio di 20 finti rifugiati eritrei. Il colmo è che qualche spalancatore di frontiere ha ancora avuto da ridire. E c’è di peggio. Con l’Eritrea sono possibili solo rimpatri volontari. E possiamo immaginare quanti dei finti rifugiati che conducono una vita a 5 stelle nel nostro Paese sono disposti ad andarsene volontariamente. Tanto più che in Svizzera non hanno nemmeno bisogno di avere nostalgia del natìo paesello: come detto, ci tornano quando vogliono.

Ma perché in Eritrea sono possibili solo rimpatri volontari? Presto detto: perché il paese africano, ma guarda un po’, non ha firmato rapporti di riammissione. Ohibò. Sicché, dalle parti del Corno d’Africa, gli accordi di riammissione con la Svizzera non vanno bene. Gli aiuti allo sviluppo finanziati dal contribuente elvetico, per contro, piacciono assai.

E gli accordi di riammissione?

Essendo ormai certificato – e suggellato ufficialmente con la firma della pace con l’Etiopia – che gli asilanti eritrei presenti in Svizzera sono tutti dei finti rifugiati, e quindi vanno rimandati a casa dal primo all’ultimo, sottoscrivere un accordo di riammissione con Asmara diventa per la Svizzera  una priorità. Chi deve occuparsene? Ma il ministro degli esteri italosvizzero, l’ineffabile KrankenCassis. Il quale però è troppo impegnato a calare le braghe con Bruxelles, oltre che a fare il prezzemolino in Ticino ad eventi che non c’entrano un tubo con la politica estera (100 anni della SSIC, festeggiamenti della camera di commercio, eccetera) ma molto con la campagna elettorale dell’ex partitone per aprile. Si vede che il tempo da perdere non gli manca. Meno aperitivi e tagli di nastro e preoccuparsi degli accordi di riammissione dei finti rifugiati, che altrimenti rimangono in Svizzera a carico del contribuente, e nümm a pagum!

Lorenzo Quadri

 

Asilanti eritrei: la farsa dei burocrati

20 rimpatri, tra l’altro volontari, sono una miseria! Altro che montare la panna!

I migranti economici eritrei dovrebbero essere rimandati tutti a casa loro, poiché si tratta di finti rifugiati

Qui davvero siamo alla presa per il lato B! La Segreteria di Stato della migrazione  (SEM) intenderebbe revocare lo statuto di ammesso provvisoriamente a 20 (sic!) finti rifugiati eritrei. I quali saranno invitati a tornare al loro Paese. Con il quale non è però stato firmato alcun trattato di riammissione di migranti economici. Quindi ci torneranno solo quei migranti economici che lo faranno volontariamente.

Ecco, magari il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis, invece di partecipare prezzemolescamente in Ticino ad ogni evento mondano per fare campagna per l’ex partitone in vista delle elezioni di aprile e di calare le braghe con la fallita UE, farebbe bene ad occuparsi di questo problema: gli accordi di riammissione mancanti con i paesi d’origine dei finti rifugiati.

Intanto però gli svizzerotti fessi continuano imperterriti a versare aiuti internazionali all’Eritrea malgrado questa non si sogni di firmare accordi di riammissione. Ad Asmara menano il can per l’aia alla grande. Un po’ come il Belpaese con la fiscalità dei frontalieri, tanto per intenderci. Bloccare i sostanziosi contributi rossocrociati fino alla firma dell’accordo di riammissione? Non sia mai! La partitocrazia politikamente korretta insorge! E’ becero populismo e razzismo!

Tutti finti rifugiati

Adesso dunque la SEM intenderebbe ritirare l’ammissione provvisoria a venti asilanti eritrei, invitandoli cortesemente a rientrare a casa  loro. Cosa, cosa? Venti? I migranti eritrei devono essere allontanati tutti dalla Svizzera, dal momento che tutti sono finti rifugiati. Non sono perseguitati in patria. Tale circostanza è stata confermata da varie fonti internazionali.

Non solo gli asilanti eritrei sono tutti finti rifugiati, ma sono tutti in assistenza.Nel giro di 8 anni, come noto, il numero degli eritrei a carico dell’ assistenza è aumentato di oltre il duemila (!) percento. Ed i burocrati della SEM  ipotizzano il ritiro dell’ammissione provvisoria ad appena venti (!) di loro. Quando andrebbero rimpatriati tutti! Se questa non è una presa per i fondelli!

Hanno ancora da ridire

Ed il colmo è che, naturalmente, i signori del “devono entrare tutti” hanno ancora da ridire. E’ quello che aspettava la SEM per poter ribadire al popolazzo la validità (?)  delle misure prese, spacciandosi così per hardliner in materia migratoria. Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”! L’irrisoria cifra di 20 permessi (forse) ritirati avete il coraggio di spacciarla per “linea dura”? Ma non facciamo ridere i polli! Ribadiamo: tutti i finti rifugiati eritrei, e sono svariate migliaia, attualmente  mantenuti in Svizzera con i nostri soldi, vanno rimandati al natìo paesello. Del resto parecchi di essi  già ci tornano per le vacanze: perché  – parole loro – lì è più bello. E si potrebbe iniziare dagli ospiti del centro asilanti di Camorino: quelli  che si lamentano perché il centro della protezione civile dove alloggiano non sarebbe abbastanza confortevole.

E, se qualche spalancatore di frontiere ha qualcosa da obiettare, può sempre accompagnare i suoi protetti a destinazione. Naturalmente con biglietto di sola andata.

Lorenzo Quadri

 

Ma la Simonetta si lagna con l’UE: “devono entrare tutti!”

In Europa il vento sui finti rifugiati sta cambiando. Ma a Berna la kompagna Sommaruga…

 

Certo che siamo proprio messi bene! Mentre sempre più Stati a noi vicini, a cominciare dal Belpaese, stanno cambiando marcia a proposito dei finti rifugiati con lo smartphone, e mentre il vento giocoforza anche a Bruxelles dovrà cambiare, ecco che salta su – ovviamente non richiesta – la kompagna Simonetta Sommaruga. La quale non trova di meglio che lanciare farneticanti appelli all’UE affinché i migranti economici “vengano fatti entrare tutti”.

A che titolo parla la Simonetta, non eletta da nessuno ma nominata in base ad inciuci parlamentari? Evidentemente costei NON ha alcun titolo per esprimersi a nome dei cittadini svizzeri. Ed infatti la Simonetta al massimo può parlare per i  $inistrati spalancatori di frontiere. Quelli che con il business dell’asilo si fanno gli zebedej di platino. E per gruppi d’interesse pro-saccoccia che stanno dietro all’immigrazione clandestina.

