Il truffatore kosovaro in invalidità e la sua BMW X5

Vicende estive da non dimenticare: ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

 

Ennesimo “caso isolato”? Chi ringraziamo se la Svizzera è diventata il Paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$?

Gli spalancatori di frontiere multikulti verranno di sicuro a dirci che si tratta di un “caso isolato”: l’ennesimo, ovviamente. Un 53enne kosovaro in invalidità ha tentato di truffare l’assicurazione per pagarsi il leasing della BMW  X5 (mica un’utilitaria di seconda mano!). Il galantuomo si è inoltre reso  colpevole di minacce e vie di fatto reiterate (sic). La sentenza emessa nei suoi confronti è ridicola: 6 mesi con la condizionale, ossia neanche un nemmeno un giorno di prigione. Un automobilista che incappa nelle maglie della ciofeca “Via Sicura” si becca condanne molto più pesanti. E questo per un eccesso di velocità privo di qualsiasi conseguenza. Chiaro: criminalizzare gli automobilisti è politikamente korretto. Sanzionare a dovere –  ed espellere! – i delinquenti stranieri, invece, è becero populismo e razzismo.

Il bello è che il kosovaro ha pure annunciato che presenterà ricorso. Ricorso contro una condanna del genere (di fatto una non-condanna)? E’ il colmo! E chi gli paga l’avvocato? Forse il solito sfigato contribuente? Lo stesso che già gli versa le prestazioni di invalidità?
Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano delle prestazioni sociali non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come: gli immigrati, secondo gli spalancatori di frontiere, non dovrebbero pagarci le pensioni (quando invece non si pagano nemmeno le loro)?

Qualche domandina

La vicenda fa nascere qualche domandina facile-facile.

Ad esempio:quanti invalidi, o sedicenti tali, o titolari di prestazioni d’assistenza, “non patrizi di Corticiasca” girano con macchinoni e magari hanno pure la villa nel paese d’origine?

Come mai quando, qualche anno fa, un’assicurazione decise di mandare degli investigatori in questi paesi per verificare la situazione sul posto, fu costretta a rinunciare a causa delle minacce ricevute?

Ah già: ma in Svizzera arriva solo brava gente, come no! E intanto gli svizzerotti mantengono tutti; non solo, ma si sorbiscono pure le accuse di razzismo e xenofobia!

Vari esperti hanno già ammonito che le prestazioni sociali facili agli immigrati attirano nel nostro paese approfittatori di ogni genere, compresi i seguaci della jihad. Ma forse che succede qualcosa? Macché! “Devono entrare tutti”!

E le espulsioni?
A proposito: come procede l’espulsione degli stranieri che delinquono, votata dal popolo nel lontano 2010?
Continua forse (domanda retorica) a rimanere lettera morta o giù di lì, con – a livello nazionale – un numero di espulsioni che è un decimodi quello che era stato promesso dal Consiglio federale e dalla partitocrazia? E chi ringraziamo per questo? Forse il solito triciclo PLR-PPD-PS ed i suoi galoppini nei tribunali?

Lorenzo Quadri

Armi, come da copione: il “triciclo” ci ha svenduti

Consiglio nazionale: la partitocrazia si inginocchia al Diktat di Bruxelles

L’oggetto deve ancora passare al Consiglio degli Stati, ma non facciamo illusioni: i “senatori” faranno ancora peggio! Preparare il referendum!

Come volevasi dimostrare, la partitocrazia PLR-PPD-P$$  in Consiglio nazionale ha calato le braghe ad altezza caviglia davanti al Diktat sulle armi imposto dall’UE per disarmare i cittadini onesti. Così gli unici ad essere in possesso di armi da fuoco saranno i delinquenti. A tutto vantaggio della sicurezza, naturalmente. Come no!

Che la direttiva disarmista di Bruxelles serva a combattere il terrorismo islamico, come vorrebbero far credere gli eurobalivi, dalle nostre parti ormai non lo sostengono più nemmeno i $inistrati. La gauche-caviar ha addirittura tentato, nel corso del dibattito fiume, di inserire ulteriori limitazioni. Oltre a quelle pretese dall’UE. Chiaro: i kompagnuzzi vogliono azzerare la tradizione elvetica in materia di armi, come pure il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato che vi sta dietro, che è una peculiarità svizzera. E visto che il popolo nel febbraio 2011 ha invece confermato la tradizione elvetica in materia di armi a domicilio, asfaltando i tentativi di rottamazione da parte della $inistra multikulti, adesso i kompagni approfittano dei diktat di Bruxelles con l’obiettivo di cancellare il voto popolare sgradito. Del resto, dal PS Partito degli Stranieri, farcito di politicanti col passaporto rosso ancora fresco di stampa, mica ci si può aspettare che difenda le tradizioni svizzere, e men che meno i nostri diritti popolari.

Ritocchini

Fatto  sta che, nella cosiddetta “Camera del Popolo” (in considerazione delle decisioni che prende grazie alla maggioranza PLR-PPD-P$$, dovrebbe cambiare il nome in “Camera contro il Popolo”) la partitocrazia cameriera dell’UE ha ubbidito ai suoi padroni di Bruxelles. Per tentare di mascherare che la Svizzera, che non è nemmeno membro della DisUnione europea, è però l’unico paese che si fa schiacciare gli ordini dagli eurofalliti, i soldatini del triciclo hanno introdotto alcune piccole modifiche nella direttiva disarmista. Ritocchi di portata irrilevante, nella certezza che a Bruxelles non avrebbero avuto nulla da dire. E’ la stessa tattica su cui si basa il compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio.

Ossessionati da Schengen

E qual è il ritornello con cui i soldatini della partitocrazia si sono riempiti la bocca per giustificare l’ennesima calata di braghe davanti ad un Diktat Bruxelles che fa strame delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, della nostra volontà popolare? “Bisogna salvare i (fallimentari) accordi di Schengen, Schengen è in pericolo se non ci pieghiamo a 90 gradi, Schengen über Alles!”.

Qui qualcuno si è bevuto il cervello. Oppure pensa di poter impunemente prendere la gente per scema.

Punto primo:che in caso di rifiuto del Diktat UE, l’accordo di Schengen verrebbe automaticamente disdetto, è una “fake news”. Non c’è alcun automatismo, e vogliamo proprio vederli gli eurobalivi che disdicono l’accordo di Schengen con la Svizzera col risultato che noi il giorno dopo chiudiamo le frontiere!

Punto secondo:come ripetuto più volte, se gli accordi di Schengen saltano, abbiamo solo da guadagnarci. Sia economicamente, dato che questi fallimentari trattati ci costano attorno ai 200 milioni di Fr all’anno (invece dei 7-8 promessi dal Consiglio federale prima della votazione), che dal punto di vista della sicurezza, che   da quello della sovranità. E’ infatti evidente che le armi sono solo l’inizio. Con lo stesso ridicolo spauracchio di “Schengen in pericolo” la partitocrazia sdoganerà in futuro ogni sorta di calata di braghe. Il precedente è stato creato. A proposito: ma ai tempi della votazione su Schengen, mica era stato promesso che non avrebbe avuto alcuna conseguenza sul diritto svizzero delle armi? O vuoi vedere che si trattava dell’ennesima balla?

La posta in gioco

Nella squallida vicenda dei Diktat disarmisti dell’UE non sono in gioco solo le armi. Sono in gioco la nostra democrazia e la nostra sovranità. Oggi la partitocrazia cala le braghe sulle armi dei cittadini onesti. Domani sarà il turno dei diritti popolari.

Poiché il Consiglio degli Stati di sicuro non migliorerà il progetto disarmista, ma è assai più probabile che avverrà esattamente il contrario, è fondamentale che contro l’approvazione del diktat UE venga lanciato il referendum. E che venga anche vinto. Altrimenti il disastro è annunciato. Come detto: in ballo non ci sono solo le armi dei cittadini onesti. La posta è più alta.

Lorenzo Quadri

 

Moschea turca a Sciaffusa? Si sono bevuti il cervello!

Le autorità disposte ad accettare una simile aberrazione vanno mandate a casa subito

A Sciaffusa, è evidente, si sono bevuti il cervello. Il commento “nasce spontaneo” dopo la scellerata decisione di autorizzare la costruzione di una grande moschea, di fatto commissionata e telecomandata governo turco. Quello che, ma guarda un po’, in Svizzera vorrebbe realizzare non solo le moschee, ma pure le scuole. E gli svizzerotti, fessi come non mai, autorizzano tutto. “Bisogna aprirsi” agli islamisti!

Ecco come l’ATS (Agenzia telegrafica svizzera) presenta il progetto di Sciaffusa:

“La città di Sciaffusa ha approvato la costruzione di grande moschea turca. Lo stabile, del costo di 1,5 milioni di franchi, sarà lungo 30 metri, largo 16 e alto 12.

Secondo il domenicale SonntagsBlick l’avvio ai lavori dovrebbe avvenire durante l’estate. Secondo i piani di costruzione la moschea Aqsa comprenderà due spazi di preghiera – uno per gli uomini l’altro per le donne -, un locale per i giovani, un’aula dedicata alla formazione e un asilo per i bimbi musulmani.

All’origine del progetto c’è l’associazione islamica turca di Sciaffusa, la quale assicura che la costruzione non sarà finanziata con fondi esteri, precisa il domenicale.

Il terreno dove sorgerà la moschea appartiene alla fondazione islamica turca per la Svizzera, una propaggine del Diyanet, il ministero turco per la religione. Il presidente della fondazione, Ali Erbas, è un teologo consulente del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Gli imam che opereranno a Sciaffusa saranno scelti dal governo di Ankara”.

Diffondere l’islam radicale

Insomma,  è proprio vero che non c’è limite al peggio! Al finanziamento senza fondi esteri non ci crede nemmeno il Gatto Arturo; e comunque , dato il contesto, la questione è destinata a diventare marginale. Il legame a filo doppio con l’estremismo islamico del governo turco, che già in Svizzera finanzia altre moschee con l’obiettivo di radicalizzare i musulmani presenti sul nostro territorio, è in ogni caso manifesto. E’ evidente che la nuova moschea di Sciaffusa servirà a diffondere l’islam radicale e politico nel nostro Paese.

Verso il califfato

Allarmante apprendere che il luogo di culto – ma meglio sarebbe dire: di indottrinamento – sarà dotato anche di un asilo. Il perché è evidente: il lavaggio del cervello prima inizia, più è efficace. Non ci vuole poi grande fantasia per immaginare che un domani questi giovani turchi radicalizzati fin dalla più tenera età diventeranno cittadini svizzeri grazie ai naturalizzatori seriali della gauche-caviar e dintorni.  E’ sempre più vicino il momento in cui in  Svizzera, con la complicità dei tapini del multikulti – a partire dalle Simonette di turno –  vedrà la luce un “bel” partito islamico. Obiettivo: introdurre sharia, veli, e tutto il resto. Fare tabula rasa delle nostre regole e tradizioni ed imporne altre: quelle degli invasori. L’invasione islamica è in corso da tempo. Nei secoli scorsi la fermavano con l’esercito; oggi i nostri governanti, imbesuiti dal dogma del multikulti e delle aperture, stendono il tappeto rosso. Chi si oppone, farneticano questi poveracci,  è un “becero populista e razzista”. Se i nostri antenati avessero ragionato in questo modo, oggi saremmo un califfato. Gli islamisti lo sanno benissimo e se ne approfittano.  Basta ascoltare le tesi difensive della foffa del sedicente Consiglio centrale islamico della Svizzera (Blancho e compagnia brutta): libertà di religione, libertà di parola, eccetera. Li conoscono bene, costoro, i nostri diritti costituzionali. Li invocano per loro con l’intenzione di toglierli a noi. Il disegno è chiaro anche al Gigi di Viganello. Ma la partitocrazia politikamente korretta non si accorge di quello che sta succedendo sotto il suo naso.

