Frontalieri, nuovo record! Ormai sono quasi 65mila!

Ma intanto i politici preferiscono fare i Derrick dei poveri sull’Ufficio migrazione

Ohibò, ma chi se lo sarebbe mai aspettato! In questo sempre meno ridente Cantone i frontalieri sono aumentati di quasi 2000 unità nel corso del 2016! Lo dice l’ultima pubblicazione dell’Ufficio federale di statistica, non la Lega populista e razzista. Sicché il numero di frontalieri in Ticino a fine 2012 era di 64’327, contro i 62’470 dell’anno precedente. Un nuovo record! Evvai! Avanti così che tra qualche mese festeggiamo i 65mila! Ma come, la stampa di regime non ci ha rifilato tutta una serie di titoloni in cui con la massima enfasi si sottolineava che i frontalieri sarebbero in calo per cui, beceri populisti, basta prendersela con la libera circolazione che è una figata pazzesca?

E invece…

Permessi B farlocchi

Ovviamente nella statistica non figurano i frontalieri occulti. Ossia i permessi B farlocchi, che risultano ufficialmente domiciliati in Ticino (magari in quattro uomini in un due locali: unioni registrate in aumento?) ma in realtà rientrano ogni sera all’italico paesello, dove vivono moglie e figli. Se pensiamo che, almeno fino a qualche anno fa, perfino un direttore di una scuola media cantonale (!) – dipendente del DECS! Altro che “Prima i nostri”! – si trovava in tale situazione…

L’escamotage di cui sopra è particolarmente gettonato nella piazza finanziaria per truccare le statistiche sui collaboratori frontalieri.

I burocrati si contraddicono

Il bello della vicenda è che le cifre sui frontalieri appena pubblicate sono quelle dell’Ufficio federale di statistica (UST). Sicché i burocrati bernesi si contraddicono tra loro.

Da un lato la SECO (segretariato di Stato dell’economia) che, a suon di indagini (?) taroccate sull’occupazione, nega che l’invasione da sud generi soppiantamento e dumping salariale.  La SECO è supportata in questo dall’IRE, che commissiona a ricercatori frontalieri degli studi da cui emerge, chissà come mai, che i frontalieri non sono un problema.

Dall’altro troviamo l’Ufficio federale di statistica il quale, diversamente dalla SECO, non ha molto margine per inventarsi sistemi di misurazione creativi con l’obiettivo di negare l’evidenza e fare propaganda pro-libera circolazione: l’UST deve contare i permessi G col pallottoliere.

Dati allarmanti

E dalla conta col pallottoliere emergono risultati sempre più allarmanti:

  • In Ticino il 27.1%, quindi quasi il 30%, dei lavoratori è frontaliere. La media nazionale, per contro, è del 6.3%.
  • I frontalieri in totale in Svizzera sono 318’500; in Ticino sono 64’327. Questo vuol dire che in Ticino troviamo il 20.2% dei frontalieri presenti a livello nazionale. Peccato che la popolazione ticinese sia il 5% di quella Svizzera!
  • Il problema ticinese è incommensurabilmente più grave di quello di altri cantoni di frontiera: nella regione del Lemano gli occupati frontalieri sono il 12.3%, nella Svizzera nordoccidentale il 10.8% del totale.
  • Davanti a queste cifre c’è ancora qualcuno che si meraviglia e starnazza al “razzismo” se i ticinesi non fanno salti di gioia quando vedono delle targhe azzurre? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!
  • La colpa delle “tensioni” con il Belpaese è di chi ha provocato l’invasione da sud e, prendendo a schiaffi la volontà popolare, rifiuta di arginarla.
  • Nel corso del 2016 i frontalieri sono aumentati di 2000 unità, e il numero delle persone in assistenza in Ticino di 1000. Ma naturalmente non c’è alcun nesso tra le due cose, nevvero spalancatori di frontiere?

La partitocrazia contro Prima i nostri

Intanto, dopo aver rottamato il 9 febbraio, il triciclo PLR-P$$-PPD immagina di poter fare lo stesso con “Prima i nostri”, iniziativa votata dal popolo contro il volere della partitocrazia. Addirittura il presidente del P$ (Partito degli Stranieri) inveisce scandalizzato contro Norman Gobbi per la famosa frase: “è stato un errore assumere un italiano all’ufficio della migrazione”. Certo, perché secondo i kompagni bisogna assumere stranieri! Altro che Prima i nostri: Prima gli altri! L’esempio da seguire è quello del torinese al centro di dialettologia. Centro che guarda caso ha un direttore P$ ed è inserito nel dipartimento P$. Idem dicasi per PLR e PPD, con quest’ultimo che si produce in piroette circensi, girandosi e rigirandosi meglio di una foca ammaestrata: prima contribuisce al tradimento della volontà popolare sul 9 febbraio, poi però finge di lanciare il referendum cantonale contro l’infame ciofeca uscita dalle Camere federali, però contemporaneamente è contrario  a Prima i nostri!

Risultati?

Per il momento non sembra che la famosa commissione parlamentare per l’attuazione di Prima i nostri stia producendo risultati spettacolari. Magari, anche alla luce degli ultimi dati dell’UST (non della Lega populista e razzista) sui frontalieri, sarebbe il caso di darsi una mossa. Perché la situazione da sola non migliora e nemmeno rimane stabile, bensì degenera.

Piccoli Sherlock Holmes?

E non vorremmo che  l’ammucchiata PLR-PPD-P$, adesso che si è messa in testa di giocare al piccolo Sherlock Holmes sul caso “Ufficio migrazione” tramite la famosa sottocommissione speciale di’inchiesta (naturalmente il disegno è sempre lo stesso: montare la panna ad oltranza per dare politicamente addosso all’odiato leghista Norman Gobbi: perché per altri dipartimenti “visitati” dalla Magistratura mica si sono messe in piedi commissioni speciali parlamentari, che peraltro mai hanno cavato un ragno dal buco) perdesse di vista il suo compito! Che non è certo quello di fare l’ispettore Derrick dei poveri, perché per le indagini c’è il Ministero pubblico. Si dedichino piuttosto, i politicanti, alla tutela del mercato del lavoro ticinese dall’INVASIONE da sud. E alla promozione delle occasioni di lavoro per i ticinesi. Perché è questo che si aspettano i cittadini che hanno plebiscitato “Prima i nostri”.

Ah già, ma sappiamo che la partitocrazia non vuole la preferenza indigena. Invece vuole, fortissimamente vuole, sabotare l’odiata Lega ed i suoi esponenti.

Lorenzo Quadri

Lavoro: le cifre inquietanti dell’invasione da sud!

9 febbraio gettato nel water e le statistiche farlocche della SECO sull’occupazione

9 febbraio 2017: giorno che avrebbe dovuto segnare la fine della devastante libera circolazione senza limiti e l’inizio di una nuova era. Anche e soprattutto per quel che riguarda l’occupazione ed il mercato del lavoro. Invece il 9 febbraio 2017 suggella la fine dei diritti popolari in Svizzera. Che lo scorso dicembre a Berna sono stati vergognosamente calpestati dal triciclo PLR-P$$-PPD e partitini di contorno.

Le frottole della SECO

E proprio lo scorso giovedì 9 febbraio, ma tu guarda i casi della vita, la SECO se ne è uscita con una delle sue improbabili statistiche. Dalla quale emerge che in Svizzera la disoccupazione è aumentata rispetto a 12 mesi fa. Anche in Ticino la disoccupazione risulta in crescita dello 0,1% tra dicembre 2016 e gennaio 2017. Ma naturalmente per i pubblicisti della Segreteria di Stato per l’economia “l’è tüt a posct”. Del resto l’ha ormai capito anche il Gigi di Viganello che la SECO serve solo a fare propaganda pro-UE e pro-libera circolazione, con i soldi dei contribuenti (100 milioni all’anno).

Sempre peggio

Secondo la SECO, attualmente il tasso di disoccupazione in questo sempre meno ridente Cantone sarebbe “solo” del 4%, ovvero lo 0,2% in meno rispetto al gennaio del 2016. La media nazionale è del 3.7%. Quindi il Ticino sarebbe sopra solo dello 0.3%. Uella! Peccato che dai dati ILO, che vengono usati internazionalmente, emerga come al solito un’altra storia. E meglio:

  • nel terzo trimestre del 2016 in Ticino la disoccupazione ILO è stata del 6.9%. Quindi stiamo parlando di quasi il doppio (!) della percentuale strombazzata dagli spalancatori di frontiere della SECO. La Lombardia risultava invece al 6.7%…
  • Sempre nel terzo trimestre del 2016, la disoccupazione ILO in Svizzera era del 4.8%. Sicché il divario tra il Ticino e la media nazionale è di oltre il 2%; altro che dello 0.3% della SECO.
  • Nel terzo trimestre del 2015, la disoccupazione ILO in Ticino era del 6.8%. Sicché rispetto ad un anno fa c’è stata una crescita. E non certo un calo, come vorrebbe raccontarci la SECO.

