E noi i ristorni quando li blocchiamo? Triciclo, sveglia!

Accordo sui frontalieri di nuovo bloccato: basta farci prendere per i fondelli!  

Come volevasi dimostrare, la Lega ed il Mattino avevano ragione. Ma la partitocrazia…

Come volevasi dimostrare, per l’ennesima volta i vicini a sud hanno preso gli svizzerotti per il lato B!

Sono anni ormai che la Lega dice che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. Adesso arriva una nuova conferma.

La ratifica del famigerato accordo è infatti ancora bloccata. Questo grazie alla mozione di due sconosciuti deputati pentastellati, tra i quali tale Niccolò Invidia (Invidia chi?). Ossia quello che la scorsa settimana blaterava la scandalosa  fregnaccia che 65mila frontalieri sarebbero “indispensabili per il Ticino”. Il bello è che costui si bulla di vivere a 10 minuti dal confine svizzero e quindi di conoscere bene la situazione… Ed infatti la conosce così bene da non sapere nemmeno che 65’500 frontalieri – ovvero: almeno 30mila di troppo – sono i frontalieri attivi nel solo Ticino. Non in tutta la Svizzera.

Accordo sepolto

Ma come: stando alle fregnacce raccontate dall’allora ministra  del 5% Widmer Schlumpf e del suo insopportabile tirapiedi De Watteville, l’entrata in vigore del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri era imminente… quattro anni fa.

Invece, è evidente che l’accordo è morto e sepolto. Nessuna sorpresa. La Lega ed il Mattino lo dicono da anni. L’Italia, per motivi politici, non ha interesse a tassare correttamente i frontalieri. I quali continueranno dunque ad essere deiprivilegiati fiscalirispetto agli italiani che vivono e lavorano nel Belpaese. I frontalieri ed i loro politicanti pro-saccoccia  tengono in scacco Roma? Sembra incredibile, ma è così.

Contromisure

Il Belpaese continua ad essere inadempiente nei nostri confronti. Eppure ha  avuto ancora il coraggio di montare un caso (uella) sulle  presunte riconsegne illegali di finti rifugiati da parte della Svizzera quando gli uffici di identificazione italici sarebbero chiusi. Peccato che le cose “probabilmente” stanno in un modo un po’ diverso. Ovvero: i vicini a sud fanno i furbetti e chiudono gli uffici di identificazione per non doversi riprendere i clandestini di loro spettanza. Del resto, i migranti economici che ci troviamo in Svizzera arrivano tutti dal Belpaese. Mica dalla Svezia o dalla Danimarca!

Visto dunque che la vicina Repubblica continua a prenderci grandiosamente per i fondelli, è chiaro che urgono delle contromisure.

Invece gli svizzerotti fessi cosa fanno? Corrono ad onorare gli impegni presi tramite accordi internazionali del piffero. Ad esempio la cagata pazzesca (cit. Fantozzi) di pagare la disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione, malgrado essi non abbiano mai versato un centesimo di contributi. E malgrado, come del resto evidenziato nei giorni scorsi da una trasmissione televisiva Rai, l’organico del Casinò fosse gonfiato come una rana con assunzioni politiche (del resto lo ha ammesso anche l’ex sindaco Salmoiraghi), e gli stipendi  fossero “pompati”. Il costo di assunzioni politiche e di stipendi a mongolfiera – che evidentemente si ripercuotono sulle rendite di disoccupazione – non lo pagano i responsabili del malandazzo. Lo pagano gli svizzerotti. E questo grazie agli accordi internazionali capestro che i burocrati bernesi firmano giulivi. Bravi, avanti così!

I prossimi passi

Poiché il Belpaese ci prende per i fondelli sul nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, ecco i prossimi passi da compiere:

  • Il Consiglio di Stato decida immediatamente il blocco dei ristorni dei frontalieri.Del resto sono anni che i due Consiglieri di Stato leghisti, Gobbi e Zali, sostengono che il versamento va congelato. Ma naturalmente gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$, ovvero Vitta, Beltrasereno e Bertoli, non ne vogliono sapere. Intanto gli italici incassano i ristorni, ormai lievitati a 84 milioni di franchetti all’anno, e se la ridono a bocca larga!
  • A livello federale: il governicchio bernese deve disdire la Convenzione del 1974sui ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. I ristorni vanno azzerati. (Nuova)mozione al Consiglio federale per la disdetta della Convenzione in arrivo!
  • I controlli sul confine, come quelli che martedì alla dogana di Gandria hanno fatto sbroccare varie “targhe azzurre”, vanno condotti quotidianamente. Non solo a Gandria ma in tutte le dogane. E ripristinare subito la chiusura notturna dei valichi secondari in base alla mozione Pantani approvata dalle Camere federali!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Da Berna a Bellinzona un solo motto: braghe calate!

Ristorni dei frontalieri e valichi secondari: il triciclo continua a fare disastri

Ma bene! I politicanti del triciclo, sia a Bellinzona che a Berna, vogliono proprio portare a casa il record interstellare in campo di calate di braghe ad altezza caviglia!

In due giorni, infatti, di queste calate di braghe “no limits” se ne sono registrate due. Di quelle spettacolari.

Ristorni dei frontalieri

Come sappiamo, il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, ovvero Beltraminelli, Bertoli e Vitta, ha deciso di continuare a versare integralmente i ristorni al Belpaese: nel nome del “dialogo”. Stiamo parlando di una cifra di oltre 80 milioni di franchetti. Un po’ caro, come dialogo. Tanto più che non abbiamo da anni alcun motivo per continuare a pagare questo tesoretto. E non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta la litania dei perché e dei per come.

“Dialogo”? Qui qualcuno dev’essere proprio caduto dal seggiolone   da piccolo! Domanda da un milione – anzi da 80 milioni -: da quanti ANNI ci viene propinata (sia da Berna che da Bellinzona) la penosa fregnaccia del “paghiamo ma poi (?) ci facciamo valere?”. E cosa è immancabilmente successo tutte le sante volte? E’ successo che i ticinesotti sono stati infinocchiati alla grande! Presi sontuosamente per i fondelli!

La sola volta…

L’unica volta che il governicchio ticinese ha ottenuto un qualche risultato nelle trattative con il Belpaese, è stato quando ha deciso, su impulso del ministri leghisti, di bloccare la metà dei ristorni. Poi, purtroppo, è tornato sui propri passi troppo rapidamente. Ma l’esperienza avrebbe dovuto insegnare che quella è l’unica via, se si vuole ottenere qualcosa. Invece, si continua ad inchinarsi a 90 gradi. Sempre. Senza condizioni. Particolarmente deludente la posizione del Beltrasereno, malgrado il suo partito abbia mostrato qualche timida apertura al blocco dei ristorni. E malgrado anche il Gran Consiglio avesse auspicato una posizione meno supina. Si vede che il PPD ci tiene proprio a perdere la cadrega governativa  il prossimo aprile. Scrivevamo nelle scorse settimane: “se nemmeno la proposta minimalista di Zali, quella di bloccare una parte dei ristorni vincolandone il versamento alla realizzazione di infrastrutture di interesse comune, trova una maggioranza, vuol dire che questo sfigatissimo Cantone, grazie al triciclo PLR-PPD-P$, è alla frutta”.Ebbene, adesso c’è la conferma che siamo proprio alla frutta, e probabilmente anche oltre.

Prima si blocca. Poi…

Nessuno dice che sia sbagliato discutere con il Belpaese. Ma prima si bloccano i ristorni. Poi si discute.Del resto anche Salvini prima ha chiuso i porti alle navi dei migranti clandestini, poi è andato a parlare con l’UE. Ma anche il Gigi di Viganello capisce che, se si fa il contrario, non si ottiene nulla. A maggior ragione dopo che ci si è scottati un’infinità di volte! O vuoi vedere che in CdS qualcuno è davvero convinto che il neo-ministro degli esteri KrankenCassis, grazie al passaporto italico di cui era titolare fino a qualche giorno prima dall’elezione in Consiglio federale, risolverà i nostri problemi con l’Italia? Se è così, a questo (o a questi) “qualcuno”  è urgente far soffiare nel palloncino.

Valichi secondari

La decisione di Vitta, Bertoli e Beltraminelli di inchinarsi a 90 gradi davanti al Belpaese e di versare, senza alcun motivo, oltre 80 milioni di franchetti, è di mercoledì. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno fatto il resto. Ovvero hanno deciso di non chiudere i valichi secondari di notte. Frontiere spalancate! Ticino self – service per i rapinatori in arrivo dal Belpaese!

Inutile ricordare ai sette “grandi statisti” che la chiusura notturna (di tutti valichi secondari con l’Italia; non solo di tre) l’ha decisa il Parlamento, approvando la mozione della deputata leghista Roberta Pantani.

Come ne non bastasse, per giustificare le propria scellerata decisione, i sette bambela federali nella missiva inviata al Cantone hanno il coraggio di scrivere che da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini (?) non sarebbe ben vista e porterebbe a dissapori”.E’ il colmo! Della sicurezza del Ticino, lor$ignori se ne fregano! Delle richieste in arrivo dal nostro Cantone se ne fanno un baffo! Però ad ogni cip in arrivo dal Belpaese corrono ad inchinarsi a 90 gradi! Ma non si vergognano?

Ormai è chiaro: a Berna come a Bellinzona, l’importante è calare le braghe. Fare i bravi e ligi soldatini degli eurobalivi.

Non finisce qui

I burocrati federali, la fregnaccia della “scarsa incidenza”, della chiusura notturna dei valichi la vanno a raccontare a qualcun altro. Del resto sono gli stessi che dicevano che la richiesta del casellario giudiziale non serve ad un fico. Lacchè con credibilità zero.

Ma è chiaro che non finisce qui. Sulla chiusura notturna dei valichi secondari bisognerà tornare alla carica.

Nella decisione di lasciare i le dogane minori spalancate anche di notte, un ruolo importante l’ha giocato  il dipartimento degli Esteri. Quello guidato dal PLR KrankenCassis. Che nessuno venga più ancora a raccontare che il suo ingresso nel governicchio federale è utile al Ticino. Grazie ex partitone!