Dietro il businness dell’asilo non c’è solo chi ci lucra direttamente gestendo l’accoglienza. C’è anche chi lo fa in modo indiretto. Ovvero, chi ha tutto l’interesse a promuovere l’invasione dell’Europa. Obiettivo: trasformare, un domani, i finti rifugiati con lo smartphone in forza lavoro a basso costo. Con cui ovviamente sostituire quella residente. Dopo la devastante libera circolazione delle persone a livello europeo, la catastrofica libera circolazione a livello mondiale. E’ una delle facce (di palta) della globalizzazione. E dalla globalizzazione, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, ci guadagnano le multinazionali; i poteri forti. Mentre la gente comune ha solo da perderci.

La macchina del fango

Gli spalancatori di frontiere pro-sacoccia ed i loro isterici soldatini denigrano e criminalizzano chi si oppone all’invasione e protegge la sovranità ed i confini nazionali. Senza vergogna, i buonisti-coglionisti ricattano moralmente l’opinione pubblica servendosi perfino dei bambini morti.

E allora deve essere chiara una cosa: la responsabilità per bambini morti ce l’ha chi fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi si sforza di impedirle.

La responsabilità per i bambini morti la porta chi li imbarca in viaggi ad alto rischio sulle carrette del mare. E chi questi viaggi ad alto rischio li provoca. A partire dalle  navi delle ONG che – foraggiate con  i soldi degli autocertificati “filantropi” della globalizzazione  – si aggirano nelle acque nordafricane offrendo il loro servizio taxi verso l’Europa.Perché queste navi non “salvano”; queste navi “trasportano” verso il vecchio continente il “materiale umano” per l’invasione pianificata. Negli anni trenta del secolo scorso il Piano Kalergi teorizzava l’immigrazione incontrollata dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa per sostituirne la popolazione. Curiosamente, lo stesso Kalergi, un filosofo ed aristocratico boemo morto nel 1972 (Richard Niklaus conte di Coudenhove-Kalergi) era giapponese da parte di madre. Ed il Giappone è un paese dove l’immigrazione è praticamente inesistente: 2% di stranieri, mentre gli asilanti accolti annualmente si contano sulle dita di una mano.

Chi favorisce i passatori?

La kompagna Simonetta Sommaruga con i suoi scriteriati appelli a Bruxelles affinché “si facciano entrare tutti” aiuta i passatori nel mantenere e sviluppare i loro affari criminali. Procura loro la clientela. Il messaggio che invia agli aspiranti finti rifugiati è chiaro:  “Noi vi vogliamo!”.  E allora, tutti sul barcone per raggiungere gli svizzerotti fessi!

La Simonetta, ovviamente, non si limita agli appelli (unica fortuna: a livello internazionale la signora conta meno del due di briscola). Costruisce anche nuovi centri per finti rifugiati. L’abbiamo vista di recente mentre a Zurigo, in compagnia della locale cricca gauche-caviar, posava, giuliva, la prima pietra per un nuovo centro asilanti.

Le due cose vanno di pari passo. Visto che si costruiscono i nuovi centri d’accoglienza– che bisognerebbe più correttamente chiamare “poli d’attrazione” – bisogna anche riempirli. Sicché  “devono entrare tutti”.

Rimpatriare

E poi, ovviamente, una volta arrivati da noi, i finti rifugiati non vanno rimandati nei paesi d’origine. Ed infatti il Consiglio federale non si straccia certo le vesti per ottenere accordi di riammissione con questi Stati, magari vincolando il versamento degli aiuti allo sviluppo alla firma di tali accordi. Per contro, vuole spendere 132 milioni di Fr all’anno (soldi del contribuente) per  integrare professionalmente  in Svizzera (flop annunciato; ma intanto qualche servizio ro$$o lavorerà e fatturerà) i migranti economici. Integrazione  che, è chiaro, può avvenire solo a scapito dei disoccupati residenti. Dal canto suo la SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, si inventa gli algoritmi del piffero per meglio spalmare i finti rifugiati tra i Cantoni. E’ evidente: Berna  non sta affatto lavorando sui rimpatri, ma solo sull’assorbimento dei flussi migratori.

Nessun nuovo centro

Di conseguenza, anche a seguito del voto popolare chiaramente negativo sulla riapertura dell’ex caserma di Losone come centro per migranti economici, occorre opporsi alla creazione di qualsiasi nuovo centro asilanti in Ticino (vedi quello annunciato in zona Pasture). No all’aumento della capacità d’accoglienza: sia in Ticino che in Svizzera.Queste iniziative incoraggiano le partenze dal Nordafrica. Che invece vanno disincentivate. Solo impendendo le partenze si combattono i passatori e si combattono le morti in mare.

Chi usa i bambini morti a scopo di ricatto morale per ottenere l’apertura di porti e frontiere e per ottenere la realizzazione di nuovi centri asilanti, si vergogni. Perché, di queste morti, che tenta squallidamente di imputare ad altri (agli odiati “nemici”, che vanno denigrati e criminalizzati), ne porta la responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

Anche a Natale hanno fatto propaganda per l’invasione

I multikulti, compresi quelli con i paramenti sacerdotali, non hanno più remore

Anche nel periodo natalizio ci siamo dovuti sorbire le fregnacce di chi pretende che la Svizzera faccia entrare (e naturalmente mantenga) tutti i finti rifugiati. Degna di nota la boutade di tale sacerdote Mussie Zerai, sedicente profugo eritreo residente nel Belpaese che, ci illuminano i portali online,  sarebbe “diventato un vero e proprio punto di riferimento per la comunità eritrea in Svizzera; ogni mese si sposta in un cantone differente per celebrare la messa e consolidare così i rapporti con i suoi connazionali”.

Ebbene, cosa è venuto a raccontarci l’ennesimo politicante pro-frontiere spalancate travestito da sacerdote? Che la Svizzera dovrebbe accogliere il triplo di migranti economici! Quando la Svizzera è già il paese che accoglie più asilanti in assoluto.

E’ ora di rimandare a casa

Di questi soggetti che pontificano in casa d’altri, con i soldi degli altri, ne abbiamo decisamente piene le scuffie. Anche se indossano i paramenti religiosi. Idem dicasi dei loro tentativi di lavaggio del cervello all’insegna del “devono entrare tutti”. La Svizzera deve semmai rimpatriare tutti i finti rifugiati eritrei che non scappano da nessuna guerra e che tornano a trascorrere le vacanze nel loro paese d’origine “perché lì è più bello” (naturalmente le ferie sono finanziate con i soldi del solito sfigato contribuente svizzerotto, quello “chiuso e gretto”).