L’invasione da sud

Già che ci siamo, aggiungiamo qualche dato in relazione all’invasione da sud che da anni il Ticino subisce. Quella che al più tardi lo scorso giovedì avrebbe dovuto essere arginata. Invece andrà avanti ad imperversare ad oltranza, grazie alla partitocrazia. Gli elettori se ne ricordino quando gli sguatteri di Bruxelles che hanno gettato nel water il 9 febbraio torneranno a mettere fuori il faccione per accattare voti.

– Nel 2016 i lavoratori notificati (ovvero padroncini e distaccati) sono stati 26’516, contro i 25’576 dell’anno precedente. Nel 2006 erano 8’785 (sic!).

  • Le giornate di lavoro svolte dai notificati sono state 708’670 nel 2016, contro le 665’184 del 2015 e le 289’741 del 2006.
  • Nel terzo trimestre 2016 i frontalieri attivi in Ticino erano 62’246. Nel secondo trimestre erano invece 62’171. Ohibò: come mai la stampa di regime, sempre pronta a spiattellare titoloni in prima pagina ad ogni calo di un paio di unità, non ha nulla da dire al proposito?
  • Ancora più interessante il dato dei frontalieri nel settore terziario, ovvero quello in cui si sostituiscono ai residenti. Siamo passati dai 37’912 del terzo trimestre 2015 ai 38’072 del secondo trimestre 2016 ai 38’336 del terzo trimestre 2016. Quindi la crescita continua, e alla grande! E con essa il soppiantamento ed il dumping salariale. Ma naturalmente la stampa di regime… citus mutus!
  • Nel 2000, quindi non nell’antichità classica, i frontalieri nel terziario erano circa 10mila mentre oggi sono quasi 40mila. Ormai siamo vicini alla quadruplicazione!
  • E poi qualcuno ha ancora il coraggio di dire che non è in atto alcuna invasione da sud, ma quando mai, sono tutte balle della Lega populista e razzista?

I suicidi

E’ quindi evidente che il nostro mercato del lavoro è andato a ramengo. E sempre per una strana casualità nei giorni scorsi è stata pubblicata dai giornali italiani una notizia di cronaca molto triste, poi ripresa anche dal Mattinonline e da LiberaTV: un trentenne di Udine si è suicidato perché non aveva lavoro ed era stufo di ricevere porte in faccia. Qualche esponente della partitocrazia spalancatrice di frontiere pensa forse che episodi del genere non succedano anche in Ticino? Qui c’è qualcuno – parecchi qualcuno – che farebbe meglio a farsi un esame di coscienza. Altro che scrivere post lacrimevoli sul drammatico evento e poi propagandare la libera circolazione! Vero kompagno Canetta direttore della RSI?

Lorenzo Quadri

Soldatini della libera circolazione asfaltati tre volte!

Studio sulla sottoccupazione, indagine sulle condizioni di lavoro e ricerca zurighese 

E tutto nel giro di un paio di settimane – le richieste di chiudere la SECO e l’IRE appaiono quanto mai attuali

Tempi decisamente duri per i soldatini della libera circolazione e delle frontiere spalancate. Quelli del “l’è tüt a posct”. Quelli che “il dumping e la sostituzione non esistono, sono solo un’invenzione politica” (traduzione: sono una balla populista e razzista).

Tempi duri, perché nel giro di un paio di settimane i citati soldatini hanno subito asfaltature plurime.

Sono infatti arrivati:

  • Lo studio sulla sottoccupazione, realizzato dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat), che indica come il fenomeno sia raddoppiato in un decennio. Per sottoccupate si intendono le persone impiegate a tempo parziale, ma non per scelta. Vorrebbero lavorare di più, ma devono accontentarsi di quel che passa il convento. Queste persone, “parzialmente disoccupate”, non figurano nelle statistiche farlocche usate dalla SECO. Allo stesso modo in cui non appaiono quelle persone che, dopo aver perso l’impiego, rinunciano a lavorare, e fanno le casalinghe (o i casalinghi) per forza. Se il reddito del partner basta a mantenere l’intera economia domestica, questi disoccupati sfuggono alle statistiche degli URC e dell’assistenza. Ma la loro esclusione dal mondo del lavoro porta meno entrate fiscali per l’ente pubblico e meno potere d’acquisto per i diretti interessati. E’ ovvio che la sottoccupazione dipende dall’invasione da sud. I frontalieri occupano posti di lavoro che altrimenti andrebbero ai residenti. I quali si devono arrangiare come possono.
  • L’indagine sulle condizioni di lavoro effettuata dal sindacato TravailSuisse, dalla quale emerge che quelle del Ticino sono le peggiori della Svizzera. I ticinesi temono di perdere l’impiego (infatti potrebbero venire sostituti con frontalieri da un giorno all’altro) e ritengono che gli stipendi non siano adeguati alle prestazioni richieste (certo, perché gli stipendi non solo non crescono, ma subiscono pressioni verso il basso: si chiama dumping salariale ed è causato dalla libera circolazione delle persone).
  • Qualche giorno fa è arrivata anche la terza asfaltatura. La più esplicita di tutte: lo studio della Divisione dell’economia pubblica di Zurigo pubblicato la scorsa domenica dalla NZZ. Da questa inchiesta risulta che in Ticino solo un frontaliere su sei lavora in settori dove non si trova manodopera locale, e che quattro lavoratori stranieri su cinque non sono necessari. Una conferma esplicita della necessità di applicare subito Prima i nostri (che però la partitocrazia cerca di sabotare).

La sostituzione c’è

Lo studio zurighese dimostra quindi che l’effetto sostituzione, sul nostro mercato del lavoro, c’è eccome. Del resto, negarlo significa negare l’evidenza. I frontalieri sono triplicati in un decennio nel settore terziario. Quindi proprio nel settore in cui non c’è alcuna carenza di manodopera locale, semmai il contrario. Del resto l’Ufficio cantonale di statistica, in uno studio del 2013 (lo abbiamo citato la scorsa domenica) già scriveva che il profilo professionale dei frontalieri è sempre più simile a quello dei lavoratori residenti. Questo significa che i frontalieri non colmano affatto una lacuna: semplicemente si sostituiscono ai ticinesi.

Non erano tutte balle?

Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste? Ohibò, vuoi vedere che l’Ustat, Travail.Suisse ed anche la Divisione dell’economia pubblica di Zurigo, sono tutti dei covi di beceri leghisti, populisti e razzisti? O invece sono la SECO e l’IRE che si servono di statistiche taroccate per fare menzognera propaganda politica alla libera circolazione, la quale appare ciurlare più che mai nel manico? Eh già: poiché è evidente che dalle camere federali in materia di concretizzazione del “maledetto voto” del 9 febbraio uscirà o una ciofeca immane, o una ciofeca un po’ meno immane, c’è da sperare che il buon Blocher manterrà la promessa di lanciare un’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone. E un’iniziativa di questo tipo ha attualmente delle buone chance di venire approvata dal popolo. Perché il vento sta cambiando e perché le fregnacce ed i ricatti della partitocrazia e delle élite spalancatrici di frontiere non fanno più presa. Da qui gli ossessivi tentativi di lavare il cervello ai cittadini in favore dell’immigrazione scriteriata, inventandosi vantaggi che non ci sono e negando i disastri. Ricordiamo anche che l’ex vicepresidente della Banca nazionale svizzera Jean Pierre Danthine ha detto che la libera circolazione delle persone è inutile all’economia.

Chiudere

Visto che la SECO si è ormai ridotta ad un organo di propaganda politica pro-bilaterali, che però costa al contribuente 100 milioni all’anno, e l’IRE le tira dietro ma con l’aggravante di trovarsi in Ticino, il discorso sulla chiusura di questi due istituti rimane di evidente attualità. E il bello è che, malgrado le smentite arrivino ormai a valanga, il direttore dell’IRE Rico Maggi pretende ancora di avere ragione.

Lorenzo Quadri

Sveglia, la libera circolazione l’avete voluta (anche) voi!

