SRF, direttrice-shock: “basta con il giornalismo fazioso”

Ma come, non erano tutte balle del Mattino populista e razzista? Ed invece… 

Sarà un’intenzione seria o un bluff? E cosa ne pensano a Comano, dove la propaganda di regime prosegue “come se niente fudesse”?

Nathalie Wappler, direttrice designata della SRF, due settimane fa ha rilasciato alla NZZ am Sonntagun’intervista per certi versi sorprendente.

Al proposito dell’informazione della TV di Stato, la sciura Nathalie ha infatti dichiarato che “non dobbiamo (alla SRF) fare giornalismo d’opinione, perché questo provoca perdita di fiducia”. Giornalismo d’opinione, evidentemente,  è un eufemismo che sta ad indicare “giornalismo fazioso”. O, ancora meglio, “propaganda di regime”.

Un passo avanti

La direttrice designata ammette dunque che allo stato attuale il giornalismo della SRF è “d’opinione” ovvero fazioso. E’ già un passo avanti. Finora tutti i capoccioni dell’emittente hanno sempre affermato l’esatto contrario, non facendosi scrupolo di negare l’evidenza.

E’ difficile dire se l’intenzione della signora Wappler sia davvero quella dichiarata a mezzo stampa, o se si tratti solo di una “captatio benevolentiae” cioè di una boutade da furbetta per rendersi gradita ai cittadini (giustamente) scontenti della SSR.

Tattica o realtà?

E’ infatti assai probabile che la direttrice indicata sia ben consapevole che le promesse fatte dai vertici della Tv di Stato durante l’isterica campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag sono state disattese in modo sfacciato. La nuova concessione alla SSR per il periodo 2012-2022 è quasi peggiorativa della versione precedente. Addirittura, c’è un articolo che prevede “più attenzione alle persone con passato migratorio”. Come se non ce ne fosse già a sufficienza! E’ il massimo: paghiamo il canone più caro d’Europa per fare una televisione per migranti.

Allo stesso modo, il tanto decantato piano R, quello che dovrebbe ridurre l’elefantiasi dell’emittente di regime, è una presa per il “R”etro. Ecco dunque che la futura direttrice SRF  si è sentita in dovere di indicare che qualcuno intenzionato a cambiare c’è.

Se l’intenzione sia reale o solo “tattica” è difficile dire. Ammettendo che la signora sia in buona fede, rimane sempre in vigore il vecchio adagio: tra il dire e il fare…

Se davvero si vuole cambiare…

Ed infatti bisogna vedere cosa la direttrice riuscirà a realizzare. Quando, come nel caso della SSR, l’86% dei giornalisti è di $inistra o di centro$inistra – tutta gente che pretende di usare i soldi del canone più caro d’Europa per fare il lavaggio del cervello alla popolazione in base alle proprie inclinazioni ideologiche – hai voglia di predicare il “giornalismo non d’opinione”. Se vuoi davvero che ci sia un cambiamento, puoi solo fare tabula rasa nelle redazioni. Ma è evidente che non si tratta di uno scenario realistico.

A Comano

Intanto alla RSI il problema non se lo pongono affatto. Negli sfarzosi uffici di Comano, un discorso come quello di Wappler non si sentirà mai. Lì si continua allegramente con la propaganda di regime. E ci si inkazza pure se qualcuno lo fa notare. Ad esempio, il responsabile dell’informazione regionale Massimiliano Herber ha preso assai male il reclamo presentato contro il Quotidiano del 27 ottobre. Nella trasmissione, la TV di Stato dava ampio spazio ad una (del tutto irrilevante) manifestazione di tre gatti a sostegno dei finti rifugiati, in cui si predicava l’illegalità, si prendevano di mira singoli esponenti leghisti e si denigrava il Mattino come “razzista”.

Ed infatti domenica il dirigente televisivo ha pensato bene di sfogare la propria stizza con un post assai poco professionale (vedi foto). La narrazione farlocca ben dimostra come viene gestita l’informazione alla Pravda di Comano. Il che è uno stimolo a continuare a presentare reclami (volendo se ne potrebbero inoltrare a raffica, ma evidentemente nessuno ha il buon tempo…). Chiaro che l’effetto pratico è nullo: l’ombudsman è lì per dare ragione all’emittente. Però, come ben si è visto, danno molto fastidio a capi e capetti. E son soddisfazioni!

Lorenzo Quadri

 

 

Insperato regalo ai moralisti a senso unico ed alla RSI

Grazie alla zotica uscita di Tuto Rossi, si monta la panna a go-go sul “razzismo”

La recente sortita dell’avvocato Tuto Rossi sui centri asilanti in Valle di Blenio può essere definita solo come la corrazzata Potëmkin nel celebre film di Fantozzi: “una cagata pazzesca”. Decisamente oltraggiosa (alla faccia della “satira”) nei confronti degli abitanti della Valle di Blenio. Può anche darsi che qualcuno di loro l’abbia presa sul ridere. A quanto ci consta, però, la maggioranza non si è divertita.

Come era scontato,  la deplorevole e deprimente uscita ha provocato la massima goduria ai moralisti a senso unico ed ai $inistrati di ogni ordine e grado. A costoro, smaniosi di montare la panna sul presunto “razzismo”, non deve essere sembrato vero di ricevere un simile regalo. Un’occasione d’oro, anzi di platino tempestata di diamanti, per rispolverare il vecchio disco, così da proseguire con il lavaggio del cervello: il Ticino è un paese razzista (balle di fra’ Luca: un paese con un terzo di popolazione straniera non può evidentemente essere razzista), e la colpa è degli odiati “populisti” e “sovranisti”: spregevoli individui fonte di tutti i mali che devono sparire dalla faccia della terra, lasciando così campo libero all’establishment spalancatore di frontiere, multikulti e becchino dei diritti popolari.

Frase razzista o becera?

Il colmo è che la frase di Rossi è razzista semmai nei confronti degli abitanti della Valle di Blenio (che però non sono una “razza”). L’uso del termine “negri” all’indirizzo dei finti rifugiati, preso nel contesto, più che razzista risulta semplicemente zotico; come tutto il resto dell’esternazione dell’avvocato.

In altre parole: i moralisti a senso unico sono corsi a strillare al “razzismo” inventandosi un caso su un’esternazione che non è neppure razzista, ma “solo” grezza e volgare. Un’esternazione che ha ben poco a che vedere con la discriminazione razziale e molto con qualche birretta di troppo.

A Comano…

Inutile dire che in prima fila a montare la panna, con il frullino azionato alla massima potenza, assieme ai kompagnuzzi del P$ (che dei lavoratori ticinesi si sono ormai completamente dimenticati: si preoccupano solo dei migranti economici) c’era la loro emittente di servizio:  la solita Pravda di Comano. Che, con la puntata di Modem (Rete 1 RSI) mandata in onda mercoledì mattina, è riuscita ad imbastire l’ennesima trasmissione di propaganda politica contro Lega ed Udc. Il ritornello suonato è sempre lo stesso: il Ticino è razzista e la colpa è degli odiati “sovranisti e populisti”. Ad una decina di giorni dalla votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”, ecco un’occasione d’oro per denigrarne i promotori.  Altro che “servizio pubblico”: questi sono i consueti servizietti alla casta. Ci sarebbe di che presentare un altro reclamo all’ombudsman.

E i fascistelli rossi?

Del resto, chissà perché, i moralisti a senso unico e la Pravda di Comano non fanno mai un cip sulle schifezze pubblicate da un certo portale al servizio del P$, del suo consigliere di Stato, e della RSI stessa. Pattume non migliore delle alzate d’ingegno dell’avvocato Rossi. Ah già: ma questi sono soldatini di $inistra; hanno versato ettolitri di liquame sull’iniziativa No Billag e sui suoi promotori; vari  giornalai di Comano sono assidui ed attivi frequentatori del portale in questione. Sicché,  questi squallidi fascistelli ro$$i  “possono” vomitare odio, insulti e calunnie a piacimento, meglio ancora se sulla sfera privata delle persone.  Senza che nessun moralista a senso unico, e men che meno l’emittente di regime, abbia da eccepire alcunché. Insultare e calunniare gli spregevoli “populisti” è cosa buona e giusta!

Lorenzo Quadri

 

RSI: faziosità ed arroganza

Inaudito: il presidente RAI Marcello Foa e Tito Tettamanti trattati come delle nullità

L’allucinante e-mail mandata da un giornalista di Comano – nell’esercizio delle sue funzioni, non da privato cittadino – al circolo Cultura insieme di Chiasso

Nei giorni scorsi, il circolo Cultura insieme di Chiasso ha organizzato un (assai frequentato) dibattito su mass media e società, dal titolo “A che punto è la notte” (vedi articolo a pag. 30). Invitati due relatori di indubbio prestigio e competenza: il finanziere Tito Tettamanti ed il presidente della RAI Marcello Foa. Moderatore: Corrado Bianchi Porro.

Apriti cielo. Alla Pravda di Comano, la scelta dei relatori ha provocato reazioni grottescamente scomposte. Un giornalista della RSI, dal proprio indirizzo elettronico professionale, ha infatti inviato al presidente del Circolo avv. Flavio Cometta la seguente comunicazione:

Vi ringrazio per l’informazione sull’evento. Sono allibito per la scelta dei due relatori da parte del vostro Circolo: chiamare due personaggi così discussi e così discutibili per una conferenza sull’informazione, senza nemmeno una controparte, significa dare un “taglio” unilaterale alla serata. Sono sicuro che la Svizzera italiana ha molto di meglio e, soprattutto, di più credibile da offrire per parlare di media e di società”.

L’identità del giornalista non è nota. Per scrupolo di correttezza, il destinatario dell’email non intende rivelarla. Ma contenuto e toni  della comunicazione lasciano davvero basiti. Che boria! Che totale mancanza di professionalità! Teniamo presente che il messaggio è stato trasmesso in veste ufficiale, dall’indirizzo professionale del giornalista; quindi coinvolge il suo datore di lavoro. Non si tratta di una presa di posizione da privato cittadino.

Messaggio rivelatore

L’email è drammaticamente rivelatrice della mentalità e dell’andazzo imperanti all’emittente che dovrebbe essere di “servizio pubblico”.

Quando un dibattito ha relatori, anche indubbiamente importanti come nel caso concreto, ma che non piacciono – per motivi ideologici – ai sinistrati redattori della RSI, si snobba l’evento e ci si permette pure di bacchettare con spocchia gli organizzatori. Invece, per ogni flatulenza emessa dagli amichetti ro$$i, ecco che la Pravda di Comano si mobilita in forze (e nümm a pagum).  Vedi ad esempio il caso recente della manifestazione di quattro gatti a Bellinzona a sostegno dell’immigrazione illegale, amplificata e magnificata dalla RSI in spregio di qualsiasi parvenza di servizio pubblico, ma solo per fare propaganda alle posizioni “gradite”. Una manifestazione dove venivano attaccati personalmente singoli esponenti leghisti. E senza uno straccio di contraddittorio.
Di conseguenza, che alla RSI si abbia ancora il coraggio di accusare altri di “dare tagli unilaterali”, di “non fare contraddittori”, va ben oltre il ridicolo. Ma se a Comano è prassi quotidiana! Quando si dice: “la pagliuzza e la trave”. Con la differenza, però, che il circolo Cultura insieme di Chiasso non è finanziato con il canone più caro d’Europa e non ha i conseguenti obblighi di oggettività. La RSI invece ce li ha eccome. Ma si comporta come se non gli avesse. Cosa ne pensa il compagno direttore Canetta?