E’ forse il caso di ricordare che in otto anni il numero di finti rifugiati eritrei in assistenza è aumentato del 2282% (sic!). Sicché, è ora di darci un taglio ai tentativi di spacciare per profughi quelli che sono invece dei migranti economici: quindi persone che abusano del diritto d’asilo, visto che non si applica alla loro situazione. Ed è anche ora che certi religiosi comincino a preoccuparsi di anime, invece che pensare solo a spalancare le frontiere. Poi si chiedono come mai le loro chiese sono sempre più deserte…

Esempio dall’alto

Al proposito si può purtroppo ben dire che l’esempio viene dall’alto. Papa Francesco ha approfittato perfino del Natale per fare propaganda all’invasione dell’Europa: ed infatti è riuscito a paragonare Giuseppe e Maria ai migranti economici. Paragone che è una vera presa in giro. Giuseppe andava a Nazareth per il censimento, visto che era la sua città. Non andava di certo in casa d’altri per farsi mantenere! Magari qualcuno potrebbe anche spiegare a Bergoglio che i finti rifugiati sono in massima parte musulmani e che tra loro ci sono pure i seguaci dell’Isis. Che il capo della Chiesa cattolica approfitti della massima festività della nostra religione per tentare di spianare la strada all’islamizzazione dell’Europa, non è molto digeribile.

Per tornare a padre Zerai, quello secondo cui la Svizzera dovrebbe accogliere – e, va da sé, mantenere – il triplo dei migranti economici, una cosa giusta l’ha detta: l’asilo è diventato un business. E le organizzazioni contigue al P$$ del “devono entrare tutti”, grazie a questo business, lucrano in grande stile. Vero kompagna Simonetta Sommaruga?

Lorenzo Quadri

 

 

E intanto la Germania rinvia in Svizzera i finti rifugiati

Grazie kompagna Sommaruga! Avanti con la politica del “devono entrare tutti”!

 

La Svizzera continua a riempirsi di finti rifugiati con lo smartphone. Ringraziamo in coro polifonico a cappella la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga: quella che difende pure l’islamizzazione della Svizzera perché (parole sue) non si può (sa po’ mia!) mettere l’Islam “sotto sospetto generale”.

Che il nostro paese continui a riempiersi di finti rifugiati grazie al Dipartimento Sommaruga e dintorni è di per sé una non-notizia: l’andazzo è noto da tempo.

Però a conferma ulteriore di questo andazzo, nel giro di un paio di giorni sono giunte tre notizie molto concrete. Naturalmente ignorate o minimizzate dai media di regime.

Notizia numero 1

La stampa d’Oltreconfine esulta. Il Belpaese ha cominciato a ricollocare asilanti. Se a fine dicembre 2016 i ricollocamenti avvenuti erano 2655, il 26 settembre scorso la cifra era salita a  13’622.  I ricollocamenti si fanno sulla base delle disposizioni degli eurobalivi, ma anche di accordi tra i vari Stati.

Chi si è preso gli asilanti sbolognati dall’Italia? In cima alla classifica troviamo la Germania, con 3641 casi. Una cifra senz’altro importante ma che ci può anche stare, viste le dimensioni del paese. E chi troviamo al secondo posto, con 829 collocamenti? Esatto: la Svizzera!  Ma bene!

La Francia da parte sua di asilanti “di provenienza italiana” ne ha accolti solo 376, l’Austria appena 15, il Belgio 399. Tanto per citare un paio di esempi. Ora, anche a voler essere altrettanto “generosa” della Germania, la Svizzera avrebbe dovuto riprendersi al massimo 360 migranti, essendo 10 volte più piccola della vicina a Nord. La cifra reale è invece di quasi due volte e mezzo superiore. Evidentemente la Simonetta nella sua ultima scampagnata nel Belpaese si è fatta infinocchiare ben benino dal ministro dell’interno italico Domenico Luca Minniti detto Marco (sic!). E adesso, ecco che ci ritroviamo, ancora una volta, a fare i primi della classe nell’accogliere (ed ovviamente mantenere) sul nostro territorio finti rifugiati che non ci spettano affatto. Senza peraltro avere alcun obbligo in tal senso. Perché gli svizzerotti “devono” dare l’esempio! A proposito: quanti tra questi migranti sono musulmani radicalizzati?

Con simili premesse, è proprio una goduria vedere come i politicanti d’Oltreramina ci mostrino la propria riconoscenza non perdendo occasione per mettersi a starnazzare contro gli “svizzeri razzisti”.

Notizia numero due

Nel provocare il caos asilo in Europa l’Anghela Merkel, con i suoi scellerati inviti ai migranti economici a raggiungere la Germania, ci ha messo del suo. Parecchio del suo. Naturalmente da Berlino è ben presto partito il contrordine compagni: i finti rifugiati non li vogliamo più, e quelli che arrivano li espelliamo. Detto, fatto: la Germania ha intensificato gli sforzi per allontanare i richiedenti l’asilo che non hanno diritto a rimanere nel paese. E dove vengono mandati questi finti rifugiati? Ma naturalmente, per ovvi motivi geografici, una grossa parte di essi viene rispedita in Svizzera, da dove proveniva. La NZZ am Sonntag ci informa che da inizio di gennaio 2017 la Svizzera ha ricevuto dalla Germania 1875 richieste di riammissione di asilanti, con una progressione dell’80% rispetto ai primi otto mesi dell’anno precedente. Il numero delle espulsioni effettivamente attuate verso la Svizzera è aumentato in un anno addirittura del 185%: da 90 a 255.

Capita l’antifona? La Germania dopo aver provocato il disastro chiude i rubinetti. Gli svizzerotti hanno permesso ai finti rifugiati di attraversare il paese, invece di fermarli al confine a sud; e adesso se li devono riprendere. Grazie Dipartimento Sommaruga! E i giri di vite alla nostra politica d’asilo quando arrivano? Ah già: noi dobbiamo aiutare tutti, dobbiamo aprirci, srotolare tappeti rossi, costruire nuovi centri d’accoglienza, spendere miliardi in prestazioni sociali. Dobbiamo perfino integrare finti rifugiati nel nostro mercato del lavoro a scapito degli svizzeri, invece di “reintegrarli” nel paese d’origine…

Notizia numero tre

Grazie ai legulei del Tribunale amministrativo federale, la Svizzera rinuncia a rinviare gli asilanti in Ungheria poiché lì le condizioni d’accesso alla procedura d’asilo sarebbero troppo severe. Ah ecco: adesso quindi non si possono rispedire i migranti economici in un paese UE, in ottemperanza agli Accordi di Schengen/Dublino. Visto che questi accordi sono diventati carta straccia, è evidente che vanno mandati al macero. Invece qui c’è qualche buontempone che pretende di farci tenere le frontiere  spalancate; quando si tratta però di rinviare i migranti in base agli accordi di Dublino, ecco che i legulei cominciano con il festival delle eccezioni e dei “sa po’ mia”. Quindi: la parte di accordi che ci obbliga lasciare i confini sguarniti, la applichiamo pedissequamente. Quella che ci autorizza a rimandare indietro i finti rifugiati, invece, vale solo a corrente alternata. Ma stiamo  scherzando? Mandare Schengen al macero e chiudere le frontiere!