In Ticino le peggiori condizioni di lavoro della Svizzera, il sindacato scende dal pero

 

Ma chi l’avrebbe mai detto! Secondo un sondaggio presentato di recente dal sindacato Travail.Suisse, il Ticino avrebbe le condizioni di lavoro peggiori di tutta la Svizzera. In generale, nella Svizzera latina si sta peggio che in quella tedesca. A pesare in particolar modo sui lavoratori sono, secondo l’inchiesta del sindacato,  stress, paura di perdere il posto di lavoro, orari sempre più pesanti, stipendio non più adeguato alle prestazioni richieste, scarso incoraggiamento alla formazione continua.

Tali concetti si possono concentrare in poche parole che in questo sempre meno ridente Cantone ormai tutti hanno imparato a conoscere: sostituzione e dumping salariale. Che sono la conseguenza della fallimentare politica delle frontiere spalancate.

Chissà come mai?

Infatti, chissà come mai i Cantoni della Svizzera latina, ed in particolare Ginevra ed il Ticino, sono messi peggio di quelli della Svizzera tedesca? Forse perché devono fare i conti l’invasione di frontalieri e di padroncini? E chissà come mai il Ticino è il più malconcio di tutti? Forse perché il problema del frontalierato è particolarmente tragico proprio da noi, visto che ci ritroviamo con un terzo della forza lavoro composta da residenti oltreconfine (una quota assolutamente insostenibile che non esiste da nessun’altra parte del mondo) quando la media nazionale è del 6%?

I risultati della libera circolazione

I lavoratori ticinesi sono oppressi dallo stress, dalla paura di perdere il posto di lavoro? Ovvio: da un giorno all’altro rischiano di essere lasciati a casa e sostituiti o da due frontalieri – o da un frontaliere pagato la metà. E non necessariamente per colpa di datori di lavoro ticinesi “approfittatori”. Perché con i bilaterali ci siamo riempiti di foffa “imprenditoriale” in arrivo da oltreconfine, che oltre ai suoi dipendenti importa anche i suoi metodi. E se ne sbatte alla grande del nostro territorio con cui non ha alcun legame: è solo una mucca da mungere. Tanto gli svizzerotti sono fessi e tollerano tutto…

Stipendio non più adeguato alle prestazioni richieste? Visto che dall’altra parte della ramina c’è un bacino sterminato di forza lavoro a basso a costo, a cui si può attingere senza alcun limite, è ovvio che gli stipendi dei residenti non aumentano. Sono anzi sottoposti a pressione verso il basso. Per la serie: o ti va bene così, oppure quella è la porta. Si chiama dumping salariale, e oltregottardo faranno bene a cominciare a metterselo in testa.

Stesso discorso per il carico lavorativo (se con la sua paga si stipendiano due frontalieri, niente di strano che il residente sia spinto a lavorare per due) per non parlare della prassi ormai consolidata dell’assunzione di frontalieri formalmente al 50%, ma con tempo lavorativo reale del 100% ed oltre. Quanto allo stimolo alla formazione continua, idem con patate. Formazione continua per i ticinesi? Quando nel Belpaese si trovano (tanto per fare due esempi) folle di laureati alla Bocconi pronti a fare i centralinisti, e di diplomati in farmacia disposti a fare gli aiuti farmacisti?

Sostenuta anche dai sindacati

Eccola qua la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone, che però è stata sostenuta, oltre che dalla partitocrazia e dal padronato, anche dai sindacati. Come Travail.Suisse. Che poi fa i sondaggi per scoprire, ma chi l’avrebbe mai detto, che i lavoratori sono stressati, che temono per il posto di lavoro, che gli stipendi sono fermi al palo (ma non le spese fisse) che gli orari aumentano perché bisogna rendersi “competitivi” rispetto alla concorrenza sottopagata in arrivo dalla Penisola, eccetera.

A seguito del suo studio Travail.Suisse ha detto che si “impegna per ottenere salari più alti”. Ed impegnarsi a difendere il lavoro dei residenti limitando la libera circolazione delle persone, no? Ah già, “bisogna aprirsi”! E le quote sindacali dei frontalieri fanno sempre comodo…

La sparata dei giovani comunisti

Di recente i giovani comunisti, commentando la notizia che gli stivali dell’esercito svizzero sono fatti in Romania perché la ditta italiana che ha ricevuto il mandato lo subappalta (LAC Style!) scrivevano, forse pensando di essere spiritosi, che a questo punto tanto valeva far confezionare gli stivali in Ticino, visto che quanto a stipendi e diritti dei lavoratori il nostro Cantone “è come l’Europa dell’Est”. Ma che acuti questi nipotini di Einstein con falce e martello. Magari se il mercato del lavoro ticinese è allo sbando, la colpa è della politica delle frontiere spalancate da loro sostenuta. La domanda ai kompagnuzzi è quindi sempre la stessa: fate finta di non capire, oppure proprio non ci arrivate?

E la SECO?

Infine, ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i “ministri della propaganda pro bilaterali” della SECO dell’indagine di Travail.Suisse. Quelli secondo cui con la libera circolazione delle persone “l’è tüt a posct”: sostituzione e dumping salariale sono solo invenzioni della Lega populista e razzista. Anche l’indagine di Travail.Suisse è un’invenzione politica?

Lorenzo Quadri

 

 

Consiglio nazionale: PLR-PPD-P$$, con partitini di contorno, stuprano la Costituzione. Berna, ore 22.16: il tradimento del popolo è consumato

Tutto come da copione: il compromesso sul “maledetto voto” del 9 febbraio partorito (abortito) dalla maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale era una ciofeca prima del dibattito in plenum ed è rimasto una ciofeca anche dopo il dibattito. In effetti, non è cambiato praticamente nulla. Il pateracchio rimane anticostituzionale. La stampa di regime, nel vano tentativo di renderlo più potabile, sproloquia di “preferenza indigena light”. Ma di fatto non c’è un tubo. Niente di quel che avrebbe dovuto obbligatoriamente esserci. Né preferenza indigena, né tetti, né contingenti. Come  scritto in più occasioni, le misure proposte non hanno nulla a che vedere col nuovo articolo costituzionale 121 a. Si tratta di interventicchi di diritto interno. Oltretutto di bassissimo cabotaggio (non sono nemmeno state potenziate le misure di accompagnamento). Robetta che non necessitava certo di votazioni popolari per essere introdotta e, ulteriore aggravante, la cui applicazione è lasciata alla discrezione del Consiglio federale. Il quale, sulla base delle statistiche farlocche della SECO, dirà che  “l’è tüt a posct” e mai muoverà paglia, capiti quel che capiti.

La Costituzione è dunque stata svergognatamente calpestata da deputati che avevano giurato di rispettarla. In Svizzera, secondo costoro, devono comandare i balivi UE!

Quale violazione?

Il popolo ha deciso che la libera circolazione va limitata. Ma governo e Consiglio nazionale semplicemente si sono rifiutati di fare i compiti. Facendo ampio sfoggio della solita retorica catastrofista, la maggioranza sabotatrice del 9 febbraio ha sdoganato l’equazione: limitazione della libera circolazione uguale violazione degli accordi bilaterali in essere uguale denuncia dei bilaterali da parte degli eurofalliti. Uhhhh, che pagüüüraaaa!

Prima di tutto, l’UE non ha alcun interesse a cancellare dei trattati da cui trae vantaggio. Inoltre, limitando la devastante libera circolazione delle persone, la Svizzera non violerebbe un bel niente. Come ha infatti rilevato sulla stampa d’Oltralpe il professore zurighese Hans Giger (è forse un leghista populista e razzista?) il concordato di Vienna contiene appunto una clausola di salvaguardia in base alla quale è concesso ad uno Stato firmatario far valere cambiamenti importanti intervenuti dopo la sottoscrizione di un contratto internazionale, senza per questo diventare inadempiente e provocare sanzioni e disdette (peraltro tutte ipotetiche) da parte degli altri “partner”.

A seguito della devastante libera circolazione i frontalieri sono raddoppiati e soppiantano i lavoratori residenti invece di essere complementari; il dumping imperversa; i padroncini in nero pure; ed il numero dei ticinesi in assistenza esplode. Ci sarebbero dunque tutti i presupposti per far valere la clausola citata dal prof. Giger. Non fosse che a negare le evidenze appena descritte, giocando contro l’applicazione della clausola di salvaguardia, spuntano a tradimento gli studi (?) taroccati della SECO, secondo i quali “l’è tüt a posct”. Sicché i camerieri bernesi dell’UE hanno messo la Svizzera in un vicolo cieco. Perché l’hanno fatto? Le possibilità sono solo due.