La direttrice indicata della SRF Nathalie Wappler ha dichiarato in una recente intervista che l’emittente statale dovrebbe smettere di fare “giornalismo di opinione” (eufemismo per indicare “giornalismo fazioso”). Alla RSI nessuno si sogna di fare un discorso del genere. Comprensibilmente. Perché non avrebbe alcuna credibilità. Occorrerebbe prima fare tabula rasa (o quasi) nelle redazioni.

Lorenzo Quadri

 

 

 

“La RSI, ancora una volta, ha fatto propaganda”

Quadri contro il Quotidiano: “ricorso all’ombudsman? Se ne potrebbe fare uno al giorno”

 

“L’emittente di presunto servizio pubblico non può permettersi di fare campagne politiche anti-Mattino ed anti-Lega con i soldi del canone”

Nei giorni scorsi Lorenzo Quadri, in veste di direttore del Mattino della domenica, ha presentato un reclamo all’ombudsman (o mediatore che dir si voglia) della RSI. Nel mirino, la trasmissione il Quotidiano di sabato 27 ottobre. Più precisamente, il servizio che riferiva sulla manifestazione contro le frontiere organizzata quel giorno a Bellinzona da un sedicente collettivo R-esistiamo.

Quadri, perché questo reclamo?

Perché ancora una volta la RSI ha passato i limiti. Per almeno tre motivi.

Primo: l’emittente ha dedicato un tempo d’antenna del tutto sproporzionato ad una manifestazione di quattro gatti  (e tra l’altro gli organizzatori sono gli stessi che hanno provocato i disordini alla presentazione del nuovo centro asilanti in zona Pasture): prima notizia del Quotidiano e servizio della durata di oltre tre minuti. Il che già di per sé costituisce una chiara manipolazione politica, considerando l’oggettiva irrilevanza dell’evento. Quindi una violazione dell’obbligo di obiettività.  

Secondo: la manifestazione in questione inneggiava all’eliminazione delle frontiere, all’illegalità, all’accoglienza indiscriminata di finti rifugiati. Ancora una volta la RSI, con il suo comportamento, si è prestata a propagandare queste posizioni. Perché sono le sue. E’ il solito vecchio trucco che a Comano utilizzano sistematicamente. Visto che i giornalisti di sinistra che hanno colonizzato l’emittente non possono affermare certe posizioni in prima persona, le fanno sostenere da altri. Scelgono gli interlocutori in base a questo criterio: intervistano persone che dicano quello che il giornalista vuole sentirsi dire. E sempre in base a questo criterio concedono ad un evento irrilevante, ma che propaganda le posizioni gradite a Comano, spazi ed attenzioni che non hanno alcuna giustificazione nel dovere di cronaca; si spiegano solo con la volontà di fare propaganda di parte.

Terzo: la manifestazione del sedicente collettivo ha preso di mira la Lega, il Mattino e singoli esponenti leghisti. La RSI ne ha riportato le posizioni senza alcun contraddittorio. Le cronache radiofoniche delle 18 hanno spinto la compiacenza fino ad intervistare un manifestante permettendogli di rimanere anonimo. Il Quotidiano, per non essere da meno, ha inquadrato a lungo una fascia indossata da un partecipante non riconoscibile, che mostrava la testata del Mattino della domenica storpiata ne “Il razzismo della domenica”. Una scritta chiaramente diffamatoria. La RSI, con la sua lunga inquadratura, si è prestata di proposito ad amplificare e a diffondere la diffamazione.  E’ quindi evidente che l’emittente ha violato i suoi obblighi di oggettività ed equidistanza. E questo è da tempo un’abitudine che non possiamo accettare supinamente.

Lei dice che la RSI denigra il Mattino. Ma bisogna pur dire che il Mattino non tratta la RSI esattamente “con i guanti”. Non è logico aspettarsi una reazione?

Il Mattino, al contrario della RSI,  non è finanziato con soldi pubblici e non ha un mandato di servizio pubblico. Anche i leghisti ed anche i lettori del Mattino sono costretti a pagare il canone. Non mi sta bene dover pagare il canone più caro d’Europa per finanziare una radiotelevisione che viola sistematicamente il proprio mandato:  invece di fare informazione oggettiva fa propaganda di parte e lavaggio del cervello. Con evidenti fini politici, sempre contro i vituperati “sovranisti” e “populisti”.

Quali chance ritiene che abbia il suo reclamo di venire accolto dal mediatore?

Zero, evidentemente. La figura stessa del mediatore è una farsa. Il suo compito è quello di dar ragione all’emittente. Tuttavia so anche che ai piani alti di Comano – dove si ritengono in possesso della Verità rivelata e dove credono di potersi permettere tutto – i reclami formali infastidiscono parecchio. Per questo l’ho inoltrato. Volendo se ne potrebbero presentare a raffica. Ma bisognerebbe avere il tempo.

MDD

La barzelletta dei 43 posti cittadini presi per i fondelli

RSI/SSR: come da copione, il piano R fa ridere i polli. Altro che “cambiamenti”…

 

Sicché la SSR manda in onda il famigerato „Piano R“. R come Requiem. Requiem sulle promesse di cambiamento fatte prima del voto sulla “criminale” iniziativa No Billag (5 marzo 2018).

Ma anche R come Ridicolo: infatti il famoso piano R comporta, per la Pravda di Comano,  l’eliminazione di 43 posti di lavoro nel giro di alcuni anni. Si tratta di un numero modestissimo, facilmente gestibile nelle normali fluttuazioni (ovvero: pensionamenti e partenze). I posti di lavoro alla RSI sono infatti 1200: l’emittente si è gonfiata come una rana nel corso dei decenni. Quindi, c’è poco da fare cagnara e da montare la panna: nel privato viene lasciata a casa un sacco di gente senza che nessuno (ed in particolare nessun politicante) emetta un flebile cip. Evidentemente per la casta ci sono posti di lavoro, e quindi lavoratori, che “contano” più degli altri.

Passata la festa…

A parte la non-notizia dei 43 impieghi, cosa è rimasto delle promesse di cambiamento sentite a profusione prima del voto sul No Billag? Niente. Passata la festa, gabbato lo santo. A chi si sciacqua la bocca con i risultati della votazione del 5 marzo pensando di fare il furbo, ricordiamo un paio di cosette:

  • In Ticino i Sì alla “criminale” iniziativa sono stati il 35%, al di sopra della media nazionale.
  • Se ai Sì sommiamo i “No critici”, che di certo sono stati più del 15%, arriviamo tranquillamente ad una maggioranza, ed anche robusta.

Cosa sono i “No critici”? Sono quei No espressi da persone che hanno sempre criticato il lavaggio del cervello pro-pensiero unico che ci propinano da Comano spacciandolo per “informazione oggettiva”. Questi votanti hanno respinto l’iniziativa No Billag per “permettere alla RSI di continuare ad esistere (?) e di emendarsi”. La posizione era sostenuta in particolare da politicanti che hanno sempre deplorato lo sbilanciamento a $inistra della TV di Stato; ma quando si è trattato di venire al dunque, hanno calato le braghe, terrorizzati dall’idea che, se si fossero schierati sul fronte “sbagliato”, poi la RSI non li avrebbe più interpellati… e allora addio campagna elettorale con il canone degli utenti!

Naturalmente è finita come sappiamo. Del promesso “cambiamento” non c’è neppure l’ombra. L’andazzo prosegue come prima, se non peggio. Quanti hanno fatto fede alle promesse dei vertici dell’emittente di regime ed hanno votato “No critico” sono stati sontuosamente presi per il “lato B”. Questa è la notizia da prima pagina: ancora una volta, la radiotelevisione pubblica ha buggerato i cittadini. Altro che la barzelletta dei 43 posti. Confidiamo nel lancio dell’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr.

Lorenzo Quadri

 

Il centro di Camorino non va bene? Tornare in Africa

Migranti economici: altro che nuove strutture! E intanto i ricollocamenti…

Prosegue la telenovela sul centro asilanti di Camorino, che secondo i suoi ospiti – tutti giovani uomini soli – non sarebbe sufficientemente confortevole per le loro esigenze. Chiaro: questi finti rifugiati con lo smartphone arrivano clandestinamente in Svizzera e pretendono pure di dettare le condizioni in cui vogliono essere alloggiati.  Naturalmente la Pravda di Comano ha dedicato ampi ed anzi spropositati spazi alla vicenda. Poiché la sua missione, finanziata col canone più caro d’Europa, è quella di fare il lavaggio del cervello ai ticinesotti “chiusi e gretti”, affinché si convincano finalmente di essere degli spregevoli razzisti. Cosicché, sotto la pressione del ricatto morale, si emendino facendo entrare tutti. In questo modo, oltretutto, il business dell’asilo – gestito dalla “gente che piace” nei sovradimensionati studi di Comano –  prospera.

Degrado?

Ribadiamo il concetto: nei bunker della protezione civile tutti i ticinesi che hanno prestato servizio militare (compreso chi scrive) hanno trascorso svariate settimane, se non mesi. Alcuni di questi centri erano messi ben peggio di quello di Camorino. Sicché i bunker della PC andrebbero bene per i cittadini svizzeri ma non sarebbero abbastanza confortevoli per i finti rifugiati? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole.

Dalle immagini del centro di Camorino trasmesse dalla RSI non emergeva affatto il “degrado” che si tentava di veicolare; e l’edificio in questione verosimilmente presenterebbe ancora meglio se ai giovanotti africani venisse detto di appoggiare lo smartphone e di prendere invece in mano scopettoni e strofinacci. La direttrice della Croce Rossa, che gestisce la struttura, ha inoltre dichiarato al portale Ticinolibero che “da marzo abbiamo ottenuto la possibilità di utilizzare la casetta vicina al centro, con un giardino, dove si svolgono attività di formazione e ludiche”.Apperò!

Scandinavi?

Interessante poi notare che i finti rifugiati alloggiati al centro di Camorino si lamentavano del caldo: visto che si tratta di migranti economici in arrivo dal Continente nero e non dalla Scandinavia, la doglianza  suona piuttosto ridicola. Inoltre, come faceva caldo nel centro PC, faceva caldo anche nelle case circostanti. E nessuno ha mai preteso che il governo, con i soldi dei contribuenti, comprasse “pinguini” per tutti.

I giovanotti del centro PC di Camorino, se non sono contenti della sistemazione, non hanno che da tornare in Africa. Nessuno li trattiene. Quelli che si inventano le manifestazioni  – naturalmente non autorizzate – a loro sostegno, possono volentieri accompagnarli. A noi che siamo dei beceri populisti e razzisti non è tra l’altro sfuggito che la portavoce (?) dei manifestanti non avesse un nome tipico dei patrizi di Corticiasca.

Nessuna nuova struttura

L’obiettivo dichiarato della cagnara mediatica attorno al centro asilanti di Camorino è quello di chiuderlo e di fare aprire un’altra struttura più bella. Sulla chiusura siamo perfettamente d’accordo. Ma gli attuali ospiti vengono rimandati a casa loro.  Di spendere altri soldi pubblici per realizzare nuovi alloggi “stellati” per migranti economici, non se ne parla nemmeno. Le priorità sono ben altre. Del resto, la popolazione ha dimostrato di non volere nuovi centri asilanti: il recente voto a Losone è inequivocabile. Ed anche a Svitto, il Cantone si oppone alla creazione di un centro asilanti nella zona industriale di Wintersried.

Simili strutture servono solo ad aumentare la nostra attrattiva per i finti rifugiati. Ed infatti, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, la Svizzera è il Paese che in proporzione accetta più ricollocamenti di migranti economici sbarcati in Italia. Ma tanti di più! Al proposito vedi l’articolo a pagina 12.