Grazie Dipartimento Sommaruga! Svizzera sempre più paese del Bengodi per migranti economici. Ma in Ticino i kompagnuzzi non sono ancora contenti e per il 14 ottobre annunciano una nuova manifestazione-flop a Bellinzona a sostegno del “devono entrare tutti”. Proprio vero che al peggio non c’è mai fine. A proposito: quanti asilanti ospitano in casa propria i manifestanti?

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: i paesi UE difendono i propri confini

I vicini “comunitari” rispondono picche all’Italia. Gli svizzerotti invece…

 

Ma guarda un po’! In Ticino il numero di ingressi clandestini è più che raddoppiato. Nei primi 5 mesi del 2017 sono stati 6’726. Nello stesso periodo del 2016, invece, eravamo a quota 3’374. Naturalmente i migranti economici entrano illegalmente passando dal Belpaese, che non chiude le frontiere marittime. E c’è chi (non gli svizzerotti) a questa situazione reagisce. Marsiglia ad esempio ha detto chiaro e tondo che non intende togliere le castagne dal fuoco all’Italia facendo entrare i barconi con gli asilanti nel suo porto, tanto più che non saprebbe dove alloggiarli. “Ci sono cittadini – ha spiegato il vicesindaco – che aspettano anni per ottenere degli alloggi popolari”. Traduzione: “prima i nostri”. Altro che il “devono entrare tutti”, e nümm a pagum, della kompagna Sommaruga!

“Vogliamo solo i veri profughi”

Pochi giorni dopo, il presidente francese Macron davanti al parlamento ha detto che la Francia è disposta ad accogliere solo i veri perseguitati ma non i finti rifugiati con lo smartphone (tutti giovani uomini soli che non scappano da alcuna guerra) che – grazie anche alle ONG – sbarcano a migliaia nei porti italici. Sicché, questi migranti economici che se li tenga l’Italia.
La Spagna dal canto suo già quando al governo c’era la $inistra praticava il respingimento in mare (ossia i barconi intercettati venivano riportati al punto di partenza).

L’Austria

E che dire dell’Austria? Ad inizio settimana, il ministro della Difesa Hans Peter Doskozil ha dichiarato che avrebbe schierato l’esercito sul confine del Brennero; che erano già pronti i mezzi blindati e 750 militi. “Credo che molto presto saranno attivati controlli alle frontiere e ci sarà bisogno di un dispiegamento dell’esercito”, aveva detto il ministro austriaco, aggiungendo che la misura sarà “indispensabile se l’afflusso di migranti dall’Italia non diminuisce”.

Nei giorni successivi la casta spalancatrice di frontiere ha costretto Vienna al dietrofront. Ma la minaccia, o meglio la promessa, è nell’aria. Infatti il cancelliere austriaco ha precisato che il flusso di clandestini dall’Italia è rimasto costante. Traduzione: dovesse aumentare, l’esercito al Brennero ce lo mandiamo eccome.

In Germania…

Ed è forse il caso di ricordare che i Länder tedeschi hanno accusato più di una volta noi svizzerotti di avere i confini come l’Emmental perché in Germania arrivano troppi finti rifugiati. Di conseguenza, i vicini a nord ci hanno detto che avrebbero reintrodotto i controlli sistematici alle frontiere con la Confederella, “anche contro il volere dell’UE”. Non risulta che il quasi ex ministro degli Esteri Burkhaltèèèr abbia convocato d’urgenza l’ambasciatore di Germania dopo queste affermazioni.

Ciliegina sulla torta: perfino l’ex premier italiano PD Matteo “Selfie” Renzi ha detto: “aiutiamo i profughi a casa loro”. Ohibò, ci risulta che questo fosse il motto della Lega Nord. E che l’italica $inistruccia, solo sentendolo, diventasse cianotica e strillasse al razzismo. Ma evidentemente la politica-Xerox non esiste solo in Ticino.

I razzisti saremmo noi?

Naturalmente, davanti a questo popo’ di iniziative, quelli razzisti e disumani, quelli che vengono accusati di “chiudere le frontiere” (magari!) ai finti rifugiati che si trovano a Como (dove sono aperte inchieste sui legami tra l’Isis e i migranti economici) sono gli svizzerotti. Ma il perché questo accada è fin troppo facile da capire. Se i moralisti a senso unico si mettono a berciare accuse di razzismo contro un qualsiasi paese europeo (in senso geografico) che rifiuta di farsi carico di finti rifugiati, i suoi governanti se ne impipano e proseguono per la loro strada. Quindi non vale la pena. La partitocrazia rossocrociata, invece, cala le braghe. Prendersela con gli svizzerotti paga…

Ricollocamento

Fatto sta che gli Stati membri UE che confinano con il Belpaese, non hanno alcuna intenzione di tollerare di venire invasi da finti rifugiati con lo smartphone, che mai s’integreranno in quanto non sono integrabili. E quindi prendono provvedimenti adeguati – o si preparano a prenderli.

Invece la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga va nel Belpaese a farsi prendere per i fondelli alla grande (come tutti i burocrati bernesi che vanno in Italia, e lo abbiamo ben visto sia con la fiscalità dei frontalieri che con il collegamento ferroviario Lugano-Malpensa). E  naturalmente promette aiuti che non siamo affatto tenuti a fornire. Vedi ad esempio, la famigerata adesione della Svizzera ai piani di ricollocamento UE di finti rifugiati “per dare l’esempio”. Invece ci sono stati membri dell’Unione europea, i paesi del blocco Visegrad, che di questi piani di ricollocamento non ne vogliono sapere. Non solo per le conseguenze economiche, ma anche per sacrosanti motivi di sicurezza e di sicurezza sociale. Le inchieste in corso hanno infatti confermato il legame diretto tra Isis ed immigrazione clandestina. E, come ha detto chiaramente la Repubblica Ceca (quella che ha mandato “affanc” gli eurobalivi anche sulle direttive disarmiste) “non vogliamo che sul nostro territorio si formi una forte presenza musulmana”. Da noi invece il P$, partito della ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga, vuole far diventare l’Islam religione ufficiale.

La domanda

Non solo: gli svizzerotti fessi sono addirittura pronti a far saltare gli accordi di Dublino perché non è giusto (?) restituire al Belpaese – che ci frega ogni volta che può – i finti rifugiati che gli spettano. Dobbiamo ospitarli noi!

La domanda è una sola, sempre la stessa: cosa hanno fatto di male gli svizzeri per meritarsi simili rappresentanti? In realtà una risposta c’è: hanno continuato a votare certi partiti cosiddetti $torici…

Lorenzo Quadri

I camerieri dell’UE dovranno spiegare alcune cosette!

I nostri soldi utilizzati per foraggiare trasporti di finti rifugiati dalla Libia all’Italia? 

Secondo il quotidiano italiano il Giornale, il DFAE sarebbe tra i principali foraggiatori della discussa ONG Moas: interpellanza della Lega al Consiglio federale in arrivo!

