Povertà, statistiche farlocche ed informazioni unilaterali

La casta si affanna per nascondere la catastrofe: Ticino devastato dall’invasione da sud

Il tasso di disoccupazione in Ticino è più elevato di quello della Lombardia. E chi non arriva a fine mese…

Visto che siamo in Beltracampagna elettorale, ecco uscire (ma tu guarda i casi della vita) le statistiche che indicherebbero un calo delle persone in assistenza in questo sfigatissimo Cantone. Per la serie: la situazione migliora! “L’è tüt a posct”!

A parte che stiamo comunque sempre parlando  di diminuzioni di poche unità su oltre ottomila casi, urge rimettere la chiesa al centro del villaggio.

Le balle della SECO

Le statistiche dell’assistenza sono certamente più affidabili di quelle taroccate della SECO (Segreteria di Stato per l’economia) sulla disoccupazione. Questo perché i  burocrati della SECO prendono la gente per i fondelli indicando solo le persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento (URC). Peccato che questi siano unicamente una parte, sempre più piccola, dei senza lavoro. Quando un disoccupato ha esaurito il termine quadro, si disiscrive dagli URC. Perché tali uffici, ad onta del nome, non sono di nessun aiuto nel collocamento. Si limitano a fare i gendarmi.  A controllare che il senza lavoro abbia presentato un numero sufficiente di domande d’impiego. Ad obbligarlo a seguire dei programmi occupazionali del tutto inutili per il suo futuro lavorativo, quando non semplicemente umilianti.

Peggio della Lombardia

Sempre più disoccupati, pertanto, non sono iscritti agli URC  e le statistiche della SECO risultano così clamorosamente farlocche. Una vera e propria farsa. La più recente vaneggia infatti di un tasso di disoccupazione in Ticino del 3.3 % (!) nell’ultimo trimestre del 2018: un insulto all’intelligenza di chi legge. Questo quando l’indicatore ILO, utilizzato a livello internazionale, rileva invece per lo stesso periodo un tasso di disoccupazione del 6.8%, in crescita di quasi un punto percentuale rispetto a al 2017. Oltre che – non è uno scherzo – decisamente più elevato di quello della Lombardia, che si ferma al 5.4%.

Fotografia parziale

Nel caso dell’assistenza, la situazione è meno falsata. Per il semplice fatto che è più difficile taroccare gli indicatori per abbellire le statistiche. Ciò non toglie che anche le cifre sulle persone in assistenza forniscono una fotografia solo parzialesulla povertà alle nostre latitudini.

Altrimenti detto: non è perché i casi di assistenza scendono di qualche unità (su oltre 8000!) che si può spacciare la fake news della povertà in calo in Ticino.

Assistenza e altro

Non tutti i poveri sono in assistenza. Se infatti da un lato i numeri ufficiali dell’assistenza calano leggermente ma dall’altro si moltiplicano i “tavolini magici” di turno (l’ultimo punto vendita è stato inaugurato di recente a Lugano), è evidente che qualcosa non torna. C’è ancora chi – soprattutto tra quanti hanno il passaporto rosso (non fresco di stampa) –  prima di iscriversi all’assistenza ci pensa non una ma dieci volte e si arrabatta finché può, come può.

Oltre all’assistenza cantonale esistono altre opzioni, almeno temporanee. Da un lato Comuni che dispongono di regolamenti sociali propri per erogare prestazioni finanziarie puntuali (quindi non una rendita ricorrente). Queste prestazioni servono a far fronte a fatture che il cittadino non riesce a saldare: ad esempio il conguaglio dell’affitto, o le spese dentistiche, o anche le spese funerarie. Dall’altro in Ticino  esiste una rete di associazioni benefiche private che funzionano più o meno secondo i criteri dei regolamenti comunali di cui sopra (non c’è solo il tavolino magico; ce ne sono varie altre, dal Soccorso d’inverno alle Vincenziane). Queste associazioni e questi Comuni sono forse meno sollecitati di prima? O invece lo sono di più? Risposta: lo sono di più.

Aumenti importanti

L’aumento dei punti vendita del tavolino magico è un indizio. Altro indicatore concreto: nel 2018 la spesa di pertinenza del regolamento sociale comunale di Lugano è aumentata di circa il 50% rispetto all’anno prima. Si tratta senz’altro di un dato significativo.  Qual è la spiegazione? Uno dei motivi principali sono i risparmi effettuati a livello cantonale nel 2017 sugli assegni familiari e di prima infanzia. Giusti o sbagliati che siano, questi risparmi hanno impoverito parte della popolazione residente, e mica tutta è finita in assistenza. C’è chi non ne avrebbe comunque diritto e chi, alla ricerca di alternative, si rivolge – appunto – a Comuni ed associazioni.

Ma naturalmente ci sono anche altri motivi per l’aumento del “carico” del regolamento sociale comunale di Lugano: ad esempio, sempre più gente non dispone di alcuna “riserva”, anzi è indebitata. Di modo che ogni spesa imprevista fa saltare budget già tirati al limite.

Le colpe del triciclo

E’ quindi perfettamente inutile pensare di prendere il popolazzo per i fondelli taroccando le statistiche sulla disoccupazione e tentando di contrabbandare l’equazione povertà = assistenza, sicché diminuzione dell’assistenza significa meno poveri. Purtroppo la realtà è assai più complessa di così.

Una cosa è evidente: il mercato del lavoro ticinese è stato mandato a ramengo dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. Ciò ha generato povertà, precariato, disoccupazione, esplosione dell’assistenza, oltre che una situazione di disagio diffuso. Tutti fenomeni che la casta tenta, male, di nascondere a suon di statistiche farlocche e di dichiarazioni fuori di cranio (tipo: “sono solo percezioni”).

Rubato anche il presente

Piaccia o no, il lavoro è ancora il centro dell’esistenza umana. E la grande maggioranza di quei  ticinesi che l’hanno perso non vive  questa condizione con serenità, come una normale fase dell’esistenza, “che può capitare a tutti”. La vive come un dramma. E le ripercussioni possono essere deleterie. Quante famiglie si sfasciano a causa della mancanza di lavoro? Perché le tanto vituperate ARP (Autorità regionali di protezione) sono chiamate ad intervenire sempre più spesso?

Il triciclo PLR-PPD-P$$, con la delirante politica delle frontiere spalancate, non ci ha rubato solo il futuro. Ci ha rubato anche il presente.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Basta prese per i fondelli!

VaffanSECO! Ancora statistiche farlocche sulla disoccupazione per farci credere che…

 

L’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$continua a fare disastri!

Per la partitocrazia spalancatrice di frontiere, nell’imminenza delle elezioni cantonali, le cose si mettono male: sarebbe infatti il colmo se i cittadini non le chiedessero di rendere conto dello sfacelo sul mercato del lavoro ticinese.

Ma il tema è scottante anche a livello federale. Giustamente, l’avversione degli svizzeri nei confronti di un’UE fallita ed arrogante cresce sempre più.

Quindi, i burocrati della SECO, Segreteria di Stato dell’economia, si agitano per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, nel tentativo di far credere che in Ticino con la devastante libera circolazione vada tutto bene.  Eccoli dunque tornare alla carica con le loro statistiche farlocche sulla disoccupazione nel nostro Cantone. Statistiche che diventano sempre più grottesche! Vabbè che Carnevale si avvicina, ma…

Ticino: sempre più disoccupati!

Ed infatti questi burocrati bernesi, che il Ticino l’hanno visto al massimo in cartolina, pretendono di farci credere che alle nostre latitudini la disoccupazione sarebbe in calo. A loro dire, il tasso di disoccupazione in Ticino sarebbe addirittura sceso (!) dal 3.7% di fine 2017 al 3.3% di fine 2018. Sì certo, come no! E gli asini volano!

Ma questi funzionarietti chi credono di prendere per il lato B? Purtroppo per loro, lo sp-ttanamento è dietro l’angolo. Arriva dall’ILO, che è poi l’indicatore usato internazionalmente per rilevare la disoccupazione. Ed esso ci racconta una storia diametralmente opposta. Ci dice infatti che, in questo sfigatissimo Cantone, il tasso di senza lavoroè passato dal 5.9% dell’ultimo trimestre del 2017 al 6.8% dello stesso periodo del 2018! Quindi, altro che disoccupazione in calo!Crescita esponenziale!

E non solo: se pensiamo che il tasso di disoccupazione ILO della Lombardia è del 5.4%, quindi di parecchio inferiore a quello ticinese, ci rendiamo ben conto di quanto ci troviamo immersi nella palta “grazie” alla libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia!

Perfino la RSI, assai poco sospetta di opposizione alle frontiere spalancate, si è accorta della clamorosa discrepanza tra le barzellette propinate dalla SECO – quella che ci costa 100 milioni all’anno! – ed i dati più credibili dell’indicatore ILO. Sul tema è andato in onda nei giorni scorsi un servizio del Quotidiano.

Trucchetto svelato

Del resto, il giochetto è presto smascherato: le statistiche farlocche della SECO non registrano i senza lavoro, bensì le persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento (URC)! Non è affatto la stessa cosa, anzi! Sempre più senza lavoro non sono iscrittialla disoccupazione. Ma non certo perché hanno trovato un impiego, bensì perché sono finiti in assistenza, o in AI, oppure non percepiscono più nessuna rendita e quindi sono spariti da tutte le statistiche! Poi però ci chiediamo come mai i “tavolini magici” si moltiplicano!

L’ha capito anche il Gigi di Viganello: agli Uffici regionali di collocamento, restano iscritti solo quei disoccupati che hanno diritto alle indennità di disoccupazione, e questi diventano una parte sempre più piccola di quanti non hanno un impiego! Sicché, cari burocrati della SECO, è ora di piantarla di prendere per i fondelli la gente – evidentemente con finalità politiche – con statistiche basate su indicatori che non vogliono più dire un tubo!

Mercato saturo

La crescita dei disoccupati di lunga durata (assistenza) dimostra inoltre che, per chi perde il posto, rientrare nel “circuito” diventa sempre più difficile! E perché accade questo? Elementare Watson! Perché il mercato del lavoro ticinese è stato saturatocon frontalieri, permessi B più o meno farlocchi, padroncini e compagnia bella! E quindi per chi è nato e cresciuto qui non c’è più posto!

Per questo sfacelo, ringraziamo la devastante la libera circolazione delle persone e quelli che l’hanno voluta!

Com’era già la storiella che andava in giro a raccontare l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli prima della votazione sugli accordi bilaterali? “Con la libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”?Certo, come no! Esempio da manuale della lungimiranza dell’ex partitone!

Lorenzo Quadri

 

Le statistiche farlocche della SECO insultano l’intelligenza

“Disoccupazione ai minimi storici?” Ma finiamola con queste ridicole fregnacce!

 

Inbase al tasso ILO, la disoccupazione in Ticino è più elevata che in Lombardia! E mica di poco: in Ticino siamo al 7%, in Lombardia al 4.5%. Ebbene, burocrati della SECO e triciclo spalancatore di frontiere? Niente da dire al proposito?

I burocrati della SECO (Segreteria di Stato per l’Economia) non potevano (non potevano proprio?) iniziare l’anno senza rifilarci l’ennesima fregnaccia, o “Fake news” che dir si voglia, sulla disoccupazione.

Al volgo attonito viene dunque propinata la seguente “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi): “Squilli di trombe, rullo di tamburi, in Svizzera abbiamo raggiunto la disoccupazione più bassa degli ultimi 10 anni”. Sì certo, come no! E giù a snocciolare statistiche e cifre rigorosamente farlocche! Basti pensare che si parla di un tasso di disoccupazione del 2.6% a livello nazionale e del 3% in Ticino.  L’ennesima presa per il lato B ad opera di burocrati federali che – con la fattiva collaborazione della stampa di regime, la quale con la massima goduria si presta a fare da megafono – perseguono uno solo obiettivo, anzi due.