  • Sono gonzi;
  • Rifiutano di proposito ogni limitazione della devastante libera circolazione con l’intenzione di mettere gli svizzerotti davanti all’aut aut: o frontiere spalancate, o fine dei Bilaterali. Questo ovviamente partendo dal presupposto che i cittadini si lascerebbero impressionare dalla propaganda di regime, ossia dalle minacce e dai ricatti su quello che accadrebbe nel caso gli sciagurati accordi con l’UE giungessero al capolinea. Ma i camerieri di Bruxelles non si sono accorti che il vecchio ritornello catastrofista non inganna più nessuno.

Un teatrino di 7 ore

Il dibattito al nazionale è stato di notevole squallore. 7 ore e 16 minuti di teatrino a beneficio esclusivo dell’ego e dei media (e poi il giorno dopo tutti all’affannosa ricerca dei giornali per vedere chi è stato citato, e come). Praticamente ogni votazione si concludeva sempre con lo stesso risultato: Udc e Lega contro tutti gli altri. I kompagnuzzi spalancatori di frontiere ridacchiavano e si producevano in stolti esercizi di infantile sarcasmo. Ecco la considerazione in cui questo partito, sempre contro la Svizzera e gli svizzeri, e che nel gran consiglio ticinese è rappresentato da una passatrice, tiene la volontà popolare. E all’indomani del tradimento parlamentare il $indakato UNIA –  quello che ha fatto campagna dura contro il 9 febbraio tappezzando il paese di cartelloni pagati con i soldi dei lavoratori – esultava per la mazzata inflitta alla volontà popolare. E certo: per i sindacati rossi più frontalieri uguale più affiliati, e quindi più soldi in cassa, per cui…

PLR inglorioso

La discussione (?) parlamentare ha inoltre confermato che l’architetto (per usare la definizione più volte sentita in aula) del compromesso-ciofeca è il buon Kurt Fluri, PLR sindaco di Soletta. A Berna dunque l’ex partitone affossa il 9 febbraio perché vuole la libera circolazione senza limiti con tutto quel che ne consegue: invasione da sud, sostituzione di residenti con frontalieri, dumping salariale, padroncini in nero, strade intasate, eccetera. E in Ticino fa esattamente la stessa cosa: infatti il presidente del PLR Rocco Cattaneo ancora negli scorsi giorni si è lanciato in un bilioso attacco, farcito di offese puerili, contro l’iniziativa Prima i nostri. Perché? Perché il PLR non vuole rispettare la volontà popolare e non vuole la preferenza indigena. E questo vale sia a Berna che a Bellinzona. Ed aggiungiamo pure che il gruppo parlamentare liblab alle Camere federali si appresta ad affossare nelle votazioni finali la legge antidumping voluta proprio dal Ticino. Avanti così!

Lorenzo Quadri

Prima i nostri: tener duro o calare le braghe?

Una votazione che sarà determinante per il futuro del mercato del lavoro ticinese

 

Tener duro o calare le braghe? Questa, in sostanza, la scelta che dovranno compiere i votanti ticinesi il prossimo 25 settembre, esprimendosi sull’iniziativa “Prima i nostri”.

“Prima i nostri” è un 9 febbraio ticinese. E quel voto, quel “maledetto voto”, è necessario ribadirlo con forza. Oggi più che mai. Perché sull’iniziativa Contro l’immigrazione di massa a Berna ci stanno uccellando. Quello che, con un eufemismo alquanto spinto, viene definito “compromesso”, in realtà è un bidone. Se ne sono accorti esponenti di tutte le aree politiche. Non solo Udc e Lega, ma anche PLR e PS (Manuele Bertoli): la legge d’applicazione dell’articolo 121 a della Costituzione federale proposta nell’apposita Commissione del Consiglio nazionale da PLR, PPD, PS e partitini di contorno è anticostituzionale. Perfino Economiesuisse, sponsor storica dei liberali, l’ha impallinata, lasciando il PLR con il “naso in mezzo alla faccia”.  Anticostituzionale ed inutile: vengono proposte dei semplici provvedimenti di diritto interno. Cosucce all’acqua di rose. Misuricchie che si sarebbero potute benissimo applicare anche senza bisogno del 9 febbraio. A condizione, beninteso, che ci fosse stato un minimo di volontà di tutelare il mercato del lavoro indigeno dai devastanti eccessi della libera circolazione delle persone. Ma è chiaro: questa volontà mancava in passato e manca anche adesso.

Smentite le cifre farlocche della SECO

I dati dell’assistenza smentiscono platealmente le statistiche taroccate della SECO sull’occupazione in Ticino. La SECO vorrebbe farci credere che Tout va bien, Madame la marquise. L’assistenza racconta un’altra storia. In Ticino il numero delle persone in assistenza è passato dalle 6000 del 2010 alle oltre 9000 attuali (anche se il Consiglio di Stato, nelle ultime risposte ad interrogazioni, tenta di farne apparire “solo” 7800, giocherellando sui termini). I frontalieri erano 37’500 nel 2006 mentre oggi sono oltre 62’500. Di fatto occupano un posto di lavoro su tre, ovvero oltre il 30%. La media svizzera è del 6%. Il 60% dei frontalieri è attivo nel terziario: cioè in quel settore dove il frontalierato non è complementare alla manodopera ticinese, bensì sostitutivo. Emerge a chiare lettere anche dallo studio realizzato dall’Ustat nel 2013, dove si legge: “i frontalieri sono sempre più simili, in termini di caratteristiche e di orientamento professionale, ai lavoratori residenti”. Quindi li sostituiscono poiché, come tutti hanno ormai capito, possono permettersi di accettare stipendi nettamente più bassi di quelli necessari per vivere da noi. Finché questo “assalto alla diligenza” del mercato del lavoro ticinese non verrà fermato, la pressione al ribasso sui salari ed il soppiantamento nelle assunzioni continuerà imperterrito. Solo gli incauti propagandisti della SECO (che il Ticino l’hanno visto al massimo in cartolina) possono immaginare di riuscire a farci bere la fanfaluca che non esiste un nesso tra impennata dei casi d’assistenza tra i residenti, esplosione del frontalierato (specie nel terziario) e libera circolazione delle persone.

No alle clausole fumogene

Da questa situazione ovviamente non si esce con le fumogene clausole bernesi, concepite dai partiti storici per compiacere i padroni di Bruxelles. Per questi partiti, la volontà dell’UE è più importante di quella dei cittadini svizzeri. Magari sarebbe allora il caso che i voti per occupare prestigiose cadreghe li andassero a raccogliere nell’UE.

Le clausole bernesi hanno un solo obiettivo: evitare di scalfire la libera circolazione delle persone senza limiti. Di conseguenza, sono del tutto inutili. Perché la libera circolazione è il problema. Quindi le opzioni sono solo due: o la si ridefinisce, o la si disdice. Ridefinirla come? Come chiede l’articolo costituzionale “Contro l’immigrazione di massa” e come chiede la speculare iniziativa ticinese “Prima i nostri”. Ovvero tramite il ritorno alla preferenza indigena. Un principio che è stato in vigore fino al primo giugno del 2004. Stiamo dunque  parlando del passato recente (c’erano già internet ed i telefonini), non dei tempi in cui gli uomini giravano con le clave.

I sabotatori del 9 febbraio

Il controprogetto all’iniziativa Prima i nostri è stato elaborato –  ma tu guarda i casi della vita – da quegli stessi partiti che hanno voluto, e tuttora vogliono, la libera circolazione senza limiti. Sono i partiti che hanno combattuto il 9 febbraio e che hanno partorito il compromesso-ciofeca nella Commissione del nazionale. E infatti compromesso e controprogetto perseguono il medesimo obiettivo: impedire il ritorno alla preferenza indigena poiché essa metterebbe a rischio (?) la libera circolazione. Sicché la si trasforma da obbligo a semplice auspicio, per privarla di qualsiasi efficacia.

Non facciamoci fregare da quelli che, sia a Berna che in Ticino – e “stranamente” sono gli stessi –  vogliono “cambiare affinché nulla cambi”.

Il mercato del lavoro ticinese necessita di un cambiamento vero. Per questo i ticinesi il 25 settembre devono depositare nell’urna un convinto Sì all’iniziativa “Prima i nostri”. Un Sì che costituirebbe, oltretutto, una risposta forte – e necessaria! – ai pateracchi bernesi e alle prevaricazioni di Bruxelles.