Sempre a 90°

La conclusione è sempre la stessa. Mentre l’Italia impara a difendere i propri confini marittimi, a Bellinzona e a Berna i politicanti camerieri dell’UE sono costantemente inchinati a 90°. In sprezzo degli interessi del paese e di quelli dei cittadini.

Lorenzo Quadri

 

Di mercoledì in mercoledì, la melina sui ristorni continua

La partitocrazia in CdS  tira a campare per non decidere. Ma il tempo sta per scadere

Un altro mercoledì, giorno di seduta del Consiglio di Stato,  è trascorso senza che ci sia stata alcuna decisione a proposito dei ristorni dei frontalieri. In molti erano convinti che lo scorso mercoledì sarebbe stato il giorno della decisione. Invece niente. Evidentemente gli esponenti del triciclo continuano a “tirar là”. A non decidere.  In attesa non si sa bene di cosa. Ma l’ultimo termine (fine giugno) si avvicina, e bisognerà per forza venirne ad una.

 Pressioni legittime

A fine marzo, dopo l’incontro con il Consiglio di Stato, il ministro degli esteri KrankenCassis si è espresso in questi termini a proposito del blocco dei ristorni: Qualche volta le pressioni sono utili, servono a smuovere qualcosa. Queste, però, devono essere utilizzate quando ci sono governi in Italia”.Ai tempi a Roma non c’era il governo. Adesso c’è. Di conseguenza, seguendo il ragionamento del consigliere federale liblab, le pressioni sono ora legittime.

Il governo italiano c’è, ma il nuovo accordo sui ristorni dei frontalieri è morto e sepolto. Se non lo voleva l’esecutivo precedente, ancora meno lo vuole questo, in cui il ruolo della Lega (ex Lega lombarda) è determinante. Il motivo del rifiuto è ovvio: i frontalieri sono lombardi e quindi non si vuole scontentare parte del proprio elettorato.

Ci rallegriamo, ma…

Come detto, ci rallegriamo che il governo italiano, a forte componente leghista, abbia visto la luce: il che costituisce tra l’altro l’ennesimo schiaffone alla fallita UE, i cui boriosi funzionarietti hanno fatto di tutto e di più per sabotare gli odiati “populisti”. Ma nei rapporti tra Stati di amici non ce ne sono. Ognuno persegue il proprio interesse. Ed il nostro consiste nel bloccare i ristorni dei frontalieri. La proposta “minimalista” formulata da Claudio Zali, che prevede di bloccare una parte dei ristorni legandola alla realizzazione, da parte italiana, di opere di interesse comune transfrontaliero, con pagamento a  lavori ultimati, è stata formulata in questi termini affinché possa essere accettata almeno da un altro “ministro”, oltre che da Gobbi, diventando così maggioritaria. Questa proposta costituisce, appunto, il “minimo sindacale”.

La mozione PPD approvata dal Gran Consiglio, che chiede di intavolare delle trattative sull’uso dei ristorni, è stata sostenuta anche dalla Lega, perché tutto è meglio dell’improponibile pagamento incondizionato cui abbiamo assistito fino ad oggi. Ma è oggettivamente una belinata. Perché, senza blocco dei pagamenti, dal Belpaese non si otterrà mai un bel niente. Da notare che il versamento incondizionato è invece appoggiato dall’ex partitone in tandem con il P$. Sicché il PLR difende gli interessi del Ticino al pari del P$ (partito degli stranieri): ovvero, non li difende proprio. Prendere nota.

Se so paga si perde

Non c’è alcun motivo plausibile per cui la proposta minimalista di Zali sui ristorni non dovrebbe raggiungere una maggioranza. Un versamento integrale dei ristorni sarebbe, semplicemente, l’ennesima calata di braghe senza alcuna giustificazione: come detto, di nuovi accordi con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri non ne vedremo mai. Qualsiasi eventuale condizione accessoria aggiunta a pagamento effettuato, rientra nel campo dei blabla inutili: non porta a nulla. O si paga o non si paga. Se si paga, si ha perso; se si paga e poi, dopo aver pagato, si introducono delle condizioni accessorie, si ha perso uguale.

Chiusura dei valichi secondari

Sul fronte di competenza federale, quello della chiusura notturna dei valichi secondari, pare che da Berna si prepari l’ennesimo schiaffo al Ticino ed in particolare al Mendrisiotto. Gli uccellini cinguettano che i camerieri dell’UE in Consiglio federale intendano impiparsene della decisione parlamentare e lasciare aperti i valichi secondari 24 ore al giorno. Permettendo così ai frontalieri della rapina di razziare indisturbati il Mendrisiotto (e non solo). Novità al proposito dovrebbero arrivare a breve da Berna. C’è da sospettare che non saranno belle. E la partitocrazia vuole versare i ristorni (anche) per fare contenti i rispettivi ministri nel governicchio federale, che non vogliono gabole con l’Italia? E che poi, per tutto ringraziamento, nemmeno ripristinano la chiusura dei valichi secondari? Ma col piffero!

Lorenzo Quadri

Ristorni dei frontalieri: siamo al dunque

Presto vedremo fino a che punto il triciclo PLR-PPD-P$ si è svenduto

 

Quando si tratta di non farsi fare fessi dai vicini a sud, in governicchio gli unici che si muovono sono gli esponenti leghisti. Ed infatti in questi giorni Zali ha proposto di versare i ristorni dei frontalieri solo dopo la realizzazione di opere concrete che siano di interesse italo-svizzero. Fosse per il triciclo PLR-PPD-PS, pur di calare le braghe davanti ai bernesi e davanti a Bruxelles, ogni anno continueremmo a versare al Belpaese oltre 80 milioni di franchetti di ristorni. Con questi soldoni, un po’ di cose (un bel po’ di cose) a vantaggio dei ticinesi si potrebbero fare!

E, per tutta risposta, i vicini a sud non solo nei nostri confronti sono inadempienti su tutto, ma starnazzano pure al razzismo e alla “discriminazione dei frontalieri”. Una penosa frottola, visto che in Ticino ad essere discriminati sono i ticinesi. Ma è ben comprensibile che chi sta all’estero non si capaciti del fatto che la “nostra” partitocrazia triciclata, pur di ubbidire a Bruxelles, arrivi al punto di discriminare i propri concittadini per avvantaggiare gli stranieri. E questo senza che gli svizzerotti scendano in piazza con i forconi.

Proposta “minimalista”

La proposta di Zali di vincolare i ristorni alla realizzazione di opere di interesse transfrontaliero è senz’altro sensata, ed anzi doverosa. In effetti, i ristorni bisognerebbe smettere di versarli del tutto. Perché, come ben sappiamo, non hanno più alcuna giustificazione, mentre il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non lo vedremo mai. Del resto già 4 anni fa l’allora ministra del 5% Widmer Puffo aveva promesso di disdire la famosa Convenzione del 1974 ma naturalmente non se ne è fatto nulla! Figuriamoci se i camerieri bernesi dell’UE hanno gli attributi necessari a compiere un gesto unilaterale.

Se non si trova una maggioranza…

La proposta di versare i ristorni solo dietro realizzazione di opere di interesse comune è assolutamente ragionevole. E’ perfino minimalista. Come detto, i ristorni andrebbero bloccati del tutto. Ma se nel CdS non si trova nemmeno un altro esponente, oltre ovviamente a Gobbi, disposto a seguire la proposta Zali in modo da farla passare a maggioranza, vuol dire che il triciclo PLR-PPD-P$ è proprio alla frutta. Che la partitocrazia è indegnamente telecomandata da Berna, a sua volta telecomandata da Bruxelles. Gli interessi del Ticino? Chissenefrega! L’obiettivo è uno solo: ottenere le cadreghe. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo!

Ricordarsene alle prossime elezioni: non manca poi tanto.

Lorenzo Quadri

Ristorni dei frontalieri: è ora di tornare a bloccarli

E’ evidente: sui nuovi accordi fiscali con l’Italia verrà schiacciato il tasto reset

Ma guarda un po’: il  neogovernatore della regione Lombardia Attilio Fontana (Lega) in un’intervista al portale Ticinonews ha affermato in sostanza che gli accordi tra Svizzera e Vicina Penisola sulla fiscalità dei frontalieri sono da rifare. Evidentemente il tasto “reset” di questi tempi va di moda. Con la differenza che certamente il nuovo governo italico lo schiaccerà sugli accordi con gli svizzerotti sulla fiscalità dei frontalieri, mentre KrankenCassis nei rapporti con l’UE sta seguendo la linea del suo predecessore, l’euroturbo Burkhaltèèèèr (altro che tasto reset).

Si sa da anni

Che i nuovi accordi fiscali non piacessero ai frontalieri ed ai loro rappresentanti non è certo una sorpresa. Lo si sa da anni. E ci mancherebbe che non fosse così: i frontalieri sono attualmente dei privilegiati fiscali rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia. Questo privilegio non ha nessuna giustificazione: qualche politicante d’oltreconfine ha tentato di motivarlo, ma il massimo che è riuscito a produrre è stata una pietosa arrampicata sui vetri. Ovvio quindi che chi ne beneficia non voglia rinunciare al privilegio.

I ristorni destinati a sparire

Senza contare che i  nuovi accordi non prevedono più i ristorni, che i comuni beneficiari attualmente utilizzano – lo ammettono candidamente anche i diretti interessati – non certo per le famose opere infrastrutturali di interesse transfrontaliero, ma per tappare i buchi nella gestione corrente. E le opere di interesse comune non vengono fatte. Se i ticinesotti le vogliono, devono pagarle loro; anche quelle su suolo italiano!

Inutile dire che la commissione italo-svizzera che dovrebbe controllare l’utilizzo dei ristorni è dispersa nelle nebbie.

Del  fatto poi che a guadagnare di più  – ma tanto di più! –  dai nuovi accordi fiscali sarebbe l’Italia, abbiamo già detto più volte e non ci torniamo nemmeno più sopra. L’Italia dal nuovo accordo guadagnerebbe centinaia di milioni di euro ogni anno. Non ci pare che sia nella condizione di potersi permettere di sputarci sopra. Ma tant’è…

Quale interesse?