  • Fare il lavaggio del cervello al popolazzo per indurlo a credere che a) con la devastante libera circolazione delle persone va tutto a meraviglia, il mercato del lavoro ticinese va a gonfie vele, non c’è alcuna sostituzione, “immigrazione uguale ricchezza” e di conseguenza b) bisogna sviluppare i rapporti con la fallita UE e sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale.
  • Far credere che il presunto – ma proprio solo presunto! – minimo storico della disoccupazione (ah ah ah) sia collegato a quell’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light”. Ovvero la legge anticostituzionale d’applicazione con cui il triciclo PLR-PPD-P$$ ha azzerato il 9 febbraio. Come dire che la preferenza indigena light serve davvero a limitare l’immigrazione, mentre in realtà è solo un patetico bluff.

Disoccupati non iscritti

I burocrati della SECO, profumatamente pagati con i nostri soldi – la SECO ci costa qualcosa come 100 milioni di franchetti all’anno! – vorrebbero sdoganare la tesi che persone “senza lavoro” ed “iscritti alla disoccupazione” sono la stessa cosa. Ma anche il Gigi di Viganello ha capito che non è affatto così. Sempre più senza lavoro NON SONO iscritti alla disoccupazione, e quindi la SECO li fa sparire dalle statistiche. E poi ci vende la fregnaccia del “tasso di disoccupazione più basso degli ultimi 10 anni”.

Intanto l’assistenza…

Ciò che accade in questo sfigatissimo Cantone, dunque, è chiaro: sempre più disoccupati non sono annunciati all’URC poiché non hanno più diritto ad alcuna indennità. Ad esempio perché sono finiti in assistenza: ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, praticamente in contemporanea con la fake news della SECO sulla disoccupazione ai minimi storici è uscita la notizia (questa vera) dell’ennesima crescita dell’assistenza. Oppure non figurano più tra gli iscritti all’URC perché sono stati scaricati sull’AI. Oppure ancora perché lavorano a tempo parziale, ma non per scelta, bensì perché non hanno alternativa. O anche perché si sono dovuti rassegnare a fare la/il casalingo/a per forza, a carico del partner che guadagna abbastanza per mantenere la famiglia: e questi casi non figurano in nessuna statistica, nemmeno in quella dell’assistenza.

Secondo il tasso ILO…

Se per calcolare la disoccupazione usiamo il metodo di rilevamento ILO (sistema internazionale; non se l’è inventato la Lega populista e razzista) che considera le persone che effettivamente non hanno lavoro, ecco che il quadro si fa assai più cupo – e più aderente alla realtà.

Scopriamo infatti che, inbase al tasso ILO, la disoccupazione in Ticino è più elevata che in Lombardia! E mica di poco: in Ticino siamo al 7%, in Lombardia al 4.5%.Ebbene, burocrati della SECO e triciclo spalancatore di frontiere? Niente da dire al proposito?

Il bluff

Tentare poi di costruire, sulla balla della disoccupazione ai minimi storici, l’ulteriore bufala dell’efficacia della “preferenza indigena light” e del (parziale) obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti agli URC, non è più nemmeno una presa in giro: è un insulto all’intelligenza dei cittadini.

E tra l’altro ricordiamo ai burocrati della SECO che i balivi di Bruxelles potrebbero presto pretendere di imporci di versare la disoccupazione ai frontalieri come se fossero residenti.Ovviamente i camerieri bernesi dell’UE calerebbero le braghe in tempo reale, “wie immer und wie gewöhnlich”.

Conseguenza: tutti i frontalieri si iscriverebbero agli URC. Ci spieghino allora i premi Nobel della SECO e della partitocrazia quale vantaggio porterebbe al residente, rispetto al frontaliere, l’obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti.

Morale: chiudiamo la SECO che è ora! Così risparmiamo anche 100 milioni di franchetti ogni anno! E con 100 milioni all’anno un po’ di posti di lavoro si creano…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagheremo la disoccupazione anche ai permessi B farlocchi!

Casinò di Campione: pronto l’atto parlamentare sulla decisione della SECO

Quanti dei dipendenti del Casinò residenti in Svizzera – che mai hanno versato contributi di disoccupazione – sono dimoranti (permessi B)? E quanti di questi permessi B sono stati ottenuti tramite domicili fittizi?

I burocrati della SECO (Segreteria di Stato dell’economia) ne combinano peggio di Bertoldo. Si limitassero a sfornare statistiche taroccate su disoccupazione e frontalierato,  si tratterebbe “solo” di propaganda di regime pro-libera circolazione pagata a peso d’oro (la SECO costa 100 milioni all’anno) a cui non crede più nemmeno il Gigi di Viganello.

Ma la SECO si è di recente specializzata in decisioni contro gli interessi della Svizzera e del Ticino.

SECO: il festival delle cappellate

I burocrati della SECO (dipartimento “Leider” Ammann, PLR) hanno cominciato col riconoscere il guadagno intermedio ai frontalieri (e nümm a pagum). Apparentemente “così”, senza che nessuno avesse chiesto alcunché. Perché questi “citrullus lanatus” (cocomeri) non appena hanno vago sentore di controversia con i padroni UE, calano le braghe a titolo preventivo.

Poi è arrivata l’intenzione di accordare la disoccupazione svizzera anche ai frontalieri. Ciò che provocherebbe l’intasamento e la conseguente necessità di potenziamento degli URC (e nümm a pagum). E porterebbe anche all’ azzeramento di quella grottesca ciofeca, escogitata dalla partitocrazia, denominata preferenza indigena light, che teoricamente mirerebbe ad avvantaggiare gli iscritti agli URC. Se tutti i frontalieri si iscrivono agli URC per ottenere la rendita svizzerotta, ci spieghi partitocrazia in che modo gli “indigeni” sarebbero avvantaggiati.  Al proposito di questa boiata, da un po’ non si sente nulla. Ma prepariamoci al peggio.

Casinò di Campione

Ultima in ordine di tempo: la decisione, del tutto inspiegabile ed illogica, di concedere le indennità di disoccupazione svizzera ai dipendenti del Casinò di Campione, formalmente non ancora licenziati, che risiedono nel nostro paese.  Malgrado questi ultimi, ma guarda un po’, non abbiano mai pagato i contributi alla disoccupazione elvetica.

Allora:

  • Ci spieghi la SECO per quale cavolo di motivo gli svizzerotti dovrebbero pagare con i loro contributi la disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione, che i contributi non li hanno mai versati.
  • Negli scorsi anni (2012) con la modifica della legge contro la disoccupazione, sono stati effettuati pesanti tagli alle rendite dei cittadini svizzeri residenti in Svizzera e che hanno sempre pagato tasse e contributi (la Lega era contraria). Il motivo: “gh’è mia da danée”. Ah ecco. Però i soldi per pagare senza alcun motivo la disoccupazione ai dipendenti del casinò di Campione ci sono?
  • Quanti milioni costerà alla disoccupazione svizzera il regalo deciso dalla SECO?
  • A beneficiare del regalo della SECO fatti con i nostri soldi saranno i dipendenti del Casinò “residenti in Svizzera”. Questo non vuole affatto dire che si tratta di cittadini svizzeri. Qualcuno magari lo è. E tutti gli altri? Gli uccellini cinguettano che i 2/3 circa dei beneficiari sono permessi B. Non solo: i nostri amici pennuti cinguettano pure che parecchi di questi permessi B sarebbero farlocchi, ovvero ottenuti tramite domicilio fittizio in Svizzera. Caso emblematico: due colleghi (maschi) che risultano convivere in un monolocale (tutte unioni registrate?) mentre mogli e figli abitano nel Belpaese. E’ evidente che a questo proposito chiederemo lumi al Consiglio di Stato. Infatti c’è un evidente e sostanzioso interesse economico ad evitare che permessi B farlocchi ricevano la disoccupazione pagata da noi.
  • Argomento della SECO: senza la rendita di disoccupazione i diretti interessati andrebbero in assistenza. Frena Ugo! Punto primo: l’assistenza mica la danno a tutti; ci sono dei limiti di reddito e di sostanza. Inoltre, per i permessi B non è evidente ottenerla (ci mancherebbe altro). Punto secondo: le rendite d’assistenza sono nettamente inferiori a quelle della disoccupazione, soprattutto considerando il tenore degli stipendi al Casinò di Campione. Quindi la SECO ha sparato l’ennesima cavolata.
  • Spiace naturalmente per chi perde il lavoro; ma non si vede perché, a pagare per lavoratori a grande maggioranza italici che mai hanno versato un centesimo alle casse della disoccupazione elvetica, dovremmo essere sempre e solo noi! Non siamo la mucca da mungere di tutti! E lo Stato italiano che fa? Campione non è mica in Svizzera!
  • La decisione della SECO è ancora più balorda se si pensa che il Comune di Campione d’Italia ha vari milioni di “puff” nei confronti di enti pubblici ticinesi. Chi li ripaga?
  • Morale della favola: l’interpellanza al Consiglio federale sull’ennesima alzata d’ingegno dei burocrati della SECO è già pronta.Perché a Berna di cosette a questo proposito  ne dovranno spiegare tante. Ma tante.

Lorenzo Quadri

La libera circolazione ciurla nel manico. Soldatini in tilt

La SECO insiste con i tentativi di lavaggio del cervello, ma non ci casca più nessuno

 

La scellerata politica delle frontiere spalancate, con l’avanzare dei “sovranisti”, ciurla nel manico. L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone ha raccolto 125mila firme in meno di sei mesi (c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne centomila). E a Berna, ai camerieri di Bruxelles ed ai loro soldatini sta diventando fredda la camicia.

Così i tamberla della SECO se ne sono usciti con l’ennesima fregnaccia. Ovvero, il nuovo bilancio della libera circolazione.

“Nessuna penalizzazione”

Secondo costoro, infatti, i residenti in Svizzera non sarebbero penalizzati dalla libera circolazione delle persone. Inoltre, non esisterebbe né sostituzione né dumping salariale. “Sono solo percezioni”, come garantiva lo studio dell’ IRE sul frontalierato eseguito dal ricercatore frontaliere o ex frontaliere. Il quale, ma guarda un po’, viene sistematicamente interpellato dal Corriere del Ticino per commentare le notizie sui permessi G.

Un bel “vaffa!”

Ai burocrati federali della SECO con i piedi al caldo, lautamente foraggiati con i nostri soldi, dedichiamo un corale “vaffa”!

Ricordiamo che costoro sono quelli che, oltre a produrre statistiche taroccate per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, hanno deciso – su ordine di chi? Del loro capodipartimento, il decotto ministro PLR “Leider” Ammann? Oppure hanno fatto tutto di propria iniziativa? – che anche i frontalieri devono (?) avere diritto al guadagno intermedio. E sono pure favorevoli, i burocrati della SECO, al disastroso Diktat con cui l’UE pretende di far pagare al paese di lavoro (ovvero: a noi) la disoccupazione dei frontalieri. Una novità che, nella malaugurata ipotesi in cui dovesse diventare realtà, avrebbe conseguenze deleterie:

  • ci costerebbe centinaia di milioni di Fr all’anno;
  • farebbe esplodere gli abusi;
  • genererebbe un’impennata di iscrizioni agli uffici regionali di collocamento (URC), ed il potenziamento degli URC ticinesi lo pagherebbe il solito sfigato contribuente cantonale;
  • azzererebbe del tutto la ciofeca denominata “preferenza indigena light”, con cui la partitocrazia finge di favorire i disoccupati iscritti agli URC. Se tutti i frontalieri si iscrivono, di quale “preferenza” beneficerebbero i residenti?
  • Costituirebbe l’ennesimo privilegio ingiustificato dei frontalieri (che già sono dei privilegiati fiscali) rispetto agli italiani che lavorano in Italia. Ed infatti, quando sui media del Belpaese si è sparsa la voce infondata (in realtà nulla è stato ancora deciso) ma purtroppo verosimile, che gli svizzerotti avrebbero pagato la disoccupazione dei frontalieri, la gioia dei permessi G è esplosa sui social.

Chiudere la SECO

Il  nuovo bilancio taroccato sulla libera circolazione propinato dalla SECO è l’ennesima dimostrazione che questo ufficio della Confederella serve ormai solo a divulgare “fake news” per fare propaganda di regime alle frontiere spalancate volute dall’élite. Quindi, la SECO va CHIUSA; così tra l’altro si risparmiano ogni anno 100 milioni di franchetti, che non sono noccioline!

Immigrazione sotto controllo?