Lorenzo Quadri

 

 

RSI: ancora propaganda pro-migranti

Sparuta manifestazione ieri a Camorino, e la Pravda di Comano si precipita

 

Se i finti rifugiati – tutti giovani uomini – alloggiati al centro della Protezione civile gestito dalla Croce Rossa (mica dalla Lega populista e razzista!) non sono contenti della sistemazione, non hanno che da tornare a casa loro, dove certamente vivevano in megaville con piscina

Ohibò, in quel di Camorino si è tenuta ieri pomeriggio una manifestazione di quattro gatti, muniti dei soliti insulsi striscioni, a sostegno dei finti rifugiati (tutti giovani uomini) alloggiati nel locale centro della Protezione civile (PC).

Come era scontato, il non-evento ha ottenuto ampio spazio all’interno del Quotidiano RSI. Chiaro: basta che la sinistruccia spalancatrice di frontiere faccia un cip e la Pravda di Comano si precipita, con dovizia di uomini mezzi, a fare da megafono propagandistico. E’ per questo che paghiamo il canone più caro d’Europa!

I giovanotti africani si lamentano delle condizioni di vita al centro PC di Camorino: evidentemente non sono alla loro altezza. Ma guarda: costoro immigrano illegalmente in Svizzera e pretendono pure di farsi alloggiare in alberghi di lusso.

Oltretutto il servizio del Quotidiano si risolve in un vistoso autogoal. Le immagini mandate in onda sono ben lungi dal mostrare il degrado che pretendono di denunciare i finti rifugiati ed il loro sparuto gruppetto di esagitati supporters. Mostrano invece spazi ampi, puliti e ben tenuti.

Si dà inoltre il caso, ma forse i rossi manifestanti non lo sanno e nemmeno i finti rifugiati, che  tutti i cittadini svizzeri che hanno prestato servizio militare abbiano alloggiato per settimane se non mesi in centri della protezione civile. Compreso chi scrive. Centri messi anche assai peggio di quello di Camorino. E senza fare tante storie! O vuoi vedere che strutture che vanno bene per i militi svizzeri non sono abbastanza belle per i migranti economici?
E’ poi grottesco che i finti rifugiati ed i loro sostenitori puntino il dito accusatore (uella!) contro chi gestisce il centro PC di Camorino. Ovvero, contro la Croce Rossa. E’ il massimo: sicché secondo costoro – e secondo l’emittente di regime che con la massima goduria si presta a dare spazio –  la Croce Rossa (!) sarebbe un covo di beceri razzisti che maltrattano gli asilanti. La Croce Rossa! Mica la Lega dei Ticinesi!

Tanto per non farsi mancare nulla, i kompagni della RSI hanno anche pensato bene di intervistare uno dei giovanotti alloggiati al centro. Il quale ha dichiarato che, quando gli chiedono dove vive, non risponde al centro della protezione civile; risponde “al cimitero”.

Caro giovanotto, guarda che non te l’ha detto nessuno di venire in Svizzera, anzi. Se l’alloggio che ti è stato assegnato ti fa così schifo, invece di lamentarti davanti alle compiacenti telecamere della Pravda di Comano, fai fagotto e torni al tuo paese, dove certamente abitavi in una megavilla con piscina interna. Chiaro il messaggio?

Lorenzo Quadri

TV di Stato: una presa per i fondelli chiamata “Piano R”

100 milioni di risparmi con un canone di 1.3 MILIARDI: e lo chiamano “un taglio”?

Il lancio dell’iniziativa popolare per ridurre il canone a 200 Fr si fa sempre più urgente

Come c’era da aspettarsi dall’emittente di regime SSR: passata la festa, gabbato lo santo. La “festa” è quella della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag (4 marzo scorso). Il santo è invece lo sfigato cittadino elvetico, costretto a pagare il canone più caro d’Europa anche se non ascolta la radio e non guarda la TV. Il quale cittadino ancora una volta è stato sontuosamente preso per i fondelli.

Specchietti per le allodole

Si ricorderà infatti come gli alti papaveri della SSR, persa completamente la bussola, nelle settimane precedenti la votazione sul No Billag si profusero in accorate promesse: ci ridimensioneremo, ci emenderemo, faremo tutto quello che volete, basta che bocciate la “criminale” iniziativa! Votate “No critico” a No Billag e vedrete esauditi i vostri desideri di cambiamento!

Da queste colonne, abbiamo ammonito più volte: le promesse della SSR sono specchietti per le allodole. Il No critico si trasformerà immediatamente in un Sì acritico all’andazzo attuale. E – spiace dirlo – i fatti ci danno ragione.

Nulla è cambiato

La SSR, “Comano” in prima fila, suona sempre la stessa musica: invece dell’informazione corretta ed equidistante, che il mandato pubblico imporrebbe, propina la solita propaganda da pensiero unico (Sì all’UE, alle frontiere spalancate, al multikulti, ai finti rifugiati; no agli odiati “populisti”). L’emittente di regime non “informa” il pubblico: tenta di indottrinarlo nel senso voluto. E quale sia il senso voluto quando l’86% dei giornalisti SSR è di $inistra o di Centro-$inistra, non ci vuole molta fantasia ad immaginarlo.

Dal 4 marzo l’andazzo propagandistico non è dunque mutato; ed anche per quanto attiene al sovradimensionamento della radioTV di Stato, la presa per i fondelli è plateale.

Piano R come Ridicolo

Infatti il famoso piano di risparmio, pomposamente definito come “piano R” (che probabilmente sta per “piano Ridicolo”) è una barzelletta.100 milioni di “tagli” (?) a fronte di un incasso annuale di 1.3 miliardi di Fr dal canone a cui vanno aggiunti ancora gli introiti pubblicitari!

E una misura cosmetica di questo tipo, praticamente tagli fatti con le forbicine delle unghie, si tenta goffamente di venderla come un cambio di paradigma? Ma chi si pensa di fare fesso?

Avanti con le megalomanie!

L’iniziativa è naturalmente coordinata con le prefiche di regime, che si strappano i capelli e strillano ai tagli importanti, catastrofici, apocalittici e – va da sé – alla perdita di posti di lavoro. Già: i posti di lavoro. Si tratterebbe in totale di 250 impieghi, di cui 40 in Ticino, da ridurre nel giro di quattro anni.Visto che la Pravda di Comano ha 1200 dipendenti, è evidente che i 40 posti in 4 anni verranno gestiti, con la massima tranquillità, all’interno delle normali fluttuazioni (pensionamenti e partenze). Quindi, nessuno si accorgerà di alcunché.Non solo: il kompagno direttore Maurizio Canetta si è premurato di precisare che “nessuna trasmissione verrà cancellata” (e sì che, in materia di trasmissioni da cancellare, in casa della RSI ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta) e che – ça va sans dire! – la realizzazione del megalomane campus (uella!) da 100 e passa milioni proseguirà senza intoppi.

Eh già: mentre tutti gli organi di informazione che non beneficiano della manna del canone più caro d’Europa, a cominciare dai giornali, tirano la cinghia – anzi, tirano proprio le cuoia: vedi Giornale del Popolo, vedi Le Matin, vedi… – i $ignori  con i piedi al caldo grazie all’imposta pro-SSR si costruiscono pure la piramide di Cheope nella lussureggiante campagna di  Comano. Nemmeno in una zona industriale. Nel bel mezzo di un comune a vocazione residenziale pregiata (valore medio del terreno al metroquadro?). Ma vadaviaiciapp! E poi hanno ancora il coraggio parlare di “tagli”? E’ un insulto all’intelligenza dei cittadini.

Iniziativa urgente

Particolarmente significativa la puntualizzazione del kompagno Canetta a proposito della non cancellazione di trasmissioni malgrado i 40 posti di lavoro (su 1200, senza contare le collaborazioni esterne) in meno. Ovvero: faremo le stesse cose che facciamo ora, ma con meno gente. Quindi, un’ammissione esplicita che a Comano ci sono almeno 40 persone (in realtà molte di più) che sono lì per tirar sera. Del resto gli sprechi sono palesi: perfino per le cronache dal Gran consiglio, si mobilitano la metà di mille con camion grandi come incrociatori.

Il lancio dell’iniziativa popolare per ridurre il canone a 200 Fr si fa sempre più urgente.

La ciliegina

A margine della bufala del “piano R” non poteva mancare l’imbarazzante presa di posizione dell’associazione dei giornalai di $inistra “Impressum”, che blatera di “importanti tagli alla SSR” (??), piagnucola la propria preoccupazione e poi se ne esce con la seguente perla: “In un tempo in cui i mezzi d’informazione privati sono costretti a ridurre drasticamente il loro personale chiediamo l’ampliamento del servizio d’informazione interno alla SSR, essenziale per la società e la democrazia svizzere”.Qui c’è qualcuno che dovrebbe urgentemente soffiare nel palloncino. Come dire: “chissenefrega della tanto decantata pluralità d’informazione, chissenefrega della stampa cartacea! Corriamo tutti ad accularci nella SSR del “pensiero unico”, poi scarichiamo  il conto sul groppone del contribuente”. E’ ovvio che per  “tutti” si intende tutti i giornalai $inistrati; meglio se godono di parentele interne all’emittente. Gli altri, nelle sovradimensionate redazioni della SSR (che Impressum aspira a gonfiare ancora di più), colonizzate dai kompagnuzzi, non entrano nemmeno per sbaglio. E questi “altri”, secondo Impressum, possono tranquillamente finire tutti in disoccupazione ed in assistenza.

Lorenzo Quadri

 

 

 

SSR: il canone a 200 Fr aspetta al varco!

 

E’ evidente che a Comano non hanno imparato un tubo dall’iniziativa “No Billag” e si sono rimangiati tutte le promesse fatte

Il direttore generale della SSR Gilles Marchand durante l’assemblea dell’inutile e stralottizzata CORSI ha annunciato fantomatici “piani R”. R come “Riforma”.

Staremo a vedere in concreto di che “Riforma” si tratterà. Che l’elefantesca TV di Stato vada ridimensionata ed il canone ridotto, è evidente. Ma c’è anche un’altra evidenza. Ossia che, almeno a Comano, dopo il voto sull’iniziativa “No Billag” non è cambiato un tubo.

Prima della votazione, gli alti papaveri dell’emittente di regime, pur di ottenere un No alla “criminale” iniziativa, si sono profusi in ogni sorta di promesse. Molti ci sono cascati ed hanno votato il famigerato “no critico” al “No Billag”. Ed è accaduto proprio quello che avevamo previsto. Il “no critico” è stato trasformato in un “sì acritico”. Passata la festa, gabbato lo santo! Infatti a Comano si va avanti con la tendenziosità di sempre. La propaganda di regime prosegue, lo sbilanciamento a $inistra pure. A pontificare vengono invitati i soliti amici degli amici, dagli onnipresenti esponenti del clan di Lumino all’economista di corte, candidato P$ “in pectore” al Consiglio degli Stati.

Nei sovradimensionati uffici dirigenziali della Pravda di Comano con le poltrone in pelle umana, qualcuno evidentemente sta facendo il furbetto. E finge di dimenticarsi che in Ticino, se si sommano i Sì al No Billag (50mila, il 35% dei votanti) ed i “No critici” (impossibili da quantificare ma certamente tanti), si arriva ad una robusta maggioranza. E questa maggioranza non può venire di nuovo presa a pesci in faccia. Perché, se qualcuno pensa che l’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr sia musica del passato, ha fatto male i conti. Le continue provocazioni – sia da parte dell’emittente che non ha imparato nulla dalla votazione del 4 marzo, che dalla ministra “di riferimento” ossia la Doris uregiatta, che vuole un TV per migranti – non fanno che accelerare i tempi. E il Mago Otelma prevede che un’iniziativa popolare per portare il canone a 200 Fr all’anno farebbe man bassa di voti. Per cui: Achtung!