Questo detto, i nuovi accordi non sono di particolare interesse per il Ticino. Il guadagno fiscale, ammesso che ci sarà, ammonterà per noi al massimo ad una dozzina di milioni all’anno; ma potrebbe anche essere pari a zero. L’unico vantaggio del “nuovo regime” sarebbe che, dovendo pagare più imposte, i frontalieri non potrebbero più permettersi di accettare certi salari clamorosamente bassi. Ci sarebbe quindi (forse) un certo effetto antidumping. I benefici sono dunque alquanto limitati. Mentre gli svantaggi sono plateali: con il nuovo accordo verrebbero a sparire i ristorni, ossia uno dei mezzi di pressione più potenti di cui dispone il nostro Cantone nei confronti dei vicini a sud.

Lontanissimi dall’obiettivo

L’abbiamo detto e scritto fin dall’inizio: il nuovo accordo sui frontalieri è interessante per il Ticino se porta indotti fiscali pari agli attuali con l’aggiunta di quanto ristorniamo all’Italia. Questo era l’obiettivo iniziale, peraltro approvato anche a livello federale dal momento che, nella scorsa legislatura, il Consiglio nazionale votò a larga maggioranza un postulato di chi scrive che andava proprio nella direzione indicata.

Tuttavia questo obiettivo è lontanissimo. Sicché l’accordo attualmente sul tavolo, morto e sepolto perché l’Italia non lo vuole (non l’ha mai voluto) non è interessante nemmeno per noi. E’ una mezza ciofeca. Quindi, se viene fatta tabula rasa, non piangiamo di certo.

Che l’Italia azzeri pure tutto. Nel frattempo però, finché non ci sarà una nuova regolamentazione, smettiamo di versare i ristorni e ce li teniamo noi. Perché la convenzione del 1974, su cui essi si basano, è obsoleta e non ha più ragione di essere. L’Italia non ha un governo e non ce l’avrà per un pezzo. Il nuovo esecutivo getterà nel cestino gli impegni presi dai predecessori. Per anni ed anni, di nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri non se ne vedranno. Per cui, cosa aspetta il Consiglio di Stato a bloccare i ristorni?

Negli scorsi anni, malgrado vari tentativi in questo senso da parte dei due Consiglieri di Stato leghisti, non si è mai trovato un terzo “ministro” che si schierasse a favore del blocco dei ristorni, di modo da ottenere una maggioranza. Adesso, con gli accordi fiscali con il Belpaese ufficialmente defunti, c’è da sperare che il terzo si troverà! O la partitocrazia è sempre compatta nel calare le braghe quando c’è da difendere gli interessi del Ticino?

Lorenzo Quadri

 

Bisogna tornare a bloccare i ristorni

Lo scenario è sempre lo stesso. I vicini a sud continuano a prenderci per i fondelli. Ed anche a discriminarci. E poi, senza nessuna vergogna, accusano noi di discriminare loro?

Solo qualche esempio recente.

  • Equivalenza della borsa svizzera limitata ad un anno per decisione della Commissione europea. 11 Stati membri UE nei giorni scorsi hanno preso posizione contro questa scelta, che è chiaramente discriminatoria nei confronti della Svizzera. Tant’è che se ne sono accorti perfino i camerieri dell’UE in Consiglio federale; ed è tutto dire. Forse che gli amici italici figurano tra i firmatari della presa di posizione? Ma ovviamente no! A loro sta bene che la Svizzera venga discriminata!
  • Trenino Stabio-Arcisate. E’ in esercizio da un mese, ed è stato un mese catastrofico. Sulla linea ne sono successe – e continuano a succederne – di tutti i colori. Di chi la colpa? Le FFS lo hanno scritto a chiare lettere: degli italiani. Ma la controparte nega l’evidenza! Allo sfacelo operativo si aggiungono i prezzi dei biglietti, giudicati eccessivi, e la mancanza di park&ride alle stazioni italiche. Oltreconfine non si sognano di provvedere. “Mancano i park&ride? Vedremo come si evolve la situazione”, è la laconica risposta. L’equazione è semplice: niente park&ride = niente passeggeri sul treno = tutti i frontalieri ancora in Ticino uno per macchina. Il mago Otelma prevede che presto i vicini a sud ci diranno: volete i park&ride? Allora pagateli voi svizzerotti. Dopo aver già sborsato 200 milioni per la Stabio-Arcisate…
  • Il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri è ormai morto e defunto. Le elezioni italiane del 4 marzo saranno la scusa per fare tabula rasa di tutto. E vuoi vedere che i vicini a sud si attaccheranno anche al pretesto dell’iniziativa contro la libera circolazione? Lo scorso anno, in estate, dopo la calata di braghe sul casellario giudiziale, il CdS aveva fatto pressing (uella!) su Berna perché se ne arrivasse ad una con il Belpaese. Inutile dire che non è successo proprio nulla.
  • Anche per il notorio depuratore di Porto Ceresio, in ritardo di decenni, le tempistiche continuano a slittare.

Motivi a iosa

Dunque, ci sarebbero motivi a iosa per tornare a bloccare i ristorni dei frontalieri. A maggior ragione stante il fatto che i beneficiari si vantano di utilizzarli per tappare i buchi di gestione corrente e, in sostanza, per farsi una manica di affari propri (alla faccia delle opere infrastrutturali di interesse comune).

Eppure nei giorni scorsi su un portale online il direttore del DFE Christian Vitta (PLR; il partito che non vuole la preferenza indigena) dichiarava che “il blocco dei ristorni non è in discussione”. Complimenti! Invece di usare gli strumenti di cui disponiamo – e che hanno dimostrato la propria efficacia – per farci valere, continuiamo a farci fregare. Al di là del confine ringraziano e se la ridono a bocca larga: con una controparte del genere, potranno continuare a farsi i propri comodi nei secoli dei secoli!

Lorenzo Quadri

 

Ristorni, l’assessora sbrocca: “ci spettano di diritto”

Ennesima conferma che il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è sepolto

Certo che i vicini a sud una ne pensano e cento ne fanno!

Nel caso qualcuno immaginasse ancora che un domani (?) il Belpaese firmerà i nuovi accordi fiscali sui frontalieri, magari grazie ai buoni uffici dell’italo-svizzero Ignazio KrankenCassis, ecco servita l’ennesima smentita.

L’assessore regionale lombarda Francesca Brianza si è infatti lanciata in una difesa a tutto campo dei ristorni dei frontalieri, che in caso di sottoscrizione dei nuovi accordi verrebbero a cadere.

I ristorni sono linfa vitale per i Comuni, per le Province e per le Comunità Montane – ha dichiarato l’assessora -.  E’ difficile immaginare di non ricevere più in futuro queste risorse; ciò causerebbe un impoverimento dei territori di frontiera senza precedenti. Il nuovo accordo fiscale, che non prevede questa modalità di finanziamento, prospetta preoccupanti scenari che vogliamo scongiurare in tutti modi”.

La proposta di Brianza? L’istituzione di una task force di sindaci pro ristorni: “Oggi più che mai è necessario fare squadra; serve un’alleanza tra tutti i sindaci dei territori (italiani) di frontiera, al di là del colore politico, per difendere ciò che ci spetta di diritto (sic!): uno strumento che ci ha sostenuto negli ultimi 40 anni, che ha costituito una certezza garantita nei bilanci dei nostri Enti pubblici”. Anche perché i ristorni sono in continuo aumento. “Negli ultimi anni – ha spiegato Brianza – il numero dei frontalieri, concentrati principalmente nelle province di Varese e Como, è cresciuto notevolmente passando da circa 43.000 unità nel 2011 a quasi 53 mila nel 2015. Questo comporta un incremento delle risorse ristornate ai territori”.

Di palta

C’è davvero da rimanerci di palta. L’assessora candidamente ammette che l’aumento dei frontalieri è una manna per le regioni italiane di confine. Le quali sull’invasione del Ticino tramite libera circolazione delle persone ci campano. Allora, perché sforzarsi di creare opportunità lavorative nel Belpaese, quando è più conveniente approfittare dei posti di lavoro altrui? “Non siamo mica scemi!”. Il “patto d’acciaio” tra sindaci non lo facciamo per creare occupazione sul territorio italiano (troppo difficile); lo facciamo per continuare a mungere i ristorni ai ticinesotti!

“Di diritto”?

Interessante notare che, al di là delle cifre claudicanti – i frontalieri sono attualmente 65’500 –  l’assessora conferma che i ristorni non vengono neppure utilizzati in modo conforme agli accordi del 1974. Infatti vanno a tappare i buchi di gestione corrente. Altro che impiegati per opere infrastrutturali ed in particolare per quelle a carattere transfrontaliero! Ma gli svizzerotti fessi pensavano davvero che i vicini a sud si sarebbero attenuti ai patti? Che merli!

E poi, signora assessora: i ristorni non vi spettano affatto di diritto. Un qualsiasi altro Paese  (non affetto da calabraghismo compulsivo) avrebbe già bloccato i versamenti e/o disdetto unilateralmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Invece la catastrofica ex ministra del 5% Widmer Puffo (quella che ha distrutto 2700 posti di lavoro sulla piazza finanziaria ticinese col plauso dei kompagnuzzi e dell’emittente di regime) prima ha promesso che avrebbe denunciato la Convenzione; poi, ovviamente, non l’ha fatto. Dal canto loro gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ nel governicchio cantonale, invece di bloccare il pagamento dei ristorni, si arrampicano sui vetri alla ricerca di pretesti per giustificarne il versamento malgrado ci sarebbero tutti i motivi per non pagare. Del resto, da una maggioranza governativa che cala le braghe perfino sul casellario giudiziale, ci si immagina che sia in grado di compiere un gesto forte sui ristorni? Ma è come credere a Babbo Natale (già che siamo in stagione)!