Ma svegliatevi!

E’ evidente che la grande moschea turca di Sciaffusa è il primo passo. Se ottiene il via libera, si sarà creato un pericoloso precedente. Che verrà poi reiterato ad oltranza. Non solo dalla Turchia. Presto arriveranno anche i vari Qatar, Arabia saudita, e chi più ne ha più ne metta.  Spunteranno come funghi le moschee finanziate e teleguidate dall’estero, con imam scelti all’estero che indottrinano secondo i principi di chi paga. Peggio di così. Ma il vero scandalo è che a Sciaffusa non abbiano niente da dire. Fettone di salame sugli occhi? O il terrore di venire accusati di “razzismo ed islamofobia” è ormai più forte di qualsiasi istinto di conservazione e di autodifesa? Ma svegliatevi, tamburi!

Lorenzo Quadri

 

 

Il lavaggio del cervello per ingerlarci l’accordo quadro

Altro che firmare nuovi trattati con Bruxelles: bisogna disdire quelli attuali!

 

Come volevasi dimostrare il neo-ministro degli Esteri KrankenCassis, doppio passaporto fino a “cinque minuti” prima dell’elezione in Consiglio federale, insiste con la ciofeca dell’accordo quadro istituzionale con l’UE. Il quale accordo comporta che, negli ambiti da esso regolati, in casa nostra comandano i balivi di Bruxelles. Non i cittadini svizzeri. Il meccanismo è ben visibile con i fallimentari accordi di Schengen e con la direttiva UE per disarmare i cittadini onesti. Con il pretesto che questa direttiva fa parte dell’acquis Schengen, tale ciofeca viene imposta anche alla Svizzera, in quanto Stato firmatario. E questo malgrado sia contraria alle  nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. Non si capisce come mai, però, la Repubblica Ceca – che è un Paese membro UE – possa invece tranquillamente rifiutare le modifiche al proprio diritto sulle armi che i balivi UE vorrebbero imporre. Sono solo gli svizzerotti fessi a venire “minacciati” con la disdetta degli accordi di Schengen nel caso di rifiuto del nuovo Diktat UE?  Minaccia per modo di dire, dato che la fine del regime-Schengen sarebbe per noi una benedizione; ma questo è un altro discorso.

L’interesse della Svizzera…

Il buon KrankenCassis è stato membro della Pro Tell, associazione che si batte per un diritto liberale delle armi, per accattarsi qualche voto parlamentare. Ne è però uscito dopo un battito di ciglia per poi schierarsi sul fronte opposto.

il neo ministro degli esteri non ha difeso in alcun modo l’autonomia degli Svizzeri dagli eurobalivi che pretendono di imporci il loro diritto delle armi. La stessa cosa accadrà, poco ma sicuro, nell’ambito dello sconcio accordo quadro istituzionale. Di cui il ministro degli Esteri continua, tra l’altro, a parlare. Chiaro tentativo di lavaggio del cervello. Secondo l’ultima versione, le trattative a livello tecnico con Bruxelles si potrebbero concludere entro l’estate. Ma anche no! E questa sarebbe una bella notizia? E’ inutile che KrankenCassis continui ad imbonirci con la storiella che si sottoscriveranno solo accordi nell’interesse della Svizzera. L’interesse della Svizzera imporrebbe di non sottoscrivere nessun nuovo accordo con l’UE, ed anzi disdirne qualcuno degli esistenti.Vedi libera circolazione delle persone, vedi Schengen, tanto per citare un paio di esempi. E’ chiaro che KrankenCassis l’accordo quadro lo vuole eccome, proprio come il suo predecessore Burkhaltèèèr. E questo in barba agli interessi della Svizzera. La musica non è affatto cambiata. Faremo bene a rendercene conto.

Il piazzista tedesco

E’ poi evidente che l’UE vuole imporre l’accordo quadro alla Svizzera per comandare in casa nostra. Nei giorni scorsi è giunto a Berna il presidente tedesco, tale Frank-Walter Steinmeier, SD, uno che nemmeno in Germania sanno chi sia. Il quale ha pensato bene di venire a raccontare agli svizzerotti immonde fetecchiate del tipo: “L’Unione europea non è un nemico della Svizzera”. Di sicuro non è un amico. E’ un’entità che si fa gli affari propri a scapito nostro. E quindi, se continua a ripeterci che dobbiamo firmare l’accordo quadro istituzionale, è perché ciò rientra nel suo interesse; non certo nel nostro.

Cominciamo inoltre ad essere stufi di vedere che qualsiasi politicante straniero in visita nel nostro paese – compresi quelli, come il $inistrato Steinmeier, che nemmeno a casa loro contano un tubo – si crede nella posizione di calarci lezioni su come ci dobbiamo comportare con l’UE. Ma stiamo scherzando?

Starsene a casa

Oltretutto l’alto papavero germanico parla pure a vanvera. O meglio: il ghost writer pagato dal contribuente tedesco che gli prepara gli interventi scrive a vanvera. Infatti nello stesso discorso il kompagno “Frank-Walter” è riuscito ad elogiare la democrazia svizzera e a fare propaganda per l’accordo quadro. Il quale però con la democrazia non c’entra un tubo.  A volerlo fortissimamente è la casta,  con l’intenzione di togliere potere al popolazzo becero che “vota sbagliato”.  Il tedesco, dunque, ci racconta tutto e il contrario di tutto.

Altro che dare cene di gala in onore di Steinmeier. Lo sconosciuto signore avrebbe dovuto essere imbarcato sul primo volo in partenza per Berlino.

L’europeista Cassis si metta l’anima in pace: non vogliamo nessuno accordo quadro con l’UE, non vogliamo nessun Diktat di Bruxelles sulle armi, e qualsiasi piazzista europeo che avesse una mezza idea di arrivare da noi per tentare di sbolognarceli, è cordialmente invitato a starsene a casa propria.

Lorenzo Quadri

Schengen: la lezione tedesca

Il ministro degli interni Seehofer: “i confini nazionali devono essere sorvegliati”

 

Il nuovo ministro degli interni tedesco Horst Seehofer (CSU) comincia a starci molto simpatico. Dopo aver detto, giustamente, che l’islam non fa parte della Germania (affermazione che ha fatto rizzare i capelli in testa alla Cancelliera spalancatrice di frontiere e multikulti “Anghela” Merkel) il ministro ha dichiarato che i fallimentari accordi di Schengen vanno sospesi. Questo perché la sicurezza dei confini esterni dello spazio Schengen è ben lungi dall’essere data e, in ogni caso, la difesa delle frontiere nazionali è importante.

Evidentemente il buon Seehofer se ne impipa delle smentite all’insegna del  politikamente korretto con cui  l’ “Anghela” replica alle sue dichiarazioni, e prosegue dritto per la propria strada.

I nostri camerieri dell’UE…

Inutile dire che noi, con i camerieri dell’UE che ci ritroviamo in Consiglio federale, la sospensione di Schengen ce la possiamo scordare. Anzi: di recente il Consiglio federale ha commissionato uno dei suoi studi farlocchi proprio su questi trattati; con l’obiettivo di farsi dire che uscire da Schengen “sa po’ mia”: perché avrebbe costi spropositati. Naturalmente sono le solite balle di fra’ Luca! Un po’ come quelle che ci raccontavano 25 anni fa prima della votazione sull’adesione allo SEE.

Se poi vogliamo restare nel campo delle spese spropositate, allora è semmai il caso di parlare di quanto ci costa restare nello spazio Schengen. Chissà come mai, su questo spinoso tema il silenzio dei camerieri bernesi dell’UE è a dir poco assordante. Infatti il costo di Schengen che grava sugli svizzerotti rimane avvolto nel più fitto mistero. Ma di certo è vicino, se non superiore, ai 200 milioni di franchetti all’anno. Questo quando ci avevano promesso che non ne avremmo pagati più di sette o otto!

Certo che pagare un conto, peraltro salatissimo, per accordi che riducono la nostra sicurezza e sovranità e che spalancano le porte ai criminali stranieri, è davvero il massimo.

Ciliegina sulla torta: grazie all’ultima balorda decisione della partitocrazia alle Camere federali, la fattura di Schengen è destinata a lievitare di altri 21 milioni annui. Naturalmente senza che ciò porti ad un qualsivoglia beneficio concreto per la nostra sicurezza. E nümm a pagum.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Accordi bidone di Schengen: il conto lievita sempre di più

Pagheremo ulteriori 21 milioni all’anno per mandare a ramengo la nostra sicurezza

 

Mentre in Italia i partiti anti-UE vincono le elezioni, da noi continua ad imperversare il triciclo dei calatori di braghe

Gli accordi di Schengen ciurlano nel manico. A Berna lo sanno. Quindi, a titolo cautelativo, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno pensato bene, rispondendo ad un postulato, di far allestire uno studio farlocco, l’ennesimo. Obiettivo: farsi mettere nero su bianco, in funzione di propaganda pro-frontiere spalancate, che uscire da Schengen costerebbe addirittura fino a 10 miliardi! E’ evidente che simili fregnacce non se le beve nemmeno il Gigi di Viganello.  Tanto più che, come già detto (ma repetita iuvant) i sette scienziati si guardano bene dal dire quanto invece ci costa restare nello spazio Schengen. E la risposta è: centinaia di milioni di franchi all’anno! Quando prima della votazione sul tema (2005) la partitocrazia aveva promesso che il conto sarebbe stato di al massimo 8 milioni! Come no! Campa cavallo che l’erba cresce! Cittadini ancora una volta traditi dall’élite internazionalista e multikulti!

21 milioni di spesa in più

Centinaia di milioni che, oltretutto, spendiamo per mandare a ramengo la nostra sicurezza e la nostra sovranità. Che gli accordi di Schengen siano nocivi alla sicurezza lo dimostra il fatto che i governi degli Stati firmatari con un minimo di attributi (non quindi i calatori di braghe compulsivi di Berna) al primo problema ne sospendono l’applicazione e reintroducono i controlli sistematici sul confine. E non si tratta neppure di una violazione del diritto internazionale (uella) perché la sospensione di Schengen è possibile.