Lorenzo Quadri

 

 

A Comano dal No Billag non hanno imparato un tubo

 

Nell’edizione principale del TG RSI di lunedì sera, nuovo improponibile servizio unilaterale: in apertura, quasi sette minuti di lavaggio del cervello agli svizzerotti, per convincerli di essere “razzisti e xenofobi”. E questa sarebbe informazione “equidistante e di qualità”? Avanti con l’iniziativa per il canone a 200 Fr!

Anche quest’anno l’inutile Commissione federale contro il razzismo ha prodotto il proprio rapporto (?) secondo il quale i casi di razzismo ed islamofobia in Svizzera sarebbero “in aumento”. Per chi non l’avesse capito: questa Commissione federale è uno strumento, naturalmente pagato dal contribuente, della casta spalancatrice di frontiere. La sua esistenza persegue un solo obiettivo: far credere che nel nostro Paese esista un problema di razzismo. Così la stampa di regime, al servizio della casta, può prodursi in lavaggi del cervello e ricatti morali all’indirizzo degli svizzerotti “chiusi e gretti” affinché si emendino e facciano entrare tutti: che è poi quel che vuole l’establishment!

Tesi ridicole

Sostenere che la Svizzera sarebbe un paese razzista è francamente ridicolo. Da noi un quarto della popolazione è straniera. E se aggiungiamo chi ha beneficiato di naturalizzazioni facili, non osiamo immaginare dove si va a finire. Inoltre, se il nostro fosse un paese razzista ed islamofobo, perché vogliono arrivare tutti qui?

Ricordiamo che il Giappone ha il 2% di stranieri, ma nessuno si permette di fare un cip. Ecco un grande Paese, carico di storia e di cultura, da cui prendere esempio.

Del resto gli stessi numeri prodotti dalla Commissione federale contro il razzismo dimostrano la sua inutilità: si tratta infatti di poche decine di casi. E come la mettiamo con il razzismo contro gli svizzeri? Con gli annunci di lavoro per soli frontalieri? Con l’immigrazione scriteriata di stranieri in arrivo da “altre culture” i quali sono razzisti, antisemiti, sessisti, eccetera? Vuoi vedere che in Svizzera anche il razzismo, come del resto una grossa fetta della criminalità, è d’importazione?

La Commissione federale contro il razzismo va dunque abolita, poiché serve solo agli spalancatori di frontiere per inculcare a noi svizzerotti, strumentalmente e con i nostri soldi, sensi di colpa del tutto ingiustificati.

La propaganda di Comano

Ed infatti, come volevasi dimostrare, lunedì sera il TG delle 20 della RSI ha dedicato alla non-notizia del presunto aumento dei casi di “razzismo” addirittura l’apertura. E che apertura: oltre 6 minuti e mezzo di servizio, sfacciatamente unilaterale, in cui si monta la panna sull’inventato problema del “razzismo in Svizzera”. Lo scoppio della Terza guerra mondiale non avrebbe ottenuto maggiore spazio. Ulteriore esempio di utilizzo dei soldi del canone più caro d’Europa per fare il lavaggio del cervello agli spettatori. E questa sarebbe informazione equidistante, di servizio pubblico, e di qualità? Ma non fateci ridere. Questa è la solita propaganda di regime. L’ennesima leccata alla casta spalancatrice di frontiere e multikulti.

Dalla votazione sul No Billag, a Comano non hanno proprio  imparato un tubo. E’ forse il caso di ricordare a chi fa finta di dimenticarselo che i Sì all’iniziativa No Billag (in Ticino il 35%) aggiunti ai “No critici” fanno senz’altro una maggioranza. Una maggioranza robusta. E’ quindi urgente il lancio dell’iniziativa per il canone a 200 Fr.

Lorenzo Quadri

Sì a No Billag, altrimenti la casta si rimangerà tutte le promesse

Ultimo appello a sostegno dell’iniziativa contro il canone: sì alla libertà di scelta

Finalmente oggi si vota sull’iniziativa No Billag. Una votazione che arriva dopo mesi di lavaggio del cervello alla popolazione ad opera dei contrari alla “criminale” iniziativa. Una campagna martellante, decisamente degna di miglior causa. Una campagna condita di isterismi, di ricatti, di fake news, di scenari apocalittici partoriti dall’establishment schierato al gran completo e – fatto grave! – dalla stessa TV di Stato. La RSI ha infatti gettato nel water il mandato di servizio pubblico per darsi alla più sfrontata propaganda pro-saccoccia.

A ciò si aggiunge la rabbiosa agitazione dei dipendenti della RSI sui social, impegnati a dispensare insulti ed insinuazioni a destra e a manca, con il capo dell’informazione che ha definito dei “Göbbels” i sostenitori dell’iniziativa, accostandoli così ai gerarchi nazisti. E per questo genere di “servizio pubblico” dovremmo pagare il canone più caro d’Europa?

Abbiamo visto i $ignori della partitocrazia, tutti assieme appassionatamente, difendere l’emittente di regime montando la panna sui posti di lavoro. Proprio loro, che degli impieghi dei ticinesi se ne sbattono, ed infatti hanno appena rottamato la preferenza indigena per non ostacolare l’invasione di frontalieri!

Imbrattano la proprietà pubblica

Naturalmente i cosiddetti “amici della RSI”, capitanati da ospiti fissi della TV di Stato, hanno pensato bene di tappezzare il Cantone di striscioni (quanti abusivi?) e di imbrattare la proprietà pubblica con adesivi (tutti abusivi) incollati perfino sulle porte degli stabili comunali dove si trovano i seggi. Alla faccia del rispetto della democrazia e della proprietà pubblica! Va da sé che le spese di pulizia vanno fatturate agli “amici della RSI”, dato che hanno soldi da spendere. Ma l’impostazione che sta dietro queste iniziative è chiara: cose di tutti, cose di nessuno. Allo stesso modo i soldi di tutti – ad esempio quelli del canone – sono considerati, da costoro, soldi di nessuno. Pertanto, secondo i signori dell’establishment, possono venire tranquillamente sperperati per foraggiare gli amici degli amici. Cosa che in effetti accade, dal momento che il canone è stato trasformato in una gigantesca mangiatoia a cui attingono le categorie più disparate.

Colpito nel segno

Le reazioni fuori di testa da parte di contrari al No Billag dimostrano che l’iniziativa ha colpito nel punto più sensibile della partitocrazia. Cioè nelle cadreghe. Lorsignori  si riempiono la bocca con il “servizio pubblico” (che fa tanto politikamente korretto), tentando di nascondere che la SSR il servizio lo fa alla casta, con i soldi dei cittadini. E’ servizio pubblico al contrario. Ed infatti la partitocrazia difende a spada tratta la TV di Stato trattandosi di un suo strumento di propaganda e di conservazione del potere. La SSR non è affatto “indipendente dallo Stato” come qualcuno, prendendo la gente per scema, vorrebbe far credere. La SSR è lo Stato. Il Potere. L’Establishment. Il megafono del pensiero unico: frontiere spalancate, multikulti, sudditanza all’UE, fango sugli odiati “populisti di destra” (mentre ai populisti di $inistra slinguazzate ad oltranza), eccetera.

Senza l’iniziativa…

Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe stato alcun abbassamento del canone a 365 Fr (vedremo però quanto durerà questa mossa da campagna elettorale, dopo che l’iniziativa verrà respinta). Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe stato uno straccio di dibattito sulla SSR e sul “servizio pubblico” radiotelevisivo. Adesso tutti ammettono che servono riforme profonde (e le promettono pure). Prima del No Billag, ma guarda un po’, lo si negava ad oltranza! Ma sono tutte promesse da marinaio. Chi le ha fatte aspetta solo l’occasione per rimangiarsele. E, di questo possiamo stare certi, se il Sì non passerà in Ticino, o se comunque non otterrà un percentuale importante, a Comano l’andazzo attuale andrà avanti ad oltranza. La RSI non ha alcuna volontà di cambiamento. Autocritica è un termine sconosciuto. La RSI è già stata bocciata dalla popolazione ticinese nel 2015, con la votazione sulla nuova legge sulla radioTV. Cosa ha fatto per correggersi? Nulla! E’ andata avanti con la consueta faziosità ed arroganza, impipandosene allegramente di quello che pensa il pubblico, che deve solo pagare e tacere. E che il popolazzo becero non osi alzare la testa davanti all’emittente dei “potenti”!

La posizione di monopolio della SSR, inoltre, nuoce alla pluralità dell’informazione e alla democrazia.

Paga chi non consuma?

Nell’era della rivoluzione digitale, non è più pensabile che i cittadini siano costretti a pagare il canone più caro d’Europa per una radioTV di cui non usufruiscono, o usufruiscono in misura minima. Lo stesso direttore generale della SSR ha ammesso che un canone obbligatorio è sempre più difficile da giustificare. I giovani la RSI non la guardano più. Il principio del “chi consuma paga” vale per tutti, viene applicato perfino ai servizi di base al cittadino (vedi raccolta e smaltimento rifiuti), ma non vale per l’emittente di propaganda della casta? Quella, il cittadino è costretto a pagarla “a prescindere”? E perché mai? Non è così che funziona. L’attuale sistema è un relitto del passato. Viene mantenuto artificialmente in vita solo perché è nell’interesse dell’establishment; non certo dei cittadini. Se la SSR non esistesse già da 80 anni, nessuno si sognerebbe di inventarla oggi. La Tv di Stato è un morto che cammina.

C’è ancora qualche ora…

La storiella poi che, pur nel quadro di un No a livello federale a No Billag, un Sì ticinese porterebbe ad un drastico taglio della quota parte di canone di cui beneficia la RSI, è l’ennesimo squallido ricatto. La casta se l’è inventato quando si è accorta che la percentuale ticinese di Sì  poteva essere superiore (anche in modo importante) alla media nazionale. Ma, se c’è un canone obbligatorio, i ticinesi dovranno continuare a pagarlo come tutti gli altri svizzeri, indipendentemente dall’esito del voto sul No Billag a livello cantonale.  Di conseguenza, avranno diritto anche alle stesse prestazioni dei loro concittadini d’Oltregottardo.

C’è ancora qualche ora di tempo per votare Sì a No Billag. Fatelo, altrimenti tutte le promesse di cambiamento e di riforma che abbiamo sentito nelle scorse settimane verranno cancellate con un colpo di spugna.

Lorenzo Quadri

 

A Comano la fanno (di nuovo) fuori dal vaso

Il “Ghiro” lancia la petizione contro il faziosissimo corrispondente RSI dagli USA

Tanto per riscaldare un po’ l’ambiente prima della votazione sulla “criminale”  iniziativa No Billag (infatti cominciavamo ad annoiarci…) il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli ha lanciato una petizione online per la rimozione del corrispondente della RSI dagli USA, Andrea Vosti, in quanto clamorosamente fazioso (anti-Trump).

Sulla partigianeria di costui, che pare nutrire un odio viscerale per l’attuale inquilino della Casa Bianca nonché per i Repubblicani in generale, c’è assai poco da disquisire. Trattasi di fatto conclamato. Sul Mattino abbiamo pubblicato vari esempi concreti.