Lorenzo Quadri

 

La propaganda farlocca si sgonfia come un palloncino

Su libera circolazione, sudditanza agli eurobalivi e frontiere spalancate

In Gran Bretagna dopo il Brexit il tasso di disoccupazione è il più basso dal 2005. E le università svizzere, che avrebbero dovuto essere a rischio a causa del voto “chiuso e xenofobo” del 9 febbraio, guadagnano posizioni

Ohibò: i camerieri dell’UE hanno incassato una nuova legnata. Ad assestargliela, i dati sulla disoccupazione in Gran Bretagna. Oltremanica, il tasso di senza lavoro continua a scendere. Malgrado la Brexit.

L’ultimo rilevamento indica un 4.9%: il più basso dal 2005.

E’ opportuno (uella) ricordare che da noi, in questo sempre meno ridente Cantone, il tasso di disoccupazione ILO (che è l’indicatore usato internazionalmente) è superiore al 7%. La SECO con le sue statistiche farlocche pretende di farci credere che sia del 3%. In realtà è ben più del doppio. A ciò si aggiunge l’esplosione dei casi d’assistenza: hanno superato quota 9000, quando nel 2010 erano 6000.

La SECO ci prende per fessi

Perché la SECO tarocca le cifre? Facile: perché, avendo negato che l’invasione di frontalieri dovuta alla libera circolazione delle persone provoca sostituzione e dumping salariale, deve giocoforza negare anche l’esistenza in Ticino di un problema occupazionale. Sicché, avanti col  mantra del “Tout va bien, Madame la Marquise”!

Lo abbiamo già scritto. La statistica è come lo scarafone: è bella a mamma sua. E chi è la “mamma” delle statistiche della SECO? Il Consiglio federale cameriere dell’UE. Quello che – assieme alla partitocrazia, ai poteri forti, alla stampa di regime – ha imposto la fallimentare libera circolazione delle persone. E adesso si arrabatta per nasconderne i danni. Urta, in particolare, la supponenza con cui i burocrati bernesi pensano di far fessi i ticinesi. Come se bastasse presentare due indicatori truccati per convincere chi vive sulla propria pelle (o su quella dei propri familiari) il dramma della disoccupazione causa invasione di “targhe azzurre” di essere un visionario. Non è così che funziona.

GB: sempre meno disoccupati

Il tasso di senza lavoro nella Gran Bretagna post-Brexit è dunque chiaramente inferiore a quello ticinese. Questa sì che è una notizia. Eppure ci pare di ricordare che, prima del fatidico 23 giugno, gli internazionalisti spalancatori di frontiere pro saccoccia andassero dipingendo scenari catastrofici in caso di Sì al Brexit. Il ricatto all’indirizzo del popolo inglese era chiarissimo: se osate ribellarvi alla fallita UE, se osate riprendervi la vostra sovranità nazionale, la Gran Bretagna verrà catapultata nel Terzo Mondo.  Invece niente di tutto questo sta accadendo. Succede semmai proprio il contrario. La squallida propaganda di regime pro-UE, pro-frontiere spalancate e contro la sovranità nazionale è stata sbugiardata (anche se il termine corretto sarebbe un meno casto “sputtanata”)  su tutta la linea.

Ineluttabile?

La stessa cosa capita anche alle nostre latitudini. Dove si tenta di spacciare la devastante libera circolazione delle persone per ineluttabile e vantaggiosa, quando in realtà non è né l’una, né l’altra cosa. Un disegno in cui inseriscono le statistiche della SECO, che sono semplice propaganda politica. Il direttore dell’IRE Rico Maggi ha dichiarato: in Ticino le cifre sull’occupazione vengono forzate per fare politica. Appunto: vengono forzate dalla SECO e dall’IRE per fare il lavaggio del cervello ai cittadini a sostegno dell’immigrazione scriteriata.

La casta dei professori

Si ricorderà cosa starnazzava, dopo la votazione del 9 febbraio, la casta dei professori universitari. A seguito delle deplorevoli (sic) chiusure xenofobe, gli atenei elvetici non avrebbero più potuto reclutare all’estero i migliori luminari. Come no. Proprio credibile, vista anche la differenza di stipendio tra le università svizzere e quelle europee. Ed infatti, dagli ultimi rilevamenti è emerso che non ci sono mai stati così tanti professori stranieri nelle università elvetiche come ora. Altro che “ridotti all’autarchia e al declino”. C’è anzi il fondato sospetto che, negli ambienti accademici come altrove, si assumano stranieri anche per posti che potrebbero benissimo essere occupati da “local”. Questo accade perché i professori esteri si portano dietro dal paese d’origine tutto l’harem di assistenti, portaborse, segretari, nani e ballerine.

Le università svizzere…

C’è di più. Nei giorni scorsi sui quotidiani ticinesi (notizia pubblicata in formato francobollo) si è letto  che nelle top cento delle università mondiali ci sono quattro atenei svizzeri: il politecnico di Zurigo al 19° posto (l’anno scorso era al ventesimo), l’università di Ginevra al 53° (cinque posizioni guadagnate rispetto al 2015), quella di Zurigo al 54° (come l’anno scorso) e, new entry, il politecnico di Losanna al 92°. Non solo: le prime dieci posizioni se le spartiscono istituti statunitensi e britannici. Quindi di paesi extra UE – o quasi ex UE!

Per cui:

  • dopo il 9 febbraio le università svizzere non solo non sono andate a ramengo, ma hanno migliorato i propri piazzamenti nelle graduatorie internazionali; e
  • gli atenei con cui è proficuo collaborare sono fuori dall’UE, quindi la sudditanza nei confronti degli eurofunzionarietti predicata dalla casta dei professori universitari non ha alcuna ragione concreta: è solo ideologia internazionalista.

Sbugiardati!

Calo della disoccupazione in Gran Bretagna dopo il Brexit, università svizzere meglio posizionate nelle classifiche internazionali dopo il 9 febbraio: sono solo due delle plateali smentite incassate dalla propaganda di regime pro-UE e pro-frontiere spalancate.

Propaganda che, alla prova dei fatti, si sgonfia miseramente, come un palloncino bucato. Sempre.

Lorenzo Quadri

Lavoro in Ticino: ancora statistiche taroccate!

La propaganda di regime della SECO regge la coda agli spalancatori di frontiere

I fautori dell’invasione da sud tentano di nuovo di farci credere che “l’è tüt a posct”. Peccato che i dati sull’assistenza, sull’esplosione dei frontalieri, sul lavoro ridotto, come pure le statistiche ILO, dicano tutt’altro

Sulla situazione del mercato del lavoro ticinese in regime di devastante libera circolazione delle persone, la propaganda di regime prosegue alla grande.

La “mitica” SECO (segreteria di Stato per l’economia) ha divulgato, come di consueto, i suoi – ma proprio solo suoi – dati sull’occupazione di luglio.

E’ opportuno ricordare che la SECO è quell’istituto, dal costo di 100 milioni all’anno (!), specializzato nella produzione di statistiche farlocche a sostegno della politica delle frontiere spalancate.

E’ quell’istituto che se ne esce , “come se niente fudesse”, a raccontare monumentali fregnacce. Del tipo: “in Ticino non esistono né dumping  salariale né sostituzione dei lavoratori residenti con frontalieri, e chi sostiene il contrario fa politica (ossia: è un bieco populista e razzista)”. E poi i responsabili della SECO – superburocrati con il posto garantito a vita – hanno ancora la “lamiera” di strillare alla lesa maestà se qualcuno osa protestare?

Le favolette

Secondo i dati SECO, dunque, in Ticino la disoccupazione in luglio sarebbe del 3%, come la media nazionale. E subito gli spalancatori di frontiere corrono ad esultare: vedete che, anche con l’invasione di frontalieri, sul mercato del lavoro cantonale “tout va bien, madame la Marquise”? Vedete che “bisogna aprirsi all’UE”?

Peccato che le cose stiano diversamente. Il trucchetto è fin troppo facile da scoprire. Infatti, nelle statistiche SECO sulla disoccupazione, la maggior parte dei senza lavoro non figurano. Ad esempio, non figurano quanti sono finiti in assistenza. Sicché, i toni trionfalistici per un meno 0,1% sulle percentuali imbellettate della SECO sono, semplicemente, una favola. Non a caso simili percentuali vengono subito asfaltate dalle cifre dell’assistenza sociale.

Esplode l’assistenza

In questo sempre meno ridente Cantone, infatti, il numero delle persone in assistenza è aumentato di quasi il 50% dal 2010  ad oggi. Ormai  siamo a quota 9000, quando nel 2010 erano 6000, e ad ogni rilevamento si infrange un nuovo record. Sicché, altro che calo della disoccupazione! Sempre più ticinesi, grazie all’invasione da sud, sono esclusi dal mercato del lavoro. Ma i fautori dell’invasione credono di poterci fare fessi con le loro storielle. E, non ancora contenti, montano pure in cattedra ad accusare di “populismo e razzismo” chi non se le beve. E’ il colmo.