Invece gli svizzerotti, al solito,  vanno controcorrente. La scorsa settimana infatti il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio nazionale è riuscito ad approvare un nuovo, esagerato contributo per il bidone-Schengen. Pagheremo infatti la bellezza di 21 milioni all’anno più (!) per “contribuire alla sicurezza dei confini esterni dello spazio Schengen”. Peccato che dietro la formulazione civetta si nasconda il nulla totale: il nuovo (ennesimo) “sviluppo di Schengen” non contempla nessuna azione concreta! Del resto, i paesi che le frontiere esterne le difendono davvero, vedi l’Ungheria con il famoso muro sul confine (grandi!), invece di venire ringraziati, vengono vituperati dai funzionarietti di Bruxelles come razzisti e fascisti, e addirittura minacciati di sanzioni.

Sovranità a ramengo

Intanto noi svizzerotti fessi, “grazie” alla solita partitocrazia del triciclo, paghiamo sempre di più per permettere agli eurobalivi di comandare in casa nostra tramite Schengen. E’ infatti chiaro che, in  ogni nuovo ambito su cui Schengen allunga i tentacoli, noi perdiamo la facoltà di decidere in autonomia. Ci riduciamo a semplici esecutori di ordini altrui. Così la nostra  democrazia diretta viene rottamata. Che è poi il sogno dell’establishment e dei suoi galoppini!

Esempio concreto e plateale: la direttiva UE sulle armi, che la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, vorrebbe imporci, è uno sviluppo di Schengen. Va da sé che l’imposizione avviene con la complicità del liblab italo-svizzero KrankenCassis. Che quando era in campagna elettorale prometteva battaglia dura al Diktat disarmista, iscrivendosi pure (per finta) alla ProTell. Poi, una volta ottenuto il bramato cadregone: passata la festa, gabbato lo santo!

Il colmo  è che la kompagna Simonetta ed i suoi degni colleghi tentano ancora di ricattarci venendoci a raccontare che, se non caliamo le braghe anche sulle armi in possesso dei cittadini onesti, la partecipazione della Svizzera a Schengen sarebbe a rischio! Uhhh, che pagüüüraaa! Forse qualcuno non ha ancora capito che, se usciamo da Schengen, abbiamo solo da guadagnarci!

Lorenzo Quadri

Accordi-ciofeca di Schengen: sfornato lo studio taroccato!

Vogliono farci credere che la disdetta dei fallimentari trattati avrebbe costi enormi

 Già nel 2010 la partecipazione a Schengen ci costava 185 milioni di franchetti, invece degli 8 promessi in occasione della votazione popolare: oltre 23 volte di più!

I camerieri dell’UE in Consiglio federale continuano a farsi “catar via”. Si pensava che con le statistiche taroccate della SECO sull’occupazione in Ticino (allestite pro – saccoccia committente per far credere al popolazzo becero che 65mila frontalieri in Ticino in continuo aumento grazie alla partitocrazia spalancatrice di frontiere non soppiantano i residenti e non generano alcun dumping salariale: sono solo “percezioni”, ovvero balle della Lega populista e razzista) si fosse toccato il fondo. Errore! E’ sempre possibile far peggio. Specie quando si è un cameriere di Bruxelles incadregato in Consiglio federale. Sicché una decina di giorni fa è arrivato, fresco fresco,  lo studio farlocco sui costi (?) che la Svizzera dovrebbe sopportare in caso di uscita dai fallimentari accordi di Schengen. Evidentemente, lo studio è stato fatto allestire con il preciso mandato di concludere che la disdetta di questi accordi-ciofeca sarebbe una sciagura, una catastrofe, una calamità! La Svizzera sarebbe ridotta in miseria! Certo, come no!

Ma chi credono di prendere per i fondelli questi politicanti euroturbo? La storiella della catastrofe se non spalancate le frontiere come vuole la casta è stata ripetuta come un disco rotto un’infinità di volte, con l’evidente obiettivo di fare il lavaggio del cervello ai cittadini. Purtroppo per i camerieri dell’UE, una fregnaccia rimane una fregnaccia, anche se ripetuta cento, mille o diecimila volte. Anche la Gran Bretagna, dopo il Sì alla Brexit, sarebbe dovuta andare in malora. E invece…

L’istituto “amico”

Stranamente, ma tu guarda i casi della vita, a realizzare lo studio farlocco secondo il quale un’uscita da Schengen causerebbe alla  Svizzera perdite di 10 miliardi (corbezzoli!) è tale istituto Ecoplan. Questo istituto si è già distinto per uno studio sugli accordi bilaterali dal quale “naturalmente” emergeva che i trattati in questione sono una figata pazzesca. Il Consiglio federale, commissionando le indagini a questi amici, ha la garanzia di ottenere il risultato desiderato. Non come l’ex partitone che chiede l’assessment sui candidati al posto di Procuratore generale allo Zhaw di Zurigo e poi, non ricevendo il responso voluto (anzi: proprio il contrario) si arrampica sui vetri e fa figure marroni per imboscare il documento diventato scottante.

E i disastri?

Naturalmente lo studio farlocco commissionato con i nostri soldi per puntellare l’adesione della Svizzera a Schengen, non fa un cip sui disastri provocati da questi accordi. I quali, a furia di “aggiunte”, si sono gonfiati come una rana, privando man mano la Svizzera – e quindi i cittadini svizzeri – della possibilità di decidere autonomamente in ambiti di capitale importanza per il Paese. E’ la più scontata delle tattiche del salame per rottamare la sovranità ed i diritti popolari.

E’ colpa di Schengen se ci troviamo invasi dal frontalierato del crimine ed entrano finti rifugiati a go-go (per la gioia della cricca del “devono entrare tutti”). Per contro, i rimpatri di migranti economici in base agli accordi di Dublino funzionano a corrente alternata, ed i buonisti-coglionisti vorrebbero abrogarli del tutto. Mantenendo però l’obbligo di tenere le frontiere spalancate.

Fuori da Schengen, la Svizzera potrebbe reintrodurre i controlli sistematici sul confine. Invece adesso ci tocca subire le conseguenze delle frontiere esterne “a colabordo” dello spazio Schengen.

Oddìo, se in Consiglio federale ci fosse gente con gli attributi i controlli sul confine verrebbero reintrodotti lo stesso. Ma da dei camerieri dell’UE che imboscano perfino la chiusura notturna dei valichi secondari con il Belpaese decisa dalle Camere federali (non dalla Lega populista e razzista) cosa ci vogliamo aspettare? A proposito, signori: dov’è finito il famoso rapporto sui sei mesi di chiusura in prova, scaduti lo scorso ottobre? Disperso nelle nebbie? L’ha mangiato il gatto?

Visti facili

E come la mettiamo con lo scandalo  dei “visti facili”? L’UE ha calato le braghe davanti alla Turchia concedendo i visti Schengen agevolati ai cittadini turchi, malgrado i requisiti per disporne non fossero nemmeno lontanamente adempiuti. Questo perché Erdogan ha minacciato che, in caso contrario, avrebbe lasciato passare tutti i finti rifugiati diretti in Europa. E la Svizzera, come paese Schengen, si è dovuta adattare concedendo pure lei i visti in regalo ai turchi.

Non dimentichiamoci poi del Diktat con cui Bruxelles vuole disarmare i cittadini onesti, con la scusa farlocca della “lotta al terrorismo islamico”. Come se i terroristi islamici si servissero, per i loro attentati, di armi acquistate legalmente! Queste disposizioni europee in materia di armi, che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga brama di applicare, sono contrarie alle nostre leggi, alle nostre tradizioni e alla volontà popolare. Ma i camerieri dell’UE vengono a dirci che “dobbiamo adeguarci, sa po’ fa nagott”. Ma col piffero che ci adeguiamo!

Gli accordi di Schengen sono un attentato alla nostra democrazia e alla nostra sovranità. Non a caso piacciono così tanto ai rottamatori della Svizzera.

Lo scandalo dei costi

C’è poi il grosso capitolo dei costi di questi accordi-ciofeca. Prima della votazione sul tema (giugno 2005) la partitocrazia spalancatrice di frontiere spergiurò che l’adesione a Schengen sarebbe costata 8 milioni all’anno. Nel 2010 eravamo già  a quota 185 milioni: ossia oltre 23 volte l’esborso annunciato! Da notare che nel 2010 gli “sviluppi di Schengen” erano 112, mentre attualmente se ne contano oltre 200.

Quindi, Svizzera fuori da Schengen alla faccia degli studi taroccati  commissionati del Consiglio federale per fare il lavaggio del cervello ai cittadini!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Schengen: lo studio farlocco per prenderci per i fondelli!

Berna dipinge scenari apocalittici in caso di disdetta degli accordi-ciofeca

I camerieri dell’UE incadregati in Consiglio federale diventano sempre più prevedibili. Visto che i fallimentari accordi di Schengen notoriamente ciurlano nel manico – ormai gli unici rimasti a rispettarli pedissequamente sono gli svizzerotti fessi, mentre gli Stati membri UE se ne impipano – ecco che i “sette maghi”, con la scusa di adempiere ad una richiesta parlamentare, producono un rapporto, clamorosamente farlocco, su quanto costerebbe alla Svizzera uscire da Schengen.

Ed infatti, come da copione, dallo studio taroccato secondo i desideri del committente euroturbo, emerge che uscire da Schengen implicherebbe, per il nostro Paese, una vera catastrofe economica, una tragedia, un’apocalisse! Addirittura si scrive che l’uscita dagli accordi-ciofeca costerebbe 10 miliardi di franchetti! Perdindirindina!

Indagini taroccate

Signori camerieri dell’UE, e queste fregnacce a chi pensate di dare a bere? Anche il Gigi di Viganello è in grado di accorgersi che, se paragonate allo “studio” (?) sui costi dell’uscita da Schengen, perfino le statistiche della SECO sull’occupazione in Ticino (taroccate appositamente per far credere al popolazzo “chiuso e gretto” che la libera circolazione delle persone sia una figata pazzesca) sono meritevoli di candidatura al Nobel per l’economia!

Infatti, si dà il caso che ad allestire il rapporto farlocco sui costi dello “Schengen-exit” sia stato tale istituto Ecoplan, specializzato in analisi “compiacenti”. Non per nulla ne ha già prodotta una, indecorosa, a sostegno dei Bilaterali 1.

Sovranità erosa

Questi studi, che sono semplici strumenti di propaganda di regime ammantati di “scientificità” fasulla per gettare fumo negli occhi ai cittadini, hanno sempre lo stesso obiettivo: fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti nel nome del sacro dogma (?) delle frontiere spalancate e del “devono entrare tutti”.

Il rapporto taroccato “pro-sacoccia Consiglio federale”, infatti, spara la cifra di 10 miliardi di costi in caso di uscita della Confederella da Schengen (ma va là…); però non fa un cip su quanto invece spendiamo per restarci, in questi accordi-ciofeca!

I quali accordi, non dimentichiamolo, continuano a gonfiarsi a suon di aggiunte. E ad esse, come paesi firmatari, siamo costretti (?) ad adeguarci. Risultato: la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari vengono erosi con la tattica del salame (una fetta alla volta) da accordi internazionali del piffero!