Poi, ci si può chiedere se una petizione sia il mezzo adeguato per sollevare un problema del genere. Ad esempio: sarebbe immaginabile, in caso di un buon risultato ticinese del No Billag, lanciare una petizione all’indirizzo della direzione generale della SSR per esautorare i vertici della RSI e per cancellare l’inutile CORSI (ormai ridotta a riserva di cadreghe per gli “ex” della partitocrazia). Lanciare una petizione per allontanare il corrispondente dagli USA (a parte che ovviamente non avrà alcun seguito concreto) significa focalizzarsi su una minima parte del problema. Non è solo Vosti ad essere fazioso. Lo è l’intera TV di Stato.

Due motivi

Ci sono tuttavia due motivi per cui vale la pena considerare di firmare la petizione.

  • Come scontato, la RSI ha condannato con toni drammatici l’iniziativa del “Ghiro”. Ma cosa dice di Vosti, definito “faziosissimo” perfino dal direttore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia in una email pubblicata dal portale Ticinolibero? All’emittente di sedicente servizio pubblico va bene che il corrispondete dagli USA sia “faziosissimo”? Evidentemente sì, visto che Vosti è schierato, in maniera plateale, dalla parte “giusta”: quella della gauche-caviar che ha colonizzato le redazioni della radioTV statale. Si fosse trattato di un fazioso pro-Trump, sarebbe già stato mandato a svuotare i cestini della carta straccia.
    Il problema non è la petizione, il problema è che la RSI abusa del mandato di servizio pubblico per fare propaganda di parte che si spinge fino al lavaggio del cervello, come abbiamo visto in questi mesi sul No Billag. E questo è uno dei motivi per cui l’iniziativa No Billag va sostenuta: senza un numero consistente di Sì, l’andazzo attuale continuerà.
    La petizione “ad personam” del Ghiro, per citare sempre Pontiggia, sarà anche “illiberale” (come se l’isterica campagna contro il No Billag orchestrata a Comano avesse qualcosa di “liberale”); ma cosa fa la RSI per correggere una situazione inaccettabile ed offrire al pubblico (costretto a pagare il canone più caro d’Europa) un’informazione dagli USA che sia di “servizio pubblico” e non marchette agli anti –Trump e alla supertrombata Clinton? Questo è il tema che a Comano si guardano bene dall’affrontare, nascondendosi dietro un problema di forma (la petizione) per snobbare la sostanza, molto reale e concreta, del problema sollevato. Ennesima dimostrazione che la tanto decantata “volontà di cambiamento” sventolata nelle scorse settimane e mesi dai vertici della TV di Stato è una semplice bufala per tentare di far fessi i votanti. Non se la beve nemmeno “quello che mena il gesso”!
  • Il sedicente $indakato svizzero dei media ($$M), che è in realtà un sindacato dei giornalisti di $inistra e si mobilita solo per difendere giornalisti e testate di $inistra, in tempo di record è riuscito a produrre un penoso sproloquio di difesa a spada tratta del Vosti. Il tutto in perfetto stile “la casta degli intoccabili”. “Impeccabile la professionalità di Vosti, Petizione vergognosa, minaccia della libertà di stampa, offesa alla democrazia!” berciano in crescendo i $inistrati. Ma andate a Baggio a suonare l’organo! Quando i moralisti a senso unico lanciavano le petizioni contro il Mattino, questo sindacato ro$$o del piffero mica strillava alla libertà di stampa e alla democrazia in pericolo, anzi… Le farneticazioni dei kompagni del $$M sono già da sole un valido motivo per firmare la petizione del Ghiro.

Lorenzo Quadri

 

 

 

La petizione “Stop Vosti” la trovate sul sito

www.ilguastafeste.ch

 

 

Canone: il “servizio pubblico” è diventato una mangiatoia

La casta vuole far pagare ai cittadini la propria macchina di propaganda e di potere

Continuano a fioccare le prese di posizione, vieppiù esagitate, contro la “criminale” iniziativa No Billag; vengono giù più abbondanti della neve in Leventina.

Gruppi, gruppuscoli e gruppetti (spesso e volentieri i referenti sono sempre i medesimi) fanno sentire la propria voce in un crescendo di isteria: il che ci dà la misura delle dimensioni della mangiatoia alimentata col canone, del numero dei greppianti e delle connivenze. Altro che servizio pubblico! L’iniziativa No Billag ha scoperchiato un vaso di Pandora.

La partitocrazia difende ad oltranza il canone radioTV non certo perché da esso dipendano le sorti della Svizzera: sostenere una tesi del genere equivale a prendere la gente per i fondelli, oltre che a rendersi ridicoli. Ci sono state, e ancora ci saranno, votazioni su temi molto, ma molto più importanti di questo. La partitocrazia si tira giù la pelle di dosso a difesa del canone più caro d’Europa perché esso serve a finanziare un suo centro di potere, di propaganda e di spartizione di cadreghe in base a criteri politici e dinastici.

Primaria importanza

La possibilità di servirsi del sovradimensionato carrozzone SSR per fare il lavaggio del cervello ai cittadini è di primaria importanza per l’establishment, che ultimamente non ne azzecca una. Tanto per fare un esempio: è appena stata lanciata l’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone (firmate tutti!). Quando si tratterà di andare alle urne sul tema, la casta spalancatrice di frontiere avrà bisogno di tutta la potenza di fuoco possibile per minacciare e ricattare il popolazzo. Non sia mai che quest’ultimo voti ancora  “sbagliato” come accaduto il 9 febbraio del 2014! Poter disporre della monopolista SSR per fare propaganda di regime a tappeto diventa fondamentale.

Il paravento

Il servizio pubblico, concetto politikamente korrettissimo con cui la partitocrazia si riempie la bocca per difendere il canone più caro d’Europa, è un paravento di comodo. Va bene per fare marketing politico-elettorale.  Peccato che la Posta da anni stia smantellando il servizio pubblico. Ma l’agitazione dei politicanti non è nemmeno lontanamente paragonabile. Chiaro: gli smantellamenti postali avvengono con la connivenza della partitocrazia, a cominciare dalla Doris uregiatta. “I tempi sono cambiati”, pontificano i “grandi statisti”. Ah ecco. E per la SSR, invece, il tempo non passa mai, nevvero? La rivoluzione digitale esiste solo per la Posta e non per l’emittente di regime? E come la mettiamo, signori politicanti, con il principio del “chi consuma paga” che da anni andate promuovendo, e di cui il canone è una sfacciata negazione? Contrordine compagni?

E che dire delle prese di posizioni delle associazioni dei consumatori, che altro non sono che delle succursali del P$$, le quali difendono ad oltranza l’obbligo dei cittadini di pagare 451 Fr all’anno per un servizio anche se non lo utilizzano affatto? Questa sarebbe difesa dei consumatori? Ma per cortesia. Qui si difende l’orticello degli amici e degli amici degli amici.

Furbetti del quartierino?

E’ poi alquanto penoso che uno degli argomenti principali degli esagitati avversari del No Billag (un’agitazione che ben tradisce la difesa di interessi personali) sia quello della famosa chiave di riparto, favorevole al Ticino. Ah bene. Quindi, secondo questi signori, i ticinesi che pagano il canone come tutti gli altri svizzeri (anzi in proporzione di più, visto che da noi grazie alla devastante libera circolazione delle persone promossa anche dalla SSR, precariato e povertà sono ben superiori rispetto al resto del paese e quindi il canone sul bilancio delle economie domestiche ha un peso maggiore) non dovrebbero ricevere lo stesso prodotto? Siamo cittadini di serie B? Asserire poi che il canone obbligatorio più caro d’Europa sia inattaccabile perché la somma globale che parte dal Ticino è superiore a quella che vi ritorna, significa fare sfoggio di un’imbarazzante mentalità del magna-magna (dalle tasche del contribuente: i soldi del canone non crescono sugli alberi). Una mentalità molto poco svizzera, da furbetti del quartierino, di cui sarebbe prudente non vantarsi troppo. Allo stesso modo, i megadirettori SSR da mezzo milione all’anno farebbero bene a smetterla di ripetere la fanfaluca del piano B che non esiste. Perché un direttore generale da 560mila Fr all’anno  che non ha un piano B semplicemente non è al suo posto e va quindi lasciato a casa subito. 

La RSI non chiude

La realtà è che né la SSR né la RSI chiuderanno i battenti in caso di accettazione dell’iniziativa No Billag. Queste sono balle di fra’ Luca. Panzane. Ricatti. Terrorismo pre-votazione. Come quando vent’anni fa la casta ci veniva a raccontare che, se la Svizzera avesse detto No allo SEE, ci saremmo trasformati nel Terzo mondo.

In caso di approvazione del No Billag, SSR e RSI  dovrebbero, evidentemente, riorganizzarsi e ridimensionarsi. Un processo che – per recente ammissione dello stesso direttore generale Marchand – è in ogni caso inevitabile, indipendentemente dall’esisto della votazione del 4 marzo.

Gonfiata come una rana

E’ forse il caso di ricordare che, senza l’iniziativa No Billag, nessuno si sarebbe sognato di abbassare temporaneamente il canone a 365 Fr e nessuno adesso parlerebbe di riorganizzazioni e di cure dimagranti. Che sono, evidentemente, necessarie: nel corso degli anni la TV di Stato si è gonfiata come una rana riempiendosi di doppioni, di orpelli inutili, di una pletora di livelli gerarchici che producono poco o nulla ma che costano parecchio. Per non parlare dei gruppi familiari assunti dall’emittente di regime, dei “cognomi illustri” che si installano e fanno carriera per meriti dinastici, e via elencando. Tutte distorsioni tipiche di un monopolio statale. Di una struttura che incassa risorse eccessive e sicure;  quindi si inventa il lavoro pur di  spenderle tutte. E come la mettiamo con la questione dei dipendenti SSR che non pagano il canone, perché glielo paghiamo noi? Tutte queste cosucce saltano fuori adesso, grazie all’iniziativa No Billag. Senza No Billag, si sarebbe andati avanti “come se niente fudesse”!

Senza No Billag…

Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe nemmeno stato uno straccio di dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo nell’era digitale, sul suo contenuto e sui mezzi a disposizione per finanziarlo. La SSR da sola non si sogna di mettersi in discussione.  La partitocrazia del “pensiero unico” vuole il mammuth pagato dal contribuente per farsi campagna elettorale e per mantenere il potere. Già nel 2015 la SSR venne bocciata dalla metà degli svizzeri, e la RSI dalla maggioranza dei ticinesi. Cosa ha fatto l’emittente statale per correggere il tiro, per riconquistare il consenso della popolazione? Assolutamente nulla! Sicché, se l’iniziativa No Billag dovesse venire approvata dalle urne, i boss della SSR potranno solo recitare il “mea culpa”. E, ovviamente, rassegnare immediate dimissioni.

Lorenzo Quadri

 

No Billag: i ricatti della Doris

La ministra uregiatta prima rifiuta tutti i compromessi sul canone, poi va in panico

 

L’isterismo di vertici della SSR/RSI, nonché della partitocrazia, a causa della “criminale” iniziativa No Billag continua a crescere, malgrado manchino tre mesi alla votazione. I  vertici dell’emittente, in barba alle reiterate dichiarazioni di “serenità” e di “rispetto per diritti popolari” sono tutt’altro che sereni. E quanto all’accettare che il popolo possa esprimersi anche sul canone radioTV… Risultato: ogni volta che lorsignori aprono bocca, danneggiano la loro causa.

Adesso anche la Doris, come ministra delle telecomunicazioni, ha pensato bene di scendere in campo. Naturalmente con i soliti metodi da Doris. Ossia con panzane e ricatti. Del resto, la Doris ha raccontato panzane sulla strategia energetica 2050, raccontando la storiella del costo massimo di 40 Fr all’anno per economia domestica. Balle di Fra’ Luca, come dimostrano i superbalzelli previsti nella legge sul CO2. I contrari alla strategia energetica 2050, che parlavano di maggiori costi di 3000 franchetti all’anno, sono assai più vicini alla realtà.