Ancora un privilegio

Ciliegina sulla torta. I frontalieri sono, attualmente e da oltre 40 anni, dei privilegiati fiscali rispetto ai cittadini italiani che lavorano in patria. Ma visto che questo ancora non bastava, ad inizio novembre il governo italico ha pensato bene di creare uno scudo fiscale tutto per loro. Si legge infatti sulla gazzetta ufficiale della Repubblica dello scorso 4 novembre: “I contribuenti residenti in Italia, ex lavoratori frontalieri iscritti all’Aire, o i loro eredi, potranno regolarizzare depositi sui conti correnti e libretti detenuti all’estero e mai dichiarati al fisco italiano con il versamento del 3% del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 a titolo di imposte, sanzioni e interessi. Sono inoltre prorogati fino a giugno 2020 i termini di accertamento”.

Apperò! Come possano i frontalieri (i loro rappresentanti) imporre i propri privilegi all’intera Italia, rimane un mistero. Forse la chiave va cercata nel fatto che in realtà la stragrande maggioranza dei politicanti italici del tema frontalierato non sa assolutamente un tubo. La scorsa settimana sono stati in visita a Berna alcuni deputati italiani membri del Gruppo interparlamentare di amicizia Svizzera-Italia. “Gli uccellini cinguettano” che la loro ignoranza sul tema frontalieri fosse abissale.

Lorenzo Quadri

KrankenCassis infinocchiato già alla prima “missione”

Accordi sui frontalieri: dal Belpaese altro che firme: fregature, lazzi e frizzi! 

Una sola cosa è cambiata: adesso, grazie al ministro degli Esteri italo-svizzero, veniamo buggerati dai vicini a Sud nella nostra lingua e non più in inglese. Chi si accontenta…

Come da copione, la presa per i fondelli prosegue ad oltranza!

Ed infatti la prima scampagnata ufficiale in quel di Roma del neoministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si è conclusa nel modo più prevedibile possibile. Ovvero con il solito nulla di fatto. Il protocollo seguito dall’interlocutore d’oltreramina, nel caso concreto il ministro degli Esteri Alfano, (uno dei peggiori esemplari della casta politicante del Belpaese), è sempre il medesimo: strette di mano, sorrisi, slinguazzate all’interlocutore svizzerotto e poi… zac! Infinocchiato!

A corto di pretesti

La firma della vicina Repubblica sul famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri non solo non c’è ora (cosa evidentemente che nessuno si attendeva), non solo non è prossima, ma non si è avvicinata di un passo. Ed anzi non ci sarà mai!

In questo momento, i vicini a sud sono a corto di argomenti per non firmare. La chiusura notturna dei valichi secondari, malgrado la decisione del parlamento federale, non è in vigore; mentre i CdS Bertoli, Beltraminelli e Vitta hanno già dichiarato la propria disponibilità a calare le braghe sul casellario giudiziale.  E allora ecco che, pur di non fare i compiti, dallo Stivale si vengono a chiedere verifiche (?) sulla compatibilità con i bilaterali dell’applicazione dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. In sostanza, Roma chiede (o finge di chiedere) maggiori garanzie sul fatto che il maledetto voto del 9 febbraio sia effettivamente stato rottamato a dovere dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle camere federali. Una rottamazione alla quale, è bene ricordarlo, il buon KrankenCassis ha dato proprio fattivo contributo.

Deputati allo sbando

E’ palese che il compromesso-ciofeca sul 9 febbraio, che non prevede nessun tipo di preferenza indigena (altro che la boiata della “preferenza indigena light”) è compatibile con gli accordi bilaterali. Infatti, non serve assolutamente ad un tubo! Però i vicini a sud ancora sollevano dubbi. E gli svizzerotti non sono nemmeno in grado di mandarli a Baggio a suonare l’organo.

E non è finita. Prima della visita di KrankenCassis in Italia (praticamente una rimpatriata) un gruppuscolo di kompagnuzzi del sempre più sbandato PD ha perfino avuto “il guizzo” di scrivere ad Alfano che non bisogna “accelerare il processo di sottoscrizione dei nuovi accordi sui frontalieri” in quanto questi ultimi sarebbero sempre “discriminati in Svizzera”. E  in risposta a questa grottesca fandonia, da parte elvetica non arriva un cip!

Chi verrebbe discriminato?

Frontalieri discriminati? In Ticino ci sono 65’500 frontalieri in continuo aumento, 40mila dei quali impiegati nel settore terziario dove portano via il lavoro ai residenti, in quanto non abbiamo alcun bisogno di importare manodopera estera per gli uffici. E questi politicanti italici hanno ancora il coraggio di venire a blaterare di discriminazione mentre, ovviamente, il buon KrankenCassis incassa senza fiatare?

Ad essere discriminati in Ticino sono i lavoratori ticinesi che infatti si trovano ormai in  minoranza. Eh già, perché in questo sfigatissimo Cantone la maggioranza dei lavoratori è straniera.  La colonizzazione è arrivata al punto che in Ticino vengono pubblicati senza alcun pudore annunci di lavoro solo per frontalieri. Naturalmente senza che nessuna inutile commissione contro il razzismo faccia un cip. Se però, come successo nelle scorse settimane in Svizzera interna, qualcuno pubblica un’inserzione che prevede il requisito della cittadinanza elvetica, ecco che la commissione in questione si mette subito a moralizzare.

Salamelecchi e poi…

La domanda è: per quanto tempo ancora si intende  (i nostri rappresentanti intendono) accettare di farsi prendere per i fondelli in questo modo?

Naturalmente il buon Alfano, tanto per buggerare meglio l’interlocutore svizzerotto, ha pensato bene di profondersi in untuosi salamelecchi sull’ “eccellenza delle relazioni tra Svizzera ed Italia in ogni settore”. Certo: dal punto di vista italiano questa eccellenza è senz’altro data, dal momento che il Belpaese di tali relazioni se ne approfitta alla grande!

Ed in più, i vicini a sud ci denigrano pure:  basti pensare alle continue scempiaggini sulla “Svizzera xenofoba” raccontate oltreramina da politicanti in fregola di visibilità e da giornalai supponenti e beceri (di recente uno di questi pennivendoli è riuscito a tirarla fuori anche in relazioni a questioni calcistiche).

Gli illusi sono serviti

Eppure è così chiaro: finché noi tolleriamo che il Belpaese, oltre ad approfittarsi di noi, si permetta pure di colpevolizzarci, non avanzeremo di un passo.

Chi si immaginava che con il nuovo ministro degli esteri sarebbe cambiata non diciamo la musica, ma almeno una qualche nota dello spartito, è servito. Il buon KrankenCassis si fa prendere alla grande per il lato B, proprio come il suo degno predecessore Burkhaltèèèr. Certo; almeno adesso con il neo-consigliere federale italo-svizzero abbiamo il grande vantaggio che, nelle trattative con l’Italia, veniamo buggerati nella nostra lingua madre e non più in inglese. Chi si accontenta…

Speriamo che almeno l’aspetto enogastronomico della gita fuori porta  sia stato soddisfacente per il neo-consigliere federale; perché altri ritorni positivi non se ne vedono.

Disdire la Convenzione

E’ quindi evidente che bisogna bloccare i ristorni dei frontalieri, disdire la Convenzione del 1974 ed applicare alla lettera “Prima i nostri”. Almeno i vicini a sud starnazzeranno per qualcosa.

Tanto ormai, e l’ha capito anche il Gigi di Viganello, qualsiasi cosa facciano gli svizzerotti, l’accordo con i frontalieri il Belpaese non lo firmerà neanche tra cent’anni.

Lorenzo Quadri

 

Ristorni dei frontalieri: da Berna ancora pesci in faccia!

“Non vi rimborsiamo neanche un centesimo”: Adesso il CdS prenda l’iniziativa!

 

Come da copione! I camerieri dell’UE  in Consiglio federale rispondono picche alla richiesta di risarcire il Ticino a causa della mancata firma, da parte del Belpaese, del famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Un accordo che, come sappiamo, non verrà mai sottoscritto, dal momento che l’Italia non lo vuole.

L’ipotesi del risarcimento era stata avanzata dal direttore del Centro competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe, che ne quantificava l’ammontare in “almeno 15 milioni all’anno”, e poi ripresa dal consigliere nazionale Udc Marco Chiesa.

Solita solfa

Non è certo una sorpresa che i sette non ne vogliano sapere di indennizzare il Ticino, il quale continua a mandare vagonate di milioni oltreconfine. Di fatto i costi della famosa convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri gravano integralmente sul nostro Cantone, malgrado essa sia stata conclusa nell’interesse di tutta la Svizzera. I ristorni costituivano infatti il pizzo al Belpaese in cambio del riconoscimento del segreto bancario.

Alle richieste di indennizzo per il Ticino, avantate nel recente passato anche dalla Lega, Berna ha sempre risposto quello che risponde ora: ossia che non se ne parla nemmeno perché, udite udite, manca la base legale. La solita storiella buona per ogni occasione. Un coperchio per tutte le pentole che non convince più nemmeno il Gigi di Viganello.

Le fandonie della ex

E’ forse il caso di ricordare che l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, già nell’estate del 2014 promise alla deputazione ticinese a Berna che, in caso di mancata sottoscrizione entro qualche mese dei nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri da parte italiana, avrebbe denunciato la convenzione del 1974. Ovvero: niente più ristorni. Inutile dire che la promessa farlocca non venne mantenuta.  Spieghi il Consiglio federale perché allora non la disdice adesso, la famigerata convenzione.

Intanto i ristorni dei frontalieri sono lievitati ad 80 milioni di franchetti, dimostrazione tangibile di come l’invasione da sud sia ormai andata completamente fuori controllo. E questi soldi li versa il Ticino ogni fine di giugno con masochistica puntualità elvetica. Solo un paio di anni fa il Consiglio di Stato aveva pubblicato un logorroico documento in cui spiegava che, malgrado ci fosse una lista di motivi per non versare i ristorni al Belpaese lunga come l’elenco del telefono, i ristorni in questione li pagava comunque.