Costi moltiplicati

Tornando ai costi di Schengen: prima della votazione sul tema (giugno 2005) la partitocrazia assicurò che l’adesione ci sarebbe costata 8 milioni all’anno. Ebbene, ma guarda un po’, nel 2010 i milioni annuali erano già diventati 185. Ovvero, ben 23 volte di più! Se questa non è una truffa…! E allo stato attuale la fattura complessiva (che naturalmente “Berna” tiene rigorosamente imboscata) è di certo ancora lievitata. Basti pensare che (come risulta da una presa di posizione dell’Udc nazionale) nel 2010 gli “sviluppi” di Schengen erano 112,  mentre oggi sono diventati più di 200.

Accordi da disdire!

Va da sé che il rapporto farlocco tace sulle conseguenze dello scellerato divieto di controlli sistematici sui confini imposto da Schengen. Un divieto che ha costi sociali ed economici clamorosi: frontalierato del crimine, invasione di finti rifugiati con lo smartphone, rimpatri Dublino che riescono solo in pochi casi, eccetera eccetera.

Ma non è tutto. A dimostrazione della qualità (?) dello studio di Ecoplan, esso indica, tra le disastrose conseguenze di un’uscita da Schengen, una “diminuzione dei frontalieri e un leggero aumento dei salari”. Come se si trattasse di qualcosa di negativo!
Dimostrazione più lampante di questa che lo studio farlocco di Ecoplan va gettato nel cestito della carta straccia, assieme a tutta la ciofeca-Schengen, non la si potrebbe trovare.

Avanti con la reintroduzione dei controlli sistematici sul confine!

Lorenzo Quadri

Altri 20.6 milioni all’anno per il fallimento-Schengen

E nümm a pagum! Invece di investire per la sicurezza dei nostri confini

E nümm a pagum! E’ questo il risultato, a dir poco scontato, dell’ultimo regalo dei fallimentari accordi di Schengen: il fondo europeo per la sicurezza interna. Fondo a cui gli svizzerotti, ça va sans dire, si preparano ad aderire, addirittura retroattivamente.

Il Fondo in questione è stato istituito per il periodo 2014 – 2020. Subentra a quello per le Frontiere esterne, giunto a scadenza alla fine del 2013. Il Consiglio degli Stati – e ti pareva – ha già votato per l’adesione del nostro Paese con 33 voti favorevoli contro uno (!) e cinque astensioni. La Commissione della politica della sicurezza del Consiglio nazionale ha fatto lo stesso nei giorni scorsi, sebbene l’esito sia stato un po’ più decoroso: 13 voti contro 6 e 3 astenuti. Il plenum  della Camera bassa, dal canto suo, deciderà nella sessione primaverile. Visto l’andazzo, non ci vuole il mago Otelma per prevedere come andrà a finire: con un bel (l’ennesimo) “nümm a pagum”, appunto. E “pagum” mica poco. Per la Svizzera, il costo dell’accordo settennale è di 20.6 milioni di franchetti all’anno. Non proprio noccioline. A maggior ragione se si pensa che i fallimentari accordi di Schengen già ci costano la bellezza di 100 milioni di Fr all’anno: vale a dire 14 volte di più di quanto era stato indicato dal Consiglio federale prima della votazione sul tema.

Il calderone

E poi vengono a dirci che non ci sono i soldi per potenziare le guardie di confine? I 20.6 milioni di Fr all’anno, invece di  gettarli nel calderone di Schengen col risultato di perdere il controllo sul loro utilizzo, li potremmo investire in modo assai più utile nella sorveglianza delle nostre frontiere. Perché è evidente che se vogliamo aumentare la nostra sicurezza interna la via è una sola: tornare a controllare sistematicamente chi entra in Svizzera. Altro che foraggiare fondi Schengen “come se piovesse” (o se nevicasse, tanto per restare in tema).

Intanto l’Austria…

Mentre gli svizzerotti pagano e “si aprono”, c’è chi fa tutt’altro. L’Austria, ad esempio, ha appena deciso di istituire una task force di polizia per i controlli di frontiera, che sarà composta da 600 poliziotti ed entrerà gradualmente in funzione da metà del 2018. Verranno potenziati i controlli sui treni e, in caso di necessità, verranno innalzate al Brennero le recinzioni già predisposte.

A proposito di controlli sui treni: come già detto, non vorremmo che il nuovo collegamento Stabio-Arcisate, quello che finora ha cumulato prestazioni fantozziane, diventasse un nuovo veicolo di immigrazione clandestina. E’ noto infatti che molti di loro entrano in Svizzera dal Belpaese con il treno. I controlli sulla nuova tratta sono quindi indispensabili ed essi avranno, evidentemente, un costo. Che pagheremo noi.

Cavallo di Troia

Non dimentichiamoci poi che gli accordi di Schengen, oltre ad essere deleteri per la sicurezza ed a costare sempre più, servono agli eurobalivi di Bruxelles come cavallo di Troia per comandare in casa nostra. Le pesanti limitazioni sulle armi detenute legalmente dai cittadini, già respinte dal popolo in votazione nel 2011 ma che l’UE vorrebbe ora imporci contro le nostre leggi e le nostre tradizioni con la scusa della lotta al terrorismo islamico (come se l’Isis si combattesse colpendo le armi dei cittadini onesti), e questo naturalmente con la connivenza dei suoi camerieri in Consiglio federale, sono infatti uno sviluppo dell’acquis di Schengen.

Ulteriore dimostrazione che questi accordi sono da rottamare. Altro che pagare sempre di più per permettere agli eurobalivi di dettarci gli ordini. Qui qualcuno è caduto dal seggiolone da piccolo…

Lorenzo Quadri

Il prossimo attacco UE sarà ai nostri diritti popolari?

I camerieri di Bruxelles calano le braghe e si preparano a disarmare i cittadini onesti

Una cosa dovrebbe averla capita anche il Gigi di Viganello: quando i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale parlano di “soluzione pragmatica” in relazione ai rapporti con la fallita Unione europea, intendono  una sola cosa: calata di braghe integrale e ad altezza caviglia. Perché è questo l’unico tipo di “soluzione pragmatica” che conoscono.

Squallore vergognoso

Così accade anche a proposito dalla famosa nuova normativa UE sulle armi. Questa normativa utilizza il pretesto del terrorismo islamico (sottolineare: islamico) per disarmare non già i jihadisti, bensì i cittadini onesti.

Una manovra di uno squallore vergognoso, naturalmente sempre contro il popolo: ma dai funzionarietti di Bruxelles ci si può solo attendere il peggio. Infatti non si è mai visto un terrorista islamico che per i suoi attentati utilizza delle armi legalmente registrate. Costoro, nei casi in cui si servono di armi di fuoco (ciò che avviene assai raramente perché i mezzi impiegati, come sappiamo, sono ben altri: dagli esplosivi fai da te ai camion ai coltelli) le acquistano sul mercato nero. Come fanno tutti i criminali, del resto. Mica le comprano alla luce del sole e declinando la propria identità.

Un favore al terrorismo

Accanirsi contro le armi legalmente detenute dai cittadini significa semmai fare un favore ai terroristi islamici, ed alla criminalità in generale, riducendo le possibilità dei cittadini di esercitare la legittima difesa in caso, ad esempio, di una rapina in casa. Il terrorismo diventa quindi la scusa, per la fallita UE, per colpire non già i seguaci dell’Isis, bensì i cittadini onesti. E’ evidente: la casta arraffona e spalancatrice di frontiere ha paura dei cittadini. Ed infatti li ha vessati in ogni modo.

Non si combatte il terrorismo disarmando i cittadini onesti. Il terrorismo si combatte con misure quali: frontiere chiuse, un calcio al fallimentare multikulti, espulsione dei musulmani radicalizzati, messa fuori legge delle loro associazioni, stop all’accoglienza di finti rifugiati in arrivo da paesi islamisti, divieto di finanziamenti esteri alle moschee, eccetera. Invece niente di tutto questo accade. Mentre il Giappone (grande!) in sei mesi ha accolto tre (!) domande d’asilo su quasi 8600, l’ Europa – Svizzera compresa – continua a “far entrare tutti”.

Scusa miserevole

La storiella della lotta al terrorismo è dunque una scusa miserevole. La realtà è che l’UE  vuole disarmare i suoi cittadini. Ed i camerieri di Bruxelles in CF sono subito scattano sull’attenti, da bravi soldatini. A partire, ovviamente, dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che per somma sfiga nazionale è la titolare di questo dossier. Osiamo sperare che nessuno pretenda di farci credere che codesta signora intende combattere il terrorismo islamico. Perché gli ridiamo  in faccia. Proprio lei, che non vuole nemmeno impedire i finanziamenti esteri alle moschee! Proprio lei, che non ne vuole sapere di vietare associazioni islamiste come “La vera religione”, già messe fuorilegge nei paesi vicini! Proprio lei, che ci porta in casa i finti rifugiati dal Belpaese (quanti  tra loro sono estremisti islamici?) perché “bisogna dare l’esempio” nell’aderire ai piani di ricollocamento! Proprio lei, che non vuole espellere i jihadisti nel caso questi criminali fossero in pericolo nel paese d’origine!

Limitazioni pesanti

Il governo bernese tenta di spacciare le imposizioni degli eurofalliti in materia di armi come questioncelle di poco conto, con conseguenze pratiche irrilevanti. Balle di Fra’ Luca. Le limitazioni ci saranno eccome. E saranno pesanti. Tanto per citarne alcune: il Consiglio federale nella sua posizione prevede la clausola del bisogno per l’acquisto di armi da fuoco e il divieto generalizzato di acquisto per una serie di altre armi, quali le armi lunghe semiautomatiche in grado di accettare caricatori con più di 10 colpi. In buona sostanza, quali armi lunghe, rimarrebbero legali solamente i fucili da caccia ed i vecchi moschetti della prima metà del secolo scorso.

Per il tiro sportivo, bisognerà dimostrare di essere iscritti ad una società di tiro o fornire prova di frequentare con regolarità il poligono di tiro. E chi non può più andarci, ad esempio perché è anziano? Si vedrà sequestrare le armi? Tutti propositi contrari alla tradizione ed alla legge svizzera, che il popolo elvetico ha già respinto in votazione popolare nel febbraio del 2011.

Sommaruga e compagnia cantante vogliono, per l’ennesima volta, permettere all’UE di imporci le sue leggi. Che sono contrarie alle nostre regole, alle nostre tradizioni ed anche alla volontà popolare. Oggi nel mirino (tanto per restare in tema) ci sono le armi; domani magari toccherà ai diritti popolari?

Sembra una barzelletta: paghiamo miliardi di coesione all’UE per permettere a Bruxelles di comandare in casa nostra. Ed è chiaro che, dovesse passare lo scempio disarmista ed antisvizzero partorito da Sommaruga & Co, questo non farà che spalancare le porte ad ulteriori invasioni di campo degli eurofunzionarietti in casa nostra. Ma per questa situazione ci sono dei precisi responsabili. Non si può certo pretendere di rimanere padroni in casa propria quando si è governati da personaggi evanescenti (per usare un eufemismo).