Da notare che, nel loro rapporto farlocco, gli scienziati della SECO blaterano che nel 2017 il saldo migratorio dai paesi UE verso la Svizzera sarebbe sceso a 31’250 persone, ovvero l’11% in meno rispetto all’anno precedente. E allora?

  • Prima della votazione sui Bilaterali, il Consiglio federale aveva promesso un saldo migratorio di al massimo 8-10mila persone all’anno: la cifra che adesso la SECO tenta di spacciare per irrisoria è quasi il QUADRUPLO di quella promessa!
  • Grazie alla scellerata libera circolazione, siamo arrivati per anni ad avere ben oltre 60mila migranti UE. Ma naturalmente i soldatini della SECO… citus mutus!
  • I flussi migratori in alcuni periodi aumentano, in altri diminuiscono.
  • Visto che la barca è piena, un calo dell’immigrazione testimonierebbe solo che il disastro è ormai compiuto. Ed infatti in Ticino i giovani, per avere un futuro, devono tornare ad emigrare. Un balzo indietro di cento anni!

La boiata regina

Ma la fregnaccia del mese è quella di tale Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori. Secondo costui, malgrado la libera circolazione, “non c’è alcuna sostituzione della manodopera indigena, nemmeno in Romandia ed in Ticino”. O Roland, ma ci sei o ci fai? Il Ticino l’hai visto solo in cartolina? La tua bestialità sulla sostituzione che non esiste, valla a raccontare a tutti i ticinesi che sono finiti in disoccupazione ed in assistenza perché al loro posto sono stati assunti dei frontalieri. Valla a raccontare a tutti i giovani che non trovano un lavoro perché il mercato è intasato da permessi G. Poi ne riparliamo. Perché questi tronfi soggetti non vengono mai licenziati e rimpiazzati da stranieri a basso costo, così finalmente si rendono conto della situazione?

Lorenzo Quadri

La SECO continua a prenderci per i fondelli: chiudiamola!

Nuovo documento farlocco per farci il lavaggio del cervello pro-libera circolazione

I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate a scopo di lavaggio del cervello pro-libera circolazione, ci regalano l’ennesima perla! Ossia, il nuovo bilancio sulla libera circolazione, presentato pubblicamente nei giorni scorsi. E cosa dice questo ulteriore documento propagandistico? Esatto, dice che l’è tüt a posct! La libera circolazione è una figata pazzesca! Effetti negativi? Nemmeno l’ombra!

Anzi, i burocrati della SECO pretendono addirittura di raccontarci che i flussi migratori dalla fallita UE sarebbero diminuiti del 10% (uella!) nel 2017 rispetto all’anno precedente! A parte che l’andamento di questi flussi è ciclico, punto primo il saldo migratorio rimane comunque un multiplo di quello promesso dal Consiglio federale prima della votazione sui bilaterali, e punto secondo, visto che la barca è piena, una diminuzione è tutt’altro che sorprendente!

Roland, ma va a ciapà i ratt!

Come se non bastasse, assieme ai soldatini della SECO a pontificare in conferenza stampa a favore della devastante libera circolazione c’era anche tale Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori. Secondo costui “non c’è alcuna sostituzione della manodopera indigena, nemmeno in Romandia ed in Ticino”. Certo, come no! O Roland, ma ci sei o ci fai? Il Ticino l’hai visto solo in cartolina? E poi il triciclo spalancatore di frontiere ha ancora il coraggio di propinare simili bestialità per informazioni oggettive? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Ciurlano nel manico

L’ennesimo florilegio di boiate pro-frontiere spalancate dei burocrati della SECO si spiega facilmente. La libera circolazione, voluta dalla casta, ciurla nel manico. E a qualcuno (malgrado il caldo) comincia a diventar fredda la camicia. La macchina per il lavaggio del cervello è dunque  già in azione. Il fatto che l’iniziativa popolare per la disdetta della libera circolazione delle persone sia riuscita in tempo di record – 125 mila firme raccolte in sei mesi, quando c’era a disposizione un anno e mezzo per raccoglierne 100mila – è un segnale chiaro: sempre più svizzeri ne hanno piene le scuffie. E più passa il tempo, più il numero di questi svizzeri aumenta. Quindi, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale mobilitano i loro soldatini. A partire dalla SECO. Quest’ultima, inquadrata nel dipartimento del buon Johann “Leider” Ammann – grazie PLR! – ci costa 100 milioni di Fr all’anno (!) per produrre statistiche farlocche e per prendere decisioni demenziali: sempre contro gli interessi dei cittadini elvetici e sempre all’insegna delle braghe calate davanti agli eurobalivi. Ricordiamo che la SECO ha avuto la geniale idea di decidere (?), senza che nessuno avesse chiesto alcunché, di estendere la disoccupazione parziale (il “guadagno intermedio”) ai frontalieri. Perché? Così!

E corre addirittura voce che sempre la SECO sia favorevole all’accettazione del nuovo demenziale Diktat UE: quello che pretenderebbe di far pagare agli svizzerotti fessi la disoccupazione dei frontalieri (i quali già stanno esultando).

La domanda è sempre la stessa: perché mai dovremmo continuare a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare dei burocrati che ci giocano contro e fanno solo danni? Ma chiudiamo la SECO che è ora!

Lorenzo Quadri

Iniziativa contro la libera circolazione: un trionfo

Raccolte 125mila firme in meno di sei mesi. Consiglio federale e partitocrazia in panico

 

Finalmente una bella notizia! L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, è riuscita. Ed è riuscita alla grande. In meno di sei mesi sono state raccolte 125mila firme. Quando c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne 100mila. Se un simile exploit non è un unicum, poco ci manca.

Una nuova partita

Quindi sulla devastante libera circolazione delle persone, follemente voluta dalla casta (partitocrazia del triciclo, stampa di regime, padronato, $indakati, intellettualini e compagnia cantante) si addensano scure nubi. Certo: l’esito della votazione è tutt’altro che scontato. Ma la rapidità con cui sono state raccolte le firme di sicuro non rallegra i camerieri di Bruxelles acculati nelle varie sedi istituzionali elvetiche. Quelli che hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio illudendosi così di aver definitivamente fregato ed umiliato il popolazzo becero che “vota sbagliato” ed osa mettere in discussione i sacri accordi con la fallita UE. Invece la partita è ancora tutta da giocare.

Casualità?

E’ senz’altro una curiosa coincidenza (casuale?) che la riuscita dell’iniziativa venga annunciata praticamente in contemporanea con l’entrata in vigore (primo luglio) della preferenza indigena light: ossia la ciofeca, del tutto inutile se non controproducente, in cui la partitocrazia federale ha trasformato la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione previsti dalla Costituzione. La casta sperava che questo primo luglio avrebbe definitivamente messo la pietra tombale sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Ed invece segna un nuovo inizio.

Più passa il tempo…

La votazione popolare sulla libera circolazione non sarà per domani. Ma più passa il tempo, più la situazione si deteriora a seguito dell’immigrazione scriteriata. Malgrado la macchina della propaganda di regime, a suon di statistiche farlocche, tenti far credere il contrario. L’attesa gioca quindi a favore dell’iniziativa. Tanto più che la libera circolazione sta saltando per aria nella stessa UE.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, con le braghe sempre calate davanti ad ogni Diktat degli eurofunzionarietti; i tamberla della SECO con gli sconsiderati e vergognosi regali ai frontalieri, non fanno che rendere sempre più evidente, ogni giorno che passa, la necessità di sottrarci al colonialismo UE. Avanti con lo SWISSEXIT!

Propaganda di regime

Naturalmente, prima della votazione sulla libera circolazione, ai cittadini verrà fatto il lavaggio del cervello contro la “scellerata iniziativa”. La mobilitazione dei soldatini sarà generale ed isterica. In confronto, la campagna contro il No Billag sembrerà una passeggiata: del resto, la posta in gioco è infinitamente più alta.

Il primo disco che verrà suonato ad oltranza sarà la favoletta che l’eventuale decadenza della libera circolazione porterebbe alla fine di tutti gli altri accordi bilaterali.

Punto primo: se anche fosse? Meglio nessun accordo bilaterale che la vergognosa sudditanza attuale.

Punto secondo: la minaccia è un semplice spauracchio. L’UE non ha certo sottoscritto gli accordi bilaterali per “fare un favore” agli svizzerotti. Li ha sottoscritti perché sono nel suo interesse. Quindi, prima di buttare a mare degli accordi da cui ci GUADAGNA, solo perché uno di essi viene a cadere per volontà popolare, i balivi di Bruxelles ci penseranno non una, ma diecimila volte. Le famigerate “clausole ghigliottina” (uhhh, che pagüüüüraaa!) si possono anche dismettere. Niente è scolpito nel granito: men che meno in politica.

Referendum garantito

Intanto una cosa è chiara: con l’UE non si firma nessun accordo quadro istituzionale. A maggior ragione adesso che è certo che la devastante libera circolazione dovrà passare al vaglio del voto popolare. Ma anche in considerazione della precaria situazione UE.

Come ha scritto il prof. Barone Adesi (non un becero leghista populista e razzista) sul Corriere del Ticino di martedì: “Sarebbe prudente vedere i prossimi sviluppi del diritto europeo prima di firmare accordi quadro per la ripresa più o meno automatica delle future norme europee nell’ordinamento svizzero (…) questa fase sembra poco propizia alla conclusione di accordi duraturi”.

Più chiaro di così!

Comunque, se all’italosvizzero KrankenCassis venisse la malsana idea di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed alla partitocrazia di approvarlo, il referendum è garantito!

Anche perché in caso contrario la Svizzera, che non è Stato UE, rischierebbe di rimanere la sola a farsi letteralmente dettare legge da Bruxelles, che ci imporrebbe anche i giudici stranieri: oltre al danno, la beffa.

Lorenzo Quadri

 

 

Disoccupazione dei frontalieri Per il Ticino sarà un disastro

Da Bruxelles arriva il nuovo Diktat; i camerieri bernesi pronti alla calata di braghe

Proseguono le sconcezze degli eurobalivi! Allo stato attuale, la disoccupazione dei frontalieri la paga il paese di residenza, con un contributo da parte di quello dove il frontaliere ha lavorato. I funzionarietti di Bruxelles vogliono ora cambiare le regole del gioco: a pagare la totalità del conto deve essere il paese dove il frontaliere lavorava. Per noi in concreto questo significa che la disoccupazione svizzera dovrebbe pagare le prestazioni anche ai frontalieri. E dovrebbe farlo secondo le regole che valgono per i cittadini elvetici. Ciò comporterebbe spese extra di centinaia di milioni di franchetti a livello federale. Mentre, nello specifico di questo sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud: obbligo di potenziare gli URC (Uffici regionali di collocamento) a nostre spese.

E’ sempre più evidente che i funzionaretti di Bruxelles, presieduti da “Grappino “ Juncker, vogliono una sola cosa: fomentare l’immigrazione scriteriata. Premiarla. Cancellare tutte le frontiere nazionali. Spalmare povertà e delinquenza tramite la devastante libera circolazione. Per questo motivo le pensano tutte per premiare i migranti. Ma sempre più cittadini si stanno ribellando a simili aberrazioni.

I regali non finiscono mai

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative per agevolare in modo improprio i detentori di permesso G. I tre esempi più recenti:

  • Possibilità di accesso alle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo malgrado i frontalieri non risiedano in Svizzera e quindi non devano in nessun modo far fronte ai nostri costi della vita.
  • La SECO, Segreteria di Stato per l’economia (quella delle statistiche taroccate che ci costa 100 milioni all’anno) vorrebbe estendere anche ai frontalieri il diritto al guadagno intermedio. Perché? Così! L’ha forse chiesto qualcuno? Macché! I tamberla della SECO fanno tutto di testa loro! Ma facciamo repulisti e lasciamoli a casa, che è ora!
  • Adesso la pretesa di far pagare alla Svizzera la disoccupazione dei frontalieri. Che naturalmente risulterebbero in questo modo clamorosamente e svergognatamente privilegiati rispetto agli italiani residenti in Italia che perdono il lavoro. E che devono accontentarsi di ben altre prestazioni sociali: quelle del Belpaese, appunto. Già i frontalieri sono dei privilegiati fiscali. Le nullità di Bruxelles, invece di semmai preoccuparsi di abolire questo privilegio, ne creano uno nuovo! E, così facendo, danno l’ennesimo incentivo all’invasione da sud di questo sfigatissimo Cantone. Il dramma è che, davanti a questi funzionarietti non eletti da nessuno, i nostri (s)governanti continuano ad inchinarsi a 90 gradi. Che schifo, signori. Che schifo!
  • E’ evidente che il nuovo regime deciso da Bruxelles comporterebbe l’iscrizione in massa dei frontalieri agli URC. I quali di conseguenza potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli uffici di collocamento appena entrato in vigore. Ossia, potranno approfittare della cosiddetta “preferenza indigena light”. Che è poi la svergognata ciofeca inventata dal triciclo PLR-PPD-P$$ per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Sicché di “preferenza indigena” non ci sarebbe più neppure l’ombra. Proprio come vogliono gli spalancatori di frontiere!