Non è una boutade

Adesso per l’ennesima volta la Confederella rifiuta di assumersi le proprie responsabilità nei confronti del nostro Cantone. Per colpa dell’incapacità dei negoziatori bernesi – a partire dall’improponibile tirapiedi De Watteville – e dei loro superiori in Consiglio federale, l’erario ticinese perde milioni a vagonate. Però il CF non lo rimborsa perché “non c’è la base legale”. Da notare che l’ipotesi del risarcimento non è una sparata del leghista populista e razzista di turno. L’ha formulata uno stimato specialista, responsabile del centro di competenze tributarie della SUPSI. Uno che ha anche una reputazione accademica da difendere. E che quindi non può permettersi di sputtanarla a suon di boutade.

Due opzioni

Cosa dovrebbe fare il Consiglio di Stato davanti all’ennesimo immotivato njet dei camerieri bernesi dell’UE? Le possibilità sono due:

  • Variante top: bloccare integralmente i ristorni dei frontalieri.
  • Variante moderata: dedurre dai ristorni i famosi 15 milioni che il CF non ne vuol sapere di restituirci.

Poi, in entrambi i casi, sarà la Confederella a vedersela con Roma.

Non c’è alcun motivo plausibile per cui il CdS non dovrebbe adottare almeno la variante due. Ma se si pensa che il triciclo PLR-PPD-P$ nel governo cantonale ha calato le braghe perfino sul casellario giudiziale per ubbidire agli ordini in arrivo da Berna, c’è ben poco da stare allegri. Gli esponenti della partitocrazia in CdS spieghino dunque ai cittadini perché non ne vogliono sapere di dedurre dai ristorni, versati senza alcun motivo al Belpaese, almeno i 15 milioni testè citati; e ciononostante hanno ancora il coraggio di dire ai ticinesi devono tirare la cinghia perché i conti pubblici sono in rosso. Ribadiamo l’invito al direttore del DSS Paolo Beltraminelli, la cui cadrega scanchigna come non mai. Se vuole almeno tentare di recuperare una parte del sostegno popolare malamente perso, i ristorni dei frontalieri costituiscono un’occasione irrinunciabile. E se poi la Doris telefona? Basta risponderle che nell’aprile 2019 non sarà lei quella che dovrà mettere fuori la faccia davanti all’elettorato ticinese…

Lorenzo Quadri

Ristorni: ottanta milioni di prese per i fondelli!

Ma il Ticino continua imperterrito a versare: ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$!

 

Evviva, evviva! Queste notizie sì che sollevano il morale. Nei giorni scorsi si è tenuta a Luino l’annuale riunione bilaterale sull’imposizione fiscale dei frontalieri, per fare il punto (?) sui famosi accordi del 1974. Trattasi di riunioni assolutamente inutili. Delle vere prese per i fondelli, visto che l’atteggiamento del Belpaese è noto: incassare i ristorni che i ticinesotti fessi si ostinano a versare e  sbattersene alla grande degli impegni presi con la Confederella.  In prima linea proprio in ambito di frontalierato.

Gli esempi a questo proposito si sprecano. Vedi l’ultima visita a Lugano del ministro siculo Angelino Alfano. Il quale non ha perso l’occasione per raccontare un sacco di balle sulla “conclusione imminente” dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Naturalmente il Didier Burkhaltèèèr le balle in questione se le è bevute tutte, dalla prima all’ultima, per poi lanciarsi in accorati appelli all’amico Angelino. Nel giro di poche ore da Roma sono arrivate le smentite categoriche: il dossier frontalieri non è nemmeno sul tavolo del governo Gentiloni.

Ma per tornare all’inutile incontro annuale di Luino (aperitivi, “standing dinner”, degustazioni enogastronomiche), esso ci ha portato la lieta novella: i ristorni, che negli scorsi anni ammontavano a circa 60 milioni, sono lievitati ad 80.5 milioni. O gioia! O tripudio!

Fatto inspiegabile

La decisione del versamento come noto viene presa dal CdS ogni anno a fine giugno. Naturalmente gli svizzerotti corrono subito ad effettuare il pagamento. I vicini a sud intascano e ringraziano a suon di pesci siluro in faccia.

Rimane inspiegabile come si possa essere fessi al punto da perseverare nel versare i ristorni senza alcun motivo plausibile. Tanto più che la loro consistenza continua a lievitare. La cifra ci dà oltretutto una bella dimostrazione “plastica” delle proporzioni dell’invasione da sud.

Oltreconfine hanno capito

Qualche anno fa il Consiglio di Stato, prima di effettuare il versamento dei ristorni, aveva pubblicato una lunga presa di posizione in cui spiegava perché c’era tutta una sfilza di motivi per bloccare i ristorni ma ciononostante li pagava lo stesso. Dopodiché il versamento, per volontà del triciclo PLR-PPD-P$,  è sempre partito come una lettera alla posta. Figuriamoci: il citato triciclo cala le braghe perfino sul casellario giudiziale, che ha impedito a centinaia di delinquenti pericolosi di arrivare in Ticino. Credere che potrà avere gli attributi per  tornare a bloccare i ristorni è come credere a Babbo Natale. Eppure le vagonate di milioni in arrivo dal Ticino non vengono neppure impiegate dal Belpaese in modo conforme. Eppure, come ben si è visto, Roma ha fatto chiaramente capire che il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà mai sottoscritto. E’ chiaro: Oltreconfine hanno ormai capito che gli svizzerotti si fanno sempre fare fessi, e se ne approfittano senza remore. D’altronde, perché dovrebbero averne, di remore? Tanto più che, dopo la calata di braghe del CdS  sul casellario giudiziale, avvenuta perché Bertoli, Beltra e Vitta hanno ubbidito agli ordini schiacciati da Berna,  i politicanti italici hanno la certezza di poter contare sull’appoggio dei camerieri dell’UE in Consiglio federale. Se il Ticino fa valere le proprie ragioni nei rapporti con lo Stivale, i sette si schierano puntualmente dalla parte dell’Italia. E non si creda che con KrankenCassis cambierà qualcosa nell’approccio bernese con i vicini a sud. La vicenda della Pro Tell, avvicinata dal neo consigliere federale italo-svizzero per opportunismo elettorale e scaricata in tempo di record alla prima critica, è un segnale chiaro.

Se i soldi non interessano…

Con 80,5 milioni di franchetti in più all’anno il Ticino un po’ di cose ne potrebbe fare. In particolare nell’ambito della promozione dell’occupazione dei residenti.

Del resto, il Belpaese non ne vuole sapere di firmare il famoso nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, da cui guadagnerebbe centinaia di milioni all’anno (c’è chi dice 300, chi addirittura 600). Visto dunque che i milioni non interessano, la Penisola può tranquillamente fare a meno anche dei ristorni.

Lorenzo Quadri

 

 

Cominciamo a bloccare ristorni!

Accordi dei frontalieri: Berna dovrebbe indennizzarci anche per gli ultimi 40 anni

 

Come non solo il Mago Otelma, ma anche “quello che mena il gesso” era in grado di prevedere, il 26 giugno è trascorso senza che il Belpaese abbia firmato uno straccio di accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Perché non ha alcun interesse a firmare. Stranamente, però, al proposito tutto tace! Fossero stati gli svizzerotti a tirare un bidone del genere agli italici…

Del resto, grazie all’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed al suo tirapiedi De Watteville, la Svizzera ha calato le braghe in tempo di record sullo scambio di informazioni bancarie, ovviamente senza uno straccio di contropartita (perché è così che i camerieri di Bruxelles difendono gli interessi nazionali):  il Belpaese ha portato a casa quello che gli interessava e quindi non ha né intenzione né necessità di fare concessioni alla Confederella. Tanto più che, oltre alla fiscalità dei frontalieri, c’è in ballo pure l’accesso degli operatori svizzeri alla piazza finanziaria italiana. Accesso che naturalmente la Penisola, che è protezionista, fa di tutto per ostacolare. Ma ai burocrati bernesi va bene così: l’importante è non venire accusati di razzismo e di discriminazione; il resto non conta un fico. E poi ad andarci di mezzo è principalmente il Ticino, per cui chissenefrega! Quantité négligeable!

Fregati ogni volta

A ciò si aggiunge che la Svizzera rimane pure iscritta, senza alcun motivo, sulle liste nere italiane illegali. Però la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, corre ossequiosa ad adulare gli italici – i quali se la ridono a bocca larga – e a promettere aiuto nella gestione del caos asilo, quando tutti gli altri paesi confinanti con la vicina Repubblica fanno proprio il contrario. Aiuti che la Svizzera fornisce, sia chiaro, non perché sia obbligata a farlo, ma per “dare l’esempio”. In che modo il Belpaese ringrazia, lo abbiamo ben visto: fregandoci davanti e di dietro ogni volta che se ne presenta l’occasione.

La proposta di Vorpe

Poiché è evidente che, malgrado l’autolesionistica calata di brage sul casellario giudiziale ad opera della triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, a Roma l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri non verrà MAI firmato, nei giorni scorsi il responsabile del Centro competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe in un’intervista al GdP ha lanciato, o meglio rilanciato, una proposta: quella del risarcimento al Ticino da parte della Confederazione. Essendo il nostro Cantone parte lesa, afferma Vorpe, Berna dovrebbe indennizzargli la differenza di entrate tra l’accordo precedente e quello in fase di stallo permanente, stimata in 15 milioni di Fr all’anno (se questa cifra sia realistica è ancora da vedere, perché il sospetto è che la differenza sia ben inferiore).

E gli ultimi 40 anni?

A dire il vero, la Confederazione dovrebbe indennizzare il Ticino anche per i ristorni già versati negli ultimi 40 e più anni, visto che questi sono stati pagati nell’ambito di un accordo che era nell’interesse di tutta la Svizzera, ma i cui costi ricadevano interamente sul Ticino. L’idea di Vorpe è anche sensata; peccato che i burocrati bernesi di risarcimenti al nostro Cantone non ne hanno mai voluto sentire parlare. Difficilmente cambieranno posizione ora.  Inoltre, non è nemmeno chiaro perché per i giochini dell’Italia – che ci prende sontuosamente per i fondelli – dovrebbe pagare il contribuente elvetico. Sicché, i famosi 15 milioni di differenza, li detraiamo semmai dai ristorni dei frontalieri. Anzi, i ristorni li blocchiamo integralmente, che si fa prima. E’ infatti inaudito che, malgrado le recenti e note vicissitudini, in Consiglio di Stato non si trovi una maggioranza per compiere questo necessario passo. Grazie, triciclo PLR-PPD-P$!