Se salta Schengen…

Come da copione, i sette scienziati tentano di imporre l’ennesima vergognosa ciofeca con il ricatto: essendo la nuova direttiva sulle armi parte degli acquis di Schengen, se non passa salta tutto il pacchetto – Schengen. Uhhhh, che pagüüüüraaaa! E allora? Se Schengen salta, stappiamo lo champagne!

Ormai noi svizzerotti siamo tra i pochi che continuano a mantenere le frontiere spalancate invece di ripristinare i controlli sistematici sul confine. Quindi siamo tra i pochi che continuano ad applicare i fallimentari accordi di Schengen. Perché i trattati internazionali che fanno entrare tutti non si toccano. Guai! Fare diversamente è becero razzismo! Naturalmente questi rimproveri ipocriti vengono mossi solo a noi. Che siamo il paese più accogliente di tutti e abbiamo il 25% di popolazione straniera, oltre ad un milione di doppi passaporti. Invece il Giappone fa entrare tre asilanti in sei mesi – e fa benissimo! – e nessuno osa fare un cip.

Unica speranza: il referendum

Sicché, Schengen è sacro e non si tocca. Quando però si tratta di procedere ai rimpatri-Dublino, invece, la musica cambia. Ad esempio, arrivano i legulei buonisti-coglionisti del Tribunale amministrativo federale a dire che non si può – sa po’ mia! – rinviare i finti rifugiati in Ungheria perché gli ungheresi brutti e cattivi sono troppo severi nel concedere l’accesso alle procedure d’asilo.

Le associazioni di tiro hanno annunciato il referendum contro l’ennesima imposizione di Bruxelles che vuole disarmare i cittadini onesti. C’è da sperare che siano pronte a lanciarlo. Non bisogna infatti illudersi che il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali si opporrà ad un qualsivoglia Diktat UE! Figuriamoci: la partitocrazia seguirà servilmente i propri esponenti governativi. Solo il popolo potrà evitare l’ennesima vergogna.

Lorenzo Quadri

Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

Il tamberla europeo: “fate di più per i finti rifugiati”

Il Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti. E Burkhaltèèèr scatta sull’attenti

 

Adesso ne abbiamo veramente piene le scuffie di sentire imbecillità da parte di organismi internazionali che contano come il due di briscola e che si accaniscono contro svizzerotti perché sono gli unici fessi che ancora gli danno corda!

L’ultima sortita del Consiglio d’Europa a proposito degli asilanti in Svizzera è semplicemente allucinante. Secondo tale commissario Nils Muiznieks (Nils chi?) l’approccio elvetico sarebbe troppo restrittivo (sic!). Ci vuole “più protezione per i migranti”. Cosa, cosa? Qui qualcuno deve avere preso un colpo di sole.

Mentre manteniamo tutti…

La Svizzera fa entrare e mantiene tutti. E’ al secondo posto (dopo la Germania, che però è un po’ più grande di noi) nel mettersi in casa – senza avere alcun obbligo! – finti rifugiati che spettano al Belpaese.

La Svizzera si riprende i migranti economici che la Germania rimanda indietro. Ma a sua volta, a seguito dell’ennesima sentenza buonista-coglionista del Tribunale federale amministrativo, rinuncia al proprio buon diritto, sancito dagli accordi di Dublino, di rispedire migranti economici in Ungheria perché il paese sarebbe troppo restrittivo nell’accesso alle procedure d’asilo. E vuoi vedere che presto, sempre dando retta alle sentenze buoniste-coglioniste, non potremo più rimandare finti rifugiati nemmeno all’Austria visto l’esito delle elezioni della scorsa domenica?

In più c’è la nuova legge sull’asilo. Quella dell’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati. Quella delle espropriazioni facili per creare nuovi alloggi per asilanti, aumentando così la “capacità ricettiva” e quindi l’attrattività della Svizzera. Quella che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ha venduto ai cittadini come restrittiva. Come no. Così restrittiva che infatti i tapini del Consiglio d’Europa la lodano senza riserve.

 

Anche il fratello dell’assassino

La Svizzera deve fare di più per i migranti, farnetica l’ennesimo eurofunzionarietto spalancatore di frontiere. E intanto nel centro asilanti di Chiasso c’erano pure il fratello del terrorista islamico pluriassassino di Marsiglia e gentil consorte, ritenuto da chi lo conosce ancora più pericoloso del congiunto. E se questo ennesimo criminale che abbiamo fatto entrare avesse avuto la bella idea di mettersi ad accoltellare donne gridando “Allah Akbar” alla stazione di Chiasso, seguendo le orme del fratello a Marsiglia, chi si sarebbe preso la responsabilità? La kompagna Sommaruga? I multikulti?

La Svizzera deve fare di più per i migranti, blatera il Consiglio d’Europa. Intanto a livello federale nel giro di 8 anni il numero degli asilanti eritrei in assistenza, quelli che  trascorrono le vacanze in patria perché lì è più bello, è aumentato del 2242%.  Mentre la spesa per l’asilo è raddoppiata. E nümm a pagum.

“Non limitare”?

Secondo il commissario Nils Muiznieks la Svizzera “non deve limitare i diritti di chi non ottiene lo status di rifugiato per quanto riguarda l’assistenza sociale, la mobilità e la riunificazione familiare”. A Strasburgo la grappa deve avere una gradazione troppo elevata.

Sicché oltre a far entrare e mantenere tutti i finti rifugiati – perché chi non ottiene lo status  profugo, è un finto rifugiato – dovremmo far arrivare e mantenere anche tutti i loro familiari? Nils, e tu quanti asilanti ospiti a casa tua?

Approccio giapponese

Il colmo è che i camerieri dell’UE in  Consiglio federale, non appena un qualche organismo sovranazionale fa il proprio verso, sentono il bisogno compulsivo di scattare sull’attenti. Un po’ come i cani di Pavlov che salivavano al suono della campanella. Mai una volta che siano in grado di replicare con un meritato Vaffa.

Sicché, bontà sua, Didier Burkhaltèèèr, corre a garantire ai padroni spalancatori di frontiere del Consiglio d’Europa che “la Svizzera non ha un approccio restrittivo” in materia d’asilo. Ma va? Prendiamo nota. E prendano nota anche gli sfaccendati marciatori pro-finti rifugiati. Grazie Didier per aver confermato che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutti.

Per contro, non si sa cosa ne pensi della vicenda il successore di Burkhaltèèèr agli Esteri, Ignazio KrankenCassis. Pare che si stia già esercitando a slacciarsi la cintura.

Quello che pensiamo noi lo abbiamo invece già scritto. La Svizzera non deve avere un approccio restrittivo in materia di migranti economici. Deve avere un  approccio giapponese. Tokyo in sei mesi ha accolto tre asilanti su 8600 domande. Chiaro il messaggio, Nils?

Criminali tunisini

Il colmo è che la rampogna del tamberla del Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti “chiusi e razzisti” arriva proprio in contemporanea con un’altra notizia: tra i finti rifugiati che entrano illegalmente in Ticino dal Belpaese sono esplosi tunisini ed algerini. E questi giovanotti non sono solo migranti economici che non scappano da nessuna guerra. Tanti di loro sono pure dei delinquenti. Infatti la Tunisia ha pensato bene di svuotare le patrie galere, concedendo in poco tempo l’indulto ad un totale di quasi duemila detenuti. Questi galantuomini partono in direzione Belpaese e noi – che ci ostiniamo a mantenere le frontiere spalancate – ce li ritroviamo a Chiasso. Ai delinquenti comuni vanno poi aggiunti gli estremisti islamici travestiti da finti rifugiati. E il bello è che di recente dopo una visita in Tunisia la kompagna Sommaruga se ne usciva beatamente a dichiarare che i tunisini non chiedono più asilo in Europa.

Giudici stranieri

Non ancora contento delle fregnacce sull’asilo, il commissario del Consiglio d’Europa ha pensato bene di mettersi ad inveire anche contro i diritti popolari in Svizzera; in particolare, contro l’iniziativa anti-“giudici stranieri”. Ma a questa performance dedichiamo un articolo a sé.

Intanto il prossimo atto parlamentare a Berna è già pronto: la Svizzera esca dal Consiglio d’Europa.

Lorenzo Quadri

 

I migranti economici ci sfruttano: parola di ambasciatore

Un diplomatico propone di introdurre le Green card USA: entri solo per lavorare

 

Asfaltati anche gli aiuti all’estero: “è illusorio pensare che dissuadano gli africani dal lasciare il loro continente”

Chi ha detto che in Svizzera c’è una marea di finti rifugiati eritrei perché costoro fanno venire i loro compatrioti raccontando quanto è bello il nostro Paese e quanto sono generose ed abbondanti le prestazioni sociali pagate dagli svizzerotti fessi?

Chi ha detto che eritrei e somali non arrivano in Svizzera per lavorare ma perché sanno che non verranno rispediti indietro, ed infatti in 8 anni il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282% (sic)?

Chi ha detto che i somali che stanno arrivando ora vanno respinti?

E chi ha detto che “è un’utopia credere che ampliando l’aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente”?

E’ forse stato un becero leghista populista e razzista? No. E’ stato nientemeno che un ex ambasciatore svizzero. Trattasi di Dominik Langenbacher, che si è espresso nei termini sopra citati in un’intervista rilasciata al Blick. E Langenbacher, quando dice che: “spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi” sa di cosa parla. Diversamente dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. La quale però, pur non sapendo, monta in cattedra con piglio da maestrina a calare sentenze. Ad esempio, quella secondo cui l’islam non può essere messo “sotto sospetto generale” malgrado sia manifestamente incompatibile con la società occidentale. Manca solo che Sommaruga aggiunga che l’islam deve diventare religione ufficiale in Svizzera. Poco ma sicuro che la sua posizione è quella!

Cosa ne pensa la Simonetta?

E chissà cosa pensa la ministra del “devono entrare tutti” delle affermazioni dell’ex ambasciatore Langenbacher che la sbugiardano (per usare un termine casto) in modo integrale. Lei e le sue politiche di accoglienza, tanto il conto lo paga il contribuente.

Del resto l’ex ambasciatore non è mica l’unico ad aver detto che le prestazioni sociali elvetiche, eccessivamente generose con i migranti economici, ci attirano in casa ogni sorta di foffa. La stessa cosa l’ha detta l’esperto di estremismo islamico Thomas Kessler, tra l’altro un ex parlamentare verde (quindi: uno di $inistra!) a proposito degli estremisti islamici. Costoro arrivano in Svizzera perché il nostro è uno dei paesi dove un furbetto straniero può attaccarsi alla mammella pubblica con la maggiore facilità. Senza dover compiere alcuno sforzo per integrarsi e per rendersi autosufficiente.

Green card

E chissà cosa pensa  la ministra del “devono entrare tutti” della proposta concreta avanzata dell’ex ambasciatore  Langenbacher, il quale suggerisce di modificare radicalmente il sistema dell’asilo, passando al modello americano delle Green Card. In sostanza,  secondo questa proposta, il migrante per entrare in Svizzera deve disporre di un importo di partenza di 20mila Fr. Dopodiché, avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro, durante i quali non potrà usufruire delle prestazioni sociali. Se non l’avrà trovato, dovrà lasciare la Svizzera. Più semplice di così!