E sempre la Doris ricattava per sdoganare la vignetta autostradale a 100 Fr all’anno. Ed infatti è stata asfaltata dalle urne.

C’è chi non impara

Ma evidentemente c’è chi non impara mai. Sicché, ecco che la quasi ex presidenta della Confederella sul torna alla carica sul No Billag ricattando senza vergogna le minoranze linguistiche: se la “scellerata” iniziativa passa – tuona la ministra uregiatta –  salteranno i programmi radioTV delle minoranze!  “La SSR – annuncia infatti la Doris – non potrebbe più applicare il suo sistema di perequazione finanziaria interna per sostenere con proventi realizzati nella Svizzera tedesca programmi destinati alla Svizzera italiana, romanda e romancia”.

E’ piuttosto allucinante che, malgrado il numero francamente eccessivo di anni trascorsi nel governicchio federale, la Doris non abbia ancora capito che ricattare i cittadini, ed in particolare le minoranze linguistiche (che in più di un’occasione hanno fatto da ago della bilancia) non è una buona idea.

 

Paghiamo anche noi

Geniale, poi, la trovata di sottolineare agli Svizzeri tedeschi che col loro canone eccessivo  – che però paghiamo anche noi, mica solo loro! – finanziano anche la RSI, la quale si è gonfiata come una rana ed il servizio pubblico nemmeno sa dove sta di casa. Praticamente un’esortazione agli amici d’Oltregottardo a votare contro il canone.  Ma la Doris fa campagna per il No Billag?

Stendiamo un velo pietoso sulla fanfaluca della “pluralità dell’informazione” con cui la ministra delle telecomunicazione si sciacqua la bocca, quando il 70% dei giornalisti SSR è di $inistra ed un altro 16% di centro$initra. Altro che pluralità dell’informazione: propaganda a senso unico.

Non ancora contenta, la Doris ha voluto ripetere la menata che, in caso di approvazione dell’iniziativa No Billag, “Non c’è un piano B”, già detta del direttore generale della SSR Gilles Marchand. Ma bene! Qui c’è un manager da quasi 600mila Fr all’anno che si  bulla di non avere un piano B. E una ministra che ripete la stessa cosa. Il numero delle persone non al proprio posto si moltiplica.

Esame di coscienza?

La Doris, prima di andare a ricattare e a minacciare a destra e a manca, potrebbe inoltre farsi un esame di coscienza. La SSR ha rifiutato qualsiasi soluzione di compromesso per un abbassamento del canone. La Doris (assieme alla partitocrazia) come di consueto ha spalleggiato la TV di Stato: sfottendo, denigrando e criminalizzando tutte le proposte di riduzione del canone. Poi però è subentrato il panico. Ecco dunque l’uscita sullo sconto farlocco: da 451 Fr a 365 Fr all’anno per due anni (2019 – 2020). Sconto, sia chiaro, che è stato deciso soltanto in presenza dell’iniziativa No Billag. Altrimenti, col fischio che qualcuno si sarebbe sognato di procedere in questo senso. L’iniziativa No Billag ha quindi già ottenuto il risultato concreto di far risparmiare ai cittadini qualche soldino. Altro che criminalizzare i promotori (quattro gatti) tentando di dipingerli come i “nemici del popolo”.

Promesse farlocche

Chiaramente però anche il Gigi di Viganello ha capito che, mai come in questo caso, vale il principio del “passata la festa, gabbato lo santo”. Sicché, se l’iniziativa No Billag – pur non passando – non dovesse ottenere un numero dignitoso di consensi, a partire dal 2020 lo sconto sul canone più caro d’Europa ce lo possiamo scordare. Come detto più volte, non esiste alcun “No critico”. Dire No all’iniziativa “No Billag” significa non solo approvare, ma incoraggiare l’andazzo attuale. Nelle ultime settimane i vertici dell’emittente di regime si sono profusi in accorate promesse di cambiamenti radicali. Ma queste promesse farlocche finiranno immediatamente nella tazza del water se l’iniziativa No Billag dovesse venire respinta con maggioranza schiacciante perché i cittadini hanno ceduto al ricatto della casta.

Lorenzo Quadri

 

No Billag: all’emittente di regime è già Carnevale

Predicano la rottamazione della Svizzera, e poi si nascondono dietro la bandiera?

 

A Comano sono così “sereni” che da settimane va in scena il lavaggio del cervello; e i cittadini, a tre mesi dalla votazione, ne hanno già piene le scuffie

Si avvicina Natale, ma a leggere certe posizioni della RSI sembra già Carnevale. Particolarmente carnascialesco il comunicato, diffuso di recente, con cui la Pravda di Comano (e le emittenti private) garantiscono un “dibattito equilibrato” sulla “criminale” iniziativa No Billag ed assicurano che non useranno il canone (più caro d’Europa) per fare campagna di votazione. Scusate ma ci scappa da ridere! E l’ilarità aumenta leggendo dichiarazioni del seguente tenore: “L’iniziativa popolare costituisce un diritto democratico che va riconosciuto serenamente e senza irrigidimenti”. Oppure: “In nessun caso queste emittenti utilizzeranno risorse provenienti dal canone radiotelevisivo per una campagna in merito alla votazione del 4 marzo 2018”. O ancora: “Le emittenti che assicurano il servizio pubblico radiotelevisivo garantiscono nei loro programmi un dibattito oggettivo e pluralistico, ospitando in modo equilibrato le opinioni contradditorie sul tema”.

Sereni?

L’iniziativa No Billag va riconosciuta “serenamente”? Ed infatti i galoppini di  Comano e Besso sono così “sereni” che da settimane ormai si stanno producendo in un improponibile ed isterico lavaggio del cervello ai cittadini, con scenari sempre più catastrofisti. Nemmeno si stesse votando sulla terza guerra mondiale. Vedi il grottesco slogan “No Billag – No Svizzera”. Come se la Svizzera esistesse grazie all’emittente di regime! Ma soprattutto: con quale faccia di tolla certa gente, che ha sempre sostenuto la rottamazione della Svizzera – perché bisogna essere “aperti”, multikulti ed “eurocompabili” (ovvero: eurosguatteri) – adesso si permette di nascondersi dietro la nazione?

La stessa Pravda di Comano, organo di propaganda di regime pro-UE, pro-frontiere spalancate, pro-finti rifugiati, e soprattutto ferocemente contraria agli odiati nazionalisti, che vengono sistematicamente equiparati ai fascisti, adesso che se la vede grigia tira in ballo la bandiera rossocrociata? Dopo averla sempre sminuita e disprezzata secondo i dettami dell’ideologia becero-internazionalista ro$$a? Ma chi credono di prendere per il tafanario questi signori?

Geometrie variabili

E ricordiamoci che quelli che piagnucolano e strillano allo scandalo perché la “criminale” iniziativa No Billag metterebbe a rischio dei posti di lavoro (come se fosse plausibile una sua accettazione a livello nazionale) sono gli stessi che hanno sempre fiancheggiato lo smantellamento della piazza finanziaria, che in Ticino ha perso quasi 3000 impieghi in 15 anni. E sono sempre quelli che reggono la coda alla devastante libera circolazione delle persone, che genera sostituzione e dumping salariale. Ma evidentemente ci sono posti di lavoro che “valgono” (quelli occupati dai kompagni dell’emittente di regime) e quelli che invece non contano una cippa (quelli di tutti gli altri).

Obiettivi?

In quel di Comano e Besso sono così “sereni” che il direttore kompagno Canetta rilascia ormai un’intervista al giorno contro il No Billag, una più catastrofista dell’altra, con tanto di accuse (pronunciate con la massima serenità, sia chiaro) ai sostenitori della “criminale” iniziativa contro il canone di essere bugiardi.

In quel di Comano sono così “sereni” che, alla disperata ricerca di suffragetti/e, stanno slinguazzando senza ritegno tutti i politicanti che ritengono possano fare campagna anti No Billag. Un solo esempio tra tanti: i grotteschi quantitativi di panna montata – che proprio nulla hanno a che vedere con il servizio pubblico – sull’arrivo di Rocco Cattaneo in Consiglio nazionale.

E sono così “obiettivi”, a Comano, da infarcire i notiziari RSI di propaganda contro l’iniziativa No BIllag, e nemmeno tanto subliminale (lavaggio del cervello).  E come la mettiamo con i dipendenti dell’emittente impegnati sui social a fare campagna permanente, 24 ore al giorno?

Equilibrati?

Non utilizzano risorse del canone per fare campagna”, recita ancora il comunicato. Ohibò. Lo stipendio del buon Canetta non è forse pagato con i soldi del canone? La gestione ordinaria della CORSI non è forse finanziata con i soldi del canone? E non è forse la CORSI, con il presidente uregiatto Gigio Pedrazzini, a gestire la questua per il finanziamento della maxi-campagna contro i quattro gatti che sostengono ufficialmente il No Billag, con tanto di polizze di versamento intestate all’ex partitone (Ovvero: chi vuole sostenere la campagna contro il No Billag deve spedire i propri soldi al PLR)?

E gli uccellini cinguettano pure di una risorsa interna alla RSI (quadro dirigente, ovviamente pagato col canone) il cui compito attuale sarebbe proprio quello di coordinare la campagna contro il No Billag… ma naturalmente si tratta delle solite maldicenze, vero?

“Il dibattito equilibrato è garantito”? Ma chi si pensa di fare fessi? I dibattiti equilibrati alla RSI non sono garantiti nemmeno su temi che non vedono l’emittente di regime quale parte in causa. Figuriamoci allora quando lo è…

Imposta

E’ forse anche il caso di ricordarsi che l’attuale canone non è nemmeno tale. Infatti è  stato trasformanto – senza la necessaria base costituzionale! – in un’imposta pro-SSR. Una sfacciata contraddizione del famigerato principio del “chi consuma paga”. Un principio che la partitocrazia, a cominciare dalla gauche-caviar, sostiene ad oltranza. Tranne, ma guarda un po’, in questo caso. Perché, quando si tratta di foraggiare l’emittente di regime, quella che permette al centro-$inistra di mantenere potere e cadreghe – il 70% dei giornalisti della SSR sono di $inistra e un ulteriore 16% di centro-($inistra) – allora ecco che scatta il “contrordine compagni”: tutti devono pagare indiscriminatamente! Anche se non consumano alcun prodotto radiotelevisivo, perché non possono o non vogliono. Ed in più, per vedere quello che desiderano, devono ancora pagare gli abbonamenti alle emittenti tematiche. Questo sistema è uno sconcezza. Costretti per legge ad acquistare una prestazione che non si vuole? E che non è affatto un servizio di base al cittadino, dal momento che rientra ampiamente nella sfera del superfluo? Non sta né in cielo né in terra. E questo già basta, ed avanza, per sostenere l’iniziativa No Billag.

Lorenzo Quadri

Iniziativa No Billag, la casta sta perdendo la bussola

Gli isterismi che portano acqua al mulino della “scandalosa” votazione sul canone

 

L’isterismo sull’iniziativa popolare No Billag continua a crescere ed è ormai andato  fuori controllo. Alcuni esempi degli ultimi giorni.