Lorenzo Quadri

“Una mozione per chiedere misure di ritorsione”

La annuncia il deputato leghista Quadri per la sessione speciale

Lorenzo Quadri, cosa pensa dell’agitazione italiana a proposito della chiusura dei tre valichi secondari?

Che oltreconfine l’unica ad aver capito il senso del provvedimento svizzero è la Lega Nord. Gli altri o non hanno capito, o fanno finta di non capire, per poter sparare scempiaggini  sui “ticinesi razzisti”. E, naturalmente, per denigrare la Lega Nord con la ridicola accusa di essere “asservita” alla Lega dei Ticinesi. Il che è un nonsenso completo. Per quale motivo dovrebbe essere “asservita”? Cosa gliene verrebbe in tasca? E per fortuna che i populisti dovrebbero essere i leghisti…

Cosa dovrebbe fare la Svizzera davanti alla reazione italiana?

Ad esempio, potrebbe fare ciò che chiederò tramite mozione nella prossima sessione del Consiglio nazionale, quella “speciale” di inizio maggio. Ossia: mantenere la chiusura, estenderla a tutti i valichi secondari, e prendere misure di ritorsione nei confronti del Belpaese. Il Canton Ticino è uno dei principali datori di lavoro per i cittadini italiani. Non è assolutamente tollerabile che la Svizzera venga criminalizzata per un provvedimento modesto, a tutela della sicurezza, e  che rientra pienamente nella sovranità nazionale. I vicini a sud pensano di poter comandare in casa nostra, di trattarci come un loro feudo con la scusa della libera circolazione. Vanno rimessi con decisione al proprio posto. E che a Berna nessuno si sogni di calare le braghe.

A Roma dicono che la chiusura è contraria agli accordi di Schengen.

La chiusura è stata approvata dal Consiglio federale. Il CF, timorato come nessun altro di ogni organismo internazionale, violerebbe gli accordi di Schengen? Non facciamo ridere i polli…

L’ambasciatore di Svizzera a Roma è  però stato convocato d’urgenza alla Farnesina.

Con questa mossa, le istituzioni italiane si screditano da sole. Finché a fare cagnara è qualche parlamentare o sindaco in fregola di visibilità mediatica, vabbè,  fa parte del gioco. Ma che ci si metta anche il Ministero degli esteri, è preoccupante. Mi auguro almeno che l’accaduto serva ad aprire un po’ gli occhi al Consiglio federale, e alla nostra diplomazia, sulla sfacciata malafede degli interlocutori italiani.

Probabilmente però a questo punto l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri va considerato decaduto…

Ma lo era anche prima. L’Italia non ha alcuna intenzione di sottoscriverlo. Questi giorni di agitazione isterica delle forze politiche della vicina Penisola, con la sola lodevole eccezione della Lega Nord,  lo dimostrano: tutti vogliono vendersi come i protettori dei frontalieri. E’ quindi evidente che nessun partito accetterà di aumentare in modo massiccio il carico fiscale di questi ultimi, come prevedono invece i nuovi accordi. Visto che questi trattati mai vedranno la luce, il Consiglio di Stato deve a mio parere decidere subito di bloccare il pagamento dei ristorni. Anche per dare una lezione ai sindaci di quei comuni della fascia italiana di confine, che di ristorni ci vivono, ma che si sono permessi di trattarci da delinquenti. Così almeno protesteranno per qualcosa.

MDD

Accordi sui frontalieri: imboscati definitivamente

I politicanti italici rinunciano a 600 milioni di entrate per paura di perdere voti 

Svegliamoci e disdiciamo la famigerata Convenzione del 1974!

Ma guarda un po’! Ecco un’altra di quelle situazioni in cui ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Secondo il responsabile nazionale Cgil per le politiche del frontalierato, l’accordo tra la Svizzera e la Vicina Penisola sulla fiscalità dei frontalieri “non è più all’ordine del giorno della politica”  italiana, e non verrà scongelato prima della fine della legislatura (?).

Si conferma dunque lo scenario più volte annunciato su queste colonne: ossia che all’Italia in realtà l’accordo in questione non interessa affatto. Malgrado a trarne il maggior profitto, in termini economici, sarebbe proprio il Belpaese. E di gran lunga.

La bugiarda

Ma come: già nell’estate del 2014 l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, accompagnata dal suo tirapiedi De Watteville, aveva promesso alla Deputazione ticinese alle Camere federali che entro la primavera dell’anno successivo – quindi entro la primavera del 2015 – i famosi nuovi accordi  sui frontalieri sarebbero entrati in vigore. In caso contrario, il Consiglio federale avrebbe preso delle misure unilaterali nei confronti dell’Italia. In particolare, avrebbe proceduto alla disdetta della famigerata Convenzione del 1974.

Nulla di tutto questo è accaduto. Widmer Schlumpf , ancora una volta, mentiva.

“Peculiarità uniche”?

Il famoso accordo rimane dunque nel limbo, e questo a causa della massiccia attivazione della lobby dei frontalieri e dei loro politicanti di servizio, spesso e volentieri inclini all’isteria.

Questa situazione non finirà mai di stupirci. I frontalieri italiani saranno anche tanti. In totale circa 70mila, facendo il conto a livello nazionale. Mettiamo che abbiano famiglia e che la famiglia voti. Ma i votanti italiani senza legami con il frontalierato sono parecchi di più. E proprio loro dovrebbero essere i primi a trovare intollerabile il trattamento fiscale privilegiato di cui godono i frontalieri, mentre le casse pubbliche piangono. Un privilegio che nemmeno i rappresentanti dei frontalieri sono in grado di giustificare, ed infatti il massimo che sono riusciti a dire è che i frontalieri hanno delle peculiarità uniche (?). Certo che ne hanno. Ad esempio quella di pagare meno tasse e di guadagnare più dei loro connazionali.

Incassi per l’Italia

Non è mai stato perfettamente chiaro cosa comporterebbe dal punto di vista degli incassi per il Belpaese il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri parificata a quella degli altri lavoratori. Ma si parla di centinaia di milioni in più all’anno (c’è chi dice 600).  Questi soldi all’erario italico non interessano? La discriminazione dei lavoratori non frontalieri rispetto ai frontalieri non interessa?

E noi?

Detto questo, la domanda è: dobbiamo noi svizzerotti stracciarci le vesti per avere il nuovo accordo così come parafato? Esso avrebbe il vantaggio di aumentare il carico fiscale dei frontalieri, e si spera che ciò potrebbe calmierare l’effetto dumping, mettendo i frontalieri nella condizione di non poter più accettare certe paghe. Altri punti positivi, però, non se ne vedono. Infatti per le casse ticinesi il guadagno sarebbe irrisorio se non addirittura negativo poiché l’accordo presupporrebbe l’abbassamento del moltiplicatore d’imposta applicato ai frontalieri, che il Gran Consiglio ha fissato al 100% nel novembre 2014. Le Camere federali hanno deciso di lasciare al proposito autonomia ai Cantoni. I kompagnuzzi spalancatori di frontiere pretendevano invece che i balivi bernesi intervenissero d’imperio per sgravare fiscalmente i frontalieri e cancellare la decisione del parlamento ticinese. Questo tanto per chiarire chi è che vota sempre contro gli interessi di questo Cantone.

Ristorni

Aspetto da non sottovalutare: con il nuovo accordo non ci sarebbero più i ristorni e quindi nemmeno la possibilità di bloccarli. Ma il blocco dei ristorni è uno strumento che, quando è stato utilizzato – purtroppo solo una volta e per troppo poco tempo – non ha mancato di mostrare la propria efficacia.

Cambiare tattica

Non è certo per portare a casa un risultato così anoressico che si sono persi anni in trattative  con il Belpaese (chissà le grasse risate che si sono fatti gli amici a sud alle spalle dei negoziatori svizzerotti che andavano a Roma a parlare in inglese e si facevano sistematicamente infinocchiare). L’obiettivo cui il Ticino deve mirare è di ottenere dal nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri almeno l’equivalente di quanto oggi ristorna all’Italia ogni anno.

Da tale obiettivo siano però lontani anni luce, e quindi occorre cambiare tattica. Visto che la Penisola prosegue con la melina, si disdica unilateralmente la Convenzione del 1974 e non si ristorni più nemmeno un centesimo. Nelle casse cantonali entreranno ogni anno quasi 70 milioni di franchetti in più.

Lorenzo Quadri

Tassazione ordinaria dei frontalieri, Quadri: “nuovo ed inutile schiaffo al Ticino”. Necessario limitare i danni, altrimenti blocco dei ristorni

 

La fetecchiata è servita. La “famosa” legge, voluta dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, che permette l’imposizione dei frontalieri in via ordinaria, è dunque stata licenziata dalle Camere federali. I Cantoni rimangono per lo meno liberi di fissare il moltiplicatore per il calcolo dell’imposta alla fonte dei frontalieri: si ricorderà che il Gran consiglio ticinese decise nel novembre 2014 di portare il moltiplicatore cantonale per i permessi G dal 78% al 100%. Quindi Berna non obbligherà il Ticino a fare retromarcia (perdendo una ventina di milioni all’anno).

I frontalieri potranno tuttavia, in base alle nuove norme, far valere lo statuto fiscale di quasi-residenti e quindi chiedere a certe condizioni di venire tassati in via ordinaria. Una situazione assai svantaggiosa per il nostro Cantone, che il Mattino ha segnalato a più riprese. Il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha presentato un atto parlamentare sul tema.