Meno frontalieri?

Non ancora contenti, lor$ignori credono di poter montare la panna sulla diminuzione dei frontalieri di qualche unità da un mese all’altro, dimenticandosi però di dire che i frontalieri in Ticino sono passati da 37’500 nel 2006 a 62’500 oggi. 25mila in più in 10 anni!

E il peggio deve ancora venire: perché, sempre in 10 anni, i frontalieri attivi nel settore terziario sono aumentati, udite udite, di qualcosa come 20mila unità, passando da 18mila a 38mila!

Eh sì:  il numero di frontalieri esplode proprio in quei settori professionali dove essi portano via il lavoro ai ticinesi. Non certo in quei “lavori che i ticinesi non vogliono più fare”  (luogo comune inventato dai camerieri dell’UE e tutto da verificare alla luce della situazione occupazionale attuale ) dove il loro numero è rimasto sostanzialmente costante. E, se sul totale il quantitativo di frontalieri in Ticino cala di qualche unità, la diminuzione non si registra di certo negli uffici. Avviene, invece, sui cantieri o nelle fabbriche. E non perché vengono assunti residenti. Ma perché questi settori economici rallentano.

I dati ILO

Mentre nel resto del globo per misurare la disoccupazione si utilizzano i dati ILO, in Svizzera si usano quelli della SECO. Perché? Perché sono più belli. Infatti, secondo le cifre ILO, in Ticino il tasso di disoccupazione sarebbe del 7%. Che è un bel po’ diverso dal 3% farlocco della SECO. Idem per il numero di persone senza lavoro: la SECO ne indica poco più di  5000 (campa cavallo), mentre dai dati ILO ne risulterebbero 13’300.

E non solo. Altro che calo della disoccupazione. Il tasso ILO, come detto un po’ più fedefacente delle statistiche taroccate della SECO, indica che la disoccupazione in Ticino aumenta. E mica di poco. Infatti si è passati da un 6.4% del quarto  trimestre 2015 al 7% del primo trimestre 2016. Ah, però. Altro che venirci a raccontare fetecchiate sull’occupazione a gonfie vele in Ticino in regime di frontiere spalancate!

Ciliegina sulla torta, i trionfalisti si dimenticano anche un altro dato: quello del lavoro ridotto, che è pure in crescita dalla metà del 2015.

Preferenza indigena

Inutile raccontare storielle. I numeri  parlano chiaro. 13’300 disoccupati ILO in Ticino contro un aumento dei frontalieri nel terziario di 20mila unità in 10 anni. Anche quello che mena il gesso è in grado di rendersi conto che il problema occupazionale in Ticino dipende dall’invasione di frontalieri. E dunque si può risolvere solo con la preferenza indigena. Di cui però, ma tu guarda i casi della vita, gli spalancatori di frontiere non vogliono sentire parlare. Del resto, basterebbe sostituire con ticinesi una parte dei “nuovi” frontalieri che sono arrivati a lavorare nel terziario per avere la piena occupazione!

Lorenzo Quadri

 

La disoccupazione dei frontalieri costa il doppio del previsto. La SECO ha toppato di nuovo

Intanto migliaia di pseudofrontalieri svernano nel paese d’origine con la disoccupazione elvetica

Ecco servita una nuova performance della SECO, Segreteria di Stato per l’Economia.

Il tema è la disoccupazione dei lavoratori non residenti. Su un argomento tanto ghiotto, la SECO non poteva che prodursi nell’ennesima fetecchiata. La SECO è peraltro quella che sforna con bella regolarità studi farlocchi in cui tenta di dare a bere la fandonia che in Ticino, con la devastante libera circolazione delle persone, andrebbe tutto bene. Che l’invasione di frontalieri non genererebbe né sostituzione né dumping salariale. Ma quando mai! Sono tutte balle della Lega populista e razzista! E’ evidente che simili “rapporti” costituiscono un tentativo politico di reggere la coda alla libera circolazione e a chi l’ha voluta. Se la SECO serve per questo, ribadiamo quanto già scritto le scorse settimane: ossia che è meglio CHIUDERLA, così si risparmiano 100 milioni di franchetti all’anno.

Se non è zuppa…

Per tornare all’ultima performance. La SECO è giustamente finita nell’occhio del ciclone dopo che si è scoperto che la Svizzera nel 2012 ha ripreso alla chetichella l’ordinanza UE sulla disoccupazione dei frontalieri, “grazie” alla quale gli svizzerotti versano 200 milioni all’estero. La decisione è stata presa dal Comitato misto Svizzera-UE senza passare per l’approvazione politica. Ed è stata difesa a spada tratta dal solito Boris Zürcher della SECO. Avanti, continuiamo a genufletterci a tutte le pretese dell’UE!

Il buon Zürcher tenta di rendere più digeribile la faccenda dicendo che ad incassare i soldi in arrivo dalla Svizzera non sono i disoccupati frontalieri, bensì i loro paesi d’origine. Ah beh, questo sì che cambia tutto! O Zürcher, ma chi pensiamo di prendere in giro? Se non è zuppa, è pan bagnato! Sempre di milioni versati all’estero si tratta!

A beneficiarne, spiegava il Corriere del Ticino nei giorni scorsi, sono 27mila frontalieri (il dato è riferito ai frontalieri presenti a livello nazionale, non solo a quelli in Ticino). O presunti tali. Poiché quasi 2000 di questi “frontalieri” in realtà non lo sono affatto. Non provengono da nazioni confinanti, ma da altri Stati UE: Polonia, Portogallo, Spagna, Belgio, e così via.

Con i soldi svizzeri

E cosa accade a questi ultimi, che vengono conteggiati come frontalieri pur senza esserlo? Che lavorano alcuni mesi da noi, poi tornano a svernare nel paese d’origine, beneficiando però della disoccupazione in arrivo dalla Svizzera fino alla prossima stagione di lavoro nel nostro paese. Ma guarda un po’! E la SECO si giustifica dicendo che queste persone vanno trattate come frontalieri per evitare un’eccessiva burocrazia.

Ma la parte più gustosa (si fa per dire) è la seguente, ed è sempre il CdT ad evidenziarla: la SECO ha sbagliato i calcoli. Infatti la nuova regolamentazione sulla disoccupazione dei frontalieri, secondo le sue stime, avrebbe dovuto costare alla Svizzera 100 milioni all’anno. Invece la fattura ammonta al doppio.

Quindi alla SECO non sanno fare i conti. E pretendono di essere credibili quando pubblicano i risultati farlocchi sulle conseguenze del frontalierato in Ticino?

Lorenzo Quadri

Chiudiamo la SECO e risparmiamo 100 milioni!

L’ultimo rapporto lo dimostra: ormai è un centro di propaganda pro-frontiere spalancate

 

La SECO, Segreteria di Stato dell’Economia, persevera nelle sue fetecchiate. Lo ha dimostrato nel 12° rapporto annuale sugli effetti della devastante libera circolazione delle persone. Il ritornello non cambia mai. L’è tüt a posct! Tout va bien, Madame la Marquise! Il Titanic affonda e l’orchestrina – nel concreto: i tromboni – continuano a suonare. Non c’è dumping salariale, nemmeno in Ticino! Non c’è sostituzione dei lavoratori “indigeni” con frontalieri! Tutte balle della Lega populista e razzista!

E’ evidente che ormai la SECO si è trasformata in un servizio di lecchinaggio a sostegno della politica delle frontiere spalancate. Il suo mandato non è più svolgere delle analisi. E’ fare propaganda ai bilaterali, prendendo la gente per scema.

“Non c’è motivo di dubitare”?

Particolarmente fastidiosa la sicumera del capo della sezione del lavoro della SECO  Boris Zürcher. Il quale se ne è uscito con la seguente dichiarazione:  “non c’è motivo di dubitare” dello studio-foffa dell’IRE. Quello studio secondo cui, in questo sempre meno ridente Cantone, l’invasione di frontalieri non provoca né sostituzione né pressione salariale.