Non osiamo immaginare la faccia che farebbe la kompagna Sommaruga, e non solo lei, davanti ad un’ipotesi di questo genere. Non c’è più religione se nemmeno gli ex ambasciatori osano asfaltare il sacro pensiero unico dell’accoglienza  indiscriminata, e  perorare l’introduzione di modelli fascisti e razzisti come le Greencard USA!

Noi, già che ci siamo, proponiamo di considerare anche il modello Giapponese: il paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno corrente ha riconosciuto 3 domande d’asilo  su 8560! E allora piantiamola di farci menare per il naso…

Asfaltati gli aiuti all’estero

Degna di nota anche l’affermazione di Langenbacher secondo cui non è continuando a scialacquare miliardi in aiuti allo sviluppo che si convincono gli africani a rimanere nel loro continente. Peccato che invece sia proprio questa  la scusa che da anni ed annorum viene propinata al popolino rossocrociato per giustificare come mai miliardi dei nostri soldi partono per lidi esotici invece di rimanere qui e venire spesi per le nostre necessità.  E’ quindi evidente che sugli aiuti all’estero bisogna tagliare, ma e alla grande, e allo stesso modo bisogna chiudere i rubinetti dello Stato sociale ai finti rifugiati. Se lo propone un ex ambasciatore…

E ripetiamo: il Giappone, che non è la Germania degli anni Quaranta, fa entrare tre asilanti in sei mesi; e noi dovremmo farci dei problemi a chiudere i rubinetti? Ma non sta né in cielo né in terra!

E intanto…

E il colmo è che, mentre si inviano miliardi all’estero con la scusa che questi prevengono il caos asilo quando sono tutte balle di fra’ Luca; mentre altri miliardi vengono bruciati per mantenere finti asilanti che arrivano per attaccarsi alla mammella pubblica, i sette camerieri dell’UE hanno il faccia di palta di venirci a dire che non ci sono i soldi per procedere al promesso potenziamento delle guardie di confine per aumentare la sicurezza del nostro territorio, ed in particolare delle regioni di frontiera!

Vergognoso. Evidentemente in quel di  Berna credono di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma ancora più vergognoso è che questo sia tollerato.

Lorenzo Quadri

Fallimento Schengen: niente accesso alle informazioni!

Frontiere spalancate, costi di 100 milioni annui, e non otteniamo quello che ci serve

Gli accordi di Schengen sono un fallimento. Del resto, nessuno potrebbe seriamente credere che la sicurezza aumenti spalancando le frontiere. Ed infatti, anche all’interno dell’UE, ogni volta che si verifica un problema migratorio le dogane vengono richiuse: si reintroducono i controlli sistematici sul confine. A ragione. Vedi quello che fa l’Austria sul Brennero. E anche la Germania – o, più precisamente, i Länder tedeschi a noi confinanti – ha a più riprese minacciato gli svizzerotti di chiudere le frontiere con la Confederella. Motivo: filtrano troppi finti rifugiati. Proprio la Germania, principale responsabile del caos asilo in Europa, a seguito dello scellerato invito dell’Anghela Merkel ai migranti economici ad arrivare tutti!

La spesa

C’è poi l’aspetto dei costi di Schengen. Al momento della votazione popolare sul tema (2005) venne indicata una spesa di circa 7 milioni di Fr all’anno. Nel giro di pochi anni si è scoperto che la fattura reale era non del doppio, non del triplo ma addirittura di 14 volte più elevata. E’ infatti superiore ai 100 milioni. Ovvero:  si spendono oltre 100 milioni all’anno per permettere ai delinquenti di varcare indisturbati le nostre frontiere. Sembrerebbe una barzelletta. Il calcolo dei costi, clamorosamente sbagliato, dovrebbe già di per sé essere un motivo per mettere in discussione la validità dell’adesione della Svizzera a Schengen, visto che si basava su presupposti fallaci.

Ennesima fola

L’aspetto finanziario non è nemmeno quello più grave. La spesa di 100 milioni e le frontiere spalancate sono state “vendute” come il sacrificio necessario per poter accedere alle banche dati sulla criminalità internazionale e blablabla. Ed invece, ma guarda un po’, si scopre che si trattava dell’ennesima panzana. Infatti adesso salta fuori che l’accesso ai famosi database, ed in particolare a quelli sul terrorismo, è sì possibile per la Svizzera. Però solo dopo lunghe procedure. Che rendono l’operazione estremamente onerosa, per non dire impossibile.

Quadro desolante

Quindi con Schengen abbiamo spalancato le frontiere, paghiamo cento milioni all’anno, e nemmeno otteniamo le informazioni che ci servono. Ed infatti svariati terroristi islamici sono passati attraverso la Svizzera “come se niente fudesse”. Dagli organizzatori dell’attentato di Barcellona al finto rifugiato minorenne che ha ucciso due donne a Turku in Finlandia. Costui aveva addirittura presentato domanda d’asilo a Chiasso.

Insomma, il quadro si presenta sempre più desolante. I legulei dei tribunali non espellono i jihadisti perché potrebbero trovarsi in pericolo nel paese d’origine. Intanto la Svizzera sta diventando una base logistica per terroristi islamici. Lo  ha dichiarato l’esperto Thomas Keller (che tra l’altro è un ex granconsigliere dei Verdi zurighesi, quindi non certo un leghista populista e razzista). Questo perché dalle nostre parti tutti gli immigrati non integrati possono mettersi tranquillamente a carico dell’assistenza sociale, senza dover fare nulla par integrarsi e per rendersi autosufficienti. In sostanza, i jihadisti possono venire in Svizzera a reclutare miliziani, ad organizzare attentati, a radicalizzare seguaci – pescando magari nell’ampio bacino dei migranti economici di religione musulmana – e tutto questo mentre sono mantenuti dal contribuente svizzerotto. E noi  abbiamo spalancato le frontiere a cani e porci senza avere  accesso diretto alle banche date sui terroristi.

Fregati su tutta la linea

Insomma, Schengen è una fregatura su tutta la linea. C’è allora da chiedersi cosa stiamo ancora aspettando per finalmente disdire questo fallimentare accordo e tornare a chiudere e a controllare sistematicamente le frontiere. Non siamo nella fallita UE, per fortuna. Però quando si tratta di aprirsi, di fare entrare tutti, è come se nella Disunione europea ci fossimo in pieno. Addirittura, la kompagna Simonetta Sommaruga sottomette la Svizzera ai piani di ridistribuzione dei finti rifugiati decisi da  Bruxelles, ai quali non aderiscono nemmeno gli Stati membri. Senza che sussista per noi alcun obbligo di conformarci. Però noi dobbiamo “dare l’esempio”. Come se a qualcuno gliene fregasse qualcosa del nostro “esempio”! E magari, sempre per “dare l’esempio”, accogliamo anche sospetti terroristi per mancanza di informazioni?

Se questi sono gli argomenti

Le frontiere spalancate non sono affatto una necessità irrevocabile. Solo la partitocrazia svizzerotta rimane attaccata a questa convinzione come una cozza allo scoglio. Con giustificazioni penose. Basti pensare che sempre la ministra del “devono entrare tutti” quali argomenti contro la reintroduzione dei controlli sistematici sul confine è riuscita a dichiarare che a) questi provocherebbero problemi ai frontalieri e b) sarebbero scomodi anche per i ticinesi che vanno a fare la spesa in Italia. Ah beh, se questi sono gli argomenti, sono proprio granitici.

Lorenzo Quadri

Ma la $inistra pretende le naturalizzazioni di massa!

Gli esperti confermano: molti stranieri nati in Svizzera non sono affatto integrati

 

Come se l’immigrazione incontrollata ed il fallimentare multikulti non avessero già fatto abbastanza disastri, la gauche-caviar vorrebbe introdurre pure lo “ius soli”. Ma col piffero!

 

Si può vivere in Svizzera, anche da molto tempo, senza essere minimamente integrati. Gli esempi a questo proposito si sprecano. Il padre 48enne di origine turca, residente a Basilea città, condannato per aver costretto entrambe le figlie a matrimoni forzati,  abitava nel nostro Paese da trent’anni.  I due studenti che non davano la mano alla docente perché donna, erano addirittura in predicato di diventare cittadini elvetici.

Grazie al fallimentare multikulti, è senz’altro possibile per un immigrato proveniente da “altre culture” risiedere in Svizzera per anni ed anni ma continuare a vivere secondo le regole e la mentalità del suo paese d’origine. Per questi migranti che rifiutano di integrarsi, la Svizzera è solo una mucca da mungere. Nei suoi confronti non sentono alcun legame. Sono da noi solo perché gli conviene. Magari nei confronti del nostro paese e dei suoi abitanti nutrono disprezzo ed avversione.

Altro che “razzisti”!

Alla faccia delle fregnacce dei moralisti a senso unico che istericamente strillano alla Svizzera “chiusa e xenofoba” contrapponendola ai paesi scandinavi “aperti e progressisti”, solo pochi giorni fa è stata pubblicata la classifica dei migliori Stati al mondo dove immigrare. Ne emerge, ma tu guarda i casi della vita, che la Svezia è sì al primo posto, seguita dal Canada. Ma poi arrivano, in quest’ordine, Svizzera, Australia e Germania. Ennesima conferma che gli spalancatori di frontiere che cercano di ricattarci e di criminalizzarci  blaterando accuse di chiusura e xenofobia, possono venire tranquillamente mandati a Baggio a suonare l’organo.

Un paese attrattivo per gli immigrati lo è anche per quelli che non si sognano di integrarsi. E la mancata integrazione causata dal fallimentare multikulti comincia ora a presentarci il conto. In Europa i jihadisti sono spesso e volentieri giovani di cosiddetta terza generazione. Ossia, proprio quelle persone che in Svizzera da qualche tempo beneficiano della naturalizzazione quasi automatica. Per questa fantastica novità possiamo ringraziare, naturalmente, la $inistra. Ma anche i pavidi partiti del cosiddetto centro che, terrorizzati dall’etichetta di razzisti e xenofobi, si fanno ricattare dagli spalancatori di frontiere, e li seguono.

Jihadisti nati in Svizzera

Di recente Paul Roullier, esperto elvetico di terrorismo a Ginevra, ha sottolineato come in Svizzera i miliziani dell’Isis sono in buona parte  persone nate nel nostro paese o che comunque ci vivono da tanti anni. In Svizzera, ha dichiarato l’esperto, si sta creando un vivaio jihadista “endogeno”. A conferma dunque che l’essere nato qui è tutt’altro che garanzia di integrazione. Quest’ultima deve infatti essere verificata caso per caso.

E cosa fanno i kompagni spalancatori di frontiere davanti questa realtà? Semplicemente, non la considerano. Sicché, non ancora contenti del regime di immigrazione incontrollata, non ancora contenti di aver reso pressoché automatica la naturalizzazione degli stranieri di cosiddetta terza generazione, adesso vorrebbero addirittura lo “ius soli”. Ossia vorrebbero che lo straniero che nasce nel nostro Paese diventasse automaticamente svizzero. Quindi svariati seguaci dell’Isis, in conseguenza di cotanta geniale pensata, acquisirebbero il passaporto rosso. Lo stesso varrebbe, senza andare a prendere esempi così estremi, per tanti immigrati non integrati.