“Permettere ai frontalieri di chiedere la tassazione ordinaria significa metterli al beneficio delle deduzioni che spettano ai residenti – osserva Quadri -. Per l’erario ticinese, ciò costituirebbe una doppia penalizzazione. Da un lato meno gettito fiscale, a causa appunto delle deduzioni. Dall’altro più spese amministrative, ossia in concreto la necessità di assumere più tassatori per calcolare le deduzioni dei frontalieri. Quindi più costi per meno entrate: un flop su tutta la linea. E’ vero che questa regolamentazione avrebbe in teoria durata limitata; nel senso che, per quel che riguarda il Ticino, verrebbe a cadere con l’eventuale applicazione dei nuovi accordi con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri. Ma, come sappiamo, l’entrata in vigore di questi accordi, che da anni viene indicata come “imminente”, è in realtà rimandata ad un indefinito futuro; a maggior ragione in considerazione dell’attuale situazione politica del Belpaese”.

Il Consiglio federale sostiene che consentire ai frontalieri l’accesso alla tassazione ordinaria è obbligatorio dopo che il Tribunale federale ha deciso in questo senso nel 2010.

Questa è semmai la dimostrazione che non era necessaria alcuna modifica legislativa. La sentenza del TF è di quasi sette anni fa; nel frattempo non è successo nulla. Quindi si poteva benissimo andare avanti così. Perché bisogna sempre ed immancabilmente adeguarsi quando si tratta di avvantaggiare i frontalieri a danno dell’erario pubblico? E’ autolesionismo. Inoltre, un governo ed un parlamento che non si fanno alcuno scrupolo nel calpestare la Costituzione e la democrazia, possono benissimo permettersi di restare inattivi anche davanti ad una vecchia sentenza del TF che, come detto, costituisce solo un ingiustificato regalo ai frontalieri, a nostro danno.

Si tratta quindi di una questione di volontà politica?

Si tratta di una questione di volontà politica, che va sempre nella stessa direzione: invece del “Prima i nostri”, la regola è immancabilmente “Prima gli altri”. La questione dell’imposizione ordinaria dei frontalieri non è che un un’ulteriore dimostrazione. Come detto, il tema è rimasto nel cassetto per anni; poteva rimanerci ancora. Il fatto che ciò non sia avvenuto costituisce l’ennesimo schiaffo al Ticino da parte dell’ex Consigliera federale Widmer Schlumpf, visto che è stata lei a proporre la modifica legislativa al governo e poi al parlamento. Quando non ce ne sarebbe stato alcun bisogno.

Esiste un modo di limitare il danno?

Limitare il danno è possibile, ed è questo il senso della mia interpellanza. Qua e là il Consiglio federale ha dichiarato la volontà di mantenere la soglia di reddito di 120mila Fr/anno per poter accedere alla tassazione ordinaria. Se questa soglia venisse mantenuta la grande maggioranza dei frontalieri, circa il 90%, che ha un reddito inferiore a 120mila Fr all’anno, non avrebbe accesso alla tassazione ordinaria con tutte le conseguenze negative del caso per il Ticino. Il mantenimento di questa soglia è peraltro auspicato anche dal Consiglio di Stato. Ho quindi chiesto conferma in tal senso al Consiglio federale, visto che la fissazione del reddito-soglia è di sua competenza.

E se il Consiglio federale non confermasse, rispettivamente se abbassasse in modo importante questa soglia?
Si tratterebbe dell’ennesima calata di braghe. In quel caso il Ticino dovrebbe cominciare a tutelarsi bloccando finalmente il versamento dei ristorni dei frontalieri. Tanto più che per compiere questo passo i motivi non mancano di certo.

MDD

Frontalieri: rimettere la chiesa al centro del villaggio

Torniamo a bloccare i ristorni. E non ci facciamo minacciare da chi ci deve tutto

 

Si torna a parlare di accordi sulla fiscalità dei frontalieri. Lo ha fatto il Mattino due settimane fa. E lo ha fatto anche il Corriere del Ticino nell’editoriale di lunedì. Ce n’è ben donde. Infatti, anche se la notizia è passata quasi inosservata, i ristorni dei frontalieri italiani ammontano ormai a 77,2 milioni di Fr all’anno. Si tratta della somma totale, quindi comprensiva anche di quei (pochi) frontalieri che lavorano nei Grigioni e nel Vallese.

Del resto l’equazione è semplice: più frontalieri = più ristorni.

Due punti fermi

Sicché, mentre la politica si accapiglia per strapuntini da tre e una cicca come quelli dell’ente LAC, qui ci sono paccate di milioni che transitano inosservate dalle casse pubbliche ticinesi a quelle italiche. Ogni anno; non una tantum.

Occorre dunque partire da un paio di punti fermi.

Il primo: i ristorni nacquero, oltre 40 anni fa, come un pizzo all’Italia. I termini erano questi: noi italiani non vi rompiamo i cosiddetti sul segreto bancario, ma voi in cambio ci passate una quota delle imposte alla fonte dei frontalieri.

Il secondo: i ristorni erano legati al rientro quotidiano dei frontalieri al domicilio. E lo dimostra il fatto che, quando una decina di anni dopo si scoprì che una piccola parte di frontalieri non rientrava tutte le sere al paesello, la percentuale di ristorno venne abbassata: dal 40% al 38.8% attuale.

Accordi decaduti

Oggi nessuna di queste condizioni è più adempiuta. L’Italia come sappiamo ha infranto i patti inserendo la Svizzera, a causa del segreto bancario, su illegali liste nere, grigie, tigrate e chi più ne ha più ne metta; però ha continuato ad incassare il pizzo-ristorno come se “niente fudesse” (scemi noi che continuiamo a pagare). Inoltre, con la libera circolazione delle persone, l’obbligo di rientro quotidiano al domicilio per i frontalieri è venuto a cadere.

Non essendoci più i presupposti che stavano alla base della famigerata Convenzione del 1974, quest’ultima è da considerarsi decaduta. “Null und Nichtig”, come dicono a Berna. E allora la domanda è: di cosa cavolo stiamo discutendo con il Belpaese?  La Convenzione andava unilateralmente denunciata e i ristorni bloccati.

E l’utilizzo?

Oltretutto, visto che nella Penisola non si fanno le cose a metà, anche l’utilizzo concordato per i ristorni viene clamorosamente disatteso. Dovrebbero servire per opere infrastrutturali, ed in particolare per quelle di interesse transfrontaliero. Invece vanno a tappare i buchi di bilancio dei Comuni beneficiari. E le opere transfrontaliere restano impantanate. Vedi la grottesca telenovela del trenino Stabio-Arcisate. Vedi la cacca scaricata direttamente nel Ceresio perché non si fanno gli impianti di depurazione. Eccetera eccetera.

Proposta semplice

Essendo la Convenzione del 1974 di fatto decaduta, il Ticino giustamente si aspetta di incassare la totalità delle imposte alla fonte dei frontalieri, senza quindi doverne ristornare il 38.8% all’Italia. La proposta all’Italia è dunque semplice e lineare: i frontalieri vengono tassati come tutti gli altri cittadini italiani (non si capisce infatti perché dovrebbero continuare ad essere privilegiati nei confronti di coloro che vivono e lavorano in Italia;  ancora meno si capisce come mai, nel Belpaese, nessuno insorga contro questo ingiustificato trattamento di favore, che danneggia pesantemente le casse pubbliche). Dal totale dell’aliquota fiscale italiana, Ticino si prende la sua imposta alla fonte; tutto il resto lo incamera il fisco del Belpaese.

Se per il Ticino questa operazione comporterebbe un aumento del gettito di ca 65 milioni di Fr all’anno – e scusate se sono pochi! – per l’Italia si parla invece di un multiplo di questa cifra (c’è chi ha addirittura ipotizzato 600 milioni, ma è probabilmente un’esagerazione). E’ comunque assodato che l’affare più grosso lo fanno al di là della ramina. Ma ci va anche bene. Noi chiediamo il giusto. Non pretendiamo quello che non ci spetta.

Dove casca l’asino

La Svizzera, dunque, ha teso una mano all’Italia. Avrebbe potuto semplicemente disdire la “vecchia” convenzione sui ristorni e tanti saluti. Invece ha proposto una soluzione che permetterebbe al Belpaese di uscirsene con una paccata di milioni in più nelle casse pubbliche (che di certo ne hanno un grande bisogno). Il problema naturalmente è che la soluzione comporta un aggravio fiscale importante per i frontalieri. E qui casca l’asino. Come abbiamo ben potuto vedere dalle reazioni isteriche che hanno fatto seguito a “Prima i nostri”, sembra che i frontalieri, e le loro lobby a Montecitorio, tengano in scacco il paese.

Cosa ci abbiamo guadagnato?

L’Italia, grazie alle calate di braghe della catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, ha ottenuto dalla Svizzera quello che voleva, ossia lo scambio di informazioni bancarie (adesso su richiesta, dal 2018 automatico). Lo ha ottenuto senza dover dare nulla in cambio. Nel frattempo, gli svizzerotti fessi hanno, come detto, teso la mano sulla questione ristorni.

Cosa ci abbiamo guadagnato tendendo la mano? Sputi in faccia. Dalle negoziazioni, “magistralmente” condotte dai tirapiedi di Widmer Schlumpf (quelli che vanno a Roma a parlare in inglese), è uscita l’ennesima ciofeca: il Ticino secondo gli accordi sulla fiscalità dei frontalieri attualmente al vaglio del governo italiano, otterrebbe il 70% dei ristorni: quindi poco più di adesso, e assai meno del 100% che ci spetta. In più salterebbe il moltiplicatore cantonale al 100% per i frontalieri deciso dal Gran Consiglio nel 2014. Quindi l’esercizio finisce addirittura in perdita! In più l’Italia pretende pure che la non applicazione del 9 febbraio. E poi cosa ancora?

Ulteriore e pesante aggravante: la “poco edificante” (eufemismo) cronaca recente. Leggi gli insulti, i ricatti e le minacce giunti da Oltreconfine contro “Prima i nostri”.

Cambiare registro

Abbiamo davvero intenzione di continuare fare da punching ball? I politicanti d’Oltreramina pensano davvero di poterci trattare da beceri razzisti per le nostre decisioni democratiche? Di farneticare di denuncie alla Commissione UE (uhhhhh, che pagüüüüüraaaa!)? E si aspettano che noi tolleriamo tutto senza reagire? Che teniamo le frontiere spalancate? Quando ci sono 62’500 frontalieri e decine di migliaia di padroncini, più le relative famiglie, che portano in tavola la pagnotta solo grazie al Ticino?