Pesanti tagli

Intanto, ma guarda un po’, nel 2012 per risanare i conti (?) dell’assicurazione contro la disoccupazione sono stati fatti pesanti tagli, risparmiando miliardi sulla pelle dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). E adesso qualcuno immagina di prenderci per i fondelli venendoci a raccontare che però i soldi per il guadagno intermedio dei frontalieri, e presto magari anche per la loro disoccupazione, ci sono? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Abusi a gogò

Non osiamo immaginare poi gli abusi che verrebbero generati dalla nuova regola, qualora entrasse in vigore. Frontalieri furbetti “disoccupati” in Ticino che però lavorano in nero al natìo paesello, nel mentre che continuano ad incassare le indennità pagate dagli svizzerotti. Che tanto sono fessi e non si accorgono di niente. E comunque, è chiaro, non avrebbero alcuna possibilità di svolgere qualsivoglia verifica al di là della ramina!

Opposizione dura

E’ evidente che la Lega farà tutto quanto in suo potere per opporsi all’ennesima sconcezza in arrivo da Bruxelles.I cui camerieri bernesi si sono affrettati a precisare che “non siamo obbligati” a piegarci al Diktat, ma quando mai! Però hanno subito aggiunto che “un diniego potrebbe avere conseguenze sulla libera circolazione”.E ti pareva! E’ evidente che la calata di braghe compulsiva è già stata decisa. Il desolante copione è sempre lo stesso: in nome dei “bilaterali da salvare” il governicchio bernese si chinerà a 90° come sempre, mettendo il Ticino ancora più nella palta.

Basta! Se – come è purtroppo assai verosimile – i sette scienziati e la partitocrazia del triciclo si inginocchieranno ancora, dovrà essere referendum! E intanto, sotto con le firme per ABOLIRE la devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: l’Austria decurta i fondi. E noi?

C’è chi interviene per frenare i costi del caos asilo e chi, invece, spende sempre di più

 

Gli amici austriaci sanno sorprenderci con iniziative interessanti. L’ultima in ordine di tempo  riguarda l’assalto alla diligenza dello Stato sociale da parte di migranti economici.

Confrontata con una spesa generata dal “caos asilo” che galoppava a briglie sciolte, Vienna ha deciso che ai finti rifugiati che non sanno abbastanza bene il tedesco saranno tagliati i fondi. Si tratta di una misura di risanamento per frenare i costi che stavano diventando insostenibili. A questo punto una domanda nasce spontanea: e dalle nostre parti, i camerieri dell’UE sotto le cupole federali quando pensano di prendere delle misure per contenere la spesa miliardaria generata dal caos asilo? La risposta è purtroppo scontata: se aspettiamo la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti, stiamo freschi. Con la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, poi, è peggio che andar di notte. Ed infatti il disegno del Dipartimento Sommaruga non è quello di potenziare le espulsioni dei finti rifugiati bensì di tenerli tutti qui. Naturalmente a spese del solito sfigato contribuente. Dell’esplosione dei costi, a Madame ed ai suoi tirapiedi, non gliene potrebbe fregare di meno!

La lingua

Certo, anche il Dipartimento Sommaruga tiene in considerazione la lingua degli immigrati clandestini. Ma a danno degli svizzerotti. Ed infatti la geniale pensata è quella di mandare i migranti economici nei Cantoni di cui parlano la lingua, il che ovviamente significa infesciare i Cantoni latini, data la provenienza dei finti rifugiati. Questo è infatti il brillante progetto presentato recentemente dalla Segreteria di Stato della migrazione.

Motivo: conoscendo la lingua, i finti rifugiati avranno più facilità a trovare lavoro. Cosa, cosa? Qui qualcuno dev’essere caduto dal seggiolone da piccolo: adesso Berna, invece di espellerli, pretende di integrare i migranti economici nel mercato del lavoro svizzero e ticinese.  Peraltro spendendo sempre di più. A scapito ovviamente dei disoccupati residenti, per i quali i camerieri dell’UE in Consiglio federale non muovono un dito. Operazione peraltro destinata a fallire miseramente, poiché i finti rifugiati non sono integrabili. Purtroppo la morale è sempre la stessa. C’è chi ha dei governanti con gli attributi che difendono il proprio paese, e chi invece si ritrova con le Simonette.

Lorenzo Quadri

La SECO fa un altro regalo ai frontalieri: chiudiamola!

Disoccupazione: i balivi tagliano le indennità agli svizzeri, mentre ai permessi G…

I balivi della SECO (Segreteria di Stato per l’economia) ne hanno combinata un’altra. Chiaro: limitarsi a taroccare le statistiche sulla disoccupazione e sul frontalierato per fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti, con l’intento di convincerli che con la devastante libera circolazione delle persone va tutto a meraviglia, non basta.  Fare l’organo di propaganda politica pro-frontiere spalancate è riduttivo per dei burocrati che costano al contribuente la bellezza di 100 milioni all’anno!

Così ecco arrivare l’ultima geniale trovata, di cui ha dato notizia il sindacato OCST. La SECO, annuncia il sindacato, ha comunicato di voler estendere anche ai frontalieri il diritto al “guadagno intermedio”, ossia “una delle principali prestazioni garantite ai lavoratori residenti in Svizzera dalla Legge sull’Assicurazione Disoccupazione (LADI)”.

“Il guadagno intermedio –spiega il sindacato – è un ammortizzatore sociale all’avanguardia che garantisce al lavoratore una sicurezza economica e contrattuale molto importante. I lavoratori svizzeri (e residenti in genere) lo conoscono bene, mentre tra i frontalieri fino ad oggi era un perfetto ignoto”.

“In sintesi –prosegue l’OCST – i lavoratori frontalieri che subiranno una riduzione della percentuale di lavoro presso la stessa azienda avranno diritto ad un’indennità (con il computo del “guadagno intermedio” appunto) che andrà a colmare in parte il salario perduto”.

Regalo immotivato

Al di là dei tecnicismi, il quadro è chiaro. I tamberla della SECO intendono fare l’ennesimo regalo ai frontalieri. Senza uno straccio di motivo plausibile. E a danno delle casse della disoccupazione svizzera. Ricordiamo che i balivi bernesi in tempi recenti di regalo ingiustificato ai frontalieri ne hanno già fatto uno, e bello grosso.  Ovvero la possibilità di beneficiare delle deduzioni fiscali di cui dispongono i residenti. Adesso, con il guadagno intermedio, ne arriva un altro. Che schifezza.

A Berna bisogna fare pulizia con la ramazza! A casa subito, e senza guadagno intermedio, i burocrati ed i politicanti svenduti che invece degli interessi degli svizzeri  fanno quelli dei frontalieri!

A sud ridono

Intanto,  al di là della ramina, se la ridono a bocca larga. Il Belpaese continua a prenderci per i fondelli alla grande. In particolare proprio sulla questione del frontalierato: vedi il famoso nuovo accordo fiscale, ormai morto e defunto. E gli svizzerotti, fessi come non mai, non solo non reagiscono tramite blocco ristorni (Consiglio di Stato) o disdetta della Convenzione del 1974 (Consiglio federale). Ma addirittura si inventano nuovi regali ai frontalieri! Grazie SECO! Ma è possibile fare peggio di così? E noi ci aspettiamo – la nostra partitocrazia si aspetta – che i tamberla bernesi, schiavi delle “aperture”, prendano decisioni nell’interesse del Ticino? Ma significa essere caduti dal seggiolone da piccoli!

Iniziative indecenti

I regali ai frontalieri in ambito della disoccupazione sono particolarmente indecenti se si pensa che, con l’ultima modifica della legge federale, che la Lega ha combattuto, dal 2012 sono stati introdotti pesanti tagli alle indennità dei residenti. Lo scopo dell’esercizio era, ovviamente, quello di risparmiare sulla pelle dei disoccupati svizzeri. Però i soldi per i regali ai  frontalieri ci sono? SECO, vergogna!

Oltretutto la novità si presterà ad ogni sorta di raggiri. Vedi diminuzioni simulate dell’orario di lavoro – magari ad opera di imprenditori italici – per far poi compensare lo stipendio dalla disoccupazione. Ma figuriamoci se a Berna ci arrivano. Questi pensano di vivere nel Paese del Mulino Bianco. Non hanno la più pallida idea di cosa voglia dire avere a che fare con l’Italia.

Grazie PLR!

Visto che la SECO è inquadrata nel Dipartimento del PLR Johann “Leider” Ammann, ringraziamo, ancora una volta,  l’ex partitone ed i suoi politicantiche continuano ad avvantaggiare i frontalieri a scapito degli svizzeri.Ma avanti così, continuate a votare liblab…

E’ evidente che sull’ultima alzata d’ingegno della SECO verrà presentato un atto parlamentare a Berna (domani comincia la sessione delle Camere federali).

 

 

Per i ticinesi: un tubo!

E cosa fa invece la SECO targata liblab, quella che fa i regali ai frontalieri, per sostenere i disoccupati ticinesi? Un tubo! Anzi: sabota qualsiasi tentativo di arginare l’invasione da sud, perché “bisogna aprirsi”! E giù fregnacce sul presunto “diritto superiore”!

E’ ora di darci un taglio a queste sconce prese per i fondelli. Via la libera circolazione (tutti a firmare l’iniziativa!) e CHIUDIAMO LA SECO.Così il contribuente  risparmia 100 milioni di Fr all’anno da reinvestire per promuovere l’occupazione degli SVIZZERI.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Il sondaggio pro-KrankenCassis è manifestamente taroccato!

L’indagine, commissionata dalla lobby farmaceutica, è solo un fumogeno degli euroturbo

Evvai! Prosegue il lavaggio del cervello al popolazzo a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Così, mentre il ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis è in giro per il Paese a fare il prezzemolino ad ogni evento, festival o sagra di paese, ecco che arriva il sondaggio farlocco a puntellare le sue posizioni euroturbo (che sono poi le stesse del suo predecessore Didier Burkhaltèèèr: niente di nuovo sotto il sole).

Secondo il sondaggio in questione, che ha tenuto banco sui media, la maggioranza degli svizzeri sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro e alla scellerata ripresa dinamica, ciò automatica, del diritto UE. Ohibò!

Come le statistiche SECO

Evidentemente qui siamo al livello delle statistiche della  SECO e degli studi dell’IRE sulla disoccupazione in Ticino. Non a caso la stampa di regime, al servizio dell’élite internazionalista e multikulti, è corsa a montare la panna sul sondaggio. A realizzarlo, è stato l’istituto gfs.bern. Ma più interessante è l’identità del committente. Trattasi infatti dell’organizzazione delle industrie farmaceutiche elvetiche Interpharma. Ovvero una lobby che ha tutto l’interesse (tornaconto) alla sottomissione della Svizzera all’UE. E della sovranità elvetica, dei diritti popolari e dei posti lavoro degli svizzeri, se ne impipa in grande stile.

La BaZ lo distrugge

Come sappiamo, il sondaggio è come lo scarafone: bello a committente suo. Nel senso che, se il sondaggio non dà il responso auspicato da chi l’ha commissionato, e  pagato  fior di soldoni, l’istituto demoscopico (uella) che l’ha realizzato si scorda di ricevere altri mandati.

Per una “strana coincidenza”  l’indagine, pubblicata sulla NZZ, è stata ampiamente ripresa dalla stampa di regime. Anche alle nostre latitudini. Per contro, la Basler Zeitung (BaZ) l’ha smontata. Ma sull’articolo della BaZ,  chissà come mai, nessuno ha emesso un cip. Citus mutus!