Perdindirindina, questa è grossa! Il quotidiano d’Oltreramina “Il Giornale” venerdì ha pubblicato un’ampia inchiesta su chi trasporta i finti rifugiati con lo smartphone dalle coste libiche a quelle italiane. Tra questi, figura la discussa ONG (organizzazione non governativa) Moas.

Moas ha sede a Malta ed è stata fondata da una ricca coppia italo-americana. L’ONG è in prima linea nel gestire (citazione dal Giornale) la “flotta solidale” ossia “un gruppo di navi che, com’è ormai assodato, va incontro ai barconi dei migranti a ridosso delle coste libiche, li carica a bordo e li trasporta nei porti italiani”.

Ebbene, secondo le informazioni raccolte dal Giornale, pare che tra i principali finanziatori di questa ONG ci sia nientepopodimento che la Confederella. E, più precisamente, il DFAE guidato dal liblab Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr. Uella!

Sulla base di questa scoperta, il Giornale pubblica un lungo editoriale intitolato “Se la Svizzera ora finanzia l’invasione d’Italia”.

I contenuti sono faziosi ed anti-svizzeri (e poi a rovinare il clima transfrontaliero sarebbe il Mattino populista e razzista?). Come sempre accade quando la stampa d’Oltreramina riferisce su questioni che riguardano il nostro paese, del resto. Abbondano, nell’articolo del quotidiano italico, le cifre creative  – ovvero farlocche – sui flussi migratori verso il nostro paese. Ricordiamo ai vicini a sud che la Svizzera (razzista, chiusa e gretta) è il paese che accoglie più asilanti per rapporto al numero di abitanti.  E che ha un quarto di popolazione straniera, senza contare le naturalizzazioni facili. Ma, al di là di questo, l’affare scotta. Eccome che scotta!

E’ infatti chiaro come il sole che, se davvero la Confederazione, e meglio il Dipartimento federale affari esteri, foraggia con soldi pubblici un’ONG che va a prendere i finti rifugiati sulle coste libiche e poi li scarica  nei porti italiani, dovrà renderne conto. Eccome che dovrà. Anche davanti al parlamento, e di conseguenza all’opinione pubblica ed ai cittadini che pagano il conto, sempre più spropositato, della politica d’asilo e degli aiuti miliardari all’estero. Vero Burkhaltèèèr?

E’ infatti palese che i migranti economici giunti in Italia vanno poi a creare il caos asilo ai confini ticinesi. Con tutte le conseguenze del caso. Anche – ovviamente – a livello di entrate clandestine nel nostro paese.
Ministro degli esteri targato PLR,  è così che si usano i soldi dei contribuenti? Interpellanza leghista in arrivo!

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: la kompagna Simonetta ha fatto PAF

La ministra del “devono entrare tutti” regala a Chiasso il “Punto d’affluenza”

 

Ma guarda un po’, prosegue la strategia della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga per “far entrare tutti”. Strategia che consiste nel continuare ad aumentare la capacità d’accoglienza della Svizzera per i finti rifugiati con lo smartphone. Quelli che i documenti li perdono sempre durante il viaggio, ma l’iPhone, invece, non lo perdono mai. Quando si dice “i casi della vita”…

Porta spalancata

Aumentare le capacità d’accoglienza della Svizzera significa, nel caso concreto, aumentare quelle del Ticino, diventato la porta d’accesso dei clandestini. Ma la Consigliera federale competente, invece di chiudere la porta, la lascia spalancata, ed  aggiunge posti per asilanti. E mica pochi. Infatti alla stazione di Chiasso nel giro di qualche settimana la Sezione della migrazione creerà 300 nuovi letti per migranti economici tramite il nuovo Punto d’affluenza (PAF), che verrà piazzato negli ex magazzini FFS (quelli che dovrebbero ospitare la famosa scuola di sartoria).

Determinate condizioni?

Naturalmente il Dipartimento Sommaruga assicura che i posti in questione verranno aperti solo a determinate condizioni e blablabla. Balle di Fra’ Luca. Una volta creati i posti supplementari per asilanti, poco ma sicuro che verranno anche riempiti. Oltreconfine sono in perenne emergenza asilo visto che la frontiera del Mediterraneo rimane ben aperta:   e allora, vuoi che gli svizzerotti creino dei centri d’accoglienza… per poi lasciarli chiusi? Ma quando mai! Il Belpaese arriverà a “piangere miseria”; e, come ama ripetere la Simonetta, “Bisogna aiutare l’Italia!”.

E poi, una volta che un centro asilanti (anche se chiamato PAF) è fatto, non lo smantella più nessuno. Un po’ come le nuove tasse: se introdotte, diventano subito definitive (e crescono nel tempo).

Aumentare la capacità

La ministra del “devono entrare tutti” ed i suoi portaborse proseguono dunque imperterriti per la loro strada che è quella di aumentare la capacità d’accoglienza della Svizzera. Del resto, se il Mattino e la Lega hanno a  suo tempo sostenuto il referendum contro la nuova legge sull’asilo, c’erano dei motivi. Ed il principale era proprio che la nuova legge permette al dipartimento Sommaruga di realizzare nuovi centri asilanti a piacimento in stabili della Confederazione, facendosi un baffo delle normali procedure edilizie – e quindi dei diritti di Cantoni, Comuni e cittadini.

Losone

Abbiamo così visto che a Losone il centro asilanti provvisorio non chiuderà quest’anno, contrariamente a quanto promesso (non ci voleva una grande fantasia per immaginare che sarebbe andata a finire così). Sul Pian Faloppia sorgerà il nuovo maxicentro per finti rifugiati di 350 posti, ossia ben 200 in più rispetto alla struttura attuale di Chiasso. Dove la ministra  del “devono entrare tutti” aveva promesso che sarebbe rimasto solo un Punto d’affluenza, lasciando sottintendere che si sarebbe trattato di struttura lillipuziana. Adesso si “scopre” che il PAF ha 300 posti.

Valvole di sfogo

Invece di impedire l’arrivo di finti rifugiati, la ministra del “devono entrare tutti” trasforma il nostro Cantone in un centro di raccolta  e di distribuzione. Invece di finalmente pretendere che l’Italia faccia la propria parte sigillando la frontiera mediterranea, la kompagna Sommaruga le offre ulteriori valvole di sfogo tramite nuovi centri asilanti di vario genere. Del resto, la Simonetta è pure andata dai suoi colleghi dell’UE a garantire che gli svizzerotti continueranno ad aderire ai piani di ricollocamento di finti rifugiati stabiliti dall’UE, malgrado non sussista alcun obbligo al proposito e malgrado non aderiscano nemmeno gli Stati membri (vedi blocco Visegrad, vedi Austria). Le spese di queste scriteriate aperture le fanno in prima linea i ticinesi, sicché oltregottardo se ne impipano. Ma quando i finti rifugiati accolti al PAF verranno smistati anche a nord delle Alpi, la musica cambierà.