Non è così che funziona ed è ora di farlo capire. Primo passo: decidere subito di bloccare i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. CdS, se ci sei…

Lorenzo Quadri

Gli svizzerotti si sono fatti infinocchiare di nuovo

Incredibile! Gli italiani continuano a ricattarci su casellario e 9 febbraio

E il “bello” è che noi abbiamo appena versato i ristorni… ma sa po’?!

 

Incredibile (oddìo, proprio incredibile…) ma vero: gli svizzerotti si sono fatti nuovamente infinocchiare dal Belpaese. Un desolante copione che si ripete ormai da anni. Già nel giugno del 2014 gli accordi con l’Italia in tema di fiscalità dei frontalieri dovevano essere “ad un passo dalla conclusione” (così assicurarono l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed il suo velino De Watteville). Adesso siamo ancora in mezzo al guado.

Ripetiamo che i nuovi accordi con l’Italia sono interessanti per il Ticino se 1) ci permettono di aumentare in modo importante (l’ordine di grandezza potrebbe essere l’ammontare degli attuali ristorni) il gettito fiscale e 2) se la vicina Penisola allinea effettivamente ed in tempi accettabili la fiscalità dei frontalieri a quella degli italiani che lavorano in Italia. I quali, al momento, pagano molte più tasse.

Condizioni non date

Nessuna di queste due condizioni pare adempiuta. La prima: poiché la “road map” prevede l’abolizione del moltiplicatore cantonale al 100% per i frontalieri introdotto dal Gran Consiglio, le casse ticinesi dal nuovo accordo rischiano non solo di guadagnare poco, ma addirittura di perderci. La seconda: in Italia, per motivi di convenienza partitica, nessuno si sogna di aumentare in modo importante le imposte ai frontalieri (che votano).

Maurer uccellato

Intanto però nei giorni scorsi il buon Ueli Maurer, neo-ministro delle Finanze, è andato in “missione” a Roma. Con una certa ingenuità, se ne è uscito con dichiarazioni incautamente ottimiste. Ha asserito – il ritornello ormai è noto – che la conclusione delle trattative è prossima e che con Padoan “parliamo la stessa lingua” (quale?). Ha comunque ammesso che (tanto per dirne una) per l’accesso di operatori svizzeri ai mercati finanziari del Belpaese non ci sono sviluppi.

Evidentemente, il buon Maurer si è fatto uccellare dagli italiani. Ha almeno la scusante di essere nuovo nel ruolo di ministro delle Finanze, ed in particolare nelle negoziazioni col Belpaese. Deve ancora farsi le ossa. Questa attenuante invece non l’hanno i negoziatori elvetici, che sono sul dossier da anni.

Tattica prevedibile

La tattica della vicina Penisola è prevedibile. Anche perché è sempre la stessa. Nei primi sei mesi dell’anno, ed in particolare in vista del 30 giugno, data per il versamento dei ristorni dei frontalieri, è tutto un florilegio di dichiarazioni concilianti. Nella seconda metà dell’anno, incassato il succulento contributo, le medesime dichiarazioni vengono platealmente smentite. All’insegna dell’italianissimo “passata la festa, gabbato lo santo”.

Sicché, dallo scritto dell’ambasciatore italiano Del Panta Ridolfi pubblicato sul CdT di venerdì, si apprende – senza nessuna sorpresa – che il Belpaese continua a ricattarci. Senza pudore. L’accordo sui frontalieri, dicono da Roma, non si farà finché c’è di mezzo il 9 febbraio ed il casellario giudiziale, quest’ultimo ormai diventato una vera ossessione.

Letterine?

L’aspetto irritante è che, solo una decina di giorni fa, il Consiglio di Stato ha deciso di versare i ristorni dei frontalieri, e questo senza alcun motivo visto che comunque l’Italia è inadempiente su tutto, da AlpTransit alla Stabio Arcisate alla cacca scaricata direttamente nel Ceresio. Il versamento è stato vincolato all’esortazione a Berna di attivarsi con Roma. Obiettivo: vincolare l’utilizzo di una parte dei ristorni alla realizzazione di opere infrastrutturali di interesse transfrontaliero (come quelle sopra citate). Esortazione che, se mai verrà trasmessa alla controparte, verrà accolta con grasse risate. E la letterina bernese – sicuramente dai toni educati e dimessi; del tipo: “ci permettiamo umilmente di domandare che… ma anche in caso di diniego mai oseremmo eccepire” – finirà in un cassetto.

In merito all’inquinamento del Ceresio, il ministro Zali ha dichiarato venerdì che “l’Italia ci prende in giro da anni”. Ma mica solo sui depuratori. Ci prende in giro da anni su tutti i fronti.

Conclusione

E’ evidente che il casellario giudiziale resterà al suo posto nei secoli dei secoli. La sua efficacia per la nostra sicurezza è dimostrata. E sul 9 febbraio la vicina Penisola non ha proprio nulla da dire. Oltretutto, l’attuale convenzione sulla fiscalità dei frontalieri è stata sottoscritta oltre 40 anni fa. I Bilaterali erano di là da venire. Quindi, la fiscalità dei frontalieri con la libera circolazione delle persone non c’entra un tubo.

La realtà è che l’Italia, e questo da anni, è semplicemente in cerca di scuse per non concludere accordi con gli svizzerotti. Ma è così facile e divertente portarli a spasso con false promesse!

Sicché la soluzione è sempre la stessa: ci teniamo gli accordi attuali ma blocchiamo definitivamente i ristorni. E, naturalmente, li incameriamo.

Lorenzo Quadri

Gobbi ha ragione: non portano ad un tubo! Trattative con l’Italia? Chiudiamole!

E il giorno stesso denunciamo la Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi l’ha detto: le trattative con l’Italia sono inutili. Il ministro leghista ha ragione. Che queste trattative – condotte dalla ministra del 5% Widmer Schlumpf e dal suo tirapiedi De Watteville – non servano ad un tubo è manifesto. Del resto non si è mai vista una trattativa con chance di riuscita che nel giugno 2014 è “ad un passo dalla conclusione” e ad ottobre 2015 ancora ben lungi dall’essere conclusa.

La bugiarda del 5%
Ci pare inoltre di ricordare che proprio nel giugno 2014 la Consigliera federale non eletta abbia promesso alla deputazione ticinese a Berna che, se entro la primavera successiva non si fosse giunti ad un accordo soddisfacente, la Svizzera avrebbe disdetto unilateralmente la Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri; una Convenzione che peraltro non ha più ragione di esistere. La primavera è passata da un pezzo. E’ passata pure l’estate. E’ forse successo qualcosa? No. Si è solo scoperto, una volta di più, che la ministra del 5% – eletta da kompagni ed uregiatti – è una bugiarda rediciva.

Più furbi che belli
Le trattative con il Belpaese sono inutili per un motivo molto semplice, che su queste colonne ripetiamo ormai da mesi. Ovvero che l’Italia, grazie alle calate di braghe di Berna, ha già ottenuto tutto quello che vuole: dunque non ha interesse a fare concessioni. Ed infatti il segreto bancario è stato smantellato, però la Svizzera rimane sulle black list italiane illegali. E di accesso delle banche svizzere al mercato italiano non si parla nemmeno.
Visto che però l’italica controparte è più furba che bella, come scusa per non concludere, e per menare per il naso gli svizzerotti – che tanto sono fessi e non si accorgono di niente – ecco che si attacca alla questione del casellario giudiziale, o al moltiplicatore comunale dei frontalieri. Si tratta, evidentemente, di pretesti.

L’interesse ci sarebbe…
In realtà in tutta questa faccenda l’Italia un importante interesse ce l’ha: quello alla tassazione ordinaria dei frontalieri. Questo le porterebbe nelle disastrate casse pubbliche centinaia di milioni di euri ogni anno. Un aumento del carico fiscale dei frontalieri è importante anche per il Ticino, in funzione antidumping. Ma è troppo poco. E questo poco non è nemmeno sicuro.
Infatti, per motivi di politica partitica, l’Italia non ha alcuna intenzione di aumentare le imposte ai frontalieri. Perché chi lo fa perde le elezioni in Lombardia.

Vogliamo almeno 60 milioni
E’ da oltre un quindicennio, ossia da quando la vicina ed ex amica Penisola ha inserito il nostro Paese su liste nere illegali a causa del segreto bancario, che i ristorni – ovvero: il pizzo all’Italia per l’accettazione del segreto bancario – non sono più dovuti. In più, l’accordo in perenne gestazione con Roma ci porta a malapena le briciole. Infatti dalla nuova distribuzione delle entrate il Ticino otterrebbe pochi milioni in più all’anno. Specie se salterà, come probabile, l’aumento del moltiplicatore per i frontalieri (e ci andranno di mezzo i comuni).
E’ quindi evidente che queste trattative sono un flop. E se anche dovessero riuscire, il risultato per il Ticino sarebbe ben misero.
Se dalla tassazione ordinaria dei frontalieri non ricaviamo, come gettito aggiuntivo, almeno l’equivalente dei ristorni che ogni anno – grazie alla maggioranza ex partitone – PPDog – P$ – ci ostiniamo a versare al Belpaese, il santo non vale la candela.

Denunciare la Convenzione
Di conseguenza, come ha detto Gobbi, tanto vale interrompere le trattative. Ma non solo. Il giorno stesso dell’interruzione delle trattative dobbiamo denunciare unilateralmente la Convenzione del 1974. Così ogni anno nelle casse di questo sempre meno ridente Cantone entreranno una sessantina di milioni in più! Non sarà la panacea, ma sempre meglio che un calcio nei denti.
E’ vero che, se l’Italia non passa alla tassazione ordinaria dei frontalieri, non ci sarà l’atteso effetto antidumping generato dall’aggravio fiscale sui permessi G. Ma se anche Roma dovesse firmare l’accordo con Berna, è ormai chiaro che, per la tassazione ordinaria, campa cavallo!
Lorenzo Quadri