I giudici stranieri

Il sondaggio a sostegno dello sconcio accordo quadro e di KrankenCassis è farlocco. L’accordo quadro non è ancora sul tavolo. E si può facilmente immaginare con quale cognizione di causa l’ignaro cittadino possa  rispondere al sondaggista che lo chiama al telefono ponendogli domande tecniche e tendenziose. E’ evidente che la prima priorità dell’interpellato è quella di liquidare in fretta l’importuno scocciatore.

Il giochino dei fautori dell’accordo quadro è chiaro: tentare di spacciarlo per un mero tema tecnico ed economico, e non politico. E soprattutto diffondere la bufala (fake news) che una sua approvazione non comporterebbe la giurisdizione della Corte di giustizia europea (ovvero: giudici stranieri,e meglio degli eurobalivi) in Svizzera. Balle di fra’ Luca! E’ infatti una truffa tentare di far credere che, in regime di accordo quadro, ad applicare e ad interpretare il diritto UE in caso di controversia saranno fantomatici tribunali arbitrali con rappresentanti di entrambe le parti (Berna e Bruxelles). Questo semmai vale per controversie che non riguardano il diritto comunitario. Il diritto UE sarà sempre applicato dalla Corte europea di giustizia. Quindi dai GIUDICI STRANIERI.Bruxelles non accetterà alcun’ altra giurisdizione. Questo non lo dice il Mattino populista e razzista. Lo ha detto l’esperto di diritto europeo Matthias Oesch, citato dalla Basler Zeitung. Quindi il sondaggio farlocco pro – accordo quadro istituzionale si smonta già subito. Infatti l’ipotesi “giudici stranieri” – che sarà proprio ciò che accadrà in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro – viene accettata solo dal 4% (!)degli interpellati dall’istituto gfs! Il 54% si è espresso a favore di un tribunale arbitrale, con giudici svizzeri ed europei; che però NON tratterebbe il diritto UE.

Morale: altro che i titoli slinguazzanti sulla stampa di regime secondo cui la strategia (?) di KrankenCassis incasserebbe consensi. A meno che per “incassare consensi” si intenda ottenere  il 4% appena citato!

Solo questioni tecniche?

La BaZ giustamente osserva che i galoppini della stampa di regime, specie Oltralpe, tentano sempre di presentare lo sconcio accordo quadro, come pure i bilaterali, come  “semplici” trattati economici. Come se essi non avessero pesanti implicazioni che si spingono molto oltre. Vedi Schengen, vedi la devastante libera circolazione delle persone. Perché lo fanno? Chiaro: perché i rapporti con l’UE, nell’ambito commerciale, del libero scambio, più o meno funzionano. E allora? Questi accordi commerciali non sono un regalo di Bruxelles alla Svizzera. I regali tra Stati non esistono. Come non esistono gli Stati amici, dal momento che ognuno si fa solo i propri interessi. E questo sia KrankenCassis che il presidente di turno della Confederella kompagno Berset (quello che di recente farneticava di love story con la Germania) faranno bene a ficcarselo in zucca una volta per tutte. Visto che gli accordi commerciali sono nell’interesse reciproco di Svizzera ed Unione europea, questi trattati staranno benissimo in piedianche senza la  libera circolazione e senza Schengen. Perché, malgrado i fumogeni della casta eurolecchina, Bruxelles non ha alcun interesse a privarsene.

Lavaggio del cervello

Invece la stampa di regime si guarda bene dall’evidenziare un aspetto emerso dal sondaggio di gfs.bern. Cioè che la percentuale dei favorevoli ai bilaterali è del 50%. Non stiamo dunque parlando di maggioranze bulgare, anzi. La realtà è che questi accordi, se sottoposti a giudizio popolare, potrebbero anche saltare. Da qui l’esigenza, da parte della casta, di puntellarli. Ed infatti sul breve-medio termine i cittadini elvetici potrebbero essere chiamati ad esprimersi sia sugli accordi di Schengen (vedi l’annunciato referendum contro il Diktat UE sulle armi) che sulla libera circolazione delle persone (iniziativa popolare in corso: firmate tutti!). Ecco spiegata la necessità di fare  il lavaggio del cervelloagli svizzerotti con fake news (come la clamorosa BALLA secondo cui i giudici stranieri sarebbero frutto di “menti contorte”) e sondaggi taroccati. Non caschiamoci!

A proposito, pro-memoria alla $inistruccia euroturbo ed islamofila: la prima conseguenza di un’eventuale sottoscrizione dell’Accordo quadro istituzionale sarebbe la FINE delle misure accompagnatorie alla libera circolazione.

Lorenzo Quadri

Economia ticinese in crescita… ma per chi?

Proseguono le indagini farlocche per puntellare la devastante  libera circolazione

Proprio vero che l’establishment spalancatore di frontiere non sa più che fetecchiate inventarsi per fare il lavaggio del cervello al popolazzo e convincerlo che la devastante libera circolazione delle persone è una figata pazzesca, e quindi va mantenuta a tutti i costi!

Ultima tra le varie ricerche e studi farlocchi realizzati per far credere che “tout va bien, Madame la Marquise” (vedi le prodezze di SECO, IRE e compagnia cantante): l’indagine dell’Ustat (Ufficio cantonale di statistica) secondo cui l’economia ticinese sarebbe la più dinamica della Svizzera.Nientepopodimeno! E a cosa sarebbe dovuto cotanto favoloso dinamismo? Evidentemente – questo è il messaggio, nemmeno troppo subliminale, che si vuole trasmettere –  è dovuto ai “favolosi” accordi bilaterali, alla “sacra ed intoccabile” libera circolazione, all’ “immigrazione che porta ricchezza”! Certo, come no!

Chi ci guadagna?

Peccato che questi tentativi propagandistici travestiti da studi scientifici non se li beva più nemmeno il Gigi di Viganello.

In base a quali cifre si racconta che il Ticino  godrebbe di una spettacolare crescita economica – e quindi chi sostiene che invece dalle nostre parti esista un grave problema occupazionale causato in primis dall’invasione da sud è un becero populista e razzista?

Sostanzialmente in base a due dati: il numero di nuove aziende presenti sul territorio è aumentato del 17.1% tra il 2011 ed il 2015, mentre i nuovi posti di lavoro creati sono cresciuti del 7.1%.

Chissà perché, c’è come il vago sospetto che queste percentuali non dicano tutto. Alcune domandine nascono infatti spontanee: ma queste nuove aziende create, a chi fanno capo? Si tratta di società ticinesi o di ditte-foffa importate da Oltreramina che assumono solo frontalieri, e poi magari dopo breve tempo chiudono i battenti, lasciando indietro stipendi non pagati e una scia di “puff” con fornitori ed enti pubblici?

E poi: quante di queste nuove aziende sono ancora operative? E quante fanno capo sempre agli stessi furbetti dell’italico quartierino che aprono e chiudono società a tempo di record perché hanno trovato in questo sfigatissimo Cantone “ul signur indurmentàa”?

Quanto ai posti di lavoro. Si dà il caso che da anni ormai in Ticino il numero di nuovi impieghi creati sia uguale a quello dei nuovi permessi G.Questo vuol dire che ad approfittare della presunta “crescita” non sono i ticinesi, bensì i frontalieri! Sono loro che vengono assunti (magari da aziende gestite da connazionali): ed infatti, ma guarda un po’, le cifre ticinesi su assistenza e precariato polverizzano un record dopo l’altro.Sarebbe questa la spettacolare “crescita” dell’economia ticinese? Crescita per chi? Pori nümm!

Lorenzo Quadri

Scuola ro$$a e referendum: sono davvero tutte frottole?

Bertoli sbrocca contro il “Mattino bugiardo”. Ma è lui che non la racconta giusta…

 

Al direttore del DECS compagno Manuele “Bisogna rifare la votazione del 9 febbraio” Bertoli, non è piaciuto l’ultimo articolo che il sottoscritto ha osato pubblicare sul Mattino a proposito della riforma “La scuola che (speriamo non) verrà”. Niente di strano, trattandosi di uno scritto contro la riforma medesima ed a sostegno del referendum. Il fatto che il Consigliere di Stato si produca in lunghi botta e risposta sulla “scuola rossa” – lo ha fatto anche con interlocutori come il Prof. Zambelloni, peraltro assai più qualificato del sottoscritto in materia di scuola e pedagogia – denota un certo nervosismo. Forse che l’asfaltatura rimediata in autunno con la votazione sull’insegnamento della civica ha insegnato che in Ticino la scuola pubblica non è appannaggio di una determinata area politica, che può fare e disfare a piacimento senza che nessuno abbia a metterci il becco?

Tutte balle di fra’ Luca?

Secondo il direttore del DECS, sono frottole che la “scuola rossa” non è sostenuta dai docenti, sono frottole che la riforma è ideologica, sono frottole che il tandem PLR-PPD si è fatto infinocchiare, sono frottole che il rapporto che verrà stilato dopo i tre anni di sperimentazione sarà “compiacente” (eufemismo). Insomma: tutte balle di fra’ Luca! La scuola rossa è una figata pazzesca e qualsiasi argomento contrario non può che essere una perfida menzogna partorita da “menti contorte”!

Vediamo di rimettere il campanile – o il minareto, per rimanere su un edificio più gradito al partito del ministro socialista – centro del villaggio.

Risulta infatti che:
– l’86% di docenti non ha risposto al sondaggio sulla “scuola rossa”, evidentemente in segno di dissenso (perché se gli insegnanti fossero stati d’accordo con la proposta del capodipartimento l’avrebbero senz’altro comunicato; e dire di no ad un sondaggio online significa farsi sgamare subito);
– l’89% di quelli che hanno risposto alle 103 domande (perché non 1030 già che c’eravamo?) hanno detto di essere contrari alla sperimentazione nella loro sede.
– Alla consultazione scritta hanno partecipato 10 sedi di scuola media su 35.
Davanti a queste cifre, è un po’ avventuroso parlare di riforma sostenuta dai docenti. Consenso, per me, è un’altra cosa. Ma probabilmente, in quanto membro del comitato referendario, ho la “mente contorta” (ringrazio il direttore del DECS per la calzante definizione).

La logica della siepe

Che la riforma-Bertoli sia improntata all’egualitarismo ideologico (stessi risultati per tutti) di sinistra, non è l’ennesima fantasia dei soliti populisti e razzisti con la mente contorta. A parte che lo hanno ribadito specialisti del calibro del già citato prof. Zambelloni intervistato dal portale Ticinolive (intervista che vale la pena leggere), l’andazzo emerge dai documenti ufficiali sulla “scuola che (speriamo non) verrà”. Lì – tra un mare di incredibili contorsionismi – si legge che la differenziazione pedagogica serve proprio a “promuovere il passaggio da una democrazia delle possibilità verso una democrazia della riuscita”. Se questo non è egualitarismo e conseguente livellamento verso il basso (la logica della siepe: per portare tutti gli arbusti alla stessa altezza, la siepe si abbassa sempre di più)…

Studi farlocchi

Quanto alle verifiche taroccate, per farsi dire quello che si vuole sentire, il CdS Bertoli ci scuserà, ma non siamo proprio nati ieri: le statistiche farlocche della SECO e dell’IRE su disoccupazione ed effetti del frontalierato in Ticino sono un esempio illuminante di come funziona il meccanismo. Basta attribuire al verificatore il mandato “giusto”, con gli indicatori “giusti”, ed il gioco è fatto. Se poi il verificatore dovesse per disgrazia anche essere legato a filo doppio con il Dipartimento…
Si ribadisce anche che i partiti cosiddetti borghesi – a cominciare dal PLR che ha retto il DECS per oltre un secolo ed ora si trova ridotto al ruolo di ancella – si sono fatti, platealmente, infinocchiare. Questo è un merito del capodipartimento. Il PLR ha proposto un modello alternativo destinato ad ingloriosa asfaltatura, ciò che non farà che rafforzare la “scuola rossa” proposta da Bertoli e dai vertici, parimenti ro$$i, del DECS.
Senza dimenticare che la “scuola che (speriamo non) verrà” costerà 35 milioni all’anno (come la riforma fisco-sociale la quale però, secondo la maggioranza del partito di Bertoli, provocherebbe apocalissi finanziarie nei conti pubblici, mentre per la scuola rossa i soldi ci sono). La sperimentazione triennale, dal canto suo, di milioni ne costerebbe 6.7.