Caro Zürcher, qui c’è solo una cosa di cui “non c’è motivo di dubitare”: che la SECO ha rotto le scatole! Lo studio-foffa dell’IRE è stato contestato perfino dalla SUPSI ed inoltre, ma tu guarda i casi della vita, si tratta di un’indagine (?) sugli effetti del frontalierato realizzata da ricercatori frontalieri! Quindi non solo il documento è viziato, ma è la prima dimostrazione che la sostituzione esiste: osiamo infatti sperare che nessuno ci venga a raccontare la storiella che non si sono trovati ricercatori ticinesi per allestirlo! O vuoi vedere che i ricercatori ticinesi c’erano ma costavano troppo, e dunque lo studio dell’IRE è un esempio concreto di dumping salariale e soppiantamento?

Il fatto che Zürcher qualifichi uno studio di questo genere come scientificamente inoppugnabile, dimostra che per gli alti papaveri della SECO “scientificamente inoppugnabile” significa “manipolato  in modo da darci ragione”.

La politica

Non ancora contento di questa prima performance, il buon Zürcher ne aggiunge subito una seconda: “Noi ci affidiamo alle cifre, il resto è politica”. Ohibò, e a quali cifre si affida la SECO? A cifre taroccate di proposito! Se la SECO “si affida alle cifre”,  come spiega, ad esempio, che in regime di libera circolazione, dal 2010 al 2015, in Ticino il numero di casi d’assistenza è aumentato del 44%? Come spiega il fatto che da anni il numero di nuovi posti di lavoro creati nel nostro Cantone è inferiore al numero di nuovi permessi per frontalieri? Come spiega Zürcher che in Ticino i frontalieri in quindici anni sono triplicati nel settore terziario, dove non c’è alcun bisogno di importare manodopera dall’estero? Come spiega che  frontalieri adulti e già formati vengono assunti, spesso e volentieri da ditte con titolari italici,  con statuto e paga da apprendista o stagista? Come spiega Zürcher che il numero dei frontalieri in Ticino è passato da 30mila ad inizio degli anni 2000 agli attuali 62’500, ovviamente senza contare l’esplosione di distaccati e padroncini? Zürcher, dalle nostre parti queste cose sono sotto gli occhi di tutti. E tu arrivi con le tue tabelline “alterate” e pretendi di spacciarle per la verità rivelata e chi osa negare “fa politica” (traduzione: è un bieco politicante populista e razzista)?

E no signori, non ci siamo proprio: la SECO è quella che fa politica pro immigrazione scriteriata! E a questo scopo presenta delle statistiche taroccate – ottenerle è facilissimo: basta scegliere i criteri secondo i desiderata del committente – oltretutto manifestamente in urto con la realtà, con cui avvalorare le sue tesi politiche preconcette. E pretende pure che la gente se la beva? Il prossimo rapporto della SECO ci dirà, statistiche alla mano, che la Terra è piatta “e il resto è politica”?

La misura è colma

E’ evidente che la misura è colma. Non c’è alcun motivo per cui il contribuente svizzerotto debba continuare a pagare la stratosferica cifra di 100 milioni di Fr all’anno (perché questi sono i costi della SECO includendo anche la voce beni e servizi) per foraggiare un centro di propaganda pro-frontiere spalancate. Poiché a beneficiare di questi rapporti farlocchi sono i “poteri forti” famelici di manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i lavoratori residenti, se lorsignori vogliono il rapporto pseudoscientifico ad appagamento della loro libido internazionalista, la SECO se la finanziano loro. Altrimenti la CHIUDIAMO. E con 100 milioni all’anno creiamo tanti posti di lavoro in Ticino per  ticinesi!

E sia chiaro che quanto sopra lo diciamo contro il nostro interesse. Perché, se vogliamo fare “politica”, per noi la SECO e lo Zürcher sono una manna dal cielo: ogni volta che aprono bocca, la Lega guadagna punti.

Lorenzo Quadri

Prosegue la campagna di lavaggio del cervello a cura della SECO In Ticino cala la disoccupazione? Frena, Ugo!

La SECO – che costa al contribuente svizzerotto una centella di milioni di franchetti all’anno – continua la sua “missione evangelizzatrice” pro frontiere spalancate e pro-libera circolazione delle persone.
Il modus operandi è sempre lo stesso: le statistiche taroccate. Questa volta sui disoccupati. Si pretende dunque di farci credere che in Ticino la situazione occupazionale starebbe migliorando. Tout va bien, Madame la Marquise! In maggio, sproloquia la SECO, il tasso di disoccupazione in questo sempre meno ridente Cnatone sarebbe sceso al 3.4%. E subito la stampa di regime corre a titolare con la massima enfasi: cala la disoccupazione! Il trend migliora! Addirittura ci sarebbero 10mila nuovi “addetti”! Accipicchia!

Il verbo della SECO
Il “verbo” che la SECO tenta di diffondere è sempre lo stesso. Ma quale disoccupazione, ma quale soppiantamento: in regime di devastante libera circolazione delle persone va tutto per il meglio. E ve lo dimostriamo con le cifre. Peccato che le cifre siano state taroccate dalla stessa SECO. La quale giochicchia con le definizioni. Sicché disoccupato diventa sinonimo di “iscritto alla disoccupazione”; quando è ormai chiaro a tutti che sempre più senza lavoro non sono iscritti agli URC e quindi non figurano nelle statistiche SECO, tant’è che la cifra reale dei disoccupati è almeno doppia rispetto a quella ufficiale. In particolare sono i pochi i senza lavoro che non hanno, o non hanno più, diritto alle indennità di disoccupazione ad essere iscritti agli uffici regionali di collocamento.
E cosa dire del concetto di “addetto” dal vangelo secondo la SECO, che sta ad indicare qualsiasi lavoratore dipendente che guadagna più di 2300 Fr all’ANNO? Non al mese: all’anno. Un posto di lavoro, si converrà, è qualcosa di molto diverso.

I dati ILO
Però, se si cambia il metro di valutazione, la situazione occupazionale ticinese appare assai meno rosea. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, se si prendono i dati ILO, Organizzazione internazionale del lavoro (non è il partito comunista) si scopre che la disoccupazione ticinese è al 7%. E si scopre pure che nei primi tre mesi dell’anno corrente, mentre la SECO parlava di diminuzione della disoccupazione, il tasso di disoccupazione ILO invece aumentava.

Come lo scarrafone
Qualche settimana fa scrivevamo che il sondaggio è come lo scarrafone: è bello a mamma sua. Lo stesso vale per le statistiche. In particolare per quelle della SECO. Il segretariato di Stato dell’economia dimostra, ogni volta che può, di essere di parte. Un organo di propaganda pro-frontiere spalancate e pro libera circolazione delle persone. Però strapagato dal contribuente. E che, nella sua azione propagandistica, non indietreggia nemmeno davanti al grottesco. Arriva perfino a negare il dumping salariale e la sostituzione di lavoratori residenti con frontalieri.

SECO da chiudere
Per venirci a raccontare fetecchiate sulle necessità (?) di spalancare le frontiere bastano già il consiglio federale, la partitocrazia, la stampa di regime (a partire dalla radiotelevisione di sedicente servizio pubblico), i poteri forti e gli intellettualini da tre e una cicca. Quindi, chiudiamo la SECO che si fa prima. E si risparmia. Altro che venirci a raccontare che in Ticino “il trend dell’occupazione migliora”!
Lorenzo Quadri

E il conto lo paga il contribuente! Ma come, non dovevano essere balle populiste? Stato sociale svizzero: un “self service” per stranieri!

Ma guarda un po’! Gli scienziati del Segretariato di Stato per l’economia hanno rimediato l’ennesima figura marrone. Solo un mese e mezzo fa, il responsabile della Direzione del lavoro della SECO Boris Zürcher se ne andava in giro a dichiarare tronfio: “con la libera circolazione delle persone non stiamo importando disoccupati”.
L’immane bestialità rientra a pieno titolo in quello che è ormai il mandato della SECO. Non certo svolgere indagini economiche, bensì produrre documenti taroccati per aiutare il Consiglio federale, i “poteri forti” e la stampa di regime a fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti nel senso della fregnaccia dei “bilaterali indispensabili, senza è lo sfacelo”.

200 milioni all’anno
E adesso arriva, da un’indagine della TV svizzero tedesca, la colossale smentita. Come ha di recente riferito il Mattino, la Svizzera spende 200 milioni all’anno per mantenere disoccupati stranieri all’estero: trattasi di persone che hanno lavorato in Svizzera anche solo un giorno. In base ad una nuova direttiva europea del 2012, che naturalmente i bernesi sono corsi ad applicare senza un cip, costoro possono non solo ricevere la disoccupazione elvetica, ma anche esportarla nel paese d’origine! Sicché si scopre che – ad esempio – paghiamo 4.7 milioni di franchetti a 1700 portoghesi che fanno gli stagionali e tornano al paesello durante l’inverno, dove se ne stanno in panciolle mantenuti dagli svizzerotti!