Nuova questua

Dopo quella del Gigio Pedrazzini con le polizze di pagamento intestate al PLR (!), il gruppo “amici della RSI” ha lanciato una nuova questua. Questi amici, sia ben chiaro, sono del tutto disinteressati. Come la loro coordinatrice, compagna Amalia Mirante, che – essendo del partito giusto, con le idee giuste – viene invitata dalla Pravda di Comano a giorni alterni (nel senso che un giorno è in TV a Comano, il giorno successivo in radio a Besso) a disquisire su qualsiasi cosa. Ohibò: ma quante collette intendono lanciare questi “amici” dell’emittente di regime per combattere i quattro gatti  del comitato di sostegno al No Billag?
Il lavaggio del cervello che la RSI sta praticando da settimane, arrivando a strumentalizzare perfino il Vescovo, ancora non basta? Bisogna anche lanciarsi in operazioni di accattonaggio multiplo per finanziare una campagna in stile “candidatura alla Casa Bianca”? Ed il bello è che a Comano si dicono “sereni”… così “sereni” che tanti dipendenti dell’azienda passano la giornata sui “social” a sbroccare contro la “criminale” iniziativa ed i loro promotori.

Il PPD impallina il Gigio Pedrazzini

Per la maggioranza di centro-$inistra la RSI è sia riserva di cadreghe che strumento di mantenimento del potere che veicolo di propaganda elettorale per i propri politicanti. Sicché, anche la partitocrazia sta perdendo la bussola. Prova ne sia che il PPD ha lanciato un pubblico appello ai vertici dell’emittente di regime, affinché aboliscano subito il privilegio del canone, che i dipendenti della RSI al momento non pagano. A pagarlo per loro sono tutti gli altri. Si immaginano, gli “azzurri”, che il problema sia tutto lì? Che senza questo privilegio i ticinesi voteranno in massa contro il No Billag? Qualcuno crede ancora a Babbo Natale (vabbè che è stagione). Ma gli  uregiatti, forse un po’ confusi dalle varie “tegole” che gli stanno cascando addosso, non si accorgono di aver impallinato il Gigio Pedrazzini, malamente crivellato dal “fuoco amico”. Il Gigio, alto esponente del PPD, è infatti il presidente della CORSI. Non sarebbe  dunque stato compito suo impegnarsi per abolire il privilegio del canone in tempi non sospetti? Invece, è evidente che questo non è accaduto. Se il privilegio del canone dei dipendenti RSI è diventato un tema di discussione, e se il canone stesso è stato temporaneamente abbassato a 365 Fr all’anno, il merito è unicamente dell’iniziativa No Billag. Non ci fosse stata, tutto sarebbe andato avanti come se “niente fudesse”.

Il maledetto sondaggio

A far perdere definitivamente la testa in quel di Comano ci ha poi pensato il sondaggio pubblicato sulla SonntagsZeitung e su Le Matin Dimanche, secondo cui l’iniziativa No Billag riscuoterebbe il 57% dei consensi, mentre i contrari sarebbero fermi 34%. Ovviamente un sondaggio conta quel che conta, ma è comunque un indicatore di tendenza che ha fatto scoppiare il panico tra i vertici della SSR. E non solo.

 Il Sindacato sbrocca

Un altro attore ha pensato bene di irrompere sulla scena. Ossia il SSM, il Sindacato svizzero dei Mass media. Trattasi in realtà del sindacato dei giornalisti di $inistra, che si mobilita solo per le redazioni colonizzate dai kompagni (come è il caso, ma guarda un po’, di quelle della RSI). Per le altre, invece, auspica la chiusura. Il SSM in un comunicato definisce l’iniziativa No Billag “una bomba in mano ai cittadini”. Dopodiché, si scaglia contro i diritti popolari ed aizza all’odio nei confronti dei promotori del No Billag: distruttori! Nemici del popolo! Delinquenti!  Come si permettono questi disgraziati del No Billag di far votare la gente sul canone più caro d’Europa, che oltretutto è pure illegale (è infatti stato trasformato in un’imposta malgrado non ci fosse la necessaria base costituzionale)? Come osano i criminali del No Billag consentire ai cittadini svizzeri di votare, quando il popolazzo deve solo pagare e tacere e prosternarsi umilmente davanti all’emittente di regime ringraziandola di esistere, magari dopo essersi recato in pellegrinaggio a Comano camminando sulle nude ginocchia?
E gli sciagurati bombaroli (sic!) che oseranno votare Sì all’iniziativa No Billag, non meritano forse di essere messi alla gogna sulla pubblica piazza? E non è anzi ora di abolire i diritti popolari che consentono simili scempi?

Verso la figura marrone?

Signori del sindacato dei giornalisti di $inistra: e chiedervi perché si è arrivati all’iniziativa No Billag e come mai quest’ultima figura pure in testa nei sondaggi (per quel che contano)? Ma figuriamoci! Meglio sbraitare che è tutta colpa dei “nemici del popolo” del comitato No Billag! Neanche fossero la “Grande armata” di napoleonica memoria, quando invece sono 4 gatti, con tutto l’establishment che gli spala palta addosso ogni santo giorno.
Certo che se, dopo questa immane mobilitazione, il prossimo 4 marzo l’élite schierata compatta e spocchiosa contro il No Billag dovesse venire ancora una volta asfaltata dai votanti ticinesi, sai la figura marrone!

Lorenzo Quadri

Trasmissioni porno: la SSR e la sindrome di Tafazzi

L’emittente di regime non perde occasione per dimostrare di avere troppi soldi

 

Certo che alla SSR devono proprio essere affetti dalla sindrome di Tafazzi, ossia quel personaggio televisivo di alcuni anni fa dedito a martellarsi i gioielli di famiglia con una bottiglia. Il 4 marzo 2018 si voterà sull’iniziativa No Billag – il Consiglio federale ha di recente fissato la data per l’appuntamento con le urne – e l’emittente di regime che fa? Non trova di meglio che inventarsi una trasmissione  sulla pornografia, con tanto di produttore di film porno tra gli ospiti in studio. Nelle scorse settimane la TV di Stato si era già fatta notare per un filmato in cui si spiegano i segreti della masturbazione.

La nuova pornotrasmissione, che andrà in onda sulla SRF, ha già attirato l’attenzione del Blick che ha ironizzato sul “Service Porno” (invece di “Service Public”). A volte essere italofoni ha dei vantaggi, poiché il gioco di parole “Servizio Pubblico – Servizio Pubico” in tedesco (che usa l’espressione francese) non si può fare e la formula scelta dal Blick zoppica assai…

Per fortuna!

Bontà sua: la presentatrice della nuova trasmissione (di cui proprio non si poteva fare a meno) ha pensato bene di rassicurare gli utenti: Sicuramente non mostreremo scene violente o di pornografia con bambini”. Ah beh, ci sarebbe mancato altro! A parte che per queste cosette si finisce davanti al giudice, apprendiamo con gioia che il canone più caro d’Europa, che anche chi non ha né una radio né una televisione è costretto a pagare, serve  sì a finanziare un lungo elenco di boiate, nonché la propaganda di regime pro-UE, pro-frontiere spalancate e pro-finti rifugiati, nonché ancora un carrozzone nepotista gonfiato come una rana; ma almeno non foraggia trasmissioni con pornografia violenta o pedofila. Adesso sì che verseremo con piacere e rilascio di endorfine il canone (ex) Billag!

Sindrome di onnipotenza

L’accaduto è sintomatico della sindrome di onnipotenza da cui sono afflitti in casa SSR e del totale scollamento dell’azienda dal territorio e dalla realtà. Mentre si avvicina la votazione sul No Billag, mentre si dibatte sul servizio pubblico e sulla sua estensione, l’emittente di regime non perde un’occasione per dimostrare di avere troppi soldi e di non sapere più cosa inventarsi per spenderli. Ci sono solo tre spiegazioni per questo atteggiamento: o si è molto autolesionisti, o si è molto polli, oppure si è molto arroganti. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che la risposta giusta sia la numero tre…

Tutti tirano la cinghia

E come la mettiamo con il megacampus da 100 milioni di franchetti che la RSI vorrebbe costruire in quel di Comano, verosimilmente cementificando mezza collina? E poi gli alti papaveri della radioTV pubblica hanno ancora il coraggio di venire a dire che ogni modesta riduzione delle loro faraoniche entrate  provocherebbe sfracelli, licenziamenti, fine della coesione nazionale e financo – Gigio Pedrazzini dixit! – della democrazia in Svizzera?

Mentre l’economia ed i cittadini tirano la cinghia, mentre in particolare proprio i media devono arrabattarsi per sopravvivere, lorsignori della Tv pubblica, nella loro torre d’avorio, si vogliono costruire la Reggia di Caserta e si titillano con le trasmissioni sul porno. E il bello è che si permettono pure di ricattarci. Come ebbe infatti a dire il direttore RSI Maurizio Canetta, sul nuovo campus: “guardate che se votate il No Billag poi non se ne fa niente!”.  Embè? Semmai questo è un argomento per votare a sostegno dell’iniziativa e non certo per votare contro.

Lo sconto farlocco

Esempio facile-facile. Il signor X ha perso il lavoro in banca perché sappiamo quello che succede sulla piazza finanziaria a seguito della svendita senza contropartita del segreto bancario. La signora Y è stata lasciata a casa e sostituita da due frontalieri grazie alla libera circolazione delle persone. Il signor Z lavorava in un settore vicino ai media ma ha perso il posto perché gh’è pü da danée, il mercato pubblicitario si è contratto clamorosamente. Spieghino gli alti papaveri della SSR e della RSI perché mai queste persone ed i loro familiari dovrebbero votare per perpetrare ad oltranza i privilegi e le megalomanie dell’emittente di regime. La quale, ma guarda un po’, è schierata contro il segreto bancario, a favore della libera circolazione ed è pure dedita al dumping pubblicitario.

Tutti tirano la cinghia ma i privilegi della SSR sono intoccabili? Non è così che funziona. E del resto la sciatta mossa propagandistica della Doris uregiatta, che ha deciso la riduzione temporanea (sic!) del canone nell’imminenza della votazione sull’iniziativa No Billag per infinocchiare i cittadini (dopo la votazione il canone tornerà a risalire, secondo l’immarcescibile principio del “passata la festa, gabbato lo santo”) ha dimostrato chiaramente che alla SSR c’è grasso che cola. Ma tanto. E non si creda che Leuthard abbia inteso mostrarsi rigorosa nei confronti della radioTV di Stato, perché ne è sempre stata la galoppina.

SchieraRSI contro

Quanto alla RSI, ha scelto scientemente di schierarsi contro la maggioranza dei ticinesi “chiusi e gretti”. Perché bisogna essere aperti e multikulti. Non si meravigli se a marzo arriverà il conto. E che a Comano abbiano almeno la decenza di non incolpare i quattro gatti della No Billag o la redazione lillipuziana del Mattino. Perché se un’azienda che fa comunicazione spendendo 250 milioni all’anno non è in grado di vincere una sfida in  un rapporto di forza di 2000 a 2, vuol dire, semplicemente, che ha torto marcio.

Lorenzo Quadri

 

Il facile trucchetto per infinocchiare i cittadini

Riduzione temporanea del canone radioTV per sabotare l’iniziativa No Billag

E’ chiaro che, senza l’iniziativa per l’abolizione del canone, mai e poi mai quest’ultimo sarebbe stato abbassato. Ma anche il Gigi di Viganello ha capito che la fregatura è dietro l’angolo. Se infatti l’iniziativa No Billag dovesse venire asfaltata dalle urne…

Quando si dice i casi della vita! Il Consiglio federale ha finalmente fissato la data per la votazione sull’iniziativa No Billag: si andrà alle urne il prossimo 4 marzo. In contemporanea, ha deciso di ridurre il canone radioTV da 451 a 365 Fr all’anno per il biennio 2019 – 2020. Che strana coincidenza eh?

Un paio di cosette appaiono evidenti anche al Gigi di Viganello.