Visto che il referendum contro la riforma-Bertoli pare essere riuscito – manca ancora la conferma ufficiale, ma il numero di firme raccolto dovrebbe mettere al riparo i promotori da sgradite sorprese – il popolo ticinese avrà la possibilità di dire la sua su un tema di grande importanza, sia politica che finanziaria.

Lorenzo Quadri

 

In Ticino sempre più poveri ma la SECO insiste con le balle

Grazie libera circolazione! Un terzo della popolazione ticinese a rischio povertà

 

Però, mentre la gente tira la cinghia, le casse del Cantone sono piene: nel 2017 avanzo di oltre 80 milioni

La presa per  i fondelli continua ad oltranza, senza pudore!

Nei giorni scorsi sono state date, praticamente in contemporanea, tre notizie:

  • Ennesima statistica farlocca della SECO in base alla quale la disoccupazione sarebbe calata in Svizzera e naturalmente anche in Ticino dove si attesterebbe, udite udite, al 3.1%, in calo di 0.6 punti percentuali rispetto a febbraio.
  • Povertà alle stelle in Ticino. In Svizzera, secondo l’Ufficio federale di statistica, è povero il 7.5% della popolazione, mentre in questo sfigatissimo Cantone siamo al 17%. Le persone a rischio povertà sono in Svizzera il 14.7% mentre Ticino si raggiunge un inquietante 31.4%. Ovvero, praticamente un terzo della popolazione in Ticino è a rischio di povertà. La percentuale cresce a ritmo accelerato: nel 2013 infatti eravamo al 24.4%.
  • Conti cantonali nelle cifre nere, e mica di poco. Si parla di un avanzo 2017 di ben 80 milioni di franchetti nel consuntivo 2017. Ovvero 114 milioni in più rispetto al preventivo. Ma come: la partitocrazia non invoca ogni tre per due le presunte casse vuote?

Contraddizioni evidenti

Le contraddizioni sono evidenti. Da un lato la SECO, segreteria di Stato dell’economia, ci viene a raccontare che nel nostro Cantone non esiste un’emergenza lavoro. Ma quando mai: sono solo balle populiste e razziste. O, a voler essere diplomatici, “percezioni”. Peccato che l’ufficio federale di statistica –  quindi un istituto della Confederella, proprio come la SECO – racconti una storia ben diversa. Se in Ticino quasi il 20% della popolazione è già povera, mentre un terzo è a rischio di povertà,  evidentemente questo significa che il mercato del lavoro è andato a ramengo. Quindi quel 3.1% di tasso di disoccupazione, che ci viene sbattuto in faccia per farci credere che vada tutto a meraviglia, è in realtà una colossale presa per i fondelli. Del resto, anche le cifre dell’assistenza in continuo aumento mal si conciliano con presunti miglioramenti nell’occupazione.

Statistiche per imboscare

Ecco quindi l’ennesima dimostrazione che le statistiche  della SECO non sono fatte per rivelare un fenomeno, la disoccupazione, bensì per imboscarlo. E non c’è nemmeno bisogno di truccare le cifre: basta scegliere gli indicatori “giusti” ed il gioco è fatto. Così si può andare in giro a sventolare dati, apparentemente oggettivi, per sostenere la madre di tutte le fregnacce: ossia che, con la libera circolazione, sul mercato del lavoro ticinese va tutto bene. Peccato che poi arrivano altre cifre, come quella della povertà o dell’assistenza, a raccontare tutta un’altra storia. Una storia fatta di precariato e di mancanza di lavoro. Poiché questo fenomeno deleterio non accenna affatto a migliorare bensì peggiora di anno in anno, è evidente che occorre intervenire con urgenza cambiando le cose. Ossia facendo saltare la libera circolazione delle persone che ci sta portando nel baratro.

I conti in nero del Cantone dicono invece che, mentre la gente tira la cinghia, le casse pubbliche sono piene.

La causa

E’ chiaro che mancanza di lavoro, precariato e conseguente povertà tra i ticinesi hanno una causa, e questa causa è il mercato del lavoro andato a ramengo a seguito dell’invasione da sud. Però il ministro dell’Economia, il PLR Johann “Leider” Ammann, calato in Ticino dove ha partecipato ad una serata dei liblab, viene a dirci che “non basta essere svizzeri per lavorare”. Ah beh, quando si dice un grande statista! Peccato che nella situazione creata dalla partitocrazia triciclata e spalancatrice di frontiere, con in prima linea proprio il PLR di “Leider” Ammann, sembra proprio che essere svizzeri basti per NON lavorare. Ci sono persone in cerca di impiego che l’hanno sperimentato sulla propria pelle. Mandando le candidature con il CV corretto non venivano nemmeno chiamate. Se si fingevano frontalieri, invece, il riscontro arrivava subito…

Proporzioni?

Il bello è che il ministro dell’Economia (!) (quindi il ministro competente) per spiegare la propria posizione contraria alla preferenza indigena si arrotola su se stesso in oziosi discorsi sulla “cultura aziendale” e  sulle “proporzioni” di lavoratori residenti all’estero. Nuovo autogol del Consigliere federale del “partito del Buongoverno”. In Ticino i frontalieri sono un terzo dei lavoratori. Questa sarebbe una proporzione sostenibile? Ma per favore! Se il buon Johann (Giuànn) credesse alla sua storiella delle proporzioni, dovrebbe allora essere il primo a sostenere la preferenza indigena. Invece ha fatto di tutto per affossarla, ovviamente per compiacere i suoi padroni di Bruxelles. E’ davvero un mistero come i ticinesi possano ancora sostenere simili partiti e simili politicanti.

Lorenzo Quadri

Come i vicini a Sud fanno fessi gli svizzerotti

 

E ti pareva! Ecco arrivare una nuova conferma che i vicini a sud ci prendono sontuosamente per i fondelli. Ed infatti, stando a quanto pubblicato nei giorni scorsi sul CdT, per aggirare le norme vigenti da noi in materia  di padroncini e distaccati, le ditte italiche, trascorso il limite massimo di 90 giorni,  fanno assumere i loro dipendenti da agenzie di collocamento interinale. Le quali poi provvedono a piazzarli. E’ a seguito di questo escamotage che, nel 2017,  il numero delle notifiche di padroncini e distaccati è diminuito. Ma non certo l’invasione da sud. E nemmeno  la concorrenza sleale a ditte ed artigiani ticinesi da parte di operatori d’Oltreramina.

Senza contare che gli italiani stanno pure costruendo una nuova strada ad Arcisate, tanto per facilitare ulteriormente l’arrivo in massa in Ticino – naturalmente uno per macchina – di frontalieri, padroncini e distaccati.

La SECO è in letargo

Da notare che, stando a quanto dichiarato sul CdT dal presidente dell’Associazione interprofessionale di controllo (AIC) Renzo Ambrosetti, il trucco usato dai furbetti italici per aggirare le regole elvetiche su padroncini e distaccati è stato da tempo segnalato alla SECO, Segreteria di Stato dell’economia. La quale, ma tu guarda i casi della vita, come da copione non ha fatto un tubo. Chiaro: l’inutile SECO serve solo a produrre “indagini” farlocche e studi taroccati, mirati a far credere che sul mercato del lavoro ticinese in regime di devastante libera circolazione delle persone funziona tutto a meraviglia! Figuriamoci allora se i galoppini della SECO intervengono per sanzionare la concorrenza sleale da sud. Ma non sia mai! Poi i politicanti d’Oltreconfine strillano al “razzismo” per farsi riprendere dai media;  ed i padroni di Bruxelles – quelli a cui i camerieri dell’UE in Consiglio federale vogliono regalare 1.3 miliardi di Fr senza uno straccio di contropartita – ci rampognano!

Chi se la ride

Intanto, nella vicina Repubblica se la ridono a bocca larga. In casa nostra hanno trovato “ul signur indurmentàa”: “gli elvetici sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Chiaro: artigiani e piccoli imprenditori del Belpaese sono abituati ad aggirare le regole. Altrimenti possono chiudere baracca. Dalle loro parti, è una questione di sopravvivenza. L’ex premier Silvio Berlusconi, quando era in carica, dichiarò che il lavoro nero, se non raggiunge il 20%, non è reato: è la normalità. E gli svizzerotti, quelli che seguono pedissequamente le regole, credono di potersi confrontare con una simile concorrenza, alla quale la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha spalancato le porte?

Unica soluzione

Questa ennesima presa per i fondelli a danno del  nostro tessuto economico dimostra che la libera circolazione delle persone deve saltare, altrimenti questo Cantone va definitivamente a ramengo.

Il letargo della SECO, e del ministro dell’economia PLR Johann “Leider” Ammann – quello che vuole l’accordo quadro istituzionale con l’UE ed il versamento degli 1.3 miliardi di coesione – dimostra per l’ennesima volta che Berna ha una sola preoccupazione: mantenere le frontiere spalancate e far entrare tutti. Così i padroni di Bruxelles sono contenti.  Difendere il mercato del lavoro ticinese? Il triciclo PLR-PPD-P$ insorge indignato: “Sa po’ mia! E’ becero populismo!”. E questo non solo sotto le cupole federali, ma addirittura a Bellinzona…

Sicché, tutti a firmare l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

 

Grazie, libera circolazione! Stipendi da fame nel terziario

Impiegati di commercio sempre più sottopagati: ma non erano “solo percezioni”?

 

Ma come, non erano solo “percezioni”? Sostituzione di residenti con frontalieri e dumping salariale non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Gli scienziati della SECO non ci hanno appena detto che in Svizzera arriva solo la manodopera altamente qualificata che qui non si trova? Eh già: i 65mila frontalieri attivi in questo sfigatissimo Cantone, di cui 40mila nel terziario, sono tutti profili altamente formati (scienziati nucleari?) che tra noi poveri analfabeti non esistono!

Inoltre, qualcosa non torna. Risulta infatti che le università elvetiche siano tra le migliori al mondo. Però, chissà come mai, i profili “altamente qualificati” bisogna continuare ad importarli dall’estero. Ohibò. I cittadini UE che arrivano con la devastante libera circolazione delle persone sarebbero tutti più qualificati degli svizzerotti? Oppure sono più qualificati solo nell’utilizzo creativo della lapa, ovvero quando si tratta di vendere fumo per autopromuoversi?

Le bufale

La bufala del “personale altamente qualificato che non si trova in Svizzera” appare nelle sue immani proporzioni soprattutto in Ticino. Speriamo infatti che nessuno ci venga a dire, a giustificazione dell’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, che tutte le migliori intelligenze d’Europa si trovano concentrate nell’area di Como e Varese; perché gli ridiamo in faccia.

Del resto, ma tu guarda i casi della vita, le fregnacce della SECO su sostituzione e dumping salariale vengono smentite da uno studio della Divisione dell’economia pubblica del Canton Zurigo, pubblicato alcuni mesi fa e prontamente messo in dimenticatoio dall’élite spalancatrice di frontiere. Dal documento emerge che solo uno su sei dei frontalieri attivi in Ticino lavora in un ambito dove c’è effettiva carenza di manodopera locale. La logica conseguenza è che 5 frontalieri su 6 non colmano alcuna “lacuna” ma semplicemente si sostituiscono ai lavoratori residenti. Si chiama “soppiantamento”; ma va da sé che per gli scienziati della SECO il fenomeno non esiste. E non esiste nemmeno per i luminari dell’IRE, l’Istituto ricerche economiche diretto dal buon Rico Maggi, quello che fa svolgere gli studi sul frontalierato a ricercatori frontalieri. Sostituzione? Dumping salariale? Sono solo “percezioni”!

Quasi il 30%…

Probabilmente, secondo i sopra citati galoppini della libera circolazione, anche quanto pubblicato venerdì sul Giornale del Popolo a proposito degli impiegati di commercio sottopagati “è solo una percezione”.