Ecco quindi che ancora una volta la $inistra al caviale dimostra di voler ridurre il passaporto svizzero ad un pezzo di carta privo di qualsiasi valore. Un documento da regalare a chiunque senza porre alcuna condizione.  Chi lo ottiene non se lo deve meritare. Lo riceve senza far nulla.

Stop doppi passaporti

Gli islamisti che beneficerebbero di simili “naturalizzazioni di massa” chiaramente prima o poi tenteranno – con la complicità dei multikulti – di imporre in casa nostra loro regole, riprese al Corano. Il che equivarrebbe a fare tabula rasa di secoli di battaglie per la libertà e per i diritti civili.  Quindi, “ius soli” un piffero. La verifica dell’integrazione prima della concessione del passaporto rosso deve al contrario diventare ancora più approfondita. Perché adesso, per paura delle campagne d’odio della $inistra spalancatrice di frontiere, troppo spesso si naturalizza con leggerezza; “per non avere storie”.

Proprio in ragione della presenza di numerosi stranieri non integrati le naturalizzazioni devono diventare più selettive.

Ed è anche tempo che gli aspiranti cittadini svizzeri siano chiamati a scegliere: o il passaporto rossocrociato o quello del paese d’origine. Ma tutte due – per poter estrarre il documento più conveniente a seconda della circostanza – no. Chi invece davvero non se la sente di abbandonare il passaporto originario, evidentemente non è pronto per diventare svizzero.

Lorenzo Quadri

Caos asilo: ancora brutte sorprese in arrivo per noi!

A Berna vogliono fare in modo di respingere meno finti rifugiati. Intanto a Como…

 

Ohibò, quando il Consiglio federale se ne esce ufficialmente con certe dichiarazioni, c’è ben poco da stare allegri! L’ultima esternazione che giustamente ha fatto scattare i campanelli d’allarme è la seguente: i camerieri dell’UE in governo intendono “impegnarsi per lo sviluppo del sistema” degli accordi di Dublino.

Chissà perché, ma c’è come il vago sospetto che qui l’unica cosa che si sta “sviluppando” è una monumentale fregatura per i cittadini!

Riforme?

Gli accordi di Dublino prevedono infatti che ad occuparsi dei migranti economici debba essere il primo Paese firmatario in cui sono stati registrati (a patto ovviamente che le registrazioni avvengano, ciò che non è scontato).  Naturalmente questo permette alla Svizzera di respingere un numero interessante di finti rifugiati. Questo però non piace a chi si vede “restituire” i migranti. E quindi adesso si sostiene che il  sistema va  riformato. Su questo naturalmente il Consiglio federale non solo è disposto ad entrare nel merito, ma anche ad impegnarsi in prima linea. Perché “bisogna aiutare l’Italia”. Perché “bisogna aiutare la Grecia”. E soprattutto perché i finti rifugiati “devono entrare tutti”.

I nostri vicini…

Quindi, quei trattati internazionali che prevedono i respingimenti di migranti si possono mettere in discussione. Invece i fallimentari accordi di Schengen, quelli che impongono di tenere le frontiere spalancate, non si toccano! Guai! Sono scolpiti nella granito! Vanno applicati alla lettera con masochistico zelo! E questo malgrado l’Italia stessa ne abbia sospeso l’applicazione in occasione del G7, mandando addirittura i militari a presidiare i confini con la Svizzera. E questo malgrado la Germania nelle prossime settimane –  poco ma sicuro  – deciderà di reintrodurre i controlli sistematici ai confini con la Confederella, perché “attraverso quelle frontiere a colabrodo passano troppi finti rifugiati”. E i controlli, hanno fatto sapere i ministri degli interni dei “Land” tedeschi a noi vicini, verranno ripristinati “anche autonomamente”. Ovvero, si procederà alla chiusura dei valichi impipandosene degli accordi internazionali. Perché loro, i tedeschi,  “possono”. Così come gli italiani possono di fatto applicare “prima i nostri” annullando l’assunzione di stranieri alla direzione di alcuni importanti musei. Solo gli svizzerotti non “possono” mai!

Fuori da Schengen!

Sicché, di “riformare” gli accordi di Dublino nel senso di far entrare in Svizzera sempre più finti rifugiati con lo smartphone, magari legati all’Isis, non se ne parla nemmeno! Ma siamo bolliti al punto da accettare giulivi, ed addirittura promuovere, ogni modifica di accordi internazionali a nostro svantaggio? Mentre quando si tratta di limitare l’invasione caliamo sistematicamente le braghe?

Cominciamo invece  DISDIRE i fallimentari accordi di Schengen e a ripristinare i controlli sistematici sui confini. Poi vederemo!

Allarme Jihad

Oltretutto, sarebbe anche bello sapere cosa intende fare il Consiglio federale adesso che il Magistrato antiterrorismo italiano Franco Roberti ha informato che è in corso un’indagine a Como – quindi ad un tiro di schioppo da noi! – sul sostegno logistico dato dall’Isis ai flussi migratori. Come noto, la stragrande maggioranza dei finti rifugiati entra in Ticino proprio da Como. E adesso che si fa? Andiamo avanti come se niente fudesse? Facciamo entrare jihadisti perché chiudere le frontiere “sa po’ mia”? Insistiamo con la politica del suicidio, o finalmente facciamo passare la sicurezza interna davanti alle fregole internazionaliste?

Temere il peggio

Chissà perché, c’è da temere il peggio. E’ infatti evidente che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga vuole:

  • Ridurre drasticamente le riconsegne al Belpaese di migranti economici giunti in Ticino;
  • Aumentare la capacità d’accoglienza di finti rifugiati. Infatti il centro asilanti di Losone, contrariamente a quanto era stato promesso, non verrà chiuso in ottobre. E anche a Chiasso si cominciano a temere brutte sorprese;
  • Infischiarsene dell’allarme Isis lanciato a Como dal procuratore italiano antiterrorismo;
  • Mantenere le frontiere spalancate, quando i paesi attorno a noi fanno il contrario;
  • Dare agli asilanti provvisoriamente ammessi sempre più possibilità di rimanere. Sommaruga ha mandato in consultazione un progetto in questo senso. A parte i kompagni, l’hanno respinto tutti i partiti… ma è chiaro che la ministra P$$ tornerà alla carica. Perché non solo in Svizzera “devono entrare tutti”, ma chi è entrato deve anche restare.

Il colmo

Ciliegina sulla torta: a quanto risulta, c’è un asilante con permesso F, sospettato di legami con l’Isis, che ha lasciato la Svizzera per svariati mesi. Dove sia stato realmente in questo periodo non lo sa nessuno: magari in Siria? Eppure il signore ha potuto rientrare allegramente in Svizzera, e adesso si pare si trovi in Ticino a carico dell’assistenza! Qui qualcuno ha davvero perso la trebisonda. Vero kompagna Simonetta?

Lorenzo Quadri

I 7 scienziati: “non sappiamo e non vogliamo sapere”

Stranieri e frontalieri nelle ex regie federali? Il Consiglio federale se ne impipa!

 

E’ evidente che, sull’assunzione di frontalieri e di stranieri da parte delle ex regie federali, la voglia di trasparenza del governo, e soprattutto la voglia di applicare la preferenza indigena (che, piaccia o non piaccia, è iscritta nella Costituzione federale, nel famigerato articolo 121 a), è pari a zero. Probabilmente ancora inferiore.

In effetti, per quel che riguarda i dipendenti stranieri delle ex regie,  il CF – a cui chi scrive ha chiesto ulteriori informazioni – si limita a ripetere le cifre già indicate rispondendo all’interpellanza del Consigliere agli Stati Minder. Però il governo procede ad un’operazione cosmetico-illusionistica: un po’ come i prezzi a 9.95. Così questa volta, invece di indicare quanti dipendenti stranieri hanno FFS, Swisscom, Posta e Ruag, il CF indica la percentuale di svizzeri. Che sono rispettivamente 85,4%, 82%, 84% e 90%. Forse si immagina che girate così le cifre presentino meglio. Ma, pur rivoltate, le percentuali indicano sempre che i dipendenti stranieri sono il 14,6% per le FFS, il 18% per la Swisscom, il  16% per la posta e il 10% per la Ruag. In questi termini, le percentuali hanno un impatto diverso. Chissà se nei paesi a noi vicini si trovano “quote estere” analoghe? Qualche dubbio nasce.

Un quinto di stranieri

Fatto sta che la Swisscom ha quasi un quinto di dipendenti stranieri, e la Posta segue a ruota. Scusate se è poco. Per creare ulteriori fumogeni, il governo ben si guarda dal precisare lo statuto di questi stranieri: quanti di essi sono titolari di permessi C? Quanti hanno un permesso B? Quanti sono frontalieri? Quanti stranieri hanno “staccato” il loro permesso al momento dell’assunzione presso le ex regie? Quanti, invece, erano già presenti sul mercato del lavoro elvetico? La risposta a tutte queste domande, non proprio irrilevanti, manca. Manca rumorosamente.

Un paio di cose però sono chiare:

La prima l’abbiamo evidenziata nelle scorse settimane, ossia: questo 18% di dipendenti stranieri della Swisscom, questo 16% di stranieri alla Posta, chi sono? Che qualifiche hanno? Tutti profili “che non si trovano in Ticino”, come il torinese al centro di dialettologia? Visti i campi d’attività delle aziende che ai tempi felici componevano le gloriose PTT, un argomento del genere non regge granché; siamo al livello delle Beltragiustificazioni per il mandato all’Argo1. In effetti, la Posta e la Swisscom non devono dimostrare l’esistenza del Bosone di Higgs. E non devono nemmeno mandare razzi su Marte. Che non trovano in Svizzera il personale con i requisiti richiesti, lo vanno a raccontare a qualcun altro.

La seconda: è palese che da parte del Consiglio federale non c’è alcuna intenzione di imporre alle ex regie federali di applicare la preferenza indigena. Le fumogene dichiarazioni governative servono solo a tutelare lo statu quo. Che dà piena libertà alle aziende di assumere stranieri. Questa infatti la pomposa dichiarazione: “Il Consiglio federale si aspetta che le aziende pratichino una politica del personale progressista e responsabile socialmente, e che offrano condizioni di assunzione che assicurino la loro concorrenzialità. Questo include anche un’alta sensibilità per il mercato del lavoro svizzero”. Insomma, il festival del burocratese. Ma alla domanda più importante, ossia: perché il Consiglio federale non dà chiare disposizioni alle aziende controllate dalla Confederazione affinché applichino la preferenza indigena?, la risposta è il silenzio. Citus mutus! E qui sta il punto. Il governo non indica né prospetta alcun cambiamento. Si va avanti come se  l’articolo 121 a non esistesse. Tutto come prima del “maledetto voto”. Il governo rifiuta schifato di applicare la preferenza indigena. Anche dove potrebbe benissimo farlo.

Frontalieri? Mistero!