Cavoli amari

Se non ci si decide a chiudere finalmente la porta della Svizzera all’immigrazione clandestina di migranti con lo smartphone, saranno cavoli amari per tutti. Il conto sarà salatissimo, sia in termini finanziari che di ordine pubblico. Ed è evidente che le prime ad essere minacciate saranno le donne, vista la “cultura”  da cui provengono i migranti economici. Ma naturalmente i bolliti residui del femminismo elvetico a  Palazzo federale sferruzzavano osceni berretti rosa in occasione dell’8 marzo, per promuovere contemporaneamente i diritti della donna e le frontiere spalancate ai migranti economici. I quali però  – per usare un’espressione della kompagna Sommaruga – “non rispettano le donne”.

Le “grandi statiste” mettono dunque nello stesso calderone due cose che stanno contraddizione tra loro. Ma immaginare che certe acide suffragette del “devono entrare tutti” possano aprire gli occhi, è una pia illusione.

Lorenzo Quadri

Sempre più posti per i finti rifugiati, terroristi compresi

Avanti così! La Svizzera continua a scavarsi la fossa a suon di buonismo-coglionismo

 

Sicché la scorsa settimana la kompagna Simonetta Sommaruga, la ministra del partito del “devono entrare tutti”, ha annunciato il nuovo “regalo” al Ticino. Il maxicentro asilanti sul Pian Faloppia, che dal 2020 dovrebbe prendere il posto di quello di Chiasso. Con una differenza però: la capienza del nuovo centro sarà ben superiore al doppio di quella del “vecchio”. Da 150 a 350 posti. 200 in più. E scusate se è poco.

“Regalo” al Mendrisiotto

Ecco dunque dimostrato, ancora una volta, che la Lega aveva ragione. Aveva ragione in cosa? Nel combattere la nuova legge sull’asilo, visto che questa serve in prima linea a creare nuove strutture d’accoglienza per migranti economici. E questa sarebbe una politica restrittiva in materia d’asilo?

A seguito della chiusura della rotta balcanica, sempre più finti rifugiati si riversano sul Ticino. Ed infatti è proprio nel nostro Cantone che si registra il maggior numero di entrate illegali, il 70% del totale nazionale. Gli ingressi clandestini in Svizzera sono stati infatti 50mila nel 2016: il doppio dell’anno precedente. Per fortuna che il caos asilo era tutta una balla della Lega populista e razzista! E davanti a questa situazione la kompagna Sommaruga, invece di chiudere le frontiere, crea centri asilanti sempre più grandi. E li rifila al Mendrisiotto. Perché “devono entrare tutti”.

Senza dimenticare che c’è sempre in ballo il centro di Cavallasca,  che il Belpaese vorrebbe creare a poche centinaia di metri dalla frontiera verde e dal valico incustodito di Pedrinate. La sua apertura incrementerebbe ulteriormente la presenza di finti rifugiati in circolazione nel Mendrisiotto. Niente da dire al proposito, Simonetta?

Fare altro si può

Dunque, invece di bloccare l’accesso a chi abusa del diritto d’asilo, dando in questo modo un segnale chiaro, la Svizzera aumenta i posti a disposizione per accogliere migranti economici. E a Berna tentano pure di sdoganare (tanto per restare in tema) l’andazzo con la solita teoria dell’ineluttabilità: non c’è alternativa, sa po’ fa nagott!

Ed invece l’alternativa c’è eccome. Lo dimostrano i paesi dell’Europa dell’Est, come l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia. Quelli che non si fanno mettere i piedi in testa da Bruxelles ma, al contrario, costruiscono i muri sul confine e si rifiutano di aderire ai programmi di ridistribuzione di finti rifugiati decisi dagli eurofunzionarietti.

L’esempio USA

Ma lo dimostrano anche gli USA con il presidente Trump ed il muro messicano. Il nuovo inquilino della Casa Bianca provoca le furie uterine degli stizzosi  radikalchic e di certe carampane del cosiddetto “star system” (quelle che in nome della dignità della donna promettevano sesso orale a chi votava contro The Donald; e che, diversamente dal presidente eletto, oltretutto nemmeno mantengono le promesse) perché dimostra che la chiusura dei confini non è solo una fantasia, ma si può benissimo tradurre in realtà. Non solo, ma si può anche bloccare l’accesso di immigrati da paesi a rischio terrorismo. Insomma: tutte le teorie sulle frontiere spalancate come unica opzione, con cui i politikamente korretti da anni ci fanno il lavaggio del cervello, vengono impietosamente sbugiardate per la foffa che sono.

Consiglio federale sbugiardato

Le iniziative dei paesi dell’Europa dell’est e le prime mosse dell’amministrazione Trump mettono a nudo anche le balle raccontate dai camerieri dell’UE in Consiglio federale: non è vero che “non possono”  fare di più per evitare l’assalto di asilanti, tra cui si nascondono anche gli infiltrati dell’Isis. Semplicemente “non vogliono”.

Non ancora contenti, i sette scienziati bernesi hanno toccato il fondo, dichiarando, in risposta ad un atto parlamentare, che la Svizzera non può espellere i jihadisti, accertati come tali, se questi ultimi ritornando nel paese d’origine si troverebbero in pericolo. Il demenziale buonismo-coglionismo raggiunge lo zenit. La sicurezza dei terroristi islamici ha la precedenza, in Svizzera, su quella dei cittadini elvetici!

Ma che bella propaganda che ci facciamo. I seguaci dell’Isis hanno la prospettiva di riuscire ad entrare nel nostro Paese spacciandosi per richiedenti l’asilo senza fare troppa fatica. E possono anche partire dal presupposto di restarci. Chi ringraziamo per questo?

Lorenzo Quadri

 

Gli aiuti allo sviluppo non frenano il caos asilo

Ma la politica svizzera non l’ha ancora capito (o finge di non capire)

 

A Berna si torna a parlare dell’arrivo spropositato in Svizzera di finti rifugiati eritrei. E naturalmente si pensa subito di intervenire tramite saccheggio delle tasche del contribuente. La Confederazione intende infatti verificare se ci siano le basi per rilanciare dei programmi di aiuti allo sviluppo all’Eritrea.  Aiuti che sarebbero mirati, secondo il Consiglio federale, alla realizzazione di progetti pilota volti a migliorare le prospettive nel Paese per i giovani.

I finti rifugiati eritrei, infatti, sono tutti giovani uomini soli (altro che famiglie) che non scappano da alcuna guerra.

Sperperando in Eritrea i soldi del contribuente, i grandi statisti bernesi si immaginano che meno migranti economici partiranno da quel paese alla volta della Svizzera. Ed infatti gli eritrei sono la nazionalità  più rappresentata tra i clandestini che varcano i nostri confini (altro che siriani).