Risulta infatti che il 15.8% delle assunzioni di impiegati di commercio effettuate in Ticino negli ultimi due anni sia avvenuta con salari al di sotto del minimo di riferimento. Tra i frontalieri, quelli assunti con paghe troppo basse negli anni di disgrazia 2015 e 2016 sarebbero addirittura il 28.9% del totale. Ovvero quasi un terzo. Naturalmente queste sono le cifre ufficiali. Manca il nero. Ossia i contratti con assunzione e stipendio a metà tempo, ma lavoro effettivo al 100%. Ennesima prassi, sempre più diffusa alle nostre latitudini, importata da Oltreramina (perché “bisogna aprirsi”).

E’ quindi evidente che i frontalieri vengono assunti – magari da datori di lavoro connazionali – non certo per “le competenze che non si trovano tra i residenti” ma semplicemente per pagarli meno. Di conseguenza, anche i ticinesi che vogliono lavorare si devono adeguare, altrimenti restano a piedi. Più chiaro di così. Altro che “percezioni”, altro che le statistiche farlocche per negare l’evidenza e per far credere agli svizzerotti che la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca, mentre i disastri che provoca sono solo balle populiste e razziste!

Annuncio scandaloso

Ed intanto, sempre per la serie “il dumping salariale è solo una percezione”, nei giorni scorsi è apparso un annuncio di ricerca di lavoro pubblicato da una ditta con sede a Massagno. L’azienda cerca per il suo “settore commerciale internazionale”  un impiegato a tempo pieno, con ottima conoscenza dell’inglese, ad una paga lorda annua (!) che va dai 23mila ai 35mila Fr. Ovvero, se suddividiamo in dodici mensilità (parlare di tredicesime con tali cifre sarebbe una vera e propria presa per i fondelli) otteniamo uno stipendio mensile lordo compreso tra i 1900 ed i 2700 Fr al mese. Bene, scienziati della SECO e dell’IRE: visto che il dumping salariale secondo voi non esiste, questi stipendi come vogliamo definirli?

Intanto nel settore privato il divario salariale tra il Ticino ed il resto della Svizzera continua a crescere. Ma naturalmente la libera circolazione delle persone e conseguente invasione da sud non c’entra nulla, vero?

L’importante, per gli spalancatori di frontiere ed i loro galoppini “scientifici” – finanziati dal contribuente – è negare l’evidenza per reggere la coda alla libera circolazione.

Lorenzo Quadri

SECO: da inutile è diventata nociva. Chiudiamola!

Ennesimo rapporto-ciofeca a sostegno della devastante libera circolazione 

I burocrati bernesi insistono: “soppiantamento e dumping salariale non esistono”. E intanto in Ticino ESPLODONO i casi d’assistenza!

Neanche d’estate il segretariato di Stato dell’economia (SECO) ci risparmia le sue invereconde fregnacce propagandistiche a sostegno della devastante libera circolazione delle persone.

Il recente rapporto sui 15 anni (2002-2017) di libera circolazione  delle persone pubblicato nei giorni scorsi – o almeno, quel che ne hanno riportato i media – è il solito distillato di fetecchiate. Il mantra è sempre lo stesso: l’è tüt a posct! La libera circolazione è una figata pazzesca! Immigrazione uguale ricchezza! Sostituzione dei lavoratori svizzeri con frontalieri? Il fenomeno non esiste! Dumping salariale? Idem con patate! Sono tutte balle populiste e razziste! Sono “solo percezioni”!

Schiaffi ai disoccupati

Sentite questa perla: “La forte immigrazione, scrive la SECO,  si spiega con la rallegrante evoluzione dell’economia elvetica. L’economia ha “fame” di manodopera proveniente dallo spazio europeo, in particolare di lavoratori qualificati”. Certo, cara direttrice SECO Marie Gabrielle Ineichen Fleisch Serbelloni Mazzanti Viendalmare: i 65mila frontalieri che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina, a cui vanno aggiunti i permessi B farlocchi (che in realtà risiedono in Italia), nonché le svariate migliaia di padroncini, sono tutti lavoratori qualificati che non si trovano in Ticino! I 40mila frontalieri impiegati nel terziario sono “lavoratori qualificati che non si trovano in Ticino”, dove notoriamente non ci sono residenti disposti a lavorare negli uffici!

Ma con che coraggio un istituto della Confederazione, che costa al contribuente 100 milioni di Fr all’anno, se ne esce con simili bestialità? Con che coraggio i “ricercatori” (?) della SECO, con il posto di lavoro garantito a vita, si permettono di prendere a schiaffi in questo modo i cittadini svizzeri che sono finiti in disoccupazione perché al loro posto sono stati assunti stranieri a basso costo?

La SECO costa 100 milioni all’anno

E’ evidente che questi sedicenti “studi” rispondono ad una sola logica: quella della propaganda “pro-sacoccia Consiglio federale”. In nome della “sacra” libera circolazione i camerieri dell’UE nella stanza dei bottoni calano sistematicamente le braghe ad altezza caviglia davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Ma la libera circolazione ciurla nel manico. Sempre più economisti non asserviti alla casta spalancatrice di frontiere ne mettono in evidenza gli effetti deleteri. Addirittura, alla faccia delle scempiaggini dello SECO, da un recente studio zurighese è emerso che quattro lavoratori stranieri su cinque non sono affatto necessari all’economia e tra i frontalieri soltanto un lavoratore su sei è impiegato in settori in cui non si trova manodopera locale. 

A ciò si aggiunge che l’Udc ha annunciato per l’autunno il lancio dell’attesa iniziativa per disdire la libera circolazione. Sicché, nelle ovattate stanze bernesi, a qualcuno comincia a diventare fredda la camicia. E allora, avanti con il lavaggio del cervello ai cittadini! Avanti con la propaganda di regime! Avanti con il terrorismo di Stato per ricattare gli svizzerotti e piegarli alla volontà dell’élite!

E il contribuente  dovrebbe continuare a pagare 100 milioni all’anno per finanziare la SECO, organo di propaganda pro-frontiere spalancate? Chiudiamo la SECO ed i 100 milioni annui così risparmiati li utilizziamo per promuovere l’occupazione degli svizzeri. E con 100 milioncini all’anno un po’ di cosette si riesce a farle…

Chiudiamo la SECO anche perché da tempo da inutile è diventata nociva. I suoi studi farlocchi servono da pretesto al Consiglio federale, in primis al ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann (PLR) a sbattersene della situazione del Ticino: “ma se gli studi ci dicono che l’è tüt posct…”.

Botta di sfiga

Peccato che gli scienziati della SECO abbiano avuto una botta di sfiga con la tempistica. Infatti il giorno successivo la divulgazione del loro rapporto-marchetta, il Consiglio di Stato ticinese ha annunciato l’esplosione delle richieste di sostegno sociale in questo sempre meno ridente Cantone. Richieste che infatti sono aumentate del 62% dal 2010 al 2016! Mentre le spese sono aumentate dell’80%.

Ma come: se il numero di casi d’assistenza esplode in concomitanza con l’invasione da sud, allora vuol dire che soppiantamento e dumping salariale ESISTONO! Alla faccia della SECO, dell’IRE e di tutta la compagnia cantante. E, davanti a questo disastro, come reagisce il Consiglio di Stato? Assume cinque nuovi dipendenti presso l’Ufficio del sostegno sociale per far fronte all’aumento del numero delle domande d’assistenza! Ora, cercare di rendere più rapida la reazione statale alle richieste d’aiuto da parte dei cittadini in difficoltà – che oggi aspettano vari mesi prima di ottenere risposte – ci sta. Ma “magari” sarebbe anche il caso di preoccuparsi di intervenire per invertire la perniciosa tendenza. Ad esempio, applicando subito “Prima i nostri” e decretando la moratoria sui permessi G, per lo meno nel terziario. Invece su questo fronte…

Lorenzo Quadri

 

Esplodono i working poor: e non è una “percezione”

Mentre le cifre dell’assistenza segnano l’ennesimo record, alla faccia della SECO

Ma guarda un po’! Mentre la SECO – organo di propaganda politica pro-libera circolazione – ci propina l’ennesima statistica farlocca sulla disoccupazione in cui tenta di farci credere che in Ticino “Tout va bien, Madame la Marquise”,  ecco che viene confermata l’ulteriore esplosione dei numeri dell’assistenza.

In questo sempre meno ridente Cantone le persone a carico dell’assistenza sono infatti ormai 8000. Con un aumento di 1000 nel corso dell’anno di disgrazia 2016. In sostanza, il numero delle persone in assistenza è raddoppiato in cinque anni.  Avanti così che, quando arriveremo a 10mila, per il primo maggio potremo organizzare una bella festa del non-lavoro!

1116 lavorano

Queste cifre in realtà circolano già da un paio di mesi. La novità che si è aggiunta nei giorni scorsi riguarda i working poor. Infatti delle 8000 persone in assistenza 1116 hanno un lavoro, 107 delle quali addirittura a tempo pieno. Eh già: negli ultimi 10 anni in Ticino la sottoccupazione è raddoppiata. E questi “sottoccupati”, ossia persone che lavorano a tempo ridotto non per scelta ma perché non hanno trovato altro, nelle statistiche farlocche della SECO non figurano (come non figurano le persone in assistenza). E non sorprende che una parte delle persone sottoccupate abbia bisogno del sostegno pubblico per arrivare alla fine del mese. E che dire dei 107 che, pur lavorando a tempo pieno, sono comunque a carico dell’assistenza? Ohibò: vuoi vedere che il dumping (in granconsigliese: dömping) salariale ci ha messo lo zampino? Ma come: non c’era un blasonato studio dell’IRE a dirci che la sostituzione ed il dumping salariale sono solo delle “percezioni”?

Specchietti per le allodole

I dati della disoccupazione, con cui la SECO ed i vari lecchini delle frontiere spalancate si riempiono la bocca, sono in realtà sempre meno rappresentativi della situazione occupazionale.  Sono degli specchietti delle allodole. Perché ormai agli Uffici regionali di collocamento (URC) resta iscritto solo chi ha una qualche rendita da percepire. Quelli che non hanno diritto ad indennità – e sono sempre più numerosi – non sono iscritti. E quindi spariscono dalle statistiche.

Conseguenza diretta

Adesso vogliamo vedere con che coraggio qualcuno negherà che questo palese degrado del mercato del lavoro ticinese, da cui i residenti restano sempre più tagliati fuori, è la diretta conseguenza della devastante libera circolazione. Costi della vita svizzeri e paghe italiane: ecco lo scenario che si prospetta per il Ticino dove, grazie alla colonizzazione da sud, non ci sono più solo le segretarie pagate 1000 Fr al mese, ma anche gli ingegneri e gli architetti.

Divario salariale

Non solo i numeri dell’assistenza schizzano verso l’alto. Come detto, il numero dei sottoccupati nel nostro Cantone è raddoppiato in 10 anni. Ed il divario salariale per rapporto al resto della Svizzera continua a crescere: nel 2008 la differenza tra il salario mediano svizzero (nel settore privato) e quello ticinese era di 850 Fr mensili. Sei anni dopo (2014, ultimo dato disponibile)  era già arrivato a 1000 Fr. Adesso è sicuramente ancora cresciuto.

Nei mesi scorsi è poi stato pubblicato uno studio del sindacato Transfair da cui emerge che le condizioni di lavoro in Ticino sono le peggiori della Svizzera. I lavoratori si sentono precarizzati e mal pagati. Del resto, se in Ticino sono in vigore 16 contratti normali di lavoro (i contratti normali vengono imposti dal CdS quando in un ramo o in una professione vengono ripetutamente ed abusivamente offerti salari inferiori a quelli usuali), mentre in tutto il resto della Svizzera ce ne sono in totale otto, un qualche motivo ci sarà. E questo motivo si chiama invasione da sud. Che non è una “percezione”!

Per sintetizzare in numeri cifre facili-facili: rispetto allo scorso anno abbiamo 2000 frontalieri in più e 1000 casi d’assistenza in più. E qualcuno vorrebbe farci credere che tra le due cifre non c’è un nesso?