  • Senza lo spauracchio dell’iniziativa No Billag, col fischio che il Consiglio federale avrebbe deciso di abbassare il canone! Ecco quindi che l’iniziativa No Billag ha già sortito il primo effetto positivo sulle tasche dei cittadini.
  • Malgrado i continui piagnistei dell’emittente di regime, ecco dunque la dimostrazione che abbassare il canone radioTV si può, senza con questo mettere in pericolo la coesione nazionale e nemmeno la democrazia, come invece blaterava qualche alto papavero dell’azienda in preda a deliri di onnipotenza.
  • E’ evidente che ridurre il canone da 451 Fr all’anno a 365 è meglio di un calcio nelle gengive, ma si può certamente fare meglio. In effetti, come ha spiegato il Consiglio federale, questa riduzione garantisce alla radioTV di Stato un contributo fisso di 1,2 miliardi di Fr all’anno. A questi bei soldoni vanno ovviamente aggiunti gli introiti pubblicitari. Nel 2015 il provento del canone era di 1,213 miliardi. Mancano quindi all’appello poco più di dieci milioni su 1,2 miliardi! Non stiamo certo parlando di una misura draconiana. Come dice la nota canzone: “si può fare di più”… E non solo si può, ma si deve.
  • Infatti, la SSR, a parità di canone per le economie domestiche, incassa sempre di più. Ciò a seguito dell’aumento della popolazione (per la SSR sì che “immigrazione uguale ricchezza”!), del nuovo sistema di calcolazione per le aziende, e del fatto che il canone è stato trasformato in un’imposta pro-SSR che tutti devono pagare (compresi quelli che non hanno né radio né TV).
  • Senza l’iniziativa No Billag, ovviamente il canone non sarebbe diminuito di un centesimo. Ciò significa che la SSR sarebbe andata avanti a gonfiarsi come una rana senza doversi porre alcun problema di uso parsimonioso delle risorse e monopolizzando sempre di più il panorama mediatico svizzero. Altro che la fregnaccia della “SSR indispensabile alla democrazia”. L’elefantesca SSR nuoce alla pluralità dell’informazione, e quindi semmai danneggia la democrazia.
  • Quanto sopra significa quindi che, adesso che il canone è stato abbassato, non serve più votare per l’iniziativa No Billag? Assolutamente no! Il tranello in cui il Consiglio federale ed in particolare la Doris uregiatta vogliono far cadere gli svizzerotti è evidente. Se infatti il cittadino si ritiene soddisfatto dal canone a 365 Fr e per questo rinuncia a sostenere l’iniziativa No Billag, col risultato di provocarne l’asfaltatura nelle urne, non solo perde l’occasione di pagare ancora meno, ma si spara nei gioielli di famiglia. Perché poi a fine 2020 il canone verrebbe fatto di nuovo risalire con qualche scusa. Passata la festa, gabbato lo santo!
  • Solo se l’iniziativa No Billag otterrà un buon sostegno popolare, si potrà essere sicuri che il canone verrà ridotto – magari anche in misura maggiore rispetto al taglietto indolore deciso dal Consiglio federale a titolo di prova – e che la riduzione durerà nel tempo.
  • Morale: il 4 marzo prossimo, tutti a votare Sì all’iniziativa “No Billag”!

Lorenzo Quadri

Tra i galoppini della RSI mancano i “comuni” cittadini

In campo contro l’iniziativa No Billag solo i dipendenti della SSR e l’establishment

 

L’iniziativa No Billag, su cui i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi in una data ancora indefinita, sta facendo perdere la trebisonda ai piani alti della SSR. L’ultimo a gratificare il Paese con i  suoi esercizi di catastrofismo è   Guy Marchand, il nuovo megadirettore generale dell’emittente di regime. Marchand succede a Roger De Weck (simpatico come un cactus nelle mutande). “Naturalmente” il buon Guy è stato nominato senza concorso. Perché, per la cricca che vi detiene il potere, la SSR è “cosa nostra”.

La frase rivelatoria

Accade dunque che Marchand, a pochi giorni dal suo insediamento (primo ottobre) sull’imbottita cadrega che fu di De Weck, si è subito lanciato nella propaganda contro l’iniziativa No Billag. Non solo in caso di una sua accettazione in votazione popolare succederanno sfracelli ma anche – e questa è una dichiarazione degna di nota – un’eventuale decisione del Consiglio federale di abbassare il canone a 350 Fr costituirebbe una vera tragedia.

Bene bene, ecco che  lorsignori sono usciti allo scoperto. Le chance di riuscita dell’iniziativa No Billag sono tanto piccole da essere visibili solo al microscopio elettronico. Se però l’iniziativa, pur fallendo, dovesse comunque ottenere un buon numero di consensi, ecco che il governo si troverebbe di fatto nella necessità di rivedere il canone al ribasso.

Puntellare il “pensiero unico”

Inutile ripetere per l’ennesima volta che il canone più caro d’Europa, di oltre 450 fr all’anno,  serve a mantenere un enorme carrozzone la cui missione è quella di fare propaganda di regime per puntellare il pensiero unico: pro-UE, pro-multikulti e soprattutto sempre contro gli odiati “populisti”. Un carrozzone che per giustificare la propria esistenza e stazza, fa lievitare senza pudore il concetto di servizio pubblico. Si inventa sempre nuovi compiti per poi gonfiarsi come una rana con la scusa che questi compiti autoattribuiti “devono” anche essere svolti. Una leggenda metropolitana narra di una delegazione giapponese in visita alla RSI poco dopo l’inaugurazione del megalomane complesso di Comano. Un ingenuo visitatore nipponico, colpito dallo sfoggio di “grandeur”, raggelò gli astanti chiedendo candidamente: “Ma voi quanti milioni di telespettatori avete?”.

Piano occupazionale

La dichiarazione del buon Marchand che bolla come una criminale eresia anche la mera ipotesi di portare il canone a 350 Fr all’anno, lasciando nelle tasche del contribuente, che sempre meno guarda la SSR, una “centella” in più da spendersi per gli affari propri, è rivelatoria. L’emittente di regime non vuole rinunciare nemmeno ad un frammento dei propri privilegi, e ricatta sordidamente i cittadini con il ritornello dei posti di lavoro che sarebbero rischio. Allora che la si pianti di sciacquarsi la bocca con le grottesche fregnacce sulla coesione nazionale e sulla democrazia in pericolo per colpa degli spregevoli traditori che sostengono il No Billag.  Si abbia il coraggio di ammettere che la SSR e con essa la RSI, nell’era di yutobe e dei portali online, è semplicemente un gigantesco piano occupazionale. Con la differenza che un piano occupazionale “normale” a) per far lavorare lo stesso numero di persone costerebbe molto meno, e b) non fa danni. Mentre la SSR da un lato monopolizza il panorama mediatico (quindi nuoce alla democrazia) e dall’altro approfitta della propria posizione da schiacciasassi per fare il lavaggio del cervello ai cittadini in funzione del pensiero unico citato sopra. Naturalmente con l’intento di garantire  potere e cadreghe agli amichetti dei partiti giusti; quelli con le idee giuste. Che poi vengono pure premiati con opportuni strapuntini nell’inutile “CdA” dell’emittente di Stato. Tanto per essere sicuri che si mantenga la rotta.

Mancano i cittadini

Ma c’è un altro elemento che vale la pena sottolineare. Chi difende la SSR/RSI nella campagna contro il No Billag? Dalle nostre parti si sentono solo:

  • gli esponenti della partitocrazia, quelli che vengono invitati sproloquiare negli studi di Comano ogni tre per due, i quali ovviamente si schierano dalla parte di chi gli fa campagna elettorale con i soldi del canone. Preoccupati per il servizio pubblico o per il tornaconto personale?
  • Gli alti papaveri della RSI stessa (direttori, presidenti CORSI, eccetera) che se le cantano e se le suonano da soli;
  • I giornalisti dell’azienda, che sbroccano sui blog e sui social contro i promotori dell’iniziativa No Billag (chiaro: sono parte in causa);
  • Un sedicente gruppuscolo di sostegno composto dai soliti rappresentanti della casta, anch’essi ospiti fissi negli studi radiotelevisivi.
  • Del tutto assenti: i comuni cittadini.

 

Ohibò, vuoi vedere che la RSI per la maggioranza dei ticinesi non è poi così tanto “parte del tuo mondo” come si illude di essere? Ecco, fossimo dei responsabili dell’emittente  pubblica ci preoccuperemo piuttosto di questo. Invece di pensare di intimidire il popolino con invereconde fetecchiate come la “democrazia in pericolo se passa il No Billag”.

Lorenzo Quadri

Pagheremo anche l’audit pilotato?

La RSI va alla guerra contro l’Ufficio federale della comunicazione

 

Tempi grami per la Pravda di Comano e Besso: l’Ufficio federale della comunicazione (Ufcom) ha commissionato a Publicom uno studio sulla pluralità dell’informazione della RSI dalla quale è emerso che la Lega viene silenziata dalla radio di Stato, ottenendo solo lo 0,2% delle presenze. “È interessante notare come la Lega dei ticinesi, che comunque è la seconda forza del Gran Consiglio e del Canton Ticino e conta due consiglieri di Stato nel Governo cantonale, venga praticamente ignorata dalle radio RSI”. Questa frase, che non lascia spazio a molte interpretazioni, sta scritta nella ricerca pubblicata; mica sul Mattino della domenica. Decisamente imbarazzante, con lo spettro dell’iniziativa No Billag che aleggia sempre nell’aria: il Consiglio nazionale ne dibatterà giovedì 14 settembre. Adesso la RSI, dopo aver ottenuto il diploma di faziosità dall’Ufficio federale della comunicazione, corre ai ripari e contrattacca: lo studio dell’Ufcom è farlocco, commissioneremo un audit esterno “indipendente” per smentirlo! Ohibò, questa sembra davvero la commedia dei Pupi. In sostanza, i vertici della RSI accusano i responsabili dell’Ufficio federale di comunicazione di essere dei bambela che divulgano indagini fasulle che non valgono una sverza. C’è allora da chiedersi per quale motivo l’Ufcom avrebbe dovuto commissionare, pagare (con i nostri soldi) e diffondere uno studio per nuocere alla RSI: non risulta che il direttore di detto ufficio si chiami Tafazzi, e nemmeno Leopold Von Sacher – Masoch.

Naturalmente non ci vuole molta fantasia per immaginare quanto “indipendente” sarà l’audit commissionato dai vertici della RSI – e pagato con i soldi del canone, ça va sans dire – con il preciso mandato di farsi dire, per poterlo poi strombazzare urbis et orbis, che “l’è tüt a posct”, che l’emittente statale è un esempio da manuale di equidistanza politica, nonché di informazione oggettiva e sopra le parti.

Del resto, la presa di posizione pubblicata sul Corriere del Ticino dal direttore della RSI Maurizio Canetta (ma il direttore di una radiotelevisione comunica tramite lettere sui giornali?) è sempre all’insegna del negare ad oltranza: “Di parte, noi? Tutte fandonie”. Chissà se l’annunciato audit “indipendente” (ma pagato da noi) conteggerà anche quanti rappresentanti di partito – naturalmente del partito “giusto”, con le idee “giuste” – vengono infilati in ogni trasmissione, dibattito o approfondimento della RSI, spacciati come “esperti”? Oppure quanti servizi di informazione, o addirittura programmi d’intrattenimento, sono in realtà operazioni di propaganda di regime pro-UE, pro-frontiere spalancate, pro-immigrazione e naturalmente contro gli odiati “populisti e xenofobi”?

Lorenzo Quadri