Bidone politikamente korretto

Riprendere il versamento di aiuti allo sviluppo pensando di poter in questo modo frenare l’invasione di finti rifugiati suona molto politikamente korretto. Ma si tratta di un bidone.

In effetti l’attuale caos asilo si verifica malgrado negli ultimi 50 anni a livello globale siano stati versati aiuti allo sviluppo per qualcosa come 5000 miliardi di dollari. Ciò significa che, sul fronte dell’asilo, queste somme stratosferiche non sono servite assolutamente ad un tubo.

Non c’è rapporto

Come riporta la Basler Zeitung in un recente articolo, studi effettuati su 239 paesi in via di sviluppo hanno dimostrato che non c’è alcun rapporto tra i sussidi piovuti dall’estero e la crescita economica. Gli aiuti in questione vanno ad alimentare una burocrazia inefficiente e corrotta, senza stimolare l’iniziativa individuale. Ancora meno, dunque, permettono di prevenire le ondate di immigrazione clandestina verso l’Europa convincendo gli aspiranti asilanti a non lasciare il loro paese.

Ulteriore spreco

Pensare quindi che tornando a spedire milioni ad Asmara si avranno meno migranti economici eritrei, è semplicemente un’illusione. Con una simile operazione si otterrebbe un unico risultato: l’ulteriore spreco di soldi pubblici, e questo proprio quando la spesa per l’asilo è andata completamente fuori controllo (grazie, spalancatori di frontiere!).

E’ inoltre opportuno ricordare che il consigliere del presidente eritreo, in visita in Svizzera, ha dichiarato che i suoi connazionali che vengono da noi a fare i finti rifugiati sono giovani ben formati, su cui lo Stato ha investito, e che in Eritrea le opportunità di lavoro ci sono. Quindi non c’è alcun motivo per spedire milioni del contribuente in aiuti che sono perfettamente inutili dal profilo migratorio e che non sono neppure richiesti. Certamente bisogna far sì che i finti rifugiati eritrei rientrino in patria – del resto abbiamo visto che quelli che rimangono da noi vanno tutti in assistenza, e nümm a pagum –; ma che questo debba avvenire tramite l’ennesimo saccheggio, diretto o indiretto, delle tasche degli svizzerotti, è l’ennesima fanfaluca.

La priorità

La nostra priorità deve semmai essere quella di potenziare i controlli sul confine e renderci meno attrattivi per i migranti economici (altro che avvocati gratis e nuovi centri d’accoglienza). Troppi asilanti arrivano in Europa imbevuti di illusioni e pretese. Spesso e volentieri, come ben sanno nel Belpaese, la prima richiesta dei giovanotti con lo smartphone è quella di vestiti firmati e scarpe di marca, e se non ottengono quello che vogliono strillano al razzismo.

Burkhaltèèèr persevera

Ancora in un recente incontro con il ministro degli esteri malese il Consigliere federale PLR Didier Burkhaltèèèèr (quello che vuole la ripresa automatica del diritto UE in Svizzera) ha sottolineato l’importanza di continuare a sussidiare il Mali anche in prospettiva delle ondate migratorie. La politica continua dunque a vendere la fola che esista un nesso tra aiuti allo sviluppo sempre più pompati e la  limitazione delle migrazioni di popoli dall’Africa verso l’Europa. Ma questo nesso non esiste affatto. A testimoniarlo non c’è solo l’evidenza della realtà ma anche apposite indagini.  Semplicemente, il caos asilo viene usato come pretesto per mandare sempre più soldi all’estero; perché non sia mai che la Svizzera non faccia la propria parte in queste operazioni, e poi in patria si fa tirare la cinghia agli svizzerotti con la scusa che non ci sono soldi.

Le mucche da mungere

In questi giorni si parla molto delle ex regie federali, leggi la Posta, che fanno centinaia di migliaia di utili ogni anno, eppure smantellano il servizio pubblico e tagliano impieghi, per aumentare sempre più la propria redditività. Chi ci guadagna da questa redditività conseguita sulla pelle della gente? Chi ha un interesse immediato a che si prosegua su questa strada? La proprietaria dell’azienda, ovvero la Confederazione. Infatti in questo modo si trova  a disposizione centinaia di milioni da impiegare per i finti rifugiati e per gli aiuti all’estero.

Lorenzo Quadri

La Gran Bretagna spenderebbe meno di 7 euro al giorno per migrante economico. Finti rifugiati: vuoi vedere che paghiamo più di tutti?

Nella vicina Penisola la Fondazione Moressa ha realizzato uno studio su quanto spendono i vari paesi UE per i migranti. Ne è emerso che in cima alla classifica si trovano i Paesi Bassi che per ogni asilante spendono 65.9 euro al giorno. Segue il Belgio con 52.7 euro, la Finlandia con 38, l’Italia con 35, la Svezia con 32.7, la Francia con 25.1, la Germania con 18.4, l’Ungheria con 15.1, l’Austria con 9.5, il Regno unito con 6.7.

Ohibò. In mancanza di ulteriori informazioni sull’effettiva confrontabilità dei dati, salta all’occhio una cosa: la Gran Bretagna è quella che spende nettamente meno. In pratica un decimo dei Paesi Bassi.

Ma tu guarda questi inglesi…

Ma tu guarda questi inglesi. Sono uno Stato membro dell’UE però non solo si tengono la sterlina e portano a casa contributi da Bruxelles invece di pagarli, ma fanno i loro comodi nei più svariati ambiti, alla faccia degli eurobalivi.

Ad esempio sulla piazza finanziaria, che – come quella statunitense – si ingrassa alla grande permettendo di imboscare fondi non dichiarati, e contando sull’arretramento della piazza elvetica. Però solo gli svizzerotti vengono presi di mira da organismi internazionali privi di qualsiasi straccio di legittimazione democratica per via del segreto bancario. E naturalmente calano subito le braghe. Sappiamo chi ringraziare. Intanto britannici e yankees si portano a casa le fettone di torta e se la ridono a bocca larga.  E gli svizzeri, pur non essendo Stato membro UE, pagano miliardi di contributi di coesione. Però vengono ricattati e infamati per il voto del 9 febbraio.

Nella diatriba sulla questione del casellario giudiziale, un esponente politico del  Belpaese ha avuto modo di dire che la Svizzera “è più nell’UE della Gran Bretagna”. Purtroppo è vero. Ma non certo per volontà dei cittadini, che infatti ambiscono a tutt’altro. Bensì a seguito della politica delle braghe calate praticata dai camerieri dell’UE che siedono a Berna.