I responsabili

E’ evidente che la situazione non migliora se tutto quello che si fa è dichiararsi Beltrapreoccupati. La prima causa dello sfacelo è la libera circolazione delle persone. Questo significa che devono tornare i contingenti e deve tornare la preferenza indigena. Sicché aspettiamo al varco la partitocrazia ticinese sia sull’applicazione di Prima i nostri che sull’iniziativa per la disdetta della libera circolazione (la Lega raccoglierà le firme in Ticino). I responsabili dell’esplosione dell’assistenza, della sottoccupazione, del soppiantamento di residenti con frontalieri e del dumping salariale non sono entità astratte. Sono i fautori della libera circolazione. Che adesso già tentano di sabotare e di denigrare Prima i nostri.

Lorenzo Quadri

 

Perché l’IRE non studia la tassa per i frontalieri?

Altro che indagini farlocche per puntellare la fallimentare libera circolazione!

 

Sono solo “percezioni”! Ormai, pur di fare propaganda di regime pro-libera circolazione, i camerieri dell’UE non arretrano nemmeno davanti alle più acrobatiche arrampicate sugli specchi. L’Istituto ricerche economiche (IRE) è riuscito ad auto-commissionarsi (con i soldi del solito sfigato contribuente) un nuovo studio per dimostrare che in Ticino la fallimentare libera circolazione delle persone è una figata pazzesca. Solo che i ticinesotti, essendo beceri, la “percepiscono” in modo sbagliato. I problemi sul mercato del lavoro? L’invasione di frontalieri e padroncini? Tutte balle della Lega populista e razzista!

Sicché l’istituto diretto dal buon Rico Maggi, invece di volteggiare tra le vette dell’eccellenza scientifica, s’impegola nel tentativo di dimostrare ciofeche del seguente tenore (tratta pari-pari dalle conclusioni dello studio): “coloro che leggono il Mattino, 20Minuti o seguono Ticinonline e Ticinonews (quindi testate, a parte ovviamente la prima, che certamente NON sono di orientamento leghista, ndr), hanno una maggiore probabilità di condividere affermazioni negative (sulla presenza dei frontalieri). Lo stesso vale per coloro che consultano un numero maggiore di media. Al contrario, coloro che leggono il Caffè hanno una minor probabilità di condividere affermazioni negative”.

Dove sia andato l’IRE a trovare degli interlocutori che leggono solo il Caffè è un mistero: si tratterà di frontalieri? Comunque tale risultato serve semmai a confermare che il Caffè è un settimanale contro il Ticino.

“Percezioni”

Non stiamo qui a ripetere di nuovo le cifre, nude e crude e soprattutto ufficiali, dell’invasione da sud in Ticino. Cifre che non sono “percezioni”. Cifre che descrivono un mercato del lavoro allo sfascio e  un’immigrazione andata interamente fuori controllo. Parlare, a tal proposito, di “percezioni” significa essere davvero all’ultima spiaggia. L’ultima spiaggia della propaganda di regime che è ormai giunta a negare l’evidenza.

Chiudere baracca

Fa “piacere” vedere l’IRE, ovvero un istituto universitario riccamente foraggiato con i soldi del contribuente, che invece di ricercare delle soluzioni per migliorare il mercato del lavoro ticinese sfasciato dalla libera circolazione, utilizza le proprie risorse  – ed i nostri franchetti – per fare propaganda POLITICA a sostegno della medesima.

Ma un centro di competenze (uella) quale l’IRE, è stato voluto per dare un contributo alla soluzione dei problemi di questo sempre meno ridente Cantone o per negarli, oltretutto utilizzando la solita trita fregnaccia della balla populista e razzista?

Come abbiamo già avuto modo di dire: se l’IRE, come del resto la SECO, serve a fare propaganda di regime a sostegno della libera circolazione delle persone, chiudiamo baracca che così si risparmia!

Qualcosa di concreto

Invece di arrampicarsi sui vetri per reggere la coda alla libera circolazione, l’IRE si potrebbe dedicare ad attività ben più costruttive. Ad esempio: il prof Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo ha pubblicamente dichiarato che introdurre una tassa d’entrata per frontalieri “sa pò”. Eichenberger, come docente universitario, ha una reputazione accademica da difendere e quindi, se dice che una tassa per frontalieri è fattibile, ci sono buoni motivi per ritenere che sia proprio così.

Ebbene, l’IRE potrebbe impegnarsi in uno studio che formuli delle proposte concrete  per realizzare la tassa per frontalieri ipotizzata dall’economista friburghese. Perché il Consiglio di Stato non gli dà questo mandato, così magari  Rico Maggi & Co produrranno finalmente qualcosa di utile? Oppure all’IRE farebbero obiezione di coscienza davanti ad una richiesta del genere, poiché ben riforniti di collaboratori con domicilio nel Belpaese?

Aggravante

Il problema degli studi farlocchi di Maggi & Co a sostegno delle frontiere spalancate non è solo l’utilizzo improprio di fondi pubblici per trattare i ticinesi (per lo meno quel 70% che ha plebiscitato il 9 febbraio) da psicolabili con percezioni alterate. Un problema ulteriore e anche più grave è il danno che arrecano al Cantone. Perché serve a tanto che i rappresentanti del Ticino a Berna (almeno alcuni) si sforzino di sensibilizzare la capitale federale sui disastri fatti in Ticino dalla libera circolazione delle persone e sulla necessità di porvi rimedio prima che salti per aria tutto, se poi arriva non già la solita SECO al soldo del ministro  PLR “Leider” Ammann – quello che, assieme al suo collega di partito e di governo Burkhaltèèèèr vorrebbe pagare senza un cip un ulteriore miliardo di coesione agli eurofalliti – ma l’IRE, con il crisma di istituto universitario ticinese a sostenere che sono tutte balle populiste e razziste e che in realtà l “l’è tüt a posct”. Ovvio che, ai camerieri bernesi di Bruxelles  alla ricerca spasmodica di pretesti per sbattersene dei problemi del Ticino, gli studi-fetecchia dell’IRE servonno un assist che vale oro. E il contribuente ticinese dovrebbe continuare a pagare per questo genere di prestazioni?

Lorenzo Quadri

Frontalieri, nuovo record! Ormai sono quasi 65mila!

Ma intanto i politici preferiscono fare i Derrick dei poveri sull’Ufficio migrazione

Ohibò, ma chi se lo sarebbe mai aspettato! In questo sempre meno ridente Cantone i frontalieri sono aumentati di quasi 2000 unità nel corso del 2016! Lo dice l’ultima pubblicazione dell’Ufficio federale di statistica, non la Lega populista e razzista. Sicché il numero di frontalieri in Ticino a fine 2012 era di 64’327, contro i 62’470 dell’anno precedente. Un nuovo record! Evvai! Avanti così che tra qualche mese festeggiamo i 65mila! Ma come, la stampa di regime non ci ha rifilato tutta una serie di titoloni in cui con la massima enfasi si sottolineava che i frontalieri sarebbero in calo per cui, beceri populisti, basta prendersela con la libera circolazione che è una figata pazzesca?

E invece…

Permessi B farlocchi

Ovviamente nella statistica non figurano i frontalieri occulti. Ossia i permessi B farlocchi, che risultano ufficialmente domiciliati in Ticino (magari in quattro uomini in un due locali: unioni registrate in aumento?) ma in realtà rientrano ogni sera all’italico paesello, dove vivono moglie e figli. Se pensiamo che, almeno fino a qualche anno fa, perfino un direttore di una scuola media cantonale (!) – dipendente del DECS! Altro che “Prima i nostri”! – si trovava in tale situazione…

L’escamotage di cui sopra è particolarmente gettonato nella piazza finanziaria per truccare le statistiche sui collaboratori frontalieri.

I burocrati si contraddicono

Il bello della vicenda è che le cifre sui frontalieri appena pubblicate sono quelle dell’Ufficio federale di statistica (UST). Sicché i burocrati bernesi si contraddicono tra loro.

Da un lato la SECO (segretariato di Stato dell’economia) che, a suon di indagini (?) taroccate sull’occupazione, nega che l’invasione da sud generi soppiantamento e dumping salariale.  La SECO è supportata in questo dall’IRE, che commissiona a ricercatori frontalieri degli studi da cui emerge, chissà come mai, che i frontalieri non sono un problema.

Dall’altro troviamo l’Ufficio federale di statistica il quale, diversamente dalla SECO, non ha molto margine per inventarsi sistemi di misurazione creativi con l’obiettivo di negare l’evidenza e fare propaganda pro-libera circolazione: l’UST deve contare i permessi G col pallottoliere.

Dati allarmanti

E dalla conta col pallottoliere emergono risultati sempre più allarmanti:

  • In Ticino il 27.1%, quindi quasi il 30%, dei lavoratori è frontaliere. La media nazionale, per contro, è del 6.3%.
  • I frontalieri in totale in Svizzera sono 318’500; in Ticino sono 64’327. Questo vuol dire che in Ticino troviamo il 20.2% dei frontalieri presenti a livello nazionale. Peccato che la popolazione ticinese sia il 5% di quella Svizzera!
  • Il problema ticinese è incommensurabilmente più grave di quello di altri cantoni di frontiera: nella regione del Lemano gli occupati frontalieri sono il 12.3%, nella Svizzera nordoccidentale il 10.8% del totale.
  • Davanti a queste cifre c’è ancora qualcuno che si meraviglia e starnazza al “razzismo” se i ticinesi non fanno salti di gioia quando vedono delle targhe azzurre? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!
  • La colpa delle “tensioni” con il Belpaese è di chi ha provocato l’invasione da sud e, prendendo a schiaffi la volontà popolare, rifiuta di arginarla.
  • Nel corso del 2016 i frontalieri sono aumentati di 2000 unità, e il numero delle persone in assistenza in Ticino di 1000. Ma naturalmente non c’è alcun nesso tra le due cose, nevvero spalancatori di frontiere?

La partitocrazia contro Prima i nostri

Intanto, dopo aver rottamato il 9 febbraio, il triciclo PLR-P$$-PPD immagina di poter fare lo stesso con “Prima i nostri”, iniziativa votata dal popolo contro il volere della partitocrazia. Addirittura il presidente del P$ (Partito degli Stranieri) inveisce scandalizzato contro Norman Gobbi per la famosa frase: “è stato un errore assumere un italiano all’ufficio della migrazione”. Certo, perché secondo i kompagni bisogna assumere stranieri! Altro che Prima i nostri: Prima gli altri! L’esempio da seguire è quello del torinese al centro di dialettologia. Centro che guarda caso ha un direttore P$ ed è inserito nel dipartimento P$. Idem dicasi per PLR e PPD, con quest’ultimo che si produce in piroette circensi, girandosi e rigirandosi meglio di una foca ammaestrata: prima contribuisce al tradimento della volontà popolare sul 9 febbraio, poi però finge di lanciare il referendum cantonale contro l’infame ciofeca uscita dalle Camere federali, però contemporaneamente è contrario  a Prima i nostri!

Risultati?

Per il momento non sembra che la famosa commissione parlamentare per l’attuazione di Prima i nostri stia producendo risultati spettacolari. Magari, anche alla luce degli ultimi dati dell’UST (non della Lega populista e razzista) sui frontalieri, sarebbe il caso di darsi una mossa. Perché la situazione da sola non migliora e nemmeno rimane stabile, bensì degenera.

Piccoli Sherlock Holmes?

E non vorremmo che  l’ammucchiata PLR-PPD-P$, adesso che si è messa in testa di giocare al piccolo Sherlock Holmes sul caso “Ufficio migrazione” tramite la famosa sottocommissione speciale di’inchiesta (naturalmente il disegno è sempre lo stesso: montare la panna ad oltranza per dare politicamente addosso all’odiato leghista Norman Gobbi: perché per altri dipartimenti “visitati” dalla Magistratura mica si sono messe in piedi commissioni speciali parlamentari, che peraltro mai hanno cavato un ragno dal buco) perdesse di vista il suo compito! Che non è certo quello di fare l’ispettore Derrick dei poveri, perché per le indagini c’è il Ministero pubblico. Si dedichino piuttosto, i politicanti, alla tutela del mercato del lavoro ticinese dall’INVASIONE da sud. E alla promozione delle occasioni di lavoro per i ticinesi. Perché è questo che si aspettano i cittadini che hanno plebiscitato “Prima i nostri”.

Ah già, ma sappiamo che la partitocrazia non vuole la preferenza indigena. Invece vuole, fortissimamente vuole, sabotare l’odiata Lega ed i suoi esponenti.

Lorenzo Quadri