Menefreghismo ancora maggiore trasuda dalla risposta sui frontalieri nelle ex regie federali. Quanti sono? L’informazione dovrebbe essere reperibile in pochi minuti, tramite qualche click. Invece, nisba. Non è possibile sapere quanti frontalieri lavorano alle ex regie federali! Ma come, burocrati bernesi: prima vi riempite la bocca con l’alta sensibilità per il mercato del lavoro svizzero e poi nemmeno siete in grado di dire quanti frontalieri hanno assunto le ex regie, controllate dalla Confederella? E allora, spiegate come cavolo fare a verificare se la richiesta (?) alta sensibilità è una realtà oppure l’ennesima fregnaccia! Qui siamo a livello di repubblica bananiera. Ma il governo è lapidario: l’informazione sui frontalieri non viene rilevata, non si trova nei sistemi, ogni azienda lavora in modo diverso. Anche utilizzando l’imposta alla fonte si otterrebbero dati incompleti, poiché non tutti i Cantoni hanno accordi di doppia imposizione con le nazioni vicine. Evviva!

Come prima

In più, ancora una volta, manca la risposta alla domanda centrale: c’è almeno l’intenzione di rilevare in futuro l’informazione sui dipendenti frontalieri delle ex regie? A tal proposito, il governo non dice nulla. Questo significa, evidentemente, che non intende intervenire.

E’ assurdo che in Ticino, con in vigore l’articolo costituzionale 121 a, con in vigore Prima i nostri, con un mercato dal lavoro devastato dall’invasione da sud provocata dalla libera circolazione, non sia possibile sapere se le ex regie federali si comportano effettivamente – nei fatti, non nei blabla – da datore di lavoro con responsabilità sociale ed attento al territorio, o se invece assumono frontalieri al posto dei ticinesi.

Contano gli utili

L’andazzo governativo appare chiaro. No alla preferenza indigena, l’importante è che Posta, Swisscom e compagnia cantante massimizzino i profitti. Così nelle capienti casse della Confederella entrano tanti bei soldoni che l’Esecutivo può utilizzare liberamente, senza alcun vincolo. Ad esempio, li può impiegare per foraggiare finti rifugiati con lo smartphone e per mandare miliardi all’estero. Capita l’antifona?

Lorenzo Quadri

In Ticino nuova impennata!

Esplode ancora il numero dei frontalieri: ma come, non erano solo “percezioni”?

 

Ma come, non erano solo “percezioni”? Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, il numero di frontalieri è di nuovo esploso in Ticino. E solo in Ticino. Le cifre parlano chiaro. E, per l’ennesima volta, asfaltano l’IRE, Rico Maggi e gli studi farlocchi realizzati da ricercatori frontalieri (che sicuramente dispongono di “profili” che da noi non si trovano, come no).

Ennesimo record

Come abbiamo letto nei giorni scorsi, è stato infranto un nuovo record negativo: l’ennesimo. A fine marzo 2017 i frontalieri attivi in questo sempre meno ridente Cantone erano 64’670: siamo quindi a quota 65mila. L’aumento è stato dello 0,5% rispetto alla fine del 2016 e addirittura del 3.6% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso.

Su base nazionale, invece, da gennaio a marzo i frontalieri sono calati dello 0,2%. Mentre rispetto al primo trimestre del 2016 l’aumento a livello svizzero è stato “solo” del 2.8% – quindi chiaramente inferiore a quello in Ticino. Ma naturalmente a sud delle Alpi non esiste né sostituzione né dumping salariale: sono solo balle populiste e razziste.

Va da sé che i 65mila frontalieri sono solo quelli dichiarati, ufficiali. In tale cifra, per quanto enorme, non figura, ovviamente, chi lavora in nero. E non facciamo finta di credere che il problema non esista. Rendiamo “grazie” alla politica delle frontiere spalancate ed alla conseguente perdita di controllo sul territorio!

Terziario devastato

Ancora una volta, il boom di frontalieri si registra in prima linea nel settore terziario, dove si è passati dai 38’122 del primo trimestre 2016 ai 40’206 del primo trimestre 2017. 2100 in più: quindi un aumento di oltre il 5.5%. Del resto i frontalieri nel terziario sono quadruplicati con la devastante libera circolazione delle persone. Sicché l’impennata procede allegramente proprio in quelle professioni dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese. Questo ha, evidentemente, delle conseguenze disastrose sul mercato del lavoro.

Ingegneri e architetti

Da notare che tra le professioni in cui il numero dei frontalieri  è maggiormente aumentato nell’ultimo anno ci sono quelle di ingegnere ed architetto. Ed è proprio in quest’ambito che ad inizio marzo si è appreso dell’ennesimo scandalo provocato dalla libera circolazione: architetti pagati 6 fr all’ora, ovvero circa 1000 Fr al mese. Chi sono i datori di lavoro che in Ticino praticano condizioni salariali del genere? Naturalmente, i soliti furbetti dell’italico quartierino che hanno trovato nel nostro Cantone “ul signur indurmentàa”. Ma tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente.

Altro ramo che ha conosciuto un’impennata: informazione e comunicazione. Uella, vuoi vedere che la facoltà di scienze della comunicazione serve a formare in Ticino studenti frontalieri che poi diventeranno lavoratori frontalieri?

E poi hanno ancora il coraggio, al di là della ramina, di accusare i ticinesi di razzismo nei confronti degli italiani? Se razzismo ci fosse, i frontalieri dovrebbero semmai diminuire. Invece crescono a ritmo esponenziale. I moralisti a senso unico non hanno nulla da dire sul tema?

I sabotatori

Il colmo è che, davanti a cifre – dell’Ufficio federale di statistica, non della Lega populista e razzista! – che si fanno sempre più allucinanti, i partiti $torici hanno ancora il coraggio di sabotare “Prima i nostri”. I kompagni spalancatori di frontiere, ad esempio, proprio in occasione del primo maggio hanno di nuovo strillato il proprio scandalizzato “no” alla preferenza indigena: perché in Ticino “devono entrare tutti”. $inistruccia e grande capitale a manina nel difendere a spada tratta la devastante libera circolazione delle persone!

E lo statuto speciale?

Le statistiche sui frontalieri divulgate nei giorni scorsi provengono dall’Ufficio federale di statistica. Si tratta quindi di numeri della Confederella. Domanda da un milione: come mai l’autorità federale, davanti a cifre allarmanti pubblicate dai suoi stessi servizi, non prevede delle misure speciali per tutelare il mercato del lavoro ticinese? Ah già: i vicini a sud non sarebbero contenti, visto che il Ticino è diventato terra di conquista per tutto lo stivale (mica solo per le fasce di confine). Inoltre qualcuno potrebbe starnazzare al “proibizionismo”. E, si sa, la priorità assoluta dei sette scienziati e della diplomazia eurolecchina è “andare d’accordo”.

Lorenzo Quadri

 

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri

Funzionari dirigenti frontalieri o con doppio passaporto

La situazione è già indecorosa di suo, non serve fantasticare su possibili spionaggi

 

Nel Canton Ginevra è divampata la polemica sulla nomina a direttrice del fisco di una funzionaria frontaliera. Nel concreto si tratta di una donna con la doppia nazionalità, svizzera e francese, residente in Francia.  La quale avrà accesso a dati fiscali confidenziali. E c’è chi, come il giornale Les Observateures, si è spinto ad ipotizzare che la donna potrebbe essere addirittura un’agente al soldo della Francia. Una spia di Parigi infiltrata nelle dichiarazioni fiscali ginevrine.

Un deputato cantonale PLR deplora la scelta di una frontaliera evidenziando problemi di protezione dei dati: “cosa succederebbe se la neo-direttrice del fisco dovesse perdere il suo telefonino in Francia, o se il suo computer dovesse venire hackerato dopo aver superato la frontiera?”. Un assist che ha permesso al direttore del Dipartimento cantonale delle finanze di spiegare che nella sua precedente mansione la funzionaria frontaliera aveva accesso ai medesimi dati e che comunque i suoi supporti elettronici sono criptati.

Autocensura

Ecco un bell’esempio di cosa succede quando per deplorevoli esigenze di autocensura – dettata dalla paura dell’ignominiosa etichetta, quella di “populista e razzista” – ci si arrampica sui vetri nel tentativo di cercare di giustificare una posizione, che è sacrosanta, con argomenti artificiosi ma politikamente korretti.

Certo, il rischio che la direttrice frontaliera del fisco ginevrino smarrisca il telefonino o il computer oltreconfine può essere un argomento. Ma è davvero questo il punto? Evidentemente no. La questione è che nella pubblica amministrazione – a maggior ragione in posti sensibili! – bisogna assumere svizzeri, residenti in Svizzera. Si abbia una buona volta il coraggio di dirlo apertamente, come ha fatto Norman Gobbi in relazione al noto funzionario corrotto all’Ufficio della migrazione.

E non c’è alcun bisogno di giustificare questa posizione andando a parare su improbabili  infiltrazioni informatiche  all’estero. La preferenza indigena è realtà costituzionale, votata dal popolo. Bisogna avere il coraggio di attuarla e di affermarla. Sembra invece che si provi vergogna.

Le radici nel territorio sono requisito imprescindibile per chi si occupa di gestire la cosa pubblica. Vengono richieste – giustamente ed ovviamente – ai politici, la cui presenza è temporanea. Non le vogliamo chiedere ai funzionari che, una volta nominati, “ti saluto Rosina”? Nemmeno ai funzionari dirigenti che contano più dei politici, oltre che durare di più?

La fantasia non serve

La spiegazione prodotta dal capodipartimento finanze ginevrino ( la donna già aveva accesso ai dati confidenziali nella precedente funzione) non solo non giustifica nulla, ma è un plateale autogoal. La frontaliera con doppio passaporto non ha neppure fatto lo sforzo di spostare il domicilio in Svizzera malgrado ricoprisse un ruolo delicato nella pubblica amministrazione. E viene addirittura promossa e premiata.

La situazione è indecorosa di suo. Non c’è alcun bisogno di far volare la fantasia ed immaginare che l’alta funzionaria cantonale sia addirittura una spia francese.

Doppio passaporto

E come la mettiamo con la doppia nazionalità? Chi vuole fare carriera nell’ente pubblico, con posti di responsabilità, non può essere “servo di due padroni” (nel concreto di due passaporti). C’è tutto il diritto di pretendere che questi funzionari, qualora non siano svizzeri di nascita, rinuncino al passaporto d’origine. E di pretenderlo senza bisogno di sentirsi costretti a giustificarsi con pippe mentali politikamente korrette.

Ciò vale a maggior ragione per i politici, la cui posizione è incompatibile con la doppia nazionalità. Per ora il tema è lasciato alla sensibilità individuale (carente?). L’obiettivo futuro è di far sì che, in generale, acquisire il passaporto rosso implichi la perdita di quello d’origine. Non ci vuole il Mago Otelma per pronosticare che ciò permetterebbe inoltre di sventare un po’ di naturalizzazioni di comodo. Di sicuro non tutte, perché l’approfittatore incallito se ne frega di ogni passaporto. Ma un certo numero sì. E sarebbe già un bel risultato.

Lorenzo Quadri