Ricollocazione

Naturalmente la Gran Bretagna non fa i compiti nemmeno per quel che riguarda la ricollocazione di finti rifugiati decisa sempre dall’UE. Lo stesso dicasi per gli altri Stati membri. Gli unici a scattare sull’attenti e ad eseguire di gran carriera sono, ancora una volta, gli svizzerotti. Infatti ci prendiamo 6000 finti rifugiati che spetterebbero ad altri. Lo facciamo, per soprammercato, senza alcuna base legale. Grazie kompagna Sommaruga! Proprio tu che quando si tratta di fare qualcosa per il Ticino invaso dai padroncini non muovi foglia adducendo la scusa che “non c’è la base legale”! Quando si tratta di far entrare finti rifugiati, invece…

E noi?

Tornando ai costi pro-capite per asilante. Viste le indicazioni in apertura in relazione ai  paesi UE, la domanda scontata è quanto spende invece la Svizzera. E’ difficile fare un paragone. Però c’è come il vago sospetto che si tratti di cifre ben più elevate di quelle dei paesi UE.

Il confronto è ostico per vari motivi. Il primo è il federalismo. Si sa che nel 2015 per l’asilo si sono spesi a livello federale 1,2 miliardi di franchetti, mentre manca il conteggio delle spese affrontate da Cantoni e Comuni. C’è chi ipotizza che, sommando tutto, si arrivi attorno ai 4 miliardi di fr all’anno. Il secondo motivo: non è chiaro se la tabella “europea” consideri solo i costi dei migranti in attesa di una decisione, o se consideri anche quelli della piccola percentuale di asilanti che vengono accettati come profughi.

Conti della serva

Con due conti della serva si potrebbe arrivare però al risultato seguente: 1,2 miliardi di Fr di spesa per l’asilo nel 2015 con 40mila arrivi, fanno un costo procapite di 82 Fr al giorno per migrante economico. Quindi assai di più dei 66 euro dei Paesi Bassi. E un’infinità in più dei 6.7 euro inglesi.

Chissà perché, c’è come il sospetto che questo calcolo, per quanto azzardato, non dia un’indicazione poi così sballata.

Lorenzo Quadri

 

 

Si moltiplicano i trucchetti per immigrare illegalmente e farsi mantenere dagli svizzerotti. Si fingono rifugiati e si fingono pure minorenni

Intanto il preventivo 2016 della Confederazione è stato modificato: 357 milioni in più per i migranti economici. Però poi hanno il coraggio di venirci a dire che non ci sono i soldi per l’AVS

In Ticino aumentano gli asilanti minorenni? Così sembrerebbe indicare un articolo pubblicato martedì sul Corriere del Ticino. Ma sembrerebbe solo. Dallo stesso testo emerge infatti una realtà differente. Una realtà che dà ragione alla Lega. Infatti questi profughi minorenni sono in realtà dei presunti minorenni. Dichiarano di avere tra i 15 ed 17 anni. Ma naturalmente non hanno alcun documento con sé a testimoniarlo. I documenti d’identità li distruggono prima di arrivare in Europa, per nascondere la vera età (perché non sono minorenni). E per nascondere la vera provenienza.
I finti asilanti nonché finti minorenni declinano identità fittizie alle guardie di confine. I nomi di fantasia utilizzati, per contro, sono delle autentiche prese per i fondelli. Del tipo “Arnold Schwarzenegger”. Questo non c’è scritto sul Corriere, ma lo sappiamo noi. Di simili identità farlocche, i signori ne hanno un vero arsenale.

Non mostrano nervosismo
Naturalmente questi sedicenti minorenni, in realtà maggiorenni, sono tutti maschi e non provengono da paesi in guerra. Tutti hanno almeno uno smartphone, con svariate carte prepagate di vari paesi. Hanno contanti e vestiti alla moda.
Evidentemente, si dichiarano minorenni per poter entrare nel programma di protezione elvetico. Quindi, per avere più chance di mettersi a carico del contribuente elvetico. In dogana, si legge ancora sul Corriere, i finti minorenni con la pletora di identità inventate “non mostrano particolare nervosismo: sanno di essere arrivati in Svizzera”. Eh già: sanno che gli svizzerotti fessi tengono le frontiere spalancate e mantengono tutti. Anche perché, in caso contrario, vengono infamati come populisti e razzisti dai loro stessi “sgovernanti”.
Tra gli asilanti che arrivano in Ticino, di famiglie non ce ne sono proprio. Quelle presenti al centro di Losone in occasione della visita della kompagna Simonetta “bisogna aiutare l’Italia” Sommaruga erano state collocate apposta per far scena davanti ai giornalai. E il fatto che la RSI illustri ogni servizio sull’asilo con immagini di famiglie è solo la dimostrazione della sua volontà di manipolare l’opinione pubblica.

357 milioni in più
Del resto martedì il Consiglio nazionale ha approvato una modifica del preventivo 2016 della Confederazione con aumento di ben 357 milioni per la spesa per l’asilo. Capita l’antifona? Sulle pensioni si vuole tagliare, sui contadini pure; ma, quando si tratta di migranti economici, invece di chiudere le frontiere si aprono i cordoni della borsa. Poi ci si chiede come mai i finti rifugiati e finti minorenni quando arrivano in Svizzera “non mostrano particolare nervosismo”.
E’ evidente che la nostra attrattività per i migranti economici è fuori misura. Siamo il paese del Bengodi! Ed infatti sono pochissimi i finti rifugiati che arrivano in Svizzera e non si fanno registrare perché sono diretti altrove.

Espropriazioni facili
Oggi si vota sulla riforma della legge sull’asilo, quella che introduce l’avvocato gratis per tutti i migranti economici e le espropriazioni facili per costruire nuovi centri asilanti. Queste espropriazioni sono contrarie a tutti i principi dello Stato di diritto. Ma saranno utilizzate alla grande. Eccome se lo saranno. Già, perché speriamo che nessuno sia così imbesuito da credere alla storiella delle espropriazioni facili che vengono introdotte nella legge per NON essere utilizzate. Tentare di far bere alla gente una simile bestialità significa insultare l’intelligenza dei cittadini. Ed infatti, già adesso in quel di Chiasso la Confederazione sta sfrattando senza tanti complimenti inquilini di suoi stabili per fare spazio a migranti economici.

Morti in mare
Del resto il fatto che a difendere la riforma dell’asilo siano scesi in campo i più talebani spalancatori di frontiere, compresi esponenti dei moralisti a senso unico di BrutTicino, è una chiara dimostrazione che questa riforma non farà che aumentare il numero di finti rifugiati presenti in Svizzera. E quelli – a partire dall’emittente di sedicente servizio pubblico – che tentano di strumentalizzare le morti in mare per ricattare moralmente gli svizzerotti affinché tengano le frontiere spalancate, si ricordino bene una cosa. L’unico modo per evitare le morti in mare è impedire che i gommoni salpino. Invece, presentandoci come il paese del Bengodi per migranti economici, non facciamo che istigare le partenze. La responsabilità morale per le morti in mare la portano gli spalancatori di frontiere.
Lorenzo Quadri