Si importa e si esporta
Grazie alla devastante libera circolazione delle persone e alle scellerate “aperture” (perché “dobbiamo aprirci” ai disoccupati UE) non solo importiamo clienti dello Stato sociale, ma permettiamo a questi ultimi di esportare le prestazioni finanziate da noi. Naturalmente di esportarle in paesi dove tali rendite consentono un potere d’acquisto ben maggiore di quello che garantiscono in Svizzera.
Da un lato infatti il cittadino UE che arriva da noi grazie ad un permesso B per esercizio di attività lucrativa, può esercitare questa attività anche solo per un giorno. Dopodiché, accede all’intera disoccupazione rossocrociata, se riesce a dimostrare di aver lavorato in un paese UE un tempo sufficiente per accendere il termine quadro elvetico. Ovviamente il risultato è il festival delle attestazioni taroccate. Gli scienziati della SECO, assieme ai feticisti della libera circolazione delle persone, dicevano che quanto sopra non avrebbe affatto portato ad un assalto alla diligenza dello Stato sociale elvetico; ma quando mai! Tutte balle populiste e razziste! Ed infatti sono state scoperte delle intere reti di truffatori UE di varia provenienza che fornivano ai loro connazionali contratti d’assunzione fasulli per staccare un permesso B. Poco dopo averlo ottenuto, “stranamente” il rapporto di lavoro terminava. Però l’ex dipendente rimaneva – e rimane – in Svizzera a beneficio della nostra disoccupazione! E quando l’AD finisce? Si va in assistenza!
Adesso arriva il nuovo capitolo: quello dell’esportazione delle prestazioni di disoccupazione. Che costa, appunto, l’enormità di 200 milioni all’anno.

E l’invalidità?
Naturalmente per farsi un’idea di come lo Stato sociale finanziato dai contribuenti elvetici sia diventato una specie di self service per troppi furbetti in arrivo da paesi esteri vicini e lontani occorre aggiungere il grosso capitolo delle prestazioni d’invalidità, magari simulata, che cittadini stranieri esportano nel paese d’origine: dove, a dimostrazione di quanto sono invalidi, magari si mettono a lavorare in nero! Qualche anno fa un’agenzia investigativa incaricata di sorvegliare alcuni presunti invalidi di origine balcanica, beneficiari di prestazioni AI svizzere, poi rientrati al paese d’origine con la rendita, ha dovuto rinunciare al mandato a seguito delle minacce ricevute!

Chiudiamo la SECO
E poi i premi Nobel della SECO hanno il coraggio di venirci a dire che “immigrazione è uguale ricchezza” e che non è vero che importiamo disoccupati!
Come no: non solo li importiamo, ma gli permettiamo pure di esportare la rendita e di fare la bella vita all’estero alla faccia nostra.
E’ il colmo: la SECO ci costa paccate di milioni all’anno e per cosa? Ma per farci il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate! A questo punto tanto vale chiuderla. Almeno recuperiamo parte dei soldi che spendiamo per mantenere disoccupati stranieri all’estero.
Lorenzo Quadri

Pretendono di farci credere che non siamo importando disoccupazione dalla fallita UE. Bestialità a go-go: la SECO come Matteo Renzi

La SECO, Segreteria di Stato per l’Economia, ha gettato nel water gli ultimi rimasugli di credibilità.
Il responsabile della Direzione del lavoro, tale Boris Zürcher, ha infatti pensato bene di affidare alla compiacente stampa domenicale d’Oltralpe l’ennesima bestialità. Il tenore è il seguente: “La Svizzera non sta importando disoccupati con la libera circolazione delle persone”. A questo punto una domanda nasce spontanea: ma questo Zürcher sta facendo a gara con il premier italiano non eletto Matteo Renzi (il quale ha tentato di spacciare AlpTransit Gottardo come un’opera del Belpaese) a chi spara l’idiozia più grossa?

Una lunga serie
Questo penoso episodio è del resto solo l’ultimo di una lunga serie. Ricordiamo che la SECO ha avuto pure il coraggio di negare l’esistenza del soppiantamento dei residenti con i frontalieri.

Tutto conferma che la SECO con i suoi superburocrati è ormai ridotta ad un organo di propaganda a favore della devastante libera circolazione senza limiti e della politica delle braghe calate con l’UE. Serve a fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti. Un trattamento che questi ultimi pagano assai salato: le spese di personale e beni e servizi della SECO ammontano infatti a 100 milioni di franchetti all’anno. Apperò!

Peccato che le scemenze propagandistiche del Boris Zürcher vengano contraddette proprio dalle cifre. E mica solo quelle della disoccupazione. Anche da quelle dell’assistenza.

Per quel che riguarda la disoccupazione: a livello federale, il tasso di senza lavoro tra gli svizzeri è del 2.5%, mentre quello degli stranieri è del 7.1%, con punte di oltre il 15% per bulgari e rumeni. Quest’ultimo dato è particolarmente interessante. Proprio a partire dal prossimo primo giugno, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, scadranno i contingenti alla libera circolazione delle persone con Romania e Bulgaria. E questo significa: importazione di disoccupati a go-go in arrivo da questi Stati nuovi membri UE (ai quali paghiamo pure i contributi di coesione)!

Assalto alla disoccupazione
E’ forse il caso di ricordare, in barba alle castronerie propagandistiche raccontate da Renzi-Zürcher, che il cittadino UE che ottiene di stabilirsi in Svizzera esibendo un contratto di lavoro, se il giorno dopo il suo arrivo resta senza impiego, può disporre dell’intero termine quadro della disoccupazione se dimostra (?) di aver lavorato nel paese d’origine il tempo che sarebbe necessario secondo la legislazione elvetica. In sostanza, il periodo lavorativo in patria viene conteggiato ai fini della disoccupazione come se fosse stato svolto in Svizzera. Non ci vuole molta fantasia per immaginare quanto possano essere fede facenti i certificati di lavoro portoghesi o bulgari o rumeni, nevvero Zürcher? Altro che “non importiamo disoccupati”!

Una volta esaurita la disoccupazione (o in mancanza di quest’ultima) c’è l’assistenza. Ed infatti, a Lugano il 16% dei casi d’assistenza è composto da stranieri con permesso B. Quindi non solo con la fallimentare libera circolazione delle persone importiamo disoccupati, ma importiamo anche casi d’assistenza. E nümm a pagum.

Abusi legalizzati
Il colmo è che il burocrate Zürcher, nelle sue magistrali (?) interviste sulla stampa domenicale, pur di prendere gli svizzerotti per i fondelli non lascia nulla d’intentato. Credendosi furbo, dichiara infatti: “Non è in corso un’immigrazione nell’assicurazione contro la disoccupazione. Osserviamo questo punto con molta attenzione: se constatiamo abusi, li puniamo”.

O Zürcher, ma ci sei o ci fai? Il “bello” della libera circolazione delle persone, voluta dai tuoi padroni, è che i cittadini UE immigrano nella disoccupazione e nell’assistenza in modo del tutto legale! Quindi, senza bisogno di commettere alcun abuso: perché gli svizzerotti fessi si sono “aperti”! Ed ecco il risultato delle “aperture”!

Fare quello che si dice?
Forse sarebbe meglio che il Consigliere federale di riferimento della SECO, ossia il liblab Johann Schneider Ammann – soprannominato dal Blick “Leider Ammann” (ossia “purtroppo Ammann”, per l’atteggiamento passivo all’insegna del “purtroppo è così, sa po fa nagott”) – dicesse ai “suoi” della SECO di tirarsi un po’ assieme, evitando di prodursi in fregnacce manifeste in stile “Matteo Renzi” che servono solo a rafforzare la convinzione che la Segreteria di Stato dell’economia va chiusa.

E già che c’è, il buon Leider Ammann potrebbe cominciare a dare un seguito alle sue dichiarazioni. Gli ricordiamo infatti che è stato proprio lui a dire che, “per sostenere il mercato del lavoro serve una serie di misure, che magari prese singolarmente possono anche avere portata modesta, ma che messe assieme sono efficaci”. Peccato che poi di questa “serie di misure” il ministro dell’economia PLR non ne prenda nemmeno mezza. Anzi: obbedendo agli spalancatori di frontiere della grande economia, ha affossato il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie. Perché gli esponenti del PLR che contano a livello federale, è il caso di ricordarlo, non perdono un’occasione per bastonare il Ticino.
Lorenzo Quadri